Santi del 9 Maggio - Istituto Aveta

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Santi del 9 Maggio

Il mio Santo > I Santi di Maggio

*Beati 20 Martiri Mercedari di Riscala (9 maggio)

+ Riscala, Francia, XVI secolo
Nel convento di Santa Maria di Riscala (Francia), 20 Beati dell’Ordine Mercedario, confessando la loro fede in Gesù Cristo furono trucidati in diversi modi dagli eretici Ugonotti in odio alla religione cattolica.
Tutti nello stesso giorno con onore raggiunsero la schiera dei martiri.
L’Ordine li festeggia il 9 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati 20 Martiri Mercedari di Riscala, pregate per noi.


*San Banban Sapiens (9 maggio)
Tutti i martirologi, tranne il Félire Oengusso Céli Dé, menzionano a questa data la festa di Banbán sapiens (o ecnaid). Alcuni Annali (cf. Annala Uladh, ed. W. M. Hennessy e 13. Mac Carthy, Dublino 1887-1901, s. a. 685; Dubaltach mac Firbisigh, Three fragments, ed. j. 0' Donovan, Dublino 1860, p. 88; The annals of Tigernach, ed. W. Stokes, in Revue Celtique, XVI-XVIII [189597], p. 209) ricordano la morte di Banbán sapiens al 686 e i Three fragments e gli Annali di Tigernach aggiungono che egli era un ferlégi . nd di Cell Dara (= Kildare).
Si potrebbe esser tentati ad identificare Banban con il personaggio menzionato nel Conimentario alle Epistole Cattoliche, scritto circa il 655, ma ci sono alcune difficoltà di cronologia (cf. A. Holder, Altirische Nanien im Reichenauer Codex CCXXXIII, in Archiv fúr Celtische Lexikographie, 111, 4 [1907], p. 266).
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Banban Sapiens, pregate per noi.


*San Beato - Eremita e Apostolo della Svizzera (9 maggio)
† Thun (Svizzera), 112
Martirologio Romano:
A Vendôme lungo la Loira in Francia, San Beato, sacerdote, che condusse vita eremitica.
C’è un po’ di confusione nell’identificazione di questo santo di nome Beato, perché la leggenda della sua vita s’interseca con un omonimo santo eremita di Vendôme, pure lui celebrato il 9 maggio.
Ad ogni modo teniamo presente la sua ‘Vita’, scritta e pubblicata per primo dall’umanista Agricola nel 1511, così riassunta: San Beato è posizionato nel tempo nell’età apostolica; secondo questa "Vita", Beato era di origine inglese, convertito dall’apostolo San Barnaba, al battesimo cambiò il suo nome di Svetonio in quello di Beato.
Poi partì per Roma per istruirsi nella nuova religione; qui l’apostolo Pietro gli conferì in seguito tutti gli Ordini sacri, inviandolo poi ad evangelizzare la Svizzera, mentre altri partivano per le altre regioni d’Europa e del vasto impero romano.
Operò fattivamente nell’allora regione Helvetia, operando un gran numero di conversioni con la sua predicazione ed i tanti miracoli fatti.
Dopo un certo periodo si sentì attratto dalla vita solitaria e si ritirò in una grotta presso il lago di Thun, nella Svizzera centrale, cantone di Berna; ma questa grotta era occupata da un terribile dragone, allora Beato con un segno di croce, lo scacciò dalla caverna, facendolo precipitare nel lago.
Visse in questa grotta con il suo discepolo Achates, occupati nella preghiera e nella penitenza, morì nel 112, vecchio di 90 anni; i due eremiti furono sepolti nella grotta uno a fianco all’altro.
Bisogna dire che il cristianesimo comparve in Svizzera nel III-IV secolo e non nel I come narra la leggenda.
Comunque non c’è dubbio che almeno dal secolo XII, esisteva in Svizzera un culto per un San Beato, sulla cui identificazione gli studiosi non sono concordi; chi lo considera un personaggio storico, chi lo identifica con San Beato di Vendôme eremita francese, chi lo considera un missionario anglosassone o irlandese del VI secolo.
Il “Martyrologium Romanum” riporta San Beato con la specifica di eremita al 9 maggio, senza dire altro.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Benincasa da Montepulciano - Eremita (9 maggio)
Montepulciano, Siena, 1375 – Monticchiello, 9 maggio 1426
Martirologio Romano:
Presso la cittadina di Monticchiello in Toscana, Beato Benincasa da Montepulciano, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria, che si ritirò nello speco del Monte Amiata in territorio senese, dove condusse una vita di penitenza.
In alcuni testi è nominato come Giovanni Benincasa; ma il nome Benincasa, che significa di buon auspicio ma andato in disuso da molto tempo, ha preso il sopravvento e pertanto egli è conosciuto essenzialmente come Beato Benincasa.
Il primo autore di una sua biografia, l’Attavanti, lo cita come nativo di Firenze, ma in un codice del 1495, scritto da fra’ Francesco di Bartolomeo, è detto nativo di Montepulciano (Siena) e sembra che ciò sia attendibile, tanto che il Martirologio Romano, lo identifica proprio come Beato Benincasa da Montepulciano.
Nacque nel 1375 e adolescente vestì l’abito dei Servi di Maria; a 25 anni decise di ritirarsi a vita solitaria e penitente sul Monte Amiata nel senese, nel luogo dove già San Filippo Benizi († 1285),
grande propagatore dell’Ordine dei Servi di Maria, aveva vissuto da penitente.
Benincasa si costruì una celletta su una rupe della cima del monte presso i Bagni di S. Filippo e qui condusse vita eremitica, contento di un po’ di cibo portato dai suoi visitatori e che peraltro, egli ricambiava con oggetti lavorati a mano.
L’autore del codice dice, che Benincasa si macerava in grandi digiuni, facendosi vedere dai visitatori solo attraverso la finestra ma mai dalle donne; se era assalito dalle tentazioni della carne, pregava Dio di non allontanare la lotta, ma di dargli la forza per vincere il desiderio impuro; soleva dire: “Il Signore mi ha immerso nel fuoco per liberarmi dalla ruggine”.
La biografia del Santo fu proseguita, dopo il codice di fra’ Francesco di Bartolomeo, da fra Michele Poccianti nel 1567. Si sa così che Benincasa liberò con il segno della Croce, alcune persone tormentate dagli spiriti maligni e gli ammalati guarivano bevendo l’acqua da lui benedetta.
Il Poccianti prosegue dicendo che Benincasa, giunto sui 50 anni, ricevé l’ordine dal Generale dei Servi di recarsi nel monastero di Monticchiello (Siena), villaggio non lontano dal luogo dov’era vissuto fino allora e dove morì il 9 maggio 1426, secondo gli Annali in quel momento tutte le campane si misero a suonare da sole.
In questa fase finale della vita di Benincasa, le notizie sono contraddittorie; in effetti il convento dei Servi di Montepulciano, aveva degli appezzamenti di terreno a Monticchiello sin dal 1282, ma un convento no, perché fu edificato solo nel 1474, quindi 68 anni dopo la sua morte.
Secondo il primo biografo l’Attavanti, che però non parla del Monte Amiata, egli visse a Monticchiello in Etruria da recluso, in una grotta ancora oggi visibile.
Il corpo dell’eremita appartenente all’Ordine dei Servi, fu deposto nella Chiesa di S. Martino di Monticchiello, di cui oggi non rimane traccia; gli abitanti del villaggio, grati e riconoscenti per i benefici ricevuti dal beato, nel 1494 eressero un convento per i Servi di Maria, attiguo a detta Chiesa di S. Martino.
Quando poi i religiosi, per cause oggi ignote, nel XVI secolo abbandonarono il convento con la chiesa, ebbero cura di deporre i resti del Beato Benincasa, nella chiesa parrocchiale di Monticchiello dedicata ai Santi Leonardo e Cristoforo.
I suoi resti venerati dalla popolazione sin dal primo momento della morte, subirono vari trasferimenti, in particolare nel palazzo vescovile di Pienza, per ritornare poi sopra l’altare di S. Antonio abate, nella suddetta chiesa di Monticchiello.
Nel 1822 e 1829, dietro richiesta del Padre Provinciale dei Servi della Toscana, ebbero luogo i primi processi per l’approvazione del culto del Beato Benincasa.
Il 23 dicembre 1829 Papa Pio VIII ne confermò il culto.
L’Ordine dei Servi di Maria lo celebra l’11 maggio, ma il Martirologio Romano, come pure a Monticchiello, riportano la sua festa il 9 maggio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Benincasa da Montepulciano, pregate per noi.

 

*San Dionigi di Vienne - Vescovo (9 maggio)

sec. IV

Martirologio Romano: A Vienne nella Gallia lugdunense, in Francia, San Dionigi, vescovo.
San Dionigi è il sesto vescovo di Vienne. Nella cronotassi ufficiale, figura dopo San Giusto e prima di San Paracodes.

Di lui non sappiamo praticamente nulla.
Sicuramente governò la diocesi nel IV secolo, visto che San Vero I, quarto vescovo, è menzionato nel 314, mentre San Fiorenzo, ottavo vescovo era menzionato nel 374.
In alcune fonti, ritenute superate, si dice che governò nel III secolo, visto che si cita San Paracodes intorno all’anno 235.
Non corrisponde al vero che San Dionigi facesse parte di qual gruppo dei dieci missionari inviati in Gallia San Sisto I all’inizio del II secolo.
Né tantomeno risulta vero che fosse un martire.
Anche in Gallia cristiana, come in tutte le altyre fonti figura al sesto posto nella cronotassi dei vescovi.
Nel nuovo "Proprio di Grenoble" e nel Martirologio Romano, San Dionigi era festeggiato nel giorno 8 maggio, mentre nel Martirologio riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Giovanni Paolo II, la sua festa è stata fissata il giorno 9 maggio.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Dionigi di Vienne, pregate per noi.


*Sant'Erma di Roma (9 maggio)
I sec.

Martirologio Romano: Commemorazione di Sant’Erma, citato da San Paolo Apostolo nella Lettera ai Romani.
San Paolo gli invia i suoi saluti nella lettera ai Romani (16, 14). Questo nome, forma abbreviata dei nomi propri greci Hermagoras, Hermodoro, Hermogene, è un derivato di Hermes, il dio Mercurio.
Erma, sebbene abitasse a Roma, doveva essere d'origine ellenica.
La sua festa è posta al 9 maggio dal Martirologio Romano. I Greci lo celebrano l'8 marzo o il 4 novembre e lo fanno vescovo di Filippopoli in Tracia.
Origene, Eusebio e Girolamo l'identificano con l'autore del Pastore, ma questa opinione, fondata sulla semplice similitudine dei nomi, è oggi generalmente respinta. Si crede che l'autore del Pastore sia il fratello di Papa Pio I che viveva verso il 150.

(Autore: Francesco Spadafora – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Erma di Roma, pregate per noi.


*Beato Forte Gabrielli - Eremita Camaldolese (9 maggio)

+ Serra Sant'Abbondio, Pesaro e Urbino, 9 maggio 1040

Originario di Gubbio, membro della nobile famiglia dei Gabrielli, si ritirò a condurre vita eremitica in una cella sul monte Scheggia; in seguito, si pose sotto la direzione di San Lodolfo trasferendosi nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, dove morì sotto il priorato di Guido d'Arezzo.
Nel XV secolo sul suo eremo del monte Scheggia fu innalzata una chiesa, detta di Santa Maria in Monte, dove Forte Gabrielli era già onorato con il titolo di santo.
Il culto come beato fu confermato da Papa Benedetto XIV nel 1756. Il suo corpo è venerato nella cattedrale di Gubbio.
Martirologio Romano: Nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, oggi nelle Marche, Beato Forte Gabrielli, eremita.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Forte Gabriell, pregate per noi.


*San Geronzio di Cervia - Vescovo (9 maggio)
m. 501 circa
Patrono di Cagli.
Martirologio Romano: A Cagli nelle Marche sulla via Flaminia, transito di San Geronzio, vescovo di Cervia, che in questo luogo si tramanda sia stato crudelmente ucciso di ritorno da un Sinodo celebrato a Roma.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Geronzio di Cervia, pregate per noi.

 

*San Giuseppe Do Quang Hien - Martire (9 maggio)
m. 1840
Martirologio Romano:
Nella città di Nam-Định nel Tonchino, ora Viet Nam, San Giuseppe Đỗ Quang Hiễn, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, gettato in carcere, continuò a convertire i pagani a Cristo e a confortare i cristiani nella fede, finché per decreto dell’imperatore Thiệu Trị fu decapitato.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giuseppe Do Quang Hien, pregate per noi.

 

*San Gregorio di Ostia - Vescovo (9 maggio)
+ Longrono, Spagna, 9 maggio 1048
Gregorio, vescovo di Ostia, sarebbe stato inviato quale legato pontificio nella regione spagnola della Navarra.
In quella zona operò molti miracoli, in particolare in difesa dei raccolti minacciati dagli insetti nocivi, contro i quali viene appunto invocato.
Morì a Longrono il 9 maggio 1048.
L’Ordine Benedettino lo festeggia il 9 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Isaia - Profeta (9 maggio)

n. 770 a.C. circa
Etimologia:
Isaia = Jahvè è il mio aiuto, dall'ebraico.
Martirologio Romano: Commemorazione di Sant’Isaia, profeta, che, nei giorni di Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia, re di Giuda, fu mandato a rivelare al popolo infedele e peccatore la fedeltà e la salvezza del Signore a compimento della promessa fatta da Dio a Davide.
Presso i Giudei si tramanda che sia morto martire sotto il re Manasse.
Di questo santo Profeta lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico ha fatto scrivere: “Isaia fu un grande profeta e fedele agli occhi del Signore.
Il sole tornò indietro nei di lui giorni e molti altri egli aggiunse alla vita del re.
Vide il fine dei tempi per un gran dono di Spirito, e consolò quelli che piangevano Gerusalemme”.
Isaia, figlio di Amos e parente del re Manasse, discendeva dalla casa reale di Davide.

Visse circa ottocento anni prima di Cristo.
La missione di profeta gli fu conferita in modo solenne in una visione: vide il Signore seduto sopra un gran trono nel tempio, circondato da cherubini.
Uno di questi spiriti si mosse prese dall’altare un carbone acceso, e venuto a Isaia gli toccò la bocca con il carbone dicendo: “Ecco che questo ha toccato le tue labbra, e sarà tolta la tua iniquità e sarà lavato il tuo peccato”.
Poi il Signore parlò direttamente a Isaia invitandolo a predicare al suo popolo.
Il Profeta predicò la parola di Dio sotto i re Ozia, Giatan, Acaz, Ezechia, Manasse e la sua missione durò circa un secolo.
Al re Manasse, empio e crudele, caduto nell'idolatria, il Signore mandò Isaia per richiamarlo al culto dell’unico vero Dio, al pentimento dei suoi peccati.
Il Profeta non fu ascoltato; anzi il sovrano adirato lo condannò a morte.
Fu preso e segato in due con una sega di legno, e soffrendo questo tremendo supplizio passò al Signore.
Il re Manasse subì il castigo che gli era stato predetto, e Isaia aggiungeva alla gloria di profeta quella di martire.
Isaia fu il maggiore dei Profeti.
San Girolamo lo riguarda non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo.
Le sue profezie sono di una tale chiarezza che sembrano una storia del passato piuttosto che una predizione.
Gli scritti di Isaia narrano principalmente le minacce di Dio al popolo di Israele e ai popoli vicini per i loro peccati, ma il profeta nel descrivere i giusti giudizi di Dio allude molto spesso alla venuta del Liberatore e descrivendo la sua nascita, le sue opere e specialmente la sua passione, eccita negli animi l’amore e la confidenza in Lui.
(Autore: Antonio Galuzzi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Isaia, pregate per noi.


*Beata Maria Teresa di Gesù (Carolina Gerhardinger) - Fondatrice (9 maggio)
Ratisbona, Baviera, 20 giugno 1797 - Monaco, 9 maggio 1879
Nacque in un sobborgo della città di Ratisbona in Baviera, il 20 giugno 1797. Carolina Gerhardinger ottenuto il diploma di maestra elementare, ebbe l'incarico d'insegnante alla scuola femminile. Dopo ebbe l'idea di creare una Congregazione organizzata in modo da inviare le suore, a due alla volta, nelle scuole rurali.
Quindi dette vita nel 1833 ad una piccola comunità religiosa in Neunburg nel Palatinato in Baviera. Il 16 novembre 1835, fece la sua professione cambiando il nome in quello di Maria Teresa di Gesù. La sua congregazione si propagò in tutto il mondo. Il 9 maggio 1879 si spense a Monaco. Beatificata il 17 novembre 1985. (Avvenire)
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Monaco di Baviera in Germania, beata Maria Teresa di Gesù (Carolina) Gerhardinger, vergine, che fondò, con grande lungimiranza, la Congregazione delle Povere Suore Scolastiche di Nostra Signora.
Nacque in un sobborgo della città di Ratisbona in Baviera, il 20 giugno 1797, il padre era un bravo barcaiolo, frequentò la scuola femminile delle Canonichesse di Notre-Dame, fondate da S. Pietro Fourier.
Durante il governo napoleonico, questa istituzione religiosa al pari di tutte le altre, venne soppressa in Germania, allora il parroco del Duomo che divenne poi vescovo di Ratisbona, Michele Wittmann, cercò di continuare l’operato della scuola femminile, scegliendo le tre migliori studentesse e le fece preparare come maestre.
Carolina Gerhardinger ottenuto il diploma di maestra elementare, ebbe l’incarico d’insegnante alla
scuola femminile di Stadtamhof, dove insegnò per 17 anni dal 1816 al 1833.
Passate le restrizioni napoleoniche, le scuole dirette da religiose furono riaperte e il parroco Wittmann ebbe l’idea di creare una Congregazione organizzata in modo da inviare le suore, a due alla volta, nelle scuole rurali.
Prime suore furono le tre maestre a cui diede la Regola scritta da San Pietro Fourier, modificandola ed adattandola in alcune parti; però solo Carolina resisté alla vita austera e povera a Ratisbona e quindi dette vita nel 1833 ad una piccola comunità religiosa in Neunburg nel Palatinato in Baviera, con l’aiuto di un sacerdote amico del Wittmann, Francesco Sebastiano Job.
Ma morti questi due sacerdoti nel 1833 e 1834, Carolina si trovò in grandi difficoltà sia per mancanza di mezzi, sia per l’opposizione dei ministri di Stato competenti, ma lei rimase salda nell’intento con grande fede ed eroica speranza in Dio.
Il 16 novembre 1835, fece la sua professione nelle mani del vescovo di Ratisbona cambiando il nome in quello di Maria Teresa di Gesù. Con l’aiuto di Ludovico I di Baviera, trasferì la casa madre da Neunberg a Monaco di Baviera.
La Congregazione delle Piccole Suore Scolastiche di Nostra Signora, sotto la guida della fondatrice, protrattosi per più di 40 anni, si sviluppò, propagandosi ovunque. Nel 1847, Maria Teresa di Gesù, accettando l’invito dei missionari americani, partì con cinque suore per l’America.
Nonostante le grosse difficoltà iniziali, con l’aiuto del beato G. Neumann, fondò un orfanotrofio a Baltimora, aprendo scuole a Pittsburg e Philadelphia, operando per le figlie degli emigrati tedeschi, quello che santa Cabrini farà per quelli italiani.
Dal 1850 l’Istituto si estese in Germania, Ungheria, Inghilterra e dal 1859 la fondatrice venne nominata superiora generale a vita, godendo della stima e venerazione dei genitori e parenti delle scolare, ma anche delle Autorità civili ed ecclesiastiche.
Nel 1877 durante una grave malattia Pio IX le impartì telegraficamente la benedizione; il 9 maggio 1879 la madre generale presagì la sua morte ”Tre ore ancora, queste saranno dure”, entrando in agonia e così fu, si spense a Monaco fra la costernazione delle suore e con la presenza del Nunzio apostolico Aloisi-Masella. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1952; è stata beatificata il 17 novembre 1985 da Papa Giovanni Paolo II.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Teresa di Gesù, pregate per noi.


*San Pacomio - Abate (9 maggio)
Alto Egitto, 287 - 347
Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute.
Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo»
fu la risposta dei cristiani.
Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio.
Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, Palamone.
Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della sepoltura. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Nella Tebaide, in Egitto, San Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.
Come ti converto uno che non crede? Con l’esempio di una carità viva. Prendete un giovanotto pagano, arruolato a forza nell’esercito imperiale e subito fatto prigioniero insieme a tutte le reclute.
Pensate allo sconcerto, alla delusione e alla sofferenza dei giorni di prigionia, insieme all’incertezza di quella che sarà la sua sorte.
Immaginate l’incontro furtivo nella notte con alcuni uomini, che di nascosto vengono a confortarlo, sfamarlo e incoraggiarlo e che, insieme all’aiuto materiale, gli sussurrano parole di Cielo e dicono di fare tutto ciò in nome del “Dio dei cristiani”.
Il giovanotto ne resta così colpito ed ammirato da rivolgersi all’ancora ignoto “Dio dei cristiani”, promettendo di dedicare a lui tutta la sua vita se riuscirà a liberarsi da quelle catene.
E quando ciò avviene, al giovanotto restando solo due cose da fare: imparare a credere in quel Dio che lo ha liberato e, poi, studiare il modo per sciogliere il suo voto.
É questa, in sintesi, l’origine dell’esperienza religiosa di San Pacomio, nato nell’Alto Egitto nel 287 e convertitosi al cristianesimo come abbiamo appena descritto.
Dopo il battesimo, la vita spirituale di Pacomio cerca modi per esprimersi: prima all’interno di una comunità cristiana di cui si mette a servizio, quasi a voler subito mettere in pratica l’insegnamento di carità che quegli sconosciuti cristiani gli avevano trasmesso in carcere; poi attraverso l’esperienza eremitica, cioè l’incontro con Dio nella solitudine del deserto, di cui il grande Antonio è stato maestro un secolo prima.
Pacomio, però, apre una strada nuova: all’imitazione di Gesù, solo nel deserto, in un rapporto esclusivo con il Padre e alle prese con le tentazioni del demonio, egli preferisce imitare Gesù che vive con i suoi discepoli ed insegna loro a pregare. Ecco nascere così attorno a lui un’interessante ed inedita esperienza di monachesimo: il cenobitismo o vita comune, dove la disciplina e l’autorità sostituiscono l’anarchia degli anacoreti.
Quindi, non più e non solo la solitudine degli eremiti precedenti,con le astinenze, i digiuni e le penitenze corporali che li caratterizzano ma che possono anche nascondere l’insidia della bizzarria e dell’orgoglio; piuttosto, una comunità cristiana sul modello di quella fondata da Gesù con gli apostoli, basata sulla comunione nella preghiera, nel lavoro e nella refezione e concretizzata nel servizio reciproco.
Il documento su cui Pacomio vuole regolare la vita della comunità è la Sacra Scrittura, che i monaci imparano a memoria e recitano a bassa voce mentre svolgono il loro lavoro: un contatto diretto con Dio attraverso il “sacramento della Parola”.
Pacomio muore il 14 maggio 346, lasciando in eredità una decina di monasteri, di cui un paio anche femminili.
Il luogo della sua sepoltura è sempre stato sconosciuto, perché un punto di morte aveva raccomandato al discepolo più fedele di seppellirlo in un posto segreto, per evitare la venerazione dei suoi seguaci.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pacomio, pregate per noi.


*Beato Pietro di Alcobaca - Monaco (9 maggio)

† 1160 circa

Il Beato Pietro è un monaco del monastero medievale di Alcobaça, fondato nel 1153, dal primo re portoghese Alfonso I, la cui vita, completamente leggendaria, è stata narrata da Bernardo Brito e inserita in epoca secentesca nel "Menologium Benedictinum" del Bucelino.
Secondo quelle narrazioni fantastiche il Beato Pietro era definito fratello o figlio del re Alfonso del Portogallo, di cui si annotava solo la sua data di morte avvenuta intorno al 1160.
Sui suoi resti si tramanda l’indicazione di una prima traslazione avvenuta nel 1293 e di una seconda del 1351.
Nei martirologi cistercensi si celebrava la sua festa il 9 maggio. Oggi su questo beato non esiste alcun culto.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro di Alcobaca, pregate per noi.


*Beato Stefano (Stefan) Grelewski - Sacerdote e Martire (9 maggio)
Scheda del Gruppo a cui appartiene:
“Beati 108 Martiri Polacchi”

Dwikozy, Polonia, 3 luglio 1899 - Dachau, Germania, 9 maggio 1941
Stefan Grelewski, sacerdote della diocesi di Radom, cadde vittima dei nazisti nel celebre campo di concentramento tedesco di Dachau.
Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 lo elevò agli onori degli altari con ben altre 107 vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano:
Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera, Beato Stefano Grelewski, sacerdote e martire, che, durante l’occupazione militare della Polonia in guerra, sfinito dai crudeli supplizi inflittigli in carcere dai persecutori della Chiesa ricevette la gloriosa corona del martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Stefano Grelewski, pregate per noi.


*Beato Tommaso Pickering - Monaco Benedettino, Martire (9 maggio)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri di Inghilterra, Galles e Scozia” Beatificati nel 1886-1895-1929-1987

Derby, Inghilterra, 1621 - Londra, Inghilterra, 9 maggio 1679
Martirologio Romano:
A Londra in Inghilterra, Beato Tommaso Pickering, martire, monaco dell’Ordine di San Benedetto, che fu uomo di sincera semplicità e innocentissima vita e, falsamente accusato di aver congiurato contro il re Carlo II, salì con animo sereno il patibolo di Tyburn per Cristo.  
Figlio di un valoroso soldato che aveva perduto la vita combattendo per la causa del re durante la guerra civile, il Pickering nacque nella contea di Derby nel 1621 e fece la sua professione monastica nel monastero benedettino inglese di S. Gregorio a Donai nel 1660, senza tuttavia accedere mai agli ordini sacri.
Nel 1665 venne mandato a Londra come procuratore od economo della piccola comunità
benedettina addetta alla cappella privata della regina Caterina di Braganza, moglie di Carlo III, in Somerset House, dove il Pickering condusse sempre una vita esemplare, riuscendo di grande edificazione per la sua pietà ed umiltà non solo ai cattolici, ma anche agli stessi protestanti con cui si trovava in continuo contatto.
Rimasto al suo posto anche quando gli altri monaci furono banditi dall'Inghilterra nel 1675, perché egli era un semplice fratello laico, a nulla gli valsero l'alta stima e la protezione di cui godeva da parte del re e della regina, perché, quando nell'agosto del 1678 scoppiò la pretesa congiura papale (popish plot), frutto soltanto di una mera invenzione del famigerato avventuriero Titus Oates, il Pickering ne fu una delle prime sventurate vittime.
Accusato, infatti, falsamente dallo stesso Oates e dal suo degno socio G. Bedloe di essere stato incaricato egli, che J. Warner definisce «vir... antiquae simplicitatis et innocentissimae vitae», di sparare contro il re durante la sua passeggiata in St. James' Park, avendone ricevuto un cospicuo compenso, l'anziano laico benedettino venne arrestato nella notte del 29 settembre 1678, e rinchiuso nelle prigioni di Newgate, dove rimase quasi tre mesi prima di venir processato.
Nonostante la stravaganza dell'accusa e la mancanza assoluta di prove, il Pickering fu condannato alla pena capitale, il 17 dicembre 1678, insieme con il sacerdote Guglielmo Ireland ed il domestico di questi Giovanni Grove, venendo tuttavia l'esecuzione della sentenza ritardata di alcuni mesi, sia nell'attesa di ulteriori prove a suo carico, e sia per la titubanza del re a darne l'assenso.
Il 9 maggio 1679, nondimeno, il Pickering fu condotto al Tyburn per esservi giustiziato, per cui il mar­tire salì in quello stesso giorno il patibolo, felice di poter offrire a Dio l'olocausto della sua vita.
Richiesto all'ultimo momento da qualcuno degli astanti di confessare il suo delitto, mostrando il suo volto sereno, egli rispose con un sorriso innocente: «È forse questa l'espressione di un uomo che muore sotto il peso di una grave colpa».
Beatificato da Pio XI il 15 dicembre 1929, il Pickering viene commemorato il 9 maggio.
(Autore: Niccolò del Re – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso Pickering, pregate per noi.

  

*Santi Trecentodieci Martiri di Persia (9 maggio)

sec. IV circa
Martirologio Romano:
In Persia, trecentodieci Santi Martiri.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Trecentodieci Martiri di Persia, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (09 Maggio)
*San Giocondo, Sant'Erma - Martiri
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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