Missioni Mariane dell'Anno 1950 - Istituto Aveta

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Missioni Mariane dell'Anno 1950

Il Santuario > Madonna Pellegrina > Anni 1950/1979

*Missione Mariana del Rosario *Suore e Missioni
"1988" La Regina di Pompei si reca a: *S.Valentino Torio (NA) *  

Missione Mariana del Rosario
“L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth… ad una Vergine, che si chiamava Maria” (cfr. Lc 1, 26.27).
Luca narra così l’inizio della missione del Verbo nella storia degli uomini.
L’evento dell’Incarnazione è anche alla base della missione della Chiesa che è, per sua natura, missionaria:  “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni…..” (Mt 28, 19)
Predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc. 16,15). L’evangelizzazione è l’impegno permanente della Chiesa.
In forza di questa dimensione, di questa sua precipua identità, la Chiesa non cessa mai, in ogni tempo, di svolgere la sua missione nel mondo: annunciare e riannunciare la buona notizia del Vangelo a tutti gli uomini, quanti ancora non sono stati raggiunti dalla grazia della fede e dalla verità della salvezza e quanti hanno già sperimentato la gioia dell’incontro con Cristo.
Questo impegno di missione e di evangelizzazione ha avuto una connotazione particolarmente durante la Processione per le vie di Cetraro (CS) in onore della Madonna di Pompei. paradigmatica nella storia religiosa ed ecclesiale di Pompei.
Proprio agli inizi del suo percorso di fede e di testimonianza apostolica, il Beato Bartolo Longo, ormai al termine del suo cammino di conversione, scoprì in modo inequivocabile, come narra nella “Storia del Santuario” scritta da lui stessa, l’impegno concreto della sua chiamata: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo”.
Propagare il Rosario significava, dunque, annunciare Cristo.
È per questo che il giovane avvocato si fece missionario, in un primo momento tra i seDon Rosario Borrellimplici e ignoranti contadini di Pompei, in seguito, tra le folle numerosissime dei devoti della Vergine del Rosario.
Da quello spirito missionario è sorta la Nuova Pompei, che realizza il suo compito accogliendo pellegrini da tutte le parti del mondo e muovendosi verso tutti i cuori della   terra.
È per realizzare questa specifica vocazione che, negli anni ’50 del XX secolo, nasce la Missione Mariana del Rosario, la cui proposta pastorale è fondata sulla più nota e popolare preghiera mariana.
Questa preghiera, rivolta a Maria e recitata con Maria, è preghiera semplice ma profonda, che va al cuore della fede cristiana ed è attualissima di fronte alle sfide del Terzo Millennio ed all’urgente impegno della nuova evangelizzazione.
A Pompei, quest’attualità è particolarmente evidenziata dal contesto dell’antica Città romana sepolta sotto le ceneri del Vesuvio, nel 79 dopo Cristo.
Quelle rovine parlano. Esse pongono la decisiva domanda su quale sia il destino dell’uomo.
Sono testimonianza di una grande cultura, di cui tuttavia rivelano insieme alle luminose risposte, anche gli interrogativi inquietanti.
La Città mariana nasce nel cuore di questi interrogativi, proponendo Cristo risorto quale risposta, quale “vangelo” che salva.
Oggi, come ai tempi dell’antica Pompei, è necessario annunciare Cristo ad una società che si va allontanando dai valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria.
A Pompei quest’annuncio si fa anche attraverso il Rosario. Che cosa è infatti il Rosario? Un compendio del Vangelo.
Esso ci fa continuamente ritornare agli eventi più importanti della vita di Cristo per farci “respirare” il suo mistero. Per questo motivo il Rosario è, anche, via privilegiata di contemplazione, via di Maria.
Chi più di Lei conosce Cristo e lo ama?
Ne era persuaso il Beato Bartolo Longo, apostolo del Rosario, che proprio al carattere contemplativo e cristologico del Rosario prestò speciale attenzione.
Grazie al Beato, Pompei è diventata un “centro internazionale di spiritualità del Rosario”, luogo di preghiera per la pace, per le famiglie e per i giovani, come ha affermato Giovanni Paolo II nel suo pellegrinaggio a Pompei, il 7 ottobre 2003.
In questo solco programmatico si inseriscono le Missioni Mariane del Rosario, organizzate dal Santuario di Pompei.
Durante il tempo della loro celebrazione una copia della venerata   icona della Beata Vergine del Santo Rosario viene portata nelle comunità parrocchiali che ne fanno richiesta, per un   tempo forte di preghiera e di evangelizzazione.
Attraverso   una catechesi attenta e puntuale, ispirata alla “Rosarium Virginis Mariae”, la Missione Mariana del Rosario si propone di avvicinare in maniera festosa ed autentica tutte le categorie di persone ed associazioni presenti nella comunità, indicando ad esse una strada privilegiata per la salvezza: la strada della contemplazione   dei misteri di Cristo, attraverso lo sguardo attento e premuroso di Maria, per realizzare un’esperienza comunitaria e individuale di conversione, di
missionarietà, di servizio di carità e di costruzione della pace, come è nel carisma della Chiesa di Pompei.
Responsabile:
Don Franco Soprano
Piazza  Bartolo Longo, 1 – 80045 Pompei (NA)
Tel. (+39) 0818577486  (+39) 0818577486  
Fax (+39) 0818577487
E-mail:  missionemariana@libero.it

Maria, pellegrina per le città d'Italia
Trent'anni di peregrinatio della Madonna di Pompei
La definizione del dogma dell’Assunzione (1° novembre 1950) aveva creato un’ondata di consensi a Sulbiate 1975. Uomini devoti e robusti spingono il carro su cui Maria attraversa le vie della città.d entusiasmo in tutto il mondo, e non poteva non avere risonanza a Pompei dove Bartolo Longo già 50 anni prima dell’avvenimento era stato profeta quale ardente promotore del movimento assunzionista.
I pellegrini che da tutto il mondo accorrevano a Pompei, le Encicliche del Papa sul Rosario, in modo particolare la “Ingruentium malorum”, resero attento il Delegato Pontificio del tempo, S. Ecc.za Mons. Roberto Ronca, sulla opportunità di sottolineare l’iniziativa di Bartolo Longo per la diffusione del Rosario in comune e nelle famiglie.
Si voleva iniziare subito, ma si volle attendere l’Anno Santo Mariano – 1954 – indetto dal Papa Pio XII per il Centenario del dogma dell’Immacolata Concezione, con l’Enciclica “Fulgens corona” per lanciarlo in campo nazionale prima ed internazionale dopo.
Nacque così la Crociata del Rosario con lo scopo di divulgare la recita del Rosario in perfetta adesione alla volontà del Fondatore di Pompei che già nel 1906 aveva creato la Pia Unione Universale per la recita del Rosario in comune e nelle famiglie registrando al primo posto tra gli iscritti il Santo Pontefice Pio X, che per l’occasione diede un’offerta di L. 500.
In archivio c’è un grande quadro che ricorda l’avvenimento.
Un’idea ci illuminò nel muoScortata dai carabinieri a cavallo ha inizio la Missione Mariana a Corleone (Palermo)vere i primi passi: svolgere la predicazione davanti ad un’immagine della Madonna che polarizzasse l’attenzione dei fedeli come già aveva fatto Bartolo Longo a Pompei nel 1875. Quindi 8 giorni di preghiera e turni ininterrotti: annuncio della parola a tutte le categorie distinte per età; visita dei Missionari alle famiglie offrendo la corona e proponendo l’iscrizione alla Pia Unione.
Si pensò di fare sondaggi in diversi punti d’Italia; al Nord, al Centro e al Sud per vedere le reazioni e poi decidere sulla validità dell’iniziativa.
Il Santo Padre, informato, rispose il 4-1-1954. Prot. N. 316487: “È con paterna soddisfazione che S. Santità è venuto a conoscenza dell’iniziativa del Santuario di Pompei di bandire una Crociata del Rosario nelle famiglie.
E non è senza sugnificato che l’iniziativa sia promossa dal Santuario di Pompei, testimonianza viva e perenne della protezione della Vergine sui figli che la invocano con la recita del S. Rosario” (Bollettino “Il Rosario e la Nuova Pompei”, 1954, pag. 10).
La prima esperienza fu riservata ai fedeli di Pompei nel periodo 25 ottobre – 8 dicembre 1953. Ci si mosse poi anche nei paesi circostanti, ma ben presto arrivarono richieste da tutta l’Italia.
Partimmo un gruppo di Sacerdoti del Santuario a cui si aggiunsero volontari del Clero secolare e regolare.
Furono anni di lavoro intenso, di impegno severo ma di sincero entusiasmo. Eravamo sicuri della protezione di Bartolo Longo e della sua preghiera, “… Benedici… tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al S. Rosario”.
Rivediamo a volte come in un filmato la vita di quegli anni: viaggi interminabili in treno, in nave, o in camion, con le strade di allora; notti intere passate a confessare; contatti con persone e situazioni le più disparate; predicazione a tutte le ore della giornata; comunione agli ammalati e visite alle carceri; e inoltre le incalzanti richieste dei Parroci, per cui nel solo 1954 tenemmo 36 missioni in altrettante città d’Italia divise in 13 diocesi e 5 regioni: Campania, Piemonte, Toscana, Marche e Lazio.
Ci sentivamo incapaci e piccini di fronte ad un lavoro di così vasta portata, ma ci confortava la presenza della Madonna, e la preghiera degli orfani; partivamo infatti ogni volta da un Istituto per sentire più vicina la voce dell’innocenza..  
Ci spronava il consenso e la condivisione di Vescovi, Sacerdoti e Religiosi e di intere popolazioni che,
accettando la corona, si impegnavano a recitarla, felici di associarsi alla grande famiglia del Santuario sotto la protezione della Madonna.
Ho davanti i documenti di archivio, la stampa dell’epoca, giornali di tutte le testate: L’Osservatore Romano, L’Avvenire d’Italia, Il Gazzettino di Venezia, Il Mattino, Il Roma, La Voce di S. Marco, La Gazzetta del Sud, il Giornale di Sicilia, il Giornale d’Italia, il Quotidiano.
Tutti parlano di festeggiamenti solenni, entusiastiche manifestazioni, accoglienze trionfali, di risveglio spirituale, con espressioni come la seguente: “Nessuna missione al popolo aveva finora penetrato in profondità come questa”.
È un vero piacere ricordare a distanza di 30 anni luoghi e persone che rimbalzano alla mente a Venezia, il Card. Roncalli, il futuro Papa Giovanni, dopo la recita della Supplica commentò: "Non ho mai visto tanta gente in chiesa come in questa circostanza". l’immediatezza del presente.
Toccanti gli incontri degli ex alunni di Pompei con la Madonna. Nei loro occhi si leggevano nostalgia, gratitudine, gioia intensa e commozione. Partecipavano alla processione in prima fila e con la devozione dell’età innocente.
Li ricordiamo tutti come vollero radunarsi: a Mileto quelli della Calabria, a Sulbiate (Milano) quelli della Lombardia, a Reggio Calabria quelli della Sicilia.
All’Ospedale Maggiore di Monza una di loro, infermiera, preparò con tanto fervore l’arrivo della Madonna, che gli stessi Cappellani ne restarono ammirati.
Ci è assai gradita l’occasione per mandare a tutti un grazie, un ricordo, un saluto.
A Garessio (Cuneo), Diocesi di Mandovì, nel 1954 i risultati furono così felici che un Parroco della città disse convinto: “Ritornerete a Garessio nel 1958 per il Centenario di Lourdes”. Quattro anni dopo ritornammo: visitammo tutta la Val Tanaro, Garessio, Priola, Pievetta, Bagnasco.
Il Parroco Don Mario Ansaldi, attualmente Rettore del Santuario di Monte Regale (Cuneo) ci avvisò: “In Piemonte non si piange e non si battono le mani né si grida evviva all’arrivo della Madonna”. Ma la sera quando lesse sul volto dei fedeli i segni di una commozione profonda, esclamò: “La vostra Madonna commuove tutti”; e cercava di spiegare una partecipazione tanto raccolta e sincera dicendo: “Il Quadro dev’essere una specie di Sacramentale del quale il Signore vuole servirsi per attirare i suoi figli”.
Quando l’immagine partì, il Parroco promise che avrebbe restituito la visita alla Madonna con un gruppo di uomini dopo un anno.
E mantenne la promessa: venne a Pompei con 50 uomini i quali per un anno intero avevano fatto economia per raccogliere la somma necessaria.
A Gioia Tauro. L’anziano Parroco Mons. Pasquale Di Lorenzo, presente il Vescovo Vincenzo De Chiara ed il Vicario Generale Mons. Aurelio Sorrentino, al vedere accalcarsi presso la stazione una folla enorme per accogliere la Madonna, disse: “Voi in quanto ad entusiasmo di fede, cominciate dove gli altri finiscono”.
Quando mi recai a Monreale per ricordare per concordare il programma della Crociata, l’Arcivescovo – ora Cardinale – Francesco Carpino mi disse: “Ti manderò nei luoghi più difficili della Diocesi”. Ma dovunque fu accolta con grande fede.
In due riprese visitammo nove grossi centri, ed il cuore dei Siciliani ebbe palpiti di filiale pietà verso la Vergine.
Nel secondo viaggio – primo settembre 1957 – la Sicilia era afflitta da una grande siccità.
Eravamo a Balestrate, ed il popolo si raccomandava tanto alle nostre preghiere. Invitammo tutti a pregare assicurando la protezione della Madonna. La domenica del commiato, proprio nel momento della partenza, venne la pioggia: tutto il popolo era in piazza ad accogliere la Madonna e ringraziarla.
Nell’ottobre del 1957 fummo a Nicastro, Maida e Sambiase. In tutte quelle parrocchie, durante la sosta della Madonna,  le chiese restarono aperte notte e giorno.
A Nicastro, all’arrivo della Madonna c’era una folla sterminata venuta da tutta la Diocesi su invito del Vescovo: una mamma piangendo di gioia e commozione offrì i propri gioielli perché il suo bambino aveva riavuto la vista.
A Venezia, il Cardinale Roncalli venne a recitare la Supplica e volle lasciare come ricordo e segno di gratitudine il testo dell’Omelia che aveva pronunciato (lo conserviamo tra i documenti del nostro archivio) ed ebbe a dire che “non aveva mai visto tanta gente in chiesa come in quella circostanza”. A
Venezia tornammIngresso a Palmanova, 1958. L'Arciprete Mons. Pietro Damiani e il Prelato di Pompei Mons. Aurelio Signora, accompagnano la sacra Immagine per le vie della cittadina.o ancora nel novembre 1957 per portare l’immagine della Madonna che Mons. Carlo Quintavalle, parroco di S. Nicola da Tolentino, aveva chiesto per esporla nella sua chiesa come testimonianza perenne della Crociata e della promessa di recitare il Rosario.
Anche il nuovo Delegato Pontificio, Mons. Aurelio Signora, volle essere presente, accompagnato da un gruppo di Orfanelle e di Suore.
Nei volti di quelle piccole in preghiera davanti all’Immagine solennemente esposta, ci sembrava di scorgere le sembianze di Maria, la prima di tutte le Orfanelle di Pompei, venuta appunto da Venezia nel maggio 1887.
Palmanova (Udine) è un’altra tappa gloriosa, preparata nei minimi dettagli dal Parroco Mons. Pietro Damiani.  All’arrivo, provenienti da Aviano trovammo la città illuminata a giorno dalle fotoelettriche militari e assiepata di gente accorsa a salutare la Madonna. Il duomo fu sempre gremito di popolo attento e poi secondo le belle tradizioni del Friuli.
Vi ritornammo un anno dopo per inaugurare la nuova cappella della Madonna, opera assai fine di un architetto del luogo.
Durante il viaggio di ritorno facemmo una sosta di due giorni a Senigallia. I Sacerdoti del luogo non credevano ai loro occhi vedendo il popolo accorrere a frotte nonostante gli impegni di lavoro. Mons. Remo Carletti, allora Vicario Generale della Prelatura di Pompei, di quel Clero Diocesano ebbe a dire: “Senigallia ha dato uno spettacolo di fede che non si è mai visto nella nostra città”.
Nel 1958 fummo a Gragnano per la seconda volta e quindi a Castellammare.
Era parroco a Gragnano don Gerardo Cascone: riuscì col suo entusiasmo a smuovere tutti i suoi parrocchiani, gli uomini soprattutto, che venivano in Chiesa a pregare la Madonna con tanta fede da lasciare stupiti; e alla Messa di mezzanotte più di mille fecero la S. Comunione.
Da Gragnano a Castellammare l’immagine fu portata a spalla; e la gente era tanta che tutta la strada tra i dueS.E.Gaetano Pollio, Arciv.di SA con la Madonna pellegrina nel 1975 comuni era letteralmente gremita. Il carissimo don Gerardo volle da allora collaborare col gruppo dei Sacerdoti della Crociata mettendo a disposizione i ritagli di tempo libero dagli impegni parrocchiali. Il suo zelo lo condusse anche fuori d’Italia, in Argentina, in Brasile, dove continuò l’apostolato mariano senza riposarsi mai.
Recentemente era tornato in Italia Parroco ad Assisi, ma chiudeva immaturamente i suoi giorni nella terra di S. Francesco ai primi di marzo del 1983.
Poi gli anni del Concilio, ed un lungo periodo di sosta.
Nel 1975 riprendemmo il pellegrinaggio attraverso le strade d’Italia.
Era il Centenario della venuta della Madonna a Pompei. Sacerdoti giovani si aggiungevano agli anziani. La Crociata cambiò nome ma lo spirito era lo stesso. Divenne “Movimento del Rosario” ed anche questa volta, sebbene in condizioni socio-culturali diverse, i frutti furono sempre incoraggianti.
A rendere più impegnato il nostro lavoro e più spedito il nostro cammino, in quell’anno ci fu la
proclamazione della eroicità delle virtù del nostro Fondatore (3 ottobre). Avevamo l’impressione che Egli ci spronasse con le  parole dettegli dalla Vergine cento e tre anni prima: “Se vuoi la salvezza propaga il Rosario”.
Tappe distanziate nel tempo: Castelvenere (BN), Maiori (SA), Flocco, S.Agnello, Monza, Sulbiate (Milano), Salerno, Battipaglia, Contursi, Marina di Camerota, Agerola, S. Lucia di Cava, Ischia, Reggio Calabria, Nardò, Una delle partenze da Pompei, scortata idealmente dagli alunni dei nostri Istituti.Tivoli, Rossano calabro, Salice Salentino.
Questa volta si tendeva a lasciare nei luoghi visitati dalla Madonna gruppi di rosari anti e gruppi zelatori del Santuario che fossero fermento di pietà mariana nelle loro comunità ecclesiali.
Abbiamo provato ad immaginare un viaggio missionario senza l’Immagine della Madonna, ed abbiamo chiesto anche ai Parroci la loro impressione in proposito. In tutti un senso di meraviglia e di sorpresa, come a dire “potreste fare a meno di venire”.
La presenza dell’Immagine è un qualcosa di vivo, operante, da giustificare le parole del Beato Bartolo Longo, che la definiva “strumento per iniziare uno dei più grandi piani della Divina Misericordia”, ed il pensiero di Leone XIII, il Papa del Rosario: “Di questa Immagine venerata nel Santuario di Pompei, Dio si è servito per accordare quelle tante grazie che hanno commosso il mondo”.
Dove passa la Madonna, fiorisce il soprannaturale, con le sorprese che sempre lo accompagnano.
Ci piace confermare questa affermazione con l’esperienza del nostro Beato. Dopo alcuni anni di apostolato in questa Valle benedetta, nel ricordare gli inizi del suo lavoro ed i progetti di allora
ben modesti e senza eccessive pretese circa il futuro, commosso esclamava: “Ad un tratto il soprannaturale ci sorprende  S.E.Domenico Vacchiano durante la Missione Mariane a Salice Salentino nel 1984e ci sorpassa. Credevamo di essere i fondatori, diveniamo i primi spettatori attoniti dell’opera di Pompei”.
I Sacerdoti che seguono l’Immagine sono i primi a fare queste constatazioni e ad unirsi con stupore ai sentimenti di commozione delle comunità cristiane visitate dalla Madonna.
E lo stesso spettacolo si rinnova con toni sempre nuovi. Spesso sono i giovani a creare il clima di entusiasmo e di gioia. A Reggio Calabria vollero organizzare una notte di veglia e di preghiera; mentre a Teggiano i ragazzi del G.A.M. animarono un intero pomeriggio di “guardia” alla Celeste Regina. Gli anziani partecipavano commossi fino alle lacrime.
Ricordo che a Battipaglia (Parrocchia di S. Maria della Speranza) i giovani vennero incontro alla Madonna alle porte della città. Avevano preparato un rimorchio così grande da sembrare un prato di fiori variopinti. Vi posero al centro il Quadro, e poi cantando e pregando, trainarono il pesante veicolo fino alla parrocchia, mentre una lunghissima fila di Scouts, faceva ala.
A Sulbiate (MI) furono gli uomini ad offrire questo spettacolo di fede trainando il carro.
Veniva spontaneo il ricordo del Beato Bartolo Longo, che, nel ricordare a distanza di anni, l’arrivo della Madonna a Pompei sul carro di letame, scriveva: “… Oh, se avessimo potuto indovinare quel sublime arcano! Saremmo corsi a toglierla da quel sudiciume, e, recatela sulle nostre braccia, avremmo voluto portarla a questa Valle abbandonata fra una pioggia di fiori e tra gli osanna di mille voci acclamanti: Benedetta Colei che è mandata dalla misericordia del Signore”.
A Marina di Camerota, ai canti modernissimi dei giovani eseguiti alla perfezione, si alternavano le pie laudi degli anziani, di marca alfonsiana, dense di calore umano e di fede, e così bene intonate al raccoglimento delle ore notturne. Ancora oggi rimbalzano alla mente con l’immediatezza del presente e con un senso di nostalgia. Ma il passaggio della Madonna non ha suscitato solo un vuoto entusiasmo.
Città che hanno accolto Maria a 30 anni di peregrinatio.Chi può contare le conversioni, i ritorni alla fede, la fioritura di vita cristiana, la trasformazione di intere famiglie?
E le comunioni! Nell’ultimo viaggio missionario a Salice, un centro del Salento di circa 10.000 abitanti, il Parroco ci diceva: “Abbiamo distribuito ventimila comunioni, circa”.
Naturalmente molte persone erano venute da altri paesi, accompagnati dai loro Sacerdoti.
Davvero dovunque va la Madonna Pellegrina pare che ripeta le parole “Aprite le porte a Cristo”, ed il popolo santo di Dio, con intuito soprannaturale, spalanca le menti, il cuore e le braccia per accogliere Cristo, il Figlio di Maria.
La nostra missione si fa “con le ginocchia” meditando i misteri della salvezza “perché il Rosario è catena di cielo che congiunge il mortale all’immortale, la creatura al suo Creatore”. (Bartolo Longo).
Anche in questi tempi al Vergine Maria sembra indicare che se vogliamo la salvezza dobbiamo riprendere in mano il Rosario.
Sette secoli di storia, i messaggi di Lourdes e di Fatima, e l’esperienza nostra di Pompei lo confermano.   Nel porre fine a questi pochi disordinati pensieri ci corre l’obbligo di dire a distanza di tanti anni: tutto è vivo, tutto è presente, volti, nomi, luoghi; e nei momenti di preghiera davanti alla Madonna tutti ricordiamo con gratitudine ed affetto e a tutti ripetiamo il grido del Papa: “Carissimi fratelli e sorelle, perseverate nella devozione alla Vergine Santissima, lasciandovi da Lei guidare in ogni circostanza della vostra vita. Mettetevi in ascolto di questa Maestra impareggiabile che vi parla di Gesù, in particolare attraverso i misteri del Rosario, sintesi suggestiva ed efficacissima dell’intero Vangelo (Radiomessaggio a Pompei 1.10.1983).
(Autore: Raffaele Matrone)

1988 – La nuova Auto-Cappella

L’équipe missionaria di Pompei a Roma…
Diciamo subito che, a parte ogni altra considerazione, ci è sembrato di rivivere i sentimenti di
ammirazione e di trepidazione di S. Ignazio di Antiochia al momento in cui si accingeva a scrivere alle comunità cristiane evangelizzate dall’Apostolo Paolo.
22 Ottobre 1988, ore 19,30: la venerata Immagine della Madonna di Pompei, accompagnata dalla nostra équipe a bordo della nuova autocappella al suo viaggio inaugurale, giungeva davanti alla Parrocchia di S. Lucia, mentre si sta celebrando l’Eucaristia.
È appena terminata l’omelia, quando la Sacra Immagine entra nella chiesa gremita, tra gli applausi e le ovazioni di tutta l’assemblea.
La Madonna, ci viene di pensare, vuole ricordare, che dopo l’ascolto della Parola, il suo sempre attuale "… fate quello che Egli vi dirà!..."; e quell’ovazione è segno che il popolo spontaneamente risponde di sì.
Una settimana di preghiera e di annunzio a pochi metri dalla cattedrale di Pietro nella Roma che cambia.
Una settimana di attenzione e di emozioni, a colloquio con chi sentiva il bisogno di confidarci, talvolta anche tra le lacrime, segreti, martellanti pensieri.
Una settimana che ci ha regalato il più grande tra gli avvenimenti che costellano la nostra attività  missionaria: l’incontro col Papa il quale, in Piazza S. Pietro, nello stesso luogo e nello stesso giorno in cui 8 anni prima aveva dichiarato Beato Bartolo Longo, benediceva la nuova Icona pellegrinante della Madonna di Pompei e la nuova autocappella, presente il Delegato
Pontificio, S. Ecc.za Mons. Domenico Vacchiano, la nostra équipe missionaria, e una larga rappresentanza della Parrocchia di S. Lucia col Parroco Mons. Antonio Nicolai.
Sono là a ricevere la benedizione del Papa anche il costruttore dell’autocappella, sig. Giancarlo Mazzeo di Angri (SA) e le Suore che hanno dipinto la nuova Immagine, Sr. Lucia e Sr. Anna delle Francescane Missionarie dell’Immacolata di Roma (Via Giusti). Salutiamo infine la Comunità Parrocchiale di S. Lucia, le squisite  Suore Messicane votate ad un servizio ecclesiale a tempo pieno,  e i Sacerdoti che riuniti in vita comunitaria, lavorano ogni giorno, in spirito di fraterna solidarietà, alla costruzione della Chiesa che è in Roma.
(Autore: Baldassarre Cuomo)

Prima foto: Città che hanno accolto Maria
Seconda foto:
Scortata dai carabinieri a cavallo ha inizio la Missione Mariana a Corleone - Palermo
Terza foto: Ingresso a Palmanova, 1958. L'arciprete Mons. Pietro Damiani e il Prelato di Pompei Mons. Aurelio Signora, accompagnano la sacra immagine per lòe vie della cittadina.
Quarta foto: Una delle partenze da Pompei, scortata idealmente dagli alunni dei nostri Istituti.
Quinta foto:
A Venezia, il Card. Roncalli, il futuro Papa Giovanni, dopo la recita della Supplica commentò: "Non ho mai visto tanta gente in chiesa come in questa circostanza".
Sesta foto: Sua Ecc.za Gaetano Pollio, Arcivescovo di Salerno, presenta Gesù Eucaristia agli ammalati accorsi a venerare la Madonna pellegrina (1975)
Settima foto: Il Prelato di Pompei, il gruppo dei missionari, i costruttori, il parroco di S. Lucia in Roma.
Ottava foto: Il S. Padre benedice, in Piazza San Pietro, la nuona "AQuto-cappella" usata per il trasporto dell'Immagine della Madonna di Pompei nelle città del mondo.


Le Suore e le Missioni Mariane di Pompei

Altra attività della nostra Congregazione sono le Missioni Mariane nelle varie città d’Italia in compagnia dei componenti della Missionaria.
Il Quadro della Madonna del Santo Rosario si fa pellegrino e l’équipe missionaria si rende strumento della grazia misericordiosa di Dio che vuole raggiungere tutti i cuori.
Le Suore durante queste settimane mariane avvicinano tutti: bambini, ragazzi, giovani, adulti.
A tutti rivolgono un consiglio, una parola di conforto; si rendono disponibili per ogni necessità coadiuvando fedelmente i missionari per eccellenza.

Sono occasioni straordinarie durante le quali ci si arricchisce e si da testimonianza di appartenenza all’unico Signore, Padre di tutti. Anche per questo servizio le Suore si alternano liete di essere al servizio di una così grande Regina.
Le Missioni Mariane
La venerata Immagine della Madonna di Pompei, accompagnata dall’équipe di Sacerdoti e Suore a bordo della nuova autocappella visita, da anni, città e paesi di tutta Italia ove è richiesta con insistenza ed entusiasmo. La permanenza  dell’Immagine della Madonna di Pompei, nelle varie comunità parrocchiali, è di una settimana: la settimana mariana.
Ovunque è stata le settimane mariane hanno avuto un’eco di serenità, di pace, di entusiasmo, di bontà, di dolcezza infinite che solo la presenza di una “Madre” può infondere.
Nei viaggi missionari la Madonna è accompagnata sempre da due Suore della nostra Congregazione che collaborano alla diffusione del S. Rosario; testimoniano la presenza viva ed efficace di Maria a Pompei ed attuano in parte il desiderio del Beato Bartolo Longo: far conoscere ed amare Maria in tutto il mondo.
Tutte le Case della Congregazione si prestano per l’ottima riuscita delle missioni mariane: pregano e si sacrificano con amore affinché la visita della madonna nelle varie città sia sempre momento forte, momento di preghiera e di silenzio, ma soprattutto “settimana di grazia”.
Alcune suore che hanno seguito l’immagine della Madonna ci descrivono la propria esperienza.
Nelle Costituzioni redatte dal nostro Fondatore leggiamo “… amare sopra tutte le cose, dopo Dio, la Santissima Vergine ed invocarla sotto il titolo dolcissimo di Regina del Rosario di Pompei; onorarla quale Madre di Dio col recitare e far recitare il Rosario, ed insegnarlo ad altri”.
E quale occasione migliore, per diffondere e propagare la devozione alla Madonna con la recita del S. Rosario, se  Don Rosario Borrellinon quella di seguire la Venerata Immagine nelle sue continue peregrinazioni in tutto il mondo?
Il Beato Bartolo Longo, nostro padre e fondatore, ha consacrato la sua vita al servizio della vergine del Rosario che egli stesso definisce “catena di cielo che congiunge il mortale all’immortale, la creatura al suo Creatore”.
Noi, Figlie del S. Rosario, quali eredi della sua spiritualità, ne seguiamo le orme? Percorriamo la sua stessa strada?
Ogni qualvolta sono dovuta partire per una missione Mariana mi è venuto spontaneo domandarmi: - Io, che ho il privilegio di accompagnare l’Immagine della Madonna nelle diverse parrocchie dove viene richiesta, ho nel cuore lo stesso entusiasmo, lo stesso amore, lo stesso zelo che ardeva nel petto del nostro Fondatore?
Certamente no, anche se il desiderio di diffondere la devozione e l’amore verso la nostra Mamma del Cielo in me è sempre vivo. Porto sempre con me una buona dose di entusiasmo, ma quando la missione è finita mi accorgo che invece di dare ho ricevuto e molto più di quanto avrei potuto immaginare.
A migliaia le persone sostano davanti all’Immagine di Maria; sono giovani, anziani, bambini che avanzano offrendo insieme ad un fiore il profumo della loro innocenza, mamme di famiglia e anche tanti uomini. Sì, tanti uomini anche in qualche parrocchia dove molto raramente essi si vedono in Chiesa.
In una delle tante missioni alle quali ho partecipato era stata programmata, come sempre del resto, la serata dell’incontro con gli uomini. Il parroco asseriva che era inutile fare quell’incontro poiché non vi sarebbe stata partecipazione. Ma, quale meraviglia quando poté constatare con i suoi occhi che non solo la Chiesa era gremita, ma che tutti i presenti si accostavano al Sacramento della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Sì, perché la nostra cara Mamma e Regina del S. Rosario continua ininterrottamente a chiamare i suoi figli, ad additarci la via che conduce a Cristo, suo Figlio, ad elargire abbondantemente le sue grazie e i suoi favori.
Anche se non sempre i frutti sono immediati dobbiamo però preoccuparci di gettare il seme a piene mani sulla scia del Beato Bartolo Longo che, nonostante abbia incontrato difficoltà e ostacoli da ogni
parte, ha saputo essere fedele nell’impegno di diffondere, non solo in Pompei, ma in ogni parte del mondo, la devozione alla Vergine Santa attraverso la recita del Rosario.
Vogliamo augurarci che egli stesso infonda in ciascuna di noi il suo coraggio, la sua audacia, il suo amore verso la nostra Mamma e Regina perché possiamo un giorno insieme con lui godere il premio che spetta a coloro i quali non hanno ricusato di perdere la propria vita per riacquistarla in Cielo. (Sr. M. Alessandra)
Più di una volta ho avuto la fortuna e la gioia di accompagnare la Madonna nelle sue peregrinazioni attraverso l’Italia.
Dovunque le settimane mariane sono un vero risveglio di fede.
L’arrivo della venerata Immagine porta nelle persone una gioia quasi infantile, perché arriva la mamma la quale, talvolta, dà il coraggio e la forza di cambiare vita.
In ogni paese viviamo esperienze nuove; infatti, tante persone si avvicinano a noi Suore per aprire i loro cuori afflitti da prove morali o spirituali e ognuno cerca un sorriso, una parola dolce, un conforto.
Quello, però, che maggiormente ci colpisce durante le missioni mariane sono le folle sterminate desiderose di accostarsi al sacramento della Penitenza.
È sempre l’amore della mamma che porta le anime al suo Gesù. Ciò si è verificato con grande evidenza a Sansepolcro, un paesino della provincia di Arezzo.
Il parroco era quasi sfiduciato inizialmente, ma la Madonna, in quei giorni della sua permanenza, chiamò folle interminabili e al termine della missione e volti delle persone erano rigati di lacrime di nostalgia per la dolcezza provata nei momenti di preghiera, intensa e fiduciosa.
La fede di tanta gente ci incoraggia a lavorare, a propagare la devozione alla Madonna e a recitare il suo Rosario tanto raccomandato dal nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo. (Sr. M. Marcella)
Le missioni mariane che incessantemente si susseguono nelle varie zone d’Italia richiedono anche la nostra collaborazione e disponibilità; infatti quali Figlie di Bartolo Longo noi, “Suore del S. Rosario”, accompagniamo la Vergine pellegrina allo scopo di propagare il Rosario e favorire l’unione con Cristo per mezzo di Maria. È sempre un grande onore per noi servire la Mamma Celeste e cerchiamo di adempiere tale servizio con fedeltà e amore.
Non è solo un dare, ma soprattutto un ricevere: folle osannanti che esprimono la loro devozione a Maria in mille modi, lunghe processioni di fedeli penitenti e oranti, schiere di candidi fanciulli che forse per la prima volta scandiscono l’Ave… insomma tutti questi atteggiamenti apparentementi semplici, ma ricchi di fede genuina, ci infondono gioia, fiducia e soprattutto amore.
La nostra attività nelle missioni è varia e articolata: seguiamo le direttive dei sacerdoti che sono con noi, accogliamo i ragazzi delle scuole e parliamo loro del nostro Fondatore, del Santuario e delle Opere, ma soprattutto narriamo la storia di quel “meraviglioso Quadro”, come è stato definito da uno di essi, che attira gli sguardi innocenti di quei ragazzi assetati di verità. Alla fine di ogni
incontro c’è sempre per tutti una gradita sorpresa, si riceve la corona del Rosario che ognuno si impegnerà a recitare come pegno di amore a Maria. Ogni giorno della settimana mariana è riservato a incontri particolari: giovani, gruppi ecclesiali, famiglie, ammalati, uomini, mamme; a tutti si annuncia il messaggio di Cristo sotto la guida benedicente di Maria.
Non mancano momenti di allegria e serenità trascorsi nelle famiglie dove veniamo accolti e serviti con ogni delicatezza e attenzione.
La mia povera esperienza missionaria acquistata durante tali missioni mi fa esclamare con gioia: ”Sì, il popolo ama Maria e si affida a Lei come a tenera madre sapendo di non restare deluso”. (Sr. M. L.)
… la Suora che accompagna la Madonna nelle sue peregrinazioni, non è una semplice damigella, ma un’annunciatrice del Vangelo, un’animatrice della Liturgia, un rifugio per chi è triste o solo… La Madonna si serve di noi per operare prodigi d’amore!...  (Sr. M. Rosalia)
… Quando l’immagine della Madonna sosta in una città tutto si trasforma: si respira un’aria di serenità, si diventa più buoni e nelle Chiese si prega con fervore e ininterrottamente. Quello che maggiormente ci stupisce è il vedere persone di ogni età e di ogni condizione sociale avvicinarsi con commozione ai Sacramenti… (Sr. M. S.)


"1950" La Regina di Pompei si reca a:
San Valentino Torio (NA)

Parrocchia: "Santa Maria delle Grazie"
Correva l’anno 1950 quando la sacra Immagine era in visita nel territorio dell’Agro Sarnese Nocerino e fu ospite nella comunità parrocchiale di Santa Maria delle Grazie guidata da Mons. Cesare Quadrino.
Un evento eccezionale toccò la comunità di San Valentino Torio.  
Antonio Longobardi, oggi settantaduenne e nipote dell’allora Sindaco, era affetto da una grave
malattia chiamata morbo di Werlhof, dichiarata impossibile da guarire dal dott. Michele Borgia.
Mons. Quadrino assieme al Sindaco Giuseppe Longobardi, zio dell’ammalato, chiesero ed ottennero che la  processione con la sacra Immagine raggiungesse anche la frazione di Castori, che non era in calendario, e che sfilasse per Largo Trinciale con sosta sotto la finestra del piccolo Antonio, moribondo.
La gente era tanta, accorsa anche dai paesi vicini, quando l’Icona si fermò sotto la finestra e don Cesare intonò il Magnificat.
Fu allora che Antonio, dopo alcuni giorni che era in coma, aprì gli occhi e con una esile vocina disse “mammina, quante luci e quanti angeli, ma sono in paradiso?”.
La Mamma celeste aveva accolto tutte le preghiere dei tanti che si erano rivolti a lei per il piccolo Antonio e le aveva offerte a Suo figlio Gesù che operò la Grazia.
Il piccolo lentamente si avviò alla guarigione ed oggi ha potuto raccontarla con forza e devozione.


 
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