Santi del 9 Aprile - Istituto Aveta

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Santi del 9 Aprile

Il mio Santo > I Santi di Aprile

*Sant'Acacio di Amida - Vescovo  (9 aprile)
sec. V

Etimologia: Acacio = Acazio, Achazia
Martirologio Romano: A Diyarbakir in Mesopotamia, oggi in Turchia, sant’Acacio, vescovo, che, per riscattare dei Persiani fatti prigionieri e sottoposti a crudeli torture, persuase il clero e arrivò a vendere ai Romani anche i vasi sacri della Chiesa.
Nell'anno 419-20 Acacio, vescovo di Amida (località della Mesopotamia sulla riva sinistra dell'alto Tigri, attuale Diarbekir), fu scelto dall'imperatore Teodosio II come ambasciatore presso il re dei re, il sassanide Iezdgerd I (399-420).
Ospite del re dei re a BethArdasir (residenza estiva dei sassanidi, mentre Ctesifonte era la residenza invernale) era anche il patriarca d'oriente Yahbalahã I, il quale, sollecitato da visite e da lettere di vescovi persiani che consigliavano l'approvazione in un sinodo dei decreti dei precedenti concili, decise di rendere letterale l'osservanza dei canoni di Seleucia (410) e di adottare i canoni di Nicea, Ancira, Neocesarea, Gangra, Antiochia e Laodicea. Yahbalahã I indisse, quindi, un sinodo nel 420 a Seleucia, di cui gli atti ci sono pervenuti. Secondo gli atti di Dadiso, l'intervento di Acacio fu necessitato da uno scisma che minacciava la priorità di Yahbalahã I e il suo cattolicato.
Necessità che non traspare dagli atti del concilio, per quanto si possa facilmente inferire, essendo particolarmente ambigua in quel tempo la situazione della chiesa persiana sotto una dinastia votata al più rigido nazionalismo e alla restaurazione minuziosa delle tradizioni iraniche, ostile a qualunque influenza che provenisse dall'occidente.
Con l'apertura dell'ostilità tra Romani e Persiani (42l-22), Acacio ritornò ad Amida dove gli giungeva eco delle stragi e delle devastazioni compiute dai Romani in quella delle cinque province al di là del Tigri che andava sotto il nome di Arzanene.
La miserabile condizione in cui versavano settemila Persiani deportati, che i Romani lasciavano morire di fame, lo mosse a pietà. Acacio radunò il clero della diocesi, spiegò che la magnificenza del Signore non poggia sulla suppellettile dei suoi templi e vendette i sacri vasi per sfamare la moltitudine e pagare ai Romani il riscatto. Convertiti i prigionieri dal madzeismo, che sotto i sassanidi era stato riconosciuto religione di stato, e impartito loro il battesimo li rimandò al re Baharam V (420-438), successore di Iezdgerd, che, stupito dalla singolarità del gesto, lo volle presso di sé per ringraziarlo.
Di qui il probabile secondo viaggio di Acacio in Persia (422), di cui si servì l'imperatore Teodosio per i negoziati di pace. Alcuni autorevoli critici identificarono la missione di Acacio (419-420) con quella che Socrate (Historia ecclesiastica, VII, 21) aveva posto nel 422 sotto il regno di Baharam V; e questo arbitrariamente, perché Socrate, essendosi limitato a riferire l'invito del re dei re in seguito all'episodio dei settemila prigionieri, non escluse la possibilità di un precedente viaggio di Acacio in Persia. Del resto il suddetto episodio non avrebbe avuto motivo di essere prima del 420, anno dell'apertura delle ostilità.
Per porre nella luce che gli è propria lo stesso atto di Acacio, bisogna tener conto della commistione dei problemi politici e religiosi per cui il santo, conosciuta nel primo viaggio la reale situazione dei cristiani di Persia, per caldeggiare, poi, con una autorità la loro causa, poté oculatamente aver desiderato di ingraziarsi Baharam V.
Il quale, però, secondo l'anonimo della passione di Péroz , durante la persecuzione da lui medesimo indetta, non esitò a distruggere una chiesa fondata da Acacio a Maskenã e ad incamerarne la splendida suppellettile nei magazzini reali.
Sembra che Acacio abbia composto lettere commentate di Mari di Beth Ardasir. Baronio affermò di aver letto il nome di Acacio nei menologi; i Bollandisti, invece, non ne trovarono alcuna traccia nei menologi e nei sinassari, e spiegarono quest'assenza come una tacita accusa di nestorianesimo, il movimento condannato nel 431 dal concilio di Efeso che i sassanidi tollerarono o persino protessero, soprattutto da quando (489) fu bandito come eretico dall'impero bizantino. Unica fonte di Baronio e di Cassiodoro è Socrate.
Giovanni Molano, teologo di Lovanio, deriva la menzione di Acacio da Cassiodoro, come Canisio nel Martirologio germanico.
Dal Martirologio germanico proviene la menzione del Martirologio Romano al 9 aprile che manca, come lo stesso nome di Acacio, nei più antichi martirologi. Fino al XVII secolo le reliquie di Acacio erano conservate nella chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna, ma non si poté mai accertare se appartenessero a lui o all'omonimo vescovo di Melitene.

(Autore: Maria Vittoria Brandi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Acacio di Amida, pregate per noi.
 


*Beato Antonio Pavoni - Martire, Domenicano (9 aprile)

Savigliano, 1325/6 - Bricherasio, Torino, 9 aprile 1374
Nominato Inquisitore della Fede per la Lombardia e la Liguria, niente sfuggì al suo vigile zelo.
I tanti errori, specialmente quelli dei Valdesi, furono smascherati, ed innumerevoli anime confermò nella fede o ridusse a verace penitenza, trionfando sempre con la sua illuminata carità.
Divenne così il bersaglio degli avversari che spiavano il momento propizio per ucciderlo.
Con celeste lume, Antonio, presagì il suo imminente sacrificio è ne dette annunzio con la sua solita grazia, dicendo di essere invitato a nozze, e perciò pregò che la rasura gli fosse fatta con speciale cura.
Il 9 aprile 1374, domenica in Albis, celebrò la messa con più acceso fervore, annunziò ancora la parola di verità e, nello scendere dal pulpito, assalito dagli eretici fu orribilmente massacrato.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Bricherasio presso Pinerolo in Piemonte, Beato Antonio Pavoni, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, mentre usciva di chiesa, dove aveva appena predicato contro le eresie, fu ferocemente trucidato.
La città di Savigliano in provincia di Cuneo, ebbe nei secoli XIV-XV un gruppo di suoi figli, domenicani che con la loro qualifica d’inquisitori, diedero lustro alla città delle loro origini; essi
furono il beato Antonio Pavoni, il beato Pietro Cambiani, il beato Bartolomeo Cerveri tutti martiri e il padre Aimone Taparelli.
Il Beato Antonio Pavoni vi nacque nel 1325 ed entrò nel convento domenicano locale di S. Domenico, vi sono incertezze sulla sua vita fino al 1365, quando fu nominato inquisitore generale per il Piemonte, succedendo al beato Pietro Cambiani suo concittadino.
In quell’epoca i Capitoli Generali domenicani richiedevano per questo delicato ufficio una preparazione teologica etomista, di ubbidienza ai superiori e un adeguato zelo per l’unità della Fede.
Queste qualità non mancavano a padre Antonio Pavoni, il quale si dedicò al compito arduo, tanto da porre spesso la propria vita in pericolo, la posizione geografica di Savigliano dove risiedeva, gli favoriva il rapporto con le valli di Pinerolo, centro dei seguaci della Chiesa Valdese.  
Fu priore del convento per due volte nel 1368 e 1372; nel 1374, il vescovo di Torino, Giovanni Orsini gli affidò per la quaresima, una predicazione nei paesi situati all’imbocco della Val Pellice; dopo aver visitato Campiglione, Bibiana e Fenile si recò per la Pasqua a Bricherasio; nella successiva domenica in Albis 9 aprile, dopo aver celebrato la Messa e predicato in questa parrocchia, fu assalito da alcuni eretici nella piazza del paese e ucciso; tumulato a Savigliano, il suo corpo ebbe una prima traslazione nel 1468 e dal 1832 è conservato nella chiesa domenicana di Racconigi (Cuneo).
Precursore dell’apostolato per l’unione dei fratelli separati, fu dichiarato martire nel 1375 da Papa Gregorio XI e proclamato beato con la conferma dell’antico culto da papa Pio IX il 4 dicembre 1856, fissando la sua festa per l’Ordine Domenicano e per le diocesi di Torino e Pinerolo al 9 aprile. L'Ordine Domenicano lo ricorda il 3 febbraio.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Antonio Pavoni, pregate per noi.  


*Santa Casilda di Toledo - Vergine (9 aprile)

Toledo-Briviesca (Spagna), secolo XI
Casilda è una giovane musulmana, figlia del governatore di Toledo, l'allora capitale religiosa della Spagna, che gli Arabi hanno conquistato nel 711, e che resterà in mano musulmana fino al 1085.
(Secondo certi racconti, suo padre sarebbe addirittura «re» di Toledo).
In città tutti conoscono la ragazza per la sua generosità, e soprattutto perché è sempre pronta a soccorrere i cristiani prigionieri, porta soccorsi, e insospettisce suo padre, che comincia a farla controllare.
Un giorno la sorprendono mentre porta del pane a quegli infelici; ma, al momento della perquisizione, le pagnotte che porta con sé si trasformano in rose.
Accade poi che Casilda sia colpita da una malattia misteriosa, che nemmeno i più famosi medici
arabi del tempo riescono a curare.
Consigliata dai suoi amici cristiani, lei si fa portare nella zona di Burgos, a Briviesca, per immergersi nell'acqua della fonte San Vincente.
Quell'acqua la guarisce, e Casilda decide di farsi cristiana.
Ma senza clamore: ricevuto il battesimo, abbandona la vita della città e dei palazzi, scegliendo la condizione anacoretica.
Si ritira cioè in un eremo, come ha sentito raccontare che facessero gli antichi Padri del deserto.
E nel suo eremo rimane fino alla morte. (Avvenire)
Martirologio Romano: In località San Vicente vicino a Briviesca nella Castiglia in Spagna, Santa Casilde, vergine, che, nata nella religione musulmana, aiutò con misericordia i cristiani detenuti in carcere e in seguito visse cristianamente in un eremo.  
La vergine spagnola Casilda (Casilla) visse probabilmente nell’XI secolo; i primi documenti storici che parlano di lei, risalgono però al XV secolo; il culto fu abbastanza popolare anche se le biografie successive riportano fatti incredibili.
Eliminando gli episodi leggendari, si può dire che Casilda, figlia dell’emiro di Toledo al-Mamun (ma secondo altri, figlia del governatore di Cuenca, Ben Cannon), fu educata nella religione musulmana, nonostante ciò, sin dalla prima giovinezza mostrò compassione verso i cristiani imprigionati dal padre, aiutandoli come poteva.
Siamo al tempo della dominazione araba in Spagna; un giorno si ammalò e non avendo fiducia nei medici arabi, decise di recarsi in pellegrinaggio al santuario di San Vincenzo di Briviesca (Burgos), molto celebre per le sue acque, ritenute prodigiose, cui facevano uso i pellegrini specie quelli affetti da emorragie.
Anche Casilda guarì, decidendo poi di farsi cristiana e di condurre una vita solitaria e penitente presso la fonte miracolosa che in seguito prese il suo nome.
La vergine penitente visse molti anni, si dice centenaria; l’anno della sua morte non è stato possibile individuarlo; il suo corpo fu sepolto nella chiesa di San Vincenzo.
Il 21 agosto del 1750 le sue reliquie ebbero una solenne traslazione in un nuovo santuario.
La sua festa liturgica si celebra il 9 aprile.
Artisti famosi per lo più spagnoli, come il Murillo, Zurbarán, Bayeu y Subias, la raffigurano vestita con gli abiti sontuosi e regali, della loro epoca.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Casilda di Toledo, pregate per noi.  

 

*Beata Caterina Celestina (Katarzyna Celestyna) Faron - Vergine e Martire (9 aprile)
Zabrzez, Polonia, 24 aprile 1913 – Auschwitz, Polonia, 9 aprile 1944
Caterina Celestina Faron, nata nel 1913, fa parte della schiera dei martiri polacchi del nazismo.
La Suora aveva offerto la sua vita per la conversione di un sacerdote.
Arrestata dalla Gestapo fu condannata ai lavori forzati nel campo di Auschwitz.
Affrontò eroicamente le sofferenze, morendo il giorno di Pasqua del 1944.
La giovane religiosa è stata beatificata da Giovanni Paolo II in Polonia il 13 giugno del 1999 insieme ad altri 107 martiri e a Edmund Bojanowski (1814-1871), fondatore della sua Congregazione di
appartenenza, le Ancelle dell'Immacolata Concezione. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, beata Celestina Faron, vergine della Congregazione delle Piccole Serve dell’Immacolata Concezione e martire, che, durante l’occupazione militare della Polonia in tempo di guerra, fu gettata in carcere per la sua fede in Cristo e, dopo essere stata sottoposta a torture, ottenne la corona gloriosa.
Katarzyna Celestyna Faron nacque il 24 aprile 1913 nella città polacca di Zabrzez.
Entrò fra le Suore Ancelle dell’Immacolata Concezione e divenne superiora della comunità di Brzozow.
Con l’avvento del regime nazista, la religiosa aveva offerto la sua vita per la conversione di un sacerdote.
Arrestata dalla Gestapo, fu condannata ai lavori forzati nel lager di Auschwitz.
Affrontò eroicamente le sofferenze, morendo in seguito alle numerose torture subite il giorno di Pasqua 9 aprile 1944, ancora in giovane età.
Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 elevò agli onori degli altari ben 108 vittime della medesima persecuzione nazista, tra le quali la Beata Katarzyna Celestyna Faron, che viene dunque ora commemorata dal Martyrologium Romanum in data odierna.
In quell’occasione fu beatificato anche il fondatore della congregazione di appartenenza di Suor Celestina, il laico Edmund Bojanowski.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Caterina Celestina Faron, pregate per noi.  


*San Demetrio di Tessalonica – Martire (9 aprile)

Martirologio Romano: Presso Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia, San Demetrio, martire, che ovunque in Oriente, e in particolar modo a Salonicco, gode di pia venerazione.  
 “A Sirmio in Pannonia, ricordo di San Demetrio, martire”: così il nuovo Martyrologium Romanum ricorda al 9 aprile uno dei santi più venerati ma al contempo più controversi dell’Oriente cristiano.
Quanto al culto tributatogli San Demetrio è innegabilmente secondo solo a San Giorgio, ma inesistenti sono invece purtroppo notizie storiche al suo riguardo.
Molteplici sono sia i luoghi che le date in cui egli è ricordato. Le Chiese Ortodosse gli hanno conferito l’appellativo di “Megalomartire” e lo commemorano prevalentemente al 26 ottobre.
La nuova versione del martirologio cattolico non si sbilancia però verso nessuna delle leggende popolari nate nel corso dei secoli ed addirittura non cita la città di Tessalonica, assai legata al culto
del santo.
Sirmio, odierna Sremska Mitrovica nella Vojvodina serba, fu dunque assai probabilmente il luogo del martirio di Demetrio, forse diacono locale, prima del V secolo.
Il culto del santo si diffuse oltre i confini della città forse quando Leonzio, prefetto dell’Illirico, trasferì la sede dell’autorità civile a Tessalonica, attuale Salonicco nella provincia greca della Macedonia.
Pare che proprio lui fece edificare due grandi chiese in onore del santo nelle due città suddette.
É fuori dubbio che Demetrio sia stato venerato a Sirmio prima ancora che la chiesa tessalonicese fosse costruita.
Ma dopo la distruzione di Sirmio operata dagli unni nel 441, fu proprio Tessalonica a diventare il nuovo centro assoluto del culto del martire, divenendo fonte di attrazione per numerosi pellegrini.
Si dice che le sue reliquie avrebbero potuto essere state qui trasferite verso il 418, ma non sussistono prove archeologicamente attendibili dell’esistenza di un reliquiario.
Nel corso dei secoli nacque una “passio” relativa alla presunta storia del martire, che lo volle cittadino di Tessalonica, arrestato per la sua attività di predicazione del Vangelo e giustiziato presso le terme locali senza lo svolgimento di alcun processo.
La chiesa, edificata sulle terme, ne incorpora una parte come una cripta, e si narra che nel Medio Evo le reliquie del santo trasudassero un olio profumato e miracoloso.
Il più antico documento scritto ancora in nostro possesso risale solo al IX secolo ed attribuisce all’imperatore Massimiano l’ordine di procedere all’esecuzione.
Racconti successivi, non meno leggendari, definirono Dimetri proconsole o guerriero, rendendolo in tal modo popolare tra i crociati che contribuirono ad espanderne il culto.
Storicamente si può però solamente limitare ad affermare, come per San Giorgio, l’esistenza di un martire cristiano di nome Demetrio e nulla di più.
Il giorno della sua festa è particolarmente solennizzato dalle Chiese orientali il 26 ottobre ed il suo nome è citato nella liturgia bizantina. L’originaria basilica macedone, distrutta da un incendio nel 1917 era adornata da preziosi mosaici risalenti al primo millennio, nei quali Demetrio era raffigurato in abiti diaconali, anche se tradizionalmente fu sempre raffigurato come soldato.
Quanto alla data della sua memoria, se i sinassari bizantini la menzionano 26 ottobre, il Martirologio Romano ha conservato la data del Martirologio Siriaco, cioè il 9 aprile, benchè la fonte sia un testo corrotto: « Romae natalis sanctorum Demetrii, Concessi.
Hilarii et sociorum ».
Una seconda volta la medesima fonte commemora all’8 ottobre, data di cui però non si comprende bene l’origine. La stessa fonte commemora, ma a Tessalonica, il martirio di Demetrio. Il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34, infine, commemora Demetrio insieme con un altro martire, Foca, il 25 ottobre e da solo il giorno seguente.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Demetrio di Tessalonica, pregate per noi.  

 

*Sant'Edesio - Martire (9 aprile)
Martirologio Romano: Nello stesso luogo, Sant’Edesio, martire, che fu fratello di Sant’Appiano e, sotto l’imperatore Massimino, avendo apertamente biasimato il giudice per aver consegnato agli sfruttatori alcune vergini consacrate a Dio, fu per questo arrestato dai soldati, sottoposto a tortura e infine annegato in mare per Cristo Signore.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Edesio, pregate per noi.  


*Sant’Eupsichio di Cesarea di Cappadocia - Martire (9 aprile)

m. Cesarea di Cappadocia, IV secolo
Sant’Eupsichio subì il martirio presso Cesarea di Cappadocia nel IV secolo, al tempo di Giuliano l’Apostata, reo di aver oltraggiato il tempio della dea Fortuna.
Martirologio Romano: A Cesarea in Cappadocia, nell’odierna Turchia, Sant’Eupsichio, martire, che per aver distrutto il tempio della dea Fortuna subì il martirio sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata. Sozomeno testimonia che l’imperatore Giuliano l’Apostata nutriva un grande odio alla città di Cesarea, metropoli della Cappadocia, poiché era abitata quasi esclusivamente da cristiani che prima della sua ascesa al trono avevano abbattuto i templi di Giove e di Apollo.
Quando poi egli venne a sapere che era stato abbattuto anche quello della dea Fortuna s’infuriò irrimediabilmente ed i responsabili di tale misfatto furono puniti con l’esilio o con la morte.
Tra le vittime di questa persecuzione vi fu anche Eupsichio, nativo di Cesarea, di nobili origini e da poco coniugato.
Sia i sinassari greci che il Martyrologium Romanum pongono al 9 aprile la sua commemorazione, anche se dall’epistolario di San Basilio Magno e San Gregorio Nazianzeno apprendiamo che un tempo a Cesarea il Santo era anche festeggiato al 7 settembre unitamente a tutti i martiri della regione.
Ciò portò erroneamente il Card. Baronio, nella stesura del Martirologio Romano, a ritenere che si trattasse di due Santi omonimi.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Eupsichio di Cesarea di Cappadocia, pregate per noi.  


*San Gaucherio di Aureil - Sacerdote (9 aprile)
m. 1140

Martirologio Romano: Ad Aureil nel territorio di Limoges in Francia, San Gaucherio, che, canonico regolare, fu per il clero modello di vita comunitaria e di zelo per le anime.
Nato a Meulan-sur-Seine nella seconda metà del sec. XI, Gaucherio fu dapprima istruito nelle
arti liberali da un certo Reynier e poi si pose sotto la guida di Umberto, canonico di Limoges, che seguì nel Limousin.
Qui, all'età di diciotto anni, insieme a Germondo, suo amico d'infanzia che l'aveva accompagnato, si diede a condurre vita eremitica nella foresta di Chavagnac.
La solitudine dei due fu presto violata da discepoli che, in numero sempre più grande, accorrevano per porsi sotto la loro guida.
Pertanto, Gaucherio chiese e ottenne dai canonici di Limoges il permesso di costruire un monastero in un bosco di loro proprietà. Sorse così il monastero di Aureil.
Successivamente, Gaucherio costruì anche un monastero femminile e pose le due fondazioni sotto la regola dei Canonici di Sant'Agostino.
Tra i numerosi discepoli del santo, particolarmente famoso fu Santo Stefano Muret, il fondatore di Grandmont.
All'età di ottant'anni, il 9 aprile 1139 o 1140, Gaucherio morì per una caduta da cavallo.
Il suo corpo sepolto ad Aureil, fu levato da terra dal vescovo Sebrando nel 1194, a seguito di un decreto di canonizzazione emesso da Papa Celestino III.
La sua festa si celebra il 9 aprile nel Limousin, a Versailles e a Rouen; il 31 maggio viene esposto il suo corpo nella chiesa di Aureil.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gaucherio di Aureil, pregate per noi.  


*San Liborio - Vescovo di Le Mans (9 aprile)

Sec. IV
Secondo alcune fonti antiche Liborio sarebbe stato il quarto vescovo di Le Mans in Francia, ma non è possibile tracciarne una cronologia precisa.
Il suo pontificato durò 49 anni, intorno al 380.
Secondo alcuni documenti un suo successore, il vescovo Aldrico, consacrando la cattedrale nell'835 volle che uno degli altari fosse dedicato ai santi di Le Mans fra cui Liborio.
Nell'836 il vescovo di Paderborn inviò una delegazione a Le Mans per avere delle reliquie del santo.
In occasione della traslazione avvennero dei miracoli. San Liborio divenne così patrono anche di Paderborn.
L'iconografia lo rappresenta come un vescovo anziano, caratterizzato dalla presenza di piccole
pietre: è, infatti, protettore dei malati di calcolosi renale.
Viene raffigurato anche assieme a un pavone o a qualche penna di pavone in ricordo del leggendario uccello che accompagnò la traslazione delle reliquie.
Il culto è particolarmente diffuso in Francia, Germania, Spagna e Italia. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Le Mans nella Gallia lugdunense, ora in Francia, San Liborio, vescovo.
San Liborio è indicato in genere come il quarto vescovo di Le Mans in Francia, ma è difficile determinare l’epoca. Il suo pontificato durò a lungo ben 49 anni, intorno al 380.
Si narra in alcuni documenti che un successivo vescovo Aldrico, consacrando la sua cattedrale (21 giugno 835) volle che uno degli altari fosse dedicato ai Santi di Le Mans fra cui Liborio.
Nell’836 il vescovo di Paderborn inviò una delegazione a Le Mans per avere delle reliquie del Santo, nella circostanza della traslazione avvennero dei miracoli.
Si stabilì fra le due Diocesi una sorta di “Fraternità” per cui San Liborio divenne patrono anche di Paderborn.
Nel Martirologio Romano il santo è iscritto al 9 aprile, e non più al 23 luglio come in precedenza.
É protettore dei malati di calcolosi renale, infatti le sue immagini oltre che rappresentarlo come un vecchio vescovo, gli danno come attributo identificativo delle piccole pietre, oppure un pavone o qualche penna di pavone in ricordo del leggendario uccello che accompagnò la traslazione delle reliquie.
Il culto fu ed è molto diffuso in Francia, Germania, Spagna e Italia.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Liborio, pregate per noi.  


*Beata Margherita Rutan - Vergine e martire (9 aprile)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Martiri della Rivoluzione Francese”

Metz, Francia, 23 aprile 1736 – Dax, Francia, 9 aprile 1794
Eroica è la testimonianza di suor Margherita Rutan delle Figlie della Carità, superiora della Comunità vincenziana del grande Ospedale di Dax in Francia.
La sua vita di donazione totale al Signore, nel servizio dei poveri e degli ammalati, secondo il carisma di Vincenzo de’ Paoli e Luisa de Marillac, l’ha condotta a morire sul patibolo della ghigliottina negli anni terribili della Rivoluzione francese, periodo contrassegnato da violentissime persecuzioni contro i cristiani.
Dopo un lungo processo canonico, ne è stato riconosciuto il martirio in odium fidei. Il suo nome è stato iscritto nell’albo dei beati il 19 giugno 2011.
La vita.
Margherita Rutan nacque a Metz, Francia, il 23 aprile 1736, dai legittimi coniugi Charles-Gaspar Rutan e Maria Forat, e fu battezzata lo stesso giorno nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano a Metz. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza con i genitori, i quali generarono complessivamente 17 figli, di cui la Serva di Dio fu l'ottava. Ad essi il padre, architetto e imprenditore, e sua madre,casalinga, diedero una forte educazione religiosa.
In famiglia diede fin dall'infanzia chiari segni di pietà e di educazione cristiana.
Verso i 18 anni Margherita espresse il desiderio di entrare tra le Figlie della Carità di S.Vincenzo de Paul, ma non ricevette l'assenso dei genitori se non al compiersi dei 21 anni di età. Entrò di fatto a Parigi nella Casa Madre dell'Istituto il 23 aprile 1757 al compiersi del 21° anno di età.
Compiuto il tempo della formazione religiosa, Suor Margherita fu inviata successivamente in diverse Case dell'Istituto per svolgere i compiti che le venivano assegnati. Nel registro di Casa Madre delle partenze delle suore per le diverse destinazioni figurano soltanto quattro sue destinazioni: settembre 1757 a Tolosa; aprile 1772 a Fontenebleau; aprile 1779 Troyes; agosto 1779 a Dax.
Consta però, che era stata inviata a Pau nel 1757, anno nel quale da poco erano terminati i grandi festeggiamenti per la canonizzazione di S.Vincenzo de Paoli (1732). Nei quindici anni di soggiorno a Pau Suor Rutan si trovò pertanto in un contesto ancora fortemente impregnato del ricordo delle virtù e della santità del Fondatore.
Le Figlie della Carità erano allora chiamate dall'abito "Sœurs Grises (Suore Grigie)". Si può quindi presumere che l'esperienza forte di Pau avesse corroborato lo spirito di Suor
Margherita, che arrivò a Dax, maturata in età, in esperienza e in formazione religiosa.
A Dax fu inviata dalla Superiora Generale per fungere da Superiora nell'ospedale cittadino, dove da anni operavano sette Figlie della Carità. Su richiesta del Vescovo e degli amministratori dell'Ospedale era stata richiesta una suora particolarmente esperta e capace, perché l'ospedale era molto bisognoso di organizzazione e di buon funzionamento assistenziale.
Documenti e testimonianze hanno messo in luce le doti di ottima organizzatrice della nuova Superiora, la quale diede il proprio contributo per il miglioramento della struttura dell'Ospedale, per il suo allargamento e per la costruzione di una nuova cappella.
Né inferiore fu il valido contributo da lei dato al quadro assistenziale dei malati. Diversi soldati, feriti in combattimento, venivano inviati all'Ospdeale, e le Figlie della Carità si prendevano cura premurosa di loro. Di giorno in giorno la figura della nuova Superiora acquistava notorietà e prestigio, per cui non poté rimanere ignorata e nascosta agli occhi dei capi rivoluzionari.
Non si deve dimenticare che Suor Rutan arrivò a Dax nel 1789 in età di 43 anni e svolse il suo ufficio di Superiora negli anni successivi, che furono i più duri e violenti della rivoluzione francese. E lei, come persona in vista fu bersagliata e perseguitata dai rivoluzionari, soggetti imbevuti di odio contro la Chiesa e la monarchia.
A Dax, come del resto altrove in Francia, i rivoluzionari erano facenti parte di alcuni organismi creati ad hoc dalla Rivoluzione, che sul posto erano incaricati di applicare i principi della Rivoluzione e le sue ideologie insane.
A Dax funzionava una Società Popolare, il Comitato di Sorveglianza, i Rappresentanti del popolo, di cui facevano parte personaggi animati da forte odio contro la Chiesa.
Sequenza di alcune circostanze salienti.
Salta subito agli occhi come l'arresto e la condanna di Suor Rutan siano state motivate da accuse false e insostenibili, e frutto di pretesti totalmente infondati. Lo evidenziano alcune circostanze salienti, antecedenti l'arresto, e poi la condanna.
1792, 26 maggio: il capellano Lacouture non giurato (che non si era cioè prestato al giuramento sulla costituzione civile del clero) è sostituito dal prete giurato Larrabure.
1792, 03 giugno: tentativo di fuga delle Suore dall'Ospedale per paura, accusate poi di ladrocinio.
1793, 03 ottobre: le anziane religiose ancora impiegate negli ospedali o nelle scuole debbono scegliere: o prestare il giuramento o revoca dall'impiego. Le Figlie della Carità dell'Ospedale di Dax rifiutano il giuramento.
1793, 26 ottobre: costituito a Dax il Comitato di Sorveglianza. Lo stesso giorno i conventi dei Carmelitani e dei Cappuccini sono trasformati in prigione.
1793, 28 novembre: sedici religiose furono dichiarate sospette di in civismo" e di "fanatismo" e messe in prigione.
1793, dicembre: il soldato Raoux denunzia le suore dell'ospedale.
1793, 24 dicembre: imprigionamento di Sr. Rutan, e apposizione dei sigilli nella sua stanza e sulle sue cose.
1794,15 gennaio: primo interrogatorio di Sr Rutan.
1794, 20 gennaio: chiusura della cappella dell'Ospedale di Dax e divieto di celebrarvi la Messa.
1794, 20 gennaio: incarcerazione di tutte le suore dell'Ospedale.
L'arresto e la condanna
Un documento d'archivio informa che nel mese di dicembre 1793 una deputazione della Società Popolare del Comune di Dax fece una denuncia al Comitato di Sorveglianza contro la Superiora dell'Ospedale di Dax, portando contro di lei varie accuse. A seguito della denuncia il Comitato giudica l'accusata meritevole di incarcerazione, e contemporaneamente stabilisce che la decisione dell'arresto e dei motivi che lo hanno determinato doveva essere comunicato ai Rappresentanti del popolo, al dipartimento, al direttorio del distretto, al municipio, alla Società popolare.
Effettivamente, Suor Margherita il 24 dicembre 1793 fu messa in prigione, insieme con altre 54 donne nell'ex convento dei carmelitani trasformato in prigione femminile, mentre gli uomini erano carcerati nel l'ex convento dei Cappuccini.
Il 3 marzo 1794 furono incarcerate anche altre Figlie della Carità dell'Ospedale, perché dimostrerebbero nella loro condotta "aristocrazia", "fanatismo", "superstizione".
Mentre Suor Rutan era in prigione altre accuse furono fatte contro di lei, tra cui quella di un soldato, certo Bouniol. Fu sottoposta a un primo interrogatorio il 15 gennaio 1794. Il 28 marzo 1794 fu ordinata ed eseguita una perquisizione nella sua cella, dove furono trovati dei foglietti e oggetti, che, a giudizio dei rivoluzionari, erano la prova del suo spirito incivile e antirepubblicano e del suo coinvolgimento con qualche personaggio avverso alla rivoluzione.
Nella prigione Sr. Rutan fu tenuta in totale isolamento, fu sottoposta a una sorta di interrogatorio giudiziale, nel quale non le fu concesso di difendersi dalle accuse. Alla fine dell'interrogatorio i giudici emisero la sentenza, che fu eseguita lo stesso giorno. Era il nove aprile 1794.
Fu legata, mani alla schiena, insieme con un sacerdote di spalle a lei in modo da sembrare una coppia; furono insieme posti su di un carro così legati, e fatti passare per le vie della città fino alla piazza, dove era stata eretta la ghigliottina. Sr Rutan assistette intrepida alla uccisione del sacerdote, poi fu la sua volta. Avrebbe compiuto 58 anni di vita due settimane dopo.
Fu sepolta in una delle fosse, che venivano scavate giorno per giorno a seconda del numero dei condannati alla ghigliottina in un terreno adiacente all'ex convento dei Cappuccini.
Il Consiglio d'Amministrazione dell'Ospedale fece celebrare una Messa di suffragio, e per l'occasione fu stampato e diramato il seguente Avviso: "La memoria della rispettabile Suor Rutan Superiora delle Figlie della Carità legate all'Ospedale, esige una venerazione pubblica. Vi preghiamo pertanto di voler assistere a un servizio funebre, che sarà celebrato giovedì prossimo, 12 corrente mese, alle ore 10, nella cappella dell'Ospedale per l'anima di questa Madre compassionevole dei poveri.
Le virtù e le doti che adornavano questa bella anima hanno suscitato la vostra ammirazione, e voi partecipate al rimpianto universale, che ella si è guadagnato. Sarete pertanto gelosi di concorrere alle pubbliche preci".
La sorte delle Cause di martirio delle vittime della Rivoluzione Francese.
Le cause di beatificazione delle tante vittime della rivoluzione francese, uccise in odio alla Fede, hanno avuto inizio soltanto agli inizi del 1900, oltre un secolo dopo la fine di essa. La Causa delle sedici martiri Carmelitane di Compiègne, il cui Processo era stato eseguito a Parigi negli anni 1896-1899, giunse per prima a termine con la loro beatificazione da parte di S. Pio X il 27 maggio 1906. Ma erano trascorsi centododici anni dal loro martirio (17 luglio 1794).
Una spiegazione plausibile di questa, per così dire, disattenzione al fenomeno pur massiccio della uccisione di tanti sacerdoti, religiosi e religiose, e laici nella tormenta rivoluzionaria, consiste nel fatto che Napoleone, in occasione del Concordato con la Santa Sede, firmato il 15 luglio 1801, attuò la politica della pacificazione tra clero costituzionale e clero refrattario, che agli inizi del 1800 erano ancora molto divisi. Bisognava dimenticare il passato e porre le basi per un nuovo rapporto e per una pacificazione degli animi. La politica, insomma, prevaleva sulla storia e sulla valutazione e sul giudizio del recente passato.
Ma non era stato sempre questo il pensiero della Chiesa in ordine alle tante vittime della rivoluzione francese; anzi vi era stata fin dall'inizio una seria volontà di raccogliere memorie e dati sulle persecuzioni subite e sulle loro vittime in tutta la Francia. Papa Pio VI fin dal mese di settembre 1795, aveva chiesto ad un prete francese, rifugiato a Roma, di raccogliere e poi pubblicare atti di vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici messi a morte durante la Rivoluzione. Ma tutto rimase praticamente fermo in fedeltà al menzionato progetto di pacificazione.
Un secolo dopo, verso il 1870 cominciò un movimento inverso.
L'interesse e l'attenzione della Chiesa e degli studiosi per la rivoluzione francese e per le tante sue vittime iniziarono a farsi sentire. Purtroppo, la maggior parte dei testimoni oculari della Rivoluzione erano oramai deceduti. Di qui la necessità che le cause di presunti martiri della Rivoluzione dovessero essere trattate per via storica.
Se ne annoverano diverse di varie diocesi della Francia; più di una di esse è tuttora pendente e ferma presso la Congregazione delle Cause dei Santi.
Storia della Causa e suo stato odierno.
Quiescente è rimasta fino a qualche decina di anni addietro anche la Causa della Serva di Dio Margherita Rutan, dopo che negli anni 1907-1908 era stato celebrato il Processo Diocesano Informativo, e negli anni 1919-1922 anche il Processo Apostolico (che nella precedente normativa era richiesto dopo quello Diocesano).
Una fattiva ripresa della Causa si è avuta nell'anno 1994, all'occasione della celebrazione del bicentenario del suo presunto martirio, aprile 1794.
(Autore: Mons. Luigi Porsi – Fonte: www.Vincenziani.com)
Giaculatoria - Beata Margherita Rutan, pregate per noi.  


*San Massimo - Vescovo (9 aprile)

m. 282
Martirologio Romano:
Ad Alessandria d’Egitto, San Massimo, vescovo, che durante il tempo del suo sacerdozio condivise l’esilio e la confessione di fede con il vescovo San Dionigi, al quale poi succedette.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Pietro Camino - Mercedario, Martire (9 aprile)
† Tunisi, 1284

Chiamato all’Ordine Mercedario dalla Vergine Maria, San Pietro Camino, di origine francese, fu un buon religioso, nominato poi redentore venne inviato in missione in terra d’Africa.
Navigando verso gli infedeli fu catturato dai mussulmani e condotto a Tunisi fu sepolto fino alla cintura e fatto bersaglio con frecce ma poiché il suo sguardo era rivolto verso il cielo gli strapparono gli occhi ed infine gli tagliarono la testa.
Raggiunse così la corona dei martiri nell’anno 1284.
L’Ordine lo festeggia il 9 aprile.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Camino, pregate per noi.


*Santi Tancredi, torthred e Tova - Eremiti in Inghilterra (9 aprile)
IX secolo

Si tratta di tre Santi eremiti, facenti parte della numerosa schiera di Santi, vissuti e venerati, diffusamente o localmente in Gran Bretagna, prima dello Scisma Anglicano, provocato da Enrico VIII (1491-1547).
Ad ogni modo si sa poco di questi tre componenti della stessa famiglia, i fratelli anglosassoni Tancredi, Torthred e Tova.
La più antica testimonianza della loro esistenza, risale alla fine del X secolo, quando Sant’Ethelwold († 984) vescovo di Winchester, fondò nel 973 l’abbazia di Thorney nella contea di Cambridge; egli raccolse nella chiesa di detta abbazia, le reliquie di tutti i santi che erano morti nei dintorni.
In un documento del 973, con cui il re Edgardo il Pacifico (944-975) confermava la fondazione dell’abbazia di Thorney, alcuni di questi santi vengono ricordati esplicitamente:
"Nel suddetto luogo, assai adatto alla vita eremitica, vi erano due fratelli di grande santità, Tancredi e Torthred, il primo dei quali raggiunse il cielo attraverso il martirio e il secondo con la confessione della sua fede.
La loro sorella Tova, insigne per la sua verginità e carità, visse da eremita in una parte solitaria di quest’isola".
Si ritiene che essendo vissuti nel IX secolo, quando la Gran Bretagna convertita al Cristianesimo dal VI secolo, allora era stata occupata dai Danesi che erano pagani, l’eremita Tancredi sia morto martire nell’anno 870 appunto per mano dei Danesi.
Torthred e Tova invece avrebbero vissuto i loro ultimi anni a Cerne nella Conta di Dorset; San Tova è menzionata anche in alcune litanie anglosassoni.
Il loro culto fu essenzialmente presente nell’abbazia di Thorney, la loro festa si celebra il 9 aprile.

(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Tancredi, Torthred e Tova, pregate per noi.


*Beato Tommaso da Tolentino - Missionario Francescano (9 aprile)

Tolentino, Macerata, ca. 1250/60 - Thana, India, 9 aprile 1321
Il Beato Tommaso, conterraneo del più celebre DSan Nicola, nacque nel 1250. Entrato giovanissimo tra i Francescani, fu sostenitore della più rigorosa povertà, finendo per questo in carcere. Liberato, andò missionario in Armenia con Angelo Clareno e altri compagni.
Fu propugnatore delle missioni in Oriente. Cercò di recarsi in Cina, accogliendo l'appello di Giovanni di Montecorvino. Fu però martirizzato sull'isola di Salsetta, in India, nel 1321. Odorico di Pordenone portò il corpo in Cina. La testa si trova nel duomo di Tolentino. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Tana in India orientale, Beato Tommaso da Tolentino, sacerdote dell’Ordine dei Minori e martire, che, spintosi fin verso l’impero cinese per annunciare il Vangelo, mentre era in viaggio attraverso le terre dei Tartari e degli Indi, coronò con un glorioso martirio la propria missione.  
Tommaso nacque a Tolentino intorno al 1250. Entrato giovanissimo nell'Ordine Francescano, fu tra i più accesi sostenitori dell'ideale di povertà in conformità della Regola e per questo motivo fu imprigionato due volte.
Liberato dal carcere per intervento del generale dell'Ordine Raimondo Godefroy, fu insieme ad
Angelo Clareno, Marco da Montelupone, Pietro da Macerata ed Angelo da Tolentino nella missione di Armenia.
Il re di Armenia, Heitung II, lo incaricò di varie ambascerie in Europa presso il Papa e il re di Francia. Tornando nuovamente a Roma in cerca di missionari, ripartì nel 1302 per l'Oriente con dodici compagni. Nel 1307 partecipò al concilio di Sis che sanzionò l'unione della Chiesa armena con la romana.
Nel pieno della sua attività apostolica gli giunsero alcune lettere di Fra Giovanni da Montecorvino, il quale sollecitava l'invio di aiuti dalla Cina. Nel 1308 San Tommaso fu a Poitiers dove prospettò al Papa Clemente V le necessità delle missioni in Oriente. In seguito al suo intervento il Papa istituì la prima gerarchia ecclesiastica in Cina.
Negli anni successivi il campo dell'attività missionaria di San Tommaso dalla Persia fu esteso presumibilmente in India e in Cina.
Verso la fine del 1320 s'imbarcò in Ormuz con i francescani Giacomo da Padova, Pietro da Siena, Demetrio da Tifliz e con il domenicano Giordano da Severac, diretto in Cina.
Sbarcati contro la loro volontà nell'isola di Salsetta, i cinque missionari furono accolti da una famiglia di nestoriani a Tana. Preso insieme ai suoi confratelli, difese dinanzi ai Musulmani la divinità di Gesù Cristo e con il nome della Madonna sulle labbra venne crudelmente martirizzato il 9 aprile del 1321.
Qualche anno dopo, Odorico da Pordenone trasportò il corpo del Beato a Zaiton in Cina.
Il capo, alla fine del secolo XIV, fu portato da un mercante pisano a Tolentino, dove con l'approvazione di Papa Bonifacio IX, venne innalzata una cappella in onore del Martire. Le venerate reliquie, custodite in un busto d'argento, sono conservate attualmente nella Basilica Cattedrale. Sua Santità Leone XIII, nel 1894, ne confermò il culto. (Autore: Elisabetta Nardi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Lo conosciamo già adulto, e francescano dei più battaglieri, mentre si ignorano l’anno di nascita e la condizione della sua famiglia. È diventato frate assai giovane, e altrettanto presto contestatore.
L’Ordine francescano è diviso su un problema capitale: per una parte di essi la povertà significa rinuncia a qualsiasi tipo di beni personali, usando solo quelli della comunità; ma altri la intendono più radicalmente, come privazione di tutti i beni.
Il contrasto è vivace particolarmente fra i francescani di Provenza, di Toscana, e tra quelli della Marca di Ancona, «anticamente adornata – a modo che il cielo di stelle – di santi ed esemplari frati», come si legge nei Fioretti. Qui il movimento degli “spirituali” si ispira in particolare a frate Angelo da Cingoli (detto poi Clareno) e il leader locale è appunto Tommaso da Tolentino.
Il conflitto, dapprima interno all’Ordine, rischia di investire la Chiesa; e allora per gli uomini di punta del movimento arrivano i processi e la detenzione. Anche a frate Tommaso tocca questa sorte, due volte. Ma, ritornato in libertà, si aprono per lui e per molti altri “spirituali” i campi dell’attività missionaria.
Tommaso, nel 1290, viene mandato in Armenia, e qui in breve tempo diventa consigliere del re Aitone II, che lo fa viaggiare come suo ambasciatore presso il Papa e i re di Francia e d’Inghilterra. Per anni Tommaso fa il missionario e il viaggiatore. Nel 1295 è a Roma, chiamato dal Ministro generale del suo Ordine, ancora per la questione degli “spirituali”: e nel ritornare in Oriente porta con sé un gruppo di missionari.
Intanto, dopo il conflitto tra Papa Bonifacio VIII e il re Filippo il Bello di Francia, la Chiesa ha un pontefice francese che non può venire a Roma: è l’inizio del “papato avignonese”. Frate Tommaso deve spingersi in Francia, fino a Poitiers, per raggiungere Papa Clemente V portando notizie “dall’altro mondo”: un figlio ancora di Francesco d’Assisi, frate Giovanni da Montecorvino, ha dato vita a una comunità cristiana in Khambalik, l’attuale Pechino, e sta traducendo in lingua tartara i Vangeli e i Salmi, ma ha bisogno urgente di rinforzi. Il Papa lo nomina allora primo arcivescovo della capitale cinese.
Alcuni anni dopo anche Tommaso parte per l’Estremo Oriente: sono con lui i francescani Giacomo da Padova e Pietro da Siena, il domenicano Giordano da Severac e l’interprete laico Demetrio da Tiflis. Si imbarcano a Ormuz, nel Golfo Persico, nel 1320, ma in Cina non arriveranno mai. Sono costretti a sbarcare in India, in quella che all’epoca è l’isola di Salsetta, in un piccolo arcipelago che ora è terraferma nell’area di Bombay; di qui passano poi a Thana, dove si concludono la missione e le loro vite.
La vicenda finale sarà raccontata alcuni anni dopo da un altro missionario, il Beato Odorico da Pordenone, morto nel 1331, che nel suo viaggio verso la Cina si è fermato a Thana ascoltando i testimoni.
Tommaso e i suoi compagni erano stati chiamati a deporre davanti a un giudice, su certi litigi in una famiglia; poi hanno cominciato a predicare la fede cristiana (a un uditorio di numerosi musulmani) con un tale vigore polemico che il capo locale li fece mettere a morte. Sepolti a Thana, i corpi sono stati riesumati da Odorico, trasportati in Cina e sepolti a Zaitun (regione del Fujian). Nella cattedrale di Tolentino si conservano reliquie ossee del corpo di Tommaso, riportato in Italia nello stesso XIV secolo da un mercante pisano. Nel 1894, Leone XIII ha approvato il culto a Tommaso col titolo di Beato.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso da Tolentino, pregate per noi.  

 

*Beato Ubaldo da Borgo San Sepolcro (Ubaldo Adimari) - Frate Servita (9 aprile)
Firenze, 1245 ca. – Monte Senario (Firenze), 9 aprile 1315
Nel 1285 era priore nel convento di Todi e fu accanto a San Filippo Benizi al momento della sua morte, avvenuta nella città umbra il 22 agosto 1285. Morì a Montesenario nel 1315. Il culto è stato approvato nel 1821.
Martirologio Romano: Presso il monte Senario in Toscana, Beato Ubaldo da Borgo Sansepolcro, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, che San Filippo Benizi convertì dalla milizia terrena al servizio di Maria.
É un frate dei Servi di Maria dei primi tempi; contemporaneo del priore generale San Filippo Benizi (1233-1285) che appartenne alla seconda generazione dei Servi, dopo il tempo dei Santi Sette Fondatori.
Ubaldo della nobile famiglia fiorentina Adimari, nacque verso il 1245 a Firenze e trascorse la sua gioventù fra le turbolenze di quel tempo, che vedevano contrapposti i guelfi favorevoli al Papato e i ghibellini, favorevoli all’imperatore di Germania.
Fu dapprima un sostenitore e poi capo della fazione ghibellina a Firenze, operando soprusi e disordini di ogni genere; finché giunse nel capoluogo fiorentino il priore generale servita San Filippo
Benizi, il quale era venuto per riportare la pace, accompagnato dal beato Bonaventura da Pistoia e al seguito del Legato pontificio, Latino Orsini.
Si era nei primi mesi del 1280, quando Ubaldo Adimari incontrò San Filippo Benizi, che riuscì a convertirlo, vestì l’abito dei Servi di Maria e con la grazia di Dio riconquistata, si ritirò in una durissima penitenza e preghiera sul Monte Senario (Firenze), culla dal 1240 della Fondazione dell’Ordine, situato a circa 18 km da Firenze.
Con la saggia guida spirituale del suo santo Priore, Ubaldo divenne un’anima mite ed umile, sì da operare anche prodigi, come quello di trasportare dell’acqua dal pozzo al convento, con i propri abiti, essendosi rotta la brocca nel tragitto.
Fu ordinato sacerdote e dal 1282 al 1285, seguì San Filippo nelle sue mansioni in giro per le varie Case dell’Ordine, che sorgevano un po’ dovunque; e il 22 aprile 1285 assisté nel convento di Todi al trapasso del suo Generale, dandogli conforto con la sua presenza. Ritornato nel convento del Monte Senario, continuò la sua edificante vita di penitente e religioso, allietato da tanti prodigi, finché morì il 9 aprile 1315 e sepolto nella chiesa dello stesso convento, accanto ai Santi Sette Fondatori.
Da una ricognizione delle reliquie del 1717, i suoi resti risultarono quelli di una persona di grande statura. Il suo culto come Beato, fu confermato da Papa Pio VII il 3 aprile 1821.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ubaldo da Borgo San Sepolcro, pregate per noi.  


*Sant'Ugo di Rouen - Vescovo (9 aprile) (9 aprile)

m. 730
Martirologio Romano:
A Jumièges sempre in Neustria, nell’odierno territorio francese, Sant’Ugo, vescovo di Rouen, che governò contemporaneamente il monastero di Fontenelle e le Chiese di Parigi e Bayeux e infine, deposti questi incarichi, resse il monastero di Jumièges.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santa Valdetrude - Sposa, Monaca (9 aprile)

+ 688 circa
Martirologio Romano:
A Mons in Neustria, nel territorio dell’odierno Belgio, Santa Valtrude, che fu sorella di Santa Aldegonda, moglie di san Vincenzo Madelgario e madre di quattro Santi; imitando il marito, si consacrò a Dio e prese l’abito monastico nel cenobio da lei stessa fondato.
Nella storia della cristianità non mancano, anche se spesso sconosciuti, i casi di intere famiglie elevate agli onori degli altari, come per esempio la Santa oggi festeggiata, Valdetrude (in francese
Waudru), che è venerata addirittura sia con la sua famiglia d'origine che con quella da lei creta: sono infatti considerati Santi i suoi genitori Valdeberto e Bertilla, sua sorella Aldegonda, suo marito Vincenzo Maldegario ed i loro quattro figli Landerico, vescovo di Parigi, Dentellino, morto ancora giovane, Aldetrude, badessa Maubeuge, e Madelberta, anch'ella badessa del medesimo monastero.
Famiglia di condizioni abbastanza agiate, non appena i figli furono abbastanza grandi da provvedere a se stessi, i coniugi di comune accordo decisero di separarsi per meglio potersi dedicare al servizio di Dio nella vita religiosa.
Madelgario intraprese allora la fondazione di un monastero presso Haumont, ove divenne monaco assumendo il nome religioso di Vincenzo.
Sua moglie Valdetrude, invece, attese ancora due anni per poi ritirarsi dal mondo, andando a vivere in solitudine in una piccola abitazione.
Fu invitata dalla sorella Aldegonda ad unirsi alla comunità di Maubeuge, ma ella ritenne di poter comunque condurre una vita ancor più austera rimanendo al di fuori dell'abbazia.
Con il passare del tempo, però, venne a tal punto disturbata dai visitatori che si recavano da lei in cerca di consiglio, da giungere ad intraprendere anch'essa la fondazione di un proprio convento presso Chateaulieu, al centro dell'attuale città di Mons in Belgio.
Divenne così celebre per le sue numerose opere di misericordia e le vennero attribuite parecchie guarigioni miracolose, sia in vita che in morte.
Rese l'anima a Dio verso l'anno 688, ormai vedova da undici anni.
Il suo culto si sviluppo a partire almeno dal IX secolo, periodo in cui un monaco di Mons redasse una sua Vita in latino, ed il suo nome nel 1679 fu introdotto nel Martyrologium Romanum, ove compare ancora oggi in data 9 aprile.
Santa Valdetrude è la patrona di Mons, città che custodisce anche le sue reliquie in una chiesa del XV secolo, costruita vicino all'autentica Chateaulieu.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Valdetrude, pregate per noi.  


*Altri Santi del giorno (09 Aprile)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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