Ex Case del Santuario - Istituto Aveta

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Ex Case del Santuario

Chi siamo

Le Ex Case dipendenti dal Santuario
Vediamo quali sono state le case presso cui hanno lavorano le Suore “Figlie del S. Rosario di Pompei” e che dipendevano direttamente dalla Prelatura di Pompei. Partiamo dal 1887 per giungere ai giorni nostri, con la presenza delle Suore anche nelle comunità parrocchiali.


"Villa Filangieri" - Torre Annunziata (NA)
Il 24 marzo1984, nel pomeriggio, Villa Filangieri ha aperto i cancelli per accogliere uno scelto gruppo di Visitatori.
Per la prima volta – così come prevede il programma educativo – parenti, amici, autorità si sono
intrattenuti con i giovani ospiti del Centro.
Un lavoro lungo e meticoloso, ma fatto con la gioia di presentare una bella casa, aveva impegnato i 20 giovani nella pulizia del parco, nella decorazione dei saloni e viali, nella pitturazione di alcuni locali.
(Foto a destra: Villa Filangieri, dal novembre 1983, è sede del Centro accoglienza per giovani tossicodipendenti).
In un simpatico incontro canoro-musicale, arricchito da vivaci "sketchs", i giovani "si sono presentati" agli ospiti.
Dai loro volti "rifatti" si leggevano i segni evidenti di una serenità riconquistata. E gli ospiti, a modo loro, hanno espresso la "sollecitudine" della società per la tossicodipendenza.
I rappresentanti della Caritas americana e tedesca hanno portato la conferma con un cospicuo contributo per iniziare i necessari lavori di ristrutturazione degli ambienti, onde poter ospitare nel prossimo futuro circa 60 persone.
I vari rappresentanti dello Stato hanno garantito il proprio appoggio: la regione Campania ha successivamente approvato la convenzione per un contributo alle spese di diaria,
S. Ecc.za il Prelato ha ringraziato il Signore e gli uomini di buona volontà per aver reso possibile tale Opera, che si aggiunge a quelle già note a Pompei.
È consolante notare come l’opinione pubblica sia stata adeguatamente informata dalla stampa locale (TG Cooper, Nuova stagione, Il Gazzettino Vesuviano, Il Mattino).
Recentemente anche il Televisore di stato ha svolto un servizio sulla Comunità di Villa Filangieri nel bel noto programma "Droga: che fare?".
È necessario che l’opinione pubblica faccia proprio il problema della tossicodipendenza e cerchi in uno sforzo organico di inventare progetti e mezzi, atti a sconfiggere il male dilagante. È proprio il caso di parlare di "crociata".
Dice D. Mario Picchi del Centro Italiano di Solidarietà: "Direi che oggi alla nostra professione di fede va aggiunta concretamente la nostra professione di carità. Dire che oggi non è più tempo di elemosina, perché è offensivo fare l’elemosina, mi sembra che sia un modo elegante (ma non so se lo è per il Signore!) per non far niente. Se vogliamo fare qualcosa, ce n’è per tutti e in tutti i modi".


"Cattori" (Torre Annunziata - NA)

Fondazione "Cattori"
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News dall'Istituto "Cattori"
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"Strangolagalli" (Caserta)

Fondazione dell'Istituto "Strangolagalli - Caserta"
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News dell'Istituto "Strangolagalli - Caserta"
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Centro Educativo "Assunta Ponzo" (Pompei - NA)

Fondazione del Centro Educativo "Assunta Ponzo"
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News dal del Centro Educativo "Assunta Ponzo"
Centenario dell’Orfanotrofio Femminile
Alle radici della Speranza
Il Cardinale Opilio Rossi ricorda che la speranza cristiana esige l’impegno di tutti a favore dei poveri e degli emarginati
Nel Vangelo proclamato in questa celebrazione eucaristica in onore della Vergine Maria, abbiamo ascoltato con devozione l’inno del Magnificat, che è l’Inno del Magnificat, che è l’inno che canta la speranza di Maria.
L’umile fanciulla di Nazareth, promessa sposa ad un povero operaio, sperava la venuta del Salvatore annunciato dai profeti, come la speravano molti in Israele. Gabriele, il messaggero celeste le annunciò il compimento della sua speranza, ma in un modo impensato. Essa sarà la
donna prescelta da Dio: "da te nascerà il Salvatore sperato. Nulla è impossibile a Dio".
La risposta di Maria fu di abbandono totale e senza riserva alla parola di Dio, parola di speranza per lei e per il mondo: così il destino suo e di tutta l’umanità veniva segnato per sempre dalla venuta del Salvatore nel suo senso verginale.
Nel Magnificat, Maria esprime la sua gioiosa gratitudine per il privilegio della maternità divina; canta la misericordia di Dio verso coloro che lo temono, proclama l’amore di Dio per gli umili. Maria esalta anche la fedeltà di Dio alle sue promesse di salvezza. Ed anche la Chiesa, ed anche noi, che siamo Chiesa, celebriamo le grandezze e meraviglie che Dio ha operato in Maria, lodiamo l’azione di Dio, padre dei poveri e dei derelitti. Nel Magnificat, Maria riconosce poi la sua pochezza ed umiltà; tutto attribuisce alla gratuità della grazia di Dio, che ha fatto in lei grandi cose. È sorretta dalla speranza nel sentirsi e sapersi salvata; non si compiace in se stessa, ma unicamente nella misericordia e nella potenza di Dio: tutto ha ricevuto come puro dono. "L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata".
Se tutte le generazioni la chiameranno beata, è unicamente perché Dio, nel suo amore, ha posto i suoi occhi sulla umiltà, sulla piccolezza della sua ancella. Forte richiamo per noi: l’uomo per salvarsi non può far affidamento sulle sue proprie forze e gloriarsene; non ha nulla di suo, ma deve unicamente sperare dalla grazia del Signore. Questo è ciò che vale, soprattutto se si pensa che le cose di questo mondo sono effimere, passano. Veramente, alla gratuità assoluta della salvezza, dobbiamo corrispondere con un’attitudine di speranza e di riconoscenza del dono amoroso e gratuito di Dio che salva.
Nel Magnificat, in questo inno che canta la gioia e il giubilo della speranza di Maria, risalta anche la situazione di stridente contrasto tra i potenti del mondo e del denaro e i poveri e gli ultimi della società; e questa discriminazione è contro la volontà di Dio, la giustizia del suo regno, l’annuncio di salvezza e di speranza per tutti. Questo è il significato delle parole del Magnificat:
"Ha dispiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi".
Maria è segno di speranza per la Chiesa e per l’uomo contemporaneo; in preda della paura. Nella Enciclica di Giovanni Paolo II "Redemptor hominis" c’è un paragrafo intitolato: "Di che cosa ha paura l’uomo contemporaneo?". E vi si legge: "L’uomo di oggi sembra di essere minacciato da ciò che produce. I frutti della multiforme attività dell’uomo si rivolgono contro l’uomo stesso. L’uomo pertanto vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti possano diventare mezzi e strumenti di una inimmaginabile autodistruzione" (n° 15).
Maria è segno di speranza perché "piena di grazia". Maria, segno di speranza vuol dire: segno che orienta verso il futuro, verso il Dio che verrà, verso Colui che ha detto: "Non abbiate paura, io ho vinto il mondo". Maria ci indica il cammino della vera speranza cristiana, impegnandoci al tempo stesso per il regno di Dio e la giustizia nel mondo.
Chiesa siamo tutti noi che formiamo il popolo di Dio. Ciascuno di noi, tutti i credenti, siamo tenuti a costruire ogni giorno la Chiesa come segno di speranza per il mondo. Un mondo segnato dal peccato, dal peccato che è il sommo male e la causa di ogni altro male, anche delle guerre, degli odi, delle ingiustizie, del sottosviluppo. E se, nonostante la redenzione del Nostro Signore, questi mali rimangono, è solo perché l’uomo non vuole lasciare il peccato, abusando della libertà di cui Dio gli fa dono.
Si perpetua così anche la situazione di stridente contrasto fra ricchezza e miseria. Da una parte ingenti beni accumulati e dall’altra popoli sprovvisti dei mezzi necessari per condurre una vita degna dell’uomo e indispensabili per sopravvivere.
Al tempo stesso però il mondo prende sempre più coscienza della fratellanza universale e della urgenza di cambi nelle istituzioni onde superare le discriminazioni oppressive i instaurare la compartecipazione umana.
Nell’attuale concreta situazione del mondo, la Chiesa deve compiere la sua missione di salvezza e di speranza per tutti, con le opere e con l’annuncio del vangelo per l’avvento del regno di Dio e la giustizia nel mondo.
Chiesa siamo tutti noi che formiamo al popolo di Dio. Ciascuno di noi, tutti i credenti, siamo tenuti a costruire ogni giorno la Chiesa come segno di speranza per il mondo. Un mondo segnato dal peccato che è il sommo male e la causa di ogni altro male, anche nelle guerre, degli idoli, delle ingiustizie, del sottosviluppo. E se, nonostante la redenzione del Nostro Signore, questi mali rimangono, e solo perché l’uomo non vuole lasciare il peccato, abusando della libertà di cui Dio gli fa dono.
Si perpetua così anche la situazione di stridente contrasto fra ricchezza e miseria. Da una parte ingenti beni accumulati e dall’altra popoli sprovvisti dei mezzi necessari per condurre una vita degna dell’uomo e indispensabili per sopravvivere.
Al tempo stesso però il mondo prende sempre più coscienza della fratellanza universale e della urgenza di cambi nelle istituzioni onde superare le discriminazioni oppressive e instaurare la compartecipazione umana.
Nell’attuale concreta situazione del mondo, la Chiesa deve compiere la sua missione di salvezza e di speranza per tutti, con le opere e con l’annuncio del vangelo per l’avvento del regno di Dio. Ma, la proclamazione della speranza cristiana senza le opere rimarrebbe sterile.
Questa speranza esige oggi dalla Chiesa e da ciascuno di noi un atteggiamento fraterno e l’impegno a favore dei poveri, degli emarginati, dei diseredati e abbandonati dalla società. Se non sentiamo questo assillo, vuol dire che non abbiamo compreso la verità semplice e radicale del messaggio cristiano o che non conosciamo per esperienza la reale situazione di quelli che
soffrono. Sì, la speranza cristiana appare vera quando vi è l’impegno per i fratelli, vissuto con amore e per la giustizia: cioè nel dare compimento al precetto del vangelo: l’amore al prossimo.
Oggi, il messaggio di speranza di Maria e della Chiesa ci trova riuniti nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Pompei, per celebrare solennemente il centenario della fondazione dell’Orfanotrofio femminile, opera del Beato Bartolo Longo.
Fanciulle povere ed abbandonate, e più tardi figli di divorziati, hanno trovato ospitalità nella casa sorta all’ombra del santuario, sotto la protezione della Madonna; casa, frutto della fede e dell’amore di un fervente figlio della Chiesa.
Fanciulle prive di affetto e calore materno, abbandonate a se stesse, esposte ai pericoli della seduzione del vizio, hanno ricevuto e ricevono accoglienza amorosa dalla Chiesa ed in particolare dalle buone religiose dell’Istituto fondato dallo stesso Beato Bartolo Longo. Così, la città di Pompei si è aperta a sentimenti di fede e di amore al prossimo, sapendo che fede e carità sono il fondamento della vita cristiana.
Il Beato Bartolo Longo ha così mostrato quanto importante e feconda di opere può essere la santità dei laici per il mondo contemporaneo.
Nella omelia della sua Beatificazione, il 26 ottobre 1980, il Papa Giovanni Paolo II ha definito Bartolo Longo "un laico che ha vissuto totalmente l’impegno ecclesiale".
Il Beato Bartolo Longo possiamo considerarlo il primo testimone della nuova Pompei e qui egli è passato con il fuoco della carità, con la corona del rosario, seminando speranza e consolazione. Devoto e imitatore di Maria, ha aderito a lei, la Vergine orante, pellegrino nella fede, compassionevole e in tutto solidale con Gesù nell’opera della salvezza.
Parlare di Bartolo Longo, come laico impegnato nella società, campione della fede e della carità, e di forte stimolo per i fedeli che oggi si preparano al prossimo Sinodo dei vescovi, che ha per tema: "Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a venti anni dal Concilio Vaticano II", che si celebrerà dal 1° al 30 ottobre di quest’anno (1987).
Una vocazione e missione laicale così pienamente realizzata nella fede e nella carità come quella di Bartolo Longo, è una testimonianza capace di muovere e trascinare tante anime. Dev’essere un appello ed incitamento alla coscienza cristiana di tanti battezzati specialmente laici, a penetrare di fede, di amore, di speranza, di giustizia, di fraternità e di pace le realtà temporali: il mondo dell’economia, della politica, della famiglia e della scuola, della università e della vita professionale.
Raccogliere fanciulle abbandonate e trasformarle in modelli di rettitudine morale e di vita cristiana, è la risposta della fede, dell’amore e della giustizia – fondamento della società. È la risposta di un figlio della Chiesa, esempio per i laici che oggi desiderano vivere intensamente la chiamata di Dio alla santità e all’impegno a favore dei necessitati e dei più poveri.
In Maria, Madre della speranza, troviamo la forza e l’incentivo per percorrere ed avanzare in questo cammino di santità
(† Card. Opilio Rossi)
Prima foto: Tra le varie scelte di vita maturate dagli ex alunni dei vari Istituti non sono mancate le vocazioni alla vita consacrata e ad un servizio di volontariato laicale nel Santuario. P. Gaetano Striano, O.F.M.
Seconda foto: E' toccato alle più piccole iniziare una gara di "benvenuti" a chi, come loro, aveva occupato gli stessi posti.
(Da: Il Rosario e la Nuoiva Pompei - Luglio/Agosto 1987)


"Albergo del Rosario" (Pompei - NA)

Fondazione "Albergo del Rosario"
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News dell'Albergo del Rosario
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"Tre Ponti" (Pompei - NA)

Le Suore Domenicane a Tre Ponti

“A Tre Ponti, periferia Nord di Pompei, per più di quarant’anni c’è stata una presenza importante: le Suore “Figlie del S. Rosario di Pompei”.
Una presenza discreta, silenziosa, laboriosa; di quel lavoro che non fa rumore, che non fa e non cerca echi, ma che va in profondità come quello del contadino che, silenziosamente dissoda e semina la terra, perché nella profondità di essa germogli il seme.
Un lavoro costante e rifinito, delicato e prezioso, come quello della ricamatrice che, con molti fili di colori diversi e tanta pazienza, tira fuori fiori e disegni che fanno incantare.

Il lavoro delle Suore a Tre Ponti è stato di accoglienza amorosa di tanti bimbi che per generazioni si sono succeduti nei minuscoli banchi della Scuola Materna “Santa Caterina da Siena”, ai quali hanno insegnato ad amare la vita, a rispettare le cose, ad amare Dio Padre buono, a seguire Gesù, a guardare alla Madonna come la Mamma amorosa.
La loro azione educatrice è diventata trasmissione di Dottrina chiara e sicura, sempre aggiornata alle indicazioni della Chiesa.
Le Suore erano diventate le consigliere discrete e sagge di tante mamme e di tante giovani, hanno lenito dolori umani, hanno dato coraggio nei momenti difficili.
La Suora è stata presenza di una Fede vissuta gioiosamente e serenamente, vero segno di una vita libera dalle pastoie della materia, e, tante volte,, è diventata canto vero, canto sereno e ricreativo, fatto di note sonore, di passi di danza per i piccoli.
Tante feste si sono susseguite durante questi quarant’anni a Tre Ponti e, tutti, punteggiati da iniziative ricreative: teatro, recitals ecc.
La suora ha cambiato più volte nome, ma è rimasta sempre la stessa: una presenza che è stata testimonianza  di fede e promozione umana.
E che altro c’è da fare di meglio nella vita?


"Seminario" (Pompei - NA)

Le Suore Domenicane al Seminario

Pensando a questo Istituto la mente si riposa, il cuore sussulta di gioia. Perché? Qui si educavano e si formavano i Sacerdoti del Santuario.
Essi ne assicuravano il culto, la perennità.
Essi erano le lampade sempre accese, come gli Orfani, dinanzi alla immagine miracolosa della Madonna.
Le Messe che celebravano, le preghiere che facevano avevano un punto di incontro: il Rosario Benedetto di Maria trionfi nei cuori, nelle famiglie, nel mondo intero, recando conforto e pace e bene a tutti.
Questo auguravano ogni giorno i cari Seminaristi ed i sacerdoti del Santuario che vivevano al Seminario.


 
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