Santi del 5 gennaio - Istituto Aveta

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Santi del 5 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Amata (Amma Talida) della Tebaide - Vergine (5 gennaio)
Palladio (morto prima del 431) narra di aver visto ad Antinoe in Egitto dodici monasteri femminili e di avervi incontrato parecchie religiose di eccezionale virtù.
Tra esse ricorda Amata o Amma Talida, abbadessa di uno di quei monasteri, quando era ormai ottantenne, circondata dall'affetto e dalla venerazione di sessanta monache, che le ubbidivano con animo veramente filiale.
Di lei Palladio sottolinea in particolare l'eccezionale castità conservata illibatissima per così lunghi anni e diventata in lei come una seconda natura, al punto da consentirle di trattare con serena familiarità persone d'altro sesso.
Nei cataloghi del De Natalibus, del Canisio e del Ferrari, come negli Acta Sanctorum, è ricordata col titolo di santa al 5 gennaio; la sua memoria manca invece nel Martirologio romano.  
(Autore: Benedetto Cignitti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Amata (Amma Talida) della Tebaide, pregate per noi.


*Sant'Amelia - Vergine e Martire (5 gennaio)

Gerona (Catalogna in Spagna), 304 ca.
Questa Santa, di cui non si sa praticamente nulla della vita, appartiene ad un numeroso gruppo di martiri cristiani, uccisi a Gerona, città della Catalogna, in Spagna, durante il IV secolo.
La notizia è riportata in un antico Breviario di Gerona che pone questo lungo elenco di martiri all'epoca della persecuzione di Diocleziano (243-313).
Nel 1336 il Vescovo di Gerona, Arnau de Camprodón, scoprì le reliquie dei martiri e dedicò ad essi un altare nella cattedrale cittadina, poi nei secoli questi Martiri, elencati in una lunga lista dal «Martirologio Geronimiano», sono stati celebrati a gruppi in date diverse, di alcuni di essi il suddetto Martirologio e altri documenti e iscrizioni lapidarie riportano i nomi con qualche piccola aggiunta; è il caso dei martiri Germano, Giusturo, Paolino e Sicio, con festa al 31 maggio, Paolino e Sicio sarebbero antiocheni, mentre Germano, Giusturo e tutti gli altri dell'elenco sembrano essere africani.
Il solo nome della martire Amelia, riportato nel lungo elenco dei martiri per la fede, morti a Gerona,
ma inquadrati nella grande carneficina che infuriò nell'impero romano, durante la persecuzione di Diocleziano, non ci permette di sapere altro. (Avvenire)  
Questa santa di cui non si sa praticamente nulla della sua vita, appartiene ad un numeroso gruppo di martiri cristiani, uccisi a Gerona città della Catalogna in Spagna, durante il IV secolo.
La notizia è riportata in un antico Breviario di Gerona che pone questo lungo elenco di martiri all’epoca della persecuzione di Diocleziano (243-313).
Nel 1336 il vescovo di Gerona Arnau de Camprodón, scoprì le reliquie dei martiri e dedicò ad essi un altare nella cattedrale cittadina, poi nei secoli questi martiri, elencati in una lunga lista dal ‘Martirologio Geronimiano’, sono stati celebrati a gruppi in date diverse, di alcuni di essi il suddetto Martirologio e altri documenti e iscrizioni lapidarie, riportano i nomi con qualche piccola aggiunta; è il caso dei martiri Germano, Giusturo, Paolino e Sicio, con festa al 31 maggio, Paolino e Sicio sarebbero antiocheni, mentre Germano, Giusturo e tutti gli altri dell’elenco sembrano essere africani.
Altri nomi più conosciuti sono San Felice (1° agosto), SS. Romano e Tommaso che furono crocifissi (8 giugno).
Come si vede il solo nome della martire Amelia, riportato nel lungo elenco dei martiri per la fede, morti a Gerona, ma inquadrati nella grande carneficina che infuriò nell’impero romano, durante la persecuzione di Diocleziano, non ci permette di sapere altro.
Il nome Amelia / Amelio usato soprattutto al femminile, deriva da ‘Amali’ nome di una potente famiglia Ostrogota ed ha il significato di “vergine senza macchia”.
Altre interpretazioni etimologiche lo indicano come continuazione del nome gentilizio latino ‘Amelius’ derivato da "Amius" di probabile origine etrusca; inoltre è indicato come una variante del nome Amalia, ma che comunque nel tempo si è affermato con una valenza propria. Il nome Amelia ha ancora una certa diffusione in Italia, mentre è pressoché scomparso il maschile Amelio.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Amelia, pregate per noi.


*Sant'Astolfo - Monaco e Vescovo (5 gennaio)

† Magonza, 28 gennaio 826
Astolfo il nome latino è “Uistulfus” ed è ricordato il 5 gennaio dal ‘Martirologio Geronimiano’ come Vescovo di Magonza, città della Germania, sede vescovile dell’VIII secolo che divenne il centro ecclesiastico di tutta la Germania.
Di lui si sa che fu monaco a Wissemburg ed ebbe molti contatti con la celebre abbazia di Fulda, sede nel Medioevo di una importante scuola monastica.
Dalle poche notizie che si sanno, si rileva che Astolfo fu vescovo di Magonza e che durante il suo episcopato nell’814, ordinò sacerdote il celebre monaco benedettino Rabano Mauro (784-856), autore dell’opera enciclopedica “De Universo”.  
Sant’ Astolfo morì a Magonza il 28 gennaio 826.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - Sant'Astolfo, pregate per noi.

 

*San Carlo di S. Andrea Houben - Passionista (5 gennaio)

Munstergeleen (Olanda), 11 dicembre 1821 - Dublino, 5 gennaio 1893
Martirologio Romano:
A Dublino in Irlanda, Beato Carlo di Sant’Andrea (Giovanni Andrea) Houben, sacerdote della Congregazione della Passione, zelante ministro del sacramento della Penitenza.
Giovanni Andrea Houben quarto di undici figli, nacque l’11 dicembre 1821 a Munstergeleen in Olanda e sin da  bambino manifestò il desiderio di darsi al sacerdozio, ma si decise solo verso i ventidue anni, quando chiamato a prestare il servizio militare a Bergen-op-Zoom, sentì parlare da un suo compagno della Congregazione dei Passionisti, fondata nel Settecento da San Paolo della Croce.
Una volta congedato chiese di essere ammesso nei Passionisti e accolto dal Beato Domenico Barberi per il noviziato nel convento di Ere (Belgio), prendendo il nome di Carlo di S. Andrea; professò i voti
il 10 dicembre 1846 e terminati gli studi superiori, venne ordinato sacerdote il 21 dicembre 1850, dal vescovo Labis di Tournai.
A fine 1851 fu inviato in Inghilterra dove i Passionisti avevano fondato tre conventi; lavorò con grande entusiasmo, così da divenire un “Apostolo dell’Ecumenismo” adoperandosi per il bene delle anime  e per l’unità dei cristiani.
Ma il Signore lo volle poi in altro posto, nel 1857 fu inviato nel convento di Mount Argus presso  Dublino, in Irlanda e fondato un anno prima.
Qui padre Carlo di S. Andrea trascorse quasi tutta la sua vita; la fama delle sue virtù attirò ben presto al convento un gran numero di fedeli che affluivano per avere una sua benedizione, in particolare gli ammalati, con guarigioni sorprendenti.
Lo chiamavano il “Santo di Mount Arges” e di lui si può dire quello che si dice di Gesù, “passò facendo del bene.
A causa della scarsa conoscenza della lingua irlandese non fu un grande predicatore, né missionario tra il popolo, ma si dedicò specialmente alla direzione spirituale di quanti lo visitavano, attraverso il sacramento della confessione.
Un padre Pio da Pietrelcina di quell’epoca in Irlanda; portava sempre in mano un crocifisso per ricordare continuamente la Passione, celebrava con molto fervore la Messa, che si prolungava oltre il solito.
Dodici anni prima della sua morte, fu colpito da una malattia da cui non si rimise più completamente, soffriva di nevralgie ai denti, emicrania e vertigini, tutto sopportò senza lamentarsi.
Andò gradatamente peggiorando, finché morì il 5 gennaio 1893 nel suo convento di Mount Arges di Dublino, i suoi  funerali furono un’apoteosi per la partecipazione di una grande folla, che le guardie stentarono ad arginare; segno di un onore popolare che già in vita gli veniva dato, non solo nella città di Dublino, ma anche nell’intera contea.
Un passionista così esemplare, carismatico, povero, apostolico, non poteva rimanere nell’oblio; la causa per la sua beatificazione fu introdotta il 13 novembre 1935. Papa Giovanni Paolo II l’ha elevato agli onori degli altari come "Beato" il 16 ottobre 1988, mentre Benedetto XVI l'ha infine dichiarato "Santo" il 3 giugno 2007. La festa religiosa è al 5 gennaio.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Carlo di S.Andrea Houben, pregate per noi.


*San Convoione - Abate di Redon (5 gennaio)  

Martirologio Romano: In Bretagna, San Convoione, abate, che fondò a Redon il monastero di San Salvatore, dove, sotto la sua disciplina e seguendo la regola di San Benedetto, i monaci fiorirono insigni per pietà e, dopo la distruzione del cenobio ad opera dei Normanni, costruì presso Saint-Maixent-de-Plélan un nuovo monastero, ove morì ottuagenario.
Nacque a Comblessac nel 788 da nobile famiglia (il padre si chiamava Conone) e, entrato nello stato sacerdotale,  godette ben presto della stima del vescovo di Vannes, che lo nominò suo arcidiacono.
Tuttavia, il suo animo anelava a una vita più austera e ritirata; nell'832 insieme con altri cinque sacerdoti rinunziò all'incarico e si trasferì a Rodon (oggi Redon), località posta alla confluenza della Vilaine e dell'Oult, sempre nella diocesi di Vannes, donatagli dal nobile Ratvili (da non confondere con l'omonimo vescovo di Alet).
Non mancarono le difficoltà, soprattutto per la scelta delle regole: dapprima Convoione propendeva per il sistema monastico celtico, ma poi, seguendo il consiglio di Gerfredo, un pio eremita uscito dal monastero di San Mauro sulla Loira, scelse la regola benedettina. Convoione incontrò altri ostacoli nell'opposizione dell'imperatore Ludovico il Pio che non intendeva concedergli il riconoscimento della fondazione.
Tuttavia, Nomenoe, un funzionario imperiale che era suo amico, riuscì a ottenere nell'834 il riconoscimento per il monastero denominato di San Salvatore.
Nel frattempo, il numero dei discepoli era andato crescendo. Per una questione attinente ad alcuni vescovi bretoni, accusati di simonia, Convoione si recò a Roma da Papa Leone IV, ma la sua missione non ebbe gran successo; ritornò tuttavia con alcune reliquie di Papa Marcellino, donategli da Leone (848).
La località di Rodon in quegli anni non era molto tranquilla, perché i normanni facevano frequenti incursioni, incendiando e devastando. Allora Convoione, insieme con alcuni monaci, si trasferì in una zona più sicura, a St-Maixent-de-Plélan, in un terreno donatogli dal principe Salomone (854).
In questo nuovo monastero morì il 5 gennaio 868. In seguito, le sue reliquie furono trasferite a Redon, dove furono profanate nel 1793 durante la Rivoluzione francese. La Congregazione dei Riti, con decreto del 1° settembre 1866, permise il culto di Convoione nella diocesi di Rennes.
La sua festa si celebra il 28 dicembre, che, probabilmente, è il giorno commemorativo della traslazione delle reliquie.
(Autore: Gian Domenico Gordini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Convoione, pregate per noi.

 

*San Deogratias – Vescovo (5 gennaio)

Martirologio Romano: A Cartagine, nell’odierna Tunisia, San Deogratias, vescovo, che riscattò moltissimi prigionieri condotti via da Roma dai Vandali, raccogliendoli in due grandi basiliche allestite con letti e stuoie.
L'invasione dell'Africa da parte dei Vandali vi scompigliò la vita cristiana: la Chiesa di Cartagine rimase vacante  per quindici anni e solo nel 454, dietro interessamento di Valentiniano III, vi poté essere eletto il vescovo Deogratias.
Nel breve tempo del suo episcopato, durato appena tre anni, egli spiegò una grande carità in favore dei prigionieri romani condotti in Africa da Genserico nel 455.
Per affrancarli e sfamarli non esitò a vendere i vasi sacri; per dare loro un alloggio conveniente adattò a dormitori due basiliche; con gran sollecitudine, poi, di giorno e di notte, li visitava e li consolava procurando loro tutto il necessario.
Tanta carità irritò l'animo dei barbari invasori, che, per ritorsione, dopo la sua morte, avvenuta agli inizi del 458, vietarono l'elezione di un nuovo vescovo per ben ventiquattro anni. Nel Calendario cartaginese Deogratias è commemorato il 5 gennaio; nel Martirologio Romano il 22 marzo.  
(Autore: Agostino Amore - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Deogratias, pregate per noi.


*Beato Dionisio Ammalio - Mercedario (5 gennaio)

Mercedario del convento di Santa Maria di Montebianco in Tarragona (Spagna), il Beato Dionisio Ammalio venne inviato a Tunisi in Africa, dove strappò 130 prigionieri dalle mani dei mussulmani.
Tornato in patria e dopo una vita vissuta confessando la fede in Cristo, morì a Tarragona. L’Ordine lo festeggia il 5 gennaio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Dionisio Ammalio, pregate per noi.


*Sant'Edoardo III il Confessore - Re d'Inghilterra (5 gennaio)

Oxford, Inghilterra, 1004/1005 - Londra, Inghilterra, 5 gennaio 1066
Normanno da parte di madre, nel primo periodo la sua vita, visse in esilio in Francia per sfuggire all'invasione danese.
Incoronato re d'Inghilterra nel 1043, si trovò a far da mediatore, con grandi difficoltà ed insuccessi, fra i Normanni e i Sassoni.
Per spirito di conciliazione, sposò Edith, la figlia colta e intelligente del suo principale avversario politico.
Il matrimonio, nonostante inizialmente fosse stato dettato dalla ragion di Stato, fu caratterizzato da un profondo accordo.
Mite e generoso, Edoardo lasciò una traccia indelebile nel popolo inglese che lo venerò non solo per alcuni saggi provvedimenti amministrativi ma, principalmente, per la sua bontà, per la carità verso coloro che avevano bisogno e per la santità della sua vita.
A lui si deve la restaurazione del monastero di Westminster.
Patronato: Inghilterra
Etimologia: Edoardo = che si cura della proprietà, dal tedesco
Emblema: Corona, Anello
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, Sant’Edoardo, detto il Confessore: re degli Angli, amatissimo dal suo popolo per la sua grande carità, assicurò la pace al suo regno e promosse con tenacia la comunione con la sede di Roma.
Edoardo III il Confessore, re d’Inghilterra, è il santo più celebre a portare tale nome, insieme con il suo avo,  Sant’Edoardo II il Martire.
Il futuro Edoardo III nacque nei pressi di Oxford tra il 1004 ed il 1005 da Etelredo II lo Sconsigliato e dalla sua seconda moglie, la principessa normanna Emma.
A causa dello stato di agitazione che regnava nel paese, all’età di soli dieci anni fu mandato in esilio in Normandia, ove rimase sino al 1041.
Richiamato poi in Inghilterra, l’anno seguente ascese al trono.
Proprio durante l’esilio il futuro re aveva appreso molte delle qualità che gli tornarono più utili, come ricorda il suo biografo Barlow: “opportunismo e flessibilità, pazienza, cautela, capacità di evitare lo scontro frontale [...] sapienza terrena [...] disponibilità ad accettare qualunque sorte gli fosse riservata”.
Regnò per un periodo abbastanza lungo, riuscendo a tenere sotto controllo i molteplici nemici, sia interni che esterni.
Il suo successore Aroldo, ventidue anni dopo, si trovò a governare un paese ben più tranquillo, unito  e stabile di quanto non lo fosse stato all’incoronazione di Edoardo.
La santità di Edoardo non è data esclusivamente da alcune azioni eroiche, bensì è frutto del suo comportamento complessivo quale sovrano.
Resta tuttavia difficile conoscere con certezza molti aspetti del suo governo, del suo carattere e delle sue motivazioni.
Con lo sviluppo del suo culto, la fama del suo regno si accrebbe tanto da giudicarlo quasi un’epoca d’oro e per sua la grande popolarità Sant’Edoardo divenne uno dei principali patroni d’Inghilterra.
Le numerose “Vite” scritto in seguito sul suo conto misero in evidenza la santità di questo grande sovrano, i miracoli ottenuti per sua intercessione, la castità custodita integra per tutta la vita, la carità verso i poveri, verso la Chiesa ed in particolare verso i monaci.
Occorre però sottolineare come qualcuno nutrisse non pochi interessi dall’incentivare il culto di Sant’Edoardo: in primis i monaci dell’abbazia di Westminster, che ne conservavano la tomba e fecero proliferare i racconti circa la santità e la potenza taumaturgica del re, al fine di incrementare l’afflusso di pellegrini; in seguito la venerazione nei confronti di Edoardo, normanno per parte materna, risultò di aiuto agli invasori normanni per tentare di ottenere un’indiretta  legittimazione al loro potere sull’isola.
Parecchi leggendari elementi sulla sua esistenza terrena non sono certi, come la scelta fatta con la moglie Edith di condurre una vita di castità ed il matrimonio bianco, forse pure supposizione volte a giustificare il fatto che non lasciò discendenza.
Anche la maggior parte dei racconti sui miracoli è assai dubbia: la “Vita” più antica, scritta pochissimi anni dopo la sua morte, narra di alcune guarigioni avvenute con l’acqua in cui il santo re si era lavato le mani.
Fu allora invocato contro le malattie della pelle e l’epilessia e secondo la tradizione fu il primo sovrano inglese a contrarre la cosiddetta “malattia del re”, cioè la scrofola.
Abolì la tassa dell’heregeld, destinata al mantenimento dell’esercito, per devolvere il ricavato ai poveri, ma forse si trattò solo di un provvedimento temporaneo.
Analizzando invece le qualità di Edoardo come sovrano, ci si può rifare a notizie più certe: difese il paese dagli attacchi stranieri e protesse la propria autorità dai sudditi troppo ambiziosi.  
Tentò sempre in ogni modo di evitare le guerre, ma fu sempre risoluto nel dispiegare un esercito o una flotta contro la minaccia di invasione.
Per rafforzare la propria posizione non mancò di stringere numerose alleanze straniere.
In patria la più seria minaccia al suo potere era costituita dal conte Godwin del Wessex: ne sposò allora la figlia, Edith, ma quando nel 1051 Godwin minacciò una rivolta, ad Edoardo non restò che esiliarlo insieme all’intera sua famiglia, facendo rinchiudere anche Edith in un convento.
Già l’anno seguente il re permise a Godwin di fare ritorno in patria, evitando così il rischio di una guerra civile e nel regno continuò dunque a regnare la pace.
Indipendentemente dalla fama acquisita in seguito, pare che non fu un grande benefattore della Chiesa, ad eccezione di Westminster.
Una saggia amministrazione delle nomine ecclesiastiche costituiva una parte essenziale per affermare l’autorità  regio ed un buon governo.
Il giudizio di Edoardo in queste questioni si rivelo sempre oculato, salvo il caso di Stigand, arcivescovo di Canterbury che si rivelò certo un abile amministratore, ma poco animato da spirito religioso.
Edoardo nominò anche degli stranieri alle sedi episcopali inglesi, non per distruggere la matrice nazionale della Chiesa, quanto più per il desiderio di scegliere degli uomini di qualità.
Durante il suo regno furono applicate importanti riforme locali, non vi furono scandali e vennero rafforzati i rapporti con Roma.
La decisione di rifondare l’abbazia di Westminster, monumento che perpetuò indefinitamente il suo ricordo, nacque da un voto che Edoardo aveva fatto quando in gioventù era esule in Normandia: se Dio avesse reintegrato nei suoi diritti la sua famiglia, si sarebbe recato a Roma in pellegrinaggio.
Asceso poi al trono, si trovò impossibilitato a lasciare l’Inghilterra e chiese perciò al papa di essere dispensato dal voto.
Il pontefice acconsentì, commutando l’obbligo nella fondazione di un monastero dedicato all’apostolo Pietro.
Edoardo scelse allora un convento già esistente presso Thorney, ad ovest di Londra, al quale fece ingenti donazioni di terreni e in denaro, dando inizio all’edificazione di una magnifica chiesa romanica, che fu l’embrione dell’odierna abbazia di Westminster.
Le sue condizioni di salute, purtroppo, si aggravarono prima di poter partecipare all’inaugurazione del coro della basilica.
Morì dopo pochi giorni, il 5 gennaio 1066, e venne sepolto proprio nell’abbazia.
Nel 1102 il suo corpo, riesumato e trovato incorrotto, venne traslato in un nuovo sito.
In seguito fu soggetto ad alcune traslazioni e le sacre reliquie sopravvissero alla Riforma ed ancora oggi sono oggetto di venerazione.
Nel 1161 Papa Alessandro III canonizzo Sant’Edoardo III, detto “il Confessore” per distinguerlo dal suo predecessore Edoardo II “il Martire”, dietro interessamento del re Enrico II. Nel 1689 la sua festa fu estesa alla Chiesa universale e fissata in data 13 ottobre, anniversario della prima traslazione. Oggi però il nuovo Martyrologium Romanum ha spostato la commemorazione alla data della morte.  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Edoardo III il Confessore, pregate per noi.


*Santa Emiliana - Vergine (5 gennaio)  

Martirologio Romano: A Roma, commemorazione di Santa Emiliana, vergine, zia del Papa San Gregorio Magno, che, poco dopo sua sorella Tarsilla, fece anch’ella ritorno al Signore.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Emiliana, pregate per noi.

  

*Beati Francesco Peltier, Giacomo Ledoyen e Pietro Tessier -  Sacerdoti e Martiri (5 gennaio)  

Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Beati Martiri di Angers” Martiri della Rivoluzione Francese

+ Angers, Francia, 5 gennaio 1794
I sacerdoti Francois Peltier (nato a Savennières il 26 aprile 1728), Giacomo Ledoyen (nato a Rochefort-sur-Loire il 3 aprile 1760) e Pietro Tessier (nato a La Trinité-d’Angers l’11 maggio 1766) subirono il martirio durante la Rivoluzione Francese e vennero beatificati il 19 febbraio 1984 da Papa Giovanni Paolo II insieme con altri martiri della diocesi di Angers.
Martirologio Romano: Ad Angers in Francia, Beati Francesco Peltier, Giacomo Ledoyen e Pietro Tessier, sacerdoti e martiri, ghigliottinati durante la rivoluzione francese per avere custodito con fedeltà il loro sacerdozio.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Francesco Peltier, Giacomo Ledoyen e Pietro Tessier, pregate per noi.


*Santa Genoveva Torres Morales - Fondatrice (5 gennaio)

Almenara (Castellón), 3 gennaio 1870 - Saragozza, 5 gennaio 1956
Fondatrice della Congregazione delle Suore del Sacro Cuore e dei Santi Angeli. Nata ad Almenara (Castellón) nel 1870.
Fin da giovane si prese cura di donne sole e bisognose a Valencia, dove fondò nel 1911 la prima Casa, creando la Società Angelica.
Morì nel 1956, e venne beatificata nel 1995.
Gli spagnoli la chiamavano "Angelo della solitudine".
É stata canonizzata da Papa Giovanni Paolo II il 4 maggio 2003.
Martirologio Romano: A Saragozza in Spagna, Santa Genoveffa Torres Morales, vergine, che, provata fin dalla fanciullezza dalle durezze della vita e affetta da cattiva salute, fondò la Congregazione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù e dei Santi Angeli per l’assistenza alle donne.
Nacque il 3 gennaio 1870 nel piccolo paese di Almenara (Castellon) in Spagna, da genitori poveri ma molto  cristiani.
Divenne orfana di entrambi nel giro di pochi anni e in sequenza, morirono anche quattro dei sei fratelli; rimase solo lei Genoveva, la più piccola di otto anni ed il fratello più grande Giuseppe di 18 anni.
Dovette prendersi cura della casa e del fratello, anche quando questi due anni dopo si sposò e questa situazione durò fino ai tredici anni.
Genoveva Torres Morales ebbe quindi un’infanzia piena di stenti e di sacrifici, sottoposta ad un lavoro superiore alle sue forze, che le impedì di completare l’istruzione già precaria della scuola rurale del paese.
Nel 1882 comparve un tumore al ginocchio, certamente a causa del genere di vita stentata che conduceva ed a 13 anni le venne amputata una gamba; a seguito dell’intervento eseguito in modo rudimentale, fu costretta a camminare sempre con due stampelle.
Subì una lunga e dolorosa convalescenza e nonostante la grave menomazione, ricominciò ad accudire  ai lavori domestici, ma due anni dopo si ammalò di nuovo gravemente e nel 1885 si riuscì a ricoverarla nella “Casa della Misericordia” di Valenza, condotta dalle Suore Carmelitane della Carità.
Qui rimase per nove anni, maturando la sua personalità, approfondendo la sua formazione spirituale e completando quella culturale, che era carente.
Non essendo stata ammessa nella Congregazione delle Carmelitane della Carità, come avrebbe desiderato, lasciò la “Casa della Misericordia” nel 1895 e si ritirò nel suo paese natio con due donne,
Isabella ed Amparo, con l’imprecisa idea di dar vita ad un’associazione con fini spirituali ed apostolici e cioè il culto eucaristico e l’assistenza ai bisognosi; aveva 25 anni.
Consigliata da valenti direttori spirituali, soprattutto gesuiti, andò precisando negli anni seguenti il progetto del nuovo Istituto denominato “Società Angelica”, con il fine di accogliere in apposite  case, donne e signorine bisognose di assistenza.
La prima casa si aprì nel 1911 a Valenza seguita rapidamente da altre a Saragozza, Madrid, Barcellona, Bilbao, Santander, Pamplona.
La casa generalizia fu stabilita a Saragozza insieme al noviziato; di carattere affabile e misericordioso, diresse con sapienza spirituale l’Opera da lei fondata, che con l’approvazione pontificia, venne denominata Congregazione delle “Suore del Sacro Cuore di Gesù e dei Santi Angeli”.
Devotissima alla Madonna, particolarmente attraverso la preghiera del Rosario, ebbe come centro della sua vita il Cuore di Gesù e l’Eucaristia; del resto soltanto le solidissime virtù di fede, speranza, carità, umiltà, fortezza e spirito di preghiera e sacrificio, che costituivano la sua personalità, potevano farle superare le grandissime difficoltà materiali e  morali che l’assillavano, per la formazione delle suore, la fondazione delle nuove case, affrontando i tanti e scomodissimi viaggi, nonostante la grave menomazione fisica e la sempre cagionevole salute.
Le malattie si aggravarono negli ultimi anni, a cui si aggiunse una completa sordità e venendo meno le forze per la vecchiaia, nel 1954 lasciò la guida di Madre Generale e circondata dalle cure delle sue suore, si spense a Saragozza il 5 gennaio 1956.
In vita e dopo la morte, fu circondata da vera fama di santità, il popolo cominciò ad invocarla con l’appellativo di “Angelo della solitudine”.
Venne beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 29 gennaio 1995 e dopo solo otto anni, è stata proclamata santa dallo stesso pontefice il 4 maggio 2003 a Madrid, durante il suo quinto viaggio in Spagna.
Il Papa nella sua omelia durante la cerimonia di canonizzazione, ha detto di lei: “Santa Genoveva Torres, fu strumento della tenerezza di Dio verso le persone sole e bisognose di amore, di consolazione e di cure nel corpo e nello spirito.
La nota caratteristica che dava impulso alla sua spiritualità, era l’adorazione riparatrice dell’Eucaristia, fondamento a partire dal quale, svolse un apostolato pieno di umiltà e semplicità, di abnegazione e di carità”.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Genoveva Torres Morales, pregate per noi.


*San Gerlaco di Valkenburg - Eremita (5 gennaio)

XII secolo
Martirologio Romano:
Vicino a Valkenburg nella regione del Limburg, nell’odierna Olanda, San Gerláco, eremita, rinomato per l’assistenza ai poveri.Nato a Valkenburg, presso Maastricht, nei Paesi Bassi, si iscrisse alla milizia e condusse vita mondana.  La morte  della giovane moglie ne determinò la conversione, sugellata da un pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme, dove si fermò sette anni, servendo i poveri e gli ammalati negli ospizi e nei nosocomi.
Fatto ritorno al paese nativo, visse da eremita dentro il cavo di un’antica quercia, vestito con l’abito di San Norberto. Ogni settimana si recava a Maastricht a venerare le reliquie di San Gervasio e ogni sabato e ogni
sabato ad Aquisgrana (Aachen) a venerare la Beata Vergine.
Si dice che verso la fine della vita avesse relazioni epistolari con S. Ildegarda a Bingen. Morì il 5 gennaio del 1165 o 1166, dopo che gli era apparso San Gervasio, e fu sepolto in una tomba assai semplice. Più tardi gli fu eretta una nobile arca ad Houthem-St.-Gerlac, presso Maastricht.
Anche ai nostri giorni San Gerlaco è venerato in molte parrocchie come speciale protettore nelle malattie degli animali domestici.
Il suo Ufficio nell’Ordine Premostratense si celebrava, in passato, il lunedì dopo l’ottava dell’Ascensione. Nel 1961 la festa è stata tolta dal calendario. Essa era celebrata anche nelle diocesi di Roermond’s Hertogenbosch e Liegi.
La sua Vita fu composta, sembra, verso il 1222-28 da un premostratense che dimorava nell’asceterio delle monache dello stesso Ordine in Houthems-St-Gerlac.  
Il testo antico non è noto, ma ne fu pubblicato uno nel 1600 da E. Choye a Maastricht che poi, omesso il proemio, fu riassunto dal Bollando in Acta SS. Ianuarii. Non si può dire fino a che punto esso concordi con l’originale.
Non si vede come si possa, in base ai documenti, sostenere che Gerlaco appartenne ai Premostratensi poiché il solo abito esterno simile a quello che portavano in antico quei religiosi non è sufficiente per provare che egli fece parte dell’Ordine.
Quindi a ragione è stato tolto dal calendario.
(Autore: Giovanni Battista Valvekens – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gerlaco di Valkenburg, pregate per noi.


*San Giovanni Nepomuceno Neumann - Vescovo (5 gennaio)

Prachatitz (Repubblica Ceca), 28-3-1811 - Filadelfia (Usa), 5-1-1860  
Giovanni Nepomuceno Neumann nacque in Boemia nel 1811.
Studiò per diventare sacerdote, ma non vi riuscì.
Allora nel 1836 emigrò negli Stati Uniti.
A Manhattan fu ben accolto dal vescovo John Dubois che aveva solo 36 preti per gli Stati di New York e New Jersey.
Due settimane dopo il suo arrivo fu ordinato e inviato a Buffalo, dove ebbe la cura della zona rurale.
Per raggiungere tutte le anime a lui affidate, dormiva poco e spesso si nutriva solo di pane e acqua.
Aderì all'ordine redentorista e nel 1852 divenne vescovo di Filadelfia dove edificò cinque chiese e iniziò la costruzione della cattedrale. Si dedicò ai giovani. Morì nel 1860 ed è santo dal 1977. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Philadelphia in Pennsylvania negli Stati Uniti d’America, San Giovanni Nepomuceno Neumann, vescovo, della Congregazione del Santissimo Redentore: con mezzi materiali, consigli e carità aiutò coloro che erano emigrati a causa dalla povertà e si prese grande cura dell’educazione cristiana dei fanciulli.
Il suo secondo nome deriva da un santo del XIV secolo, detto Nepomuceno perché nativo di Nepomuc, in Boemia;  cioè nella sua stessa regione di origine, che nell’Ottocento apparteneva all’Impero austro-ungarico.
Giovanni è figlio di artigiani, che lo avviano agli studi classici, dai quali passa poi al seminario: prima a Budejovic e poi a Praga.
A 24 anni è pronto per il sacerdozio, ma c’è un rinvio.
Dalle lettere di San Paolo apostolo egli ha ricevuto la vocazione missionaria; poi, gli scritti di evangelizzatori suoi contemporanei gli hanno suggerito una precisa destinazione: il Nord dell’America.
D’accordo con il suo vescovo di Praga, parte verso gli Stati Uniti nel febbraio 1836, e vi sbarca quattro mesi dopo, al tempo del presidente Andrew Jackson.
Monsignor John Dubois, allora vescovo di New York, lo ordina sacerdote e lo manda nel nord dello Stato, dove ci sono molti immigrati di origine tedesca.
Giovanni si installa nella cittadina di Williamsville, e una casetta diventa il suo campo-base.
Di lì parte per visitare i villaggi sparsi: incontri, conoscenze, amicizie; qualche volta anche scontri e avversioni, più una scoraggiante povertà di mezzi.
Ma così egli si sente realizzato, vivendo alla maniera descritta da Paolo apostolo nella seconda lettera ai cristiani di Corinto: «Viaggi innumerevoli... pericoli nelle città, pericoli nelle solitudini deserte..., nella fatica e nell’avversità, nella fame e nella sete». Una vita, però, che con il tempo
dà i suoi frutti: le prime chiese qua e là, e con esse via via le scuole, i collegi per ragazzi soli, le opere della promozione sociale.
Nel 1842, Giovanni Neumann entra a far parte, con i voti pronunciati a Baltimora, dei Redentoristi, la congregazione fondata da sant’Alfonso de’ Liguori.
Nel 1852 viene nominato vescovo di Filadelfia.
E questa è una felicissima scelta di Papa Pio IX: sarebbe difficile trovare chi meglio di lui sappia guidare i sacerdoti con l’esempio personale.
Ma non ha doti di amministratore, e perciò gli viene affiancato un coadiutore, monsignor Giacomo Federico Wood, davvero esperto in questo campo, ma anche uomo di qualche ambizione.
Wood aiuta il vescovo, ma è anche un po’ smanioso di sostituirlo.
C’è tutto quello che occorre per creare un conflitto, ma la reazione di monsignor Neumann è serenamente evangelica: affida a questo collaboratore la parte centrale della città, e riserva a sé il lavoro in periferia, nei piccoli centri e nelle case sparse della Pennsylvania.
Giovanni Neumann è uomo di dottrina, e scrive un catechismo che avrà 21 edizioni, ma resta soprattutto un uomo   di Dio in cammino verso gli altri uomini.
E così muore: in cammino. Un malore improvviso, infatti, lo schianta in una via di Filadelfia.
«Celebrate le esequie, la fama della sua santità cominciò a diffondersi [...].
Dio infatti comprovava questa fama con i miracoli». Così ha detto di lui Paolo VI, il Pontefice che lo ha canonizzato nel 1977.  
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Nepomuceno Neumann, pregate per noi.  

 

*Beata Marcellina Darowska (Maria Marcellina dell’Immacolata Concezione) - Fondatrice (5 gennaio)
Szulaki, Ucraina, 28 gennaio 1827 – Jazlowiec, Polonia, 5 gennaio 1911
Martirologio Romano: A Jazlowice in Ucraina, Beata Marcellina Darowska: morti il marito e il figlio primogenito, si consacrò a Dio e, sempre attenta alla dignità della famiglia, fondò per l’educazione delle fanciulle la Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
È stata proclamata beata il 6 ottobre 1996 in Piazza S. Pietro a Roma, da papa Giovanni Paolo II suo connazionale.
Marcellina Darowska nacque il 28 gennaio 1827 a Szulaki in Ucraina, quinta degli otto figli di Jan Kotowicz e Maksymilia Jastrzebska, proprietari terrieri benestanti. Crebbe nel tipico ambiente dei signori di campagna; la sua città Szulaki era allora sotto l’occupazione russa che voleva ad ogni costo distruggere il patrimonio culturale polacco, provocando la chiusura dei seminari e conventi della Chiesa Cattolica molto perseguitata.
Marcellina fece la Prima Comunione a 10 anni e a 12 fu mandata in un autorevole convitto femminile ad Odessa; in lei comunque sin da bambina era sbocciato il desiderio di una vita consacrata; dopo aver studiato per tre anni ritornò a casa e prese ad aiutare il padre nella gestione della fattoria.
Non potendo soddisfare il suo desiderio per mancanza di conventi nei dintorni e per una certa opposizione paterna, restò nella fattoria per alcuni anni, promettendo alla fine al padre di formarsi una famiglia.
Accettò a 21 anni di sposare Karol Darowski possidente terriero della Podolia (regione storica dell’Ucraina, a quel tempo divisa fra Austria e Russia), ma il matrimonio si poté celebrare solo un anno dopo, perché Marcellina che aveva dovuto cedere alle insistenze del padre, reagì con una dolorosa paralisi alla gamba e un generale indebolimento dell’organismo, quasi da ridurla in fin di vita.
Dopo settimane di malattia si riprese e il 2 ottobre 1849 sposò Karol Darowski sempre per obbedienza, nonostante ciò, fu una moglie esemplare e dal matrimonio nacquero due figli, Giuseppe e Carolina.
Purtroppo tre anni dopo il marito morì di tifo e qualche mese più tardi morì anche il figlioletto Giuseppe; vedova a 25 anni promise alla Madonna facendo un voto, “di non appartenere più ad alcuna creatura”, quindi per curare la salute prese a viaggiare all’estero prima a Berlino, poi a Parigi e l’11 aprile 1853 fu a Roma.
Qui nel 1854 fece conoscenza della Serva di Dio Giuseppa Karska (1823-1860) stringendo con lei
una solida amicizia e ponendosi sotto la guida spirituale del padre Girolamo Kaysiewicz, resurrezionista, (Congregazione fondata a Parigi nel 1836 da tre emigrati polacchi, Semenenko P., Janski B. e lo stesso Kaysiewicz G.), i due stavano per fondare un Istituto religioso, il cui scopo era preparare la gioventù femminile alla vita sociale, specie quelle delle classi elevate.
Il 12 maggio 1854 Marcellina Darowska pronunciò privatamente i voti di castità ed obbedienza davanti al padre Kaysiewicz. Passò del tempo, in cui Marcellina ritornò in Polonia per sistemare l’avvenire a sua figlia Carolina e due mesi dopo la morte prematura dell’amica Karska, il 10 dicembre 1860 ritornò a Roma, allora la Congregazione delle “Suore dell’Immacolata Concezione della B. V. M. “frutto dell’opera comune di Giuseppa Karska e Marcellina Darowska, contava appena quattro suore.
Suor Marcellina fece i voti il 3 gennaio 1861 a Roma, assumendo il ruolo di Superiora della nuova Congregazione; i suoi sforzi maggiori tesero a trasferire la Congregazione in Polonia; nel novembre 1861 ritornò nella sua patria e dopo avere  assistito alla morte avvenuta in pochi mesi dei suoi genitori, scelse un terreno per la fondazione del primo convento a Jazlowiec nella diocesi di Leopoli, nel 1863 le ultime suore lasciarono Roma.
Condusse con prudenza ed energia per oltre un cinquantennio la sua Congregazione, diventandone l’anima, nel 1863 ottenne il decreto di lode, nel 1874 il decreto di approvazione, nel 1889 furono approvate le Costituzioni da lei stessa compilate.
Ebbe molte difficoltà, specie dopo la morte nel 1873 di padre Kajsiewicz sua guida spirituale; amò in particolare la croce, diceva: “Questa è il bacio dell’amore di Dio”.
Negli anni sorsero altre Case e ognuna comprendeva una scuola media con l’internato e una scuola elementare; inoltre furono aperti piccoli istituti gratuiti per la gente povera, come asili, corsi professionali e di istruzione complementare.
Nelle sue scuole furono formate generazioni di donne sagge e coraggiose, affinché conoscessero Dio e lo amassero seguendo i suoi comandamenti, amando il prossimo ed adempiendo ai propri doveri.
Marcellina Darowska dopo aver sofferto per disturbi cardiocircolatori e di fortissimi mal di testa, che le resero pesanti le sue normali attività, morì il 5 gennaio 1911 a Jazlowiec lasciando sei Case e 350 suore, che oggi lavorano anche in Bielorussia e Ucraina.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Marcellina Darowska, pregate per noi.


*Beata Maria Repetto (5 gennaio)

Voltaggio (AL), 31 ottobre 1809 – Genova, 5 gennaio 1890
Trascorsa in famiglia la sua pia giovinezza, a ventidue anni entrò nel Conservatorio delle Suore di N.S. del Rifugio in Monte Calvario, che a Genova, fin dal secolo XVII, prestano il loro servizio negli ospedali e anche altrove in molteplici opere di assistenza.
Con semplicità e ilarità di animo, ebbe un'effusa propensione verso i poveri e i tribolati, che da ogni parte affluivano non invano al Conservatorio per ricevere conforto da lei, che fungeva da portinaia della casa. Professava tenera e fiduciosa devozione a san Giuseppe.
Chiamata dal popolo, mentre era ancora in vita, la "monaca santa" anche per i doni preternaturali dei quali Dio l'aveva arricchita, morì nel 1890 e il 4 ottobre 1981 dal Papa Giovanni Paolo II fu ascritta nel Catalogo dei Beati.
Martirologio Romano: A Genova, Beata Maria Repetto, vergine, delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario: vivendo lontana dal mondo, si distinse nel confortare gli afflitti e nel risollevare i dubbiosi alla speranza della salvezza.
Maria Repetto nacque a Voltaggio, provincia di Alessandria ma diocesi di Genova, il 31 ottobre 1809. Fu la primogenita del notaio Giovanni Battista Repetto e di Teresa Gazzale che ebbero poi altri dieci figli. Venne battezzata nello stesso giorno col nome della Vergine Santissima.
Essendo la maggiore d’età, ben presto dovette dare una mano alla mamma nell’allevare i numerosi fratelli e nelle faccende domestiche. Era una famiglia profondamente religiosa tanto che ben quattro sorelle e un fratello presero i voti consacrandosi al Signore. Il giorno della Prima Comunione, che fece all’età di dieci anni, le rimase impresso il desiderio di vivere il resto della vita in unione con Gesù. Frequentò per qualche anno la scuola conservando vivo l’interesse per la lettura, soprattutto dei libri di agiografia. É probabile che molto abbia imparato dal padre che aveva una certa cultura, mentre la madre le insegnò a ricamare. La serenità familiare venne turbata, quando Maria aveva tredici anni, dalla morte prematura di due fratelli.
La condizione sociale dei Repetto era indubbiamente migliore rispetto alla maggior parte degli abitanti di Voltaggio, un paese prettamente agricolo. Dirette dalla madre, Maria e la sorella Giuseppina “visitavano” le  famiglie più bisognose del paese, facendo piccole elemosine o lavori domestici. Alle volte portavano a casa indumenti da lavare o rammendare (un impegno certo non leggero per due ragazzine). Davvero la fede illuminava ogni suo passo e nel cuore maturò lentamente il desiderio della consacrazione religiosa. Lo manifestò ai genitori all’età di ventidue anni, quando in casa potevano fare a meno della sua collaborazione.
Il 7 maggio 1829 entrò nel Conservatorio di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario di Genova. Questo Istituto era stato fondato proprio a Genova, due secoli prima, da Santa Virginia Centurione Bracelli. Queste suore sono chiamate “le Brignoline” dal nome del nobile Emanuele Brigole che donò loro il sito della prima Casa Madre (oggi al suo posto sorge una delle stazioni ferroviarie del capoluogo ligure).
La dote che il padre le diede era sufficiente a mantenerla per tutta la vita e in più ebbe una somma che lei, col permesso della superiora, poteva destinare ad opere di beneficenza. Viste le sue doti e la sua istruzione fu ammessa come suora corista e non come ausiliare inserviente. Ottenne di vivere la vocazione nel totale nascondimento. Il giorno dell’Assunta dell’anno 1831 emise i voti privati di povertà, castità ed obbedienza. Semplice e ilare d’animo, la sua calma era edificante. Nel laboratorio di ricamo trascorreva le giornate lavorando e pregando.. Il laboratorio garantiva importanti introiti alla casa e per suor Maria voleva dire imitare il suo patrono e maestro di vita S. Giuseppe che, con il lavoro di falegname, provvide alla sussistenza della Sacra Famiglia. Verso di lui aveva una fiducia illimitata.
Nel 1835 a Genova scoppiò un’epidemia di colera: il desiderio di Maria di servire Cristo nei malati sofferenti le fece vincere la propria riservatezza. Con altre consorelle vi si dedicò con abnegazione e amore. Il suo impegno colpì a tal punto che si cominciò a chiamarla la “monaca santa”. E dire che per la sua corporatura minuta e per la sua umiltà era assai difficile notarla. Cessata l’emergenza tornò al laboratorio.
Vent’anni dopo un’altra epidemia di colera colpì la città (era l’estate del 1854) e Maria nuovamente spese tutta se stessa come volontaria. La gente ormai la considerava una creatura eletta. Successivamente, in seguito all’affievolimento della vista, le fu dato l’incarico di portinaia.
Una mansione all’apparenza semplice, ma fondamentale per una comunità in quanto rappresenta il principale contatto con l’esterno.
In molti bussavano alla porta del convento per chiedere l’elemosina o per ricevere una parola di conforto e suor Maria era attenta e premurosa alle necessità di tutti; per ognuno aveva una parola. Fu con questo incarico che divenne proverbiale la sua devozione verso San Giuseppe. A lui raccomandava tutti gli infermi.
Nel corridoio a fianco della portineria vi era una statua del santo e lei, quando le chiedevano grazie particolari, si assentava per andare a interrogarlo e a implorarlo. Alcuni episodi sono autentici “fioretti”: una donna un giorno le chiese di pregare per il marito che aveva perso la vista. Suor Maria andò davanti a un quadro del santo e rivolgendo l’immagine verso la parete disse ad alta voce che se non avesse ascoltato la sua richiesta avrebbe compreso come si stava al buio. La grazia puntuale arrivò. Può sembrare una devozione ingenua ma certamente denota una liberalità filiale. Distribuiva medagliette e immagini raffiguranti il santo, chiamate Giuseppini, e gli infermi le applicavano direttamente sulle parti malate. Era molto intenso il suo grado di preghiera,  amava meditare tutti i giorni la Via Crucis.
La sua serenità e il suo sorriso incantavano; aveva inoltre una grande sensibilità per le vocazioni. Un giorno una consorella, Suor Emanuela, le chiese quando la loro venerata fondatrice, Virginia Centurione Bracelli, sarebbe stata elevata all’onore degli altari. Suor Maria candidamente rispose che la cosa si sarebbe verificata, preceduta però da una sua “figlia”. Non sapeva che alludeva proprio a se stessa: Santa Virginia sarà beatificata quattro anni dopo suor Maria (in seguito è stata anche canonizzata).
Nel 1868 la comunità dovette lasciare il convento per permettere la costruzione della nuova stazione ferroviaria di Brignole. La nuova Casa sorse in località Marassi e anche qui la beata Maria ebbe l’incarico di portinaia. In quegli anni a Genova un altro uomo di Dio aiutava quanti erano nel bisogno: il cappuccino San Francesco Maria da Camporosso (1804-1866).
I due non si incontrarono mai ma erano in contatto “misteriosamente”, attraverso i loro assistiti. Maria visse tutta la vita in una povertà tale che preferì alle vesti nuove quelle usate delle consorelle, che accomodava alla sua esile misura. Eppure molto denaro passò tra le sue mani: dai ricchi riceveva e con gioia ai poveri donava.
Ormai ottantenne, si ritirò in infermeria. Spirò serena il 5 gennaio 1890 con sulle labbra le parole “Regina Coeli, laetare alleluja”. Grandissima la fama di santità, le consorelle mantennero vivo il ricordo continuando in suo nome una intensissima attività caritatevole.
Maria Repetto è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1981. Le sue reliquie sono venerate nella chiesa della Casa Madre di Genova.  
(Autore: Daniele Bolognini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Repetto, pregate per noi.


*Beato Pietro Bonilli (5 gennaio)

Trevi (PG), 15 Marzo 1841 - Spoleto, 1935
Nacque a San Lorenzo di Trevi (Perugia) il 15 Marzo 1841.
Dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1863, fu parroco di Cannaiola di Trevi per 34 anni. In questa cittadina fondò il 13 Maggio 1888 la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto.
Un istituto dedicato all'assistenza di poveri, orfani, sordomuti, ciechi e persone abbandonate.
Nel 1898 diventò canonico della Cattedrale di Spoleto. Diventato vescovo, Pietro Bonilli passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine in una piccola camera. Morì a Spoleto nel 1935.
Fu proclamato Beato da Giovanni Paolo II il 24 Aprile 1988.
Bonilli ebbe come padre spirituale ed ispiratore don Ludovico Pieri, un santo sacerdote di Trevi (che fu padre spirituale ed ispiratore anche del beato Placido Riccardi).
La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Cannaiola di Trevi, oggi si chiama anche Santuario del Beato Pietro Bonilli.
All'interno di questo edificio, nella cappella a fianco del campanile, riposano le spoglie mortali di Pietro Bonilli, traslate il 24 aprile 1998 dal suo Santuario di Spoleto, reso inagibile dagli eventi sismici del settembre 1997.  (Avvenire)
Martirologio Romano: A Spoleto in Umbria, Beato Pietro Bonilli, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia per l’assistenza e l’educazione delle ragazze bisognose e orfane.
Nacque a San Lorenzo di Trevi (PG) il 15 Marzo 1841. Fu ordinato sacerdote nel 1863. Fu parroco di Cannaiola di  Trevi per 34 anni.
In questa cittadina fondò il 13 Maggio 1888 la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di
Spoleto. L’amore ardente per la Sacra Famiglia spinse il Beato Bonelli a soccorrere i poveri, gli orfani, i sordomuti, i ciechi e le persone abbandonate, per le quali pensò e volle l’istituto.
Nel 1898 diventò canonico della Cattedrale di Spoleto. Diventato vescovo, Pietro Bonilli passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine in una piccola camera.
Morì a Spoleto nel 1935. Fu proclamato Beato da Giovanni Paolo II° il 24 Aprile 1988.  
Il Beato Bonilli ebbe come padre spirituale ed ispiratore Don Ludovico Pieri, un santo sacerdote di Trevi (che fu padre spirituale ed ispiratore anche del beato Placido Riccardi).
Così Giovanni Paolo II° ricordò Pietro Bonilli nell’omelia che pronunciò il giorno della sua beatificazione.
"Io sono il buon pastore... Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile" (Gv. 10.14.16).
Questa tensione del pastore per raggiungere tutte le pecore e farle partecipi della sua cura, del dono della sua vita, si può dire anche la caratteristica apostolica di don Pietro Bonilli.
Egli capì che occorreva anzitutto rendersi presente nel gregge, fino anche a dare la vita per seguirlo e nutrirlo in qualsiasi situazione, anche in quella rischiosa di condividere momenti di pericolo, recandosi in luoghi malsani e nelle regioni più umili e disprezzate. Egli rimase per 35 anni in una parrocchia situata nel territorio più depresso della sua diocesi di Spoleto, dove la condizione religiosa e morale era singolarmente povera ed avvilente (...).
Imitatore generoso di Cristo Buon Pastore, don Bonilli riversò la sua carità su quanti necessitavano di aiuto; fatto esperto fin dalla fanciullezza delle sofferenze e miserie, delle umiliazioni e istanze della gente della campagna, egli si impegnò a "nutrire" il suo popolo, a condurlo in pascoli più ubertosi (cfr. Sal. 22, 2).
Egli che "conosceva il suo gregge", volle trovare per esso il cibo adatto.
Iniziò con un'intensa opera di catechesi e di istruzione religiosa, per la cui promozione si servì, come precursore, dell'informazione e della stampa (...).
Soprattutto egli vide nella famiglia il fondamento della rinascita della società e della vita ecclesiale. "Essere famiglia, dare famiglia, costruire famiglia" fu il suo motto e il suo programma.
La famiglia, ogni famiglia, avrebbe dovuto rivivere la sua vocazione e la sua missione sull'esempio di quella di Nazareth.

L'amore generoso,  ablativo, sacrificato del Cristo, di Maria, di Giuseppe fu il modello che Egli volle proporre all'amore nella famiglia e alla missione della famiglia.

La famiglia è infatti il luogo in cui ogni uomo è chiamato ad ascoltare l'invito alla molteplici opere di carità e ad aprirsi generosamente al servizio sociale, specialmente dei poveri, dei piccoli, degli ultimi.
La famiglia è scuola di amore, dove i figli crescendo imparano a vivere secondo il vangelo, cogliendo dai genitori l'immagine del volto amoroso di Dio, Padre e Pastore di ogni uomo.  
Il modello di Nazareth rimane il fulcro della missione che ormai da cento anni le Suore della Sacra Famiglia, da lui fondate, svolgono con ammirabile zelo e sensibilità pastorale". La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Cannaiola di Trevi (nella quale operò il Beato), oggi si chiama anche Santuario del Beato Pietro Bonilli. All’interno di questo edificio religioso, sul lato sinistro, nella cappella a fianco del campanile, riposano le spoglie mortali di Pietro Bonilli, traslate il 24 aprile 1998 dal suo Santuario di Spoleto, reso inagibile dagli eventi sismici iniziati nel settembre 1997.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro Bonilli, pregate per noi.

  

*Beato Ruggero di Todi (5 gennaio)

Etimologia: Ruggero = lancia gloriosa, dal tedesco
Martirologio Romano: A Todi in Umbria, Beato Ruggero, sacerdote dell’Ordine dei Minori, discepolo di San Francesco e suo fervido imitatore.
Ruggero è un nome diventato popolare in Italia grazie ai Normanni. Nel francone si diceva Hrodgaer, composto da hroth, che significava “fama, gloria”, e da gaira , lancia; sicché Ruggero è “il famoso per la sua lancia” oppure  “lancia gloriosa”. Di questo Beato francescano si hanno brevi notizie e da antichi e moderni agiografi è spesso confuso con il marchigiano Rizziero o Ruggero di Muccia. Ruggero nacque a Todi (Perugia) e fu tra i primi seguaci di San Francesco d'Assisi. Egli stesso afferma di essere entrato nell'Ordine dietro divina rivelazione, e di essersi sentito da quel giorno così cambiato e rinnovato da sembrare quasi un altro uomo.
In seguito lo stesso San Francesco dichiarava: «É buon frate minore colui che ha la carità e la vita di fr. Ruggero, perché tutta la sua vita e conversazione riluce ed arde nel fervore della carità».
Viene anche elogiato per la stretta osservanza della povertà francescana.
Il 16 febbraio 1236 nel monastero delle Clarisse di Borgo S. Pietro (Rieti) moriva santamente la fondatrice, la Beata Filippa Mareri, assistita dal Ruggero, probabile direttore spirituale della comunità fin dalla fondazione (1228), il quale, nel giorno seguente tenne di Filippa pubblico elogio funebre.
Tornato poi a Todi, vi morì qualche anno dopo, operando molti miracoli. Gregorio IX, informato della di lui santità, concesse volentieri alla città di Todi di potergli celebrare la festa liturgica; festa poi estesa a tutto l'Ordine Francescano da Benedetto XIV il 24 aprile 1751.
La sua festa si celebra il 5 gennaio.  
(Autore: Aniceto Chiappini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ruggero di Todi, pregate per noi.


*Santa Sincletica - Monaca in Egitto (5 gennaio)

Martirologio Romano:
Ad Alessandria in Egitto, Santa Sincletica, Vergine, che si tramanda abbia condotto vita eremitica.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Sincletica, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (5 gennaio)

*Sant'Elisabetta Anna Bayley Seton (ricordata il 4 gennaio)
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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