Santi del 9 Luglio - Istituto Aveta

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Santi del 9 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Sante 7 Francescane Missionarie di Maria - Vergini e Martiri (9 luglio)
Schede dei Gruppi a cui appartengono:
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 Compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

† Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Sette suore della congregazione delle Francescane Missionarie di Maria, suor Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot), suor Maria della Pace (Marianna Giuliani), suor Maria Chiara (Clelia Nanetti), suor Maria Adolfina (Anne-Catherine Dierks), suor Maria Amandina (Pauline Jeuris), suor Maria di Santa Natalia (Jeanne-Marie Kerguin) e suor Maria di San Giusto (Anne-Françoise Moreau), giunsero il 4 maggio 1899 a Taiyuan, nella provincia dello Shanxi. S’impegnarono subito nell’orfanotrofio della missione, che accoglieva circa duecento bambine.
Quando la rivolta del movimento dei "Boxers", che avversavano gli occidentali e la religione cristiana, si estese allo Shanxi, le suore scelsero di affrontare il rischio del martirio.
Il 5 luglio 1900, insieme ai frati, ai seminaristi e ad alcuni laici, furono imprigionate nell’Albergo della pace celeste.
Ne uscirono il 9 luglio, per essere condotte al palazzo del viceré dello Shanxi e venire uccise, insieme ai loro compagni.
Furono le ultime a morire, per decapitazione. Incluse nel gruppo capeggiato dal vescovo monsignor Gregorio Grassi, che contava in tutto ventisei martiri, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da Papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
Le suore Francescane Missionarie di Maria in Cina
Le suore Francescane Missionarie di Maria, fondate nel 1877 da madre Maria della Passione, al secolo Hélène de Chappotin de Neuville (beatificata nel 2002) furono chiamate in Cina da Monsignor Francesco Fogolla, vicario generale dello Shanxi meridionale.
Il 12 marzo 1899 un gruppo di quattordici suore, insieme a dieci frati e allo stesso Monsignor Fogolla, partì da Marsiglia alla volta della Cina: sette di esse erano destinate a Taiyuan, nella
provincia dello Shanxi. Provenivano alcune dagli Châtelets in Francia, altre da varie case sparse in varie zone francesi.
Quanto alla nazionalità, invece, due erano italiane, una del Lussemburgo, una olandese e tre francesi.
Le suore arrivarono a destinazione il 4 maggio 1899. In mancanza di un convento, si sistemarono nell’orfanotrofio, che ospitava più di duecento bambine. Iniziarono a lavorare alacremente nella missione, con risultati promettenti.
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan.
Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia.
Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, ma la madre superiora, suor Maria Ermellina di Gesù, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste".
Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco.
Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade.
Quando madre Maria della Passione ebbe la notizia della loro uccisione, esclamò: «Ora posso dire di avere sette vere Francescane Missionarie di Maria!».
Seppur addolorata per la loro perdita, decise di scrivere lei stessa un libro che parlasse di loro.
Nella gloria dei martiri
Furono beatificate il 24 novembre 1946 da Papa Pio XII insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo. Nella stessa data, l’Ordine dei Frati Minori ricorda anche padre Cesidio Giacomantonio, dei
Frati Minori, ucciso il 4 luglio 1900 a Hengzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.
Anche loro sono stati beatificati il 24 novembre 1946.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi i ventinove martiri francescani, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i santi il 1° ottobre successivo.
L’elenco con le biografie delle singole suore
* Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot) francese, 34 anni; superiora
* Maria Chiara (Clelia Nanetti) italiana, 28 anni
* Maria Adolfina (Anne-Catherine Dierks) olandese, 34 anni
* Maria Amandina (Pauline Jeuris) lussemburghese, 28 anni
* Maria della Pace (Marianna Giuliani) italiana, 25 anni
* Maria di Santa Natalia (Jeanne-Marie Kerguin) francese, 36 anni
* Maria di San Giusto (Anne-Françoise Moreau) francese, 34 anni
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santy'Agostino Zhao Rong (9 luglio)
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*Beato Domenico Serrano - Cardinale (9 luglio)

+ Montpellier, Francia, 9 luglio 1348
Illustre professore dell’Università di Parigi, il Beato Domenico Serrano, ricevette l’abito mercedario nel convento di sant’Eulalia in Montpellier.
Le sue qualità esteriori, la sua dolcezza, la sua amabilità, il suo zelo e le sue virtù eroiche unite alla sua umiltà, gli guadagnarono la stima universale e fu designato Maestro Generale dell’Ordine il 17 aprile 1345.
Si dedicò a visitare i conventi per promuovere l’osservanza, la redenzione degli schiavi e la cultura.
Papa Clemente VI° lo nominò cardinale prete di Santa Romana Chiesa del titolo dei Santi Quattro Coronati.
Famoso per la santità e sapienza terminò la sua vita in Montpellier a causa della peste nera, il 9 luglio 1348.
L’Ordine lo festeggia il 9 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Eusanio - Martire a Furci (9 luglio)

Una passio leggendaria e molto recente (BHL, I, p. 410, nn. 2733 35) la quale dipende da quella dei Santi Fiorenzo e Felice (v.) e la ricalca, narra che Eusanio, presbitero della città di Siponto (odierna Manfredonia), per sfuggire all'onore dell'episcopato si recò come pellegrino a Roma.
Durante il viaggio, sostò nei territori di Chieti, Valva, Furci, Amitemo, Antrodoco e Rieti. Ritornato nel territorio dei Vestini, si fermò ad Avea, svolgendovi un fecondo apostolato, ma il regolo del paese, Prisco, al tempo di Massimiano, lo fece incarcerare e tormentare; liberato,
riprese la sua attività finché mori il 9 luglio e fu sepolto nella chiesa di S. Maria delle Monache, in località Quinque Vallae.
Se questo fantastico racconto, che già il Ferrari giudicava degno di «censura», non ci dà alcuna notizia attendibile su Eusanio, vuole però dimostrare che il suo culto era diffuso nell'Abruzzo e nel Lazio ed ebbe come centro irradiatore la cittadina di S. Eusanio Forconese (l'antica Avea), dove appunto era il suo sepolcro.
La passio, infatti, fu composta per spiegare e illustrare il culto di Eusanio nelle varie località ricordate e perciò, secondo il giudizio del Lanzoni, deve annoverarsi fra quegli scritti consacrati ai «santi itineranti da vivi, nei luoghi ove furono venerati dopo la morte». Probabilmente, Eusanio fu un martire locale del quale si perdette ben presto ogni notizia.
Il più antico documento che attesta l'esistenza del culto di Eusanio è un decreto dell'imperatore Lotario (840) con cui si conferma al monastero di Farla il possesso dei beni della badia di S. Eusanio (Regestum Farfense, II, Roma 1914, p. 236). La chiesa di S. Eusanio Forconese che custodisce il suo corpo in un'ampia cripta, risale al sec. XII.
Dagli elenchi delle decime per i secc. XIII e XIV risulta che erano dedicate chiese ad E. a S. Eusanio del Sangro, a Caramanico, a Popoli, a Carbonara, a Civitaquara, a Montesecco e a Corvara.
Nel 1748, G. Coppola, vescovo dell'Aquila, fece scavare nella cripta della chiesa di S. Eusanio Forconese e ritrovò le reliquie del Santo.
Nell'iconografia Eusanio è raffigurato ordinariamente con il cuore e gli altri visceri in mano: non si sa donde sia stato preso questo attributo, perché la passio non ha alcun particolare del genere. La più antica di tali raffigurazioni si trova sul portale della chiesa di Sant'Eusanio Forconese, ma la più artistica è una tela di Saturnino Gatti, discepolo del Perugino, conservata nel Museo diocesano dell'Aquila.
(Autore: Pasquale Ottaviani – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eusanio, pregate per noi.


*Santa Faustina - Martire (9 luglio)

É venerata sulla Via Latina.
Di Papa Sergio I (687-701) si possiede il catalogo di una donazione di vari beni immobili al prete Giovanni del titolo di Santa Susanna.
In esso si afferma che fra gli altri doni fu concesso un fondo, esistente presso l'oratorio di Santa Faustina, posto circa al XII miglio della via Latina.
Ciò indica che alla fine del sec. VII vi era nella località un culto per questa Santa; ma non si possiedono altre informazioni.
Nel Martirologio Geronimiano al 9 luglio sono commemorate una vergine Faustina e compagne nella non bene identificata località romana, denominata.
Mancano, tuttavia, prove per affermare che si tratti della Faustina del XII miglio della via Latina.
Il De Rossi e, più tardi, il Grossi-Gondi opinavano che la santa del catalogo di Papa Sergio fosse una martire locale deposta nel piccolo cimitero di Grottaferrata posto al X miglio.
Il Delehaye però giudica l'ipotesi non sufficientemente provata.
(Autore: Gian Domenico Gordini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Faustina, pregate per noi.


*Beato Fedele Gerolamo (Fidelis Jerome) Chojnacki - Religioso e Martire (9 luglio)
Scheda del gruppo a cui appartiene: “Beati Cinque Frati Cappuccini” Martiri Polacchi
Ulteriore scheda: “Beati 108 Martiri Polacchi”
Lòd, Polonia, 1° novembre 1906 – Dachau, Germania, 9 luglio 1942

Il Beato Fidelis (al secolo Gerolamo Chojnacki), professo dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nacque a Lód, Polonia, il 1° novembre 1906 e morì a Dachau, Germania, il 9 luglio 1942.
Beatificato da Giovanni Paolo II a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 107 martiri polacchi.
Martirologio Romano: A Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Fedele Chijnacki, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che, durante l’occupazione della Polonia da parte di un empio regime, fu deportato per la sua fede in Cristo in questo campo di prigionia e raggiunse sotto tortura la gloria eterna.
Nacque a Lódz la festa di Ognissanti del 1906, ultimo di sei fratelli. Al battesimo, impartitogli tre giorni dopo, i genitori Waclaw e Leokadia Sprusinska gli imposero il nome di Hieronim (Gerolamo).
In famiglia ricevette un'educazione religiosa esemplare, frequentando la sua parrocchia di S. Croce. Terminata la scuola superiore, si iscrisse all'accademia militare. Finiti gli studi, non riuscí a trovare un lavoro. Grazie all'aiuto di parenti, per un anno lavorò a Szczuczyn Nowogrodzki presso l'Istituto della Previdenza Sociale (ZUS) e successivamente lavorò alla Posta Centrale di Varsavia. Era un impiegato molto apprezzato per la sua affidabilità. Nel frattempo, insieme allo zio, p. Stanislao Sprusinski, collaborava alla gestione dell'Azione Cattolica.
Si occupò della campagna contro l'alcool, essendo egli stesso astemio. Operando all'interno dell'Azione Cattolica, avvertí il bisogno di un approfondimento della vita interiore. Entrò dunque nel Terz'Ordine di S. Francesco presso la chiesa dei cappuccini a Varsavia. Le sue nobili doti di carattere gli guadagnavano la fiducia della gente, riuscendo anche a riconciliare persone in discordia. In quel tempo fece amicizia con il Beato Aniceto Koplin, famoso questuante di Varsavia. I rapporti costanti con i cappuccini suscitarono in lui la vocazione religiosa.
Il 27 agosto 1933, a Nowe Miasto, ricevette l'abito cappuccino e il nome religioso di Fedele. Nonostante i suoi 27 anni e l'esperienza di vita, denotava grande disponibilità e semplicita, mantenendo piacevoli rapporti con tutti. Nel periodo del noviziato si preoccupò di conoscere i principi della vita interiore e si dedicò con impegno al proprio perfezionamento spirituale.
Emise i voti temporanei il 28 agosto 1934 e partí per Zakroczym per studiare filosofia. Qui, con il consenso dei superiori, fondò un Circolo di Collaborazione Intellettuale per i seminaristi. Continuò ad occuparsi del problema dell'astinenza dall'alcool e fondò un Circolo degli Astemi. Inoltre cooperò con il Terz'Ordine francescano.
All'inizio del 1937 superò con un'ottima valutazione l'esame finale di filosofia. Il 28 agosto
1937 emise i voti perpetui. In seguito studiò teologia presso il convento di Lublino. Alla scoppio della seconda guerra mondiale frequentava il terzo anno di teologia. In una lettera del 18 dicembre 1939 manifestò allo zio, p. Stanislao Sprusinski, un certo sconforto e abbattimento per il fatto di non poter vivere e studiare normalmente.
Un mese dopo le festività natalizie del 1939, il 25 gennaio 1940, venne arrestato e internato nel carcere del Castello di Lublino. Sopportò con serenità e addirittura con un certo buon umore le dure condizioni carcerarie, la mancanza di moto, di spazio e di aria. Dopo 5 mesi, il 18 giugno 1940, fu trasferito insieme a tutto il gruppo nel campo dí concentramento dí Sachsenhausen, nei pressi di Berlino. Si trattava di un lager modello, di vero stampo prussiano, specie nella disciplina e nell'ordine, finalizzato all'annientamento dell'individuo. Qui Fedele perse il suo ottimismo. Il trattamento disumano dei prigionieri lo scioccava, inducendolo al pessimismo.
Il 14 dicembre 1940, con un convoglio di preti e religiosi, venne trasferito al campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera, dove il suo stato d'animo peggiorò ulteriormente. Gli fu impresso sul braccio il numero di matricola 22.473. Le notizie delle continue vittorie del fronte militare tedesco non facevano intravedere ai prigionieri alcuna speranza di uscire dal campo. La fame, il lavoro e le persecuzioni pesavano sempre di più. "La capacità di cavarsela, l'energia vitale l'avevano abbandonato".
Il lavoro molto superiore alle sue forze, la fame, la penuria di indumenti, procurarono a fr. Fedele una grave malattia polmonare.
Una mattina d'inverno del 1942, mentre trasportava insieme a un compagno un pesantissimo pentolone di caffè dalle cucine, scivolò, rovesciò il caffè bollente, provocandosi gravi bruciature. La dura punizione a cui lo sottopose il capoblocco debilitò ancor più la sua psiche. Fra Gaetano Ambrozkiewicz, compagno di sventura nel lager, narra cosí l'addio di fr. Fedele: "Non dimenticherò mai quella domenica pomeriggio dell'estate 1942 quando fr. Fedele lasciò la nostra baracca 28 per trasferirsi nel blocco degli invalidi.
Era stranamente cosí quieto e assorto, negli occhi aveva persino dei riflessi di serenità, ma erano ormai riflessi non di questo mondo. Ci baciò tutti, congedandosi con parole di san Francesco e dicendo "Sia lodato Gesú Cristo, arrivederci in cielo".
Poco tempo dopo, il 9 luglio del 1942, si spense nell'ospedale del campo. Il corpo venne arso nel forno crematorio.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beato Fedele Gerolamo Chojnacki, pregate per noi.


*Sante Floriana e Faustina - Martiri di Roma (9 luglio)

Emblema: Palma
L'unica testimonianza riguardante queste due martiri si trova nel Martirologio Geronimiano, al 9
luglio, in cui sono associate con altre sante: "Romae ad guttam iugiter manantem natale virginum Florianae, Faustinae, Anatholiae, Felicitatis".
Questo latercolo però è un piccolo enigma, come se ne trovano altri nello stesso Martirologio.
Anatolia infatti è la compagna di Vittoria, martire della Sabina, mentre Felicita è la presunta madre dei sette fratelli: ambedue sono anticipate dal giorno 10.
Di Floriana e Faustina, che in altri codd. del Geronimiano sono anche presentate come uomini non si conosce niente di preciso.
Sull'indicazione topografica del loro sepolcro, che il Delchaye dichiara irreperibile, sappiamo dal Baronio che si trovava presso le Acque Salvie; il nome sarebbe derivato da una sorgente ivi esistente.
Da un'iscrizione del sec. VII si sa che un oratorio dedicato a Santa Faustina esisteva presso la Massa Maralis, nel fondo Capitone, al XII miglio della via Latina.
(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Floriana e Faustina, pregate per noi.


*San Francesco Fogolla - Vescovo e Martire (9 luglio)  

Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)

Montereggio, Mulazzo, Massa Carrara, 4 ottobre 1839 - Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900
Dopo una gioventù dedicata all'istruzione, il 19 settembre 1863 venne ordinato sacerdote a Parma. Partì per l'Oriente nel 1866, e due anni dopo fu nominato missionario per la regione dello Shanxi, vivendo per 7 anni in una regione con solamente 1.500 cristiani. Nel 1877 ricevette la nomina a Vicario generale dello Shanxi.
Nel 1897 fece ritorno in Italia, tornando poi in Cina fresco della nomina a vescovo, con il titolo della sede di Bagi, in qualità di coadiutore del vicario apostolico di Shansi Settentrionale.
Nel 1900 scoppiò la rivolta dei Boxer, e un funzionario reale fu inviato da Fogolla per invitarlo a rifiutare la fede cristiana, cosa che non fece, dando così il via ad una sanguinosa rivolta contro i cristiani, che culminò con il suo martirio, insieme ad altri religiosi tra cui San Gregorio Maria Grassi) e il fraterno amico e confratello Sant'Elia Facchini il 9 luglio dello stesso anno.
Venne beatificato da papa Pio XII nel 1946 e canonizzato il 1º ottobre 2000 da Papa Giovanni Paolo II.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
Nacque a Montereggio nella Lunigiana in Diocesi di Pontremoli il 4 ottobre 1839. A Parma, dove si era trasferito con i genitori, sentì crescere nel cuore la vocazione francescana e missionaria. Vestì l’abito francescano e nel 1858, a vent'anni, emise la sua professione religiosa. Nel 1866 partì per le missioni in Cina tra anni dopo l’ordinazione sacerdotale destinato a Tayuanfu, nello Shansi, con Mons. Grassi.
Visse le sue prime esperienze missionarie nel nord della regione e poi a Ki-sien e Miniao, svolgendo con zelo il suo ministero e approfondendo la conoscenza della lingua cinese tanto da
diventare maestro dei missionari e destare l’ammirazione degli autoctoni.
Proprio per la sua perizia nella lingua fu chiamato quale predicatore ufficiale nei due Sinodi cinesi del 1880 e 1885.
Il 24 agosto 1898 fu consacrato Vescovo Coadiutore di Mons. Grassi durante un suo viaggio in Europa dal quale rientrò in Cina con un drapello di nove giovani missionari e sette Francescane di Maria. Subito, nel 1900, lo colse la tempesta con l’avvento del sanguinario governatore Ju-sien.
Al fratello che lo invitava insistentemente a tornare in Italia, scriveva: “Desidero di morire con le armi in mano combattendo contro l’inferno per essere più vicino di volarmene al cielo”. E meritò la palma del martirio.
Sommariamente giudicati fra le ingiurie dei soldati e le maledizioni dei Boxers affollati lungo le vie dove senza opporre resistenza passavano furono barbaramente trucidati a colpi di spada, con più o meno sevizia a secondo dell’abilità e dei ferri taglienti e dell’odio che li animava, dopo aver risposto all’interrogatorio del Viceré che li accusava di aver danneggiato molti facendoli cristiani e resi cocciuti ed ostinati.
Fogolla rispose fermo: “non abbiamo nociuto a chicchessia e anzi abbiamo beneficato molti. Non diamo nessuna medicina per far dei cristiani, ed essi sono pienamente liberi; solamente conoscono ben chiaro il loro dovere di non apostatare, perché convinti che ciò è male e che è peccato non adorare il Dio del Cielo”.
San Francesco Fogolla è stato canonizzato il 1° ottobre del 2000 tra i martiri cinesi. Nella diocesi di Massa è memoria e si festeggia il 9 luglio, giorno della sua nascita al cielo nel martirio.
(Autore: Don Luca Franceschini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Francesco Fogolla, pregate per noi.


*San Gioacchino He Kaizhi - Martire (9 luglio)

Martirologio Romano: Nella città di Guiyang nella provincia del Guizhou in Cina, San Gioacchino He Kaizhi, catechista e martire, strangolato per la fede in Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gioacchino He Kaizhi, pregate per noi.


*Beata Giovanna Scopelli - Vergine (9 luglio)

Reggio Emilia, 1428 - Mantova, 9 luglio 1491
Religiosa carmelitana, fondò a Reggio Emilia, un monastero del quale fu priora. Si distinse per la sua grande devozione alla Madonna e le sue austere penitenze.
Martirologio Romano: A Reggio Emilia, Beata Giovanna Scopelli, vergine dell’Ordine delle carmelitane, che con le offerte dei suoi concittadini fondò un monastero e con la preghiera riuscì a procurare il pane nel refettorio per le consorelle.
Nata a Reggio Emilia nel 1428, visse prima da "mantellata" carmelitana nella sua casa. Morti i genitori, si unì ad altre donne costituendo una comunità nel 1480.
Nella sua città natale, nel 1485 ottenne la casa e la chiesa degli Umiliati che trasformò in monastero, detto volgarmente "Le Bianche" e affidato alla Congregazione Mantovana.
Ivi esercitò l'ufficio della priora, contando la comunità 20 elementi.
Alla Beata, dotata di spiccata pietà mariana e animata da intenso spirito di penitenza, si attribuiscono fatti straordinari.
Morì il 9 luglio del 1491. Il suo culto liturgico fu approvato da Clemente XIV nel 1771.
(Autore: Anthony Cilia – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giovanna Scopelli, pregate per noi.


*Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni - Martiri Cinesi vittime dei Boxer (9 luglio)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)

† Tai-yuen-fu (Shan-si, Cina), 9 luglio 1900
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
Nell’Anno Domini 2000, anno giubilare, Giovanni Paolo II così si rivolse alle migliaia di fedeli raccolti in piazza San Pietro la mattina di domenica 7 maggio per la recita del «Regina Caeli»: «Fare memoria degli eroici testimoni della fede del secolo ventesimo significa preparare il futuro, assicurando solide basi alla speranza. Le nuove generazioni devono sapere quanto è costata la fede che hanno ricevuto in eredità, per raccogliere con gratitudine la fiaccola del Vangelo e con essa illuminare il nuovo secolo e il nuovo millennio».
I primi martiri del XX secolo sono stati uccisi in Cina dai Boxer, una setta xenofoba e anticristiana. Caddero 180 missionari e circa 40 mila cristiani.
Fra i gravissimi omissis dei testi scolastici è sicuramente da annoverare la rivolta dei Boxer, esempio di fondamentalismo d’impronta cinese.
Quando Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 2000, ha proclamato martiri 120 cinesi, uccisi dai Boxer,  il governo di Pechino ha fatto di tutto per screditarli. Per mesi ha martellato che erano «nemici del popolo cinese» e «strumenti dell’imperialismo occidentale», proibendo di festeggiarli. Ma Hong Kong non si è piegata. Domenica 29 ottobre 2000 i cattolici dell’ex colonia inglese hanno gremito la cattedrale per una messa solenne in onore dei martiri cattolici con rito prettamente cinese: le reliquie dei martiri sono state accolte dall'assemblea solennemente con incenso, inchini, musiche tradizionali e per l'occasione è stato composto un inno.
La guerra dei Boxer è stato un avvenimento di grandissima importanza storica e dunque dell’umanità. Il nazionalismo cinese affonda le sue radici nel suo millenario cammino di storia. I nazionalisti cinesi definirono il loro Paese Zhongguo, una parola che significa «centro», nella convinzione che tutto il resto del mondo è periferia, popolata da «barbari» come essi definivano gli altri popoli. La Cina si trovò realmente, nella sua straordinaria civiltà, nella condizione in cui si era trovato per qualche secolo l’Impero Romano al suo apogeo: uno spazio di civiltà circondato dalle barbarie.
Dalla metà dell’Ottocento in poi, le condizioni mutarono notevolmente. L’Occidente sorpassò il livello tecnico della Cina. Nella guerra dell’oppio (1839-1842) i cinesi rimasero stupefatti non tanto della sconfitta, quanto dalla facilità con cui gli europei la ottennero.
In tale contesto culturale assumono una fisionomia di rilevanza sociale i Boxer. Tale movimento era composto da persone povere ed ignoranti, in genere di origine contadina, molti però erano anche battellieri, i quali avevano una ragione personale per odiare l’Occidente: con l’arrivo delle navi a vapore il loro lavoro era tramontato.
Le connotazioni dei Boxer erano alquanto tradizionaliste, conservatrici, xenofobe. Si dedicavano alle arti marziali, fra cui una forma di boxe cinese, da qui il nome ad essi dato dagli inglesi, Boxer. Però il nome potrebbe derivare anche da denominazioni che facevano riferimento al «pugno» come simbolo di organizzazione unitaria: «Società dei pugni armoniosi» oppure «Pugno della giustizia e della concordia».
I Boxer negavano l’uso di armi da fuoco, preferendo le armi bianche della tradizione. Spesso sbarcavano il lunario dando dimostrazione delle loro abilità  nelle antiche arti marziali, indossando abiti azzurri con una fascia rossa.
Si trattava di un movimento spontaneo, senza una gerarchia d’autorità e senza una vera e propria
organizzazione centrale. E si diffondeva in maniera incontrollata. In genere i Boxer erano convinti che il loro stile di vita li avrebbe resi immuni dalle armi degli europei e che le loro abilità di lotta  avrebbero trionfato sugli eserciti occidentali.
I tanti martiri cattolici vennero beatificati in vari gruppi dal 1746 al 2000.
Essi furono vittime delle ricorrenti persecuzioni scatenate dai vari imperatori che si succedevano. Morirono a migliaia (circa 30.000) fra vescovi, sacerdoti locali, missionari europei, seminaristi, religiosi di vari ordini, suore di molte congregazioni, catechisti, fedeli laici di ogni categoria, sia maschili che femminili.
Morirono per la fede decine di migliaia di credenti cinesi, ma solo di una piccola parte si è potuto istruire un processo ufficiale per additarli a tutta la cristianità.
Fra i 120 nuovi santi proclamati nel 2000, vi è un gruppo di 29, tutti Francescani, uccisi dai Boxer il 7 e 9 luglio 1900. Il glorioso gruppo, capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 14 laici cinesi, di cui 5 erano seminaristi e 11 Terziari Francescani, tutti beatificati nel 1946 da papa Pio XII.
Essi, meno tre, facevano parte della Missione denominata «Casa di S. Pasquale» situata a Tai-yuen-fu nello Shan-si, che comprendeva una cattedrale, un orfanotrofio di oltre 200 orfanelle, il Seminario Maggiore per il clero cinese, un convento francescano in un paese poco distante dalla celebre e antica città, un ambulatorio, un costruendo ospedale e inoltre era la residenza del Vicario Apostolico dello Shan-si, monsignor Gregorio Grassi.
Quando il 5 luglio 1900 i Boxer arrivarono a Tai-yuen-fu distrussero le case e il tempio dei protestanti, che essendo più ricchi, furono saccheggiati per primi.
Il vescovo Grassi e il suo coadiutore, monsignor Fogolla, cercarono di mettere in salvo i cinque seminaristi presenti, ma essi furono fermati alla porta Han-si della città e riconosciuti dalle talari che indossavano, perciò vennero condotti dai soldati del crudele viceré Yü-sien, che capeggiava anche i Boxers, al tribunale del sottoprefetto, con il beneplacito della settantenne imperatrice Tz-Hsi,.
Venne chiesto loro di ripudiare il cristianesimo ed al loro rifiuto fu messa al loro collo una pesante canga (una specie di gogna, strumento di pena cinese) e lasciati agli insulti dei pagani, fino a tarda notte. Giovanni Tciang di 23 anni, terziario francescano; Patrizio Tong di 18 anni, terziario; Filippo Tciang di 21 anni, terziario; un secondo Giovanni Tciang di 22 anni, terziario; Giovanni Wang di 16 anni, terziario. Questi i giovani seminaristi che morirono con la palma del martirio, immolandosi con lo stesso spirito che aveva animato i primi cristiani: essi non vollero né apostatare, né lasciare soli i padri e le suore della «Casa di San Pasquale».
A loro bisogna aggiungere nove domestici cristiani cinesi. Quando i missionari furono portati nella «Casa della Pace Celeste», una specie di albergo utilizzato come un carcere provvisorio, i più fedeli li seguirono; nei cinque giorni di detenzione, dal 5 al 9 luglio 1900, le porte del carcere per loro erano aperte, potevano ritornare alle loro famiglie, ma essi preferirono restare e condividere la sorte dei missionari, che l’avevano innalzati con il battesimo alla dignità di Figli di Dio e quasi tutti erano terziari francescani.
Il 9 luglio 1900 i 26 martiri di Tai-yuen-fu, furono portati con la scusa di essere interrogati, nel cortile del tribunale, e lì improvvisamente furono massacrati in un’orrenda carneficina a colpi di sciabolate, in un mare di sangue, quasi tutti decapitati, comprese le suore che subirono il martirio per ultime.
Le teste dei vescovi e di qualche padre furono innalzate alla porta Meridionale, mentre i corpi dei martiri, tutti mutilati, furono lasciati all’offesa della plebaglia pagana fino a sera; furono poi ammassati in una fossa comune vicino alle mura della città, presso la Grande Porta Orientale, dove rimasero per tre giorni, in pasto ai cani ed agli uccelli rapaci.
Poi per paura di una pestilenza, furono sepolti alla rinfusa fuori le mura, assieme alle ossa anonime di mendicanti e giustiziati. Solo nel gennaio 1901, dopo l’intervento armato delle potenze occidentali, i Boxer vennero dispersi, l’imperatrice esiliata e i corpi dei martiri esumati per dare loro pietosa e degna sepoltura.
(Autore: Cristina Siccardi)
Il 1° ottobre del 2000, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri, che subirono il martirio in diverse località del Tonchino (Vietnam) e Cina e che vennero beatificati in vari gruppi dal 1746 al 1951.
Essi furono vittime delle ricorrenti persecuzioni scatenate dai vari imperatori che si succedevano.
Morirono a migliaia (circa 30.000), fra cui vescovi, sacerdoti locali, missionari europei, seminaristi, religiosi di vari Ordini, suore di molte Congregazioni, catechisti, e fedeli laici di ogni categoria, sia maschili che femminili.
Fra le decine di migliaia di fedeli cinesi, che con lo slancio di una fede generosa, morirono eroicamente in difesa di una religione, che se pur venuta da lontano, essi avevano accettata ed assimilata con il suo messaggio salvifico per tutti gli uomini, accogliendo e proteggendo i suoi ministri; solo di una piccola parte si è potuto istruire un processo ufficiale per additarli a tutta la cristianità, in virtù della loro fede professata e del loro martirio finale.
Fra i 120 nuovi santi, vi è un gruppo di 29 tutti appartenenti all’Ordine Francescano, uccisi dai fanatici ‘boxers’ il 7 e 9 luglio 1900; il glorioso gruppo capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 14 laici cinesi di cui 5 erano seminaristi e 11 Terziari Francescani; tutti beatificati nel 1946 da papa Pio XII.
Essi, meno tre, facevano parte della Missione denominata “Casa di S. Pasquale” situata a Tai-yuen-fu nello Shan-si, che comprendeva una cattedrale, un orfanotrofio di oltre 200 orfanelle, il Seminario Maggiore per il clero cinese, un convento francescano in un paese poco distante dalla celebre e antica città, un ambulatorio, un costruendo ospedale e inoltre era la residenza del Vicario Apostolico dello Shan-si, il già citato mons. Gregorio Grassi.
Quando il 5 luglio 1900 i famigerati ‘boxers’, setta sanguinaria che aveva lo scopo di scacciare gli stranieri Occidentali e segnatamente i missionari cattolici e protestanti, più radicati nel territorio e benvoluti da parte del popolo, arrivarono a Tai-yuen-fu, essi cominciarono a distruggere le case e il tempio dei Protestanti, che essendo più ricchi, furono saccheggiati per primi.
Il vescovo Grassi e il suo coadiutore mons. Fogolla, cercarono di mettere in salvo i cinque seminaristi presenti, ma essi furono fermati alla porta Han-si della città e riconosciuti dagli abiti talari che indossavano, furono condotti dai soldati del crudele viceré Yü-sien che capeggiava anche i ‘boxers’, con il beneplacito della settantenne imperatrice Tz-Hsi, al tribunale del sottoprefetto.
Venne chiesto loro ripetutamente di apostatare il cristianesimo ed al rifiuto dei seminaristi, fu messa al loro collo una pesante canga (una specie di gogna, strumento di pena cinese) e lasciati agli insulti dei pagani, fino a tarda notte; poi vennero rilasciati e si unirono ai loro pastori, che non vollero più lasciare, nonostante gli inviti a fuggire dei vescovi e degli stessi mandarini.
I cinque seminaristi sono: Giovanni Tciang di 23 anni, minorita, Terziario Francescano; Patrizio Tong di 18 anni, terziario; Filippo Tciang di 21 anni, terziario; un secondo Giovanni Tciang di 22 anni, terziario; Giovanni Wang di 16 anni, terziario; questi i cinque fiori colti nel Seminario indigeno, che con lo spirito d’immolazione dei primi cristiani, non vollero né apostatare, né lasciare soli i padri e le suore della “Casa di San Pasquale”.
A loro bisogna aggiungere i nove domestici cristiani cinesi, la cui fedeltà e dedizione portata spesso fino all’eroismo, sono cose ben note; il servizio prende allora la forma di ossequio religioso e di gratitudine per il dono della fede ricevuta.
Quando i missionari furono portati nella “Casa della Pace Celeste”, una specie di albergo utilizzato come un carcere provvisorio, i più fedeli li seguirono, fra la meraviglia degli altri cinesi; nei cinque giorni di detenzione dal 5 al 9 luglio 1900, le porte del carcere per loro erano aperte, potevano
ritornare alle loro famiglie, ma essi preferirono restare e condividere la sorte dei missionari, che l’avevano innalzati con il battesimo alla dignità di Figli di Dio.
Citiamo solo i loro nomi, ma ognuno di essi era diventato per i missionari o per il singolo missionario a cui era affidato, il compagno della vita quotidiana e dei loro viaggi, frequentavano la Chiesa ed i Sacramenti, quasi tutti Terziari Francescani; la loro fede genuina fu il supporto per affrontare senza esitazione la morte, inflitta selvaggiamente dai pagani.
I loro nomi: Tommaso Sen di 34 anni; Simone Tceng di 45 anni; Pietro U di 40 anni; Francesco Tciang di 62 anni; Mattia Fan di 45 anni; Giacomo Yen di 45 anni; Pietro Tciang di 51 anni; Pietro Wang di 30 anni; Giacomo Tciao di 50 anni.
Il 9 luglio 1900 i 26 martiri di Tai-yuen-fu, furono portati con la scusa di essere interrogati, nel cortile del tribunale, e lì improvvisamente furono massacrati in una orrenda carneficina a colpi di sciabolate, in un mare di sangue, quasi tutti decapitati, le suore lo furono per ultime.
Le teste dei vescovi e di qualche padre furono innalzate alla porta Meridionale, mentre i corpi dei martiri tutti mutilati, furono lasciati all’offesa della plebaglia pagana fino a sera; furono poi ammassati in una fossa comune vicino alle mura della città, presso la Grande Porta Orientale, dove rimasero per tre giorni, in pasto ai cani ed agli uccelli rapaci.
Poi per paura di una pestilenza, furono sepolti alla rinfusa fuori le mura, assieme alle ossa anonime di mendicanti e giustiziati. Solo nel gennaio 1901 dopo l’intervento armato delle Potenze Occidentali, i ‘boxers’ vennero dispersi, l’imperatrice esiliata e i corpi dei martiri esumati per dare loro una degna sepoltura.
Ecco i nomi di tutti i santi martiri cinesi uccisi dai Boxer e festeggiati oggi nell'anniversario del loro martirio:
Gregorio Grassi, vescovo,
Francesco Fogolla, vescovo,

Elia Facchini, sacerdote,
Teodorico Balat, sacerdote,
Andrea Bauer, Frate Minore;
Maria Erminia (Irma Grivot), suora,
Maria Chiara (Clelia Nanetti), suora,
Maria Adolfina (Maria Dierkx), suora,
Maria Amandina (Paolina Jeuris), suora,
Maria della Pace (Marianna Giuliani), suora,
Maria di S. Natalia (Giovanna Maria Kerguin), suora,
Maria di S. Giusto (Anna Maria Moreau), suora,
Giovanni Zhang Huan,
Patrizio Dong Bodi, seminarista,
Filippo Zhang Zhihe,
Giovanni Zhang Jingguang,
Giovanni Wang Rui, seminarista,
Tommaso Shen Jihe,
Simone Chen Ximan, laico,
Pietro Wu Anpeng,
Francesco Zhang Rong,
Mattia Fen De, laico,
Giacomo Yan Guodong,
Pietro Zhang Banniu,
Giacomo Zhao Quanxin, laico,
Pietro Wang Erman.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni, pregate per noi.


*Beato Luigi Caburlotto - Sacerdote e fondatore (9 luglio)  

Venezia, 7 giugno 1817 - 9 luglio 1897
Da una semplice famiglia di gondolieri, Luigi nacque a Venezia il 7 giugno 1817. Frequentò il ginnasio dei fratelli sacerdoti Antonangelo e Marco Cavanis (oggi venerabili) che ebbe come insegnanti, poi entrò in seminario.
Ordinato sacerdote il 24 settembre 1842, aveva ventisei anni quando fu nominato collaboratore della parrocchia di San Giacomo dall’Orio da cui iniziò, in un contesto sociale segnato da profonda povertà sia morale che materiale, un mirabile apostolato soprattutto a vantaggio dei giovani.
Il 15 ottobre 1849 divenne parroco, mentre, in conseguenza della Prima Guerra di Indipendenza, la situazione era ulteriormente peggiorata. Dopo pochi mesi, il 30 aprile 1850, con l’aiuto di due catechiste, diede vita ad una scuola per bambine povere: era il germoglio della congregazione delle Figlie di San Giuseppe. Negli anni a venire le sue giornate saranno spese tra
l’impegno parrocchiale e la formazione della neonata famiglia religiosa. Dal 1857 ebbe a fianco Joseffa (Maria) Vendramin (1822-1902), superiora delle prime quattordici suore, il cui ruolo per il futuro istituto, nell’umiltà, sarà fondamentale. Nel medesimo anno don Luigi aprì presso San Sebastiano una seconda comunità di suore, due anni dopo fondò a Ceneda (Vittorio Veneto) una scuola gratuita per bambine e accanto un collegio.
Nei primi anni in cui il Veneto entrerà a far parte dello stato unitario italiano (1866), la Congregazione di Carità gli affidò l’Istituto Manin, importante scuola maschile di arti e mestieri, ormai quasi estinta.
Nel 1872 don Luigi rinunciò alla parrocchia per dedicarsi esclusivamente alla congregazione. Nel 1881 ebbe la responsabilità dell’Istituto femminile “alle “Terese” dove sostituì le maestre laiche con le sue suore.  
Nel difficile clima postunitario italiano, don Caburlotto concepì che dare ai ragazzi poveri la possibilità di studiare non era fare beneficienza, ma contribuire alla realizzazione dei loro progetti di vita. Ripeteva sovente di “Non chiudere la porta a nessuno” e nella più genuina visione cristiana diceva: “Non si tema di essere troppo indulgenti, è sempre meglio esagerare in bontà che trattare con durezza”. In piena collaborazione con il suo vescovo, influenzò positivamente l’indirizzo educativo di alcune istituzioni pubbliche.
Dai suoi pensieri è possibile cogliere una straordinaria forza spirituale che – affermava - “cresce avvolta dal silenzio”. Il suo apostolato fu concreto: “Al Signore piace la preghiera, anche breve, fatta con fervore, semplicità di cuore e fiducia”, “Chi vive alla presenza di Dio, impara a sentire e ad agire secondo il Cuore di Dio”, “L'uomo da solo, certamente è molto debole, ma quando ha in sé l'amore di Dio non deve temere di nulla”. Conscio dei limiti umani affermava che “La santità è un cammino da riprendere ogni giorno”. Fu ricercato conferenziere, predicatore di esercizi spirituali e di missioni popolari.
Luigi Caburlotto morì il 9 luglio 1897, con sulle labbra il nome della Madonna. Al suo capezzale era accorso il patriarca Giuseppe Sarto, futuro San Pio X. Nel 1994 è stato proclamato venerabile, nel 2009 le sue spoglie mortali sono state traslate dalla Casa generalizia alla Chiesa di S. Sebastiano (sestiere di Dorsoduro). Il 16 maggio 2015 a Venezia è stato beatificato. Oggi l’istituto delle Figlie di S. Giuseppe del Caburlotto è presente anche in Brasile, nelle Filippine e in Kenia.
(Autore: Daniele Bolognini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Caburlotto, pregate per noi.


*Santa Maria Adolfina (Anne Catherine Dierks) - Vergine e Martire (9 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Ossendrecht, Olanda, 8 marzo 1866 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Anne-Catherine Dierks nacque a Ossendrecht in Olanda, presso la frontiera con il Belgio, l’8 marzo 1866.
Perse la madre a tre anni e fu affidata a una famiglia di operai, ma lei stessa cercò di rendersi indipendente, per non pesare su di loro. Entrò poi tra le suore Francescane Missionarie di Maria: prese l’abito il 31 luglio 1893 e cambiò nome in suor Maria Adolfina.
Fu donna di poche parole e di molti fatti, come fu evidente anche nella sua destinazione alla missione di Taiyuan, in Cina. Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei "Boxers", contrari agli occidentali e alla religione cristiana, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione.
Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici.
Suor Maria Adolfina aveva trentatré anni e tre mesi. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
I primi anni
Anne Catherine Dierks nacque a Ossendrecht in Olanda, presso la frontiera con il Belgio, l’8 marzo 1866. Era la quinta dei sei figli di Petrus Jan Dierks e Judoca Carolina Withaags, buoni cristiani e operai laboriosi.
La sofferenza si affacciò subito nella sua vita, A tre anni Kaatje, come era chiamata, perse la mamma. Il padre, impossibilitato ad aver cura della numerosa famiglia, affidò le più piccole a delle famiglie caritatevoli. Kaatje andò in casa di buoni operai, che volentieri divisero con l’orfanella il loro poco cibo.
Orfana lavoratrice
Restò con loro finché poté, poi, cosciente di non poter abusare della loro bontà, decise di lavorare nell’unica officina in paese a fare involti di caffé. Intanto, frequentava la scuola delle Suore Francescane di Ossendrecht.
In seguito passò al servizio in casa di una famiglia del paese e poi in una buona famiglia di Anversa. La sua sofferenza era quella di sapere la sorellina minore ospite di una famiglia non religiosa, col rischio di crescere frivola, dimenticandosi dei suoi doveri cristiani. In seguito, le preghiere di Kaatje e i suoi richiami, sia verbali che scritti, ebbero sulla ragazza un effetto benefico: si fece religiosa e fu missionaria in Africa.
Tra le Francescane Missionarie di Maria
Ormai libera da impegni, Kaatje decise di intraprendere la via della consacrazione religiosa, presentandosi dalle Francescane Missionarie di Maria, molto popolari ad Anversa. Accettata come postulante, prese l’abito il 31 luglio 1893, con il nome di suor Maria Adolfina.
Due anni dopo, all’unanimità, fu ammessa ai voti temporanei. Rispettosissima della Regola, specie del silenzio, riservava per sé i lavori più duri. Curava le suore ammalate e consigliava ed aiutava le postulanti bisognose di un sostegno. Restò ad Anversa per sei anni.
Missionaria in Cina
Un giorno fu chiamata dalla fondatrice e superiora generale, madre Maria della Passione (beatificata nel 2002) a partire per la Cina. Grata a Dio per questa scelta, suor Maria Adolfina
lasciò nel marzo 1899 la Casa di Anversa per congiungersi a Marsiglia con le altre suore, guidate da suor Maria Ermellina di Gesù.
S’imbarcò con tutto il gruppo il 12 marzo 1899 e arrivò in Cina a Taiyuan il 4 maggio, dopo un lungo e avventuroso viaggio. Di lei ci sono pervenute poche lettere perché conosceva solo il fiammingo, ma sono sufficienti a rilevare le sue virtù missionarie e di francescana.
I quattordici mesi trascorsi in Cina la videro sempre in piedi dalla mattina alla sera, nel prodigarsi con tutti, consorelle, padri missionari, orfanelle e fedeli cinesi della "Casa di S. Pasquale", come era chiamata la missione.
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però la superiora, madre Maria Ermellina, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria Adolfina aveva 33 anni e tre mesi.
Nella gloria dei martiri
Le sette suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da Papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano. La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi Monsignor Monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.

(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Maria Adolfina, pregate per noi.


*Santa Maria Amandina (Pauline Jeurus) - Vergine e Martire (9 luglio)  

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Herk-la-ville, Belgio, 28 dicembre 1872 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Pauline Jeurus nacque a Herk-la-ville, presso Diest in Belgio, il 28 dicembre 1872. Alla morte della madre fu affidata ad alcuni zii finché una sorella, membro delle Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, non la fece accogliere dalle sue consorelle a Gand. Contrariamente a quanto si poteva pensare, Pauline non decise di diventare una di loro, ma di seguire un’altra sorella, Rosalie, tra le Francescane Missionarie di Maria.
Col nome di suor Maria Amandina, prestò servizio come infermiera ad Anversa e a Marsiglia, dove fu scelta dal vescovo monsignor Francesco Fogolla per una spedizione missionaria alla volta dello Shanxi, in Cina. Insieme ad altre sei consorelle, si occupò delle orfane curate nella "Casa San Pasquale", finché la rivolta dei "Boxers" non raggiunse anche la cittadina di Taiyuan.
Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei "Boxers", contrari agli occidentali e alla religione cristiana, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione. Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del vicerè dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria Amandina aveva ventott’anni.
Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
I primi anni
Pauline Jeurus nacque a Herk-la-ville, presso Diest in Belgio, il 28 dicembre 1872. Era la settima di otto figli, di cui un solo maschio, degli onesti e agiati agricoltori Cornelius Jeurus e Agnese Thijs.
Quando aveva sette anni le morì la mamma. La grave perdita costrinse il padre, impegnato con il necessario lavoro, a tenere con sé i figli più grandicelli e affidare le tre figlie più piccole a dei parenti caritatevoli.
Ospite degli zii
Così Pauline e la sorellina Mathilde furono affidate ad alcuni zii nelle vicinanze della casa paterna; comunque crebbero in un clima di fede. A 8 anni Pauline fu condotta alla scuola delle Orsoline di Schakebroeck. La sera ripeteva e insegnava alla piccola Mathilde, le preghiere imparate dalle suore, recitava il Rosario e le litanie della Vergine.
Dopo un certo tempo, la zia si ammalò seriamente: lei l’assisté con un’abnegazione superiore alla sua età. A dieci anni ricevette la Prima Comunione e a 12 la Cresima, frequentando i corsi di catechismo. S’iscrisse anche all’associazione delle Figlie di Maria della parrocchia.
A Gand, accolta dalle Figlie della Carità vincenziane
In seguito la prima sorella Maria, diventata Figlia della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, s’interessò che le altre tre sorelle, Rosalie, Mathilde e Pauline, venissero accolte nel suo Istituto per ricevere un’adeguata istruzione.
Pauline, che a quindici anni era entrata nel Terz’Ordine francescano, fu mandata a Gand: rimase due anni, con l’occupazione di aiutare la suora della cucina, impegnata per i pasti di circa 900 persone e per gli ammalati dell’ospedale. Il 2 agosto 1892 andò a Hasselt, per aiutare un’altra sorella, Anna, vedova con quattro figli, gravemente malata.
Tra le Francescane Missionarie di Maria
Sembrava prevedibile che, dopo gli anni trascorsi fra le Figlie della Carità, ella volesse diventare una di loro. Tuttavia, Rosalie, cui lei era molto legata, scelse di entrare fra le Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002). Pauline, che l’aveva accompagnata ad Anversa ed assistito alla cerimonia nella quale aveva preso il nome di suor Maria Onorina, decise che quella era la strada giusta anche per lei.
Il 13 dicembre 1896 divenne a sua volta Francescana Missionaria di Maria, col nome di suor Maria Amandina. Anche l’altra sorella entrò nella stessa congregazione, diventando suor Maria Serafina.
Dopo due anni di noviziato ad Anversa, passò a Marsiglia per fare pratica come infermiera nella Casa "San Raffaele", in previsione di essere mandata in Cina, dove si doveva aprire un grande ospedale.
Missionaria in Cina
Proprio a Marsiglia conobbe monsignor Francesco Fogolla, che stava organizzando la spedizione nello Shanxi: la richiese caldamente a madre Maria della Passione, che era superiora generale
oltre che fondatrice, come infermiera.
La giovane suora subì come tante altre, il tormento dell’anima di fronte alle scelte definitive, ma ebbe, secondo le testimonianze, la grazia di visioni speciali della Vergine.
S’imbarcò con tutto il gruppo di suore e padri missionari, a Marsiglia il 12 marzo 1899. Durante una sosta a Ceylon (oggi Sri Lanka) incontrò la sorella suor Maria Onorina, impegnata nel sanatorio di Colombo tenuto dalle Francescane Missionarie di Maria.
Arrivò a Tai-yuen-fu il 4 maggio 1899: ebbe subito il compito dell’ambulatorio e del dispensario, attivati in attesa dell’ospedale progettato. Nell’anno e due mesi di lavoro nella missione "Casa di San Pasquale", suor Maria Amandina cercava di mantenersi allegra e sorridente, tanto che i cinesi la chiamavano nella loro lingua "la vergine europea che ride sempre".
La rivolta dei "Boxers"
Nelle sue lettere, tuttavia, presagiva la tempesta che si avvicinava per la cristianità in Cina. Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shansi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però madre Maria Ermellina, la superiora, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria Amandina aveva ventott’anni.
Nella gloria dei martiri
Lei e le altre sei suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano. La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini - Fonte: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Box

Giaculatoria - Santa Maria Amandina, pregate per noi.


*Santa Maria Chiara (Clelia Nanetti) - Vergine e Martire (9 luglio)  

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Pontelagolungo, Rovigo, 9 gennaio 1872 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Clelia Nanetti nacque il 9 gennaio 1872 a Pontelagolungo in provincia di Rovigo e diocesi di Adria-Rovigo. Dall’adolescenza si sentì attratta dalla vita consacrata, ma solo a vent’anni appena compiuti entrò tra le Francescane Missionarie di Maria, indirizzata da suo fratello padre Barnaba, francescano.
Il 10 aprile 1892 vestì l’abito religioso e prese il nome di suor Maria Chiara. Lo stesso giorno in cui emise i voti perpetui, il 13 novembre 1898, madre Maria della Passione, fondatrice e superiora generale (beatificata nel 2002) le comunicò che avrebbe fatto parte del gruppo di sette suore, che, con la guida di madre Maria Ermellina di Gesù, sarebbero partite per la missione dello Shanxi, in Cina.
Per un anno e due mesi prestò servizio come lavandaia e cuoca per i frati della missione e per l’orfanotrofio femminile gestito dalle suore. Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei "Boxers", contrari agli occidentali e alla religione cristiana, le sette suore furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione. Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici.
Suor Maria Chiara aveva ventott’anni. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, Vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
I primi anni
Clelia Nanetti nacque il 9 gennaio 1872 a Pontelagolungo in provincia di Rovigo e diocesi di Adria-Rovigo, sulla riva del fiume Po, in una casa denominata "il Palazzone". I suoi genitori, Narciso Nanetti e Pellegrina Rossi, erano modesti proprietari terrieri. Prima di lei erano nati altri due fratelli.
La vicinanza della parrocchia di Santa Maria Maddalena favorì le sue pratiche religiose. La sua devozione, unitamente ad una viva intelligenza, le permise di ricevere la Prima Comunione e la Cresima già a sei anni, cosa eccezionale per l’epoca.
Vocazione religiosa
Clelia provava disgusto profondo per la vanità e per le cose del mondo; e già verso i dodici anni sentiva l’attrazione per la vita consacrata. Suo fratello Barnaba, francescano, le consigliava di farsi suora, ma lei fu indecisa per vari anni: escludeva infatti le suore di clausura e quelle ospedaliere.
Dopo un incontro con le suore Stimmatine a Ferrara, accettò il consiglio del fratello, che aveva parlato della sua vocazione al Ministro Generale dei Frati Minori. Così Clelia si trasferì a Roma il 24 gennaio 1892. Alla stazione l’accolsero due suore Francescane Missionarie di Maria, che la condussero nella Casa generalizia.
Tra le Francescane Missionarie di Maria
Benché di carattere alquanto selvaggio ed altero, aveva anche però molte belle doti, fra cui la
lealtà, rettitudine di mente e serenità di giudizio.
Il 10 aprile 1892 vestì l’abito religioso e prese il nome di suor Maria Chiara, in onore della prima discepola di san Francesco d’Assisi.
Compì il noviziato a Les Châtelets, in Francia, dove c’era una vasta attività agricola e di allevamento di animali.
Suor Maria Chiara fu contentissima di vivere lì, benché fosse veramente pesante il lavoro per delle giovani ragazze, perché le ricordava la terra d’Italia.
Tuttavia, il clima della Bretagna non le giovava, anzi, ebbe un inizio di malattia cardiaca. Per questa ragione, dopo due anni fu trasferita a Vanves, fuori Parigi, dove guarì completamente.
Dopo un corso effettuato in Belgio, nel 1895 ebbe l’incarico di guardarobiera, che richiedeva una delicatezza particolare.
Le suore, lei compresa, possedevano allora un solo abito religioso di ricambio, che si teneva per un mese, per cui si creava qualche problema quando occorreva sostituirlo per lavarlo.
Missionaria in Cina
Il 13 novembre 1898 emise i voti perpetui. Nello stesso giorno, la madre fondatrice le comunicò che avrebbe fatto parte del gruppo di sette suore, che, con la guida di madre Maria Ermellina di Gesù, sarebbero partite per la missione dello Shanxi, in Cina. Anche suo fratello padre Barnaba era missionario lì, quindi avrebbe potuto rivederlo.
Il 12 marzo 1899 s’imbarcò insieme alle consorelle e a dieci frati, con a capo monsignor Francesco Fogolla: era stato lui a richiedere la presenza delle Francescane Missionarie di Maria. Arrivò a Taiyuan il 4 maggio 1899. Trovò ad attenderla padre Barnaba per un breve saluto: da allora, non si rividero più.
Alla "Casa di San Pasquale", questo era il titolo della Missione, ebbe il compito del bucato dei padri e della chiesa, della cucina e del refettorio delle orfane. Trascorse quindi un anno e due mesi, poi la bufera della persecuzione si approssimò anche a loro.
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900, infatti, fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia.
Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
Il vescovo monsignor Gregorio Grassi esortò le suore a indossare abiti cinesi, per tentare di salvarsi. Suor Maria Chiara superò con la sua voce quella della superiora dicendo: «Fuggire? Oh no, siamo venute per dare la vita per Gesù, se occorre».
Fu incaricata di accompagnare le orfanelle fuori dalla città, per raggiungere un altro paese cristiano. Tuttavia, la porta della città era stata bloccata e dovettero tornare indietro. Suor Maria Chiara si riunì alle consorelle, ma i soldati del viceré portarono via con la forza le bambine.
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a
lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli.
A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte.
Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade.
È verosimile che suor Maria Chiara, che era alta di statura e aveva ventott’anni, sia stata presa per prima.
Forse i cinesi, vedendola più alta di tutte, dovettero credere che fosse il capo del gruppo. In un certo senso, fu un atto coerente col desiderio, che in tutta la vita l’aveva accompagnata, di essere sempre pronta a fare le cose per prima.
Nella gloria dei martiri
Suor Maria Chiara e le altre sei suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte anche padre Cesidio Giacomantonio, dei Frati Minori, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, più monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.  La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000.
Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.

(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Maria Chiara, pregate per noi.


*Santa Maria della Pace (Marianna Giuliani) - Vergine e Martire (9 luglio)  

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

L’Aquila, 3 dicembre 1875 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Marianna Giuliani nacque il 3 dicembre 1875 a L’Aquila, ma trascorse l’adolescenza a Bolsena, ospite di alcuni zii, perché rimasta orfana di madre. Per via della sua intelligenza spiccata, i parenti decisero di mandarla a Roma, in qualche istituto religioso, perché completasse la sua educazione.
Fu quindi accolta in probandato dalla stessa fondatrice delle suore Francescane Missionarie di Maria, madre Maria della Passione (beatificata nel 2002). Per ragioni di salute fu trasferita a
Les Châtelets, in Francia, dove maturò la sua vocazione.
Vinte le resistenze dei parenti, il 6 giugno 1892 prese il velo e cambiò nome in suor Maria della Pace.
Fu scelta dalla fondatrice per far parte del gruppo di sei suore destinate a Taiyuan, nel nord della Cina. Il 5 luglio 1900 le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ad alcuni laici, furono imprigionate nell’Albergo della pace celeste.
Ne uscirono il 9 luglio, per essere condotte al palazzo del viceré dello Shanxi e venire uccise, insieme ai loro compagni.
Furono le ultime a morire, per decapitazione. Suor Maria della Pace, coi suoi venticinque anni, era la più giovane delle suore.
Incluse nel gruppo capeggiato dal vescovo monsignor Gregorio Grassi, che contava in tutto ventisei martiri, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da Papa Pio XII e canonizzate da San Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
L’infanzia
Marianna Giuliani nacque il 3 dicembre 1875 a L’Aquila, dove il padre, impiegato comunale, si trovava temporaneamente per lavoro con tutta la famiglia. Primogenita di tre figli, sin da ragazzina aiutava la madre nelle faccende domestiche, affinché tutto fosse a posto al ritorno del padre, uomo piuttosto collerico e impetuoso.
Nel 1884 la famiglia si divise sempre per il lavoro paterno. Mentre i genitori e il fratello si trasferirono a Roma, Marianna e la sorella rimasero a Bolsena, presso gli zii Fioravanti, che le accolsero come proprie figlie.
Adolescenza a Bolsena
Nel 1886 quando Marianna aveva 11 anni le morì la madre, colpita da un male incurabile. La perdita lasciò nel suo animo un profondo dolore, solo in parte lenito dalle cure della zia Costantina, presso la quale lei e la sorella continuarono a rimanere.
Trascorse l’adolescenza nella pace della cittadina del lago omonimo, frequentando con assiduità le chiese di Santa Cristina, patrona della città, quella francescana della Madonna del Giglio e il cimitero dov’era sepolta la madre.
Visto che la bambina aveva sviluppato una notevole intelligenza, gli zii ritennero che a Bolsena non avrebbe potuto ricevere un’educazione conforme alle sue attitudini. Di conseguenza incaricarono un loro parente, religioso dei Frati Minori e residente a Roma, di trovare un istituto religioso che potesse accoglierla.
Accolta dalle Francescane Missionarie di Maria
Fu interpellata madre Maria della Passione, fondatrice e superiora generale delle Francescane Missionarie di Maria (beatificata nel 2002). Lei accolse maternamente la piccola orfana, che divenne poi la prima probanda della congregazione, fondata appena nel 1877.
Nel 1882 Marianna entrò così nella Casa di via Giusti, dove rimase per alcuni anni, ricevendo anche la Prima Comunione.
Tuttavia, il clima romano non aveva un effetto benefico sulla sua salute; d’altro canto, tutte le suore provavano grande affetto nei suoi confronti. Per questa ragione, madre Maria della Passione decise di inviarla in Francia a Les Châtelets, fra i boschi, dove rimase fino ai 16 anni.
Religiosa, ma dopo molti tentativi
Impegnata nello studio, Marianna acquisì una discreta cultura letteraria, imparò il francese e si
applicò con successo alla musica. Pur avendo raggiunta l’età per ricevere il velo della congregazione, le venne negato varie volte, perché i suoi zii e tutori non concedevano il loro assenso.
Comunque, vista l’insistenza degli scritti che Marianna inviava loro, poté riuscirci: il 6 giugno 1892 vestì l’abito e prese il nome di Maria della Pace, suggerito da lei stessa.
Dopo un periodo di sei mesi a Vanves come segretaria, fu inviata a Parigi nella prima Casa fondata da madre Maria della Passione, che necessitava di una seria religiosa per svariati problemi.
La novizia vi rimase sei lunghi anni, condividendo insieme alle consorelle le ristrettezze derivanti dal poco spazio disponibile, esiguo rispetto al gran numero di assistiti, 800 tra fanciulli e vecchi, e alle altre attività che comprendeva la struttura.
Nel 1896 fu necessario aprire un nuovo asilo a Parigi: venne affidato a suor Maria della Pace, che aveva frequentato vari corsi teorico-pratici per l’educazione dell’infanzia. Nel 1898 fu chiamata prima a Torino, poi a Vienna e poi a Obendorf, una nuova Casa della Congregazione, nella cui cappellina emise i voti perpetui.
Missionaria in Cina
Nello stesso anno, scelta dalla madre fondatrice, venne assegnata come assistente di madre Maria Ermellina di Gesù, superiora del gruppo delle sette Francescane Missionarie di Maria in partenza per la missione in Cina. Le suore e altri francescani missionari salparono da Marsiglia il 12 marzo 1899 e arrivarono a Taiyuan, nella "Casa di San Pasquale", il 4 maggio 1899.
Nella missione, suor Maria della Pace si interessò dell’ambulatorio, dell’orfanotrofio, della sagrestia. Ovunque era presente, ma soprattutto nel dare lezioni di canto alle orfanelle.
Fra le sette suore fu quella che più intuì l’imminente persecuzione e la possibilità di morire violentemente, quindi fu quella che più intimamente soffrì in anticipo nel suo cuore, l’angoscia e la sofferenza ad uniformarsi alla volontà di Dio, che la voleva martire.
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia.
Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci.
Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, ma la madre superiora, suor Maria Ermellina di Gesù, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco.
Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria della Pace, coi suoi venticinque anni, era la più giovane delle suore.
Nella gloria dei martiri
Suor Maria della Pace e le altre suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte altri tre religiosi dei Frati Minori Osservanti: padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.  La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi i ventinove martiri francescani, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000.
Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Maria della Pace, pregate per noi.


*Beata Maria di Gesù Crocifisso Petkovic - Religiosa, Fondatrice (9 luglio)

Korcula, Dalmazia, 10 dicembre 1892 - Roma, 9 luglio 1966
Fondatrice della Congregazione delle Figlie della Misericordia (+ 1966). Nel 1928 la sua Congregazione fu aggregata all'Ordine dei Frati Minori. Nel 1936 insieme a 7 suore parte per l'Argentina avviandovi una proficua opera missionaria, estesa poi al Cile, Perù, Paraguay e Uruguay.
Martirologio Romano: A Roma, Beata Maria di Gesù Crocifisso Petković, vergine: nata a Blato nell’isola di Curzola in Croazia, si dedicò con ardore alle preghiere e alle opere di bene e fondò la Congregazione delle Figlie della Misericordia del Terz’Ordine francescano al servizio dei malati e degli emarginati.
Maria di Gesù Crocifisso Petkovic´ nasce il 10 dicembre 1892 nella parrocchia  di Tutti i Santi a Blato, sull'isola di Korcula, sesta di otto figli di Antonio  e Maria Petkovic´. I suoi genitori vivono in maniera esemplare ed educano cristianamente i loro figli. Maria mostra inclinazione verso la pietà e la misericordia. Avendo ravvisato le sofferenze, la fame e la penuria della gente, fin dall'infanzia decide di proteggere i poveri, i «fratelli scelti e amati dal Signore», come li soleva chiamare.
Spinta dal vivo desiderio di aiutare i poveri e i bisognosi e seguendo le indicazioni del Vescovo di Dubrovnik, Mons. Josip Mar? eli?, nel giorno  dell'Annunciazione dell'anno 1919 dà vita alla comunità religiosa che ella desiderava promuovere «per l'educazione e l'istruzione della gioventù femminile del luogo».
Lo stesso Vescovo nel 1928, ispirandosi alla Regola del Terzo Ordine di San Francesco, istituisce canonicamente la comunità religiosa di diritto diocesano. Tre decenni dopo, il 6 dicembre 1956, la comunità  riceve il riconoscimento pontificio e l'approvazione delle costituzioni.
Maria di Gesù Crocifisso Petkovi? sperimentava la gioia più grande nell'incontro con i poveri, gli emarginati e i disprezzati. In essi riconosceva il volto di Gesù sofferente ed era piena di gioia nel poterli servire. Perciò, fino alla sua serena morte, avvenuta a Roma il 9 luglio 1966, non si
stancava di esortare le sorelle, affinché con il loro comportamento e sacrificio mostrassero come si erano incarnati in loro l'amore, la bontà e la misericordia di Dio.
Questa figlia della diocesi di Dubrovnik è riuscita nella propria vita spirituale a collegare l'opera apostolica della diffusione della fede con la cura e l'amore per i piccoli. Era capace di soffrire e sopportare le offese, e «della povertà e umiltà fece i più grandi valori della sua vita».
Attingeva la forza spirituale dalla preghiera e dai consigli dei pastori della Chiesa, davanti a cui si mostrò molto docile ed obbediente. Aveva particolare stima delle disposizioni del Vescovo e del Romano Pontefice. Ciò appare bene dalla lettera circolare, con la quale spiegava alle proprie consorelle il significato della regola e delle costituzioni: «Esse sono la parola e la legge di nostro Signore... la Regola santa, il libro della vita, la via della croce, la chiave e il legame dell'amicizia eterna».
La fama di santità, di cui godette la Serva di Dio durante la sua vita, si confermò anche dopo la morte. Dopo il processo canonico condotto dalla Diocesi di Roma e dalla Congregazione delle Cause dei Santi, Lei, Padre Santo, il 5 luglio 2002, ha ordinato la pubblicazione del decreto sulla vita e le virtù della Serva di Dio Maria di Gesù Crocifisso Petkovi? e quindi, il 20 dicembre dello stesso anno, del decreto sul miracolo avvenuto per sua intercessione.
Le Figlie della Misericordia, la Congregazione di cui è fondatrice, oggi conta 429 suore, che operano in 12 paesi dell'Europa e dell'America. Le suore si occupano dell'educazione dei bambini e della gioventù, dell'assistenza alle persone anziane e malate, dell'apostolato parrocchiale, come pure della promozione della dignità della persona e dello sviluppo delle missioni e del dialogo ecumenico.
É stata beatificata a Dubrovnik da Papa Giovanni Paolo II il 6 giugno 2003.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria di Gesù Crocifisso Petkovic, pregate per noi.


*Santa Maria di San Giusto (Anne-Francoise Moreau) - Vergine e Martire (9 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Rouans, Francia, 9 aprile 1866 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Anne-Françoise Moreau nacque a Rouans, nella regione francese della Loira, il 9 aprile 1866. Sin da piccola si mostrò incline alla carità e alla preghiera. Appena sentì sorgere in sé la vocazione religiosa, senza avvisare i familiari, domandò di essere accolta come postulante tra le suore Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002).
Fu impiegata in vari servizi, che svolse con animo lieto, almeno finché non fu colta da dubbi e da ripensamenti. Con l’aiuto della madre fondatrice, riuscì a superare la crisi e professò con gioia i voti perpetui. Venne destinata a far parte del gruppo di sette religiose inviate a Taiyuan, nel nord della Cina: anche lì si prestò a ogni possibile servizio utile alla missione.
Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei "Boxers", contrari agli occidentali e alla religione cristiana, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione.
Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria di San Giusto aveva trentaquattro anni.
Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
I primi anni
Anne-Françoise Moreau nacque a Rouans, nella regione francese della Loira, il 9 aprile 1866. Era figlia di agricoltori benestanti e molto religiosi: suo padre era sempre pronto a donare a chi avesse nel bisogno.
Anche lei, sin da piccola, dimostrò un’indole caritatevole: quando fu più grande, impiegò i suoi risparmi per provvedere di abiti i bambini poveri della zona. Era inoltre assidua alle funzioni in chiesa e al catechismo.
Nel luogo natio, semplice e primitivo, era occupata a raccogliere i foraggi nella vicina palude, a volte servendosi di una barchetta. In quel compito silenzioso, la ragazza maturò la vocazione allo stato religioso.
La vocazione
Nel luglio 1880, perciò, quasi scappò di casa, senza abbracciare nessuno dei familiari. Corse a Les Châtelets, sede del noviziato delle suore Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002) appena tre anni addietro.
Fu accolta come postulante, ma subito dopo scrisse alla madre e ai familiari: volle scusarsi di avere agito così, perché aveva voluto evitare ogni tentativo di dissuaderla dal suo ideale.
Di pari passo, dichiarava di essere felice nel suo nuovo stato e di pregare ogni giorno per loro. La nuova postulante vestì l’abito religioso il 23 ottobre 1890 con il nome di suor Maria di San Giusto.
Mille compiti per suor Maria di San Giusto
Grazie all’esperienza acquisita nella sua prima giovinezza, riuscì a rendersi utile in vari campi. Destinata alla casa di Vannes, usciva per la questua, si dava al giardinaggio, oppure raccoglieva frammenti di filo e di funicella, stracci vecchi e piume di gallina, per farne spazzolini dal laboratorio.
Aggiustava gli sgabelli, ma soprattutto preferiva fare la compositrice a mano in tipografia: passare di lavoro in lavoro, specie a quello tipografico, le dava una benefica distrazione. A Vanves, oltre che tipografa, diventava all’occorrenza calzolaia, rattoppando le scarpe vecchie, e dirigendo la fabbricazione dei panieri di fantasia.
Il periodo della prova
Tuttavia, in mezzo a tanta operosità si affacciò più volte in lei lo sconforto. Per lunghi periodi era presa dall’incertezza di riuscire e dall’oscurità spirituale. Scrisse quindi alla fondatrice, che era anche la superiora generale, chiedendole conforto nel chiarire il suo avvenire. Gradualmente la notte dello spirito svanì: suor Maria di San Giusto poté quindi poté pronunciare i voti perpetui il 13 novembre 1898, al colmo del suo entusiasmo.
La sua delusione era in parte motivata dal fatto di essere rimasta una semplice suora e non una religiosa corista, come avrebbe potuto essere per via della sua istruzione e della posizione sociale.
Missionaria in Cina
Per molti anni rimase a Vanves, sempre con la speranza di essere mandata nelle Missioni. Ogni
volta che l’occasione sembrava prospettarsi, però, le altre suore partivano e lei restava in tipografia; non fu scelta nemmeno per il nuovo lebbrosario di Mandalay.
Alla fine, anche per lei arrivò il momento di partire: madre Maria della Passione l’associò al gruppo di suore, guidate da madre Maria Ermellina di Gesù, destinate alla regione cinese dello Shanxi.
Al colmo della felicità, si imbarcò con loro e altri missionari il 12 giugno 1899 a Marsiglia: dopo una lunga traversata di 35 giorni e altri 52 di percorso accidentato, anche a dorso di mulo, arrivò il 4 maggio 1899 a Taiyuan, nella missione della "Casa di San Pasquale".
Anche lì suor Maria di San Giusto fu cuoca, dispensiera, sarta, infermiera, sagrestana, giardiniera, addetta alla portineria, alla stireria, alla cura del bestiame; sempre al servizio della comunità, del vescovo Gregorio Maria Grassi, dei padri missionari e dell’orfanotrofio, che ospitava duecento tra bambine e ragazze.
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan.
Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però madre Maria Ermellina rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi ed ai domestici, furono invitati dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco.
Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria di San Giusto aveva trentaquattro anni.
Nella gloria dei martiri
Le sette suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte altri tre religiosi dei Frati Minori Osservanti: padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.  
La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Maria di San Giusto, pregate per noi.


*Santa Maria di Santa Natalia (Jeanne-Marie Kerguin) - Vergine e Martire (9 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Belle-Isle-en-Terre, Francia, 5 maggio 1864 – Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Jeanne-Marie Kerguin nacque il 5 maggio 1864 a Belle-Isle-en-Terre, villaggio della Bretagna francese. Fin da piccola dovette badare al gregge di famiglia e, per questa ragione, non fu molto istruita. Desiderosa di consacrarsi a Dio, domandò di essere ammessa tra le suore Francescane Missionarie di Maria, appena fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002): nel 1882 fu ammessa ai primi voti, col nome di suor Maria di Santa Natalia.
Sceglieva sempre i lavori più pesanti, ma questo fiaccò in breve il suo fisico robusto. Dovette infatti rientrare dalla missione in Tunisia e anche quando fu destinata a quella di Taiyuan, nel nord della Cina, contrasse il tifo. Era ancora convalescente quando, il 5 luglio 1900, lei e le altre sei suore della comunità furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, dai rivoltosi detti "Boxers".
Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici. Suor Maria di Santa Natalia aveva trentasei anni. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
L’infanzia
Jeanne-Marie Kerguin nacque il 5 maggio 1864, da Pierre Kerguin e Anne Rondel, a Belle-Isle-en-Terre, un povero villaggio della Bretagna. Trascorse la sua infanzia immersa nella natura, con le sue pecore e fra le pareti domestiche.
A sette anni prese a frequentare la scuola rurale del villaggio di Nostra Signora di Pendrion, dove la signorina Le Guyader insegnava a leggere e scrivere ad una ventina di bambine di campagna.
Tuttavia, alcuni problemi economici della famiglia e la salute della madre, obbligarono i Kerguin a lasciare i monti di Coatmalouarn e stabilirsi a Pluzunet.
Giovanissima contadina dalle idee chiare
Le abitudini di Jeanne-Marie non cambiarono di molto, ma la custodia di un piccolo gregge e gli altri impegni domestici, troncarono la possibilità di andare a scuola. Perciò, sapeva appena scrivere brevi lettere e leggere le vite dei Santi, che nelle famiglie patriarcali di allora non mancavano.
La madre morì ben presto e la ragazza aumentò il lavoro per aiutare il padre. Ormai era in età da marito e già si presentavano dei pretendenti alla sua mano. In realtà, a 13 anni, aveva già deciso di dare il suo cuore solo a Dio, ma non sapeva come realizzare quel proposito.
Tra le Francescane Missionarie di Maria
Nel 1877 le suore Francescane Missionarie di Maria, fondate da madre Maria della Passione (beatificata nel 2002), arrivarono a Les Châtelets, l’antica residenza dei vescovi di Saint-Brieuc, immersa nei boschi. La loro vita, trascorsa tra l’adorazione del Santissimo Sacramento e la preparazione alla vita missionaria, attirava tante giovani di ogni condizione sociale, desiderose di vivere la loro spiritualità.
Anche Jeanne-Marie volle farne parte. Dopo una prima conoscenza e aver vinto le resistenze familiari, chiese ed ottenne di entrare in congregazione il 17 marzo 1877, a 24 anni. Dopo cinque anni, all’unanimità fu ammessa alla vestizione religiosa, con il nome di suor Maria di Santa Natalia.
«L’asinello di San Francesco»
Dovunque ci fosse un lavoro pesante da fare, fosse nella stalla, alla stireria o come lavandaia, la pazienza e l’amore erano le due forze che la sostenevano e la facevano sospirare: «Tutto per Gesù».
Il noviziato durò due anni e nessuna ombra si addensò su di lei. Da Les Châtelets passò a Parigi e poi a Varsavia. In tutte le case, come a volersi sdebitare di essere entrata povera nell’Istituto, faceva i lavori più pesanti. Anche nel sollevare pacchi di prodotti artigianali fatti dalle suore, sceglieva deliberatamente quelli più ingombranti e pesanti: amava definirsi «l’asinello di San Francesco».
Missionaria prima in Tunisia, poi in Cina
Pur continuando con il lavaggio dei panni del bucato, o con la borsa delle commissioni al collo,
suor Maria di Santa Natalia pensava alle missioni. Dopo aver pronunciato i voti perpetui il 17 settembre 1892, fu inviata a Cartagena in Tunisia, realizzando le sue aspirazioni. Purtroppo, un’ostinata malattia le fece lasciare l’Africa e ritornare in patria.
Dopo qualche tempo fu inserita nel gruppo di suore destinate alla missione dello Shanxi in Cina. Con loro e con alcuni frati missionari, partì da Marsiglia il 12 marzo 1899, con la nave diretta in Cina. Dopo circa 85 giorni di viaggio, fra navigazione, mulattiere e palanchino, con difficoltà di ogni genere, arrivarono a Taiyuan, la loro meta, nella già esistente missione denominata "Casa di San Pasquale".
Suor Maria di Santa Natalia si mise all’opera come suo solito, ma la sua fibra non era più robusta come un tempo. Presto si ammalò di carie alla spina dorsale e tifo, rischiando di morire.
Fu curata coi rimedi locali: offrì tutto a Dio e con la mortificazione di essere di peso in un ambiente missionario. Dopo quattro mesi lasciò il letto e ritornò, per quel che poteva, alle piccole faccende della "Casa di San Pasquale".
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però la superiora, madre Maria Ermellina, rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste".
Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Santa Maria di Santa Natalia aveva trentasei anni.
Nella gloria dei martiri
Le sette suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte altri tre religiosi dei Frati Minori Osservanti: padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo.  
La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor Monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000.
Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Maria di Santa Natalia, pregate per noi.


*Santa Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot) - Vergine e Martire (9 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Sante 7 Francescane Missionarie di Maria" Vergini e Martiri - 9 luglio
"Santi Gregorio Grassi, Francesco Fogolla e 24 compagni" Martiri Cinesi vittime dei Boxer - 9 luglio
"Santi Martiri Cinesi" (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - 9 luglio - Memoria Facoltativa

Baune, Francia, 28 aprile 1866 - Taiyuan, Cina, 9 luglio 1900

Irma Grivot nacque il 28 aprile 1866 a Beaune, in provincia e diocesi di Digione, figlia di genitori di modeste condizioni sociali. Dopo aver ottenuto il diploma di maestra, decise di entrare nella congregazione delle suore Francescane Missionarie di Maria, di recente fondazione.
Il 28 luglio 1894 compì la vestizione religiosa e assunse il nome di suor Maria Ermellina di Gesù.
Madre Maria della Passione, fondatrice della congregazione e superiora generale (beatificata nel 2002), ebbe grande stima di lei e le affidò numerosi incarichi.
L’ultimo fu quello di superiora della comunità destinata a Taiyuan, nella regione dello Shanxi, in Cina: madre Maria Ermellina divenne quindi responsabile di altre sei consorelle e di un orfanotrofio femminile.
Il 5 luglio 1900, durante la rivolta dei "Boxers", contrari agli occidentali e alla religione cristiana, le sette suore furono imprigionate insieme ad altri cristiani, sia cattolici (religiosi e laici) sia protestanti, seppure in due zone diverse della stessa prigione.
Il 9 luglio furono condotte nel cortile del palazzo del viceré dello Shanxi: lì assistettero alla decapitazione dei loro compagni e furono le ultime a piegare il collo sotto le lame dei loro carnefici.
Madre Maria Ermellina aveva 34 anni. Lei e le altre suore, insieme ai loro compagni di martirio, sono state beatificate il 24 novembre 1946 da Papa Pio XII e canonizzate da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.
Martirologio Romano: Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo.
I primi anni
Irma Grivot nacque il 28 aprile 1866 a Baune, in provincia e diocesi di Digione, nella regione francese della Borgogna. Trascorse la sua fanciullezza in un grande fervore religioso, ma la sua famiglia era molto modesta: suo padre era un bottaio, mentre sua madre si occupava della casa.
Di salute molto gracile, aveva un carattere vivace e affettuoso, che la portava a meravigliarsi della natura e ad appassionarsi alle questioni di fede. Terminò le scuole elementari nel 1883, poi si avviò agli studi per diventare maestra. Ottenuto il diploma, per rendersi indipendente dalla famiglia, cominciò a impartire lezioni private a pagamento.
Vocazione religiosa
Di pari passo, maturò in lei la vocazione religiosa e missionaria. Nonostante il parere contrario dei genitori, volle entrare nella congregazione delle Francescane Missionarie di Maria, fondata nel 1877 da madre Maria della Passione, al secolo Hélène de Chappotin de Neuville (beatificata nel 2002).
Nel 1894 Irma bussò alla porta della loro casa di Vanves, fuori Parigi, sede del prenoviziato.
A causa della sua salute, le fu suggerito di restare più a lungo, per vedere se fosse effettivamente adatta alla vita in missione.
La sua ferrea volontà ebbe la meglio: nel luglio dello stesso anno passò in noviziato a Les Châtelets, nell’antica residenza estiva dei vescovi di Saint-Brieuc. Il 28 luglio 1894 prese l’abito bianco dell’Istituto e il nome di suor Maria Ermellina di Gesù.
I primi tempi tra le Francescane Missionarie di Maria
La ragione di questo insolito appellativo rimonta agli antichi bestiari medievali. Secondo le leggende, infatti, l’ermellino preferiva morire piuttosto che macchiare la propria pelliccia: era quindi considerato un simbolo di purezza.
La sua condotta e la sua spiritualità colpirono la fondatrice e superiora generale, la quale la nominò segretaria della superiora e ammonitrice delle novizie. Nel 1896 venne trasferita a Vanves presso i laboratori artigiani e la tipografia, interamente gestiti dalle suore affinché si guadagnassero da vivere con le proprie mani.
Suor Maria Ermellina fu incaricata, precisamente, della contabilità. L’attività non la distraeva tuttavia dal suo unico pensiero: essere sposa di Cristo.
Così, l’8 settembre 1896, pronunciò i suoi voti. Nei successivi tre anni, anche in mezzo ai suoi impegni, fu capace di spargere intorno a sé una gioia contagiosa, suscitando l’ammirazione delle superiore.
Verso la missione
Nel 1898 madre Maria della Passione la chiamò a Roma, per darle una preparazione più specifica per le missioni.
Questa possibilità fece fare al cuore di suor Maria Ermellina balzi di gioia: sin da ragazza, infatti, aveva coltivato l’ideale missionario. Rimase a Roma tre mesi, lasciando nelle suore un ricordo indimenticabile.
Nel febbraio 1899 lasciò Roma per imbarcarsi a Marsiglia, dove trovò altre consorelle e compagne di viaggio, delle quali era stata nominata superiora.
A loro si unirono anche alcuni Frati Minori Osservanti, con a capo monsignor Francesco Fogolla: era stato lui a richiedere la presenza delle Francescane Missionarie di Maria nella provincia cinese dello Shanxi. Tutti insieme salparono verso l’Oriente il 12 marzo 1899.
Il viaggio e l’arrivo a Taiyuan
Nel suo diario di viaggio, o meglio, nelle lettere a madre Maria della Passione, madre Maria Ermellina descrisse nel dettaglio le varie tappe e i contatti con altre comunità religiose a Colombo, Saigon e Hong Kong.
Dopo 35 giorni di navigazione, le missionarie raggiunsero Shanghai, ospiti delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, le prime arrivate in Cina. Poi esse si avviarono, via ferrovia e poi con muli e palanchini, verso la meta.
Giunsero finalmente a Taiyuan il 4 maggio 1899, dopo un ulteriore viaggio di 52 giorni, oltre la traversata oceanica. Furono accolte dal venerando monsignor Gregorio Grassi, da alcuni padri francescani e da duecento orfanelle. Proprio le orfane furono l’impegno principale delle suore, insieme al dispensario che avevano allestito, nell’attesa della costruzione di un ospedale.
La madre fondatrice, scrivendo e parlando di madre Maria Ermellina, diceva: «Dobbiamo benedire il Cielo d’aver dato all’Istituto delle Francescane Missionarie di Maria, questa giovane Superiora, vero e raro modello di perfezione».
La rivolta dei "Boxers"
Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i "Boxers", autori di molte stragi contro le missioni cattoliche.
Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan.
Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Lo stesso viceré, con un proclama affisso per le strade, dichiarava: «Il fetore dei cristiani è arrivato fino al cielo, per questo non cade più né pioggia né neve».
I cristiani cominciarono a fuggire, dopo questi annunci. Anche le suore furono invitate a farlo dal vescovo, però madre Maria Ermellina rispose: «Ah no! Siamo venute qui a dare la vita per Gesù, se fosse necessario! La forza ce la darà Nostro Signore!».
Il martirio delle sette suore e dei loro compagni
Intanto, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall’orfanotrofio. Il 5 luglio
le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata "Albergo della pace celeste". Di fatto, era un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro.
Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli.
A quel punto, l’anziano vescovo monsignor Gregorio Grassi invitò tutti a prepararsi alla morte e diede l’ultima assoluzione.
I "Boxers" giunsero anche da loro e li condussero al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Condotti nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il "Te Deum" abbracciandosi; infine, porsero il collo alle spade. Madre Maria Ermellina aveva trentaquattro anni.
Nella gloria dei martiri
Lei e le altre sei suore furono beatificate il 24 novembre 1946 da papa Pio XII, insieme ai loro compagni di martirio: due vescovi, due sacerdoti e un fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti (missionari) e quattordici laici (cinesi), undici dei quali membri del Terz’Ordine francescano.
Della stessa causa, quindi beatificati nella stessa occasione, facevano parte altri tre religiosi dei Frati Minori Osservanti: padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hangzhou, monsignor Antonino Fantosati e padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo. La memoria liturgica di tutto il gruppo fu fissata al 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.
A poco più di cent’anni dal loro martirio, il Papa San Giovanni Paolo II ha autorizzato la fusione delle cause di vari Beati martiri in Cina, inclusi monsignor Gregorio Grassi e i suoi venticinque compagni, in una sola: il decreto relativo porta la data dell’11 gennaio 2000. Dopo la firma del decreto "de signis", avvenuta undici giorni dopo, il 22 gennaio, lo stesso Pontefice li ha iscritti fra i Santi il 1° ottobre successivo.
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Maria Ermellina di Gesù, pregate per noi.


*Santi Martiri Cinesi (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni) - (9 luglio)
+ dal 1648 al 1930
Padre Francesco Fernández de Capillas, domenicano ucciso nel 1648, è considerato il protomartire della Cina.
A lui, nei tre secoli successivi, si aggiunsero non solo missionari occidentali, ma anche uomini e donne autoctoni, di ogni età e stato di vita, compresi alcuni seminaristi, contro i quali, nel 1811, era stato emanato un editto apposito.
I martiri di cui la Chiesa fa memoria il 9 luglio sono giunti alla beatificazione in momenti diversi, ma le loro cause sono state unificate.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Santi Agostino Zhao Rong, sacerdote, Pietro Sans i Jordá, vescovo, e compagni, martiri, che in varie epoche e luoghi della Cina testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita e, caduti vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede, furono ristorati al glorioso banchetto del cielo.
Fin dalle più lontane origini del popolo cinese (circa verso la metà del III millennio avanti Cristo) il sentimento religioso verso l'Essere Supremo e la pietà filiale e devota verso gli antenati defunti sono le caratteristiche più spiccate della sua millenaria cultura.
Questa nota di netta religiosità si ritrova, dove più e dove meno, nei cinesi di tutti i secoli, fino al nostro, quando sotto l'influsso dell'ateismo occidentale, alcuni intellettuali, specialmente quelli educati all'estero, hanno voluto sbarazzarsi, come alcuni dei loro maestri occidentali, di ogni idea religiosa.
Nel secolo V il Vangelo venne annunziato in Cina e, all'inizio del VII, fu ivi eretta la prima chiesa.
Durante la dinastia T'ang (618-907) la comunità dei cristiani fiorì per due secoli.
Nel XIII secolo la comprensione del popolo cinese e delle sue culture che un missionario come Giovanni da Montecorvino seppe avere, fecero sì che potesse darsi avvio alla prima missione cattolica nel "Regno di mezzo" con sede vescovile a Beijin.
Non stupisce che specialmente nell'epoca moderna (cioè dal XVI secolo, quando le comunicazioni fra oriente ed occidente incominciarono ad essere in certo modo più frequenti), ci sia stato da parte della Chiesa Cattolica l'anelito di portare a questo popolo la luce del Vangelo, affinché questa arricchisse ancora di più il tesoro di tradizioni culturali e religiose tanto ricche e profonde.
A partire dunque dalle ultime decadi del sedicesimo secolo vari missionari cattolici furono inviati alla Cina: persone come Matteo Ricci ed altri erano stati scelti con grande accuratezza tenendo presenti, oltreché il loro spirito di fede e di amore, le loro capacità culturali e le loro qualifiche in vari campi della scienza, specialmente dell'astronomia e matematica.
Fu infatti grazie a questi e all'apprezzamento che i missionari dimostrarono per il notevole spirito di ricerca presente presso gli studiosi cinesi, che poterono essere stabiliti rapporti di collaborazione scientifica molto proficui.
Questi servirono a loro volta ad aprire molte porte, perfino quelle della corte imperiale, e con ciò ad intessere relazioni molto proficue con varie persone di grandi capacità.
La qualità della vita religiosa di questi missionari fu ciò che indusse non poche persone di alto livello a sentire il bisogno di conoscere meglio lo spirito evangelico che li animava e, quindi, di essere istruiti nei riguardi della religione cristiana: il che fu fatto in maniera confacente alle loro caratteristiche culturali e al modo di pensare.
Alla fine del XVI secolo ed all'inizio del XVII, numerosi furono coloro che, una volta ottenuta la dovuta preparazione, chiesero il battesimo e divennero ferventi cristiani, sempre mantenendo con giusta fierezza la loro identità di cinesi e la loro cultura.
Il cristianesimo fu visto in quel periodo come una realtà che non si opponeva ai più alti valori delle tradizioni del popolo cinese, né si sovrapponeva ad essi, ma li arricchiva di una nuova luce e dimensione.
Grazie agli ottimi rapporti esistenti fra alcuni missionari e lo stesso imperatore K'ang Hsi; grazie ai loro servizi resi per ristabilire la pace tra lo "zar" della Russia e il "figlio del cielo", cioè
l'imperatore, questi emanò nel 1692 il primo decreto di libertà religiosa in virtù del quale tutti i suoi sudditi potevano seguire la religione cristiana e tutti i missionari potevano predicarla nei suoi vasti domini.
Di conseguenza l'azione missionaria e la diffusione del messaggio evangelico si svilupparono notevolmente e molti furono i cinesi che, attratti dalla luce di Cristo, domandarono di poter ricevere il battesimo.
Purtroppo però la penosa questione dei "riti cinesi" irritò l'imperatore K'ang Hsi e preparò il terreno alla persecuzione (fortemente influenzata da quella del vicino Giappone) dove più dove meno, aperta o subdola, violenta o velata, che praticamente si estese con successive ondate dalla prima decade del secolo XVII a circa la metà del secolo XIX, uccidendo missionari e fedeli laici e distruggendo non poche chiese.
Fu proprio il 15 gennaio 1648 che i Tartari Manciù, avendo invaso la regione del Fujian e dimostrandosi ostili alla religione cristiana, uccisero il Beato Francesco Fernández de Capillas, sacerdote dell'Ordine dei Frati Predicatori.
Dopo averlo imprigionato e torturato, lo decapitarono mentre recitava con altri i misteri dolorosi del Rosario.
Il Beato Francesco Fernández de Capillas è stato riconosciuto dalla Santa Sede come Protomartire della Cina.
Verso la metà del secolo seguente, il XVIII, altri cinque missionari spagnoli, che avevano svolto la loro attività fra gli anni 1715-1747, vennero essi pure uccisi come conseguenza di una nuova ondata di persecuzione iniziata nel 1729 e con epigoni recrudescenti nel 1746. Era l'epoca degli imperatori Yung-Cheng e del figlio di lui K'ien-Lung.
Beato Pietro Sans i Yordà, O.P, Vescovo, fu ucciso a Fuzou nel 1747.
Beato Francesco Serrano, O.P., Sacerdote,
Beato Gioacchino Royo, O.P., Sacerdote,
Beato Giovanni Alcober, O.P., Sacerdote,
Beato Francesco Díaz, O.P., Sacerdote,

furono tutti e quattro uccisi il 28 ottobre 1748.
Una nuova fase di regime persecutorio nei riguardi della religione cristiana venne poi a verificarsi nel secolo XIX.
Mentre il cattolicesimo era stato autorizzato da alcuni Imperatori dei secoli precedenti, l'Imperatore Kia-Kin (1796-1821) pubblicò invece numerosi e severi decreti contro di esso. Il primo risale al 1805; due editti del 1811 erano diretti contro coloro fra i cinesi che studiavano per ricevere gli ordini sacri e contro i sacerdoti propagatori della religione cristiana. Un decreto del 1813 esonerava da ogni castigo gli apostati volontari, cioè i Cristiani che dichiaravano spontaneamente di abbandonare la fede cristiana, però colpiva tutti gli altri.
In questo periodo subì il martirio il Beato Pietro Wu, laico catechista, cinese. Nato da famiglia pagana, ricevette il battesimo nel 1796 e passò il restante della sua vita annunziando la verità della religione cristiana. Tutti i tentativi per farlo apostatare furono vani. Emessa la sentenza di morte contro di lui, fu strangolato il 7 novembre 1814.
A questi fece seguito nella fedeltà a Cristo il Beato Giuseppe Zhang-Dapeng, laico catechista, commerciante, battezzato nel 1800 e divenuto poi l'anima della missione nella città di Kouy-Yang. Imprigionato, morì strangolato il 12 marzo 1815.
In questo anno (1815) vennero emessi altri due Decreti con i quali si approvava la condotta del Vicerè del Sichuan che aveva fatto decapitare Mons. Dufresse, delle Missioni Estere di Parigi, e parecchi cristiani cinesi. Ne conseguì un inasprimento della persecuzione.
Sono di quel periodo i seguenti martiri:
Beato Giovanni Gabriele Taurin Dufresse, M.E.P., Vescovo, arrestato il 18 maggio 1815, condotto a Chengdu, condannato e giustiziato il 14 settembre 1815.
Beato Agostino Zhao Rong, Sacerdote diocesano cinese che, essendo prima uno dei soldati che scortarono Mons. Dufresse da Chengdu a Beijin, era rimasto commosso dalla pazienza di questi ed aveva quindi chiesto di essere annoverato fra i neofiti: una volta battezzato, era stato mandato al Seminario e poi ordinato sacerdote. Arrestato, ebbe a soffrire crudelissimi supplizi e poi morì nel 1815.
Beato Giovanni da Triora, O.F.M., Sacerdote, messo in prigione insieme ad altri nell'estate del 1815, fu poi condannato a morte e morì strangolato il 7 febbraio 1816.
Beato Giuseppe Yuan, Sacerdote diocesano cinese, che, avendo ascoltato Mons. Dufresse parlare delle fede cristiana, era rimasto conquiso dalla bellezza di questa e quindi divenuto un esemplare neofita. Più tardi, ordinato sacerdote e, come tale, dedito alla evangelizzazione in vari distretti; venne arrestato nell'agosto 1816, condannato allo strangolamento e in tal modo ucciso il 24 giugno 1817.
Beato Francesco Regis Clet della Congregazione della Missione, che dopo aver ottenuto il permesso di andare nelle missioni di Cina, si era imbarcato per l'Oriente nel 1791. Pervenutovi, trascorse per trent'anni una vita sacrificata di missionario: sostenuto da uno zelo indefesso, evangelizzò tre immense Province dell'Impero Cinese: il Jiangxi, l'Hubei e l'Hunan. Tradito da un cristiano, fu arrestato e gettato in prigione ove subì atroci supplizi. Con sentenza dell'Imperatore egli venne ucciso per strangolamento il 17 febbraio 1820.
Beato Taddeo Liu, Sacerdote diocesano, cinese, che rifiutò di apostatare, dicendo che era sacerdote e voleva essere fedele alla religione che aveva predicato. Condannato a morte fu strangolato il 30 novembre 1823.
Beato Pietro Liu, laico catechista, cinese, arrestato nel 1814 e condannato all'esilio in Tartaria, ove rimase per quasi venti anni. Ritornato in patria fu nuovamente arrestato e strangolato il 17 maggio 1834.
Beato Gioacchino Ho, laico catechista, cinese, fu battezzato all'età di circa 20 anni. Nella grande persecuzione del 1814 era stato preso con molti altri fedeli e sottoposto a crudeli torture. Inviato in esilio in Tartaria, vi rimase poi quasi vent'anni; ritornato in patria fu arrestato nuovamente e si rifiutò di apostatare. In seguito a ciò, una volta confermata la sentenza di morte da parte dell'Imperatore, fu strangolato il 9 luglio 1839.
Beato Augusto Chapdelaine, M.E.P., sacerdote della Diocesi di Coutances. Entrato nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi, si imbarcò diretto alla Cina nel 1852; egli giunse nel Guangxi alla fine del 1854. Arrestato nel 1856, torturato, condannato a morire nella gabbia, spirò nel febbraio 1856.
Beato Lorenzo Bai Xiaoman, laico, cinese, modesto operaio, che accompagnò il Beato Chapdelaine nell'asilo che era stato offerto al missionario e venne con lui arrestato e condotto al tribunale. Niente poté farlo apostatare. Fu decapitato il 25 febbraio 1856.
Beata Agnese Cao-Guiying, vedova, era nata da antica famiglia cristiana; essendosi dedicata all'istruzione delle giovani ragazze recentemente convertite dal B. Chapdelaine, fu arrestata e condannata a morire nella gabbia, fu giustiziata il 1 marzo 1856.
Il 28 gennaio 1858, per ordine del mandarino di MaoKou (nella provincia di Guizhou), furono uccisi tre catechisti, conosciuti come Martiri di MaoKou:
Beato Girolamo Lu Tingmei,
Beato Lorenzo Wang Bing,
Beata Agata Lin Zao.

Tutti e tre erano stati richiesti di rinunciare alla religione cristiana ed avendo essi dato risposta negativa furono condannati alla decapitazione.
Il 29 luglio 1861 subirono contemporaneamente il martirio due seminaristi e due laici, dei quali uno era coltivatore e l'altra una vedova che prestava la sua opera come cuoca nel seminario. Essi sono noti come Martiri di Qingyanzhen (Guizhou):
Beato Giuseppe Zhang Wenlan, seminarista,
Beato Paolo Chen Changpin, seminarista,
Beato Giovanni Battista Luo Tingying, laico,
Beata Marta Wang-Luo Mande, laica.

Nell'anno seguente, il 18 e 19 febbraio 1862, diedero la vita per Cristo altre 5 persone, conosciute come Martiri di Guizhou, e cioè:
Beato Giovanni Pietro Néel, Sacerdote delle Missioni Estere di Parigi,
Beato Martino Wu Xuesheng, laico catechista,
Beato Giovanni Zhang Tianshen, laico catechista,
Beato Giovanni Chen Xianheng, laico catechista,
Beata Lucia Yi Zhenmei, laica catechista.

Nel frattempo si erano verificati, nel campo della politica, alcuni episodi che ebbero notevoli ripercussioni sulla vita delle missioni cristiane.
Nel giugno 1840 il Commissario imperiale di Guangdong, volendo a ragione sopprimere il commercio dell'oppio che era in mano agli inglesi, aveva fatto gettare in mare più di 20 mila casse di questa droga. Era stato questo il pretesto dell'immediata guerra, vinta dagli inglesi. Conclusasi questa, la Cina dovette firmare nel 1842 il primo trattato internazionale dei tempi moderni, seguito ben presto da altri con l'America e la Francia. Approfittando dell'occasione, la Francia si sostituì al Portogallo come potenza protettrice delle missioni e venne di conseguenza emanato un doppio decreto: l'uno del 1844 per cui era permesso ai Cinesi di seguire la religione cattolica e l'altro nel 1846 con il quale le antiche pene contro i cattolici venivano soppresse.
La Chiesa poté da allora vivere all'aperto ed esercitare la sua azione missionaria, sviluppandola anche nell'ambito della educazione superiore, universitaria e della ricerca scientifica.
Con il moltiplicarsi di vari Istituti culturali ad alto livello e grazie alla loro ben apprezzata attività, vennero gradualmente a stabilirsi dei legami sempre più profondi fra la Chiesa e la Cina con le sue ricche tradizioni culturali.
Questa collaborazione con le autorità cinesi favorì in modo crescente il mutuo apprezzamento e la condivisione di quei veri valori che devono reggere ogni società civile.
Trascorse così un secolo di espansione delle missioni cristiane, fatta eccezione per il periodo in cui si abbatté su di esse la sciagura della insurrezione dell'"Associazione della giustizia e dell'armonia" (comunemente nota come dei 'Boxers') che si verificò all'inizio del secolo XX e causò lo spargimento di sangue di molti cristiani.
È noto che in questa rivolta confluirono tutte le società segrete e l'odio accumulato e represso contro gli stranieri degli ultimi decenni del secolo XIX a causa delle vicissitudini politiche e sociali seguite alla "guerra dell'oppio" e all'imposizione dei cosiddetti "Trattati disuguali" da parte delle Potenze Occidentali.
Ben diverso però fu il movente della persecuzione dei Missionari anche se erano di nazionalità europea. Il loro eccidio fu determinato da una causa puramente religiosa: furono uccisi per lo stesso motivo col quale lo furono i fedeli cinesi che si erano fatti cristiani. Documenti storici ineccepibili mettono in evidenza l'odio anticristiano dal quale furono spinti i 'Boxers' a trucidare i Missionari e i fedeli locali che avevano aderito alla loro dottrina. Nei loro riguardi fu emesso un editto il 1 luglio 1900, in cui si diceva, in sostanza, che ormai il tempo delle buone relazioni con i Missionari europei e i loro cristiani era passato: che i primi dovevano essere subito rimpatriati e i fedeli costretti all'apostasia, pena la morte.
In conseguenza a ciò si verificò il martirio di alcuni missionari e di molti cinesi che si raggrupparono nei gruppi seguenti:
a) Martiri dello Shanxi, uccisi il 9 luglio 1900, che sono Frati Minori Francescani:
Beato Gregorio Grassi, Vescovo,
Beato Francesco Fogolla, Vescovo,
Beato Elia Facchini, Sacerdote,
Beato Teodorico Balat, Sacerdote,
Beato Andrea Bauer, Religioso Fratello;

b) Martiri dell'Hunan Meridionale, uccisi il 7 luglio 1900, che sono essi pure Frati Minori Francescani:
Beato Antonino Fantosati, Vescovo,
Beato Giuseppe Maria Gambaro, Sacerdote,
Beato Cesidio Giacomantonio, Sacerdote ( 4 luglio).

Ai martiri francescani del Primo Ordine si aggiungono sette Francescane Missionarie di Maria, delle quali 3 francesi, 2 italiane, 1 belga e 1 olandese:
Beata Maria Ermellina di Gesù (al sec.: Irma Grivot),
Beata Maria della Pace (al sec.: Maria Anna Giuliani),
Beata Maria Chiara (al sec.: Clelia Nanetti),
Beata Maria di Santa Natalia (al sec.: Giovanna Maria Kerguin),
Beata Maria di San Giusto (al sec.: Anna Moreau),
Beata Maria Adolfina (al sec.: Anna Dierk),
Beata Maria Amandina (al sec.: Paola Jeuris).

Dei martiri cinesi della famiglia francescana fanno pure parte 11 Francescani secolari, tutti cinesi:
Beato Giovanni Zhang Huan, seminarista,
Beato Patrizio Dong Bodi, seminarista,
Beato Giovanni Wang Rui, seminarista,
Beato Filippo Zhang Zhihe, seminarista,
Beato Giovanni Zhang Jingguang, seminarista,
Beato Tommaso Shen Jihe, laico, domestico,
Beato Simone Qin Cunfu, catechista laico,
Beato Pietro Wu Anbang, laico,
Beato Francesco Zhang Rong, laico agricoltore,
Beato Mattia Feng De, laico neofita,
Beato Pietro Zhang Banniu, laico operaio.

Ad essi si aggiungono alcuni fedeli laici cinesi:
Beato Giacomo Yan Guodong, agricoltore,
Beato Giacomo Zhao Quanxin, domestico,
Beato Pietro Wang Erman, cuoco.

Quando la rivolta dei 'Boxers', iniziata nello Shandong, diffusasi poi nello Shanxi e nell'Hunan, raggiunse anche lo Tcheli Orientale Meridionale, allora Vicariato Apostolico di Xianxian, affidato ai Gesuiti, i cristiani uccisi si contarono a migliaia.
Fra questi si trovarono 4 missionari gesuiti francesi e ben 52 laici cristiani cinesi, uomini, donne e bambini, il più anziano dei quali aveva l'età di 79 anni, mentre i due più giovani soltanto 9 anni. Tutti subirono il martirio nel mese di luglio 1900; molti di essi furono uccisi nella Chiesa del Villaggio di Tchou-Kia-ho in cui si erano rifugiati ed erano in preghiera insieme ai primi due dei missionari qui sotto elencati:
Beato Leo Mangin, S.J., sacerdote,
Beato Paolo Denn, S.J., sacerdote,
Beato Remigio Isoré, S.J., sacerdote,
Beato Modesto Andlauer, S.J., sacerdote.
I nomi e l'età dei laici cristiani cinesi sono i seguenti:
Beata Maria Zhu nata Wu, di circa 50 anni,
Beato Pietro Zhu Rixin, di 19 anni,
Beato Giovanni Battista Zhu Wurui, di 17 anni,
Beata Maria Fu Guilin, di 37 anni,
Beata Barbara Cui nata Lian, di 51 anni,
Beato Giuseppe Ma Taishun, di 60 anni,
Beata Lucia Wang Cheng, di 18 anni,
Beata Maria Fan Kun, di 16 anni,
Beata Maria Chi Yu, di 15 anni,
Beata Maria Zheng Xu, di 11 anni,
Beata Maria Du nata Zhao, di 51 anni,
Beata Maddalena Du Fengju, di 19 anni,
Beata Maria Du nata Tian, di 42 anni,
Beato Paolo Wu Anjyu, di 62 anni,
Beato Giovanni Battista Wu Mantang, di 17 anni,
Beato Paolo Wu Wanshu, di 16 anni,
Beato Raimondo Li Quanzhen, di 59 anni,
Beato Pietro Li Quanhui, di 63 anni,
Beato Pietro Zhao Mingzhen, di 61 anni,
Beato Giovanni Battista Zhao Mingxi, di 56 anni,
Beata Teresa Chen Tinjieh, di 25 anni,
Beata Rosa Chen Aijieh, di 22 anni,
Beato Pietro Wang Zuolung, di 58 anni,
Beata Maria Guo nata Li, di 65 anni,
Beato Giovanni Wu Wenyin, di 50 anni,
Beato Zhang Huailu, di 57 anni,

Beato Marco Ki-T'ien-Siang, di 66 anni,
Beata Anna An nata Xin, di 72 anni,
Beata Maria An nata Guo, di 64 anni,
Beata Anna An nata Jiao, di 26 anni,
Beata Maria An Linghua, di 29 anni,
Beato Paolo Liu Jinde, di 79 anni,
Beato Giuseppe Wang Kuiju, di 37 anni,
Beato Giovanni Wang Kuixin, di 25 anni,
Beata Teresa Zhang nata He, di 36 anni,
Beata Lang nata Yang, di 29 anni,
Beato Paolo Lang Fu, di 9 anni,
Beata Elisabetta Qin, nata Bian, di 54 anni,
Beato Simone Qin Cunfu, di 14 anni,
Beato Pietro Liu Zeyu, di 57 anni,
Beata Anna Wang, di 14 anni,
Beato Giuseppe Wang Yumei, di 68 anni,
Beata Lucia Wang nata Wang, di 31 anni,
Beato Andrea Wang Tianqing, di 9 anni,
Beata Maria Wang nata Li, di 49 anni,
Beato Chi Zhuze, di 18 anni,
Beata Maria Zhao nata Guo, di 60 anni,
Beata Rosa Zhao, di 22 anni,
Beata Maria Zhao, di 17 anni,
Beato Giuseppe Yuang Gengyin, di 47 anni,
Beato Paolo Ge Tingzhu, di 61 anni,
Beata Rosa Fan Hui, di 45 anni.
Il fatto che questo considerevole numero di fedeli laici cinesi abbia offerto la vita a Cristo unitamente ai missionari che avevano loro annunciato il Vangelo e si erano prodigati per loro mette in evidenza la profondità dei legami che la fede in Cristo stabilisce, riunendo in una sola famiglia persone di razze e culture diverse, strettamente solidali fra loro non già per motivi politici, ma in virtù di una religione che predica l'amore, la fratellanza, la pace e la giustizia.
Oltre a tutti quelli uccisi dai 'Boxers' finora menzionati deve ancora essere ricordato il Beato Alberico Crescitelli, sacerdote del Pontificio Istituto delle Missioni Estere di Milano, il quale svolse il suo ministero nello Shanxi Meridionale e fu martirizzato il 21 luglio 1900.
Anni più tardi venivano poi ad aggiungersi alla folta schiera dei Martiri sopra ricordati alcuni Membri della Società Salesiana di S. Giovanni Bosco:
Beato Luigi Versiglia, Vescovo,
Beato Callisto Caravario, Sacerdote.

Essi furono uccisi insieme il 25 febbraio 1930 a Li-Thau-Tseul.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Santi Martiri Cinesi, pregate per noi.


*Santi Martiri Cinesi (Vittime dei Boxer) - Memoria Facoltativa (9 luglio)

† Tai-yuen-fu (Shan-si, Cina), 9 luglio 1900
Martirologio Romano:
Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei Santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri.
Il 1° ottobre del 2000, Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri, che subirono il martirio in diverse località del Tonchino (Vietnam) e Cina e che vennero beatificati in vari gruppi dal 1746 al 1951.
Essi furono vittime delle ricorrenti persecuzioni scatenate dai vari imperatori che si succedevano.
Morirono a migliaia (circa 30.000), fra cui vescovi, sacerdoti locali, missionari europei, seminaristi, religiosi di vari Ordini, suore di molte Congregazioni, catechisti, e fedeli laici di ogni categoria, sia maschili che femminili.
Fra le decine di migliaia di fedeli cinesi, che con lo slancio di una fede generosa, morirono eroicamente in difesa di una religione, che se pur venuta da lontano, essi avevano accettata ed assimilata con il suo messaggio salvifico per tutti gli uomini, accogliendo e proteggendo i suoi ministri; solo di una piccola parte si è potuto istruire un processo ufficiale per additarli a tutta la cristianità, in virtù della loro fede professata e del loro martirio finale.
Fra i 120 nuovi Santi, vi è un gruppo di 29 tutti appartenenti all’Ordine Francescano, uccisi dai fanatici ‘boxers’ il 7 e 9 luglio 1900; il glorioso gruppo capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 14 laici cinesi di cui 5 erano seminaristi e 11 Terziari Francescani; tutti beatificati nel 1946 da papa Pio XII.
Essi, meno tre, facevano parte della Missione denominata “Casa di S. Pasquale” situata a Tai-yuen-fu nello Shan-si, che comprendeva una cattedrale, un orfanotrofio di oltre 200 orfanelle, il Seminario Maggiore per il clero cinese, un convento francescano in un paese poco distante dalla celebre e antica città, un ambulatorio, un costruendo ospedale e inoltre era la residenza del Vicario Apostolico dello Shan-si, il già citato mons. Gregorio Grassi.
Quando il 5 luglio 1900 i famigerati ‘boxers’, setta sanguinaria che aveva lo scopo di scacciare gli stranieri Occidentali e segnatamente i missionari cattolici e protestanti, più radicati nel territorio e benvoluti da parte del popolo, arrivarono a Tai-yuen-fu, essi cominciarono a distruggere le case e il tempio dei Protestanti, che essendo più ricchi, furono saccheggiati per primi.
Il vescovo Grassi e il suo coadiutore mons. Fogolla, cercarono di mettere in salvo i cinque seminaristi presenti, ma essi furono fermati alla porta Han-si della città e riconosciuti dagli abiti talari che indossavano, furono condotti dai soldati del crudele viceré Yü-sien che capeggiava anche i ‘boxers’, con il beneplacito della settantenne imperatrice Tz-Hsi, al tribunale del sottoprefetto.
Venne chiesto loro ripetutamente di apostatare il cristianesimo ed al rifiuto dei seminaristi, fu messa al loro collo una pesante canga (una specie di gogna, strumento di pena cinese) e lasciati agli insulti dei pagani, fino a tarda notte; poi vennero rilasciati e si unirono ai loro pastori, che non vollero più lasciare, nonostante gli inviti a fuggire dei vescovi e degli stessi mandarini.
I cinque seminaristi sono: Giovanni Tciang di 23 anni, minorita, Terziario Francescano; Patrizio Tong di 18 anni, terziario; Filippo Tciang di 21 anni, terziario; un secondo Giovanni Tciang di 22 anni, terziario; Giovanni Wang di 16 anni, terziario; questi i cinque fiori colti nel Seminario indigeno, che con lo spirito d’immolazione dei primi cristiani, non vollero né apostatare, né lasciare soli i padri e le suore della “Casa di San Pasquale”.
A loro bisogna aggiungere i nove domestici cristiani cinesi, la cui fedeltà e dedizione portata spesso fino all’eroismo, sono cose ben note; il servizio prende allora la forma di ossequio religioso e di gratitudine per il dono della fede ricevuta.
Quando i missionari furono portati nella “Casa della Pace Celeste”, una specie di albergo utilizzato come un carcere provvisorio, i più fedeli li seguirono, fra la meraviglia degli altri cinesi; nei cinque giorni di detenzione dal 5 al 9 luglio 1900, le porte del carcere per loro erano aperte, potevano ritornare alle loro famiglie, ma essi preferirono restare e condividere la sorte dei missionari, che l’avevano innalzati con il battesimo alla dignità di Figli di Dio.
Citiamo solo i loro nomi, ma ognuno di essi era diventato per i missionari o per il singolo missionario a cui era affidato, il compagno della vita quotidiana e dei loro viaggi, frequentavano la Chiesa ed i Sacramenti, quasi tutti Terziari Francescani; la loro fede genuina fu il supporto per affrontare senza esitazione la morte, inflitta selvaggiamente dai pagani.
I loro nomi: Tommaso Sen di 34 anni; Simone Tceng di 45 anni; Pietro U di 40 anni; Francesco Tciang di 62 anni; Mattia Fan di 45 anni; Giacomo Yen di 45 anni; Pietro Tciang di 51 anni; Pietro Wang di 30 anni; Giacomo Tciao di 50 anni.
Il 9 luglio 1900 i 26 martiri di Tai-yuen-fu, furono portati con la scusa di essere interrogati, nel cortile del tribunale, e lì improvvisamente furono massacrati in una orrenda carneficina a colpi di sciabolate, in un mare di sangue, quasi tutti decapitati, le suore lo furono per ultime.
Le teste dei vescovi e di qualche padre furono innalzate alla porta Meridionale, mentre i corpi dei martiri tutti mutilati, furono lasciati all’offesa della plebaglia pagana fino a sera; furono poi ammassati in una fossa comune vicino alle mura della città, presso la Grande Porta Orientale, dove rimasero per tre giorni, in pasto ai cani ed agli uccelli rapaci.
Poi per paura di una pestilenza, furono sepolti alla rinfusa fuori le mura, assieme alle ossa anonime di mendicanti e giustiziati. Solo nel gennaio 1901 dopo l’intervento armato delle Potenze Occidentali, i ‘boxers’ vennero dispersi, l’imperatrice esiliata e i corpi dei martiri esumati per dare loro una degna sepoltura.
Ecco i nomi di tutti i Santi martiri cinesi uccisi dai Boxer e festeggiati oggi nell'anniversario del loro martirio:
Gregorio Grassi, vescovo,
Francesco Fogolla, vescovo,
Elia Facchini, sacerdote,
Teodorico Balat, sacerdote,
Andrea Bauer, Frate Minore;
Maria Erminia (Irma Grivot), suora,
Maria Chiara (Clelia Nanetti), suora,
Maria Adolfina (Maria Dierkx), suora,
Maria Amandina (Paolina Jeuris), suora,

Maria della Pace (Marianna Giuliani), suora,
Maria di S. Natalia (Giovanna Maria Kerguin), suora,
Maria di S. Giusto (Anna Maria Moreau), suora,
Giovanni Zhang Huan,
Patrizio Dong Bodi, seminarista,
Filippo Zhang Zhihe,
Giovanni Zhang Jingguang,
Giovanni Wang Rui, seminarista,
Tommaso Shen Jihe,
Simone Chen Ximan, laico,
Pietro Wu Anpeng,
Francesco Zhang Rong,
Mattia Fen De, laico,
Giacomo Yan Guodong,
Pietro Zhang Banniu,
Giacomo Zhao Quanxin, laico,
Pietro Wang Erman.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Martiri di Gorcum in Olanda - 19 Sacerdoti e Religiosi (9 luglio)

+ Brielle, Paesi Bassi, 9 luglio 1572
Sono 19 sacerdoti e religiosi di vari ordini (11 francescani) uccisi in Olanda nel 1572 da un gruppo di fanatici calvinisti, i Gheusi.
Questi avevano assediato e conquistato la cittadina di Gorcum. Contrariamente a quanto promesso nelle trattative per la resa e all'ordine emanato da Guglielmo d'Orange di non toccare i religiosi, li impiccarono a Brielle, dopo lunghe dispute in cui cercarono invano di coglierli in fallo sul primato del Papa e la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia. Pio IX li ha canonizzati nel 1867. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Brielle sulla Mosa in Olanda, passione dei Santi martiri Nicola Pieck, sacerdote, e dieci compagni dell’Ordine dei Frati Minori e otto del clero diocesano o regolare, che per difendere dai calvinisti la dottrina della presenza reale di Cristo nell’Eucarestia.
Si tratta di diciannove sacerdoti e religiosi di vari Ordini, che furono uccisi in odio alla fede in Olanda il 9 luglio 1572.
I cristiani nel corso dei secoli hanno dovuto pagare un tributo continuo di sangue, per la difesa e l’affermazione della fede cristiana e cattolica; così in odio alla nuova religione sono stati uccisi nelle maniere più diverse dai pagani, sia al tempo dei romani, sia in tutte quelle zone del mondo ove si professava il paganesimo nelle sue varie ideologie e forme.
Come pure essi sono stati assaliti dalle incursioni musulmane che in nome dell’unico Dio e delle guerre sante della loro religione, hanno massacrato intere popolazioni e schiere di martiri, morti per la difesa della fede cattolica.
Tralasciando altre persecuzioni di diverse religioni come in Cina, Giappone, Corea, Africa, ecc. abbiamo poi avuto delle persecuzioni con innumerevoli martiri e certamente sono le più dolorose per la Chiesa militante di Cristo e sono quelle scaturite all’interno dello stesso cristianesimo, che poi hanno dato luogo ai vari scismi ed eresie, una per tutte, la Riforma Anglicana con tutte le sue stragi di cattolici.
E in questo gruppo bisogna annoverare i calvinisti della Riforma Protestante, i quali molto spesso fomentarono persecuzioni e ostilità contro i cattolici, se non lo fecero anche direttamente come nel caso dei Martiri di Gorcum.
Spesso la lotta e la persecuzione aveva anche un motivo politico a cui si aggiungeva il motivo religioso.
L’Olanda che diventava man mano calvinista faceva parte dei Paesi Bassi e soggetta all’Impero spagnolo di Filippo II, la lotta che le Province del Nord dei Paesi Bassi (Olanda) intrapresero per la loro indipendenza contro la cattolica Spagna, si risolse alla fine a loro favore; gli accesi calvinisti che erano stati esiliati, si associarono nella lotta ad avventurieri e pirati, prendendo il nome di Gheusi, con uno spiccato odio contro i sacerdoti ed i religiosi.
Fra l’aprile e il giugno 1572 i Gheusi s’impadronirono delle città olandesi di Brielle, Vlissingen, Dordrecht e Gorcum, in quest’ultima città vinsero la resistenza della piccola guarnigione del castello, in cui si erano rifugiati i frati francescani, il parroco e molti fedeli.
Contrariamente a quanto promesso nelle trattative della resa, imprigionarono gli 11 francescani, di cui nove erano sacerdoti e tre sacerdoti diocesani fra cui il parroco di Gorcum; a questi si aggiunsero un canonico regolare di s. Agostino e il domenicano parroco di Hoornaert, che era accorso per dare loro i sacramenti.
Dopo un periodo di detenzione, risultati vani i tentativi dei fedeli cattolici di liberarli, furono trasportati da Gorcum in altre cittadine, su una barca che veniva fermata nei vari luoghi, affinché ricevessero offese ed insulti dal popolo calvinista.
A Brielle incontrarono Lumey, capo dei Gheusi e nemico fanatico della fede cattolica e dei sacerdoti; furono sottoposti a tormenti ed insulti, nella prigione locale furono uniti al gruppo, altri tre prigionieri: due monaci premostratensi ed un sacerdote diocesano.
Furono sollecitati continuamente ad abbandonare la fede cattolica, ma al loro rifiuto, nonostante che nel frattempo fosse arrivata una lettera di Guglielmo d’Orange che raccomandava a tutte le autorità di non molestare sacerdoti e religiosi, Lumey, non solo non si attenne al decreto, anzi accelerò la morte dei 19 martiri, facendoli tutti impiccare nella notte del 9 luglio 1572 a Brielle.
Il luogo divenne ed è meta di pellegrinaggi di fedeli; essi furono beatificati il 24 novembre 1675 da Papa Clemente X e poi canonizzati da Papa Pio IX il 29 giugno 1867. La festa liturgica si celebra il 9 luglio.
I loro nomi sono:
Girolamo da Weert,
Nicola Pieck,
Teodorico van der Eel,
Nicasio da Heeze,
Willehado di Danimarca,

Goffredo da Melveren,
Antonio da Weert,
Antonio da Hoornaert,
Francesco da Rove, frati francescani;
Pietro da Assche
Cornelio da Wijk Bij Duurstede, fratelli laici francescani;
Leonardo Vechel, parroco,
Nicola Poppel,
Goffredo van Duynen,
Andrea Woutersz, sacerdoti diocesani;
Giovanni Lenaerts, canonico regolare di S. Agostino;
Giovanni Heer, domenicano, parroco;
Adriano da Hilvarenbeek,
Giacomo Lacops, monaci premostratensi.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beate Melania Marianna Maddalena de Guilhermier e Marianna Margherita degli Angeli de Rocher – Martiri   Orsoline di Orange (9 luglio)
Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Beate Martiri di Orange” (32 suore francesi) Vittime della Rivoluzione Francese

+ Orange, Francia, 9 luglio 1794
Martirologio Romano:
A Orange nella Provenza in Francia, Beate Melania Marianna Maddalena de Guilhermier e Marianna Margherita degli Angeli de Rocher, vergini dell’Ordine di Sant’Orsola e martiri durante la rivoluzione francese.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beate Melania Marianna Maddalena de Guilhermier e Marianna Margherita degli Angeli de Rocher, pregate per noi.


*Santa Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù (Amabile Wisenteiner) - Religiosa, Fondatrice (9 luglio)
Vigolo Vattaro, Trento, 16 dicembre 1865 - San Paolo, Brasile, 9 luglio 1942
Fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore dell'Immacolata Concezione (+ 1942). San Paolo del Brasile.
Si prende cura degli emigrati, dei giovani, dei malati e dei poveri.
Alla sua morte esistevano 45 case sparse in 5 stati del Brasile.
Martirologio Romano: A San Paolo in Brasile, Santa Paolina del Cuore di Gesù Agonizzante (Amabile) Visintainer, vergine, che, emigrata ragazza dall’Italia, fondò al servizio dei malati e dei poveri la Congregazione delle Piccole Sorelle dell’Immacolata Concezione, alla quale, dopo molte difficoltà, prestò in massima umiltà e in assidua preghiera il suo servizio.
Amabile Wisenteiner, nacque a Vigolo Vattaro, piccolo paese del Trentino allora del Sud-Tirolo sotto la dominazione austriaca il 16 dicembre 1865.
Nel 1875 anno che segnò l’emigrazione del Sud-Tirolo in Brasile di molti vigolesi, anche la famiglia Wisenteiner emigrò, prendendo residenza con gli altri emigrati nello Stato di Santa Caterina, fondando anche lì i centri di Nova Trento e Vigolo a ricordo dei luoghi natii.
A 10 anni di età, quanti ne aveva al suo sbarco in Brasile, dimostrava una maturità superiore alla sua età perché le molte necessità della sua povera famiglia l’avevano costretta a dare una mano sin da piccola lavorando. A 22 anni le morì la madre e lei dovette accollarsi la cura della casa e dei fratelli, ma tuttavia riusciva a trovare il tempo insieme ad una compagna, di dedicarsi anche all’insegnamento del catechismo in parrocchia e visitare gli ammalati.
A 25 anni lasciate le famiglie, Amabile e la sua compagna si ritirarono in una casupola vicino alla Cappella di San Giorgio a Vigolo assistendo una prima ammalata di cancro.
Il 12 luglio 1890 è ritenuta la data di nascita della Congregazione delle Piccole Suore dell’Immacolata Concezione.
Dietro consiglio del Superiore della Missione tenuta dai gesuiti, Amabile si spostò a Nova
Trento e dal vescovo diocesano ebbe l’approvazione canonica della nuova Congregazione religiosa.
Pronunciò i voti e cambiò il nome in Paolina (Madre Paolina sarà il nome con cui verrà chiamata da tutti).
Il parroco di Nova Trento, gesuita avendo dovuto trasferirsi a San Paolo, la invitò a trasferirsi anche lei, diventata nel frattempo Superiora Generale ed a San Paolo vi fu una grande fioritura della Congregazione con l’apertura di numerose Case.
Ebbe anche un periodo in cui dovette lasciare l’Ufficio di Superiora e restare umilissima sottoposta, fino alla morte avvenuta il 9 luglio 1942 a San Paolo.
Lasciava ben 45 case in cinque Stati del Brasile.
Il messaggio di Madre Paolina in terra di emigrati e di missione, fu la totale disponibilità al servizio della Chiesa nello spirito ignaziano e nell’impegno parrocchiale e religioso nei confronti di chiunque ne avesse bisogno.
I processi canonici sulla fama di santità iniziarono nel 1965 e fatte tutte le tappe prescritte dai canoni della giurisprudenza, il Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Beata il 18 ottobre 1991.
Canonizzata il 19 maggio 2002.
(Autore: Antonio Borrelli Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, pregate per noi.

 

*Santa Veronica Giuliani - Vergine  (9 luglio)
Mercatello, Urbino, 1660 - Città di Castello, 1727
Veronica Giuliani, al secolo Orsola, è una delle più grandi mistiche della storia.
Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le Stimmate.
Nata a Mercatello sul Metauro, presso Urbino, nel 1660, visse cinquant'anni nel monastero delle Clarisse di Città di Castello.
Entratavi 17enne, vi morì nel 1727, dopo essere stata cuoca, infermiera, maestra delle novizie e badessa.
All'autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte.
Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti - rivela nel diario spirituale - «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti».
Nulla sapremmo delle esperienze di Veronica, se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle.
Lo fece per 30 anni e il risultato è il «Tesoro nascosto», pubblicato in 10 volumi dal 1825 al 1928.  Morì nel Venerdì Santo, dopo 33 giorni di malattia. È Santa dal 1839. (Avvenire)
Etimologia: Veronica = portatrice di vittoria, dal greco
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Città di Castello in Umbria, Santa Veronica Giuliani, badessa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, che, ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo e fu per questo posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un mirabile modello di pazienza e di obbedienza.
La parola "mistica" ha avuto nella nostra epoca un'estensione impropria. Basti pensare alle infelici espressioni di "mistica della razza", "mistica del superuomo".
Nel senso proprio e primario la mistica è il campo dei fenomeni vissuti da taluni spiriti privilegiati, uniti allo spirito divino da un legame d'amore ineffabile.
Di essi, noi comuni mortali conosciamo soltanto il lato spettacolare, il cosiddetto meraviglioso mistico, come il miracolo e la profezia, il dominio sui fenomeni della natura, le stesse manifestazioni diaboliche, le visioni, le estasi, gli incendi interiori, le stimmate.
Ogni epoca ha avuto i suoi mistici.
Oggi ricordiamo una Santa, all'anagrafe Orsola Giuliani, nata nel 1660 a Mercatello, presso Urbino, settima figlia dei coniugi Francesco e Benedetta Giuliani, che all'età di diciassette anni entrò tra le suore clarisse di Città di Castello, assumendo alla professione religiosa il nome di Veronica.
Nulla sarebbe trapelato dalle austere mura di quel convento della straordinaria esperienza mistica di sorella Veronica, se il suo confessore non le avesse ordinato di trascrivere sul suo diario, con l'imposizione di non rileggere nulla di quanto andava tracciando, le confidenze del Redentore, di cui
riviveva puntualmente le sofferenze della passione.
"L'anno 1697 - leggiamo sul suo diario - il venerdì santo, la mattina vicino al giorno, trovandomi in orazione... Iddio fece penetrare nell'anima mia la grazia col darmi i segni e i dolori che il Verbo divino aveva sofferti per la mia redenzione.
Io sentivo nel mio cuore una pena di morte".
Così descrive la ricezione delle stimmate: "Io vidi uscire dalle sue SS. Piaghe cinque raggi risplendenti e tutti vennero alla volta mia...
In quattro vi erano i chiodi, e in una vi era la lancia, come d'oro, tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda".
Dopo la sua morte, avvenuta a Città di Castello nel 1727, di venerdì, dopo 33 giorni di malattia, sul suo corpo, che mostrava ancora le ferite della passione, venne eseguita l'autopsia e i medici riscontrarono che il cuore era effettivamente trafitto da parte a parte.
"Quando vidi queste stigmate esteriori, confida S. Veronica al suo diario - io piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti".
Il suo desiderio venne esaudito, vivendo ella in totale reclusione per tutta la vita.
Ma le fitte pagine dei suoi diari, scritti per più di trent'anni e che pubblicati formarono ben quarantaquattro volumi, sono un vero tesoro nascosto che arricchì di stupende pagine la letteratura mistica.
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Veronica Giuliani - Vergine, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (9 luglio)

*Santa Letizia - Vergine
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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