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Santi dell' 8 Novembre

Il mio Santo > I Santi di Novembre

*Sant'Adeodato I (o Deusdedit) - 68° Papa (8 novembre)
m. 618
(Papa dal 19/10/615 all’ 08/11/618)

Nella serie dei Pontefici è indicato col nome originario Deusdedit («Dio ha dato») e con l’equivalente Adeodato («donato da Dio»). Figlio del suddiacono romano Stefano, è stato educato nel monastero dell’Urbe dedicato a sant’Erasmo. Poche le notizie sul suo pontificato giunte fino a noi.
Sappiamo che Adeodato, succedendo nel 615 a papa Bonifacio IV, trova le alte cariche ecclesiastiche in mano a monaci, come ha voluto Gregorio Magno (590-604), e che le riaffida ai preti secolari, ma obbligandoli a pregare di più.
All’epoca una parte d’Italia è in mano ai Longobardi e l’altra, con Roma, dipende dall’imperatore d’Oriente, rappresentato da un esarca che vive a Ravenna e spesso percorso da lotte di successione.
Un tempo in cui non mancano le controversie dottrinali, ma Adeodato non ha il tempo di affrontarle. Nel 616 riappare nell’Urbe la peste, che aveva già fatto strage nel 590. Nel 618 arriva un’epidemia mortale di lebbra o scabbia. E tra un contagio e l’altro viene il terremoto, nell’agosto 618. È Adeodato che deve soccorrere e consolare, ma lo fa per poco perché proprio nel 618 muore. (Avvenire)
Etimologia: Adeodato = dato da Dio, dal latino
Martirologio Romano: A Roma presso San Pietro, San Deusdédit I, Papa, che amò il suo clero e il suo popolo e fu insigne per semplicità e saggezza.
Nella serie dei Pontefici è indicato col nome originario Deusdedit (“Dio ha dato”) e con l’equivalente Adeodato (“donato da Dio”). Figlio del suddiacono romano Stefano, è stato educato
nel monastero dell’Urbe dedicato a sant’Erasmo. Altre notizie non ci sono su di lui giovane, e ben poche sul suo pontificato, perché "durante la prima metà del VII secolo, che fra tutti fu per la città il più orribile e rovinoso, la storia di Roma è immersa in una oscurità fittissima" (F. Gregorovius).
Sappiamo che Adeodato, succedendo nel 615 a Papa Bonifacio IV, trova le alte cariche ecclesiastiche in mano a monaci, come ha voluto Gregorio Magno (590-604); e che le ridà ai preti secolari, ma obbligandoli a pregare di più. All’epoca sua una parte d’Italia è in mano ai Longobardi; e l’altra, con Roma, dipende dall’imperatore d’Oriente, rappresentato da un esarca che vive a Ravenna.
E che ci muore, a volte: come Giovanni Lemigio, ucciso dalle sue truppe rimaste senza stipendi. A sostituirlo arriva l’esarca Eleuterio, che incontra Papa Adeodato a Roma e paga ai militari gli arretrati. Ma poi tenta di farsi proclamare imperatore e finisce trucidato.
D’altronde, a Costantinopoli regna l’imperatore Eraclio, che ha fatto uccidere il predecessore Foca, il quale aveva ucciso il predecessore Maurizio e i suoi figli. Questi sono i tempi in Oriente e in Occidente, con l’aggiunta delle controversie dottrinali fra i cristiani. Ma Adeodato non ha il tempo di affrontarle.
Nel 616 riecco nell’Urbe la peste, che aveva già fatto strage nel 590. Nel 618 arriva un’epidemia mortale di lebbra o scabbia.
E tra un contagio e l’altro viene il terremoto, nell’agosto 618. Così, lui “pontifica” in mezzo ai morti, e tra superstiti atterriti che gli chiedono aiuto, perché Roma appartiene all’imperatore lontano, ma le disgrazie dei romani “appartengono” al Papa. È Adeodato che deve soccorrere e consolare.
Ma lo fa per poco: nell’anno terribile, la morte lo coglie. L’“oscurità fittissima” di cui parla Gregorovius avvolge anche la sua fine, come quella di tante altre vittime.
Non abbiamo notizie certe sui suoi ultimi giorni. Sappiamo soltanto che per dargli un successore ci vorranno tredici mesi.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Adeodato, pregate per noi.


*Beato Antolìn Pablos Villanueva - Sacerdote Benedettino, Martire (8 novembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Benedettini" Beatificati nel 2016 - Senza data (Celebrazioni singole)
"Santi, Beati e Servi di Dio" Martiri nella Guerra di Spagna Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Lerma, Spagna, 2 settembre 1871 - Soto de Aldovea, Spagna, 8 novembre 1936
Padre Antolín Pablos Villanueva, monaco benedettino, risiedette per breve tempo nel Messico e a Cuba, poi fu membro della comunità monastica di Nostra Signora di Montserrat a Madrid.
Dopo la dispersione della comunità, seguita all’inizio della guerra civile spagnola, venne arrestato e condotto nel carcere Modelo.
Venne fucilato insieme ad altre centinaia di prigionieri l’8 novembre 1936 a Soto de Aldovea, presso San Fernando de Henares; aveva 65 anni.
È stato beatificato a Madrid il 29 ottobre 2016, insieme ad altri tre confratelli del suo stesso monastero. I loro resti mortali sono venerati nella “sacrestia dei Martiri” della chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.
Antolín Pablos Villanueva nacque a Lerma, nella provincia di Burgos, il 2 settembre 1871. A tredici anni entrò come oblato nell’abbazia di San Domenico di Silos. Compì la professione monastica l’11 settembre 1890 e venne ordinato sacerdote il 19 settembre 1896.
Venne quindi inviato a Parigi per specializzarsi in Storia e Diplomazia. Nel 1902 fu trasferito in Messico, nella filiazione dell’abbazia di Silos, ma dovette fuggire sull’Isola dei Pini, a Cuba,
durante la persecuzione religiosa esplosa nel 1914.
Rientrò in Spagna nel 1919, anno a partire dal quale risiedette nella comunità benedettina di Nostra Signora di Montserrat, a Madrid.
Fu lì che, il 17 luglio 1936, il confratello Rafael Alcocer Martínez venne a sapere che il giorno prima si era verificato il sollevamento (“alzamiento”) della guarnigione di Melilla, avvenuta il giorno precedente e diede l’avviso agli altri: era l’inizio della guerra civile. Due giorni dopo, il 19, fu data alle fiamme l’allora cattedrale di Sant’Isidoro.
A quel punto, il padre priore, José Antón Gómez, ordinò che la comunità si disperdesse di nuovo, come già nel 1931, ma nelle ore seguenti i monaci tornarono più volte. Solo quando i miliziani comunisti occuparono il monastero, saccheggiando la chiesa, i legittimi abitanti non poterono più rientrare.
Padre Antolín, come gli altri confratelli, cercò rifugio, ma venne scoperto nell’ottobre 1936 e rinchiuso nel carcere Modelo, da cui uscì solo per essere fucilato a Soto de Aldovea l’8 novembre, insieme ad altre centinaia di detenuti. Aveva 65 anni.
I suoi resti mortali sono conservati nella cosiddetta “sacrestia dei Martiri” nella chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79. Nello stesso luogo sono venerati anche i resti di altri tre suoi confratelli dello stesso monastero, morti nella medesima persecuzione: il priore José Antón Gómez, Rafael Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga González. Tutti e quattro, uniti in una medesima causa, sono stati beatificati il 29 ottobre 2016 a Madrid.

(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Chiaro di Tours (8 novembre)

Discepolo di San Martino di Tours, incaricato della formazione dei monaci di Marmoutier. Grazie al dono di discernimento, selezionò con saggezza i candidati alla vita religiosa.
Martirologio Romano: Presso Tours nella Gallia lugdunense, ora in Francia, San Chiaro, sacerdote, che, discepolo di San Martino, si costruì una dimora accanto al monastero del vescovo, dove radunò molti fratelli.
Nato in Alvernia da famiglia illustre, Chiaro divenne discepolo di San Martino a Marmoutier, e, ordinato sacerdote, svolse funzioni che lo fanno rassomigliare a un moderno maestro dei novizi, dando prova di prudenza e di discernimento, non lasciandosi ingannare da chi pretendeva di essere dotato di doni mistici straordinari.
Dopo la sua morte, Sulpizio Severo lo fece seppellire nella chiesa di Primuliacum (località non identificata) e chiese a Paolino di Nola un epitaffio per la tomba.
Paolino gliene mandò tre, da scegliere, nei quali, giocando sul nome, lodava i meriti di Chiaro (meritis et nomine clarus) e domandava la sua intercessione.
Il culto sembra essersi diffuso in epoca molto tarda: il Martirologio Romano, in cui fu introdotto dal Baronio a causa della tradizione letteraria, lo nomina all'8 novembre, qualche giorno prima di San Martino, che avrebbe preceduto di poco nella morte, avvenuta nel 396 o 397 circa.
(Autore: Roger Desreumaux – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Filippa Ghisileri - Clarissa (8 novembre)

† Assisi, 13 ottobre 1277
La Beata Filippa Gisileri è una clarissa morta il 13 ottobre 1277 ad Assisi.
Di questa monaca non sappiamo praticamente nulla.
La Beata Filippa è una francescana, bolognese di nascita, figlia di Leonardo, appartenente alla famiglia del pontefice San Pio V.
Compagna di Santa Chiara, si ricorda come una donna che ha “rinunciato al mondo” e che fu sepolta nella chiesa di San Giorgio in Assisi.
Questa Beata è citata nel volume di G. B. Melloni “Atti o memorie degli Uomini illustri in santità nati o morti in Bologna” e nel testo di L. Jacobilli e P. Cesio da Cassia “La vita del SS. Romano Pontefice Pio V” pubblicato nel 1661.
La Beata Filippa è ricordata con la memoria di tutte le francescane venerate per santità, mentre nel proprio della chiesa bolognese la sua festa ricorre l’8 novembre, giorno in cui si ricordano tutti i santi della diocesi.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Beato Giovanni Duns Scoto (8 novembre)

1265 - 1308
Nacque tra il 23 dicembre 1265 e il 17 marzo 1266, in Scozia da cui il soprannome «Scoto». La città natale, Duns portava lo stesso nome della sua famiglia.
Sin da bambino entrò in contatto con i francescani, di cui tredicenne iniziò a frequentare gli studi con ventuali di Haddington, nella contea di Berwich.
Terminati gli studi in teologia si dedicò all'insegnamento prima a Oxford, poi a Parigi e Colonia. Qui, su incarico del generale della sua Congregazione doveva fronteggiare le dottrine eretiche, ma riuscì a dedicarsi per breve tempo all'impresa.
Morì infatti pochi mesi dopo il suo arrivo, l'8 novembre 1308. Giovanni Duns è considerato uno dei più grandi maestri della teologia cristiana, nonché precursore della dottrina dell'Immacolata Concezione. Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato il 20 marzo 1993 definendolo «cantore del Verbo incarnato e difensore dell'Immacolato concepimento di Maria». Le sue spoglie mortali sono custodite nella chiesa dei frati minori di Colonia. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Colonia in Lotaringia, ora in Germania, Beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, di origine scozzese, maestro insigne per sottigliezza di ingegno e mirabile pietà, insegnò filosofia e teologia nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia.
La Scozia è la patria del francescano Giovanni Duns, soprannominato Scoto (dalla nazione Scozia come l’Università di Parigi suddivideva gli studenti per nazioni).
Paese affascinante che armonizza nella sua natura tutti i contrasti più selvaggi e i suoi paesaggi più ameni. In uno di questi luoghi, Duns, tra la fine del 1265 e l'inizio del 1266, nasceva un bimbo nella casa di Niniano Duns - omonomia tra luogo e cognome - a cui venne dato il nome di Giovanni.
A ricordo di questo evento, un ceppo marmoreo ne ricorda il posto dal 17 marzo 1966, mentre un
busto di bronzo nei giardini pubblici ne conserva il ricordo ai posteri.
Dopo le iniviali occupazioni di sorvegliante del gregge minuto, che lo videro sempre più immerso nella bellezza variopinta della natura, Giovanni riceve la necessaria formazione scolastica all’ombra delle due vicine abbazie circestensi di Melrose e di Dryburg, che gli accesero l’amore per la Madonna e per la liturgia.
A 13 anni, Giovanni frequenta gli studi conventuali della vicino Haddington, principale centro della conte di Berwich, in cui da poco si erano insediati i Francescani, che nella famiglia dei Duns trovarono dei grandi benefattori.
E proprio in quell’anno, 1278, viene eletto Vicario della Scozia francescana, un uomo pio dotto e stimato da tutti, padre Elia Duns, zio paterno di Giovanni.
Quando padre Elia ritornò nel suo convento di Dumfriers; condusse con sé anche il nipote per ammetterlo all’Ordine, facendo da garante per la sua costituzione sia fisica che spirituale, dal momento che Giovanni aveva appena 15 anni e che per diritto canonico occorrevano almeno 18 anni per entrare nel noviziato.
Il silenzio della storia, in quest'anno di prova religiosa, è sovrano e solenne. Tutto sembra presagire che il giovane novizio si sia lasciato inebriare e affogare dall'amore di Dio, rivelato in Cristo Gesù, mediante la Vergine Madre.
È un anno di grazia speciale e di esperienza mistica, secondo lo spirito giovanile ed entusiastico dell’ideale francescano, che proneveva - bonaventurianamente - anche l’amore per lo studio come preghiera e lavoro.
È nella notte del Natale 1281, quando Giovanni si preparava alla professione religiosa, che bisogna collocare l'episodio della dolce apparizione del Bambino Gesù tra le sue braccia, come segno del profondo suo amore verso la Vergine Madre.
Profetico auspicio o logica deduzione?
Tutti e due insieme. Poesia e teologia, mistica e metafisica si baciano in questo presagio di ineffabile grazia. La sua dottrina sul primato di Cristo e sull'immacolata Concezione ne fa fede.
Terminati gli studi istituzionali che consentono di accedere al sacerdozio, il 17 marzo 1291, nella chiesa di Sant'Andrea a Northampton, Giovanni Duns Scoto riceve dal vescovo di Lincoln, Oliverio Sutton, l'ordine sacro. Aveva 25 anni compiti, secondo le conclusioni tratte dal Registrum Episcopale del vescovo.
Per le sue ottime qualità intellettive e spirituali viene designato dai Superiori a frequentare il corso dottorale nella celebre Università di Parigi, ritenuta da tutti la "culla" e la "metropoli" della
filosofia e della teologia in Occidente. Avrebbe dovuto conseguire il titolo accademico di Magister regens, nel 1303, ma la triste controversia tra il re di Francia, Filippo il Bello, e il papa Bonifacio VIII, ne ritarda il conseguimento nella primavera del 1305, quando le acque si erano momentaneamente calmate.
La politica egemonica di Filippo il Bello aveva orientato verso di sé la quasi totalità dell'opinione pubblica francese. Ne è segno tangibile la spaccatura che si registra nello Studium generale francescano di Parigi: gli "appellanti" (68 firmatari) erano favorevoli al Re; mentre i "non-appellanti" (87 firmatari), al Papa. Nella lista dei "non-appellanti", il nome di Johannes Scotus figura al 19° posto.
La posta in gioco era molta alta. Ai "non-appellanti" veniva aperta la via dell'esilio con la confisca dei beni e la cessazione di ogni attività accademica. E Giovanni Duns Scoto, fedele alla Regola di Francesco d'Assisi, che raccomanda amore rispetto e riverenza al "Signor Papa", il 25 giugno del 1303 prende la via dell'esilio, dimostrando profonda fede e grande coraggio.
Nel novembre 1304, quando le acque si calmarono per la morte di Bonifacio VIII, il Ministro Generale dei Frati Minori, fr. Gonsalvo di Spagna, raccomanda, al superiore dello Studium di Parigi, Giovanni Duns Scoto per il Dottorato, con queste parole:
«Affido alla vostra benevolenza il diletto padre Giovanni Scoto, della cui lodevole vita, della sua scienza eccellente e del suo ingegno sottilissimo, come delle altre virtù, sono pienamente informato sia per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto egli gode».
É il primo e solenne “panegirico”
Così il 26 marzo del 1305, Giovanni Duns Scoto riceve l'ambìto titolo di magister regens che gli permetteva di insegnare ubique e rilasciare titoli accademici.
Ha goduto del titolo solo tre anni: due a Parigi e uno a Colonia.
Dell'insegnamento parigino merita segnalare la storica disputa sostenuta nell'Aula Magna dell'Università (di Parigi), nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata Concezione.
I pochi mesi trascorsi a Colonia, invece, sono molto intensi e ricchi di attività: riorganizza lo Studium generale e combatte l'eresia dei Beguardi e delle Beghine (che negavano ogni autorità alla Chiesa, ogni valore ai Sacramenti, alla preghiera e alle opere di penitenza) e si ricorda anche l’estasi pubblica avvenuta durante una sua predica nella chiesa.
L'intensa attività di lavoro, insieme alle conseguenze del viaggio da Parigi, mina la robusta costituzione e l'8 novembre 1308, Giovanni Duns Scoto entra nella pace del Signore, all'età di 43 anni.
Attualmente l'urna delle ossa del Beato Giovanni Duns Scoto è situata al centro della navata sinistra (guardando dall'ingresso) della chiesa francescana di Colonia nell'elegante e semplice sarcofago, costruito con pietra calcare di conchiglia di colore grigio, opera dello scultore Josef Hontgesberg.
Tra i tanti motivi decorativi, è riprodotta l'antica iscrizione:
Scotia me genuit
Anglia me suscèpit
Gallia me docuit
Colonia me tenet
La primitiva iscrizione tombale così recitava:
«È chiuso questo ruscello, considerato fonte viva della Chiesa;
Maestro di giustizia, fiore degli studi e arca della sapienza.
Di ingegno sottile, della Scrittura i misteri svela,
In giovane età fu [rapito al cielo], ricordati dunque, di Giovanni.
Lui, o Dio, ornato [di virtù] fa che sia beato in cielo.
Per un [così gran] Padre involato inneggiamo con cuore grato al Signore.
Fu [Duns Scoto] del clero guida, del chiostro luce e della verità [apostolo] intrepido».
La sua tomba a Colonia è mèta di continui pellegrinaggi. Anche l'attuale Pontefice ha sostato in preghiera il 15 ottobre 1980, chiamandolo "torre spirituale della fede".
Dopo la pubblicazione del Decreto di Canonizzazione nel 6 luglio 1991, il Santo Padre ne confermò solennemente il culto il 20 marzo 1993. La memoria liturgica è l’8 novembre.
(Autore: Lauriola Giovanni ofm – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Duns Scoto, pregate per noi.


*Beati Giovanni Jover e Pietro Escribà - Martiri Mercedari (8 novembre)

+ 1430
I due redentori mercedari, Beati Giovanni Jover e Pietro Escribà, vennero inviati a redimere in terra d'Africa.
Nella città di Tunisi liberarono 124 schiavi dalle oppressioni mussulmane e mentre ritornavano in patria furono presi dai mori.
Provocati con torture per il nome di Cristo e la difesa della fede cattolica, vennero legati alle mani ed infine trafitti dalle frecce coronandosi con il martirio nell'anno 1430.
L'Ordine li festeggia l'8 novembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi).
Giaculatoria - Beati Giovanni Jover e Pietro Escribà, pregate per noi.


*Santi Giuseppe Nguyen Dinh Nghi, Paolo Nguyen Ngan e Compagni - Martiri (8 novembre)
Martirologio Romano:
Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, santi martiri Giuseppe Nguyễn Đinh Nghi, Paolo Nguyễn Ngân, Martino Tạ Dức Thịnh, sacerdoti, Martino Thọ e Giovanni Battista Cỏn, contadini, decapitati per la loro fede cristiana sotto l’imperatore Thiệu Trị.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Giuseppe Nguyen Dinh Nghi, Paolo Nguyen Ngan e Compagni, pregate per noi.


*San Goffredo di Amiens - Vescovo (8 novembre)
Etimologia:
Goffredo = protetto da Dio, dall'antico tedesco
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Soissons in Francia, deposizione di San Goffredo, vescovo di Amiens, che, formatosi per un quinquennio alla vita monastica, patì molto nel ricomporre i dissidi tra i signori e gli abitanti della città e riformare i costumi del clero e del popolo.

Abbiamo parlato della prima Crociata, portata al successo dal più celebre Goffredo dell'età di mezzo: Goffredo conte di Buglione, conquistatore di Gerusalemme. Egli ebbe il titolo di "Difensore del Santo Sepolcro", e più tardi venne reso particolarmente celebre da Torquato Tasso, che nella sua Gerusalemme Liberata (ma il nome originario del poema fu proprio Goffredo!) lo cantò quale "Capitano - che 'l gran Sepolcro liberò di Christ".
Goffredo di Buglione era francese, e francese fu il San Goffredo oggi festeggiato, uno dei rari Santi di questo nome pur celebre.
Egli era giovinetto al tempo della prima Crociata, e più tardi divenne monaco dell'abbazia di Monte San Quintino, dove fu ordinato sacerdote.
Divenne Abate di un altro monastero, a Nogent, e si distinse non soltanto per la sua preparazione dottrinale e spirituale, ma soprattutto per la sua integrità morale, rara in tempi in cui gran parte dell'alto clero era contaminata dalla simonia.
Per i suoi meriti e non - una volta tanto per tornaconto politico, i feudatari e il Re lo elessero Vescovo di Amiens, dove entrò a piedi nudi, in abito da pellegrino, evitando ogni fasto.
Il nome di Goffredo proviene da una forma più antica, Gottifredo, ed è di origine germanica, composto da due parole che significano, l'una Dio, l'altra pace. Si può dunque tradurre come" pace
di Dio", ed è un nome di significato spirituale, insolito tra i personali germanici, quasi sempre di origine guerresca.
Il Vescovo San Goffredo fu veramente degno del suo nome, perché cercò senza riposo di ristabilire nella diocesi quella pace di Dio a cui il suo nome accennava. E poiché erano molti i nemici della pace di Dio - tra i potenti e tra il popolo, tra i feudatari e tra gli stessi religiosi - la sua vita fu difficile e la sua attività di riformatore pacifico ostacolata e denigrata. Si tentò perfino di avvelenarlo, ma il veleno fece morire, al suo posto, un povero cane!
In quel tempo la città di Amiens cercava di organizzarsi in libero Comune, scrollando il giogo dei feudatari.
In molte città, i Vescovi, eletti dai feudatari e gelosi dei propri privilegi temporali, contrastavano le tendenze comunali del popolo, appoggiando invece chi aveva in mano il denaro e le armi.
San Goffredo, al contrario, fu con i propri cittadini, alleato dell'iniziativa comunale, che però fallì. Quando i feudatari ripresero il controllo della città, la vita del Vescovo amante della giustizia divenne ancor più difficile.
Era ancora giovane quando si ammalò, fuori di Amiens, durante un pellegrinaggio alla chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano, di cui era devoto.
Morì l'8 novembre del 1115, in una abbazia dedicata ai due Santi calzolai. E lì fu sepolto, lontano dalla sua bella cattedrale, presso la quale si era consumata la sua vicenda di pastore giusto e Vescovo contrastato.
(Fonte: Archivio della Parrocchia)
Giaculatoria - San Goffredo di Amiens, pregate per noi.


*Beato Isaia Boner da Cracovia (8 novembre?)
circa 1400 - Cracovia, 8 novembre 1471

Si ignora la data di nascita del Beato Isaia Bonner, ma si sa che veste l’abito agostiniano nel 1415 a Cracovia. Inviato a Padova per proseguire gli studi ne ottiene i titoli accademici e viene ordinato sacerdote. Nominato superiore dei giovani professi insegna Sacra Scrittura.
Ebbe molti incarichi di rappresentanza dell’Ordine nei Capitoli Generali e nelle visite apostoliche. L'8 novembre 1471 si spegne a Cracovia.
Per la sua vita semplice, sempre attenta allo studio e ai bisogni del prossimo, è oggetto di culto subito dopo la morte e i fedeli accorrono numerosi ancora oggi al suo sepolcro, posto nel chiostro del Convento di S. Caterina di Cracovia.
L'8 novembre 1471 si spegneva a Cracovia. Era stato professore di teologia in quella Università, maestro di vita religiosa e spirituale, amico e confidente dei santi e beati del cosiddetto felix
saeculum Cracoviae, conosciuto soprattutto per la pietà, lo zelo apostolico e la vita austera.
Si ignora l'anno preciso della sua nascita, ma si sa che nel 1415 vestì l’abito agostiniano nel convento di S. Caterina di Cracovia. Erano i momenti bui dello scisma d'Occidente e del trionfo delle teorie eretiche di Hus, che qualche anno più tardi avrebbe scatenato la guerra nella confinante Boemia.
Nel 1419 fu inviato a studiare a Padova, dove rimase per circa 4 anni, ottenendo il Lettorato in teologia e l'ordinazione sacerdotale. Tornato in patria, ebbe il compito di dirigere i giovani professi, assistendoli spiritualmente e insegnando loro Sacra Scrittura nella scuola del convento.
Nominato visitatore provinciale, percorse la provincia bavarese allora piuttosto estesa. Nel 1443 conseguì il grado accademico di Magister all'Università di Cracovia.
Nel 1452 si trovava di nuovo a Ratisbona come rappresentante del Padre Generale per presiedere la celebrazione del Capitolo Provinciale, segno inequivocabile della stima di cui godeva il Magister Poloniae.
Ma la sua attività principale fu quella dell'insegnamento delle scienze sacre all'Università di Cracovia, dove fu stimato e benvoluto dai suoi contemporanei, ammirato in particolare per saper unire la quiete della preghiera all'ansia agostiniana della ricerca.
Alla sua morte venne sepolto nel chiostro del convento. Immediatamente attorno ai suoi resti si sviluppò un culto popolare che divenne pubblico nel XVI secolo. Molti i miracoli e le grazie che in seguito gli furono attribuiti.
Benché il titolo di beato di cui gode tra i suoi non abbia avuto finora una ratifica ufficiale da parte della Chiesa, tuttora la sua tomba è meta di un incessante pellegrinaggio da parte di devoti, molti dei quali studenti universitari.
In più momenti fu tentata senza successo l’istruzione dell'inchiesta diocesana. Finalmente, in data 20 dicembre 1994, la Postulazione Generale Agostiniana chiese l'apertura del processo sulla fama di santità del Boner, virtù eroiche e culto ininterrotto.
Dal 20 novembre al 21 dicembre 1996 si svolse a Cracovia l’inchiesta diocesana. Ottenuto in data 1 febbraio 1997 il nihil obstat della Congregazione dei Santi per procedere, il 5 dicembre dello stesso anno è stato concesso il relativo decreto di validità.
(Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A. – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Isaia Boner da Cracovia, pregate per noi.


*Beata Maria Crocifissa Satellico - Clarissa (8 novembre)
Venezia, 9 gennaio 1706 – Ostra Vetere (Ancona), 8 novembre 1745

Elisabetta Maria Satellico nasce a Venezia il 9 gennaio 1706. Vive con i genitori nella casa dello zio materno, un sacerdote che si occupa della sua educazione.
Manifesta presto la predisposizione alla preghiera e il desiderio di entrare tra le Clarisse.
A 14 anni, entra nel monastero di Ostra Vetere, nelle Marche, ma solo cinque anni più tardi le viene permesso di vestire l'abito religioso, cambiando il nome in Maria Crocifissa. Fa la professione religiosa il 19 maggio 1726 e si dedica alla preghiera vivendo anche fenomeni mistici.
Viene eletta badessa del monastero e solo la decisione del vescovo la costringe a rinunciare alla guida delle Clarisse quando viene rieletta una seconda volta.
Assume allora la carica di vicaria che esercita sino alla morte che la coglie, a 39 anni, l'8 novembre 1745, consumata dalla tisi. È stata proclamata Beata da Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1993. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Ostra Vetere nelle Marche, Beata Maria Crocifissa (Elisabetta Maria) Satellico, badessa dell’Ordine delle Clarisse, insigne nella contemplazione del mistero della Croce e piena di mistici carismi. Elisabetta Maria Satellico nacque a Venezia da Pietro Satellico e da Lucia Mander, il 9 gennaio 1706; visse con i genitori in casa dello zio materno sacerdote, che provvide alla sua formazione morale e culturale.
Dotata di precoce intelligenza poté molto presto applicarsi alla lettura, dimostrando una particolare disposizione per la preghiera, la musica ed il canto.
Fin da fanciulla ebbe la vocazione religiosa e aspirava farsi cappuccina, ma il Signore con un atto provvidenziale le indicò l’Ordine in cui consacrarsi; una giovane insegnante veneziana di musica e canto, impegnata nel monastero delle Clarisse di Ostra Vetere, nella diocesi di Senigallia, nelle Marche, dovette lasciare il convento per motivi di salute, al suo posto si accettò l’offerta di Elisabetta Satellico, che entrò come educanda e addetta alla direzione del canto e del suono dell’organo, aveva appena 14 anni.
A causa della giovanissima età, il vescovo di Senigallia, non le concesse il vestire l’abito religioso, cosa che poté fare solo cinque anni dopo, a 19 anni, il 13 maggio 1725 con il permesso del nuovo vescovo Bartolomeo Castelli, cambiando il nome in Maria Crocifissa.
Trascorse l’anno di noviziato, in raccoglimento e preghiera, meditando il mistero della Croce, del quale voleva rendersi maggiormente partecipe. Fece la professione religiosa il 19 maggio 1726, davanti al Vicario generale della diocesi di Senigallia; concentrò tutti i suoi sforzi nella realizzazione del suo costante desiderio; rendersi sempre più conforme a Gesù Crocifisso, con la pratica dei consigli evangelici e la devozione filiale alla Vergine Immacolata, secondo lo spirito di Santa Chiara di Assisi.
Provata e purificata da Dio con continue afflizioni di spirito e con gravi infermità corporali, pervenne ad una straordinaria perfezione; in convento continuarono gli insulti e gli assalti dei
demoni, che la tormentarono per tutta la vita, anche fisicamente.
Poté superare e sopportare queste prove e difficoltà con l’aiuto di esperti e santi direttori spirituali, il minore conventuale Angelo Sandreani e padre Giovanni Battista Scaramelli, che diventerà il suo primo biografo; ebbe il dono di straordinari prodigi soprannaturali e autentici fenomeni mistici, che erano particolari segni di predilezione divina.
Fu eletta anche badessa del monastero e quando pur essendo stata rieletta dalle monache, non poté continuare nell’Ufficio per disposizione vescovile, assunse la carica di Vicaria, che esercitò onoratamente con bontà e fermezza fino alla morte, che la colse, consumata dalla tisi, l’8 novembre 1745 all’età di 39 anni; venne sepolta nella chiesa di Santa Lucia di Ostra Vetere (provincia di Ancona)..
A seguito della straordinaria fama di santità, avvalorata anche da numerose grazie e favori attribuiti alla sua intercessione, già sette anni dopo la sua morte, si aprì il primo processo ordinario, il 18 agosto 1752, poi le difficoltà di quei tempi fecero accantonare la pratica, che riprese il suo iter nel 1826 con papa Leone XII e nel 1914 con Papa San Pio X.
Il 14 maggio 1991 si ebbe l’approvazione del miracolo attribuito alla sua intercessione e infine il 10 ottobre 1993, Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Beata. La vita della Beata Maria Crocifissa Satellico, risplenderà sempre come viva testimonianza della potenza della Croce, che sola redime, santifica e salva e sola garantisce la pace e l’amore tra tutti i figli di Dio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Nicolò da Bologna dei Pepoli - Francescano (8 novembre)
† 1239

Il Beato Nicolò da Bologna dei Pepoli è un frate minore francescano vissuto nel XIII secolo, all’epoca in cui Pepoli esercitavano la mercatura ed erano i più ricchi ed influenti cambiavalute del tempo.
Bolognese di origine, insieme con il beato Sabatino decise di seguire San Francesco, colpito dalle sue prediche, quando venne nella piazza comunale a Bologna, in mezzo a una grande calca di uomini.
In realtà c’è una tradizione che ci racconta come il Beato Nicolò fu impressionato dalla presenza a
Bologna del beato Bernardo da Quintavalle, a cui si avvicinò, e che ospitò a casa sua.
Quando, nel 1222, Francesco d’Assisi giunse in città, Nicolò aveva già deciso di entrare nell’ordine che il santo aveva fondato e pare probabile che lo stesso Francesco lo abbia “vestito” del saio.
Si racconta anche che San Francesco lo volle compagno in più di un viaggio di apostolato.
Infine, sembra, che proprio Nicolò Pepoli sia stato il fondatore dell’originario insediamento minoritico a Bologna, in Santa Maria delle Pugliole.
Egli venne per lungo tempo ricordato per le sue opere di carità e per la diffusione della fede. Morì nel 1239.
Nel 1236 i frati minori iniziarono la costruzione di quella che sarebbe stata la prima basilica italiana dedicata a San Francesco d’Assisi su un terreno che il Comune aveva loro donato nel quartiere di Porta Stiera.
E in quella stessa chiesa, il beato Nicolò venne sepolto.
Il Beato Nicolò è ricordato il giorno 8 novembre nella festa di tutti i santi della chiesa bolognese.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Santi Quattro Coronati - Martiri (8 novembre)

Sec. IV
Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Simproniano, Claudio, Nicostrato, Castorio e Simplicio, martiri, che, come si tramanda, erano scalpellini a Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia; essendosi rifiutati, in nome di Gesù Cristo, di scolpire una statua del dio Esculapio, furono precipitati nel fiume per ordine dell’imperatore Diocleziano e coronati da Dio con la grazia del martirio.
Il loro culto fiorì a Roma fin dall’antichità nella basilica sul monte Celio chiamata con il titolo dei Quattro Coronati.
La loro memoria, chiaramente leggendaria, non è più nel Calendario della Chiesa: ma perdura il loro ricordo, non tanto e non soltanto nella devozione, ma nell'arte, perché i Quattro Santi Coronati sono considerati, per remota tradizione, protettori degli scultori.
Secondo la leggenda, erano scalpellini che lavoravano nelle grandi cave di marmo e di porfido dell'attuale Jugoslavia, a nord di Sirmium.
Si chiamavano Claudio, Nicostrato, Simproniano e Castorio. Erano qualcosa di più di semplici operai, anche se qualcosa di meno di scultori, nel senso oggi attribuito di solito a questa parola.
Una cosa era certa: i quattro tagliapietre cristiani erano i migliori artigiani tra i molti che lavoravano nelle cave della Pannonia.
Tanto bravi, che i compagni, nella loro ignoranza, li credevano aiutati dalla magia. Formule magiche sarebbero stati i segni di croce che essi tracciavano prima di intraprendere il lavoro; formule magiche le preghiere e i cantici ripetuti insieme durante l'opera.
L'imperatore Diocleziano, che nella vecchiaia si era stabilito a Spalato, in Dalmazia, e si era dedicato a grandi opere di architettura e decorazione, visitava spesso le cave della Pannonia. Sceglieva i blocchi di materiali e commetteva volta per volta il lavoro desiderato.
Egli conosceva i quattro bravissimi scultori e ammirava l'opera loro. Anche per questo, nessuno, tra i compagni di lavoro e tra i superiori, osava denunziare come cristiani gli ottimi tagliapietre.
Tutto andò per il meglio, finché l'imperatore fece scolpire agli artisti cristiani colonne di porfido in un sol blocco, capitelli a foglie, vasche ricavate da un solo blocco di pietra, e perfino un grande carro del sole trainato da cavalli. Gli scultori cristiani lo eseguirono alla perfezione, perché opera puramente decorativa.
Ma un giorno, l'imperatore ordinò loro di scolpire genietti e vittorie, amorini e figure mitologiche. Tra queste, un simulacro di Esculapio, dio della salute. Per il giorno fissato, genietti e amorini
furono pronti, ma non la statua di Esculapio.
Diocleziano pazientò, ordinando ancora aquile e leoni, che furono presto fatti. Non fu fatto, però, il simulacro di Esculapio.
Diocleziano interrogò personalmente gli scultori cristiani, mostrandosi assai generoso verso quegli artefici da lui così ammirati. Ma i compagni invidiosi e i superiori gelosi facevano pressione.
Venne imbastito il processo, e la macchina della legge, messa in moto quasi contro la volontà imperiale, travolse gli artefici cristiani, che vennero gettati nel Danubio, chiusi entro botti di piombo.
Poco dopo, le loro reliquie furono portate a Roma, e ai Quattro Santi Coronati s'intitolò, sul Celio, una delle più antiche chiese romane, diventata poi titolo cardinalizio. Ma a Roma, quasi per gelosia di tanti onori dedicati a quattro Martiri stranieri, ai Coronati autentici, patroni degli scultori, vennero sovrapposti quattro leggendari Martiri di Roma, con i nomi di Severo, Severino, Carpoforo e Vittorino.
A Firenze i Quattro Santi Coronati furono scelti come protettori dei Maestri di pietra e di legname, i quali, per il loro tabernacolo in Orsanmichele, ordinarono le statue a Nanni di Banco. Egli scolpì una per una le quattro figure, ma quando si trattò di farle entrare nella nicchia del tabernacolo, dovette ricorrere al suo maestro Donatello, il quale le " scantucciò " in modo da farle sembrare abbracciate.
E per compenso non chiese a Nanni di Banco che una cena, per sé e per i suoi lavoranti, una cena a base d'insalata!
(Fonte: Archivio Parrocchia)
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*Santi della Chiesa di Bologna (8 novembre)

Si ricordano oggi i Servi e le Serve di Dio, che nel corso dei secoli hanno testimoniato, in modo segreto o palese, la fede battesimale nello spirito delle beatitudini evangeliche.
La città di Bologna insieme al contado è ricca di testimonianze di santi che il nostro popolo ha venerato e invocato dedicando loro strade, quartieri, oppure eleggendoli come patroni delle corporazioni e compagnie laicali.
Questa memoria, introdotta nel Calendario Diocesano nel 1964, viene ora celebrata nell’ottava di Tutti Santi.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San Severo di Cagliari - Vescovo e Martire (8 novembre)

m. 520
Etimologia:
Bastone pastorale, Palma
Emblema:
Bastone pastorale

Giaculatoria -
San Severo di Cagliari, pregate per noi.


*Sant’Ugo di Glazinis (o di Marsiglia) Benedettino (8 novembre)
XIII sec.

Sant’Ugo di Glazinis è un monaco benedettino. La sua Vita è stata scritta nel XIX secolo, ma è un’opera di pura fantasia.
Di lui abbiamo poche e scarne notizie.
Sant’Ugo visse all’inizio del XIII secolo; condusse una vita umile ed edificante.
Sappiamo che è stato custode e sacrestano nel monastero di San Vittore a Marsiglia.
Nell’esercizio della sua funzione di custode, rinvenne nel monastero le reliquie della croce di Sant’Andrea, che erano state nascoste nell’abbazia, ed erano state completamente dimenticate.
Molti storici ritengono che sia l’architetto dell’abbazia.
Sant’Ugo fu sepolto nella cripta dell’abbazia di San Vittore, tra i personeggi che godevano fama di santità. Nella sua tomba fu posto un epitaffio, dove è stato scritto che Sant’Ugo era “come i santi, un modello e vanto dei monaci”.
Nel 1146, Pietro Dulac, abate di San Vittore, enumera le reliquie di Sant’Ugo tra le preziose e sante ceneri dell’abbazia.
Su di lui è rimasta un’orazione che porta la data dell’8 novembre. La sua festa si celebra nella medesima data.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San Villeado di Brema - Vescovo (8 novembre)

Martirologio Romano: A Brema in Sassonia, in Germania, san Villeado, vescovo, che, nato nella Northumbria in Inghilterra e amico di Alcuino, propagò dopo San Bonifacio il Vangelo in Frisia e Sassonia e, ordinato vescovo, istituì la sede di Brema e la governò con saggezza.
Nacque in Gran Bretagna in data sconosciuta, ma indubbiamente tra il 735 e il 744. Si consacrò al sacerdozio all’età di trent’anni.
Divenuto prete desiderava essere missionario presso i popoli Frisoni e Sassoni.
Tra il 766 e il 774 sbarcò sul continente e in seguito si recò in Frisia, dove fu in pericolo di morte.
Passò allora nella Drenthe, dove ottenne un risultato più positivo , ma un
giorno alcuni compagni offesero gli abitanti pagani e Villehado fu assalito e ferito e riuscì con molta difficoltà a fuggire.
Non restò per lungo tempo nella regione , e fu inviato dal re Carlo Magno nella Bassa Sassonia. Nel 782 fu obbligato a fuggire.
Intraprese allora un viaggio a Roma.
IL 13 luglio 787 fu consacrato vescovo e stabilì la sua sede a Brema. Morì l’8 novembre dello stesso anno.
Le sue reliquie vennero disperse.
(Autore: Antonino Cottone - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Altri Santi dell'8 novembrean (8 novembre)
*Santa Elisabetta della Trinità - Carmelitana
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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