Santi dell' 8 Ottobre - Istituto Aveta

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Santi dell' 8 Ottobre

Il mio Santo > I Santi di Ottobre

*Santa Benedetta di Origny-Sur-Oise - Martire (8 ottobre)

I suoi Atti formano un racconto favoloso, simile alla passio di Santa Saturnina, festeggiata il 20 maggio.
La più antica traslazione delle reliquie avrebbe avuto luogo nel 665.
Altre ne sarebbero seguite nell'876-878 e nel 1231.
La festa, che cade l'8 ottobre, è passata da Usuardo al Martirologio Romano, dove è confuso con il nome di "Laon", la città in cui visse Benedetta, con quello di Lione.
Il Nuovo Martirologio Romano non è più presente.
Le sue reliquie si trovano a Origny-sur-Oise, nella diocesi di Reims.
(Autore: Gilbert Bataille - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Sant'Evodio di Rouen - Vescovo (8 ottobre)

V sec.
Martirologio Romano: A Rouen nella Gallia lugdunense, ora in Francia, Sant’Evodio, vescovo.
La lista episcopale di Rouen, di buona qualità, lo classifica nono: il suo episcopato è da collocarsi intorno al 420-30.
La sua Vita, scritta assai tardivamente, non merita molto credito: basti dire che essa lo fa nascere al tempo del re Clotario I, che regnò dal 511 al 561.
Evodio sarebbe morto in Andelys e sarebbe stato inumato a Rouen; al tempo delle invasioni normanne (secolo IX) le sue reliquie furono trasportate a Braine (diocesi di Soissons).
Nel 1130 esse passarono ai Premostratensi, che fondarono a Braine una badia, durata fino alla Rivoluzione del 1789; nel 1874 Braine rimise alla cattedrale di Rouen un frammento del corpo di Evodio.
La sua festa fu inizialmente celebrata l'8 ottobre, ritenuto giorno della sua morte: poi l'occorrenza di altre feste la fece fissare in altri giorni dello stesso mese (10, 12, 21).
(Autore: Paul Viard - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Evodio di Rouen, pregate per noi.


*San Felice di Como - Vescovo (8 ottobre)
IV sec.

Martirologio Romano: A Como, San Felice, vescovo, che, ordinato da Sant’Ambrogio da Milano, resse per primo la Chiesa di questa città.
Liturgia, archeologia, storia attestano che Felice fu il primo vescovo di Como. La notizia è confermata anche dagli ultimi versi dell'antica iscrizione incisa sull'urna delle reliquie dei protomartiri comensi (Carpoforo, Essanto, Cassio, Licinio, Secondo e Severo), già trascritta dal vescovo F. Niguarda alla fine del secolo XVI, nella sua Visita Pastorale, nella descrizione della basilica di san Carpoforo:
EXTAT ET HIC FELIX, DIVINUS DUCTUS HABENIS
VERBUM DIVINUM STUDUIT QUI DICERE PRIMUS
COMI; NAMQUE BONUS PRIMUS FUIT ILLE PATRONUS
IN COELIS FELIX; MERITO FUIT NOMINE FELIX.

Il primo documento che presenti Felice è una lettera di sant'Ambrogio di Milano, dalla quale si rileva che l'opera di recente evangelizzazione del protovescovo, sebbene avesse determinato la conversione di parecchie persone, richiedeva indispensabile e costante collaborazione di alcuni cooperatori: «So bene che non ti manca il lavoro nella vigna del Signore, specialmente perché sono con te pochi operai, di quelli che ci possono aiutare; ma questo è lamento vecchio e troppo noto a noi: la mano di Dio però non si è raccorciata; essa ti aiuterà nel bisogno e ti manderà nuovi operai per la raccolta del suo grano.
Io ringrazio assai il Signore e mi felicito cordialmente con te, sentendo come parecchi di questi cittadini di Como abbiano già accettato la fede cattolica.
Colui che ti ha favorito nella conversione di queste anime, ti favorirà anche di ministri necessari al tuo bisogno».
Dal testo integrale della lettera, che è senza data, risulta che Felice godeva della familiarità e della predilezione paterna di Sant'Ambrogio, il quale gli aveva conferito la consacrazione episcopale la domenica 1° novembre, quasi certamente del 386, e lo aveva inviato a Lodi per la consacrazione della basilica dei SS. Apostoli, edificata da san Bassiano, vescovo di quella città, il quale bramava la presenza del protovescovo comense.
L'origine di Felice rimane ignota e le opinioni in proposito sono diverse. Più verosimile è quella che vede nel protovescovo un «signore comasco» (dominus Vallis Cumanae), al quale Ambrogio commise l'evangelizzazione della città e del municipio.
In un'altra lettera, di squisito sapore familiare, comunemente ascritta all’anno 387, Ambrogio ringrazia Felice del dono di un cesto di tartufi, ma anche si lamenta perché troppo raramente gli rende visita.
Secondo un'antica tradizione, riferita dal Tatti, Felice avrebbe eretto sull'aprica falda del colle Baradello la prima chiesa cristiana di Como (derivandola dalla trasformazione di un tempio dedicato a Mercurio), in onore dei Santi Carpoforo e compagni martiri, ed in essa seppellì i loro corpi. Più tardi, ad opera del re Liutprando, su quella area sorse l’attuale basilica carpoforiana.
La tradizione ha tramandato come suo dies natalis l’8 ottobre, anche attualmente suo giorno liturgico.
Fu sepolto nella primitiva chiesa di san Carpoforo e successivamente nell'ampliata basilica omonima, finché, nel 1932, il suo corpo, ricomposto in artistica urna, fu trasferito nella nuova chiesa parrocchiale di santa Brigida, dove il suo culto è sempre vivo, e collocato sotto la mensa dell'altare principale.
(Autore: Pietro Gini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Felice di Como, pregate per noi.


*Beato Giovanni Adams, Roberto Dibdale e Giovanni Lowe - Martiri (8 ottobre)
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, Beati Giovanni Adams, Roberto Dibdale e Giovanni Lowe, sacerdoti e martiri, che, condannati a morte a Tyburn per avere esercitato in luoghi diversi il loro ministero per il popolo cattolico, sotto il regno di Elisabetta I, pervennero tra atroci supplizi al regno celeste.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beati Giovanni Adams, Roberto Dibdale e Giovanni Lowe, pregate per noi.


*San Grato di Chalon-sur-Saone - Vescovo (8 ottobre)

sec. VII

San Grato è il tredicesimo vescovo della diocesi soppressa di Chalon-sur-Saône. Nella cronotassi dei vescovi è stato inserito dopo Gelionio (o Gedberino) e prima di Desiderato.
La sede vescovile all’epoca era a Chalon, città in cui fungeva da cattedrale la chiesa di San Vincenzo.
La diocesi è documentata per la prima volta verso la metà del IV secolo, con il vescovo Donaziano, la cui attribuzione alla sede di Chalon è talvolta contestata.
Chalon fu sede di ben dodici concili tra il 470 e il 1073.
Tra questi si ricordano in particolare: il concilio svoltosi intorno al 647, dove furono promulgati una ventina di canoni sulla disciplina ecclesiastica.
Di San Grato non sappiamo praticamente nulla.
Ci son solo due attestazioni sulla sua esistenza quale vescovo di Chalon-sur-Saône.
La prima quando viene ricordata la sua presenza al concilio dell’episcopato franco tenutosi nella cattedrale di Chalon il 24 ottobre di un anno tra il 647 e il 653 (oggi gli studiosi propendono per il 650).
La seconda quando il suo nome compare in un diploma concesso da re Clodoveo II, all’assemblea di Clichy, il 22 giugno 654, in favore dell’abbazia di Saint-Denis.
La sua festa ricorre l’8 ottobre.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Grato di Chalon-sur-Saone, pregate per noi.


*Beato Josè Ruano Lòpez - Sacerdote e Martire (8 ottobre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Almería, Spagna, 6 maggio 1888 – Rioja, Spagna, 8 ottobre 1936

José Ruano López nacque ad Almería, nell’omonima provincia e diocesi, il 6 maggio 1888. Fu ordinato sacerdote il 18 maggio 1916. Era parroco della parrocchia di Benahadux quando morì in odio alla fede cattolica l’8 ottobre 1936 a Rioja, in provincia di Almería.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Josè Ruano Lòpez, pregate per noi.


*Beato Marzio - Eremita in Umbria (8 ottobre)

Eremita vissuto nel XIII secolo in Umbria; notizie brevi sulla sua vita ci vengono tramandate da alcuni scrittori quasi contemporanei del Beato, come il minorita Odorico da Forlì, che lo cita nella sua “Storia” dalle origini del mondo all’anno 1330.
Marzio nacque nel 1210, a Pieve di Compresseto, frazione di Gualdo Tadino, diocesi di Nocera Umbra da una famiglia semplice del popolo; fece per un certo tempo il muratore e nel tempo libero si dedicava all’assistenza degli ammalati e soccorrendo i bisognosi.
Aveva tre fratelli Silvestro (Salvetto), Leonardo e Filippo che divenne sacerdote; giunto ai 31 anni, abbandonò il mondo imitato dai fratelli e da altri; devotissimo di San Francesco d’Assisi, che era morto una quindicina di anni addietro e che aveva rivoluzionato con la sua riforma di povertà evangelica, tutta la Regione Umbra, Marzio si ritirò in un romitorio presso Gualdo Tadino, abbandonato dai
francescani.
Indossò l’abito dei Terziari Francescani e per 60 anni, si dedicò ad una vita di intensa unione con Dio, in una condizione di austerità e povertà eremitica.
Edificò con la parola e con l’esempio la popolazione dei dintorni, ottenendo pure conversioni strepitose; nei suoi ultimi anni divenne cieco, infermità che sopportò con ammirabile pazienza; morì in estrema povertà, vero "povero evangelico", l’8 ottobre 1301 a 91 anni.
Alla notizia della sua morte accorse una folla di fedeli che fu testimone di numerosi prodigi, aumentando così la sua fama di santità; gli abitanti di Gualdo, eressero a poca distanza dalla città, una chiesa detta poi di San Marzio, dove il beato venne sepolto sotto l’altare.
La chiesa si deteriorò col tempo e il vescovo di Nocera Umbra nel 1607, fece trasportare il corpo del Beato Marzio, nel tempio di San Rocco fuori Gualdo. Il culto che gli è stato da sempre tributato non risulta però confermato ufficialmente.
Il Martirologio Francescano lo celebra l’8 ottobre, insieme agli altri tre fratelli, di cui però non esiste culto.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Marzio, pregate per noi.


*Sante Palazia e Laurenzia - Martiri di Ancona (8 ottobre)

Gli Atti di queste due martiri, trasmessi da un antico manoscritto anconitano, ora perduto, e da un altro della Biblioteca Vallicelliana di Roma, contengono senza dubbio molti elementi leggendari, desunti dalle passiones di Santa Cristina, Santa Barbara e Santa Vittoria, e pertanto non sono stimati attendibili dalla moderna critica agiografica.
Nondimeno è possibile ritenere probabile, in conformità di tradizioni e antichi monumenti liturgici e iconografici, che, native di Ancona, Palazia e Laurenzia siano state relegate a Fermo, ivi abbiano subito il martirio, forse all'epoca di Diocleziano, e che in seguito le loro spoglie siano state traslate ad Ancona, loro città d'origine.
Il loro culto è ancora diffuso in varie località dell'antico Piceno (Fermo, Osimo, Camerino, ecc.).
In Ancona il nome di Palazia è invocato in antichi libri liturgici e la sua figura appare in lastre gradite del sec. XI.
Più tardi sorsero in suo onore una chiesa e un monastero; l'iconografia la rappresentò spesso insieme agli altri santi locali, e talvolta con la sua nutrice Laurenzia.
La raffigurazione più nota è quella del Guercino, che si ispira ad alcuni episodi della passio.
I resti di queste martiri, a quanto sembra, conservarono a lungo in un'arca marmorea presso la cattedrale e quindi nella chiesa dedicata a Santa Palazia; dopo la ricognizione del 1775, furono raccolti in una piccola urna di bronzo, lavoro di imitazione berniniana, donata alla cattedrale dal Papa Benedetto XIV, già vescovo di Ancona.
La loro festa si celebra l'8 ottobre.
(Autore: Mario Natalucci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Palazia e Laurenzia, pregate per noi.


*Santa Pelagia - Penitente (8 ottobre)

Fu una giovane martire di Antiochia, vittima della persecuzione di Diocleziano. Pelagia, quindicenne, testimoniò in modo insolito la sua fedeltà a Cristo: quando i soldati dell'imperatore si recarono alla sua dimora per portarla davanti al tribunale che l'avrebbe sicuramente condannata perché cristiana, Pelagia domandò loro di permetterle di mutarsi d'abito.
Avuto il permesso, salì al piano superiore e ben sapendo a quale trattamento indegno sarebbe stato esposto il suo corpo, si uccise gettandosi dalla finestra.
San Giovanni Crisostomo, involontariamente, ha oscurato la fama di questa Pelagia, raccontando la storia di una ballerina di Antiochia dallo stesso nome, che la gente chiamava Margherita, cioè perla preziosa, per la rara bellezza del suo volto e per i ricchi ornamenti del suo corpo. Bellezza da cui lo stesso vescovo Nonno trasse un insegnamento di tipo spirituale.
Le stesse parole del pastore portarono questa Pelagia alla conversione e al battesimo. Si recò poi a piedi a Gerusalemme dove visse in una grotta sul Monte degli Ulivi per il resto dei suoi anni. (Avvenire)
Etimologia: Pelagia = del mare, marino, dal latino
Martirologio Romano: Ad Antiochia in Siria, Santa Pelagia, vergine e Martire, che San Giovanni Crisostomo esaltò con grandi lodi.
Il Martirologio Romano ricorda quattro sante con questo nome, ma si tratta di un caso, non raro, di sdoppiamento, anzi di doppio sdoppiamento, perché delle due donne con questo nome una sola sarebbe la Santa autentica.
Sembra che la notorietà di una penitente, della quale parla S. Giovanni Crisostomo in uno dei suoi sermoni, abbia oscurato il nome e la vicenda di una giovane martire di Antiochia di nome Pelagia, vittima della persecuzione di Diocleziano.
La fanciulla, quindicenne, testimoniò in modo insolito la sua fedeltà a Cristo: quando i soldati dell'imperatore si recarono alla sua dimora per tradurla davanti al tribunale che l'avrebbe sicuramente condannata perché cristiana, Pelagia domandò loro di permetterle di mutarsi d'abito.
Avuto il permesso, salì al piano superiore e ben sapendo a quale trattamento indegno sarebbe stato esposto il suo corpo, per presentarsi incontaminata al cospetto dello sposo divino si gettò dalla finestra, andando a sfracellarsi al suolo.
La donna, di cui parla San Giovanni Crisostomo, era una ballerina di Antiochia, che la gente chiamava Margherita, cioè perla preziosa, per la rara bellezza del suo volto e per i ricchi ornamenti del suo corpo, così appariscenti da distrarre lo stesso vescovo della città (il non identificato Nonno), mentre si recava in processione al sinodo.
Il buon vescovo, dopo un attimo di smarrimento, si ricompose e trovò il modo di trarre un utile insegnamento morale da quella distraente apparizione: se una donna - commentò - si rende così
bella per compiacere a un uomo mortale, come dovremmo adornare noi la nostra anima destinata al Dio eterno?
Quella donna fu toccata dalla grazia ascoltando occasionalmente le parole del vescovo. Andò poi a prostrarsi ai suoi piedi e ottenne il battesimo. Mutò quindi i preziosi abiti con la tunica del penitente. Per far perdere le sue tracce, si travestì da uomo e, lasciata nottetempo la città di Antiochia, si recò a piedi fino a Gerusalemme, dove visse i restanti anni della sua vita chiusa in una grotta sul monte degli ulivi, celandosi sotto il nome maschile di Pelagio.
Scoperta la sua vera identità dopo la morte, ebbe col nome di Pelagia la devozione di tutti i cristiani.
Quali delle due Pelagie commemora oggi il calendario cristiano? La giovinetta vergine e martire o la penitente?
Poiché la Chiesa primitiva riservava un culto speciale alla memoria dei martiri, possiamo ritenere che la Santa onorata in questo giorno sia la giovinetta di Antiochia.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Pelagia, pregate per noi.


*Santa Ragenfreda (Ragenfrida) - Badessa (8 ottobre)

Martirologio Romano:
A Denain nell’Hainault, nell’odierna Francia, Santa Ragenfrida, badessa, che costruì con i suoi beni in questo luogo un monastero, di cui fu degna guida.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Ragenfreda, pregate per noi.


*Santa Reparata di Cesarea di Palestina - Martire (8 ottobre)

Cesarea, Palestina, sec. III
La prima testimonianza del culto di santa Reparata risale al IX secolo quando nel «Martirologio di Beda» compare per la prima volta il suo nome all'8 ottobre.
Tratta da questo testo la «Passio» della Santa ebbe subito molte recensioni, che ci sono pervenute da diverse zone dell'Occidente. La devozione si diffonde in Italia in maniera particolare a Firenze, Atri, Napoli e Chieti.
Secondo il «Martirologio Romano» il martirio di Santa Reparata avvenne a Cesarea di Palestina sotto l'imperatore Decio a causa del suo rifiuto di sacrificare agli idoli e «fu sottoposta a diverse specie di torture.
Fu infine messa a morte con un colpo di clava.
Si vide la sua anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba». A parte questo riferimento alle persecuzioni del 250-251 non vi sono altre notizie sulla vita della santa.
Nell'arte è stata rappresentata in poche ma importantissime opere, i cui autori sono Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Domenico Passignano; opere eseguite tutte a Firenze. (Avvenire)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Commemorazione di Santa Reparata, venerata in diversi luoghi come vergine e martire.
Non si trova traccia del culto di s. Reparata prima della metà del secolo IX, quando nel ‘Martirologio di Beda’, compare per la prima volta il suo nome all’8 ottobre, questo manoscritto era proveniente dall’abbazia di Lorsch, nella regione di Würzburg (si tratta dell’attuale ‘Palatino Latino 833’ della Biblioteca Vaticana).
Ma la sua popolarità dovette subito diffondersi, visto il gran numero di recensioni della sua ‘Passio’ che ci sono pervenute da diverse zone dell’Occidente medioevale.
Particolarmente in Italia Santa Reparata gode di grande fama e devozione, come a Firenze, Atri, Napoli e Chieti.
Il "Martirologio Romano" scrive all’8 ottobre “A Cesarea di Palestina, il martirio di Santa Reparata vergine e martire; poiché rifiutava di sacrificare agli idoli, sotto l’imperatore Decio, fu sottoposta a diverse specie di torture e fu infine messa a morte con un colpo di clava. Si vide la sua anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba”.
A parte questo, non vi sono altre notizie, nemmeno da parte di Eusebio di Cesarea, che non ignorava i tormenti inflitti ai cristiani, durante la breve persecuzione di Decio (250-251) e che Santa Reparata sarebbe stata martire nella sua città episcopale, avrebbe dovuto saperlo.
È stata poi nel tempo confusa con altre sante martiri da parte degli studiosi; ad ogni modo essa è stata rappresentata nell’arte in poche ma importantissime opere, i cui autori sono Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Domenico Passignano; opere eseguite tutte a Firenze.
Questa celebre santa palestinese, ebbe specie nel Medioevo in tutto l’Occidente un diffuso culto, in particolare a Chieti, Napoli, Atri e Firenze, quindi in Italia Centrale; ciò fa supporre che ci sia stato un culto anche a Lucca.
Poi come succedeva spesso, la martire sarà stata ritenuta originaria del luogo dove era venerata.
Si pensi che a Chieti si è ritenuto che le reliquie della santa martire fossero proprio lì.
Grandi artisti fiorentini l’hanno raffigurata in celebri opere a Firenze, che non è tanto lontana da Lucca.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Reparata di Cesarea di Palestina, pregate per noi.


*Santa Taisa (8 ottobre)

Giaculatoria - Santa Taisa, pregate per noi.


*Sant'Ugo Canefri da Genova - Religioso dell'Ordine di Malta (8 ottobre)

Giaculatoria - Sant'Ugo Canefri da Genova, pregate per noi.






 
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