Santi del 6 Giugno - Istituto Aveta

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Santi del 6 Giugno

Il mio Santo > I Santi di Giugno

*Sant'Alessandro di Fiesole - Vescovo (6 giugno)

m. 823
Martirologio Romano:
Nel territorio di Bologna, transito di Sant’Alessandro,
vescovo di Fiesole, che, di ritorno da Pavia dove aveva rivendicato presso il re dei Longobardi i beni della sua Chiesa usurpati, fu da loro gettato nel fiume e affogato.
Nacque in Fiesole da nobile famiglia, e fino dalla giovinezza fu al servizio della cattedrale, della quale fu nominato arcidiacono dal vescovo Leto.
Alla morte di Leto, fu eletto vescovo della propria città, intronizzato e condotto a Roma per ricevere la consacrazione episcopale dal Papa. Tornato a Fiesole, iniziò il suo ministero con grande zelo, ma in mezzo a grandi difficoltà.
La chiesa fiesolana, che già in passato aveva subito spoliazioni e rovine, soffriva in quel tempo per i soprusi dei feudatari fiesolani, che l'avevano privata di tutti i suoi beni riducendola in assoluta povertà. Per rimediare a tanti mali Alessandro si portò nell'823 a Pavia dall'imperatore Lotario, che lo accolse benevolmente e, aderendo alle sue richieste, confermò a lui ed ai suoi successori i beni ingiustamente sottratti e, con magnanima benevolenza, concesse loro anche il possesso del castrum di Fiesole e di quello di Monteloro in Val di Sieci.
I signorotti fiesolani, venuti a conoscenza della cosa, gli corsero incontro col pretesto di congratularsi con lui.
Lo attesero sulle rive del Reno, presso Bologna, e qui, fingendo di aiutarlo ad attraversare il fiume, lo gettarono invece nei gorghi della corrente, dove trovò la morte. Era il 6 giugno.
Il suo cadavere fu trasportato a Fiesole per essere sepolto nella cattedrale, che allora era fuori della città, ai piedi del colle, ma, per ispirazione divina, fu portato, invece, entro le mura della rocca e inumato nell'unica chiesa ivi esistente, dedicata a San Pietro in Gerusalemme, sorta sulle rovine del tempio pagano degli «Auguri».
Poco tempo dopo alcuni ricercatori d'oro nei sotterranei delle chiese, contro la volontà del vescovo Romano, suo successore, ne profanarono la tomba, dalla quale il corpo di Alessandro emanò bagliori così fulgenti, che essi, datisi a precipitosa fuga, morirono dallo spavento e dal terrore.
Per la santità della sua vita, per la nobiltà della causa per la quale egli morì e per i miracoli operati dopo la morte, Alessandro fu onorato dai fedeli come santo e come martire, ed a lui fu dedicata la chiesa, decorata del titolo di basilica, dove riposava il suo corpo.
Le sue ossa, il 25 marzo 1580, furono racchiuse in un pregevole sarcofago di marmo, nel quale si trovano ancora, fatto costruire dal vescovo Francesco Cattani da Diacceto.
In suo onore fu fondata la chiesa parrocchiale (oggi prepositura) di Incisa in Val d'Arno. Fiesole ne celebra la festa il 6 giugno, giorno in cui è ricordato nel Martirologio Romano. Una sua immagine si trova nella cattedrale di Fiesole, in un trittico di Bicci di Lorenzo.
(Autore: Giuseppe Raspini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alessandro di Fiesole, pregate per noi.


*Santi Artemio e Candida - Sposi e Martiri (6 giugno)

Martirologio Romano: A Roma al secondo miglio della via Aurelia, Santi Artemio e Paolina, martiri.
La Santa martire Paolina è citata in molte fonti agiografiche antiche, insieme ai genitori Artemio e Candida.
Questi martiri vengono commemorati al 6 giugno nel ‘Martirologio Romano’, sulla base della ‘Passio SS. Petri et Marcellini’ che racconta: Artemio era il custode del carcere romano dove erano
prigionieri i due cristiani poi martiri Pietro e Marcellino ed aveva una figlia posseduta dal demonio, Paolina.
Pietro gli promise la liberazione della figlia se si fosse convertito al cristianesimo, Artemio si rifiutò, considerando il Santo martire come un pazzo.
Ma in seguito ad un miracolo si ricredette e si convertì insieme alla moglie Candida e alla figlia Paolina che fu guarita.
Denunciato come cristiano al tribunale del giudice Sereno, Artemio fu condannato a morte insieme alle sue congiunte, condotti sulla via Aurelia, le due donne Candida e Paolina furono gettate da un lucernario e poi sepolte sotto una massa di pietre, mentre Artemio venne ucciso con la spada.
Di loro si dice che Artemio e Paolina erano sepolti presso la basilica di San Pancrazio sulla via Aurelia e Candida era sepolta in una chiesa della via Portuense.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Artemio e Candida, pregate per noi.


*Beato Bertrando di Aquileia - Patriarca (6 giugno)

D’origine e formazione francese (nacque a Saint-Geniès), dopo aver ricoperto vari incarichi presso la Curia avignonese, nel 1334 fu scelto a reggere il patriarcato d’Aquileia.
Visse in austerità, dedicandosi alla riforma morale della sua Chiesa, nella quale indisse sinodi e concili, fondò monasteri, promosse la cultura ; si distinse per la carità verso i poveri.
Rivendicò i diritti della Chiesa aquileiese, attirandosi l’ostilità di nobili locali, che congiurarono contro di lui e lo uccisero presso San Giorgio della Richionvelda il 6 giugno 1350.
Martirologio Romano: A Udine, Beato Bertrando, vescovo di Aquileia e martire, che provvide con cura alla formazione del clero, nutrì a sue spese i poveri in tempo di fame, difese strenuamente i diritti della sua Chiesa e morì nonagenario colpito a morte da alcuni sicari.
Nato verso il 1260 a Saint Geniès nel Quercy, regione della Francia nel bacino d’Aquitania, Bertrando studiò diritto civile e canonico all’Università di Tolosa, divenendo nel 1316 ‘utriusque iuris professor’.
Fu benvoluto da Papa Giovanni XXII anch’egli del Quercy, che lo nominò nel 1316 canonico d’Angoulême e nel 1318 canonico cantore di San Felice a Tolosa; poi ebbe la rendita come arcidiacono di Noyon e quella di cappellano papale.
Insegnante di Diritto canonico all’Università di Tolosa, partecipò al processo per la canonizzazione di San Tommaso d’Aquino.
Da Avignone dove risiedeva la corte pontificia, fu mandato per tre volte in Italia per missioni, l’ultima fu a Roma più lunga e complessa, per dirimere i contrasti fra i Colonna e gli Orsini, famiglie romane nobili e predominanti, decidendo di affidare il governo della città a due senatori uno per famiglia; nel contempo trattò degli affari anche con Roberto d’Angiò, re di Napoli.
Bertrando rientrò ad Avignone l’11 giugno 1334 e dopo pochi giorni, il 4 luglio, fu nominato da papa Giovanni XXII patriarca di Aquileia, la cui sede era vacante da quasi due anni, aveva circa 74 anni. Il 28 settembre 1334 prese possesso della sede patriarcale e nonostante l’età avanzata, dimostrò subito di voler governare energicamente.
Il territorio su cui aveva competenza era molto vasto, il patriarca di Aquileia era metropolita di una zona che comprendeva tutto il Veneto con Mantova e parte dell’Istria, inoltre era signore temporale della regione che si estendeva dal Livenza fino alla Carniola, alla Carinzia e alla Stiria e infine marchese d’Istria.
Questa doppia qualifica di responsabile spirituale e temporale comportava l’esercizio di una autorità, spesso in contrasto con i due principii. Si trovò nella necessità come principe di difendere anche con le armi il paese su cui i vicini avevano mire ambiziose e prepotenti vassalli avevano usurpato territori e diritti.
Perciò lo vediamo come protagonista nella lotta contro Rizzardo V da Camino signore di Ceneda, sconfitto nel 1335 e poi contro il duca d’Austria signore di Venzone, che impediva il libero transito per il commercio transalpino, dopo averlo sconfitto in guerra, Venzone ritornò al patriarcato e così Bertrando poté istruire i processi contro quanti con la loro prepotenza, depredavano i mercanti che trasportavano dal mare le mercanzie attraversando il Friuli verso Oltralpe e viceversa.
Purtroppo a quell’epoca imperava una continua guerriglia da parte di questi irrequieti castellani, sempre in lotta fra loro, infestando le strade e rendendo insicuri i commerci. Pertanto Bertrando, pur essendo per niente incline alle imprese guerresche, fu costretto suo malgrado per far rispettare la legge e spezzare violenze ed arbitrio, ad assoldare milizie mercenarie per domare i ribelli e punire chi si era macchiato di gravi delitti.
Egli in questa opera di governo temporale fu affiancato dal Parlamento friulano, composto dai tre ceti: nobiltà, clero e comunità; fu in contrasto con i conti di Gorizia a cui si affiancò la libera Comunità di Cividale, i quali forti dell’appoggio dei grandi signori d’Oltralpe espandevano la loro influenza sui liberi signori della regione e in parte sulle libere Comunità come Udine; in quel tempo
l’intera regione sembrava divisa in due: Gorizia e Cividale da un lato e il patriarcato e Udine dall’altro; comunque Bertrando ebbe il pregio di non favorire la sua famiglia e i francesi del suo seguito erano in numero limitato.
In campo economico diede incremento all’olivicoltura e fece sorgere un lanificio ad Udine, il 23 aprile 1342 il Parlamento votò delle leggi contro il lusso dietro sua indicazione; favorì l’apertura di scuole superiori a Cividale seguendo le orme del suo predecessore Ottobono.
In campo spirituale egli sentì sempre alto il valore del suo episcopato, convocò un primo Concilio di vescovi della sua provincia ecclesiastica contro l’usura, il 29 maggio 1335 nel castello di Udine; un secondo Concilio ad Aquileia nel 1339 e due sinodi diocesani a Cividale ed Aquileia.
Favorì l’espandersi dei francescani e domenicani nei luoghi più importanti, diede una residenza ai Celestini, si fece aiutare nell’apostolato della vastissima regione dalle tante abbazie benedettine presenti. Favorì ancora con fondazioni i vari monasteri femminili delle francescane, domenicane e benedettine; a S. Nicolò di Udine eresse un monastero per le penitenti.
Organizzò il clero dividendolo in pievi, arcidiaconati, prepositure, capitoli presso le principali città. Nel 1346 a 86 anni dovette assumersi il disagio di un viaggio in Ungheria con il compito di pacificare Luigi il Grande re d’Ungheria e la corte angioina di Napoli.
Intanto nel 1345 si verificarono numerosi scontri in Friuli contro i conti di Gorizia che esasperavano gli animi con il loro arrogante comportamento. Nel 1347 Bertrando riconquistò il Cadore che era caduto nelle mani di Lodovico di Brandeburgo, figlio di Lodovico il Bavaro, mettendo al governo un suo fiduciario, mentre l’imperatore Carlo IV confermò alla Chiesa di Aquileia il possesso di quella regione.
Continuarono i feudatari a tramare contro il patriarcato e nel 1348 organizzarono una rivolta e nonostante i tentativi di pacificazione del cardinale legato pontificio Guido di Monfort, le ostilità proseguirono con alti e bassi fino al 1350, quando il 6 giugno, Bertrando accompagnato da alcuni più fedeli vassalli si recava da Sacile ad Udine, sulla piana della Richiunvelda fu sorpreso e attaccato dagli uomini di Enrico di Spilimbergo che dispersero o catturarono le guardie della scorta, uccidendo il quasi novantenne patriarca.
Il suo cadavere fu trasportato ad Udine e lì sepolto, tuttora si trova in un sarcofago nel coro della cattedrale. Il suo cappellano Giovanni di lui disse: ”Come un secondo Maccabeo difese il campo della Chiesa, non solo con la spada materiale, ma anche con quella spirituale… Mentre i suoi combattevano egli pregava e vinceva, mostrandosi un secondo Mosè”.
Papa Clemente XIII nel 1760, confermò il suo culto che i cittadini udinesi da subito gli tributarono, con la festività al 6 giugno giorno della sua morte.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bertrando di Aquileia, pregate per noi.


*San Bessarione - Anacoreta (6 giugno)

Martirologio Romano: A Scete in Egitto, San Bessarione, anacoreta, che fu mendicante e pellegrino per amore di Dio.
Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, commemora Bessarione il 25 misri (= 18 agosto). Nato da genitori cristiani, Bessarione fu attratto ben presto dalla «vita angelica» degli asceti. Ascoltò gli insegnamenti di Sant' Antonio Abate per molti anni, poi si pose al seguito di San Macario di Scete.
Queste due notizie ci permettono di collocare il tempo della sua vita approssimativamente nella
seconda metà del sec. IV. Bessarione lasciò in seguito il suo secondo maestro e divenne mendico e pellegrino per amore di Dio.
A questi pochi particolari il sinassario aggiunge l'elenco e la descrizione dei miracoli attribuiti a Bessarione, già conosciuti dalle Vitae Patrum e per la maggior parte tramandati da Dulas, suo discepolo. Secondo queste fonti, dunque, Bessarione guarì un paralitico, liberò un ossesso, camminò sulle acque, arrestò il corso del sole e rese potabile l'acqua salata.
La stessa fonte, come esempio della sua pazienza, tramanda che visse per quaranta giorni in mezzo agli spini senza dormire. La Storia Lausiaca, edita come libro VIII delle Vitae Patrum di R. Rosweyde, gli dedica il cap. 116 (non riportato nell'edizione del Butler), che illustra ottimamente il suo spirito di povertà.
Spogliatosi del mantello per seppellire un morto e della tunica per vestire un infelice, Bessarione vendette il piccolo evangelo che portava con sé, ultimo suo bene, in nome di quell'Evangelo che ammonisce di dare tutto ai poveri.
La serie alfabetica degli Apophthegmata Patrum ha riservato a Bessarione un capitolo che ci permette di completare i tratti della sua fisionomia spirituale.
Il suo culto non è limitato alla Chiesa copta, ma è penetrato anche nella tradizione bizantina.
I menei menzionano il suo nome in diverse date: 20 e 28 febbraio, 6 e 17 giugno. I sinassari bizantini lo citano al 27 e 29 novembre Il Baronio l'ha introdotto nel Martirologio Romano il 17 giugno scrivendolo a torto nella rubrica dei Santi della Frigia.
Non bisogna confondere Bessarione, anacoreta in Egitto, con Passarione, arcivescovo palestinese, noto attraverso Cirillo di Scitopoli.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bessarione, pregate per noi.


*San Cerato (Cerazio) di Granoble - Vescovo (6 giugno)

m. 452
Martirologio Romano:
A Grenoble in Burgundia, in Francia, San Cerazio, vescovo, che espresse parole di gratitudine al Papa San Leone Magno per avere scritto la lettera a Flaviano e preservò il suo gregge incolume dall’eresia.
Nel Martirologio Geronimiano, al 6 giugno, è menzionata la depositio a Grenoble del vescovo Cerato (Cirato, Cerezio; fr. Cérat, Cérase).
Questi partecipò al concilio di Orange del 441 e a quello di Vaison del 442 e, nel 450, assieme ai vescovi di Ginevra e di Vence, scrisse una lettera al Papa San Leone.
Eusebio di Milano, inoltre, lo nomina nell'epistola sinodale indirizzata allo stesso pontefice.
Cacciato dalla sua sede durante la persecuzione ariana, Cerato si rifugiò nella Guascogna, a Simorre, dove morì.
A Eauze (Gers) e nell'abbazia di Santa Maria di Simorre, presso Lombez, sono reperibili tracce di un culto tributato a Cerato, culto che è stato confermato nel 1903 da Pio X.
(Autore: Thomas Becquet – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cerato di Granoble, pregate per noi.


*San Claudio di Condat - Abate, Vescovo (6 giugno)

m. 703 circa
Martirologio Romano:
Sul massiccio del Giura, San Claudio, che si ritiene sia stato vescovo e abate del monastero di Condat.
È uno dei santi più illustri della Francia, ma la sua storia è molto incerta e confusa. Secondo una tarda tradizione accolta nelle due Vitae del sec. XIII, Claudio, nato a Salins, dopo essere stato canonico della cattedrale di Besangon, nel 626 fu eletto arcivescovo di questa città.
Ma, sette anni dopo, rinunziò alla sede e si ritirò nel monastero di Saint-Oyend (Condat) dove, morto l'abate Ingiurioso, fu nominato a succedergli.
Governò il monastero per cinquantacinque anni e morì, in fama di grande santità, il 6 giugno 696.
Una testimonianza più antica delle Vitae è la lista degli abati di Condat (od. Saint-Claude), compilata forse nel sec. IX e pervenutaci in due redazioni, l'una in prosa e l'altra in versi, che colloca Claudio al dodicesimo posto.
La prima lo qualifica archiepiscopus et abbas, l'altra, invece, non parla della sua dignità episcopale (cf. J. Mabillon, Annales Ordinis S. Benedirti, I, Lucca 1739, p. 624).
Nei cataloghi episcopali di Besancon è menzionato soltanto un vescovo di nome Claudio che, per il posto che occupa, cioè il ventiduesimo, sembrerebbe da identificare con l'abate di Condat.
Il Duchesne, però, vi vede giustamente il vescovo Claudio che, nel sec. VI, firmò i concili di Epaone e di Cione e lo colloca al quarto posto nella sua lista, senza però pronunziarsi intorno alla sua
santità (cf. Duchesne, Fastes, III2, p. 212).
È sorto dunque il problema se il Claudio vescovo di Besancon del sec. VI e Claudio, vescovo e abate di Condat del sec. VII, siano da identificarsi in una sola persona, oppure no.
Nel 1960 è stata pubblicata un'opera di vari autori, intitolata Saint-Claude, Vie et Présence, che riesamina a fondo il problema.
Nel secondo capitolo, il p. de Vregille utilizza innanzitutto la Vita del Santo, specialmente la Vita Lunga, che apparterrebbe alla prima parte del sec. XIII, anteriore alla Vita Breve.
Appoggiando la sua ricerca su una analisi del catalogo episcopale di Besancon, egli dà una nuova cronologia della vita di Claudio, distinto dal vescovo del sec. VI; nega, inoltre, l'episcopato a Besancon e l'origine da Salins, che forse potrebbe riferirsi al vescovo del sec. VI.
Il dotto studioso così espone le sue conclusioni: Claudio, abate di Saint-Oyend-de-Joux, amministrò questa badia per cinquantacinque anni, dalla metà del sec. VII all'inizio dell'VIII.
Si possono ritenere come inizio del suo abbaziato le date estreme del 648-57, e per suo termine quelle del 703-13; esse hanno più probabilità della vecchia cronologia.
Fu rivestito per sette anni della dignità episcopale, senza dubbio a titolo di vescovo claustrale.
Della sua amministrazione, non conosciamo che un solo atto certo : è un accordo concluso a Sion col vescovo Vulfìno, intorno alle decime di Pouilly nel 698-99.
Ottenne assai verisimilmente dal re Clodoveo II la conferma di una dotazione annua già concessa da Chilperico a San Lupicino.
Forse fu anche in relazione col papa Giovanni V o Giovanni VI.
Uno dei suoi successori lo ricorda in un atto dell'809.
Sermoni a lui attribuiti erano letti nel sec. XIII. La notizia relativa a lui del catalogo abbaziale dovette essere la seguente: Claudius episcopus VII et abbas LX.
Essa si ispira probabilmente al suo epitafio collocato nell'antica chiesa del sec. VI edificata sulla tomba di Sant' Oyend; è là che riposavano tutti i Santi abati dei secc. VI e VII » (R. P. de Vregille. Saint-Claude, pp. 67-68).
Tra il 1160 e il 1213 avvenne l'inventio corporis; Claudio fu portato in pellegrinaggio per tutta la Franca Contea ed ebbe inizio così una diffusissima devozione popolare al Santo.
L'abbazia di Condat e la città che nacque intorno ad essa, eretta in diocesi di Saint-Claude nel 1742, presero il suo nome. Nella Savoia più di ottanta chiese e cappelle furono dedicate a lui prima della Rivoluzione.
Al suo sepolcro fu un succedersi ininterrotto di pellegrinaggi; si avvicendavano moltitudini anonime e personaggi illustri, attratti dalla fama di numerosi miracoli. Tra i pellegrini illustri vi furono Luigi XI, Anna, di Bretagna, Filippo l'Ardito, Carlo il Temerario, San Francesco di Sales, Santa Giovanna di Chantal e, nel 1810, il conte Giovanni Maria Mastai-Ferretti, il futuro Papa Pio IX.
Claudio fu iscritto nei libri liturgici e alcune confraternite lo elessero a loro patrono; a Roma verso il 1650 il canonico Enrico Othenin fondò la confraternita di S. Claudio e edificò la chiesa di San Claudio dei Borgognoni, che Innocenzo XI eresse nel 1677 a loro chiesa nazionale.
I commercianti di giocattoli fecero di Claudio il loro patrono, ma se ne ignora la ragione.
Le reliquie furono bruciate nel 1794 durante la Rivoluzione francese. Attualmente si celebra la sua festa il 6 giugno nelle diocesi di Saint-Claude, di cui è patrono principale, di Besancon e di Lione. Nel Martirologio Romano è ricordato alla stessa data un Claudio, vescovo di Besancon, in cui. probabilmente, si confonde il ricordo del vescovo del sec. VI e dell'abate di Condat.
(Autore: Claude Boillon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Claudio di Condat, pregate per noi.


*San Colmoco (Colman) - Vescovo in Scozia (6 giugno)  

m. 1010 circa
Martirologio Romano:
Nelle isole Orcadi al largo della Scozia, San Colmán, vescovo.
Consacrato a Roma per le isole Orcadi, sotto il regno di Kenneth III (988-1000), mori verso il 1010. La sua festa ricorre il 6 giugno.
Le notizie che lo concernono sono incerte, poiché dipendono dalla Historia Ecclesiastica Gentis Scotorum di Dempster, opera poco degna di fede.
Sembra probabile che si tratti di due personaggi confusi insieme e che l'altro Colmoco fosse vescovo di Dromore in Scozia (v. Colmàn).
(Autore: Giovanni Battista Proja - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Colmoco, pregate per noi


*Sant'Eustorgio II di Milano - Vescovo (6 giugno)

m. 518
Martirologio Romano:
A Milano, Sant’Eustorgio II, vescovo, che, insigne per pietà, giustizia e virtù di pastore, costruì un celebre battistero.
Il 6 giugno celebriamo la memoria di Sant’Eustorgio II, ventiquattresimo vescovo di Milano (dal 512 al 518), da non confondere con quello, cui dobbiamo la grandiosa basilica con il «Sepolcro dei Magi». Eustorgio II riposa nella più discreta chiesa di San Sisto, presso San Lorenzo.
Egli fu amico sincero di Teodorico, che lo elogiò come «forte custode della disciplina ecclesiastica».
C’era tra loro reciproca fiducia: quando il vescovo di Aosta fu accusato falsamente da alcuni membri del clero di tradimento, Teodorico chiese ad Eustorgio di reintegrare il vescovo innocente e di decidere la giusta punizione per gli ecclesiastici spergiuri: era certo che Eustorgio avrebbe agito con giustizia e misericordia. Viceversa, Teodorico si impegnò ad aiutare Eustorgio nel difendere i beni della Chiesa milanese in Sicilia, poiché servivano a sfamare le migliaia di poveri, cui provvedeva la Chiesa ambrosiana.
Una conferma ci viene da Avito, vescovo di Vienne, che lodò Eustorgio per la sua generosa carità verso gli italici prigionieri di Gondebaldo, re dei Burgundi.
L’amicizia di Eustorgio richiama le parole di Ambrogio: «Che c’è di più prezioso dell’amicizia, comune agli angeli e agli uomini? [...]
Conservate, o figli, l’amicizia che avete stretta con i vostri fratelli, perché è la più bella tra le cose di quaggiù».
(Autore: Ennio Apeciti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eustorgio II di Milano, pregate per noi.  


*Beato Falcone Abate - di Cava dei Tirreni (6 giugno)

m. 6 giugno 1146
Martirologio Romano:
Nel monastero di Cava de’ Tirreni in Campania, Beato Falcone, abate.
Educato fin da fanciullo nell’abbazia della SS. Trinità a Cava dei Tirreni, Falcone ebbe una formazione secondo i più sani principi della spiritualità benedettina cluniacense, sotto la guida dell’abate San Pietro I Pappacarbone, che governò l’abbazia dal 1079 al 1123, con più di 3000 monaci.
Ancora giovane, fu incaricato di reggere come priore, l’importante monastero di Cersosimo in provincia di Potenza e di altri in Calabria, tutti dipendenti dall’abbazia di Cava.
Il 6 novembre 1141, succedette all’abate beato Simeone come superiore generale, nell’abbazia madre, dove si distinse come eccellente oratore e ottimo amministratore, la sua opera è documentata in otto volumi di ‘Index chronologicus’.
Vi furono numerose donazioni di beni e di vassalli che con la sua opera affluirono a favore dell’abbazia e la fondazione e l’aggregazione di nove monasteri e chiese, estese dalla Campania alla Basilicata.
Fu giurista eminente ed apprezzato, chiamato più volte dal re Ruggero II il Normanno e dai vescovi della regione per dirimere questioni canoniche, liti e contestazioni.
Il Beato Falcone morì il 6 giugno 1146 e il suo corpo fu deposto presso l’altare di Santa Caterina; nel 1675 venne traslato nella cappella detta dei Santi Padri, ristrutturata e rivestita di marmi policromi, contenente oltre le sue, anche le reliquie di altri 11 beati e santi abati successori del fondatore Sant’ Alferio, venerato al centro, sotto l’altare della cappella.
Il 16 maggio 1928, Papa Pio XI confermò il culto del Beato Falcone, insieme agli altri sette Beati, abati dell’abbazia della SS. Trinità.
La sua festa è celebrata il 6 giugno.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Falcone Abate, pregate per noi.


*San Gerardo Tintori (6 giugno)

Monza (Milano), ca. 1135 - 6 giugno 1207
Etimologia:
Gerardo = valoroso con la lancia, dal tedesco
All’epoca sua, gli ospedali che sorgono in Europa sono in gran parte opera di religiosi. Ma quello di Monza, nel 1174, lo fa nascere lui, Gerardo dei Tintori: “investe” nei malati tutta la fortuna che ha ereditato dal padre. Pone l’opera sotto il controllo del Comune e dei canonici della basilica di San Giovanni Battista, e riserva a sé i compiti di fatica: portare a spalle i malati raccolti in giro, lavarli, nutrirli, servirli.
Si uniscono a lui dei volontari e Gerardo li organizza come gruppo di laici, legato però da una precisa disciplina di vita in comune, con l’impegno del celibato. Colpiti da questa dedizione totale, i monzesi lo dicono santo già da vivo.
Si racconta che abbia bloccato una piena del fiume Lambro, salvando l’ospedale dall’inondazione; che riempisse prodigiosamente le dispense di viveri e la cantina di vino.
E, poi, nel clima di ferro e fuoco che regna in Lombardia (1162, distruzione di Milano ordinata da Federico Barbarossa; 1176, il Barbarossa sconfitto a Legnano dalla Lega Lombarda) si attribuiscono a lui anche prodigi “piccoli” di mitezza, intrisi di poesia agreste.
Esempio: Gerardo chiede ai sacrestani di lasciarlo pregare nella basilica per tutta la notte, promettendo a ciascuno un cestino di ciliegie. E l’indomani, infatti, ecco ciliegie per tutti, appena maturate: e il fatto accade a dicembre.
Alla sua morte incominciano i pellegrinaggi verso la tomba nella chiesa di Sant’Ambrogio (poi incorporata nella parrocchiale intitolata a lui).
Corrono altre voci di miracoli e il suo culto si estende spontaneamente in Lombardia. L’iniziativa ufficiale, ecclesiastica, arriverà dopo.
Sarà un altro futuro santo, Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, ad avviare il processo canonico, ottenendo nel 1583 da Gregorio XIII la conferma del culto.
San Gerardo è uno dei patroni di Monza, e i suoi concittadini, dedicandogli nel XVII secolo un monumento, lo hanno chiamato “padre della patria”.
Nei dipinti lo si vede vestito rusticamente di saio e mantello, con immagini e simboli che richiamano i suoi miracoli; in particolare quello delle ciliegie, ricordato anche nel ritratto che Bernardino Luini ha dipinto per la basilica di San Giovanni Battista, dove Gerardo pregò quella notte d’inverno.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gerardo Tintori, pregate per noi.


*San Gilberto - Eremita ed Abate in Alvernia (6 giugno)

† Neuffonts, Alvernia, 6 giugno 1152
Etimologia:
Gilberto = nobile ostaggio, dardo brillante, dal tedesco
Martirologio Romano: A Clermont-Ferrand in Aquitania, in Francia, San Gilberto, abate dell’Ordine Premostratense, che, dapprima eremita, costruì poi il monastero e l’ospedale di Neuffonts. San Gilberto era un nobile di Alvernia in Aquitania e prese parte alla crociata, bandita da Papa Eugenio III e organizzata dal re Luigi VII nel 1146. La spedizione ebbe un esito infelice e Gilberto ritornò al suo paese natale nel 1149, dove insieme alla moglie Petronilla e sua figlia Ponzia, decise di abbracciare la vita religiosa.
Era una scelta di vita, che in quei tempi varie coppie molto cristiane di comune accordo facevano.
Pertanto fondarono un monastero femminile ad Aubeterre, di cui Petronilla divenne badessa e alla sua morte le successe Ponzia.
Gilberto invece, dopo aver vissuto per un certo tempo come eremita a Neuffonts in Alvernia, edificò un monastero maschile e poi un ospedale, dove si dedicò alla cura degli ammalati.
Nel 1151 Gilberto entrò nel monastero di Dilo dei Premostratensi, Ordine fondato da San Norberto nel 1121 e dopo un poco fece ritorno a Neuffonts con molti monaci che lo elessero loro abate.
Morì a Neuffonts il 6 giugno del 1152; dopo la sua morte, avvennero parecchi miracoli, ottenuti per sua intercessione.
Nel 1615 parte delle sue reliquie furono portate nel collegio dei Premostratensi a Parigi; è venerato a Neuffonts e ad Aubeterre, la sua festa in queste zone era celebrata il 24 ottobre; il “Martyrologium Romanum” lo celebra il 6 giugno.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gilberto, pregate per noi.


*Santa Grazia - Venerata a Germano di Valstrona - Martire (6 giugno)
Santa Grazia è compatrona di Germagno, piccolo centro montano della Valle Strona, posto in incantevole posizione sul lago d’Orta, le sue reliquie sono conservate nella locale parrocchiale di San Bartolomeo.
Esse giunsero da Roma nel 1842, estratte, l’anno precedente dalla catacomba di Ciriaca, nell’agro Verano e donate al sacerdote don Rocco Mancini che le trasmise alla parrocchia.
Non esistono testimonianze, archeologiche o scritte, che possano permettere l’identificazione di questa Santa con le altre omonime riportante nelle fonti agiografiche, per altro non collegate con la città di Roma.
La festa annuale è celebrata con sentita tradizione nella prima domenica di giugno.
(Autore: Damiano Pomi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Grazia, pregate per noi.


*Beato Guglielmo Greenwood - Sacerdote Certosino, Martire (6 giugno)

Martirologio Romano:
A Londra in Inghilterra, Beato Guglielmo Greenwood, martire, monaco della Certosa di questa città, che per la sua tenace fedeltà alla Chiesa subì sotto il re Enrico VIII il martirio, morendo consunto dalla sordidezza del carcere, dalla fame e dalle malattie.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo Greenwood, pregate per noi.


*San Iarlath - Vescovo (6 giugno)

m. 550 circa
Martirologio Romano:
In Irlanda, San Iarlath, vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Iarlath, pregate per noi.


*Sant'Ilarione il Giovane - Archimandrita (6 giugno)

m. 845
Martirologio Romano:
A Costantinopoli, Sant’Ilarione, sacerdote ed egúmeno del monastero detto di Dalmazio, che per la difesa del culto delle sacre immagini patì invitto il carcere, le flagellazioni e l’esilio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ilarione il Giovane, pregate per noi.


*Beato Innocenzo (Innocenty Jozef Wojciech) Guz - Sacerdote e Martire (6 giugno)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Sette Frati Minori Conventuali Martiri polacchi”
“Beati 108 Martiri Polacchi”

Leopoli, 18 marzo 1890 - Sachsenhausen, 6 giugno 1940

Sacerdote polacco trucidato nel campo di concentramento di Sachsenhausen in Germania.
Martirologio Romano: A Sachsenhausen in Germania, Beato Innocenzo Guz, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, polacco di origine, durante l’occupazione militare della patria da parte dei seguaci di dottrine nemiche degli uomini e della religione, per la sua fede in Cristo fu trucidato dalle sentinelle del campo di prigionia.
Józef Wojciech nacque il 18 marzo 1890 a Leopoli, odierna Ucraina. Dopo la scuola primaria ed il
ginnasio nella città natale, avrebbe desiderato far parte della Compagnia di Gesù, ma non fu accettato per motivi economici ed optò allora per farsi francescano. Il 25 agosto 1908 indossò il saio prendendo il nome di Innocenty.
Concluso il noviziato, il 26 agosto 1909 emise a Leopoli i suoi primi voti. Intraprese poi gli studi filosofici e teologici a Cracovia, conclusisi con l’ordinazione presbiterale il 2 giugno 1914.
Esercitò il suo ministero ad Hanaczów, a Czylki, ad Halicz, a Varsavia, a Leopoli, a Radomsko ed infine più a lungo a Grodno. Qui incontrò padre Kolbe, che negli anni Venti pubblicava proprio in tale convento il “Cavaliere dell’Immacolata”.
Tra il 1933 ed il ‘36 fu a Niepokalanów, ove esercitò il ministero di confessore per i numerosi confratelli del convento. Fu anche vicemaestro dei chierici e professore di canto nel seminario missionario minore. Nel 1936 fu nuovamente trasferito a Grodno, ove fu sorpreso dalla seconda guerra mondiale e dall’occupazione russa.
Il 21 marzo 1940 fu arrestato dai sovietici e rinchiuso nel carcere di Grodno, da cui fortunatamente riuscì ad evadere. Attraversando la frontiera russo-tedesca fu catturato dai tedeschi e portato prima nella prigione di Suwalki e poi, dal 20 aprile successivo, a Dzialdowo.
L’8 maggio infine fu deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Don Stanislaw Borowczyk riferì: “Il 29 maggio tutti i preti e gli ebrei furono messi insieme e per una settimana furono sottoposti ad esercitazioni disumane. Padre Innocenty aveva diverse fratture, la gamba gli si gonfiò e quando il nostro blocco, il 6 giugno, si mise in cammino per raggiungere il posto di lavoro, egli non ce la faceva a tenere il passo con gli altri.
Per questo motivo fu tolto dal gruppo e, insieme a don Czapczyk di Varsavia, fu malmenato, preso a calci e costretto, saltellando a gambe piegate, a raggiungere il blocco.
Qui la guardia della camerata, Fritz, portò i due nei bagni e cominciò a gettare loro addosso acqua fredda.
Ad un certo punto spinse il sacerdote in una vasca da bagno piena di acqua, gli ficcò in bocca il tubo di gomma di un idrante e in questo modo lo uccise”.
Ormai in fin di vita, padre Innocenty disse all’amico che aveva accanto: “Io vado dall’Immacolata, tu rimani e fa’ quel che devi fare”.
Don Borowczyk, compagno di prigionia a Sachsenhausen, testimoniò: “Padre Guz visse l’ultimo periodo di vita da autentico martire e credo che si debba pregare non per la sua anima... bensì per avere il suo aiuto”.
In data 6 giugno padre Inocenty è così ricordato dal martirologio: “A Sachsenhausen in Germania, ricordo del Beato Innocenzo Guz, presbitero dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, nato in Polonia, e da lì deportato in Germania durante l’occupazione militare ad opera dei seguaci di un’ideologia nemica degli uomini e della religione, fu trucidato dalle sentinelle del campo di prigionia per la sua fede in Cristo”.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Innocenzo Guz, pregate per noi.


*Beato Lorenzo de Masculis da Villamagna (6 giugno)

m. 1535
Martirologio Romano:
A Ortona in Abruzzo, Beato Lorenzo de Masculis da Villamagna, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, illustre per la predicazione della parola di Dio.
Lorenzo de Masculis nacque a Villamagna (Chieti) il 12 maggio 1476. Ancor giovane entrò tra i Frati
Minori e fu ordinato sacerdote. Si distinse per l’assiduità della preghiera e per l’amore divino di cui era acceso.
Svolse un attivissimo apostolato; fu spesso richiesto nelle principali città d’Italia per la sua profonda dottrina e santità. Ebbe il dono dei miracoli e della profezia. Morì a Ortona il 6 giugno 1535. Pio XI ne approvò il culto immemorabile il 28 febbraio 1923.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - Beato Lorenzo de Masculis da Villamagna, pregate per noi.


*San Marcellino Champagnat (6 giugno)

Marlhes (Loira, Francia), 20 maggio 1789 - St. Chamond (Loira), 6 giugno 1840
Nato a Marlhes (Loire) il 20 maggio 1789, è un anticipatore dei metodi educativi moderni. Studente non brillante, a 16 anni viene accettato nel seminario minore di Verrières, anche se Marcellino Giuseppe Benedetto Champagnat, ultimo degli otto figli di un mugnaio, non è attratto dallo studio.
Sostenuto dal parroco sceglie però lo studio e nel 1816, dopo aver frequentato il seminario di Lione viene ordinato prete.
Un suo compagno, Giovanni Maria Colin, in seminario aveva istituito un sodalizio, detto «Società di Maria», un gruppo di chierici (tra cui Marcellino) che vogliono indirizzare il loro ministero all'educazione della gioventù e che sarebbero diventati i «Padri maristi».
Nel 1817 Champagnat, ispirandosi a quel sodalizio fonda i «Fratelli maristi», che non sono preti.
Nel 1823 l'arcivescovo di Lione li autorizza a pronunciare i voti e così li trasforma in religiosi con l'iniziale riconoscimento diocesano.
Nel 1825 nasce la casa madre, sempre vicino a St. Chamond, costruita con le proprie mani da Marcellino e i suoi compagni. Champagnat muore nel 1840. Nel 1903 la casa madre dovrà essere trasferita in Piemonte. (Avvenire)
Etimologia: Marcellino, diminutivo di Marco = nato in marzo, sacro a Marte, dal latino
Martirologio Romano: Presso la città di Saint-Chamond nel territorio di Lione, in Francia, San Marcellino Champagnat, sacerdote della Società di Maria, che fondò l’Istituto dei Piccoli Fratelli di Maria per l’istruzione cristiana dei fanciulli.
É un Santo della scuola, grande anticipatore dei metodi educativi moderni.
Però da scolaro arranca parecchio.
Solo a 16 anni lo accettano nel seminario minore di Verrières; Marcellino Giuseppe Benedetto Champagnat, ultimo degli otto figli di un mugnaio, non è attratto dallo studio.
Ma il suo parroco insiste, contro tutte le evidenze e tutte le pagelle: "Devi studiare!".
E lui da Verrières va poi al seminario di Lione, dove nel 1816, a 27 anni, è ordinato sacerdote.
Con lui diventa prete Giovanni Maria Colin, che da seminarista ha riunito in un sodalizio, detto “Società di Maria”, un gruppo di chierici (tra cui Marcellino) che vogliono indirizzare il loro ministero
all’educazione della gioventù.
Il suo primo incarico, appena ordinato, è quello di vice parroco a La Valla, presso St. Chamond (Loira), dove tocca con mano l’ignoranza delle campagne.
Ora è tempo di realizzare i bei propositi fatti in seminario. Ma ci vuole l’opera organizzata e congiunta di persone votate a questo scopo.
Colin aveva visto lontano in seminario, con la sua Società di Maria.
E ora quel suo gruppo sta diventando via via un’istituzione riconosciuta dalla Chiesa (col nome anche di Padri Maristi).
E Marcellino Champagnat, nel 1817, istituisce i Fratelli Maristi, che non sono preti, ma hanno lo stesso scopo educativo.
E cominciano a portare la scuola in tanti villaggi.
Sono un po’ insegnanti e un po’ fabbri, forgiatori di chiodi: un lavoro per finanziarsi.
Nel 1823 l’arcivescovo di Lione li autorizza a pronunciare i voti e così li trasforma in religiosi con l’iniziale riconoscimento diocesano: non sono più figli di nessuno.
Nel 1825 nasce la casa madre, sempre vicino a St. Chamond: e naturalmente la costruiscono con le loro mani Marcellino e i suoi compagni.
Nel 1836 i Fratelli di ventano un ramo della Società dei Padri Maristi, avendo sempre come proprio superiore padre Champagnat, che scrive la loro regola e muore sfiancato dalla fatica nel 1840.
Più tardi i Fratelli torneranno autonomi (1852).
E nel 1903 saranno profughi, espulsi dalla Francia per le leggi anticlericali dell’ex teologo e poi ministro radicale Emile Combes.
Anche la casa generalizia dovrà trasferirsi in Piemonte, a Grugliasco.
Ma intanto altre case, scuole e laboratori dei Fratelli Maristi si moltiplicheranno nel mondo: sempre nel solco di Marcellino che, in tempi di pedagogia del rigore, bandisce la costrizione esaltando la convinzione.
Nel giovane egli vede un costruttore di sé stesso insieme al maestro.
Prima dei grandi eventi e pronunciamenti mariani dell’800, egli già colloca l’amore per Maria alla base dell’opera formativa; e dello spirito di famiglia che dovrà sempre contrassegnare l’opera educativa dei Maristi.
Beatificato nel 1955, Marcellino Champagnat è stato proclamato Santo nel 1999.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Marcellino Champagnat, pregate per noi.


*San Norberto - Vescovo (6 giugno)

Xanten, Germania, 1080-1085 - Magdeburgo, 6 giugno 1134
San Norberto è il fondatore, nel 1121, di un antico ordine monastico, che però si dedicò anche all'evangelizzazione "ad extra", anticipando così l'avvento degli ordini mendicanti: i Premostratensi.
Il nome viene dalla valle francese di Prémontré, nei pressi di Laon, dove il Santo si era fermato insieme ad alcuni compagni.
Norberto era nato a Xanten, in Germania, tra il 1080 e il 1085.
Fece vita mondana, ma poi un evento lo sconvolse e lo indusse a cambiare.
Un fulmine gli cadde vicino, per fortuna solo tramortendolo.
Divenne prete, fondò l'ordine - che presto si diffuse in Europa e anche in Palestina - dal 1126 fu vescovo di Magdeburgo.
Morì nel 1134 ed è santo dal 1582. (Avvenire)
Etimologia: Norberto = uomo illustre del settentrione, dal tedesco
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: San Norberto, vescovo, che, uomo di austeri costumi e tutto dedito all’unione con Dio e alla predicazione del Vangelo, vicino a Laon in Francia istituì l’Ordine dei Canonici regolari Premostratensi; divenuto poi vescovo di Magdeburgo in Sassonia, in Germania, rinnovò la vita cristiana e si adoperò per diffondere la fede tra le popolazioni vicine.  
Arriva a essere suddiacono, e lì si ferma.
Sta un po’ al servizio dell’arcivescovo di Colonia, poi va al seguito dell’imperatore Enrico V. E non si rovina con le penitenze. Più feste che preghiere, più banchetti che digiuni.
Chiaro esempio di come dev’essere un ecclesiastico. E all’epoca non è il solo, malgrado ogni sforzo di papi e vescovi riformatori.
Ma nel 1115, mentre è in viaggio, un fulmine lo sfiora, lo tramortisce, e lui non ha dubbi: questo è un segnale, forse un ultimo avviso. Ripresi allora gli studi, è ordinato sacerdote e comincia a viaggiare; sempre a piedi nudi.
Predica ai cristiani, ma soprattutto ai preti: prima del gregge, bisogna raddrizzare i pastori.
Nel 1120 si ferma a Laon, in Francia: ottiene dal vescovo Bartolomeo una valletta incolta e vi si stabilisce con alcuni compagni.
E con un progetto: creare una comunità di votati alla parola e all’esempio. Così nel 1121 nasce un Ordine religioso che dal nome della valle, Prémontré, si chiamerà Premonstratense.
La disciplina è monastica: vita in comune, con lavoro e preghiera diurna e notturna, ma con in più la predicazione esterna.
Dunque una comunità legata sì al monachesimo classico, ma anche chiamata all’evangelizzazione, “fuori”.
Norberto anticipa in parte quella che sarà poi la missione di Francescani, Domenicani e altri Ordini mendicanti.
I Premonstratensi, vestiti di bianco, cristianizzano popolazioni nell’Est europeo, dissodano terre, bonificano paludi in Olanda, si espandono in tutta Europa, arrivano anche in Palestina (dove molti di loro saranno poi uccisi).
Dopo i secoli della grande espansione (XIII e XIV) vengono i tempi delle persecuzioni, degli abbandoni, con i conflitti religiosi in Europa, poi con la Rivoluzione francese.
Tutto sembra finire quando nel 1834 muore il Generale dell’Ordine, e non ha successori.
Ma nel 1869 si avvia la rinascita, e ora i Premonstratensi sono presenti e operanti nella Chiesa.
Norberto, nel 1126, è diventato arcivescovo di Magdeburgo.
Poi l’hanno coinvolto i drammi della Chiesa al suo vertice.
Nel 1130, morto Onorio III, ci sono a Roma un Papa (Innocenzo II) e un antipapa (Anacleto II).
E c’è il re tedesco Lotario III che vuole essere incoronato a Roma, ma non sa da quale dei due.
Norberto si schiera con Innocenzo II (difeso vigorosamente da San Bernardo), accompagna in Italia Lotario e lo fa incoronare da lui; e continua a lavorare in Germania per ristabilire l’unità della Chiesa, mettendo fine allo scisma.
Muore poi nella sua sede arcivescovile.
Nel 1582, Papa Gregorio XIII lo proclamerà Santo.
Le spoglie di Norberto, all’inizio dell’anno 1627, furono deposte nella chiesa del cenobio dei Canonici Premonstratensi a Strahow, nella città di Praga, dove, poco dopo, in suo onore fu innalzato uno splendido altare.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Norberto, pregate per noi.


*Santi Padri Mercedari di Avignone (6 giugno)
Questi Santi mercedari del convento di Santa Maria di Avignone (Francia), furono vittime della carità ai tempi dell’epidemia.
Offrendosi al servizio degli ammalati per amore di Cristo, vennero contagiati loro stessi e con tanti meriti andarono in paradiso.
L’Ordine li festeggia il 6 giugno.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Padri Mercedari di Avignone, pregate per noi.


*Santa Paolina e familiari - Martiri (6 giugno)

Etimologia: Paolino = piccolo di statura, dal latino
Martirologio Romano: A Roma al secondo miglio della via Aurelia, Santi Artemio e Paolina, martiri.
L’esistenza della santa martire Paolina è fuori discussione, in quanto essa è citata in molte fonti agiografiche antiche, insieme ad Artemio e Candida.
Essi vengono commemorati al 6 giugno nel “Martirologio Romano”, sulla base della ‘Passio SS. Petri et Marcellini’ che racconta: Artemio era il custode del carcere romano dove erano prigionieri i due
cristiani poi martiri Pietro e Marcellino ed aveva una figlia posseduta dal demonio, Paolina.
Pietro gli promise la liberazione della figlia se si fosse convertito al cristianesimo, Artemio si rifiutò, considerando il Santo martire come un pazzo.
Ma in seguito ad un miracolo si ricredette e si convertì insieme alla moglie Candida e alla figlia Paolina che fu guarita.
Denunciato come cristiano al tribunale del giudice Sereno, Artemio fu condannato a morte insieme alle sue congiunte, condotti sulla via Aurelia, le due donne Candida e Paolina furono gettate da un lucernario e poi sepolte sotto una massa di pietre, mentre Artemio venne ucciso con la spada.
Di loro si dice che Artemio e Paolina erano sepolti presso la basilica di San Pancrazio sulla via Aurelia e Candida era sepolta in una chiesa della via Portuense.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Paolina e familiari, pregate per noi.


*Santi Pietro Dung, Pietro Thuan e Vincenzo Duong - Martiri (6 giugno)
Martirologio Romano: Nella città di Luong My nel Tonchino, ora Viet Nam, Santi martiri Pietro Dũng e Pietro Thuần, pescatori, e Vincenzo Đương, contadino, che, rifiutatisi più volte di calpestare la croce, furono condannati al rogo sotto l’imperatore Tu Duc.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Pietro Dung, Pietro Thuan e Vincenzo Duong, pregate per noi.


*San Raffaele Guizar Valencia - Vescovo (6 giugno)

Cotija, Messico, 26 aprile 1878 – Città del Messico, Messico, 6 giugno 1938
Il Beato messicano Raffaele Guizar Valencia, vescovo di Veracruz, durante la persecuzione religiosa esercitò il suo ufficio episcopale sia da esule sia da clandestino, equiparandosi quasi ai numerosi martiri di tale periodo. Giovanni Paolo II lo beatificò il 29 gennaio 1995.
Emblema: Mitra, Pastorale, Tricorno
Martirologio Romano: A Città del Messico, transito del Beato Raffaele Guízar Valencia, vescovo di Vera Cruz in Messico, che in tempo di persecuzione, benché esule e clandestino, esercitò con coraggio l’ufficio episcopale.
Il cattolico Messico, prima ancora della cattolica Spagna, ha conosciuto l’orrore di una lunga Guerra Civile (1910-1937), con la persecuzione di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici e il martirio di tanti figli della Chiesa messicana, come lo fu poi per la Chiesa spagnola.
E anche per i martiri e perseguitati messicani, si stanno celebrando le cause di beatificazione; e già molti sono stati proclamati beati e 25 di questi proclamati santi il 21 maggio 2000, in pieno Anno Santo Giubilare.
E fra i tanti perseguitati di quel turbolento periodo, ci fu il beato Raffaele Guízar Valencia vescovo messicano. Egli nacque a Cotija, diocesi di Zamora, nello Stato di Michoacán, Messico, il 26 aprile 1878, ottavo degli undici figli di Prudenzio Guízar e Natività Valencia, proprietari terrieri e ferventi cristiani.
Crebbe nel clima di grande carità della famiglia, la madre benché facesse parte di una delle più distinte famiglie di Cotija, andava personalmente a lavare gli indumenti dei lebbrosi, confinati fuori del paese.
I primi studi furono fatti nella scuola parrocchiale di Cotija; rimase orfano della madre quando aveva 9 anni e di lui si occupò la sorella maggiore Dolores, anche lei donna di solide virtù cristiane e di vasta carità.
A 12 anni, nel 1890, Raffaele insieme al fratello Antonio entrò nel Collegio di San Simone dei padri Gesuiti, ma già l’anno successivo, essendo stato il collegio soppresso dal governo e avvertendo una certa chiamata al sacerdozio, entrò nella filiale del Seminario minore di Zamora, situata a Cotija.
Nel 1894 ebbe una crisi vocazionale e ritornò in famiglia, interruppe gli studi e prese a lavorare nelle fattorie agricole del padre.
A 18 anni, nell’autunno 1896 avendo superata la crisi, si decise per il sacerdozio, entrando nel Seminario maggiore di Zamora la sua diocesi; per gli studi di filosofia e teologia; in questo importante periodo formativo, espresse una fervorosa devozione al Sacro Cuore di Gesù, che rimarrà una nota caratteristica della sua vita.
Fu ordinato sacerdote il 1° giugno 1901, solennità di Pentecoste; negli anni che seguirono fu impegnato nella predicazione delle ‘missioni popolari’ nella città di Zamora e in diverse regioni del Messico; nel 1903 fu nominato direttore spirituale del Seminario di Zamora, dove insegnò anche teologia ascetica e mistica; gli fu affidata inoltre la direzione diocesana dell’Apostolato della Preghiera.
Il 3 giugno 1903 fondò la Congregazione di Nostra Signora della Speranza, diretta da suo fratello don Antonio Guízar Valencia, con lo scopo di offrire gratuitamente le missioni al popolo, nelle diocesi più povere di mezzi e di clero; la Congregazione comunque fu soppressa il 21 giugno 1910.
Nel 1905 fu nominato missionario apostolico, compito a cui si dedicò con zelo, propagando la devozione al Sacro Cuore
Dal 1907 al 1909 ci fu un’interruzione della sua attività apostolica, per una sospensione del suo vescovo; obbediente, dimostrò esemplare umiltà, finché non venne riabilitato nel 1909, dopo la morte del vescovo.
Nel 1910 scoppiò la Rivoluzione Messicana, padre Raffaele Guízar Valencia si oppose alla campagna di stampa rivoluzionaria contro la Chiesa, impiantando nel 1911 a Città del Messico, una moderna tipografia per stampare il giornale cattolico “La Nación”, che fu presto chiuso dai rivoluzionari.
Nel 1912 fu nominato canonico della cattedrale di Zamora; ma quando nel 1913 s’intensificò la persecuzione religiosa, rimase a Città del Messico non potendo ritornare a Zamora, vivendo per alcuni anni senza fissa dimora, sopportando ogni specie di pericoli e privazioni; per poter esercitare il suo ministero, fu costretto a travestirsi da venditore ambulante, da medico, da musicante, ecc. per non farsi riconoscere come sacerdote; in questo modo poteva avvicinare i malati, assistere i moribondi, amministrando loro i Sacramenti.
Fu condannato a morte due volte e braccato dalla polizia riuscì a sfuggire alla fucilazione, continuò comunque ad assistere i moribondi che cadevano a seguito delle battaglie armate della Guerra Civile.
Diventata impossibile la sua permanenza in Messico, alla fine del 1915 si rifugiò negli Stati Uniti e l’anno successivo in Guatemala, dove con il nome di Raffaele Ruiz predicò un gran numero di missioni.
Per la sua fama di missionario, fu invitato nella vicina isola di Cuba, dove per alcuni anni si prodigò in una intensa attività missionaria e a Cuba lo raggiunse l’inaspettata notizia del Papa Benedetto
XV, il quale il 1° agosto 1919 lo nominò vescovo di Veracruz, immenso territorio in Messico.
Fu consacrato vescovo il 30 novembre 1919 nella cattedrale de L’Avana; il trasferimento nella sua diocesi, avvenne dopo il disastroso terremoto del 9 gennaio 1920, che lo vide impegnato da subito a soccorrere le vittime del sisma; stabilì per questo la sua residenza a Jalapa, allora non eretta a diocesi.
Il suo ministero episcopale durato circa 18 anni, dal gennaio 1920 al giugno 1938, lo vide impegnato a percorrere l’immensa diocesi di Veracruz di 46.000 km², nella visita pastorale alle parrocchie anche le più sperdute, diede impulso alle missioni popolari, alla catechesi, alla devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Riscattò il vecchio seminario di Jalapa, ristrutturandolo completamente, ma il governo lo confiscò nuovamente a fine lavori; il vescovo Guízar allora trasferì il Seminario per la formazione dei sacerdoti a Città del Messico, dove funzionò clandestinamente per 15 anni; fu l’unico Seminario a sopravvivere alla persecuzione in Messico, contando fino a trecento seminaristi.
Ma il tenace vescovo poté risiedere nella sua diocesi di Veracruz, in tutto per poco più di otto anni; infatti dal 1926 al 1929 fu costretto all’esilio negli Stati Uniti e nei Paesi dell’America Centrale; dopo il suo ritorno dovette di nuovo allontanarsi dal 1931 al 1937, sempre a causa dell’imperversare della persecuzione contro il clero da parte del governo rivoluzionario.
Pur da lontano seguì le sorti della diocesi, attraverso lettere ai suoi vicari di Curia; pacificato in parte il territorio nazionale con il Presidente Lazaro Cardenas, poté ritornare nella diocesi stabilmente nel 1937.
Pur essendo di costituzione robusta, mons. Raffaele Guízar Valencia, fu affetto per diversi anni da una grave forma di diabete, da insufficienza circolatoria, da flebite e ulcere varicose, gli anni stressanti dell’esilio peggiorarono la situazione.
Così nel dicembre 1937, mentre predicava una missione a Cordoba fu colpito da un attacco cardiaco, che lo costrinse definitivamente a letto; morì il 6 giugno 1938 a Città del Messico dov’era ricoverato.
La sua salma fu portata a Jalapa (poi diocesi e capitale dello Stato di Veracruz), dove si svolsero i trionfali funerali e poi tumulata nella cattedrale della città; la sua tomba divenne meta di migliaia di pellegrini.
Il 4 aprile fu introdotta la causa di beatificazione; è stato proclamato Beato il 29 gennaio 1995 da Papa Giovanni Paolo II
É stato canonizzato dal Papa Benedetto XVI il 15 ottobre 2006, a Roma in Piazza San Pietro. La sua festa celebrativa è al 6 giugno.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Raffaele Guizar Valencia, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (06 Giugno)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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