Storia della Congregazione - Istituto Aveta

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Storia della Congregazione

Chi siamo

Saluto della Madre Generale
“Il 2015 è l’ anno dedicato alla vita consacrata . Si tratta di un “tempo di grazia” che è accolto con grande gioia dai consacrati e dalla Chiesa. Pensato nel contesto delle celebrazioni per i 50 anni del Concilio Vaticano II, definito come un “soffio dello Spirito”, vuole “fare memoria grata del recente passato, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro con speranza”. Papa
Francesco invita i religiosi a un confronto tra Vangelo e Vita e li esorta a “svegliare il mondo” con la “gioia, quella vera, contagiosa”.
Le Suore Domenicane di Pompei, in sintonia con la Chiesa e con il proprio Carisma, si impegnano a vivere l’anno della vita consacrata con entusiasmo e fedeltà.
La nostra Congregazione conta centodiciassette anni di vita! Eleviamo insieme un canto di ringraziamento al Signore per tutti i doni che ci ha concesso e per il bene che ci ha permesso di operare ovunque è arrivata la nostra presenza.
In ogni nostra casa testimoniamo e diffondiamo l’amore a Maria, al Rosario e la carità-amore trasmessaci dal nostro Fondatore, il beato Bartolo Longo.
Le sfide della società contemporanea ci interpellano continuamente e noi, con amore, rispetto, attenzione e professionalità rispondiamo alle esigenze di quelli che ci avvicinano o che ci sono affidati. C’è sempre una preghiera per tutti voi che ci siete vicini con l’affetto e l’aiuto. Un augurio di pace, gioia e serenità per il 2015.

(Madre Angelica Bruno - Superiora Generale)


L’inizio
Il 1872, è l’anno della “rinascita” di Valle di Pompei, perché proprio “i primi di ottobre del 1872 Bartolo Longo “pose piede in questo piano luttuoso”.
Il disegno divino si dischiuse, infatti, agli occhi del Beato proprio in quell’ anno, quando avvenne, egli scrive, che “la procella dell’ animo mi bruciava il cuore più che ogni altra volta, e m’ infondeva una tristezza cupa e poco men che disperata”.
Ecco, questa data non apre un capitolo di storia, ma segna l’inizio di tutta la storia pompeiana.

Dal 1872 al 1884 Valle di Pompei cambia fisionomia grazie all’ ingegno di Bartolo Longo.
Egli operava seguendo gli insegnamenti ricevuti dal buon Padre Radente O.P. e dal francescano Padre Ludovico da Casoria.
Al posto della vecchia cadente chiesetta del Salvatore, viene edificato un Tempio (1876) attorno al quale si sviluppa una nuova forma di vita attiva.
Gli abitanti, quegli stessi che soffrivano per i disagi ambientali, perché luogo malsano dove imperava il brigantaggio, ora respirano un’aria di libertà e di agio dovuto al repentino sviluppo della cittadella mariana.
Avvenne che “il numero dei bambini che passasse l’ intera mattinata e il pomeriggio all’ ombra del Santuario s’aumentava di continuo” e così Bartolo Longo avvertì l’ esigenza di accoglierli in tre sale che costruì, appositamente, in contiguità del Santuario.
Vennero così istituiti gli Asili Infantili che, insieme agli oratori, accoglievano questi piccoli valpompeiani e dove si insegnava loro il catechismo.
L’opera si mostrò efficace e necessaria e fu inaugurata, alla presenza di uomini illustri del patriziato napoletano, prelati e numerosi visitatori, il 6 novembre 1886.
L’opera si mostrò efficace e necessaria e fu inaugurata il 6 novembre 1886.   



Alla ricerca di personale specializzato
Tra il 1884 ed il 1886 Bartolo Longo, constatava che la schiera dei bambini andava aumentando e per essi non bastava più l’ opera sua e della Contessa De Fusco, sua consorte.
Bisognava somministrare agli assistiti cure sempre più impegnative e laboriose, ritenne perciò, di mettersi in cammino alla ricerca di spunti, consigli e personale specializzato.
Il suo intento era quello di affidare a delle religiose il gravoso compito dell’ educazione dei bambini pompeiani.
Così ”nel 1885, Bartolo Longo aveva manifestato vivo desiderio di affidare i suoi Asili a Suore Domenicane le quali lo coadiuvassero nel difficile compito, che richiede delicatezza e sollecitudini tutte femminili”.

Eccolo, allora, in giro per l'Italia in quell'anno accompagnato da uno zelante sacerdote, Don Michele Gentile, lo stesso a cui fu chiesta di partecipare a Valle di Pompei, insieme a Don Giuseppe Rossi ed al Canonico Alessandro Santarpia, alla prima missione del popolo del 1875.
Siena, Firenze, Torino, Bologna, Genova, Alessandria, Asti, queste le principali città che accolsero Bartolo Longo per ascoltare il suo racconto pompeiano.
L'esperienza che maturò in questi lunghi viaggi fu notevole: scambiò idee e progetti con grandi personaggi tra cui anche San Giovanni Bosco.
Dal viaggio acquisì spunti organizzativi per la nascente opera Pompeiana, avendo osservato come operavano gli altri istituti sotto l'aspetto sociale e umano.
Conobbe personaggi che successivamente gli furono vicini a Valle di Pompei, tra questi Padre Mariano Angelo Rossi O. P., che fu Rettore del Santuario dal 1892 fino alla morte avvenuta il 10 agosto del 1898.
Fino al 1892, nulla si concluse e proprio quest'anno, Bartolo Longo si rivolse ad una zelatrice di Torino, la signorina Giuseppina Astesana, la quale aveva per l'opera pompeiana una speciale devozione. Ella aveva eretto nella sua casa in Piemonte una cappellina in onore della Vergine di Pompei.
Vi è qui un collegamento tra i personaggi, il Padre Rossi insieme ad altri due padri benedisse l'immagine della Vergine nel villino dell'Astesana.
Dunque tra l'Astesana e il futuro Rettore del Santuario di Pompei, c'era già una certa amicizia.
L'Astesana venne a Pompei, si rese conto della dimensione della crescente opera e mise in atto tutta la sua esperienza ed il suo impegno per suggerire a Bartolo Longo proposte che gli consentissero di avviare a soluzione il problema educativo-assistenziale dei piccoli bisognosi.
In questo frattempo un’ altra importante  opera era stata inaugurata: l’ Orfanotrofio femminile che accoglieva le bambine orfane e abbandonate di qualunque città e provincia d'Italia.
Infatti, siamo nel 1887, e proprio il giorno 8 maggio, mese tanto caro a Don Bartolo, veniva inaugurato questo ricovero per le piccole bisognose d'affetto e di cibo.
È pur vero, intanto, che non mancavano volontari che prestavano la loro collaborazione ai lavori di assistenza, ma la crescita numerica delle ricoverate imponeva e rendeva sempre più urgente l'intervento specialistico di maestre e non solo.  Nell’ Orfanotrofio vi era bisogno di qualcosa che realmente mancava alle piccole: una madre!
Bartolo Longo perciò si rivolse all'Astesana per avere consigli e indicazioni su come affrontare il suo problema. Da un intenso scambio di corrispondenza si può comprendere quali difficoltà si presentassero per l'istituzione di una Congregazione di Suore.
Ma Bartolo Longo non aveva nessuna intenzione di far venire a Pompei suore di una Congregazione già costituita; egli riteneva che per l'opera pompeiana vi fosse bisogno di persone specializzate nell'assistenza; e quindi delle "madri" che dovevano nascere in seno alla sua opera forgiandosi a regole ed esigenze del tutto dissimili da quelle adottate in istituti già esistenti.
L'Astesana suggeriva la nascita di una istituzione di "dame di Pompei" religiose terziarie professe, con aggiunta di converse "Figlie del Rosario".
La solerte zelatrice con le sue lettere fu molto vicina a Don Bartolo nell'indicargli le strade da seguire per la novella istituzione. Ella si impegnò addirittura ad inviare una bambola con il vestito che avrebbero dovuto indossare le future dame di Pompei.
Poi, nel 1892, suggerì a Don Bartolo di rivolgersi a Don Rua, stretto collaboratore di San Giovanni Bosco, per chiedere a lui le suore-maestre che avrebbero dovuto preparare le religiose che dovevano operare in Valle di Pompei.
Bartolo Longo accettò il consiglio ed in data 6 febbraio del 1892, si rivolse a Don Rua, per avere sei o quattro suore; quest'ultimo, il 20 dello stesso mese rispose rammaricato di non poter soddisfare la richiesta che era finalizzata ad ottenere:
1° Una Superiora di Orfanelle.
2° Maestra delle novizie educande che ne deve formare prefette ed istitutrici delle orfanelle.
3° Economa.
4° Guardarobiera, tanto per le orfane e per la casa quanto per la chiesa, come Sacrestana.
5° Direttrice della cucina, lavanderia e panificio.
6° Maestra dell'Asilo infantile.
Questi i compiti che avrebbero dovuto assolvere le sei suore "Figlie di Maria Ausiliatrice".
Intanto il rapporto epistolare con l'Astesana, e non solo, era alquanto intenso e non mancarono
interventi diretti e indiretti da parte del Card. Raffaele Monaco La Valletta che era Primo Delegato di S.S. Leone XIII per il Santuario di Pompei.
Il Porporato aveva un contatto continuo con Pompei tramite il suo Vicario l’Avv. Mons. Alessandro M. Carcani, anch’egli grande amico ed estimatore di Bartolo Longo, nonché devoto della Madonna di Pompei.
Tuttavia, Bartolo Longo non si rivolse subito alle suore di S. Anna, quelle stesse che avevano formato le Salesiane di Don Bosco, ma, vi stabilì un contatto indiretto e breve qualche anno dopo.
L’Astesana, personaggio principale con cui Bartolo Longo aveva stretto un’intensa relazione epistolare , per una buona parte dell’anno 1892, scomparve quasi improvvisamente dalla scena. In quell’anno vennero alla luce protagonisti della storia pompeiana quali il Card. Raffaele Monaco La Valletta, Don Michele Rua, il sacerdote che fu definito il secondo Don Bosco, Mons. Alessandro M. Carcani, Padre Giuseppe Maria Leone, redentorista, amico e consigliere di Bartolo Longo.
Quest’ ultimo ha un ruolo importante, nella storia della Congregazione, poiché fu il primo estensore delle Regole per le Suore di Pompei.


Bartolo Longo e Madre Antonia Lalìa
1893, si affaccia sulla scena della storia pompeiana un personaggio di primo piano nella grande famiglia di San Domenico: Madre Antonia Lalìa.
La suora, terziaria domenicana, fu la fondatrice delle domenicane di S. Sisto Vecchio in Roma e godeva la stima e l'affetto profondo di Bartolo Longo e della Contessa, sua consorte.
Difatti, per la sua opera di S. Sisto, i Fondatori pompeiani le riservarono sempre un'attenzione particolare, sovvenzionando più volte la suora perchè potesse eseguire lavori all'interno del Monastero Romano e per il mantenimento di un sacerdote per le pie pratiche religiose che in esso venivano celebrate.
L’ incontro con la Suora Domenicana avvenne a Roma i primi di dicembre del 1893; lì Bartolo Longo e la Contessa convennero sulla venuta della Madre a Valle di Pompei. Le furono esposti i progetti che, da tempo, erano stati redatti per l'apertura del noviziato.  Il 26 dicembre di quell’ anno 1893, Madre Lalìa venne tra le Opere di Bartolo Longo per prendere visione dell'incarico di Superiora al Personale femminile del Santuario che le doveva essere assegnato qualora avesse accettato di lasciare S. Sisto.

Tuttavia, Madre Lalìa “parlò chiaro", disse che non voleva abbandonare la poverissima nascente fondazione di San Sisto a Roma, ma a Pompei poteva lasciare la propria compagna Calderato” soluzione che non fu accettata.  
Intanto in questo rapporto e della iniziativa di unire le due fondazioni veniva coinvolto Padre Alberto Lepidi, al quale Bartolo Longo confessò il suo desiderio di unire le due case, quella di S. Sisto con Pompei. Madre Lalìa certamente non avrebbe però lasciato la sua novella istituzione, anzi esprimeva il desiderio che Mons. Vincenzo Leone Sallua avesse mandato a Pompei Suor Maria Agnese Gambigliani che avrebbe ricoperto l'incarico di Superiora, mentre lei sarebbe restata a S. Sisto. Lì avrebbe potuto preparare le otto postulanti da inviare, come ottime religiose, a Pompei. Ne parlò e si consigliò con Padre Vincenzo Giuseppe Lombardo anzi, a lui si raccomandò "perchè scriva all'Avvocato perchè le mandi solo otto postulanti, e non tutte perchè Agnese era il sostegno del Monastero di Fabriano". Insomma, il progetto di unire Pompei a S. Sisto aveva ambiziose prospettive. Si riparlò di noviziato da aprire a Pompei e di preparare "ottime religiose e maestre per le scuole e la casa di Pompei".
L'abito sarebbe stato uniforme nelle due case e all'estero, di colore bianco come S. Domenico e con il mantello color viola. Vi era anche il progetto di preparare frati missionari destinati a Pompei e all'estero, da formare ad Acireale e che avrebbero potuto continuare l'opera dei Fondatori pompeiani anche nel fututo. Tutto il disegno andò sfumando e fallì ogni impresa anche a causa del concretizzarsi del progetto di una casa ad Asti dipendente da S. Sisto. Tuttavia, tra Madre Lalìa e Bartolo Longo non mancò la stima reciproca tant'è che a lei il Beato si rivolse per l'assistenza, nel 1896, nell'Ospizio di mendicità che il Longo aveva aperto a Latiano suo paese natio. Alle stesse suore di S. Sisto chiese aiuto per quasi otto mesi per la cura e la medicazione di circa trenta Figli dei Carcerati affetti da tigna.
In una lettera del 7 settembre del 1904, Bartolo Longo faceva esplicita richiesta al Card. Monaco La Valletta, di Suor Maria Gambigliani Zoccoli, Domenicana di Fabriano, per averla come Maestra delle novizie onde aprire un Noviziato a Valle di Pompei, avendo oltre quaranta giovanette che intendevano consacrarsi al Signore e restare a servizio del Santuario pompeiano.  La figura di questa suora è sempre presente in Bartolo Longo che fece molti voti per averla a Pompei.  
Madre Maria Antonia Lalia, sulla scia di Santa Caterina da Siena.
La Madre Suor Maria Antonia Lalìa nacque il 20 maggio 1839 a Misilmeri, in quella meravigliosa Conca d'Oro che circonda Palermo.
Era il tempo in cui l'Italia si preparava alla sua unità nazionale con il Risorgimento, che doveva in seguito snaturarsi con la lotta tra la Chiesa e lo Stato e la conseguente soppressione degli Ordini Religiosi, causa della distruzione di tanti valori culturali, morali, spirituali. Mentre si demoliva tutto un passato, la Provvidenza preparava una nuova primavera, una nuova stupenda fioritura.
Più è duro l'inverno, più è bella la primavera; più satanica l'offensiva del male, più divina la controffensiva del bene; più dura la persecuzione, più radiosa la rinascita della Chiesa. Don Bosco, il Cottolengo, Bartolo Longo, Pio X, P. Ludovico da Casoria, e uno stuolo di eroine di varie parti d'Italia risposero all'appello del Magistero. Poteva mancare la Sicilia? La piccola Lalìa al battesimo ricevette un bel nome: Rachele; ebbe la prima educazione in casa, quando le case delle famiglie cristiane erano santuari; fece la prima comunione a sei anni, caso rarissimo se non unico; all'altarino di casa ebbe i primi colloqui con la Vergine Santa e con Gesù; nel monastero delle Domenicane di Misilmeri fece gli studi e sentì richiami misteriosi verso Roma, verso San Sisto e verso l'Ordine Domenicano, di cui prese l'abito nel novembre 1859, consacrandosi tutta e per sempre al Signore.
Furono gli anni più belli, ricchi di sogni e di "pazzie", come essa avrebbe in seguito chiamato le visioni e le profezie. Le autorità ecclesiastiche compresero le promesse del domani in quella creatura eccezionale. A loro volta le suore le regalarono la croce del superiorato per 24 anni. In
quegli anni, mentre il governo della nuova Italia si ostinava nell'opposizione agli istituti religiosi, Madre Lalìa, rivelando una magnifica tempra di lottatrice, contrattaccava e teneva a bada gli untorelli di Misilmeri; contro quelli più grossi ricorreva al Consiglio di Stato a Roma e riusciva a far rispettare la libertà d'insegnamento del suo collegio e il suo diritto a sussistere.
Ma quella piccola siciliana guardava ben oltre le mura del suo monastero e i confini della sua terra: si può dire che si interessò degli avvenimenti europei e delle necessità del mondo intero con spirito ecclesiale e missionario. Alla vigilia del 1870, Roma sta per essere occupata, il papato stesso sembra in pericolo, la Francia vive un'ora tremenda. Madre Lalìa arditamente scrive e riscrive all'imperatore Napoleone III ammonendolo a non tradire il Papa perché un tal tradimento sarebbe fatale per l'imperatore e la Francia. Si direbbe che essa veda profilarsi minacciosa all'orizzonte la sconfitta di Sédan. Un altro problema, sentito da Madre Lalìa per tutta la vita, fino ai suoi ultimi giorni, fu la conversione della Russia. Si può dire che lo spirito missionario ferveva nell'umile suora siciliana come in San Domenico, che desiderava andare a convertire i popoli non ancora cristiani e aspirava a morire martire per la fede.
Proprio durante la guerra del 1877 tra Russia e Turchia, che vede coalizzate contro la prima tutte le potenze europee, Madre Lalìa scrive allo Zar chiedendogli di concederle di aprire a Pietroburgo un collegio missionario per l'educazione delle fanciulle, come forma di apostolato. Può sembrare il sogno di una fantasia eccitata, ma Suor Antonia sente che quella è la sua missione, alla quale aspira e lavora sino alla fine della sua vita. Non essendovi potuta riuscire in vita, lascerà quel progetto alle sue figlie, come scopo della Congregazione di San Sisto. Varie generazioni di suore si trasmetteranno quel sogno, che finalmente sarà realizzato un secolo dopo, nel 1993, Altri sogni di dilatazione oltre Misimeri: entrata in contatto con il cardinale Lavigerie, apostolo dell'Africa, si dice pronta a partire per aprire una casa di missione a Tripoli. Non vi riesce. In contatto con il domenicano monsignor Del Corona, vescovo di San Miniato, vorrebbe persuaderlo a una fondazione missionaria in Toscana, dove però quel vescovo ha bisogno di suore per le sue opere locali, e ancora una volta Madre Lalìa deve rinunciare, ma non si arrende. Venuta a conoscere un altro domenicano, il P. Vannutelli, viaggiatore instancabile dell'Oriente, ne chiede la protezione. Nell'ardore della sua fede, sente il bisogno di consacrare se stessa e la sua famiglia spirituale alla riunione delle Chiese "dissidenti"- come si diceva in quel tempo - alla Chiesa di Roma.
Essa va ascritta nel novero dei pionieri in questo apostolato, che lasciò come ideale alle sue figlie. Per questo ottenne dall'Autorità Ecclesiastica di salire a Roma per fondarvi una nuova congregazione di finalità missionaria e, come si direbbe oggi, ecumenica. E anche su questa via si sarebbero mosse le sue figlie. A Roma fu consigliata e diretta da religiosi domenicani, tra i quali primeggia il P. Lepidi, Maestro del Sacro Palazzo, che la guidò nella  fondazione della Congregazione, nella preparazione delle suore per i tempi nuovi, nella accettazione dei sacrifici che le condizioni del momento imponevano a chi voleva operare per i santi ideali che la Provvidenza avrebbe fatto diventare realtà nel futuro.
Intanto Madre Lalìa riuniva e formava le suore, apriva le case in Italia (e una per l'apostolato tra gli insegnanti a Berna), pregava e soffriva conformandosi sempre più al Crocifisso. Dalla sua partecipazione alla Passione di Cristo nacque la Congregazione di San Sisto, che fin da bambina aveva sentito nominare da una voce misteriosa; nacquero le varie case; nacque tutta l'opera delle sue figlie in Italia, nell'America Latina, in Russia; nacque tutto quello che essa potè realizzare in vita, e anche dopo la morte, come in un momento di intuizione profetica aveva preannunciato: "Quando non ci sarò più, le mie opere fioriranno". Il prezzo, che essa dovette pagare per il futuro successo apostolico, fu molto alto.
Verso il 1909 cominciò a sentire o   presentire l'approssimarsi di un ciclone che poteva far crollare l'edificio da lei innalzato pietra su pietra. Venne infatti l'ora terribile vissuta anche da molti altri fondatori e fondatrici: l'ora del Calvario, che completa la conformazione a Cristo e porta
all'eroismo della santità. Madre Lalìa lo sa, capisce ciò che la Provvidenza ha disposto: lei deve sparire, perché la Congregazione, opera di Dio, frutto di preghiere e di lacrime, viva. Con l'aiuto dei suoi direttori spirituali e specialmente, negli ultimi anni, del canonico Annibale di Francia, oggi Beato, si offre a Dio quale ostia sacrificale.
Deposta da Superiora Generale della sua fondazione, prende la via dell'esilio, benedicendo e baciando la mano che la colpisce. Come madre, è lei che deve soffrire, morire, per salvare i figli.
Come Gesù! Essa dice: "morte a me, vita alla congregazione!" In una lettera al canonico Di Francia del 7 marzo 1913, scrive: "Mio dolce esilio, mia cara prigione, mio delizioso paradiso! Gesù è solo in questo sacro ciborio, io sono sola in questa amata cella, Lui forma ed è il mio paradiso; spero da questo paradiso di santa rassegnazione passare all'eterno riposo."
E lo raggiunge il 9 aprile 1914 in Ceglie Messapico, dove si era ritirata tra le consorelle, e dove venne sepolta. Ma il 22 luglio 1939 la sua salma torna trionfalmente a San Sisto Vecchio, nella tomba preparata per lei nel Capitolo dove San Domenico riuniva le monache da lui fondate e dirette.
Ě un fatto significativo: "la meschinella Lalìa", come essa si autodefiniva, così amante della povertà da affermare: "la povertà è la mia ricchezza", ora è onorata come Madre da tante Suore che a lei si ispirano e da lei imparano la via del Vangelo.
Lei, che tanto rispetto e affetto ebbe per i rappresentanti dell'Autorità ecclesiastica, ora li vede spesso riuniti intorno alla sua tomba, mentre nelle sedi competenti della Santa Sede si lavora per preparare il riconoscimento delle Sue virtù eroiche.
Nell'atmosfera di silenzio e di pietà del Capitolo, a tutti è reso più facile afferrare qualche raggio del mistero dei santi.


Le Suore di Sant’ Anna
Abbiamo sentito parlare delle suore di S. Anna già nel 1892, quando Bartolo Longo fece richiesta a Don Michele Rua, come si ricorderà, per avere a Pompei sei salesiane che facessero da maestre alle future suore di Pompei. Don Rua, non avendo questa disponibilità in quel momento, consigliò a Don Bartolo di rivolgersi alle suore che avevano fatto da maestre alle salesiane.
In effetti Bartolo Longo si trovò di fronte a queste solo nel 1895 per interessamento di suo cognato presso il Direttore del Carcere di Salerno, Antonio Gianpietri. Il progetto fu discusso e fallì nell’arco di qualche mese.
Questi i fatti: tra maggio e giugno del 1895, il Sig. Gianpietri fece da tramite per far arrivare a Valle di Pompei le suore di S. Anna che erano già presenti  presso il carcere di Salerno. A queste Bartolo Longo aveva donato arredi per la loro cappella mostrando così attenzione ed anche solidarietà per il lavoro che svolgevano presso quella casa di pena.
Evidentemente, quello che determinò il fallimento di ogni progetto fu il modo con cui il Gianpietri dovette condurre la cosa. Egli si mostrò particolarmente interessato alla iniziativa, al punto di volerla concludere, quasi senza possibilità di scelta da parte dei Fondatori.

Infatti, l’arco di tempo che interessa questo stralcio di storia va da maggio a giugno 1895.
L’episodio fece nascere anche qualche frainteso fra Roma e Pompei, tant’è che Mons. Carcani si rivolse in tono quasi di rimprovero , a Don Bartolo, perché non aveva fatto sapere la decisione al Delegato Pontificio, il Card. La Valletta. E quest’ultimo, perciò, sembra si fosse risentito d’essere stato posto di fronte al fatto compiuto.
In realtà le cose non andarono così, lo spiegò Don Bartolo in una lettera indirizzata al Vicario di S. Em.za e datata 17 giugno 1895.
A Bartolo Longo il Sig, Gianpietri presentò, in occasione della festa del 23 maggio, le suore di S. Anna. Successivamente, i fondatori si portarono a Salerno per esporre nei dettagli le esigenze di progetto e saperne di più sulle suore. Avvenne così che si disponesse la venuta di una suora da Bari che avrebbe osservato, in segreto, per tre giorni, la situazione pompeiana. Subito seguì, il 15 giugno, il ritorno di Gianpietri insieme a due suore con il progetto e una ingiustificabile premura all’accettazione.
La cosa meravigliò la Contessa e Padre Sisto i quali presero tempo dicendo che avrebbero dovuto sentire il parere del Card. Raffaele Monaco La Valletta.
Nel frattempo, non potendolo impedire, alcune di quelle suore dovettero andare a Roma e raccontare il fatto come era avvenuto, creando, appunto il risentimento dell’ Em.mo Cardinale.
Dunque la fretta ed il frainteso dovettero allarmare i Fondatori.
In questo stesso periodo Bartolo Longo, in una lettera del 7 settembre del 1904, faceva esplicita richiesta al Card. Monaco La Valletta, di Suor Maria Gambigliani Zoccoli, Domenicana di Fabriano, per averla come Maestra delle novizie onde aprire un Noviziato a Valle di Pompei, avendo oltre quaranta giovanette che intendevano consacrarsi al Signore e restare a servizio del Santuario pompeiano.  
La figura di questa suora è sempre presente in Bartolo Longo che fece molti voti per averla a Pompei.  Era una sua aspirazione  che coltivava da anni.


Il 1896: un anno storico
"Volendosi fondare nell'Orfanotrofio della Vergine del Rosario un Noviziato di Domenicani del Terz'Ordine Regolare, prego V. P. di compiacersi, scegliere, e mandare due o tre Suore che abbiano la idoneità d'infondere lo spirito della virtù di S. Domenico nelle giovani alunne e dirigere quel nascente Istituto Religioso"
Era l’anno 1896 e i vari tentativi di ottenere suore appartenenti a Congregazioni religiose che potessero assolvere al compito di formare suore di Pompei, erano falliti.
Bartolo Longo intensificò i rapporti epistolari con i Domenicani e, in particolare, con il M° Generale,
Padre Andrea Frühwirth
Padre Andrea Frühwirth. Nacque in Austria il 21 agosto 1845 e morì a Roma il 9 febbraio 1933.  Maestro Generale dell’Ordine dei Domenicani (1891) al quale fece pervenire una lettera in cui chiedeva, oltre un Padre ed un Converso (sacrestano), anche delle Suore degne di Santa Caterina da Siena.
A questo scritto, datato 12 aprile, non seguì risposta, tant'è che al 7 giugno nulla risulta concluso, anzi, il M° Generale prendeva ancora tempo motivando il ritardo con la difficoltà di scegliere al meglio i soggetti da destinare a Valle di Pompei per il buon esito del progetto dell’Avvocato e della Contessa.
Effettivamente vi fu un ritardo che risultò, poi, dovuto solo alla scelta delle due Suore, queste ultime, contattate nel Monastero di Marino, erano entrambe bolognesi e si aspettava solo il permesso della S. Sede.
La loro biografia fu mandata a Bartolo Longo il quale non volle esprimere pareri rimettendosi alla decisione del Superiore dei Domenicani.
Tuttavia, anche questa volta, rinnovò la richiesta di avere Sr. M. Agnese Gambigliani a Pompei, Suora tanto raccomandata anche da P. Lombardo e tanto difficile da spostare dal suo Monastero di Fabriano.
Intanto il 14 luglio di quest’anno 1896, morì il Card. La Valletta e fu nominato come Delegato Pontificio il Card. Camillo Mazzella che fece il suo ingresso a Pompei il 15 settembre del 1896. Vi fu una breve esitazione a riguardo della nomina del Vicario del Cardinale; infatti dovette intervenire Bartolo Longo per sollecitare la conferma dell’ ottimo Mons. Carcani, del quale i Fondatori si dichiaravano affezionati devoti.

E così: “ nei primi del mese di novembre 1896 venne a Marino il Rev.mo Padre Frühwirth per esporre quanto segue: <<Il Santo Padre Leone XIII ad istanza del Sig. Bartolo Longo, fondatore delle opere di Pompei, richiedeva la formazione delle Terziarie preposte alla direzione del Santuario e alla educazione delle Orfanelle, alcune religiose claustrali, affinchè fossero formate secondo lo spirito del Second'Ordine.

Nel nostro Monastero essendovi una religiosa, Suor Maria della Beata Diana, al secolo Virginia Pazzaglia che per anni aveva diretto il Conservatorio di S. Croce e Carmine a Bologna, il Rev.mo Generale la domandò come Priora e per compagna doveva essere la Novizia Suor Maria Giacinta del SS. Rosario, al secolo Giannina Ricci Cubastro; ma un grave malore impedì alla medesima di fare la professione e se ne dovette tornare al secolo.
Fu supplita da Suor Maria Bacchini del Monastero della SS. Annunziata che era stata  incorporata
nel nostro Monastero, per espletare  l’ ufficio di sindaca e la conversa Emilia del S. Cuore di Gesù, al secolo Caterina Pallucca.
Radunato il Consiglio, il Rev.mo Padre Maestro Generale ebbe l’approvazione di quanto domandava; le suddette tre religiose partirono il 24 novembre 1896 accompagnate dalla Signora Contessa Bruno, terziaria domenicana e dal confessore del Monastero, Padre Damiano Borgogno.
E così, finalmente la sera del martedì, 24 novembre, giunsero a Valle di Pompei le tre suore provenienti dal Monastero di Marino.
Il giorno successivo "presero possesso dell’ Orfanotrofio per la nuova carica loro affidata, e fummo  presenti noi, P. Cormier e P. Rossi.
Tutto procedette benissimo – continua la lettera di Bartolo Longo inviata a Mons. Carcani – e prevediamo i migliori successi per la schiera che si consacra a Dio”.
Anche il Maestro Generale, Padre Andrea  Frühwirth fu informato dell’arrivo delle Suore e già si affrontavano le prime difficoltà per ben organizzare la nascente fondazione.
Il 30 novembre di quell’anno 1896 anche Padre Lombardo, che aveva raccomandato la venuta di Suor Maria Agnese, fu informato dell’arrivo dei Domenicani a Pompei.
Successivamente giunse a Valle di Pompei anche Sr. Maria Filomena Fiore che fu Maestra delle novizie.
Facendo un sommario bilancio si può affermare che a Pompei vi erano solo domenicani, dai Padri spirituali al Rettore del Santuario, alle Suore, ai laici addetti ai lavori di sacrestia.
Ma, sembra proprio che non poteva fare a meno di Suor Maria Agnese; Bartolo Longo lo mette in evidenza allorquando intensificò la corrispondenza con il M° Generale dei Domenicani e il Card. Mazzella per far in modo che la Suora giungesse a Pompei.
Ma, la venuta di Suor Maria Agnese era così lunga e difficile ad attuarsi; varie esigenze impedivano il suo allontanamento da Monastero di Fabriano.


Il Monastero del SS. Rosario di Marino
Come si poteva non fare a meno di fare un cenno sul Monastero da cui provennero le prime tre Madri, maestre e formatrici delle Figlie del Rosario di Pompei?
(Due le fonti a cui si è attinto: la prima l'Archivio delle Suore domenicane del "SS.Rosario" che trovasi, appunto, in Marino (Roma), questo per qualche documento di epoca più remota; la seconda fonte, è il testo di P. Enrico De Cillis O.P., che è una guida storica del Monastero e della Chiesa. Si tratta di un prezioso opuscolo si è stralciato, in particolare, le notizie storiche appena necessarie ad inquadrare il Monastero nel contesto temporale).
Marino Laziale è la città di provenienza delle tre Suore che giunsero a Valle di Pompei la sera del 24 novembre del 1896; essa è distante 24 chilometri da Roma e vi si trova un “Monastero delle Claustrali Domenicane dedicato alla Vergine del Rosario, nel cui corpo è inserito un autentico gioiello d’ arte rinascimentale, la chiesa forse più bella di tutti i Castelli Romani”. (31, De Cillis E.).
Il Monastero è inserito in un contesto di strutture mediovali nel quale, tutt' oggi, si respira quell’antico sapore di borgo. Anche chi non è mai stato nei luoghi descritti dall’Autore della piccola guida, leggendo la trascrizione della collocazione del Monastero e dei suoi dintorni, riesce a godere per “il grande silenzio, la quiete non disturbata minimamente dalla vicina città di Roma”.
Dunque non vi sarebbe stato luogo più adatto di quella amena collina marinese  per ubicarvi una casa per claustrali domenicane.
Fu così che “una serie di edifici, per lo più cantine, stalle e abitazioni contadine, di proprietà di Ferdinando Leoncelli “furono comprati da Lorenzo Onofrio Colonna per essere trasformati in un Monastero.
Questo era il desiderio della Sorella Antonia già Suor Isabella – monaca domenicana del Monastero dei SS. Domenico e S. Sisto in Roma – decisa a fondare in Marino un nuovo Monastero.
Suor Isabella era nata il 22 marzo 1634 da Marcantonio Colonna, Principe Gran-Contestabile del regno di Napoli e dalla Nobildonna siciliana Isabella Gioeni e della quale tutto si pensava in gioventù tranne che potesse diventare suora.
Ella, invece, dovendo seguire un tirocinio educativo come era costume del tempo, rimase colpita dalla vita di quelle claustrali sino a sentirne forte attrattiva. Lasciò ogni cosa e si ritirò nel citato Monastero dei santi Sisto e Domenico a Roma, prese l’abito delle Claustrali Domenicane il 20 aprile del 1649.
La sua scelta fu veramente convinta al punto di ritenere che, per vivere meglio lo stato di povertà, avrebbe dovuto costruire un ambiente finalizzato allo scopo. Ottenne nel 1675, l’8 maggio, il Breve del Papa Clemente X nel quale si sanciva la fondazione del nuovo Monastero.
“E certamente si lavorò alacremente se appena un anno dopo, il 22 settembre 1676, il Monastero del SS. Rosario era già pronto per essere inaugurato con l’ingresso solenne della nuova comunità”.
L’anno successivo subì ulteriori ampliamenti con la sopraelevazione di un altro piano.
Anche la Chiesa del 1712 venne ricostruita, divenne più ampia e, come avvenne per i primi lavori di riattrazione della struttura a Monastero, fu pronta per essere consacrata già il 30 aprile del 1713.
L’altare maggiore, ovviamente, fu dedicato alla vergine Santissima del Rosario, mentre i due altari laterali a S. Giuseppe e al Crocifisso.
Ricca di quadri e di stucchi a buon ragione, la chiesa viene definita “L'unico - pezzo – ricco e veramente raro esistente nel Monastero”.

                                                                                              

Nasce la Congregazione
Il 1896 volge al termine.

É stato un anno intenso per preparare quanto necessario a dare vita alla nuova fondazione.
Dopo appena un mese di lavoro che avevano svolto le suore già si cominciarono a registrare i primi risultati. Anche una delle suore che sembrava più debole si impegnò con tutte le sue forze e diede
prova della sua grande carica di carità, nell’infermeria.
Assisteva le inferme con amorevole cura e attendeva all’economia dell’Opera con la massima esattezza.
Intanto è necessario completare la storia della Suora Gambigliani, facendo un salto nel tempo e vedere cosa successe qualche anno dopo.
Attingendo al dattiloscritto della Storia della Congregazione leggiamo:
“Il 3 luglio del 1889 anche Suor Domenica Bacchini, per motivi di salute, faceva  ritorno a Marino; restavano a Pompei solo due Suore: la Superiora Madre Rosaria a direzione delle Opere e la Madre Filomena come Maestra delle Novizie”.
Il bisogno, perciò, di un aiuto per la sorveglianza e custodia dell’Opera che andava crescendo, risvegliava in Bartolo Longo il desiderio di avere a Pompei Suor Agnese Gambigliani,- Zoccoli; ciò specialmente dopo il temporaneo allontanamento della Madre Rosaria per il suo ritorno a Marino, avvenuto il 15 giugno del 1903.
Dal Rescritto per il trasferimento di Suor Agnese da Fabriano a Valle di Pompei vediamo che, in data 16 settembre del 1903, a firma del Card. Ferrata, Prefetto, vi era una delega della Sacra Congregazione all’Arcivescovo di Napoli, Card. Prisco, perché lui decidesse circa l’opportunità di concedere alla Suora il passaggio a Pompei.
Finalmente, ella giunse a Pompei il 24 ottobre 1903 e fu messa al governo della Comunità. Ma, come aveva previsto con la sua serena ed illuminata saggezza Padre Cormier, ella, che pure era dotata di rara virtù, non si mostrò del tutto atta al governo.
Ritornata nel dicembre del 1903 la Madre Rosaria, fu rimessa al governo che tenne, con saggezza e prudenza, fino alla sua morte. Ciò per desiderio e con il beneplacito di Mons. Cecchini, Rettore del Santuario a cui successe Padre Giacinto La Camera.
Ma, ritorniamo al 1897; una delle prime lettere che verrà presa in esame per aprire la storia di quest’anno, è datata 7 marzo e fu inviata alla Superiora dell’ Orfanotrofio da Mons. Carcani.
Il documento è importante perché in esso vengono definiti compiti e poteri della Superiora.

Una delle prime lettere che verrà presa in esame è datata
Il documento è importante perché in esso vengono definiti compiti e poteri della Superiora.
Il senso di questa lettera fa capire che si era presentato qualche conflitto di competenza, cosa ovvia, considerando la problematica connessa al sostentamento e alla gestione di una struttura come quella dell'Opera Pompeiana.
Intanto quest’ anno è particolarmente importante poiché cominciarono i preparativi per la fondazione del Noviziato, il Convento e quanto altro occorreva per la fondazione della Congregazione.
Come annunciato al Card. Mazzella, Bartolo Longo, scrisse al Maestro Generale per invitarlo a venire a Pompei per "Dar sistema all'Orfanotrofio, all'Ospizio per i Figli dei Carcerati ed a quanto riguarda il Santuario.
Sarà questo il momento opportuno di cominciare la fondazione del Conventino per le 5 suore; ed occorrerà che V. P. unitamente al Rev. P. Cormier si trovino qui in Valle con il Cardinale per assistere a detta fondazione ed attuare ogni cosa.
... In nome di Dio cominciamo a gittar le basi di questa novella casa delle Figlie del 3° Ordine di S. Domenico, discepole ed emulatrici della cara Maestra S. Caterina da Sieda".
Dal maggio all’ inizio di agosto non esistono documenti, fino al 6 agosto del 1897, quando Bartolo Longo scrisse al Padre Giacinto Cormier per comunicargli che sarebbe andato dal Card. Mazzella.
Conoscendo il carattere di Bartolo Longo, si capisce che egli volle risolvere di persona certi problemi, recandosi a Roma dal Card. Mazzella al quale dovette consegnare la richiesta della fondazione della Congregazione. Infatti, la "supplica" porta la data del 4 agosto, così come si vedrà riportato nei testi integrali dei documenti istitutivi.
Queste le date, in sintesi, delle tappe più significative dell’ iter burocratico della fondazione:
4 agosto 1897 Supplica e firma dei coniugi Bartolo Longo e Contessa De Fusco diretta al Card. Camillo Mazzella per la erezione canonica della Congregazione.
22 agosto 1897 Patente di aggregazione della Casa Religiosa delle Figlie del Rosario di Pompei all’ Ordine Domenicano – a firma del Maestro Generale Padre Andrea Frühwirth.
25 agosto 1897 Decreto dell’ E.mo Card. Camillo Mazzella per la erezione canonica della Congregazione – a firma dello stesso Cardinale e concessione del Vicario del Maestro Generale dei Predicatori alle alunne Figlie del Rosario di Pompei che qualunque sacerdote può ammetterle all’ abito ed alla professione – a firma di Fr. Giacinto Cormier.
26 agosto 1897 Supplica dei Coniugi Longo per l’ apertura di un Noviziato e il Decreto del Card. Camillo Mazzella per la fondazione Suore “Figlie del Rosario di Pompei”.
Ma, subito dopo l’istituzione della Congregazione, non mancarono i problemi ed anche qualche frainteso.
In particolare, lo stesso Padre Frühwirth, in ottobre lamenta la mancanza di: “un cenno in iscritto, dell’autorità ecclesiastica competente, circa il modo, le condizioni e i termini in cui venne stipulata la erezione formale di questo Monastero.
Le difficoltà erano connesse alle Costituzioni delle Suore Figlie del S. Rosario. S. Em. Mazzarella era protettore delle Terziarie d’America alle cui Regole ci si sarebbe dovuto ispirare ed attenere. Almeno nella prima fase di nascita della Congregazione. Dette Regole, evidentemente, non erano facilmente applicabili alle Suore di Marino e c’era il pericolo che sarebbe nata qualche intolleranza non certo produttiva. Tuttavia, Bartolo Longo dichiara un’assoluta disponibilità ad accettare ogni condizione purché la cosa vada avanti.
D’altra parte, questo non era l’unico ostacolo, per quanto il più problematico; infatti, come si può
dedurre dalla lettura del nutrito carteggio relativo al periodo ottobre – dicembre dell’anno in questione, vi furono molte divergenze di idee, sia per l’abito, sia per le doti.
Il periodo fu decisamente difficile. Eppure si erano superati ostacoli ben più grossi ed ora, che la Congregazione era una realtà, nascevano problemi apparentemente insormontabili. Bartolo Longo era un uomo d’azione, non si fermava davanti ad alcuna difficoltà e quando una decisione dipendeva economicamente da altri e perciò tardava a concretizzarsi, autonomamente ed a sue spese, realizzava l’opera. D’altra parte, non amava perdere, così come aveva appreso alla scuola di un santo consigliere, il Padre Emanuele Ribera.
Ma, a dire il vero, pur se la nascita e la costituzione di una di una Congregazione di Suore non sono certamente paragonabili alla costruzione di un edificio, nel senso materiale della parola, possono senz’altro essere messe a confronto con le altre Opere da lui fondate.
Questa considerazione non è una critica alla burocrazia ecclesiastica del tempo, vuole solo mettere in evidenza la convinzione che il Nostro aveva del suo progetto, al punto che era disponibile a piegare anche il suo forte carattere ed accettare quanto gli si imponeva pur di fare il bene dell’ Opera Pompeiana.
Chiunque altro avrebbe da tempo abbandonato l’impresa, tanto più che vi furono dei periodi in cui era messa a dura prova la sua resistenza tanto che scrisse al Rev. Maestro Generale il 6 dicembre per differire, questa volta lui, l’apertura del Noviziato, per lo stato di confusione mentale in cui era caduto.
Poi si sentì deciso quindi ad aprire al più presto il Noviziato delle terziarie Domenicane con l’abito bianco che voleva il Cardinale.

In pari data, Bartolo Longo scrisse pure a Mons. Carcani una lettera dai toni decisi esaltando il buon Padre Leone il cui ruolo nella grande iniziativa longhiana, non va trascurato.
Lo scritto metteva in chiaro certe condizioni e, in qualche punto, emerge comunque che, al di là di qualche nota formale, la fondazione doveva farsi perché era volontà di Dio, quindi, indipendentemente dall’abito bianco o nero e dalla questione della dote sollevata dal cardinale.
Intanto non mancavano le vocazioni.
Già dall’agosto del 1897, una delle sorelle Albano, Teresa, espresse al commendatore la sua ferma volontà di entrare nel Noviziato. Anzi, la lettera è una supplica affinché Lui, ricordandosi dei tredici anni trascorsi da lei e da sua sorella Carmela a servizio dell’Opera Pompeiana, ne avesse valutato il caso di ammetterla alla vita consacrata.
E le domande di ammissione giunsero numerose; alla fine dell’anno 1897, le aspiranti allo statoreligioso erano già quattordici.        

                                                         

Supplica dei coniugi Bartolo Longo e Contessa De Fusco Longo

all'Eminentissimo Cardinale Mazzella, il Vicario del Sommo Pontefice per il Santuario di Pompei, per la Erezione Canonica della Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei, Suore del Terzo Ordine di San Domenico.
Eminenza Reverendissima,
i sottoscritti, coniugi Comm. Bartolo Longo e Contessa Marianna De Fusco, fin dal 1885, avevano aperto delle scuole gratuite per le fanciulle pompeiane, e pel catechismo festivo ad ammaestrare nella religione e nella pietà questo nascente popolo della Nuova Pompei, che era quasi abbandonato e che si andava ogni di più raggruppando intorno al santuario della Vergine SS del Rosario. Ed avendo anche impiantato la Tipografia con la pubblicazione del Periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” aprirono sale per arti e mestieri, in cui facevano esercitare i fanciulli pompeiani.

Volendo essi ancora aprire gli “Asili Infantili” pei bambini e le bambine pompeiane, a fondare un Orfanotrofio per bambine povere ed abbandonate d’ogni paese, si adoperarono ad avere in Valle di Pompei delle Suore Terziarie Domenicane insegnanti.
Onde il sottoscritto Bartolo Longo si recò dapprima a Genova ove le medesime Suore prestavano il pietoso ufficio di assistere i malati a domicilio; poi a Torino ove le dette Suore reggevano Scuole esterne ed Asili Infantili, ed infine a Bologna ove esse avevano scuole e Casa Centrale. E ciò nell’intendimento di affidare ad un Istituto religioso del Rosario del Terz’Ordine del Rosario, a cui i Fondatori appartengono, per ottenere la perpetuità delle Opere che essi hanno fondato e che potrebbero ancora fondare in questa Valle di Pompei; e per aver essi fondatori un braccio ed un aiuto potente nel dirigere le varie Opere qui intraprese.
Ma il Signore non permise allora l’attuazione dei loro disegni, perché voleva tutt’altro. Difatti, nel Maggio 1891, epoca della consacrazione di questo Santuario, avendo i sottoscritti coniugi Longo invitato trentatré primari oratori d’Italia, scelti tra i Cardinali, Vescovi e tra i principali Ordini religiosi, pei trentatré giorni che durò la festa della Dedicazione; per consiglio dei santi Vescovi, tra cui Mons. Manacorda Vescovo di Fossano di santa memoria, vennero nella determinazione di fondare presso il Santuario, che nel mondo è unico nel suo genere, una Casa Religiosa tutta propria del Santuario e opportuna alle varie opere di beneficenza sorte sotto il manto della Vergine di Pompei.
Questa Famiglia Religiosa doveva rispondere ai bisogni del popolo, che cresce ogni giorno di più, e che tutt’ora resta privo d’istruzione o di educazione.
A fianco ad un Santuario mondiale e primario era conveniente che sorgesse una Casa Religiosa Madre e non filiale di altre case religiose altrove esistenti.
Pertanto, con l’aiuto della Madonna e con i paterni ed autorevoli uffici del compianto Cardinale Raffaele Monaco La valletta, primo Vicario del Sommo Pontefice per questo Santuario, furono iniziate delle pratiche col Reverendissimo Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, P. M. Fr. Andrea Frühwirth; acciocchè, seguitando l’esempio dato da Mons. Ghelardi Vescovo di Mandovì, con permesso della Santa Sede, tre Suore del Secondo Ordine di S. Domenico lasciassero temporaneamente i loro monasteri e venissero a valle di Pompei ad informare nello spirito religioso dell’Ordine l’animo di quelle giovani maestre ed Orfanelle, che qui vivevano sotto il manto materno della Vergine del Rosario e che davano segni certi di vocazione religiosa, per divenire le prime Suore regolari appartenenti al Terz’Ordine della Penitenza di S. Domenico, ma con “titolo” e con “ministeri di ufficii” tutti propri che le distinguessero dalle tre congregazioni del Terzo Ordine esistenti in Francia, in Italia ed anche nelle Americhe.
Il titolo sarebbe stato quello di
“Figlie del Rosario di Pompei” perché queste sono chiamate con particolar vocazione ad amare e servire e glorificare così buona Madre nella stessa sua casa, nel luogo medesimo dei suoi prodigi, come altrettante “figlie” che convivono con la propria “Madre”, poste a custodia della casa di Lei, a servizio del Tempio e Lei dedicato.
Gli Uffici
Gli uffici del loro ministero di carità sarebbero vari, ma tutti “opportuni alle varie opere di carità e di beneficenza” dai sottoscritti già iniziate in questa Valle, cioè:
La cura, l’educazione e l’istruzione delle Orfanelle di qualsiasi paese e nazione, che la Regina delle Vittorie ha dimostrato coi suoi miracoli voler proteggere singolarmente in questo luogo.
La cura e la manutenzione degli arredi sacri del Santuario.
La L’assistenza e l’istruzione religiosa e civile delle fanciulle del popolo pompeiano, tanto con le scuole gratuite, quanto col Catechismo festivo.
L’assistenza, la nettezza e la zuppa ai bambini degli Asili Infantili.
L’incarico di preparare il vitto ai Sacerdoti residenti nella canonica del Santuario e dei Sacerdoti avventizii.
Prestare assistenza spirituale e materiale alle giovanette di civile condizione, che accolte nei locali dell’Orfanotrofio si apparecchiano alla loro Prima Comunione nel Santuario, con un corso di spirituali esercizi.
Infine a conservare, perfezionare e perpetuare tutte le altre opere di pietà religiosa e di carità cristiana, che i sottoscritti avevano, col singolare aiuto della Vergine di Pompei, introdotte in questa sua Valle di predilezione.
Quando i sottoscritti erano sul punto di conseguire i loro pii intendimenti, che costarono anni di studii, di desiderii, di prove, piacque al Signore, ai 14 Luglio del 1896, chiamare all’eterna
ricompensa il Cardinal Monaco La Valletta.
L’amore paterno e provvido del grande Pontefice Leone XIII, Signore e Padrone di questo insigne Santuario di Pompei, si rivolse allora, con nostro indefinibile giubilo, alla veneranda persona dell’Eminenza Vostra Rev.ma, che devotissima sempre si era dimostrata da tanti anni sia per la Vergine taumaturga di Pompei, sia per le Opere di beneficenza che a Lei fanno corona; e si piacque surrogarla al compianto Cardinal Monaco La Valletta nell’alto Ufficio di “suo Vicario per questo Suo insigne Santuario” nel giorno precisamente in cui l’Eminenza Vostra si degnava festeggiare in questa Valle, coi fanciulli e le Orfanelle della Madonna, l’Apostolo S. Bartolomeo.
Onde, riprese le trattative col Rev.mo Maestro Generale dei Predicatori, si ottennero finalmente, nel Novembre di quel medesimo anno 1896, le tre Suore del Secondo Ordine, scelte dal P. Generale dal Convento di Marino.
Esse furono: Suor Maria Rosaria della Beata Diana, nel secolo Virginia Pazzaglia, con l’Ufficio di Superiora; Suor Maria Domenica come compagna della Superiora, ed una Conversa a nome Suor Emilia.
Ora, essendo i fondatori contenti delle Suore e segnatamente della Madre Superiora, che ha dato prove di sue virtù non comuni di abnegazione e di fortezza, non disgiunte da umiltà, da pazienza e da mansuetudine; ed essendo parecchie domande di giovani che han mostrato segno di certa vocazione religiosa; i sottoscritti supplicano l’Em. za Vostra  Rev. ma che voglia degnarsi di erigere canonicamente nell’Orfanotrofio della Vergine del Rosario di Pompei sotto la Regola del Terzo Ordine della Penitenza di S. Domenico, ma con Statuti speciali opportuni ai loro ministeri di carità, secondo i bisogni di questo luogo, di questo Santuario e di questo popolo. E prostrati al bacio della Sacra Porpora domandano la Santa Benedizione.
                                            Valle di Pompei, nel giorno della Festa di S. Domenico, 4 Agosto 1897

A Sua Eminenza Reverendissima
Il Cardinale Camillo Mazzella S.I.
Vicario del S. P. Leone XIII
pel Santuario di Pompei      
                                                                                               Contessa Marianna De Fusco
                                                                                                 Comm. Avv. Bartolo Longo


Decreto dell’ E. Mo Cardinal Mazzella

Per la Erezione Canonica della Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei Suore del Terz’Ordine di S. Domenico.
Visis praecibus Nobis porrectis a Commendatore Bartholomaeo Longo eisque Consorte Comitissa De Fusco, atque omnibus et singulis rerum adiunctis in casu occurrentibus mature perpensis, auctoritate qua fungimur in Santuario Santissimi Rosarii in Valle di Pompei, Congregationem Regularem Sororum Tertii Ordinis Sancti Dominaci sub titulo “Figlie del Rosario di Pompei” pro instituendis Puellis in Orphanotrophio eidem adnexo, aliisque ministeriis in propriis Statutis determinandis, Canonice erigimus, ac Canonice erectam declaramus.
Eamdem vero Congregationem Nobis ac Successoribus Nostris pro tempore subiectam volumus ac declaramus ad tramitem Constitutionis “Quaecumque” Clementis Octavi datae die septimo Decembris 1604.
Decernimus in super ut Director Spiritualis sit sempre a Nobis Nostrisque Successoribus pro tempore designandus.
In reliquis serventur Constitutiones, nec nonpraefatae Congregationis Regular;  reservata tamen Nobis facultate Statuta propria conficiendi aut modificandi pro opportunitate specialis operas cui Sorores hic intendunt.
Datum in Valle Pompei die 25 Augusti 1897.
                                                                                           
C. Card. Mazzella
                                                         Ep. Proenestin Vicarius S. Pontificis pro Santuario Pompeiano.

Versione del Decreto
Vista la domanda a Noi presentata dal Commendatore Bartolo Longo e dalla sua consorte Contessa De Fusco, e attentamente esaminati tutti i casi e circostanze particolari, in virtù dell’autorità da Noi esercitata sul Santuario del SS. Rosario in Valle di Pompei; eregiamo e dichiariamo canonicamente eretta la Congregazione Regolare delle Suore del Terzo Ordine di S. Domenico sotto il titolo di Figlie del Rosario di Pompei, destinate all’educazione delle fanciulle dell’Orfanotrofio ivi annesso, e all’esercizio degli altri ministeri determinati dai propri statuti.
Vogliamo poi e dichiariamo che la medesima Congregazione sia soggetta a Noi e ai Nostri Successori a norma della Costituzione “Quaecumque” di Clemente VIII in data del dì 7 Dicembre 1604.
Decretiamo inoltre che il Direttore Spirituale sia sempre designato da Noi e dai Nostri successori.
Nelle altre cose si osservino le Costituzioni e le Regole della sopradetta Congregazione, rimanendo riservata a Noi la facoltà di fare o modificare gli Statuti propri secondo l’opportunità dell’opera speciale alla quale attendono le suddette Suore.
Valle di Pompei, il 25 Agosto 1897.
                                                                               
C. Card. Mazzella
                                                                              Vescovo di Palestrina
                                                                          Vicario del Sommo Pontefice
                                                                              Pel Santuario di Pompei


Patente di aggregazione della Casa Religiosa delle Figlie del Rosario di Pompei all’Ordine Domenicano e partecipazione di tutti i privilegi, le grazie e i diritti del medesimo Ordine, rilasciata del Rev.mo P. M. Fr. Andrea Frühwirth, Maestro Generale dei Predicatori.
In Nomine Domini. Amen.
Nessuno ignora che il Patriarca S. Domenico, glorioso difensore della fede cattolica e glorioso atleta di N. S. Gesù tutto inteso a distruggere la pestilenziale eresia e a combattere l’insidioso nemico interno delle anime nostre con lo spirito di orazione e di penitenza, mosso da divina ispirazione, innestò sul tronco dell’Ordine dei Predicatori il ramo di un nuovo pio Sodalizio che fu detto – Il Terz’Ordine ora della Penitenza, ora della Milizia di Gesù Cristo.
Approvato da molti Sommi Pontefici, arricchito da innumerevoli sante Indulgenze, il novello Istituto si cattivò ben tosto l’amore di un immenso numero di seguaci del Nostro Divin Redentore, chiari per la santità della loro vita; fra’ quali si resero celebri una Santa Caterina da Siena, Sposa diletta di Gesù Crocifisso, e una Santa Rosa da Lima, primo fiore e modello di spiccata santità nell’America Meridionale.
Non è pertanto a meravigliare se i nostri diletti Figli, il Sig. Avv. Bartolo Longo e la sua degna consorte Contessa Marianna De Fusco, non contenti d’aver dato il proprio nome al nostro Terz’Ordine della Penitenza vennero eziandio nel pietoso disegno di erigere a piè del Santuario una Casa che, fornita di una conveniente dotazione, servisse a raccogliere quelle anime al devoto senso spettanti, che distaccate dal mondo e attratte all’amo della Croce, cercano ansiosamente un asilo, in cui sotto la protezione della Madonna del SS. Rosario, sotto le insegne del Patriarca S. Domenico e dietro le orme delle inclite Vergini summentovate, sia loro dato di seguirne le nobili gesta in una vita tutta nascosta in Dio con Gesù Cristo.
Ora noi, che chiamati alla volontà di Dio a reggere le sorti dell’intiero Ordine Gusmano, nulla più amiamo che di vedere i rami di questo caro Istituto espandersi e diffondersi tra i fedeli, non possiamo (fare) a meno che congratularci con i sullodati Signori; benedire con tutta la effusione dell’animo la loro generosa profferta, e cooperare per parte Nostra a che il loro disegno sia pienamente attuato.
Non è pertanto senza indicibile gioia del Nostro cuore che Noi concediamo al nostro Rev.mo P. M. Procuratore Generale Fra Giacinto M. Cormier la facoltà di accettare, a Nome Nostro, la detta fondazione e contribuire efficacemente, per quanto è consentito dall’Autorità Nostra, alla perfetta erezione canonica di essa, dichiarando il Monastero del Rosario di Pompei aggregato all’Ordine Nostro e munito di tutti i privilegi, grazie e diritti di cui sogliono godere siffatti Monasteri canonicamente eretti e legittimamente all’Ordine aggregati.
Facciamo poi voti e voti ardentissimi perché la novella Comunità delle nostre Suore Terziarie della Valle di Pompei, posta lì quasi a guardia d’onore della Regina del Cielo cotanto venerata in cotesto Santuario, sia sempre diligente e fedele nella regolare osservanza, assidua nello Spirito di orazione, edificante nelle sue relazioni col prossimo e fervente in ogni opera di Carità richiesta o acconsentita dalla professione religiosa; sì che la sua conversazione del tutto celeste, possa essere una permanente benedizione di Dio per la Chiesa, per l’Ordine nostro, e per le Egregie Persone Benefattrici che furono per essa l’avventurato istrumento della Divina Provvidenza.
Roma, Via S. Sebastiano N. 10, lì 22 Agosto 1897, festa del glorioso S. Gioacchino.

                                                      Fr. Andrea Frühwirth - Maestro Generale dei Predicatori


Concessione del Vicario del M. Generale dei Predicatori, Fr. Giacinto M. Cormier per poter le Figlie del Rosario di Pompei esser ricevute all’abito ed alla Professione religiosa da qualunque Sacerdote delegato dall’Eminentissimo Cardinal Vicario.
Vigore Facultatum quae supra, non solum declaramus Congregationem Regularem Sirirum Terti Ordinis S. Dominaci sub titulo”Figlie del Rosario di Pompei” ab E.mo et R.mo D. Cardinali Mazzella in Santuario de Valle Pompei erectam, omnium gratiarum et bonorum Spiritualium quae Tertiariis Dominicanis collegialiter viventibus competunt participem fieri, in quantum dicta participatio seu communicatio a Magistero Ordinis Praedicatorum dependet; sed volumus et concedimus ut quicumque Sacerdos regulariter ab E.mo Cardinali Vicario Sanctuarii pro tempore esistente delegatus, alumnas ad habitum vel professionem in caudata Congregatione receperit, easdem, ipso facto, ad habitum vel ProfessionemTertii Ordinis valide et canonice recipiat, perinde ac si requisitas facultates a Magistero Ord. Praed. Pro tempore esistente personaliter et nominatim recepisset. In quorum fidem datum in Valle Pompei, die 25 Augusti, S. Apostolo Bartholomaeo dicata. Anni Domini 1897.
                                                                                             
Fr. Hyacinthus M. Cormier
                                                              R.mi P. Gen. Lis Vices Gerens.

Versione
In vigore delle facoltà sopraddette non solo dichiariamo che la Congregazione Regolare delle Suore del Terzo Ordine di S. Domenico dette le Figlie del Rosario di Pompei, eretta dall’E.mo e Rev.mo C. Cardinal Mazzella nel Santuario di Valle di Pompei diventi partecipe di tutte le grazie e beni spirituali che appartengono alle Terziarie Domenicane che vivono in comune, per quanto la detta partecipazione e comunicazione dipende dal Maestro Generale dell’Ordine dei Padri Predicatori; ma vogliamo e concediamo che qualunque Sacerdote regolarmente delegato dall’Em.mo Cardinal Vicario del Santuario avrà ammesso delle alunne all’abito o professione nella sullodata Congregazione, nell’atto stesso le riceva all’abito o alla professione validamente e canonicamente, in egual modo che se avesse ricevuto le richieste facoltà del Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori.
Valle di Pompei, il 25 Agosto, festa di S. Bartolomeo Apostolo, l’anno del Signore 1897.
                                                                                            
Fr. Giacinto M. Cormier
                                                           Vicario del Rev.mo P. Generale


Supplica dei coniugi Longo per l’apertura di un Noviziato per le Figlie del Rosario di Pompei
Eminentissimo Principe,
il Commendatore Bartolo Longo e la Contessa Marianna De Fusco, Fondatori del Santuario di Pompei, avendo già ottenuto dall’Eminenza Vostra Reverendissima la Erezione Canonica delle Suore del Terzo Ordine di san Domenico sotto il titolo di Figlie del Rosario di Pompei, con un Decreto in data di ieri che resterà come dono prezioso a ricordo imperituro dell’affetto di Vostra Eminenza verso i Fondatori, coi quali festeggiava ieri l’Apostolo San Bartolomeo; ed avendo apparecchiato una abitazione distinta per le Suore, umilmente supplicano l’Eminenza Vostra Re. ma di voler permettere l’apertura di un conveniente Noviziato.
Valle di Pompei, 26 Agosto 1897.
                                                                              
A Sua Eminenza Reverendissima
                                                    Il Cardinale Camillo Mazzella S. I.
                                          Vicario del S. P. Leone XIII pel Santuario di Pompei.
 Comm. Avv. Bartolo Longo
Contessa Marianna De Fusco


Decreto dell’Eminentissimo Cardinale Mazzella per la fondazione di un Noviziato per le Figlie del Rosario di Pompei.
Ai Signori Commendatore Bartolo Longo e Contessa Marianna De Fusco.
Avendo visitato i locali riservati pel Noviziato, e trovatili conformi alle prescrizioni canoniche, volentieri permettiamo che si inizii ed apra il chiesto Noviziato.
Valle di Pompei, 26 Agosto 1897.
                                                                                           
C. Card. Mazzella
                                                              Vesc. di Palestrina
                                                 Vicario di S. Santità pel Santuario di Pompei


 
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