Vai ai contenuti

Orfanelli/e

Il Santuario > Pompei tra Cronaca e Storia

*Giovina e Nunziatina Canzanelli - due delle prime 10 Orfanelle

Alle care Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei.

Sono Antonietta Stile di Torre del Greco. Vorrei far conoscere ai lettori di questa rivista la storia di due delle prime dieci Orfanelle che il Beato Bartolo Longo riunì nell’Istituto da Lui fondato. Si chiamavano Giovina e Nunziatina Canzanelli (nella foto).
A Torre del Greco, nella zona dei Cappuccini, abitava un Vescovo, Mons. Antonio Scotti, che non era del luogo, ma nato a Napoli nel 1837, era stato Vicario e poi Vescovo della Diocesi di Benevento.
Nel 1898 l’anziano presule si ritirò a vita privata e scelse Torre del Greco, luogo salubre per la sua salute. Però era solo, non aveva parenti che gli potessero far compagnia o badare alla casa così si rivolse all’Orfanotrofio di Pompei e ospitò le due signorine a casa sua.
Il Vescovo le curò come figlie e alla sua morte, avvenuta l’11 giugno 1919, lasciò loro una dote che avrebbe permesso ad entrambe di vivere abbastanza bene.
Giovina morì durante la II guerra mondiale, Nunziatina ha goduto di una più lunga vita. Noi la chiamavamo “a Signurina Monsignore”. Era sempre con il sorriso sulle labbra, disposta ad aiutare tutti, specie i bambini, amava molto cantare, si prestava tanto per la nostra parrocchia di “Sant’Antonio Brancaccio”.
Con il passare degli anni si ammalò e, all’età di 90 anni fu affidata alle Suore della Divina Provvidenza dove, ultranovantenne, il 3 novembre 1976, morì.
Un caro saluto.
(Antonietta Stilke -Torre del Greco – Napoli)

*La storica divisa

Le Divise delle Orfanelle
Sembrerebbe anacronistico parlare di divisa in un tempo in cui essa viene rifiutata perché “massificante”.
Però l’uniforme è un necessario distintivo per i membri di un determinato gruppo e può esercitare il suo fascino: più spesso negli “spettatori” che nei “portatori”.
Le istituzioni pompeiane non fanno eccezioni a questa abitudine sociale ed hanno sempre avuto una loro divisa.
Ne vedete illustrate tre che rappresentano, grosso modo, l’evoluzione del vestito dell’Orfanotrofio nei Cento anni di vita.
La prima è degli inizi e reca linee evidenti di abito religioso, forse ispirato alla foggia delle Suore del tempo.
La mantelletta, di sicuro aiuto nel periodo invernale, e la Corona del Rosario, ricordo costante all’Orfano e al visitatore della Casa ospitante.
La seconda è più “giovanile” ma sempre ambientata in un preciso periodo storico, ormai chiuso, che va dalla prima guerra mondiale agli anni 60.
Alcuni piccoli dettagli distinguevano la divisa delle Orfane da quella delle Figlie dei carcerati.
Motivi pedagogici ed esigenze didattiche hanno fatto superare anche questa distinzione nell’abito creando di tutte le alunne una sola famiglia.
Oggi non è così rigida nei colori e nei disegni e si adegua molto più velocemente ai gusti ed esigenze attuali.

                     

La scuola di taglio e cucito è stata una costante necessità dell'Orfanotrofio femminile: imparare un mestiere ed essere autosufficienti per la confezione di biancheria e vestiti erano le motivazioni di fondo per tale attività.

*Le Orfanelle raccontano - Testimonianze

Antonietta Della Valle - 1987
Sono Antonietta, da 48 anni faccio parte di questa grande famiglia del Santuario. All’età di 8 anni ero rimasta sola nella mia casetta: i miei genitori erano morti e il mio unico fratello già lontano da molti anni. Il sindaco di Castel Morrone, si interessò al mio caso e decise di condurmi nell’Istituto di Pompei.
Ricordo ancora con grande emozione quel 28 maggio 1938: “La Mamma celeste” mi accoglieva nella sua Casa, che il Beato Bartolo Longo aveva fatto costruire per dare a noi orfani una famiglia.
Entrata in questa oasi mariana, ero felice di vivere fra tante “sorelline”, amavo molto la vita comunitaria. Ma dopo due mesi si manifestarono i primi sintomi di una malattia di nervi, per la quale ogni cura fu inutile. Devo alla bontà e alla comprensione delle mie Suore se riuscii con grande sforzo a completare le scuole elementari. A 13 anni, per consentirmi maggiore libertà e cure più intense, mi trasferirono nell’infermeria esterna, la cosiddetta “Casina”.
Lontana dalle mie amiche, riassaporai le amarezze della solitudine, ma trovai tanta comprensione ed affetto da parte dei Prelati: Mons. Rossi, Mons. Celli, e soprattutto Mons. Di Pietro, in seguito anche da Mons. Signora, i quali ogni giorno venivano nel giardino per recitare il breviario e trattenersi con noi. Madre Cecilia Pignatelli, Superiora dell’Istituto, lasciava la scuola a mezzogiorno per venire a rendersi conto del nostro stato di salute. Ebbene, nonostante fossi circondata da tante premure, non ero felice. L’unico sollievo lo trovavo nella piccola Cappella dove frequentemente mi appartavo; era lì che trovavo forza e coraggio per andare avanti.
Il mio “esilio” nella Casina durò 10 anni.
Riammessa tra le mie amiche mi sentii rinata, mi accolsero fra loro come una sorella maggiore e l’affetto scambievole si cimentò a tal punto che ancora oggi, dopo tanti anni, ci scriviamo e scambiamo inviti che spesso riescono anche a realizzarsi. Così, nel tempo, la nostra amicizia nata nella casa della Madonna si allarga e si conferma sempre più.
Oggi sto vivendo un’esperienza nuova e molto bella nell’Ufficio Beneficenza. Collaboro con Mons. Raffaele Matrone che si interessa alla vita degli Istituti e alle ammissioni di tante bambine e bambini che, come me, hanno bisogno di una casa, di una famiglia. In questo lavoro spero di poter fare qualcosa per quanti nella vita sono stati segnati dalla sofferenza e dal dolore e soprattutto testimoniare il mio affetto e la mia riconoscenza a quanti mi sono stati vicini. (Antonietta Della Valle)
Sr. Maria Rosalia Giannotti - 1987
Nel 1952 sono stata accolta a Pompei, dalla lontana Calabria, perché orfana di mamma e papà.
Con la morte di papà, avvenuta quando avevo appena sei mesi, mia madre si impegnò con tutte le proprie forze ad accudire me e gli altri quattro piccoli indifesi fratelli. Il dolore della perdita di papà e il lavoro più intenso furono successivamente la causa della sua prematura dipartita da questa vita all’Altra. Rimanemmo con la nonna materna e il suo amore per la figlia che aveva perso si riversò su di noi che ne eravamo il ricordo più palpabile.
Intanto crescevo, ma non mi andava di restare continuamente chiusa in casa. Un giorno era la domenica delle Palme, sono scappata da casa percorrendo a piedi scalzi alcuni chilometri. Verso sera ho bussato ad una porta per chiedere rifugio e mi ha accolto una signora che non conoscevo. Le vie della provvidenza sono davvero infinite!
Questa signora, Maria Angela Salerno, era la Presidente dell’Azione Cattolica del luogo e proprio nel momento in cui bussavo alla sua porta stava leggendo il Periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”. Dopo avermi fatto rinfrescare mi riaccompagnò a casa dicendomi che mi avrebbe aiutata e avrebbe fatto del tutto per portarmi a Pompei.
Dopo aver preparato i documenti, il 28 ottobre 1952, la Madonna mi ha “aperto” le porte della sua casa. Finalmente ero al sicuro!
Dopo pochi mesi mi raggiungeva a Pompei Pina, una delle mie sorelle. A Pompei ho trovato veramente cuori aperti all’amore. Ho trovato le Suore che hanno cercato di rendermi meno triste la vita, mi hanno accudita, mi hanno fatto da mamma.
Ho trascorso anni felici e belli con le mie compagne e mia sorella, tra studio, gioco, lavoro e preghiera. A 16 anni ho cominciato a pensare alla mia vita futura; sentivo forte l’amore per i fratelli, particolarmente per i più bisognosi: Pensavo spesso: che cosa mi sarebbe potuto accadere se fossi rimasta nel mondo sola, senza una guida, un sostegno? Guardavo alle mie compagne più piccole, ammiravo le Suore che si prodigavano per noi, sentivo dentro di me una spinta a continuare l’opera di Bartolo Longo. Pensavo: avevo trovato a Pompei anime generose pronte ad aiutarmi, perché non imitarle? Sentivo pure forte il desiderio di mettere su famiglia, ma ho scelto di più, l’Unico Amore capace di soddisfare veramente l’animo umano. Le anime consacrate non sono destinate ad un amore settoriale come avviene nella vita matrimoniale, ma ad una fecondità spirituale sconfinata che abbraccia l’intera umanità.
Felice, ho abbracciato questo stato di vita: sono Suora dal 1965 e ho offerto il mio contributo sia negli Istituti di Pompei, sia in altri luoghi ove la Congregazione delle Suore fondate da Bartolo Longo ha nel tempo assunto altri impegni.
Ora mi trovo a Santa Maria Capua Vetere, insegno nella Scuola Primaria, faccio la catechesi agli adolescenti, guido la Liturgia, porto Gesù ai malati e lavoro con i giovani. (Sr. Maria Rosalia Giannotti)
Boccia Consiglia - 1987
Era il 27 aprile del 1976 quando morì mia madre, e insieme a lei anche le mie speranze: così sembrava all’inizio, e avevo solo 9 anni. Rimasta sola – ero la più grande – dovetti accudire mio padre e tre fratelli e anche se inesperta dovetti imparare a fare da mamma e ad assumermi la responsabilità della casa.
Furono giorni duri e nonostante tutti i miei sforzi per essere una buona donnina di casa, ero solo una bambina. Tutto intorno sembrava buio, quando d’improvviso sembrò che il sole volesse di nuovo splendere sulla nostra casa.
Venimmo a conoscenza dell’esistenza degli Istituti Pompeiani e mio padre decise di affidarci alle Suore di Pompei, fondate da Bartolo Longo. Così giunsi in mezzo ad altre bambine più o meno provate come me, da dolori e privazioni grandi. Ma c’erano tante brave Suore che colmarono con l’affetto il vuoto dei nostri cuori e mi aiutarono ad inserirmi in questo nuovo ambiente dove sono cresciuta e maturata.
Ho 19 anni e ne ho trascorsi 10 in questo Istituto a me tanto caro. Ora ho nel cuore tanti desideri e progetti che spero potrò realizzare grazie agli aiuti ricevuti.
Ho conseguito il Diploma di Scuola Magistrale e quello di dattilografia; attualmente mi preparo per il concorso di Scuola Materna ed occupo il mio tempo libero rendendomi utile all’Istituto ed aiutando le più piccole.
Sono veramente contenta e mi ritengo fortunata per essere cresciuta a Pompei in questo Istituto, in mezzo a tante Suore, che si sono prodigate e sacrificate per me e dalle quali ho imparato a vivere, capire, pregare, sperare e amare.
Gli Istituti fondati dal Beato Bartolo Longo sono ancora oggi segno vero di carità e di promozione umana verso tanti bambini bisognosi. Un doveroso grazie, quindi, al Beato Fondatore, alle Suore, e ai Benefattori che con il loro aiuto ci danno la possibilità di essere come tutti gli altri ragazzi, fiduciosi nel domani, sicuri e preparati per la vita.
Alla Regina del Rosario rivolgo la mia preghiera per tutti quelli che hanno contribuito a rendermi una persona felice. (Boccia Consiglia)
Sr. Maria Ersilia Tambasco - 1987
All’età di 5 anni, in soli tre giorni, persi entrambi i miei genitori. Fui costretta ad andare presso uno zio che si prese cura di me. Alla sua decisione di volermi portare a Pompei seguì una mia reazione non estremamente positiva ma lui, quasi con accento profetico, mi disse: “Andrai a Pompei e diventerai Suora”.
Ora sono 45 anni da che ho vestito l’abito delle Suore Domenicane di Pompei. Mi sentii chiamata alla Vita Consacrata già in giovanissima età e rifiutai pertanto tutte le buone occasioni per andar via dall’Istituto. La Madre Direttrice, dopo le scuole elementari, volendo valorizzare le mie capacità, mi diede l’incarico di assistente per una sezione di bambine più piccole. Dopo sono stata insegnante nella Scuola Materna, mansione che non ho mai lasciato e che ancora esercito con i più piccoli all’Istituto Sacro Cuore.
Chi meglio di me può comprendere e dare affetto a questi bimbi innocenti che come me e peggio di me hanno fatto la triste esperienza del dolore? Un grazie di tutto cuore vada alla Madonna, al Beato Bartolo Longo, a tutti i Superiori e Benefattori che mi hanno aiutato e sostenuto in questi non pochi anni. (Sr. Maria Ersilia Tambasco)
Luisa Garofalo – 1987
All’età di un anno persi papà. Mia madre rimase sola con sei figli da crescere. Non era certo una cosa facile perché il lavoro non le permetteva di stare con noi.
Dopo alcuni anni, mia madre, consigliata dal Parroco del paese, decise di portarmi a P
Pompei in uno degli Istituti fondati dal Beato Bartolo Longo. Ricordo con velata tristezza il giorno che mia madre mi accompagnò, ma quando restai in compagnia di tutte le bambine della mia età il mio cuore si illuminò.
Tutte erano ansiose di conoscermi e fare amicizia con me. Fui contenta perché qui trovai un clima familiare, anche se qualche volta litigavamo, cosa comprensibile tra bambine della stessa età. Così tra giochi e scuola crebbi. Gli anni passavano e mi trovai tra i banchi della Scuola Media.
All’ultimo anno, come tutte le mie amiche, dovetti prendere una decisione sul tipo di scuola che avrei dovuto frequentare successivamente.
Sentivo che le lingue mi affascinavano e il mio desiderio di frequentare il Liceo linguistico cresceva sempre più con il passare del tempo. Ne discussi con la Superiora.
Ella ne parlò con i rispettivi Superiori i quali acconsentivano alla mia proposta solo nel caso in cui fossi stata promossa brillantemente.
A scuola ero in gamba e conseguii la terza media con ottimi voti. La cosa era andata e non potete immaginare la mia gioia quando mi fu detto un sì ufficialmente. Mi iscrissi quindi al Liceo linguistico, sembrava quasi un sogno ma ben presto mi accorsi della necessità di dover studiare con impegno.
Ora frequento il secondo anno e spero un giorno di poter indossare la divisa da hostess e fare il mio primo volo.
Mi ritengo fortunata perché nessuna delle mie amiche fin’ora aveva potuto frequentare una scuola esterna.
Sento quindi il dovere di ringraziare per tutto ciò la Vergine SS. E il Beato Bartolo Longo che mi hanno dato la forza, giorno dopo giorno, e guidata per la giusta via.
Desidero anche ringraziare il Vescovo, Mons. Domenico Vacchiano, Mons. Raffaele Matrone e Mons. Baldassarre Cuomo, le Suore e tutti i Benefattori che attraverso il loro aiuto mi hanno permesso di realizzare il mio piccolo ma grande desiderio. (Luisa Garofalo)
Gina Verdossi – 1987
Sono nata a San Paulo del Brasile il 2 novembre 1959. Sono la prima di quattro figli: Franca, Enzo e Adele, nati da genitori di origine italiana. A San Paulo eravamo soli ed emarginati, la gente del luogo ci teneva a distanza. Ma la nostra famiglia era unita da un grande bene. La felicità è durata poco, finchè un giorno è venuto a mancarci l’adorabile presenza di nostro padre. Sì, lo adoravo tanto! Da quel triste 15 settembre 1965, è cresciuto dentro di me ed insieme a me un vuoto incolmabile. Dopo soli due mesi, con i miei fratelli e mia madre, distrutta dal dolore e dalla sofferenza, siamo stati rimpatriati ed affidati alle cure di alcuni zii a Cava dei Tirreni.
Eravamo bisognosi di tutto, e dopo un anno l’unica decisione saggia da parte dei parenti è stata quella di portarci a Pompei negli Istituti assistenziali. Ciò avvenne il 27.9.1966. Il momento del distacco da mia madre è stato per me come quello del distacco da mio padre. Troppe esperienze dure per una bambina di soli sette anni!
Ho frequentato la scuola elementare all’Istituto Sacro Cuore. Le Suore che mi accudivano mi sono state di grande esempio, inculcandomi sani principi morali, ma soprattutto il grande senso della preghiera, la quale mi è sempre di conforto. Nel mese di settembre del 1971 mi sono trasferita all’Orfanotrofio femminile, dove sono rimasta per altri nove anni. Qui, il senso del dovere e lo studio approfondito hanno fatto maturare dentro di me un grande senso di responsabilità e ancor di più quello della preghiera, l’unica mia vera amica e compagna nei piccoli momenti di crisi, tipici di ogni fanciulla.
Le Suore mi sono state tutte amiche ed io ho colto da ciascuna di esse la parte migliore. Oggi posso dire di essere in grado di vivere la mia vita in modo giusto e corretto, nonostante le mille avversità.
Ho conseguito il Diploma di Scuola Magistrale e grazie ai consigli delle Suore e di coloro che mi sono stati vicino ho partecipato ad un concorso statale e con l’aiuto di Dio l’ho superato.
Mi è costato molto allontanarmi dalla Casa della Madonna, ma era anche giusto.
Oggi insegno nella Scuola Materna Statale di Pompei, in Via Nolana, ho un’indipendenza economica, amo i bambini perché mi danno grandi soddisfazioni, ma nono riesco a dimenticare quegli anni felici vissuti con le Suore e con tante altre ragazze. Tutte avevano un passato triste, sofferto; ma nessuna amava parlarne, si pensava solo al futuro, si facevano grandi progetti, si sperava in un avvenire sereno e tranquillo, fiduciosi nella Provvidenza divina. Tutto questo per me si è realizzato.
Ringrazio innanzi tutto la Madonna e poi il nostro caro papà, il Beato Bartolo Longo, la cui immagine mi ritorna sempre cara.
A tutti coloro che mi hanno aiutato a superare le difficoltà della vita, un grazie sincero ed una quotidiana preghiera. (Gina Verdossi)
Rosetta Speciale – 1987
Sono Rosetta, mi trovo qui in questo Istituto dal novembre del 1954 e ricordo come fosse ora il viaggio in treno dal mio paese, Sassano in provincia di Salerno, e l’entrata in questo Istituto con la mia sorella più grande, perché morta mamma il nostro papà non poteva mantenere tre figli, a solo 27 anni.
La Madonna mi voleva qui nella sua Casa e permise che io nascessi la notte del 31 ottobre, quando le orfane passarono dal vecchio al nuovo Orfanotrofio.
Ancora mi trovo qui, ho il Diploma di Licenza media, di dattilografia e di ricamo, che per me è molto importante e sono orgogliosa di aver imparato l’arte del ricamo che mi è utile in molti momenti.
Svolgo il mio lavoro nella Segreteria Generale del Santuario, un lavoro che mi dà modo di conoscere e capire tutti i problemi attuali, tramite le migliaia di lettere che i benefattori scrivono. Posso ben testimoniare che ancora oggi noi orfani viviamo esclusivamente con le sole offerte dei cari benefattori e io ne conosco parecchi (sia pure a distanza); ho imparato i loro nomi e la loro calligrafia e li sento appartenenti alla stessa Famiglia.
I miei Superiori non mi fanno mancare niente; i sacerdoti del Santuario sono per me più che amici dei fratelli. E che dire delle Suore Domenicane, Figlie del Rosario che continuano con amore quest’Opera meravigliosa? Sono per noi come tante mamme e ognuna di noi cerca in molte di loro una sorella maggiore o magari una vera amica. Le cose più belle io le ho scritte nel cuore, sono stata privilegiata in tanti modi; ho perfino la mia bicicletta che mi è di grande aiuto non solo per fare delle passeggiate ma anche per espletare piccoli servizi a chi ne ha bisogno: è un regalo dei miei Superiori.

                                                                                                                         

Perché sono rimasta qui? Mi chiederete. Non so dirvelo! Andare via e lasciare tutto non ne ho il coraggio e poi qui ci sono ancora altre orfane più grandi di me, come Angelina, così dolce e premurosa, Carolina la “nonna”, Caterina, attenta a tutti i miei problemi come una “mamma”, Natalizia, la mia Natalona, la compagna di ogni momento che mi vuole veramente bene e Antonietta, la mia “gemella”.
(Rosetta Speciale)

*Carmela e Gilda, le mie zie Orfanelle

Sono Paolino Papa, nipote delle due Orfanelle di cui allego la foto scattata negli anni ’20, quando furono ospiti degli Istituti di Pompei.
Nel mese di febbraio 2014, Carmela Papa ha lasciato morendo, all’età di 93 anni, una piccola somma di denaro per ogni suo nipote. Gilda era morta negli anni ’50.
Io, Paolino, offro con tutto il cuore la mia quota al Santuario di Pompei in ringraziamento per quanto fatto per le mie zie durante la loro permanenza all’Ospizio Femminile, e anche perché zia Carmela ne sarebbe stata contenta.
Con gratitudine e devozione

Paolino Papa – Marigliano (NA)

*Orfanotrofio, Orfanelle e Suore

“Sono venuta a Pompei per visitare la famosa cittadina con la sua arte, il suo Santuario, le Opere di beneficenza annesse.
Gli Istituti che ospitano gli alunni sono maestosi e belli, ma quello che c’è dentro è qualcosa che mi ha lasciato commossa e pensosa. Un allegro vociare mi ha attirato verso l’Orfanotrofio femminile: come in un mondo di sogno ho visto le piccole della Scuola dell’Infanzia, simili a fiori delicati, allegre, curate, pulite, serene, giocare con la loro Suora.
Poi un atrio immenso, luminoso e accanto la Cappella dove ho trovato tante Suore in preghiera. Sono le Suore fondate dal Beato Bartolo Longo che assistono, educano, istruiscono, formano le ospiti.
Candide nell’abito, angeliche nella voce e nell’atteggiamento mi hanno incantato!
Il grande edificio è caldo, allegro, vivo.
Ho incontrato alcune ragazze con le quali mi sono soffermata a parlare.
Sono tutte ragazze provate dal dolore, con un’angoscia immensa; ma sono serene e contente perché vivono con le loro Suore. Così si sono espresse: “Le Suore sono come le mamme: vivono con noi; ci educano, ci fanno crescere, ci curano, ci consolano, ci vogliono molto bene. Ci preparano per la società, per la famiglia, per il lavoro. Come avremmo fatto se non avessimo avuto la fortuna di incontrare queste anime generose, che dimenticano se stesse per noi?
Molte volte siamo irriconoscenti, nervose, infastidite dai loro buoni consigli, annoiate dalla vita monotona, ma esse, sempre buone, pazienti, gentili, fanno di tutto per renderci felici. Pregano, lavorano, soffrono senza umana ricompensa, liete di aiutare tutti quelli che soffrono o hanno bisogno di aiuto”.
Alcuni hanno un concetto sbagliato della “Suora” e azzardano giudizi sballati.
Solo conoscendole, osservandole mentre lavorano, pregano; mentre vivono le loro giornate nel silenzio, nell’umiltà, nel sacrificio, si può capire qual è la loro alta missione e che “cuore d’oro” esse hanno.
Quelle che io ho avvicinato mi hanno fatto vivere, per un po’, in un mondo bello, buono, generoso. Molta parte dell’umanità dovrebbe essere riconoscente e grata a queste “Anime Consacrate”.

*La riconoscenza di un'Ex Orfanella

Sono un’assidua lettrice della vostra rubrica “Grati alla Madonna e al Beato Bartolo Longo”. Sono un’ex orfanella accolta nel Santuario di Pompei e, per questo, mi sento ancora figlia delle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario, che mi hanno educato con tanto amore. Tra l’altro ricordo con gioia la recita del Rosario dinanzi al

Quadro della Vergine Santissima. Ancora oggi continuo a recitare quella preghiera ogni giorno. Nella mia vita, la Madonna mi ha sempre aiutato, mi ha protetto, mi ha assistito nella quotidianità della famiglia e del lavoro.
Proprio in ambito lavorativo, ho avuto di recente grosse difficoltà. Con l’intenzione di superare questi problemi, ho chiesto aiuto a Maria Santissima e al Beato Bartolo
Longo. Ogni giorno, appena riprendevo il mio servizio, mi rivolgevo a loro con un pensiero intenso e fiducioso affinché tutto procedesse al meglio. Ebbene ho ottenuto la grazia di superare ogni ostacolo tornando alla normalità e alla serenità. Nel corso della mia vita ho più volte sperimentato la vicinanza di Maria e del Beato ottenendo un aiuto più grande dell’altro. Oggi continuo a pregare e chiedo tante benedizioni per i miei figli, in particolare per la loro serenità, per la salute, perché ottengano un lavoro definitivo che tanto aspettano.

(Un’ex orfanella)
Torna ai contenuti