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Santi del 12 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Aelredo (Etelredo) di Rielvaux - Abate (12 gennaio)

Hexham (Northumberland, Inghilterra), 1109/10 - 12 gennaio 1166/7
Nacque a Hexham (Northumberland, Inghilterra) nel 1109 o 1110 da nobile famiglia. Trascorse la sua giovinezza come paggio alla corte del re David I di Scozia, dove divenne compagno di studi e di giochi di Enrico, figlio del sovrano.
Durante una missione (1135) compiuta a Rievaulx (Yorkshire) per incarico del re, entrò in quel monastero cistercense, allora il secondo per importanza in Inghilterra, fondato nel 1131 sotto gli auspici di San Bernardo.
Maestro dei novizi nel 1141, l'anno seguente Aelredo fu inviato quale primo abate con dodici compagni a Revesby (Lincolnshire), monastero appena fondato.

Nel 1146 fu promosso abate di Rievaulx, che allora contava trecento monaci. Partecipò in Francia al Capitolo generale del suo Ordine e nel 1164 partì in missione per convertire i Pitti del Galloway, dove a Kirkcudbright lo stesso capo di quei barbari, mosso dall'esortazione del santo, entrò in monastero.
Affranto dalle malattie (gotta e calcoli), che lo avevano afflitto negli ultimi dieci anni, morì nel 1166 o 1167. (Avvenire)
Etimologia: Aelredo (Etelredo) = nome dell'Inghilterra anglosassone, periodo alto-medievale
Martirologio Romano: Nel monastero di Rievaulx sempre in Northumbria, Sant’Aelredo, abate: educato alla corte del re di Scozia, entrò nell’Ordine cistercense e, divenuto insigne maestro di vita monastica, nei suoi gesti e nei suoi scritti promosse assiduamente e con amabilità la vita spirituale e l’amicizia in Cristo.
Nacque a Hexham (Northumberland, Inghilterra) nel 1109 o 1110 da nobile famiglia. Trascorse la sua giovinezza come paggio alla corte del re David I di Scozia, dove divenne compagno di studi e di giochi di Enrico, figlio del sovrano, dando meraviglioso esempio di pazienza e di carità.
Durante una missione (1135) compiuta a Rievaulx (Yorkshire) per incarico del re, entrò, nonostante i consigli contrari degli amici, in quel monastero cistercense, allora in pieno fiore e il secondo per importanza in Inghilterra, fondato (1131) dal nobile signore Walter Espec sotto gli auspici di San Bernardo. Ne era allora abate Guglielmo, discepolo di San Bernardo.
Aelredo fece grandi progressi nella pietà, facendosi ammirare specialmente per la carità pura e sincera verso i suoi confratelli. Come egli stesso scrisse nel suo libro De spirituali amicitia, molto gli giovò l'esempio e la conversazione del confratello Simone, morto nel 1142 in concetto di santità nello stesso monastero.
Maestro dei novizi nel 1141, l'anno seguente A. fu inviato quale primo abate con dodici compagni a Revesby (Lincolnshire), monastero appena fondato dal conte William e dipendente da Rievaulx. Nel 1146 fu promosso abate di quest'ultimo monastero, che allora era già in piena prosperità contando trecento monaci. L'abate di Rievaulx era capo di tutti gli abati cistercensi in Inghilterra, carica che costrinse spesso il santo a intraprendere lunghi viaggi per visitare i monasteri dell'Ordine nell'isola.
Pare che grande fosse la sua influenza anche nella vita civile di quel paese, specialmente sul re Enrico II nei primi anni del suo regno.
Si dice che sia stato lui ad indurre il re ad unirsi a Luigi VII di Francia per incontrare a Toucy, nel 1162, Papa Alessandro III.
Sollecitato ad accettare l'episcopato, al quale diverse volte era stato designato anche per l'interessamento del re David e di suo figlio Enrico, A. costantemente rifiutò per amore della vita religiosa. Partecipò in Francia al Capitolo generale del suo Ordine, assistette il 13 ottobre 1163 al trasferimento delle reliquie di Sant' Edoardo il Confessore nell'abbazia di Westminster e nel 1164 partì in missione per convertire i Pitti del Galloway, dove il 20 marzo di quell'anno a Kirkcudbright lo stesso capo di quei barbari, mosso dall'esortazione del Santo, entrò in monastero.
Affranto dalle malattie (gotta e calcoli), che lo avevano afflitto negli ultimi dieci anni, morì il 12 gennaio 1166 o 1167 in concetto di santità e fu sepolto a Rievaulx. Il suo culto iniziò subito dopo la morte. Fu canonizzato probabilmente da Celestino III nel 1191. Il Capitolo generale Cistercense del 1250 lo iscrisse tra i Santi dell'Ordine al 12 gennaio.
(Autore: Marco A. Calabrese – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aelredo di Rielvaux, pregate per noi.


*Beato Antonio (Antoine) Fournier - Padre di famiglia, Martire (12 gennaio)

La Poitevinière, Francia, 26 gennaio 1736 – Avrillé, Francia, 12 gennaio 1794
Antoine Fournier nacque a La Poitevinière, nel dipartimento francese di Maine-et-Loire, il 26 gennaio 1736.
Laico coniugato e padre di famiglia, lavora come artigiano ed in particolare quale maestro d’arte.
Fu fucilato per la sua fedeltà alla Chiesa il 12 gennaio 1794 presso Avrillé.
Papa Giovanni Paolo II ha beatificato Antoine Fournier il 19 febbraio 1984 insieme con un gruppo complessivo di 99 Martiri della diocesi di Angers, capeggiati dal sacerdote Guglielmo Repin, vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano:
Ad Avrillé presso Angers in Francia, Beato Antonio Fournier, Martire: artigiano, fu fucilato, al tempo della rivoluzione francese, per la sua fedeltà alla Chiesa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Antonio Fournier, pregate per noi.


*Sant'Antonio Maria Pucci - Religioso (12 gennaio)

Poggiole di Vernio, Firenze, 16 aprile 1819 - Viareggio, 12 gennaio 1892
Martirologio Romano: A Viareggio in Toscana, Sant’Antonio Maria Pucci, Sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria: parroco per circa cinquant’anni, si dedicò in modo particolare alle attività formative e catechetiche e alle opere di carità per i bisognosi.
Il suo nome di battesimo fu Eustachio Pucci, nacque a Poggiole di Vernio (Firenze) il 16 aprile 1819.  
Entrò a 18   anni nei Servi di Maria della Ss. Annunziata di Firenze cambiando il nome in Antonio Maria.  Nel 1843 fece la professione religiosa e dopo qualche mese fu ordinato sacerdote.
Un anno dopo fu inviato come viceparroco nella nuova parrocchia di Sant’ Andrea a Viareggio, affidata ai Servi di Maria e tre anni dopo ne divenne parroco, ufficio che tenne fino alla sua morte,
in tutto 48 anni. Si dedicò con zelo eroico alla cura spirituale e materiale dei suoi fedeli  i quali lo chiamavano con affetto “il curatino”.
Nel contempo fu per 24 anni priore del suo convento di Viareggio, per sette  anni Superiore della Provincia Toscana dei Servi di Maria.
Anticipando le forme organizzative dell’Azione Cattolica istituì delle Associazioni per ogni categoria dei suoi parrocchiani.
Per i giovani: La Compagnia di San Luigi e la Congregazione della Dottrina Cristiana; per gli uomini: perfezionò la già esistente Alma Compagnia di Maria Ss. Addolorata; per le donne: La Congregazione delle Madri Cristiane.
Nel 1853 fondò inoltre le Suore Mantellate Serve di Maria per l’educazione delle fanciulle, istituì il primo ospizio marino per i bambini malati poveri.
Inoltre introdusse altre Organizzazioni già esistenti, tutte dedite alle opere di carità.
Dopo aver soccorso un ammalato in una notte fredda e tempestosa, si ammalò di una polmonite fulminante che lo portò alla morte il 12 gennaio 1892.
Sepolto nel cimitero comunale, il corpo del santo “curatino” fu traslato il 18 aprile 1920 nella stessa chiesa di  Sant’ Andrea dove aveva trascorso il suo lunghissimo periodo di parroco.
Pio XII il 12 giugno 1952 lo proclama Beato e Papa Giovanni XXIII lo proclama Santo il 9 dicembre 1962.
Esempio fulgido di vita religiosa applicata alla pastorale delle anime.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Antonio Maria Pucci, pregate per noi.

 

*Sant'Arcadio di Cesarea di Mauritania - Martire  (12 gennaio)
Secondo la passio, Arcadio subì il matirio in Acaia, ma tutte le altre testimonianze sono concordi a farne un martire di Cesarea  di Mauritania (Africa).
La più attendibile conferma di questa collocazione topografica è la  frase: «De natali Sancti Arcadii, qui habet natale pridie idus ianuarii in Civitate Cesareae Mauritaniae», soprascritta a un sermone di san Zenone vescovo di Verona.  
Piuttosto difficile è invece determinare l'epoca del martirio di Arcadio, ma si può pensare che egli morì attorno al 304, nel corso dell'ultima persecuzione pagana.  
La furia dei persecutori era scatenata e bastava il più piccolo sospetto per giustificare perquisizioni e razzie; ogni giorno processioni e sacrifici idolatrici si mescolavano alle esecuzioni dei cristiani, perciò Arcadio, cittadino piuttosto in vista, disgustato, fuggì da Cesarea.
Ben presto la sua assenza fu notata e i soldati trassero in arresto un suo parente per servirsene come ostaggio e costringerlo al rientro.
Arcadio si presentò al giudice che gli ingiunse di sacrificare agli dei, ma Arcadio rifiutò e fu condannato a morte.
Prezioso documento del culto di Arcadio è il sermone di san Zenone che, probabilmente, era di origine africana come il santo odierno. (Avvenire)
Etimologia: Arcadio:   abitante dell'Arcadia, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Cesarea di Mauritania, nell’odierna Algeria, sant’Arcadio, martire: durante la persecuzione visse nascosto, ma, quando un parente fu catturato al suo posto, si consegnò spontaneamente al giudice e, rifiutatosi di sacrificare agli dèi, dopo aver patito tremendi supplizi, coronò la sua vita con il martirio.
Secondo la passio, Arcadio subì il matirio in Acaia, ma tutte le altre testimonianze son concordi a farne un martire di Cesarea di Mauritania (Africa).
La più attendibile conferma di questa collocazione topografica è la frase: "De natali S. Arcadii, qui habet natale pridie idus ianuarii in Civitate Cesareae Mauritaniae", soprascritta a un sermone di San Zenone vescovo di Verona.
Piuttosto difficile è invece determinare l'epoca del martirio di Arcadio, ma si può pensare che egli morì circa il 304, nel corso dell'ultima persecuzione pagana.
La furia dei persecutori era scatenata e bastava il più piccolo sospetto per giustificare perquisizioni e razzie; ogni giorno processioni e sacrifici idolatrici si mescolavano alle esecuzioni dei cristiani, perciò Arcadio, cittadino piuttosto in vista, disgustato, fuggì da Cesarea.
Ben presto la sua assenza fu notata e i soldati trassero in arresto un suo parente per servirsene come ostaggio e sollecitare il suo ritorno.
Arcadio si presentò al giudice che gli ingiunse di sacrificare agli dei, ma Arcadio sdegnosamente rifiutò e fu condannato a morire tra atroci tormenti.
La festa di Arcadio è celebrata il 12 gennaio nei martirologi latini, mentre in quelli orientali il suo nome non figura. Prezioso documento del culto di Arcadio è il sermone di San Zenone che, probabilmente, era di origine africana e aveva una grande devozione per Arcadio. Si crede che Zenone abbia portato gli Acta a Verona, dal momento che ne fa esplicita menzione all'inizio del suo panegirico.   
(Autore: Mario Salsano - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Arcadio di Cesarea di Mauritania, pregate per noi.


*San Benedetto Biscop - Abate (12 gennaio)

Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Wearmouth in Northumbria, nell’odierna Inghilterra, San Benedetto Biscop, Abate: venuto cinque volte in pellegrinaggio a Roma, riportò con sé in patria maestri e molti libri, affinché nella clausura del monastero i monaci radunati  sotto la regola benedettina acquisissero dall’arricchimento intellettuale la carità perfetta di Cristo a vantaggio della Chiesa.
Non ci sono forse parole più efficaci per "lodare" San Benedetto Biscop di quelle usate nella Vita quinque sanctorum abbatum da San Beda il Venerabile, che, affidatogli a 7 anni dai genitori perché ne curasse la formazione, ne fu il più illustre discepolo e una delle glorie maggiori.  
Con un gioco di parole ripreso da San Gregorio Magno, che lo applicava a San Benedetto da Norcia, Beda dice che il suo maestro fu "Benedetto per grazia e di nome" e con un altro gioco di parole aggiunge che, nato da una nobile stirpe degli Angli, nutriva l'aspirazione perenne con la nobile sua mente ad acquistare la familiarità con gli Angeli.
All'età di 25 anni, rinunciando al favore del re Oswiu, Benedetto si preoccupò di "mettersi al servizio del vero Re, per riceverne non un corruttibile dono terrestre, ma un regno eterno nella
città superna; abbandonò la casa, i parenti e la patria per Cristo e per il vangelo, per ricevere il centuplo e possedere la vita eterna".
Nel 653 dunque Benedetto Biscop, fatta la sua scelta, compì il primo dei sei viaggi che fece a Roma per manifestare la sua devozione ai SS. Pietro e Paolo e al Papa e per raccogliere, a Roma stessa, lungo il viaggio e nell'Italia meridionale, modelli di vita e di istituzioni monastiche.
Sul letto di morte, S. Benedetto Biscop poteva dire con ragione: "Figlioli miei, non vogliate considerare come mia invenzione la costituzione che vi ho dato. Dopo aver visitato diciassette monasteri, dei quali mi sono studiato di conoscere perfettamente le leggi e le usanze, io ho fatto una raccolta di tutte le regole che mi sono sembrate migliori; e questa raccolta io vi ho dato".  
A Lerino, per esempio, nel corso del secondo viaggio a Roma del 665, si trattenne per circa due anni. Nè S. Benedetto si accontentava di prendere dei modelli di vita, ma si procurava pure numerosi libri, documenti iconografici, reliquie di Santi, paramenti sacri e altri oggetti che favorissero un culto in perfetta sintonia con la Chiesa di Roma. Una volta pregò persino Papa Agatone di inviargli l'arcicantore della basilica di San Pietro, l'abate Giovanni, così che la liturgia e il canto romano potessero essere assimilati dai suoi monaci adunati nei due monasteri di Wearmouth e di Yarrow, dedicati naturalmente l'uno a San Pietro e l'altro a San Paolo. Di ritorno dal suo sesto viaggio a Roma, ebbe la sgradita sorpresa di trovar semidistrutte le sue istituzioni da un'epidemia. S. Benedetto Biscop morì il 12 gennaio 690 all'età di 62 anni.  
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Benedetto Biscop, pregate per noi.

 

*San Bernardo da Corleone - Religioso (12 gennaio)
Corleone, Palermo, 16 febbraio 1605 - Palermo, 12 gennaio 1667  
Membro della milizia cittadina e Terziario Francescano si dedicò alle opere di misericordia a favore dei poveri, degli ammalati, e degli oppressi.
In seguito chiese di essere ammesso tra i Minori Cappuccini, distinguendosi subito per l’impegno e il fervore religioso.
Osservantissimo della vita regolare, si preoccupò unicamente di uniformarsi sempre più a Cristo crocifisso con una vita di fervida carità e austera penitenza.
Fu beatificato da Clemente XII il 15 maggio 1768.
È stato canonizzato da Papa Giovanni Paolo II, il 10 giugno 2001.
Etimologia: Bernardo = ardito come orso, dal tedesco
Martirologio Romano: A Palermo, San Bernardo da Corleone, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, insigne per la mirabile carità e lo spirito di penitenza.
Forse esagerano un po’ i contemporanei a definirlo “la prima spada di Sicilia”, ma certo è che chiunque viene a duello con lui ne esce irrimediabilmente sconfitto.
O anche peggio, come quel tal Vito Canino, che resta ferito ad un braccio e sarà permanentemente invalido.
Non è, però, un attaccabrighe e un litigioso; semplicemente, un po’ troppo spesso viene presso dalla “caldizza”, cioè gli ribolle il sangue davanti a ingiustizie e soprusi e così mette mano un po’ troppo facilmente alla spada.
Viene da un paese, Corleone, che per noi oggi è più famoso per l’ex primula rossa mafiosa ora assicurata alla giustizia che per aver dato i natali a lui nel 1605.
La sua casa viene comunemente definita “casa di santi” per la bontà dei suoi fratelli e soprattutto per la carità di papà, calzolaio e bravo artigiano in pelletteria, che è abituato a portarsi a casa gli
 straccioni e i poveracci incontrati per strada, per ripulirli, rivestirli e sfamarli.
L’unica “testa calda” è lui, giovanottone dalla costituzione forte ed imponente, che impara a fare il ciabattino nella bottega di papà fino al giorno famoso in cui ferisce quel tal Canino che lo aveva sfidato a duello. La vista del sangue e, soprattutto, il timore della vendetta e delle conseguenze di quel gesto, lo consigliano di cercare rifugio nel convento dei cappuccini, dove pian piano matura la sua vocazione religiosa. Ha appena 19 anni e i superiori fanno fare anticamera alla “prima spada di Sicilia”, tanto che solo a 27 anni può indossare il saio nel convento di Caltanissetta.
I suoi bollenti spiriti si stemperano lentamente con l’esercizio continuo della preghiera, della penitenza e della meditazione, e alla fine viene fuori un uomo nuovo. Analfabeta e pertanto destinato ad essere un frate laico, svolge in convento i lavori più umili, in cucina e in lavanderia. Superiori e confratelli sembrano esercitarsi a farlo bersaglio di incomprensioni, malignità e umiliazioni attraverso le quali lui, adesso, passa imperturbato. Anche il demonio non lo lascia tranquillo, apparendogli sotto forma di animale e bastonandolo così rumorosamente da impaurire tutto il convento, ed egli lo tiene a bada soltanto con la preghiera, perchè, dice, “l’orazione è il flagello del demonio ed egli teme più l’orazione che i flagelli e i digiuni”.
Anche se lui non fa economia né di questi né di quelli, sottoponendosi a penitenze che hanno dell’incredibile, soprattutto per un uomo della sua stazza e dall’appetito robusto, che si accontenta di qualche tozzo di pane duro ed a volte si priva anche di quello. Da stupirsi che, come dice la gente, attorno a questo frate fioriscano cose prodigiose che fanno gridare al miracolo?
Consumato dalle penitenze e dalla fatica, trova il suo posto accanto al tabernacolo, dove prega in continuazione, e qui si ammala il giorno dell’Epifania del 1667. Muore il 12 gennaio, ad appena 62 anni e prima di seppellirlo devono cambiare per ben 9 volte la sua tonaca, perché tutte erano state fatte a pezzettini dai fedeli che volevano avere una reliquia.
Beatificato nel 1768 e proclamato santo nel 2001, Bernardo da Corleone, dopo 400 anni, diventa oggi un simbolo per la sua città, che vuole riscattarsi dalla fama di coppole e padrini che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo. Per questo hanno realizzato un musical per raccontare di quel giovane, che ad un certo punto della sua vita ha ripudiato le armi per scegliere la legalità. Più chiaro di così! (Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Leggendo di lui si pensa subito al personaggio creato dal Manzoni nei Promessi sposi: fra Cristoforo, che prima  era l’arrogante spadaccino Ludovico, sempre pronto alla lite anche mortale. Bernardo di Corleone è invece un personaggio reale, battezzato alla nascita con i nomi di Filippo Latino, quinto figlio di un calzolaio che forse è anche conciatore di pelli.
Una famiglia molto religiosa la sua, con un fratello sacerdote. E lui, invece, che perde i giorni e la testa a osservare le esercitazioni di scherma tra ufficiali e soldati del locale presidio spagnolo. Infine si scopre “una delle migliori lame”, come si dice nell’ambiente.
Non è esattamente quello che vorrebbero i suoi; ma le ragioni a favore della spada – in quest’epoca – hanno pure qualche peso. Per dirla in breve, al buon spadaccino si porta rispetto, anche se è figlio di un calzolaio.
Poi arriva a sfidarlo il palermitano Vito Canino, temibilissimo con l’arma in mano. Semplice sfida per il primato o regolamento di qualche conto? La causa non è certa, ma l’effetto sì: nello scontro il palermitano si trova con un braccio in meno.
Ed ecco Filippo in convento. Per sfuggire alla giustizia? La prima motivazione sarà pure stata questa, dopo un certo periodo di latitanza.
Ma nel 1631 lo troviamo nel noviziato cappuccino di Caltanissetta, dove a 26 anni indossa il saio con il nome di frate Bernardo. Sono passati sette anni dal duello sciagurato con don Vito Canino. Lui è un altro uomo, ma il cambiamento non è stato gratuito o facile. E nemmeno rapido.
Ha chiesto tempo e sacrificio, e qui è venuto fuori per gradi l’uomo nuovo, con la mitezza e con le penitenze durissime.
Ordinari rimedi sono poi la preghiera e il lavoro continuo, il servizio ai confratelli, specialmente se ammalati. C’è un racconto bellissimo di questa sua generosità. Trovandosi con i frati di Bivona durante un’epidemia, si prodiga a curarli in ogni necessità, perché l’unico rimasto sano in comunità è lui.
Ma poi viene colto anch’egli dal male: allora, prende da una chiesa una statuetta di San Francesco e se l’infila in  una manica dicendo: "Adesso tu rimani lì dentro finché non mi fai guarire, perché possa aiutare i confratelli". La sua opera di infermiere si estende anche agli animali, in un tempo in cui la morte di un mulo o di un bovino può significare rovina per una famiglia. Si fa a suo modo esortatore e predicatore con certi suoi mini-sermoni in rima, ancora ricordati, come: "Momentaneo è il patire / sempre eterno è il partire".  Frate Bernardo “parte” da questa vita all’età di 62 anni, accompagnato subito dalla fama di santità, che sarà suggellata con la sua beatificazione nel 1768 e la canonizzazione nel 2001.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Bernardo da Corleone, pregate per noi.


*Beato Bernardo de Plano - Mercedario (12 gennaio)

+ San Martino in Perpignano, 12 gennaio 1419
Mercedario francese, il Beato Bernardo de Plano, fu eletto Maestro Generale dell’Ordine il 3 novembre 1417.
Si adoperò per la fondazione del convento di Marsiglia e pagò gli enormi conti pendenti della redenzione del 1415.
Resse l’Ordine Mercedario con grande zelo e vigilanza per due anni perché poi la morte lo raggiunse nel monastero di San Martino in Perpignano, era il 12 gennaio del 1419.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Bernardo de Plano, pregate per noi.


*Santa Cesira (Cesaria) di Arles - Sorella di S. Cesario (12 gennaio)

Chalon-sur-Saone, 465 c. - 524/525
Etimologia:
Cesira = nome di famiglia romana, assurto a dignità imperiale; grande, dall'etru
Martirologio Romano: Ad Arles nella Provenza, in Francia, Santa Cesaria, Badessa, sorella del Santo Vescovo Cesario, che scrisse una regola delle sante vergini per se stessa e le sue consorelle.
Nata nei dintorni di Chalon-sur-Saone intorno al 465, C. visse per un certo tempo in un chiostro di Marsiglia; il fratello San Cesario, creato vescovo di Arles nel 502, pensò a lei come alla futura superiora della comunità monastica femminile che intendeva introdurre nella sua città.  
Il primo monastero di religiose, però, costruito nei pressi di Arles, non era ancora ultimato che fu distrutto nella  guerra tra Franchi e Burgundi (508) Cesario non si perse di coraggio e, terminate le lotte, fece costruire un secondo edificio nella stessa località del primo: dedicato a San Giovanni, il monastero fu inaugurato il 26 agosto 512 e la sua direzione venne affidata a Cesaria, chiamata da Marsiglia.  Per questa comunità  Cesario redasse un'eccellente regola, i cui cardini sono la rinunzia a ogni proprietà personale, la perpetua clausura, l'esenzione dalla giurisdizione episcopale, l'ubbidienza alla superiora, detta matèr. Cesaria ebbe: molte discepole e molte discepole e governò la comunità per oltre dieci anni: morì, infatti, poco termo dopo la dedicazione: della basilica di S. Maria (524), forse nel 525, e fu sepolta presso il sarcofago che il fratello si era riservato. Onorata come Santa già ai tempi di Venanzio Fortunato, che ne associa il nome a quello di Agnese, Cesaria è ricordata nel Martirologio Romano al 12 gennaio.
(Autore: Gilbert Bataille – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Cesira di Arles, pregate per noi.


*San Ferreolo di Grenoble - Vescovo e Martire (12 gennaio)

Martirologio Romano: A Grenoble in Burgundia, nell’odierna Francia, San Ferréolo, vescovo e martire, che empi sicari uccisero a bastonate mentre predicava al popolo.
I più antichi calendari liturgici di Grenoble lo menzionano come martire; ci è anche noto dal Catalogo episcopale e dalle lezioni di antichi breviari.
Il Catalogo attribuito a Sant’ Ugo, vescovo della diocesi nel sec. X, è considerato degno di fede: esso fa di Ferreolo il successore di Chiaro (Clair), che sottoscrisse il privilegio di Clodoveo II per l'abbazia di San Dionigi il 22 giugno 654 e il predecessore di Bosone, firmatario del privilegio di Bertefrido di Amiens per l'abbazia di Corbie, nel 664.
Gli antichi breviari stampati, di cui il primo è del 1513, ed uno ms. del sec. XV, riproducono in parte una passio di San Ferreolo, redatta alla fine del sec. XIII o all'inizio del XIV, appartenente al genere panegiristico, ma contenente elementi che sembrano da ritenere storici.
Essa parla dello zelo pastorale del vescovo, sollecito ad ammaestrare il suo popolo con gli atti e con le parole. Fu assassinato nell'esercizio del suo ministero, non lontano da Grenoble, sulle pendici del monte Esson, oggi monte  Rachais, e sepolto a La Tronche.
La passio imputa questo crimine a dei miserabili spinti dal demonio a ostacolare il ministero del Santo.
Certi autori, sulla base di accostamenti ingegnosi, ma fragili, pensano che il vero responsabile dell'assassinio sia il celebre Ebroino, maestro di palazzo della corte di Neustria, che voleva sbarazzarsi di un membro dell'aristocrazia gallo-romana. Questa morte andrebbe collocata il 12 gennaio 659 (o nel 660-61).
La chiesa di La Tronche, di cui è patrono, ha conservato per lungo tempo la tomba di F., ma oggi non possiede più che una piccola parte di una reliquia, mentre quella già venerata a Vara-cieux è perduta.  
Il Santo è venerato con culto immemorabile, che il papa Pio X ha confermato nel 1907. La sua festa si celebra il 16 gennaio, primo giorno liturgicamente libero dopo il 12; un supplemento del Martirologio di Usuardo lo ricorda in questo giorno.
(Autore: Paul Viard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Ferreolo di Grenoble, pregate per noi.


*Beata Lucia da Valcaldara - Clarissa (12 gennaio)

Norcia, Perugia, 1370 - 12 gennaio 1430
Lucia, nata in una famiglia benestante di Norcia, si consacrò totalmente al Signore quando aveva solo quindici anni. Fondò, con sette compagne, una comunità religiosa che prese dimora presso una casa paterna. La loro scelta di vita fu di grande esempio per tutta la città e il 28 gennaio 1386 il Consiglio comunale deliberò di aiutarle. Precedentemente, il Patriarca di Gerusalemme Ferdinando, amministratore della diocesi di Spoleto-Norcia (1370-1390), le aveva riconosciute come comunità intitolando il convento a San Girolamo.
Nel 1390 Lucia fondò un altro monastero e la chiesa di Santa Maria a Valcaldara (frazione di Norcia).
Con le compagne si sottomise all'obbedienza del vescovo, “portavano abito ceneritio et eremitico, facevano vita comune et osservavano la norma evangelica, non professando per molti anni alcuna Regola approvata dalla  Chiesa”. Nel 1407 i due cenobi si riunirono, con l'approvazione del vescovo Agostino, dando vita al monastero di S. Chiara.
Si definirono Sorelle “Povere di S. Chiara”, manifestando la volontà di seguirne la Regola, non potendola però ufficialmente osservare in quanto era stata sostituita dalla Regola di Urbano IV.
Lucia morì a Norcia il 12 gennaio 1430 e fu subito venerata e invocata come "Santa".
Il suo corpo, ancora oggi incorrotto, custodito nel suo "deposito" del 1637, è esposto nella chiesa delle Clarisse di Santa Maria della Pace, nome che il monastero prese dopo il terremoto del 1703. A Valcaldara, le celebrazioni in onore della Patrona, sono solenni.  
(Autore: Daniele Bolognini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Lucia da Valcaldara, pregate per noi.


*Santa Margherita (Marguerite) Bourgeoys - Fondatrice (12 gennaio)

Troyes, Francia, 7 aprile 1620 – Montreal, Canada, 12 gennaio 1700
Fondatrice delle Suore della Congregazione di Notre-Dame de Montreal.
Martirologio Romano: A Montréal nel Québec in Canada, santa Margherita Bourgeoys, Vergine, che con ogni mezzo portò conforto ai coloni e ai soldati e si adoperò assiduamente per formare le ragazze nell’educazione cristiana, fondando a tal fine la Congregazione delle Suore di Notre-Dame.
Marguerite Bourgeoys nacque presso Troyes, antica capitale della Champagne (Francia), il 7 aprile 1620, sestogenita di dodici figli. Sotto la guida dei genitori, commercianti di ceri, la ragazza crebbe giudiziosa e generosa. Nella città natale frequentò soltanto le scuole elementari.  
Nelle sue “Memorie” la santa attestò la sua precoce vocazione: “Fin dalla mia prima gioventù il Signore mi aveva dato una particolare inclinazione per adunare delle fanciulle della mia età”. Con esse infatti non solo giocava, ma cuciva e pregava.
A diciannove anni, alla morte della mamma, Margherita dovette assumere la direzione di casa, senza badare ai sacrifici, ma lasciandosi dominare dal rispetto umano e dalla vanità femminile.
Nella prima domenica di ottobre del 1640, prendendo parte ad una processione, Margherita passò davanti al portale dell'abbazia e sollevò lo sguardo verso una massiccia statua della Madonna.
Per un istante il volto della Vergine le apparve vivo e sorridente ed il suo animo le sembrò liberarsi dai sentimenti di vanità: considerò per sempre tale episodio come “la sua conversione”. Per corrispondere alla grazia ricevuta Margherita entrò nella Congregazione delle Suore di Nostra Signora, fondata da San Pietro Fourier, ed emise i voti di povertà e castità.
Per purificarsi dei suoi peccati con una vita di penitenza tentò di entrare prima in un monastero di clarisse e poi di  carmelitane, ma non vi riuscì. Monsignor Jendret, sua guida spirituale, le propose di fondare una congregazione di religiose che lavorassero nel mondo a favore dei poveri, dei malati e degli ignoranti, pur vivendo in comunità.
L'impresa però momentaneamente si arenò e Margherita riprese la sua abituale vita di preghiera e di assistenza a poveri e malati.
Il giorno dell'Assunta del 1650, prostrata in adorazione davanti al Santissimo, accanto all'ostia vide Gesù  Bambino che le sorrideva senza nulla dire. Pensò allora di moltiplicare le sue buone opere per compiacerlo maggiormente. "Un giorno giunse in visita il governatore del Canada Paul Chomedey de Maisonneuve, considerato dai contemporanei “un vero cavaliere, forte e coraggioso come un leone e pio come un monaco”, francese di origine, che propose a Margherita di trasferirsi a Montreal per aprire una scuola elementare. La santa, essendogli apparso quell'uomo in sogno la notte precedente in compagnia di San Francesco, non esitò a rendersi subito disponibile, qualora i suoi superiori avessero acconsentito.
Nonostante i parenti cercarono di trattenerla in patria, al principio del 1653 si imbarcò, senza denaro né vestiario, non prima di aver legalmente rinunciato alla sua parte di eredità.
Il viaggio durò ben tre mesi e fu tragico: a bordo scoppiò la peste e Margherita divenne infermiera, medico e sacerdote. Nel borgo di Ville-Marie, nell'isola di Montreal, accanto al forte ove alloggiò Margherita, sorgeva il piccolo ospedale fondato nel 1645 dalla Serva di Dio Jeanne Mance.
Le due eroine della carità divennero presto amiche e collaboratrici.
Occupazione principale della santa divenne far scuola ai bambini dei coloni, ma non mancò di fare da massaia in casa del governatore, l'infermiera nell'ospedale e soccorritrice dei soldati più poveri. Scortata da trenta uomini fece ricostruire sulla vicina montagna la grande croce che Maisonneuve aveva eretta in adempimento di un voto e che gli irochesi avevano abbattuto. Liberò il governatore da gravi tentazioni, esortandolo a compiere il voto di castità. Infine ideò la costruzione della prima chiesa in muratura dedicata alla Madonna.
Dopo quattro anni di intensa attività Margherita riuscì ad aprire la prima scuola nel 1658. Moltiplicatosi sempre più il lavoro, la santa pensò bene di tornare in Francia alla ricerca di giovani desiderose di servire Dio nel prossimo. Nei suoi piani futuri vi erano un piccolo istituto per i bambini indigeni, un'associazione per le fanciulle ed un circolo per le giovani da marito, allo scopo di prepararle a divenire buone madri di famiglia. In francia trovò quattro ragazze disposte a seguirla ed aiutò inoltre l'amica Giovanna Mance a trovare rinforzi per le sue opere.
Le opere di Madre Bourgeoys andarono sempre più consolidandosi e ciò le parve una conferma da parte della Provvidenza che necessitasse la fondazione della Congregazione di Notre-Dame di Montreal. Le donazioni terriere effettuate nel 1662 dal governatore costituirono un'ulteriore conferma.
Le suore che Margherita sognava dovevano essere libere dalla clausura per dedicarsi ad opere di misericordia  spirituale. Il beato vescovo De Laval la comunità a darsi all'istruzione ed all'educazione della gioventù. Per sollecitare l'autorizzazione reale e raccogliere nuove vocazioni, la fondatrice si recò nuovamente in Francia nel 1670. Aiutata dalla “Compagnia di Montreal” ottenne di essere ricevuta dal re Luigi XIV che le concesse tutto ciò che desiderava.
L'unica preoccupazione della Madre non restò che dare una formazione religiosa al suo istituto, come annotò nelle sue Memorie: “Ci è sempre sembrato che un certo spirito di umiltà, di semplicità, di docilità, d'ubbidienza, di povertà, di distacco da tutte le cose e d'abbandono nella divina Provvidenza dovesse essere il vero spirito della Congregazione”.
Un programma di vita così evangelico non poté che far prosperare l'Istituto e le annesse attività. Monsignor de Laval, eletto nel frattempo primo vescovo di Quèbec, rimase tanto soddisfatto da non esitare ad erigere a Congregazione religiosa le Suore di Notre-Dame nel 1676.
La neonata congregazione si diffuse presto anche in altre località ed iniziarono a fiorine vocazioni anche in  Canada. Alla fondatrice premeva ormai dotarla di regole definitive, per poi dimettersi dalla carica di superiora generale, ritenendosi incapace di governare.``Un violento incendio che distrusse la casa abitata dalle suore però la dissuase, l'opera rifiorì velocemente grazie alle donazioni ricevute ed il nuovo vescovo di Quèbec affidò alle suore come campo di apostolato anche l'isola di Orléans e tutta la zona circostante Quèbec.
Per l'età avanzata, il logorio fisico e lo stato d'animo angustiato, la fondatrice il 19 settembre 1693 radunò la  comunità ed annunziò le sue dimissioni con straordinaria umiltà: “Ora non si tratta più di parlare di me che come una miserabile, la quale per non essere stata fedele all'impegno che mi era stato confidato così amorosamente, merita grandissimi castighi, che aumenteranno ancora per la pena che la mia rilassatezza vi ha fatto soffrire.
Vi chiedo perdono e l'aiuto delle vostre preghiere. Metteteci voi rimedio in quanto vi sarà possibile. Bisogna cambiare prontamente superiora, e quella che sarà eletta faccia osservare esattamente le regole, anche le più minuziose, perché senza di ciò, che cosa ci farebbe di più in questa comunità di quello che fanno le persone del mondo, che vivono cristianamente? Mantenetevi pertanto in quello spirito che dovete avere, che è di povertà, di mortificazione, di obbedienza e d'abbandono nelle mani di Dio”. Suor Margherita visse i suoi ultimi anni serena e in perfetta conformità al volere di Dio, piena di riconoscenza nei suoi confronti. Il Signore le concesse la gioia di vedere approvata nel 1698, dopo quarant'anni di attesa, la sua congregazione così come l'aveva concepita: oltre ai tre voti, le suore avrebbero emesso anche quello di istruire ed educare la gioventù femminile. Confinata nell'infermeria, la fondatrice si preparò alla morte cucendo, pregando ed esortando le consorelle alla fedeltà al dovere, alla carità ed all'osservanza della Regola. Morì il 12 gennaio 1700.
Il Pontefice Pio XII la beatificò il 12 novembre 1950, per essere poi canonizzata da Giovanni Paolo II 31 ottobre 1982.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Martino di Leon (di Santa Croce) - Sacerdote (12 gennaio)

m. 1203
Martirologio Romano:
A Léon in Spagna, San Martino della Santa Croce, Sacerdote e Canonico Regolare, assai esperto nelle Sacre Scritture.
Una biografia scritta da un contemporaneo, iscrizioni epigrafiche documenti dell'epoca e i mss. delle sue opere letterarie sono le principali fonti sulla vita di M. della Santa Croce. Nacque prima del 1130 nella città spagnola di León.
Era ancora bambino quando gli morì la mamma, Eugenia; suo padre, di nome Giovanni, entrò allora nel monastero leonense di S. Marcello, conducendolo con sé.  
Morto anche il padre, Martino, già suddiacono, intraprese per parecchi anni lunghi pellegrinaggi, attraverso tutta la cristianità; è documentato il suo soggiorno di due anni nell'ospedale di Gerusalemme e a Parigi dove tutto fa pensare frequentasse lo Studio generale.
Ritornato a León fu ordinato presbitero nel monastero di S. Marcello, e dopo la secolarizzazione di questo cenobio, si ritirò in quello di S. Isidoro, nella stessa città, anch'esso appartenente ai Canonici Regolari, ove morì il 12 gennaio 1203.
Nel 1185 cominciò a scrivere le sue opere letterarie, i cui mss. originali, che occupano due grossi
volumi in pergamena, Si conservano ancora nella collegiata di S. Isidoro di León.
Intitolò la sua opera Concordia Veteris et Novi Testamenti e la suddivise in cinquantaquattro sermoni o ampi trattati a carattere apologetico-ascetico. Scrisse anche dei commentari ai seguenti libri del Nuovo Testamento: Iac., I Pt., I Io., Apoc.. ed uno dei suoi scopi fu convincere i giudei, molto numerosi allora a León, dell'adempimento in Cristo delle profezie messianiche.  
Il pensiero di Sant' Isidoro di Siviglia e Pietro Lombardo (le cui opere vennero da lui introdotte per la prima volta in Spagna), influì molto sui suoi scritti: è il primo autore spagnolo che abbia usato la parola transustanziazione per spiegare il mistero eucaristico.
Le più importanti caratteristiche della sua spiritualità sono un grande rigore ascetico, la carità i fratelli e una speciale devozione all'Eucaristia e alla santa croce.
Il biografo contemporaneo ci parla di fatti straordinari da lui compiuti, ad esempio la guarigione di malati, alcuni dei quali ancora vivevano all'epoca della stesura della biografia. Le spoglie riposano oggi in una cappella a lui dedicata nel 1513, nella collegiata di León. Nello stesso anno fu trovata incorrotta la sua mano destra che, fin da allora, venne esposta in un artistico reliquiario d'argento.
Il culto è documentato dal giorno stesso della sua morte, nei codici della collegiata, dove si conservano dei Breviari antichissimi con l'Ufficio liturgico del Santo e la sua biografia distribuita in nove lezioni storiche, per la recita del Mattutino.
Non si sa niente sul processo di canonizzazione, ma nel sec. XVI tutta la diocesi leonense ne celebrava ormai la festa liturgica. Negli ultimi tempi il suo culto era pressoché scomparso, ma nel 1959, con decreto della S. Congregazione dei Riti, fu ripreso nella collegiata, con rito doppio di seconda classe ed esteso a tutta la diocesi di León, nel 1964, con rito di terza classe.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Nicola Bunkerd Kitbamrung - Sacerdote thailandese, Martire (12 gennaio)

Nakhon Pathom, 31 gennaio 1895 – Bangkok, 12 gennaio 1944
Martirologio Romano:
Nel villaggio di Tomhom vicino a Bangkok in Thailandia, Beato Nicola Bunkerd Kitbamrung, sacerdote e martire, che, insigne predicatore del Vangelo, gettato in carcere al tempo della persecuzione contro la Chiesa, mentre prestava aiuto ai malati, colpito egli stesso da tisi, morì gloriosamente.
Ormai il numero dei Santi e Beati, nativi delle terre di missione di una volta, sono in costante aumento e con  questo Beato è la volta della lontana Thailandia.
Nicola Bunkerd Kitbamrung nacque il 31 gennaio 1895 a Nakhon Pathom a circa 30 km dalla capitale Bangkok, i suoi genitori Giuseppe Poxang e Agnese Thiang erano sposati con il rito cattolico, celebrato nel 1893.
A questo primo figlio, fu dato il nome di Benedetto, come compare sul certificato di battesimo, ma in seguito fu sempre chiamato Nicola; a stretto contatto con i missionari, venne educato cristianamente, come del resto i suoi cinque fratelli.
Di indole riservato, amava pregare e servire la Messa, a 13 anni venne inviato nel seminario di Bang Xang per gli studi medi e nel 1920 entrò nel seminario maggiore di Penang, che già da allora era un centro internazionale di studi teologici e che ora è divenuta anche sede diocesana, dipendente da Kuala Lampur (Malaysia); trascorse questo periodo di studi e formazione al sacerdozio, rivelando le sue doti di intelligenza e di carattere; un po’ suscettibile e testardo, chiedeva ai suoi superiori di aiutarlo a migliorare.
Ritornato a Bangkok, il 24 gennaio 1926 a 31 anni, venne ordinato sacerdote nella cattedrale della Assunzione, insieme ad altri quattro compagni. Sacerdote diocesano, iniziò il suo importante periodo di attività pastorale, dapprima come vicario del padre missionario Durand delle Missioni Estere di Parigi, a Bang-Nok-Khnuek.
Nell’ottobre del 1927 giunsero in quella località una ventina di giovani chierici salesiani, guidati dall’italiano padre Gaetano Pasotti e da alcuni sacerdoti, per fondare una missione salesiana; padre Nicola Bunkerd Kitbamrung si prese cura del gruppo per l’insegnamento della lingua Thai e per la catechesi, continuando nel contempo nel suo lavoro apostolico.  
Dal 1° gennaio 1928 l’intera Missione di Bang-Nok-Khnuek fu affidata ai salesiani, mentre padre Nicola fu destinato come vicario del missionario francese padre Mirabel a Phitsanulok, qui oltre che dedicarsi all’apostolato, prese a studiare la lingua cinese.
Negli anni dal 1930 al 1937 gli fu dato l’incarico importante, di un’azione missionaria da svolgere nel
nord della  Thailandia, cioè quella di riprendere il contatto con i cattolici, che per motivi diversi avevano abbandonato o tralasciato la pratica della vita cristiana.
Fu un compito immane, la zona da percorrere era impervia, in parte inesplorata e si estendeva dal confine del Laos alla Birmania, fece costruire a Chiang Mai una cappella, per creare un punto di riferimento alla sua azione apostolica.
Aveva 42 anni nel 1937, quando padre Nicola venne nominato parroco del distretto di Khorat, la sua azione evangelizzatrice era in piena espansione e dava frutti eccellenti fra i suoi compatrioti e dal 1938 al 1941, si occupò anche della vicina parrocchia di Non-Kaew.
In questo periodo di grande fervore cattolico da lui suscitato, scoppiò la guerra franco-indocinese che coinvolse la stessa Thailandia e come al solito, i missionari ed i sacerdoti della considerata religione europea, ne  pagarono le conseguenze.
Padre Nicola venne accusato di spionaggio a favore dei francesi e quindi arrestato il 12 gennaio 1941 e portato nelle carceri del mandamento; dopo 40 giorni, venne trasferito in quelle militari di Bangkok.
Qui fu processato e condannato a quindici anni di carcere; il suo arresto e la successiva condanna al carcere, fu solo conseguenza dell’odio per la fede dei cattolici e in particolare per i sacerdoti, specie se locali; alle autorità politiche non garbava   affatto che padre Nicola Bunkerd continuasse anche all’interno del carcere, il suo ministero sacerdotale, confortando, catechizzando e battezzando i suoi compagni di sventura, pertanto fu trasferito nella sezione degli ammalati di tubercolosi, con lo scopo non dichiarato, di fargli contrarre la malattia per accelerarne la fine.  E così avvenne, contrasse nel carcere la tubercolosi e lasciato senza cure, morì il 12 gennaio 1944 a 49 anni. Il 7 marzo 1995 la Santa Sede concesse il nulla osta alla diocesi di Bangkok per l’inizio dei processi canonici per la sua beatificazione. Il 27 gennaio 2000 fu riconosciuto il suo martirio e il 5 marzo 2000 papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato a Roma.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Pier Francesco Jamet - Fondatore Francese (12 gennaio)

Martirologio Romano: A Caen in Francia, Beato Pietro Francesco Jamet, sacerdote, che si adoperò con dedizione nell’assistenza delle religiose Figlie del Buon Salvatore, sia al tempo della grande rivoluzione sia quando fu poi restituita pace alla Chiesa.
Fu considerato e chiamato “Secondo fondatore” dell’Istituto del Buon Salvatore. Pierre-François Jamet, nacque il 12 settembre 1762 a Fresnes, allora diocesi di Bayeux, oggi di Séez, in Francia; i suoi genitori, agiati agricoltori, ebbero otto figli, di cui due divennero sacerdoti e una religiosa.
Studiò nel collegio di Vire e a 20 anni, si sentì chiamato al sacerdozio, quindi si iscrisse alla rinomata Università di Caen, per frequentare i cinque anni di filosofia e teologia.
Nel 1784 entrò in seminario e il 22 settembre 1787 venne ordinato sacerdote; conseguì il baccellierato in teologia e il titolo di “Maestro d’Arti”, ma non poté proseguire nelle specializzazioni per il prorompere della Rivoluzione Francese.
Esisteva a Caen la comunità delle Figlie del Buon Salvatore, istituto fondato nel 1720 da madre Anna Leroy e Pier Francesco nel 1790, fu nominato cappellano e confessore dell’Istituto,
divenendone anche superiore religioso nel 1819.
Imperversando la Rivoluzione Francese, nel 1798 rifiutò il giuramento imposto dai rivoluzionari, subì l’arresto ed ebbe minacce di morte. Miracolosamente tornò libero e si diede con ogni mezzo ad assistere le disperse Figlie del Buon Salvatore, celebrando la Messa di nascosto, sostenendo i confratelli vacillanti, incoraggiando i fedeli perseguitati.
Finita la Rivoluzione, poté dedicarsi apertamente alla restaurazione e all’incremento della Congregazione del Buon Salvatore.
Introdusse l’assistenza ai sordomuti, egli stesso intraprese studi specifici per la loro educazione, introducendo anche nuovi metodi d’insegnamento.
Per otto anni, dal 1822 al 1830, fu rettore dell’Università di Caen, riportando fra i docenti e gli studenti una nuova atmosfera di fede cristiana, dopo la grande bufera della Rivoluzione e del dilagare delle idee illuministiche e razionalistiche. Tutto poté operare per la gloria di Dio, perché interiormente era tutto di Dio. A 83 anni, fiaccato dalle fatiche e dall’età, Pier Francesco Jamet morì il 12 gennaio 1845.  Le vicende politiche fecero in modo, che pur essendo conosciuto per la sua fama di santità, i necessari processi iniziarono solo nel 1930, completandosi con l’approvazione del miracolo attribuito alla sua intercessione, l’11 dicembre 1985. Papa Giovanni Paolo II l’ ha beatificato il 10 maggio 1987.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santa Taziana di Roma - Martire (12 gennaio)

† Roma, 230
Con il nome Taziana sono conosciute due sante martiri, una ad Amasea insieme ad altre quattro compagne e la cui ricorrenza è al 18 agosto; e l’altra martire a Roma, di cui parliamo, celebrata al 12 gennaio.  La più antica notizia su questa Santa, risale alla seconda metà del secolo VII e si trova in un “Itinerario” di quell’epoca, inserito da Guglielmo di Mamesbury nei suoi “Gesta regum Anglorum”, dove si legge: “Et in monte Nola sancta Tatiana (pausat)”.
E qui sorgono i problemi d’interpretazione, nessuna fonte antica o medioevale, nomina questo monte a Roma; d’altra parte gli antichi ‘Cataloghi’ delle chiese di Roma, attestano concordi che a
Roma la chiesa di Santa Taziana si trovava nei pressi di quella di Santa Susanna, che come si sa sorge sul Quirinale; di conseguenza il monte Nola deve identificarsi con questo colle. D’altra parte la ‘passio’ greca della santa, afferma che Taziana fu sepolta nella sesta regione (Augustea) che comprendeva appunto l’Alta Semita e il Quirinale.
Gli studiosi ipotizzano che il colle Quirinale, nel secolo VII fosse chiamato “monte Nola” perché in quel tempo sorgeva lì anche una chiesa dedicata a San  Felice di Nola, ricordato il 14 gennaio anche come S.Felice in Pincis.  
Ma come per altri Santi Martiri, indicati come sepolti nelle chiese urbane di Roma, oppure venerati in queste chiese, lo stesso si può dire di Taziana, cioè che nella chiesa del Quirinale si festeggiava solo la dedicazione della stessa alla Santa. La ‘passio’ della santa composta probabilmente nel VII secolo non aiuta a capire chi fosse, perché essa è una delle solite leggende agiografiche, scritte nei secoli successivi alla presunta epoca del martirio.
Essa fu una giovane romana martirizzata a Roma, data in pasto alle belve nel 230. Il suo culto fu diffuso nella città tra il secolo VII e XV quando poi la chiesa venne distrutta. In latino e in Russia il suo nome è Tatiana.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Taziana di Roma, pregate per noi.


*Santi Tigrio ed Eutropio - Martiri (12 gennaio)

m. Costantinopoli, 404 circa
I Santi Martiri Tigrio, Sacerdote, ed Eutropio, Lettore, furono seguaci di san Giovanni Crisostomo. Quando il santo vescovo fu esiliato, i due furono falsamente accusati di aver dato fuoco alla cattedrale ed all’aula del Senato. Essendosi inoltre rifiutati di sacrificare agli dei, furono uccisi sotto Ottato, prefetto di Costantinopoli.
Martirologio Romano: A Costantinopoli, Santi Tigrio, Sacerdote, ed Eutropio, lettore, Martiri: calunniosamente accusati, sotto l’imperatore Arcadio, di avere appiccato l’incendio che aveva mandato in fiamme la chiesa principale e la curia del senato per vendicare l’esilio di San Giovanni Crisostomo, subirono il martirio ad opera del prefetto Optato ancora superstiziosamente legato ai falsi dèi e nemico della fede cristiana.
I Santi Tigrio ed Eutropio, rispettivamente Sacerdote e Lettore, vennero ingiustamente accusati, al tempo  dell’imperatore Arcadio, di aver dato alle fiamme la principale chiesa nonché l’aula del Senato di Costantinopoli, al fine di vendicare l’esilio di San Giovanni Crisostomo di cui erano seguaci.
Giovanni Crisostomo, arcivescovo della città imperiale, era infatti stato esiliato a causa di un complotto dei suoi nemici, riunitisi in sinodo nel 403.
In seguito venne richiamato in patria ma, rientrato con l’imperatrice Eudossia, dovette ripartire esule per l’Armenia.
Tigrio ed Eutropio vennero allora perseguitati dal prefetto Optato, che odiava la religione cristiana, dopo essersi anche rifiutati di sacrificare agli dei pagani.
Entrambi i santi godettero di un culto quali martiri, anche se forse tuttavia il solo Eutropio morì immediatamente a causa delle atroci torture subite, cui entrambi erano comunque stati sottoposti per estorcere notizie circa le cause dell’incendio.
Secondo il “Dialogo” attribuito a Pallade, infatti, Tigrio era un eunuco assai caro al Crisostomo e venne rilasciato per essere mandato in esilio nella lontana Mesopotamia. Furono comunque considerati tutti e due martiri per aver resistito alle numerose torture rifiutandosi di confessare e come tali il Martyrologium Romanum li commemora il 12 gennaio.  
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Tigrio ed Eutropio, pregate per noi.


 
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