Santi del 13 gennaio - Istituto Aveta

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Santi del 13 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Agrizio di Treviri - Vescovo (13 gennaio)

Etimologia: Agrizio = selvatico, dal latino
Martirologio Romano: A Tréviri nella Gallia belgica, nell’odierna Germania, Sant’Agricio, vescovo, che trasformò in chiesa la reggia donata da Sant’Elena.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Amedeo di Clermont – Monaco (13 gennaio)

m. Francia, 1150
Amedeo di Clermont il Vecchio era signore di Hauterive, nella regione Drôme, ed apparteneva ad una nobile  famiglia imparentata con la casa reale di Franconia.
Abbandonò il mondo con altri sedici cavalieri suoi vassalli entrando nell’Ordine dei Cluniacensi a Bonnevaux.
Morì nel 1150, dopo essersi prodigato nella fondazione di vari monasteri.
Nell’entrare a Bonnevaux portò con se il figlio omonimo, non ancora decenne.
Quest’ultimo, che fu abate di Hautecombe e vescovo di Losanna, è venerato come “Santo” il 30 agosto.
Il padre invece, venerato come “Beato”, è commemorato il 13 gennaio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Chentingerno (Kentingern) - Vescovo e Abate (13 gennaio)
circa 518 – 603/612
Martirologio Romano:
A Glasgow in Scozia, San Chentigerno, vescovo e abate, che in questa città pose la sua sede e si tramanda che abbia dato vita a una grande comunità monastica secondo il modello della Chiesa delle origini.
Mentre le notizie storiche su di lui sono quasi inesistenti e si perdono nelle nebbie del tempo che  avvolgono le  terre gallesi e scozzesi, abbondano invece le narrazioni leggendarie sulla vita di San Kentingern, che veniva chiamato anche “Mungo”, cioè “diletto”.
Proprio su questo nome è basata una delle tante leggende: sua madre, la principessa Thaney, venne ingravidata da un uomo sconosciuto ed una volta scoperta fu condannata ad essere gettata, a bordo
di un carretto, dalla cima di una rupe.
Miracolosamente si salvò e, dato alla luce il figlio, lo affidò a San Servano, che gli impose il nome di Mungo.
Una volta cresciuto, Kentingern si mostrò desideroso di intraprendere una vita solitaria ed adottò allora lo stile monastico irlandese, stabilendosi infine nella zona dell’odierna Glasgow.
Raccolse attorno a sé una nuova comunità e la fama delle sue virtù si diffuse a tal punto che la gente del luogo lo acclamò vescovo.
La consacrazione episcopale avvenne per mano di un vescovo irlandese.
Intraprese la sua attività pastorale nella regione di Strathclyde, ma la turbolenta situazione politica lo costrinse ben presto all’esilio e secondo la tradizione fondò in Galles un grande monastero e fu vescovo di Sant’Asaph.
Ritornato poi al nord, trascorse un periodo nel Dumfriesshire, per ritornare infine a Glasgow.
La leggenda dell’anello e del pesce, simboli raffigurati nel City Arms della città scozzese, narra che la moglie del re Rydderch diede quale pegno d’amore ad un cavaliere un anello regalatole dal consorte.
Il sovrano sorprese allora il cavaliere nel sonno e senza svegliarlo gli sfilò l’anello e lo gettò in mare.
Chiese poi alla regina di mostrargli l’anello che le aveva donato: essa, presa dal panico, chiamò Kentingern in suo soccorso e questi mandò un frate a pescare.
Dentro ad un salmone pescato fu miracolosamente ritrovato l’anello.
Il Santo Vescovo incontrò San Colomba ormai in fin di vita e con lui scambio il suo bastone pastorale.
Pare che morì verso l’anno 603 o secondo altre versioni nel 612, forse all’età di 85 anni che pare più probabile di quella di 185 indicata da un biografo.
In Scozia ed in altre diocesi vicine San Kentingern è venerato quale protovescovo di Glasgow, forse poiché secondo la tradizione nella cattedrale di tale città sarebbero custodite le sue reliquie.  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Chentingerno, pregate per noi.

 

*Santi Domenico e Giuseppe Pham Trong Kham e Luca Thin – Martiri (13 gennaio)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Santi Andrea Dung Lac e Pietro Truong Van Thi Sacerdoti e martiri” “Santi Martiri Vietnamiti” (Andrea Dung Lac e 116 compagni)
+ Nam Dinh, Vietnam, 13 gennaio 1859
Questi tre laici vietnamiti, martiri, sono stati canonizzati da Papa Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988.
Martirologio Romano:
Nella città di Nam Đinh in Tonchino, ora Viet Nam, Santi Martiri Domenico Phạm Trọng (Án) Khảm, Luca (Cai) Thìn, suo figlio, e Giuseppe Phạm Trọng (Cai) Tả: sotto l’imperatore Tự Đức preferirono subire le torture e la morte piuttosto che calpestare la croce.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Emilio Szramek - Sacerdote e Martire (13 gennaio)

Scheda del gruppo a cui appartiene: “Beati 108 Martiri Polacchi”
Emil Szramek nacque a Tworkov, nei pressi di Slaskie in Polonia, il 29 settembre 1887.
Ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Katowice, fu poi parroco in tale città.
Per aver difeso la dottrina cristiana dinnanzi agli invasori nazisti, fu da questi  arrestato l’8 aprile
1940 e deportato nel disumano campo di concentramento di  Dachau, in Baviera.
Qui morì per le torture subite il 13 gennaio 1942.
Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 elevò agli onori degli altari ben 108 vittime della medesima persecuzione nazista, tra i quali il Beato Emilio Szramek, che viene dunque ora festeggiato nell’anniversario del martirio.  
Martirologio Romano:
Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Emilio Szramek, sacerdote e martire: di origine polacca, durante la guerra, fu disumanamente deportato in quel campo e morì sotto tortura per aver difeso la fede di Cristo davanti ai suoi persecutori.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Emilio Szramek, pregate per noi.

 

*Sant'Erbino (Ervan) - Re di Cornovaglia (13 gennaio e 29 maggio)
V secolo
Figlio di Cystennin Gorneu e fratello di San Digain, fu padre di San Geraint, che divenne suo successore.
Ebbe una chiesa nel Galles (Erbistock) e probabilmente fu il fondatore o il patrono della chiesa di Sant’Ervan in Cornovaglia.
Morì prima del 480 e antichi calendari gallesi lo commemorano il 13 gennaio O il 29 maggio.

(Autore: Justo Fernandez Alonso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Erbino, pregate per noi.

 

*Santi Ermilio e Stratonico – Martiri (13 gennaio)

+ Belgrado, Serbia, 315 circa
Dopo numerosi tormenti i Santi martiri Ermilio e Stratonico furono affogati nel fiume Danubio presso Belgrado sotto l’imperatore Licinio, nel 315 circa.  
Martirologio Romano: A Belgrado in Mesia, nell’odierna Serbia, Santi Ermilio e Stratonico, Martiri, che sotto l’imperatore Licinio, dopo crudeli torture, furono affogati nel Danubio.
Nei sinassari bizantini vengono ricordati al 13 gennaio e al 2 giugno La notizia a loro dedicata in queste fonti   concorda, per l'essenziale, con la passio greca pervenuta in almeno due recensioni. La seconda, una revisione   metafrastica, è stata pubblicata in traduzione latina negli Acta SS. Non ci si può, peraltro, fidare del tutto dei particolari di detta recensione, essendo evidentemente un testo più antico ampliato. Ermilo era diacono e fu denunziato a Licinio come cristiano. Questo accadde, sembra, a Singiduno nella Mesia Superiore (nelle vicinanze dell'attuale Belgrado).

Dopo una permanenza di qualche giorno in prigione, durante la quale fu sottoposto a vari interrogatori e diversi tormenti, Ermilo venne finalmente gettato nel fiume (Danubio) insieme con Stratonico.  
L'identità di questi non è tanto chiara: non si capisce bene se fosse un amico di Ermilo, commosso dai supplizi a lui inflitti e riconosciuto così come cristiano, o un carceriere da lui convertito.  
I loro corpi, essendo stati ritrovati tre giorni dopo il martirio, sarebbero stati trasportati dai fedeli a diciotto stadi da Singiduno.
Mentre il Calendario palestino-georgiano del Sinaiticus 34 commemora i due santi al 14 gennaio, un giorno dopo la Chiesa bizantina, non si trova invece nien­te a loro proposito nelle antiche fonti occidentali e nemmeno nel Martirologio Siriaco del IV sec.
Al 3 agosto appare nel Martirologio Geronimiano la memoria di un Hermilus martire, ma senza precisazione geografica.
Abusivamente, quindi, Floro collocò a Costantinopoli la commemorazione di Hermellus (la ragione è che quella città veniva nominata poco prima nel Geronimiano).
Adone conservò la memoria di Ermilo, al 3 agosto, donde passò nel Martirologio Romano alla stessa data e nella stessa forma.
I compilatori del Romano, però, non si avvidero che l'avevano già ricordato nella forma esatta insieme con Stratonico. I due Santi godevano di un culto speciale a Costantinopoli.  
(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Ermilio e Stratonico, pregate per noi.


*Beata Francesca dell’Incarnazione (María Francisca Espejo y Martos) - Vergine e martire (13 gennaio)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Trinitari di Cuenca e Jaén” Beatificati nel 2007 - Senza Data (Celebrazioni singole)  
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007 (6 novembre) “Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Martos, Spagna, 2 febbraio 1873 - Casilla de Martos, Spagna, 13 gennaio 1937
Religiosa professa Trinitaria di Nuns, è stata beatificata il 28 ottobre 2007.
Il suo corpo incorrotto è venerato nel Monastero della Santissima Trinità nella città di Martos.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Francesca dell’Incarnazione, pregate per noi.


*Beato Francesco Maria Greco - Sacerdote e Fondatore (13 gennaio)

Acri, Cosenza, 26 luglio 1857 – 13 gennaio 1931

Francesco Maria Greco nacque ad Acri in provincia di Cosenza il 26 luglio 1857. Vincendo le resistenze del padre, che sperava di fargli ereditare la professione di farmacista, decise di diventare sacerdote. Dopo l’ordinazione, avvenuta il 17 dicembre 1881, completò gli studi di teologia a Napoli. Nel settembre 1887 divenne parroco della chiesa di San Nicola di Bari ad Acri e l’anno successivo fu nominato arciprete. Da subito s’impegnò nell’organizzazione della catechesi, aiutato dalla sorella Maria Teresa, che morì non molto tempo dopo, e da altre ragazze, tra le quali spiccava Raffaella De Vincenti, che le subentrò alla guida e fu la prima consacrata delle suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori col nome di suor Maria Teresa dei Sacri Cuori (per la quale è in corso il processo di beatificazione). Persuaso che è «educando alla fede che si educa alla vita», monsignor Greco guidò le suore al servizio verso i poveri dell’altopiano della Sila e in numerose altre opere, sorte tutte dalla sua intensa preghiera. Morì ad Acri il 13 gennaio 1931. È stato beatificato il 21 maggio 2016 nello stadio di Cosenza. La sua memoria liturgica, per la diocesi di Cosenza-Bisignano e per le Piccole Operaie dei Sacri Cuori, è il 13 gennaio, giorno della sua nascita al cielo. I suoi resti mortali riposano dal 1961 nella chiesa di San Francesco di Paola ad Atri, annessa alla Casa madre, in un loculo alla destra dell’altare maggiore, accanto a quelli di madre Maria Teresa dei Sacri Cuori.
I primi anni
Francesco Maria Greco nacque ad Acri, piccolo paese in provincia di Cosenza, il 26 luglio 1857, e fu battezzato due giorni dopo nella parrocchia di Santa Chiara ad Acri. Era il primo dei cinque figlio di Raffaele Greco, farmacista, e Concetta Pancaro. La madre fu la sua prima educatrice nella fede, mentre un fratello di lei, don Luigi Pancaro, parroco di Acri, lo seguì negli studi. Francesco Maria
conseguì la licenza ginnasiale a Cosenza il 31 luglio 1874, poi si trasferì a Napoli per frequentare il liceo.
Una vocazione contrastata
Suo padre, molto religioso come la moglie, sperava di fargli ereditare la propria professione, ma lui maturò una scelta diversa: non gli studi per diventare farmacista, ma quelli per essere sacerdote. Dopo aver lungamente pregato ai piedi della Madonna nel santuario di Pompei, si risolse con determinazione per quella via.
Il 14 gennaio 1877 indossò quindi l’abito talare nella chiesa di San Nicola da Tolentino a Napoli ed entrò nel pensionato tenuto dal parroco del luogo, don Luigi Marigliano, per poter frequentare da esterno il liceo arcivescovile: era stato infatti ammesso dall’arcivescovo di Napoli nella Congregazione dei Chierici forestieri.
Il 9 dicembre 1880 fu ospite dei padri Cappuccini di Acri per prepararsi a ricevere il diaconato, che gli fu conferito il 17 dello stesso mese dal vescovo di San Marco Argentano, monsignor Livio Parladore. L’ordinazione presbiterale, invece, avvenne dopo un anno, il 17 dicembre 1881, sempre ad Acri, per mano di monsignor Filippo De Simone, già vescovo di Nicotera-Tropea.
Il 7 settembre 1889, a Napoli, don Francesco conseguì il Dottorato in Sacra Teologia, realizzando una delle sue aspirazioni: non solo essere prete, ma "prete istruito", per compiere al meglio il proprio ministero. Un primo evento che contribuì a dare al suo sacerdozio una diversa direzione fu l’epidemia di colera esplosa a Napoli nel 1884. Affiancando don Marigliano, si prodigò nell’assistenza medica e spirituale agli ammalati, rischiando il contagio in prima persona.
Parroco e organizzatore della Scuola Catechistica
Il 10 settembre 1887, don Francesco Maria divenne parroco della parrocchia di San Nicola di Bari ad Acri e l’anno successivo fu nominato arciprete, ottenendo il titolo di monsignore. Il contatto con gli effettivi bisogni della sua gente gli suggerì di cominciare dall’istruzione religiosa, in una terra dove anche quella culturale scarseggiava: basti pensare, ad esempio, che le ragazze difficilmente potevano uscire di casa da sole.
Monsignor Greco, quindi, organizzò una Scuola Catechistica a partire dalla più tenera età: divise bambini e bambine per fasce di età e per classi, ciascuna delle quali era affidata a ragazze particolarmente motivate. Il nome che aveva dato a quell’associazione di catechiste era "Figlie dei Sacri Cuori", in quanto sin da diacono aveva mostrato una profonda devozione verso il Cuore di Gesù e verso quello della Vergine Maria.
Gli inizi delle Piccole Operaie dei Sacri Cuori
Il 13 ottobre 1889 ottenne dal suo vescovo, Monsignor Stanislao De Luca, una lettera di approvazione dell’associazione. Tuttavia, dopo pochi mesi dall’apertura, morì la responsabile, sua sorella Maria Teresa. Monsignor Greco pensò dunque di affidare la direzione della scuola alla vice-responsabile, Raffaella De Vincenti, la quale da tempo desiderava consacrarsi a Dio, ma era stata impedita dai familiari.
Il 21 novembre del 1894, festa della purificazione della Beata Vergine al Tempio, l’arciprete accolse i suoi voti evangelici di castità, povertà, obbedienza. Ricevendo l’abito religioso, Raffaella cambiò il nome in suor Maria Teresa dei Sacri Cuori, proprio in memoria della prima responsabile dell’associazione.
Altre giovani seguirono il suo esempio, tanto che non si parlava più di una semplice associazione, ma di un istituto religioso. Da "Figlie dei Sacri Cuori" cambiarono denominazione in "Piccole Operaie dei Sacri Cuori", anche se monsignor Greco le definiva informalmente "Piccole Manovali", perché col loro operato contribuivano all’edificazione del Regno di Dio nell’insegnamento della catechesi e nel servizio ai più bisognosi.
L’istituto si espande
La prima comunità religiosa vera e propria si stabilì nel 1898 nella casa che il padre di suor Maria Teresa, che era già la superiora, le aveva donato: quella fu la "Casa culla" delle Piccole Operaie dei Sacri Cuori. La Casa madre, invece, fu individuata nel convento dei Frati Minimi che sorgeva dall’altra parte di Acri, dopo i necessari interventi di restauro.
Intanto le suore crescevano di numero: monsignor Greco e madre Maria Teresa si occuparono della loro formazione, mandandone due a compiere il tirocinio nel noviziato di Acireale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, mentre inviarono altre a Napoli e a Roma. Ad Acri, intanto, sorgevano man mano varie attività: il noviziato, una scuola d’infanzia, un collegio per alunne che frequentavano le scuole cittadine. Su tutte spicca l’ospedale "Charitas", il primo del paese, attivo fino agli anni ’60 del secolo scorso.
La prima casa filiale fuori Acri fu, nel 1911, il Ricovero Umberto I a Cosenza, un ospizio provinciale per anziani, infermi e poveri, uomini e donne. Un significativo e originale campo di apostolato si aprì il 26 ottobre del 1917, quando le suore furono inviate a San Demetrio Corone, uno dei paesi italo-albanesi dove si segue il rito greco-bizantino. Per l’occasione, monsignor Greco fece compilare un catechismo liturgico del rito bizantino ad uso dell’Istituto delle Piccole Operaie. Quanto alle filiali fuori regione, la prima fu a Napoli nel 1929.
La spiritualità e la morte
Monsignor Greco, oltre ad aver risvegliato la vita religiosa ad Acri, fu accompagnatore del vescovo nella visita pastorale alla diocesi di San Marco-Bisignano, oggi divisa in due. Alla base della sua vita sacerdotale pose un’intensa e prolungata preghiera, spesso notturna, davanti all’Eucaristia: «Sono davanti a Gesù Sacramentato chiuso nel Santo ciborio; quanta pace si sperimenta nel silenzio della notte ai piedi del Maestro!», lasciò scritto.
Era sicuro che la fecondità dell’azione apostolica, sua e in generale, dipendesse dal rapporto intimo e profondo con Gesù e Maria: per questo s’impegnò a «vivere intensamente per amore dei Sacri Cuori e per farLi amare e conoscere dai fratelli». Con una frase sintetica, contenuta nelle sue lettere, espresse così il suo progetto basato sulla catechesi: è «educando alla fede che si educa alla vita».
Ormai anziano, morì ad Acri il 13 gennaio 1931; era stato superiore dell’istituto da lui fondato per 35 anni. Madre Maria Teresa dei Sacri Cuori lo seguì il 23 novembre 1936.
La causa di beatificazione
Dato che la sua buona fama non sembrava venir meno col passare del tempo, fu avviato il suo processo di beatificazione. La fase informativa diocesana si svolse nell’attuale diocesi di Cosenza-Bisignano
dall’8 dicembre 1957 al 31 ottobre 1977. I suoi resti mortali, insieme a quelli di madre Maria Teresa dei Sacri Cuori (anche per lei è stato aperto il processo, attualmente in fase romana), sono stati traslati nella chiesa di San Francesco di Paola ad Atri, annessa alla Casa madre, il 22 maggio 1961. Due giorni dopo, in seguito alla regolare ricognizione canonica, entrambi i corpi sono stati tumulati in due loculi nel presbiterio della chiesa, sulla destra dell’altare.
La Congregazione per le Cause dei Santi ha quindi emesso il decreto sugli scritti il 23 maggio 1981 e ha convalidato il processo informativo il 16 febbraio 1990. La "positio super virtutibus" è stata trasmessa a Roma nel 1994.
Sia i consultori teologi, il 2 dicembre 2003, sia i cardinali e vescovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi si sono espressi favorevolmente circa l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane da parte di monsignor Greco. Il 19 aprile 2004 il Papa San Giovanni Paolo II ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto che lo dichiarava Venerabile.
Il miracolo e la beatificazione
Come presunto miracolo per ottenere la beatificazione è stato preso in esame il caso di una donna, Nina Pancaro, di Altomonte in provincia di Cosenza. Era affetta da una malattia grave per cui fu necessaria un’operazione chirurgica, a seguito della quale lei entrò in coma. Dopo pochi giorni si risvegliò guarita e rivelò ai medici e ai familiari di aver fatto un sogno: un sacerdote, che si era presentato come Francesco Maria Greco, le aveva garantito una pronta guarigione. Quando le fu mostrato un santino del Venerabile, Nina riconobbe in lui il prete del sogno.
L’inchiesta diocesana sull’asserito miracolo fu conclusa nella diocesi di Cosenza-Bisignano il 17 novembre 2011 e venne convalidata il 1° giugno 2012. La Consulta medica della Congregazione per le Cause dei Santi ha dato parere favorevole circa l’inspiegabilità del fatto il 21 maggio 2015, confermato dai consultori teologi il 10 settembre dello stesso anno e dai cardinali e vescovi membri della Congregazione.
Il 21 gennaio 2016 papa Francesco ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto che riconosceva la guarigione di Nina Pancaro come miracolosa e ottenuta per intercessione del Venerabile Francesco Maria Greco, aprendo la strada per la beatificazione. Il rito si è svolto il 21 maggio 2016, nello stadio San Vito – Marulla di Cosenza, che già nel 2011 aveva ospitato la beatificazione di madre Elena Aiello. La sua memoria liturgica, per la diocesi di Cosenza-Bisignano e per le Piccole Operaie dei Sacri Cuori, è stata fissata al 13 gennaio, giorno della sua nascita al cielo.
Le Piccole Operaie dei Sacri Cuori oggi
A poco meno di dieci anni dalla morte del fondatore e a sette da quella della confondatrice, le Piccole Operaie dei Sacri Cuori sbarcarono negli Stati Uniti d’America, prima tappa di un’espansione all’estero che oggi conta case anche in Albania e in Argentina. Nel 1954 la Casa generalizia, con il noviziato annesso e lo iuniorato, venne trasferita da Acri a Roma.
L’istituto aveva avuto l’approvazione diocesana il 17 febbraio 1902. Il 22 dicembre 1931 ricevette la prima approvazione "ad experimentum", confermata con l’approvazione pontificia il 7 luglio 1940. Le sue caratteristiche specifiche sono la speciale consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, l’evangelizzazione specialmente in forma di catechesi e il servizio di carità come fonte di un’autentica promozione umana. Nel 1993 è stata ripresa l’ammissione di aggregati laici, esattamente come le prime catechiste che furono il nucleo delle suore. Ad essi sono accomunati, nello stesso intento delle religiose, i Giovani Piccoli Operai (in sigla GiPO).

(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francesco Maria Greco, pregate per noi.


*San Goffredo di Cappenberg – Monaco (13 gennaio)

Nato verso la fine dell'XI secolo a Cappenberg in Germania, Goffredo fu influenzato dalla parola e dalla santità di vita di San Norberto e decise di lasciare tutto ciò che aveva " era un conte " e di seguire la vocazione. Insieme con il fratello Ottone eresse vari cenobi dell'Ordine premostratense.
Anzi, la prima fondazione dell'Ordine in Germania ebbe origine da lui e fu Cappenberg nel 1122, cui ne seguirono altre due, Varlar e Ilbenstadt. La sua sposa Iutta entrò con due sorelle in un asceterio premostratense.
Morto nel 1124 il conte Federico di Arnsberg, che si opponeva strenuamente ai suoi intenti, Goffredo prese l'abito dell'Ordine a Cappenberg.
Curò la fondazione di un ospizio per gli infermi e i più deboli e praticò la povertà. Morí trentenne nel cenobio di Ilbenstadt il 13 gennaio 1127. (Avvenire)
Etimologia: Goffredo = protetto da Dio, dall'antico tedesco
Martirologio Romano: Nel monastero di Ilbenstadt in Germania, San Goffredo: conte di Cappenberg, contro il parere dei nobili decise di trasformare il suo castello in monastero e, assunto l’abito canonicale, intraprese una tenace opera a favore dei bisognosi e dei malati.
Nato verso la fine del sec. XI, influenzato dalla parola e dalla santità di vita di San Norberto, decise di lasciare tutto ciò che aveva e di seguire Dio più da vicino.
Insieme con il fratello Ottone, eresse vari cenobi dell'Ordine Premostratense e li dotò di molti beni.
Anzi, la prima fondazione dell'Ordine in Germania ebbe origine da lui e fu Cappenberg, (diocesi di Munster in W.) nel 1122, cui ne seguirono altre due: Varlar, presso Coesfeld, e Ilbenstadt.
La sua sposa Iutta entrò con due sorelle in un asceterio premostratense. Morto nel 1124 il conte Federico di Arnsberg, che si opponeva strenuamente agli intenti di Goffredo, il Santo stesso prese l'abito dell'Ordine a  Cappenberg.
Curò la fondazione di un ospizio per gli infermi e i poveri e praticò con animo sincero la povertà.
Morì, appena trentenne, nel cenobio di Ilbenstadt il 13 gennaio 1127; la sua festa si celebra nell'Ordine Premostratense il 16 gennaio.
(Autore: Giovanni Battista Valvekens –  Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Goffredo di Cappenberg, pregate per noi.

 

*Santi Gumesindo e Servidio – Martiri (13 gennaio)
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Santi martiri Gumesindo, sacerdote, e Servidio, monaco, che, essendosi professati cristiani davanti ai capi e ai giudici dei Mori, morirono per la fede in Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Gumesindo e Servidio, pregate per noi.


*Sant'Ilario di Poitiers - Patrono di Roma, Vescovo e Dottore della Chiesa, (13 gennaio)   
Poitiers, Francia, 315? – 367
Ilario, nato a Poitiers, in Francia, intorno al 315, era un pagano che cercò il senso della vita dapprima nelle dottrine neoplatoniche, poi - dopo la lettura della Bibbia - nel cristianesimo.  
Nobile proprietario terriero, sposato e con una bimba, poco dopo il battesimo fu acclamato vescovo di Poitiers. Combatté l'eresia ariana attraverso le sue opere, la più famosa delle quali è il 'De Trinitate". Approfondì gli studi anche durante sei anni di esilio. Tornato in sede ebbe come collaboratore il futuro vescovo di Tours, san Martino. Morì nel 367. Pio IX lo ha proclamato Dottore della Chiesa. (Avvenire)  
Etimologia: Ilario = gaio, allegro, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Sant’Ilario, vescovo e dottore della Chiesa: elevato alla sede di Poitiers in Aquitania, in Francia, sotto l’imperatore Costanzo seguace dell’eresia ariana, difese strenuamente con i suoi scritti la fede nicena sulla Trinità e sulla divinità di Cristo e fu per questo relegato per quattro anni in Frigia; compose anche celeberrimi Commenti ai Salmi e al Vangelo di Matteo.
É stato definito "l'Atanasio d'Occidente", e infatti i punti di somiglianza col battagliero vescovo di Alessandria  sono molti.
Contemporanei - Ilario nacque agli inizi del secolo IV a Poitiers e vi morì nel 367 - hanno dovuto combattere contro lo stesso avversario, l'arianesimo, partecipando alle polemiche teologiche con i discorsi e soprattutto con gli scritti.
Anche Ilario, per ordine dell'imperatore Costanzo, allineatosi con le decisioni del sinodo ariano di Béziers del 356, venne mandato in esilio, in Frigia.
Il contatto con l'Oriente fu provvidenziale per il vescovo di Poitiers: nei cinque anni che vi trascorse ebbe modo di imparare il greco, di scoprire Origene e la grande produzione teologica dei Padri orientali, procurandosi una documentazione di prima mano, per il libro che gli ha valso il titolo di dottore della Chiesa (attribuitogli da Pio IX): il De Trinitate, intitolato dapprima più felicemente De Fide adversus Arianos, era infatti il trattato più importante e approfondito apparso fino ad allora sul dogma principale della fede cristiana.  
Anche nell'esilio non rimase inattivo.
Con l'opuscolo Contra Maxentium attaccò violentemente lo stesso Costanzo, contestandone il cesaropapismo, la pretesa di immischiarsi nelle dispute teologiche e negli affari interni della disciplina ecclesiastica.
Rientrato a Poitiers, il coraggioso vescovo riprese la sua opera pastorale, efficacemente coadiuvato dal giovane Martino, il futuro santo vescovo di Tours.
Nato nel paganesimo, Ilario aveva cercato a lungo la verità, chiedendo lumi alle varie filosofie e in particolare al  neoplatonismo, che avrebbe poi fortemente influito sul suo pensiero anche più tardi.
La ricerca di una risposta al suo interrogativo sul fine dell'uomo lo portò alla lettura della Bibbia, dove finalmente trovò quello che cercava; allora si convertì al cristianesimo.
Nobile proprietario terriero, quando si convertì era già ammogliato e padre di una bambina, Abre, che amava teneramente.  
Era stato battezzato da poco, che venne acclamato vescovo della sua città natale.  
Furono sei anni di intenso studio e predicazione, prima di partire per l'esilio, che come abbiamo ricordato ne perfezionò la formazione culturale teologica.  
Accanto alla voce squillante del polemista e del difensore dell'ortodossia teologica, vi è però in lui anche un'altra voce, quella del padre e del pastore.
Umano nella lotta, e umanissimo nella vittoria, si prese cura dei vescovi che riconoscevano il proprio errore, e ne sostenne persino il diritto di conservare l'ufficio.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ilario di Poitiers, pregate per noi.

 

*Santa Ivetta (Iutta) di Huy (13 gennaio)
Martirologio Romano: Presso Huy nel territorio di Liegi, Santa Ivetta, vedova, che si dedicò alla cura dei lebbrosi e visse alla fine segregata accanto a loro.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Ivetta di Huy, pregate per noi.


*San Leonzio di Cesarea di Cappadocia – Vescovo (13 gennaio)
Emblema:  Bastone pastorale Con il nome di Leonzio si venerano ben 35 Santi in buona parte Martiri e quasi tutti Orientali.
Al 13 gennaio troviamo la celebrazione del santo vescovo di Cesarea di Cappadocia. Non esiste una ‘Vita’ narrata di questo santo, ma varie testimonianze storiche scritte della sua esistenza, al punto che sembra che ve ne siano stati due omonimi nella stessa sede episcopale, uno nel III secolo verso il 285 e un altro all’inizio del IV sec. (314).
San Gregorio l’Illuminatore, il famoso apostolo dell’Armenia fu consacrato vescovo da Leonzio di Cesarea nello  stesso periodo che si teneva un Concilio in questa città (314).
Sempre nel 314 troviamo tra i firmatari degli Atti del Concilio di Ancira e di Neocesarea, un Leonzio di Cesarea; come pure lo troviamo tra i padri del I Concilio ecumenico di Nicea (325).
San Gregorio Nazianzeno dice nella sua “Oratio” che il padre Gregorio venne battezzato da un vescovo Leonzio di Cesarea di passaggio nella sua casa.
Nel sec. IX troviamo un’altra testimonianza della sua esistenza, nello scrivere un testo sul Concilio di Nicea, un sacerdote Gregorio di Cesarea,narra che le reliquie di San Leonzio erano ancora visibili ed intatte, poste nella stessa basilica di Sant'Esichio in Cesarea di Cappadocia, insieme ai corpi degli altri vescovi della città, lì sepolti.
Giaculatoria - San Leonzio di Cappadocia, pregate per noi.


*Beato Matteo de Lana – Mercedario (13 gennaio)

Mercedario nel monastero di Santa Maria degli Ulivi, il Beato Matteo de Lana, per la sua vita esemplare onorò l’Ordine Mercedario e come una stella del mattino in mezzo alla nebbia, una luna piena e un sole splendente così egli rifulse nel regno di Dio.
L’Ordine lo festeggia il 13 gennaio.
Etimologia:
Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Matteo de Lana, pregate per noi.

 

*San Pietro di Capitolias – Martire (13 gennaio)
Capitolias (Damasco) VII secolo - † 13 gennaio 715
Etimologia
: Pietro = pietra, sasso squadrato, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Capitolíade nella Batanea, in Siria, San Pietro, Sacerdote e Martire: accusato davanti al capo dei Saraceni Walid di insegnare apertamente per le strade la fede di Cristo, fu amputato della lingua, delle mani e dei piedi e, appeso alla croce, coronò la sua vita con il martirio che aveva ardentemente desiderato.
L’antica ‘passio’ attribuita a San  Giovanni Damasceno, racconta che verso la fine del VII secolo, Pietro era prete a Capitolias, borgo a vari km. dal lago di Tiberiade ed a 100 km a sud di Damasco.
Era sposato ed aveva tre figli, un maschio e due figlie; a 30 anni si sentì chiamato ad una vita di solitudine e con il  consenso della moglie si ritirò in un eremo, dopo aver sistemato le due figlie più grandi in un monastero posto fuori città.
Quando il figlio ebbe 12 anni, lo alloggiò in una cella vicina alla sua, per dargli lui stesso una educazione spirituale. Tralasciando ciò che la ‘passio’ racconta sui rapporti di Pietro con la famiglia, si
arriva che in prossimità dei 60 anni, Pietro cadde ammalato, perdendo la speranza di morire martire, ma fece un tentativo, mandò a chiamare tramite il suo servo, i notabili musulmani per dettare in loro presenza il testamento; infatti fece pubblicamente una professione di fede cristiana, lanciando violente invettive contro l’Islam.
I contrariati musulmani, invece di ucciderlo subito, decisero di soprassedere visto il suo stato, infatti dopo un po’ arrivò la notizia della sua morte; ma non era vero e Pietro ristabilitosi prodigiosamente, si mise a predicare in pubblico sulle piazze.
I musulmani di Capitolias, redassero un rapporto ad ‘Omar figlio del califfo Walid I, il quale incaricò un suo dignitario Zora, di verificare se l’imputato fosse nelle sue facoltà mentali.
Constatato il buon stato mentale, Zora fece arrestare Pietro, inviando un rapporto ad ‘Omar. Nel frattempo il califfo Walid I cadde gravemente ammalato, mentre si trovava a Damasco, riuniti i suoi figli attorno a sé, apprese da ‘Omar la storia di Pietro il prete e ordinò che fosse condotto da lui. Il venerdì 4 gennaio 715, Pietro arrivò nella residenza del califfo; venne sottoposto alle pressioni di ‘Omar per farlo apostatare per aver salva la vita, al suo rifiuto comparve dinanzi a Walid I, poi morto il 23 febbraio 715; l’esito dell’incontro fu la sua condanna a morte e ‘Omar ebbe l’incarico dell’esecuzione, a sua volta affidata a Zora.
Il supplizio del prete Pietro doveva consistere, una volta tornato a Capitolias e adunata la popolazione, compresi i figli del condannato, nel strappargli la lingua dalla radice, il giorno dopo saranno tagliati la mano e il piede destro, patirà per un intero giorno, poi si taglierà l’altra mano e l’altro piede e verranno bruciati gli occhi con ferro rovente.
Poi steso su una barella sarà portato in giro per la città, preceduto da araldi che inviteranno gli spettatori a riflettere su questo esempio. Dopo, il condannato sarà messo in croce lasciandocelo per cinque giorni, trascorsi i quali, il cadavere sarà bruciato in un forno incandescente; tutto di lui verrà ridotto in cenere compreso la croce e le vesti e buttato nello Yarmouk, proibito a chiunque di procurarsi una reliquia.  
Il supplizio iniziato il giorno 10 gennaio ebbe termine il 13 gennaio 715. Prima di questa ‘passio’ georgiana, si conosceva di questo personaggio soltanto la breve notizia dei sinassari bizantini, celebrato al 4 ottobre.
In seguito la figura di San Pietro da Capitoilas si è duplicata in un Pietro metropolita di Damasco e in un Pietro "cartulario" di Maiouma anch’egli martire al tempo di musulmani e tutto ciò è diventata materia di discussione e studio degli esperti, al punto che anche il "Martirologio Romano" aveva una triplice commemorazione in date diverse. La nuova edizione del 2002 del "Martirologio Romano" lo celebra il 13 gennaio, giorno accertato del suo martirio.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - San Pietro di Capitolias, pregate per noi.

  

*San Remigio di Reims – Vescovo (13 gennaio)
Laon (Francia), ca. 440 - Reims (Francia), ca. 533
Etimologia:
Remigio = che sta al remo, rematore, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Fiala d'olio  
Martirologio Romano: A Reims sempre nella Gallia belgica, ora in Francia, deposizione di San Remigio, Vescovo: dopo che il Re Clodoveo fu iniziato al sacro fonte battesimale e ai sacramenti della fede, egli convertì i Franchi a Cristo e, dopo oltre sessant’anni di episcopato, lasciò questa vita ragguardevole per santità.
Nato cittadino romano, Remigio vede crollare nel 476 l’Impero di Occidente e sparire il dominio di Roma nella sua   Gallia, che passa in mano alle tribù barbariche di Burgundi, Alamanni e Visigoti. Sul finire del V secolo, il popolo germanico dei Franchi occupa via via il Paese, al quale darà infine anche il proprio nome: Francia.  
Remigio appartiene al ceto dei gallo romani, legati da generazioni alla cultura latina, da cui ora provengono molti uomini di Chiesa.  
Viene acclamato vescovo di Reims prima di compiere i trent’anni, e un suo fratello di nome Principio sarà vescovo di Soissons.  
All’epoca, la Gallia è un arcipelago di isole e isolette cattoliche, in un mare formato da Burgundi e Visigoti di fede ariana, mentre le campagne sono ancora pagane, come a loro modo pagani sono anche i
Franchi, condotti in Gallia dal re Childerico. Meno evoluti degli altri popoli, i Franchi sono però dei grandi combattenti (non portano elmo né corazza) e hanno reso buoni servizi militari a Roma in passato.
Morto nel 482 Childerico, gli succede il figlio Clodoveo quindicenne.  
A lui Remigio, vescovo cattolico in territorio franco, scrive lettere rispettose e insieme autorevoli.  
Una di esse dice: "Vegliate a che il Signore non distolga lo sguardo da voi. Consigliatevi con i vostri vescovi.  
Divertitevi con i giovani, ma deliberate coi vecchi".  
Da un lato lo ammonisce, dall’altro riconosce la sua sovranità: un muoversi anche da politico, che è inevitabile per Remigio, "evangelizzatore a vita" tra i Franchi.  
È un aiuto prezioso per Clodoveo, perché favorisce l’adesione degli altri vescovi e dei gruppi galloromani.
Così il re giungerà a essere padrone del Paese, dopo la vittoria del 507 a Vouillé sui Visigoti, dando così l’inizio alla dinastia dei Merovingi. Ma non c’è soltanto la politica.
Su di lui influisce fortemente in senso religioso la moglie Clotilde, che è già cattolica; influisce Remigio, che lo istruisce personalmente nella  fede.
E molti atti successivi del re Clodoveo rivelano una religiosità  personale autentica.
Si arriva così al suo battesimo, per opera del vescovo, a Reims, in un giorno di Natale di un anno incerto. Alcuni sostengono fosse il 497.
In un’iscrizione della fine del XV secolo a Reims si legge: "L’an de grace cinq cent le roy Clovis – receut a Reims par saint Remy baptesme".
Saremmo allora al 500.
Ma dopo quel Natale, quale che sia, riprende il lungo, feriale lavoro di Remigio per annunciare il Vangelo a chi non è re né principe; senza poeti e cronisti al seguito.
Una fatica durata quasi settant’anni, secondo una tradizione.
Un’immersione totale nei suoi doveri, oscuramente portata avanti, e di cui si parlerà soltanto dopo la sua morte, quando Remigio sarà acclamato santo direttamente dalla voce popolare.  
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Tegwy (13 gennaio)

Sec. VI

San Tegwy è il Santo patrono di Llandygwydd, un piccolo insediamento a Ceredigion nel Galles occidentale, tra Newcaste Emlyn e la città di Cardigan.
Di San Tegwy non sappiamo nulla.
Un’antica tradizione tramanda che fosse il figlio di Dingad ab Nudd Hael vissuto nel VI secolo.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Vero II di Vienne - Vescovo (13 gennaio)

VI sec.

San Vero II o Verus è il venticinquesimo vescovo di Vienne, vissuto nel VI secolo.
Nella cronotassi ufficiale della diocesi, figura dopo Sant’Evanzio e prima di San Desiderio. San Vero II fa parte di quella lista tutti i primi quaranta vescovi di Vienne vengono menzionati santi.
Il nome di Vero II si trova nell’elenco dei vescovi della città redatto dal Vescovo Adone nella seconda metà del IX secolo, che lo dice contemporaneo degli imperatori Tiberio e Maurizio, accostandone il nome a quello del martire visigoto Ermenegildo morto nel 585.
Inoltre il nome di Verus II, è stato riportato anche nelle due serie episcopali esistenti al tempo del vescovo Léger, autore di un "Liber episcopalis Viennensis ecclesiae".
San Vero II è stato menzionato da San Gregorio di Tours. Il grande Santo francese afferma che Vero, "presbiter de senatoribus" era stato voluto dal re Gontranno quale vescovo della diocesi di Vienne.
Non sappiamo nulla del suo governo pastorale.
Di sicuro San Vero II fu vescovo della città prima del 596, anno in cui Gregorio Magno era in corrispondenza con il suo successore, il vescovo Desiderio.
Non abbiamo alcuna traccia antica del suo culto, in quanto, non era riportato negli antichi martirologi.
La sua festa ricorre il 13 gennaio.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santa Veronica da Binasco – Vergine (13 gennaio)

Binasco, Milano, 1445 - 13 gennaio 1497
Nasce a Binasco (Mi) nel 1445 da famiglia di contadini. A 22 anni prende l'abito di Sant'Agostino, come sorella laica, nel monastero di Santa Marta di Milano. Qui rimarrà per tutta la vita dedita alle faccende domestiche e alla questua. Fedele allo spirito dell'epoca, si sottopose ad una dura disciplina ascetica, pur essendo cagionevole di salute.
Anima mistica, ebbe delle visioni frequenti.
Sembra che proprio in seguito ad una rivelazione si sia recata a Roma, dove fu ricevuta con affetto paterno dal pontefice Alessandro VI.
L'intensa vita contemplativa non le impedì però di vivere a pieno la sua condizione di questuante a Milano e nel circondario, sia per le necessità materiali del convento, sia per il soccorso ai poveri e agli ammalati. Muore il 13 gennaio 1497 dopo aver ricevuto per cinque giorni un riconoscente ed esultante saluto di addio da parte della popolazione tutta.
Nel 1517, Leone X concesse al monastero di Santa Marta la facoltà di celebrarne la festa liturgica di questa beata.  (Avvenire)
Etimologia:  Veronica = portatrice di vittoria, dal greco
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Milano, Santa Veronica Negroni da Binasco, vergine: entrata nel monastero di Santa Marta sotto la regola di Sant’Agostino, si dedicò profondamente alla contemplazione.
Non sa né leggere né scrivere, e questo non sarebbe un guaio dato che analfabeti come lei sono la stragrande  maggioranza dei suoi contemporanei. Per Nina, però, è un grosso handicap perché vuole farsi suora e per entrare in convento deve almeno saper leggere i salmi con le altre consorelle.
“Giovanna Negroni, per tutti familiarmente Nina, nata nel 1445 a Binasco, in provincia di Milano, da umili contadini, a 18 anni va bussare alle porte di un monastero milanese, ma inspiegabilmente le chiudono la porta in faccia. Senza perdersi di coraggio passa al monastero agostiniano di Santa
Marta, dove l’accolgono con tanta cordialità, ma dove le fanno anche capire che non possono accogliere una ragazza che non ha “neanche un briciolo di cultura”.  
Infatti la rispediscono a casa, invitandola a pregare, a coltivare la sua vocazione, ma soprattutto ad imparare a leggere.
Nina riprende la sua vita di sempre, sgobbando di giorno nei campi e sforzandosi alla sera di imparare qualcosa, anche se, senza una maestra, l’impresa è ardua e la ragazza non fa progressi.
“È la Madonna a toglierla d’impiccio: non insegnandole a leggere, ma rivelandole in tre punti la strada per arrivare a Dio: la purezza del cuore; la pazienza verso il prossimo, dei cui sbagli non bisogna scandalizzarsi, ma casomai comprenderli e scusarli; la quotidiana meditazione sulla passione di Gesù.
Tre anni dopo l’accolgono in monastero anche se analfabeta come prima, le danno il nuovo nome di Veronica e le affidano gli incarichi più umili.
“Tra la portineria, l’orto e il pollaio Veronica si destreggia benissimo, ma tutti notano anche un suo progressivo “specializzarsi” nelle cose di Dio, grazie ad un continuo allenamento di preghiere, digiuni, penitenze e soprattutto con ben stampato in cuore il programma che la Madonna le ha rivelato. Così, quando le affidano la questua e comincia scarpinare per le strade di Milano entrando di casa in casa a sollecitare la carità dei buoni per il suo monastero, comincia anche il suo vero apostolato, fatto di evangelizzazione, di consigli, di richiami, di ammonimenti.
“Tutti la chiamano la “monaca santa” perché si accorgono che é in costante colloquio con Dio e la sua vita, pur vissuta con i piedi ben saldi quaggiù, è popolata di angeli e santi. La suora analfabeta, che legge nei cuori e scruta le coscienze, ha il coraggio di rinfacciare a Ludovico il Moro i suoi misfatti, e si fa anche ricevere da Papa Alessandro VI, per rimproverare la condotta non propriamente esemplare di quel Borgia assetato di potere e ricchezza che Veronica nonostante tutto continua a rispettare come successore di Pietro. Dopo aver vissuto una vita monacale “amando solo Maria Santissima, Gesù suo Figlio e gli uomini in Dio”, Veronica si spegne il 13 gennaio 1497, poco più che cinquantenne.
“Dicono che Papa Borgia, dopo la famosa udienza che lo aveva fatto impallidire, mentre Veronica usciva dalla sala avesse fatto alzare in piedi la sua corte, ordinando: “Rendete onore a questa donna perché è una santa” Nient’altro che un’anticipazione di ciò che fece Papa Leone X, che ad appena dieci anni dalla morte concedeva il culto privato e il titolo di Santa all’umile e analfabeta Suor Veronica da Binasco.  
(Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Vittoria Valverde Gonzalez - Vergine e Martire (13 gennaio)
Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Martiri della  Guerra di Spagna” -
Senza Data (Celebrazioni singole)  

Vicálvaro, Spagna, 20 aprile 1888 - Casillas de Martos, Spagna, 13 gennaio 1937
La Serva di Dio Victoria Valverde González (1888-1937), religiosa del Pio Istituto Calasanziano Figlie della Divina Pastora, la cui Positio super martirio fu consegnata alla Santa Sede in data 28 gennaio del 2000, è stata dichiarata Martire dal Papa Benedetto XVI il 28 giugno 2012.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Vittoria Valverde Gonzalez, pregate per noi.


*Vivenzio (13 gennaio)

Eremita, è il protettore principale di Blera, in provincia di Viterbo. Gli altri protettori di questa cittadina sono  nell’ordine San Sensia e San Nicola.
La grotta di San Vivenzio (il suo eremo) è meta di 2 pellegrinaggi : uno il  lunedì di Pasqua e l’altro la seconda domenica di Maggio.
I blerani dunque festeggiano il proprio Santo per ben tre volte l’anno: in occasione dei due pellegrinaggi ed il 13 Gennaio.
Secondo una tradizione orale, San Vivenzio è stato insigne ed amato vescovo di Blera dal 457 al 484.
Su questo Santo c’è appunto una fortissima tradizione orale, ricca di particolari poetici e suggestivi,
ma purtroppo nessun  documento di valore storico che ci possa aiutare a ricostruire le fasi della sua vita terrena.
La Collegiata di Blera è appunto intitolata a Maria Assunta e San Vivenzio.  
La cripta, con volte a crociera impreziosite da stucchi e capitelli, custodisce la tomba del Santo.
Il portale marmoreo della chiesa è sormontato dal busto di San Vivenzio. Un immagine  del  Santo la troviamo anche all’interno dell’edificio religioso: San Vivenzio è infatti raffigurato su un grande stendardo di tela insieme a San Sensia e la Madonna Assunta.
Anche una cappella della navata destra della Collegiata è dedicata a San Vivenzio; il Santo infatti è molto amato, la venerazione del patrono è tuttora fortemente sentita e radicata nell’animo dei blerani. Secondo alcuni San Vivenzio (il nome deriva dal latino Viventius e significa “che ha tanta vitalità”) fu confessore a Vergy in Francia.   
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vivenzio, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (13 gennaio)
*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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