Santi del 6 Luglio - Istituto Aveta

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Santi del 6 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Beato Agostino Giuseppe (Elia) Desgardin - Monaco e Martire (6 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri dei Pontoni di Rochefort - 64 martiri della Rivoluzione Francese”
+ 6 luglio 1794
Monaco cistercense che, durante la Rivoluzione Francese, fu incarcerato in una nave-prigione, qui morì contagiato dai suoi compagni infermi, dei quali si prendeva cura.
Martirologio Romano: All’ancora davanti Rochefort sulla costa francese, Beato Agostino Giuseppe (Elia) Desgardin, monaco dell’Ordine Cistercense e martire, che, durante la rivoluzione francese, fu in odio alla religione tratto fuori dal monastero di Septfontaines e, gettato in una sordida galera, morì contagiato mentre prestava assistenza ai compagni di prigionia malati.
Nelle ore più oscure della rivoluzione francese sacerdoti e religiosi, ormai considerati nemici del popolo, sono inseguiti, arrestati e ammassati nelle carceri dei diversi dipartimenti, prima di essere condotti - spesso con marce forzate - verso la costa, per essere deportati. Questa deportazione nella Guyana per molti di loro non avverrà mai.
Nella primavera del 1794 soggiorneranno nelle fortezze della Gironda o su delle navi negriere, soprattutto la "Deux Associés" e la "Washington", ancorate nella rada dell'isola di Aix, vicino a Rochefort.
Su queste navi, "i pontoni", le condizioni di vita sono tali che, in qualche mese, due terzi dei deportati trovarono la morte: 547 morti su 829.
L'affollamento eccessivo, le fumigazioni mattutine che impestavano le stive invece di purificarle, il nutrimento malsano e insufficiente e, ben presto, il tormento dei pidocchi fecero dei pontoni un vero inferno.
Il colpo di stato del 9 Termidoro addolcirà un poco quella che sarà chiamata "la ghigliottina secca". Sull'isola Madame verrà rizzato un ospedale di tende, dove moriranno ancora numerosi prigionieri.
Il 1° ottobre 1995 il Papa Giovanni Paolo II beatificò 64 di questi martiri, fra cui due monaci di Sept-Fons e uno della Trappa, della cui pietà, carità e spirito d'abbandono sono rimaste le testimonianze in diverse relazioni.
Fra' Elia Desgardin, infermiere a Sept-Fons, dopo la chiusura del monastero si trasferì con la comunità a Montluçon.
Il rifiuto di prestare giuramento causò la dispersione dei fratelli.
Fra' Elia fu arrestato, imprigionato a Moulins e condotto a Rochefort con il terzo convoglio dei deportati.
Detenuto sulla Deux Associés, si prodigò nella cura dei malati, amato e ammirato da tutti. Contagiato, morì a quarantaquattro anni, martire della carità, il 6 luglio 1794 e fu sepolto nell'isola di Aix.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beato Agostino Giuseppe Desgardin, pregate per noi.


*Beato Cristoforo Solino - Mercedario (6 luglio)

Sapientissimo insegnante di Sacra Teologia, il Beato Cristoforo Solino, fu professore dell’Università di Parigi.
Nel convento mercedario di Santa Maria in Tolosa (Francia), condusse una vita in rigido ritiro e meditazione fino a quando, accumulati molti meriti e virtù, morì in una buona vecchiaia.
L’Ordine lo festeggia il 6 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Cristoforo Solino, pregate per noi.


*Santa Darerca (Monenna) di Killeavy - Badessa (6 luglio)

Martirologio Romano: Nel territorio di Armagh in Irlanda, Santa Monenna, badessa del monastero di Killeevy da lei stessa fondato.
Sembra che il nome di Battesimo di questa vergine, commemorata nei martirologi irlandesi al 6 luglio, sia stato Darerca, e che Moninna sia invece un vezzeggiativo di origine oscura.
A noi sono pervenuti i suoi Acta, ma essi presentano notevoli difficoltà dal momento che la santa è stata confusa con l'inglese Santa Modwenna, venerata a Burton-on-Trent.
Darerca fu la fondatrice e la prima badessa di uno dei più antichi e importanti monasteri femminili di Irlanda, sorto a Killeavy (contea di Armagh), ove sono ancora visibili le rovine di una chiesa a lei dedicata.
Morì nel 517.
Killeavy rimase un importante centro di vita religiosa, finché fu distrutto dai predoni scandinavi nel 923; Darerca continuò ad essere largamente venerata specialmente nella regione settentrionale dell'Irlanda.
(Autore: Patrick Corish - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Darerca di Killeavy, pregate per noi.  


*Santa Domenica (Ciriaca) - Venerata a Tropea (6 luglio)

Santa Domenica nacque nel 287 a Tropea in Calabria, figlia di Doroteo ed Arsenia.
Fin dall'infanzia visse in un ambiente profondamente cristiano e dove la vita quotidiana stessa era pregna della fede professata.
Probabilmente la famiglia aveva una posizione agiata e di rilievo, se sembra che lo stesso imperatore si interessò alla questione che portò Doroteo, Arsenia e Domenica al giudizio.
Questo potrebbe essere confermato anche dal fatto che ai genitori di Domenica venne risparmiata la vita, in cambio dell'esilio nella regione dell’Eufrate.
Domenica, invece, fu sottoposta a numerose pressioni e angherie per indurla a rinnegare la sua fede cristiana.
Non solo i vari tentativi risultarono vani, ma i prodigi operati dalla Santa portarono a conversione alcuni presenti.
Condotta in Campania, fu processata e condannata al supplizio "ad leones", ma i leoni rimasero impassibili e divennero addirittura docili davanti alla santa, la pena fu così mutata nella decapitazione, che avvenne secondo lo storico Baronio il 6 luglio 303.
Il culto della santa tropeana si diffuse nel sud Italia e in Oriente, perché i vescovi di Tropea, di rito greca, dipesero come giurisdizione ecclesiastica dal patriarcato di Costantinopoli.
Le spoglie mortali della santa riposarono per molti anni a Vizzini, per essere poi traslati nella cattedrale di Tropea, città della quale è patrona.
Martirologio Romano: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, Santa Ciríaca, vergine e martire sotto Diocleziano, che è oggetto di grande venerazione a Tropea in Calabria.
É commemorata nel Martirologio Romano il 6 luglio. Probabilmente si tratta della martire greca
Ciriaca (v. Ciriaca, Doroteo ed Eusebia) morta a Nicomedia durante la persecuzione di Diocleziano, latinizzata in Domenica.
Secondo la passio greca era figlia di Doroteo ed Eusebia.
scoppiata la persecuzione fu arrestata e condotta a Nicomedia dove fu sottoposta a tormenti da parte di Massimiano.
Giudicata quindi dal preside Ilariano, fu condannata alla decapitazione, ma, condotta fuori città, prima di ricevere il colpo di spada, esalò lo spirito.
Secondo le fonti latine, in cui appare per la prima volta nel sec. XVI. invece, nacque in Campania; nella persecuzione di Diocleziano fu inviata a Massimiano che la fece decapitare; il suo corpo fu portato dagli angeli a Tropea, in Calabria.
Probabilmente in questa città, c'erano delle reliquie della santa e perciò fu creduta una martire locale.
Oltre che a Tropea, Domenica ha avuto culto in diverse località.
Presso Fiumefreddo (Cosenza) esisteva un'antichissima chiesa a lei dedicata, passata ai Florensi nel 1202; nella diocesi di Reggio esisteva un antico monastero greco, detto S. Domenica di Gallico; durante la dominazione bizantina esisteva un villaggio che portava il suo nome presso Tropea e la città vescovile di Gerace aveva assunto il nome di S. Ciriaca, che è il corrispondente vocabolo greco.
La S. Congregazione dei Riti concesse a Tropea l'Ufficio e la Messa propria in onore della martire il 14 maggio 1672 (Archivio Vaticano, Misc. Arm., 5, vol. V, f. 317).
Il suo culto è molto popolare a Tropea e nella diocesi: la festa annuale viene celebrata con molta solennità e con manifestazioni popolari caratteristiche.
(Autore: Francesco Russo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Domenica, pregate per noi.


*San Giusto di Condat - Monaco (6 luglio)

Martirologio Romano: Nel territorio di Condat presso il massiccio del Giura in Francia, San Giusto, monaco.
I più antichi calendari del monastero di Condat, oggi St. - Claude (Giura), contengono il nome di un Justus, col titolo di Santo.
La sua festa si celebrava, fin dai tempi più antichi, il 6 luglio. Tuttavia, le notizie storiche su questo personaggio sono scarse. Una parte delle sue reliquie fu trasferita nel secolo IX a Salaise (Isère) dove si trovano ancor oggi.
San Pio X ne confermò il culto nel 1903.
(Autore: Rombaut Van Doren – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Giusto di Condat, pregate per noi.


*San Goar - Sacerdote (6 luglio)
sec. VI

Martirologio Romano: Sulla riva del fiume Reno, San Goar, sacerdote, originario dell’Aquitania, che, con l’appoggio del vescovo di Treviri, costruì un ospizio e un oratorio per accogliere i pellegrini e provvedere alla salvezza delle loro anime.
La più antica notizia su questo santo risale al 765, quando il re Pipino donò al monastero di Pruem la cella sancti Goaris esistente presso Oberwesel, non lungi da Bingen, sulla riva sinistra del Reno, nella diocesi di Treviri.
Nel 782 Carlo Magno confermò definitivamente la donazione ed allora l'abate Asuarius fece costruire una grande basilica nella quale fu portato il corpo del santo. Da quel tempo la tomba
cominciò ad essere meta di numerosi pellegrinaggi, attorno alla basilica si sviluppò una città che dal santo prese il nome (Sankt Goar) e fu scritta anche la più antica biografia, da un monaco di Pruem.
Secondo l'autore Goar era oriundo dell'Aquitania; al tempo di Chidelberto si recò a Treviri e, ordinato sacerdote dal vescovo Felice, ebbe il permesso di costruirsi una cella e una celletta presso Oberwesel. Ivi celebrava ogni giorno, eccetto il venerdì, la santa Messa, recitava tutto il Salterio ed assisteva i pellegrini che lo visitavano.
Durante il governo del vescovo Rustico ebbe delle noie che però superò felicemente; rifiutò l'episcopato di Treviri, offertogli dal re Sigeberto di Metz, morì carico di anni e di meriti il 6 luglio di un anno ignoto.
Quando in realtà sia vissuto Goar è impossibile precisare e neppure è sicura la sua origine gallica poiché il nome era già conosciuto nel secolo V nella regione del Reno; sembra tuttavia che si debba attribuire al secolo VI.
Poiché la venerazione di Goar andava sempre più crescendo e i miracoli si moltiplicavano presso la sua tomba, l’abate Marcward di Pruem nell'839 ordinò al monaco Wandelbert di scrivere una nuova biografia del santo in stile più scorrevole e di aggiungervi i miracoli operati fino a quel tempo.
Per la storia del culto di Goar si deve notare che la sua festa, oltre che nel Martirologio di Wandelbert e in quello di Rabano Mauro, che ne dipende, è ricordata nei codici pleniores del Geronimiano al 6 luglio, ma senza indicazione topografica; Floro invece ha l'esatta indicazione In Binga, mentre Usuardo, riferendosi alla diocesi, ha in pago Trevirensi come si trova tuttora nel Martirologio Romano.
(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Goar, pregate per noi.


*San Gredfyw - Patrono di Llanllyfni (6 luglio)

Sebbene Gredfyw compaia nel Bonedd y Saint senza genealogia, altrove è ricordato come figlio di Ithel Hael di Llydaw.
Si dice anche sia stato fratello di Tegai, Gredifael, Llechid e Fflewyn ed il suo nome compare anche come Grediw e Rhedio.
Ora anche Ridicus, padre di San Garmon, è ricordato come santo ed il suo nome è in gallese, appunto Rhedyw.
Esiste inoltre una tradizione gallese secondo la quale Gredfyw sarebbe giunto nel Galles dalla Bretagna alla fine del V sec; se ciò fosse vero esisterebbe indubbiamente una connessione tra Gredfyw e San Garmon.
Il nome di Gredfyw è ricordato soltanto a Llanllyfni nel Caernarvoshire; egli risiedeva a Eisteddfa Rhedyw che vuol dire appunto «sede di Gredfyw» ed una sua sedia è stata oggetto di venerazione attraverso i secoli, cosi come una pietra che si dice portasse le impronte del suo pollice e dello zoccolo del suo cavallo.
Un pozzo, noto come Fflynnon Rhedyw, in una piccola costruzione rettangolare, veniva probabilmente usato dal santo come battistero.
Fino al XVIII sec. inoltre, esisteva a Llanllyfni un altare di San Gredfyw, noto come Bedd Rhedyw; una sua effigie si trovava sopra la finestra della cappella Eithinog, fuori della chiesa e la pietra che si trova di fronte alla sua statua nel cortile della chiesa è consunta e reca evidenti le impronte di molte ginocchia.
Sebbene San Gredfyw fosse patrono di Llanllyfni e la sua festa fosse celebrata l'11 novembre, tuttavia in questo centro la fiera in suo onore ha luogo il 6 luglio.
Nessuno dei calendari gallesi gli dedica una festa.
(Autore: Joachim Dolan – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gredfyw, pregate per noi.


*Santa Maria Goretti - Vergine e Martire (6 luglio)

Corinaldo (Ancona), 16 ottobre 1890 - Nettuno, Roma, 6 luglio 1902
Nacque a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, figlia dei contadini Luigi Goretti e Assunta Carlini, Maria era la seconda di sei figli.
I Goretti si trasferirono presto nell'Agro Pontino.
Nel 1900 suo padre morì, la madre dovette iniziare a lavorare e lasciò a Maria l'incarico di badare alla casa e ai suoi fratelli.
A undici anni Maria fece la Prima Comunione e maturò il proposito di morire prima di commettere dei peccati.
Alessandro Serenelli, un giovane di 18 anni, s' innamorò di Maria. Il 5 luglio del 1902 la aggredì e tentò di violentarla.
Alle sue resistenze la uccise accoltellandola.
Maria morì dopo un'operazione, il giorno successivo, e prima di spirare perdonò Serenelli.
L'assassino fu condannato a 30 anni di prigione.
Si pentì e si convertì solo dopo aver sognato Maria che gli diceva avrebbe raggiunto il Paradiso.
Quando fu scarcerato dopo 27 anni chiese perdono alla madre di Maria.
Maria Goretti fu proclamata santa nel 1950 da Pio XII. (Avvenire)
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno, nel Lazio.
Dopo il gran numero di vergini martiri, del lontano tempo delle persecuzioni contro i cristiani, che oltre a rifiutare l’adorazione degli idoli, rifiutavano soprattutto le offerte ed i desideri sessuali dei loro carnefici, come ad esempio Santa Lucia, Sant’ Agata, Santa Cecilia, Sant’ Agnese, ecc. ci fu un lungo tempo in cui nella Chiesa non comparvero figure eclatanti di martiri per la purezza.
Ma nel nostro tempo la Chiesa ha posto sugli altari figure esemplari di giovani donne e adolescenti, che nella difesa della virtù della purezza, oggi tanto ignorata, persero la loro vita in modo violento, diventando così delle martiri.
È il caso della Beata Pierina Morosini († 1957) di Fiobbio (Bergamo); della Beata Carolina Kozka († 1914) della Polonia; della Beata Antonia Mesina († 1935) di Orgosolo (Nuoro); della Serva di Dio Concetta Lombardo († 1948) di Staletti (Catanzaro), ecc., prima di loro ci fu la dodicenne Maria Goretti, oggetto di questa scheda, beatificata nel 1947 e proclamata santa nel 1950 da papa Pio XII durante quell’Anno Santo.
Forse ai nostri giorni parlare della difesa estrema della purezza, fa un po’ sorridere, visto il lassismo imperante, la sfrenatezza dei costumi, il sesso libero fra molti giovani; ma fino a qualche decennio fa la purezza era un bene e una virtù, a cui specialmente tutte le ragazze tenevano, come dono naturale da difendere e preservare per un amore più completo e benedetto dal sacramento del Matrimonio, oppure come dono da offrire a Dio in una vita consacrata.
Con il riconoscimento ufficiale della Chiesa di questa forma di martirio, quello che fino allora poteva considerarsi, secondo il linguaggio di oggi, come uno stupro finito tragicamente per la resistenza della vittima, assunse una luce nuova di martirio, visto la personale spiritualità della vittima, il concetto di difesa della purezza come dono di Dio, il ribellarsi coscientemente fino alla morte; piace qui ricordare s. Domenico Savio che nella sua pura adolescenza, diceva: “La morte ma non il peccato”.
In quest’ottica va inquadrata la vicenda terrena di Maria Goretti, nata a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890 e battezzata lo stesso giorno, fu poi cresimata, secondo l’uso dei tempi in piccola età, il 4 ottobre 1896 quando il vescovo Giulio Boschi, giunse in visita pastorale nel paesino.
Nel 1897, i genitori Luigi Goretti e Assunta Carlini che avevano oltre la primogenita Maria, altri quattro figli, essendo braccianti agricoli e stentando nel vivere quotidiano con la numerosa famiglia, decisero di trovare lavoro altrove; mentre tanti compaesani tentavano l’avventura dell’emigrazione nelle Americhe, essi scelsero di spostarsi nell’Agro Pontino nel Lazio, che essendo infestato dalla malaria, pochissimi sceglievano di trasferirsi lì.
Giunsero dapprima nella tenuta del senatore Scelsi a Paliano, come mezzadri insieme ad un’altra famiglia già residente i Serenelli, pure di origine marchigiana, composta solo da padre e figlio, essendo la madre morta da tempo.
Poi i rapporti con il proprietario si guastarono, ed i Serenelli ed i Goretti dovettero lasciare Paliano e fortunatamente trovarono, sempre come mezzadri, un’altra sistemazione nella tenuta del conte Lorenzo Mazzoleni a Ferriere di Conca, nelle Paludi Pontine; zona che prima della bonifica, iniziata nel 1925 e completata soltanto nel 1939, fungeva da diga naturale fra la parte settentrionale e l’immenso acquitrino a sud; non era certamente un luogo salutare, perché d’estate era invaso dalle zanzare e dalla malaria; il chinino unico farmaco efficace, era soprattutto usato per scopo terapeutico, ma non serviva per lo scopo preventivo.
Mentre i genitori si adoperavano nel lavoro massacrante dei campi, Maria accudiva alle faccende domestiche, tenendo in ordine la casa colonica e badando ai fratellini più piccoli.
Dopo alcuni anni, il 6 maggio 1900, il padre non ritornò a casa, stroncato dalla malaria ai margini della palude, Maria aveva allora 10 anni; prese a confortare la mamma rimasta sola con la famiglia e con un lavoro da svolgere superiore alle sue forze; nonostante che il raccolto fosse buono quell’anno, la famiglia rimase in debito con il conte Mazzoleni dei diritti di mezzadria, di ben 15 lire dell’epoca.
Il proprietario dopo aver invitato la madre a lasciare quel lavoro e la casa, perché era impossibile mantenere il rapporto lavorativo legato ad un mercato esigente e ad un raccolto abbondante e sicuro; ma dietro la disperata richiesta di mamma Assunta di restare, perché con cinque figli non aveva dove andare, il conte acconsentì purché nel rimanere si associasse ai Serenelli, che abitavano nella stessa cascina e coltivavano altri terreni.
La soluzione sembrò ideale, i Serenelli padre e figlio coltivavano i campi e Assunta accudiva i figli e le due case, oltre ai lavori sull’aia; mentre Maria si dedicava alla vendita delle uova e dei colombi nella lontana Nettuno, al trasporto dell’acqua che non era in casa come oggi, alla preparazione delle colazioni per i lavoratori nei campi, al rammendo del vestiario.
Non aveva più potuto andare a scuola, che già frequentava saltuariamente; era definita dalla gente dei dintorni “un angelo di figliola”; recitava il rosario, era molto religiosa come d’altronde tutta la famiglia.
Aveva insistito di fare la Prima Comunione a meno di undici anni, invece dei dodici come si usava allora; con grandi sacrifici riuscì a frequentare il catechismo, e così nel maggio del 1902 poté ricevere la Santa Comunione.
Fino ad allora la sua fu una vita di stenti, duro lavoro, sacrifici, poche Messe alle quali assisteva nella chiesa della vicina Conca, oggi Borgo Montello, ma che da giugno a settembre chiudeva, quando i
conti Mazzoleni partivano per sfuggire alla malaria e alle zanzare che proliferavano con il caldo. Allora sacrificando ore al sonno, si recava a Messa a Campomorto distante parecchi km.
Intanto i rapporti fra il Serenelli padre e Assunta Goretti si incrinarono, in quanto egli essendo vedovo fece ben presto capirle che se voleva mangiare lei e la sua famiglia, doveva sottomettersi alle sue richieste non proprio oneste.
Siccome Assunta non era disposta a cedere, il Serenelli cominciò a controllare tutto, persino le uova nel pollaio e a passarle gli alimenti con il contagocce. Maria intanto giunta ai dodici anni, cominciava a svilupparsi nel fisico, diventando di bell’aspetto, ma il suo animo era semplice e puro e non aveva avuto tempo di sognare per il suo futuro, tutta presa ad aiutare nel lavoro, sostenere e incoraggiare la mamma, accudire i fratelli piccoli.
Il figlio del Serenelli, Alessandro, aveva intanto raggiunto i 18 anni, di fisico robusto era l’orgoglio del padre, non solo perché sapeva lavorare sodo nei campi, ma cosa rara in quei tempi fra i contadini, sapeva leggere e scrivere; quando si recava in paese, ritornava sempre con qualche rivista poco raccomandabile, che portata in casa, suscitava le proteste di Assunta, ma il padre lo giustificava dicendo che doveva esercitarsi nella lettura.
Alessandro ormai guardava Maria con occhi diversi da qualche anno prima e cominciava a cercare di avere degli approcci non buoni, insidiandola varie volte, sempre respinto dalla ragazza; un giorno fece apertamente delle proposte peccaminose e al rifiuto di Maria, temendo che ne parlasse in famiglia, la minacciò di morte se lo avesse fatto.
Maria per non aggravare i già tesi rapporti fra le due famiglie, stette zitta, rimanendo meravigliata dalla situazione che non capiva, perché aveva sempre considerato Alessandro come un fratello.
Il 5 luglio 1902 i Serenelli ed i Goretti erano intenti alla sbaccellatura delle fave secche e Maria seduta sul pianerottolo che guardava l’aia, rammendava una camicia del giovane Alessandro.
Ad un certo punto questi lasciò il lavoro e con un pretesto si avviò alla casa; giunto sul pianerottolo invitò Maria ad entrare dentro, ma lei non si mosse, allora la prese per un braccio e con una certa forza la trascinò dentro la cucina che era la prima stanza dove si entrava.
Il racconto è dello stesso Alessandro Serenelli, fatto al Tribunale Ecclesiastico; Maria Goretti capì le sue intenzioni e prese a dirgli: “No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno”.
Ancora una volta respinto, il giovane andò su tutte le furie e preso un punteruolo che aveva con sé, cominciò a colpirla; Maria lo rimproverava e si divincolava e lui ormai cieco nel suo furore, prese a colpirla con violenza sulla pancia e lei ancora diceva: “Che fai Alessandro?
Tu così vai all’inferno…”, quando vide le chiazze di sangue sulle sue vesti, la lasciò, ma capì di averla ferita mortalmente.
Le grida della ragazza a malapena sentite dagli altri, fecero accorrere la madre, che la trovò in una pozza di sangue, fu trasportata nell’ospedale di Orsenico di Nettuno, dove a seguito della copiosa perdita di sangue e della sopravvenuta peritonite provocata dalle 14 ferite del punteruolo, i medici non riuscirono a salvarla.
Ancora viva e cosciente, perdonò al suo assassino, dicendo all’affranta madre che l’assisteva: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”; fu iscritta sul letto di morte tra le Figlie di Maria, ricevé gli ultimi Sacramenti e spirò placidamente il giorno dopo, 6 luglio 1902.
Alessandro arrestato e condannato al carcere, già nel 1910 si era pentito e aveva sognato “Marietta”, come veniva chiamata, in Paradiso che raccoglieva fiori e glieli donava con il suo inconfondibile sorriso.
Quando uscì dal carcere nel 1928, andò da mamma Assunta a chiederle perdono e in segno di riconciliazione
si accostarono entrambi alla Comunione, nella notte di Natale di quell’anno.
Il 31 maggio 1935 nella Diocesi di Albano si apriva il primo processo per la sua beatificazione, che avvenne come già detto, il 27 aprile 1947 con Pio XII, lo stesso Papa la canonizzò il 24 giugno 1950, di fronte ad una folla immensa, dopo essersi congratulato con la madre, che ammalata e seduta su una sedia a rotelle, assisté al rito da una finestra del Vaticano.
Il suo corpo di novella martire moderna, riposa nella cappella a lei dedicata, nel santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno, custodito dai Padre Passionisti e meta di innumerevoli pellegrinaggi da tutto il mondo cattolico; la sua festa si celebra il 6 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Maria Goretti, pregate per noi.


*Beata Maria Rosa (Susanna Agata de Loye) - Benedettina, Martire (6 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beate Martiri di Orange” (32 suore francesi) Vittime della Rivoluzione Francese

Sérignan, Francia, 4 febbraio 1741 - Orange, Francia, 6 luglio 1794
Emblema:
Palma
Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, Beata Susanna Agata (Maria Rosa) de Loye, vergine dell’Ordine di San Benedetto e martire, che, durante la rivoluzione francese, prima di una schiera di trentadue religiose di vari Ordini e conventi stipate nello stesso carcere, perseverò nella vita religiosa e, condannata successivamente in odio al nome di Cristo insieme alle altre compagne, salì impavida al patibolo.
Nata a Sérignan (Vaucluse) il 4 febbraio 1741, entrò nell'abbazia benedettina di Caderousse, dove fece la professione nel gennaio 1762 e dove trascorse trent'anni praticando tutte le virtù monastiche, vivendo nella povertà e nell'obbedienza, preparandosi ogni giorno alla morte e, senza saperlo, al martirio.
Nel settembre 1792, essendo stato chiuso il suo monastero dai rivoluzionari, suor Maria Rosa rientrò in famiglia a Sérignan dedicandosi alle opere di carità e all'apostolato.
Arrestata nel maggio 1794 fu tradotta dinanzi alla commissione popolare d'Orange il 6 luglio seguente.
Il tribunale l'accusò di voler distruggere la repubblica e le intimò l'ordine di prestare il giuramento prescritto dalla legge.
Suor Maria Rosa riluttò, tranquillamente, ma fermamente, dichiarando che considerava questo giuramento come un'apostasia.
Fu immediatamente condannata a morte, l'esecuzione fu eseguita la sera stessa alle ore diciotto ed ella salì sul patibolo con grande coraggio.
La sua esecuzione apriva la serie dei massacri che dovevano continuare per tre settimane.
Beatificata il 10 maggio 1925, la sua festa si celebra il 9 luglio.
(Autore: Raymond Darricau – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Rosa, pregate per noi.


*Beata Maria Teresa Ledochowska - Vergine (6 luglio)

Loosdorf, Austria, 29 aprile 1863 - Roma, 6 luglio 1922
Etimologia:
Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Roma, Beata Maria Teresa Ledóchowska, vergine, che si adoperò con tutte le sue forze a favore degli Africani oppressi dalla schiavitù e fondò il Sodalizio di San Pietro Claver.
La Beata Maria Teresa Ledòchowaska nacque il 29 aprile 1863 a Loosdorf (Austria), dal conte Antonio Ledòchowaska, di origine polacca. L’ambiente aristocratico non la divise dal Vangelo né dai fratelli. Anzi proprio dai genitori, si può dire, che ereditò la fede.
Nel 1882 si trasferì con la famiglia in Polonia. Successivamente, nel 1885, entrò a servizio presso la Corte del granduca Ferdinando IV di Toscana a Salisburgo. Due significativi incontri cambiarono la sua vita: con le suore Francescane Missionarie di Maria e con il Cardinale Lavigerie.
Nel 1890 fonda la rivista missionaria Eco dell’Africa e nel 1891 lascia in modo definitivo la Corte. Da questo momento in poi si avvia un cammino di maturazione, che la porterà a fondare, nel 1894, l’Istituto di S. Pietro Claver. Nel 1910, ad opera di Papa Pio X, ebbe il riconoscimento dell’Istituto.
Morì a Roma il 6 luglio 1922. La memoria liturgica è il 6 luglio.
Dei Beati Arnoldo Janssen, Eugenio de Mazenod, Giuseppe Freinademetz, Maria Teresa
Ledòchowaska, il Pontefice, dopo aver ricordato il ruolo propositivo che ebbero nel campo della Missione, tema conciliare, delinea le fondamentali linee del loro insegnamento alla Chiesa: "[...Ricordiamo] anzitutto l’invito a sentire negli uomini il nostro fratello, che con noi e come noi vive, ama spera, piange; ad aiutarlo ad elevarsi, a raggiungere la pienezza del suo sviluppo umano, sociale, culturale, spirituale.
Tutto questo non certo soltanto per una sia pure legittima simpatia (...), ma prima e soprattutto dalla luce della Rivelazione, che ci indica, misteriosamente presente e nascosto nel volto dei fratelli, specialmente i più sofferenti, il volto stesso di Cristo.
Ci viene poi l’invito a cogliere i segni dei tempi per testimoniare e rendere sempre attuale la presenza della Chiesa nel mondo, in tutti quei modi che vengono offerti sia dalle circostanze del kairòs (...), sia dalle inclinazioni del genio proprio di ciascuno. I nuovi Beati ci danno infatti l’immagine di persone non certo ripiegate su se stesse in sterili narcisismi o nella soluzione dei problemi o pseudo-problemi individuali, ma che si sono messi a lavorare sul serio e sodo per il Regno di Dio, dove e come e quando hanno intuito le enormi possibilità di rendersi utili.
Ed essi insegnano a tanti spiriti inquieti o malcontenti o demoralizzati a spendersi per gli altri con più fatti e forse con meno parole, perché gli operai della vigna son attesi a tutte le ore.
In terzo luogo, essi ci invitano a prendere sempre maggiore coscienza che “nella situazione attuale, in cui va profilandosi un nuova condizione per l’umanità - usiamo ancora le parole del Concilio - la Chiesa, che è sale della terra e luce del mondo, è chiamata in maniera più urgente a salvare e a rinnovare ogni creatura, affinché tutte le cose siano instaurate in Cristo e gli uomini in Lui costituiscano una sola famiglia e un solo Popolo di Dio” (Ad Gentes, 1)".
(Autore: Don Marco Grenci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Teresa Ledochowska, pregate per noi.


*Beata Nazaria Ignazia March Mesa - Religiosa, Fondatrice (6 luglio)
Madrid, 10 gennaio 1889 - Buenos Aires, 6 luglio 1943
Nazaria Ignazia March Mesa - nata a Madrid nel 1889 - presto di trasferì con la numerosa famiglia (aveva 10 fratelli) in Messico per ragioni economiche.
Sulla stessa nave viaggiavano alcune Piccole suore degli anziani abbandonati.
Lei si fece religiosa proprio in quella Congregazione. Per il noviziato tornò in patria, ma nel 1908 riprese la via delle Americhe, destinata alla missione di Oruro, in Bolivia. Qui si spese per dodici anni nelle opere di carità.
Nel 1920, dopo un corso di esercizi spirituali incentrati sul Regno di Dio, concepì una nuova Congregazione, intesa come «crociata di amore che abbraccia tutta la Chiesa».
La fondò il 16 di giugno del 1925 con il nome di Missionarie Crociate della Chiesa.
La nuova famiglia religiosa era all'avanguardia nella situazione della Bolivia di allora, sostenendo in particolare la promozione sociale e lavorativa delle donne.
Nel 1938 la fondatrice passò in Argentina dove diede vita a molte istituzioni in favore delle giovani e dei poveri.
Morì a Buenos Aires nel 1943 ed è stata beatificata da Giovanni Paolo II il 27 settembre 1992.
Martirologio Romano: A Buenos Aires in Argentina, Beata Nazaria di Santa Teresa March Mesa, vergine, che, nata in Spagna ed emigrata con la famiglia in Messico, mossa da spirito missionario dedicò tutta se stessa all’evangelizzazione dei poveri in varie nazioni dell’America dell’America Latina e fondò l’Istituto delle Missionarie Crociate della Chiesa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Nazaria Ignazia March Mesa, pregate per noi.


*Santa Noiala - Vergine e Martire (6 luglio)

Ragazza britannica decapitata a Beignan in Bretagna.
Secondo una leggenda camminò fino a Pontivy con la propria testa nelle mani.
É molto venerata in Bretagna.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Noiala, pregate per noi.  


*San Palladio - Vescovo degli Scoti (6 luglio)

Martirologio Romano: In Scozia, commemorazione di San Palladio, vescovo, che, mandato da Roma in Irlanda, morì in Inghilterra, nello stesso tempo in cui San Germano di Auxerre vi combatteva l’eresia pelagiana.
San Palladio, Apostolo degli Scoti era un diacono di Roma o di Auxerre inviato nel 431 da Papa Celestino nelle isole inglesi, per predicare ai pagani e contrastare l’eresia di Pelagio.
Iniziò a predicare in Irlanda, ma fu bandito dal re del Leinster ed allora si stabilì nel territorio dell’attuale Scozia.
Predicò con grande zelo e rese stabile e forte la chiesa in quel paese così lontano da Roma.
Morì a Fordun, a quindici miglia da Aberdeen, intorno all’anno 450.
Le sue reliquie furono conservate con grande devozione nel monastero di Fordun.
Nel 1409 furono traslate dall’arcivescovo di Aberdeen, in un prezioso sarcofago tempestato di pietre preziose.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Palladio, pregate per noi.


*San Pietro Wang-Tsong-Loung - Martire in Cina (6 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) (9 luglio - Memoria Facoltativa)

Emblema: Palma
Martirologio Romano: In località Shuangzhong presso Jixian nella provincia dello Hebei in Cina, San Pietro Wang Zuolong, martire, che durante la persecuzione dei Boxer morì impiccato per essersi rifiutato di abiurare la fede di Cristo davanti agli idoli pagani.
Durante la rivolta dei ‘Boxers’ in Cina, perirono molti cristiani e padri missionari, questi eccidi si sparsero a macchia d’olio, villaggio per villaggio, in particolare là dove il cattolicesimo era fiorente nelle comunità ferventi di fede.
Il nostro Beato al quale era stato dato il nome Pietro, era del villaggio di Cioang-tcìng, fu prima
seminarista e poi ottimo cristiano; quando stavano per arrivare i ‘Boxers’ fuggì, ma ritornò per restare vicino al fratello e mentre stava nei dintorni del villaggio, fu avvistato da una donna che lo denunciò come cristiano.
Il fervore di una fede genuina lo animava, per cui vincendo la paura, gridò ad alta voce che se ne sarebbe andato in cielo; i persecutori a sentire ciò, presero spunto per il tipo di supplizio da dargli, lo appesero per il codino al palo portabandiera che stava davanti alla pagoda.
Rimase in quella posizione per otto ore con il cuoio capelluto che si staccava, subendo nel contempo percosse e bruciature mentre lui pregava; staccatosi completamente il cuoio capelluto, cadde a terra tutto sanguinante.
I "Boxers" pur nella loro crudeltà, notarono che Pietro godeva della stima dei presenti, per cui dissero di essere favorevoli a rilasciarlo dopo il pagamento di un riscatto; i pagani offrirono la somma, però con la richiesta che esso rinnegasse la sua fede, ma egli si oppose con fermezza.
Tentarono così con la forza di fargli fare le rituali prostrazioni davanti ad una pagoda, ma il martire oppose una resistenza superiore alle sue stremate forze.
Irritati, i ‘Boxers’ infine lo ammazzarono a colpi di pugnale, era il 6 luglio 1900 ed aveva 58 anni.
Beatificato insieme ad altri martiri il 17 aprile 1955 da Pio XII. Canonizzato con altri 119 martiri in Cina da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Festa religiosa il 20 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Wang-Tsong-Loung, pregate per noi.


*San Romolo di Fiesole - Vescovo e Martire (6 luglio)

Fiesole (FI), secolo IV
Secondo la tradizione il cristianesimo giunse a Fiesole nel I secolo con Romolo – discepolo di Pietro – primo vescovo della diocesi di cui ora è patrono.
Fu martirizzato con alcuni compagni nel 90. La sua vita è raccontata da tre codici redatti tra l’XI e il XIV secolo. A lui è dedicata la cattedrale, eretta dal vescovo Jacopo il Bavaro nel 1028.
Sempre secondo la tradizione un gruppo di cristiani fuggiti da Fiesole con Romolo – il quale avrebbe portato in Toscana la sacra immagine della Vergine dipinta dall’evangelista Luca – edificò il primo nucleo del futuro santuario dell’Impruneta, vicino Firenze. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Fiesole in Toscana, San Romolo, diacono, celebrato come primo martire della città.
Purtroppo di questo Santo patrono di Fiesole, antica cittadina in provincia di Firenze, di certo si sa poco, mentre in gran parte le notizie che lo riguardano sono fantasiose, anche se poi hanno influenzato tradizioni, scritti e artisti nei secoli successivi.
L’esempio più chiaro di queste fantasie è la credenza, che certamente per il suo nome, è assimilato all’omonimo mitico fondatore di Roma e come questi allattato da una lupa.
Romolo fu certamente diacono della Chiesa fiesolana; forse sacerdote o vescovo, ma vissuto dopo il tempo delle persecuzioni, alla fine del secolo IV; sepolto nella vecchia cattedrale, fu a poco a poco ritenuto come il primo vescovo della città e martire.
Le qualifiche di vescovo e di martire, non comparivano in documenti del 966, mentre nel 1028 egli era già considerato tale e così per i secoli successivi; il suo nome insieme a quelli dei compagni Carissimo, Marchiziano, Crescenzio e Dolcissimo, è riportato al 6 luglio dal “Martirologio di Usuardo” nell’edizione del 1468 fatta a Firenze; e alla stessa data fu introdotto nel secolo XVI nel "Martirologio Romano" con l’affermazione che Romolo, discepolo di San Pietro apostolo, fu da lui inviato a predicare il Vangelo; dopo essere stato in diverse città d’Italia, fu martirizzato a Fiesole, insieme ad alcuni compagni, al tempo dell’imperatore Domiziano (51-96).
Dunque tra la fine del secolo X e l’inizio dell’XI ci fu un cambiamento del culto di San Romolo, che da ‘confessore’ quale era considerato prima, fu promosso a ‘martire’; tale cambiamento fu la conseguenza di una predicazione fatta in quel tempo, di un certo abate Teuzone, il quale rifacendosi alle scarsissime notizie in merito e ad una iscrizione lapidea smozzicata nella scrittura, dedusse che Romolo che era stato sepolto per molto tempo nella chiesa di S. Pietro, fosse discepolo dell’apostolo e inviato a predicare il Vangelo a Fiesole, dove non poteva non subire il martirio.
S. Romolo in Fiesole, venne sempre rappresentato, al di là di ogni certezza storica, con abiti episcopali, nei luoghi pubblici e di culto, illustrandone gli avvenimenti prodigiosi che la tradizione popolare ricordava.
A volte la sua figura è affiancata da una lupa, che secondo la leggenda fiesolana, l’avrebbe allattato; la più antica immagine di Romolo è nello splendido polittico dipinto nel 1440 per l’altare maggiore della cattedrale a lui intitolata, dove il Santo è raffigurato insieme ai santi Alessandro, Pietro e Donato con addosso uno splendido piviale rosso ed oro, mentre si volge verso la Vergine con il Bambino.
Molti altri affreschi ricordano gli episodi salienti, sebbene leggendari, della sua vita e il martirio subito con i quattro compagni a Fiesole, come pure prodigi e miracoli da lui operati, fra i quali la liberazione dal demonio del giovinetto Celso e quello dell’acqua, che gli era stata negata da una donna malvagia, tramutata in sangue.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Romolo di Fiesole, pregate per noi.


*Festa dei Santi di Radonez - (Chiese Orientali) (6 luglio)

Nella festa si fa memoria dei Santi legati da vincoli spirituali a San Sergio di Radonez e alla Laura della Trinità di San Sergio.
È stata istituita nel 1981 con il consenso del patriarca di Mosca, Pimen.
I Santi commemorati sono: i monaci martiri Gregorio Avnezskij, Cassiano Avnezskij, Ioasaf Borovskij; i vescovi Teodoro di Rostov, Stefano di Perm', Michele di Smolensk, Dionisio di Suzdal',
Bassiano I di Rostov, Serapione di Novgorod, Ioasaf di Mosca, Ioasaf Belgorodskij, Filarete di Mosca, Innocenzo di Mosca; i monaci Sergio di Radonez, Cirillo e Maria di Radonez, Stefano, l'egumeno Mitrofane, Basilio Suchij, Giacobbe l'Inviato, Onesimo il Portinaio, il diacono Eliseo, l'archimandrita Simone, Isacco il Silenzioso, Macario, Elia il Cellario, Simone l'Ecclesiarca, Michea, Nettario il Messaggero, Alessandro Peresvet, Andrea Osljabja, I Bartolomeo, Naum, Gioannichio, Ignazio, Epifanio il Saggio, Nicone di Radonez, Abramo di Galic, Silvestro di Obnora, Sergio di Obnora, Paolo di Obnora, Andronico di Mosca, Saba di Mosca, Alessandro di Mosca, Daniele il Nero, Andrea Rublév, Romano Kirzacskij, Atanasio Vysockij il Vecchio, Atanasio Vysockij il Giovane, Leonzio Stromynskij, Saba Stromynskij, Saba Storozevskij, Giacobbe Stromynskij, Gregorio Golutvinskij, Atanasio di Cerepovec, Teodosio Cerepoveckij, Metodio Pesnosskij, Giacobbe Zeleznoborovskij, Niceforo Borovskij, Niceta Borovskij, Teraponto Borovenskij, Eufrosina di Mosca, Eutimio di Suzdal', Demetrio Priluckij, Stefano Machriscskij, Teodoro di Rostov, Paolo di Rostov, Teraponto Mozajskij, Cirillo di Beloozero, Martiniano di Beloozero, Arsenio Komel'skij, Massimo il Greco, Irinarco il Sagrestano, Dionisio di Radonez, Doroteo il Bibliotecario, Barnaba del Getsemani; il pio principe Demetrio Donskoj.
La festa ricorre il 6 luglio.
(Autore: Il'ja Basin – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Festa dei Santi di Radonez, pregate per noi.


*Santa Sexburga - Regina del Kent, Badessa (6 luglio)

+ 6 luglio 699 circa
Santa Sexburga, principessa dell’Anglia orientale, era figlia del re Anna, sorella delle sante Eteldreda, Etelburga e Vitburga, nonché sorellastra di Santa Setrida.
Andò in sposa al re Erconberto del Kent, dal quale ebbe due figli e due figlie, le Sante Ercongota ed Ermengilda.
Non deve stupire il lettore contemporaneo il prolificare di cotanta santità presso una corte reale, fatto infatti assai comune in particolare nel primo millennio tanti in Oriente quanto in
Occidente, addirittura in Etiopia, antica nazione cristiana d’Africa.
Sexburga fondò un monastero presso Minster-in-Sheppey, ove infine si ritirò una volta rimasta vedova nel 664, divenendone anche badessa.
Attratta da una vita più solitaria ed isolata dal mondo, preferì poi trasferirsi nell’abbazia di Ely, lasciando il posto di badessa alla figlia Ermengilda.
Qui nel 679 Sexburga succedette a sua sorella Ediltrude quale badessa e curò la sua sepoltura nella chiesa abbaziale, di cui ella stessa era stata fondatrice. Secondo la leggenda narrata da San Beda il Venerabile, nella zona paludosa circostante non riuscì a trovare una lapide adatta per la bara ed incaricò alcuni uomini a cercarne una, e questi rinvennero un’antica tomba romana di marmo bianco presso Grantchester.
Purtroppo non sono state tramandate notizie certe circa la sua attività di badessa e secondo la sua “Vita” redatta in lingua latina ella fu sorella di Ediltrude non tanto in quanto consanguinea, quanto più “per aver imitato le sue opere buone”.
L’ex regina Sexburga morì il 6 luglio probabilmente dell’anno 699 e dal 1106 sino alla Riforma i suoi resti con quelli delle Sante Ediltrude, Vitburga ed Ermengilda in apposite cappelle costruite nella chiesa abbaziale.
Santa Sexburga compare in alcune scene tratte dalla vita di Eteldreda nella cattedrale di Ely, incise a rilievo.
L’abbazia di Minster-in-Sheppey venne distrutta dai danesi e poi riedificata nel 1130 intitolandola alla Madonna ed a Santa Sexburga.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Sexburga, pregate per noi.


*San Sisoes il Grande - Eremita (6 luglio)

+ Clisma, Egitto, 430 circa
San Sisoes era un egiziano che decise di intraprendere la vita monastica nel famoso convento del deserto di Scete, ma alla morte di Sant'Antonio nel 357 preferì trasferirsi a causa del troppo affollamento.
Si ritirò sulla montagna di Sant'Antonio dove rimase fino ad età avanzata. Morì a Clisma, una città sulle rive del Mar Rosso, verso l'anno 430. In punto di morte affermò: «Vedete: il Signore è venuto e dice: Portatemi il vaso eletto del deserto». Numerosi articoli dei «Detti dei Padri» citano Sisoes e lo descrivono come un contemplativo amante della solitudine, abbandonato alla misericordia divina.
Al suo discepolo capitava spesso di doverlo sollecitare per prendere cibo poiché egli neppure se ne preoccupava. Egli ripeteva: «Dimentica te stesso, getta alle spalle i tuoi desideri e liberati dalle sollecitudini: così troverai la quiete».
Numerosi miracoli (tra cui la risurrezione di un bambino) furono attribuiti alla sua intercessione e gli valsero l'appellativo di «grande». (Avvenire)
Martirologio Romano: In Egitto, San Sísoe, detto Magno, eremita, molto insigne nell’esercizio della vita monastica.
San Sisoes era un egiziano che decise di intraprendere la vita monastica nel famoso convento del deserto di Scete, ma alla morte del grande Sant'Antonio nel 357 preferì trasferirsi a causa
del troppo affollamento. Andò allora a vivere sulla montagna di Sant'Antonio con un discepolo di nome Ambramo.
Il luogo era deserto, forse ad indicare che vi giunsero dopo le incursioni saracene verificatesi nel 357. Stabilitosi in questi paraggi, vi si fermò per moltissimo tempo, forse addirittura una settantina d'anni, finché forse a causa dell'età ormai avanzata non poté più tollerare i rigori della vita nel deserto.
Per un po' di tempo abitò allora a Clisma, una città egiziana sulle rive del Mar Rosso, ove morì verso l'anno 430. In punto di morte affermò: “Vedete: il Signore è venuto e dice: Portatemi il vaso eletto del deserto”.
Ben una cinquantina di articoli contenuti nell'“Apophthegmata Patrum” (“Detti dei Padri”) citano Sisoes e pare si riferiscano proprio al Santo venerato in data odierna, nonostante un altro monaco omonimo e suo contemporaneo sia menzionato anch'egli nella medesima opera.
Tali racconti costituiscono la principale fonte di informazioni sulla vita del santo e lo descrivono come un umile amante della solitudine, abbandonato alla misericordia divina, sovente immerso nella contemplazione. Al suo discepolo capitava spesso di doverlo sollecitare per andare a mangiare, poiché egli neppure se ne preoccupava.
 Per quanto riguarda l'umiltà e la sottomissione al volere di Dio, egli era solito affermare: “Dimentica te stesso e getta alle spalle i tuoi desideri e liberati dalle sollecitudini. Così troverai la quiete”.
Numerosi miracoli furono attribuiti alla sua intercessione, addirittura la resurrezione di un bambino, che gli valsero l'appellativo di “grande”, riconosciutogli ancora oggi anche dal Martyrologium Romanum che lo commemora in data 6 luglio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sisoes il Grande, pregate per noi.


*Beato Tommaso Alfield - Martire (6 luglio)

Martirologio Romano: Sempre a Londra, Beato Tommaso Alfield, sacerdote e martire, che dapprima sotto tortura rinnegò la fede cattolica, ma mandato in esilio, tornò pentito in patria e, sotto la regina Elisabetta I, per aver distribuito un’Apologia in difesa dei cattolici, patì a Tyburn il supplizio del patibolo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso Alfield, pregate per noi.


*San Tranquillino di Roma - Martire (6 luglio)

Emblema: Palma
Seguendo le descrizioni della ‘Passio Sebastiani’ cioè Vita di s. Sebastiano, l’agiografo Floro introdusse nel suo “Martirologio” il nome del martire Tranquillino, fino allora sconosciuto nelle più antiche fonti agiografiche.
Da Floro il suo nome passò nel “Martirologio Romano” al 6 luglio, in cui si legge che Tranquillino padre dei Santi Marco e Marcelliano di Roma, fu convertito da San Sebastiano, poi battezzato dal prete Policarpo e ordinato sacerdote dal Papa San Caio o Gaio (283-296); al tempo delle persecuzioni di Diocleziano, mentre pregava sulla tomba dell’apostolo Paolo, venne lapidato dai pagani; il suo corpo venne gettato poi nel Tevere.
Su tutto il racconto aleggia il sospetto della poca veridicità storica, come del resto per molti Santi martiri dei primi tempi, di cui il martirio si tramandava per via tradizionale, mentre i racconti scritti comparivano secoli più tardi.
Il nome proviene dal latino “Tranquillus” che vuol dire “calmo, quieto”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tranquillino di Roma, pregate per noi.



*Altri Santi del giorno (6 luglio)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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