Spulciando qua e là - Istituto Aveta

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Spulciando qua e là

Chi siamo

1 In Cammino… con Maria
Una Comunità vivente e presente in una società in continuo fermento e progresso non può astenersi dal dialogarecon il mondo che la circonda.
Bartolo Longo docet! Egli con il suo periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” ha dialogato ed è stato in contatto con tutto il mondo quando mancavano i mezzi di comunicazione e la stampa era l’unico
indispensabile modo per far sentire ai devoti la voce di Pompei.
Ed anche per questo egli fu un precursore dei tempi!
Oggi, il mondo dei mass media è in tale sviluppo, dal punto di vista della divulgazione delle notizie, che non si può fare a meno della carta stampata.
Ricordando l’incontro di Bartolo Longo con Don Bosco e che cosa gli disse quest’ultimo a proposito del segreto del suo successo: mandare a tutti il suo giornale.
La Comunità, avendo superato certi confini geografici, aveva anche bisogno di aprirsi al dialogo per sottoporsi a critiche e commenti, far conoscere ideologia ed azioni; insomma, far partecipe il mondo del proprio operato.
Questo bisogno di comunicare con gli altri fece nascere l’idea di pubblicare un periodico per il quale si scelse il titolo: “In cammino… con Maria”.
Era il 1985.
Dunque, il periodico acquista un ruolo di estremo interesse nella Congregazione, essendo la voce delle suore, la voce degli Istituti.
Difatti, l’impegno di “In cammino… con Maria”, è quello di divulgare, attraverso la cronaca delle attività nelle varie Case, il pensiero del Fondatore e l’unitarietà delle linee programmatiche che vengono seguite tenendo presenti e dettami del carisma di Bartolo Longo in ogni Casa.
Questo “cammino con Maria, rappresenta l’impegno missionario a cui ciascun membro della famiglia domenicana pompeiana deve assolvere nel percorrere la strada della divulgazione del grande “miracolo pompeiano”.
Dal Periodico “In cammino… con Maria” N.1 del 1985
Carissime Suore,
vi furono comunicati a suo tempo le disposizioni emanate dal Capitolo Generale del 1983 fra le quali vi era la seguente: “Si dia vita a un “Giornalino” a uso interno della Congregazione, allo scopo di tenere informate le suore sulle attività e sugli avvenimenti delle singole case”.
Eccoci finalmente a realizzare il primo numero.
È mio vivo desiderio che questo giornalino sia per la nostra Congregazione non soltanto strumento di informazione, ma anche mezzo per rendere ciascuna comunità parte viva e attiva di comunione rispetto alle altre comunità che costituiscono la nostra famiglia religiosa.
Fermarsi alla sola informazione avrebbe valore puramente marginale, mentre questa iniziativa deve essere un mezzo di crescita spirituale, umana e sociale, per cui ciascuna suora può far pervenire alla redazione quanto crederà opportuno: le proprie idee sulla preghiera, sulla vita comunitaria, sul lavoro che svolge, sull’attività apostolica nella Chiesa locale, aggiungendovi suggerimenti e proposte.
Il giornalino acquisterà valore solo se riuscirà a stimolare tutte a un più decisivo e vivace intervento su argomenti di un certo interesse.
È il caso di dire: “Questo giornalino lo fate voi”.
Perché abbiamo voluto dare al giornalino il titolo “In cammino… con Maria”. È facile intuirlo.
Siamo realmente in cammino sulla strada della fedeltà al Signore, della fedeltà al carisma del nostro Fondatore, Beato Bartolo Longo, che volle a Pompei una Congregazione, dedita al servizio della Madonna.
Fedeltà che si realizza nel manifestare con il meglio delle nostre forze che, chiamate alla sequela di Cristo, siamo in cammino dietro di Lui e lo seguiamo con audacia, con vitalità accettando il rischio.
E questo seguire Cristo deve essere per noi talmente vivo e talmente nuovo che non deve stancarci mai.
Noi andiamo dietro a cristo come suore del Rosario di Pompei, seguendo quei valori evangelici a noi trasmessi dal carisma del Beato Bartolo Longo.
L’amore di Cristo per lui era come una fiamma che gli ardeva  dentro e lo provocava, lo stimolava e lo portava alla carità operosa verso il prossimo, affinando, nello stesso tempo, il suo spirito che anelava alle cime, vette della santità.
Questa è la strada che noi siamo chiamate a percorrere. Non un cammino segnato soltanto da leggi scritte sul testo delle Costituzioni, ma da leggi scritte nel cuore, leggi di scelta, di entusiasmo, di amore, di comunione fraterna.
Nel rapporto di collaborazione fraterna e spirituale reciproca, è più facile vivere la nostra vita di consacrazione; è più facile rimanere fedeli a Cristo nei momenti di tenebre e in quelli di luce, nella prova e nella gioia.
I problemi e le difficoltà, i successi e i fallimenti portati insieme, si risolvono e si superano più facilmente.
Mi auguro che questo giornalino contribuisca a rendere più stabile l’impegno di fraternità e ci aiuti a crescere nella capacità di discernimento, di riflessione, di fecondità apostolica.
La Vergine Santa guidi i nostri passi nella fedeltà alla chiamata divina e al carisma del nostro Fondatore e ci accompagni nel cammino non sempre facile della nostra esistenza. Saluto tutte cordialmente con l’auspicio dei progressi nel bene intimo e in quello dell’azione educativa e sociale. (Madre Valeria Torelli)
Dal Periodico “In cammino… con Maria” N.9 del 1995
Un altro bollettino?
Un altro bollettino? No! In Cammino … con Maria cambia nella sostanza la veste tipografica e anche l’impostazione dei contributi.
Il progetto che timidamente abbiamo in mente di realizzare è anche quello di dare una maggiore periodicità alla nostra voce.
L’evento rimane quello di comunicare con i nostri amici collaboratori ed operatori nella speranza di allargare anche il numero di lettori ai quali ci promettiamo di fornire informazioni un po’ più frequentemente sulle nostre attività, sul valore del nostro apostolato.
Pensiamo, non senza un punta di orgoglio, di essere testimoni e rappresentanti di un messaggio
istituzionale voluto dal Fondatore Bartolo Longo che ci impegna nella società come operatrici attive ed intente a testimoniare il valore dell’amore per Maria e per il prossimo.
Restare nell’ombra, talvolta, rallenta il diffondersi del messaggio-presenza che la suora vuole e deve promulgare ed è questa la ragione principe che ci spinge in questo nuovo cammino che si prefigge di essere più aperto ad un mondo, che ha bisogno sempre più urgente dell’informazione, della diffusione di idee, … della comunicazione.
Insomma, in cammino … con Maria, potrebbe diventare una sorta di “filo diretto” tra laico e religioso, soprattutto e non più solo tra religiosi. La nostra presenza in questa società dei consumi, lo afferma anche il Papa, deve riguadagnare o conquistare il ruolo di donna. Egli, infatti, afferma che “con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo alla piena verità dei rapporti umani” (A Voi donne n. 2).
A noi, dunque, spetta il gravoso compito di indicare ad altri le vie giuste che conducono alla rivisitazione di questi valori della dignità e della dimensione della donna perché ridiventi simbolo ed esempio.
Tutto ciò, non è certo facile!
Dicevamo quindi, che la nuova veste tipografica del nostro bollettino non cambia nella sostanza gli intenti ma solo il modo di porgere ad altri le nostre proposte.
Oggi si parla di efficienza di comunicazione per immagini più che con parole e questo modus ci spinge ad un aggiornamento che sia al passo con i tempi più funzionale ai fini della funzione del messaggio, della notizia.
Uno spazio maggiore verrà ceduto all’immagine che, di per sé, sostituisce il testo. Ci piace, perciò, dare un taglio, senza troppe pretese, più giornalistico al nostro bollettino per comunicare in modo più immediato il senso della testimonianza della nostra presenza in questa società parlando del lavoro che si svolge nelle varie case sparse per l’Italia e quelle fuori il continente, in Africa, nelle Indie, nelle Filippine.
Ci si propone di andare un po’ più in giro per queste nostre case nel senso figurato, per raccogliere notizie e cronaca delle attività progettate e realizzate, per dare ai nostri amici lettori e, in un certo senso, anche alla storia, il valore della presenza, il valore degli esempi.
La cronaca delle nostre attività sarà anche la verifica della missione affidataci dal Beato Bartolo Longo e del nostro modo di tradurre in termini pratici la vita di religiose al servizio della nostra madre e guida che è la Vergine di Pompei.
Ci aspettiamo ed accettiamo, perciò, ogni contributo critico che il lettore vorrà proporci; esso, mentre sarà motivo di arricchimento, ci farà sentire più presenti in mezzo agli altri perché più in comunicazione con gli altri.


2 Riceviamo … e … Pubblichiamo

Gentili Redattori,
il giornalino “In cammino … con Maria” mi è piaciuto molto. Ho letto con interesse tutti gli articoli che sono uno più bello dell’altro. Quello che per me è stato il più interessante è “La chiamata di Nunzia”.
Ho letto di come Gesù si serve della guida spirituale di un sacerdote che le ha fatto capire che Gesù la chiamava e lei, è stata generosa nella risposta. Non si è sentita sola, ma felice e contenta di aver trovato tanta simpatiche suore.
Faccio tanti auguri a Nunzia perché non torni mai indietro e a tutte le novizie che stanno con lei.
Anche la mia bella Padula mi è piaciuta molto.
Aspetto con ansia il vostro giornalino che leggo sempre con gioia.
Saluti a tutti voi. (Amalia Iannelli)


Complimenti, carissimi redattori!
Il giornalino “In cammino con Maria” è veramente molto bello. Mi sono piaciuti in particolare due articoli: la nostra casa di Padula

Si veste di vacanza e “dalla missione in India”.
Però mi piacerebbe che il giornalino fosse più ricco e più bello, specialmente se possono collaborare anche i ragazzi delle altre scuole delle suore così attraverso il giornalino possiamo fare nuove amicizie. Aspetto con gioia di poter leggere nuove e interessanti notizie! Buon lavoro e Buon anno 1997! (Fabiola Calceglia)
Alla Redazione “In Cammino… con Maria”
Auguri per il nuovo anno e soprattutto perché il giornalino possa diventare sempre più ricco e più bello. Mi piacerebbe di più se ci fossero più foto delle varie case ed anche qualche notizia su di esse.
Ho letto tutto e sono contenta specialmente della nuova missione in India.
Auguri per Natale e per un felice anno nuovo! (Anna Barba)
(Ascolteremo i vostri consigli!!!)


3 Libri della Congregazione
Le Figlie del S. Rosario di Pompei

(Storia della Congregazione dalle origini ai giorni nostri)
Autore: Mario Rosario Avellino

“Le Figlie del S. Rosario di Pompei” Di “Mario Rosario Avellino”. Urgeva una rivisitazione della situazione strutturale di noi “Figlie del S. Rosario di Pompei” che, negli anni, abbiamo svolto un’attività di lavoro all’interno e all’esterno del Santuario di Pompei.
(Madre Colomba Russo O.P.)
Lo scritto del Prof. Avellino scandisce, in maniera agile, ogni tappa costitutiva della Congregazione: a momenti felici sotto l’aspetto numerico e dell’agiatezza sociale, si legge che si alternano periodi oscuri, di tristezza connessi a situazioni contingenti.
Ma ogni storia è fatta di capitoli e ciascuno, pur se non rimane isolato, è oggetto di riflessione, di monito e di speranza, per noi religiose e, speriamo, anche per ogni lettore.   
(Madre Colomba Russo O.P.)
…ho scavato sempre più a fondo nell’animo e nel pensiero del Beato, sentendomi da Lui assistito nel lavoro ed aiutato a superare con pazienza talune difficoltà proprie di chi vuole affrontare un lavoro più grande di se stesso.
(Prof. Mario Rosario Avellino)
Un veloce sguardo che parte dal lontano 1885, anno a cui si dovrebbe ascrivere la nascita della iniziativa longhiana e che si snoda in un racconto sintetico fino ai giorni nostri.
(Prof. Mario Rosario Avellino)
Abbiamo così una storia quale occorreva: documentata, approfondita, aperta e aggiornata nelle problematiche, soggiacente ai fatti, ariosa e stimolante nella prospettiva di studi ulteriori, chiara e serena nell’esposizione.
Ogni capitolo tratta adeguatamente un determinato settore o periodo, offrendo un panorama luminoso allo sguardo, che poi si allarga piacevolmente allo schierarsi di personaggi coinvolti nella storia.
Questi vengono delineati in agili schede, come in altrettanti “flashes” che a loro volta scavano e svelano angoli reconditi da rivisitare e dispiegare. (Mons. Francesco Saverio Toppi)

Preghiere
(Preghiere comuni della tradizione cristiana)
(Pompei - Festa dell'Immacolata 2005)
S. Maria della Pietà
(Tra Storia ed Arte)
Autore: Mario Rosario Avellino

Ringraziamenti
Nel corso del laborioso lavoro di ricerca ho avuto il gradito piacere di conoscere e incontrare molte personalità delle quali ho potuto apprezzare la disponibilità e la professionalità nel fornirmi notizie e consigli utilissimi.
Cito alcuni fra i tanti ai quali voglio esprimere la mia profonda gratitudine:
S. Ecc. Francesco S. Toppi o.f.m. – Padre Enrico De Cillis O.P. – Ing. Andrea Ingenito – Prof. Antonio Braca – Sig. Vincenzo Cretella – Mons. Riccardo Arpino – Prof. Andrea Cerenza – P. Nunzio Infante o.f.m. – P. Salvatore Fierro o.f.m. – P. Luca De Rosa o.f.m. – Dott. Roberto Tollo. Tolentino . Mc – Dott. Orlando Ruffini. Bibliotecario Santuario S. Nicola da Tolentino. Tolentino – Prof. Massimo Bignardi – Dott. Alfonso Andria. Presidente della Provincia di Salerno – Prof. Carlo Iandolo – Prof. Antonio Attianese – Prof. Angelo D’Errico – Prof. Giuseppe Gargano – Presidente Centro Storico e Cultura Amalfitana – Artista Vittorio Acabbo. Maiori – Famiglia Gaetano Conforti. Artista. Maiori – Rev. Lobo Manuel. Basilica V. Maria del Tyn. Praga – Fr Jeromyn del Convento francescano – Fr Regalàt Petro. Convento Francescano Praga – Direttore della Nàrodni Galerie v Praze di Praga – Roberto Mammato della Bit Informatica di Maiori – Sr M. Isabella Speciale.
Un particolare segno di gratitudine va al solerte ed appassionato Enzo Mammato, che ha profuso tutto il suo amorevole impegno di ricercatore per fornirmi preziose indicazioni; a lui si è affiancato, per la lettura dei significati degli stemmi riportati nelle varie tele, e per la relativa attribuzione della famiglia a cui appartengono, il Prof. Domenico Taiani.
Non meno si può dire di Sr. Maria Aurelia, che ha “scavato” nelle memorie storiche ricavando utili contributi.
A Don Vincenzo Taiani, costretto alla lettura in anteprima di questo volume, va riconosciuto il merito d’aver impreziosito la mia modesta fatica con la sua studiata prefazione.
Particolarmente si sono rivelate interessanti le visite ai seguenti conventi:
S. Francesco. Maiori - (Sa)
S. Francesco. Vico Equense – (Na)
S. Francesco. Sorrento - (Na)
S. Anna. Asolo – (Tv)
S. Francesco. Tramonti – (Sa)
S. Francesco. S. Agnello – (Na)
Della Croce. Montefalco – (Pg)
Madonna della Libera. C.mmare di Stabia – (Na)
S. Maria di Pozzano. C.mmare di Stabia – (Na)
Klàster Sv. Anezky Ceské. Praga
Convento Francescano di Praga
Presentazione
Timidamente mi accingo ad accompagnare il laborioso iter percorso dal professore Mario Rosario
Avellino per portare a termine la presente opera.
Il testo che abbiamo tra le mani, l’autore l’ha intitolato “L’Istituto S. Maria della Pietà: Tra Storia ed Arte”.
Il professore ha mosso i primi passi verso la ricerca nel 1997 e poi, cammin facendo, si è sentito sempre più affascinato da quanto veniva scoprendo.
Da profondo ricercatore è rimasto attratto dalla bellezza delle opere presenti nella nostra Chiesa, dedicata a S. Maria della Pietà e, una ricerca dopo l’altra, l’ha portato, quasi spinto dalla curiosità di conoscere, a concludere la presente opera che ha richiesto studio, tempo, impegno e tanta competenza, ma soprattutto amore perché il movente è stata la passione per l’arte.
Non vi meravigli se sono io a stendere la presente prefazione, non per sostituirmi alla Reverendissima Madre Generale, ma perché – come dice il professore – al tempo in cui l’opera è stata ideata, io, essendo responsabile dell’Istituto, mostrai “accorato interesse” a che il lavoro prendesse corpo.
Incoraggiata dall’entusiasmo dell’autore ho seguito con costante impegno il cammino laborioso che egli ha percorso per conoscere a fondo il contenuto e rettificare le conoscenze circa i personaggi presenti nei vari dipinti, soprattutto in quelli ad olio su tela.
Perciò egli ha viaggiato su via telematica, telefonica e anche sulle quattro ruote per conoscere quanto di inesatto era stato espresso precedentemente.
Le mie parole sono inadeguate e non potranno mai dare l’idea del travaglio sofferto per chiarire tanti dubbi.
La lettura dell’opera me ne darà ragione e ci arricchirà di contenuti che non avevamo prima d’ora.
Ora posso soltanto dire grazie all’autore ed esprimere un incoraggiamento per la sua lunga fatica.
                                                                                        
Madre Colomba Russo
                                                         Superiora Istituto “S. Maria”
                                                                      Maiori
Prefazione

Mi sento particolarmente onorato di presentare l’opera del Prof. Mario Rosario Avellino. Anzi devo aggiungere che l’occasione mi è molto gradita per una pletora di motivi.
L’opera, a cui ha posto mano ed intelligenza il Prof. Avellino, riguarda Maiori, ridente cittadina  in Costa d’Amalfi, e le Suore Domenicane “Figlie del S. Rosario di Pompei”, Congregazione amata e venerata nella città. Ora l’argomento mi tocca da vicino e nel cuore: in primo luogo nella qualità di Parroco Moderatore della Comunità Ecclesiale di Maiori e, in seconda battuta, nella qualità di attuale Cappellano delle Suore e di docente emerito di Materie Letterarie nel Seminario di Pompei negli anni ‘60/70. di ciò che lo ha prodotto e generato.
E non solo per questo. Ma anche perché esso risveglia e rimembra nel mio animo la passione, avvertita in giovinezza, per la ricerca archivistica e sociologica, per la quale ho speso e profuso tempo, fatica ed energie in due tesi universitarie.
Esaurita questa sorta di autopresentazione, della quale, mi auguro, il benevolo lettore non me ne vorrà, ma che è servita per sapere da quale pulpito viene la predica, vengo, ora, a presentare il
lavoro accurato, meticoloso, scientifico, e puntuale del Prof. Avellino, che merita innanzitutto una premessa di carattere generale.
Di primo acchito esso sembra rivestire i caratteri di un’opera controcorrente e anticonformista.
Nel pieno di una cultura telematica, multimediale, multietnica e multireligiosa, che senso ha rivangare la storia di un passato, piccolo, insignificante e, quindi, trascurabile?
Non sarebbe meglio spendere le proprie possibilità convogliandole in un progetto per il futuro, anziché sprecarle nel rinvenimento di quello che il presente si è lasciato alle spalle e nell’oblio del proprio divenire, composto da scheletri e montagne di macerie?
In verità non potrebbe esistere un presente e un futuro senza un passato, e questo non soltanto nel significato e nelle categorie dei termini medesimi.
Ma anche e soprattutto nella vita. Non si capirebbe il presente senza legarlo ad un passato o estrapolandolo dalle sue legittime radici storiche. E non si potrebbe neppure architettare un futuro senza tener conto di ciò che lo ha prodotto e generato. La stessa identità di un individuo è il risultato e il concentramento del suo passato e non solo del suo.
Ed allora val la pena andare alla ricerca delle vestigia antiche e scoprire le orme di coloro che ci hanno preceduto nella costruzione di un pezzo di storia e di civiltà, per capirne il oro animo, le loro intenzioni o, addirittura, la loro fede, come pare debba avvenire a proposito del lavoro del Prof. Avellino, nel quale trattasi proprio di questione religiosa.
In esso traluce, in filigrana, l’intento dell’autore di considerare la storia come investigazione, e se stesso come investigatore, come è stato affermato da storici e storiografi di professione, di seguire le tracce di personaggi del passato percettibili, per così dire, ai sensi; in definitiva: un tipo di storia di alto profilo culturale e scientifico.
E difatti i capitoli, in numero di XXIX, preceduti da un’ambientazione storica e topografica dei siti, teatro dell’indagine presa in esame, operando un passaggio sottile, congruo e consequenziale dalla pietra all’uomo, presentano, a mo’ di onda di mare, personaggi scomparsi o tuttora viventi, umili o segnati da vene artistiche o da virtù eccelse, presentati nelle loro fotografie, nelle loro testimonianze, nelle loro opere o nei loro scritti.
E tutto ciò senza perdere di vista eventi tristi e lieti, calamitosi o fruttuosi, che fanno da background d’insieme al tutto e che hanno segnato uomini e cose, e ne hanno ritmato il percorso.
Il risultato è eccellente. Soprattutto se si pensa alle difficoltà incontrate nel reperimento dei documenti.
E il lavoro è stato impegnativo. In esso si apprezzano lo sforzo della ricerca e il metodo rigoroso nel vaglio dei reperti. Pregi, che rendono, nonostante gli immancabili e inevitabili limiti, dovuti e legati ad ogni consultazione del passato, l’opera doviziosa e preziosa.
Ad essa, pertanto, esprimo tutto l’augurio possibile, perché possa trovare studiosi e simpatizzanti, che la rendono illustre nella letteratura, e al suo esimio autore tutte le felicitazioni e i complimenti per aver portato a termine con competenza e ardore un lavoro, che ha titolo per diventare pascolo ubertoso per gli iniziati e guida, stimolo e sprone per giovani e futuri ricercatori.
Maiori, lì 5 ottobre. Festa del beato Bartolo Longo.
                                                                               
Sac. Prof. Vincenzo Taiani
Premessa
È forse un bisogno o una mera curiosità volerne sapere do più si un’Istituzione? Chi si è apprestato, come me, ad indagare e ricercare nelle carte impolverate degli Archivi per raccogliere notizie su un’opera legata alla storia pompeiana, corre anche il rischio di rimanere fin troppo piacevolmente coinvolto nella ricerca stessa: invero, allorché un fatto tira l’altro e gli eventi si alternano, ci si sente come attratti dal desiderio di ricucire l’intricata tela di questa vicenda per la molteplicità degli accadimenti stessi e la straordinarietà con cui si sono svolti.
Fin dall’inizio, infatti, s’avverte chiaramente la Superiore regia che deve aver guidato ed intrecciato avvenimenti da cui sono scaturiti un Santuario, Opere di beneficenza, strutture varie e, addirittura, una Congregazione di religiose: le «Figlie del S. Rosario di Pompei».
Appunto studiando e indagando su tale storia, prima per motivi strettamente legati al piacere della ricerca, poi per consegnare il contributo richiestomi in sede di Convegno Storico, mi sono trovato di fronte alla sesta fondazione delle Suore pompeiane: l’Istituto «Santa Maria» di Maiori.
E se prima mi è bastato il cenno generale, dopo mi è piaciuto addentrarmi nella ricerca per raccogliere più notizie e racchiudere in una sorta di “quaderno” a sé la storia della “Casa di Maiori”, come di solito viene chiamata qui a Pompei.
Più cose mi hanno affascinato durante la stesura di questa storia; tra queste voglio citare, in particolare, lo spirito di fattiva collaborazione, ben visibile fin dalla fondazione dell’Opera, tra l’Amministrazione Comunale e la Congregazione.
Vediamo, infatti, che le Suore di Pompei vengono accolte e ben volute al punto che non mancano attenzioni e gratitudine, come ad esempio la cittadinanza onoraria conferita ad una Madre Superiora, Suor Maria Pia Montella, a riconoscenza dell’attività svolta nel campo dell’educazione e dell’accoglienza.
E che dire poi della donazione dell’immobile alle Suore di Bartolo Longo: segno tangibile di stima verso le religiose riconosciute capaci di far fronte alle esigenze connesse alla crescita delle fanciulle e della gioventù Maiorese?
Ritornando a questa storia, se di movente si può parlare, io attribuirei al Centenario la prima ragione da cui sono stato spinto a questa modesta fatica editoriale; poi sottolinerei che l’accorato interesse mostrato dalla Rev.ma Madre Colomba Russo, Superiora Generale al tempo in cui misi mano al lavoro ed ora Superiora della Casa, mi ha quasi obbligato.
Per questo non posso fare a meno di esprimerLe la mia gratitudine per aver collaborato durante l’arduo percorso di ricerca storica con contributi fattivi, ogni qualvolta l’indagine era minata dalle insidiose difficoltà di reperire materiale di studio.
A questo autorevole e prezioso sostegno, per il consenso che il mio lavoro andava via via raccogliendo, si sono aggiunte successive e, fortunatamente, varie altre collaborazioni. Tra queste voglio evidenziare lo spirito di ricerca attenta e continua dell’instancabile Enzo Mammato, indagatore e studioso della storia maiorese.
Un ringraziamento di cuore, comunque, rivolgo a tutti coloro che mi hanno seguito in questo difficile lavoro ed in particolare, alla Rev.ma Superiora Generale Madre Angelica Bruno nonché alle Rev.me Madre Valeria Torelli e Madre Ermelinda Cuomo.
Una menzione a parte vorrei, infine, riservarla per Sr. Maria Aurelia Grasso, infaticabile, entusiasta ed appassionata ricercatrice do notizie storiche sulla Casa.
Ma, dopo questi necessari riconoscimenti, sento il dovere e di volere ritornare su quella ragione “prima” che mi ha spinto a ricercare e scrivere su questi avvenimenti e che, come ho detto poco fa, è strettamente collegata al Centenario della fondazione della Congregazione, sorta nel lontano 25 agosto del 1897.
In occasione del Centenario di tale ricorrenza si organizzavano studi, lavori, incontri e soprattutto nascevano iniziative tendenti ad esaltare il compito della Suora al servizio dell’umanità in una società divenuta ancor più avida di presenze carismatiche da cui trarre il buon frutto degli esempi.
E come per natural richiamo e riferimento, al centro di ogni progetto veniva posto Bartolo Longo, riscoperto sempre come il maestro della carità e dell’educazione.
Il Beato, fondatore della Nuova Pompei, era giustamente collocato al centro dell’attenzione e non solo perché citato in ogni occasione di studio o attività svolta durante l’Anno Centenario, ma anche perché, oserei dire, presente materialmente con un’opera scultorea: un monumento.
Esso veniva eretto il 21 novembre 1997 a Pompei, nella Casa Madre, ed era il primo di una serie: nelle case dove si lavora e ci si ispira al Beato non può mancare, infatti, un segno della sua figura, essa è compagnìa. Questa felice e fortunata presenza, si concretizzava poco dopo anche a Maiori, nella ridente ed accogliente casa dove operano le Suore pompeiane. E se vogliamo, proprio lo scoprimento di tale monumento mi appare ora come la causa determinante di questo lavoro di ricerca che accompagna ed integra quel capitolo della Storia della Congregazione relativa alle fondazioni delle Suore Domenicane “Figlie del S. Rosario di Pompei” scritta da me qualche anno fa.
La posa di un monumento ha rappresentato un fatto di grosso spessore storico e nessun’altra occasione poteva offrirmi un incitamento migliore per portare a conclusione una storia della Casa che ha accolto, appunto, la statua del Fondatore della Congregazione delle Suore.
Questo lavoro, nato e concluso come una sorta di omaggio, deve essere, comunque, inteso solo come un timido, anche se appassionato, tentativo di dare un contributo alla conoscenza del luogo che accoglie il Beato Bartolo Longo come cittadino maiorese.
Pompei, settembre 2004 (Autore: Prof. Mario Rosario Avellino


 
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