Santi dell' 8 Luglio - Istituto Aveta

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Santi dell' 8 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Sant'Adriano III - 109° Papa (8 luglio)

IX secolo - Nonantola, 885
(Papa dal 17/05/884 al 09/885)
Della sua vita si sa poco. Il «Liber Pontificalis» ci dice che era romano e che governò la Chiesa solo per un anno dall'884 all'885.
Mantenne un atteggiamento conciliante con il patriarca di Costantinopoli Fozio e, invitato da Carlo il Grosso - successore di Carlo Magno - alla Dieta di Worms, morì durante il viaggio.
L'imperatore aveva chiamato il pontefice, poiché la sua presenza avrebbe sanzionato l'autorità imperiale dell'erede del Sacro Romano Impero. È sepolto presso il monastero di Nonantola, nel Modenese. (Avvenire)
Etimologia: Adriano = nativo di Adria - Rovigo
Martirologio Romano: A Spina Lamberti in Emilia, transito di Sant’Adriano III, Papa, che cercò con ogni mezzo di riconciliare la Chiesa di Costantinopoli con quella di Roma e morì santamente, colpito durante un viaggio in Francia da una grave malattia.
Molto poco conosciamo invece della vita di Sant' Adriano III. Il Liber Pontificalis ci dice soltanto che era romano, figlio di Benedetto, e che governò la Chiesa per un anno soltanto, dall'884 all'885.
I pochi dati biografici riguardano il racconto della sua morte, della sepoltura e dei miracoli compiuti.
Gli Annales Fuldenses all'anno 885 riferiscono della partenza di Adriano III da Roma, della sua morte e sepoltura nel monastero di Nonantola.
Il viaggio del pontefice era la risposta all'invito del successore di Carlo Magno, Carlo il Grosso, che aveva invitato Adriano III alla dieta di Worms, poichè la presenza del papa avrebbe sanzionato l'autorità imperiale dell'erede del Sacro Romano Impero.
Un interessante particolare della personalità di questo Santo è il suo atteggiamento conciliante col patriarca di Costantinopoli Fozio, al quale comunicò la propria elezione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Adriano III, pregate per noi.


*Sant'Alberto da Genova - Monaco, Eremita (8 luglio)

+ Sestri Ponente, Genova, 8 luglio 1180
Nato verso la fine dell'XI secolo, condusse dapprima vita monastica nell'Ordine benedettino.
Nel 1129 scelse la riforma cistercense, ma, aspirando alla vita solitaria, si ritirò in una grotta del monte Contessa presso Sestri Ponente, dove morì l'8 luglio, probabilmente nell'anno 1180.
Etimologia: Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Genova e la regione ligure hanno donato alla Chiesa non pochi Santi e Beati, anche se purtroppo nessuno di essi ha raggiunto una venerazione a livello universale.
Culto rigorosamente locale è infatti riservato anche al Santo oggi festeggiato, Alberto da Genova, che il calendario diocesano del capoluogo ligure commemora in data odierna, ma che il Martyrologium Romanum ha sempre ignorato.
Alberto nacque verso la fine dell’XI secolo ed intraprese in un primo tempo la vita monastica nell’Ordine benedettino, per poi optare nel 1129 scegliendo la riforma cistercense.
Aspirando però ad una vita solitaria, preferì infine ritirarsi in una grotta del monte Contessa, presso Sestri Ponente, antico borgo a sei miglia ad ovest di Genova, oggi quartiere della città stessa.
Qui morì l’8 luglio, probabilmente nell’anno 1180.  
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alberto da Genova, pregate per noi.


*Sant'Alizio di Cahors - Vescovo (8 luglio)
Inizio V sec.

Sant’Alizio (Alithius, fr. Saint Alithe) è un vescovo di Cahors.
Se l’esistenza di San Fiorenzo, secondo vescovo di Cahors è attestata dalla corrispondenza di san Paolino di Nola verso il 405, da cui si ricava che era stato eletto vescovo di Cahors da poco tempo, la moderna storiografia nomina Sant’Alizio, quarto vescovo della città. Egli governò la diocesi all’inizio del V secolo, e secondo alcuni tra gli anni 407 – 409.
Altri studiosi affermano che abbia partecipato al concilio di Nimes nel 396.
Chi parla di Lui è San Gregorio di Tours (538-594) nella sua "Historia Francorum", dove riporta un passo di san Paolino di Nola che menziona "Alithium Cadurcis" con altri sette vescovi celebri per il loro zelo.
Di Sant’Alizio non sappiamo praticamente nulla.
La sua festa è stata fissata nel 1746, per il giorno 8 luglio. Quella data scelta dai bollandisti, è esser stata confusa con quella di un martire "Alethius" di Nicea che veniva festeggiato nello stesso giorno.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alizio di Cahors, pregate per noi.


*Sant'Ampelio di Milano - Vescovo (8 luglio)

IV secolo
L’8 luglio la Chiesa ambrosiana ricorda Ampelio, dal 672 trentanovesimo vescovo di Milano, che riposa in San Simpliciano, dove fu deposto l’8 febbraio 676, come fa supporre il «Codice di Beroldo», che per primo lo chiama «santo», attribuendogli innumerevoli miracoli.
Essi, pare, accompagnarono la sua tenace opera di evangelizzazione.
A Milano, infatti, erano ancora presenti sostenitori della teologia cosiddetta ariana, la tendenza, che forse sarà sempre presente, a cercare di «umanizzare» tanto il Figlio di Dio da indebolire la «singolarità divina» di Gesù.
In quest’impegno per la verità gli fu d’aiuto Teodota, la moglie del re longobardo Grimoaldo: per fortuna che ci sono le donne!
La predicazione d’Ampelio fu persuasiva anche per lo stile, che sembrava esprimesse il suo stesso nome.
Si diceva, infatti, che come le parole di Ambrogio erano come l’ambrosia, il cibo degli dei, così il parlare di Ampelio richiamava l’ebbrezza del vino, e la sua gioia: «uva», in greco, si dice «ampelius».
Ampelio, dunque, cercò di convincere non con le minacce, ma con la benevolenza, convinto - come diceva già Ambrogio - che «gli uomini possano essere obbligati e stimolati a fare il bene, più con la benevolenza che con la paura e, per farli emendare, l’amore è più efficace del timore».
(Autore: Ennio Apeciti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ampelio di Milano, pregate per noi.  


*Santi Aquila e Priscilla - Sposi e Martiri, Discepoli di San Paolo (8 luglio)
I secolo
Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo - cristiani, molto cari all'apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo.
Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca).
L'apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto.
I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l'eloquente giudeo - alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù.
Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto.
Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche.
Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione. (Avvenire)
Martirologio Romano: Commemorazione dei Santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.
Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo-cristiani, molto cari all'apostolo San Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo.
Aquila, giudeo originario del Pònto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla o Prisca, come è due volte chiamata.
Troviamo i due santi per la prima volta a Corinto, quando Paolo vi arrivò nel suo secondo viaggio apostolico l'anno 51: essi erano venuti da poco nella capitale dell'Acaia provenienti da Roma, loro abituale dimora, in seguito al decreto dell'imperatore Claudio, che ordinava l'espulsione da Roma di tutti i giudei, fossero essi cristiani, o meno.
Aquila e Priscilla erano probabilmente cristiani prima del loro incontro con Paolo a Corinto, come sembra suggerire la familiarità che subito nacque tra di loro, benché il Sinassario Costantinopolitano li dica battezzati da Paolo.
L'apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi e l'utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite.
Esercitando essi il medesimo mestiere di Paolo (fabbricanti di tende), diedero all'apostolo agio di poter lavorare e provvedersi il necessario alla vita senza essere di peso a nessuno.
Quando poco dopo si dice che Paolo, lasciata la sinagoga, "entrò nella casa d'un tale Tizio Giusto, proselita", non è necessario pensare che abbia lasciato la casa di Aquila e Priscilla; l'apostolo, abbandonata la sinagoga per il rifiuto dei giudei a convertirsi, avrebbe scelto come luogo di predicazione e di culto la casa vicina ad essa, quella del proselita Tizio Giusto, mantenendo però come dimora abituale durante l'anno e mezzo che rimase a Corinto la casa di Aquila e Priscilla.
È opportuno notare a questo riguardo che non si dice fungesse da "chiesa domestica" l'abitazione dei due a Corinto, come era invece il caso di quelle che essi avevano a Roma e a Efeso.
Quando San Paolo, terminata la sua missione a Corinto, volle fare ritorno in Siria, ebbe compagni di viaggio Aquila e Priscilla fino ad Efeso, dove essi rimasero.
L'oggetto del loro viaggio potrà essere stato commerciale, ma l'averlo fatto coincidere con quello di Paolo indica, oltre alla loro stima ed amore per lui, che essi non erano estranei alle sue preoccupazioni apostoliche.
Ad Efeso infatti li vediamo premurosi, dopo la partenza dell'apostolo, nell'istruire "nella via del Signore", cioè nella catechesi cristiana, nientemeno che il celebre Apollo, l'eloquente giudeo-alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù.
Aquila e Priscilla, mossi da apostolico zelo, si presero cura di completare la sua istruzione e probabilmente di battezzarlo prima che egli partisse per Corinto.
Ad Efeso offrirono la loro casa a servizio della comunità per le adunanze cultuali (ecclesia domestica) e, secondo la lezione di alcuni codd. greci, seguiti dalla Volgata latina, San Paolo
sarebbe stato loro ospite anche ad Efeso, come già lo era stato a Corinto.
Scrivendo infatti da Efeso (verso il 55) la prima lettera ai Corinti, dice: "Molti saluti nel Signore vi mandano Aquila e Priscilla, con quelli che nella loro casa si adunano, dei quali sono ospite".
Ma l'elogio più caldo di Aquila e Priscilla lo fa l'apostolo scrivendo da Corinto ai Romani nell'anno 58 (intanto i due coniugi per ragione del loro commercio si erano trasferiti a Roma).
Nella lunga serie di venticinque persone salutate nel c. 16 della lettera ai Romani Aquila e Priscilla sono i primi: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvare a me la vita, essi hanno rischiato la testa; a loro non solo io rendo grazie, ma anche tutte le Chiese dei gentili.
Salutate anche la comunità che si aduna in casa loro".
In queste parole si sente l'animo grato dell'apostolo per i suoi insigni benefattori, che con grave loro pericolo gli hanno salvato la vita, in un'occasione non meglio precisata: forse ad Efeso, durante il tumulto degli argentieri capeggiati da Demetrio.
Grande lode è poi per i due santi sposi che tutte le Chiese dei gentili siano loro debitrici d i gratitudine; di tre delle principali - Corinto, Efeso, Roma - si è fatto cenno nei testi sopracitati.
L'ultima menzione di Aquila e Priscilla l'abbiamo nell'ultima lettera di San Paolo che, prigioniero di Cristo per la seconda volta a Roma, scrive al suo discepolo Timoteo, vescovo di Efeso, incaricandolo di salutare Priscilla e Aquila, che di nuovo si erano recati ad Efeso.
Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono le poche notizie bibliche citate.
Alcuni, volendo identificare Priscilla, moglie di Aquila, con la vergine e martire romana s. Prisca. venerata nella chiesa omonima sull'Aventino, e con Priscilla, la titolare delle Catacombe della Via Salaria, e credendo altresì ravvisare nel nome di Aquila qualcuno della gens Acilia collegata con le dette Catacombe, li fanno martiri, anzi, prendendo occasione dal "cervices suas supposuerunt" di Rom. 16,4. determinano il genere di martirio: la decapitazione.
(Autore: Teofilo Garcia de Orbiso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Aquila e Priscilla, pregate per noi.


*Sant'Auspicio di Toul - Vescovo (8 luglio)

Martirologio Romano: A Tulle nella Gallia belgica, ora in Francia, Sant’Auspicio, Vescovo.
Questo Auspicio ritenuto vescovo di Treviri e confessore, anzi celebrato dal lezionario trevirense come martire, in realtà è da identificarsi con Auspicio, quinto vescovo di Toul (470-87 ca.).
La spiegazione di ciò è data dal fatto che nel sec. XI si vollero riportare al I i tre primi vescovi di Treviri ma, per colmare poi le lacune determinate in tal modo nella lista episcopale trevirense, si presero a prestito molti nomi altrove; per esempio a Toul.
Cosicché il culto di Sant'Auspicio inTreviri non risulta molto antico; lo stesso Baronio non risale ad autore più antico del Molano, il noto editore del Martirologio di Usuardo (1533-85).
Auspicio, vescovo di Toul, ci è noto da una lettera di Sidonio Apollinare scritta verso il 474 al conte Arbogaste per esortarlo a guardarsi dall'avarizia e dalla cupidigia e a rispettare il vescovo di Treviri, Giamblico.
In questa lettera Auspicio è ricordato come grande amico del conte, celebre per la scienza, l'eloquenza, la fede, le virtù.
Auspicio morì tra il 487 e il 490 e fu sepolto a San Mansuy, sobborgo di Toul. I suoi resti furono ritrovati nel 1107 e racchiusi in una ricca cassa nel 1401. La sua festa, già celebrata l'8 luglio, fu poi fissata al 26 febbraio.
(Autore: Pietro Bertocchi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Auspicio di Toul, pregate per noi.


*San Disibodo - Eremita (8 luglio)

Irlanda VII sec. – Renania (Germania), VII secolo
Martirologio Romano:
Nella Renania, in Germania, San Disibódo, eremita, che, radunati alcuni compagni, fondò un monastero lungo la riva del fiume Nahe.
É un Santo eremita della Renania (Germania) vissuto nel VII secolo; fu eremita solitario per un certo tempo, poi ebbe una schiera di compagni che crebbero di numero man mano, essi si stabilirono in un luogo di eremitaggio comune, che in seguito prese il nome di Disibodenburg, non lontano da Kreuznach, sulle rive del fiume Nahe, affluente di sinistra del Reno, nell’attuale diocesi di Spira ma che nel Medioevo era arcidiocesi di Magonza.
Lo storico agiografo Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza dall’847 all’856, lo menziona per la prima volta nel suo celebre “Martirologio”.
Verso la metà del secolo X San Disibodo ebbe grande venerazione nell’abbazia benedettina di Sant'Albano fuori Magonza.
Di lui non si hanno notizie certe, perché la sua “Vita” scritta da Sant’ Hildegarda verso il 1170, è interamente leggendaria; esso è considerato irlandese e corepiscopo (i corepiscopi erano quegli ecclesiastici che avevano ricevuto la consacrazione episcopale ma non una diocesi, aiutavano i vescovi titolari nel loro ministero, specie nelle campagne; gli ultimi sopravvissero in Irlanda fino al XIII secolo).
La festa di San Disibodo si celebra l’8 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Disibodo, pregate per noi.


*Sant'Edgaro il Pacifico - Re d'Inghilterra (8 luglio)

943/944 - 8 luglio 975
Ultimogenito di Edmondo il Magnifico, re d'Inghilterra, e di Elfgiva, Edgaro nacque verso il 943.
Allorché Edmondo venne assassinato (26 maggio 946), data la giovane età dei figli, gli successe sul trono il fratello Edred, che prese cura dell'educazione dei nipoti. Alla morte di Edred, il 23 novembre 955, Edwy, fratello di Edgaro, salì al trono.
Nel 957, tuttavia, i nobili di Mercia e di Northumbria, scontenti del governo di Edwy, gli si ribellarono e posero Edgaro sul trono della parte settentrionale del regno. Alla morte di Edwy, nell'ottobre 959, Edgaro divenne sovrano di tutta l'Inghilterra.
Da allora l'intero regno godette di particolare pace e prosperità, per cui il re venne ricordato con l'appellativo di Pacifico.
Uno dei primi atti di Edgaro, nel salire sul trono di Mercia e di Northumbria nel 957, fu quello di richiamare San Dunstano, abate di Glastonbury, dall'esilio in cui era stato relegato da Edwy, che mal sopportava i rimproveri del Santo per le sue crudeltà e sregolatezze, e lo creò immediatamente primo vescovo di Worcester trasferendolo poi nel 959 alla sede di Londra ed infine, nell'anno seguente, alla sede primaziale di Canterbury. Edgaro mantenne sempre stretti rapporti con San Dunstano, scegliendolo a suo principale consigliere particolarmente per la politica ecclesiastica.
A tale intimità di rapporti va probabilmente collegato il sorgere della leggenda secondo cui, alla nascita di Edgaro, s. Dunstano avrebbe udito voci angeliche annunziare la pace dell'Inghilterra. Per la sua politica ecclesiastica E., oltre a San Dunstano, ebbe a consiglieri s. Etelvoldo, abate di Abingdon e dal 963 vescovo di Winchester, e Sant' Oswald, vescovo di Worcester nel 961 e dal 972 arcivescovo di York. Questi tre santi prelati furono i promotori della riforma monastica in Inghilterra, che E. appoggiò con tutti i mezzi e talora anche con l'uso della forza, particolarmente per superare le opposizioni del clero secolare, che in varie fondazioni venne sostituito da monaci. Verso il 970 ca., a Winchester, si tenne un sinodo, nel quale fu redatto un codice di norme monastiche ad uso di tutto il regno e che è conosciuto col nome di Regularis Concordia. I sovrani furono dichiarati patroni ex officio di tutto l'istituto mona stico e per essi si prescrissero preghiere in tutti i monasteri. In tale occasione, Edgaro indirizzò all'assemblea dei vescovi una sua perorazione. Numerosi monasteri furono quindi restaurati e convenientemente dotati.
Le norme ecclesiastiche conosciute sotto il nome di Canoni di Edgaro sono in realtà opera di Wulfstano, arcivescovo di York dal 1002 al 1023. Di Edgaro restano tuttavia quattro codici molto brevi, dei quali il II ed il IV riguardano materie ecclesiastiche. Il II dà norme circa la salvaguardia dei diritti delle chiese, particolarmente in materia di decime, circa il denaro di S. Pietro, l'osservanza della festività domenicale, l'osservanza dei digiuni, il pagamento degli obblighi per i defunti e, infine, circa il mantenimento del diritto di asilo alle chiese che ne beneficiavano. Nel IV, che fu redatto in occasione di una pestilenza nel 962-63, Edgaro, riconoscendo in tale flagello un castigo celeste, invitava i suoi sudditi a riparare a tutti i torti dei quali si fossero resi colpevoli, e in particolare a pagare le dovute decime alle chiese.
Gli ufficiali regi avrebbero vigilato su tali pagamenti. Si invitavano infine gli ecclesiastici, che avrebbero beneficiato di tali decime, a condurre una vita pura e sottomessa ai propri vescovi. Negli altri due codici, oltre ad alcune norme di carattere amministrativo, viene solennemente riaffermata la volontà di tutelare i diritti di ciascuno, indipendentemente dal censo, e inoltre viene riconosciuto ai Danesi, particolarmente numerosi nella parte occidentale del regno, il diritto ad una forma di autogoverno.
Quest'ultima norma si inquadra nella politica generale di decentramento seguita da Edgaro verso le varie parti del regno. Tale atteggiamento nei confronti dei Danesi, come pure le
relazioni sia politiche sia commerciali mantenute da E. con i paesi esteri, formano oggetto di critica da parte di alcuni scrittori.
Seguendo 1'usanza già introdotta dal suo predecessore Athelstan, Edgaro nei suoi documenti si definisce Albionis Imperator Augustus o con altre espressioni similari indicanti il carattere imperiale della sua sovranità. Ebbe grande fama a nche fuori d'Inghilterra e strinse alleanze con Ottone il Grande e poi con Ottone II.
Ebbe pure una grande flotta, con la quale ogni anno compiva una crociera attorno al regno: lo storico Florenzio di Worcester esagera, tuttavia, facendo salire a 3600 il numero dei suoi vascelli.
In generale, nell'esercizio del potere, Edgaro mantenne un tono particolarmente brillante, favorito dalla pace che riuscì a mantenere continuamente, ad eccezione di alcune locali e brevi spedizioni militari, per tutta la durata del suo regno. Edgaro sposò Etelfleda, figlia di Ordmaer, conte dell'Anglia Orientale, dalla quale ebbe un figlio, s. Edoardo (v.), che gli successe sul trono e che fu assassinato nel 979.
Nel 964-65 Edgaro sposò quindi la vedova di Etelvoldo, Elfrida, figlia di Ordgar, conte del Devonshire, e da questa ebbe Edmondo (m. 971) ed Ethelredo che nel 979 successe a s. Edoardo. Inoltre, ebbe una figlia, s. Edith (o Eadgith, v.), da Wulfthryth; nonostante alcuni affermino, non si sa con quale fondamento, che si sia trattato di un vero matrimonio, sembra quasi certo che sia stata una relazione irregolare. Wulfthryth si trovava nel monastero di Wilton, al tempo della sua relazione con Edgaro; alcuni scrittori, però, tra i quali Guglielmo di Malmesbury, sostengono che Wulfthryth si trovava nel monastero, ma non come monaca e quindi senza voti. Edith venne educata nel monastero di Wilton, dove prese poi il velo e morì santamente nel 984. Anche Wulfthryth abbracciò la vita monastica e fu, in seguito, badessa dello stesso monastero.
Non si sa per quali ragioni la incoronazione di Edgaro venne rimandata fino alla Pentecoste del 973: la leggenda afferma che per la colpa suddetta s. Dunstano avrebbe imposto ad Edgaro di rimanere per sette anni senza corona. La solenne cerimonia ebbe luogo a Bath e fu officiata da San Dunstano e da Sant’ Oswald, arcivescovo di York. Seguì una grande festa a Chester ed in tale occasione sei (per altre fonti otto) re, tra i quali quelli di Scozia, del Cumberland e vari principi del Galles fecero atto di sottomissione ad Edgaro La leggenda aggiunge che essi si posero ai remi del battello reale, mentre Edgaro stava al timone, per andare dalla reggia alla chiesa di S. Giovanni Battista. Morì l'8 luglio 975 e venne sepolto nell'abbazia di Glastonbury con grande solennita.
Nel 1052 si procedette ad una traslazione dei resti di Edgaro, che furono collocati in onore in un'urna sull'altare della chiesa assieme alle reliquie di s. Apollinare e di San Vincenzo martire. Guglielmo di Malmesbury narra che in tale occasione, allorché si scavò il tumulo, il corpo di Edgaro fu trovato incorrotto. Siccome l'urna predisposta era troppo piccola, per poter essere sistemato, il corpo fu tagliato e da esso sgorgò sangue vivo; ma colui che aveva osato sezionarlo morì all'uscita della chiesa.
Edgaro fu ben presto onorato con culto pubblico a Glastonbury, ove numerosi miracoli vennnero attribuiti alla sua intercessione. La sua memoria viene celebrata all'8 luglio; la prima edizione del Martirologio Anglicano ed altri autori, tra cui il Ferrari (Cat. gennaio, p. 215) lo ricordano al 24 maggio Nel British Museum è conservata una elegante copia di un documento di Edgaro del 966 a favore dell'abbazia di New Minster a Winchester; esso è in forma di codice, è scritto in oro in "minuscola carolina" e mostra nel frontespizio Edgaro col Cristo in maestà, la Vergine e San Pietro.
(Autore: Gian Michele Fusconi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Edgaro il Pacifico, pregate per noi.

 

*Beato Eugenio III - 163° Papa (8 luglio)

XII secolo - m. 1153
(Papa dal 18/02/1145 al 08/07/1153)
Entrò nell'ordine cistercense e, eletto Papa, si prefisse di restaurare l'autorità pontificia minacciata da Arnaldo da Brescia, di difendere la Chiesa contro la minaccia dei Turchi, di riformare la Chiesa e la curia romana.
Egli stesso diede esempio di una spiritualità in cui l'austerità della vita monastica si conciliava con la carica di pontefice.
Etimologia: Eugenio = ben nato, di nobile stirpe, dal greco
Martirologio Romano: A Tivoli nel Lazio, transito del beato Eugenio III, papa, che fu diletto discepolo di san Bernardo; dopo aver retto da abate il monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Acque Salvie, eletto alla sede di Roma, si adoperò con impegno per difendere il papato.
San Bernardo così scriveva ai cardinali dopo l'elezione Eugenio III, monaco del suo Ordine: "La sua tenera verecondia è avvezza più al ritiro alla quiete che alla trattazione delle cose esteriori ed è da temere che non sappia compiere gli uffici del suo apostolato con la necessaria autorità".
Il timore che il mite pontefice (Pier Bernardo, nato da nobile famiglia a Montemagno, presso Pisa, e entrato nell'ordine cistercense dopo l'incontro con San Bernardo nel 1138) non fosse all'altezza della situazione era condivisa da molti.
Ma il Signore - scrive il Card. Bosone, suo contemporaneo e biografo - gli concesse tale scienza e facondia, tale liberalità e forza nell'amministrazione della giustizia che superò in attività e fama molti suoi antecessori.
Eugenio III resse la Chiesa otto anni e cinque mesi (1145 1153) in un periodo assai difficile.
Dopo l'elezione dovette fuggire nottetempo da Roma per farsi incoronare, il 18 febbraio nel monastero di Farfa, sottraendosi così alle intimidazioni del popolo che, sobillato da agitatori come Arnaldo da Brescia, reclamava per Roma le libere istituzioni comunali con elezione diretta dei senatori.
Invitato da San Bernardo, si prese a cuore la riforma della Chiesa e della curia romana; si adoperò per la difesa della cristianità contro la minaccia dei Turchi, promuovendo una crociata; presiedette a quattro concili (Parigi, Treviri, Reims e Cremona), promosse gli studi ecclesiastici, difese l'ortodossia, ed egli stesso seppe conciliare l'austerità della vita monastica con le esigenze della dignità papale.
Alla sua morte, avvenuta a Tivoli l'8 luglio 1153, il card. Ugo, vescovo di Ostia, così scriveva: "Immacolato emigrò dalla carne sua a Cristo".
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Eugenio III, pregate per noi.


*San Giovanni Wu Wenyin - Martire (8 luglio)

Martirologio Romano: Nella città di Yongnian nella provincia dello Hebei in Cina, San Giovanni Wu Wenyin, martire, che, catechista, nella persecuzione scatenata dai seguaci della setta dei Boxer, fu condannato a morte per essersi rifiutato di passare dalla dottrina cristiana al paganesimo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Wu Wenyin, pregate per noi.


*Beato Giulio - Monaco di Montevergine (8 luglio)

Sec. XVI
È da secoli chiamato così, semplicemente “Beato Giulio” e fra i tanti servi di Dio e venerabili che aspettano la glorificazione in terra, come quella che già godono in cielo, è uno dei più conosciuti e venerati.
Infatti non vi è pellegrino, fra i milioni che si sono recati nei secoli, a rendere la loro devozione alla Madonna di Montevergine, nella chiesa della celebre abbazia benedettina fondata da San Guglielmo da Vercelli, nel XII secolo sui Monti dell’Irpinia, che dopo la visita alla Madonna non sia passato a rendere, un sia pur breve omaggio a questo umile suo figlio, che riposa nella stessa chiesa.
Giulio nacque nel XVI secolo a Nardò (Lecce) da nobile famiglia, la quale secondo le consuetudini del casato, lo fece educare nelle lettere e nelle scienze con l’aggiunta della musica, a cui il giovanetto era particolarmente inclinato.
Divenuto giovane, si raccolse nella preghiera e nella meditazione, per decidere la scelta della
sua vita; illuminato dallo Spirito Santo, distribuì i suoi beni ai poveri, lasciò la casa paterna e la sua città e vestito con il saio del pellegrino, si avviò verso la Campania, per trovare un posto adatto per il suo desiderio di solitudine.
Dopo un certo tempo, lo trovò in una piccola valle con molti faggi detta “Chiaia” nel massiccio del Partenio in Irpinia e insieme ad un altro eremita di nome Giovanni, prese a condurre una vita di mortificazione, nella contemplazione delle cose celesti, dediti alla preghiera.
La loro presenza e santità di vita, attirò molte persone, compreso i nobili Carafa, feudatari del luogo, i quali ammirati, fecero costruire per i due eremiti un eremo e una chiesa dedicata alla Vergine Incoronata; ancora oggi quel luogo dove sorgeva la chiesetta di cui sono rimasti pochi ruderi, si chiama “L’Incoronata”.
A lavori ultimati Giulio e Giovanni si adoperarono affinché l’eremo e il nascente Santuario, fossero affidati ad un Ordine religioso e il Papa Gregorio XIII (1502-1585), vi mandò i Benedettini Camaldolesi.
Ma ormai il “Beato” Giulio era diventato troppo noto e in più si prospettava la possibilità che diventasse Superiore; allora per ritornare nel nascondimento e sconosciuto a tutti, lasciò l’eremo e andò a bussare all’abbazia di Montevergine, non tanto lontana, accolto con gioia dai monaci.
Qui visse all’ombra della Madonna, prodigandosi con zelo instancabile per il decoro del Santuario e per il culto della Madre Celeste, soprattutto come organista. Compito che tenne per 24 anni, con maestria ed arte, al punto che molti fedeli accorrevano anche da Napoli, per sentirlo suonare durante le funzioni liturgiche.
Per umiltà non volle essere ordinato sacerdote, non reputandosi degno e per umiltà, prima di morire, chiese ai suoi Superiori di essere seppellito sotto il pavimento della Cappella della Madonna, così da poter essere calpestato da ogni pellegrino, come il più grande peccatore.
Il suo desiderio fu esaudito quando morì l’8 luglio 1601; la sua grande umiltà, fu esaltata dal Signore con un grande prodigio, infatti 20 anni dopo, nel 1621 quando si volle rifare il pavimento della Cappella, il suo corpo fu trovato intatto, con la pelle fresca e gli arti ancora mobili; e dopo tre secoli e mezzo, le sue spoglie mortali sono rimaste quasi allo stato del 1621 e sono visibili in un urna esposta alla devozione dei fedeli.
La devozione popolare l’ha chiamato sempre ‘Beato’ anticipando la conferma ufficiale della Chiesa, che si spera avvenga al più presto; anche se da secoli ormai è considerato potente intercessore presso il trono di Maria e quindi per tutti è già il “Beato Giulio”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giulio, pregate per noi.


*Santa Gliceria - Martire ad Eraclea (8 luglio)

Martirologio Romano: A Marmara Ereğlisi in Tracia nellodierna Turchia, santa Gliceria, martire.
Il Delehaye, nel suo studio sui Santi della Tracia e della Mesia, si è specialmente soffermato
sulla figura di Gliceria il cui culto è particolarmente attestato. Ne fanno inoltre menzione diversi racconti agiografici.
Nel 591 gli imperatori Maurizio ed Eraclio visitano il tempio di Gliceria ad Eraclea. Una tradizione locale, inoltre, pretende che nel secolo VIII le reliquie della Santa fossero state trasportate a Lemnos, tuttavia un reliquiario nella chiesa di San Giorgio ad Eraclea ne avrebbe conservato la testa.
Ma, se il culto reso a Gliceria è certo, assai meno sicura è la sua vita. Secondo quanto afferma la Vita greca, il primo anno dell’imperatore Antonino e sotto il prefetto Sabino, a Traianopoli, Gliceria, il cui padre fu tre volte console e buon cristiano, si dedica a confermare i fedeli nella loro fede. In occasione di una festa pagana ella entra nel tempio degli idoli e li abbatte con vai solo segno di croce.
È condannata alla lapidazione ma il supplizio resta senza effetto; imprigionata, sottoposta a diversi tormenti, è di continuo protetta da un angelo.
Dovendo il prefetto trasferirsi da Traianopoli ad Eraclea, obbliga Gliceria ad accompagnarlo. Avvertiti non si sa come del fatto, il vescovo Dionigi e i fedeli le vanno incontro e la ricevono con solennità. Ma una tale accoglienza è ben presto seguita da un nuovo giudizio che condanna
Gliceria al rogo.
Tempo perduto perché il fuoco si spegne grazie ad un'ondata miracolosa.
Gliceria è messa nuovamente in prigione e sottoposta ad un'altra serie di tormenti, ma è sempre assistita da un angelo; provoca inoltre la conversione del suo carnefice che morirà decapitato.
Condannata alle belve, una leonessa si precipita su di lei, ma per lambirla dolcemente. Finalmente, in seguito alle preghiere di Gliceria che chiede non le sia rifiutato il martirio, una seconda leonessa con un leggero colpo di denti le dà la morte.
Il giudice non sopravvive al martirio e muore in tristi condizioni, mentre il vescovo Dionigi, dopo avere ottenuto il corpo di Gliceria, lo seppellisce in prossimità della città.
Da questo breve riassunto appare chiaramente che questa Vita altro non è che un tessuto di luoghi comuni riscontrabili spesso negli Acta Martyrum. Occorreva intensificare il culto di Gliceria ad Eraclea e pertanto un agiografo di professione, servendosi di scarsi dati storici, compose una passio che voleva degna della sua eroina.
I sinassari bizantini commemorano Gliceria al 13 maggio, data alla quale era menzionata anche dal Martirologio Romano. Da parte sua il Geronimiano la commemora all’8 luglio.

(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Gliceria, pregate per noi.


*Sant'Illuminato da Rieti - Eremita in Umbria (8 luglio)

Il Ferrari riferisce di aver consultato gli Atti del Santo, oggi perduti.
Si tratterebbe di un eremita che condusse una vita estremamente penitente sui monti umbri nelle vicinanze di Città di Castello.
Sul luogo di residenza fu poi costruita una cappella andata successivamente in rovina.
Sono, queste del Ferrari, notizie molto generiche e molto incerte, giacché prima di lui nessuna testimonianza si possiede su questo eremita.
È vero che l'eremitismo ebbe nei secc. X-XI un grande sviluppo, specialmente sui monti umbri, come è vero che molti di questi anacoreti godettero fama di santità presso la popolazione locale, che li venerò come santi dopo la morte. Ma oltre questi fatti generici nessuna documentazione antica esiste per ammettere un Santo di nome Illuminato.
In Umbria fu molto venerata una Santa di nome Illuminata; può darsi che il nome femminile si sia mutato, col passare dei secoli, in maschile. Questa però è una semplice ipotesi.
Il nome Illuminato deriva dal latino Illuminatus e significa “dotto, istruito”.
Il frate Illuminato da Rieti era un compagno di San Francesco, fece parte del primo gruppo di giovani che si strinse attorno a Francesco d’Assisi, formando il primo nucleo dell’Ordine francescano. Secondo San Bonaventura (il “biografo” di San Francesco), il Poverello d’Assisi recatosi in Terra Santa divise l’esperienza della visita al sultano di quelle terre proprio con frate Illuminato. Successivamente a questo monaco (che in seguito divenne anche Vescovo di Assisi) fu attribuita una breve testimonianza relativa a quella esperienza.
Sempre secondo San Bonaventura i soldati musulmani maltrattarono i 2 frati, mentre il sultano li ascoltò benevolmente; in quella occasione inoltre Francesco offrì ai sapienti del sultano di affrontare con lui l’ordalia del fuoco per provare quale delle due fedi fosse la migliore.
Secondo la leggenda nel 1220 San Francesco ed Illuminato da Rieti tornando dai paesi islamici si trovarono nel mezzo di una tempesta ed approdarono miracolosamente nell’isola di San Francesco del Deserto (presso Venezia), dove i due vissero per un certo periodo abitando in una capanna.
Su quest’isola attualmente c’è un convento di francescani. Ad Assisi il Monte Frumentario era in origine l’antico ospedale della comunità, uno dei primi ospedali pubblici eretti in Italia.
Venne costruito nel 1267 dai consoli della Mercanzia e dai rettori delle Arti, ottenuta la licenza del Ministro Provinciale dei Francescani fra’ Illuminato da Rieti, in deroga ad una bolla di Clemente IV che vietava di costruire chiese ad una distanza inferiore di 300 canne dalla Basilica.
Ne seguì una causa con i frati del Sacro Convento, e nel 1270 venne proibito ogni rito religioso nell’oratorio annesso.
Illuminato da Rieti è citato anche nella Divina Commedia (Paradiso XII,130) Così Dante lo menziona nel XII canto del Paradiso: “Illuminato e Augustin son quici, che fuor de’ primi scalzi poverelli che nel capestro a Dio si fecero amici”.
In pratica nel canto dodicesimo della Divina Commedia appare una seconda corona di spiriti luminosi. Uno di questi, San Bonaventura, tesse le lodi di San Domenico e biasima la degenerazione degli appartenenti all’Ordine dei francescani, del quale fa parte.
Conclude il suo intervento presentando i propri compagni.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Illuminato da Riet, pregate per noi.


*San Kilian (Chiliano) - Vescovo e Martire (8 luglio)

Irlanda, 644 ca. - Würzburg, 8 luglio 689
L'irlandese Kilian (il nome ha molte varianti: Chiliano, Kilien, Quillian, Cilian e Kuhln) era un "vescovo itinerante" del VII secolo, che aveva avuto a Roma l'incarico di evangelizzare la Franconia, una regione della Germania.
Ne convertì il Duca, Gosberto, obbligandolo a separarsi dalla vedova del fratello.
La donna, per vendicarsi di aver perduto l'alto stato sociale cui era ascesa, fece uccidere Kilian insieme al sacerdote Colman, al diacono Totnano e a due laici, Gallone e Arnuvale.
Sepolto in una stalla, il corpo del Santo venne ritrovato prodigiosamente e in seguito esumato l'8 luglio del 752, alla presenza di un altro vescovo irlandese, il celebre evangelizzatore della Germania, San Bonifacio, e del primo vescovo di Würzburg, San Burcardo.
Nel 788 i resti furono traslati nella cattedrale della cittadina tedesca in una solenne cerimonia cui partecipò l'imperatore Carlo Magno.
Dal secolo XV Kilian è patrono della diocesi di Würzburg; lo è anche della Franconia e dei tintori. Al 1926 risale l'istituzione di una recitazione popolare sulla sua figura che si svolge all'aperto nell'ottava della festa. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale, spada
Martirologio Romano: A Würzburg nell’Austrasia, in Germania, San Chiliano, vescovo e martire, che, originario dell’Irlanda, giunse in questa terra a predicare il Vangelo e per aver serbato con cura gli usi cristiani fu trucidato, consumando così il suo martirio.
É un antico Santo vescovo, venerato soprattutto nella città di Würzburg e in altre città della Germania, Austria e Irlanda.
Il martirio è narrato in due ‘passiones’ in parte favolose del sec. IX e in alcuni Atti; insieme a San
Kilian sono associati nella vita e nel martirio il presbitero Colman, il diacono Totnano e altri due Gallone e Arnuvale.
Tutti vissero nel secolo VII e sono ricordati in calendari ed annali del secolo VIII, essi furono chiamati con molte varianti, in particolare Kilian (Chiliano, Kilien, Quillian, Cilian, Kulhn).
San Kilian nacque in Irlanda verso il 644 e secondo un racconto leggendario sarebbe diventato un monaco nella sua patria; poi si recò con alcuni compagni (sopra nominati) in Francia e da lì a Roma, dove avrebbe ricevuto la consacrazione episcopale e l’incarico di evangelizzare la Franconia (regione della Germania a Est del Reno, che nel sec. VII diventò un ducato).
Ma un altro racconto ritenuto più veritiero, dice che sarebbe divenuto vescovo in Irlanda e dopo una breve permanenza a Roma nel 685, avrebbe ricevuto l’incarico di evangelizzare la Franconia, da parte di Papa Giovanni V (685-686).
Non ebbe una sede fissa e perciò venne chiamato “vescovo apostolico”; in tale funzione convertì il duca di Franconia Gosberto, obbligandolo a separarsi dalla vedova del fratello, Geilana, che aveva sposato; ma la vendetta della donna, che si era vista togliere il titolo di duchessa, più che l’amore del cognato, lo raggiunse; infatti approfittando dell’assenza del duca, lo fece assassinare insieme ai suoi collaboratori Colman, Totnano, Gallone e Arnuvale, l’8 luglio 689, presso la città di Würzburg la capitale.
Kilian fu sepolto di nascosto in una stalla, successivamente un prodigio fece rivelare il luogo e quindi si poterono inumare i suoi resti in un posto più dignitoso; resti che furono poi esumati nel 752, presente San Bonifacio (680-755) apostolo evangelizzatore della Germania e San Burcardo († 754) primo vescovo di Würzburg.
Nel 788 furono traslati solennemente nella cattedrale della città, alla presenza dell’imperatore Carlo Magno (742-814).
Il culto verso il Santo vescovo itinerante Kilian, aumentò al punto che dal secolo XV divenne il patrono di Würzburg.
Nella stessa città, dal 1926 viene rappresentato un “mistero” all’aperto (recitazione popolare in costume d’epoca, nell’ottava della sua festa, che si celebra l’8 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Kilian, pregate per noi.


*Santa Landrada - Badessa di Bilsen (8 luglio)

Martirologio Romano: A Bilsen in Brabante, nel territorio dell’odierno Belgio, Santa Landráda, badessa.
Le fonti che la riguardano sono: un racconto della elevazione e della traslazione del corpo, redatto da Erigero, il quale si basa sul rapporto degli abitanti di Winter-shoven ed è quindi piuttosto sospetto; un racconto dei miracoli, dello stesso autore e dello stesso valore (ed. Acta SS. lulii, II, Venezia 1747, pp. 628-29); una Vita dovuta a Teodorico di St-Trond (m. 1117) anch'essa poco attendibile; una menzione in quattro litanie di cui una dell'inizio del sec. XI di St-Pierre-au-Mont-Blandin di Gand, una della fine del sec. XII, di San Bavone di Gand, una della prima metà del sec. XII contenuta in un Salterio conservato nella cura di Orbais e una quarta, della prima metà del sec. XIII, contenuta nel ms. 1553 di Troyes.
Non si posseggono, insomma, che pochi elementi validi su L. Prima badessa di Bilsen, figlia spirituale di San Lamberto, sarebbe morta verso la fine del sec. VII.
La sua festa si celebra l'8 luglio e la traslazione l'8 marzo.
(Autore: Albert D'Haenens – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Landrada, pregate per noi.


*San Lorenzo Illuminatore di Farfa - Abate (8 luglio)

Sec. V
Il più antico documento che parla di questo abate è un Privilegio concesso da Papa Giovanni VII nel 705 al ricostruttore del monastero di Farfa, Tommaso.
All’inizio della Bolla, il Papa afferma che il venerabile monastero di Santa Maria fu fondato da “Laurentius quondam episcopus venerandae memoriae de peregrinis veniens in feudo, qui dicitur Acutianus, territorii Sabinensis” (Bull. romanum, ed. Taurin, I, p.213).
Evidentemente all’inizio del sec.VIII, stando al testo, non erano molte le notizie che si avevano su questo vescovo monaco: proveniva dall’Oriente, ma non è precisata l’epoca e non è determinata la regione de peregrinis.
Cronache posteriori, come il Libellus constructionis Farfensis di un anonimo del sec. XI (in Fonti per la Storia d’Italia, a cura di U.Balzani, XXXIII, pp.1 sgg.) ed il Chronicon farfense di Gregorio da Catino, del sec. XI (ibid., XXXIX, pp.1 sgg.), aggiungono altri particolari. L. forse
originario della Siria abbandonò la propria patria con la sorella Susanna ed i discepoli Giovanni ed Isacco; venne a Roma e poi in Sabina ove fu nominato vescovo.
In seguito, deposta la carica, fondò un monastero in un luogo dedicato precedentemente alla dea Vacuna; ciò si sarebbe verificato nel sec. V o VI. Analoghi particolari si trovano in s. Pier Damiani (PL, CXLV, coll. 425, 445).
Come si può constatare, queste ultime notizie sono identiche a quelle riferite per s. Lorenzo, vescovo di Spoleto, per cui secondo il Lanzoni, è lecito argomentare che la leggenda dei Dodici Fratelli siri del sec. VIII (BHL, I, p.246, n.1620; Suppl., p.226, n. 5791m), fra cui è annoverato un Lorenzo, ha influenzato la storia dell’omonimo fondatore di Farfa.
Di due personaggi se ne sarebbe fatto uno solo mettendo assieme le notizie riguardanti il vescovo di Spoleto e l’abate di Farfa.
La scarsezza delle notizie può aver determinato i cronisti medievali a questa identificazione e confusione. Stando al Lanzoni si devono pertanto distinguere due Lorenzo: uno vescovo di Spoleto, l’altro abate di Farfa, vissuti in epoche molto diverse.
Di un culto assai antico si ha menzione nel Martirologio di Farfa (cf. I. Schuster, in Revue Bénédictine, XXVII [1910], p. 86, nota 3): culto che ebbe un Ufficio proprio fino al 1636.
Benedetto XIV lo estese alle diocesi della Sabina (cf. De servorum Dei beatificatione, IV, p. II, cap. VI, n. 2).
La sua festa si celebra l’8 luglio.
(Autore: Gian Domenico Gordini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Lorenzo Illuminatore di Farfa, pregate per noi.


*Beato Mancio Araki – Martire (8 luglio)
Martirologio Romano: A Shimabara in Giappone, Beato Mancio Araki, martire, che per avere accolto in casa il sacerdote Beato Francesco Pacheco fu gettato in carcere, dove morì consunto dalla tisi.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Mancio Araki, pregate per noi.


*Santi Monaci Abramiti - Martiri (8 luglio)

sec. IX
Martirologio Romano:
A Costantinopoli, passione dei Santi monaci Abramiti, che per il culto delle sacre immagini subirono il martirio sotto l’imperatore Teofilo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Monaci Abramiti, pregate per noi.


*San Palmerio - Martire (8 luglio)

Oristano? – Villanova Monteleone, Sassari, 303 ca.
Emblema:
Palma
Come in tutti i territori appartenenti allo sterminato impero romano, anche in Sardegna vennero attuate le persecuzioni contro i cristiani, e fra quanti furono vittime degli editti dei vari imperatori, troviamo anche san Palmerio.
Egli sardo di nascita, forse della provincia attuale di Oristano, era di stirpe nobile e un militare della
guarnigione; al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-313) Palmerio si convertì al cristianesimo, diventando un neofita e propagatore della fede.
Scoperto venne esiliato nel nord della Sardegna, verso l’odierna Villanova Monteleone (Sassari), vicino alla sede del giudice di Torres; qui dopo aver ricevuto il Battesimo, si mise a condurre una vita eremitica; infine venne accusato davanti ad un tribunale romano e dopo essere stato flagellato, fu ucciso verso il 303.
Detto questo, il nome Palmerio martire e la relativa venerazione come santo, appare per la prima volta intorno al 1140 in una raccolta di “conti” denominata “Condaghe” di Bonàrcado (Oristano), essa va dal 1120 al 1263 ca. e ricorda il paese sardo di “Gilarci”, l’attuale Ghilarza (Oristano) e la fattoria giudicale dedicata a “Santa Paramini”, nome popolare con cui Palmerio è ricordato nel 1164 e 1263.
Qui si racconta che l’antica cappella padronale, eretta per l’assistenza spirituale dei servi della gleba, fu sostituita tra il 1200 e il 1225 da una chiesa romanica, con una nicchia nel fianco meridionale. Poi il 30 maggio 1390 il vescovo Giovanni Loro consacrò l’altare di una chiesa di Ghilarza dedicata a San Giorgio, con l’invocazione dello Spirito Santo, di San Giorgio e di San Palmerio.
Questa invocazione iscritta in pergamena, fu effettivamente ritrovata nell’altare il 29 dicembre 1887 e tuttora si conserva.
Intanto l’8 luglio 1750 durante dei lavori si scoprì la tomba di San Palmerio all’interno della chiesa e questo diede spunto alla prima redazione delle lodi sacre dialettali (Gosos), in cui è descritto ciò che fu trovato nella tomba: uno scheletro, una fiala con sangue raggrumato, un panno intriso di sangue, una palma d’argento ed una pietra con inciso questa scritta “Palmerius in pace” e poi il racconto della vita, sopra riportata. S. Palmerio è il Santo patrono di Ghilarza che lo festeggia l’8 luglio, come pure il vicino paese di Bortigali (Nuoro) gli ha dedicato la chiesa parrocchiale da tempo remoto.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Palmerio, pregate per noi.


*San Pancrazio di Taormina - Vescovo e Martire (8 luglio)

I secolo d.C.
Nacque ad Antiochia, in Cilicia. Narra un'antica tradizione che Pancrazio era appena adolescente quando suo padre infiammato dal desiderio di vedere Gesù, decise di recarsi a Gerusalemme, portando con sé il figlio.
Pancrazio ebbe così la straordinaria occasione di vederlo con i suoi occhi.
Fatto ritorno ad Antiochia, ebbe poi modo di udire la predicazione di San Pietro, dal quale venne battezzato, avviato al sacerdozio ed infine consacrato vescovo. Nell'anno 40 d.C. Pancrazio fu inviato da San Pietro in Sicilia quale primo vescovo di Taormina.
Nella città sicula riuscì a convertire parecchi pagani, tra i quali lo stesso prefetto. I suoi nemici lo invitarono a un banchetto e tentarono di costringerlo a baciare un idolo di legno, oggetto che il vescovo con un segno di croce ridusse in frantumi.
Ciò gli costò dunque la vita. Nel XV secolo i taorminesi introdussero il suo culto anche a Canicattì, che ancora oggi lo venera quale patrono. (Avvenire)
Patronato: Taormina, Canicattì
Etimologia: Pancrazio = lottatore, dal tipo di sport greco
Martirologio Romano: A Taormina in Sicilia, San Pancrazio, vescovo e martire, ritenuto primo vescovo di questa Chiesa.
Occorre innanzitutto specificare che il San Pancrazio oggi festeggiato non è assolutamente da confondere con l’omonimo fanciullo del 12 maggio. L’unico fattore che ad onore del vero li accomuna,
oltre al martirio, è la forte carenza di notizie certe, storicamente attendibili, sulla loro esistenza.
Il Santo odierno nacque ad Antiochia, in Cilicia, regione in cui risuonava forte dalla Palestina l’eco dei fatti prodigiosi narrati circa la vita di Gesù Cristo. Narra un’antica tradizione che San Pancrazio era appena adolescente, quando suo padre, attratto dalla fama dei miracoli e infiammato dal desiderio di vedere Gesù, decise di recarsi a Gerusalemme, portando con sé il figlio.
Pancrazio ebbe così la straordinaria occasione di vederlo con i suoi occhi. Fatto ritorno ad Antiochia, ebbe poi modo “post Christi in caelum Ascensum”, cioè dopo l’ascensione di Gesù al cielo, come si legge nella “Vitae Sanctorum Siculorum”, di udire la predicazione di San Pietro. E proprio dall’apostolo venne battezzato, avviato al sacerdozio ed infine consacrato vescovo.
Nell’anno 40 d.C., nel tempo in cui era imperatore Caligola, San Pancrazio fu inviato da San Pietro in Sicilia quale primo vescovo di Taormina. Nella città sicula il protovescovo riuscì a convertire parecchi pagani, tra i quali lo stesso prefetto ed i suoi nemici si mobilitarono allora contro di lui per ucciderlo.
Promotore dell’assassinio fu un pagano di nome Artagato, definito infatti “adoratore degli dei”. Egli, con un gruppo di amici, organizzo l’agguato: invitò San Pancrazio a casa sua per un banchetto e tentò di costringerlo a baciare un idolo di legno, oggetto che il vescovo con un segno di croce ridusse in frantumi.
Ciò gli costò dunque la vita e venne immediatamente aggredito con bastoni, pugni, morsi, pietre e spade. Il suo cadavere fu infine occultato in un profondo pozzo, ma scoperto poi dai suoi discepoli ricevette finalmente degna sepoltura. La tradizione vuole che tale rinvenimento avvenne tramite un segno di luc: “Divinae lucis indicio repertum deinde corpus discipuli maximo cum luctu sepelivere».
Quanto all’età di San Pancrazio si dice invece: “Vixit egregius Pastor ad summam senectutem, et Traiani principatus initia attigit”, cioè arrivò a tarda vecchiaia e visse sino agli inizi del regno di Traiano. Essendo questi asceso al trono romano nel 98 d.C., si presume che l’età di San Pancrazio al momento del martirio dovesse oscillare intorno ai novant’anni circa.
Quando la Sicilia passò sotto il dominio bizantino si intensificò ulteriormente nell’isola il culto di quei santi di origine orientale, fra cui appunto quello di San Pancrazio. Nel XV secoli i taorminesi introdussero il suo culto anche a Canicattì, che ancora oggi lo venera quale patrono.
Il cardinale Baronio nel compilare il martirologio romano iscrisse San Pancrazio di Taormina al 3 aprile, nonostante tutti i calendari orientali lo avessero da sempre commemorato al 9 luglio, ritenuto l’anniversario della morte. Il nuovo Martyrologium della Chiesa Cattolica, approvato all’alba del Terzo Millennio da Papa Giovanni Paolo II, ha però tenuto conto dell’opzione orientale citando il Santo all’8 luglio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pancrazio di Taormina, pregate per noi.


*Beato Pierre (Pietro) Vigne - Sacerdote, fondatore (8 luglio)

Privas (Francia), 20 agosto 1670 - Rencurel, 8 luglio 1740
Nato il 20 agosto 1670 a Privas (Francia) ordinato sacerdote nel 1694 diventa un "missionario itinerante" tra la povera gente. Per più di trenta anni questo "camminatore di Dio" solca a piedi e a cavallo, le strade per far conoscere, amare e servire Gesù Cristo.
I paradossi della vita, padre Pierre (Pietro) Vigne, destinato ad essere un pastore della Riforma Protestante, che notoriamente non dà nessun culto ai santi e beati, è diventato lui stesso un Beato presso Dio, con la cerimonia di beatificazione officiata il 3 ottobre 2004, da Papa Giovanni Paolo II.
Pierre Vigne nacque a Privas (Francia) il 20 agosto 1670 nel Vivarais, allora denominato “piccola repubblica ugonotta”. La sua famiglia era di fede calvinista o ugonotta, come venivano chiamati in Francia i protestanti dell’epoca; ma i suoi genitori lo fecero comunque battezzare nella chiesa parrocchiale di S. Tommaso di Privas.
Bisogna chiarire che gli ugonotti furono in varie riprese combattuti dalle autorità civili e religiose, scatenando verso di loro le cosiddette “guerre di religione” (1562-1598), vedasi la famigerata ‘notte di san Bartolomeo; nel 1598 ci fu l’editto di Nantes con il quale ottennero la libertà di culto, poi revocato con l’editto di Fontainebleau (1685), in seguito al quale centinaia di migliaia di essi ripararono all’estero.
In questo periodo tribolato, molte famiglie e fedeli calvinisti, che non potevano andare in esilio, ritennero utile sfuggire alle restrizioni regie, che dal 1660 cominciarono a colpire gli ugonotti, fingendo di convertirsi al cattolicesimo, per questo il piccolo Pierre venne battezzato.
Dopo una adolescenza ufficialmente cattolica, verso i 16 anni Pierre Vigne venne riassorbito nella
fede della sua famiglia, infatti nel 1686 egli prese a cavalcare alla volta di Ginevra in Svizzera, per iniziare gli studi per diventare ministro della Riforma Protestante.
E sulla strada per Ginevra avvenne l’episodio determinante per il futuro della sua vita; incontrò un sacerdote cattolico che portava il Viatico ad un malato, per ben tre volte il cavaliere Vigne fu invitato a fermarsi e per tre volte egli rifiutò, allora come per il celebre miracolo della mula con Sant' Antonio di Padova, anche il suo cavallo si piegò sotto di lui, costringendo il riluttante padrone ad adorare la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Vivamente colpito dall’evento, Pierre Vigne cambiò destinazione e dopo un po’ di tempo entrò nel seminario di Viviers per diventare sacerdote cattolico.
Il 18 settembre 1694 fu ordinato presbitero dal vescovo di Viviers, mons. Antonio de la Garde de Chambonas; pur essendo ormai sacerdote, il ventiquattrenne Pierre è ancora alla ricerca di una sua vocazione definitiva, per questo dopo un periodo come viceparroco nella sua regione, fa un’esperienza di vita religiosa presso i padri Lazzaristi (fondati da s. Vincenzo de’ Paoli nel 1625) e dopo aver pronunciato i primi voti nel 1702, partecipò con i confratelli all’evangelizzazione del Vivarais, poi della Savoia e del Sud della Francia da Lione a Tolosa.
Dopo qualche anno diventò sempre più evidente la differenza fra il metodo di gruppo dei Lazzaristi e l’aspirazione sua di toccare il cuore e lo spirito dell’uomo, facendogli scoprire la tenerezza di Dio.
Il 20 maggio 1706 lacerato dal suo dramma interiore, egli lasciò la Congregazione; dopo 18 anni nel 1724 si aggregò alla Società dei Sacerdoti del SS. Sacramento, fondata nel 1634 da mons. d’Authier de Sisgaud, anch’essa dedita alle Missioni come i Lazzaristi, ma che gli lasciava però piena libertà nell’organizzazione delle missioni.
Per quaranta anni predicò più di 200 missioni, attraversando a piedi, a cavallo, a dorso di mulo, tutta la regione del Vivarais, il Delfinato, la Savoia, l’Hérault, portando spesso il confessionale smontato sulle spalle, andando di villaggio in villaggio, evitando le grandi città.
Per la sua opera apostolica venne richiesto da parroci e vescovi ed apprezzato anche a Roma; spesso in alcuni luoghi ripeteva le sue missioni, che duravano da uno a quattro mesi; il fine era triplice: predicare per istruire i cristiani nella dottrina della Chiesa e nella fede, catechizzare i bambini e confessare.
Dopo la costruzione di alcuni Calvari, costruì a Baucieu-le-Roy il grande Calvario composto da 39 stazioni rappresentanti la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo; la fama di questa celebre Via Crucis richiamava un gran numero di pellegrini da tutte le regioni vicine e fra questi una pia giovane Margherita di Nozières, seguita poi da altre sei compagne, le quali costituirono il primo gruppo della Congregazione del SS. Sacramento.
Il 30 novembre 1715 padre Vigne consegnò loro una croce d’ottone, benedicendo i loro abiti e le consacrò al culto dell’Eucaristia, alla devozione del Calvario e all’educazione delle giovanette.
Croce ed Eucaristia sono i due poli convergenti della spiritualità di padre Pierre Vigne, che si inserisce così nella grande corrente spirituale dell’epoca, riprendendo dalla tradizione e trasmettendo alla sue figlie le preghiere eucaristiche, acclamazioni, corona del SS. Sacramento.
E mentre era impegnato in una missione nel villaggio di Rencurel, lo colse la morte l’8 luglio 1740, aveva 70 anni; il suo corpo fu traslato con onoranze trionfali fino alla parrocchia di Boucieu-le-Roy, dove aveva eretto il grande Calvario. La Congregazione del SS. Sacramento in circa 290 anni, ha superato grandi difficoltà come la Rivoluzione Francese e l’anticlericalismo dell’inizio del XX secolo; nel 1869 ebbe l’approvazione della Santa Sede e oggi è presente oltre che in Francia, Italia, Inghilterra, Irlanda, Spagna, soprattutto in Brasile con molte Case.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pierre Vigne, pregate per noi.


*Beato Pietro l’Eremita - Benedettino (8 luglio)

+ Neufmoustier, Germania, 1115
Nato forse ad Amiens, Pietro l’eremita è personaggio di notevole importanza storica, perché fu il più grande predicatore della crociata popolare che si mosse nel 1095 dopo gli appelli di Urbano II.
Terminata la sua Crociata, lasciò Gerusalemme alla fine del 1099 per tornare in Belgio e stabilirsi presso la città di Huy, dove fondò il monastero di Neufmoustier, di cui divenne priore e dove morì nel 1115.
Durante la traslazione del corpo, avvenuta nel 1242, si trovò il cilicio che Pietro portava e sulla testa era ancora visibile la tonsura clericale circondata da capelli abbondanti e crespi.
L’Ordine Benedettino lo festeggia l’ 8 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro l’Eremita, pregate per noi.


*San Procopio di Cesarea di Palestina - Martire (8 luglio)

Aelia (Gerusalemme) - † Cesarea di Palestina, 8 luglio 303
Procopio nativo di Aelia (Gerusalemme) nato nel terzo secolo e morto l'8 luglio del 303. È il primo cristiano deceduto per la sua fede in Palestina negli anni che seguirono il decreto di persecuzione di Diocleziano del 303.
Procopio fu condotto davanti al tribunale del governatore dove gli fu chiesto di sacrificare agli dei, ma si rifiutò, allora fu invitato a fare delle libagioni ai quattro imperatori, ma ancora una volta egli rispose, citando un motto di Omero «Non è bene che vi sia un governo di molti; uno sia il capo, uno il re».
Fu una risposta poco gradita ai suoi giudici, che lo uccisero.
Procopio si era stabilito a Scitopoli, dove espletava tre funzioni: lettore, interprete in lingua siriana ed esorcista.
Fin dall'adolescenza si era votato alla castità e alla pratica delle virtù, con severi digiuni e dedito all'ascesi; se nelle scienze profane era di cultura mediocre, era invece la Parola di Dio il suo unico argomento di studio.
A Scitopoli gli fu eretta una cappella nel vescovado; a Cesarea di Palestina, luogo del suo martirio, venne eretta in suo onore una chiesa. (Avvenire)
Etimologia: Procopio = che promuove, dal greco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Cesarea in Palestina, San Procopio, martire, che condotto qui sotto l’imperatore Diocleziano dalla città di Scitopoli, alla prima audacia nelle risposte, fu messo a morte dal giudice Fabiano.
Lo storico Eusebio di Cesarea, nella sua opera “I martiri della Palestina” ci dà un’informazione di
primaria importanza, riguardo i cristiani morti per la loro fede, negli anni che seguirono il decreto di persecuzione di Diocleziano del 303, subito attuato in Palestina.
Eusebio cita Procopio come il primo dei martiri della Palestina, ma con poche notizie; egli fu condotto davanti al tribunale del governatore dove gli fu chiesto di sacrificare agli dei, ma Procopio si rifiutò, allora fu invitato a fare delle libagioni ai quattro imperatori, ma ancora una volta egli rispose, citando un motto di Omero “Non è bene che vi sia un governo di molti; uno sia il capo, uno il re”.
Giacché fu una risposta che non garbò ai suoi giudici, ebbe subito troncata la testa. Il giorno del martirio è stato variamente interpretato, ma poi è prevalsa la versione dei calendari bizantini che dicono l’8 luglio, l’anno comunque è il 303.
Da una traduzione siriana e latina, di una narrazione più lunga, di cui si conservano frammenti in greco, si può aggiungere a quanto già detto, che Procopio, nativo di Aelia (Gerusalemme), si era stabilito a Scitopoli, dove espletava tre funzioni: lettore, interprete in lingua siriana ed esorcista.
Fin dall’adolescenza si era votato alla castità ed alla pratica delle virtù, con severi digiuni e dedito all’ascesi; se nelle scienze profane era di cultura mediocre, era invece la Parola di Dio suo solo argomento di studio.
Il racconto prosegue con Procopio condotto con altri compagni a Cesarea di Palestina, alla presenza del governatore Firmiliano e del giudice Flaviano e da qui si ricollega a quanto già detto più sopra.
La figura di San Procopio martire costituisce un ‘caso’ a sé nella metodologia agiografica antica, infatti ben tre ‘leggende’ successive elaborano la sua figura e il suo martirio, intessendola di elementi fantastici e leggendari; che a loro volta sono passati in diverse omelie o panegirici in onore del martire; influenzando anche Calendari, Martirologi e Sinassari bizantini.
Dalla prima ‘leggenda’ cito solo l’episodio che vede il carnefice Archelao, che alzata la mano per giustiziarlo rimane paralizzato e muore, poi il successivo episodio che vede Procopio, a cui è stato posto del carbone ardente e dell’incenso nel palmo della mano, per farglielo deporre sull’altare degli dei, che rimane immobile nonostante le bruciature.
Nella seconda ‘leggenda’, Procopio si chiama Neanias e si converte a seguito di una visione della Croce; il nome Procopio ricompare quando essendo in carcere gli compare Gesù che lo battezza, cambiandogli il nome; per il resto questa antica ‘leggenda’ riporta frammisti, episodi della conversione di San Paolo, della vittoria con il segno della Croce di Costantino e altri prestiti leggendari, poi attribuiti a San Procopio.
La popolarità del martire fu grande nella Chiesa bizantina e in tutta l’antichità; anche se qualche volta viene riportato per errore come di Cesarea di Cappadocia invece che di Palestina.
In Occidente il primo ad introdurlo nel suo “Martirologio” fu Beda all’8 luglio e da lì poi passò alla stessa data nel “Martirologio Romano”.
A Scitopoli, sua città d’origine e luogo del suo ministero, gli fu eretta una cappella nel vescovado; a Cesarea di Palestina, luogo del suo martirio, venne eretta in suo onore una chiesa, ricostruita nel 484 dall’imperatore Zenone; mentre ad Antiochia vennero deposte le sue reliquie nella chiesa di S. Michele; a Costantinopoli infine, vi erano ben quattro chiese in suo onore.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Procopio di Cesarea di Palestina, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (8 luglio)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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