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Santi dell 11 Agosto

Il mio Santo > I Santi di Agosto

*Sant'Alessandro il Carbonaio - Vescovo (11 agosto)

Etimologia: Alessandro = protettore di uomini, dal greco
Martirologio Romano: A Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia, Sant’Alessandro, detto il Carbonaio, vescovo, che, raggiunta per il tramite della filosofia una particolare consapevolezza dell’umiltà cristiana, fu poi elevato da San Gregorio Taumaturgo alla sede di questa Chiesa, dove rifulse non solo nella predicazione, ma anche per aver subito il martirio tra le fiamme.

Alessandro, che non compare nei calendari antichi, è stato introdotto dal Baronio nel Martirologio Romano.

Il Santo ci è noto soltanto per un episodio della Vita di san Gregorio il Taumaturgo, scritta da San Gregorio Nisseno.
Gli abitanti di Comana (nel Ponto) invitarono il Taumaturgo a recarsi nella loro città per organizzarvi la comunità cristiana.
Quando si trattò di scegliere il vescovo, i vari candidati furono a uno a uno scartati dal santo visitatore. Qualcuno allora, per irritazione o per scherno, propose un carbonaio, Alessandro.
Il Taumaturgo lo mandò a chiamare: Alessandro si presentò, lacero e nero di fuliggine. San Gregorio, informatosi minuziosamente su di lui, capì di trovarsi dinnanzi un uomo eccezionale. Alessandro, infatti, era stato ricco e filosofo: aveva tutto abbandonato ed esercitava quell'umile mestiere per ascesi.
La scelta quindi cadde senzaltro su di lui, che fu vescovo degnissimo. Alessandro morì martire, bruciato vivo in una delle persecuzioni del sec. III, forse sotto Aureliano (270-75). Il santo, che è patrono dei carbonai, viene festeggiato l'11 agosto.
(Autore: Giorgio Eldarov - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alessandro il Carbonaio, pregate per noi.

*Santa Attratta - Badessa (11 agosto)

Martirologio Romano: In Irlanda, Santa Attratta, badessa, che si dice abbia ricevuto il velo delle vergini da San Patrizio.
Probabilmente un monaco cistercense dell'abbazia di Boyle nel Connaught vissuto nel sec. XII, fu l'autore della Vita di Attracta (Araght, Tarahata, Taraghta) opera contenuta, mutila, nel cod. Attracta 24 della Biblioteca dei Frati Minori di Dublino.
E' molto difficile discernere in questo testo gli elementi oggettivi atti a ricostruire la vita di Attracta, dal momento che la sua figura è stata completamente assorbita dalla leggenda.
Il bollandista Henschen, che riprodusse in parte la Vita di Attracta traendola dall'edizione del Colgan, omette alcuni dei numerosi episodi favolosi e stravaganti ivi contenuti, giudicandoli futili («ut plurima Hibernica sunt », nota egli maliziosamente).
Molto discordi sono le opinioni riguardo l'epoca in cui Attracta visse. Lanigan sostiene che Attracta fiorì nella seconda metà del sec. VI, fondando la sua affermazione sul fatto che è detta contemporanea di san Corbmac fratello di sant'Evin, abate di Roi Glas, e contemporanea di san Nathy di Achonry, vissuto nel VI o VII sec. Da alcuni autori Attracta è detta sorella di san Patrizio, ma tra le pretese sorelle del Santo, non è nominata alcuna donna di questo nome.
Se pure è falsa la notizia di un rapporto di parentela tra Attracta e Patrizio, tuttavia, come nota O'Hanlon, nelle antiche Vitae del santo compare il nome di Attracta, discepola di Patrizio che da lui ricevette il velo. Per O'Hanlon, quindi, Attracta visse nel sec. V.
Mal note sono le origini di Attracta; pur dovendosi ritenere che ella appartenne a una famiglia di buona condizione, forse nobile, non si sa se i genitori erano cristiani o pagani e incerto è pure il luogo della sua nascita, che però, forse, è da porsi nella diocesi di Killala (Mayo) o in quella, adiacente. di Achonry (Roscommon).
Secondo la Vita, Attracta sin dall'infanzia decise di dedicarsi a Dio e quando, più tardi, i genitori pensarono a preparane un buon matrimonio, ella, intenzionata a mantenere il suo proposito, fuggì nel Gregraighe (od. baronia di Coolavin, Sligo) con l'ancella Mitain ed il servo Mochain.
La Santa consacrò a Dio la sua verginità, promettendo al tempo stesso di dedicarsi al bene del prossimo, in particolare dei pellegrini, e impegnandosi a non fissare la sua dimora se non all'incrocio di sette strade, dove le occasioni per la sua attività caritativa sarebbero state numerose.
Il servo Mochain trovò tale luogo nei pressi del lago Gara e la santa vi fondò un ospizio che rimase in esercizio fino al 1539. Tale luogo, poi, dalla santa prese il nome di Killaraght o Kill Athracta. Secondo la Vita tripartita Sancti Patricii, invece, Patrizio aveva fondato un convento in quel luogo, e vi aveva messo a capo Attracta, cui aveva imposto il velo verginale.
Nella stessa fonte si narra che san Patrizio donò al convento in questa occasione il calice e la patena colla quale aveva celebrato, e che, mentre i due santi conversavano, cadde dal cielo una casula, che il Santo parimenti lasciò ad Attracta attribuendole il merito di tal prodigio. Anche la Vita Sanctae Attractae unisce le figure di Patrizio e di Attracta, ricordando un analogo episodio. In seguito Attracta lasciò l'ospizio, desiderando costruirsi una cella nei pressi di Boyle dove abitava san Connall, suo fratello uterino, famoso per la sua vita di penitenza.
Ma Connall le inviò san Dachonna pregandola per amor di Dio di desistere dal suo proposito. Attracta indignata reagì con vigore (più da irlandese che da santa, commenta il Butler). Infatti rispose al fratello e al suo compagno che, essendo stata pregata per amor di Dio, se ne sarebbe andata, ma augurò varie cose sgradevoli, assicurò che danni sarebbero venuti alla loro chiesa, annunziando in particolare una riduzione pressocché totale delle offerte, mentre un monastero che sarebbe sorto nello stesso luogo li avrebbe privati delle primizie. L'autore, accennando chiaramente alla costruzione dell'abbazia cistercense di Boyle, nota l'adempimento delle predizioni di Attracta dandoci in tal modo un indizio circa la sua identità.
Tra i numerosi miracoli che Attracta avrebbe operato, si annovera la sua vittoria su un immane mostro che terrorizzava gli abitanti del Lugna e che era probabilmente un lupo o un cinghiale trasformato dall'immaginazione popolare o dalla tradizione in un mostruoso animale metà drago e metà orso. Inoltre Attracta avrebbe soccorso l'esercito del re del Lugna che, circondato da quello del re di Connaught sulla sponda del Gara, fu salvato dalla santa che spartì le acque del lago, permettendo ai combattenti la ritirata.
Nella Vita, poi, oltre a numerose altre vicende prodigiose di cui Attracta fu protagonista, si narra un altro episodio che pone la santa in relazione con san Nathy, vescovo di Achonry. Un re del Connaught, certo Keannfaelid, aveva ordinato ai suoi sudditi, nessuno escluso, di fornire il loro aiuto alla costruzione di uno stupendo castello.
Attracta andò dal re protestando la sua immunità da una tale esazione e promettendo, al tempo stesso, l'arrivo prodigioso di ricchi tesori da terre lontane. Il re però non volle cedere e pretese la cooperazione della santa che, obbedendo, si recò assieme a san Nathy, con pochi uomini e alcuni cavalli, a tagliar legna in un bosco. Ma poi, per colpire la superbia del re, trascurando i cavalli, la legna fu caricata su dei cervi; spezzatisi i lacci, i carichi furono assicurati dalla santa con alcuni suoi capelli.
Nulla si sa della morte di Attracta dal momento che la biografia pervenuta è mutila.
Nei calendari non irlandesi, Attracta è chiamata Tarachta o Tarahata, nel Martirologio di Tallaght, Etrachta. La sua festa ricorre l'11aprile nei martirologi irlandesi, mentre sembra che feste secondarie fossero al 9 e all'11 febbraio.
Attracta è venerata come patrona della chiesa di Killaraght e nei pressi dell'abitato è una fonte detta di sant'Attracta a cui la gente dei dintorni usava recarsi l'11aprile di ogni anno.
Numerose chiese e fondazioni perpetuano il nome di Attracta che era particolarmente invocata per la liberazione dei prigionieri e per stroncare il pericolo di pestilenze.
Assieme a San Nathy, Attracta è patrona anche della diocesi di Achonry.
(Autore: Gian Michele Fusconi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Attratta, pregate per noi.

*Sant'Autore di Metz - Vescovo (11 agosto)
V sec.

È il tredicesimo vescovo di Metz.
Nella cronotassi ufficiale dei vescovi succede a Leonzio e precede Sant’Eplezio.
La sua posizione è stata assegnata dal più antico catalogo dei vescovi della città, compilato intorno al 776 e giunto ai nostri giorni nel cosiddetto "Sacramentario" di Drogone, vescovo di Metz tra gli anni 823 e 855.
Sant’Autore, menzionato nel 451, dovrebbe aver governato la diocesi per ventinove anni. Secondo Paolo Diacono nel suo testo "Gesta episcoporum Mettensium", Sant’Autore visse al tempo di
Attila, e con molti altri fu deportato dagli Unni.  
Ma un suo miracolo, lo salvò dalla deportazione. Si narra, infatti, che egli rese miracolosamente la vista ad alcuni barbari colpiti da cecità.
Alcuni storici c’informano che resse le sorti della diocesi di Treviri, in un periodo in cui questa era rimasta vacante; ma quest’affermazione non ha alcun fondamento storico.
Esiste una leggenda sulla traslazione delle sue reliquie. Nell’anno 852, il vescovo Drogone riportò i suoi resti insieme a quelli di San Celeste, suo precedessore, nel monastero di Marmoutier.
Era stata organizzata una processione per mostrare ai cittadini teli reliquie.
Ma successe una cosa strana, i resti di Sant’Autore che erano in fila davanti a quelli di San Celeste non si facevano trasportare fino a quando quelli di San Celeste non furono messi al primo posto nella processione.
Le sue reliquie sono conservate nel monastero alsaziano di Marmoutier a Strasburgo.
Nel 1535, dopo la profanazione del monastero da parte dei protestanti, le ossa di Sant’Autore vennero mischiate ad altri rendendole irriconoscibili.
Nel martirologio Gerominiano, Sant’Autore è menzionato il 10 agosto, giorno in cui si presume sia morto; e il 13 marzo giorno in cui sono state traslate le sue reliquie.
Attualmente nella diocesi di Metz, la sua festa si celebra il giorno 11 agosto.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Autore di Metz, pregate per noi.

*San Cassiano di Benevento - Vescovo (11 agosto)

Martirologio Romano: A Benevento, San Cassiano, vescovo.
Secondo un antico breviario della Chiesa di Benevento, Cassiano fu il quarto vescovo della città succedendo, verso la metà del sec. IV, ad Apollonio.
Il De Vipera data il suo episcopato intorno al 311, ma erroneamente, perché Apollonio era ancora vescovo nel 326; il Sarnelli, invece, seguito poi dall'Ughelli e da altri, sostiene una cronologia prossima al 340.
Cassiano resse a lungo la diocesi, ma mancano documenti particolari sulla sua attività pastorale.
Morì il 12 agosto di un anno ignoto e il suo corpo fu sepolto in Santa Sofia.
Al Santo vescovo fu dedicata una chiesa parrocchiale, esistente certamente nel sec. XII, come attesta un documento relativo ai beni della badia di Santa Sofia in Benevento: oggi, però, non sussiste alcuna memoria di essa.
Il 12 agosto si celebra la festa di Cassiano, che il Lanzoni pensa si possa identificare con il martire omonimo venerato ad Imola il 13 agosto: la sua è, però, una ipotesi non suffragata da prova alcuna.
(Autore: Antonio Balducci - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cassiano di Benevento, pregate per noi.

*Santa Chiara - Vergine (11 agosto)

Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone.
Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola.
Il Santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.
Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l'Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola.
Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà».
Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria  degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione.
Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Patronato: Televisione
Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino
Emblema: Giglio, Ostia
Martirologio Romano: Memoria di Santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità,  permise di essere separata.
La sera della domenica delle Palme (1211 o 1212) una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori.
Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ricoverano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco.
Qui Chiara è stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Così incomincia, sotto la spinta di Francesco d’Assisi, l’avventura di Chiara, figlia di nobili che si oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano.
Anzi, dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana.
Chiara però non è fuggita “per andare dalle monache”, ossia per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e
di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente “Damianite” e da Francesco “Povere Dame”, saranno poi per sempre note come “Clarisse”.
Da Francesco, lei ottiene una prima regola fondata sulla povertà.
Francesco consiglia, Francesco ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei è per parte sua una protagonista, anche se sarà faticoso farle accettare l’incarico di abbadessa.
In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le dà una nuova regola che attenua la povertà, ma lei non accetta sconti: così Ugolino, diventato Papa Gregorio IX (1227-41) le concede il “privilegio della povertà”, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerità sempre. Però "non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito".
Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all’ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: "Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell’austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata".
Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere.
A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclama Santa.
Chiara si distinse per il culto verso l'Eucaristia.
Per due volte Assisi venne minacciata dall'esercito dell'imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni.
Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i suoi biografi raccontano che l'esercito, a quella vista, si dette alla fuga.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Chiara, pregate per noi.

*Santa Degna - Venerata a Todi (11 agosto)

m. 303
Etimologia:
Degna deriva dal latino Dignus e significa eccellente, stimata
Santa Degna Vergine visse nel territorio di Todi nel III secolo, sempre in totale isolamento e costante preghiera.
Non smise mai di predicare la fede per Cristo.
Morì santamente nel 303 ed il luogo della sua sepoltura, nei pressi dell’Abbazia di San Faustino, fu a lungo meta di pellegrinaggio fino a quando nel 1301 fu trasferito in San Fortunato.
Esistono nel territorio di Todi e nel resto dell’Umbria chiese, ruderi o singoli nomi che richiamano alla memoria la Santa.
Nei territori sopra citati ci sono anche località o luoghi di culto dedicati a Santa Romana, che visse più o meno nello stesso periodo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Degna, pregate per noi.

*Sant'Eliano di Filadelfia - Martire (11 agosto)

Eliano di Filadelfia (oggi Amman in Giordania) era un tessitore cristiano che, in occasione di una rivolta degli abitanti del luogo contro il governatore della città, visitò i nobili in carcere e annunciò la Parola di Dio.
Insieme a loro fu condotto davanti ad una statua pagana perchè sacrificasse agli idoli: avendo rifiutato, i nobili furono flagellati e poi liberati mentre Eliano fu condannato a morte sul rogo.
Il martirio avvenne il 28 novembre ma la sua festa, l'11 agosto, ricorda la traslazione della sua salma in una cappella costruita in suo onore.
Ignorato da tutti i libri liturgici bizantini e da quelli delle altre Chiese orientali, il culto di Eliano risulta soltanto da testimonianze georgiane.
Infatti, diversi lezionari georgiani, databili tra il X e l'XI sec, tra i quali il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34, commemorano sia al 10 (11 o 12) agosto sia al 28 novembre il suo martirio, avvenuto a Filadelfia in Arabia (od. Amman).
Sulla base di due mss. di Tiflis e Oxford, la passio di Eliano è stata recentemente pubblicata da G. Garitte.
L'editore, nella presentazione del testo, mette in rilievo la differenza che esiste tra la parte narrativa del martirio, un insieme di luoghi comuni destinati a sostituire gli episodi autentici caduti in oblio, e la prima parte introduttiva, molto particolareggiata e ricca di informazioni topografiche sulla città di Amman.
Secondo la passio georgiana (la quale proviene certamente da un originale greco, molto probabilmente, però, tramite una versione araba), dunque, sotto il regno di Diocleziano, mentre un certo Massimo (che ricorre anche nelle passiones dei martiri di Filadelfia, Zenone e Zenas, Teodoro e i suoi cinque compagni) era governatore della provincia di Arabia, una carestia colpì la regione di Amman.
Gli abitanti si recarono incontro al governatore che stava appunto arrivando in città: davanti alla sua indolenza nel porre rimedio a quella situazione, la popolazione infuriata lo prese a sassate. La conseguenza fu immediata: i notabili furono incarcerati.
Eliano, un tessitore del luogo che era anche zelante cristiano, riuscì ad introdursi nel carcere per confortare i prigionieri ed insegnar loro la parola divina. Il governatore, nel frattempo, ordinò di sistemare un altare davanti alla statua di Cronos che si trovava in mezzo ad una piazza importante della città.
I prigionieri vi furono condotti perché sacrificassero agli idoli. Al loro rifiuto vennero flagellati, ma grazie alle suppliche dei concittadini furono immediatamente liberati. A sua volta Eliano dovette presentarsi davanti a Massimo, ma resistette alle ingiunzioni di sacrificare.
Sottoposto al supplizio, venne liberato da un angelo, quindi fu ricondotto in prigione fino all'indomani, quando, dopo un rinnovato rifiuto, fu condannato a morire sul rogo. Siccome il corpo di Eliano non si consumò, i cristiani lo presero segretamente, lo portarono fuori della città e lo collocarono in una grotta.
Il martirio avvenne un 28 novembre, ma la festa di Eliano fu stabilita all'11 (o 10) agosto, dopo la traslazione della sua salma in un oratorio costruito in suo onore. Queste due date sono quelle offerte dai lezionari già ricordati.
L'introduzione nella narrazione dei particolari topografici, quali, ad esempio, il luogo della bottega di Eliano presso la porta di Gerasa, la piazza dove fu giudicato, il luogo del supplizio al di là della porta di Madaba, la grotta dove fu deposto prima di essere trasportato nell'oratorio, indicano da parte dell'autore l'intenzione di incorporare nel racconto del martirio, che egli ignora completamente, tutti gli elementi della tradizione locale ai quali era rimasta legata la memoria di Eliano.
(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eliano di Filadelfia, pregate per noi.

*Sant'Equizio - Abate (11 agosto)  

480/90 - 570/1
Martirologio Romano:
Nel territorio dell’odierna Umbria, sant’Equizio, abate, che, come scrive il Papa San Gregorio Magno, per la sua santità fu padre di molti monasteri e, ovunque giungesse, schiudeva la fonte delle Sacre Scritture. Sant'Equizio nacque nel 480-490 nella provincia Valeria (L'Aquila-Rieti-Tivoli). Non si hanno grandi notizie della sua vita.
L'unico che ne parla è San Gregorio Magno nei suoi dialoghi (I,4 in PL, LXXVII, coll. 165-77).
Fu monaco e con S. Benedetto da Norcia può ritenersi il padre e il diffusore del monachesimo in Italia e in Occidente. Sant' Equizio non ricevtte mai gli ordini sacri.
San Gregorio afferma che Sant'Equizio per la sua santità popolò l'intera provincia Valeria di monaci.
Sono riferiti a lui fatti starordinari come la liberazione da tentazioni per opera di un angelo e lo smascheramento profetico di un certo Basilio mago.
Secondo antiche testimonianze i monaci di Sant'Equizio diedero due Pontefici alla Chiesa e numerosi vescovi e cardinali.
Il Santo morì nel suo monastero di San Lorenzo di Pizzoli. Dopo la sua morte il suo ordine venne assorbito da quello benedettino con cui aveva tanta affinità.
La festa si celebra il 12 agosto e le sue spoglie riposano della Chiesa di Santa Margherita all'Aquila, ora dei PP. Gesuiti.
Il Martyrologium Romanum lo pone all'11 agosto.
(Autore: Don Claudio Tracanna - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Equizio, pregate per noi.

*Santa Filomena di Roma - Martire (11 agosto)

Patronato: S. Severino Marche
Etimologia: Filomena = figlia della luce
Emblema: Palma
È una delle Sante più controverse dell’agiografia cristiana.
Si parte dalla scoperta di tre tegole di terracotta con su dipinta la scritta "Pax tecum Filomena", trovate nel cimitero di Priscilla, che ricoprivano i suoi resti mortali affiancati da un’ampolla cimiteriale; e si prosegue con una "Rivelazione" scritta da suor Maria Luisa di Gesù, terziaria domenicana di Napoli (1799-1875) la quale chiese alla Santa di rivelare la sua storia e martirio durante le sue visioni.
Questa "rivelazione" ebbe l’approvazione della Chiesa (S. Uffizio, 21 dicembre 1833.
Secondo questa, Filomena era figlia di un re della Grecia che insieme alla moglie si era convertito al cristianesimo, nacque il 10 gennaio e verso i 13 anni consacrò con voto la sua castità verginale.
In quel periodo l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre ingiustamente, il quale si portò a Roma con la sua famiglia per trattare una pace.
Qui subentra la parte più, diciamo, fantasiosa della "rivelazione".
L’imperatore se ne innamora e al suo rifiuto la sottopone ad una serie di tormenti: flagellazione con guarigione angelica, annegamento con rottura dell’ancora, saettamento con deviazione delle frecce e infine decapitazione finale alle tre del pomeriggio.
Due ancore, tre frecce, una palma e un fiore sono simboli che erano raffigurati sulle tegole del cimitero di Priscilla e furono interpretati come simboli del martirio.
Il culto ebbe origine il 25 maggio 1802 con la ricognizione dei resti mortali nel cimitero di Priscilla, l’ampolla con un liquido scuro essiccato creduto sangue, convinse di trattarsi di una martire.
Un secondo fatto avvenne quando il sacerdote nolano Francesco De Lucia accompagnando a Roma il novello vescovo di Potenza mons.
De Cesare, chiese a mons. Ponzetti custode delle reliquie, in dono le stesse; ottenutole esse furono trasportate prima a Napoli e poi a Mugnano del Cardinale nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, una statua trasudò per tre giorni consecutivi e altri prodigi avvennero, lo stesso mons. De Lucia lo racconta nella sua "Relazione istorica della traslazione del sacro corpo di Santa Filomena da Roma a Mugnano del Cardinale".
Il Papa Leone XII attirato dai prodigi concesse al Santuario di Mugnano la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano.
Nel 1833 si inserì in questo contesto la "Rivelazione" di suor Maria Luisa di Gesù, il culto si propagò enormemente sia in Italia che in Francia, personaggi noti dell’epoca come Paolina Jaricot, fondatrice
dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della Santa.
Mugnano fu preservata dal colera del 1836 e Papa Gregorio XVI concesse la celebrazione della Messa per l’11 agosto; Papa Pio IX in esilio a Gaeta si recò a venerarla a Mugnano il 7 novembre 1849; predicatori e missionari ne diffusero il culto in Europa, Stati Uniti, Canada, Cina; numerose Congregazioni, arciconfraternite, movimenti cattolici sorsero intestati al suo nome; poesie, inni sacri furono composti per diffonderne ulteriormente il culto.
Nel contempo dopo la pubblicazione delle "Rivelazioni" cominciò a sorgere un movimento critico nei riguardi della sua storia, con lo studio più approfondito dei reperti archeologici i quali non furono ritenuti più certi di appartenere ad una tomba di una martire mancando su di esse la scritta ‘martyr’ e assodando che le tegole erano state riutilizzate successivamente nel sec. IV e in un tempo di pace.
Nell’ampolla trovata accanto non vi era sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani.
In definitiva i resti mortali ritrovati nel loculo nel 1802 erano di una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro.
Venne così a cadere la certezza del martirio e la Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica degli anni ’60 tolse dal calendario il nome di Filomena, tenendo presente le conclusioni degli studiosi.
Restano i miracoli avvenuti, i riconoscimenti ufficiali della Chiesa dello scorso secolo, la devozione personale a Santa Filomena di papi e futuri Santi, il larghissimo e diffuso culto, nonostante tutto mai cessato, in particolare a Mugnano del Cardinale (Diocesi di Nola) dove arrivano di continuo pellegrinaggi da ogni parte del mondo al suo Santuario, dando vita anche a manifestazioni di folklore e intensa devozione popolare.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Filomena di Roma, pregate per noi.

*San Gaugerico di Cambrai - Vescovo (11 agosto)

Yvoi, Belgio, VI secolo - Cambrai, Francia, 625 circa
Nacque nel VI secolo a Yvoi, piccola cittadina belga delle Ardenne. In occasione di una visita pastorale nella città, San Magnetico, successore di San Niceto sulla sede episcopale di Treviri, riconobbe l'evidente santità carismatica di Gaugerico e gli conferì l'ordinazione diaconale, non prima però di avergli fatto imparare a memoria l'intero salterio.
In seguito a Gaugerico, ormai sempre più zelante, venne affidata la cura pastorale della diocesi di Cambrai, ove dovette combattere fortemente contro il paganesimo.
Nella città fondò un monastero, che dedicò a San Medardo. Secondo un'antica e consolidata tradizione popolare egli fu anche fondatore della città di Bruxelles, facendo edificare una cappella su un'isola della Senna, oggi denominata Place Saint-Géry, attorno alla quale sorse il futuro primitivo villaggio.
Morì infine verso l'anno 625, dopo un episcopato durato ben trentanove anni. Ricevette degna sepoltura nella chiesa di San Medardo, su una collina nei pressi di Cambrai. San Gaugerico è invocato quale protettore dei prigionieri. (Avvenire)
Patronato: Prigionieri
Etimologia: Gaugerico = giovane guerriero, dall'antico tedesco
Emblema: Bastone pastorale, Mitra
Martirologio Romano: A Cambrai in Austrasia, nel territorio dell’odierna Francia, San Gaugeríco, vescovo, che, insigne per pietà e amore per i poveri, fu ordinato diacono da Magnerico di Treviri e, eletto poi alla sede di Cambrai, esercitò l’episcopato per trentanove anni.
San Gaugerico (in francese Géry) nacque a Yvoi, piccola cittadina belga della Ardenne.
In occasione di una visita pastorale nella città, San Magnetico, successore di San Niceto sulla sede episcopale di Treviri, riconobbe l’evidente santità carismatica di Gaugerico e gli conferì l’ordinazione diaconale, non prima però di avergli fatto imparare a memoria l’intero salterio.
In seguito a Gaugerico, ormai sempre più zelante, venne affidata la cura pastorale della diocesi di Cambrai, ove dovette combattere fortemente contro il paganesimo.
Nella città fondò un monastero, che dedicò a San Medardo.
Secondo un’antica e consolidata tradizione popolare egli fu anche fondatore della città di Bruxelles, facendo edificare una cappella su un isola della Senna, oggi denominata Place Saint-Géry, attorno alla quale sorse il futuro primitivo villaggio.
Morì infine verso l’anno 625, dopo un episcopato durato ben trentanove anni. Ricevette degna sepoltura nella chiesa di San Medardo, su una collina nei pressi di Cambrai. San Gaugerico è invocato quale protettore dei prigionieri.  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gaugerico di Cambrai, pregate per noi.

*Beato Giovanni Giorgio Rehm - Domenicano (11 agosto)

Katzenthal 1752 - ? 1794
Martirologio Romano:
All’ancora al largo di Rochefort sulla costa francese, Beato Giovanni Giorgio (Giacomo) Rhem, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, consegnato durante la persecuzione ad una sordida prigionia, invitava alla speranza i compagni di carcere atrocemente provati, finché lui stesso morì per Cristo, logorato da una malattia incurabile.
Giovanni Giorgio Rehm nacque nel 1752 a Katzenthal, nella regione dell’Alto Reno. All’età di vent’anni anni, a Parigi, vestì il Sacro Abito Domenicano prendendo il nome di Tommaso.
L’anno dopo emise la Professione Solenne nel Convento di Schelestad.
Nel 1791, al tempo della Rivoluzione Francese, rifiutò il giuramento scismatico imposto al clero e, distrutto il convento, si portò nel dipartimento di La Meurthe, dove continuò a predicare la fede cattolica.
Nel 1793 il comitato rivoluzionario lo mise in prigione a Nancy.
Poco dopo lo destinò con molti altri a Rochefort, presso La Rochelle, condannato alla deportazione. Dal mese di maggio a quello di agosto del 1794 rimase prigioniero in una nave, dove, estenuato da efferati maltrattamenti, trovò la morte l’11 agosto.
Fa parte di un gruppo di 64 sacerdoti e religiosi francesi, chiamati i “Deportés des Pontons”, beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1995.
(Autore: Franco Mariani - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Giorgio Rehm, pregate per noi.

*Beati Giovanni Sandys, Stefano Rowsham e Guglielmo Lampley - Martiri (11 agosto)
Martirologio Romano: A Gloucester in Inghilterra, Beati martiri Giovanni Sandys e Stefano Rowsham, sacerdoti, e Guglielmo Lampley, sarto, che, sebbene in giorni diversi rimasti sconosciuti, subirono gli stessi supplizi per Cristo sotto la regina Elisabetta I.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Giovanni Sandys, Stefano Rowsham e Guglielmo Lampley, pregate per noi.

*Beato Luigi Biraghi - Sacerdote e Fondatore (11 agosto)

Vignate, Milano, 2 novembre 1801 – Milano, 11 agosto 1879

Monsignor Luigi Biraghi, sacerdote della diocesi di Milano, fu dotato di profonda spiritualità e vasta cultura, che profuse nei Seminari come insegnante e direttore spirituale. Fu consigliere dei suoi arcivescovi. Nominato dottore della Biblioteca Ambrosiananel 1855, si dedicò a studi di storia ecclesiastica, di archeologia cristiana e di teologia. Nel difficile trapasso della Lombardia dall’Austria al Regno d’Italia, favorì il dialogo e la pacificazione. Per l’educazione cristiana delle giovani fondò l'Istituto delle Suore di Santa Marcellina, comunemente dette Marcelline. Morì a Milano l’11 agosto 1879, amorevolmente assistito e compianto dalle suore che aveva formato e guidato. È stato beatificato il 30 aprile 2006 in piazza del Duomo a Milano. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella del primo collegio delle Marcelline, a Cernusco sul Naviglio.
Infanzia e vocazione
Luigi Biraghi nacque a Vignate in provincia di Milano il 2 novembre 1801, quinto degli otto figli di Francesco Biraghi e Maria Fini, contadini fittavoli. Fu battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, coi nomi di Giulio Luigi.
Intorno al 1806, si trasferì con la famiglia a Cernusco sul Naviglio, dove trascorse l’infanzia. Ricevette la Cresima il 28 aprile 1807 nella pieve di Gorgonzola. In seguito, a otto anni, fu iscritto come convittore al Collegio Cavalleri di Parabiago, dove ricevette un’ottima formazione religiosa e culturale.
A 12 anni entrò nel Seminario Minore di Castello sopra Lecco. Successivamente, dando seguito alla sua vocazione allo stato sacerdotale, proseguì gli studi specifici nei Seminari Maggiori di Monza e poi di Milano. Fu ordinato sacerdote il 28 maggio 1825 nel Duomo di Milano, a 24 anni.
Professore e direttore spirituale in Seminario
Fu subito destinato all’insegnamento nei Seminari di Castello sopra Lecco, di Seveso e di Monza. Nel 1833 fu incaricato del delicato compito di direttore spirituale del Seminario Maggiore di Milano. Ai
suoi seminaristi diceva: «O carissimi, ecco la prima, la eminente qualità dei ministri di Gesù Cristo, amare Gesù Cristo, amarlo davvero, amarlo sopra ogni cosa».
Nel 1848 riprese l’insegnamento, ma per le sopravvenute vicende politiche che coinvolsero in quegli anni tutta la Penisola, soprattutto il Lombardo-Veneto, fu rimosso dagli austriaci nel 1850.
Dottore dell’Ambrosiana, stimato dal Papa
Nel 1855 fu nominato dottore della Biblioteca Ambrosiana e canonico onorario della Basilica di Sant’Ambrogio; ancora, nel 1864 fu nominato viceprefetto dell’Ambrosiana e nel 1873 ricevette l’onorificenza di prelato domestico di Sua Santità Pio IX.
Il Papa lo stimava moltissimo, tanto che nel 1862 gli si era rivolto personalmente con lettera autografa, perché usando la sua grande influenza, facesse da mediatore e paciere nel clero milanese diviso in due fazioni: i sostenitori della nuova unità nazionale italiana, che si stava concretizzando, e i sostenitori del potere temporale dei Papi.
Devoto e studioso di Sant’Ambrogio
Monsignor Luigi Biraghifu uomo di grande cultura e di profonda vita interiore, oltre che appassionato studioso di patrologia e di archeologia.Ad esempio, collaborò ai restauri della basilica di Sant’Ambrogio, durante i quali furono rinvenuti i resti del santo vescovo e dei martiri san Gervaso e san Protaso, deposti con Ambrogio nella medesima urna.
L’incontro con Marina Videmari
Chiamato a predicare un corso di Esercizi spirituali presso la canonica della basilica di Sant’Ambrogio, probabilmente nell’autunno 1837, monsignor Biraghi vi conobbe una ragazza, Marina Videmari, che aveva pensato di farsi religiosa claustrale, ma che ne era stata impedita da una seria malattia e dal rifiuto dei parenti.
Il Biraghi, comprendendo il suo vivo desiderio di consacrazione al Signore, l’invitò a restare presso la canonica per altri quindici giorni, nel corso dei quali ebbe modo di conoscere meglio l’animo di Marina, più portata, per vivacità e intraprendenza di carattere, ad una vita attiva di apostolato. La Videmari, molto restia a rinunciare al suo progetto di vita claustrale presso le suore Visitandine, alla fine chiese di fare una novena di preghiera per aver luce da Dio, e si rivolse all'intercessione di Sant'Ambrogio e di San Marcellina, venerati nella basilica presso la quale era in ritiro. Ottenuta la luce desiderata, assicurò il direttore Biraghi di essere «con la grazia di Dio, disposta a tutto» e accettò senza discussione di riprendere gli studi in un convitto privato a Monza, al fine prepararsi alla sua missione educativa.
Mentre Marina si dedicava agli studi presso le sorelle Bianchi, Don Luigi Biraghi cercava di portare a compimento il suo meditato progetto; ciò non fu senza difficoltà e molte ritrosie interiori. Nell’ottobre 1837, infine, mentre pregava di fronte alla statua dell’Addolorata, venerata nella chiesa di Santa Maria a Cernusco sul Naviglio, si sentì animato dalla Vergine a intraprendere con coraggio la fondazione del nuovo Istituto.
La data di nascita delle Suore di Santa Marcellina
Il 22 settembre 1838 Marina Videmari e le sue prime due compagne si stabilirono a Cernusco sul Naviglio in Casa Vittadini, una casa presa in affitto, in attesa che la costruzione del futuro collegio fosse portata a termine.
Missione specifica della congregazione nascente fu l’educazione umana, morale e culturale della
gioventù femminile di condizione "civile" (borghese), con l’impegno, tuttavia, di prendersi cura gratuitamente anche dell’educazione delle fanciulle indigenti.
Il buon andamento del primo collegio, a Cernusco sul Naviglio, e l’ottima riputazione che esso già godeva, l’interessamento dell’amico conte Giacomo Mellerio indussero il Biraghi ad aprire un’altra casa a Vimercate nel 1841.
In quello stesso anno, oltre ad occuparsi dell’attività scolastica e religiosa delle due comunità, egli avviò le trattative per l’erezione canonica dell’Istituto, ottenuta solo nel 1852 dall’imperatore Francesco Giuseppe, e con molta difficoltà per essere stato imputato dal governo austriaco nei fatti rivoluzionari delle cinque giornate di Milano.  
Il 13 settembre 1852, data della bolla canonica di erezione, le prime ventiquattro suore Marcelline, compresa madre Marina Videmari, fecero solennemente la loro professione religiosa alla presenza dell’arcivescovo di Milano, Carlo Bartolomeo Romilli. La celebrazione si svolse a Vimercate, nell'antico santuario della B. Vergine, tra grande concorso di popolo, presenti autorità ecclesiastiche e civili.
Seguirono poi a Vimercate, altre fondazioni: Milano-Quadronno(1854), Genova-Albaro (1868) e Chambéry-Savoia (1876).
I frutti del suo operato
Libero da impegni pastorali diretti, monsignor Biraghi consacrò tutte le sue energie, fino all’ultimo, alla formazione spirituale delle sue suore e all’organizzazione del nuovo Istituto. Inoltre accompagnò molti fedeli, sacerdoti e laici, all’incontro personale col Signore nella preghiera e nei sacramenti.
Tra i frutti principali del suo operato ci sono anche alcuni personaggi che sono stati riconosciuti per la loro esemplarità o sono in cammino verso gli altari: il Beato Giovanni Mazzucconi, martire in Oceania; la Beata Maria Anna Sala, una delle prime Marcelline ad emettere la professione perpetua; il servo di Dio Carlo Salerio, prima missionario con Mazzucconi, poi fondatore delle Suore della Riparazione; il servo di Dio Biagio Verri, ideatore dell’Opera per il riscatto delle morette.
La morte
Durante l’inverno del 1879, monsignor Biraghi iniziò ad avere gravi problemi di salute. I padri Barnabiti della chiesa di Sant’Alessandro, presso i quali risiedeva, pensarono di avvertire le Marcelline, che lo convinsero a trasferirsi nella foresteria del collegio di via Quadronno a Milano, da lui fondato nel 1854.
Dal canto suo, l’ammalato continuava le sue abituali attività e, per ristabilirsi, decise di trascorrere l’estate nell’aria salubre della Savoia, a Chambéry, ma dopo qualche giorno dal suo rientro a Milano, la sua malferma salute lo costrinse a letto. Il verdetto dei medici fu infausto: le funzioni del cuore erano diventate sempre più irregolari. Trascorreva il suo tempo pregando e ricevendo visite. L’11 agosto 1879 sopraggiunse una crisi più intensa: il cappellano della casa, monsignor Francesco Biraghi, gli amministrò l’olio degli infermi e recitò le preghiere di commiato. Di lì a poco, alle 7.45, l’anima del fondatore delle Marcelline lasciò questo mondo.
I funerali si tennero nella basilica di Sant’Ambrogio, alla presenza delle maggiori istituzioni della diocesi. La salma, dopo una breve sosta al Cimitero Monumentale, venne deposta nel cimitero di Cernusco sul Naviglio.
Il 26 marzo 1951 le sue spoglie sono state traslate, insieme a quelle di madre Marina Videmari, nella cappella della prima casa di Cernusco, dove dal 2 maggio 1940 si trovavano anche quelle della Beata Maria Anna Sala.
Il processo di beatificazione
Il 1° febbraio 1966 il cardinal Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, accolse la richiesta delle Marcelline e diede inizio al processo di beatificazione e canonizzazione: si trattava di una causa di natura storica, per l’assenza di testimoni oculari.
Il 27 ottobre 1971 fu insediato il tribunale ecclesiastico, che lavorò ai processi sul non culto e sulla fama di santità. Gli atti dei processi furono convalidati il 9 settembre 1992. La "Positio super virtutibus", invece, venne trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi nel 1995.
I consultori storici diedero parere positivo il 31 ottobre 1995, mentre i consultori teologi si pronunciarono favorevolmente il 6 maggio 2003. L’approvazione dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi giunse invece il 7 ottobre 2003. Infine, il 20 dicembre 2003, ilPapa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui monsignor Luigi Biraghi veniva dichiarato Venerabile.
Il miracolo per la beatificazione
Come miracolo per ottenere la sua beatificazione, venne preso in esame il caso di suor Pasqualina (Lina) Calvi, delle Marcelline, colpita nell’ottobre 1993 da una paralisi totale della parte inferiore del corpo e per questo ricoverata nella casa di riposo delle suore, a Cernusco sul Naviglio. I medici curanti avevano fatto tutto quello che era possibile, ma la situazione era irreversibile.
Suor Angelina Giorgione, allora Responsabile della Comunità di Cernusco, attestò di aver messo sotto il cuscino di suor Lina una calza del Fondatore e di aver promosso l’invocazione e la preghiera affinché, per sua intercessione si potesse ottenere la guarigione di questa sorella.
La mattina dell’8 gennaio 1994 suor Pasqualina riprese le sue normali funzioni fisiche e, gradualmente, recuperò anche l’uso delle gambe. In seguito,riprendendo la sua vita ordinaria, chiese di essere destinata alla Casa generalizia come responsabile del guardaroba.
La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi dichiarò inspiegabile la guarigione della suora il 4 dicembre 2003, pochi giorni prima del riconoscimento delle virtù eroiche del Fondatore. Nella primavera seguente, sia i consultori teologi che i cardinali e i vescovi della Congregazione affermarono che il fatto era da attribuire all’intercessione del Venerabile Luigi Biraghi. Infine, san Giovanni Paolo II, il 20 dicembre 2004, autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo.
La beatificazione
La beatificazione avrebbe dovuto svolgersi nella primavera del 2005, ma il Papa morì.Durante il pontificato di Benedetto XVI, suo successore, furono stabilite delle nuove normein base alle quali il
rito di beatificazione si sarebbe dovuto svolgere nella diocesi che aveva promosso la causa di beatificazione o in altra località idonea.
La celebrazione si svolse, quindi, il 30 aprile 2006, in piazza del Duomo a Milano; nella stessa circostanza fu beatificato anche don Luigi Monza, fondatore delle Piccole Apostole della Carità.
La memoria liturgica del Beato Luigi Biraghi, per la diocesi di Milano e le Suore Marcelline, è stata fissata il 28 maggio, giorno anniversario della sua ordinazione sacerdotale.
Le Suore Marcelline oggi
L’Istituto delle Suore Marcelline ottenne il Pontificio Riconoscimento dalla Santa Sede il 25 luglio 1899, ma le sue regole furono definitivamente approvate nel 1910 dal Papa S. Pio X.
Le suore proseguono il compito educativo consegnato dai loro fondatori non solo in Italia, ma anche oltre i confini nazionali: contano case in Brasile, Canada, Messico e Benin. In Europa hanno presenze in Inghilterra, Svizzera e Albania. La Casa generalizia è a Milano, in piazza Cardinal Andrea Ferrari 5.

(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Biraghi, pregate per noi.

*Beato Maurizio (Maurice) Tornay - Sacerdote e Martire (11 agosto)

Rosière, Svizzera, 31 agosto 1910 - To Thong, Tibet, 11 agosto 1949
Il Beato Maurizio (Maurice) Tornay, sacerdote professo dell'Ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino della Congregazione dei Santi Nicola e Bemardo "Montis Iovis", nacque a Rosière (comune di Orsières - cantone del Vallese), Svizzera, il 31 agosto 1910 e morì martire a To Thong, Tibet, l'11 agosto 1949.
La sua tomba si trova presso la missione di Yerkalo, Tibet-Cina. E’ stato beatificato a Roma da Giovanni Paolo II il 16 maggio 1993.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Nella regione del Tibet, Beato Maurizio Tornay, sacerdote e martire, che, canonico regolare della Congregazione dei Santi Nicola e Bernardo del Mont-Joux, annunciò con impegno il Vangelo in Cina e in Tibet e fu ucciso dai nemici di Cristo.
Nel cantone svizzero del Vallese, che nel III secolo fu teatro del tragico massacro della Legione Tebea capeggiata da San Maurizio, vide la luce dopo ben sedici secoli il beato Tornay, al quale fu dato il nome del glorioso capitano della Legione Tebea e come lui avrebbe poi testimoniato la sua fede in Cristo subendo il martirio in terra di missione.
Maurizio nacque più precisamente nel comune di La Rosiére il 31 agosto 1910, penultimo di otto figli di Giangiuseppe Tornay e Faustina Dossier, coppia di laboriosi agricoltori.
La famiglia viveva in condizioni assai modeste, ma era irrobustita da una solida fede. Maurizio, che ricevette il sacramento del battesimo il 13 settembre seguente, si rivelò ben presto di carattere impulsivo e dominante.
Si prodigava come i fratelli e le sorelle nei lavori campestri e conduceva e custodiva volentieri le greggi sugli alpeggi di “Crèstes”, ad un altitudine di 1700 metri.
Ricevette la Prima Comunione all’età di sette anni e ciò ebbe un notevole influsso sul suo comportamento e nel suo carattere che migliorò felicemente. Ogni settimana percorreva per un’ora le mulattiere di quell’aspra vallata per scendere ad Orsière, ove poteva così accostarsi alla confessione ed alla Comunione.
Dopo la scuola primaria nel suo piccolo villaggio, frequentò il ginnasio nel collegio abbaziale di Saint Maurice, gestito dai Canonici Regolari di Sant’Agostino. Nello studio prediligeva particolarmente la letteratura francese, Molière e gli autori suoi contemporanei.
In qualità di capoclasse organizzò uno sciopero come manifestazione di protesta nei confronti del linguaggio di un novello professore. In tal modo poté dare espressione della sua sensibilità religiosa, che alimentava quotidianamente partecipando alla Messa e recitando il Rosario.
Egli costituiva inoltre un modello per i suoi compagni per il suo comportamento e la sua carità esemplari. Durante il tempo delle vacanze fece rientro a casa, dedicandosi all’aiuto dei familiari, e si recò in pellegrinaggio a Lourdes. Compose anche un’orazione a Santa Teresa di Gesù Bambino per richiedere il dono dell’umiltà.
Il 25 agosto 1931 fu ammesso ad entrare come novizio nella Congregazione dei Canonici di San Bernardo, presso il convento del passo del Gran San Bernardo, ai confini tra l’attuale cantone svizzero del Vallese e la Valle d’Aosta. Era passato solo poco più di un mese da quando aveva chiesto l’ammissione affermando “Sono sicuro che devo essere là” e di volersi impegnare con tutte le sue forze “per divenire un sacerdote di Sant’Agostino, il più possibile simile a Sant’Agostino”.
Trascorse questo anno concentrandosi sulla formazione spirituale e lo studio della regola e della storia della congregazione.
Quest’ultime deve la sua origine a San Bernardo di Menthon, originario della Savoia, poi arcidiacono d’Aosta, vissuto nel XI secolo. In questa città Bernardo si doveva occupare dell’accoglienza e della cura dei viandanti provenienti dal Col du Mont Joux (odierno Gran San Bernardo), spesso assai provati dalle difficoltà nell’attraversamento del passo.
Decise dunque di attivarsi per la messa in sicurezza del colle, edificandovi un’ospizio ad un’altitudine di 2500 metri, che divenne al tempo stesso un centro di accoglienza e di preghiera. Si unirono presto a lui altri compagni, dando così vita ad una nuova comunità religiosa, che adottò la regola agostiniana.
Attraverso i secoli il numero di religiosi, sacerdoti e laici, presenti nella congregazione oscillò sempre tra i 50 ed i 100 membri. Ancora oggi il ministero da loro esercitato nella Chiesa è rimasto il medesimo delle origini e si è esteso fino a lontane terre di missione, nella sede aperta negli anni ’30 in Tibet, ora trasferita sull’isola di Taiwan.
Concluso il noviziato, Maurice Tornay emise i primi voti l’8 settembre 1932. Frequentati corsi filosofici e teologici, dopo tre anni fece la professione solenne. Nel 1936 gli fu concesso di partire in missione per la Cina, prima ancora di aver terminato gli studi di teologia.
Confidò al fratello Luigi di ritenere più proficua la propria partenza al fine di rendersi più utile, anziché restare tra le coccole della famiglia. Conscio dell’immane lavoro che lo attendeva nella missione cinese affermò: “ Voglio consumarmi per puro amore verso Dio. Mio caro Luigi, da lì non tornerò più”.
Il viaggio durò un mese e le difficoltà non tardarono ad arrivare. A Weisi trovarono barricate le porte della residenza dei canonici, poiché questi erano dovuti mettersi in salvo dall’attacco dei briganti. Tornata la tranquillità, Maurizio poté tornare a dedicarsi agli studi teologici, nonché all’apprendimento della lingua cinese.
Il 24 aprile 1938 fu ordinato sacerdote ad Hanoi e celebrò la sua prima Messa a Siao-Weisi. Dopo neppure tre mesi gli fu affidata la formazione degli allievi del seminario di Houa-Lo-Pa, che diresse per ben sette anni distinguendosi per la sua dedizione ammirabile. Sosteneva di avere un grande nemico da combattere: la pigrizia propria e quella degli allievi. Alcune cronache descrissero così la sua opera: “Il direttore ha cura ha cura di formare i suoi alunni alla pietà, alla lealtà, al sostegno reciproco, all’amore del lavoro, ecc.
Come Gesù, egli cominciò con il dare l’esempio: la teoria e le esortazioni verranno più tardi. Alzato di buon ora faceva accuratamente le sue preghiere, la sua meditazione, celebrava la sua Messa, in modo da essere disponibile per i suoi alunni, dal mattino alla sera. Si occupava di loro con la tenerezza di una madre, soprattutto quando erano malati. Dava loro talvolta i suoi vestiti ed il suo letto, il che metteva il suo superiore, quando s’accorgeva della cosa, nell’obbligo di rifornirlo di tutto”.
Erano anni di guerra e carestia, che imponevano una disciplina rigorosa ed una dieta forzata. Il cuoco preparava solitamente dei piatti speciali per il delicato stomaco di Tornay, ma questi preferiva distribuirli ai suoi seminaristi motivandosi così: “Come potrei mangiare ciò davanti ai miei alunni, mentre questi lo divorano con gli occhi?”.
In prossimità della Pasqua del 1945 ricevette la nomina a parroco di Yerkalo, solitario avamposto missionario in Tibet, terra in preda ad una violenta persecuzione anticristiana. Supplicò i suoi ex-alunni di “pregare molto”, perché “a Yerkalo potrei lasciare la mia vita”.
In tale località, infatti, sia le autorità civili che religiose erano gestite dai lama, che gli diedero ben presto ad intendere di non volerne più sapere della presenza cristiana in Tibet. Padre Maurice cercò di far capire che lui ricopriva tale incarico per volontà del suo vescovo. Alcune persone del villaggio si mobilitarono per far retrocedere una delle due parti dalle sue posizioni, al fine di evitare il peggio.
Tornay scelse dunque la via dell’esilio ritirandosi a Pamé ed esortando i suoi parrocchiani a resistere tra le atrocità della persecuzione imperversante. Cercò l’appoggiò del Nunzio Apostolico e del governo cinese, ma fallita la via diplomatica il nunzio gli suggerì di partire Lhasa, nella vaga speranza di riuscire a far ristabilire un clima di tolleranza da parte dello stesso Dalai Lama.
Saputo ciò, i lama che lo avevano espulso organizzarono un’imboscata in territorio cinese . Lo uccisero così unitamente al suo domestico l’11 agosto 1949 sul colle di Choula., ad un’altitudine di 4000 metri. Gli uomini armati incaricati dell’eccidio furono ricompensati con un premio di 1000 piastre.
I due cadaveri furono in un primo tempo trasportati e sepolti nel giardino della missione di Atuntze e successivamente trasferiti nel cimitero delle missione di Yerkalo, dove tuttora sono venerati.
Giovanni Paolo II, riconosciutone il martirio “in odium fidei”, ha beatificato Maurice Tornay il 16 maggio 1993. Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda così nel giorno del suo martirio: “Ai confini del Tibet, ricordo del B. Maurizio Tornay, presbitero e martire, che, canonico regolare della Congregazione dei SS. Nicola e Bernardo di Monte Giove, annunciò instancabilmente il Vangelo in Cina ed in Tibet, prima di venire assassinato dai nemici di Cristo".
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Maurizio Tornay, pregate per noi.

*Beato Michele (Miguel) Domingo Cendra - Salesiano, Martire (11 agosto)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Valencia”
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”

Caseres, Spagna, 1 marzo 1909 – Prat de Compte, Spagna, 12 agosto 1936
Martirologio Romano:
Nel villaggio di Prat de Compte vicino a Tarragona sempre in Spagna, Beato Michele Domingo Cendra, religioso della Società Salesiana e martire, che nella stessa persecuzione meritò con il martirio di conseguire la palma della gloria.
Nacque a Caseras (Tarragona) il 1° marzo 1909.
Fece i suoi primi studi nella Scuola Salesiana di Rocafort (Barcellona).
Passò poi a Campello (Alicante) e poi a Sarria (Barcellona) dove fece la sua professione come salesiano nel 1928.
Uomo di grande bontà e capacità educativa, lavorò per tre anni a Mataro (Barcellona), e passò a Carabanchel (Madrid) per lo studio della teologia.
Durante l'estate del suo secondo anno di teologia si trovava a Sarria quando scoppiò la guerra civile.
Trovò un primo rifugio in una casa, ma poi pensò che sarebbe stato più sicuro andare presso i genitori.
Arrivando sul posto fu riconosciuto, fatto prigioniero poi brutalmente ucciso.
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Michele Domingo Cendra, pregate per noi.

*Beati Raffale Alonso Gutierrez e Carlo Diaz Gandia - Padri di famiglia, Martiri (11 agosto)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”
+ 11 agosto 1936

Rafael Alonso Gutiérrez, fedele laico, nacque il 14 giugno 1890 a Onteniente (Valenca). Il 24 settembre 1916 si sposò con la Sig.na Adelaida Ruiz Cañada ed ebbero 6 figli. Impiegato della Posta, membro dell’Azione Cattolica parrocchiale e di notevole virtù fu il cattolico più in vista di Onteniente.
L’11 agosto 1936, dopo una lunga agonia, morì martirizzato dai miliziani rossi ad Agullent.
Carlos Díaz Gandía, fedele laico, nacque a Onteniente (Valencia) il 25 dicembre 1907 e fu battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale di Santa Maria.
A quattordici anni si iscrisse nella Gioventù dell’Azione Cattolica e fu modello di zelo apostolico arrivando a ricoprire la carica di Presidente degli Uomini. Fu un eccellente catechista ed ebbe grande carità con i bisognosi.
Si sposò con la sig.na Luisa Tomó Perseguar il 3 novembre 1934 nella chiesa parrocchiale Santa Maria di Onteniente ed ebbero una figlia che lasciò orfana ad otto mesi. Detenuto all’alba del 4 agosto 1936, subì il martirio l’11 agosto 1936 al grido di: “Viva Cristo Re”!
Beatificati l’11 marzo 2001 da Giovanni Paolo II con altri 231 martiri della Guerra Civile Spagnola.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Agullent nel territorio di Valencia in Spagna, Beato Raffaele Alonso Gutiérrez, martire, che, padre di famiglia, versò il sangue per Cristo durante la persecuzione contro la fede. Insieme a lui si commemora anche il beato martire Carlo Díaz Gandía, che in questo giorno nello stesso territorio combattendo per la fede conseguì la vita eterna.
Beato Carlo Diaz Gandia
Due anime, una contemplativa e l’altra attiva, molto attiva, sono mirabilmente fuse nel corpo di un giovane dalla vitalità prorompente, gioioso, entusiasta, amico di tutti.
A plasmarlo così, oltre alla grazia di Dio, è stata l’Azione Cattolica, che ha fatto di lui il cristiano coerente e coraggioso, con i piedi ben posati per terra ma con gli occhi costantemente fissi al cielo.
Nasce esattamente 100 anni fa, in provincia di Valenza, nel giorno di Natale, e viene battezzato il giorno successivo, festa del primo martire Stefano, quasi segno e profezia di quella che sarà la sua avventura cristiana, contrassegnata dal martirio. A 14 anni entra a far parte dell’Azione Cattolica, che diventa la sua seconda famiglia e il campo principale del suo apostolato.
Qui impara a vivere autenticamente e pienamente la sua vocazione laicale, impregnando di spirito evangelico la realtà sociale nella quale vive.
Ben presto diventa presidente dei Giovani, poi degli Uomini, sostenuto dalla forte e saggia direzione spirituale del suo parroco, che lo stimola e lo incoraggia, ma che sa anche forgiarne il carattere, a volte un po’ irruente, certamente troppo energico ed esplosivo.
É un catechista eccellente, che sa affascinare e conquistare e per questo fonda diversi “centri catechisti” in varie località, in cui insegna catechismo ogni domenica dell’anno, spostandosi da un
centro all’altro, a piedi o in bicicletta, raccogliendo lungo il cammino gli insulti e le derisioni di quanti in quegli anni cominciano ad osteggiare apertamente la Chiesa.
La Spagna sta vivendo infatti anni difficili, contrassegnati da rivolgimenti politici che presto si trasformano in aperta persecuzione religiosa. Lui è troppo esposto, troppo compromesso con il suo impegno ecclesiale, per non essere nel mirino dei persecutori.
Una notte un gruppo di teste calde parte all’assalto della canonica, al grido di “morte al parroco”: lui li insegue, li raggiunge, urla, li sfida e da solo li mette in fuga; non si tratta soltanto di affetto per il suo parroco, che è anche la sua guida spirituale: é soprattutto il suo dovere di cristiano, che gli impone di prendere le difese della Chiesa, dei suoi uomini, dei suoi simboli.
Per questo, insieme ad altri giovani di Azione Cattolica, si impegna a presidiare di notte le chiese e i conventi, per evitare vandalismi e profanazioni che si fanno sempre più frequenti.
La sua è una fede solida, alimentata dalla comunione frequente e dal rosario quotidiano, che egli ama recitare alle prime luci dell’alba e che dà un tono a tutte le sue giornate. Si sposa il 3 novembre 1934 e un anno dopo diventa papà di una bella bimba, ma la situazione precipita: arresti, detenzioni, torture e uccisioni sono all’ordine del giorno e lui sa benissimo a quali rischi va incontro.
Il 24 luglio 1936, proprio mentre iniziano ad incendiare chiese e immagini sacre, offre la sua vita al Signore perché in Spagna torni la pace e cessi la persecuzione”.
Quattro giorni dopo riesce a portare in salvo le ostie consacrate conservate nel tabernacolo, pochi istanti prima che inizi il saccheggio della sua chiesa.
Da quel giorno gli giurano vendetta e non lo perdono più di vista. Lo vengono a cercare a casa il 4 agosto, lo arrestano e lo mettono in carcere, da dove lo tirano fuori l’11 agosto per fucilarlo. “Viva Cristo Re”, sono le ultime parole, davanti ai fucili spianati, non ancora trentenne Carlo Diaz Gandìa, beatificato da Giovanni Paolo II° l’11 marzo 2001.  
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Raffale Alonso Gutierrez e Carlo Diaz Gandia, pregate per noi.

*Beato Robaldo Rambaudi - Domenicano (11 agosto)

XIII secolo
Della famiglia Rambaudi di Alba, entrò tra i religiosi domenicani. Esercitò a Milano, ove convertì molti eretici catari e vi morì verso la fine del secolo XIII.
É ritenuto fondatore di un convento domenicano ad Alba e di quello di Sant’Eustorgio a Milano.
conosciuto per la sua grande devozione all’Eucaristia.
Si racconta che un giorno, mentre stava celebrando la santa messa, vide la Santa Vergine nell’atto di accogliere l’anima di un suo confratello, di nome Lanfranco, per portarla in Paradiso.
Il Beato Robaldo era ricordato l’11 agosto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Robaldo Rambaudi, pregate per noi.

*San Rufino di Assisi - Vescovo e Martire (11 agosto)

Rufino di Assisi (III sec.), martire. È, contrariamente a quanto si possa pensare, il patrono principale di Assisi, di cui fu primo vescovo.
Martirologio Romano: Ad Assisi in Umbria, San Rufino, che è ritenuto primo vescovo di questa città e martire.
Contrariamente a quanto pensa chi non è di Assisi, il patrono principale della diocesi non è s. Francesco ma s. Rufino, venerato come primo vescovo della città, la cattedrale è a lui dedicata fin dalla prima metà del secolo XI.
Una ‘passio’ scritta nel sec. IX dice che Rufino vescovo della città di Amasia nel Ponto, dopo aver convertito il proconsole, sarebbe arrivato con suo figlio Cesidio nella regione dei Marsi nell’Abruzzo.
In questa zona avrebbe consacrato una chiesa lasciata in custodia a suo figlio, mentre egli proseguì per predicare il Vangelo ad Assisi; ma qui dopo un po’ venne scoperto dal proconsole Aspasio che dopo averlo sottoposto a diversi supplizi, lo condannò a morte perché cristiano, Rufino morì gettato nelle acque di un fiume con una pietra legata al collo.
Un’antica tradizione indica come luogo del martirio, il paese Costano della diocesi di Assisi, ora facente parte del Comune di Bastia Umbra, situato sulla riva del fiume Chiascio. Una pergamena
dell’archivio della cattedrale, ricorda che già nel 1038 a Costano vi era una chiesa dedicata a s. Rufino martire.
Il suo corpo venne trasportato da Costano ad Assisi, proprio nel luogo dove ora sorge la cattedrale eretta dalla fede del popolo di Assisi e dall’opera di Giovanni da Gubbio, ma essa è la terza costruita sulla tomba del vescovo martire, ed è del secolo XII; la prima era del 412 secondo una lapide conservata nella navata sinistra e secondo
quanto scritto in un documento del 1007 conservato nell’archivio.
San Pier Damiani in un suo celebre sermone in onore di San Rufino, oltre le notizie già dette, cita una seconda cattedrale costruita nel sec. XI dal vescovo Ugo di Assisi, in occasione del trasporto del sarcofago che aveva contenuto le ossa del santo, dal luogo del martirio, in città; di questa seconda chiesa esiste ancora la cripta sotto l’attuale cattedrale, con il sarcofago dell’epoca.
La data di celebrazione sin dal sec. XI è posta all’11 agosto, anche se errori di copisti successivi posero la festa nel Martirologio Romano al 30 luglio.
L’iconografia del santo vescovo e martire è molto vasta, specie nella città di Assisi; qualche sua raffigurazione la si trova in tutte le chiese della diocesi, anche in quelle francescane.
La più antica è la scultura posta nella lunetta sopra il portale della cattedrale, risalente al XII secolo.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Rufino di Assisi, pregate per noi.

*Santa Rusticola di Arles - Badessa (11 agosto)

Martirologio Romano: Ad Arles nella Provenza in Francia, Santa Rusticola, badessa, che guidò santamente le monache per circa sessant’anni.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Rusticola di Arles, pregate per noi.

*Santa Susanna di Roma - Martire (11 agosto)

Nel Martirologio geronimiano viene commemorata l'11 agosto.
Altri codici citano un cimitero di San Susanna ma, a parte questo, si soltanto che a Roma, a partire dal 595, vi era una chiesa a lei dedicata.
La "Passio" della santa, forse non del tutto attendibile, dice che era figlia del presbitero Gabinio, fratello del vescovo Gaio e cugino dell'imperatore Diocleziano (fine III - inizio IV sec.).
Il suo destino era di diventare la sposa del figlio dell'imperatore, Massimiano.
Susanna si oppose ma il rifiuto le costò la vita. Condannata a morte, venne decapitata nella sua stessa casa e sepolta nella zona di Figlinas, l'odierna Coazzo sulla via Nomentana, nel cimitero di
Sant'Alessandro.
Nessuna altra fonte, in ogni caso, fornisce elementi utili per identificare il sepolcro. (Avvenire)
Etimologia: Susanna = giglio, la donna pura, dall'ebraico (in aramaico Shoshana)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Nello stesso luogo, commemorazione di Santa Susanna, sotto il cui nome, celebrato tra i martiri negli antichi fasti, fu dedicata a Dio nel VI secolo una basilica nel titolo di Caio presso le Terme di Diocleziano.
Nel Martirologio Geronimiano è commemorata l’11 agosto e altri codici lo confermano citando un cimitero di Santa Susanna, ma bisogna dire che in realtà a Roma vi era un titolo (chiesa) intestato a lei a partire dal 595, mentre precedentemente lo stesso titolo era intestato a San Gaio.
La “passio” della santa, abbastanza leggendaria, dice che era figlia del presbitero Gabinio, fratello del vescovo Gaio e cugino dell’imperatore Diocleziano; essa fu chiesta per sposa del figlio dell’imperatore, Massimiano ma essendosi rifiutata, fu condannata a morte e decapitata nella sua stessa casa e sepolta nella zona di Figlinas, odierna Coazzo sulla via Nomentana, nel cimitero di Sant' Alessandro. Comunque nonostante ciò, nessuna altra fonte ci può indicare dove è stato realmente il suo sepolcro.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Susanna di Roma, pregate per noi.

*San Taurino di Evreux - Vescovo (11 agosto)

Martirologio Romano:
A Évreux in Francia, San Taurino, venerato come primo vescovo di questa città.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Taurino di Evreux, pregate per noi.

*Santi Teobaldo d'Inghilterra e Compagno -  Martiri Mercedari (11 agosto)+ 1499
I Santi mercedari Teobaldo d'Inghilterra e compagno, furono inviati in Africa per redenzione ma vennero presi dai pirati e rinchiusi in un carcere.
Dopo vari maltrattamenti San Teobaldo fu bruciato in un rogo mentre il Santo compagno fu trafitto da frecce meritando di ricevere dalle mani del Signore la corona del martirio nell'anno 1499.
L'Ordine li festeggia l'11 agosto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Teobaldo d'Inghilterra e Compagno, pregate per noi.

*San Tiburzio - Martire (11 agosto)
Martirologio Romano:
A Roma al terzo miglio della via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros, San Tiburzio, le cui lodi furono celebrate dal Papa San Damaso.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tiburzio, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (11 agosto)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

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