Santi dell'11 gennaio - Istituto Aveta

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Santi dell'11 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Alessandro di Fermo - Vescovo (11 gennaio)

Sec. III
Etimologia: Alessandro = protettore di uomini, dal greco
Il Martirologio Romano, l'11 gennaio ricorda: "A Fermo, nel Piceno, Sant’Alessandro, vescovo e martire"; tuttavia, che tale santo sia stato vescovo di Fermo tra il 246 e il 250 non è suffragato da prova alcuna.
Anzi, è ormai assodato che le affermazioni di scrittori recenti intorno all'episcopato e al martirio dei Ss. Alessandro e Filippo in Fermo, nel sec. III, sono da considerarsi infondate e arbitrarie.
Forse questi santi sono i due famosi martiri romani omonimi, sepolti l'uno sulla via Nomentana, l'altro sulla Salaria, venerati anche in molte località lungo la medesima via, perciò forse anche a Fermo, e commemorati il 3 maggio e il 10 luglio.
Nulla si sa del martirio di Sant'Alessandro; il suo nome fu inserito nel Martirologio Romano dal Baronio.
(Autore: Pietro Gini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Anna Maria Janer Anglarill – Fondatrice (11 gennaio)

18 dicembre 1800 - 11 gennaio 1885
“Tu, Signore, mi darai la grazia per essere una tua sposa fedele, che ti ami molto e ti serva nella persona dei malati, degli handicappati”, diceva la serva di Dio.
Ana María nacque il 18 dicembre 1800 a Cervera, un piccolo paese situato nella Diocesi di Solsona, nella provincia spagnola di Lérida. Studiò nel Real Colegio de Educandas e collaborò nell'assistenza ai malati nell'Hospital Castelltort, rendendosi conto che Dio la chiamava a consacrarsi nell'ospedale di Cervera.
Parlando con Zenit da Córdoba (Argentina), suor Cecilia Gutiérrez, membro della comunità fondata da madre Janer e autrice dell'inno ufficiale della sua beatificazione, ha affermato che la fondatrice scoprì Gesù “nelle necessità umane del suo tempo”.
“Nel corso della sua vita maturò e crebbe in lei quell'amore con cui ella stessa si sentì amata da Dio, un amore che non restò mai in lei, ma venne donato e condiviso, in modo sempre più radicale”, ha detto la religiosa.
Nel 1833 scoppiò la prima guerra carlista, e l'ospedale di Castelltort divenne ospedale militare. “La situazione in cui si trovò madre Janer sul campo di battaglia non fu facile, e anche se non aveva i mezzi sufficienti seppe organizzare e infondere serenità in quelle persone, dare sollievo, consolare”, ha riferito suor Cecilia.
I feriti di guerra la chiamavano “la madre” perché “rischiava tutto per fasciare le loro ferite, e li aiutava a morire   pacificati con se stessi e con Dio”, ha indicato la religiosa. Questo amore non dipendeva dalla parte alla quale appartenevano e riconosceva la stessa dignità a ciascun combattente.
Nel 1836, però, la giunta dell'ospedale espulse le suore.
Dopo la battaglia di Gra, madre Janer si diresse a Solsona, dove si mise a disposizione della Diocesi. L'infante Carlo di Borbone le chiese di coordinare gli ospedali della zona carlista e lei lo fece.
Nel 1844 tornò all'ospedale di Cervera. Cinque anni dopo divenne direttrice della Casa di Carità o di Misericordia della stessa città. Ospitava bambini orfani, giovani handicappati e anziani. Si impartivano anche lezioni a bambini e bambine esterni.
Nel 1859 accettò la richiesta del Vescovo di Urgell, Josep Caixal Estradé, e stabilì una fraternità caritativa nell'ospedale di poveri malati di La Seu d’Urgell.
Le risposte che la futura beata iniziò a dare alle necessità della Chiesa e della società furono il seme per la fondazione dell'Istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Urgell il 29 giugno 1859.
Il carisma e l'identità di queste suore è oggi la carità che vuole essere il riflesso dell'amore di Dio, soprattutto per i più deboli e vulnerabili.
Attualmente l'Istituto è presente in Spagna, Andorra, Italia, Argentina, Paraguay, Uruguay, Cile,   
Colombia, Messico, Perù e Guinea Equatoriale. Le suore lavorano in scuole, ospedali e ospizi, missioni, parrocchie   e altri apostolati conformi al carisma.
Ci sono anche dei laici janeriani, giovani o adulti che si identificano con il carisma di madre Janer e si sentono chiamati dal Signore a collaborare da vicino alla missione dell'Istituto.
Per questo si formano e fanno proprio il carisma di madre Janer. Nella pratica, si impegnano a portare avanti molte delle opere fondate dalla futura beata.
Per questa famiglia spirituale, la beatificazione della fondatrice risulta un invito a “gioire con la Chiesa per la vita di questa nuova beata, una donna che amò e servì la Chiesa sempre e in ogni ambito ecclesiale: nella comunità, nella Chiesa locale, nella fedeltà e collaborazione incondizionata con i pastori”, ha detto suor Cecilia.
Allo stesso tempo, comporta una responsabilità: “fare scelte di vita, apportare ciò che siamo e abbiamo perché questa storia iniziata con il 'sì' di Ana María possa continuare e dare frutti di vita per la Congregazione, per la   Chiesa”, ha aggiunto.
Madre Janer aveva un amore speciale per la croce. Guardare Cristo crocifisso divenne per lei un incentivo che le permetteva di essere “segno e testimonianza chiara di colui che ci ha amati per primo, di colui che ci ama fino a dare la vita”, ha ricordato suor Cecilia.
Ana María morì l'11 gennaio 1885 e chiese di morire a terra come penitente per amore di Cristo, che – disse – “per me è morto inchiodato sulla croce”.  
(Autore: Carmen Elena Villa – Fonte: Zenit)  
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*Sant’Anastasio di Suppertoria -  Monaco Benedettino (11 gennaio)

Sant'Anastasio di Suppertoria (†570), monaco benedettino, celebrato l'11 gennaio  
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*Sant'Aspasio - Vescovo in Gallia (11 gennaio)

Gallia (Francia), VI secolo
Risulta un solo santo con questo nome e si tratta di Sant'Aspasio vescovo della Gallia, che visse probabilmente nel VI secolo.
Purtroppo non ci sono sufficienti notizie, come del resto per tanti santi di quel lontano tempo, pervaso ancora dal paganesimo e con il Cristianesimo che si affermava un po’ alla volta, fra le popolazioni ancora barbare e pagane dell’Europa. Non si sa di preciso di quale città fosse stato vescovo, forse di Eauze, come si ritiene da studi del XVII secolo; Sant'Aspasio comunque già dal sec. XIII gode di un culto nella città di Melun, di cui è patrono.
Egli avrebbe evangelizzato questa regione, ma non vi sono certezze; mentre se è stato vescovo di Eauze, si sa che fu presente nel 533 al Concilio di Orléans, convocato per ordine di Chidelberto I, Clotario I e Tierrico I, figli eredi del regno merovingio di Clodoveo I.
Partecipò anche ad altri Concili tenutesi sempre ad Orléans nel 541 e 549; riunì i vescovi dipendenti dalla sua sede metropolitana, in un Sinodo Provinciale nel 551, che fu il primo dell’epoca merovingia.
Le sue reliquie si conservano a Melun,  nella chiesa a lui intitolata; è celebrato in questa città l’11 gennaio, mentre a Meaux il 2 gennaio. È invocato contro gli ascessi ed i mal di testa.
Il nome deriva dal greco ‘aspàzomai’ e significa "grazioso, amabile, attraente".
Il nome femminile Aspasia non è portato da nessuna Santa; mentre si chiamava così un’etera vissuta nel V secolo a.C. e amata da Pericle, celebre per bellezza e raffinata cultura. Nell’omonima canzone di G. Leopardi è chiamata Aspasia, la sua fiamma amorosa fiorentina Fanny Targione.
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*Beato Bernardo Scammacca -  Domenicano (11 gennaio)

Catania, 1430 - 1487
Di nobile famiglia catanese, trascorse la sua giovinezza nel lusso e nel peccato. In seguito a una grave ferita riportata durante un duello, ispirato dalla grazia, entrò nell'Ordine nel 1452, dove visse una vita di penitenza e di particolare devozione alla Passione di Cristo.
Zelante di carità verso il prossimo, curò la costruzione di un ospedale, ancora esistente, e come superiore curò la restaurazione della vita religiosa regolare.
Martirologio Romano: A Catania, Beato Bernardino Scammacca, Sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che si distinse in modo speciale per la misericordia verso i bisognosi e i malati.
Il Beato Bernardo della nobile famiglia catanese Scammacca, nacque a Catania nel 1430.  
Sebbene educato cristianamente, non seppe sfuggire alle insidie tese dagli agi della vita e dalle lusinghe del mondo e alla sua inesperta giovinezza, scivolando in una vita piena di disordini.
Costretto alla immobilità da una dolorosissima piaga a una gamba, la voce del Signore si fece sentire al suo cuore, invitandolo a cambiare vita.  
Bernardo non respinse la celeste ispirazione e ribattezzato nelle lacrime da una viva contrizione,
appena guarito, nel 1452, si presentò al convento dei Domenicani, per esservi accolto ed abbracciarne tutte le austerità.  
Le sue ascese  nella santità furono mirabili, ma più mirabile ancora fu l’assoluto nascondimento in cui seppe tenere celate tante virtù e tanti eroismi. La luce che possedeva però irradiò al di fuori e specialmente sulle anime traviate della  cui salvezza era assetato.  
Fu Priore di San Domenico in Catania, poi a Palermo, ed infine Vicario Generale dei Conventi riformati in Sicilia.
Del suo beato transito, nel 1487, la storia nulla ci ha tramandato e la zona della sepoltura comune accolse i suoi resti mortali. Solo la voce dei miracoli ruppe tanto silenzio.  
Si volle allora trasportare il sacro corpo in luogo più degno, e quando si aprì la vecchia sepoltura ne esalò un celeste profumo mentre le campane cominciarono, da sole, a suonare a festa.  
Il Beato fu trovato intatto, come ancor oggi si può ammirare nella sua urna cristallina, veneratissimo dal popolo, che sempre ricorre a lui con fiducia. Papa Leone XII l’8 marzo 1825 ha confermato il culto. L'Ordine Domenicano lo ricorda il 27 gennaio.                                                                       

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San David I - Re di Scozia (11 gennaio e 24 maggio)

1085 - 24 maggio 1183
David nacque nel 1085, figlio minore dei sovrani Malcom III Canmore e Santa Margherita di Scozia. Restò orfano di entrambi all’età di soli otto anni, ma seppe poi comunque dimostrarsi all’altezza dei genitori.
Fu allora ospitato presso la corte di sua sorella Santa Matilde, andata in sposa al re Enrico I d’Inghilterra, ove poté ricevere un’adeguata formazione. Quando nel 1107 ascese al trono di Scozia il fratello primogenito Alessandro, Davide assunse il titolo di principe di Cumbria e sposò un’omonima di sua sorella, figlia del patriota anglosassone Waldef, conte di Northampton e Huntingdon.
David I divenne re di Scozia nel 1124 e, nonostante non fosse ben fissato il confine tra i due stati, fu considerato un vicino abbastanza amichevole dagli inglesi. Durante il regno di Stefano d’Inghilterra imperversò però la guerra civile e David non poté esentarsi dall’entrare in campo.
Conquistò dunque nel 1135 parecchi castelli di frontiera e negli anni successivi rivendicò la contea di Northumbria ed invase l’Inghilterra settentrionale.
Nel 1138 fu sconfitto a Northallerton nella cosiddetta “battaglia dello stendardo”, riuscendo però a scambiare un definitivo armistizio in cambio della Northumbria e della Cumbria. Poté poi così tornare a dedicarsi al bene del suo popolo.
Per quanto riguarda dunque il governo del suo regno, numerose furono le sue iniziative degne di nota. Organizzò un sistema feudale di proprietà terriera, introducendo anche coloni anglo-normanni e nuovi sistemi giudiziari. Incentivò lo sviluppo delle città di Edimburgo, Berwick e Perth facendovi rifiorire il commercio.
Riorganizzò la Chiesa scozzese stringendo maggiori contatti con Roma, istituendo cinque nuove diocesi, fondando numerosi monasteri e conventi di vari ordini. Incrementò inoltre le donazioni nei confronti dei benedettini di Dunfermline, il convento che sua madre aveva fondato e che divenne luogo di sepoltura e centro del culto di suo figlio David I.
Il celebre Sant’Aelredo di Rievaulx, che per un certo periodo fu precettore della sua famiglia, redasse un panegirico in cui evidenziò la riluttanza di David ad accettare il trono, la giustizia che lo contraddistingueva come amministratore e la sua apertura verso il prossimo.
La purezza del sovrano fu sempre esemplare, era solito recitare l’ufficio delle letture, ricevere con frequenza l’assoluzione dai peccati e l’Eucaristia e fare l’elemosina in prima persona: tutte caratteristiche ereditate da sua madre Santa Margherita. L’unico rimprovero rivolgibile al re David I è l’aver arruolato delle truppe barbare durante l’invasione inglese del 1138, che lasciarono un drammatico ricordo per la loro atrocità.
Ormai ammalato, ancora sul letto di morte era solito pregare con i salmi ed ammonire così i presenti: “Permettetemi di pensare alle cose di Dio, cosicché la mia anima venga rafforzata.  
Quando mi presenterò davanti al trono di Dio, nessuno di voi risponderà per me, nessuno di voi potrà proteggermi, né liberarmi dalla sua mano”. Morì cristianamente il 24 maggio 1183. Il suo corpo fu sepolto nel monastero di Dunfermline e assai presto fu concessa la sua traslazione, evento a quei tempi pressoché equivalente ad un’odierna canonizzazione.  
Il suo culto perdurò costantemente sino alla Riforma Protestante e l’arcivescovo Laud inserì la sua festa nel libro delle preghiere scozzese.
L’influenza che il re scozzese San David I esercitò nel suo paese in campo sia politico che religioso fu profonda e perdurò a lungo, tanto da renderlo uno dei più grandi santi sovrani del Medio Evo.  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Francesco (Franciszek) Rogaczewski - Sacerdote e Martire (11 gennaio)

Scheda del gruppo a cui appartiene: “Beati 108 Martiri Polacchi”
Lipinki, Polonia, 23 dicembre 1892 – Gdansk-Zaspa, Polonia, 11 gennaio 1940

Franciszek Rogaczewski nacque a Lipinki, nella Regione Kujawsko-Pomorskie in Polonia, il 23 dicembre 1892.
Nel 1918 ricevette l’ordinazione presbiterale divenendo così sacerdote dell’arcidiocesi di Gdansk. Fu parroco in tale città e poi nella parrocchia di Cristo Re in Parigi.
Tornato nella patria occupata dal regime nazista, il 1° settembre 1939 fu arrestato accusato di essere cristiano.
Imprigionato e torturato, fu infine fucilato l’11 gennaio 1940 nei pressi di Gdansk.
Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 elevò agli onori degli altari ben 108 vittime della medesima persecuzione nazista, tra le quali il Beato Francesco Rogaczewski, che viene dunque ora festeggiato nell’anniversario del martirio.
Martirologio Romano: Presso Danzica in Polonia, Beato Francesco Rogaczewski, sacerdote e martire, che, durante l’occupazione della Polonia da parte di un regime ateo, venne fucilato per la sua fede.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Guglielmo (William) Carter - Martire (11 gennaio e 4 maggio)

Londra, 1548 - † 11 gennaio 1584
Martirologio Romano:
A Londra in Inghilterra, B. Guglielmo Carter, martire: uomo sposato, per aver dato alle stampe un trattato sullo scisma, fu impiccato a Tyburn e crudelmente fatto a pezzi sotto la regina Elisabetta I.
La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu com’è noto il re Enrico VIII, che provocò lo Scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la “regina vergine” († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzione, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al Papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il loro ritorno.
Tranne rarissime eccezioni, come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia dello Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due - tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro. A partire dal 1886, i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.
Per altri 85 nel 1987, si sono conclusi gli adempimenti necessari e così il 22 novembre 1987 papa Giovanni Polo II li ha beatificati a Roma, con il capofila Giorgio Haydock, confermando il giorno della loro celebrazione al 4 maggio. Di essi 63 sono sacerdoti, di cui 2 gesuiti, 1 domenicano, 5 francescani e 55 diocesani; gli altri 22 sono laici, fra cui il tipografo William Carter.
William Carter nacque a Londra nel 1548, fu tipografo e per anni segretario dell’ultimo Arcidiacono di Canterbury, Nicola Harpsfield, dopo la morte di questi fondò una tipografia.
In essa stampò tra altri libri cattolici, anche la nuova edizione di “Un trattato sullo scisma” di Gregory Martins; per cui nel 1580 fu arrestato, messo in prigione e torturato.
Infine fra il 10 e l’11 gennaio 1584 fu impiccato e prima di morire venne sventrato, secondo la più che barbara esecuzione in uso in quel triste periodo.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo Carter, pregate per noi.


*Sant'Igino - Papa (11 gennaio)

sec. II
(Papa dal 136 al 140)
Poco si sa di lui: probabilmente fu di origine ateniese. Morì durante la persecuzione di Antonino Pio. Divenuto Papa nel 138, durante i quattro anni, del suo pontificato dovette affrontare l’eresia gnostica di Valentino e Cedone, i quali sostenevano che ai semplici fedeli può bastare la fede,
mentre ai dotti si addice la scienza, che può spiegare a livello filosofico la fede.
Igino che era anche filosofo sconfessò gli eretici sul loro terreno.
Etimologia: Igino = sano, prospero, dal greco
Martirologio Romano: A Roma, Sant’Igino, Papa, che occupò per ottavo la cattedra dell’Apostolo Pietro. La "memoria" di Sant’ Igino è stata cancellata dal Calendario rinnovato perché introdotta solo nel sec. XII; non si ha motivo di ritenere che Sant' Igino morì martire e se ne ignora il giorno della morte. Dedichiamo tuttavia a lui il  profilo del giorno, per l'ormai lunga tradizione e perché nome caro a molte persone.
Verso la fine del sec. 11, Sant' Ireneo, di ritorno da un viaggio a Roma, elencava i dodici vescovi succedutisi nella sede romana da San Pietro ai suoi giorni.
Igino era nono di questa serie, unico a portare questo nome, successore di S. Telesforo "che diede una gloriosa testimonianza", cioè subì il martirio, sotto l'imperatore Adriano. Il Liber Pontificalis e il Martirologio Romano affermano che anche Igino subì il martirio, l'11 gennaio (del 140?), durante la persecuzione di Antonino Pio, e fu sepolto "presso il corpo del beato Pietro in Vaticano".
Sembra tuttavia improbabile, come abbiam detto, che Igino sia morto martire.
Altri furono i suoi meriti.
Durante il suo breve pontificato (136-140), diminuiti gli attacchi dei pagani contro "la nuova razza
senza patria" (come venivano chiamati i cristiani), la Chiesa si vide minacciata all'interno dal proliferare di sètte eretiche.
Valentino e Cerdone avevano osato recarsi nella stessa Roma a spargervi l'eresia gnostica, un miscuglio di dottrine e pratiche religiose a carattere filosofico e mistagogico rette da questo principio fondamentale: c'è una fede comune che può bastare al volgo, ma vi è anche una scienza riservata ai dotti, che offre una spiegazione filosofica della fede comune.
I due eretici vennero sconfessati da papa Igino che il Liber Pontificalis definisce "filosofo", di origine ateniese.  
Un filosofo, dunque, al timone della barca di Pietro nel momento giusto, quando la serpeggiante eresia gnostica tendeva ad assorbire la Rivelazione divina per farne solo una filosofia religiosa.
Igino si adoperò così per la preservazione dell'integrità del genuino insegnamento evangelico.
Egli inoltre, anche sull'esempio del grande imperatore Adriano, che aveva creato un efficiente apparato burocratico che assicurava una saggia amministrazione dell'immenso impero romano, intervenne sulla struttura gerarchica, istituendo gli Ordini minori, che consentivano di migliorare il servizio della Chiesa e di preparare i candidati al sacerdozio mediante un avvicinamento progressivo ai santi misteri. A lui sembra risalire anche l'istituzione del padrinato per il battesimo.  
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Leucio - Patrono di Brindisi - Vescovo (11 gennaio)

Nel giorno del Battesimo di Gesù la Chiesa ricorda anche san Leucio, vissuto nel II secolo e primo vescovo di Brindisi. Era forse orientale, originario di Alessandria d'Egitto, e si trasferì in Italia meridionale in uno dei porti più importanti del Mediterraneo.
Si narra che predicò il Vangelo in Puglia durante una siccità e, dopo che la pioggia cadde, molti pagani si convertirono. Edificò la chiesa di Santa Maria e San Giovanni Battista. Dopo le invasioni longobarde, nel 768 le sue spoglie furono portate dapprima a Trani e poi nella capitale del ducato, Benevento.  
Il suo culto è diffuso in tutta la Puglia (molte località rurali portano il suo nome) ed è molto venerato a Trani, Lecce, Benevento, Caserta e Capua. A Caserta porta il suo nome un borgo dove nel Settecento Ferdinando IV di Borbone installò la manifattura della seta, tentando un avanguardistico esperimento di città modello. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Brindisi, San Léucio, venerato come primo vescovo di questa città.
Leucio, è, si direbbe, alle origini dell'esperienza cristiana nel Salento. Buona parte delle sedi episcopali di Terra d'Otranto lo esige, pur con palesi anacronismi, quale protagonista delle rispettive leggende di fondazione quasi a significare l'originario rapporto di filiazione con la cattedra di Brindisi, nei primi secoli primaziale nella regione.
Le vicende del santo sono trasmesse dalla Vita Leucii che, quale testo agiografico, è letteratura di edificazione spirituale utilizzabile solo con molta cautela quale fonte storica. Come altre vite di
santi, eliminati i topoi comuni a questo tipo di documento, può utilizzarsi, in particolare, per i riferimenti alla topografia della città, Brindisi in questo caso, e dei suoi edifici di culto.
La diffusione del culto di San Leucio in Italia meridionale si ebbe in coincidenza con la conversione ufficiale dei longobardi del ducato di Benevento, in cui Brindisi fu compresa dal tardo VII secolo alla prima metà del IX, al cristianesimo ad opera di San Barbato (+680) e della duchessa Teoderada (+706).
È in questo periodo che il corpo di Leucio, il cui martyrium come informa Gregorio Magno già nel VI secolo è meta  d'intensi pellegrinaggi, è traslato da Brindisi a Trani, per essere riposto nel sacello che è sotto la Cattedrale, da dove, in seguito, sarebbe stato trasferito a Benevento centro del culto dei santi appartenenti all'Italia meridionale o in essa venerati.
Leucio sarebbe nato in Alessandria d'Egitto da Eudecius ed Euphrodisia che gli avrebbero imposto il nome di Eupressius. La prima formazione di Leucio, seguita la morte della madre, avvenne in una comunità monacale egiziana nel cui titolo è espresso collegamento alla presenza o alla memoria di sant'Ermete che si sa martirizzato con Efrem dagli ariani in un periodo di poco posteriore all'esilio atanasiano del 356 e vissuto in un monastero dell'alto Egitto.
È evidente dunque come il titolo stesso del monastero, seriore ovviamente rispetto alla morte del santo dedicatario, offra un primo importante referente cronologico. Unico, possibile riferimento diretto a Leucio potrebbe, in questo periodo, intendersi la partecipazione di un diacono omonimo, e con cui potrebbe identificarsi, partecipante al sinodo di Mariut e difensore anche lui dell'ortodossia nicena che poté pienamente trionfare solo, potrebbe dirsi, con l'editto di Tessalonica del 380.
Una visione celeste, ricorrendo la festa dell'Assunzione della Vergine, avrebbe fatto mutare nome ad Eudecius, ora Eudechius, e ad Eupressius, ora Leucius. Sempre una visione, già ordinato vescovo, lo muove verso Brindisi per il suo apostolato missionario; vuole restituire la città all'ortodossia liberandola da errate interpretazioni cristologiche e riscattarla pienamente dal paganesimo; qui non vi era, verosimilmente la stessa tensione presente in Alessandria ove, ancora in età teodosiana, erano molto forti i contrasti tra cristiani e pagani. Salpato da Alessandria, si ferma ad Adrianopoli, forse da intendersi come Andria, quindi ad Otranto per giungere infine, grazie ad una nave dalmata, a Brindisi.
Atanasio era morto nel 373 ed è difficile pensare a una possibilità di trasferimento di Leucio da Alessandria in connessione a iniziative appunto di Atanasio per assenza di riferimenti nella letteratura coeva e appena posteriore. Leucio, monaco, probabilmente vicino alle esperienze di Ermete ed Efrem, difensore dell'ortodossia a Mariut, potrebbe essere giunto nel Salento più tardi, forse ai primi del V secolo, profugo o visitatore dei confratelli.
Questo è comune negli scritti che narrano le vicende del santo: Egitto e Alessandria appaiono in preda al caos. Le forze del bene e del male si fronteggiano ovunque e Leucio deve offrire continue conferme a un popolo che segue facilmente le vie dell'errore. Conferme è costretto ad offrire anche alla popolazione di Brindisi; sbarca nel seno di ponente, "non longe ab urbe". Si rende presto conto dell'esistenza di un forte partito pagano, capeggiato da Antioco, che ha come essenziali riferimenti cultuali il sole e la luna; è Antioco a chiedere e ottenere, per la conversione, un segno ossia la pioggia che non cadeva da due anni.
Si tratta di un topos ricorrente; la conversione è, in molte vite di santi, legata al prodigio. Leucio, che sino a quel momento aveva predicato poco fuori la porta occidentale della città, presso l'anfiteatro, può promuovere l'edificazione "in media civitate" di una chiesa dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista. Seguita la sua morte sarebbe stato sepolto nel cuore della necropoli pagana di Brindisi, attuale quartiere Cappuccini, "ubi sanctus primo appedavit, et de navi descendit". Sarebbe morto l'11 gennaio o sotto l'imperatore Teodosio I (379-385) o, molto più verosimilmente, Teodosio II (408-50).
Leucio avrebbe operato in una Brindisi in cui, se il cristianesimo doveva pur essere conosciuto, è possibile non fosse largamente condiviso. Diffusi, viceversa, appaiono ancora culti astrali, riferibili al Sole e alla Luna; più precisamente, si può pensare al culto del dio Mitra, il sole invincibile, i cui misteri, celebrati in ipogei, prevedevano una complessa iniziazione che, al pari di quella gnostica, si articolava in sette gradi. Commistioni, somiglianze e analogie fra cristianesimo e mitraismo, anche sul piano cultuale, furono per tempo rilevate da Giustino ciò che, di fatto, potrebbe aver reso maggior efficacia all'azione evangelizzatrice di Leucio dalla cattedra brindisina.
Alla chiesa locale dovette il santo conferire una strutturazione forse prima sconosciuta e che i documenti del V secolo lasciano intravedere; da qui la seriore convinzione che Leucio avesse fondato la sede episcopale di Brindisi sposata all'altra, questa non errata, che a lui si dovesse la prima massiva evangelizzazione del Salento.
Il culto del santo si diffuse molto per tempo in tutta la regione, raggiungendo anche Roma ove era un monastero sotto il suo titolo già nel VI secolo. Ha avuto e ha venerazione a Benevento, Caserta, Capua e negli Abruzzi. In Atessa gli è dedicata la chiesa episcopale. Vi si conserva un fossile cui è legata una leggenda leuciana.
Il vescovo di Brindisi avrebbe ucciso un drago che da tempo terrorizzava la popolazione e a testimonianza della sua opera ne avrebbe donato loro la costola. Ne sarebbe seguita la sua proclamazione a protettore della città e l'erezione in suo onore della Cattedrale tra i due colli di Ate e Tixa, i primitivi rioni di San Michele e Santa Croce, là dove dimorava il drago.
Nella basilica Cattedrale di Brindisi gli fu dedicato nel 1771 l'altare che chiude la navata sinistra, ove è rappresentato in una tela dipinta da Oronzo Tiso (1726-1800). Vi si conserva la reliquia del braccio, ottenuta dal vescovo Teodosio, nel sec. IX, perché fosse riposta nella grande basilica eretta allora, dove era stato il martyrium, ad onore del Santo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Inizialmente considerato un martire, è stato poi classificato come “confessore”, non essendoci nessuna  testimonianza di un martirio e ciò è confermato sia dal ‘Martirologio Geronimiano’ che lo riporta all’11 gennaio, sia nella tradizione brindisina, che lo classificano come vescovo di Brindisi e che morì in pace.
Leucio sarebbe nato ad Alessandria, quindi un orientale, che poi venne in Italia Meridionale, nella zona di Brindisi, che allora era un importante centro marittimo del mondo romano, porto per l’Oriente e sede di colonie e gruppi di orientali, i quali diffondevano il Vangelo, professato nelle loro terre di origine.  
Si ritiene che Leucio fosse uno di questi, predicò il Vangelo e durante una siccità tipica della Puglia, con le sue preghiere, ottenne una pioggia abbondante e provvidenziale, molti pagani si convertirono.
Fondò la diocesi di Brindisi di cui divenne il primo vescovo, edificando una chiesa dedicata a S. Maria e S. Giovanni  Battista. Dopo le invasioni longobarde (768), gli abitanti di Trani, s’impadronirono del corpo del santo portandolo nella loro città e da lì fu poi traslato a Benevento, sede del ducato longobardo, dove ancora si conserva, tranne un braccio che nel sec. IX fu riportato a Brindisi.
Il culto per San Leucio si diffuse già anticamente in tutta la Puglia e varie zone rurali portano il suo nome.
Oltre che a Brindisi, di cui è protettore della Diocesi, è molto venerato anche a Trani, Lecce, Benevento, Caserta, Capua; a Canosa recenti scavi hanno portato alla luce una basilica del V secolo a lui dedicata.
Al suo nome è intestato l’interessantissimo Borgo in provincia di Caserta, dove Ferdinando IV di Borbone nel ‘700 creò una manifattura della seta, con intorno appunto un borgo, sorto dove era una chiesetta longobarda dedicata a s. Leucio vescovo di Brindisi.  
L’iniziativa ebbe una grande risonanza e le stoffe, chiamate sete di S. Leucio, richieste in tutta Europa. Il borgo e la manifattura facevano parte di un disegno di una città modello, con leggi e ordinamenti sociali ideali, ispirate alle dottrine del Filangieri e di Bernardo Tanucci. L’educazione era fondamentale per la tranquillità sociale, la buona fede la prima delle virtù, il merito la sola distinzione fra le persone.
Era d’obbligo l’eguaglianza nel vestire, il matrimonio consentito solo ai bravi nel lavoro, aboliti testamenti e doti, gli sposi avevano libera scelta del coniuge.
Istituita una cassa di previdenza e un fondo comune per gli orfani.  
Istruzione obbligatoria dai sei anni, uguaglianza fra uomini e donne. Nella società del ‘700 era veramente una grande innovazione sociale, anticipatrice dei grandi movimenti ideologici e sociali che sarebbero venuti di lì a poco in Italia e in Europa.
Purtroppo con la caduta dei Borboni e l’incameramento dei loro beni da parte dello Stato unitario Italiano, la celebre manifattura decadde e con essa l’ideale sociale del Borgo di S. Leucio, durato un secolo..  Oggi è solo meta di turisti che dalla vicina Reggia di Caserta, si allungano a visitare ciò che è rimasto di un sogno, ancora tutto intestato al Santo vescovo brindisino Leucio.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Leucio di Brindisi, pregate per noi.


*Santa Liberata - Vergine e Martire (11 gennaio)

Santa Liberata era figlia di Lucio Catelio Severo già console di Roma e governatore del nord-est della penisola Iberica nell'anno 122.
La madre Calsia partorì nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un parto così numeroso, decise di annegarle nel mare, dando incarico di ciò alla levatrice che, in quanto cristiana non obbedì.
Le battezzò con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata. Più tardi, dopo numerose peripezie, morirono tutte martiri sotto la
persecuzine dell'imperatore Adriano.
Fu don Giovanni Sanmillàn, Vescovo di Tuy che diffuse il culto delle nove sante a partire dell'anno 1564.
Il Vescovo don Ildefonso Galaz Torrero, nel 1688 emanò un editto col quale ordinava la celebrazione della festa delle nove sorelle.
Il corpo di santa Liberata si conserva nella cattedrale di Siguenza (Spagna). Santa Liberata è Venerata come colei che ha il potere di togliere i tristi pensieri; da ciò si deve dedurre che la sua protezione si estende a tutti i mali che si desiderano evitare, sopratutto infermità e afflizioni.
Contemporaneamente è colei che ci procura il bene della pace e della serenità. (Avvenire)  
Etimologia:  Liberata = significa chiaro
Emblema: Giglio
Santa  Librada o Liberata era figlia di Lucio Catelio Severo già console di Roma e governatore del nord-est della  penisola Iberica nell'anno 122. La madre Calsia, mentre il marito era assente partorì nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un parto così numeroso, decise di annegarle nel mare, dando incarico di ciò alla levatrice che, in quanto cristiana non obbedì.
Le battezzò con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata. Per la loro edicazione e cura incaricò Sila che più tardi sarebbe stata anche lei Santa.
Più tardi, dopo numerose peripezie, morirono tutte martiri sotto la persecuzine dell'imperatore Adriano.
Fu don Giovanni Sanmillàn, vescovo di Tuy che diffuse il culto delle nove Sante a partire dell'anno 1564. Il Vescovo don Ildefonso Galaz Torrero, nel 1688 emanò un editto col quale ordinava la celebrazione della festa delle nove sorelle "con rito doppio in tutta la diocesi della quale si è scoperto che sono figlie e ne fa dichiarazione con la presenti lettere".
Il corpo di Santa Liberata si conserva nella cattedrale di Siguenza (Spagna).
Santa  Liberata è venerata come colei che ha il potere di togliere i tristi pensieri; da ciò si deve dedurre che la sua protezione si estende a tutti i mali che si desiderano evitare, sopratutto infermità e afflizioni.Contemporaneamente è colei che ci procura il bene della pace e della serenità.
(Fonte: Parrocchia di Santa Liberata – Rogliano - Cs)

Giaculatoria - Santa Liberata, pregate per noi.


*Santa Luminosa di Pavia – Vergine (11 gennaio)

Emblema: Giglio
Il 9 maggio, la festa di Santa Luminosa veniva celebrata a Pavia dai Canonici Regolari della basilica di S. Vincenzo.
Le notizie ci sono pervenute dalla biografia di Sant' Epifanio vescovo di Pavia, scritta da Sant’ Ennodio che fu suo successore nelle sede vescovile pavese; esso la presenta come una pia e santa donna cui Sant’ Epifanio (496) affidò la sorella minore Onorata per educarla.  
Il ‘De laudibus Papiae’ dei secoli XIII-XIV, dice che Luminosa fu sepolta con le vergini Liberata e Speciosa nella  basilica di  San Vincenzo, nella stessa chiesa nel sec. XVII furono traslati il Vescovo Epifanio e la sorella Onorata; qualche studioso ha ritenuto che tutte le quattro donne, Onorata, Liberata, Speciosa e Luminosa fossero sorelle di Epifanio, affermazione risultata poi sbagliata.  
La festa è stata unificata all’11 gennaio. Il nome deriva dal latino “luminosus” e significa che” ‘splende di luce propria”.  É patrona dei venditori delle bancarelle dei libri.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Luminosa di Pavia, pregate per noi.


*Sant'Onorata di Pavia - Vergine (11 gennaio)

Etimologia: Onorata = stimata, gloriosa, dal latino
Emblema: Giglio
Diminutivo: Onorina.
Martirologio Romano: A Pavia, traslazione di Santa Onorata, Vergine consacrata a Dio, sorella del Santo Vescovo Epifanio.
Il Vescovo Sant’ Ennodio di Pavia (m. nel 521) scrisse la biografia del suo predecessore Sant’ Epifanio (m. 496), narrando che Onorata era sua sorella e che aveva ricevuto educazione e formazione dalla vergine Santa  Luminosa di Pavia; il ‘De Laudibus Papiae’ dei secoli XIII-XIV, dice che morta nell’anno 500, fu sepolta insieme al fratello nella basilica di San Vincenzo; nel 1567 venne fatta una traslazione nel Cenobio di Santa Maria ‘delle Caccie’.
Nel 1600 uno studioso, il Ferrari, affermò, arbitrariamente, che Onorata, Luminosa e le vergini Liberata e Speciosa, anch’esse sepolte nello stesso luogo, erano tutte sorelle di Sant’ Epifanio e che con loro era stata fatta prigioniera dei barbari di Odoacre e liberate per intercessione del vescovo suo fratello. Il nome deriva dal latino ‘honor’ e significa ‘apprezzata, stimata’.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Onorata di Pavia, pregate per noi.


*San Paolino d'Aquileia - Vescovo (11 gennaio)

m. Cividale, 802
Martirologio Romano:
A Cividale del Friuli, San Paolino, Vescovo di Aquileia, che si adoperò nel convertire alla fede gli Avari e gli Sloveni e dedicò al Re Carlo Magno un celebre poema sulla regola di fede.
Paolino, di origine e formazione cividalese, dopo l’occupazione franca del ducato longobardo del Friuli, divenne familiare di Carlo Magno che lo associò alla sua scuola palatina; nel 787 divenne patriarca d’Aquileia.                           Si impegnò in un grande rinnovamento della sua Chiesa, come testimoniano, tra l’altro, gli atti del Concilio di Cividale del 796 e la riforma dell’antica liturgia aquileiese.
Poeta sensibile, fu autore di diverse composizioni sacre. Contribuì attivamente a confutare l’eresia adozionista, partecipando ai Concili di Ratisbona (792) e di Francoforte (796) e scrivendo notevoli trattati polemici (Libellus sacrosyllabus; Contra Felicem, libri tres).
La sua personalità e la sua opera gli meritarono un posto di preminenza anche nella cultura europea del tempo.
Organizzò l’attività missionaria fra le vicine popolazioni slave. Morì a Cividale nell’802.
(Autore: P. Renzo Bon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Paolino d'Aquileia, pregate per noi.

 

*San Pietro, detto Apselamo o Balsamo - Martire (11 gennaio)

Martirologio Romano: A Cesarea in Palestina, San Pietro, detto Apselámo o Bálsamo, Martire: sotto l’imperatore Massimino, ripetutamente invitato dal governatore e da tutti i presenti a risparmiare la sua giovinezza, non si curò delle loro esortazioni e nel fuoco, come oro purissimo, testimoniò con fortezza d’animo la propria fede in Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro, pregate per noi.


*San Salvio - Martire in Africa (11 gennaio)

Martirologio Romano: In Africa, San Salvio, Martire, nel cui anniversario di morte Sant’Agostino tenne un sermone al popolo di Cartagine.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Salvio, pregate per noi.


*Santa Speciosa di Pavia - Vergine (11 gennaio)

Emblema: Giglio
Si tratta di una vergine vissuta al tempo del santo vescovo Epifanio di Pavia (496) e appartiene ad un gruppo di pie vergini che furono tutte sepolte nella basilica di San Vincenzo, esse sono Santa Liberata, Santa Luminosa e Sant’Onorata, sorella di Sant’ Epifanio, questo fatto portò ad  una leggenda che indica le quattro donne tutte sorelle del Santo vescovo, in realtà lo era solo Sant’Onorata.
Essa fu liberata, insieme alle altre, dalla prigionia dei barbari di Odoacre, per intercessione di Sant'Epifanio.
Alcune reliquie si trovano ad Hildesheim dove è solennemente venerata il 18 giugno.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Speciosa di Pavia, pregate per noi.

  

*San Teodosio - il Cenobiarca (11 gennaio)

423 – 529
Soprannominato il "Cenobiarca", per avere sotto la sua autorità i monasteri della regione di Betlemme. Combatté energicamente l'eresia monofisista.  
Martirologio Romano: In un eremo della Giudea, San Teodosio, cenobiarca: amico di San Saba, dopo lunga vita solitaria associò a sé molti discepoli e praticò la vita comunitaria in monasteri da lui stesso costruiti, finché, dopo aver molto patito per la fede cattolica, riposò centenario nella pace di Cristo.
Teodosio nacque in Cappadocia, in Asia Minore, nel 423. Entrò al servizio della Chiesa come lettore o salmista e sin da giovane, secondo la tradizione, ispirò la sua vita all’esempio di Abramo: anch’egli infatti lasciò la sua terra per partire pellegrino verso Gerusalemme. Durante il viaggio visitò San Simeone lo Stilita, che dall’alto della sua colonna non mancò di dargli consigli sul suo futuro.
Avvertendo la necessità di affidarsi alla preziosa guida di un padre spirituale, terminata la visita ai luoghi santi a  Gerusalemme si pose sotto la direzione di un sant’uomo di nome Longino, che lo invitò a prendersi cura di una comunità sulla strada per Betlemme.

Non resistette però a lungo e passò poi in una grotta di una montagna nei paraggi, ove fu seguitò da alcuni suoi discepoli. Invano tentò di limitarne il numero, ma in definitiva non se la sentiva mai di cacciare nessuno, finché la grotta divenne sovrappopolata e dovettero necessariamente trasferirsi.
Essendo originario della Cappadocia ed avendo dunque una certa familiarità con gli insegnamenti di San Basilio, Teodosio parve essere maggiormente incline alla vita comunitaria che a quella solitaria, seppur in contrasto con la tendenza dell’epoca. Si fece allora promotore dell’edificazione di un nuovo grande monastero Cathismus, che in breve tempo si riempì di monaci. Nel monastero si rese necessaria l’opera di tre infermiere: una per la cura dei malati comuni, una per gli anziani ed infine una per gli affetti da malattie mentali, infermità alla quale taluni monaci potevano giungere per l’eccessivo ascetismo.
Delle quattro chiese costituenti la città monastica, tre erano riservate alla celebrazione della Liturgia della Parola da parte dei tre gruppi etnici presenti (greci, armeni e slavi), mentre l’ultima era riservata agli ammalati. Poi tutti si riunivano per la celebrazione eucaristica in lingua greca. La giornata dei monaci, esclusi i momenti di preghiera e di riposo, era dedicata al lavoro manuale, proprio secondo uno schema assai simile a quello che si ritroverà poi nella Regola benedettina.
Questo monastero divenne ben presto famoso e fu imitato in tutta la Palestina. Il patriarca Sallusto nominò Teodosio archimandrita di tutti i cenobi palestinesi, mentre San Saba divenne superiore generale di tutti gli eremiti. Nonostante i due Santi rappresentassero tradizioni alquanto differenti tra loro, vissero sempre in grande armonia ed entrambi caddero vittime di manipolazioni politiche connesse all’emergente eresia monofisita, il cui artefice era proprio l’imperatore monofisita Anastasio.
Ciò può apparire oggi cosa strana, ma non lo era in un tempo in cui politica e religione erano strettamente legate.
Teodosio e Saba seppero condizionare verso l’ortodossia il nuovo patriarca di Gerusalemme, nominato dal sovrano, ma questi conoscendo la fama che circondava Teodosio gli inviò delle sovvenzioni per le opere di carità da lui gestite, nella speranza di corromperlo e di ottenere la sua firma ad un documento che sosteneva tesi monofisite. Il Santo distribuì la somma ricevuta ai poveri, ma poi rispose all’imperatore con un netto rifiuto.
Ciò calmò il clima per qualche tempo, ma alla ripresa delle persecuzioni verso gli ortodossi Teodosio iniziò a percorrere in lungo e in largo la Palestina per convincere tutti ad abbracciare fedelmente le dottrine espresse dai quattro concili ecumenici sino a Calcedonia.
Il timore impresso nel popolo da un editto imperiale fece però sì che Teodosio venne esiliato e solo nel 518, alla morte di Anastasio, il nuovo imperatore Giustino revocò la condanna all’esilio. Ormai Teodosio aveva raggiunto la veneranda età di 95 anni, ma non era ancora giunta la sua ora. Morì undici anni dopo a causa di una dolorosa malattia, affrontata con una sopportazione che raggiunse livelli eroici. Il patriarca di Gerusalemme ed un’immensa falla parteciparono alle esequie.  
San Teodosio ricevette sepoltura nella prima grotta in cui aveva abitato, intitolata ai Santi Magi, che secondo la tradizione vi avevano alloggiato mentre erano diretti ad adorare Gesù Bambino.  
La sua fama si diffuse molto e parecchi miracoli furono attribuiti alla sua potente intercessione, addirittura una vittoria militare sui persiani.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Teodosio, pregate per noi.


*San Tipasio di Tigava - Martire (11 gennaio)

Martirologio Romano: A Tigava in Mauritania, nell’odierna Algeria, San Tipasio veterano, martire, che, richiamato nell’esercito, non volle sacrificare agli dèi e fu decapitato.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tipasio di Tigava, pregate per noi.


*San Tommaso Placidi da Cori - Sacerdote (11 gennaio)

Cori (Latina), 4 giugno 1655 - 11 gennaio 1729
Nacque a Cori (Lt) il 4 giugno 1655 e venne battezzato con il nome di Francesco Antonio Placidi. A 14 anni restò orfano, facendosi così carico dell'intera famiglia. A 22 anni entrò nell'ordine dei Frati minori francescani, nel convento della Santissima Trinità in Orvieto, assumendo il nome di frà Tommaso. Per 5 anni fu allievo del celebre Lorenzo Cozza e nel 1683 a Velletri fu consacrato sacerdote diventando anche predicatore. Esercitò l'apostolato nella diocesi di Subiaco e in quelle confinanti con tale successo da essere indicato fin da subito come «l'apostolo del Sublacense».
Le sue predicazioni furono raccolte in un volume manoscritto. Nel suo apostolato si distinse per la pratica esemplare delle virtù cristiane. Più volte durante la Messa ebbe diverse apparizioni.
Compì anche alcuni miracoli. Ma il suo nome è legato soprattutto alla grande opera dei «Ritiri» dell'Ordine francescano. Seguendo l'esempio del Beato Bonaventura da Barcellona, fondò i «ritiri»
di San Francesco a Civitella (ora Bellegra) e a Palombara Sabina. Tommaso morì a 74 anni, nel 1729. (Avvenire)  
Etimologia: Tommaso = gemello, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Bellegra nel Lazio, San Tommaso (Francesco Antonio) Placidi da Cori, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, insigne per l’austerità di vita e per la predicazione e illustre fondatore di eremi.
Nacque a Cori (Latina) il 4 giugno 1655 e al battesimo fu chiamato Francesco Antonio Placidi; già a 14 anni era orfano di entrambi i genitori, e così ancora ragazzo dovette mandare avanti da solo la famiglia.
A 22 anni, sistemate in modo decoroso le due sorelle, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Francescani, nel convento della SS. Trinità in Orvieto il 7 febbraio 1677, cambiando il suo nome di Francesco Antonio in quello di fra Tommaso.
Per 5 anni fu allievo del celebre Lorenzo Cozza e nel 1683 a Velletri fu consacrato sacerdote ricevendo nel contempo la patente di predicatore. Esercitò l’apostolato nella Diocesi di Subiaco e in quelle confinanti con tale successo e profitto per quelle popolazioni, da essere classificato come "l’apostolo del Sublacense".  
Grande maestro di santità, espertissimo direttore spirituale, fu veduto più volte stare nel confessionale, "dalla mattina fino a sera" digiuno.
Le sue efficaci predicazioni furono raccolte in un volume manoscritto; era molto richiesto per l’assistenza spirituale al letto degli infermi. Aveva il dono di riportare la pace serafica fra persone in contrasto, operò per riformare i pubblici costumi.
Sin da novizio divenne esempio di perfezione cristiana e religiosa e come tale, specchio per i suoi confratelli, compreso quelli più anziani. Ancora in lui si condensarono tante altre virtù così come viene riportato dal "Sommario dei processi" istruiti per la causa di beatificazione: la povertà. Non volle mai accettare offerte per la celebrazione della Santa Messa; l’umiltà, giunse perfino a farsi calpestare dai confratelli all’ingresso del refettorio; una grande pazienza nel sopportare continue tentazioni nello spirito e per una piaga in una gamba che lo tormentò per quarant’anni.
Pregava così profondamente assorto da sembrare fuori di sé e immobile come una statua. Gesù Bambino gli apparve più volte durante la celebrazione della Messa. Ebbe il dono dei miracoli, come la moltiplicazione di cibi, guarigioni, ecc., frequenti estasi, apparizioni di Gesù, della Vergine, di sAN Francesco. Ma il suo nome è legato soprattutto alla grande opera dei "Ritiri" dell’Ordine Francescano. Seguendo l’esempio del beato Bonaventura da Barcellona, fondò i ‘ritiri’ di S. Francesco in Civitella (ora Bellegra) e di S. Francesco in Palombara Sabina.
Scrisse le Costituzioni del Ritiro che si conservano ancora autografe a Bellegra, regole rigide di meditazione e vita religiosa; il Capitolo Generale di Murcia del 1756 le estese a tutti i ritiri dell’Ordine Francescano.
Molti venerabili confratelli compreso San Teofilo da Corte passarono per il ritiro di Bellegra, che divenne così una fucina di aspiranti in santità.
Tommaso morì a 74 anni, l’11 gennaio 1729. La causa di beatificazione fu introdotta il 15 luglio 1737, auspici le Diocesi di Subiaco, Velletri e Sabina. Beatificato da Papa Pio VI il 3 settembre 1786. Canonizzato da papa Giovanni Paolo II il 21 novembre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tommaso Placidi da Cori, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (11 gennaio)
*San Carlo da Sezze (ricordato il 6 gennaio)
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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