Santi dell' 8 Dicembre - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Santi dell' 8 Dicembre

Il mio Santo > I Santi di Dicembre

*Beato Antonio Garcìa Fernàndez - Sacerdote e Martire (8 dicembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
*Beati 115 Martiri spagnoli di Almería Beatificati nel 2017
*Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole) † Spagna, 1934/39

Píñar, Spagna, 22 ottobre 1867 – Almería, Spagna, 8 dicembre 1936
Antonio García Fernández nacque a Piñar, in provincia e diocesi di Granada, il 22 ottobre 1867. Fu ordinato sacerdote a 24 anni. Era canonico arciprete della Cattedrale dell’Incarnazione di Almería quando morì in odio alla fede cattolica l’8 dicembre 1936, nella prigione "El Ingenio" di Almería. Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Antonio Garcìa Fernàndez, pregate per noi.    

  

*Beato Bernardo de Senroma - Mercedario (8 dicembre)
+ 1267
Proveniente dalla Francia, l'illustre cavaliere laico, Beato Bernardo de Senroma, venne eletto III° Maestro Generale dell'Ordine Mercedario nel 1260.
Vero atleta della liberazione degli schiavi, combatté strenuamente con la parola e la dottrina contro i mori e gli altri nemici di Cristo e difese con grande costanza la fede cattolica.
Durante il suo generalato visitò tutti i conventi dell'Ordine incrementando le redenzioni finché risplendendo per una grandissima carità e la santità della vita partì da questo mondo per la patria eterna nell'anno 1267 e fu sepolto nella chiesa del convento di Barcellona.
Nel 1591, ritrovato il suo corpo ancora intatto, fu deposto nella cappella della Madonna della Pietà dove fu molto onorato dai fedeli.
L'Ordine lo festeggia l'8 dicembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bernardo de Senroma, pregate per noi.    

  

*Sant'Eucario di Treviri - Vescovo (8 dicembre)  
Martirologio Romano: A Treviri nella Gallia belgica, nell’odierna Germania, Sant’Eucario, ritenuto primo vescovo di questa città. (Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eucario di Treviri, pregate per noi.

 

*Sant'Eutichiano - Papa (8 dicembre)
m. 283
(Papa dal 04/01/275 al 07/12/283)
Nato a Luni, Papa dal 4 gennaio 275 al 7 dicembre 283, fu sepolto nella Cripta dei Papi nel Cimitero di Callisto.
Innocenzo X donò le reliquie di S. Eutichiano al nobile sarzanese Filippo Casoni, il quale, nominato vescovo di Fidenza nel 1659, le portò con se, destinandole, dopo la sua morte, alla cattedrale di Sarzana, dove si venerano a tutt’oggi.
Nel suo pontificato combattè l’eresia dei Manichei ed ebbe un particolare culto per i martiri.
Ordinò che venissero tumulati, in segno di distinzione, con una dalmatica rossa o con la veste detta “colobia”.
In prima persona partecipò alla sepoltura di 342 testimoni della fede e nella prima versione del Liber Pontificalis egli stesso viene definito martire.
É così riportato dal Martirologio Romano alla data 7 dicembre: A Roma il beato Eutichiano papa, che in diversi luoghi seppellì con le sue mani trecentoquarantadue Martiri; dei quali poi divenuto anch’egli compagno, sotto l’Imperatore Numeriano, fu coronato col martirio, e sepolto nel cimitero di Callisto.
Patronato: Marinella di Sarzana (SP)
Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di Sant’Eutichiano, Papa.
Le reliquie di questo antico Pontefice non si trovano a Roma, ma a Starnazza, nella bella cattedrale gotica della città che è centro della Lunigiana, nodo di strade e ferrovie e, un tempo,
caposaldo di grande importanza strategica tra Liguria, Toscana ed Emilia, allo sbocco della strada della CIS, talché fu contesa a lungo tra Pisani e Lucchesi, Fiorentini e Genovesi'.
Assai interessante ricordare la storia di come le reliquie di Sant'Eutichiano Papa giunsero a Sarzana, dove esiste, sempre nella cattedrale, una imponente statua marmorea dedicata a questo personaggio. Non solo, ma il Santo è anche Patrono della parrocchia che comprende l'antica Luni, o meglio le rovine di quella che fu, un tempo, una delle più splendide città della costa tirrenica.
Proprio a Luni, infatti, Eutichiano sarebbe nato nella prima metà del III secolo, ed è comprensibile che questa città si gloriasse di aver dato i natali a un Pontefice di alta statura, anche se di nebulosa storia, successore di San Felice sulla Cattedra romana.
Dopo la sua morte, verso il 283, Eutichiano era stato deposto nelle Catacombe di San Callisto, lungo la Via Appia, e precisamente nella celebre cripta dei Papi. Nel secolo scorso, il grande archeologo De Rossi ne trovò la lastra tombale, con il nome.
Per molti secoli le reliquie del Pontefice restarono a Roma, finché un gentiluomo di Sarzana, Filippo Casoni, non le chiese con insistenza al Papa Innocenzo X, per poterle riportare nella terra natale del Santo, se non proprio nella città di Luni, distrutta, come sappiamo, dai Normanni.
Innocenzo X trovò giusta quella richiesta e concesse le reliquie. Quando Filippo Casoni, nel 1659, divenne Vescovo di Fidenza, si portò dietro le reliquie del Santo, che però non erano destinate a restare in Emilia.
Quando infatti il Vescovo Casoni morì, le destinò per testamento alla cattedrale di Sarzana, dove finalmente il sacro deposito terminò le proprie peregrinazioni.
Questa curiosa vicenda fa stranamente contrasto con l'episodio saliente ricordato sul conto del Papa Eutichiano. Pare infatti che egli, nell'intervallo tra due persecuzioni, abbia dato cristiana e onorata sepoltura, a Roma, ai corpi di ben 342 Martiri, quasi per fissar loro una dimora che, almeno nelle sue previsioni, avrebbe dovuto essere permanente e definitiva.
L'episodio, riferito dalla tradizione, non è certo; come non son certe le altre, poche notizie pervenuteci circa l'attività di questo Pontefice, come l'introduzione dell'uso di far benedire, dopo il Canone della Messa, frutta e altri cibi, comprese fave e uva.
Anche le tradizioni che fanno di Papa Eutichiano un Martire sono erronee, dovute al desiderio di onorare maggiormente l'antico Pontefice. Non vi furono persecuzioni, a Roma, negli anni del Pontificato di Eutichiano, e i documenti più antichi lo ricordano tra i Vescovi, ma non tra i Martiri. Forse, anche su questa tradizione influì il ricordo dei 342 Martiri che Eutichiano avrebbe seppellito con le proprie mani, non senza aver prima avvolto i loro corpi in tuniche di porpora, simili a regali mantelli della loro sanguinosa gloria. (Fonte: Archivio Parrocchia)
Giaculatoria - Sant'Eutichiano, pregate per noi.

 

*Beato Giuseppe Maria (José Maria) Zabal Blasco - Padre di famiglia, Martire (8 dicembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001”
“Martiri della Guerra di Spagna”
Valencia, Spagna, 19 marzo 1898 - Picadero de Paterna, Spagna, 8 dicembre 1936
Martirologio Romano:
Nel villaggio di Picadero Paterna nel territorio di Valencia in Spagna, Beato Giuseppe Maria Zabal Blasco, martire, che, padre di famiglia, durante la persecuzione contro la fede vinse con la fortezza in Cristo i supplizi del martirio.
José María Zabal Blasco, fedele laico, nacque a Valencia il 19 marzo 1898.
All’età di dodici anni rimase orfano di padre e fu assunto come apprendista nello studio
dell’avvocato Pablo Meléndez Ponzalo e poi tra il personale direttivo nelle ferrovie.
Il 3 maggio 1925 convolò a nozze con Catalina Cerdá Palop, matrimonio dal quale nacquero tre figli, che insieme educarono cristianamente. Uomo di grande fede e pietà, José María aderì all’Azione Cattolica e fu membro di un sindacato cattolico, ove si distinse nella difesa dei diritti dei lavoratori.                                                                                                   Allo scoppio della guerra civile e della feroce persecuzione religiosa che attraversò la Spagna, José María Zabal Blasco fu catturato nei primi giorni del novembre 1936 e subì il martirio l’8 dicembre 1936, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, presso Picadero de Paterna, vicino a Valencia. Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001 elevò agli onori degli altari ben 233 vittime della medesima persecuzione, tra i quali questa bella figura di laico, lavoratore e padre di famiglia.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Maria Zabal Blasco, pregate per noi.  

 

*Beato Luigi (Alojzy) Liguda e Compagni - Martiri (8 dicembre)
Scheda del gruppo a cui appartiene: “Beati 108 Martiri Polacchi”
Polonia, 23 gennaio 1898 – Dachau (Germania), 8 dicembre 1942
Nel giorno dell'Immacolata si ricorda anche il martire polacco Alojzy Liguda (1898-1942), morto nel lager di Dachau.
Entrato nei missionari della Società del Verbo Divino (Verbiti), desiderava andare in Cina o in Nuova Guinea.
Fu, invece, assegnato come rettore alla comunità polacca di Gorna Grupa. I tedeschi nel 1939 la trasformarono in campo di internamento per preti, poi trasferiti a Dachau.
«Nessuno mi può togliere il privilegio di essere figlio di Dio», scrisse in quella orribile situazione. Fu annegato con altri prigionieri. È stato beatificato nel 1999 con tre confratelli. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Luigi Liguda, sacerdote della Società del Verbo Divino e martire, che, durante l’invasione della Polonia in tempo di guerra, trucidato dalle guardie del carcere, rese testimonianza a Cristo Signore fino alla morte.
Papa Giovanni Paolo II ha beatificato il 13 giugno 1999 a Varsavia, durante il suo settimo viaggio apostolico in Polonia, 108 martiri vittime della persecuzione contro la Chiesa polacca, scaturita durante l’occupazione nazista tedesca, dal 1939 al 1945.
L’odio razziale operato dal nazismo, provocò più di cinque milioni di vittime tra la popolazione civile polacca, fra cui molti religiosi, sacerdoti, vescovi e laici impegnati cattolici.
Fra tutti si è potuto, in base alle notizie raccolte ed alle testimonianze, istruire vari processi per la beatificazione di 108 martiri, il primo processo fu aperto il 26 gennaio 1992 dal vescovo di Wloclawek, dove il maggior numero delle vittime subì il martirio; in questo processo confluirono poi altri e il numero dei Servi di Dio, inizialmente di 92 arrivò man mano a 108.
Diamo qualche notizia numerica di essi, non potendo riportare in questa scheda tutti i 108 nomi. Il numeroso gruppo di martiri è composto da quattro gruppi principali, distinti secondo gli stati di vita: vescovi, clero diocesano, famiglie religiose maschili e femminili e laici; appartennero a 18 diocesi, all’Ordinariato Militare ed a 22 Famiglie religiose.
Tre sono vescovi, 52 sono sacerdoti diocesani, 3 seminaristi, 26 sacerdoti religiosi, 7 fratelli professi, 8 religiose, 9 laici. Subirono torture, maltrattamenti, imprigionati, quasi tutti finirono i loro giorni nei campi di concentramento, tristemente famosi di Dachau, Auschwitz, Sutthof, Ravensbrück, Sachsenhausen; subirono a seconda dei casi, la camera a gas, la decapitazione, la fucilazione, l’impiccagione o massacrati di botte dalle guardie dei campi. La loro celebrazione religiosa è singola, secondo il giorno della morte di ognuno.
Fra loro ci fu il sacerdote Luigi (Alojzy) Liguda, nato il 23 gennaio 1898 in Polonia. Nel 1920 era entrato nella “Società del Verbo Divino”, fondata da sant’Arnold Janssen (1837-1909), canonizzato il 5 ottobre 2003, sacerdote tedesco con spirito missionario, il quale fondò ben tre Congregazioni religiose con finalità missionarie.
Alojzy Liguda fece la professione religiosa solenne nel 1926 e fu ordinato sacerdote il 25 maggio 1927. Ricoprì la carica di Rettore del Seminario Minore Verbita di Górna Grupa in Polonia.
Dopo l’invasione tedesca nel 1939 della Polonia, i tedeschi trasformarono l’Istituto in campo d’internamento per ecclesiastici, che poi vennero trasferiti altrove; padre Liguda fu arrestato il 5 febbraio 1940 insieme ad altri confratelli e condotto nel famigerato campo di concentramento di Dachau in Baviera.
I due anni che trascorsero, furono pieni di tormenti e privazioni, finché odiato doppiamente perché polacco e sacerdote, venne assassinato dalle guardie del campo, mediante annegamento; uno dei tanti martiri dei campi di cui si sta venendo a conoscenza e che la Chiesa, a partire da s. Massimiliano Kolbe, sta proponendo alla venerazione dei fedeli, come esempio di difesa della fede fino al dono della vita.

Questo l'elenco completo dei 108 martiri:
-  Adam Bargielski
- Aleksy Sobaszek
- Alfons Maria Mazurek
-  Alicja Maria Jadwiga Kotowska
- Alojzy Liguda
- Anastazy Jakub Pankiewicz
- Anicet Koplinski
- Antoni Beszta-Borowski
- Antoni Julian Nowowiejski
- Antoni Leszczewicz
- Antoni Rewera
- Antoni Swiadek
- Antoni Zawistowski, sacerdote (1882-1942 KL Dachau)
- Boleslaw Strzelecki, sacerdote (1896-1941, Germania Auschwitz)
- Bronislaw Komorowski, sacerdote (1889-22.3.1940 KL Stutthof)
- Bronislaw Kostkowski, studente (1915-1942 KL Dachau)
-  Brunon Zembol, religioso (1905-1922 KL Dachau)
-  Czeslaw Jozwiak (1919-1942 prigione Dresden)
-  Dominik Jedrzejewski, sacerdote (1886-1942 KL Dachau)
-  Edward Detkens, sacerdote (1885-1942 KL Dachau)
- Edward Grzymala, sacerdote (1906-1942 KL Dachau)
- Edward Kazmierski (1919-1942 prigione in Dresden)
- Edward Klinik (1919-1942 prigione in Dresden)
- Emil Szramek, sacerdote (1887-1942 KL Dachau)
- Ewa Noiszewska, religiosa (1885-1942, Góra Pietrelewicka in Slonim)
- Fidelis Chojnacki, religioso (1906-1942 KL Dachau)
- Florian Stepniak, religioso, sacerdote (1912-1942 KL Dachau)
- Franciszek Dachtera, sacerdote (1910-23.8.1942 KL Dachau)
- Franciszek Drzewiecki, religioso, sacerdote (1908-1942 KL Dachau)
- Franciszek Kesy (1920-1942 prigione in Dresden)
- Franciszek Rogaczewski, sacerdote (1892-11.1.1940)
-  Franciszek Roslaniec, sacerdote (1889-1942 KL Dachau)
- Franciszek Stryjas, padre di famiglia, (1882-31.7.1944 prigione Kalisz)
- Grzegorz Boleslaw Frackowiak, religioso (1911-1943 ucciso in Dresden)
- Henryk Hlebowicz, sacerdote (1904-1941 Borysewo)
- Henryk Kaczorowski, sacerdote (1888-1942 KL Dachau)
- Henryk Krzysztofik, religioso, sacerdote (1908-1942 KL Dachau)
- Hilary Pawel Januszewski, religioso, sacerdote (1907-1945 KL Dachau)
-  Jan Antonin Bajewski, religioso, sacerdote (1915-1941 KL Auschwitz)
-  Jan Nepomucen Chrzan, sacerdote (1885-1942 KL Dachau)
- Jarogniew Wojciechowski (1922-1942 prigione in Dresden)
- Jerzy Kaszyra, religioso, sacerdote (1910-1943, in Rosica)
- Jozef Achilles Puchala, religioso, sacerdote (1911-1943)
- Jozef Cebula, religioso, sacerdote (1902-1941 KL Mauthausen)
-  Jozef Czempiel, sacerdote (1883-1942 KL Mauthausen)
- Jozef Innocenty Guz, religioso, sacerdote (1890-1940 KL Sachsenhausen)
- Jozef Jankowski, religioso, sacerdote, (1910 -16.10.1941, Auschwitz)
-  Jozef Kowalski
- Jozef Kurzawa, sacerdote (1910-1940)
- Jozef Kut, sacerdote (1905-1942 KL Dachau)
- Jozef Pawlowski, sacerdote (1890-9.1.1942 KL Dachau)
-  Jozef Stanek, religioso, sac. (1916-23.9.1944, morto a seguito delle torture in Varsavia)
- Jozef Straszewski, sacerdote (1885-1942 KL Dachau)
- Jozef Zaplata, religioso (1904-1945 KL Dachau)
-  Julia Rodzinska, religiosa (1899-20.2.1945 Stutthof)
- Karol Herman Stepien, religioso, sacerdote (1910-1943)
- Katarzyna Celestyna Faron, religiosa (1913-1944 KL Auschwitz)
- Kazimierz Gostynski, sacerdote (1884-1942 KL Dachau)
- Kazimierz Grelewski, sacerdote (1907-1942 KL Dachau)
-  Kazimierz Sykulski, sacerdote (1882-1942 KL Auschwitz)
- Krystyn Gondek, religioso, sacerdote (1909-1942)
- Leon Nowakowski, sacerdote (1913-1939)
- Leon Wetmanski, (1886-1941, Dzialdowo), vescovo
- Ludwik Gietyngier
- Ludwik Mzyk, religioso, sacerdote (1905-1940)
- Ludwik Pius Bartosik, religioso, sacerdote (1909-1941 KL Auschwitz)
- Maksymilian Binkiewicz, sacerdote (1913-24.7.1942, Dachau)
- Marcin Oprzadek, religioso (1884-1942 KL Dachau)
- Maria Antonina Kratochwil, religiosa (1881-1942)
- Maria Klemensa Staszewska, religiosa (1890-1943 KL Auschwitz)
- Marian Gorecki, sacerdote (1903-22.3.1940 KL Stutthof)
- Marian Konopinski, sacerdote (1907-1.1.1943 KL Dachau)
- Marian Skrzypczak, sacerdote (1909-1939 in Plonkowo)
- Marianna Biernacka, (1888-1943)
- Marta Wolowska, religiosa (1879-1942, Góra Pietrelewicka in Slonim)
-  Michal Czartoryski, religioso, sacerdote (1897-1944)
- Michal Ozieblowski, sacerdote (1900-1942 KL Dachau)
-  Michal Piaszczynski, sacerdote (1885-1940 KL Sachsenhausen)
- Michal Wozniak, sacerdote (1875-1942 KL Dachau)
- Mieczyslaw Bohatkiewicz, sacerdote (1904-4.3.1942 shot in Berezwecz)
- Mieczyslawa Kowalska, religiosa (1902-1941 KL Dzialdowo)
-  Narcyz Putz, sacerdote (1877-1942 KL Dachau)
- Narcyz Turchan, religioso, sacerdote (1879-1942 KL Dachau)
- Natalia Tulasiewicz (1906-31.3.1945 Ravensbrück),
- Piotr Bonifacy Z~~ukowski, religioso (1913-1942 KL Auschwitz)
- Piotr Edward Dankowski, sacerdote (1908-3.4.1942 KL Auschwitz)
- Roman Archutowski, sacerdote (1882-1943 KL Majdanek)
- Roman Sitko, sacerdote (1880-1942 KL Auschwitz)
-  Stanislaw Kubista, religioso, sacerdote (1898-1940 KL Sachsenhausen)
- Stanislaw Kubski, religioso, sacerdote (1876-1942 KL Dachau)
- Stanislaw Mysakowski, sacerdote (1896-1942 KL Dachau)
-  Stanislaw Pyrtek, sacerdote (1913-4.3.1942 Berezwecz)
- Stanislaw Starowieyski, padre di famiglia (1895-13.4.1940/1 KL Dachau)
-  Stanislaw Tymoteusz Trojanowski, religioso (1908-1942 KL Auschwitz)
- Stefan Grelewski, sacerdote (1899-1941 KL Dachau)
-  Symforian Ducki, religioso (1888-1942 KL Auschwiitz)
-  Tadeusz Dulny, seminarita (1914-1942 KL Dachau)
- Wincenty Matuszewski, sacerdote (1869-1940)
-  Wladyslaw Bladzinski, religioso, sacerdote (1908-1944)
-  Wladyslaw Demski, sacerdote (1884-28.5.1940, Sachsenhausen)
- Wladyslaw Goral, (1898-1945 KL Sachsenhausen), vescovo
- Wladyslaw Mackowiak, sacerdote (1910-4.3.1942 Berezwecz)
-  Wladyslaw Maczkowski, sacerdote (1911-20.8.1942 KL Dachau)
- Wladyslaw Miegon, sacerdote, (1892-1942 KL Dachau)
- Wlodzimierz Laskowski, sacerdote (1886-1940 KL Gusen)
- Wojciech Nierychlewski, religioso, sacerdote (1903-1942 KL Auschwitz)
- Zygmunt Pisarski, sacerdote (1902-1943)
- Zygmunt Sajna, sacerdote (1897-1940 Palmiry)
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Liguda e Compagni, pregate per noi.

 

*San Macario di Alessandria - Vescovo (8 dicembre)

Martirologio: Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di San Macario, martire, che, al tempo dell’imperatore Decio, fu a lungo invitato con le parole dal giudice a rinnegare Cristo, ma, avendo egli professato con ancora maggior fermezza la propria fede, fu per suo stesso ordine arso vivo. (Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Macario di Alessandria, pregate per noi.


*Santa Narcisa di Gesù Martillo y Moràn - Vergine (8 dicembre)  
Nobol, Ecuador, 29 ottobre 1832 – Lima, Perù, 8 dicembre 1869
Terziaria Domenicana. La vita di Narcisa fu caratterizzata da una dedizione totale a Dio ed al prossimo e la sua fama di santità poté esplodere immediatamente e spontaneamente da parte del popolo.
Beatificata da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992.
Canonizzata da Benedetto XVI il 12 ottobre 2008.
Emblema: Croce, Vangelo, Violetta, Chitarra
Martirologio Romano: A Lima in Perù, Beata Narcisa di Gesù Martillo Morán, vergine, che, rimasta orfana e priva di mezzi di sussistenza, dopo molte difficoltà trovò accoglienza in un cenobio, dove visse in orazione continua e in aspra penitenza.
Narcisa Martillo y Morán nacque il 29 ottobre 1832, giorno di San Narciso, a Nobol, piccolo borgo del cantone ecuadoriano di Daule.
I suoi genitori, Pietro Martillo e Giuseppina Morán, erano contadini ed il padre anche lattaio.
Purtroppo nulla ci è stato tramandato circa i suoi primissimi anni di vita e neppure dagli archivi parrocchiali è possibile risalire alle date del suo battesimo e della prima Comunione.
Dopo la sua nascita, dunque, la prima notizia certa su di lei è la data della cresima, ricevuta all’età di 7 anni il 16 settembre 1839. Sino all’adolescenza trascorse la sua vita in famiglia, dedicandosi ai lavori domestici.
Appreso il mestiere di sarta, dall’età di 15 anni iniziò ad esercitarlo a casa propria e nelle famiglie del vicinato.
Nel 1851, rimasta già orfana di entrambi i genitori, dovette trasferirsi nella città di Guayaquil, presso dei parenti, dove rimase “per lunghi anni”.
Per non accollare tutte le spese alla famiglie di cui era ospite, si dedicò con impegno sempre crescente al suo lavoro di sarta.
Si trovò spesso a dover cambiare abitazione, sempre spinta dal desiderio di una rinnovata indipendenza, volta a dedicarsi al meglio a pratiche di raccoglimento e di penitenza.
Le suo dimore predilette erano le soffitte ed i ripostigli: in tali luoghi poteva trovare il silenzio e la solitudine necessari per la preghiera e le torture corporali in segno di penitenza.
Arrivò anche al punto di farsi costruire una croce cosparsa di chiodi, alla quale ogni notte restava appesa con una corona di spine per ben quattro ore, dopodiché si coricava sulla nuda terra per un breve riposo, magari anche su alcuni puntiglioni metallici.
Risvegliatasi riprendeva la preghiera per altre otto ore, durante le quali il suo unico nutrimento era costituito da tre pani ed una brocca d’acqua.
Dopo un lungo periodo trascorso con queste pratiche cruente, decise di consacrarsi a Dio mediante la verginità e la penitenza.
L’amore verso Gesù Cristo era l’unica ragione che spingeva Narcisa a questa vita nascosta ed a questa sorta di martirio volontario. Ella desiderava giungere a configurarsi completamente a Colui che amava.
Il suo modello era costituito da Santa Marianna di Gesù, offrendo il proprio olocausto a Dio in riscatto per i peccati del suo popolo.
Parecchi testimoni oculari riscontrarono le frequenti estasi nelle quali cadeva Narcisa, che necessitavano di alcuni scossoni per farla tornare in sé.
Nel 1865 Narcisa decise di accompagnare a Cuenca il suo direttore spirituale, gravemente malato. Rimase parecchio colpita quand’egli morì due anni dopo e declinò l’invito dal vescovo a rimanere in un convento di Carmelitane Scalze. Tornò dunque a Guayaquil, sentendosi chiamata ad una vita di pietà maggiormente inserita nel mondo. Come il suo modello Santa Marianna di Gesù anch’ella desiderava offrire la propria vita in espiazione per la propria città.. Rincontrò così la sua amica Mercedes Molina, venerata oggi come beata, impegnata nella direzione di un orfanotrofio.
Non esitò quindi ad aiutarla nella formazione cristiana dei bambini e nel confezionamento di indumenti. Le due abitavano insieme, così come insieme partecipavano quotidianamente alla
Messa. In tutto ciò l’atteggiamento di Narcisa lasciava sempre trasparire l’attesa di nuove manifestazioni della volontà divina.
Alcune testimoni riferirono su di lei che “era molto bella, alta e ben proporzionata; la sua chioma bionda, inanellata ed abbondante, attirava l’attenzione della gente. Era molto amata in paese”. “Come carattere era molto amabile ed in certi momenti dava sfogo alla sua allegria cantando, mentre una sua amica suonava la chitarra. Era molto caritatevole…”.
Sin dalla giovanissima età amava cantare e suonare la chitarra, non partecipava alle feste in famiglia, ma si limitava ad aiutare nella preparazione e poi si dileguava per dedicarsi alle sue preghiere in posti solitari.
Si conservano purtroppo solamente pochissimi scritti a lei attribuiti.
Nel 1868, su invito del francescano padre Pietro Gual che divenne suo direttore spirituale, Narcisa si trasferì a Lima, trovandovi ospitalità in un monastero di terziarie domenicane.
Il cappellano divenne suo nuovo direttore spirituale, sino alla sua morte.
Nonostante la sua fibra forte e robusta, nell’ultimo periodo della sua vita era evidente la sua crescente debolezza dovuta prevalentemente alle numerose penitenze corporali. Ciò non portò comunque a distoglierla dai suoi propositi, ma favorirono innegabilmente l’avvicinarsi della sua morte. Proprio a ciò è legato un curioso episodio verificatosi poche ore prima di tale evento.
La sera dell’8 dicembre 1869, nel congedarsi dalle consorelle per il riposo, disse loro quasi scherzosamente che sarebbe partita per un lungo viaggio. Poco prima della mezzanotte la madre di turno a vegliare si accorse che la sua cella era misteriosamente tutta illuminata e ne proveniva un profumo fortissimo. Entrandovi trovarono Narcisa morta, all’età di soli 37 anni.
La sua salma trovò sepoltura nella cripta del monastero, ma oggi riposa ed è venerata nel Santuario de la Beata Narcisa de Jesus, nella sua città natale, in Ecuador.
La vita di Narcisa fu caratterizzata da una dedizione totale a Dio ed al prossimo e la sua fama di santità poté esplodere immediatamente e spontaneamente da parte del popolo. Alcuni fatti straordinari, verificatosi per sua intercessione, la portarono dal suo umile nascondimento alla gloria di Dio, nonché alla gloria terrena mediante la beatificazione da parte del pontefice Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992. Infine è stata canonizzata da Benedetto XVI il 12 ottobre 2008. (Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Narcisa di Gesù Martillo y Moràn, pregate per noi.     

  

*San Natale Chabanel - Sacerdote e Martire  (8 dicembre)
Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Santi Martiri Canadesi (Giovanni de Brébeuf, Isacco Jogues e compagni) Martiri”

Francia, 2 febbraio 1613 – Canada, 8 dicembre 1649
Noël (Natale) Chabanel nacque in Francia il 2 febbraio 1613 ed entrò nel noviziato della Società di Gesù presso Toulouse all'età di diciassette anni. Ordinato sacerdote, fu professore di retorica. Nel 1643 fu inviato missionario in Canada dove fu destinato a Sainte-Marie-au-pays-des-Hurons.
Padre Chabanel aveva chiesto espressamente di essere inviato presso gli Uroni e, nonostante la sua incapacità a riuscire a padroneggiare la loro lingua, si impegnò a rimanere per sempre nella missione. Padre Carlo Garnier, suo compagno, rimase vittima di un attacco degli Irochesi il 7 dicembre 1649.
Mentre stava recandosi in soccorso agli agonizzanti, venne raggiunto da due pallottole e finito con un colpo di scure. Noël Chabanel, in viaggio verso l'Isola dei cristiani per sfuggire all'attacco, si fermò infine sfinito e venne ucciso dall'urone apostata Louis Honarreennha, che buttò il suo corpo nel fiume Mohawk dopo averlo massacrato. Era l'8 dicembre 1649.
Fu l'ultimo di otto martiri gesuiti morti in Nord America, beatificati nel 1925 e canonizzati nel 1930 da Papa Pio XI. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nello Stato dell’Ontario in Canada, passione di San Natale Chabanel, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che aveva fatto voto a Dio di rimanere nella sua diletta missione tra gli Uroni fino alla morte e, mentre camminava nella foresta insieme ad un apostata, fu da questi ucciso in odio alla fede. La sua memoria si celebra il 19 ottobre insieme a quella dei suoi compagni.
Noël Chabanel nacque in Francia il 2 febbraio 1613 ed entro nel noviziato della Società di Gesù presso Toulouse all’età di diciassette anni. Ordinato sacerdote, fu poi professore di retorica in vari collegi gesuiti. Fu assai stimato per le sue virtù e la sua saggezza.
Nel 1643 fu inviato missionario in Canada e, dopo aver studiato per un certo periodo la lingua degli indigeni, fu destinato a Sainte-Marie-au-pays-des-Hurons ove rimase sino alla morte.
Padre Chabanel aveva chiesto espressamente di essere inviato presso gli Uroni e, nonostante la sua ripugnanza a vivere secondo il loro stile di vita e la sua incapacità a riuscire a padroneggiare la loro lingua, si impegnò a rimanere per sempre nella missione.
Confidò infatti ad un suo confratello: “Non so come Dio voglia disporre di me, ma mi sento tutto cambiato circa un punto: sono naturalmente molto apprensivo, ma ora che sto avviandomi verso un grande pericolo e che la morte non è forse molto lontana, non ho più paura. Che sia proprio la volta buona, questa, in cui mi doni a Dio e che gli appartenga!”.
Padre Carlo Garnier, suo compagno nell’apostolato, rimase vittima di un attacco degli Irochesi il 7 dicembre 1649. Mentre stava recandosi in soccorso agli agonizzanti, venne raggiunto da due pallottole e finito con un colpo di scure. Noël Chabanel, in viaggio verso l’Isola dei cristiani per scappare all’attacco, si fermò infine sfinito e venne ucciso dall’urone apostata Louis Honarreennha, che buttò il suo corpo nel fiume Mohawk dopo averlo massacrato. Era l’8 dicembre 1649.
Questi non fu che l’ultimo di otto martiri gesuiti che effusero con il loro sangue la terra nordamericana, beatificati nel 1925 e canonizzati nel 1930 da Papa Pio XI. Mentre la commemorazione del singolo San Natale Chabanel ricorre in data odierna nell’anniversario del suo martirio, la festa collettiva di questo gruppo di martiri è fissata dal calendario liturgico al 19 ottobre. Una parrocchia gli è dedicata presso Saint-François-de-Laval ed un’altra nella diocesi Rimouski. (Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Natale Chabanel, pregate per noi.

 

*Servi di Dio Paolo Yun Ji-chung e Giacomo Kwon Sang-yeon - Martiri (8 dicembre)
Scheda del Gruppo a cui appartengono:
"Beati Martiri Coreani" (Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni)

+ Jeonju, Corea del Sud, 8 dicembre 1791
Papa Francesco in data 7 febbraio 2014 ha riconosciuto il loro martirio in odio alla fede.
Paolo Yun Ji-chung nasce nel 1759 da una famiglia nobile e conosciuta di Janggu-dong, a Jinsan. Il suo nome adulto, prima del battesimo, era "Uyong". Francesco Yun Ji-heon, martirizzato a Jeonjiu durante la persecuzione Shinyu del 1801, era suo fratello minore. Paolo Yun, intelligente e degno di fiducia, decide di dedicarsi sin da piccolo agli studi. Nella primavera del 1783 passa i primi esami di Stato. E nello stesso periodo inizia a sentire parlare della fede cattolica da un suo cugino, Giovanni Jeong Yak-yong, figlio di una sorella del padre.
Decide di leggere alcuni libri che parlano di questa religione e, convinto, inizia il percorso di conversione. Dopo 3 anni di studi della dottrina cattolica viene battezzato nel 1787 da Pietro Yi Seung-hun. Paolo Yun decide di insegnare il catechismo alla madre, al fratello Francesco e a un cugino da parte materna, che sarà battezzato Giacomo Kwon Sang-yeon. Da quel momento decide di proclamare il Vangelo insieme ad Agostino Yu Hang-geom, un parente acquisito per via matrimoniale.
Nel 1790, quando il vescovo di Pechino mons. Gouvea emana il decreto che proibisce la pratica dei riti ancestrali, Paolo e suo cugino Giacomo bruciano le antiche tavole collegate alla fede animista. Quando sua madre - zia di Giacomo - muore, Paolo sceglie di celebrare un funerale cattolico al posto di quello confuciano secondo le ultime volontà della defunta.
Ma subito dopo questo fatto, si sparge la voce che il giovane non ha celebrato i riti ancestrali e ha bruciato le tavole: quando la Corte viene a saperlo, si scatena la furia del re. Al magistrato di Jinsan arriva l'ordine di "arrestare Yun Ji-chung e kwon Sang-yeon". I due cercano rifugio, il primo a Gwangchoen e il secondo ad Hansan. Al posto di Paolo, il magistrato per vendetta ordina l'arresto dello zio: venuti a conoscenza di questo arresto, Paolo e Giacomo decidono di uscire dai loro nascondigli e consegnarsi al magistrato. È la metà dell'ottobre del 1791.
Come prima cosa, il magistrato di Jinsan cerca di convincere i due ad abbandonare la fede. La risposta è che la fede "non si può abbandonare, per nessun motivo". Nonostante la situazione, i due continuano a proclamare il cattolicesimo come vero insegnamento di vita. Il magistrato, capito che non riuscirà a farli abiurare, li manda dal governatore di Jeonju. Interrogati subito
dopo il trasferimento, rifiutano di dare i nomi degli altri cattolici che conoscono [il governo ha nel frattempo emanato un decreto che definisce il cristianesimo "un culto malvagio" e ha dato l'ordine di "estirparlo" ndr].
I due arrestati difendono con determinazione il proprio credo e non dicono neanche una parola che possa danneggiare la Chiesa o gli altri cattolici. Paolo Yun, in particolare, sottolinea l'irrazionalità dei riti ancestrali confuciani alla luce della dottrina della fede cattolica. Questa confutazione fa infuriare il governatore, che ordina di "punirli con severità". Sia Paolo che Giacomo sono pronti a morire per Dio. La loro unica risposta a questa sentenza è: "Serviamo Dio, nostro padre, e quindi non possiamo disubbidire ai suoi comandamenti".
Il governatore di Jeonju fa scrivere ai due arrestati una deposizione e li manda alla Corte. Anche qui, i due cattolici non si piegano alle richieste: sale la tensione fra il sovrano e gli arrestati. I ministri della Corte iniziano a dire: "Yun Ji-chung e Kwong Sang-yeon dovrebbero essere decapitati". Il re accetta l'opinione dei suoi ministri e ordina l'esecuzione.
Appena la decisione arriva al governatore di Jeonju, Paolo e Giacomo vengono trascinati fuori dalle loro celle e portati alla Porta meridionale della città. Paolo sembra felice come uno che stia andando a un banchetto. Mentre cammina, continua a spiegare la dottrina cattolica a quelli che lo seguono. L'8 dicembre 1791 (il 13 novembre secondo il calendario lunare) i due vengono decapitati e muoiono come martiri mentre pregano Cristo e la Vergine. Paolo Yun muore a 32 anni.
Le famiglie devono aspettare 9 giorni prima di ottenere il permesso dal governatore per seppellire i corpi di Paolo e Giacomo. Rimangono sorpresi dallo scoprire che entrambi i martiri sembrano essere morti da poco, con il sangue ancora brillante e fresco. I fedeli riescono a bagnare alcuni pezzi di stoffa con questo sangue: alcuni sono mandati a mons. Gouvea, a Pechino. Diversi malati, in pericolo di vita, si sentono meglio dopo aver toccato queste "reliquie".
Nel rapporto del governatore che esegue la sentenza alla Corte si legge: "Nonostante i loro corpi siano coperti di sangue, non si lamentano neanche. Rifiutano di rinunciare alla loro fede dicendo 'l'insegnamento di Dio è molto chiaro, non possiamo disobbedire. Quindi dobbiamo disobbedire ai nostri genitori e al re'. Hanno detto che è un grande onore morire per Dio sotto la lama di un coltello". (Autore: Joseph Yun Li-sun - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Servi di Dio Paolo Yun Ji-chung e Giacomo Kwon Sang-yeon, pregate per noi.  

 

*San Patario (Patapio) - Eremita a Costantinopoli (8 dicembre)  
Nella solennità dell'Immacolata si ricorda anche questo santo eremita, legato alla tradizione e alla devozione orientale.
Nacque a Tebe, in Egitto, nel VII secolo. Cresciuto nei valori della fede cristiana e giunto all'età della maturità decise di intraprendere la via dell'ascetismo per vivere, da anacoreta, nel deserto egiziano. Al tempo questo tipo di scelta si inseriva nella scia della grande tradizione egiziana di cui uno dei padri fu sant'Antonio abate.
La vita ascetica di Patapio superò ben presto i confini del deserto e molti si recavano da lui per ricevere consiglio. Impossibilitato a vivere secondo il proprio desiderio si mise in viaggio verso Costantinopoli dove, una volta giunto, ottenne una cella sulle mura della città, vicino alla chiesa di Blacherna. Anche qui divenne presto noto, soprattutto per le guarigioni che andava compiendo sui malati che si recavano da lui. Dopo la morte Patapio fu sepolto nella chiesa di San Giovannni Battista. (Avvenire)
Martirologio Romano: Commemorazione di San Patapio, eremita, che, originario della Tebaide, visse a Costantinopoli nel quartiere delle Blacherne e fu sepolto nel monastero degli Egiziani.
Le poche notizie che si conoscono sulla vita di questo eremita sono raccolte in due antichi sinassari, il Patmensis 266 (sec. X) e il S. Croce 40 (secc. X-XI). S. Andrea di Creta (m. 740), vissuto in epoca vicina a quella di Patario, ne scrisse una Vita, una narrazione dei miracoli e un panegirico, ma non si dimostra molto informato, cosi come, del resto, Metafraste, che ha raccolto tutti i dati a lui relativi in una notìzia che risale al sec. XI.
Giovanni di Euchaites (sec. XI) parla di una Vita antica, indicata già da Sant' Andrea di Creta, ma entrambi gli autori nelle loro opere si sono certamente attenuti alla tradizione, sviluppando soprattutto i luoghi comuni agiografici.
Patario, originario di Tebe in Egitto, passò un certo numero di anni in solitudine nei dintorni di questa città; quindi si recò a Costantinopoli fermandosi nel quartiere delle Blacherne, presso le mura di cinta della città, dove visse a lungo.
La sua fama di santità attirò subito numerosi visitatori: ebbe occasione di guarire un cieco, un idropico, un ossesso e una donna affetta da cancro al seno. Alla sua morte, tra la venerazione popolare, fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni Battista di un vicino monastero detto degli Egiziani, dove il suo corpo era ancora venerato fino al sec. XV.
Non abbiamo notizie certe sull'epoca della sua vita; alcuni indizi fanno pensare che fosse giunto a Costantinopoli al tempo in cui altri due egiziani, Bara e Rabula, vi fondarono alcuni monasteri (fine del sec. V, principio del sec. VI); i Bollandisti propongono il sec. VII. Nei menologi bizantini è ricordato l'8 o il 9 dicembre, mentre nel Martirologio Romano al giorno 8. (Autore: Raymond Janin – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Patario, pregate per noi.  

 

*Beato Pietro de Haro - Mercedario (8 dicembre)
Ardente di zelo per la salvezza delle anime, il Beato Pietro de Haro, inviato per redenzione in Marocco sotto il generalato di San Pietro de Amer, liberò dal giogo della schiavitù 156 schiavi.
Rientrato in Aragona (Spagna), animò vigorosamente i fedeli ad aiutare l'importante opera di redenzione per le gravissime condizioni, che aveva potuto constatare lui stesso, venivano trattati gli schiavi.
Morì santamente nel convento mercedario di Monteblanco in Aragona.
L'Ordine lo festeggia l'8 dicembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro de Haro, pregate per noi.

 

*Beato Rafael Romàn Donaire - Sacerdote e Martire (8 dicembre)
Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene:
*Beati 115 Martiri spagnoli di Almería Beatificati nel 2017
*Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna - Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole) † Spagna, 1934/39

Alhama de Almería, Spagna, 28 agosto 1891 – Almería, Spagna, 8 dicembre 1936

Rafael Román Donaire nacque ad Alhama de Almería, in provincia e diocesi di Almería, il 28 agosto 1891. Il 11 aprile 1914 fu ordinato sacerdote.
Era cerimoniere della Cattedrale dell’Incarnazione di Almería quando morì in odio alla fede cattolica l’8 dicembre 1936, nella prigione "El Ingenio" di Almería.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Rafael Romàn Donaire, pregate per noi.  


*San Romarico - Abate Venerato a Remiremont (8 dicembre)
VI-VII sec.
Nella festa dell’Immacolata Concezione si ricorda anche il fondatore dell’abbazia benedettina francese di Remiremont, sui Vosgi.
Martirologio Romano: Sui monti Vosgi nell’antica Burgundia in Francia, San Romaríco, abate, che, consigliere del re Teudeberto, si ritirò nel monastero di Luxeuil e costruì poi su un suo fondo un cenobio, di cui fu egli stesso superiore. (Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Romarico, pregate per noi.  


*Santa Sabina e Sorelle - Martiri nelle Fiandre (8 dicembre)
Mercia, Inghilterra, IX secolo - † Cassel (Fiandre), 819
Etimologia:
Sabina = nativa della Sabina
Emblema: Palma
Stranamente le varie sante martiri con il nome di Sabina, tranne una che è di Roma, titolare della bellissima chiesa sull’Aventino, furono tutte straniere, anche se il nome Sabina, molto diffuso nella Roma imperiale, aveva il significato di “abitante della Sabina”, zona storica dell’Italia Centrale, comprendente soprattutto la provincia di Rieti.
La Santa Sabina di cui parliamo è venerata insieme alle due sorelle Elfrida ed Edith, a Caestre (presso Hazebrouck in Fiandra, Belgio); nel paese esiste un antichissimo culto collegato al ricordo del martirio delle tre giovani donne.
La vicenda si svolse nel secolo IX, nel cui inizio Sabina, Elfrida ed Edith, che erano figlie di Genolfo re di Mercia in Inghilterra, si convertirono al cristianesimo, rinunciando ai rispettivi promessi sposi destinati loro dal padre; poi decisero di recarsi in pellegrinaggio a Roma.
Affrontarono la traversata della Manica e sbarcarono nelle Fiandre, accolte a Cassel da una comunità di pie donne; dopo qualche tempo ripresero il viaggio, ma attraversando una vicina foresta, furono assassinate da alcuni sicari pagati dai tre pretendenti rimasti delusi, era l’anno 819.
Sul luogo dell’eccidio fu costruita una chiesetta chiamata Cappella delle tre Vergini, dove si verificarono molti miracoli e vi si recavano numerosi pellegrini. La loro festa celebrativa si teneva l’8 dicembre; ancora oggi nella prima domenica di luglio, si svolge, in loro onore una processione. Nell’XI secolo fu costruito un santuario, dedicato alla Madonna delle Grazie, più volte ristrutturato e il cui campanile fu costruito nel 1889; all’interno vi è la Cappella delle tre Vergini di Caestre. (Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Sabina e Sorelle, pregate per noi.  

 

*San Sofronio di Cipro - Vescovo (8 dicembre)
Emblema: Bastone pastorale
Il suo nome - raro nel Calendario e ancor più raro, oggi, tra i fedeli - era di origine greca, ed era stato portato da almeno un predecessore illustre. Sofronio (cioè, in greco, il " giudizioso ") era stato infatti uno scrittore e studioso nato a Siracusa e vissuto nel VI secolo avanti Cristo.
Egli viene addirittura enumerato tra i sette sapienti del mondo antico, accanto a Talete, a Solone, a Cleòbulo, a Chilone e agli altri.
Nei calendari, il nome del sapiente greco è ripetuto da due Santi cristiani. Uno, un po' più celebre, viene festeggiato l'11 marzo, ed è detto Sofronio il Sofista, cioè il " saggio ", per la sua conoscenza della filosofia greca.
Nato a Damasco, passò vent'anni alla scuola di un eremita, e peregrinò nel deserto egiziano. San Giovanni Elemosiniere, Patriarca d'Alessandria, lo volle al suo fianco nella lotta contro gli eretici orientali, soprattutto contro i Monoteliti.
Più tardi, anch'egli divenne Patriarca, a Gerusalemme. Qui, il Vescovo saggio ebbe il profondo dolore di vedere la città santa dei cristiani cadere in mano ai Mussulmani, nel 638. Per alleviare e assistere i suoi figli, egli era pronto a consegnare la sua vita nelle mani degli infedeli.
Invece mori di lì a pochi anni, ma non Martire.
Anche il Sofronio di oggi visse in ambiente greco, in epoca imprecisata. Sappiamo soltanto che fu Vescovo di Cipro, successore di San Damiano.
Sul suo conto, possiamo soltanto ripetere le parole bellissime a lui dedicate dal Martirologio Romano: " Egli fu, in modo ammirevole, protettore dei piccoli, degli orfani, delle vedove; conforto dei poveri e di tutti gli oppressi". Non è molto: ma è più che sufficiente per garantire la santità dell'antico Vescovo di Cipro, San Sofronio, e giustificare la sua fama, benché limitata. (Fonte: Archivio della Parrocchia)
Giaculatoria - San Sofronio di Cipro, pregate per noi.  

  

*Beato Stefano Maconi - Certosino (8 dicembre)
Siena, 1350 circa - Pavia, 7 agosto 1424
Fu uno dei segretari di Santa Caterina da Siena e, per suo volere, entrò (1381) nella certosa di Pontigliano divenendone priore (1382-89). Sotto l'influenza della mistica si prodigò per riformare l'ordine del quale fu anche priore generale (1389-1410).
Tradusse in latino il Dialogo della divina provvidenza di Santa Caterina (traduzione erroneamente attribuita a Raimondo da Lipsia) e volgarizzò la Leggenda minore di Santa Caterina da Siena, opera di T. Caffarini. È venerato come Beato dall'ordine.
Subito dopo la morte di Santa Caterina da Siena, di cui Maconi era discepolo, egli volle esaudire il desiderio della patrona d’Italia che voleva per lui un futuro tra i monaci certosini. Maconi, convintosi, entrò il 19 maggio 1381 nella certosa di Pontignano, a pochi chilometri da Siena, nel luogo che era già stato meta di visita e ritiro spirituale per Caterina. Il seguace della santa, distintosi per le sue qualità, dopo qualche anno, ricoprì l’incarico di Priore dal 1383 al 1389.
La sua fama e le sue virtù attirarono l’attenzione di Gian Galeazzo Visconti duca di Milano, il quale nel 1389 esortò il trasferimento di Maconi, da Pontignano a Milano, dove divenne nel 1390 Priore della certosa di Garegnano. Gian Galeazzo, scrisse ai governanti della Repubblica senese
nel cui territorio sorgevano Maggiano, Belriguardo e Pontignano dicendo che “Siena aveva più certose di qualunque altra città del Cristianesimo” esse erano floride e ben dirette, pertanto auspicava per Milano la stessa sorte.
I rapporti tra Maconi e Gian Galeazzo furono eccellenti, si strinse difatti tra loro un forte legame, che portò il Priore certosino a diventare il consigliere personale di Caterina Visconti, cugina e seconda moglie di Gian Galeazzo.
Stefano diffuse nel Milanese la devozione alla Madonna delle Grazie, importata dall’Oriente nel 1378 e sostenuta da Papa Urbano VI per impetrare l’aiuto della Vergine nella risoluzione dello scisma della Chiesa occidentale.
Maconi sostenne Caterina, la quale non riuscendo ad avere figli, (una figlia era nata e morta nel giugno 1385), convincendola di fare voto alla Madonna delle Grazie, e di mettere ad ogni eventuale figlio come secondo nome Maria.
La Duchessa, seppur confortata dal certosino, continuava ad avere gravidanze a rischio, e l’8 gennaio 1390, all’approssimarsi di un nuovo parto, su suggerimento di Maconi fece voto di costruire una Certosa presso Pavia se fosse sopravvissuta: “Et giunto l’anno mille trecento novanta a punto, a otto di gennaio, Caterina mogliera di Giovan Galeazzo, Conte di Virtù, votandosi sotto forma di testamento ordinò che in una villa del Pavese, dove spesse volte andava, si dovesse fabbricare un monastero di Certosini con dodici monaci, et in caso di parto morendo, pregò il marito che volesse adempiere tali ordinazioni raccomandandogli la sua famiglia specialmente i fratelli e le sue sorelle.”
Il bambino morì, ma Caterina si salvò e mantenne il voto. Pertanto furono così iniziati i lavori per la costruzione della certosa di Pavia, la cui prima pietra fu posta il 27 agosto 1396, e fu dedicata alla Madonna delle Grazie (Gratiarum Carthusia).
Possiamo quindi affermare, che se Caterina, fu fundatrix et fautrix, il Beato Maconi ne fu l’ispiratore, contribuendo alla realizzazione della meravigliosa certosa pavese ed istituendone la particolare devozione a Maria.
La forte personalità di Maconi gli permise, di diventare Priore Generale (1398-1410) in un periodo particolarmente lacerante per la Chiesa occidentale, egli si impegnò fortemente per eliminare le divisioni derivanti dal Grande Scisma d’Occidente. Dopo aver dato le dimissioni da Priore Generale (1410) egli ritornò alla sua amata Pontignano, e poi giunse a Pavia, ricoprendo l’incarico di Priore.
Morirà il 7 agosto 1424, nella certosa di Pavia, come semplice monaco, poiché egli già da tre anni aveva smesso di ricoprire l’incarico di massima autorità della comunità monastica. È venerato come Beato dall’ordine certosino, che lo commemora l’8 dicembre.
In conclusione, va detto che Santa Caterina aveva intuito con estrema lungimiranza le capacità di quel giovane senese, che le fu discepolo per tanti anni, esortandolo alla vita monastica certosina, e che risultò essere una figura fondamentale per lo sviluppo dell’ordine di San Bruno. (Fonte: www.cartusialover.wordpress.com)
Giaculatoria - Beato Stefano Maconi, pregate per noi.

 

*San Teobaldo di Marly - Abate dei Vaux-de-Cernay (8 dicembre)
+ Vaux-de-Cernay, Francia, 8 dicembre 1247
Teobaldo, figlio dei Signori di Marly, parente di Luigi VII, dapprima abbracciò il mestiere delle armi, distinguendosi nei tornei, pur avendo una spiccata devozione verso la Madre di Dio; poi nel 1226 veste l’abito cistercense nell’abbazia di Vaux-de-Cernay.
Nel 1235 viene eletto abate, incarico che tenne fino alla morte avvenuta l’8 dicembre 1247. Si narra di lui due episodi significativi: la preveggenza dei figli di San Luigi re di Francia e il fatto che aiutava i muratori nei lavori di in gradimento del monastero. Il culto fu riconosciuto da Papa Clemente XI nel 1710. La memoria liturgica è presso l’Ordine Cistercense l’8 luglio.
Martirologio Romano: Presso Vaux-de-Cernay nel pressi di Parigi, San Teobaldo di Marly, abate dell’Ordine Cistercense, che serviva i suoi confratelli svolgendo le mansioni più umili.
Figlio di Bouchard di Montmorency, signore di Marly, e di Matilde di Chateaufort, nipote del re Luigi VII, Teobaldo abbracciò dapprima il mestiere delle armi, distinguendosi nei tornei, cosa che non gli impedì di nutrire una grande devozione alla Madonna.
Nel 1226 prese l'abito cistercense nell'abbazia dei Vaux-de Cernay, appartenente alla congregazione di Savigny, che nel 1147 era passata in blocco all'ordine di Cìteaux, nella filiazione di Clairvaux. Fu formato alla vita religiosa dall'abate Tommaso (1212-1229).
Nel 1230 fu nominato priore da Riccardo, succeduto a Tommaso, e alla sua morte, nel 1235, fu
eletto abate. Egli veniva così ad esercitare un diretto superiorato sull'abbazia di Breuil-Benoit ed anche su quella femminile di Port-Royal, della quale suo padre era stato benefattore. Nel 1237 ebbe pure il governo dell'abbazia delle monache del Trésor, nella diocesi di Rouen.
Nella nuova carica Teobaldo dette esempio di umiltà e di pietà, mantenendo la povertà negli abiti e in tutto il suo tenore di vita. Si racconta che aiutò i muratori trasportando pietre e calcina durante i lavori che fece eseguire per ingrandire una sala del monastero e per costruire una parte dell'edificio destinato ai fratelli conversi.
La fama della sua santità cominciò a diffondersi e pervenne alle orecchie del re San Luigi, il quale dopo cinque anni di matrimonio con Margherita di Provenza era ancora senza figli.
Si recò dunque con la moglie a trovare Teobaldo ai Vaux-de-Cernay e gli chiese di pregare Dio perché concedesse loro la grazia di avere dei figli. Una pia leggenda narra che il santo abate prese, come risposta, un cesto dal quale uscirono undici gigli di candore smagliante, simbolo che si riferiva agli undici figli che dovevano nascere dalla unione dei sovrani.
Il pittore J. M. Vien ha riprodotto questa scena in un quadro eseguito nel 1774, desti­nato alla cappella del Petit Trianon a Versailles, dove si può vedere ancor oggi. Fu cosi che la re­gina Margherita dette alla luce, nel 1240, una bambina che ricevette il nome di Bianca.
Dopo dodici anni di fecondo governo abbaziale, T. mori nella sua abbazia dei Vaux-de-Cernay, l'8 dicembre 1247 e fu sepolto nella sala del capitolo. Sulla sua tomba fu posta una lastra di pietra sulla quale fu inciso un pastorale, con questa iscrizione:
Hic Jacet Theobaldus abbas.
La fama della sua santità portò grandi pelle­grinaggi ai Vaux-de-Cernay, tanto che nel 1261, sotto la direzione dell'abate di Clairvaux, fu fatta la traslazione delle spoglie nella cappella dell'in­fermeria, accessibile a tutti. Una seconda traslazione ebbe luogo nel 1270, in un sepolcro costruito nella navata della chiesa, dove si leggeva questo epitafio:
Mille bicento septimo cum quadrageno caelo clarescit Theobaldus ubi requiescit.
Questa tomba fu profanata nel 1793. Si dice che alcune reliquie conservate nella chiesa di Cer-nay-la-Ville provengano da essa.
La festa di Teobaldo veniva celebrata nell'abbazia dei Vaux-de-Cernay e il suo culto fu riconosciuto dal Papa Clemente XI, il 25 settembre 1710. Nel XVII sec. gli fu dedicato un altare nella chiesa dell'abbazia di Cìteaux.
Teobaldo è onorato nelle diocesi di Parigi e di Ver­sailles. Nell'Ordine Cistercense se ne fa memoria nel Breviario in data 8 luglio. (Autore: Marie-Anselme Dimier – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Teobaldo di Marly, pregate per noi.

*Beati Undici Padri Mercedari (8 dicembre)
I seguenti 11 Beati padri mercedari:
Pietro da Valenza, Berengario da Queralt, Ponzio de Fornellis, Giovanni de Roa, Martino da Burgos, Guglielmo da Curtis, Bernardo de Leogaris, Guglielmo de Podialto, Raimondo Santjust, Giovanni de Scalis e Raimondo de Costabella, furono famosi per la santità della vita.
Confessando la fede nell’unico e vero Dio furono degnamente ricevuti negli eterni tabernacoli.
L’Ordine li festeggia l’8 dicembre.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati 11 Padri Mercedari, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (8 dicembre)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu