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Palazzo e Cappella Corsini

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*Palazzo Corsini *La Cappella Corsini *

*Palazzo Corsini

Su via Albana vi è un piccolo slargo, la cui funzione originaria era quella di permettere il comodo transito dei carri agricoli e delle carrozze in entrata ed in uscita da un antico palazzo, oggi proprietà delle Suore Domenicane di Pompei che gestiscono l’Istituto Antonio Aveta.
Il seicentesco edificio rurale che, in quel tempo, apriva le sue porte in aperta campagna, era proprietà di Francesco Maria Corsini (1658 – 1723), dimorante a Roma, ma con vasti possedimenti in Toscana, Umbria e anche nel Napoletano.
Morto Francesco Maria senza eredi, le proprietà terriere ed il fabbricato nei pressi di S. Maria Capua Vetere, pervennero a Bartolomeo Corsini, erede universale dell’intero patrimonio di famiglia. Oltre alle attività politiche, Bartolomeo poneva grande attenzione ai commerci della famiglia e con molta cura controllava la contabilità delle sue aziende agricole.
Tra i vari commerci, anche il commercio del grano, e, pertanto, nel caseggiato in Santa Maria Capua Vetere, il principe Corsini iniziò l’edificazione di alcuni magazzini utili a preservare il suddetto cereale.
Ma, evidentemente, non riuscì a terminare l’opera che venne completata dal pronipote Tommaso, come è ricordato da una lapide posta all’interno dell’ampio cortile:

THOMAS CORSINIUS CASILIANI DUX SISMANI PRINCEPS
HORREA A BARTOLOMEO CORSINIO PARENTESUO INCHOATA
PERFECIT ANNO MDCCLXXXXV

Trad.: Tommaso Corsini, duca di Casigliano e principe di Sismano, i granai incompiuti da Bartolomeo Corsini, suo antenato portò a compimento nell’anno 1795.
Bartolomeo Corsini (figlio di Filippo e di Lucrezia Rinuccini) nacque a Firenze il 9 maggio 1683. Apparteneva ad una casata fiorentina nota fin dal 1300, divenuta ricca con il commercio della lana e della seta.
Da parte di padre, era nipote di papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini, papa di larghe vedute, di ampia cultura, fondatore dei Musei Capitolini, committente della Fontana di Trevi e di altre importanti opere.
Il papa nominò il nipote Bartolomeo, suo prediletto, capitano generale della Guardia Nobile; gli elevò la signoria di Sismano a principato e quella di Casigliano in ducato.
Sismano è una frazione del comune di Avigliano Umbro in provincia di Terni. Casigliano è una frazione di Acquasparta anch’essa in provincia di Terni.
L’altro nipote, Neri, fratello di Bartolomeo fu eletto cardinale.
Bartolomeo, venuto a Napoli al seguito di Carlo III di Borbone, fu nominato Consigliere di Stato e poi dal 1737 vicerè di Sicilia, mantenendo tale carica per dieci anni.
Fu marchese di Casigliano, duca di Santa Colomba e principe di Pitigliano. Si spense a Napoli nel 1752.
La geneologia di Bartolomeo Corsini è la seguente: (limitata solo ai primogeniti)
Bartolomeo (1622-1685) sposò Lisabetta Strozzi – nacquero: Filippo (1647-1705) e Lorenzo (1625-1740) futuro papa Clemente XII.
Filippo sposò Lucrezia Rinuccini – nacquero: Bartolomeo (1683-1725) e Neri (1685-1770) eletto cardinale dallo zio papa.
Bartolomeo Maria sposò Maria Vittoria Altoviti – nacque: Filippo ((1706. 1767).
Filippo sposò Ottavia Strozzi – nacque: Bartolomeo Maria (1729-1792)
Bartolomeo Maria sposò Maria Felice Barberini – nacque: Tommaso Maria (1767-1856).
Tommaso Maria sposò Antonia Walstatten. Da questa unione nacquero otto figli, quattro maschi e quattro femmine. La loro discendenza continua ancora oggi.
Dunque, Tommaso era pronipote di Bartolomeo citato nella lapide. Infatti egli era figlio primogenito di Bartolomeo Maria e di Maria Felice Colonna Barberini, nato a Firenze il 7 novembre 1767.
Nel 1796 Tommaso inizia la sua vita pubblica. Fu ambasciatore del granduca di Toscana presso Napoleone che si trovava a Bologna. Poi fu nuovamente inviato dalla regina Maria Luisa d’Etruria presso Napoleone I che lo nominò senatore e conte dell’Impero. Dopo la Restaurazione fu senatore nel 1818 e nel 1847. Si spense a Roma nel 1856.
Il fabbricato sopra citato era un edificio rurale che si apriva su vasti appezzamenti di terreno, delimitati dalla via Appia, e si estendevano, per grosse linee, da via Albana fino a via Petrara. Su questa tenuta nell’aprile 1734 si accamparono i seimila uomini dell’armata spagnola, al seguito di Carlo III di Borbone venuto per prendere possesso del Mezzogiorno. Il sito, d’allora in poi, fu conosciuto come Campo Vecchio degli Spagnoli.
Dopo l’insediamento del re Borbone sul trono del Regno di Napoli, Bartolomeo Corsini venne nominato viceré della Sicilia e, nei dieci anni (1737-1747) di8 permanenza nell’Isola, concluse lucrosi affari nel commercio del cereale; (il commercio del grano costituiva la principale entrata delle famiglie nobili siciliane).
I granai, di cui ne erano stati costruiti solo alcuni sul totale previsto, servivano per conservare anche il grano che arrivava dalla Sicilia.
In questi dieci anni la famiglia di Bartolomeo Corsini continuò ad abitare a Roma, e dalla corrispondenza con l’amico Bernardo Tanucci emerge la nostalgia del vicerè per la mancanza degli affetti familiari.
Suo diretto discendente, figlio del nipote Bartolomeo Maria, fu Tommaso, che negli anni giovanili si prese cura degli affari di famiglia e quindi anche delle proprietà ubicate a S. Maria Capua Vetere facendole restaurare e completare.
Negli anni 50 dell’Ottocento o nei primi anni del Novecento, la famiglia Corsini vendette alcune proprietà terriere e fra esse anche quella in Santa Maria, che, infine, pervennero al Sig. Antonio Aveta e dai suoi figli esse furono donate alle Suore Domenicane di Pompei.
La Congregazione delle Suore Domenicane del Santo Rosario di Pompei fu voluta da Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei. Il 26 ottobre 1980, fu beatificato da Sua Santità Giovanni Paolo II.
Il nome "Suore Domenicane" fu scelto dal Beato Bartolo Longo, per ricordare che S. Domenico univa la vita contemplativa alla vita attiva.
Il 25 agosto del 1897 la congregazione ricevette l’approvazione diocesana e venne aggregata all’ordine dei Predicatori.
La missione della Congregazione è quella di:
* Divulgare la devozione verso la Vergine del S. Rosario di Pompei
* Istruire ed educare cristianamente e civilmente la gioventù loro affidata
* Accogliere minori in difficoltà
* Assistere le persone anziane
L’Istituto presente a S. Maria fu voluto da Monsignor Giovanni Aveta, cappellano militare, il quale chiese alle Suore che accudivano i familiari dei carcerati di assistere le sue nubili sorelle, Anna e Adelina, rimaste sole dopo la morte del genitore e ormai divenute anziane. Per la cura prestata loro, lo stabile venne donato alla Congregazione.
L’Istituto venne fondato nel 1958 e intitolato ad Antonio Aveta, genitore di Anna, Adelina e Giovanni, ricordato, nel corridoio dell’Istituto, con una scultura in marmo.
Il primitivo edificio ha cambiato completamente aspetto: è stato allargato, allungato, ripristinata la facciata e il proficuo lavoro svolto in tutti questi anni dalle Suore di Pompei appare in tutta la sua realtà.
(Autore: Salvatore Fratta)


*La Cappella Corsini

Nell’antico palazzo vi era una Cappella. Inizialmente era un ambiente piuttosto piccolo; venne ampliato da Francesco Maria Corsini.
Oggi, il tempietto che si presenta ad una sola navata, si trova all’incrocio con via Pasquale Fratta, ed è noto come "Cappella Corsini".
La porta d’ingresso, chiusa da un cancello in ferro, è sovrastata dallo stemma della famiglia Corsini, privo dei suoi colori.
Nel linguaggio araldico il blasone era: "Bandato d’argento e di rosso, alla fascia in divisa d’azzurro attraversante".
Al di sopra del blasone, i lati misti-linea di una finestra ospitano vetri colorati sistemati a formare la Croce. Più in alto, nel timpano triangolare, si apre una finestra rotonda.
Nella parte interna, sull’architrave della porta, posta in una cornice di stucco a mo’ di cartiglio, una iscrizione racconta di Maria Francesco Corsini, altro membro della famiglia, che ampliò la
prima angusta e umile cappella in onore di Maria Madre di Dio, di S. Domenico e di S. Andrea Corsini, aprendola al culto nell’anno 1718.
Sulla parete di fronte all’ingresso è posto l’altare di marmi policroni sovrastato da un quadro, opera datata 1718, di Andrea d’Aste, (pittore nato a Bagnoli Irpino, allievo di Francesco Solimena) raffigurante la Vergine con il Bambino tra San Domenico e Sant’Andrea Corsini.
L’opera è incorniciata da stucchi barocchi che racchiudono l’altare sui tre lati. Il soffitto è a cassettoni.
Le pareti sono abbellite con cornici di stucco e si presentano tutte dipinte di bianco. Il pavimento è formato da mattonelle raffiguranti un fiore stilizzato si fondo chiaro e su fondo scuro in alternanza fra esse.
(Autore: Salvatore Fratta)


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