Santi del 5 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 5 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino - Martiri (5 settembre)

Martirologio Romano: Presso l’odierna Fiumicino, Santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino, martiri.
Il più antico documento che li ricordi è la Depositio Martyrum, che al 5 settembre reca: «Aconti in Porto, et Nonni, et Herculani et Taurini».
Nel Martirologio Geronimiano, invece, sono divisi in due gruppi e riferiti in giorni diversi, probabilmente per influsso delle fonti agiografiche. Infatti al 25 luglio sono ricordati i soli Aconzio e Nonno: «Romae Portu natale Canti (corruzione evidente di Aconti) et Nonni»; curiosa anche la variante Acinti introdotta da Floro, onde si ebbe la falsa interpretazione Jacinti, il martire venerato insieme con Proto.
Al 5 settembre, poi, sono ricordati solamente Taurino ed Ercolano. Finalmente nel Martirologio Romano a quest'ultima data è commemorato il solo Ercolano.
Purtroppo di questi martiri non si hanno altre notizie degne di fede: essi sono ricordati, però, nelle favolose leggende di sant' Aurea e di San Censorino.
Di Aconzio, tuttavia, si ricorda una chiesa («titulus sancti Aconti») in un documento del sec. X, precisamente nel Libellus in defensionem sacrae ordinationis papae Formosi; Taurino ed Ercolano appaiono col titolo di martiri in un'iscrizione di Porto. Papa Formoso (891-896), che era stato vescovo di Porto, trasportò nella chiesa di San Giovanni Caibita nell'isola Tiberina, che apparteneva alla diocesi di Porto, le reliquie dei martiri Nonno, Taurino ed Ercolano, e le ripose sotto l'altare maggiore; di Aconzio non si fa menzione: evidentemente doveva riposare in altro luogo, come si può desumere dal testo della Depositio.
(Autore: Carlo Carletti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino, pregate per noi.


*Sant'Alberto di Butrio - Abate (5 settembre)

Etimologia: Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Martirologio Romano: A Tortona in Piemonte, Sant’Alberto, che si ritiene sia stato fondatore e primo abate del monastero di Butrio.
Sulla vita di Alberto abbiamo pochissime fonti, per nulla esaurienti: alcune righe di un antifonario del sec. XIV (Legé, p. 18), un affresco del sec. XV a Butrio, raffigurante un miracolo di Alberto, un breve di Gregorio VII che menziona la sua morte e l'elezione del suo successore.
Tuttavia, nella stesura attuale, questo ultimo documento non sembra autentico. La tradizione popolare dà sant'Alberto come fondatore del monastero di Butrio, nella diocesi di Tortona.
Anche se le notizie relative alla vita di questo santo sono scarse, il suo culto è molto antico e ben documentato.
I calendari della diocesi di Tortona il 5 settembre facevano menzione di Sant'Alberto confessore, con Ufficio doppio; anche il sinodo diocesano del 1595 ricordava una chiesa parrocchiale, dedicata a Sant'Alberto di Butrio, sotto il titolo: «Abbazia di Sant'Alberto confessore».
Sotto l'affresco del XV sec. che si trova nella chiesa abbaziale di Butrio, si può leggere, ancora ben visibile, la scritta: «Sant'Alberto che, alla mensa del Papa, cambia l'acqua in vino».
Evidentemente l'affresco allude alla leggenda, secondo la quale Alberto, accusato presso il Sommo Pontefice di non rispettare il digiuno, si recò a Roma per difendersi da questo addebito, e durante il pranzo, alla presenza del Papa e di tre Cardinali, compì il miracolo di cambiare l'acqua in vino, dimostrando così la sua innocenza.
Le reliquie di Alberto si conservano nell'abbazia-parrocchia di Butrio e nella cattedrale di Tortona, e la loro ricognizione fu effettuata il 9 luglio 1900. La sua festa si celebra il 5 settembre.
(Autore: Andrea Tessarolo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alberto di Butrio, pregate per noi.  


*Sant'Aniano di Besancon - Vescovo (5 settembre)  
† 5 settembre 374

Sant’Aniano (Agnan o Aignan) vescovo di Besançon.
Non sappiamo nulla sue origini. Alcuni storici hanno messo in dubbio anche la sua esistenza, anche se è ricordato nelle litanie di Besançon.
Nella cronotassi della diocesi è stato inserito all’ottavo posto, dopo San Giusto e prima di San Fronimio.
Fa parte di quella schiera di vescovi santi che ressero la diocesi di Besançon nell’antichità.
Verso la fine del II secolo il vescovo di Lione, Sant’Ireneo inviò due presbiteri, originari San Ferruccio e suo fratello San Ferreolo ad evangelizzare il popolo dei Sequani e secondo la tradizione furono all'origine della Chiesa di Besançon. Vennero entrambi martirizzati verso il 212 e diventeranno i santi patroni di Besançon.
Di vero sappiamo che la diocesi viene attestata per la prima volta con il vescovo San Pancario, il cui nome è indicato negli atti dello pseudo concilio di Colonia del 346, vent’anni prima del governo di Sant’Aniano.
Qualche storico ha pure interpretato il suo nome con Amano, ma i Bollandisti e il Duchesne hanno messo fine a questa querelle stabilendo che il suo vero nome era Aniano.
Avrebbe governato la diocesi di Besançon intorno al 366. Morì il 5 settembre 374.
A lui viene attribuita l’invenzione delle reliquie dei santi Ferreolo e Ferruzio, e la costruzione della prima chiesa sul luogo della loro tomba.
Su questo luogo avvennero numerosi miracoli, come attesta San Gregorio di Tours, tra cui anche la guarigione di suo cognato.
Sant’Aniano è festeggiato nell’anniversario della sua morte il 5 settembre.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aniano di Besancon, pregate per noi.   


*Beato Anselmo di Anchin - Abate (5 settembre)

m. 1088 circa
Resse il monastero di Anchin per meno di un anno; morì ca. il 1088. Al suo sepolcro avvennero guarigioni miracolose di infermi.
La sua memoria ricorre il 5 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Anselmo di Anchin, pregate per noi.


*San Bertino di Sithiu - Abate (5 settembre)

m. 5 settembre 698
Etimologia:
Bertino (accorc. di Berto) = splendido, fulgido, dal tedesco (può essere accorc.
Emblema: Bastone pastorale, Nave
Martirologio Romano: Nel territorio di Thérouanne nelle Fiandre, ora in Francia, San Bertino, abate di Sithieu, che fu deposto insieme a San Mummolino nel monastero da lui fondato, in séguito insignito del suo nome.
Originario di Costanza, Bertino entrò nel monastero di Luxeuil e, verso il 642, si recò insieme con Mummolino ed Ebertanno nella diocesi di Thérouanne, dove fu accolto con gioia dal vescovo Audomaro.
Questi diede ai tre monaci l'incarico di edifieare un monastero a Sithiu, presso il fiume Aa, in una
villa che aveva ricevuto in dono da un nobile convertito.
Primo abate del nuovo monastero fu Mummolino; quando questi fu fatto vescovo di Noyon nel 660, gli sueeedette Bertino Durante il suo governo Bertinosi mostrò pastore provvido, semplice, innocente; fu per tutti esempio di virtù ed ebbe da Dio il dono dei miracoli.
La fama delle sue virtù attrasse nel monastero molti desiderosi di perfezionarsi, tra i quali quattro Armoricani: Quadanoc, Ingenoc, Madoc, Winnoc cui Bertino concesse di edificare un ospizio presso Thérouanne.
L'abate si occupò degli interessi temporali del monastero e nel 663 ottenne dal re Clotario III la conferma di una permuta di beni fatta col vescovo Mummolino, mentre nel 682 Teodorico III gli eoncesse il diritto di riscuotere le imposte dai territori dipendenti.
Dai re Clodoveo III (691) e Childeberto III (697) l'abate ebbe, infine, la eonferma delle immunità concesse al suo predecessore.
Ormai vecchio, Bertino, lasciato il governo del monastero a Rigoberto, morì il 5 settembre 698, ottenendo ben presto gli onori dell'altare: un documento del 745, infatti, lo ricorda già come Santo.
Nel Martirologio Romano è menzionato al 5 settembre, data della sua festa.
(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bertino di Sithiu, pregate per noi.


*Beato Fiorenzo Dumontet de Cardaillac - Martire (5 settembre)

Martirologio Romano: In un sordido naviglio ancorato nel mare davanti a Rochefort in Francia, Beato Fiorenzo Dumontet de Cardaillac, sacerdote e martire, che, condannato per il suo sacerdozio durante la rivoluzione francese, portò a compimento nella malattia il suo martirio, vittima della sua carità e del suo zelo nell’assistere i compagni di prigionia ammalati.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Fiorenzo Dumontet de Cardaillac, pregate per noi.  


*Beato Gentile da Matelica (5 settembre)

Matelica, Macerata, 1290 - Tauris, 5 settembre 1340
Fu missionario francescano in Egitto, poi in Asia Minore, Persia e Armenia. Il doge Marco Corsaro ne trasferì le reliquie a Venezia nella Chiesa dei Frari.
Il Beato Gentile nacque nel 1290 circa dalla nobile famiglia dei Finaguerra di Matelica (MC). Attratto fin da fanciullo dall'ideale francescano, divenne sacerdote, e dedicò la sua vita alle opere
di apostolato nelle varie regioni d'Italia.
Desideroso di imitare San Francesco, si ritirò in solitudine e penitenza sul sacro monte della Verna, in Toscana, dove per le sue virtù fu destinato più volte alla guida dei confratelli.
Dopo questa intensa preparazione spirituale si recò in terra di missione in Egitto, ma qui le difficoltà nell'apprendimento della lingua araba gli sembravano talmente insuperabili da decidere di far ritorno in patria.
Il Signore lo aiutò in modo sorprendente, perché in breve fu in grado di parlare non solo l'arabo, ma anche le lingue delle vicine nazioni.
In tal modo fu in grado di portare l'annunzio evangelico in Egitto e nella penisola del Sinai, nei Luoghi Santi, in Turchia ed in Persia.
La sua accesa e vibrante predicazione, accompagnata da tanti prodigi, produsse migliaia di conversioni e di battesimi.
Ciò destò l'ira dei musulmani, i quali, non potendo sopportare che tanta gente abbracciasse il cristianesimo, durante una predicazione nel territorio di Tauris fu assalito e con un colpo di scimitarra lo decapitarono. Era il 5 settembre 1340. Parte del suo corpo, molto venerato dai cristiani di quelle regioni, fu richiesto dal navigatore e mercante veneziano Nicolò Quirini e trasportato per nave a Venezia ove fu posto nella basilica di Santa Maria Gloriosa dove si venera tuttora.
Pio VI il 2 febbraio 1795 concesse di celebrarne la festa il 5 settembre.
(Autore: Elisabetta Nardi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gentile da Matelica, pregate per noi.


*Beato Giovanni il Buono da Siponto - Abate (5 settembre)

Martirologio Romano: In Dalmazia, nell’odierna Croazia, Beato Giovanni il Buono da Siponto, abate, che costruì il monastero di San Michele nell’isola di Mljet lungo la costa dálmata, di fronte al monte Gargano.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Guglielmo (William) Browne - Martire (5 settembre)  

Northampton XVI sec. – Ripon, † 5 settembre 1605
Etimologia:
Guglielmo = la volontà lo protegge, dal tedesco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Ripon in Inghilterra, Beato Guglielmo Browne, martire, che, condannato a morte sotto il re Giacomo I per avere indotto altre persone ad accogliere la fede cattolica, fu impiccato e poi crudelmente sventrato.
La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu com’è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il rientro.
Tranne rarissime eccezioni come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia della Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due-tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.
William Browne nacque nella contea di Northampton, della sua vita si sa poco, tranne che fa parte della numerosa schiera di fedeli della Chiesa Cattolica, che preferirono morire martiri pur di non tradire la propria fede.
Egli era domestico nella casa del nobile Tommaso Darcy ed era noto per il suo zelo nel rifiutare e nel fare rifiutare il giuramento sulla supremazia del re in campo spirituale, nel non frequentare i riti protestanti e nell’incitare alla fedeltà verso la religione cattolica.
Per questi motivi William Browne fu arrestato e processato sotto il regno di Giacomo I Stuart (1566-1625) e condannato alla pena capitale come reo di alto tradimento.
Il 5 settembre 1605 fu impiccato, sviscerato e poi squartato a Ripon. Il martire venne beatificato il 5 dicembre 1929 da papa Pio XI, insieme ad altre 106 vittime di quelle feroci persecuzioni.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo (William) Browne, pregate per noi.


*Beata Maria Maddalena della Passione (Costanza Starace) - Fondatrice (5 settembre)
Castellammare di Stabia, Napoli, 5 settembre 1845 – 13 dicembre 1921
Nacque il 5 settembre 1845 a Castellamare di Stabia, prima di sei figli di una famiglia benestante. Avverte, sin da giovanissima, la chiamata e già a 12 anni entra in convento ma, due anni dopo, viene dimessa perché di salute cagionevole. Entra così a far parte di quella schiera di donne costrette a rimanere in casa a pregare e ad operare nel loro quartiere.
Esse sono per lo più inserite come Terziarie negli Ordini Mendicanti. Anche Costanza diventa Terziaria dei Servi di Maria; insegna il catechismo e organizza la «Pia unione delle Figlie di Maria» che ospita ragazze in difficoltà. Nel 1869 sono oltre 100 le piccole ospiti e Costanza è coadiuvata da un gruppo di Figlie di Maria di cui alcune vestono l'abito di Terziarie Serve di Maria e che prendono a vivere in comunità. Così, due anni più tardi, Costanza viene nominata superiora con il nome di Maria Maddalena della Passione. Madre Maria Maddalena muore il 13 dicembre 1921 a Castellammare. È stata beatificata il 15 aprile 2007.  (Avvenire)
Numerose furono le fondatrici che nel diciannovesimo secolo onorarono con le loro numerose realizzazioni le loro città e il loro Paese, esercitando la carità e lasciando una scia luminosa. Fra queste nobili e sante figure annoveriamo madre Maria Maddalena della Passione.
Nacque come Costanza Starace il 5 settembre 1845 a Castellammare di Stabia, prima dei sei figli di una famiglia benestante. Educata cristianamente prima in famiglia, poi in vari convitti, avvertì sin da giovanissima la chiamata di Dio alla vita religiosa; già a 12 anni entrò in convento, ma a 14 anni fu dimessa, perché di salute cagionevole.
Entrò così a far parte di quella grande schiera di donne e giovani che vivevano la consacrazione a Dio pur rimanendo nella loro casa, pregando, soffrendo ed operando nel loro rione o quartiere, irradiando una spiritualità che attirava fedeli in gran numero; il popolo le chiamò “monache di casa”. Esse per lo più erano inserite come Terziarie negli Ordini Mendicanti, ricevendone guida e sostegno spirituale.
Anche nel Meridione d’Italia vi furono esponenti di questo genere, in particolare a Napoli e provincia. Ne citiamo qualcuna: santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, terziaria alcantarina, la “Santa dei Quartieri Spagnoli”; la serva di Dio Anastasia Ilario, terziaria domenicana, la “santarella di Posillipo”; la serva di Dio Maria di Gesù Landi, terziaria francescana, fondatrice del Tempio e delle Opere dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte; la venerabile Genoveffa De Troia, terziaria francescana a Foggia; la serva di Dio Maria Angela Crocifissa (Maria Giuda), terziaria francescana del Quartiere Mercato a Napoli; la venerabile Serafina di Dio, terziaria carmelitana a Capri.
Anche Costanza Starace aderì ad un Ordine, divenendo Terziaria dei Servi di Maria, ricevendone l’abito dal vescovo diocesano Francesco Saverio Petagna. Insegnò il catechismo e organizzò la Pia Unione delle Figlie di Maria, poi, sollecitata dal suo vescovo e ottenuta dai genitori una abitazione, l’utilizzò per «ricoverarvi fanciulle pericolanti, facendole assistere da una pia persona, mentre lei si portava spesso in quella casa per istruire le piccole orfane».
Nel 1869, quando le piccole ospiti superavano il numero di 100 unità, Costanza Starace era coadiuvata
da un gruppo di Figlie di Maria, di cui alcune vestirono l’abito di Terziarie Serve di Maria e presero a far vita comune con lei. Un paio d’anni dopo, nel 1871, monsignor Petagna nominò Costanza Starace superiora, con il nuovo nome di Maria Maddalena della Passione: nascevano così le Compassioniste Serve di Maria.
La congregazione cominciò a diffondersi, prima nelle Puglie e poi in Campania. Madre Maddalena si dedicò fino alla morte alla formazione spirituale delle sue figlie e alla guida delle attività di apostolato e di assistenza delle case che man mano si moltiplicavano.
Fu assistita e guidata dal nuovo vescovo di Castellammare di Stabia, anch’egli Terziario dei Servi di Maria, il servo di Dio monsignor Vincenzo Maria Sarnelli, che guidò la diocesi dal 1879 al 1897, quando divenne arcivescovo di Napoli.
L’attivismo, la generosità, l’instancabilità del suo operare, subivano nel segreto del suo spirito prove durissime. Dopo la tragedia della Prima Guerra Mondiale, sebbene abbastanza anziana e sfibrata dalle malattie, si dedicò con inalterata generosità all’assistenza dei più deboli e di quanti, specie orfani, malati o reduci, avessero necessità fisiche e spirituali.
La sua autobiografia, la fittissima corrispondenza epistolare, in particolare le lettere circolari alle sue suore e quelle dirette a monsignor Sarnelli, rivelano un’anima di eccezionale ricchezza umana e spirituale; tutti gli scritti sono stati raccolti in sei volumi, stampati in copie limitate e per uso interno.
Nel 1893 la congregazione delle Suore Compassioniste Serve di Maria ottenne l’aggregazione ufficiale all’Ordine dei Servi di Maria, come era già avvenuto qualche anno prima per un’altra istituzione napoletana installata a Nocera, le Suore Serve di Maria Addolorata, fondate nello stesso periodo dalla Serva di Dio Maria Consiglia dello Spirito Santo, al secolo Emilia Addatis.
Madre Maria Maddalena della Passione morì il 13 dicembre 1921 a Castellammare.Il perdurare della sua fama di santità ha portato all’apertura del suo processo di beatificazione, svolto nella diocesi di Castellammare di Stabia dal 1939 al 1942. Dichiarata Venerabile con decreto del 7 luglio 2003, è stata beatificata nella Concattedrale di Castellammare di Stabia il 15 aprile 2003. I suoi resti sono conservati nel Santuario del Sacro Cuore e dell’Addolorata a Scanzano.
A conclusione si riportano alcune sue massime:
«Quando non potete parlare all’uomo di Dio, parlate a Dio dell’uomo».
«La virtù è come il sole, che anche tenendo le porte chiuse entra per le fessure».
La festa liturgica della Beata Maria Maddalena della Passione, in base al decreto di beatificazione, è stata fissata al 5 settembre, giorno della sua nascita sulla terra.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Maddalena della Passione, pregate per noi.


*Beato Matteo Casals Mas - Sacerdote Clarettiano, Martire (5 settembre)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 109 Martiri Spagnoli Clarettiani" Beatificati nel 2017 - 1 febbraio
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Bagá, Spagna, 10 settembre 1883 – Sant Quirze del Vallès, Spagna, 5 settembre 1936
Mateo Casals Mas, nato a Bagá presso Barcellona, iniziò la sua formazione verso il sacerdozio nel Seminario diocesano di Solsona. Sentendosi orientato alla vita religiosa, entrò tra i Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, o Clarettiani: professò i voti il 15 agosto 1903 e fu ordinato sacerdote il 13 giugno 1911.
Fu superiore in molte comunità della sua congregazione, impegnandosi instancabilmente nelle predicazioni al popolo. Allo scoppio della guerra civile spagnola, il 10 luglio 1936, era superiore della comunità di Cervera.
Dopo alcuni giorni in cui si rifugiò in una casa sicura, il 4 agosto 1936 fu catturato e condotto in carcere, dove guidò i suoi confratelli a continuare, per quanto possibile, la vita comunitaria. All’alba del 5 settembre 1936 lui e quattordici altri Clarettiani furono fucilati a Sant Quirze del Vallès (San Quirico de Tarrasa).
La sua causa di beatificazione e quella di sette confratelli, uccisi nel territorio della diocesi di Barcellona, è stata inclusa, a partire dal 13 settembre 2006, in un gruppo composto da 109 membri.
Padre Mateo, lo scolastico (ossia religioso in cammino verso il sacerdozio) Teófilo Casajús Alduán e fratel Fernando Saperas Aluja sono stati designati come capigruppo, in rappresentanza dei vari generi di vita consacrata nella congregazione clarettiana. Tutti e 109 sono stati beatificati il 21 ottobre 2017 a Barcellona, sotto il pontificato di papa Francesco. I resti mortali del Beato Mateo Casals Mas sono venerati nella chiesa del Cuore di Maria a Sabadell.
Famiglia e infanzia
Nacque il 10 settembre 1883 a Bagá, presso Barcellona, in diocesi di Solsona. Fu battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale del suo paese, con i nomi di Mateo (in catalano Mateu) Lorenzo José. I suoi genitori, Mateo Casals e Dolores Mas, ebbero nove figli; Mateo era il sesto.
Ebbe dall’infanzia una grande devozione alla passione di Gesù, che conservò per tutta la vita: in particolare, era affascinato dalle funzioni della Settimana Santa, che in Spagna sono particolarmente solenni.
Vocazione sacerdotale
Allo stesso tempo, cominciò a sorgere in lui la vocazione al sacerdozio, ma, a causa delle compagnie che frequentava e della sua aspirazione a una maggiore libertà, venne gradualmente meno. Mateo ignorava i consigli di sua madre, che morì nel 1897, a non dimenticare quel desiderio. Andò quindi a lavorare presso un telaio, ma fu lì che la sua aspirazione riemerse.
Così, nel settembre 1898, entrò nel Seminario diocesano di Solsona, dietro consiglio del vicario della sua parrocchia, don Domingo Rafort, e dopo aver ottenuto il permesso da suo padre.
A mantenerlo agli studi fu una zia materna, María Mas, poiché la sua famiglia era estremamente povera.
Orientato alla vita religiosa
Frequentò i corsi di Umanità con profitto e con soddisfazione dei superiori. Nel frattempo, però, sentiva una sorta di disagio per il regime di vita in Seminario, che prevedeva quattro mesi di vacanza in estate. Nella destinazione dei parroci diocesani, perlopiù inviati a parrocchie isolate, vedeva un pericolo per la sua vocazione.
Fu in quel modo che, pertanto, si orientò alla vita comunitaria in qualche congregazione religiosa. Precisamente, scelse i Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, fondati da sant’Antonio Maria Claret e perciò detti Clarettiani. Don Domingo l’aiutò, ancora una volta, a prendere contatti con loro.
Tra i Missionari Clarettiani
Superati i contrasti da parte del padre e degli amici, il 14 luglio 1902 Mateo si mise in viaggio, dopo aver ricevuto il denaro per pagarselo come elemosina da alcune persone buone. Andò quindi a piedi a Ripoll, impiegandoci nove ore; poi, per la prima volta nella sua vita, prese il treno alla volta di Vic, sede della Casa madre della congregazione.
Arrivò nel tardo pomeriggio, ma considerò come data effettiva del suo ingresso il 16 luglio, che era il giorno fissato in precedenza.
Un mese dopo, il 14 agosto, ricevette l’abito religioso e iniziò il noviziato. Negli Esercizi spirituali del gennaio 1903 si propose una vita austera, specie per quanto riguardava l’alimentazione. Poco più tardi, si offrì totalmente alla Vergine Maria, pregandola che avesse cura di lui. Nel mese di giugno ribadì il proposito di avanzare nella virtù e nella semplicità.
Tonsura e studi filosofici
Dotato di qualità morali e intellettuali notevoli, aveva tuttavia alcuni disturbi di salute, riguardanti il sonno. Fu visitato da uno specialista a Barcellona, il quale non riscontrò sintomi tanto gravi da rimandarlo a casa.
Per lui, come scrisse in seguito, fu «un giorno memorabile». Professò i voti a Vic il 15 agosto 1903, giorno in cui ricevette anche la tonsura.
Passò quindi alla casa di Cervera per gli studi filosofici: al terzo anno, 1905-1906, ebbe come prefetto padre Filippo di Gesù Munárriz (beatificato nel 1992). Continuò a soffrire d’insonnia e di mal di testa: ciò influì probabilmente sul suo profitto, che non fu elevato, ma non sulle sue doti morali e sulla sua osservanza dei doveri religiosi.
Ordinazione sacerdotale e primi incarichi
Terminato il corso di Filosofia, il 15 luglio 1906 ricevette gli Ordini minori, poi proseguì gli studi di Teologia Dogmatica a Cervera e quelli di Teologia Morale ad Alagón. Fu ordinato suddiacono il 21 maggio 1910, a Vic, e diacono il 24 settembre dello stesso anno. Nel 1911, terminati gli studi di Morale, fu ordinato sacerdote a Saragozza.
Venne quindi destinato ad Aranda de Duero, per il corso di preparazione al ministero: arrivò lì il 28 settembre 1911. Nel 1913 fu inviato ad Alagón, ma rimase poco tempo, a causa dei cambiamenti nel governo della congregazione: il 18 agosto passò a Solsona, come Ministro. Poco dopo, fu eletto sacrestano, ma nel triennio seguente lasciò l’incarico e fu nominato professore di Mistica. Nel 1919 ricevette la nomina a Primo Consultore della medesima casa.
La missione di padre Mateo
In tutto questo tempo, padre Mateo s’impegnò pienamente per la salvezza delle anime: predicava novene, settenari, tridui, missioni al popolo, quaresimali, Esercizi spirituali, sermoni e devozioni. La sua azione apostolica si estendeva nei luoghi più disparati, vicini e lontani, ed era rivolta sia a comunità religiose, sia ad assemblee diversissime.
Nel dicembre 1922 fu nominato superiore della casa di Sabadell, dove arrivò il 4 gennaio 1923. Anche lì continuò i medesimi impegni di prima.
Nel 1930 venne destinato a Cervera come superiore, ma l’anno successivo era già a Solsona col medesimo incarico.
Il rischio del martirio
Il 24 luglio 1934 tornò a Sabadell, di nuovo come superiore. In quel luogo, mentre continuava le sue molteplici occupazioni, fu testimone degli eventi della "settimana tragica" che insanguinò Barcellona e che segnò l’inizio di una persecuzione contro la Chiesa, compresi i religiosi.
Il 1° settembre 1935, durante un corso di Esercizi, ricordò quei giorni in questi termini: «Ricorda i pericoli che hai corso la notte del 6 ottobre, quando hai visto la morte in faccia e come Dio ha liberato te e i tuoi con una provvidenza quasi visibile da circostanze tanto critiche. Di conseguenza, rendi grazie continue a Dio…».
I rischi che aveva affrontato resero padre Mateo consapevole che il martirio stava per diventare una realtà. Nei suoi appunti degli Esercizi del 1935 e del 1936 scrisse che non aveva paura di morire. In altre occasioni manifestò di essere disposto a dare il sangue per Cristo, rifiutando la possibilità di scappare o di vivere in clandestinità. Tutti i membri della comunità, in generale, avevano le stesse disposizioni d’animo.
Gli inizi della guerra civile
La sera del 19 luglio 1936, allo scoppio della guerra civile, la comunità si disperse in case sicure, assegnate in anticipo. Padre Mateo si rifugiò in casa del signor José Vilaseca, in calle San Juan.
Il mattino seguente tornarono tutti nella loro residenza, per celebrare Messa e comunicarsi. Padre Mateo si attardò perché andò a celebrare presso la cappella delle Piccole Suore degli Anziani Abbandonati, ma fu raggiunto dalla notizia che non gli conveniva restare là: c’erano state manifestazioni ostili.
A quel punto, ordinò che ciascun confratello tornasse al rifugio della notte precedente; lui stesso si diresse nuovamente in calle San Juan.
La cattura
Rimase lì fino al 4 agosto, quando una pattuglia di miliziani lo catturò e lo portò in carcere. Trovò imprigionati altri membri della comunità di Sabadell e li guidò, per quanto possibile, a continuare la vita comunitaria.
Di certo pregavano il Rosario e altri esercizi di devozione, ma si dice che il superiore abbia perfino predicato degli Esercizi spirituali.
I Clarettiani ricevevano il soccorso dei familiari di altri prigionieri. Uno di essi giunse a offrire loro la propria abitazione, quando sarebbero stati rilasciati, ma padre Mateo rifiutò: aveva il presentimento che sarebbe morto presto.
Il martirio
Il 4 settembre 1936, alle 23.45, giunsero al carcere numerosi miliziani, dietro ordine delle autorità civili e del Comitato rivoluzionario locale: fecero uscire tutti i prigionieri, in tre gruppi da quattro e uno da tre, dato che erano quindici, e li caricarono sui loro automezzi. Mentre i prigionieri passavano per la strada, gridavano: «Viva Cristo Re! Viva il Sacro Cuore di Gesù!».
Il certificato di morte di padre Mateo attesta che fu fucilato al chilometro 17 della strada di Rubí, verso le cinque del mattino del 5 settembre 1936, nei confini del municipio di San Quirico de Terrasa. L’autopsia segnalò che aveva le ginocchia incallite, «tipiche di qualcuno che nella vita è stato molto in ginocchio».
Il suo cadavere fu sepolto nel cimitero di San Quirico de Terrasa (oggi Sant Quirze del Vallès), ma in seguito fu traslato nella chiesa del Cuore di Maria a Sabadell.
La causa di beatificazione
La causa di padre Mateo Casals Mas fu compresa in un elenco di otto potenziali martiri Clarettiani, uccisi nel territorio della diocesi di Barcellona. Il processo informativo diocesano fu aperto il 28 novembre 1949 e concluso il 29 gennaio 1951. Il decreto sugli scritti venne emesso il 6 dicembre 1991.
Col decreto del 13 settembre 2006, la causa fu inserita in un più ampio elenco che contava in tutto 109 potenziali martiri, tutti della stessa congregazione. Padre Mateo fu indicato come capogruppo insieme a Teófilo Casajús Alduán, religioso scolastico (ossia in formazione verso il sacerdozio) e Fernando Saperas Aluja, religioso fratello, in rappresentanza delle tre vocazioni presenti tra i Clarettiani.
Il riconoscimento del martirio e la beatificazione
La "Positio super martyrio", consegnata nel 2006, fu esaminata dai consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi dieci anni dopo, l’8 febbraio 2016. La valutazione positiva fu confermata dalla riunione dei cardinali e dei vescovi membri della medesima Congregazione.
Il 21 dicembre 2016, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui padre Mateo Casals Mas e i suoi 108 compagni sono stati riconosciuti martiri in odio alla fede cattolica.
La loro beatificazione è stata celebrata il 21 ottobre 2017, nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona. A presiedere il rito, in qualità d’inviato del Santo Padre, il cardinal Amato.
(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Matteo Casals Mas, pregate per noi.


*Santi Pietro Nguyen Van Tu e Giuseppe Hoàng Luong Canh - Martiri (5 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartengono: “Santi Andrea Dung Lac e Pietro Truong Van Thi Sacerdoti e martiri”
“Santi Martiri Vietnamiti (Andrea Dung Lac e 116 compagni)”

m. 1838
Emblema:
Palma
San Pietro Nguyen Van Tu - Domenicano, (presbitero e martire). Religioso domenicano che continuò ad esercitare il suo ministero clandestinamente, durante la persecuzione religiosa in Vietnam.
Scoperto, fu imprigionato e ricevette la pena capitale.
Giuseppe Hoàng Luong Canh
Nella città di Thò-Hà, in Vietnam, era amato da tutti per la particolare solerzia con cui esercitava la professione medica, che gli offriva anche la possibilità di battezzare i bambini moribondi.
A causa della sua fede fu arrestato durante la persecuzione del 1838. In prigione fu raggiunto da altri cristiani, tutti futuri martiri, e fu confortato dal sacerdote domenicano Pietro Tu.
Le guardie più volte lo indussero calpestare il Crocifisso, ma egli, piuttosto che compiere questo oltraggio, preferì testimoniare eroicamente la sua fede e il suo amore per Gesù Cristo. Insieme con gli altri prigionieri, ricevette la palma del martirio.
(Fonte: Convento San Domenico, Bologna)
Giaculatoria - Santi Pietro Nguyen Van Tu e Giuseppe Hoàng Luong Canh, pregate per noi.


*San Quinto di Capua - Martire (5 settembre)  

Martirologio Romano: A Capua in Campania, San Quinto, Martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Quinto di Capua, pregate per noi.


*Beata Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxiu) (5 settembre)
Skopje, Macedonia, 26 agosto 1910 - Calcutta, 5 settembre 1997
A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto.
Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è in India. Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegna storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.
Il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, avvertì la “seconda chiamata”: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri.
Lasciò le suore di Loreto il 16 agosto 1948.
Nel 1950 la sua nuova congregazione delle Missionarie della Carità ottenne il riconoscimento dalla Chiesa.
Martirologio Romano: A Calcutta in India, Beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.
Al piano terra della Mother House, la casa-madre nella Lower Circular Road di Calcutta, c’è la cappella semplice e disadorna dove dal 13 settembre 1997, dopo i solenni funerali di Stato, riposano le spoglie mortali di Madre Teresa.
Fuori, nel fitto dedalo di viuzze, i rumori assordanti della metropoli indiana: campanelli di risciò, vociare di bimbi, lo sferragliare di tram scalcinati attraverso i gironi infernali della miseria.
Dentro, invece, il tempo sembra fermarsi ogni volta, cristallizzato in una specie di bolla rarefatta: la cappella accoglie una tomba povera e spoglia, un blocco di cemento bianco su cui è stata deposta la Bibbia personale di Madre Teresa e una statua della Madonna con una corona di fiori al collo, accanto a una lapide di marmo con sopra inciso, in inglese, un versetto tratto dal Vangelo di Giovanni: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”(15,12).
Madre Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, era nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex-Jugoslavia, oggi Macedonia), da una famiglia cattolica albanese.
A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto.
Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è già in India.
Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù(scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegnerà storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.
Oltre il muro di cinta del convento c’era Motijhil con i suoi odori acri e soffocanti, uno degli slum più miserabili della megalopoli indiana, la discarica del mondo.
Da lontano suor Teresa poteva sentirne i miasmi che arrivavano fino al suo collegio di lusso, ma non lo conosceva.
Era l’altra faccia dell’India, un mondo a parte per lei, almeno fino a quella fatidica sera del 10 settembre 1946, quando avvertì la “seconda chiamata” mentre era in treno diretta a Darjeeling, per gli esercizi spirituali.
Durante quella notte una frase continuò a martellarle nella testa per tutto il viaggio, il grido dolente di Gesù in croce: “Ho sete!”.
Un misterioso richiamo che col passare delle ore si fece sempre più chiaro e pressante: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri.
Quel genere di persone che non sono niente, che vivono ai margini di tutto, il mondo dei derelitti che ogni giorno agonizzavano sui marciapiedi di Calcutta, senza neppure la dignità di poter morire in pace.
Suor Teresa lasciò il convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle indiane più povere, dopo quasi 20 anni trascorsi nella congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 agosto 1948.
La piccola Gonxha di Skopje diventava Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante.
Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione ottiene il suo primo riconoscimento, l’approvazione diocesana.
È una ricorrenza mariana, la festa del Rosario, e di certo non è casuale, dal momento che a Maria è dedicata la nuova famiglia religiosa.
L’amore profondo di Madre Teresa per la Madonna aveva salde radici nella sua infanzia, a Skopje, quando mamma Drone, che era molto religiosa, portava sempre i suoi figli (oltre a Gonxha c’erano Lazar e Age) in chiesa e a visitare i poveri, ed ogni sera recitavano insieme il rosario.
“La nostra Società – si legge nel primo capitolo delle Costituzioni – è dedicata al Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra Gioia e Regina del Mondo, perché è nata su sua richiesta e grazie alla sua continua intercessione si è sviluppata e continua a crescere”.
La figura della Vergine ha ispirato lo Statuto delle Missionarie della Carità, al punto che ognuno dei 10 capitoli delle Costituzioni è introdotto da una citazione tratta dai passi mariani dei Vangeli.
 La Madonna è detta la prima Missionaria della Carità in ragione della sua visita a Elisabetta, in cui dette prova di ardente carità nel servizio gratuito all’anziana cugina bisognosa di aiuto.
In aggiunta ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza, ogni Missionaria della Carità ne fa un quarto di "dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri", riconoscendo in Maria l’icona del servizio reso di tutto cuore, della più autentica carità.
La devozione al Cuore Immacolato di Maria è l’altro aspetto del carisma mariano e missionario dell’opera di Madre Teresa, praticato con i mezzi più tradizionali e più semplici: il Santo Rosario, pregato ogni giorno e in ogni luogo, persino per la strada; il culto delle feste mariane (la professione religiosa delle sue suore cade sempre in festività della Madonna); la preghiera fiduciosa a Maria affidata anche alle “medagliette miracolose” (Madre Teresa ne regalava in gran quantità alle persone che incontrava); l’imitazione delle virtù della Madre di Dio, in special modo l’umiltà, il silenzio, la profonda carità.
"I thirst" (ho sete), c’è scritto sul crocifisso della Casa Madre e in ogni cappella – in ogni parte del mondo – di ogni casa della famiglia religiosa di Madre Teresa.
Questa frase, il grido dolente di Gesù sulla croce che le era rimbombato nel cuore la fatidica sera della "seconda chiamata", costituisce la chiave della sua spiritualità.
La figura minuta di Madre Teresa, il suo fragile fisico piegato dalla fatica, il suo volto solcato da innumerevoli rughe sono ormai conosciuti in tutto il mondo.
Chi l’ha incontrata anche solo una volta, non ha più potuto dimenticarla: la luce del suo sorriso rifletteva la sua immensa carità.
Essere guardati da lei, dai suoi occhi profondi, amorevoli, limpidi, dava la curiosa sensazione di essere guardati dagli occhi stessi di Dio.
Attiva e contemplativa al tempo stesso, nella Madre c’erano idealismo e concretezza, pragmatismo e utopia.
Lei amava definirsi "la piccola matita di Dio", un piccolo semplice strumento fra le Sue mani.
Riconosceva con umiltà che quando la matita sarebbe diventata un mozzicone inutile, il Signore l’avrebbe buttata via, affidando ad altri la sua missione apostolica: "Anche chi crede in me compirà le opere che io compio, e ne farà di più grandi" (cfr. Gv 14, 12).
Madre Teresa è scomparsa a Calcutta la sera del venerdì 5 settembre 1997, alle 21.30.
Aveva 87 anni.
Il 26 luglio 1999 è stato aperto, con ben tre anni di anticipo sui cinque previsti dalla Chiesa, il suo processo di beatificazione; e ciò per volontà del Santo Padre che, in via del tutto eccezionale, ne ha voluto accelerare la procedura: per la gente Madre Teresa è già Santa.
Il suo messaggio è sempre attuale: che ognuno cerchi la sua Calcutta, presente pure sulle strade del ricco Occidente, nel ritmo frenetico delle nostre città.
“Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo – lei diceva – , se hai occhi per vedere.
Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati”.
I suoi figli spirituali continuano in tutto il mondo a servire “i più poveri tra i poveri” in orfanotrofi, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi.
In tutto sono 5000, compresi i due rami maschili, meno noti, distribuiti in circa 600 case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di volontari e laici consacrati che portano avanti le sue opere. “Quando sarò morta – diceva lei –, potrò aiutarvi di più…”.
(Autore: Maria Di Lorenzo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Teresa di Calcutta, pregate per noi.


*Santi Urbano, Teodoro, Menedemo e Compagni - Martiri (5 settembre)
Martirologio Romano: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, Santi Martiri Urbano, Teodoro, Menedémo e compagni, sia chierici sia laici, che per ordine dell’imperatore Valente furono posti per la loro fede cattolica su una imbarcazione e bruciati in mare.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Urbano, Teodoro, Menedemo e Compagni, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (5 settembre)

*San Lorenzo Giustiniani - Vescovo
*San Vittorino - Vescovo e Martire
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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