1995 Bikok Camerun - Istituto Aveta

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1995 Bikok Camerun

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*1995 Bikok (Camerun - Africa)
(Soeur Dominicaines - Mission Catholique - De Bikok B.P. 185 - Yaoundé Camerun - Tel. 0023/777474707)
23ª Fondazione: In Camerun, il 31 maggio del 1995, nel villaggio di Bikok, nacque una casa per le giovani divenute suore appartenenti alla Congregazione e per una scuola materna per l’istruzione dei bambini fino all’età scolare.

Le Suore Domenicane di Bikok (Camerun)
Il terzo fiore all’occhiello è rappresentato dalla casa di Bikok.
La delibera del Consiglio Generale è del 24 maggio del 1993, quando vennero lette in quella sede “alcune missive pervenute da parte di Vescovi del Camerun con la formale richiesta di suore cui affidare impellenti compiti di promozione umana e sociale”.
A novembre dello stesso anno, nello stesso Consiglio Generale, si indugiò sulla realizzazione del progetto africano che venne ripreso a seguito del contatto avuto a  Roma con il Vescovo di
Yaoundè, Jean Zoa.
Quest’ ultimo, fermamente intenzionato ad attuare l’iniziativa, offriva alla Congregazione la sua collaborazione ad aprire un dispensario per le cure più urgenti agli ammalati e che sarebbe stato posto a circa 50 km dalla capitale.
Finalmente, nel continente africano nello stato del Camerun, e nella capitale Yaoundè, si aprì, nel villaggio di Bikok, il 3 giugno del 1995, la nuova casa che dovette subire un cambiamento nell’idea del dispensario.
“Perduta nella foresta equatoriale che copre le province del Centro, del Sud e dell’Est del Camerun, la piccola località di Bikok che, a prima vista, rassomiglia  a un grande villaggio, è un circondario del dipartimento del Mefon e Akono”.
Oggi, la missione è collegata a Pompei con un ponte di solidarietà.


*Responsabile della Comunità di Bikok (Camerun)
Suor Maria Sabina Rechichi
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:
XXX


*Missionarie di Bikok nel Cameroun

Nel Cameroun, dopo le Filippine e India, le Suore fondate da Bartolo Longo, pongono una nuova tenda di speranza e di promozione umana.
Nel villaggio di Bikok a 45 Km dalla capitale camerounense, inaugurata la nuova casa alla presenza di Mons. Jean Zoa, Arcivescovo di YaoundeLa domenica è il giorno del Signore per eccellenza.
Circa 45 chilometri da Yaounde, capitale del Cameroun, si trova Bikok, un villaggio di case sparse su una vasta superficie coltivata a banane, ananas e mais. È raggiungibile in auto con una strada non asfaltata di quasi undici chilometri.
Il villaggio, il 3 giugno è stato protagonista di un duplice evento: la consacrazione solenne della nuova Chiesa che ha coinciso con l’accoglienza ufficiale della nostra comunità di missione.
Fin dall’alba, la campana del nuovo campanile stiliforme ha fatto sentire i suoi ripetuti e festosi rintocchi, intensificandosi alle ore 9.00, quando ha avuto inizio il solenne rito della
Consacrazione del Tempio. Con l’Arcivescovo di Yaounde, Mons. Jean Zoa, erano presenti diciotto Sacerdoti concelebranti indigeni. Il Prefetto e il Sindaco del villaggio, altre autorità civili e religiose e una folla di circa 5000 persone, venute anche dai villaggi limitrofi.
La Liturgia eucaristica si è conclusa con la benedizione della nostra casetta e della cappella da parte di Sua Eccellenza Zoa, il quale, commosso, ci ha ringraziato ancora per essere venute tra la sua gente, rispondendo al suo invito paterno.
Era l’esultanza per la bontà di Dio che sa "operare cose grandi" anche quando sembrano impossibili.
Con la nostra presenza a Bikok, una nuova luce missionaria si accende nel Continente africano, un nuovo segno di speranza per la nostra Congregazione e per la Chiesa.
Ci sentiamo "strumenti inutili", ma ci arrendiamo al Signore, perché ci "usi" a Suo piacimento per un fecondo lavoro in questa terra: una presenza femminile coraggiosa che si affianchi al coraggio di tanti altri cristiani ugualmente forti.
La nostra Famiglia religiosa già da alcuni anni accarezzava il sogno di far conoscere le "glorie" della regina del Rosario di Pompei nel Cameroun, la nazione di cinque nostre juniori che, attraverso "vie misteriose" della provvidenza, hanno abbracciato il nostro ideale indossando il bianco abito di S. Domenico.
Il segno definitivo della Volontà divina per la realizzazione di questa missione, ci è venuto, poi, in questo ultimo tempo, dalla pressante e calda richiesta do9 Mons. Zoa, ansioso di poter avere nella Sua Diocesi le "Figlie del Rosario di Pompei".
Il Signore, pertanto, ci rivolgeva ancora una volta la Sua sfida a "prendere il largo e calare le reti della Sua Parola". (Gv 21,6)
Il lavoro missionario è tanto necessario nel mondo africano, più che in altri Paesi; esso è apportatore di vita e di "briciole" di speranza nella ferialità di questi popoli, seminata di disagi ad ogni livello.
Bikok è un villaggio tranquillo, con pochissime possibilità finanziarie e di lavoro. I giovani vivono nell’incertezza e nella mancanza di prospettive per il futuro.
La popolazione è serena, ricca di fede, di bontà e di gentilezza che si manifestano in tanti piccoli gesti.
Tutto il villaggio si raccoglie nella Chiesa parrocchiale per la Liturgia Eucaristica delle ore 11,00.
Ben curata è la corale che permette di "gustare" i vari momenti della celebrazione. I canti sono partecipati, melodiosi e ritmati; la danza esprime l’incontenibile bisogno di Dio e della propria religiosità.
Siamo arrivate al villaggio il 30 maggio insieme alla rev.ma Madre generale, Sr. Maria Colomba Russo e le tre sorelle designate per la nuova comunità: Sr. Maria Adalgisa Bartolo nel ruolo di Superiora, Sr, Maria Iolanda Pecoraro come infermiera, e Sr. Maria Veronica Ndzie, iuniore camerunense.
Erano ad attenderci, per un caloroso "benvenuto", varie persone davanti alla nostra casetta linda ed accogliente. Ci siamo subito capite, amate, abbozzando una tacita promessa di comunione e di fraternità.
Il giorno dopo, 31 maggio, chiusura del mese consacrato a Maria, la Superiora Generale con il Decreto di approvazione dell’Arcivescovo di Yaounde, Monsignor Zoa, dichiara eretta canonicamente la piccola casa di missione di Bikok.
Ella invita le sorelle a glorificare insieme il Signore e la vergine del Rosario per questo ulteriore "dono" fatto alla nostra Congregazione, vivificandolo, giorno dopo giorno, con l’accettazione generosa della "fatica" di una nuova presenza missionaria, accanto a quelle già esistenti nelle Filippine e nell’India; un nuovo lavoro, quindi, di promozione umana, sociale e di servizio in un mondo totalmente diverso.
È un nuovo "seme" missionario che si "pianta" nella linea della "Redemptoris Missio" che è "scelta preferenziale per i poveri, in qualunque condizione morale e personale essi si trovino. Dio prende le loro difese e li ama. L’amore resta, dunque, il movente di ogni missione" (cfr RM, n. 60).
A Bikok, è certamente presente il nostro Fondatore, Beato Bartolo Longo, il quale, mosso dal suo zelo missionario per gli "ultimi" anche dal Cielo, ha guidato le nostre Madri fin qui, in questo villaggio africano, e continuerà la sua opera di paterna assistenza e di celeste guida per le nostre sorelle insieme alla Madonna del Rosario.
Il mio soggiorno nel Cameroun con la Superiora Generale è breve, ma denso di belle esperienze.
Il 7 giugno siamo all’aeroporto di Yaounde per il volo di ritorno a Pompei.
Ancora un abbraccio caloroso, una preghiera ed un "presto rivederci" alle tre sorelle missionarie.
Pensieri, ricordi, emozioni "danzano" nel nostro cuore. Il tutto si placa, poi, per dare spazio alle ultime formalità per la partenza.
Nell’animo mi rimane, però, l’immagine dei tanti volti di quei "piccoli amici", a cui già mi sono affezionata, con l’entusiasmo e la volontà di fare qualcosa per loro; anche se poco, sarà tuttavia un piccolo segno di sincera gratitudine.

(Autore: Concetta Fabbricatore)


*News da Bikok (Camerun)
Una nuova speranza per Bikok

Inaugurato il Dispensario Medico-Sanitario nella Missione delle “Suore Domenicane di Pompei” in Camerun
Una pista di terra battuta dal colore rossastro, lunga circa 12 Km, ci conduce a Bikok, un villaggio a 60 Km da Yaoundé, la capitale del Camerun.
La pista attraversa una foresta lussureggiante che, a destra e a sinistra, mostra la sua ricca e folta vegetazione. Al limite della pista, poche case, case di fango, alcune costruite da poco, altre più antiche, con le tombe dei propri familiari poste sul davanti o sul retro. Siamo diretti alla missione delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario”, avamposto di Pompei nel continente africano.
Qui, le Suore fondate dal beato Bartolo Longo svolgono il loro servizio di carità dal 1955. Vivono in una casa di proprietà della parrocchia e, con l’aiuto dei devoti della Madonna di Pompei e di tanti benefattori, hanno realizzato una moderna scuola materna per i bambini del villaggio, dedicata a Mons. Francesco Saverio Toppi, Vescovo della città mariana dal 1990 al 2001, e un dispensario sanitario di prima accoglienza per la popolazione locale, secondo le priorità indicate dai responsabili della Chiesa locale, sin dall’inizio della loro presenza in Camerun. Siamo qui in delegazione ufficiale, proprio per l’inaugurazione del dispensario.
Il gruppo è composto dal Vicario Generale della Chiesa di Pompei, Mons. Pasquale Mocerino, dal diacono Salvatore Sorrentino, dalla Madre Generale delle religiose, Suor Maria Angelica Bruno, da Suor Maria Neve Cuomo, Direttrice del Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”, da Suor Maria Teresa Angela Menyé, nativa di Yaoundé e cugina di Mons. Adalbert Ndzana, Vescovo della diocesi di Mbalmayo, da Giovanni Angellotto, fotografo del Santuario di Pompei, e dal sottoscritto.
La comunità delle suore che ci ospitano è formata da tre religiose piene di vitalità e di entusiasmo, così come conviene agli operai del Vangelo. La loro vita, gesti, parole e azioni, è una continua manifestazione d’amore per gli abitanti del villaggio.
A turno, ci raccontano dell’impegno profuso in questi anni di permanenza a Bikok, ma anche dei risultati ottenuti. C’è Suor Adalgisa Bartolo, la superiora, napoletana di origine. È la veterana del
gruppo. È qui dal 1995, anno del loro arrivo in Camerun. Insieme con lei Suor Domenica Somma, pompeiana, e Suor Sabina Rechichi, calabrese di Taurianova. Quest’ultima ha visto nascere la missione nel sopralluogo fatto dalla Congregazione nel 1994 ed è qui ritornata più volte per periodi più o meno lunghi. Della Comunità hanno fatto parte anche altre tre Suore: Iolanda Pecoraro, Veronica Ndizie e Cecilia Garcia. Bikok è un villaggio di circa tremila abitanti. Si estende su di un’area divisa in 5 settori: Oman, Abili, Nhoabé, Mbadaman e Nbolgah.
La lingua locale è l’ewondo, mentre quella ufficiale, il francese. Negli ultimi tempi, nelle scuole si favorisce il bilinguismo insegnando sia il francese, sia l’inglese. In auto o a piedi abbiamo percorsolunghi tratti della pista che attraversa Bikok e i suoi settori. Dovunque ci hanno accompagnato il disagio sociale e una povertà evidente. Le case sono fatiscenti  e i servizi spesso inesistenti. Mangiare, qui, è un lusso. Nella migliore delle ipotesi si mangia una sola volta al giorno. Questa situazione precaria e al limite della vivibilità per un occidentale si estende non solo a tutto il villaggio di Bikok e alle aeree vicine, ma anche ai quartieri della capitale Yaoundé, dove intere strade formano un gigantesco mercato. In alcune zone del villaggio manca l’acqua, mentre altre, grazie al lavoro delle nostre Suore e alla generosità dei benefattori, sono dotate di pozzi a cui attingerla. Sono, tuttavia, necessari ancora altri pozzi prima per coprire tutto il fabbisogno dell’intera aerea.
Un principio - drammatico anche per le società occidentali - sostiene che i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre i poveri sempre più poveri. Qui, purtroppo, è più di un’amara  annotazione sociologica. Il Camerun, insomma, come tutto il gran continente africano, è una terra da amare e da servire, una terra in cui, senza piegarsi alle logiche del capitale e degli interessi, bisogna investire in solidarietà e promozione umana, in carità e speranza cristiana.
Insieme a situazioni negative ci sono, tuttavia, anche segnali positivi. Durante la celebrazione domenicale, officiata da padre Thomas Mbada, nella chiesa del villaggio, dedicata a San Fabiano martire, abbiamo visto un’assemblea di bambini, giovani, adulti e anziani molto composta e attenta alle varie fasi del sacro rito.
I canti della corale di Oman (ogni settore di Bikok ha la sua!) il numeroso stuolo dei ministranti, il coro degli anziani che ha guidato l’assemblea nei canti gregoriani del Kyrie, del Gloria e del Credo ci hanno stupito non poco, così come altri gesti di lode e di adorazione del Signore.
L’animazione liturgica ha reso viva una celebrazione che si è protratta nel tempo senza che nessuno desse segnali d’impazienza, neanche i bambini!
Si aggiunga che molti di loro hanno percorso a piedi anche diversi chilometri pur di partecipare all’Eucaristia domenicale e che lo stesso percorso avrebbero rifatto a ritroso per ritornare alle loro povere dimore, deponendo gli abiti della festa che con tanta dignità avevano indossato in onore del Signore. Non è proprio così che avviene in Occidente!
Il cammino a piedi è da queste parti è una costante quotidiana. Ogni mattina, le scuole di Bikok, e quelle che abbiamo incontrato lungo la statale che dal villaggio conduce alla capitale, si popolano di bambini, ragazzi e giovani che percorrono per diversi chilometri a piedi le varie diramazioni della pista nella foresta di Bikok o i tratti di strada asfaltata delle arterie principali.
È stato commovente osservare i piccoli della scuola materna delle nostre Suore arrivare da soli, uno ad uno o in piccoli gruppetti di due o tre, deporre le proprie scarpe nell’ingresso delle aule e calzare ognuno le proprie ciabatte già pronte, schierarsi nel cortile della scuola per l’alzabandiera, la preghiera del mattino, il canto dell’inno nazionale e altre simpatiche e gustose canzoncine per bambini: una piccola scena di vita di un Camerun in cammino, di una speranza che si fa storia! A distanza di cinque anni - il progetto del dispensario era stato avviato come i nostri lettori e benefattori ricorderanno nel 2001 - il sogno si è finalmente realizzato. La struttura sanitaria, che permetterà alle nostre Suore di potenziare il loro servizio di sostegno e d’aiuto alla popolazione locale, è pronta.
A dare solennità all’avvenimento sono intervenuti Mons. Vincenzo Mamertino, Segretario della Nunziatura Apostolica in Camerun; i signori Ndounda Pierre, Prefetto del Dipartimento di Mefou e Akono; Ahauda Henri Noël, Vice-Prefetto per l’area di Bikok; Ndongo Pierre, Sindaco di Bikok; Pountougnigni Claude, Caposervizio del Distretto Sanitario del Dipartimento; Engoulau Marah, Capo del Centro Medico di Bikok; Nodome Manfred, Comandante della Brigata della locale
ndarmeria; il Parroco, Padre Thomas Mbada, numerosi membri della comunità parrocchiale; alcuni religiosi italiani missionari, tra cui Padre Sergio Ianiselli della Congregazione “Figli dell’Immacolata Concezione”; la signora Maria Bambina Brezza, Direttrice del Centro Culturale Italiano a Yaoundé e, ovviamente, la delegazione giunta da Pompei.
Il Vescovo diocesano, Mons. Victor Tonye Bakot, ha inviato un messaggio augurale e di congratulazioni.
La celebrazione eucaristica e la benedizione del dispensario sono state presiedute  da Mons. Mamertino che, nell’omelia, ha avuto parole di elogio per l’opera svolta dalle Suore di Pompei, complimentandosi per l’ultima realizzazione che, insieme alla scuola materna, conferisce maggiore visibilità al loro impegno missionario.  Precedentemente il rappresentante del consiglio parrocchiale locale aveva salutato le autorità convenute a nome degli abitanti di Bikok. Al termine della celebrazione la Madre Generale, Suor Maria Angelica Bruno, ha ricordato brevemente la storia che ha portato alla realizzazione del dispensario, ringraziando Mons. Salvatore Acampora e Mons. Pasquale Mocerino per aver offerto sostegno e appoggio incondizionati all’iniziativa anche attraverso le pagine delle nostra rivista: “Il Rosario e la Nuova Pompei”.
Il Vicario Generale di Pompei, a sua volta, a nome del Vescovo della città mariana, Mons. Carlo Liberati, ha manifestato il più vivo apprezzamento e compiacimento per la realizzazione della nuova struttura, resa possibile grazie alla generosità dei devoti della Vergine del Rosario del mondo intero.
Il dispensario, la scuola materna, la costruzione di pozzi per dare acqua agli abitanti di Bikok, sono il segno eloquente di un’opera che continua nel solco dell’eredità del carisma di Bartolo Longo, che a Pompei costruì la nuova città dell’amore a favore dei ragazzi poveri e disagiati.
Grazie al lavoro delle Suore, il suo carisma è presente anche nelle Filippine, in India e Indonesia dando vita a tante piccole Pompei nel mondo. È auspicabile che, in futuro, si dia un assetto più compiuto, secondo un progetto da approfondire e maturare, per continuare l’azione del Fondatore nel mondo intero, attraverso un impegno sostenuto non solo dalle Suore, ma dall’intera comunità ecclesiale di Pompei.
Appendici significative del viaggio missionario della delegazione pompeiana sono state le visite all’ospedale civile, alle scuole cattoliche, ad alcune case del villaggio e ai pozzi per l’acqua – ma ne occorrono altri - realizzati grazie a benefattori italiani.
Successivamente, gli ospiti italiani hanno percorso in lungo e in largo la capitale camerunense, visitando, in modo particolare, la Cattedrale, dedicata a “Nostra Signora della Vittoria”, il Santuario mariano “Regina degli  Apostoli”, costruito al posto della Chiesa Madre, la Moschea Islamica e la Nunziatura.
Qui, la delegazione pompeiana è stata accolta cordialmente dal Nunzio Apostolico, Mons. Eliseo Ariotti, e dal personale della Nunziatura. Una visita interessantissima per conoscere da vicino la ricchezza e la complessità della Chiesa camerunense e le problematiche legate all’evangelizzazione di questa terra e l’impegno e le difficoltà dei missionari: religiosi, religiose e laici. Il Camerun - ma questo discorso vale anche per tutta l’Africa - è una terra straordinaria, potenzialmente capace di raggiungere qualsiasi obiettivo, dove, purtroppo, non mancano difficoltà e contraddizioni.
(Autore: Francesco Mariano)

Regione "Africa"

L'Africa è il terzo continente per estensione dopo l'Asia e le Americhe. La sua superficie, pari a 30.227.467Mappa del mondo con l'Africa evidenziata in verde km², rappresenta il 20,2% delle terre emerse del pianeta; i suoi abitanti (oltre 920.000.000 al 2005) costituiscono un settimo della popolazione mondiale.
L'Africa è delimitata a Nord dal mar Mediterraneo, a Ovest dall'oceano Atlantico, a Sud dall'oceano Antartico e a Est dall'oceano Indiano.
A Nord-Est è separata dall'Asia dall'artificiale Canale di Suez. È attraversata dall'equatore e caratterizzata da una grande varietà di climi.
Etimologia
Il termine Africa deriva da "terra degli Afri", nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l'etimo fenicio afar, "polvere", ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifri n Qya (cioè grotta di Ova) o Ifran, che significa "grotta".
Altre etimologie proposte per l'antico nome "Africa":
a - lo storico Flavio Giuseppe (Ant. 1.15) sostenne che esso derivasse da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia;
b - dalla parola latina apricum ("luogo esposto al sole") di cui fa menzione Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae XIV.5.2.
Geografia
Il continente è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma tozza, dallo sviluppo costiero poco  articolato, grosImmagine dei rilievi (in marrone le parti a quota inferiore, in verde e bianco le parti a quote superiori)somodo triangolare, allargata nella parte settentrionale che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'Equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza  dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico.
Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'Eurasia. Lo stretto di Gibilterra e il canale di Sicilia lo separano dall'Europa.
La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di  Cap Blanc, in Tunisia, a 37°21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34°51'15" S) è pari a circa 8.000 km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17°33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51°27'52" E) è pari a circa 7.400 km.
Lo stato più grande del continente è il Sudan mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia.
Morfologia
L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m.
Il continente può essere diviso in due aree geografiche, una pianeggiante situata nella parte settentrionale e la zona degli altopiani che occupa il resto del continente.
Le montagne più alte dell'Africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il   Ruwenzori (5110 m di altitudine), il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo. Questi ultimi sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano spento, il Camerun (4071 m di altitudine).
Il settentrione
Nella parte settentrionale del continente, dall'Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.100.000 km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i 2.400 m s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'Atlante e a nord-est lo separa dal Mar Rosso un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel. Il clima è tipicamente mediterraneo al nord, con estati calde e secche e inverni miti e umidi.
Coste e isole
Lo sviluppo costiero del continente ha una lunghezza complessiva relativamente modesta, di circa 26.000 km (l'Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa occidentale prospiciente l'Oceano Atlantico si presenta priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti, con l'Una mappa del 1595, desunta dalle rappresentazioni di Mercatoreunica eccezione del vastissimo golfo di Guinea. La costa settentrionale che dà sul mar Mediterraneo invece ha due importanti golfi: il  golfo della Sirte davanti alla Libia e il golfo di Gabes davanti alla catena dell'Atlante. La costa orientale, bagnata dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano, presenta l'unica penisola del Corno d'Africa.
Le coste sono spesso scoscese, con rilievi che arrivano fino al mare. Coste pianeggianti, basse e sabbiose e spesso desertiche, si trovano in Libia ed Egitto, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Lungo le coste del Golfo di Guinea e del Mozambico si sviluppano paludi e acquitrini, e banchi sabbiosi rendono difficoltosa la navigazione.
L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar, la quarta più grande del mondo. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sul versante Atlantico, come Madeira, Canarie e Capo Verde. Presso la costa della Tanzania si trova l'isola di Zanzibar, la maggiore del versante orientale dopo Madagascar.
Idrografia
In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari).
La fascia ceMappa dell'Africa del 1890ntrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il  Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell'Oceano Atlanico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'Orange, che sfocia nell'Oceano Atlantico, il Limpopo e lo Zambesi, tributari dell'Oceano Indiano. Lo Zambesi è celebre anche per le Cascate Vittoria, fra le più spettacolari del mondo.
Il principale fiume africano è il Nilo che, con il suo affluente Kagera, è il secondo fiume più lungo del mondo (6.671 km) dopo il Rio delle Amazzoni (6.937 km).
Le sue sorgenti sono nell'Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco,  emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'Egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni.
Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica.
Clima
Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se con variazioni notevoli a seconda delle zone.  L'estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi.
Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale del continente, presso Città del Capo. Il resto del Nordafrica presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all'equatore il clima si fa tropicale, e nella zona dell'equatore è molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d'Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell'altopiano Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate.

Ambienti naturali
L'Africa presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi, molti dei quali sono unici al mondo.
La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana, l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti.
Nella zona equatoriale, in particolare nel bacino del Congo,vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'Africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari.
Un'estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.
L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria, Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei.
Fauna
L'Africa è famosa in tutto il mondo per la varietà e l'unicità degli animali che la popolano. In Africa vivono molte specie di Felini, come il leone, il leopardo, il serval, il ghepardo e varie specie di gatti selvatici. Presenti anche specie di canidi come i licaoni e gli sciacalli. Molto diffusi nelle foreste sono le grandi scimmie antropomorfe come gli scimpanzé e i gorilla, mentre altri primati popolano anche le praterie, come i mandrilli, le amadriadi e le  Leoni, Sudafricascimmie leopardo. Le grandi savane sono il regno dei grandi erbivori come le giraffe, gli elefanti, i rinoceronti, e delle grandi mandrie di bufali, gnu, zebre, gazzelle, impala e antilopi di varie specie. I grandi deserti sono popolati da dromedari, orici, fennec, viperidi. Presso i grandi fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.
Le savane sono percorse inoltre dagli struzzi e sorvolate da varie specie di avvoltoi. Oltre a questi in Africa vi sono numerosissime specie di uccelli. In particolare in Madagascar vi è un vastissimo ecosistema unico al mondo con un numero impressionante di volatili. Questa straordinaria fauna è entrata nella leggenda ed ha ispirato, insieme agli spettacolari paesaggi naturali del continente, varie opere letterarie e cinematografiche. Questa fauna ha inoltre attirato nella storia migliaia di
cacciatori - specialmente occidentali - che hanno preso parte a innumerevoli battute della cosiddetta caccia grossa. Fra i personaggi più famosi sedotti dal fascino selvaggio della caccia grossa in Africa si possono ricordare Theodore Roosevelt e Ernest Hemingway.
Soprattutto dopo l'avvento degli Europei, la caccia è stata una importante concausa del progressivo depauperamento della biodiversità africana. In Africa esistono ora grandi parchi naturali e molte aree protette per preservare le numerose specie a rischio, ma anche queste riserve hanno grandi difficoltà a opporsi al bracconaggio. Fra i parchi più famosi si ricordano il Serengeti e Ngorongoro (Tanzania), lo Tsavo e il Masai Mara (Kenya), il Kruger (Sudafrica) e il Chobe e la riserva del Delta dell'Okavango (Botswana).
Storia
L'Africa viene generalmente considerata la culla dell'umanità; i più antichi reperti umani sono infatti stati ritrovati nell'Africa subsahariana.
Il Sahara ha costituito un elemento importantissimo nell'evoluzione storica del continente. Mentre la storia dei popoli del Nordafrica si intreccia con quella dell'Europa e del Medio Oriente, gran parte dell'Africa subsahariana ebbe con il resto del mondo contatti molto ridotti, spesso limitati al fenomeno della tratta degli schiavi neri da parte dei mercanti arabi che agivano nell'Oceano Indiano. L'influsso arabo ebbe anche un rilievo nello sviluppo di alcune aree isolate delle coste orientali dell'Africa (per esempio Zanzibar e il Madagascar).
La prima circumnavigazione dell'Africa potrebbe essere stata compiuta dai Fenici intorno al 600 a.C. Erodoto narra che il re egizio Necao (o Neco) inviò, in quell'epoca, una spedizione fenicia in esplorazione lungo la costa africana. La nave fenicia si allontanò verso sud e fece ritorno, tre anni dopo, da ovest, rientrando quindi dallo Stretto di Gibilterra. Erodoto così narra:
«Il re d'Egitto Neco (...) inviò dei Fenici su delle navi con l'incarico di attraversare le Colonne d'Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; (...) cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d'Eracle e giunsero in Egitto» (Erodoto, Storie - Libro quarto)
Lo storico greco è tuttavia scettico riguardo al fatto che l'impresa sia stata veramente compiuta. I Fenici, infatti, riferirono di essere certi che, quando ebbero doppiato l'estremità meridionale del continente, il sole, a mezzogiorno, indicava il nord anziché il sud. Per Erodoto questo aneddoto rendeva poco credibile l'intero resoconto della spedizione fenicia:
«E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra» (Erodoto, ibidem)
Tuttavia oggi si sa che, nell'emisfero australe, il sole, nel punto più alto del suo percorso nel cielo, indica effettivamente il nord (tanto è vero che le meridiane boreali hanno lo gnomone orientato in direzione opposta rispetto a quelle australi). Questa nozione era sconosciuta allo storico greco che aveva esperienza soltanto della Zona temperata settentrionale del globo. Di conseguenza la notazione fenicia, così contrastante con le conoscenze del tempo, potrebbe costituire effettivamente una prova che quella antica spedizione avvenne realmente e realizzò la prima circumnavigazione del continente africano.
I primi contatti tra Africa sub-sahariana ed Europa risalgono al XIV secolo con l'arrivo dei primi esploratori europei, che si trovarono di fronte principalmente regni di tipo tribale. I rapporti fra gli Europei e i popoli sub-sahariani furono certamente molto complessi e difficili da riassumere, talvolta pacifici e talvolta sanguinosi; in generale, tuttavia, la superiorità tecnologica degli Europei pose i popoli africani in una posizione nettamente subordinata rispetto ai nuovi arrivati di pelle bianca.
Il ruolo del Portogallo nell'esplorazione delle coste dell'Africa
La nazione europea che prima delle altre comprese il valore della navigazione intorno al continente africano fu il Portogallo. Nel XV secolo il Portogallo era un Paese in cerca di nuovi territori; il principe Enrico, figlio del re Giovanni I del Portogallo, nel 1414 convinse il padre a intraprendere una campagna nell'Africa settentrionale. Nel 1415 espugnò la città di Ceuta, nel Marocco settentrionale, aprendo così la via a nuove possibilità di sviluppo commerciale.
Essendo la più occidentale delle potenze europee, il Portogallo era, di conseguenza, la più svantaggiata nell'acquisto delle preziose spezie e merci provenienti dall'Estremo Oriente. Il percorso che le mercanzie dovevano compiere lungo la Via della Seta era più lungo, e di conseguenza soggetto ad un maggior numero di intermediari, ognuno dei quali voleva naturalmente trovare il proprio tornaconto. Inoltre, un percorso tortuoso e prolungato era esposto a maggiori probabilità di attacco da parte di predoni e maggiormente penalizzato da difficoltà doganali, causate anche dalle barriere che gli Ottomani, che si stavano rafforzando sempre di più sulle coste del Mediterraneo, opponevano ai traffici delle nazioni cristiane.
Tutti questi motivi spinsero il principe Enrico ad inviare diverse spedizioni lungo la costa africana, nel tentativo di trovare un passaggio a sud est che consentisse al piccolo regno di aprirsi una nuova, esclusiva via verso l'Oriente. Ciò gli valse l'appellativo di Navigatore, e l'infante di Portogallo, pur non avendo mai preso parte direttamente alle esplorazioni da lui disposte, passò alla storia con il nome di Enrico il Navigatore (1394 - 1460).
Secondo la storiografia tradizionale, la forte volontà di Enrico nei confronti delle nuove esplorazioni si concretizzò nell'istituzione di un vero e proprio centro marittimo per la navigazione, a Sagres, nel sud del Paese (Scuola di Sagres). Qui venivano addestrati gli equipaggi, sperimentate nuove tecniche di navigazione, elaborati nuovi tipi di imbarcazioni. Molteplici spedizioni si addentrarono sempre più lungo la costa occidentale dell'Africa, spingendosi, prima che Enrico morisse nel 1460, fino alla foce del fiume Gambia, dopo aver percorso ben tremila chilometri intorno alla curvatura occidentale della costa africana in direzione sud ovest. In realtà, questa non era che una piccola frazione della costa dell'Africa occidentale.
Un pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini.
La politica espansionistica di Enrico fu mantenuta dal re Giovanni II di Portogallo (1455 - 1495), che salì al trono nel 1481. Già nel 1470 le navi portoghesi avevano rilevato che, dopo aver proceduto a lungo verso sud ovest fino alla foce del fiume Gambia (in corrispondenza dell'attuale Senegal), la costa africana piegava dapprima a sud est e poi decisamente ad est; questo fatto induceva a sperare che l'estremità meridionale della terraferma fosse stata ormai raggiunta e che, di lì a poco, sarebbe stato possibile risalire lungo la costa orientale, verso il Corno d'Africa.
Ma, nel 1472, con grande disappunto, i navigatori scoprirono che il profilo continentale, dopo essersi spinto per altri tremila chilometri verso est, oltre la foce del fiume Niger, ripiegava nuovamente a sud: il continente nero sembrava non avere fine.
Allo scopo di stabilire quale fosse la vera forma dell'Africa, in modo da capire quanto ancora fosse necessario spingersi a sud prima di raggiungerne l'estremità meridionale, Giovanni II inviò allora, nel 1487, una spedizione sulla costa orientale, quindi attraverso il Mar Rosso. Al comando di Pedro del Corvilâo, gli esploratori si spinsero fino alla foce dello Zambesi, in Mozambico. Dai calcoli che effettuò, la spedizione di Corvilâo scoprì che il continente africano doveva essere largo circa 6400 chilometri nella parte settentrionale e solo 2400 chilometri nelle zone meridionali fino ad allora raggiunte dalle navi portoghesi; perciò poteva darsi che l'Africa si assottigliasse sempre di più e che, prima o poi, sarebbe terminata a punta.
Nello stesso anno in cui Corvilâo faceva i suoi rilievi, Bartolomeu Dias guidava una nuova spedizione dal lato ovest, spingendosi più a sud di tutti i suoi predecessori, e venendo trascinato ancora più a sud da una tempesta. Quando il tempo si rasserenò, gli uomini scoprirono di trovarsi in mare aperto: la costa dell'Africa non era più in vista. Così puntarono prima verso est, dove però non avvistarono la terra; quindi decisero di ritornare a nord; e qui, il 3 febbraio 1488, scoprirono che l'andamento della costa era cambiato. Così, dopo altri 4090 chilometri, il profilo del continente si sviluppò chiaramente verso nord est, e Dias capì di aver superato il punto più meridionale dell'Africa, e tornò indietro. Ripassando per il punto che, nella tempesta gli era sfuggito, Dias lo chiamò "Capo delle Tempeste", per ricordare le circostanze della scoperta; ma, quando la flotta fece ritorno, Giovanni II ribattezzò il promontorio Capo di Buona Speranza (Cabo da Boa Esperança), nome con cui è ancora oggi ricordato questo punto geografico del continente Africano.
Guadagnato il Capo di Buona Speranza, la corona portoghese era riuscita per metà nel suo intento
di aprire l'agognata Rotta delle spezie; adesso era necessario compiere la seconda parte del percorso, cioè raggiungere le Indie. Tuttavia Giovanni II non visse abbastanza a lungo per vedere completata quest'opera. Gli successe il cugino, Manuele I (1469 - 1521), che inviò nel 1497 Vasco da Gama; la sua spedizione, dopo varie peripezie, raggiunse infine l'India il 19 maggio 1498. Era la prima volta che gli europei giungevano in India via mare; la spedizione stipulò accordi con i notabili indiani per le concessioni marittime e dette l'avvio allo stabilimento di insediamenti commerciali.
Grazie alla caparbia volontà di aprire una nuova via commerciale verso oriente, mantenutasi intatta attraverso i vari avvicendamenti sul trono reale, la corona portoghese assunse un ruolo di prim'ordine nello scenario delle potenze europee, potendo esercitare il monopolio della tratta marittima fino all'India, attraverso l'Oceano Atlantico e l'Oceano Indiano. Tramite la creazione di stazioni commerciali site in punti chiave per la navigazione, pochi uomini e navi potevano controllare enormi tratti di costa.

Il colonialismo
A partire dal XV secolo gli Europei mossero i primi passi nella conoscenza dell'Africa Subsahariana. Per i tre secoli successivi, tuttavia, la presenza europea si limitò alla regione costiera del Golfo di Guinea, in cui venne scritta una delle pagine più tristi della storia dell'Africa e del mondo: la tratta degli schiavi. Dai porti dell'Africa Occidentale per diversi secoli salparono infatti le navi che, con il loro carico umano, si dirigevano verso leUn pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini. Americhe, dove in una vita durissima spesa nelle piantagioni si consumò l'esistenza di milioni di Africani. La fase di colonizzazione più intensa si ebbe però nell'Ottocento: a partire da questo periodo e fino agli anni della seconda guerra mondiale, portoghesi, francesi, inglesi e poi ancora belgi, tedeschi e, per ultimi, italiani, si lanciarono in una sorta di sfrenata gara di conquista che li vide spesso contrapporsi in scontri durissimi.
L'epoca coloniale ha lasciato tracce profonde nel continente. Il colonialismo ha inoltre profondamente influito sull'economia del continente.
Lo sfruttamento delle ricchezze minerarie e forestali ha provocato l'alterazione degli equilibri ambientali e delle tradizioni. La fragilità politica dell'Africa è dimostrata anche dagli avvenimenti
più recenti. Negli ultimi vent'anni, infatti, regimi dittatoriali e guerre civili hanno spesso concorso ad insanguinare il continente: dall'Angola al Mozambico, dall'Etiopia al Sudan, dalla Liberia alla Sierra Leone, fino al terribile genocidio del '94 in Ruanda e ai conflitti ancora in corso, l'Africa continua ad essere martoriata da esplosioni di odio e di violenza, cui sovente non sono estranei gli interessi dei Paesi ricchi del Nord del Mondo.
Politica
Dall'indipendenza, molti stati africani hanno conosciuto forti instabilità, spesso sfociate in violente lotte per il potere e guerre civili, sia all'interno di ciascuno Stato, sia tra Stati confinanti. Parte di questi problemi possono essere considerati come eredità del periodo coloniale, con il suo lascito di governi e confini nazionali non rappresentativi delle realtà locali. I confini coloniali, infatti, hanno spesso separato artificialmente popolazioni omogenee o, peggio, hanno costretto alla coabitazione etnie tradizionalmente rivali.
La situazione economico-sociale, specie nell'Africa sub-sahariana, è una delle più disagiate del Pianeta. Se alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, si affermano come dinamiche realtà economiche, seppure segnate da forti disuguaglianze sociali, altri Stati hanno addirittura visto diminuire il PIL pro capite negli ultimi anni. L'aumento massiccio della popolazione e il diffondersi dell'AIDS, oltre alle frequenti siccità e all'instabilità politica, sono alcune della cause di questo impoverimento.
Demografia
La posizione dell'Africa nell'ecumene ha grande importanza nello studio delle lingue, delle culture e delle società africane. L'impenetrabilità del Sahara la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi etnici indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi.
Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'Africa nera presenta invece vari gruppi etnici, classificati generalmente in questo modo:

a - Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale;
b - Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione;
c - Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo;
d - Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente.
Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'Africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. L'Africa conta 920.000.000 abitanti con una densità di 28 ab/kmq. Il tasso di crescita annua è oltre il 2,5% ed è fra i più alti nel mondo, anche se il tasso di mortalità infantile resta ancora molto alto.

Nazioni
In Africa esistono 53 Stati indipendenti:
Algeria (Algeri) -Angola (Luanda) - Benin (Porto-Novo) - Botswana (Gaborone) - Burkina FaMappa dell'Africaso (Ouagadougou) - Burundi (Bujumbura) - Camerun (Yaoundé) - Capo Verde (Praia) - Ciad (N'Djamena) - Comore (Moroni)   - Costa d'Avorio (Yamoussoukro) - Egitto (Il Cairo)  - Eritrea (Asmara) - Etiopia (Addis Abeba)  - Gabon (Libreville)  - Gambia (Banjul) - Ghana (Accra)  - Gibuti (Gibuti) - Guinea (Conakry) - Guinea Bissau (Bissau) - Guinea Equatoriale (Malabo) - Kenya (Nairobi) - Lesotho (Maseru) - Liberia (Monrovia) - Libia (Tripoli)  -  Madagascar (Antananarivo) - Malawi (Lilongwe) - Mali (Bamako) - Marocco (Rabat) - Mauritania (Nouakchott) - Mauritius (Port Louis) - Mozambico (Maputo) - Namibia (Windhoek) - Niger (Niamey) - Nigeria (Abuja) - Repubblica Centrafricana (Bangui) - Repubblica Del Congo (Brazzaville) - Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa) - Ruanda (Kigali) - São Tomé e Príncipe (São Tomé) - Senegal (Dakar) - Seychelles (Victoria) - Sierra Leone (Freetown) - Somalia (Mogadiscio) - Sudafrica (Città del Capo legislativa), (Pretoria amministrativa), (Bloemfontein giudiziaria) - Sudan (Khartoum)   - Swaziland (Mbabane) - Tanzania (Dodoma) - Togo (Lomé) - Tunisia (Tunisi) - Uganda (Kampala) - Zambia (Lusaka) - Zimbabwe (Harare)  
2 Nazioni che richiedono il riconoscimento internazionale e l'indipendenza:
Sahara Occidentale (El Ayun)  - Somaliland (Hargeisa)
e 3 territori spagnoli: Ceuta   - Melilla   - Isole Canarie


*Approfondimento sull'Africa

L'Africa è il terzo continente per estensione dopo l'Asia e le Americhe. La sua superficie, pari a 30.227.467Mappa del mondo con l'Africa evidenziata in verde km², rappresenta il 20,2% delle terre emerse del pianeta; i suoi abitanti (oltre 920.000.000 al 2005) costituiscono un settimo della popolazione mondiale.
L'Africa è delimitata a Nord dal mar Mediterraneo, a Ovest dall'oceano Atlantico, a Sud dall'oceano Antartico e a Est dall'oceano Indiano.
A Nord-Est è separata dall'Asia dall'artificiale Canale di Suez. È attraversata dall'equatore e caratterizzata da una grande varietà di climi.
Etimologia
Il termine Africa deriva da "terra degli Afri", nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l'etimo fenicio afar, "polvere", ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifri n Qya (cioè grotta di Ova) o Ifran, che significa "grotta".
Altre etimologie proposte per l'antico nome "Africa":
a - lo storico Flavio Giuseppe (Ant. 1.15) sostenne che esso derivasse da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia;
b - dalla parola latina apricum ("luogo esposto al sole") di cui fa menzione Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae XIV.5.2.
Geografia
Il continente è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma tozza, dallo sviluppo costiero poco  articolato, grosImmagine dei rilievi (in marrone le parti a quota inferiore, in verde e bianco le parti a quote superiori)somodo triangolare, allargata nella parte settentrionale che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'Equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza  dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico.
Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'Eurasia. Lo stretto di Gibilterra e il canale di Sicilia lo separano dall'Europa.
La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di  Cap Blanc, in Tunisia, a 37°21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34°51'15" S) è pari a circa 8.000 km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17°33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51°27'52" E) è pari a circa 7.400 km.
Lo stato più grande del continente è il Sudan mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia.
Morfologia
L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m.
Il continente può essere diviso in due aree geografiche, una pianeggiante situata nella parte settentrionale e la zona degli altopiani che occupa il resto del continente.
Le montagne più alte dell'Africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il   Ruwenzori (5110 m di altitudine), il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo. Questi ultimi sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano spento, il Camerun (4071 m di altitudine).
Il settentrione
Nella parte settentrionale del continente, dall'Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.100.000 km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i 2.400 m s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'Atlante e a nord-est lo separa dal Mar Rosso un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel. Il clima è tipicamente mediterraneo al nord, con estati calde e secche e inverni miti e umidi.
Coste e isole
Lo sviluppo costiero del continente ha una lunghezza complessiva relativamente modesta, di circa 26.000 km (l'Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa occidentale prospiciente l'Oceano Atlantico si presenta priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti, con l'Una mappa del 1595, desunta dalle rappresentazioni di Mercatoreunica eccezione del vastissimo golfo di Guinea. La costa settentrionale che dà sul mar Mediterraneo invece ha due importanti golfi: il  golfo della Sirte davanti alla Libia e il golfo di Gabes davanti alla catena dell'Atlante. La costa orientale, bagnata dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano, presenta l'unica penisola del Corno d'Africa.
Le coste sono spesso scoscese, con rilievi che arrivano fino al mare. Coste pianeggianti, basse e sabbiose e spesso desertiche, si trovano in Libia ed Egitto, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Lungo le coste del Golfo di Guinea e del Mozambico si sviluppano paludi e acquitrini, e banchi sabbiosi rendono difficoltosa la navigazione.
L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar, la quarta più grande del mondo. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sul versante Atlantico, come Madeira, Canarie e Capo Verde. Presso la costa della Tanzania si trova l'isola di Zanzibar, la maggiore del versante orientale dopo Madagascar.
Idrografia
In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari).
La fascia ceMappa dell'Africa del 1890ntrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il  Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell'Oceano Atlanico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'Orange, che sfocia nell'Oceano Atlantico, il Limpopo e lo Zambesi, tributari dell'Oceano Indiano. Lo Zambesi è celebre anche per le Cascate Vittoria, fra le più spettacolari del mondo.
Il principale fiume africano è il Nilo che, con il suo affluente Kagera, è il secondo fiume più lungo del mondo (6.671 km) dopo il Rio delle Amazzoni (6.937 km).
Le sue sorgenti sono nell'Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco,  emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'Egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni.
Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica.
Clima
Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se con variazioni notevoli a seconda delle zone.  L'estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi.
Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale del continente, presso Città del Capo. Il resto del Nordafrica presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all'equatore il clima si fa tropicale, e nella zona dell'equatore è molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d'Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell'altopiano Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate.

Ambienti naturali
L'Africa presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi, molti dei quali sono unici al mondo.
La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana, l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti.
Nella zona equatoriale, in particolare nel bacino del Congo,vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'Africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari.
Un'estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.
L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria, Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei.
Fauna
L'Africa è famosa in tutto il mondo per la varietà e l'unicità degli animali che la popolano. In Africa vivono molte specie di Felini, come il leone, il leopardo, il serval, il ghepardo e varie specie di gatti selvatici. Presenti anche specie di canidi come i licaoni e gli sciacalli. Molto diffusi nelle foreste sono le grandi scimmie antropomorfe come gli scimpanzé e i gorilla, mentre altri primati popolano anche le praterie, come i mandrilli, le amadriadi e le  Leoni, Sudafricascimmie leopardo. Le grandi savane sono il regno dei grandi erbivori come le giraffe, gli elefanti, i rinoceronti, e delle grandi mandrie di bufali, gnu, zebre, gazzelle, impala e antilopi di varie specie. I grandi deserti sono popolati da dromedari, orici, fennec, viperidi. Presso i grandi fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.
Le savane sono percorse inoltre dagli struzzi e sorvolate da varie specie di avvoltoi. Oltre a questi in Africa vi sono numerosissime specie di uccelli. In particolare in Madagascar vi è un vastissimo ecosistema unico al mondo con un numero impressionante di volatili. Questa straordinaria fauna è entrata nella leggenda ed ha ispirato, insieme agli spettacolari paesaggi naturali del continente, varie opere letterarie e cinematografiche. Questa fauna ha inoltre attirato nella storia migliaia di
cacciatori - specialmente occidentali - che hanno preso parte a innumerevoli battute della cosiddetta caccia grossa. Fra i personaggi più famosi sedotti dal fascino selvaggio della caccia grossa in Africa si possono ricordare Theodore Roosevelt e Ernest Hemingway.
Soprattutto dopo l'avvento degli Europei, la caccia è stata una importante concausa del progressivo depauperamento della biodiversità africana. In Africa esistono ora grandi parchi naturali e molte aree protette per preservare le numerose specie a rischio, ma anche queste riserve hanno grandi difficoltà a opporsi al bracconaggio. Fra i parchi più famosi si ricordano il Serengeti e Ngorongoro (Tanzania), lo Tsavo e il Masai Mara (Kenya), il Kruger (Sudafrica) e il Chobe e la riserva del Delta dell'Okavango (Botswana).
Storia
L'Africa viene generalmente considerata la culla dell'umanità; i più antichi reperti umani sono infatti stati ritrovati nell'Africa subsahariana.
Il Sahara ha costituito un elemento importantissimo nell'evoluzione storica del continente. Mentre la storia dei popoli del Nordafrica si intreccia con quella dell'Europa e del Medio Oriente, gran parte dell'Africa subsahariana ebbe con il resto del mondo contatti molto ridotti, spesso limitati al fenomeno della tratta degli schiavi neri da parte dei mercanti arabi che agivano nell'Oceano Indiano. L'influsso arabo ebbe anche un rilievo nello sviluppo di alcune aree isolate delle coste orientali dell'Africa (per esempio Zanzibar e il Madagascar).
La prima circumnavigazione dell'Africa potrebbe essere stata compiuta dai Fenici intorno al 600 a.C. Erodoto narra che il re egizio Necao (o Neco) inviò, in quell'epoca, una spedizione fenicia in esplorazione lungo la costa africana. La nave fenicia si allontanò verso sud e fece ritorno, tre anni dopo, da ovest, rientrando quindi dallo Stretto di Gibilterra. Erodoto così narra:
«Il re d'Egitto Neco (...) inviò dei Fenici su delle navi con l'incarico di attraversare le Colonne d'Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; (...) cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d'Eracle e giunsero in Egitto» (Erodoto, Storie - Libro quarto)
Lo storico greco è tuttavia scettico riguardo al fatto che l'impresa sia stata veramente compiuta. I Fenici, infatti, riferirono di essere certi che, quando ebbero doppiato l'estremità meridionale del continente, il sole, a mezzogiorno, indicava il nord anziché il sud. Per Erodoto questo aneddoto rendeva poco credibile l'intero resoconto della spedizione fenicia:
«E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra» (Erodoto, ibidem)
Tuttavia oggi si sa che, nell'emisfero australe, il sole, nel punto più alto del suo percorso nel cielo, indica effettivamente il nord (tanto è vero che le meridiane boreali hanno lo gnomone orientato in direzione opposta rispetto a quelle australi). Questa nozione era sconosciuta allo storico greco che aveva esperienza soltanto della Zona temperata settentrionale del globo. Di conseguenza la notazione fenicia, così contrastante con le conoscenze del tempo, potrebbe costituire effettivamente una prova che quella antica spedizione avvenne realmente e realizzò la prima circumnavigazione del continente africano.
I primi contatti tra Africa sub-sahariana ed Europa risalgono al XIV secolo con l'arrivo dei primi esploratori europei, che si trovarono di fronte principalmente regni di tipo tribale. I rapporti fra gli Europei e i popoli sub-sahariani furono certamente molto complessi e difficili da riassumere, talvolta pacifici e talvolta sanguinosi; in generale, tuttavia, la superiorità tecnologica degli Europei pose i popoli africani in una posizione nettamente subordinata rispetto ai nuovi arrivati di pelle bianca.
Il ruolo del Portogallo nell'esplorazione delle coste dell'Africa
La nazione europea che prima delle altre comprese il valore della navigazione intorno al continente africano fu il Portogallo. Nel XV secolo il Portogallo era un Paese in cerca di nuovi territori; il principe Enrico, figlio del re Giovanni I del Portogallo, nel 1414 convinse il padre a intraprendere una campagna nell'Africa settentrionale. Nel 1415 espugnò la città di Ceuta, nel Marocco settentrionale, aprendo così la via a nuove possibilità di sviluppo commerciale.
Essendo la più occidentale delle potenze europee, il Portogallo era, di conseguenza, la più svantaggiata nell'acquisto delle preziose spezie e merci provenienti dall'Estremo Oriente. Il percorso che le mercanzie dovevano compiere lungo la Via della Seta era più lungo, e di conseguenza soggetto ad un maggior numero di intermediari, ognuno dei quali voleva naturalmente trovare il proprio tornaconto. Inoltre, un percorso tortuoso e prolungato era esposto a maggiori probabilità di attacco da parte di predoni e maggiormente penalizzato da difficoltà doganali, causate anche dalle barriere che gli Ottomani, che si stavano rafforzando sempre di più sulle coste del Mediterraneo, opponevano ai traffici delle nazioni cristiane.
Tutti questi motivi spinsero il principe Enrico ad inviare diverse spedizioni lungo la costa africana, nel tentativo di trovare un passaggio a sud est che consentisse al piccolo regno di aprirsi una nuova, esclusiva via verso l'Oriente. Ciò gli valse l'appellativo di Navigatore, e l'infante di Portogallo, pur non avendo mai preso parte direttamente alle esplorazioni da lui disposte, passò alla storia con il nome di Enrico il Navigatore (1394 - 1460).
Secondo la storiografia tradizionale, la forte volontà di Enrico nei confronti delle nuove esplorazioni si concretizzò nell'istituzione di un vero e proprio centro marittimo per la navigazione, a Sagres, nel sud del Paese (Scuola di Sagres). Qui venivano addestrati gli equipaggi, sperimentate nuove tecniche di navigazione, elaborati nuovi tipi di imbarcazioni. Molteplici spedizioni si addentrarono sempre più lungo la costa occidentale dell'Africa, spingendosi, prima che Enrico morisse nel 1460, fino alla foce del fiume Gambia, dopo aver percorso ben tremila chilometri intorno alla curvatura occidentale della costa africana in direzione sud ovest. In realtà, questa non era che una piccola frazione della costa dell'Africa occidentale.
Un pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini.
La politica espansionistica di Enrico fu mantenuta dal re Giovanni II di Portogallo (1455 - 1495), che salì al trono nel 1481. Già nel 1470 le navi portoghesi avevano rilevato che, dopo aver proceduto a lungo verso sud ovest fino alla foce del fiume Gambia (in corrispondenza dell'attuale Senegal), la costa africana piegava dapprima a sud est e poi decisamente ad est; questo fatto induceva a sperare che l'estremità meridionale della terraferma fosse stata ormai raggiunta e che, di lì a poco, sarebbe stato possibile risalire lungo la costa orientale, verso il Corno d'Africa.
Ma, nel 1472, con grande disappunto, i navigatori scoprirono che il profilo continentale, dopo essersi spinto per altri tremila chilometri verso est, oltre la foce del fiume Niger, ripiegava nuovamente a sud: il continente nero sembrava non avere fine.
Allo scopo di stabilire quale fosse la vera forma dell'Africa, in modo da capire quanto ancora fosse necessario spingersi a sud prima di raggiungerne l'estremità meridionale, Giovanni II inviò allora, nel 1487, una spedizione sulla costa orientale, quindi attraverso il Mar Rosso. Al comando di Pedro del Corvilâo, gli esploratori si spinsero fino alla foce dello Zambesi, in Mozambico. Dai calcoli che effettuò, la spedizione di Corvilâo scoprì che il continente africano doveva essere largo circa 6400 chilometri nella parte settentrionale e solo 2400 chilometri nelle zone meridionali fino ad allora raggiunte dalle navi portoghesi; perciò poteva darsi che l'Africa si assottigliasse sempre di più e che, prima o poi, sarebbe terminata a punta.
Nello stesso anno in cui Corvilâo faceva i suoi rilievi, Bartolomeu Dias guidava una nuova spedizione dal lato ovest, spingendosi più a sud di tutti i suoi predecessori, e venendo trascinato ancora più a sud da una tempesta. Quando il tempo si rasserenò, gli uomini scoprirono di trovarsi in mare aperto: la costa dell'Africa non era più in vista. Così puntarono prima verso est, dove però non avvistarono la terra; quindi decisero di ritornare a nord; e qui, il 3 febbraio 1488, scoprirono che l'andamento della costa era cambiato. Così, dopo altri 4090 chilometri, il profilo del continente si sviluppò chiaramente verso nord est, e Dias capì di aver superato il punto più meridionale dell'Africa, e tornò indietro. Ripassando per il punto che, nella tempesta gli era sfuggito, Dias lo chiamò "Capo delle Tempeste", per ricordare le circostanze della scoperta; ma, quando la flotta fece ritorno, Giovanni II ribattezzò il promontorio Capo di Buona Speranza (Cabo da Boa Esperança), nome con cui è ancora oggi ricordato questo punto geografico del continente Africano.
Guadagnato il Capo di Buona Speranza, la corona portoghese era riuscita per metà nel suo intento
di aprire l'agognata Rotta delle spezie; adesso era necessario compiere la seconda parte del percorso, cioè raggiungere le Indie. Tuttavia Giovanni II non visse abbastanza a lungo per vedere completata quest'opera. Gli successe il cugino, Manuele I (1469 - 1521), che inviò nel 1497 Vasco da Gama; la sua spedizione, dopo varie peripezie, raggiunse infine l'India il 19 maggio 1498. Era la prima volta che gli europei giungevano in India via mare; la spedizione stipulò accordi con i notabili indiani per le concessioni marittime e dette l'avvio allo stabilimento di insediamenti commerciali.
Grazie alla caparbia volontà di aprire una nuova via commerciale verso oriente, mantenutasi intatta attraverso i vari avvicendamenti sul trono reale, la corona portoghese assunse un ruolo di prim'ordine nello scenario delle potenze europee, potendo esercitare il monopolio della tratta marittima fino all'India, attraverso l'Oceano Atlantico e l'Oceano Indiano. Tramite la creazione di stazioni commerciali site in punti chiave per la navigazione, pochi uomini e navi potevano controllare enormi tratti di costa.

Il colonialismo
A partire dal XV secolo gli Europei mossero i primi passi nella conoscenza dell'Africa Subsahariana. Per i tre secoli successivi, tuttavia, la presenza europea si limitò alla regione costiera del Golfo di Guinea, in cui venne scritta una delle pagine più tristi della storia dell'Africa e del mondo: la tratta degli schiavi. Dai porti dell'Africa Occidentale per diversi secoli salparono infatti le navi che, con il loro carico umano, si dirigevano verso leUn pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini. Americhe, dove in una vita durissima spesa nelle piantagioni si consumò l'esistenza di milioni di Africani. La fase di colonizzazione più intensa si ebbe però nell'Ottocento: a partire da questo periodo e fino agli anni della seconda guerra mondiale, portoghesi, francesi, inglesi e poi ancora belgi, tedeschi e, per ultimi, italiani, si lanciarono in una sorta di sfrenata gara di conquista che li vide spesso contrapporsi in scontri durissimi.
L'epoca coloniale ha lasciato tracce profonde nel continente. Il colonialismo ha inoltre profondamente influito sull'economia del continente.
Lo sfruttamento delle ricchezze minerarie e forestali ha provocato l'alterazione degli equilibri ambientali e delle tradizioni. La fragilità politica dell'Africa è dimostrata anche dagli avvenimenti
più recenti. Negli ultimi vent'anni, infatti, regimi dittatoriali e guerre civili hanno spesso concorso ad insanguinare il continente: dall'Angola al Mozambico, dall'Etiopia al Sudan, dalla Liberia alla Sierra Leone, fino al terribile genocidio del '94 in Ruanda e ai conflitti ancora in corso, l'Africa continua ad essere martoriata da esplosioni di odio e di violenza, cui sovente non sono estranei gli interessi dei Paesi ricchi del Nord del Mondo.
Politica
Dall'indipendenza, molti stati africani hanno conosciuto forti instabilità, spesso sfociate in violente lotte per il potere e guerre civili, sia all'interno di ciascuno Stato, sia tra Stati confinanti. Parte di questi problemi possono essere considerati come eredità del periodo coloniale, con il suo lascito di governi e confini nazionali non rappresentativi delle realtà locali. I confini coloniali, infatti, hanno spesso separato artificialmente popolazioni omogenee o, peggio, hanno costretto alla coabitazione etnie tradizionalmente rivali.
La situazione economico-sociale, specie nell'Africa sub-sahariana, è una delle più disagiate del Pianeta. Se alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, si affermano come dinamiche realtà economiche, seppure segnate da forti disuguaglianze sociali, altri Stati hanno addirittura visto diminuire il PIL pro capite negli ultimi anni. L'aumento massiccio della popolazione e il diffondersi dell'AIDS, oltre alle frequenti siccità e all'instabilità politica, sono alcune della cause di questo impoverimento.
Demografia
La posizione dell'Africa nell'ecumene ha grande importanza nello studio delle lingue, delle culture e delle società africane. L'impenetrabilità del Sahara la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi etnici indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi.
Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'Africa nera presenta invece vari gruppi etnici, classificati generalmente in questo modo:

a - Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale;
b - Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione;
c - Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo;
d - Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente.
Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'Africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. L'Africa conta 920.000.000 abitanti con una densità di 28 ab/kmq. Il tasso di crescita annua è oltre il 2,5% ed è fra i più alti nel mondo, anche se il tasso di mortalità infantile resta ancora molto alto.

Nazioni
In Africa esistono 53 Stati indipendenti:
Algeria (Algeri) -Angola (Luanda) - Benin (Porto-Novo) - Botswana (Gaborone) - Burkina FaMappa dell'Africaso (Ouagadougou) - Burundi (Bujumbura) - Camerun (Yaoundé) - Capo Verde (Praia) - Ciad (N'Djamena) - Comore (Moroni)   - Costa d'Avorio (Yamoussoukro) - Egitto (Il Cairo)  - Eritrea (Asmara) - Etiopia (Addis Abeba)  - Gabon (Libreville)  - Gambia (Banjul) - Ghana (Accra)  - Gibuti (Gibuti) - Guinea (Conakry) - Guinea Bissau (Bissau) - Guinea Equatoriale (Malabo) - Kenya (Nairobi) - Lesotho (Maseru) - Liberia (Monrovia) - Libia (Tripoli)  -  Madagascar (Antananarivo) - Malawi (Lilongwe) - Mali (Bamako) - Marocco (Rabat) - Mauritania (Nouakchott) - Mauritius (Port Louis) - Mozambico (Maputo) - Namibia (Windhoek) - Niger (Niamey) - Nigeria (Abuja) - Repubblica Centrafricana (Bangui) - Repubblica Del Congo (Brazzaville) - Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa) - Ruanda (Kigali) - São Tomé e Príncipe (São Tomé) - Senegal (Dakar) - Seychelles (Victoria) - Sierra Leone (Freetown) - Somalia (Mogadiscio) - Sudafrica (Città del Capo legislativa), (Pretoria amministrativa), (Bloemfontein giudiziaria) - Sudan (Khartoum)   - Swaziland (Mbabane) - Tanzania (Dodoma) - Togo (Lomé) - Tunisia (Tunisi) - Uganda (Kampala) - Zambia (Lusaka) - Zimbabwe (Harare)  
2 Nazioni che richiedono il riconoscimento internazionale e l'indipendenza:
Sahara Occidentale (El Ayun)  - Somaliland (Hargeisa)
e 3 territori spagnoli: Ceuta   - Melilla   - Isole Canarie


Grazie all'aiuto dei benefattori, in questi ultimi anni, la Fondazione "Elena Sapio" ha portato avanti progetti di cooperazione allo sviluppo: nelle Filippine, in India, in Indonesia e in Nigeria, costruendo scuole, orfanotrofi e dispensari.
Le Suore del S. Rosario di Pompei nelle missioni oltre oceano sono attente alle necessità primarie e spirituali dei poveri e, sulle orme del loro Fondatore, svolgono un lavoro intenso di promozione umana integrale e di istruzione, con la testimonianza, il primo annuncio, il dialogo, la gioia e tanto calore umano. Pur non possedendo un carisma esclusivamente missionario interpretano la missione come dimensione evangelica primaria.

 
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