Santi del 3 gennaio - Istituto Aveta

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Santi del 3 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Antero - Papa (3 gennaio)
3 gennaio  m. 236
(Papa dal 21/11/235 al 03/01/236)

Greco. Il suo pontificato durò appena quarantatre giorni. Fu il primo papa ad essere sepolto nelle catacombe di Callisto, nella cosiddetta Cripta dei Papi.   
Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di Sant’Antero, Papa, che, dopo il martire Ponziano, fu per breve tempo vescovo.
Greco, Papa dal 21 novembre 235 al 31 gennaio 236, fu sepolto nella Cripta dei Papi nel Cimitero di Callisto.
Alcune sue reliquie, in seguito, furono portate in San Sisto Vecchio e a San Silvestro in Capite.
Ordinò che si ricercassero gli atti dei martiri perché non andassero perduti o travisati. Morì santamente all’ inizio del consolato di Massimino.
Il Martirologio Romano così lo ricorda alla data 3 gennaio: A Roma, sulla via Appia il natale di Sant’Antero, Papa e Martire, il quale patì sotto Giulio Massimino e fu sepolto nel Cimitero di Callisto.   
(Autore: Giovanni Sicari - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Antero, pregate per noi.


*Santa Bertilla di Mareuil (3 Gennaio)
Viene invocata contro le malattie della gola.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Bertilla di Mareuil, pregate per noi.


*Beato Ciriaco Elias Chavara - Cofondatore indiano (3 gennaio)

Kainakari (Kerala), 8 febbraio 1805 – Konammavu, 3 gennaio 1871
Ciriaco, confondatore e primo Priore Generale dei Carmelitani di  Maria Immacolata, nacque a Kerala, in India, il 10 febbraio 1805. Entrò in seminario nel 1818 e fu ordinato sacerdote nel 1829.
Pose le fondamenta della prima casa della Congregazione a Mannanam nel 1831 ed emise i voti religiosi nel 1855.
Nel 1866 collaborò anche alla fondazione della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo.
Dal 1861 ricoprì la carica di Vicario Generale della Chiesa siro-malabarica. Difensore dell'unità della Chiesa contro lo scisma di Rocco, per tutta la vita lavorò per il rinnovamento spirituale della Chiesa siro-malabarica. Si distinse come uomo di orazione.
Fu pieno di zelo per il Signore nell'Eucaristia e particolarmente devoto della Vergine Immacolata. Morì a Koonammavu nel 1871.
Martirologio Romano: Nel monastero di Mannemamy nel Kérala in India, Beato Ciriaco Elia Chavara, sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Carmelitani di Maria Immacolata.
Il Beato nacque l’8 febbraio 1805 a Kainakari nel Kerala, India, da genitori cristiani di rito siro-malabarico ed al battesimo ebbe il nome di Kuriakose (Ciriaco).  
Frequentò gli studi primari nel villaggio nativo, proseguendo quelli ecclesiastici a Pallipuram con la guida del sacerdote Tommaso Palackal, dedicandosi con impegno allo studio della liturgia e delle lingue orientali e latina.
Cresciuto in santità, scienza e disponibilità nel servizio al prossimo, venne ordinato sacerdote nel novembre del 1829; due anni dopo nel 1831, collaborò con il citato padre Palackal e con Tommaso Porukara alla fondazione della Congregazione dei Servi di Maria Immacolata, con il fine di una vita religiosa, aperta all’apostolato più impegnato.
Morti nel 1841 e nel 1849 i due cofondatori, padre Kuriakose Chavara, restò l’unica indiscussa guida dell’Istituzione; la quale l’8 dicembre 1855 assumeva la denominazione di “Servi di Maria Immacolata del Carmelo”, emettendo per primo la professione nel Terz’Ordine dei Carmelitani Scalzi, con il nuovo nome di Kuriakose Elias della S. Famiglia.
Subito dopo ricevé la professione di dieci padri diventando primo Priore dell’Istituto, che nel 1861 diventava Congregazione dei “Terziari Carmelitani Scalzi”, di rito siro-malabarico.
La sua guida dell’Istituzione ne dimostrò le doti straordinarie di formatore religioso, convinto e profondo, dalla spiritualità fondata su un grande culto all’Eucaristia, una devozione filiale alla
Madonna, e una fedeltà totale alla Chiesa Cattolica, accoppiati ad un grande spirito di preghiera e mortificazione; e con il praticare metodi nuovi di apostolato evangelico.
Coadiuvato e sostenuto da altre degne figure di carmelitani, fra cui l’italiano padre Leopoldo Beccaro, nel 1866 fondava a Konammavu un convento femminile del Terz’Ordine Carmelitano, il cui scopo era quello soprattutto di insegnare alle ragazze le virtù cristiane e alcuni lavori professionali, quindi oltre a religione, lingua, matematica e  musica, padre Chavara e padre Leopoldo, istituirono corsi di cucito, per realizzare opere artigianali e artistiche, per fabbricare i rosari, invitando persone esperte per l’insegnamento.
Il suo grande sogno fu un futuro nel quale le donne sarebbero state ad un livello elevato, sia in campo educativo che culturale, anche se le maggiori difficoltà provenivano dalle diverse tradizioni culturali che esistevano nella società indiana dell’epoca.
Non disdegnarono, nel 1868, ad andare casa per casa a convincere i genitori di mandare le ragazze a scuola. In tutto questo fervore di opere, ebbe anche l’incarico di Vicario Generale per i malabarici, che lo vide impegnato nella controversia scismatica contro il pseudo-metropolita intruso caldeo Tommaso Rochos, risoltosi nel 1863 con la sua vittoria.
Trovò anche il tempo di comporre opere spirituali e devote, in prosa e versi nella lingua locale, pubblicate dopo la sua morte. Padre Chavara fu chiamato “il grande Padre Priore”, egli fondò e formò i primi due Istituti religiosi della Chiesa in India, i quali sono diventati strumenti di multiforme sviluppo e progresso del cristianesimo.
La sua Congregazione dei “Carmelitani di Maria Immacolata”, secondo il nome recentemente adottato, è molto fiorente e la cui attività apostolica ha già superato i confini della grande Nazione asiatica. Fu il primo ad istituire nel Kerala, l’adorazione delle Quarantore; grande devoto della Sacra Famiglia, a cui affidò le sue Istituzioni; sul letto di morte rivelò ai suoi addolorati figli e confratelli che era stato sempre devoto della Sacra Famiglia sin da quand’era bambino e che sempre era stata davanti ai suoi occhi.
Morì santamente il 3 gennaio 1871 a Konammavu, dopo una breve malattia, circondato dai suoi figli, dal padre Beccaro e dal vicario generale della diocesi. Fu inumato sotto l’altare della chiesa di S. Filomena di Konnanam, nuova sede centrale della Congregazione da lui voluta e dove tuttora le reliquie sono oggetto di venerazione di tanti fedeli.
Il processo di beatificazione, per svariati motivi, iniziò solo nel 1957 e poi introdotto presso la competente Congregazione a Roma, il 15 maggio 1980; il 7 aprile 1984 fu dichiarato venerabile e infine l’8 febbraio 1986 Papa Giovanni Paolo II l’ha beatificato solennemente a Kottayam in India, insieme alla prima Beata indiana la clarissa Alfonsa dell’Immacolata Concezione.  
In pochi anni sono stati beatificati tre degni figli della grande e lontana India, frutto dell’impegno missionario di tanti religiosi che hanno speso la loro vita, per portare nell’immenso Paese il cristianesimo e l’aiuto organizzativo e sociale, per sollevare tanti indigenti; al Beato Kuriakose Elias Chavara, alla Beata Alfonsa d’India, e alla Beata Mariam Thresia Mankidiyan, si aggiungerà fra breve, la più nota Madre Teresa di Calcutta, che alle miserie dell’India donò tutta la sua vita, proveniente dalla lontana Albania.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ciriaco Elias Chavara, pregate per noi.


*San Daniele di Padova – Martire (3 gennaio)

Diacono, forse, della Chiesa padovana, fu martirizzato probabilmente durante la persecuzione di Diocleziano, al principio del sec. IV. Secondo le leggende, diffusasi in quella circostanza o poco dopo, e il cui nucleo essenziale sembra sicuro, il Martire sarebbe apparso ad un cieco della Tuscia invitandolo a chiedere la grazia della vista nell'oratorio di San Prosdocimo a Padova, là ov'era la sua tomba, del tutto ignorata.
Alla guarigione miracolosa seguirono diligenti ricerche, che portarono alla scoperta di un'arca marmorea.
Il Martire vi giaceva così com'era stato ucciso: il corpo, disteso supino sopra una tavola di legno e coperto da una lastra di marmo, era trapassato da molti lunghi chiodi. Un'iscrizione diceva: Hic
corpus Danielis martyris et levitae quiescit.
Il Vescovo Ulderico, presente a quella prima ricognizione, fece trasportare il 3 gennaio 1076 l'arca nella nuova cattedrale di Santa Maria, entro le mura della città e, per placare le opposizioni dei monaci di Santa Giustina e degli abitanti del luogo, fece erigere un oratorio dedicato a San Daniele nel luogo ove ora è l'omonima chiesa parrocchiale.
La salma del Martire, dall'altare maggiore della vecchia cattedrale, nel 1592 fu traslata nel sottocoro della nuova. (Avvenire)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Padova, commemorazione di San Daniele, Diacono e Martire.
Diacono, forse, della Chiesa padovana, fu martirizzato probabilmente durante la persecuzione di Diocleziano, al principio del sec. IV. Se ne conobbe però l'esistenza solo dopo l'invenzione del suo corpo, avvenuta nel 1075. Secondo le leggende, diffusesi in quella circostanza o poco dopo, e il cui nucleo essenziale sembra sicuro, il martire sarebbe apparso ad un cieco della Tuscia invitandolo a chiedere la grazia della vista nell'oratorio di San Prosdocimo a Padova, là ov'era la sua tomba, del tutto ignorata. Alla guarigione miracolosa seguirono diligenti ricerche, che portarono alla scoperta di un'arca marmorea.
Il Martire vi giaceva così com'era stato ucciso: il corpo, disteso supino sopra una tavola di legno e coperto da una  lastra di marmo, era trapassato da molti lunghi chiodi. Un'iscrizione diceva: "Hic corpus Danielis martyris et levitae quiescit".
Il Vescovo Ulderico, presente a quella prima ricognizione, fece trasportare il 3 gennaio 1076 1'arca nella nuova cattedrale di Santa Maria, entro le mura della città e, per placare le opposizioni dei monaci di Santa Giustina e degli abitanti del luogo, fece erigere un oratorio dedicato a San Daniele nel luogo ove ora è l'omonima chiesa parrocchiale.
La salma del martire, dall'altare maggiore della vecchia cattedrale, nel 1592 fu traslata nel sottocoro della nuova.
Quando nel 1953 questo fu sistemato ad oratorio invernale, l'arca di Daniele fu liberata dai marmi e dai bronzi che l'occultavano: è la stessa in cui era stato ritrovato il martire, un'antica arca romana di marmo di Carrara, cui era stata tolta, probabilmente all'epoca del ritrovamento, l'antica decorazione pagana ed aggiunta un'enigmatica iscrizione. I competenti (Gloria, Gasparotto, Pagnin, Egger, Silvagni e altri) vi decifrarono con qualche variante l'iscrizione delle leggende. È festeggiato nella diocesi di Padova, come patrono secondario, il 3 gennaio, data della prima traslazione.
(Autore: Ireneo Daniele - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Daniele di Padova, pregate per noi.  


*San Fintan di Dun Blesci - Benedettino (3 gennaio)

Scarse e di dubbio valore storico sono le notizie riguardanti questo Santo. Di origine irlandese, Fintan fu discepolo di S. Comgall, l’abate di Bongar. Recatosi poi a Dun Blesci, ricevette in dono il terreno per un monastero.
Morì in una data imprecisata, secondo la leggenda addirittura a duecentosessanta anni. Nella località di Doon anticamente era celebrata in suo onore una festa il 3 gennaio e sempre in quel luogo c’è anche una sorgente a lui dedicata.

L’Ordine Benedettino lo festeggia il 3 gennaio.
Una Vita di Fintan, peraltro di scarsissimo valore (Fintan è detto morto a 260 ca.!), è stata pubblicata da J. Colgan: da essa possiamo ricavare che Fintan, figlio di Pipan (un commentatore di Oengus, però, ha Diman, discendente da Mured Manderig, re dell'Ulster), fu discepolo di un San Comgall, probabilmente l'abate di Bangor (se è così, visse quindi alla fine del sec. VI). Recatosi poi a Dùn Blésci (Doon, Limerick) nel territorio di Guanach (Munster), ricevette in dono da Colombano, figlio di Kynchadha, il terreno per un monastero.
Morì in un anno e in un giorno che la Vita non precisa: dal Martirologio di Oengus, però, risulta che il dies natalis fu un 3 gennaio e in questo giorno anticamente, era celebrata la festa di Fintan a Doon. Con questa località, infatti, situata nelle baronie di Owneybeg e di Goonagh (Limerick), O'Donovan identificò Dunbleisque; qui è anche una sorgente dedicata a Fintan, che era meta di pellegrinaggi il giorno della sua festa.
Un'altra fondazione è attribuita a Fintan, Kell-Finntain, che si può forse identificare con Killfinan nel Limerick.
(Autore: Mario Salsano - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fintan di Dun Blesci, pregate per noi.

 

*San Fiorenzo di Vienne – Vescovo (3 gennaio)

Etimologia: Fiorenzo = che fiorisce, fiorente, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Vienne, nella Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, San Fiorenzo, Vescovo, che prese parte al Concilio di Valence.
Di questo Vescovo di Vienne non abbiamo che la sottoscrizione al concilio di Valence nel 374 e il suo nome nel  Martirologio Geronimiano al 3 gennaio.
Tuttavia, la Cronaca di Adone, il quale, come si sa, ha voluto stabilire una cronologia dei Vescovi di Vienne, peraltro senza alcun valore, ha collocato Fiorenzo sotto l'impero di "Gordiano, Filippo, Decio, Gallo e Volusiano", come spiega il Libro episcopale di Leodegario, e l'ha fatto morire martire in esilio.
Questa leggenda è stata accolta nel Martirologio Romano al 3 gennaio.

(Autore: Jean Marilier - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fiorenzo di Vienne, pregate per noi.


*Santa Genoveffa (Genevieve) Vergine (3 gennaio)

m. 500 circa
La vita della vergine parigina Genèvieve (in italiano Genoveffa) è narrata nella «Vita Genovefae», scritta circa venti anni dopo la sua morte. Nasce a Nanterre, nei dintorni di Parigi, intorno al 422.
A 15 anni Genoveffa si consacra a Dio, entrando a far parte di un gruppo di vergini votate a Dio che, pur vestendo un abito che le distingue dalle altre donne, non vivono in convento, ma nelle loro case, dedicandosi ad opere di carità e penitenze.
Nel 451 Parigi è sotto la minaccia degli Unni di Attila ed i parigini si apprestano alla fuga.
Genoveffa li convince a restare in città, confidando nella protezione del cielo.
Non tutti però sono d'accordo con Genoveffa, al punto che la vergine rischia di essere linciata. Passata la minaccia degli Unni, Genoveffa si trova ad affrontare la piaga della carestia. Salita su un battello, lungo la Senna si procura le granaglie presso i contadini, distribuendole poi generosamente.
Entrata in amicizia con i re Childerico e Clodoveo, sfrutterà la sua posizione per ottenere la grazia per numerosi prigionieri politici. Muore intorno al 502.
Sulla sua tomba viene eretto un modesto oratorio di legno, che è stato il primo nucleo di una celebre abbazia, trasformata in basilica da re Luigi XV. È patrona di Parigi.

Patronato: Parigi
Etimologia: Genoveffa = dalle bianche guance, dal celtico
Emblema: Candela, Giglio
Martirologio Romano: A Parigi, in Francia, deposizione di Santa Genoveffa, vergine di Nanterre, che a quindici anni, su invito di san Germano vescovo di Auxerre, prese il velo delle vergini, confortò gli abitanti della città atterriti dalle incursioni degli Unni e soccorse i suoi concittadini in tempo di carestia.
La vita della vergine parigina Genèvieve è narrata nella Vita Genovefae, scritta circa venti anni dopo la sua morte. Il documento, seppur non scritto da uno storico e contenente aspetti leggendari, è considerato attendibile.
Genèvieve o Genoveffa è naata a Nanterre, nei dintorni di Parigi, intorno al 422.
A sei anni fu consacrata a Dio da san Germano di Auxerre, in transito per recarsi in Inghilterra, dove dilagava l'eresia pelagiana.
A 15 anni Genoveffa si consacrò definitivamente a Dio, entrando a far parte di un gruppo di vergini votate a Dio che, pur vestendo un abito che le distingueva dalle altre donne, non vivevano in convento, ma nelle loro case, dedicandosi ad opere di carità e penitenze.
Genoveffa faceva molto sul serio: prendeva cibo solo il giovedì e la domenica e dalla sera dell'Epifania al giovedì santo non usciva mai dalla sua cameretta.
Nel 451 Parigi era sotto la minaccia degli Unni di Attila ed i parigini si apprestavano alla fuga.
Genoveffa li convinse a restare in città, confidando nella protezione del cielo. Non tutti erano però daccordo con Genoveffa, al punto che la vergine rischiò di essere linciata, ma la minaccia degli Unni passò, lasciando però un altro problema serio, quello della carestia.
Genoveffa, salì allora su un battello, risalì la Senna e procurò le granaglie presso i contadini, distribuendole poi generosamente.
Entrata in amicizia con i re Childerico e Clodoveo, sfruttò la sua posizione per ottenere la grazia per numerosi prigionieri politici.
Morì intorno al 502.
Sulla sua tomba venne eretto un modesto oratorio di legno, che fu il primo nucleo di una celebre abbazia, trasformata in basilica da re Luigi XV.
Genoveffa era particolarmente invocata in occasione di gravi calamità, come la peste, per implorare la pioggia e contro le inondazioni della Senna.
Durante la rivoluzione francese i giacobini trasformarono la basilica di Santa Genoveffa nel mausoleo dei francesi illustri, con il classico nome di Pantheon, distruggendone parzialmente le reliquie.
Il culto a Santa Genoveffa continuò nella vicina chiesa di Saint-Etienne-du-Mont e rimase molto popolari in tutta la Francia e in particolarmente a Parigi, città di cui la Santa è patrona.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Genoveffa, pregate per noi.


*San Gordio di Cesarea di Cappadocia – Centurione, Martire (3 gennaio)

Martirologio Romano:
A Cesarea in Cappadocia, nell’odierna Turchia, il centurione San Gordio, Martire, che San Basilio elogia come vero emulo del centurione presente sotto la Croce, poiché, durante la persecuzione di Diocleziano, confessò che Gesù era Figlio di Dio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Gordio di Cesarea di Cappadocia, pregate per noi.


*Beato Guglielmo Vives – Mercedario - (3 gennaio)

Priore del convento Mercedario di Barcellona, il Beato Guglielmo Vives, nonostante fosse un uomo pacifico e molto umile, dovette affrontare con energia l’intromissione abusiva e senza ragione del Vescovo di visitare il suo monastero.  
Nel 1401 dovette inviare il sacerdote Bartolomeo Celforés, come informatore a Roma, e spendere la grossa quantità di 3.000 fiorini d’oro, per dare soluzione alla questione.
In seguito a questo il Re Martino V pose sotto la protezione della Corona d’Aragona la comunità con i suoi frati ed i loro beni.
Il Beato Guglielmo scrisse la vita di San Pietro Nolasco e quella di Santa Maria de Cervellon, che venne poi inclusa nel processo di canonizzazione della Santa.
Dopo una morte preziosa fu sepolto nel suo monastero.
L’Ordine lo festeggia il 3 gennaio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Guglielmo, pregate per noi.


*Santa Imbenia – Martire (3 gennaio)

Patronato: Cuglieri (OR)
Emblema: Palma
Pia Vergine Sarda, che subì il martirio per la fede in Cristo sotto l'Impero di Diocleziano.
Le sue preziose Reliquie vennero  scoperte nell' anno 1628 nella chiesa di San Lussorio, in regione "Su
Tonodiu", furono portate nella Basilica Insigne Colleggiata di Santa Maria della Neve in Cuglieri (dioc. di Bosa) ove si conservano ancora.
Festeggiamenti in suo onore si tengono il 3 Gennaio (martirio) ed il 30 Aprile (in memoria della traslazione delle Reliquie).
Nel giorno 29 Aprile il Simulacro della Vergine viene portato in pellegrinaggio dalla Basilica di Santa Maria della  Neve alla regione "su Tonodiu" dove si trova una chiesetta campestre a lei intitolata, si parte verso le 17.00 per poi arrivare alla chiesa che dista circa 3 km da Cuglieri,  il Simulacro viene accompagnato in processione dalla  Confraternita della Madonna del Carmelo, dalle prioresse e dalla cittadinanza, quando si arriva viene offerto dal priorato un rinfresco, la popolazione si avvia poi verso la chiesetta per seguire la messa, al termine della celebrazione si può sostare, o fare delle passeggiate per tutto il perimetro del terreno che circonda la chiesetta.  
Il giorno 30 si fa il tragitto inverso, arrivati alla Basilica si partecipa alla Benedizione Eucaristica e si canta l' inno in onore della Vergine.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Imbenia, pregate per noi.


*San Luciano di Lentini – Vescovo (3 gennaio)
Martirologio Romano:
A Lentini in Sicilia, San Luciano, Vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Luciano di Lentini, pregate per noi.


*San Pietro Balsamo – Martire (3 gennaio)
[+311]
Palestinese, fu inchiodato ad una croce per aver rifiutato di obbedire all'editto sull'invincibilità degli imperatori e dare loro ossequio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Balsamo, pregate per noi.


*San Teógene – Martire (3 gennaio)

A Pario nell'Ellesponto, ricordo di San Teógene, Martire, il quale, chiamato come recluta sotto l'imperatore Licinio, e rifiutando di prestare il servizio militare a causa della propria fede cristiana, fu incarcerato e torturato, ed infine precipitato in mare.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Teógene, pregate per noi.


*Santi Teopempto e Teonas (Teopompo e Sinesio) - Martiri a Nicomedia (3 gennaio)

† Nicomedia, 304
Martirologio Romano:
Presso Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, ricordo dei Santi Teopempto e Teonas, che affrontarono il martirio durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano.
La ‘Vita’ di questi due santi, è ripresa nei Sinassari orientali ed è leggendaria. La fonte orientale racconta che Teopompo era vescovo di Nicomedia, capitale della Bitinia sul Mar di Marmara e il Mar
Nero (oggi Izmit in Turchia), antico regno, ma che al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-313), in cui si svolse la vicenda di Teopompo e Sinisio, era provincia romana.
Teopompo per la sua carica, durante la persecuzione scatenata da Diocleziano, fu arrestato nel 304 e condotto in tribunale, fu sottoposto a molti supplizi come quello del fuoco, l’avvelenamento, l’accecamento, rimanendo secondo l’agiografia di parecchi martiri, completamente illeso.
Il giudice allora volendo dimostrare che questi prodigi potevano essere compiuti anche da non cristiani, convocò il famoso mago Teona, celebre per opere portentose. Ma nella sfida Teona rimase sconfitto, il quale poi dichiarandosi vinto, chiese di poter aderire al cristianesimo.
Il Vescovo Teopompo gli conferì subito il Battesimo, imponendogli il nome di Sinesio. Ma la loro sorte era comunque segnata, furono condannati a morte entrambi, Teopompo fu martirizzato mediante la decapitazione e Sinesio (Teona) venne invece sepolto vivo.
Il culto per i due martiri, si diffuse molto in Oriente, ma anche in Occidente; anche la recente edizione del ‘Martirologio Romano’ li celebra al 3 gennaio.
C’è da aggiungere che l’antica abbazia di Nonantola (Modena), vanta di custodire le loro reliquie, che furono traslate nel 911, dal monastero di Santa Maria di Treviso dall’abate Pietro, per sottrarle alla profanazione degli Ungari invasori.
Come siano finite dall’Oriente a Treviso non si sa.  
Per quanto riguarda un culto nella città tedesca di Radolfzell, è da supporre che furono requisite alcune reliquie dagli invasori germanici e portate lì nei secoli successivi, oppure ricevute in dono come era usanza nel Medioevo, fra Chiese diremmo oggi gemellate.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Teopempto e Teonas, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (3 gennaio)

*x
Giaculatoria - Santi Tutti, pregate per noi.

 
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