Santi dell'11 Febbraio - Istituto Aveta

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Santi dell'11 Febbraio

Il mio Santo > I Santi di Febbraio

*Sant'Ardagno (Ardano) - Abate di Tournus (11 febbraio)

Martirologio Romano: In Burgundia, nell’odierna Francia, Sant’Ardano, abate di Tournus.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ardagno, pregate per noi.


*Beato Bartolomeo di Olmedo - Sacerdote Mercedario (11 febbraio)

+ Messico, novembre 1524
Il Beato Bartolomeo di Olmedo, fu il primo Sacerdote che arrivò in terra messicana, era giunto in
America nel 1516 all’età di 31 anni. Durante la conquista dell’impero azteca vanno molte lodi a questo giovane Mercedario per la sua attività che svolse con intelligenza e prudenza in particolari situazioni fra spagnoli ed arborigeni. Portò la devozione alla Vergine della Mercede ai messicani, i quali si innamorarono di essa, portandoli così alla conoscenza di Dio, insegnando i principi della fede predicando instancabilmente. Battezzò più di 2500 arborigeni, fra questi la famosa Malinche, la quale, poiché conosceva la lingua spagnola era interprete di Cortés e le diede il nome di Marina. Il Beato Bartolomeo morì in Messico nel novembre del 1524 all’età di 39 anni e pianto da tutti gli indios fu sepolto in Santiago de Tlatelolco.
L’Ordine lo festeggia l’11 febbraio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bartolomeo di Olmedo, pregate per noi.


*San Castrense (Castrese) di Sessa - Vescovo e Martire (11 febbrauio)

Sessa Aurunca, V secolo
È molto venerato a Castel Volturno (Caserta), dove in agosto in suo onore si tiene una processione lungo il fiume.
È ricordato nel «calendario marmoreo» di Napoli, ma poco si sa di lui.
È incerto se sia stato Vescovo di Castel Volturno o di Sessa Aurunca.
Una «passio» lo annovera in un gruppo di dodici o tredici vescovi africani, che nel V secolo approdarono in Campania per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali.
Castrense fu, poi, ritenuto martire poiché il suo nome è stato trovato con quello del martire Prisco in alcune pitture.
Le reliquie passarono da Sessa a Capua (che lo festeggia il 29 dicembre e la seconda domenica di maggio, data della traslazione).
Guglielmo II il Buono, ultimo Re normanno di Sicilia, le portò a Monreale. (Avvenire)
Patronato: Marano di Napoli, Castevolturno
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Volturno in Campania, San Castrese, Martire.  
Santo molto venerato a Castel Volturno in provincia di Caserta, ancora oggi la sua statua viene portata in processione in agosto, sul fiume Volturno, per proseguire poi a piedi per la città fino alla
chiesa principale. È ricordato l’11 febbraio nel celebre antichissimo ‘Calendario marmoreo’ di Napoli; ma le notizie che lo riguardano sono incerte.
Secondo una tradizione Castrense o Castrese è detto vescovo di Castel Volturno, secondo un’altra egli fu Vescovo di Sessa Aurunca (CE) e qui morì “in mezzo al suo popolo, dopo aver celebrato i misteri ed essere disceso da sé nella sepoltura”.
Nel territorio della città ancora oggi esiste una frazione chiamata San Castrense, infine una leggendaria ‘passio’ lo annovera in un gruppo di dodici o tredici vescovi africani, che nel secolo V approdarono in Campania per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali, comandati da Genserico (390-477) che sbarcati e stabilitasi in Africa, pirateggiavano lungo le coste del Mediterraneo.
Il nome di San Castrense è unito a quello di San Prisco, nelle pitture scoperte verso il 1881, in una grotta presso Calvi (Caserta) risalenti al VII secolo, essi erano raffigurati insieme; poiché San Prisco fu sicuramente un Martire di Capua o di Nocera, anche San Castrense o Castrese fu ritenuto Martire.
Quale sia la versione esatta è ancora motivo di discussione e ricerca da parte degli studiosi. Le reliquie del santo, furono trasferite, prima del secolo XII, da Sessa Aurunca a Capua e successivamente ad opera di Guglielmo II il Buono (1166-89) ultimo re normanno di Sicilia, furono portate a Monreale.
In Campania sono rimaste numerose chiese a lui dedicate, sia come Castrense che come Castrese; a Capua viene anche celebrato il 29 dicembre e la seconda domenica di maggio, data delle traslazioni delle reliquie.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Castrense di Sessa, pregate per noi.

 

*Sant'Elisa (Eloisa, lat. Helvisa) – Reclusa (11 febbraio)

Etimologia: Eloisa (come Luigi, di cui è femminile) = derivato da Clodoveo
Appartenente ad una nobile famiglia francese, Eloisa fu moglie del conte Ugo di Meulan, detto "Testa d'orsa", del quale però rimase ben presto vedova. Donna religiosissima e di grande pietà, donò una considerevole parte dei beni ereditati dal marito all'abbazia benedettina di Notre-Dame di Coulombs (presso Nogent-le-Roi, nella diocesi di Chartres), il cui abate Berengario ricevette da lei nel 1033 le due chiese parrocchiali di Lainville e di Montreuil-sur-Epte, con le relative rendite e metà delle terre annesse, come risulta dall'atto di cessione, confermato in quello stesso anno dal conte Galerano di Meulan, il quale aveva in feudo quelle chiese. Perduto anche il secondo marito, Eloisa decise di rinunciare al mondo per sempre, ritirandosi a condurre vita religiosa nella stessa abbazia di Coulombs, a cui donò ancora, senza tener conto dei nipoti, figli del fratello Erluino, le terre e la chiesa di Anthieux, nella diocesi di Evreux, il cui possesso da parte dei monaci venne confermato da Guglielmo, duca di Normandia, solo nel 1066, allorché i beni furono restituiti all'abbazia da Riccardo, nipote di Eloisa, il quale li aveva rivendicati, dopo la morte della zia, occupandoli con la forza. A Coulombs Eloisa si fece costruire un'angusta celletta, a ridossa del muro della basilica, dove si rinchiuse per sempre, rimanendovi forse murata sino al giorno della sua morte, avvenuta in concetto di santità prima del 1060. Il Mabillon indica il 10 febbraio, festività di Santa Scolastica, come giorno del suo felice transito, che avvenne in realtà 1'8 gennaio, come chiaramente risulta dall'Obituario della cattedrale di Chartres, dove infatti si può leggere: "VI idus Januarii. Obiit Helvisa sanotissime memorie reclusa". Già nel sec. XVII si era persa ogni traccia della tomba di Sant' Eloisa, della quale, tuttavia, si conservava ancora il teschio tra le altre reliquie custodite nel tesoro dell'abbazia. La sua festa si celebra 1'11 febbraio.
(Autore: Niccolò Del Re - Fonte: Enciclopedia dei Santi)             Giaculatoria - Sant'Elisa, pregate per noi.   


*Santa Gobnat (Gobnait) - Vergine (11 febbraio)
VI sec.

É commemorata nei Martirologi irlandesi all'11 febbraio. Il Martirologio di Tallaght la chiama Gobnat di Ernaidhe nel Muskerry, ma le notulae ad Oengus parlano anche di Gobnat di "Bairnech in Moin Mor nel Sud dell'Irlanda".
Un tale sdoppiamento permane anche nei martirologi posteriori, tuttavia, è un fatto storicamente accertato che il culto di Gobnat si è localizzato a Ballyvourney, nella baronia di Muskerry, contea di Cork, dai tempi più remoti fino ai nostri giorni. I resti archeologici testimoniano qui dell'antichità del suo culto, ma non è facile assegnarle un floruit, anche approssimativo. Si può accettare la connessione di Gobnat con s. Abbano, così come è detto nella Vita, ma tutto fa pensare che gli Acta dell'Abbano associato a Gobnat siano stati confusi con quelli del più famoso santo omonimo del Leinster.
Con qualche dubbio Gobnat può essere assegnata al VI secolo.

(Autore: Patrick Corish – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gobnat, pregate per noi.


*San Gregorio II – 89° Papa (11 febbraio)

m. 731
(Papa dal 19/05/715 al 11/02/731)

Romano, promosse l'evangelizzazione della Germania, dove mandò San Bonifacio. Fece restarare molte chiese di Roma e il Monastero di Montecassino.
Martirologio Romano: A Roma presso San Pietro, deposizione di San Gregorio II, Papa, che, nei tempi funesti dell’ Imperatore Leone l’ Isaurico, difese la Chiesa e il culto delle sacre immagini e inviò San Bonifacio in Germania a predicare il Vangelo.
Nativo di Roma apparteneva al rango dei "suddiaconi"( il suddiaconato fu per lungo tempo considerato il primo gradino degli ordini clericali intrinsechi alla Chiesa Cattolica. Il primo rango maggiore al quale veniva richiesto il voto di castità e quindi del celibato. I paramenti di distinzione nella liturgia furono istiutiti attorno al III° secolo ma ufficializzati solo nel XII° e consistevano in una "camiciola" una "tunicella" ed un cordone di tessuto bianco cinto in vita. I suddiconi non potevano portare la "stola" riservata ai ranghi superiori, ovvero dal "diacono" in su.
Il rango di suddiacono fu abolito solamente nel 1972, mentre persiste nell'ortodossia greco-ortodossa.)
Quindi, ancora una volta fu eletto pontefice: un povero e comune cristiano. Correva il giorno 19 maggio del 715, quando imperatore d'oriente era Anastasio II, mentre la penisola italica era quasi
tutta sottomessa al re longobardo Liutprando.
Inizialmente il pontificato di Gregorio II sembrò vacillare sotto una serie di contrapposizioni politiche e di dominio.
Le contrapposizioni rientrarono comunque grazie alla "diplomazia" che, sulla scorta delle esperienze maturate nei secoli stava facendo diventare il papato un regno temporale.
Nel frattempo a Benevento si insediò il duca longobardo Romoaldo II, il quale aveva preso possesso anche di Cuma (importante ed antica città campana di origine etrusco-romana situata sulla via Domiziana, la cui datazione viene fatta risalire al 730 a.c. probabilmente l'odierrna Pozzuoli),
Ancora, nel 717, quando i longobardi stavano sottomettendo le popolazioni in nome e per conto del cristianesimo, imperversando da settentrione verso il meridione della penisola italica, il pontefice disconobbe tale mandato e con un repentino cambio di intenti si rivolse al " napoletano dux Giovanni" (prima console dell'imperatore d' oriente Anastasio II e dopo la sua defenestrazione console del suo successore Teodoro), nell'intento di arginare l'avanzata longobarda, probabilmente memore, attraverso la storia, delle loro scorribande accadute tra il 581 ed il 589.
Oltre ai citati fatti questo pontefice fu meritorio per la tutela del cosiddetto "ceto medio" , nel quale si annoverava la maggior parte della cittadinanza laboriosa, ovvero i mercanti che investivano i propri patrimoni in spedizioni navali e terrestri pur di soddisfare la domanda economica interna. Così come riuscì in qualche modo a tutelare gli interessi delle comunità attraverso la tutela dell'artigianato e la protezione delle arti.
Oltre a questo si distinse sicuramente nell'opera di evangelizzazione dei popoli nordici a partire da quelli germanici con la conversione di Teodo e l'incisività patriarcale presso i "frisoni", tanto è vero che il teologo e filosofo Winfrith fu insignito delle più alte cariche ecclesiastiche al fine di ricondurre le popolazioni germaniche sotto le insegne di Roma anzichè ricondurle alla soggezione dell'impero d'oriente.
L'attività evangelica però, non fu sempre limpida e spesso si tradusse in aspetti qualche volta devastanti per le popolazioni coinvolte nelle azioni da diverse interpretazioni, sopratutto quando salì al trono imperiale Leone III.
L'intransigenza bizantina, spesso in conflitto con Roma si era definitivamente eretta a sentinella della "porta d'oriente" presso il patriarcato di Ravenna, l'unica insormontabile difficoltà negli interessi ideologici rimase quella del "culto alle immagini", permessa da Roma e negata in oriente. (nda: in nome di quell'immagine raffigurante l' Acheropita).
L'epistolario tra il papa e l'imperatore si presenta ancor oggi molto ricco, nonostante il trascorrere dei secoli, difficile fu come è stabilire le ragioni rappresentate da ambo le parti, proprio per le diverse prerogative sia temporali che teologiche.
Certo è che ancora una volta le contrapposizioni temporal-teologiche riuscirono ad innescare un'ulteriore guerra ideologica.
Ancora una volta però davanti alla minaccia degli "unni" comandati da re Liutprando, il papa si rimise in cammino per fermare le orde barbariche e come il suo antesignano Leone Magno riuscì nel suo intento, riuscendo a ricondurre a più miti considerazioni sia il re che tutto il resto del popolo attraverso una messa celebrata in campo aperto.
Le truppe bizantine già scese in campo si ritirarono, così come fecero gli Unni, lasciando libere le popolazioni sotto l'influenza papale.
La realtà storica vuole invece che al di là delle prese di posizione iconografiche o iconoclastiche, ci fossero solamente dei giochi di potere per i quali chi ci rimise letteralmente la testa, perchè decapitato fu il duca "Tiberio Petasio", il quale autoproclamatosi imperatore "tuscio" (nda: quindi dell' odierna Italia) si dovette scontrare sia con il potere imperiale di Ravenna, governato dall'imperatore d' oriente, sia con quello itinerante dei longobardi, degli Unni e dei Visigoti i quali ogni tanto riuscivano ad eleggere un'unico presunto re, rivendicando ora il presidio di Ravenna, ora quello di Rimini oppure quello di Eraclea.
Dimenticando spesso che Roma ed il suo pontefice si stava mano a mano organizzando anche con un proprio esercito ma, contando soprattutto sulle forze alleate di esercitici intrinsechi alle piccole o grandi signorie feudali, ormai completamente o parzialmente sganciate da una o l'altra potenza militare.
Gregorio II morì il giorno 11 febbraio del 731 e fu sepolto in San Pietro.
Nativo di Roma apparteneva al rango dei "suddiaconi"( il suddiaconato fu per lungo tempo considerato il primo gradino degli ordini clericali intrinsechi alla Chiesa Cattolica. Il primo rango maggiore al quale veniva richiesto il voto di castità e quindi del celibato.
I paramenti di distinzione nella liturgia furono istiutiti attorno al III° secolo ma ufficializzati solo nel XII° e consistevano in una "camiciola" una "tunicella" ed un cordone di tessuto bianco cinto in vita. I suddiconi non potevano portare la "stola" riservata ai ranghi superiori, ovvero dal "diacono" in su. Il rango di suddiacono fu abolito solamente nel 1972, mentre persiste nell'ortodossia greco-ortodossa.)
Quindi, ancora una volta fu eletto pontefice: un povero e comune cristiano. Correva il giorno 19 maggio del 715, quando imperatore d'oriente era Anastasio II, mentre la penisola italica era quasi tutta sottomessa al re longobardo Liutprando.
Inizialmente il pontificato di Gregorio II sembrò vacillare sotto una serie di contrapposizioni politiche e di dominio.
Le contrapposizioni rientrarono comunque grazie alla "diplomazia" che, sulla scorta delle esperienze maturate nei secoli stava facendo diventare il papato un regno temporale.
Nel frattempo a Benevento si insediò il duca longobardo Romoaldo II, il quale aveva preso possesso anche di Cuma ( importante ed antica città campana di origine etrusco-romana situata sulla via Domiziana, la cui datazione viene fatta risalire al 730 a.c. - nda: probabilmente l'odierrna Pozzuoli -)
Ancora, nel 717, quando i longobardi stavano sottomettendo le popolazioni in nome e per conto del cristianesimo, imperversando da settentrione verso il meridione della penisola italica, il pontefice disconobbe tale mandato e con un repentino cambio di intenti si rivolse al " napoletano dux Giovanni" (prima console dell'imperatore d' oriente Anastasio II e dopo la sua defenestrazione console del suo successore Teodoro), nell'intento di arginare l'avanzata longobarda, probabilmente memore, attraverso la storia, delle loro scorribande accadute tra il 581 ed il 589.
Oltre ai citati fatti questo pontefice fu meritorio per la tutela del cosiddetto "ceto medio" , nel quale si annoverava la maggior parte della cittadinanza laboriosa, ovvero i mercanti che investivano i propri patrimoni in spedizioni navali e terrestri pur di soddisfare la domanda economica interna. Così come riuscì in qualche modo a tutelare gli interessi delle comunità attraverso la tutela dell'artigianato e la protezione delle arti.
Oltre a questo si distinse sicuramente nell'opera di evangelizzazione dei popoli nordici a partire da quelli germanici con la conversione di Teodo e l'incisività patriarcale presso i "frisoni", tanto è vero che il teologo e filosofo Winfrith fu insignito delle più alte cariche ecclesiastiche al fine di ricondurre le popolazioni germaniche sotto le insegne di Roma anzichè ricondurle alla soggezione dell'impero d'oriente.
L'attività evangelica però, non fu sempre limpida e spesso si tradusse in aspetti qualche volta devastanti per le popolazioni coinvolte nelle azioni da diverse interpretazioni, sopratutto quando salì al trono imperiale Leone III.
L'intransigenza bizantina, spesso in conflitto con Roma si era definitivamente eretta a sentinella della "porta d'oriente" presso il patriarcato di Ravenna, l'unica insormontabile difficoltà negli interessi ideologici rimase quella del "culto alle immagini", permessa da Roma e negata in oriente. (nda: in nome di quell'immagine raffigurante l' Acheropita).
L'epistolario tra il Papa e l'imperatore si presenta ancor oggi molto ricco, nonostante il trascorrere dei secoli, difficile fu come è stabilire le ragioni rappresentate da ambo le parti, proprio per le diverse prerogative sia temporali che teologiche.
Certo è che ancora una volta le contrapposizioni temporal-teologiche riuscirono ad innescare un'ulteriore guerra ideologica.
Ancora una volta però davanti alla minaccia degli "unni" comandati da re Liutprando, il papa si rimise in cammino per fermare le orde barbariche e come il suo antesignano Leone Magno riuscì nel suo intento, riuscendo a ricondurre a più miti considerazioni sia il re che tutto il resto del popolo attraverso una messa celebrata in campo aperto.
Le truppe bizantine già scese in campo si ritirarono, così come fecero gli Unni, lasciando libere le popolazioni sotto l'influenza papale.
La realtà storica vuole invece che al di là delle prese di posizione iconografiche o iconoclastiche, ci fossero solamente dei giochi di potere per i quali chi ci rimise letteralmente la testa, perchè decapitato fu il duca "Tiberio Petasio", il quale autoproclamatosi imperatore "tuscio" (nda: quindi dell' odierna Italia) si dovette scontrare sia con il potere imperiale di Ravenna, governato dall'imperatore d' oriente, sia con quello itinerante dei longobardi, degli Unni e dei Visigoti i quali ogni tanto riuscivano ad eleggere un'unico presunto re, rivendicando ora il presidio di Ravenna, ora quello di Rimini oppure quello di Eraclea.
Dimenticando spesso che Roma ed il suo pontefice si stava mano a mano organizzando anche con un proprio esercito ma, contando soprattutto sulle forze alleate di esercitici intrinsechi alle piccole o grandi signorie feudali, ormai completamente o parzialmente sganciate da una o l'altra potenza militare.
Gregorio II morì il giorno 11 febbraio del 731 e fu sepolto in San Pietro.
(Autore: Franco Prevato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gregorio II, pregate per noi.

 

*Santi Martiri della Numidia (11 febbraio)
Martirologio Romano: Commemorazione di molti Santi Martiri, che in Numidia, nell’ odierna Algeria, durante la persecuzione dell’ imperatore Diocleziano furono arrestati e, essendosi rifiutati contro l’editto imperiale di consegnare le divine Scritture, morirono straziati da crudeli supplizi.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Martiri della Numidia, pregate per noi.


*San Pasquale I – 98° Papa (11 febbraio)

m. 824
(Papa dal 25/01/817 al 11/02/824)

Pasquale I, Abate della Basilica di Santo Stefano fu consacrato il 25 gennaio 817. Fu Papa dal 817 al 11 febbraio 824. Fu consacrato il 25 gennaio 817, vale a dire: nemmeno un giorno dalla morte del suo predecessore. Durante il suo pontificato promosse le prime missioni verso i Paesi scandinavi. Fece ricostruire la Chiesa di Santa Cecilia.
A Pasquale I si debbono i primi interventi sociali, oltre che a due giustiziati. Fu dichiarato Santo perché la leggenda vuole che durante una Messa sia caduto in "trance" ed abbia rivelato il punto esatto della sepoltura di Santa Cecilia e di suo marito Valeirano, martirizzati durante l'Impero romano. I corpi furono estratti dal cimitero di San Callisto. Pasquale morì il giorno 11 febbraio del 824, il popolo romano, nonostante il suo interessamento sociale impedì la sepoltura a San Pietro e si ritiene che le sue spoglie riposino nella basilica romana di Santa Prassede.
Martirologio Romano: Sempre a Roma, deposizione di San Pasquale I, Papa, il quale tolse dalle catacombe molti corpi di santi martiri, che volle trasferire nel desiderio di farli venerare, collocandoli con ogni onore in diverse chiese di Roma.  
Pasquale I, abate della basilica di Santo Stefano fu consacrato il 25 gennaio 817, vale a dire : nemmeno un giorno dalla morte del suo predecessore. D'altro canto il timore di ingerenze esterne permaneva sempre forte.
Il "legato" (ambasciatore) pontificale Teodoro fu subito inviato presso la corte di Ludovico con la missiva del nuovo annuncio; ritornò recando in una mano una semplice lettera di felicitazioni, dall'altra una sorta di diploma imperiale definito "Pactum cum Paschali pontefice".
La storia volle che quest' ultimo documento dovesse assumere un valore immenso proprio perchè Ludovico, detto il "Pio", non impugnò le "false riproduzioni", artatamente spacciate dal clero romano,
di volta in volta presso le piccole signorie feudali in maniera tale da riuscir a recuperare non solo le promesse di Pipino e Carlomagno ma anche importantissimi feudi quali le odierne Calabria, Sicilia, Sardegna, Corsica e Napoli.
Una ulteriore concessione fu fatta ai romani e di conseguenza al clero, da Ludovico: la libertà di scelta del proprio pontefice con la sola presenza di alcuni legati esentati dal dover imporre la conferma e con il solo obbligo di rinnovare il patto di alleanza tra l'imperatore attraverso il pactum fidelis ....
L'imperatore fu per altro occupato in questioni ben più gravi e fondamentali per doversi anche interessare del solo potere romano, ad ogni buon conto quello che doveva essere sembrato un'atto di magnanimità nei confronti del papato, si dimostrò subito esattamente il contrario, tantè che il "patto fidelis" fu ratificao dalla nobiltà imperiale nel luglio 817 ad Aquisgrana, ed assunse il nome di Ordinatio Imperii, che di fatto limitò quasi totalmente il potere temporale della Chiesa.
Il resoconto del disinteresse verso la penisola italica fu costituito da caos più totale con scorribande di predoni e banditi da ogni angolo della penisola stessa.
Le cose si metterono per il peggio perchè la nobiltà romana filo-franca si dovette confrontare con i nobili dissidenti che si erano visti espropriati di ogni autorità temporale.
Capi della rivolta antimperiale furono il primicerio Teodoro ed il nomenclatore Leone (genero del pontefice). La rivolta fu stroncata dalle stesse truppe papaline rinforzate dalle squadre provenienti dai quartieramenti dei nobili filo-franchi.
Sbaragliate le ultime resistrenze i due furono catturati, accecati e poi decapitati, correva l'anno 821.
Solamente nel 818 Ludovico si era deciso a nominare re d'Italia il proprio primogenito Lotario. il quale giunse però solamente nel 822, fermandosi a Pavia.
Le suppliche del pontefice Pasquale lo portarono comunque a Roma solamente la Pasqua dell'anno successivo (823), quando con il consenso di Ludovico il Pio fu consacrato imperatore Augusto del popolo romano.
A seguito dei continuati malumori, Lotario ordinò un'inchiesta sui fatti precedentemente accaduti. Il Pontefice si sottomise spontaneamente al giuranmento di purificazione attraverso il giuramento di fede a Dio, maledendo contemporaneamente i sobillatori giustiziati.
I legati tornarono ad Aquisgrana e riferirono a Ludovico quanto accaduto e quanto sentito. L'inchiesta fu archiviata dallo stesso imperatore.
A Pasquale I si debbono i primi interventi sociali, oltre che a due giustiziati.
Fu dichiarato santo perchè la leggenda vuole che durante una messa sia caduto in "trance" ed abbia rivelato il punto esatto della sepoltura di Santa Cecilia e di suo marito Valeriano, martirizzati durante l'impero romano. I corpi furono estratti dal cimitero di San Callisto con abiti interamente ricoperti d'oro.
Pasquale I morì il giorno 11 febbraio del 824, il popolo romano, nonostante il suo interessamento sociale impedì la sepoltura a San Pietro e si ritiene che le sue spoglie giacciano in San Prassede.
San Pasquale viene festeggiato l'11 febbraio.
(Autore: Franco Prevato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pasquale I, pregate per noi.


*San Pedro De Jesus Maldonado Lucero - Sacerdote e Martire (11 febbraio)

Scheda del gruppo a cui appartiene: Santi Martiri Messicani (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni)  
Chihuahua, Messico, 15 giugno 1892 - 11 febbraio 1937
Nacque nella città di Chihuahua, Chih. (Arcidiocesi di Chihuahua) il 15 giugno 1892. Parroco di Santa Isabella, Chihuahua. Sacerdote innamorato di Gesù Sacramento, fu uno strenuo animatore di molti turni di adorazione notturna tra i parrocchiani a lui affidati. La persecuzione religiosa che danneggiò il centro della Repubblica Messicana dal 1926 al 1929, annullò apparentemente i patti del Presidente Emilio Portes Gil. Nello Stato di Chihuahua la persecuzione fu più dura a partire dall'anno 1931, quando il Governo iniziò ad applicare drasticamente le leggi anticattoliche. Il 10 febbraio 1937, Mercoledi delle ceneri, celebrò l'Eucarestia, impartì le ceneri e si dedicò alla confessione. Improvvisamente si presentò un gruppo di uomini armati per arrestarlo. Padre Pedro prese un reliquario con ostie consacrate e seguì i suoi sequestratori.
Quando giunsero alla presidenza municipale sia i politici che i poliziotti incominciarono ad insultarlo ed a malmenarlo. Un colpo esploso sulla fronte gli fratturò il cranio e gli fece saltare l'occhio sinistro. il sacerdote bagnato di sangue, cadde perdendo quasi i sensi. Il reliquario si aprì e ne uscirono le ostie. Uno dei carnefici lo prese e, con cinismo, ne dette una al sacerdote dicendogli: "Mangiati questa". Quindi, attraverso le mani del suo carnefice si compì il desiderio di ricevere questo Sacramento prima di morire. Agonizante fu trasportato in un ospedale pubblico di Chihuahua e, il giorno seguente, l'11 febbraio 1937, anniversario della sua ordinazione sacerdotale consumò il suo glorioso sacrificio di sacerdote martire.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Chihuahua in Messico, San Pietro Maldonado, Sacerdote e Martire, che, nel furore della persecuzione, venerando fino all’ultimo il mistero dell’Eucaristia, colpito a morte alla testa meritò di ottenere il glorioso trionfo.
Per un uomo e un Prete, innamorato come lui dell’Eucaristia, non c’è sicuramente miglior augurio di poter ricevere la comunione prima di chiudere gli occhi sulla scena di questo mondo. Pedro de Jesus Maldonado Lucero è un prete che vive di eucaristia e che si fa eucaristia per i fratelli. E’ ancora seminarista, quando scrive “Voglio avere il mio cuore sempre rivolto al cielo e al tabernacolo”: non è
semplicemente l’espressione entusiasta di un giovane euforico, è il programma di vita che Pedro vuole adottare, negli anni del seminario e per quando sarà prete.
Nasce nella città messicana di Chihuahua il 15 giugno 1892, dove ritorna da prete, a reggere la parrocchia di Santa Isabella. La sua spiritualità e tutto il suo ministero si concentrano in Gesù-Ostia: interminabili le sue preghiere davanti al tabernacolo, fervorose le sue messe, devotissime le sue comunioni.
Il Gesù che riceve lo porta fuori, in mezzo ai parrocchiani, che vorrebbe radunare tutti davanti al tabernacolo. Per questo diventa, insieme a loro e per loro, uno strenuo animatore di molti turni di adorazione notturna. Vive sulla sua pelle gli anni dura della persecuzione religiosa, che squassa la sua città seminando il terrore e la morte, soprattutto a partire dal 1931, quando il governo inizia ad applicare drasticamente le leggi anticattoliche. Il 10 febbraio 1937, Mercoledì delle Ceneri, don Pedro celebra la messa con il solito fervore, impone le ceneri ai suoi fedeli, trascorre lunghe ore nel confessionale. Improvvisamente fanno irruzione in chiesa alcuni uomini armati, arrivati appositamente per arrestarlo.
Non ha tempo di prendere nulla con sé, soltanto le ostie consacrate, che nasconde in una custodia. Lo portano nel municipio della città, lo sottopongono ad estenuanti interrogatori, poliziotti e politici locali si prendono la soddisfazione di malmenarlo e insultarlo. Alla fine, dalla canna di un fucile parte un colpo, che gli fracassa il cranio e gli fa saltare un occhio. Sanguinante e dolorante, con gli abiti inzuppati di sangue, quasi privo di sensi, don Pedro stramazza al suolo.
E, contemporaneamente, cade a terra anche la custodia in cui ha nascosto le ostie consacrate, che si sparpagliano nella sala in cui lo stanno martirizzando. Chissà perché, forse per disprezzo o forse per una incontrollata spinta interiore, uno dei carnefici le raccoglie e ne dà una a Don Pedro, esclamando: “Mangiati questa”: il viatico che il sacerdote si augurava di ricevere, arrivatogli per mano di un così insolito “ministro”.
Lo portano ancora in un ospedale della città, dove muore il giorno dopo, 11 febbraio, che guarda caso è proprio l’anniversario della sua ordinazione sacerdotale: una vita da prete, tutta giocata per l’eucaristia , che inizia e si conclude nello stesso giorno, per di più con il timbro del martirio. Che gli è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, che il 21 maggio 2000 lo ha iscritto tra i Santi, insieme ad altri 24 compagni di martirio, suoi contemporanei.
(Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pedro De Jesus Maldonado Lucero, pregate per noi.

  

*Beato Pietro da Cuneo - Francescano, martire (11 febbraio)

+ Valenza, Spagna, 11 febbraio 1322
Il francescanesimo, fin dai suoi albori, è stato una delle sorgenti più feconde che ha alimentato la vita della città di Cuneo e dei paesi vicini.
Lo spirito di povertà francescana portò un abbondante frutto di carità e di elemosine.
Pietro de’ Pasquali nacque a Cuneo.
Entrato tra i Frati Minori di San Francesco, predicò in Piemonte e in Provenza. Portatosi in Spagna, venne martirizzato a Valenza dagli eretici l’11 febbraio 1322.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro da Cuneo, pregate per noi.


*San Simplicio di Vienne - Vescovo (11 febbraio)

San Simplicio (Silplicius, Simplice, Simplidis, Smplides, o Simplicidius) è il decimo vescovo di Vienne. Nella cronotassi dei vescovi, il suo governo viene posto tra la fine del IV secolo e l’inizio del V secolo. Succede a San Lupicino e precede San Pascasio.
San Simplicio, secondo il catalogo antico contenuto nella Cronaca di Adone, redatta nella seconda metà del IX secolo, fa parte di quella lista di oltre quarantacinque vescovi santi della diocesi francese.
Il suo nome ci è pervenuto sotto varie forme, ma si ritiene che Simplicio, appellativo usato da Paolino di Nola sia quello giusto. Anche secondo questo autore, Simplicio faceva parte di quel gruppo di vescovi "veramente degni di Dio", che mantennero integra la fede e la religione specie nel periodo degli invasori ariani.
Di lui non sappiamo praticamente nulla. Nel martirologio di Adone viene definito vescovo e confessore.
È giunta fino ai nostri giorni la sua partecipazione al concilio di Torino tenuto intorno al 400, dove andò a difendere i suoi diritti di vescovo metropolitano.
Nel martirologio di Adone la sua festa ricorre il giorno 11 febbraio.
(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San Secondino – Vescovo (11 febbraio)

Martirologio Romano: In Puglia, San Secondino, Vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Severino di Agaune – Abate (11 febbraio)

Martirologio Romano:A Château-Landon in Francia, San Severino, Abate di Saint-Maurice-en-Valais.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santa Sotere - Vergine e Martire

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Martirologio Romano:
A Roma sulla Via Appia nel cimitero che ne porta oggi il nome, Santa Sotére, Vergine e Martire, che, come attesta Sant’Ambrogio, disdegnando per fede la nobiltà di stirpe e gli onori, non obbedì all’ordine di immolare agli idoli, non piegò il capo sotto i colpi di servili oltraggi e, condannata a morire trafitta con la spada, non aborrì la morte.  
La Vergine e Martire Santa Sotere, oggi festeggiata, fu parente di Sant’Ambrogio, stando a quanto afferma con orgoglio il celebre pastore della Chiesa milanese nelle sue opere “De virginibus” ed “Exhortatio virginis”.
Dal Martirologio Geronimiano apprendiamo inoltre che Sotere fu inizialmente seppellita sulla Via Appia, e solo in seguito Papa Sergio II ne avrebbbe traslato le reliquie nella chiesa di San Martino ai Monti.
Santa Sotere, graziosa fanciulla consacratasi a Dio, venne condotta dinnanzi ai magistrati in seguito agli editti contro i cristiani promulgati dagli imperatori Diocleziano e Massimiano: venne dunque oltraggiata, torturata ed infine decapitata.
Non è però tuttavia da escludere che l’interrogatorio e la tortura abbiano avuto luogo già in un periodo precedente, sotto l’imperatore Decio, e che quindi solo la sua esecuzione sarebbe avvenuta regnante Diocleziano.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Tobia (Francesco) Borras Romeu – Martire (11 febbraio)

Schede dei gruppi a cui appartiene: "Beati Martiri Spagnoli Fatebenefratelli" (Senza Data - Celebrazioni singole) "Martiri della Guerra di Spagna" (Senza Data - Celebrazioni singole)
San Jorge, Spagna, 14 aprile 1861 – Valencia, Spagna, 11 febbraio 1936
Tobia (Francesco) Borras Romeu, Religioso degli Ospedalieri di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli), fu Beatificato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992 insieme ad altri 70 suoi Confratelli.
Martirologio Romano: In località Vinaroz nella Castiglia in Spagna, Beato Tobia (Francesco) Borras Romeu, Religioso dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio e Martire, che durante la persecuzione in odio contro la fede portò a compimento il suo combattimento.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Altri Santi del giorno (11 febbraio)
*San
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