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1923 Paola

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*1923 Paola (Cosenza)
(Suore Domenicane Viale dei Giardini,1 - 87027 Paola (CS) "Calabria" tel. 0982/612551 - e-mail: madretecla@gmail.com)
Fondazione della Casa di Paola
5ªFondazione: Istituto Magistrale "SS. Vergine di Pompei e S. Francesco di Paola" aperta a Paola (CS) il 23 febbraio del 1923 come casa Religiosa delle Suore Domenicane. Poi, è diventato uno dei più grandi istituti educativi calabresi.

L’Istituto di Paola

Come un personaggio biancovestito l’Istituto Magistrale di Paola, proteso verso l’eterno, incurante del mondo, è come una sentinella vigilante, conservando un passato ed ancora oggi è speranza sul cammino dei giovani.
Da più di settant’ anni, Paola, la cittadina calabra posta in faccia ai chiarori del mare e sotto l’ auspicio del
suo più illustre figlio, ospita l’ Istituto Magistrale, diretto dalle Suore del Santo Rosario di Pompei.
L’edificio, che sorge quasi al centro dell’abitato, è diventato come il nucleo principale della cultura umanistica e della formazione spirituale, nella zona, per migliaia di alunne. Ho avuto l’impressione, la prima volta che visitai l’Istituto, era un mattino della tarda primavera di tanti anni fa, di trovarmi davanti ad un grande alveare, verso cui convergono, da ogni strada, le alunne come sciami d’api.
Quella scena si ripete ancora oggi, anzi più di ieri, per il gran numero di ragazze che frequentano l’ Istituto, dando la sensazione che non si è ancora esaurita la carica affettiva di cui sono dotate quelle madri biancovestite, che, come angeli, tutelano il sapere e i costumi delle giovani studentesse.
La presenza delle Suore Domenicane in Paola è valida più di un sole in un grande meriggio estivo.
Infatti, l’alta funzione che esse svolgono a favore della gioventù, getta il germe della scienza e consolida quei principi cristiani, per i quali Francesco di Paola e Caterina da Siena, i Santi
protettori dell’ Istituto Magistrale, hanno lavorato per una vita intera.
Tutte protese verso Dio e verso i fratelli, le Suore Domenicane, in giornate laboriose spendono, a favore della gioventù affidata alle loro cure, tutti quei talenti che esse hanno ricevuto dal Signore, e con il dono della vita e con quello della vocazione.
L’Istituto Magistrale, dopo mezzo secolo, restaurato nella facciata, è come un vigile ieratico, posto ai margini della strada della vita, per indicare il retto cammino a quanti, nell’epoca presente, desiderano avere un orientamento sicuro.
Il cuore dell’ Istituto batte davanti alla sacra immagine della Madonna del Santo Rosario di Pompei, che troneggia sopra un altare, davanti al quale, al mattino, si ode come un ronzio, che si fa sempre più insistente e più ritmato, tanto da diventare preghiera corale: sono le alunne che iniziano il lavoro del giorno salutando la Madre, mentre gli alberi del piazzale filtrano la musica del vento.
Il colore bianco fa da padrone nel vasto complesso architettonico, quasi come un desiderio della Beata Vergine accolto dalle Suore e dalle alunne, che perpetuano nel vestito la beatitudine evangelica della purità.
Quando ci si trova nei vasti corridoi con il via vai di Suore e di studentesse, si ha l’ impressione di trovarsi in una assolata giornata di luglio, quando il sole picchia sulle pietre, e gli occhi fan fatica a reggere l’abbaglio dei riflessi bianchi.
Chi per primo ha avuto la felice idea di far sorgere in Paola, diventata polo di attrazione per la
devozione straordinaria al Santo eremita Francesco, L’Istituto delle Suore Domenicane, ha certamente assecondato, con pensiero lungimirante, i desideri di tutti i genitori che scelgono il pio Istituto per la formazione dei loro figli.
Chi scrive è spettatore dell’attività socio-culturale che le degne Madri del S. Rosario svolgono, da mane a sera, per costruire nelle alunne una forte personalità.
L’amore allo studio, le lezioni scolastiche impartite con serietà e costanza, il senso cristiano del dovere, che prepara un radioso domani alle alunne, i principi di sana educazione e di rispetto vicendevole, sono il programma dell’Istituto.
Le garanti di tutto questo sono sempre loro, le bianche Suore, la cui presenza è una fiducia, il cui sorriso è un saluto, la cui gentilezza è una rarità, la cui guida è una sicurezza.
Nell’ora presente, quando certi valori sono emarginati e sembra calare la notte sul mondo, numerosi fuochi ardono ancora, alimentati dal cuore consacrato di anime generose, pronte al servizio: le Suore e tra queste le Domenicane dell’ Istituto paolano.  (F. Frangella)

*Comunità di Paola
Responsabile della Comunità di Paola
Madre Tecla Cafiero
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

A)
Suor Maria Agustina Soro (Indonesiana)
C)
Suor Maria Camilla (Indiana)
Suor Maria Carmela D. Raymundo (Filippina)
Suor Maria Carolina (Indiana)
Suor Maria Caterina Soghen (Indiana)
Suor Maria Chiara Barletta (Italiana)
D)
Suor Maria Daniela Meazzoni (Italiana)
E)
Suor Maria Elena Kulapullamvil (Indiana)
Suor Maria Elviana (Indiana)
G)
Suor Maria Gerardina Vallelonga (Italiana)
Suor Maria Giacinta (Indiana)
Suor Maria Giovanna Fouk (Indonesiana)
Suor Maria Giuditta Santo (Italiana)
Suor Maria Grazia (Indiana)
H)
Suor Maria Helena Kolaparambil (Indiana)
Suor Maria Hendrika Dhiu (Indonesiana)  
I)
Suor Maria Immacolata Cacha (Filippina)
K)
Suor Maria Kamilia Nau (Indonesiana)
Suor Maria Katarina Kefi (Indonesiana)
Suor Maria Katarina Soro (Indonesiana)
L)
Suor Maria Loredana J. Lubiano (Filippina)

P)
Suor Maria Petronela Kea (Indonesiana)  
S) Suor Maria Salvatrice Cirillo (Italiana)
Suor Maria Silviana Sukasaimano (Indonesiana)
Suor Maria Stefania Hawa (Indonesiana)
Suor Maria Sofia Dhone (Indonesiana)

V) Suor Maria Veronica Feka (Indonesiana)
Y) Suor Maria Yasinta Gus (Indonesiana)

*La Cappella dell’Istituto di Paola

Il restauro della Cappella dell’Istituto delle Suore Domenicane è degno di menzione, spinti da un bisogno di encomio per quanti, Superiori di Pompei e di Paola, hanno voluto dare un volto nuovo alla Cappella dell’Istituto.
Ad un anno dalla inaugurazione del sacro luogo, il 4 dicembre del 1994, incastonata come una gemma nel diadema dell’intero edificio, esso riverbera le voci lontane di tante religiose che qui hanno meditato e di tante studentesse che qui hanno pregato.
Ora che la Cappella ha mutato vestito, quando dai monti sovrastanti spunta un nuovo giorno e un’esplosione di luce accende le campagne e si adagia sui tetti di Paola come una promessa di pace, il verde e l’azzurro, arabescati sulle vetrate come scie di angeli in volo, sembrano colori piovuti dal cielo.
Il restauro della Cappella si è reso necessario per esigenze architettoniche ed artistiche dei tempi moderni, che, al barocco, sostituiscono le linee semplici e luminose, in armonia con il linguaggio di quella gioventù che costruisce ogni giorno in questo luogo il suo domani.
Chi entra nella Cappella, rinnovata, ha l’impressione che il colore riposante delle pareti invogli il visitatore a spingere lo sguardo verso l’altare, dove l’immagine della Beata Vergine del Rosario
sembra proteggere il ciborio sottostante e sorridere ai devoti che ivi sostano per porgere un saluto alla Madre celeste e chiedere a Lei un aiuto.
Le Suore Domenicane hanno il merito di tenere aperta la loro Cappella come un grande libro colorato dove ogni studentessa può leggere la propria storia, fatta di operosità nello studio e di bontà nel loro quotidiano.
Par di percepire ancora, sostando in preghiera nella Cappella, le parole consacratorie con le quali il Vescovo di Pompei preparò l’altare del sacrificio in quel mattino di dicembre in cui la casa delle religiose sembrava tutto un Vangelo e tutto il mondo un cielo su quell’altare. La Cappella, vestita a festa, è là; essa invita alle soste meditative, mentre i quadri della Via Crucis, interamente rinnovata, sembrano tanti devoti pellegrini in cammino verso Dio, e la preghiera dei visitatori par un linguaggio arcano che si accompagna all’incenso dell’altare. (Autore: Franco Frangella)

*News da Paola
L’Istituto di Paola (La voce del Filosofo F. Frangella)

Da più di settant’anni, Paola, la cittadina calabra posta in faccia ai chiarori del mare e sotto l’usbergo del suo più illustre figlio, ospita l’Istituto Magistrale, diretto dalle Suore del S. Rosario di Pompei.
L’edificio, che sorge quasi al centro dell’abitato, è diventato come il nucleo principale della cultura umanistica e della formazione spirituale, nella zona, per migliaia di alunne.
Ho avuto l’impressione, la prima volta che visitai l’Istituto, era un mattino della tarda primavera di tanti anni fa, di trovarmi davanti ad un grande alveare, verso cui convergono, da ogni strada, le alunne come sciami d’api.
Quella scena si ripete ancora oggi, anzi più di ieri, per il gran numero di ragazze che frequentano l’Istituto, dando la sensazione che non si è ancora esaurita la carica affettiva di cui sono dotate quelle madri biancovestite, che, come angeli, tutelano il sapere e i costumi delle giovani studentesse.
La presenza delle Suore Domenicane in Paola è valida più di un sole in un grande meriggio estivo.
Infatti, l’alta funzione che esse svolgono a favore della gioventù, getta il germe della scienza e
consolida quei principi cristiani, per i quali Francesco di Paola e Caterina da Siena, i Santi protettori dell’Istituto Magistrale, hanno lavorato per una vita intera.
Tutte protese verso Dio e verso i fratelli, le Suore Domenicane, in giornate laboriose spendono, a favore della gioventù affidata alle loro cure, tutti quei talenti che esse hanno ricevuto dal Signore, e con il dono della vita e con quello della vocazione.
L’Istituto Magistrale, dopo mezzo secolo, restaurato nella facciata, è come un vigile ieratico, posto ai margini della strada della vita, per indicare il retto cammino a quanti, nell’epoca presente, desiderano avere un orientamento sicuro.
Il cuore dell’Istituto batte davanti alla sacra immagine della Madonna del Santo Rosario di Pompei, che troneggia sopra un altare, davanti al quale, al mattino, si ode come un ronzio, che si fa sempre più insistente e più ritmato, tanto da diventare preghiera corale: sono le alunne che iniziano il lavoro del giorno salutando la Madre, mentre gli alberi del piazzale filtrano la musica del vento.
Il colore bianco fa da padrone nel vasto complesso architettonico, quasi come un desiderio della Beata Vergine accolto dalle Suore e dalle alunne, che perpetuano nel vestito la beatitudine evangelica della purità.
Quando ci si trova nei vasti corridoi con il via vai di Suore e di studentesse, si ha l’impressione di trovarsi in una assolata giornata di luglio, quando il sole picchia sulle pietre, e gli occhi fan fatica a reggere l’abbaglio dei riflessi bianchi.
Chi per primo ha avuto la felice idea di far sorgere in Paola, diventata polo di attrazione per la devozione straordinaria al Santo eremita Francesco, L’Istituto delle Suore Domenicane, ha certamente assecondato, con pensiero lungimirante, i desideri di tutti i genitori che scelgono il pio Istituto per la formazione dei loro figli.
Chi scrive è spettatore dell’attività socio-culturale che le degne Madri del S. Rosario svolgono, da mane a sera, per costruire nelle alunne una forte personalità.
L’amore allo studio, le lezioni scolastiche impartite con serietà e costanza, il senso cristiano del dovere, che prepara un radioso domani alle alunne, i principi di sana educazione e di rispetto vicendevole, sono il programma dell’Istituto.
Le garanti di tutto questo sono sempre loro, le bianche Suore, la cui presenza è una fiducia, il cui sorriso è un saluto, la cui gentilezza è una rarità, la cui guida è una sicurezza.
Nell’ora presente, quando certi valori sono emarginati e sembra calare la notte sul mondo, numerosi fuochi ardono ancora, alimentati dal cuore consacrato di anime generose, pronte al servizio: le Suore e tra queste le Domenicane dell’Istituto paolano.

*Regione - Calabria
Storia - Preistoria

Le prime tracce della presenza dell'uomo in Calabria risalgono al Paleolitico come ne testimoniano i ritrovamenti nelle grotte di Scalea e il graffito del "Bos primigenius" a Papasidero, un figura di toro incisa nella roccia 12.000 anni fa.
Durante l'era dei metalli giunsero nuove popolazioni, uno degli insediamenti più importanti risalente a quel periodo è il complesso di Torre Galli nei pressi di Vibo Valentia.

Mitologia e periodo italico
Il primo nome della Calabria sarebbe stato "Aschenazia", dal suo primo leggendario abitatore Aschenez, ritenuto  Coste limpide e turchesi tipiche della Calabriapronipote di Noè.
Egli sarebbe approdato sulla costa dove oggi sorge Reggio Calabria che, a memoria della leggenda, ha intitolato a lui una strada, via Aschenez appunto.
Secondo il mito greco, circa 850 anni prima della guerra di Troia, vi sarebbero giunti  Enotrio e Paucezio, di stirpe enotria e pelasgica, originari della Siria che, trovando il suolo molto fertile, chiamarono la regione "Ausonia" in ricordo dell'"Ausonide", fertile zona della Siria.
Secondo la leggenda Enotrio avrebbe regnato per 71 anni e alla sua morte gli sarebbe succeduto il figlio Italo ("uomo forte e savio" secondo quanto narra Dionigi di Alicarnasso), dal quale l'Ausonia avrebbe preso il nuovo nome di "Italia", come riportano Tucidide ("quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade") e Virgilio (Eneide, III).
Nel periodo italico la Calabria fu abitata, oltre che da Itali, Ausoni ed Enotri, principalmente dai Bruzi (o Bretti), popolo di origine indoeuropea di linguaggio osco e temperamento bellicoso.
Periodo greco
Di fondamentale importanza è lo sbarco dei Greci sulle coste calabresi, i quali strapparono le terre ai Bruzi (costretti a rifugiarsi nell'entroterra e nella parte settentrionale della Calabria), e si mescolarono con gli altri popoli autoctoni, dando vita ad una cultura meticcia, estremamente florida nei secoli successivi.
I Greci fondarono fiorenti colonie, così magnificenti da guadagnarsi l'appellativo di Magna Grecia (Grande Grecia), così importanti da superare, in alcuni casi, la stessa madrepatria.
Tra il VI ed il V secolo a.C. infatti fiorivano su tutta la costa numerose ed importanti città della Magna Grecia, come Rhegion, Kroton, Locri Epizefiri, Sybaris, e numerose sub-colonie fondate dalle colonie stesse quali: Kaulon, Hipponion, Medma e Terina.
Periodo romano
Dopo la conquista da parte dei Romani, nel III secolo a.C., i territori assunsero la denominazione di "Brutium" ma,  a parte alcune città alleate, dunque non sottomesse all'utorità di Roma, gran parte della regione non fu in grado di ritrovare la prosperità di un tempo.
Le poleis magnogreche erano quindi destinate a perdere il proprio potere in favore di un'alleanza (in alcuni casi) o di una colonizzazione romana.
Unica roccaforte della lingua e cultura greca rimaneva Reggio (tra l'altro sede del Corrector, governatore della Regio III Lucania et Bruttii), che attraverso la Via Popilia collegava il suo porto con Roma; città abitate dai Bruttii erano le colonie di Vibo Valentia, Locri, Crotone, Sibari e Cosenza all'interno del territorio.
Medioevo
Con la caduta dell'Impero, la Calabria fu devastata dalle guerre gotiche, tra questi e i bizantini, i quali ebbero la meglio sui longobardi. I Bizantini così aggregarono la regione del Bruzio con le
terre possedute nel Salento, formando il Ducato di Calabria.
Successivamente il dominio bizantino in Italia meridionale fu diviso in:  Thema di Langobardia, con capitale Bari, e Thema di Calabria, con capitale Reggio.
Quest'ultimo territorio aveva dunque ereditato il nome  "Calabria", precedentemente usato per designare la penisola salentina.
Durante l'alto medioevo gli abitanti furono spinti verso l'interno della regione sia dalle pestilenze che dalle incursioni piratesche, una vera minaccia per gli insediamenti costieri, continuata fino alla fine del XVIII secolo.
Numerose furono infatti le fortificazioni collinari e montuose nell'entroterra calabrese, costituita da villaggi arroccati in posizione sufficientemente arretrata e inaccessibile da poter avvistare in tempo le navi nemiche e sbarrare prontamente le vie d'accesso ai centri abitati.
Nel IX e X secolo la Calabria, fu terra di confine tra i Bizantini e gli Arabi insediatisi in Sicilia, che si contesero a lungo la penisola, soggetta a razzie e schermaglie, spopolata e demoralizzata, ma con gli importanti monasteri greci, vere e proprie roccaforti della cultura.
Le corti normanne
Alla lunga contesa arabo-bizantina mette fine però la famiglia normanna degli Altavilla. L'anno 1061 sancisce  infatti che la Calabria è dei Normanni, suddivisa tra Roberto il Guiscardo, Duca di Calabria, e Ruggero, Conte di Calabria.
Il governo così organizzato fu messo in atto dai locali magnati greci.
Il dominio viene esteso alle Puglie e da questo momento ha termine ogni pertinenza bizantina.
Roberto conferma in Reggio la capitale del Ducato di Puglia e di Calabria e sede del giustizierato di Calabria, nominandosi egli stesso Duca;  
Ruggero è invece Conte di Calabria, vassallo del fratello Roberto, con sede a Mileto.
Era moderna
Nel 1098, Papa Urbano II investì Ruggero del ruolo di nunzio apostolico e gli  Altavilla con la loro dinastia divennero precursori del Regno di Napoli o Regno delle due Sicilie che dominò la Calabria fino all'unità d'Italia.
Lo stesso Regno di Napoli subì diverse dominazioni: le dinastie degli Asburgo, di Spagna e d'Austria, la dinastia francese dei Borbone, e per un breve periodo il generale di Napoleone, Gioacchino Murat, che fu giustiziato nella cittadina di Pizzo.
Ultimi secoli
L'Aspromonte, regione montana nel sud della Calabria, in provincia di Reggio, fu scenario di una famosa battaglia del Risorgimento, in cui Giuseppe Garibaldi rimase ferito.
È tutt'ora possibile ammirare l'albero cavo in cui secondo la tradizione Garibaldi si sedette per essere curato, nei pressi della località sciistica di Gambarie, vicino a Reggio Calabria.

Città
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