Santi del 19 gennaio - Istituto Aveta

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Santi del 19 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sante Archelaide, Tecla e Susanna - Martiri di Salerno (19 gennaio)

III sec.
Secondo la loro passio, mentre imperversava la persecuzione di Diocleziano, per sottrarsi al furore degli empi, abbandonarono Roma o, secondo altri, la Romagna, dove conducevano santa vita in un monastero e si rifugiarono presso Nola, in un luogo umile e povero, dove continuarono la loro vita di preghiera. La loro fama di santità e di virtù, accompagnata anche da miracoli di guarigione, si sparse velocemente in ogni parte e questo fece sì che alcuni pagani le denunziassero a Leonzio, proconsole della Campania, che decise di punirle con la morte.
Condotte a Salerno, sede di Leonzio, Santa Archelaide o Archelaa, in particolare, subì vari supplizi, ma rimase miracolosamente illesa. Alla fine, tutte e tre le vergini furono uccise di spada ad un miglio da Nola nel 293 d.C.
Secondo la loro passio, peraltro leggendaria, mentre imperversava la persecuzione di Diocleziano, per sottrarsi al furore degli empi, abbandonarono Roma (altri dicono la Romagna), dove conducevano casta
e SAanta vita in un monastero, e si rifugiarono presso Nola, in un luogo umile e povero, dove continuarono la loro vita di preghiera e le loro opere di bene.
I miracoli che operavano, specialmente la guarigione degli infermi, che spesso portavano alla guarigione ben più importante delle anime, e la conseguente fama della loro virtù e santità che si sparse rapidamente da ogni parte, fecero sì che alcuni pagani le denunziassero a Leonzio, preside della Campania, che decise di punirle con la morte, qualora non avessero sacrificato agli dèi.
Condotte a Salerno, sede di Leonzio, dopo una lunga discussione tra lui e Archelaide, e dopo che questa fu gettata in pasto ai leoni, che non la toccarono, la vergine fu flagellata e sottoposta ad altri supplizi, da cui uscì miracolosamente illesa; tutte furono uccise di spada a un miglio da Nola (293).  
La passio di queste tre martiri fu composta probabilmente nella prima metà del sec. X, quando le loro reliquie, in seguito ad una rivelazione avuta da una religiosa benedettina del monastero di S. Giorgio di Salerno, furono prelevate da Nola (che allora apparteneva alla provincia ecclesiastica di Salerno) e portate in questa città, nel ricordato monastero.
Alle religiose benedettine fu accordata la recita dell'Ufficio in onore delle tre Sante nel 1697 e molto più tardi, il 24 settembre 1842, anche al clero della diocesi di Salerno. Se ne celebra la festa il 19 gennaio.
Il Lanzoni prospetta l'ipotesi che Archelaide possa identificarsi con la matrona romana dello stesso nome, che a Nola fu di aiuto a San Felice.
Preghiera
O gloriose Martiri Archelaide, Tecla e Susanna,
che per non tradire la fede giurata a Gesù,
generosamente sprezzaste tutte le offerte del proconsole Leonzio
e protestaste coraggiosamente di voler subire tutti i supplizi,
anziché rinnegare la vostra fede, fate che l'interesse
ed il rispetto umano non ci portino a violare i nostri santi propositi.
Otteneteci dal Signore la grazia di resistere sempre coraggiosamente
agli assalti del demonio e fate che ci gloriamo sempre d'esser seguaci del Crocifisso,
disposti a soffrire anche la morte piuttosto che offenderlo minimamente.
Voi, che in terra otteneste da Gesù innumerevoli guarigioni,
guariteci dalla lebbra del peccato ed infondete nelle nostre anime
un'ardente carità che ci avvii al premio della vita eterna.
Così sia.  
(Autore: Antonio Balducci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sante Archelaide, Tecla e Susanna, pregate per noi.


*Sant'Arsenio di Corfù - Vescovo (19 gennaio)

Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Corfù in Grecia, Sant’Arsenio, Vescovo, accorto pastore del suo ovile e assiduo alla preghiera notturna.
Nacque a Betania, presso Gerusalemme, al tempo di Basilio I il Macedone (867-886).
Eletto Vescovo di Corfù .
Recatosi a Costantinopoli per difendere presso Costantino VII Porfirogenito le ragioni dei notabili della sua isola, nel viaggio di ritorno si ammalò gravemente e morì presso Corinto.
Festa il 19 gennaio.  
(Autore: Paola Cristofari - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  Sant'Arsenio di Corfù, pregate per noi.


*Sant'Abaco  e Ss. Mario, Marta e Audifacio - Martiri a Roma (19 gennaio)

Persia? - Roma inizi IV sec.
La tradizione vuole che siano stati due coniugi andati a Roma con i loro due figli per venerare le reliquie dei martiri.
Giunti in città si narra che aiutarono il prete Giovanni a seppellire 267 martiri nella Via Salaria. Scoperti, furono condotti in tribunale e decapitati.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, Santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri.
Santi Mario e Marta, sposi, Abaco e Audifacio, figli
Secondo una leggendaria "passio" del VI secolo, i quattro martiri componenti della stessa famiglia, persiani di origine, lasciarono la loro patria, per recarsi a Roma a venerare le reliquie dei martiri, come facevano in quei tempi molti cristiani.
Alcuni antichi "Martirologi" collocano questa venuta a Roma e le successive fasi, negli anni 268-270, al tempo del regno di Claudio II, quando notoriamente si sa che non vi furono persecuzioni contro i
cristiani; la recente edizione del ‘Martyrologium Romanum’ indica l’inizio del secolo IV come data del loro martirio, da queste date possiamo desumere, che la famiglia persiana cristiana, sia stata ospite o stabilizzata a Roma, per un certo numero di anni; del resto il secolo III fu un periodo di grande espansione del cristianesimo e di tolleranza nei loro confronti, almeno fino alla vecchiaia di Diocleziano, quando nel 293, spinto dal console Galerio, emanò tre editti di persecuzione.
A Roma essi si associarono al prete Giovanni, nel dare una degna sepoltura a 260 martiri sulla Via Salaria, evidentemente vittime della suddetta persecuzione di Diocleziano, che giacevano decapitati e senza sepoltura, in aperta campagna.
Purtroppo questa pietosa opera non poteva passare inosservata, dato anche il gran numero di corpi, per cui Mario ed i suoi familiari furono scoperti, arrestati e condotti in tribunale.  
Prima il prefetto Flaviano e poi il governatore Marciano, seguendo le norme degli editti imperiali li interrogarono, invitandoli a sacrificare agli dei; avendo essi rifiutato, furono condannati alla decapitazione, per i tre uomini, il martirio avvenne lungo la Via Cornelia, mentre per Marta avvenne presso uno stagno poco distante, ‘in Nimpha’.
I loro corpi raccolti dalla pia matrona romana Felicita, furono sepolti in un suo possedimento agricolo chiamato ‘Buxus’, oggi Boccea, sulla stessa Via Cornelia.
Fin qui il racconto della ‘passio’ del VI secolo, poi successivi studi danno diverse formulazioni alla vicenda, ritenendo leggendaria l’origine persiana e il fatto di essere di un’unica famiglia (volendo tenere conto che nelle ‘passio’ leggendarie dei primi secoli, c’era la tendenza a trasformare gruppi di martiri abitanti magari nella stessa località, come appartenenti ad un nucleo familiare).
Secondo questi studiosi è probabile che il gruppo, siano dei cristiani non legati da vincoli familiari, abitanti a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma. Sul luogo del martirio, nella tenuta di Boccea, sorse poi una chiesa, di cui sono ancora visibili i ruderi e che durante tutto il Medioevo fu meta di pellegrinaggi.
Per quanto riguarda le loro reliquie, esse ebbero vicende molto complicate, alcune furono traslate a Roma nelle chiese di Sant' Adriano e di Santa Prassede, e parte di esse nell’828, furono inviate ad Eginardo, il biografo di Carlo Magno, che le donò, come era uso allora, al monastero di Seligenstadt.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  Sant'Abaco, pregate per noi.

 

*Sant'Audiface  (e Ss. Mario,Marta e Abaco - Martiri a Roma 19 gennaio)
Persia ? - Roma inizi IV sec.
La tradizione vuole che siano stati due coniugi andati a Roma con i loro due figli per venerare le reliquie dei martiri. Giunti in città si narra che aiutarono il prete Giovanni a seppellire 267 martiri nella Via Salaria. Scoperti, furono condotti in tribunale e decapitati.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, Santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri.
Santi Mario e Marta, sposi, Abaco e   Audifacio, figli.
Secondo una leggendaria "passio" del VI secolo, i quattro martiri componenti della stessa famiglia, persiani di origine, lasciarono la loro patria, per recarsi a Roma a venerare le reliquie dei martiri, come facevano in quei tempi molti cristiani.
Alcuni antichi ‘Martirologi’ collocano questa venuta a Roma e le successive fasi, negli anni 268-270, al tempo del regno di Claudio II, quando notoriamente si sa che non vi furono persecuzioni contro i
cristiani; la recente edizione del "Martyrologium Romanum" indica l’inizio del secolo IV come data del loro martirio, da queste date possiamo desumere, che la famiglia persiana cristiana, sia stata ospite o stabilizzata a Roma, per un certo numero di anni; del resto il secolo III fu un periodo di grande espansione del cristianesimo e di tolleranza nei loro confronti, almeno fino alla vecchiaia di Diocleziano, quando nel 293, spinto dal console Galerio, emanò tre editti di persecuzione.
A Roma essi si associarono al prete Giovanni, nel dare una degna sepoltura a 260 martiri sulla Via Salaria, evidentemente vittime della suddetta persecuzione di Diocleziano, che giacevano decapitati e senza sepoltura, in aperta campagna.
Purtroppo questa pietosa opera non poteva passare inosservata, dato anche il gran numero di corpi, per cui Mario ed i suoi familiari furono scoperti, arrestati e condotti in tribunale.
Prima il prefetto Flaviano e poi il governatore Marciano, seguendo le norme degli editti imperiali li interrogarono, invitandoli a sacrificare agli dei; avendo essi rifiutato, furono condannati alla decapitazione, per i tre uomini, il martirio avvenne lungo la Via Cornelia, mentre per Marta avvenne presso uno stagno poco distante, ‘in Nimpha’.
I loro corpi raccolti dalla pia matrona romana Felicita, furono sepolti in un suo possedimento agricolo chiamato ‘Buxus’, oggi Boccea, sulla stessa Via Cornelia.
Fin qui il racconto della ‘passio’ del VI secolo, poi successivi studi danno diverse formulazioni alla vicenda, ritenendo leggendaria l’origine persiana e il fatto di essere di un’unica famiglia (volendo tenere conto che nelle ‘passio’ leggendarie dei primi secoli, c’era la tendenza a trasformare gruppi di martiri abitanti magari nella stessa località, come appartenenti ad un nucleo familiare).
Secondo questi studiosi è probabile che il gruppo, siano dei cristiani non legati da vincoli familiari, abitanti a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma.
Sul luogo del martirio, nella tenuta di Boccea, sorse poi una chiesa, di cui sono ancora visibili i ruderi e che durante tutto il Medioevo fu meta di pellegrinaggi.
Per quanto riguarda le loro reliquie, esse ebbero vicende molto complicate, alcune furono traslate a Roma nelle chiese di S. Adriano e di Santa Prassede, e parte di esse nell’ 828, furono inviate ad Eginardo, il biografo di Carlo Magno, che le donò, come era uso allora, al monastero di Seligenstadt.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  Sant'Audiface, pregate per noi.


*San Bassiano - Vescovo (19 gennaio)

Siracusa, 320 circa - 409
Nato a Siracusa verso il 320 da Sergio, prefetto della città, fu mandato a Roma per completarvi gli studi.  
Qui, convertito alla religione cristiana da un Sacerdote di nome Giordano, ricevette il battesimo.  
Richiamato in patria dal padre che lo voleva far apostatare, si rifugiò a Ravenna, dove fu ordinato sacerdote.  
Verso il 373, essendo morto il vescovo di Lodi, fu scelto a succedergli.
Bassiano fece edificare una chiesa dedicata ai Santi Apostoli, consacrandola nel 380 alla presenza di Sant'Ambrogio di Milano e di San Felice di Como, e che piu tardi prese il suo nome.  
Partecipò nel 381 al concilio di Aquileia e, probabilmente, nel 390 a quello di Milano, nel quale fu condannato Gioviniano.
La sua firma si trova insieme con quella di Sant'Ambrogio nella lettera sinodica inviata al Papa Siricio.
Nel 397 assisté alla morte e ai funerali dello stesso Sant'Ambrogio, del quale era amico.  
Morì nel 409, forse il 19 febbraio, giorno in cui se ne celebra la festa, e fu sepolto nella sua cattedrale.  
Nel 1158, quando i milanesi distrussero Lodi, le sue reliquie furono portate a Milano, dove rimasero fino al 1163, anno in cui tornarono a Lodi ricostruita dal Barbarossa. (Avvenire)  
Patronato: Lodi
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Lodi, commemorazione di San Bassiano, Vescovo, che, per difendere il suo gregge dall’eresia ariana in quel luogo ancora viva, lottò strenuamente insieme a Sant’Ambrogio di Milano.
Nato a Siracusa verso il 320 da Sergio, prefetto della città, fu mandato a Roma per completarvi gli studi.  
Qui,   convertito alla religione cristiana da un sacerdote di nome Giordano, ricevette il battesimo.
Richiamato in patria dal padre che lo voleva far apostatare, si rifugiò a Ravenna, dove fu ordinato sacerdote.  
Verso il 373, essendo morto il vescovo di Lodi, fu scelto a succedergli anche, come sembra, per un intervento soprannaturale.
Bassiano fece edificare una chiesa dedicata ai Santissimi Apostoli, consacrandola nel  380 alla presenza di Sant' Ambrogio di Milano e di San Felice di Como, e che piu tardi prese il suo nome.
Partecipò nel 381 al concilio di Aquileia e, probabilmente, nel 390 a quello di Milano, nel quale fu condannato Gioviniano.
La sua firma si trova insieme con quella di Sant'Ambrogio nella lettera sinodica inviata al papa Siricio.
Nel 397 assisté alla morte e ai funerali dello stesso Sant' Ambrogio, del quale era amico.  
Morì nel 409, forse il 19 febbraio, giorno in cui se ne celebra la festa, e fu sepolto nella sua cattedrale.   
Nel 1158, quando i milanesi distrussero Lodi, le sue reliquie furono portate a Milano, dove rimasero fino al 1163, anno in cui tornarono a Lodi ricostruita dal Barbarossa.  
(Autore: Giuseppe Morabito - Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria -  San Bassiano, pregate per noi.

 

*San Catello - Vescovo (19 gennaio)

Emblema: Bastone pastorale.
Della vita di San Catello sappiamo ben poco raccontata da Anonimo Sorrentino verso la fine del IX sec.
Era vescovo di Stabia (oggi Castellammare di Stabia) quando i Longobardi devastarono la Campania, distruggendo chiese e monasteri.
Sant’ Antonino abate di Sorrento, si rifugiò presso Catello ed insieme si ritirarono sul monte Aureo dove costruirono un Oratorio in onore di San Michele, cercando una vita più eremitica.
Accusato presso il Papa di allora di aver abbandonato i suoi fedeli e tradotto a  Roma, Catello rimase in carcere per un certo tempo, finché il nuovo papa di cui anche di questo non è detto il nome, lo liberò e in più lo rifornì di materiale per ricostruire l’Oratorio che era in legno.
Il primo a divulgare la Vita di Sant’ Antonino in cui si parla anche di San Catello, fu il padre Teatino Antonio Caracciolo che nel 1626 la tradusse dai manoscritti conservati in alcuni monasteri di Napoli e di Vico Equense che a loro volta erano copie di un codice del monastero di San Renato di Sorrento.
Il culto del Santo fu approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti il 13 settembre 1729, Venerato come patrono di Castellammare di Stabia; i sorrentini sono anch’essi molto devoti.
La sua festa è il 19 gennaio.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Catello - Vescovo, pregate per noi.


*San Deodato di Saint-Diè - Vescovo (19 gennaio)

+ 679 circa
Nato da famiglia nobile, Deodato divenne Vescovo di Nevers verso la metà del settimo secolo.
Perseguitato, si stabilì con qualche compagno in un’isola presso Strasburgo.
Desideroso di vita solitaria, fondò un monastero chiamato Jointures, con l’osservanza della regola di San Colombano.   
Alla sua morte, avvenuta verso il 679, sia il monastero di Jointures, sia il borgo che vi sorse accanto presero il suo nome.
Fu molto onorato prima della Rivoluzione francese.
’Ordine Benedettino lo festeggia il 19 giugno.
Nato di famiglia nobile, divenne vescovo di Nevers verso la metà del sec. VII, come sembra. Avrebbe preso parte al concilio di Sens del 657 e si sarebbe, quindi, ritirato nei Vosgi per vivervi
solo.  Perseguitato, si  stabilì con qualche compagno in un'isola, presso Strasburgo, dove con l'aiuto del Re Childerico costruì una chiesa ai Ss. Pietro e Paolo. Alcuni suoi discepoli eressero poi l'abbazia di Ebersheim (Ebersheimmunster).  
Desideroso di vita solitaria, partì per la diocesi di Basilea, ma le persecuzioni lo costrinsero ad andarsene e tornò nei Vosgi, in un luogo solitario che chiamò Vallis Galileae, dove costruì una cappella dedicata a San Martino.  
Dopo un certo tempo, con alcuni discepoli, fondò poco lontano un monastero chiamato Jointures, perché situato alla confluenza dei fiumi Fave e Meurphe.
Vi si osservava la regola di San Colombano.
Alcuni, però, gli contestano questa fondazione.
Presso Jointures, si trovava l'abbazia di Moyenmoutier, diretta allora da Sant’ Idolfo, antico Vescovo di Treviri, col quale Deodato strinse amicizia.  Dopo la morte di Deodato, verso il 679, sia il monastero di Jointures, sia il borgo che vi sorse accanto presero il suo nome.
Fu molto onorato prima della Rivoluzione francese.
Si ricordano traslazioni del suo corpo nel 1003, 1648, 1679, 1735, 1766, 1792, 1808; la sua festa è celebrata il 19 giugno.  
(Autore: Gilbert Bataille - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Deodato di Saint-Diè- Vescovo, pregate per noi.


*Beata Elisabetta Berti - Vedova (19 gennaio)

La vedova, Beata Elisabetta Berti, assieme alla Beata Eulalia Pinos e alla Beata Maria de Requesens con la fondatrice, Santa Maria de Cervellon, formarono la prima comunità femminile di religiose dell’Ordine Mercedario.
Distribuì le sue ricchezze ai poveri mettendosi al servizio degli infermi e degli schiavi e dopo una vita piena di meriti e miracoli, a Barcellona si spense nel bacio del Signore.
L’Ordine la festeggia il 19 gennaio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - Beata Elisabetta Berti - Vescovo, pregate per noi.


*Santa Faustina di Como - Benedettina (19 gennaio)

Rocca d’Algisio (Piacenza) sec. VI - Como, 580 ca.
Faustina e Liberata, benedettine (VI sec.). Sorelle, nate nel Piacentino, si ritirarono in un romitorio presso Como, dove fondarono il monastero di Santa Margherita.
Martirologio Romano: A Como, Sante Faustina e Liberataq, sorelle e Vergini, fondatrici del monastero di Santa Margherita.
Sante Faustina e Liberata, Monache Benedettine, sorelle.
Le due sorelle Faustina e Liberata,  vengono celebrate nel nuovo “Martyrologium Romanum”, al 19 gennaio. Secondo la più antica notizia su queste due Sante, inserita nel ‘Liber Notitiae Sanctorum Mediolani’ del XIII secolo, faustina e Liberata sarebbero state due sorelle di nobili origini, nate nei pressi di Piacenza, a Rocca d’Algisio, nei primi decenni del secolo VI.
Attratte dall’ideale ascetico, lasciarono la loro famiglia e si ritirarono in un romitorio presso Como, dove poi fondarono un monastero in onore di Santa Margherita, dove vissero con umiltà e dedite alla preghiera e nel quale morirono verso il 580 in fama di grande santità.
Non ci è dato sapere con precisione la data della loro morte, ma certamente non morirono insieme, forse a distanza di uno o due anni, l’una dall’altra; una notizia del ‘Commento al Martirologio Romano’
dice che Santa Liberata veniva ricordata il 19 gennaio, mentre Santa Faustina al 16 gennaio, indicando anche alcune chiese di Milano e dintorni, in cui le due sante venivano venerate.
I loro corpi vennero sepolti nella chiesa monastica, e in seguito furono oggetto di varie traslazioni, infatti la prima si ebbe al tempo del vescovo Guido Grimoldi (1096-1125), dove le reliquie delle due sorelle furono spostate dal monastero di Santa Margherita di Como, alla cattedrale della città.
Una seconda traslazione si ebbe il 13 maggio 1317, al tempo del Vescovo Leone de’ Lambertenghi, dalla cattedrale alla chiesa di San Carpoforo.
Successive biografie poi scomparse, convinsero lo storico-agiografo Cesare Baronio, nel secolo XVI, di inserire le due sorelle al 18 gennaio nel suo "Martirologio Romano", dandone una sommaria biografia.
Un ciclo di affreschi, di un anonimo giottesco lombardo, dei primi decenni del secolo XIV, già presente nel monastero di Santa Margherita ed ora nel Museo Civico di Como; rappesenta nelle cinque scene in progressione: la morte di un gentiluomo che convince le giovani principesse a farsi religiose; la fuga delle due sorelle dalla casa paterna e il viaggio sul fiume Po da Piacenza , insieme al sacerdote Marcello loro guida; il loro arrivo a Como; l’accoglienza nel convento da parte delle Monache; la fondazione del monastero di Santa Margherita.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  Santa Faustina di Como - Vescovo, pregate per noi.


*San Germanico - Martire (19 gennaio)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Smirne nell’odierna Turchia, passione di san Germanico, Martire di Filadelfia, che, al tempo degli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio, fu discepolo di San Policarpo, che egli precedette nel martirio: condannato dal giudice nel fiore dell’età giovanile, mettendo da parte per la grazia di Dio ogni timore per la fragilità del suo corpo, fu lui stesso a incitare contro di sé la belva a lui destinata.
É uno degli undici cristiani di Filadelfia, il cui martirio a Smirne precedette immediatamente quello di San Policarpo, ed anzi è l'unico di essi di cui ci sia rimasto il nome. Ne parla un'autorevolissima fonte, il Martyrium San Polycarpi, piú genericamente nei capp. 1-2 e 19, ed in particolare nel cap. 3.
Ecco il breve testo: "Il demonio ordí moltissime insidie contro i cristiani, ma grazie a Dio non riuscí a prevalere su tutti.
Infatti il fortissimo Germanico rinvigoriva la loro debolezza colla sua costanza, ed anche lui affrontò gloriosamente la prova delle fiere.
Tentando il proconsole di persuaderlo ad aver riguardo della sua giovane età, egli invece aizzò e provocò la belva contro di sé, desiderando liberarsi al più presto dal mondo ingiusto ed iniquo".
Lo stesso documento poi, nell'affermare che tra i dodici martiri di Smirne, Policarpo "è l'unico ad esser da tutti ricordato", fa supporre che quando esso venne scritto, degli undici martiri di Filadelfia non esistesse un culto. E difatti di Gerardo (come degli altri) tacciono tutte le fonti eortologiche antiche, orientali ed occidentali, ed è solo con Floro e con Adone che il suo nome è entrato nei martirologi storici, in Floro al 26 gennaio (festa di San Policarpo), in Adone e nel Martirologio Romano al 19 dello stesso mese.
Per quanto poi riguarda la datazione dei sanguinosi fatti di Smirne, v. alla voce Policarpo.
(Autore: Giovanni Lucchesi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Germanico, pregate per noi.


*San Giovanni di Ravenna - Vescovo (19 gennaio)

m. 595
Nella diocesi di Ravenna, si occupò egregiamente delle necessità della Chiesa nel periodo in cui l'Italia era devastata dalla guerra contro i Lombardi.  
Martirologio Romano: A Ravenna, San Giovanni, Vescovo, che, mentre tutta l’Italia era devastata dalla guerra con i Longobardi, provvide egregiamente alle necessità della Chiesa, come attesta il Papa San Gregorio Magno, che a lui inviò il libro della Regola pastorale.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni di Ravenna, pregate per noi.


*San Godone di Novalesa - Abate (19 gennaio)
VIII secolo
San Godone visse nell’Ottavo secolo. É il primo abate della celebre abbazia della Novalesa, in Valle Susa, fondata dal nobile francese Abbone, governatore di Susa e Moriana.
La costruzione centrale era stata progettata da Walcuno; mentre le celle dei monaci primitivi erano state disseminate sulla montagna circostante.
San Godone introdusse nel monastero della Novalesa la Regola di San Benedetto al posto di quella di San Colombano, che aveva evangelizzato Irlanda, Svizzera e Italia del Nord.
La sua festa era ricordata il 19 gennaio.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Godone di Novalesa, pregate per noi.


*San Launomaro - Abate di Corbion (19 gennaio)

Martirologio Romano: A Dreux presso Chartres nel territorio della Neustria, in Francia, San Launomaro, Abate del monastero di Corbion, che aveva fondato nella solitudine di Perche.
Le informazioni su Launomaro provengono dalle Vitae redatte in epoca carolingia e prive di ogni valore storico.
Esse riferiscono che Launomaro nacque da genitori poveri a Neuville-la-Mare (diocesi di Chartres) e durante la sua infanzia e adolescenza fu pastore, pur essendo avviato agli studi dal Santo prete Cherinus. Ricevette l'ordinazione sacerdotale e divenne economo del capitolo di Chartres; ma, per potersi meglio dedicare alla preghiera e alla solitudine, si ritirò, come eremita, nella foresta di Perche, di
dove alcuni briganti, venuti per derubarlo, ripartirono edificati e sparsero la fama della sua santità.
Il Santo si stabili poi a Bellomer, dove, in seguito, sorse un convento dipendente da Fonte-vrault.
Più tardi, tra il 560 e il 575, fondò il monastero di Corbion, a sei leghe da Chartres, che, nei secoli seguenti, fu chiamato Le-Moutier-au-Per-che.
Morì più che centenario, nel genn. 593 (data peraltro incerta).
Non esiste alcuna prova che Launomaro sia stato Monaco di Micy, come alcuni hanno preteso, e neppure che sia stato in rapporti con tale abbazia.
Il suo corpo venne inumato dapprima nella chiesa di St-Martin-du-Val e successivamente traslato a Corbion (595), ad Avranches e a Le Mans; durante le invasioni normanne fu messo in salvo a Blois (874) dove, nel 924, venne costruito il monastero di St-Laumer, cui fu unito quello di Corbion.
Queste due case furono distrutte nel 1567 ad opera degli Ugonotti e le reliquie andarono disperse nell'incendio; il teschio di Launomaro sarebbe stato però trasferito nel 912 a Moissac, donde Simone di Bourges, nel 1284, ne operò una nuova traslazione.
La festa del Santo è celebrata nell'ordinario di Chartres del sec. XIII e quindi nei Propri di Chartres e di Séez.
Il suo nome è stato iscritto nei martirologi francesi e benedettini al 19 gennaio.
Piuttosto generica l'iconografìa del Santo raffigurato semplicemente, cosi come appare nella statua duecentesca del portale Sud della cattedrale di Chartres, in vesti di abate, con un libro nella mano destra.  
(Autore: Rorabaut Van Doren - Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - San Launomaro, pregate per noi.


*Santa Liberata di Como - Benedettina (19 gennaio)

Rocca d’Algisio (Piacenza) sec. VI - Como, 580 ca.
Liberata e Faustina, benedettine (VI sec.).
Sorelle, nate nel Piacentino, si ritirarono in un romitorio presso Como, dove fondarono il monastero di Santa Margherita.
Martirologio Romano: A Como, Sante Liberata e Faustina, sorelle e Vergini, fondatrici del monastero di Santa Margherita.
Sante Liberata e Faustina, Monache Benedettine, sorelle.
Le due sorelle Faustina e Liberata,  vengono celebrate nel nuovo “Martyrologium Romanum”, al 19 gennaio. Secondo la più antica notizia su queste due Sante, inserita nel ‘Liber Notitiae Sanctorum Mediolani’ del XIII secolo, faustina e Liberata sarebbero state due sorelle di nobili origini, nate nei pressi di Piacenza, a Rocca d’Algisio, nei primi decenni del secolo VI.
Attratte dall’ideale ascetico, lasciarono la loro famiglia e si ritirarono in un romitorio presso Como, dove poi fondarono un monastero in onore di Santa Margherita, dove vissero con umiltà e dedite alla preghiera e nel quale morirono verso il 580 in fama di grande santità.
Non ci è dato sapere con precisione la data della loro morte, ma certamente non morirono insieme, forse a distanza di uno o due anni, l’una dall’altra; una notizia del ‘Commento al Martirologio Romano’
dice che Santa Liberata veniva ricordata il 19 gennaio, mentre Santa Faustina al 16 gennaio, indicando anche alcune chiese di Milano e dintorni, in cui le due sante venivano venerate.
I loro corpi vennero sepolti nella chiesa monastica, e in seguito furono oggetto di varie traslazioni, infatti la prima si ebbe al tempo del vescovo Guido Grimoldi (1096-1125), dove le reliquie delle due sorelle furono spostate dal monastero di Santa Margherita di Como, alla cattedrale della città.
Una seconda traslazione si ebbe il 13 maggio 1317, al tempo del Vescovo Leone de’ Lambertenghi, dalla cattedrale alla chiesa di San Carpoforo.
Successive biografie poi scomparse, convinsero lo storico-agiografo Cesare Baronio, nel secolo XVI, di inserire le due sorelle al 18 gennaio nel suo ‘Martirologio Romano’, dandone una sommaria biografia.
Un ciclo di affreschi, di un anonimo giottesco lombardo, dei primi decenni del secolo XIV, già presente nel monastero di Santa Margherita ed ora nel Museo Civico di Como; rappesenta nelle cinque scene in progressione: la morte di un gentiluomo che convince le giovani principesse a farsi religiose; la fuga delle due sorelle dalla casa paterna e il viaggio sul fiume Po da Piacenza , insieme al sacerdote Marcello loro guida; il loro arrivo a Como; l’accoglienza nel convento da parte delle Monache; la fondazione del monastero di Santa Margherita.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Liberata di Como, pregate per noi.

 

*San Macario il Grande - Abate di Scete (19 gennaio)
Alto Egitto, 300 c. - 390
La biografia di San Macario il grande viene spesso confusa con quella del suo omonimo san Macario Alessandrino, anch'egli Monaco a Scete e suo contemporaneo.
Ambedue insieme a Isidoro furono inizialmente discepoli di Sant'Antonio abate.  
Macario il grande nasce intorno al 300.
Giovanissimo diventa cammelliere, occupato nel trasporto del salnitro; nel 329-30.
Tra il 330 e il 340 incontra Sant'Antonio abate e vive a lungo con lui.
Viene ordinato prete quando è già conosciuto come «padre spirituale» di quell'area di deserto.
Dal 356 al 384 si avvicendano nel monastero tre gruppi di discepoli che costituiranno la colonia monastica di Scite.
Tra il 373 e il 375 Macario viene esiliato insieme al suo omonimo Macario l'Alessandrino in un'isola del Nilo per ordine di Lucio, il vescovo ariano di Alessandria.
La sua grande notorietà si deve soprattutto all'importanza che rivestì il monastero di Abu Macario nella storia del monachesimo egiziano. (Avvenire)
Martirologio Romano: Commemorazione di San Macario Magno, Sacerdote e abate del monastero di Scete in Egitto, che, morto al mondo e a se stesso, viveva solo per Dio, come insegnava anche ai suoi monaci.
La vita narrata di Macario il Grande oppure detto anche l’Egiziano si confonde nella grande bibliografia esistente  con quella del suo omonimo San Macario Alessandrino, anch’egli monaco a Scete e suo contemporaneo, la cui ricorrenza religiosa è posta invece al 2 gennaio.
Ambedue insieme a Isidoro furono inizialmente discepoli di Sant' Antonio abate, è troppo
complesso citare le numerose fonti che ci hanno fatto pervenire qualche notizia, prenderemo l’ultima che riassume un po’ tutte le altre, scritta e proposta da J.-Cl.  Guy in “Les Apophtegmes des Pères du desert, série alphabétique” 1966.
Circa il 300 nasce Macario che diventa poi cammelliere occupato nel trasporto del salnitro; nel 329-30 circa si ritira in una cella vicino ad un villaggio egiziano, rifiuta di divenire prete e va in un altro villaggio dove è soggetto a calunnia; riparte per stabilirsi a Scete; 330-40 visita e permanenza presso Sant’ Antonio Abate; 339-40 viene ordinato prete, già si afferma come ‘padre spirituale’ di quel deserto.
Dal 356 al 384 si avvicendano nel monastero tre gruppi di discepoli che costituiranno la colonia monastica di Scite, di alcuni si sa il nome: Sisoe, Isaia, Aio, Mosé, Pafnuzio, Zaccaria, Teodoro di Ferme.
Nel 373-75 viene esiliato insieme al suo omonimo Macario l’Alessandrino in un’ isola del Nilo per ordine di Lucio (vescovo ariano di Alessandria).
Al di là dei meriti personali, della concomitanza d’azione con l’altro Macario, la grande diffusione bibliografica è dovuta soprattutto all’importanza che rivestì il suo monastero (Abu Macario) nell’influsso intellettuale e nella storia del monachesimo egiziano.
La sua festa liturgica era fissata in giorni diversi secondo i numerosi sinassari bizantini e martirologi, ma in Occidente fu Adone che per primo l’introdusse al 15 gennaio “In Aegypto Beati Macharii abbatis, discipuli beati Antonii”, questa formula e giorno furono mantenuti da Cesare Baronio nel Martirologio Romano.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Macario il Grande, pregate per noi.

  

*San Macario l'Alessandrino - Monaco (19 gennaio)

Martirologio Romano: Commemorazione di San Macario, detto Alessandrino, Sacerdote e Abate presso il monte Scete in Egitto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Macario l'Alessandrino, pregate per noi.


*Beato Marcello Spinola y Maestre - Vescovo (19 gennaio)

S. Fernando (Cadice), 14 gennaio 1835 - Siviglia, 19 gennaio 1906
Nasce nell'isola di San Fernando (provincia di Cadice) in Spagna, il 14 gennaio 1835, dalle nobili famiglie Spinola y Maestre.
Risale al 1855 la laurea in diritto, che lo porta a diventare avvocato. In questa veste Marcello si distingue per l'assistenza gratuita ai poveri. Abbandonata la professione entra in seminario a Siviglia e viene ordinato prete nel 1864. Per 15 anni è cappellano a Sanlùcar de Barramela e parroco di San Lorenzo a Siviglia.
È anche consigliere spirituale di alcune confraternite locali. Nel 1879 diventa canonico della cattedrale e nel 1881 venne eletto vescovo ausiliare di Siviglia, passando poi come vescovo alla diocesi di Coira.
Fonda la congregazione delle «Ancelle Concezioniste del Cuore Divino di Gesù». Nel 1886 viene trasferito alla diocesi più importante di Malaga dove la gente cominciò a chiamarlo il «vescovo santo».
Nel 1896 è arcivescovo di Siviglia dove, condividendo le fatiche dei poveri, viene indicato come l'«arcivescovo mendicante». Nel 1905 è cardinale.
Muore a Siviglia nel 1906.
È tra i Beati dal 1987. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Siviglia in Spagna, Beato Marcello Spínola y Maestre, vescovo: fondò circoli di operai per sostenerne lo sviluppo sociale, combatté in difesa della verità e della giustizia e aprì la sua casa ai bisognosi.
Arcivescovo di Siviglia, cardinale e fondatore di una Congregazione religiosa femminile, questi i titoli del beato  Marcello Spinola y Maestre, il quale nacque nell’isola di San Fernando (provincia di Cadice) in Spagna, il 14 gennaio 1835, dalle nobili famiglie Spinola y Maestre.
Della sua gioventù non si sa molto, ma studente diligente si laureò in Diritto nel 1855, dedicandosi poi all’esercizio della professione di avvocato (non sembra, ma questa categoria ha dato alla Chiesa illustri figure di santità, come San Yvo Hélory de Kermartin in Bretagna e San Francesco di Sales vescovo di Ginevra nel 1600, tanto per citarne qualcuno); Marcello si distinse per l’assistenza gratuita verso i poveri.
In seguito lasciò l’avvocatura e seguendo la vocazione che sin da ragazzo avvertiva, consigliato dal canonico don Diego Herrero sua guida spirituale, entrò in seminario a Siviglia, ricevendo l’ordinazione sacerdotale a 29 anni, il 21 maggio 1864.
I successivi quindici anni lo videro impegnato nell’apostolato come cappellano a Sanlùcar de Barramela e come parroco di S. Lorenzo a Siviglia, profondendo il suo zelo in ogni campo, soprattutto nel sacramento della penitenza, a cui dedicava buona parte del giorno; fu consigliere spirituale della Confraternita del Gesù del Gran Poder e della Vergine della Soledad, istituzioni storiche della spiritualità e devozione popolare di Siviglia; le Confraternite sono particolarmente attive nella Settimana Santa.
Nel 1879 gli fu data la nomina a canonico della cattedrale, sempre impegnandosi nelle confessioni dopo le preghiere del Coro, e due anni dopo, il 6 febbraio 1881 venne eletto vescovo ausiliare dell’arcivescovo di Siviglia, il cardinale Lluch Garriga, con il titolo di vescovo di Milo; al centro del suo stemma vescovile, mise in risalto il Cuore di Gesù Cristo, quale simbolo del suo desiderio di consacrare la vita ad estendere il Suo Regno.
Le sue indiscusse virtù e l’impegno incondizionato nel suo agire, gli procurarono la nomina a vescovo della Diocesi di Coira; qui esercitò un intenso apostolato specie tra gli umili; infatti egli fu il primo vescovo a visitare la zona più depressa della Spagna, Las Hurdes, che era situata nella sua diocesi.
Il suo fervore di uomo di Dio lo portò a fondare una Congregazione religiosa femminile le “Ancelle Concezioniste del Cuore Divino di Gesù”, di cui la prima suora e sua collaboratrice, specie nello stendere la nuova Regola, fu la marchesa Celia Mendez y Delgado, che prese il nome di Maria Teresa del Cuore di Gesù; la Casa centrale si trova oggi a Madrid.
Dopo due anni, nel 1886 fu trasferito alla diocesi più importante di Malaga, dove si compenetrò nelle lotte sociali che sconvolgevano la città e nel combattere soprattutto l’ignoranza aprendo scuole, visitando gli ospedali e il carcere; con un ritmo serrato di lavoro e dedizione; si cominciò a Malaga a chiamarlo il ‘vescovo santo’, fu impegnatissimo nella predicazione.
Dieci anni più tardi, nel 1896, divenne arcivescovo di Siviglia; i sivigliani accorsero in massa ad accogliere il loro “don Marcello” che ritornava come arcivescovo; da allora la sua vita di pastore fu strettamente legata alle vicende politiche, sociali, morali e religiose della città, sempre presente nelle calamità a favore dei poveri, tanto che fu chiamato l’arcivescovo mendicante; Papa San Pio  X lo elevò alla porpora cardinalizia l’11 dicembre 1905.
Di spirito allegro, semplice, umile ed operoso, fu grande apostolo della carità, specialmente verso i poveri, attingeva la sua forza dall’incessante preghiera.
Dopo 10 anni di grande episcopato nell’archidiocesi andalusa, morì a Siviglia il 19 gennaio 1906 e sepolto nella Cappella dell’Addolorata della Cattedrale; nel 1913 gli fu dedicato un grande mausoleo.
Le sue “Ancelle” proseguirono la loro vita comunitaria guidate da Madre Maria Teresa, fino alla sua morte avvenuta il 2 giugno 1908 e poi dalla sorella dell’arcivescovo, Rosario che si fece suora con il nome di madre San Marcello, fino al 1927. Il 14 maggio 1927 iniziò il processo ordinario a Siviglia per la causa della sua beatificazione; tutto l’iter si è concluso con la solenne beatificazione, da parte del Papa Giovanni Paolo II in Vaticano a Roma, il 19 marzo 1987.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Marcello Spinola y Maestre, pregate per noi.

  

*Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface - Martiri a Roma (19 gennaio)
Persia ? - Roma inizi IV sec.  
La tradizione vuole che siano stati due coniugi andati a Roma con i loro due figli per venerare le reliquie dei martiri.
Giunti in città si narra che aiutarono il prete Giovanni a seppellire 267 martiri nella Via Salaria.
Scoperti, furono condotti in tribunale e decapitati.
Etimologia: Mario = maschio, dal celtico (famosa la 'gens Maria' romana.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, Santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri.
Santi Mario e  Marta, sposi, Abaco e Audiface, figli
Mario è uno dei nomi più diffusi in Italia (è al quarto posto), presente anche in diverse varianti come Mariolino, Marietto, Mariuccio, Mariano, per quest’ultimo nome, divenuto indipendente,
bisogna dire che lo portarono diversi Santi e Beati ed è particolarmente legato al culto della Vergine, detto appunto ‘mariano’.
Ma il nome Mario non è come si crede comunemente, il maschile di Maria, ma riprende l’antico gentilizio (cognome) romano ‘Marius’ a sua volta derivato dall’etrusco ‘maru’ (maschio).
La sua diffusione è iniziata a partire dal Rinascimento, per la ripresa del nome del politico e militare romano, il generale e console Mario, avversario dell’aristocratico Silla, considerato un difensore del popolo e della democrazia, morto nell’86 a.C.
In ambito cristiano si venera San Mario il 19 gennaio, anche se in altri antichi Martirologi, la sua celebrazione era al 20 gennaio, insieme alla moglie Marta ed ai figli Audiface ed Abaco, tutti martiri a Roma.
Secondo una leggendaria ‘passio’ del VI secolo, i quattro martiri componenti della stessa famiglia, persiani di origine, lasciarono la loro patria, per recarsi a Roma a venerare le reliquie dei martiri, come facevano in quei tempi molti cristiani.
Alcuni antichi ‘Martirologi’ collocano questa venuta a Roma e le successive fasi, negli anni 268-270, al tempo del regno di Claudio II, quando notoriamente si sa che non vi furono persecuzioni contro i cristiani; la recente edizione del ‘Martyrologium Romanum’ indica l’inizio del secolo IV come data del loro martirio, da queste date possiamo desumere, che la famiglia persiana cristiana, sia stata ospite o stabilizzata a Roma, per un certo numero di anni; del resto il secolo III fu un periodo di grande espansione del cristianesimo e di tolleranza nei loro confronti, almeno fino alla vecchiaia di Diocleziano, quando nel 293, spinto dal console Galerio, emanò tre editti di persecuzione.
A Roma essi si associarono al prete Giovanni, nel dare una degna sepoltura a 260 martiri sulla Via Salaria,  evidentemente vittime della suddetta persecuzione di Diocleziano, che giacevano decapitati e senza sepoltura, in aperta campagna.
Purtroppo questa pietosa opera non poteva passare inosservata, dato anche il gran numero di corpi, per cui Mario ed i suoi familiari furono scoperti, arrestati e condotti in tribunale.
Prima il prefetto Flaviano e poi il governatore Marciano, seguendo le norme degli editti imperiali li interrogarono, invitandoli a sacrificare agli dei; avendo essi rifiutato, furono condannati alla
decapitazione, per i tre uomini, il martirio avvenne lungo la Via Cornelia, mentre per Marta avvenne presso uno stagno poco distante, ‘in Nimpha’.
I loro corpi raccolti dalla pia matrona romana Felicita, furono sepolti in un suo possedimento agricolo chiamato ‘Buxus’, oggi Boccea, sulla stessa Via Cornelia.
Fin qui il racconto della ‘passio’ del VI secolo, poi successivi studi danno diverse formulazioni alla vicenda, ritenendo leggendaria l’origine persiana e il fatto di essere di un’unica famiglia (volendo tenere conto che nelle ‘passio’ leggendarie dei primi secoli, c’era la tendenza a trasformare gruppi di martiri abitanti magari nella stessa località, come appartenenti ad un nucleo familiare).
Secondo questi studiosi è probabile che il gruppo, siano dei cristiani non legati da vincoli familiari,  abitanti a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma.
Sul luogo del martirio, nella tenuta di Boccea, sorse poi una chiesa, di cui sono ancora visibili i ruderi e che durante tutto il Medioevo fu meta di pellegrinaggi.
Per quanto riguarda le loro reliquie, esse ebbero vicende molto complicate, alcune furono traslate a Roma nelle chiese di Sant' Adriano e di Santa Prassede, e parte di esse nell’828, furono inviate ad Eginardo, il biografo di Carlo Magno, che le donò, come era uso allora, al monastero di Seligenstadt.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface, pregate per noi.


*San Mario  (e Ss. Marta, Audifacio e Abaco - Martiri a Roma 19 gennaio)
Sulla Via Cornelia, a tredici miglia dalla città di Roma, nel Cimitero presso il Ninfeo, ricordo dei SS. Mario, Marta,  Audifacio e Abaco, Martiri.
San Mario è morto martire insieme alla moglie Marta e i due figli Abaco e Audìface. Quindi si tratta di un’intera famiglia: di nazionalità persiana, di estrazione sociale aristocratica.
Tutti martiri e tutti santi. Di marito e moglie, uniti non solo dall’amore reciproco ma anche dalla stessa fede che vivono così profondamente e così saldamente da testimoniarla, insieme e concordi, fino alla morte. Non  solo. Ancora di più.
Non solo uniti e convinti loro, ma animati da una fede così forte da trasmetterla ai loro figli e farli, sul loro esempio, così decisi fino al martirio. Tutti santi prima nella vita e tutti martiri alla fine della vita (perché è vero che si muore come si vive, con le stesse convinzioni e con la stessa forza). E non solo santi perché martiri.
Su San Mario e famiglia martiri si occupò anche San Giovanni Bosco. Questi per conto di un suo caro amico e benefattore (il conte Carlo Cays di Caselette, presso Torino, che divenne poi
salesiano) scrisse un opuscolo delle sue Letture Cattoliche (1861) dal titolo “Una famiglia di martiri.
Vita dei Santi Mario, Marta, Audiface ed Abaco e loro martirio”. Alla vita faceva seguire una appendice sul Santuario ad essi dedicato proprio a Caselette, ove la devozione a questi Santi Martiri e specialmente a Sant’Abaco è rimasta sempre viva.
Don Bosco che non aveva certamente intenti rigorosamente scientifici come si intendono oggi (ma pastorali e parenetici, cioè esortativi ed educativi), consultò tutte le fonti allora disponibili, liturgiche e non, cioè Breviari e Martirologi vari.
Consultò anche i Bollandisti (studiosi accurati dei santi e dei martiri, di alcuni secoli fa) dei quali si compiace di riportare la dichiarazione sui Nostri martiri: “Le cose che  stiamo per narrare sono degne di fede nel modo più assoluto”.
Penso che gli storici oggi avrebbero qualcosa da ridire in proposito.
In queste fonti si afferma che questa famiglia era cristiana, di origine persiana e che era nobile: potevano quindi permettersi questo pellegrinaggio a Roma, lungo, quanto costoso e rischioso. La loro intenzione era di venerare le reliquie dei Martiri di Roma, in primis naturalmente quelle di San Pietro e di San Paolo, i grandi apostoli, che avevano subìto il martirio proprio nella capitale dell’Impero.
Il loro pellegrinaggio non voleva essere come quelli moderni “mordi e fuggi”, (o meglio vedi molto, prega poco e fuggi veloce), ma più serio, più impegnato, più sostanzioso, più spirituale.
Quasi una approfondita esperienza di vita cristiana nei luoghi che avevano visto questi grandi testimoni (martiri appunto) dare la loro vita per testimoniare la fede in Cristo Gesù.
Dopo aver distribuito parte dei loro beni in patria ed essere giunti a Roma (il loro arrivo si colloca verso il 275) si stabilizzarono nella Città Eterna.
Quivi si adoperarono naturalmente a visitare i luoghi che videro il martirio di tanti cristiani, andarono anche nelle carceri a vedere e parlare con alcuni di questi testimoni in catene. Esercitarono per quanto potevano anche una carità operosa verso i bisognosi. Soprattutto si erano associati ad altri cristiani nel dare sepoltura a dei loro fratelli martiri,  decapitati e abbandonati. Era un’opera di misericordia scoraggiata e spesso osteggiata dalle autorità pagane.
Il loro impegno caritatevole non poteva passare inosservato. E fu così. Furono arrestati e processati.
Nel processo, davanti al prefetto Flaviano e al governatore Marciano, tutti, cominciando dai figli, rifiutarono di sacrificare agli dèi e coraggiosamente difesero la propria fede ed il loro operato a beneficio di tanti loro fratelli e sorelle.
Il loro martirio si pone verso la fine del secolo III, sotto l’imperatore Diocleziano (imperatore dal 284 al 305), che voleva ristabilire la religione pagana con il culto a Giove, intelligenza e volontà divina, e ad Ercole, esecutore di tale volontà.
Quindi non c’era posto per Gesù Cristo e per i suoi seguaci.
I loro corpi, raccolti dalla pia matrona romana Felìcita, furono sepolti in un suo podere agricolo chiamato Buxus (oggi Boccea).
E proprio in questa località fu costruita una chiesa, dedicata a questi martiri, che, sembra, per tutto il Medio Evo fu meta di pii pellegrinaggi, tanto il loro ricordo era rimasto vivo.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Mario, pregate per noi.


*Santa Marta  (e Ss. Mario, Abaco e Audifacio - Martiri a Roma 19 gennaio)
Persia ? - Roma inizi IV sec.
La tradizione vuole che siano stati due coniugi andati a Roma con i loro due figli per venerare le reliquie dei martiri.
Giunti in città si narra che aiutarono il prete Giovanni a seppellire 267 martiri nella Via Salaria. Scoperti, furono condotti in tribunale e decapitati.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, Santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri.
Santi Mario e  Marta, sposi, Abaco e Audifacio, figli.
Secondo una leggendaria ‘passio’ del VI secolo, i quattro martiri componenti della stessa famiglia, persiani di origine, lasciarono la loro patria, per recarsi a Roma a venerare le reliquie dei martiri, come facevano in quei tempi molti cristiani.
Alcuni antichi ‘Martirologi’ collocano questa venuta a Roma e le successive fasi, negli anni 268-270, al tempo del regno di Claudio II, quando notoriamente si sa che non vi furono persecuzioni contro i cristiani; la recente edizione del ‘Martyrologium Romanum’ indica l’inizio del secolo IV come data del loro martirio, da queste date possiamo desumere, che la famiglia persiana cristiana, sia stata ospite o stabilizzata a Roma, per un certo numero di anni; del resto il secolo III fu un periodo di grande espansione del cristianesimo e di tolleranza nei loro confronti, almeno fino alla vecchiaia di Diocleziano, quando nel 293, spinto dal console Galerio, emanò tre editti di persecuzione.
A Roma essi si associarono al prete Giovanni, nel dare una degna sepoltura a 260 martiri sulla Via Salaria, evidentemente vittime della suddetta persecuzione di Diocleziano, che giacevano decapitati e senza sepoltura, in aperta campagna.
Purtroppo questa pietosa opera non poteva passare inosservata, dato anche il gran numero di corpi, per cui Mario ed i suoi familiari furono scoperti, arrestati e condotti in tribunale.
Prima il prefetto Flaviano e poi il governatore Marciano, seguendo le norme degli editti imperiali li interrogarono, invitandoli a sacrificare agli dei; avendo essi rifiutato, furono condannati alla decapitazione, per i tre uomini, il martirio avvenne lungo la Via Cornelia, mentre per Marta avvenne presso uno stagno poco distante, ‘in Nimpha’.
I loro corpi raccolti dalla pia matrona romana Felicita, furono sepolti in un suo possedimento agricolo chiamato ‘Buxus’, oggi Boccea, sulla stessa Via Cornelia.
Fin qui il racconto della ‘passio’ del VI secolo, poi successivi studi danno diverse formulazioni alla vicenda, ritenendo leggendaria l’origine persiana e il fatto di essere di un’unica famiglia (volendo tenere conto che nelle ‘passio’ leggendarie dei primi secoli, c’era la tendenza a trasformare gruppi di martiri abitanti magari nella stessa località, come appartenenti ad un nucleo familiare).
Secondo questi studiosi è probabile che il gruppo, siano dei cristiani non legati da vincoli familiari, abitanti a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma.
Sul luogo del martirio, nella tenuta di Boccea, sorse poi una chiesa, di cui sono ancora visibili i ruderi e che durante tutto il Medioevo fu meta di pellegrinaggi.
Per quanto riguarda le loro reliquie, esse ebbero vicende molto complicate, alcune furono traslate a Roma nelle chiese di S. Adriano e di Santa Prassede, e parte di esse nell’828, furono inviate ad Eginardo, il biografo di Carlo Magno, che le donò, come era uso allora, al monastero di Seligenstadt.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Marta, pregate per noi.


*Ponziano di Spoleto - Martire (19 gennaio)

Sec. II
Patronato:
Terremoti, Spoleto
Martirologio Romano: Presso Spoleto in Umbria, San Ponziano, Martire, che si tramanda sia stato per Cristo atrocemente battuto con le verghe al tempo dell’imperatore Antonino e infine trafitto con la spada.
San Ponziano protettore dai terremoti è il patrono della città di Spoleto.
Secondo la tradizione era un giovane di Spoleto che subì il martirio tra il 156 ed il 165.
Fu sepolto poco fuori della città, sulla sua tomba fu poi eretta una basilica ed un monastero.
Il Vescovo belga Baldrigo ottenne nel 968 un braccio del Santo che portò a Utrecht, ove fu invocato come patrono.
San Ponziano è invocato in occasione dei terremoti poiché la prima delle terribili scosse di terremoto che per circa 20 anni a partire dal 1703 funestarono l’Umbria meridionale, si ebbe la sera della sua festa ed a Spoleto non ci furono vittime.
Secondo la tradizione una scossa di terremoto avrebbe accompagnato anche la sua decapitazione, e gli venne riferita una profezia: “Spoleto tremerà, ma non cadrà”.
La chiesa di San Ponziano si trova appunto appena fuori città. Fu eretta in età romanica in onore del giovane spoletino protettore della città, qui sepolto forse nel 175. A Spoleto viene ricordato il 14 gennaio.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Ponziano di Spoleto, pregate per noi.


*San Remigio - Arcivescovo di Rouen (19 gennaio)

Martirologio Romano: A Rouen in Neustria, in Francia, San Remigio, Vescovo, fratello del Re Pipino, che con solerte operosità si adoperò perché il canto della salmodia fosse modulato secondo l’uso romano.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Remigio, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (19 gennaio)
*Cirillo e Maria - Sposi
*Liberata e Faustina
*Beato Giovanni Sullivan

Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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