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Proprio nel centro di Santa Maria, nelle vicinanze del Museo Archeologico sono stati rinvenuti i resti di un complesso di epoca romana consistente in un grande ambiente absidato, con copertura a volta, realizzato in opera reticolata.
Questo tipo di tecnica muraria prevedeva il rivestimento di un muro con blocchetti di tufo (tufelli) a forma di piramide a base quadrata che venivano inseriti nel paramento del muro accostandoli per linee oblique in modo da dare l’impressione di un reticolo, una tecnica di età repubblicana.
A nord dell’ambiente voltato si trovava una vasca, ricoperta in signino (cocciopesto con l’inserzione di tessere di mosaico con motivi decorativi), in modo da renderla impermeabile.

Il signino è databile alla fine del II-inizio I secolo a.C.
Sono poi stati rinvenuti i resti di un ambiente ipogeo, probabilmente un criptoportico, a pianta pressoché quadrata, anch’esso con paramento in opera reticolata, cui si accedeva tramite una scala realizzata in un angolo del vano.
Da questo ambiente ipogeo provengono due statue.

Una, acefela, rappresenta una figura di fanciullo, mentre della seconda rimane solamente un frammento di una spalla che regge un cratere è improbabile che si trattasse di un fabbrica, perché posta al centro della città, generalmente gli impianti produttivi sorgevano all’esterno o alla periferia delle città, in luoghi dove fosse facile approvvigionarsi di materia prima e di acqua. Potrebbe essere un luogo di culto ma non ci sono prove.

Nell’area a nordest dell’abitato dell’Antica Capua, al confine tra i comuni di Santa Maria Capua Vetere e San Prisco, agli inizi degli anni ottanta, in occasione della costruzione di una nuova rete fognante, furono rimessi in luce alcuni livelli dell’abitato arcaico.
Particolarmente interessante il rinvenimento di una fornace, attiva tra la fine del Vi e gli inizi del V secolo avanti Cristo e molto probabilmente utilizzata per la cottura di tegole piane.

*Museo Archeologico dell'Antica Capua

L’edificio ottocentesco dell’Incremento Ippico Borbonico ospita il Museo Archeologico, costruito nell’area della Torre di Sant’Erasmo, dove nacque nel 1278 Roberto d’Angiò. La Torre sorse dopo che S. Erasmo, vescovo di Formia venerato col nome di Sant’Elmo, costruì una cappella sulle rovine del tempio di Giove; in epoca longobarda divenne, insieme all’Anfiteatro, una fortificazione che Carlo D’Angiò destinò a residenza reale estiva e regia scuderia.

Nella stessa Torre nacque Roberto D’Angiò. Nel Museo archeologico, inaugurato l’11 ottobre 1995, vi sono esposti materiali capuani, risalenti al periodo compreso tra il XIV e il III secolo a.C., provenienti da sepolture e da abitati.
Le prime tre sale sono allestite con reperti che testimoniano il passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro. Sono in mostra corredi dalla necropoli villanoviana del Nuovo Mattatoio e da quella dell’età del ferro di Fornaci, che si estendeva nella zona dell’Anfiteatro. Nella quarta sala prevale l’elemento etrusco con il "bucchero", una ceramica che durante la cottura assumeva un omogeneo colore nero.

Notevoli anche i grandi recipienti di bronzo, di produzione locale e di importazione greca, esposti nella quinta sala. Statue e decorazioni risalenti al periodo tra il VI e il III secolo a.C. sono conservate nella sesta sala.

Trovano spazio nella settima sala alcune sepolture di fine VI sec. a.C. L’ottava sala è dedicata alle sepolture dei Sanniti e nella nona è ricomposta una tomba a cassa. Al suo interno vi sono vasi del corredo. L’ultima sala raccoglie reperti provenienti dal santuario del Fondo Patturelli, terrecotte architettoniche, votivi e statue delle Madri.

*Museo Civico e Archivio Storico

Il Museo Civico di Santa Maria Capua Vetere fu istituito con deliberazione di Consiglio Comunale dell’08 novembre 1870 per la conservazione delle "antichità" ed ebbe come sua prima sede il Palazzo Municipale sito nell’attuale via Cappabianca.
Tale scelta nasceva dalla volontà degli amministratori di conservare e salvaguardare la notevole quantità di reperti archeologici raccolti negli anni e, soprattutto, da mosaici ed iscrizioni rinvenuti durante i lavori di costruzione del nuovo campanile del Duomo nella piazza antistante la Chiesa Madre.
Suo primo Direttore fu il cav. Giacomo Gallozzi. Nel 1910, in occasione del cinquantenario del plebiscito che sancì l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna veniva organizzata a Napoli, a cura di Salvatore Di Giacomo, la "Mostra dei ricordi storici del Mezzogiorno d’Italia".
L’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Corrado Fossataro, aderì all’iniziativa affidando al professore Ernesto Papa la ricerca e la raccolta di cimeli e documenti, che furono esposti alla Mostra inaugurata il 25 maggio 1911.
Al termine delle celebrazioni i reperti, in gran parte di proprietà privata, furono conservati presso la Casa Comunale di via Cappabianca, andando a costituire la "sezione risorgimentale" del Museo.
I reperti furono nuovamente esposti alla "Mostra Garibaldina" di Roma del 1932, allestita in occasione del 50° anniversario della morte di Garibaldi. Nel 1961, dopo la partecipazione alla Mostra "il Risorgimento in Terra di Lavoro" organizzata nella Reggia di Caserta in occasione del 100° anniversario dell’Unità d’Italia, i reperti furono riallestiti nel Salone degli Specchi del Teatro Garibaldi, dove rimasero fino al 1990.
Dopo varie peripezie la raccolta museale fu traslocata in questo edificio nel 1999.
Il complesso demaniale che attualmente ospita i beni culturali della Città (Archivio Storico, Biblioteca Comunale "Pezzella" e Museo Civico) fu Convento degli Alcantarini, costruito tra il 1677 ed il 1684.
La Chiesa, intitolata a San Bonaventura ospita un dipinto di Luca Giordano e un cimitero sotterraneo.
* Nel 1866 il Convento passò in proprietà dello Stato ed ebbe dal 1880 destinazione a riformatorio.
* Nel 1999 fu parzialmente concesso al Comune per ospitarvi i suoi beni culturali.
* Dal 2000 è sede del Museo Civico.
Proprio nel centro della città, alle spalle del Teatro Garibaldi, nel 1994, durante i lavori di costruzione di un edificio per civili abitazioni sono stati rinvenuti i resti di un edificio di imponenti dimensioni che nel periodo compreso tra il II sec. a.C. ed il primo dopo, venne utilizzato come laboratorio per la lavorazione del bronzo.
Il Teatro vede la sua inaugurazione nel lontano 1896 e grazie alla sua bellezza, ben presto, viene ribattezzato "Il piccolo San Carlo". Dopo la chiusura a causa del sisma del 1980, lavori di restauro, in epoche recenti, lo restituiscono allo splendore originario. Oggi il teatro, gioiello della Città, rappresenta il palcoscenico indimenticabile di molteplici eventi.
É possibile usufruire della struttura per l’organizzazione di spettacoli teatrali, musicali e di danza oppure del Salone degli Specchi, splendida cornice per la celebrazione di matrimoni civili, incontri, convegni, mostre e dibattiti.
Cittadini e turisti potranno visitare gli spazi allestiti all'interno di uno dei simboli culturali della città appunto il Teatro Garibaldi. La mostra permanente, che vuole essere la dimora della memoria storica del Teatro, prevede l’esposizione di reperti e documenti dell’Archivio Storico recuperati nei depositi del Museo Civico. Il percorso espositivo consentirà anche di immergersi nell’affascinante storia del Teatro Garibaldi attraversando le tanti fasi storiche in ognuna delle quali ha lasciato un segno indelebile.
Un percorso, quindi, che consentirà una costruzione identitaria del Teatro: dal momento della sua nascita, appunto il 12 aprile del 1896, con la rappresentazione de "La forza del destino" di Giuseppe Verdi al quale inizialmente voleva essere intitolato il Teatro, fino ad arrivare ai lavori di recupero del secondo millennio, resistendo a due guerre e rinascendo alla fine del XX secolo, dopo un letargo durato quasi 20 anni a causa dei danni del terremoto del 1980.
Storia
Il 28 ottobre 1864 il municipio di Santa Maria Capua Vetere bandì un concorso di progettazione per la realizzazione di un teatro pubblico, essendo il comune deciso ad aumentare il proprio prestigio e sprovvisto di un qualsiasi teatro stabile a differenza di città dalla più consolidata tradizione come Caserta ma soprattutto Capua. Furono presentati 17 progetti, 8 dei quali furono ammessi e presi in considerazione dalla Commissione appositamente nominata; nessuno di questi però rispondeva pienamente alle indicazioni del bando.
Per tale motivo la Commissione non scelse alcuno dei progetti presentati ma si riservò la possibilità di nominare un architetto, tra quelli concorrenti, cui affidare la progettazione secondo le norme previste dal programma. La scelta cadde sull'architetto Luigi Della Corte che "rispondendo con zelo all'invito presentò nel 18 giugno 1865 una pianta topografica modificata e un novello stato estimativo delle spese".  
I lavori per la costruzione dell'edificio avrebbero dovuto cominciare il 1º gennaio 1867 ma non si riuscì a trovare un imprenditore che, per il prezzo previsto, volesse appaltare l'opera.
Dopo circa vent'anni, il 1º marzo 1887, fu bandito un altro concorso per un progetto dalle caratteristiche simili (3 ordini di palchi invece di 4 e un minor numero di sale) e, tra i progetti presentati, fu scelto quello di Antonio Curri che si ispirò all'Opéra Garnier di Parigi. I lavori, iniziati il 13 agosto 1889, furono aggiudicati alla ditta D'Agostino e Casella di Salerno (che per i lavori in muratura si avvalse della locale impresa di Pasquale Angiello) e furono terminati nell'arco di sette anni. La spesa complessiva, originariamente stimata in lire 200.000, risultò, a lavori ultimati, pari a Lire 450.000, più del doppio di quanto inizialmente previsto. Il 12 aprile del 1896 il teatro, intitolato a Giuseppe Garibaldi anche per via dell'importanza della Battaglia del Volturno nel processo dell'Unità d'Italia, fu inaugurato con la messa in scena di La forza del destino di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Vincenzo Grandine.
Per la ricercata facciata architettonica e per la fama che andava ad acquistare nel corso degli anni fu soprannominato piccolo San Carlo, anche se fu l'ultimo teatro lirico ad essere costruito in Campania, essendo il comune di Santa Maria Capua Vetere relativamente giovane.
Numerose le rappresentazioni di opere liriche. Tra le tante si ricordano il Camoens di Pietro Musone del 1897, con il tenore Luigi Ceccarini e il soprano Anna Franco, il Mefistofele di  Arrigo Boito, la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, La Gioconda di  Amilcare Ponchielli, oppure le "prime" de Il trovatore nel 1901, del Rigoletto, della Norma, o ancora i  Pagliacci del  Leoncavallo nel 1904, la Cavalleria rusticana di  Pietro Mascagni, l'Andrea Chénier e  lt La bohème con il maestro Guido Serrao e il tenore Amedeo Rossi. Il 4 giugno del 1910 vi esordì il baritono Raffaele Aulicino in una rappresentazione della Traviata di Giuseppe Verdi. Non mancavano anche rappresentazioni di operette che consentirono all'impresario di superare la crisi serpeggiante dal 1902 quando era stato necessario sospendere le rappresentazioni per il loro costo elevato, che costringeva a praticare prezzi dei biglietti al di sopra delle possibilità medie dei cittadini Sammaritani.
Fu così che vennero messe in scena "La vedova allegra" e "Geisha" nel 1910, con Gianni e Lina Sartori, Margherita Abbadia-Lindi, i maestri U.Bellini e Gambardella e "I pescatori di perle" nel 1914 con il debutto di Maria Reichenbach.
Il Teatro ospitava anche rappresentazioni di prosa, concerti da camera e sinfonici. Nella stagione 1896/97 ospitò la "Drammatica Compagnia" diretta da Antonio Grisanti, Attila Ricci e Virginia Campi; nell'autunno del 1897  Eduardo Scarpetta e la sua compagnia; nel 1898 la compagnia di Achille Torelli; nel 1899 Amalia Ferrara, Lena Botti-Bello e Lina Montis in "Un viaggio in Africa" e " Donna Juanita" di Suppé, Il venditore di uccelli di Zeller e "L’usignolo" di Chapy e, nel 1900, la Compagnia di Ferruccio Garavaglia, Achille Maironi, Gina Favre in "Tristano e Isolda" e "La scuola delle mogli" di Molière.
Nel dicembre del 1914, a seguito di un incendio che distrusse il Cinema Mascolo dove si esibiva, Salvatore De Muto, l'ultimo Pulcinella della scuola dei Petito, fu autorizzato, non senza polemiche ed opposizioni, a tenere spettacoli al Garibaldi, molto apprezzati dal pubblico popolare.
Durante la Prima guerra mondiale il teatro chiuse per la prima volta a causa del conflitto in corso. Da allora verrà utilizzato solo sporadicamente, determinandone un lento ed inevitabile declino. Nel 1939 l'impresario Mario Del Piano ottenne l'autorizzazione per trasformarlo in sala cinematografica, mentre successivamente, durante la Seconda guerra mondiale e l'occupazione alleata della città, il teatro fu requisito e divenne palcoscenico per le esibizioni di alcuni artisti americani (tra cui Cole Porter e Coleman Hawkins). Al termine del conflitto, nonostante le difficoltà di gestione, il teatro vanterà le presenze di Arturo Toscanini, Totò, Nini Taranto, Raffaele Viviani, Carlo Dapporto, del fratelli Maggio, di Erminio Macario e delle sorelle Nava.
Nel 1980, a seguito del terremoto dell'Irpinia, il teatro venne dichiarato inagibile e per oltre vent'anni è rimasto chiuso al pubblico.
Finalmente nel gennaio 2002 iniziarono, sotto la direzione della Soprintendenza per il Patrimonio storico-artistico di Caserta e Benevento, i lavori di restauro della struttura, finanziati con oltre quattro milioni di euro.
Terminati i lavori, il 27 maggio del 2004 il Teatro Garibaldi ha riaperto i battenti e nello stesso anno è ripresa la programmazione della stagione teatrale, prevalentemente con spettacoli di prosa.
Architettura
La facciata, chiaramente ispirata all'Opera Garnier di Parigi, presenta, al piano terra, una zoccolatura in pietra calcarea che si alza per oltre 1,50 metri sul livello della strada e tre portoni d'ingresso con ai lati due nicchie che ospitano le statue in gesso di Carlo Goldoni (a destra) e Vittorio Alfieri (a sinistra), atti a simboleggiare la Commedia e la Tragedia. Sopra le porte d'ingresso ci sono quattro medaglioni che raffigurano Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini,  lt Giovanni Battista Pergolesi e Domenico Cimarosa.
Al primo piano, invece, cinque balconi non sporgenti con balaustra, chiusi da finestroni e separati da colonne corinzie binate che reggono la trabeazione al di sopra della quale è il frontone con il nome del teatro, ai cui lati svettano due timpani arcuati con bassorilievi in gesso.
La sala, a ferro di cavallo, con pavimento in legno leggermente in discesa, è in stile tardo-neoclassico e presenta, sul soffitto, un dipinto di Gaetano Esposito raffigurante "L'Apoteosi della Poesia: Torquato Tasso che esce dal Tempio delle Muse. La platea ospita 150 poltroncine numerate disposte su 11 file mentre i 42 palchi, disposti su tre ordini, hanno una capienza complessiva di 168 posti cui vanno aggiunti i circa 60 posti del cosiddetto "loggione" che occupa tutto il quarto ordine. Interessante anche il "Salone degli Specchi", destinato ad attività culturali.
Il MUTEG (Museo "del Teatro e del Cinema" del Teatro Garibaldi
Dal 21 giugno 2017 il Teatro Garibaldi ospita la mostra permanente dedicata al Teatro e al Cinema. Essa è una sezione distaccata del Museo Civico cittadino. Nella mostra sono esposti reperti e documenti dell'Archivio Storico che ripercorrono la storia del teatro e del cinema in generale ma anche dello stesso Teatro Garibaldi.
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