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Santi del 10 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Agatone - 79° Papa (10 gennaio)

Agatone, Papa, Santo, Siciliano, 27 giugno 678 - 10 gennaio 681. Sepolto nel Poliandro di S. Pietro in Vaticano. La tomba primitiva andò perduta.
(Papa dal 27/06/678 al 10/01/681)
Consacrato pontefice il 26 giugno del 678, quando, secondo la leggenda, avrebbe avuto 103 anni. Il 12 agosto ricevette dall'imperatore Costantino Pagonato una lettera nella quale questi si dichiarava pronto a riprendere il progetto di riunificazione ecclesiastica tra Roma e Bisanzio.
Egli pensava di indire una conferenza episcopale in cui fossero discussi i problemi emergenti ed eliminata ogni controversia.
A questo scopo chiedeva al papa l'invio a Costantinopoli di alcuni suoi rappresentanti.
Per preparare la delegazione Agatone riunì in Laterano il 27 marzo del 680 un Concilio italiano che scelse i rappresentanti episcopali da mandare a Bisanzio insieme ai legati pontifici e approvò il testo sinodale che sarebbe stato presentato alla conferenza. La delegazione occidentale giunse il 10
settembre del 680.
Quella che era stata indetta come una conferenza divenne, però, un vero e proprio Concilio ecumenico, il sesto in Oriente. Dopo 18 sedute si arrivò ad un decreto emanato il 16 settembre del 681 e alla richiesta al Papa di confermare le decisioni prese.
Ma Agatone era già morto il 10 gennaio del 681 ed era stato sepolto in San Pietro.  (Avvenire)
Etimologia:  Agatone = buono, dal greco
Martirologio Romano: A Roma presso San Pietro, deposizione di Sant’Agatone, papa, che contro gli errori dei monoteliti custodì integra la fede e promosse con dei sinodi l’unità della Chiesa.
Fu consacrato pontefice il 26 giugno del 678, secondo una leggenda aveva raggiunto 103 anni ma ragionava ancora bene.
Il 12 agosto ricevette dall’imperatore Costantino Pagonato una lettera nella quale questi, avendo ormai risolte le questioni militari, si dichiarava pronto a riprendere il progetto di riunificazione ecclesiastica tra Roma e Bisanzio. Egli pensava di indire una conferenza episcopale in cui fossero discussi i problemi emergenti ed eliminata ogni controversia. A questo scopo chiedeva al Papa l’invio a Costantinopoli di alcuni suoi rappresentanti che fossero bene al corrente di tutta la problematica. Assicurava inoltre un ampia protezione imperiale alla delegazione stessa.
Per preparare la delegazione Agatone riunì in Laterano il 27 marzo del 680 un concilio italiano che scelse i rappresentanti episcopali da mandare a Bisanzio insieme ai legati pontifici e approvò il testo sinodale che sarebbe stato presentato alla conferenza.  
Vi era esposta la dottrina delle due volontà e i modi di agire in Cristo con riferimento esplicito a quanto deciso nel concilio Lateranense da Martino I.
La delegazione occidentale giunse il 10 settembre del 680 a Costantinopoli e fu accolta dal patriarca Giorgio che provvide a convocare i metropoliti ed i vescovi bizantini. Quella che era stata indetta come una conferenza divenne infine un vero e proprio concilio ecumenico, il sesto in Oriente.  
Alla prima sessione risultarono infatti presenti i rappresentanti di tutti i patriarcati; essa si aprì il 7 novembre del 680 in una sala del palazzo imperiale.
Presidente era l’imperatore, affiancato da due presbiteri e un diacono romani quali rappresentanti del Papa. In Italia nel frattempo scoppiò una grave pestilenza che fece un numero impressionante di vittime. A Costantinopoli intanto il concilio andò avanti; dopo 18 sedute si arrivò ad un decreto emanato il 16 settembre del 681.  In esso si ribadiva la professione di fede stabilita dai cinque precedenti concili e si approvava all’unanimità la dottrina delle due volontà e delle due energie in Cristo, che non erano in contrasto con loro, confermando inoltre il testo sinodale del Laterano.
L’eresia monotelita fu ovviamente condannata. Il concilio indirizzò infine uno scritto al Papa pregandolo di confermare le decisioni prese.
Ma Agatone era già morto il 10 gennaio del 681 ed era stato sepolto in San Pietro: aveva raggiunto, a quanto pare, 107 anni.
Agatone ricevette anche la sottomissione dell’Arcivescovo di Ravenna, Teodoro, il quale mise fine ad una autocefalìa condannata da Roma.
Agatone si interessò anche della sorte della Chiesa anglosassone: ricevette paternamente l’abate di Wearmouth, Benedetto Biscop, e rimise sul suo legittimo seggio l’arcivescovo di York, Vilfrido, ingiustamente deposto da Teodoro di Canterbury. Sant’Agatone si distinse per profondità di dottrina e spirito caritativo specialmente verso i poveri. È  il patrono di Palermo.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant' Agatone, pregate per noi.


*Sant'Aldo – Eremita (10 gennaio)

Non si sa esattamente in quale epoca Sant’ Aldo sia vissuto, probabilmente nei secoli intorno al Mille.
Secondo una tradizione fu eremita e carbonaio a Carbonia presso Pavia, e a Pavia fu sepolto nella cappella di San Colombano, dalla quale fu traslato nella basilica di San Michele.
Non a caso la memoria di Sant’ Aldo si è conservata a Pavia, che fu un tempo capitale del Regno dei Longobardi.
É probabile, infatti, che sangue longobardo scorresse nelle vene del Santo eremita, o così almeno fa pensare l’origine del suo nome, che la parola longobarda “ald”, con il significato di vecchio.
Di Sant’ Aldo,  assai popolare nel nord, si conosce ben poco.
Ignoriamo perfino il luogo e la data della nascita, e quando si vuol determinare l'epoca in cui visse si parla  vagamente del sec. VIII, quel periodo oscuro della nostra storia che precede l'età carolingia e l'Italia è smembrata in piccoli regni barbàrici, mentre sull'intera cristianità incombe sempre più la minaccia dell'islamismo.
Un dato sicuro è il luogo di sepoltura, a Pavia, dapprima la cappella di San Colombano e poi la basilica di San Michele.
Un'antica tradizione ce lo presenta come carbonaio ed eremita nel pressi di Pavia, a Carbonaria.
L'inclusione di Sant’ Aldo nei Martirològi dell'Ordine benedettino ha fatto supporre che egli sia stato monaco a Bobbio, il celebre monastero fondato nel 614 da San Colombano, a mezza strada tra il cenobio degli orientali e la comunità monastica creata un secolo prima da S. Benedetto.
Il punto d'incontro di queste due forme di ascesi sembra indicato dall'esperienza religiosa del Santo eremita che commemoriamo, un orante dalle mani incallite e il volto annerito dalla fuliggine delle carbonaie.
I monaci irlandesi di San Colombano non conducevano una vita eremitica in senso stretto.
Ognuno si costruiva la propria capanna di legno e di pietre tirate su a secco, entro una cinta rudimentale, per isolarvici in solitaria contemplazione nelle ore dedicate alla preghiera. Poi ne usciva con gli attrezzi da lavoro per recarsi alle consuete occupazioni giornaliere e guadagnarsi da vivere tra gli uomini col sudore della fronte.
Insomma, l'eremita si allontanava provvisoriamente dagli uomini per dare più spazio alla preghiera e riempire la solitudine esteriore con la gioiosa presenza di Dio.
Ma non si estraniava dalla comunità, alla cui spirituale edificazione contribuiva con l'esempio della sua vita devota e anche con carità fattiva.
Possiamo quindi ritenere Sant'Aldo un felice innesto dello spirito benedettino con quello apportato dai fervidi missionari provenienti dall'isola di San Patrizio, l'Irlanda, l'"isola barbara" trasformata in "isola dei santi" per la straordinaria fioritura del cristianesimo.
San Colombano ne aveva portato sul continente una primaverile ventata di nuova spiritualità. Si era cioè prodotto un movimento inverso a quello che aveva recato la buona novella nell'isola degli Scoti.
Decine di monaci e di eremiti irlandesi, fattisi "pellegrini per Cristo", in un esaltante scambio evangelico, da evangelizzati diventavano evangelizzatori.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aldo, pregate per noi.


*Beata Anna degli Angeli Monteagudo – Domenicana (10 gennaio)

Arequipa, 1602 - 10 gennaio 1686
La Beata Anna de Los Angeles trascorse quasi settant'anni nel monastero domenicano di Arequipa, in Perù. Tutta dedita al servizio divino, fu come un angelo del buon consiglio per il suo popolo.
Morì il 10.01.1686 e fu beatificata il 2 febbraio 1985.
I suoi resti riposano ad Arequipa, nel monastero di Santa Caterina da Siena.
Martirologio Romano: Ad Arequipa in Perù, Beata Anna degli Angeli Monteagudo, Vergine dell’Ordine dei Predicatori, che con il dono del consiglio e con la profezia si adoperò generosamente per il bene di tutta la città.
Anna Monteagudo Ponce de Leòn nacque ad Arequipa, in Perù nel 1602 dallo spagnolo Sebastiàn Monteagudo de   la Jara e da una donna di Arequipa, Francisca Ponce de Leòn.
All’età di tre anni i genitori la affidarono al monastero domenicano di Santa Caterina perché vi fosse educata.
Ritornata a casa, a 14 anni, dopo un anno di permanenza in famiglia, nel 1618, volle tornare al monastero, nonostante l’opposizione paterna, per compiervi il noviziato, con il nome di Anna de lo Angeles.
Nel monastero, fino al 1632, esercitò gli uffici di Sacrestana, poi, fino al 1645, di Maestra delle Novizie, e infine fino al 1647 di Priora.
Fu sempre esemplare nella preghiera e nella carità, sia dentro che fuori il monastero, prodigandosi nel consiglio e nello spirito missionario, con grande misericordia anche verso le anime del purgatorio. Fu fedele alle osservanze conventuali, con costanza, maturità ed equilibrio. Dopo dieci anni di malattia, che la ridusse paralitica e cieca, morì il 10.1.1686, all’età di 84 anni.
Già in vita godette fama di santità. Papa Giovanni Paolo II l’ ha proclamata Beata il 2.1.1985 durante il suo viaggio in Perù.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Anna degli Angeli Monteagudo, pregate per noi.

 

*Sant'Arconzio di Viviers – Vescovo (10 gennaio)

Martirologio Romano: Nel territorio di Viviers lungo il Rodano in Francia, Sant’Arconzio, Vescovo.   
Di questo Santo si ha notizia in un martirologio della chiesa di Viviers senza data (che però si fa risalire al sec. XV), in cui al 10 gennaio si legge che fu decapitato dagli abitanti della città per avere difeso la libertà e i beni dellla sua chiesa.
I più lo fanno vivere nel sec. VIII.
Il Duchesne (Pastes, I, p. 232) afferma che l'assassinio potrebbe essere accaduto nel sec. IX.
Il suo corpo, venerato nella chiesa di San Vincenzo fu bruciato nel 1568 dai calvinisti.
Nel Propri della diocesi di Viviers Arconzio è festeggiato il 19 gennnaio.  
(Autore: Francesco Russo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Arconzio di Viviers, pregate per noi.


*Beato Benincasa - Abate di Cava (10 gennaio)

Martirologio Romano: Nel monastero di Cava de’ Tirreni in Campania, B.Benincasa, abate, che destinò cento suoi monaci al cenobio di Monreale in Sicilia da poco eretto.
Particolarmente notevole fu il governo dell’Abate Benincasa nell’abbazia della SS. Trinità di Cava, il suo mandato coincise con il periodo di maggior splendore per questa già celebre abbazia, fondata nel 1020 da Sant'Alferio. Il 30.1.1171, succedendo al B.Marino, prese possesso del titolo, fu definito ‘pio, prudente e ottimo  pastore’.
Nel 1172 assisté il re di Sicilia Guglielmo II il Buono che s’era ammalato a Salerno, questi riconoscente, nel 1176 sottomise alla Congregazione di Cava, un monastero che aveva terminato di costruire a Monreale, l’abate inviò in Sicilia un centinaio di monaci per popolarlo.
Due anni dopo s’imbarcò sulla nave del monastero (e questo ci dice dell’importanza dell’abbazia) per andare a fare visita alle Case lì residenti, in tale occasione, Re Guglielmo II mise sotto la sua protezione la Congregazione di Cava e in particolare l’abbazia della SS. Trinità, dando nel contempo all’abate la facoltà di creare vassalli.
Ancora il re di Gerusalemme Baldovino IV, con diploma datato 8 novembre 1181, diede alla nave di Cava il diritto di approdare nei porti del Levante, concedendo piena libertà di esportazione e importazione esenti da ogni forma di dogana.
Nel 1182 Re Guglielmo risolse a favore dell’abbazia la controversia con il Vescovo di Salerno, Nicola,  circa il possesso del porto di Vietri.
Ospitò per fare penitenza l’antipapa Innocenzo III; i Vescovi desideravano avere nelle loro diocesi, i monaci cavensi per il gran bene che operavano; i Papi concessero un autonomia spirituale agli  Abati di Cava, cosicché la loro giurisdizione si allargava sulle terre e chiese che le venivano donate, dando conto solo al Papa; l’abbazia divenne un caposaldo dei Papi, di cui potevano fidarsi pienamente.
Benincasa morì il 10 gennaio 1194 dopo 23 anni di governo, fu sepolto nella cripta Arsicia vicino a S.Alferio. Il 20.10.1675 le sue reliquie furono traslate insieme a quelle di altri Santi e Beati Cavensi nella cappella dei ‘Santi Padri’.
Il suo culto e il titolo di B.fu confermato dalla Santa Sede il 16 maggio 1928.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Benincasa, pregate per noi.

 

*San Domiziano di Melitene – Vescovo (10 gennaio)

564-602
Etimologia:
Domiziano = che appartiene alla casa, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Melitene nell’antica Armenia, San Domiziano, vescovo, che si adoperò molto per la conversione dei Persiani.
Nato verso il 564 ed eletto vescovo di Melitene, nell'Armenia Seconda o Minor, gli furono affidate dall'imperatore Maurizio, a cui era legato da vincoli di parentela, varie missioni diplomatiche.   
Di particolare importanza quella presso Cosroe, re dei Persiani, che egli si studiò, ma invano, di convertire alla religione cristiana.
Di questo insuccesso informò il Papa San Gregorio Magno col quale ebbe uno scambio di lettere.
Di ritorno dalla Persia rimase a Costantinopoli con l'incarico di dirigere spiritualmente l'imperatore, senza peraltro omettere di vigilare sulla sua Chiesa.
Nel 597 Maurizio, ammalatosi gravemente, lo nominò suo esecutore testamentario, ma Domiziano gli premorì il 10 o l'11 gennaio verso il 602, ricevendo sepoltura nella chiesa dei SS. Apostoli a Costantinopoli, città in cui fu festeggiato come Santo al 10 gennaio Le sue reliquie furono in seguito portate a Melitene.
(Autore: Paolo Ananian – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Domiziano di Melitene, pregate per noi.


*Beato Egidio (Bernardino) Di Bello - Eremita Francescano (10 gennaio)

Martirologio Romano: A Laurenzana in Basilicata, Beato Egidio (Bernardino) Di Bello, Religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che visse segregato in una grotta.  
Il Beato Egidio nasceva nel 1443 a Laurenzana, da genitori di umile condizione sociale, il padre agricoltore si chiamava Bello di Bello, e la madre Caradonna Personi.
Al Battesimo gli fu imposto il nome di Bernardino di Bello, oltre a lui i genitori ebbero un altro fratello che si chiamava Vitale. Gli fu imposto il nome di un grande san Bernardino da Siena, il quale fu un grande protettore per il nostro amato Beato. Della sua fanciullezza non ci sono episodi espressivi, tranne che egli si fece frate ad un’età molto giovane.
Egli da giovane frequentava molto le chiese, specialmente quella di S. Francesco, quale presagio per la sua vita  futura. All’età circa di trent’anni entrò nel locale Convento francescano, nel quale qualche anno prima egli aveva patrocinato la costruzione (non sappiamo con quali fondi) di una piccola cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova.  
Dopo la sua entrata in Convento, da subito egli manifesta una santità lontana dal comune, poiché aveva uno spiccato senso per la spiritualità ascetica e contemplativa, infatti, molte volte disturbato dai rumori dei curiosi o dei confratelli, si ritirava in una selva, dove vi era una grotta, in seguito da lui stesso convertita in cappella, per la preghiera e l’incontro ravvicinato con il Creatore.
Egli fu un semplice frate laico, non diventò sacerdote, probabilmente considerava un onore troppo grande per la sua persona. Nella contemplazione egli si sollevava ad una certa altezza dal suolo della scena del mondo, tanto da entrare in una profonda ascesi, dove il confronto con il suo Creatore lo estraniava completamente dalle cose che lo circondavano.
Dopo la sua professione solenne, emettendo i voti perpetui di castità, povertà ed obbedienza, prese il nome Fra Egidio, volendo imitare la semplicità evangelica del compagno di San Francesco, Fra Egidio d’Assisi. Così, ora Fra Egidio, dopo aver vissuto le prove della vita terrena, l’esperienza del lavoro dei campi, il dolore dei distacchi umani, decide di dedicare interamente la sua vita al Signore.
Nella sua nuova vita da seguace di Francesco, egli ricoprì vari incarichi, ma sempre i più umili, di solito quelli che nessun frate voleva svolgere, dal cuoco al portinaio, al sacrista, fino all’ultimo di giardiniere, infatti, egli non usciva mai per la questua, se non pochissime volte per andare a trovare qualche ammalato a i suoi genitori. Egli da subito si rivelerà come un frate con qualità eccezionali, infatti, aveva una tale capacità di persuasione, dovuta alla sua semplicità e dolcezza che lasciava intravedere il dono totale di sé, quale uomo mite e caritatevole verso l’altro.
Egli condusse una vita molto austera per la santità della sua vita, e per configurarsi sempre più a Cristo sofferente, non a caso erano frequenti i suoi digiuni, infatti, si dice che il suo unico pasto
fosse un tozzo di pane, alle volte diviso con chi non poteva permetterselo, molto frequenti erano le sue penitenze e la disciplina che anche la regola imponeva. La sua vita si snoda tra estasi e preghiera, si legge appunto negli atti del processo di beatificazione che egli si solleva due palmi da terra, e che venivano spesso gli uccelli a mangiare nel palmo della sua mano.
E detto da testimoni che giurarono per il processo di beatificazione, che egli dopo il suo mesto pasto, si sedeva nel giardino e conversava con gli uccelli, mentre dava loro molliche di pane, allo stesso modo del Serafico Padre S. Francesco, il quale conversava con gli uccelli.
Il suo apostolato e speso interamente nella sua terra di Laurenzana, tranne alcune brevi parentesi di tempo in alcuni conventi del circondario, tra cui a Potenza nel Convento “Santa Maria del Sepolcro”. E da notare la sua permanenza a Potenza nel suddetto convento, poiché si rese autore di un avvenimento prodigioso, quale la guarigione del figlio del Conte di Potenza Guevara gravemente ammalato, il frate giunto al capezzale del moribondo tracciando un segno di croce sulla sua fronte lo guarì.
Oltre queste sue doti di taumaturgo, di lui si ricordano anche doti profetiche, infatti, a molti predisse il giorno della loro morte o di altri eventi, che poi si confermarono essere veri, oppure come il caso di un’altra signora che non aveva più notizie del marito che era andato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela, il frate le disse che egli aveva perso un occhio, era stato malato, ma sarebbe ritornato tra le sue braccia a breve, è così avvenne.
Altro elemento rilevante della vita del Beato Egidio fu la sua continua lotta con il Principe di questo mondo, Satana. Mentre Egidio passa le notti in preghiera, com’era sua abitudine, poiché tra le sue penitenze vi era quella del mortificare anche il sonno, i diavoli lo assalgono e lo scuotono con violenza inaudita e lo trascinano per terra. Egli cerca sempre di nascondere questa esperienza, come ogni vero uomo di Dio fa, sapendo come essa sia un segno della volontà divina, il quale permette certe cose per provare la vera santità degli uomini, perché alle volte possono essere solo simulazione ed inganno diabolico, per cui va soggetta a corrompersi a causa dell’orgoglio e della troppa coscienza di sé, ed è un’esperienza che Dio fa alle anime più robuste.
Molti suoi confratelli testimoniarono che sentivano Fra Egidio lamentarsi e scacciare qualcuno all’interno della sua cella, però non videro mai nessuno, ma dopo frequenti lamenti e rumori non poterono più nascondere il fatto e lo riferirono al Padre guardiano, al quale dopo ripetuti interrogatori Fra Egidio non poté non confessare tutto e ammettere che il demonio lo percuoteva quasi tutte le notti. Comunque l’ultimo assalto Satana lo sferra la notte di Natale del 1517, infatti, Fra Egidio passa tutta la notte in chiesa, vegliando davanti al Santissimo Sacramento, quando ad un tratto l’ira e la stizza del demonio inizia a disturbare l’orazione del fraticello spegnendo ripetutamente la lampada ad olio posta davanti al S. Sacramento.
Ad un certo punto non sopportando la sovrumana pazienza del frate gli alita il fuoco sul corpo, ustionandogli il braccio sinistro e poi trascinandolo per terra e rovesciandogli addosso definitivamente l’olio bollente della lampada e poi scomparve. Le ustioni procurate e le sofferenze subite portarono l’ormai 75enne frate ad ammalarsi gravemente e a non alzarsi più dal letto. Nonostante le premurose cure di una nobildonna procuratrice dei frati, una certa Donna Lucrezia Trara, che gli fasciò le ferite, si spense il 10 Gennaio del 1518, passando serenamente tra le braccia del Padre, mentre la comunità salmodiava le preghiere del transito.
Particolare curioso fu che al momento della sua morte, le campane suonavano pur essendo ferme, cosa che accadde anche sei anni dopo, nel giorno della sua esumazione, per collocarlo in una nuova e più dignitosa sepoltura. Subito dopo la sua morte moltitudini di popolo e numerosissimi fedeli, giunsero al Convento di Laurenzana da tutte le parti della Regione ed oltre, poiché la fama di santità che già avvolgeva la sua persona quando ancora era in vita, aumentò sempre più nel corso degli anni, raggiungendo numeri considerevoli che provenivano addirittura dalle Puglie, dalla Calabria e dalla Campania.
Negli anni successivi alla sua morte furono registrati innumerevoli prodigi e guarigioni associati alla sua intercessione, tanto da far suscitare nella pietà popolare da subito la sua proclamazione a “Santo”. Nel 1593 fu  l’anno del passaggio del Convento ai P. Riformati e della prima raccolta delle testimonianze sull’eroicità delle virtù di Fra Egidio da Laurenzana e mandate alla Sacra Congregazione per i Riti per attestarne l’eroicità di vita e poterne venerare le sacre spoglie; difatti ciò avvenne nel 1596 quando la Congregazione ne ratifica l’eroicità delle virtù e ne proclama il culto. Intanto i beneficiari di miracoli e di eventi prodigiosi continuano a segnalare tutto ciò alle autorità civili e religiose, i quali raccogliendo tutto il materiale, danno vita ad un comitato ad hoc per iniziare una possibile causa che lo proclami ne attesti la fama di santità per poterlo proclamare Beato.
Intanto si susseguivano gli anni e generazioni di persone che ne attestavano la fama e la santità, ma il corso degli eventi socio-politici e culturali non permise un rapido corso per proclamare in terra una santità che agli occhi di Dio da sempre era evidente.
A più riprese anche dai vescovi diocesani fu portata avanti la causa di beatificazione, fin quando nel 1876 l’Arcivescovo Metropolita di Acerenza Pietro Giovine fece ripartire con forza il processo, concludendo la fase diocesana, ed inviando a Roma la documentazione necessaria, la quale Congregazione per volere di Leone XIII ne approvò il culto immemorabile e lo confermò Beato in San Pietro il 24 Giugno del 1880. Tutt’oggi il culto verso il Beato Egidio e molto vivo tra le popolazioni dell’area centro settentrionale della Basilicata e ne tiene viva la memoria di un conterraneo che ancora oggi fa rivivere il suo spirito di carità, e di santità votata all’amore per il prossimo e al grande culto per l’Eucarestia fino a donare la sua vita per il suo Sposo, né continua a segnare un sentiero sicuro e una bussola per le generazioni di questo popolo, certi che il Signore propone per noi modelli di come la santità consista nel vivere la vita con semplicità, poiché proprio l’amore ci libera e fa raggiungere le vette più alte del cielo.   
(Autore: Lett. Sem. Antonio Carmelo Romano - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Egidio Di Bello, pregate per noi.


*Santa Francesca Salesia (Leonia Aviat) - Religiosa, Fondatrice (10 gennaio)

Sézanne, Champagne, 16 settembre 1844 - Perugia, 10 gennaio 1914
Nacque il 16 settembre 1844 a Sézanne nella regione francese di Champagne. Educata dalle suore visitandine di  Troyes nel 1866 espresse il desiderio di intraprendere la vita religiosa.
Nel frattempo l'abbé Louis Brisson aveva fondato le Opere operaie per le giovani lavoratrici intitolate a San Francesco di Sales. In una visita di Leonia a padre Brisson questi gli espose la sua intenzione di fondare una Congregazione religiosa che continuasse la sua opera.
La ragazza entusiasta diede la sua disponibilità e nel 1868 vestì l'abito religioso assieme a Lucie Cannet sua ex compagna di studi e prese il nome di suor Francesca di Sales; nel 1872 diventa superiora della nascente Congregazione delle Suore Oblate di San Francesco di Sales.
Dopo aver portato la congregazione a Parigi invia le sue suore in Namibia, Africa del Sud, Equatore, Svizzera, Austria, Inghilterra e Italia, aprendo dappertutto case ed opere di assistenza.
Nel 1903 le nuove leggi dell'anticlericale Emile Combes la costringono alla fuga: Leonia si rifugia a Perugia. Negli ultimi anni si dedica alla stesura definitiva delle Costituzioni che presenta a Pio X. Muore a Perugia a 69 anni il 10 gennaio 1914 nella Casa religiosa di via della Cupa. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Perugia, santa Francesca di Sales (Leonia) Aviat, vergine, che con materno amore e operosità si dedicò all’assistenza delle giovani e istituì le Oblate di San Francesco di Sales.
Léonie nacque il 16 settembre 1844 a Sézanne nella regione francese di Champagne, da genitori cristiani e onesti commercianti. A 10 anni fu affidata, secondo le consuetudini dell’epoca, alle Suore Visitandine di Troyes. Rimase con loro fino all’età di sedici anni, qui ricevé la Prima Comunione e Cresima e sotto la saggia
guida del cappellano abate Luigi brisson e della Madre superiora Chappuis, ricevé un’educazione umanistica, una profonda formazione religiosa e morale e iniziata alla dottrina salesiana dell’abbandono alla divina volontà.
Ritornata in famiglia nel 1866, Léonie rifiutò un vantaggioso matrimonio ed espresse il desiderio di ritornare nel monastero per intraprendere la vita religiosa.
Nel frattempo l’abbé Brisson, sensibile ai disagi di tante ragazze che lasciata la campagna venivano a lavorare a Troyes nelle fabbriche in cerca di facili guadagni, aveva fondato le Opere operaie per le giovani lavoratrici intitolate a San Francesco di Sales, dapprima  come patronati poi come case-famiglia per la loro assistenza.
In una visita di Léonie a padre Brisson questi gli espose la sua intenzione di fondare una Congregazione religiosa che potesse continuare nel tempo ed in forma più organizzata la sua opera.
Léonie entusiasta dà la sua disponibilità e nel 1868 veste l’abito religioso assieme a Lucie Cannet sua ex compagna di studi e prende il nome di Suor Francesca di Sales; nel 1872 diventa superiora della nascente Congregazione delle Suore Oblate di San Francesco di Sales.
Si dedica all’apostolato fra le ragazze operaie dando loro, ricreazione, sicurezza, educazione religiosa e pratica per un futuro di madri di famiglia.
Stabilizzata l’Opera a Troyes, Madre Aviat va per otto anni a Parigi dove organizza un educandato per ragazze agiate, rivelandosi un’educatrice eccezionale, ottenendo presso l’alta società parigina lo stesso successo avuto con le ragazze lavoratrici a Troyes.
Ritornata alla Casa madre vi risiede per altri 15 anni, ricoprendo fino alla morte l’incarico di superiora tranne un intervallo di 4 anni come semplice suora.
Invia le sue suore in Namibia, Africa del Sud, Equatore, Svizzera, Austria, Inghilterra e Italia, aprendo dappertutto case ed opere di assistenza.
Nel 1903 le nuove leggi eversive dell’anticlericale Emile Combes, decretano lo scioglimento delle Congregazioni religiose e delle loro case, spogliandole dei loro beni.
Vengono chiuse 23 case dell’Opera più 6 dei padri Oblati, la madre Aviat insieme al Consiglio si rifugia a Perugia, dove le Oblate hanno una casa sin dal 1896 per l’assistenza delle giovani lavoratrici domestiche. Da qui segue l’attività della Congregazione e delle Opere collegate esortando le sue suore con lettere, visite e insegnamenti. Il 2 febbraio 1908 muore il venerato padre Brisson nel suo villaggio nativo e Léonie  può assistere ai suoi funerali solo se vestita di abiti civili.  
Negli ultimi anni si dedica alla stesura definitiva delle Costituzioni che presenta al Papa San Pio X. Muore a Perugia, il cosiddetto “Nido di aquile”, a 69 anni il 10 gennaio 1914 nella Casa religiosa di via della Cupa.
Le sue spoglie inumate prima nel cimitero, furono poi traslate nella chiesa di Santa Maria della Valle e ora riposano nella cripta della Casa Madre di Troyes in Francia.
Beatificata il 27 settembre 1992 da Papa Giovanni Paolo II, è stata canonizzata dallo stesso Pontefice il 25 novembre 2001, nella Basilica Vaticana.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Francesca Salesia, pregate per noi.


*San Giovanni – Vescovo (10 gennaio)

Martirologio Romano: A Gerusalemme, San Giovanni, Vescovo, che, al tempo della controversia sulla retta dottrina, si adoperò molto per la fede cattolica e per la pace nella Chiesa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - San Giovanni, pregate per noi.


*San Gregorio di Nissa – Vescovo (10 gennaio)

Cesarea di Cappadocia, circa 335 - 395
È uno dei più importanti Padri della Chiesa d'Oriente. A lui si deve il primo trattato sulla perfezione cristiana, il «De virginitate».
Nato intorno al 335, a differenza del fratello Basilio, futuro vescovo di Cesarea, inizialmente non scelse la vita monastica ma gli studi di filosofia e retorica.
Fu solo dopo aver insegnato per anni che raggiunse Basilio ad Annesi, sulle rive dell'Iris, dove si era ritirato insieme a Gregorio di Nazianzo.  
E quando Basilio fu eletto alla sede arcivescovile di Cesarea, volle i suoi due compagni come vescovi a Nissa e a Sasima. Nella sua sede episcopale Gregorio dovette affrontare non poche difficoltà: accuse mossegli dagli ariani lo portarono nel 376 all'esilio, ma quando si scoprì che erano false venne reintegrato nella sede. Nel 381 i padri che con lui parteciparono al Concilio Costantinopolitano I lo definirono la «colonna dell'ortodossia». Morì intorno al 395. (Avvenire)
Etimologia: Gregorio = colui che risveglia, dal greco
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Nissa in Cappadocia, nell’odierna Turchia, San Gregorio, Vescovo, fratello di San Basilio Magno: illustre per vita e per dottrina, a motivo della retta fede da lui professata fu scacciato dalla sua città dall’imperatore ariano Valente.
S. Gregorio di Nissa è uno dei grandi "Padri Cappadoci" a nessuno di loro inferiore come filosofo, teologo e  mistico.
Fratello di San Basilio il Grande e di S. Macrina, di cui scrisse la vita, nacque a Cesarea verso il 335.
Si applicò allo studio delle lettere in patria e in seno alla famiglia molto religiosa e ricca.
Non pare che abbia avuto occasione di frequentare le grandi scuole del tempo, tanto più che suo padre era retore e avvocato.
* Gregorio nella sua chiesa adempiva già l'ufficio di lettore quando, sedotto dalle attrattive del mondo, innamorato dell'arte di Libanio, sofista e rètore pagano, si fece professore di belle lettere e sposò la giovane Teosebia.
Tuttavia, le rimostranze di suo fratello e di S. Gregorio di Nazianzo gli fecero ben presto comprendere la vanità del mondo.
Allora abbandonò la cattedra, verso il 360 raggiunse i suoi amici nel cenobio fondato da San Basilio sulle rive dell'Iris, nel Ponto, per darsi all'ascesi e allo studio della Scrittura e dei grandi teologi, in modo speciale Origene.
Possiamo farci un'idea del suo stato d'animo in quel tempo leggendo il De Virginitate che scrisse per ordine di Basilio, suo maestro. Da quanto dice era pienamente felice di potersi dedicare alla vita contemplativa, lontano dal tumulto degli affari.
* In quella solitudine Gregorio rimase per oltre dieci anni, fino a tanto cioè che suo fratello, eletto metropolita di Cesarea di Cappadocia, nel 371 lo richiamò per consacrarlo, nonostante la sua resistenza, Vescovo di Nissa.  
S. Basilio non poté mai vantarsi delle attitudini amministrative dell'eletto.
In diverse lettere egli si lamenta della sua ingenuità. A chi, nel 375, gli propose di inviarlo in missione a Roma, onde superare le difficoltà sorte con papa Damaso, che non si rendeva ben conto della situazione in Oriente, rispose, conscio dell'inesperienza assoluta di lui negli affari ecclesiastici: "Gregorio sarebbe certamente venerato e apprezzato da un uomo benevolo, ma con un uomo altero come Damaso, compreso della sua importanza, posto in alto e appunto per questo incapace di intendere coloro che, dal basso, gli dicono la verità, la visita di uno così estraneo all'adulazione come Gregorio, non servirebbe a nulla".
“Ciò nonostante San Basilio aveva un'assoluta fiducia in lui perché lo sapeva fedele sostenitore del Concilio di Nicea.  
Fu difatti il suo costante attaccamento alla dottrina di Sant' Atanasio che gli attirò l'odio e la persecuzione degli ariani.
Nella primavera del 376, un sinodo di vescovi cortigiani, convocato da Demostene, governatore del Ponto, e tenuto a Nissa stessa, depose Gregorio durante la sua assenza, con il falso pretesto di aver dilapidato i beni della sua chiesa.
Questi avrebbe voluto ritirarsi ma San Gregorio di Nazianzo lo esortò a tenere duro. La morte dell'imperatore  Valente, avvenuta il 9-8-378 nella lotta contro i Goti. Gli permise difatti di rientrare trionfalmente nella sua sede.
* Nel 379, nove mesi dopo la morte di suo fratello, San Gregorio prese parte al concilio di Antiochia, riunito per estinguere lo scisma Meleziano ivi sorto e in cui si vide affidare dai padri conciliari una missione di grande fiducia presso i vescovi discordi del Ponto e dell'Armenia.
Mentre assolveva il suo compito, nel 380 fu scelto come arcivescovo di Sebaste. Egli protestò per quella sua elezione, ma per qualche mese s'incaricò provvisoriamente dell'amministrazione religiosa della diocesi.
* Il Vescovo di Nissa, se era poco abile negli affari, s'imponeva con la sua eloquenza e la vastità della scienza filosofìca e teologica. Nel 2° concilio ecumenico radunato da Teodosio I nel 381 a Costantinopoli fu salutato "colonna dell'ortodossia".
In esecuzione del 3° canone del concilio, l'imperatore stabilì che sarebbero stati esclusi, come eretici notori, dalle chiese della provincia del Ponto, coloro che non erano in comunione con i vescovi Elladio di Cesarea, Otreio di Mitilene nella Piccola Armenia, e Gregorio di Nissa.  
E probabile che il santo sia stato incaricato di redigere la professione di fede che concluse i lavori  del concilio.
Sembra pure che abbia ricevuto l'incombenza di stabilire l'ordine nelle chiese della Palestina e dell'Arabia.
San Gregorio ricomparirà ancora più di una volta, a Costantinopoli per i discorsi d'occasione e per le grandi orazioni funebri in morte della principessa Pulcheria e dell'imperatrice Flacilla.
Nel 394 prese parte al concilio celebrato sotto la presidenza del patriarca Nettario.
Nella suddetta città, dopo d'allora, il suo nome non compare più nei documenti del tempo. Se ne deduce che sia  morto poco dopo.
* San Gregorio fu oratore stimato, ma meno vivo del Nazianzeno, fu uomo di azione, ma inferiore a Basilio. Fu invece il più speculativo dei Cappadoci e il più profondo dei padri greci del secolo IV.
Contro Eunomio, vescovo ariano di Cizico, difese energicamente dalle accuse suo fratello, e contro Apollinare di Loadicea rivendicò a Cristo un corpo umano e un'anima razionale. Nella controversia trinitaria rappresentò l'ortodossia cattolica e seguì la terminologia già fissata dagli altri cappadoci.
Nella spiegazione teologica del dogma qualche volta fu molto audace, altre volte invece assai impreciso.
* La vita spirituale non è considerata dal Nisseno come contemplazione di Dio presente nell'anima, bensì come un avvicinarsi dell'anima a Dio e come l'unione con Lui nell'estasi dell'amore.
La via della perfezione comincia quindi con l'illuminazione della fede, che coincide con la purificazione dell'anima; attraversa la seconda fase, che è l'oscurarsi delle realtà sensibili, mentre l'anima scopre in sé l'immagine della Santissima Trinità; nella fase finale sfocia nella conoscenza di Dio nella tenebra, che spinge l'anima alla ricerca instancabile dello Sposo divino, perché trovare Iddio non è riposarci in Lui, ma cercarlo senza sosta.
* L'escatologia di Gregorio è molto discussa perché da una parte afferma l'eternità delle pene dell'inferno, e dall'altra - basandosi sull'efficacia dell'immenso amore del Verbo incarnato e sul trionfo finale del regno di Dio - insegna la restaurazione universale, teoria tanto cara ad Origine, ma riprovata dalla Chiesa.
(Autore: Guido Pettinati - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gregorio di Nissa, pregate per noi.


*Beato Gregorio X – 180° Papa (10 gennaio)

Piacenza, 1210 - Arezzo, 10 gennaio 1276
(Papa dal 27/03/1272 al 10/01/1276)  
Tedaldo Visconti (non apparteneva alla celebre famiglia di Milano) nacque a Piacenza verso il 1210.
Si trovava in Terra Santa quando il 1 settembre 1271 fu eletto Papa dal Conclave riunito a Viterbo da più di tre anni.
Si adoperò incessantemente per la pace e convocò il Concilio Ecumenico a Lione.  
Scelse come suoi teologi San Tommaso d'Aquino (che morì prima di arrivare) e San Bonaventura da Bagnoregio, che invece morì a Lione.
Per il Concilio fu momentaneamente ricomposta l'unità con la Chiesa ortodossa.
Nel ritorno a Roma, stanco ed ammalato, si fermò ad Arezzo dove morì il 10 gennaio 1276.
Martirologio Romano: Ad Arezzo, transito del Beato Gregorio X, Papa: da Arcidiacono di Liegi fu eletto alla sede di Pietro; favorì in ogni modo la comunione con i Greci e, per ricomporre le divisioni tra i cristiani e recuperare la Terra Santa, convocò il secondo Concilio Ecumenico di Lione.  
Siamo ai primi dell’anno 1271, e non si riesce a nominare il successore di Clemente IV, morto nel novembre 1268.Nicolás y Mateo Polo ante el papa Gregorio X
I Cardinali, riuniti a Viterbo da più di due anni non si mettono d’accordo, perché a quell’elezione sono interessate le dinastie angioina (Francia) e sveva (Germania), che si contendono l’ Italia.  
Invano i magistrati di Viterbo premono, e allora interviene la gente: tagliando i viveri ai Cardinali e scoperchiando il tetto del palazzo. L’elezione pare un imbroglio senza uscita, perché nessuno dei cardinali eleggibili è gradito a filotedeschi e filofrancesi insieme.  
Risolve tutto Bonaventura di Bagnoregio, successore di San Francesco, che propone: "Facciamo
Papa uno che non sia Cardinale". E così si elegge Tedaldo (o Teobaldo) Visconti di Piacenza che non è Sacerdote, pur avendo la dignità di Arcidiacono di Liegi, segretario di Cardinali, diplomatico esperto.
Ma lui è ora in Palestina come cappellano dei crociati. Ed è lì che lo raggiungono i messaggeri (a San Giovanni d’Acri,  Papa Gregorio Xoggi Akko) con la notizia sbalorditiva: "Ti hanno fatto Papa, devi venire a Roma!". Arriva a fine marzo. Viene consacrato Vescovo, poi incoronato Papa, col nome di Gregorio X e tutti, poi, lo vogliono tirare dalla loro parte.
Il suo programma, invece, è di liberare la Terrasanta, impegnando i cristiani d’Oriente e Occidente, insieme. Cosicché prima si devono riconciliare tra loro. A questo scopo convoca a Lione (Francia) un Concilio a cui partecipano anche i cristiani separati d’Oriente. Si decide la riunificazione delle Chiese, che poi non sarà realizzata nei fatti.
Vi si parla di una nuova crociata, ma non si  arriverà a liberare proprio nulla.
Gregorio X vorrebbe parteciparvi di persona, ma muore ad Arezzo nel viaggio di ritorno a Roma.
È l’uomo delle grandi imprese non riuscite.
Alla sua beatificazione si arriva per il culto spontaneo che gli viene presto tributato a Liegi, Lione, Piacenza e Arezzo.
Nel 1713 Clemente XI conferma il culto in tutta la Chiesa, riconoscendo a Gregorio X il titolo di Beato. É stato sepolto nella cattedrale di Arezzo.    
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gregorio X, pregate per noi.


*San Guglielmo di Bourges – Vescovo (10 gennaio)

Etimologia:Guglielmo = la volontà lo protegge, dal tedesco
Emblema:Bastone pastorale
Martirologio Romano:A Bourges in Aquitania, in Francia, San Guglielmo, vescovo, che, ardendo dal desiderio di solitudine e di meditazione, divenne monaco cistercense a Pontigny e quindi abate a Chaâlis; posto, infine, a capo della Chiesa di Bourges, mai tralasciò l’austerità della vita monastica, distinguendosi per la carità verso il clero, i carcerati e i bisognosi. Nacque dai conti di Nevers e fu nipote di Pietro l'Eremita.
Educato molto religiosamente, divenne canonico di Soissons poi di Parigi, si ritirò dapprima nel monastero di
Grandmont, in seguito si fece  cistercense. Fu successivamente abate di Pontigny, di Fontaine-Jean, nella diocesi di Soissons, e infine di Chaalis.
In questo periodo morì l'arcivescovo di Bourges e poiché la designazione del successore dava luogo a contestazioni, fu chiamato, per troncare le divergenze, il vescovo di Parigi, Oddone, il quale, dopo aver pregato il Signore, si rimise alla sorte, che lo designò.
Accettata contro voglia questa dignità, il nuovo pastore si occupò attivamente della sua diocesi dando prova di pietà, di fermezza, di bontà e di umiltà.
La sua fama era tale che la nazione francese, all'università di Parigi, lo scelse come protettore. Combatté l'eresia degli Albigesi con la predicazione; poi, su istanza di Innocenzo III, esortò alla crociata; ma si ammalò e morì il 10.1.1209. I miracoli che si verificarono per sua intercessione portarono alla canonizzazione, fatta da Onorio III, il 17.5.1218. Il corpo fu deposto in una cassa d'oro e trasferito dietro l'altare maggiore della cattedrale di Bourges, alcune reliquie, donate all'abbazia di Chaalis e alla chiesa di San Leodegario in Alvernia, vennero prima disperse dai calvinisti, in seguito, raccolte dalla popolazione alverniate, e quindi, nel 1793, nuovamente disperse. Gli Ugonotti, a loro volta, avevano bruciato quelle rimaste nella cattedrale di Bourges e gettato le ceneri al vento.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Guglielmo di Bourges, pregate per noi.


*Beato Gundisalvo (Gonzalo, Gonsalvo) di Amarante - Domenicano (10 gennaio)

Tagilde ? - Amarante, 1259
Gonzalo o Gundisalvo, sacerdote della diocesi portoghese di Braga, e abate di San Payo-de-Riba-Vizela, attratto dai luoghi santi partì per Roma e la Palestina dove soggiornò per 14 anni. Ritornato in patria, a causa di una prepotenza, non poté riassumere l'ufficio lasciato, allora si ritirò nella solitudine invocando l'aiuto da Maria SS.
La Vergine gli indicò di entrare nell'Ordine in cui si recitava il suo Ufficio, ricevette così l'abito domenicano dal Beato Pietro Gonzales. Si dedicò con frutto alla predicazione, confermata da strepitosi miracoli.  Morì nei pressi di Amarante.
Martirologio Romano: Ad Amarante in Portogallo, Beato Gonsalvo, sacerdote: originario di Braga, dopo un lungo pellegrinaggio in Terra Santa entrò nell’Ordine dei Predicatori; quindi, ritiratosi in un eremo, fece costruire un ponte e fu di giovamento ai suoi seguaci con la preghiera e la predicazione.
Il breviario domenicano, definisce il Beato Gundisalvo “illustre specchio dei pellegrini, degli anacoreti e dei predicatori”. Nato da illustre famiglia, fu iniziato al Sacerdozio dal suo Vescovo, l’Arcivescovo
di  Braga, il quale ben presto gli affidò in cura la chiesa di San Pelagio su Viscella.
Desideroso di visitare i luoghi della Terra Santa, santificati dalla presenza di Gesù, vi si recò col permesso del suo Arcivescovo, lasciando l’amato gregge alle cure di un vicario.
Ritornato dopo molto tempo il vicario lo respinse come un intruso e Gundisalvo, senza un lamento, si ritirò in solitudine presso Amarante, per vivervi da anacoreta.
Dopo un po’ chiese alla Madonna un segno del divino beneplacito e la Vergine gli apparve ingiungendogli di farsi religioso in quell’Ordine dove il suo Piccolo Ufficio si cominciava e si chiudeva con l’Ave Maria. Gundisalvo, docile, si mise in cammino e guidato dalla Provvidenza bussò alla porta dei Frati Predicatori di Guimares dove comprese che era quello l’Ordine indicato dalla Madonna.
Vestito il Santo Abito e finito il Noviziato fu dai superiori mandato di nuovo in Amarante dove evangelizzò instancabile quelle popolazioni.
Riuscì pure, per utilità dei poveri viandanti, a far costruire un ponte sul fiume Tago, che scorreva rapido e pericoloso in quei pressi.
Morì consunto dagli anni e dalle fatiche, adagiato sulla paglia, circondato dal suo popolo, accorso a ricevere un’ultima benedizione.
La Madonna venne a prenderlo in una festa di angeli per condurlo in Cielo.  Il suo corpo si trova in una cappella cittadina. Papa Clemente X il 10 luglio 1671 ha concesso la Messa e l’Ufficio propri, già permessi dal 1560 per il solo Portogallo.  
(Autore: Franco Mariani - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gundisalvo, pregate per noi.


*Beata Marchesina Luzi - Vergine e Martire (10 gennaio)

San Severino, fine 1400 - 10.1.1510
Emblema:
Palma - La Beata Marchesina Luzi nacque a S.Severino verso la fine del 400 da Silvestro Luzi, capostipite di una illustre famiglia vissana. Viveva con il padre Silvestro, lo zio, rettore della chiesa abbaziale di San Lorenzo, ed il fratello Mariotto. Cresceva dedita alle opere di carità e alla preghiera. Aveva forte il desiderio di entrare in convento ma, non volendo abbandonare il padre, decise di scegliere un'altra forma di vita religiosa molto in auge in quel tempo: si iscrisse al terzo ordine di Sant'Agostino vestendone l'abito.
La monaca era molto preoccupata per la vita dissoluta che conduceva Mariotto. Il fratello, dedito ad illecite relazioni, aveva persino messo gli occhi su Marchesina.
I primi di gennaio del 1510, Mariotto disse al padre di volersi recare a fare una visita a Visso, luogo di provenienza della famiglia, e chiese il permesso di portare con sé sua sorella.
Durante il percorso Mariotto tentò di abusare di lei, rifiutò le proposte oscene del fratello e costui la strangolò ed abbandonò il corpo in una grotta.
Sarebbe passato tanto tempo prima di conoscere il misfatto, se Marchesina non fosse apparsa per tre notti in sogno ad un frate agostiniano indicandogli il luogo della sua morte e la causa.
A questo punto il frate decise di accertarsi della veridicità del sogno e recatosi presso le Grotte di S. Eustacchio trovò il cadavere della monaca ancora roseo e flessibile, nonostante fossero passati tre giorni. Il corpo fu traslato nella chiesa di Sant'Agostino ed ancora oggi riposa lì, nell'altare dedicato a San Valentino.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Marchesina Luzi, pregate per noi.

 

*San Marciano di Costantinopoli – Sacerdote (10 gennaio)

Martirologio Romano:
A Costantinopoli, San Marciano, Sacerdote, solerte nell’abbellire le chiese e nel prestare soccorso agli indigenti.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Marciano di Costantinopoli, pregate per noi.


*Beata Maria Dolores Rodriguez Sopena (10 gennaio)

Velez Rubio, Spagna, 30 dicembre 1848 - Madrid, 10 gennaio 1918
Spagnola, nata a Velez Rubio nel 1848, spese la sua vita al servizio degli operai dei quartieri poveri delle città della Spagna e dell'America Latina.
Tre le realtà da lei fondate: una congregazione religiosa femminile (oggi Istituto catechista Dolores Sopeña, presente anche a Roma dal 1914), un movimento di laici e un'associazione civile di patronato, riconosciuta dallo Stato spagnolo fin dal 1902.
Morì a Madrid nel 1918.
Martirologio Romano: A Madrid in Spagna, Beata Maria Addolorata Rodríguez Sopeña, vergine: dando una esemplare testimonianza di carità cristiana, si accostò agli ultimi della società del suo tempo, specialmente nelle periferie delle grandi città; fondò l’Istituto delle Dame Catechiste e l’Opera Catechistica per annunciare il Vangelo e promuovere lo sviluppo dei poveri e degli operai nella società. Dolores Rodríguez Sopeña nacque a Velez Rubio (Almería) il 30 dicembre 1848, quarta di sette fratelli. I suoi genitori, Tommaso Rodríguez Sopeña e Nicoletta Ortega Salomón, si erano trasferiti da Madrid in quella località per motivi di lavoro. Don Tommaso aveva terminato i suoi studi giuridici molto giovane, per cui non poteva esercitare e ottenne un impiego come amministratore dei beni dei marchesi di Velez.
Dolores trascorse l'infanzia e l'adolescenza in varie località delle Alpujarras, quando suo padre incominciò ad esercitare le funzioni di Magistrato e subì, durante la sua carriera, diversi trasferimenti. Tuttavia lei definisce questo periodo della sua vita come un «lago di tranquillità».
Nel 1866 suo padre è nominato Magistrato presso il Tribunale di Almería: Dolores ha 17 anni. Lì comincia a frequentare la società, però non la attirano le feste e quella vita; il suo interesse è fare del bene al prossimo. In Almería fa le sue prime esperienze di apostolato: rivolge particolarmente la sua attenzione, sia materialmente che spiritualmente, a due sorelle malate di tifo e ad un lebbroso, tutto di nascosto per timore che i suoi genitori potessero proibirglielo. Visita anche i poveri delle Conferenze di San Vincenzo de Paoli con sua madre.  
Tre anni più tardi suo padre viene trasferito al Tribunale di Porto Rico, dove si reca con uno dei suoi figli, mentre il resto della famiglia rimane a Madrid. Nella capitale Dolores ordina meglio la sua vita: sceglie un direttore spirituale e presta la sua opera insegnando la dottrina nel carcere femminile, nell'ospedale della Principessa e nelle Scuole Domenicali.
Nel 1872 la famiglia si ricongiunge a Porto Rico. Dolores ha 23 anni e resterà in America fino a 28 anni. Comincia il contatto con i Gesuiti. Il P. Goicoechea è il suo primo direttore spirituale. A Porto Rico fonda l'Associazione delle Figlie di Maria e le scuole per le persone di colore, nelle quali si fornisce la alfabetizzazione e si insegna il catechismo.
Nel 1873 suo padre viene nominato Magistrato presso il Tribunale di Santiago de Cuba. Sono tempi difficili; si verifica uno scisma religioso nell'isola. Per questo motivo l'attività di Dolores si limita alle visite dei malati all'ospedale militare. Chiede di essere ammessa presso le Sorelle della Carità, ma non lo ottiene per un suo difetto di vista. All'età di 8 anni era stata operata ai due occhi e questa malattia la accompagnò per tutta la vita.
Dopo la ricomposizione dello scisma, comincia a lavorare nei quartieri periferici e fonda quelli che chiama: «Centri di Istruzione», infatti lì si insegna, non solo il catechismo, ma anche la cultura generale e si presta assistenza medica. Per questa opera viene affiancata da molte collaboratrici e la stabilisce in tre diversi quartieri.
A Cuba muore sua madre; il padre chiede di essere messo a riposo e ritornano a Madrid nel 1876. A Madrid organizza la sua vita su tre fronti: la cura della casa e del padre, l'apostolato (quello stesso che faceva prima di lasciare la Penisola) e la sua vita spirituale (sceglie un direttore e comincia a fare annualmente gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio). Nel 1883 muore il padre e si risveglia in lei il desiderio di entrare in un ordine religioso.
Per indicazione del suo direttore, il P. Lopez Soldado, S.I., entra nel convento delle Salesie, benché mai prima si fosse proposta una vita interamente contemplativa. Dopo dieci giorni lascia il convento avendo constatato che non era quella la sua vocazione. Dopo essere uscita si dedica con maggiore intensità all'apostolato.
Apre una «Casa Sociale», dove si dà spazio alle diverse necessità da lei notate nelle sue visite all'ospedale o al carcere. In una delle sue visite a una delle carcerate, che si trova in libertà, entra nella borgata delle Ingiurie. Era l'anno 1885. Dolores aveva 36 anni.
Constatando la situazione morale, materiale e spirituale degli abitanti di quella borgata, stabilisce di compiervi metodicamente delle visite tutte le settimane e vi invita anche molte sue amiche. Lì comincia quella che subito si chiamerà «Opera delle Dottrine», prima che «Centri Operai».
Su suggerimento del Vescovo di Madrid, Mons. Ciriaco Sancha, nel 1892 fonda una Associazione dell'Apostolato Secolare (oggi: «Movimento Laici Sopeña»). Nell'anno seguente riceve la approvazione dell'autorità civile. L'Opera si estende a otto quartieri della capitale.
Nel 1896 comincia la sua attività fuori di Madrid. Malgrado l'opposizione della Associazione, accetta di fondare l'Opera in Siviglia. A seguito di molti malintesi, dà le sue dimissioni da Presidentessa in Madrid nell'anno seguente e si stabilisce a Siviglia. In solo quattro anni compie 199 viaggi per tutta la Spagna per stabilire e consolidare l'Opera delle Dottrine. Accompagna anche il P. Tarín S.I., in alcune missioni in Andalusia.
Nell'anno 1900 partecipa ad un pellegrinaggio a Roma in occasione dell'Anno Santo. Fa un giorno di ritiro presso il sepolcro di San Pietro e, nella preghiera, riceve il compito di fondare un Istituto Religioso che continui l'Opera delle Dottrine e che aiuterà a sostenere spiritualmente l'Associazione laicale. Il Card. Sancha, in quel momento Vescovo di Toledo, le propone di fondarla in quella città.
Il 24 settembre 1901, a Loyola, a seguito di un corso di Esercizi Spirituali realizzato con 8 compagne, redige l'atto di inizio dell' «Istituto delle Dame Catechiste» (oggi «Istituto Catechista Dolores Sopeña»), però la fondazione ufficiale avviene il 31 ottobre a Toledo.
Una delle sue grandi intuizioni è stata di fondare, nel medesimo tempo, una associazione civile (oggi: «Opera Sociale e Culturale Sopeña - OSCUS») che, nel 1902, ottiene il riconoscimento del governo.
Nel 1905 riceve dalla Santa Sede il Decreto di Lode (Decretum Laudis); due anni più tardi, il 21 novembre 1907, l'approvazione delle Costituzioni direttamente da Sua Santità Pio X.
Durante questi anni, le sue «Dottrine» si sono trasformate nei «Centri Operai di Istruzione», perché lì affluiscono operai fortemente imbevuti di anticlericalismo e non è possibile programmare apertamente l'insegnamento della religione. Questo fatto determina anche che le religiose di questo Istituto non portino l'abito tradizionale e nemmeno un distintivo religioso. Dolores infatti cambia i suoi metodi per poter conseguire il fine: avvicinarsi agli operai «lontani dalla Chiesa» che non hanno potuto ricevere istruzione culturale, morale e religiosa, e unire quelli» socialmente lontani», cioè «la classe operaia e popolare» con quella «alta e agiata». Questo lo riassume in due direttive di azione: conferire dignità al lavoratore e creare fraternità.
A sostegno della sua attività al servizio degli altri c'è una fede profonda e autentica, una ricca spiritualità. Il suo impegno per la dignità della persona sboccia dalla sua esperienza di un Dio Padre di tutti, che ci ama con una tenerezza infinita e che desidera che viviamo come figli e fratelli. Da lì il suo grande desiderio di «Fare di tutti una sola famiglia in Cristo Gesù». La sua grande unione con Dio le permette di scoprirlo presente in tutto e in tutti, specialmente nei più bisognosi di dignità e di affetto.
Andare incontro ad ogni persona nella sua situazione, introdursi nelle borgate emarginate della sua epoca, era inconcepibile per una donna alla fine del XIX secolo. Il segreto della sua audacia è la sua fede, questa fiducia senza limiti che lei riconosce come il suo maggior tesoro e che la fa sentire uno strumento nelle mani di Dio, strumento al servizio della fraternità, dell'amore, della misericordia, della uguaglianza, della dignità, della giustizia, della pace...
In pochi anni stabilisce Comunità e Centri nelle città più industrializzate di allora. Nel 1910 si celebra il primo Capitolo Generale e viene rieletta Superiora Generale. Nel 1914 fonda una casa in Roma e nel 1917 le prime Catechiste intraprendono un viaggio per aprire la prima casa in America, nel Cile.
Nell'anno seguente, il 10 gennaio 1918, Dolores Sopeña muore a Madrid in odore di santità.
Il giorno 11 luglio 1992 Giovanni Paolo II dichiara eroiche le sue virtù ed il 23 aprile 2002 è stato promulgato il Decreto di Approvazione del miracolo che ha dato il via alla sua Beatificazione. Attualmente la Famiglia Sopeña, costituita dalle tre istituzioni da lei fondate (l'Istituto Catechista Dolores Sopeña, il Movimento Laici Sopeña e l'Opera Sociale e Culturale Sopeña) è presente in Spagna, Italia, Argentina, Colombia, Cuba, Cile, Ecuador, Messico e Repubblica Dominicana.
Tratti della sua spiritualità
La spiritualità di Dolores Sopeña ha quattro aspetti particolarmente rilevanti: è una spiritualità Cristocentrica, eucaristica, mariana e ignaziana.
La sua esperienza Cristologica fa risaltare in Gesù due aspetti fondamentali: Gesù come Dio incarnato e Gesù Redentore. Dio ha assunto la condizione umana e va incontro ad ogni persona nelle sue pene e nelle sue gioie, necessità e ricerche, offrendole in modo gratuito il suo amore incondizionato e la propria vita. Lui è il centro della sua vita e del suo cuore.
Dialoga con Gesù per tutta la giornata, però riconosce la sua presenza speciale nelle specie consacrate. Tra le sue pratiche abituali spiccano: le visite al Santissimo, l'Ora Santa e l'Esposizione giornaliera. Chiama il Giovedì Santo il giorno dell'Istituto, perché questo giorno è la festa dell'Amore e in questo giorno è stata istituita l'Eucaristia. Davanti al Tabernacolo prende le grandi decisioni; davanti a Lui ogni mattina al levarsi, «regola gli impegni del giorno» riceve consiglio, fortezza, ispirazione.
La sua relazione con Dio si esprime in un atteggiamento filiale pieno di fiducia.
Riconosce la presenza della Vergine sul proprio cammino, nel proprio cuore, nei grandi avvenimenti personali e dell'Istituto.
Il contatto con la spiritualità ignaziana, da quando era molto giovane, sia attraverso i suoi direttori spirituali, sia per la pratica annuale degli Esercizi Spirituali, dà a tutta la sua spiritualità e a quella della Famiglia Sopeña un'impronta chiaramente ignaziana nella quale si distingue:
– una forte spiritualità apostolica. Tutta la sua vita è animata dal desiderio di percorrere il mondo intero per far conoscere Dio.
– una sintesi dialettica tra azione e contemplazione, raggiungendo la grazia di vedere Dio presente in tutto e in tutti, specialmente nell'aspetto dell'uomo e della donna del lavoro, bisognosi di promozione e ai quali nessuno aveva fatto scoprire il volto amabile di Dio che li ama con infinita tenerezza.
– una ricerca continua della volontà di Dio. E, una volta che l'avesse conosciuta, aveva una grande fermezza, volontà e capacità di impegno e di sacrificio per compierla, costasse quel che costasse. La sua vita è un «agire costante», però è un agire che ha viva consapevolezza di essere uno strumento nelle mani di Dio.Questa esperienza sviluppa in lei una fiducia tale che la fa essere sommamente audace, capace di spianare ostacoli e di sviluppare un apostolato molto rischioso per una donna del suo tempo. Papa Giovanni Paolo II l'ha proclamata beata il 23 marzo 2003.  
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beata Maria Dolores Rodriguez Sopena, pregate per noi.


*San Milziade (o Melchiade) – 32° Papa (10 gennaio)

m. 314
(Papa  dal 02/07/311 al 11/01/314)
Africano (Papa che in alcuni testi è detto anche Melchiade), fu testimone della battaglia di Ponte Milvio, con la vittoria di Costantino su Massenzio.
Era l'anno 312.
Martirologio Romano:
A Roma nel cimitero di Callisto sulla Via Appia, San Milziade, Papa: originario dell’Africa, sperimentò la pace resa alla Chiesa dall’imperatore Costantino e, sebbene fortemente osteggiato dai Donatisti, si adoperò saggiamente per la riconciliazione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Milziade, pregate per noi.

  

*San Paolo di Tebe – Eremita (10 gennaio)

Egitto, sec. III-IV  
Etimologia: Paolo = piccolo di statura, dal latino
Emblema: Corvo
Martirologio Romano: Nella Tebaide, in Egitto, San Paolo, Eremita, cultore della vita monastica fin dai suoi inizi.
Incomincia e finisce da solo. Non fa neppure un discepolo.
Nemmeno ci pensa.
Sarà considerato il primo degli  eremiti cristiani, forse, ma non gli importa che ce ne sia un secondo.
Avvolto nel mistero e affascinante, questo Paolo: non ha lasciato scritti o parole memorabili, morendo all’insaputa di tutti in un posto sconosciuto a moltissimi.
E poi accade che, a otto secoli circa dalla sua morte, nasca una comunità religiosa col nome di “Ordine di San Paolo Primo Eremita” o “Eremiti di San Paolo”: una comunità che, allo spirare del XX secolo, sarà ancora viva e conosciutissima, avendo la sua casa generalizia in Polonia, presso il santuario mariano di Czestochowa, a contatto con milioni di pellegrini.
Però è da vedere se questo Paolo corra dalla città al deserto già con quell’idea di vivere in solitudine e preghiera fino alla morte.
Sappiamo che è di famiglia egiziana nobile, già cristiano.
E che fugge verso il deserto inizialmente per salvare insieme la fede e la vita.
É cominciata infatti la persecuzione ordinata dall’imperatore Decio a metà del III secolo, nel tentativo di ridare unità al mondo romano attorno alle antiche divinità pagane.
Una persecuzione breve, ma dura e capillare, perché si chiede a ognuno di partecipare personalmente a riti pagani, come segno di lealtà allo Stato.
Chi accetta può vivere tranquillo, ricevendo una sorta di certificato di buona condotta.
E molti cristiani difatti accettano, in modo più o meno convinto, per salvare la vita.
Paolo non rende omaggio agli dèi; si salva con la fuga.
Presto l’imperatore Decio muore combattendo in Tracia contro i Goti (anno 251) e la persecuzione cessa.
Ma Paolo non ritorna. Non lo si vede più: il deserto e la solitudine lo hanno conquistato. Lo appagano, lo fanno sentire realizzato e mai più bisognoso di tornare indietro verso la città, la famiglia, i beni.
Un luogo montagnoso con nascondigli propizi; una fontana, e quindi degli alberi, dei frutti: questo diventa per lui il  migliore dei mondi. Ci resterà per sessant’anni, morendo vecchissimo. San Gerolamo (ca. 347-420) scriverà su di lui un libro ricco di avventure entusiasmanti, ma sprovvisto di notizie certe.
Un Santo bizzarro: senza data sicura della morte, senza che una sola parola sua ci sia pervenuta.
C’è in Egitto un monastero, di fronte al Sinai (eretto forse nel VI secolo da Giustiniano), che, secondo la tradizione, conserva la sua cella.
Niente altro abbiamo che ci colleghi materialmente a quest’uomo del silenzio. Tuttavia la Chiesa ne conserva il ricordo, con questa aureola di isolamento radicale.
Sappiamo che Antonio abate, maestro di monaci, andò a visitarlo da vecchio. E che, tornando dopo alcuni anni, non l’ha più trovato vivo.  
Anche all’incontro con la morte Paolo l’egiziano è andato da solo.  
Nessuno ha saputo quando e come.   
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Paolo di Tebe, pregate per noi.


*San Petronio - Vescovo di Die (10 gennaio)

Martirologio Romano: A Die nel territorio di Vienne, in Francia, San Petronio, Vescovo, che aveva precedentemente condotto vita monastica sull’isola di Lérins.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Petronio, pregate per noi.


*San Pietro Orseolo (Urseolo) – Monaco (10 gennaio)

Venezia, 928 – Cuxa, Spagna, 10 gennaio 987
Nato nel 928 in Friuli da nobile famiglia veneziana, Pietro Urseolo (Orseolo) nel 976 divenne Doge e fece ricostruire San Marco e il Palazzo ducale distrutti dai cospiratori che avevano fatto cadere il predecessore, Pietro Candiano.  
Fu munifico nella costruzione di chiese.
Sotto l'influenza dell'abate Guarino di Cuxa (Cussano), monastero benedettino ai  piedi dei Pirenei, intraprese la vita monastica e per un certo periodo fu seguito da San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi.
Profondamente umile e austero, viveva in una cella così angusta da non potervi stare né ritto né steso. Morì a Cuxa il 10 gennaio del 987. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel monastero di Cuxa tra i Pirenei, San Pietro Orseolo, che, da doge di Venezia fattosi Monaco, rifulse per pietà e austerità e passò la vita in un eremo vicino al monastero.
Pietro Orseolo nacque a Venezia nel 928, da nobile famiglia veneziana. Fu comandante della flotta veneta contro i corsari saraceni, che ormai da secoli costituivano una vera e propria piaga per il mar Mediterraneo. Non accontentandosi di attaccare le navi commerciali, spesso costoro compivano anche spaventose scorrerie sulle coste, saccheggiando e massacrando, portandosi via il bottino e soprattutto degli schiavi.  
Partendo dai loro covi africani, colpivano le loro vittime e fuggivano prima di aver dato loro tempo di poter organizzare la difesa. Talvolta si spingevano anche nell’entroterra continentale, attaccando castelli, monasteri e villaggi, che proprio non si aspettavano di veder spuntare i saraceni.Inutile ribadire come il commercio marittimo fosse fortemente penalizzato da tutto ciò, a maggior
danno delle Repubbliche Marinare, che furono così costrette ad organizzare flotte militari  permanenti al solo scopo di contrastare i saraceni.
Nel 976 a Venezia una congiura di palazzo sfociò in una rivolta in cui rimase ucciso il doge Pietro Candiano.
Stava dunque per iniziare una nuova aspra lotta tra le fazioni della Serenissima, quando saggiamente prevalse l’opzione di eleggere alla massima carica cittadina un personaggio neutrale. La scelta non poté che cadere su Pietro Orseolo, uomo di profonda fede cristiana, da tutti stimato per la sua capacità e il rigore morale.
Il novello doge non deluse le aspettative ed in breve tempo riuscì nell’intento di riappacificare la città, convogliando le risorse del suo governo in numerose opere benefiche e di pubblica utilità.  Fece ricostruire la patriarcale basilica di San Marco ed il Palazzo Ducale, distrutti dai cospiratori che avevano ucciso il suo predecessore.
Fu munifico anche nella costruzione di nuove chiese e finanziò perfino di tasca propria l’erezione di un ospizio. Furono questi due anni “serenissimi”, nei quali Venezia poté così ben meritare il suo celebre appellativo, sotto la guida del santo doge.  
Due soli anni, perché nel frattempo Pietro I Orseolo maturò una scelta di vita diversa: al regno terreno preferì quello dello spirito.  D’accordo con moglie e figli e sotto l’influenza dell’abate Guarino intraprese la vita religiosa nel monastero benedettino di Cuxa, ai piedi dei Pirenei.  
Seguendo l’esempio ed il magistero di San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi, si rinchiuse in una cella così angusta da non potervi stare né ritto né steso.
Profondamente umile ed austero, fu dotato da Dio di spirito profetico.
Terminò dunque santamente la sua vita in preghiera e penitenza pressò Cuxa il 10 gennaio del 987.
Il Martyrologium Romanum lo ricorda nell’anniversario della morte, mentre il Menologio Camaldolese pone una sua festa anche al 19 gennaio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Orseolo, pregate per noi.


*Beato Raimondo de Fosso – Mercedario (10 gennaio)

Nominato redentore, il Beato Raimondo de Fosso venne inviato in terra africana per svolgere il suo incarico di redenzione che ogni mercedario desiderava compiere.
In Algeria e Mauritania liberò innumerevoli cristiani da una dura schiavitù e nella stessa Mauritania pieno di sante opere lo colse la morte.
L’Ordine lo festeggia il 10 gennaio.   
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Raimondo de Fosso, pregate per noi.


*San Valerio – Eremita (10 gennaio)

Martirologio Romano: A Limoges nella regione dell’Aquitania, in Francia, San Valerio, che scelse di vivere in solitudine.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valerio, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (10 gennaio)
*Rodriguez Sopena
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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