Santi del 7 gennaio - Istituto Aveta

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Santi del 7 gennaio

Il mio Santo > Santi di Gennaio

*Sant'Alderico di Le Mans - Vescovo (7 gennaio)

Martirologio Romano: A Le Mans in Francia, Sant’Alderico, Vescovo, che con ogni ardore si diede al culto di Dio e dei Santi.
Nato verso l'800 da una famiglia originaria dell'oltre-Reno, fu mandato dai genitori alla corte Palatina. Nell' 821, dopo lunghe riflessioni, abbracciò la vita religiosa e, consacrato sacerdote, divenne canonico della cattedrale di Metz con l'incarico di controllare il clero e i monasteri della diocesi.
Tuttavia, poco dopo Ludovico il Pio chiamò Alderico presso di sé come cappellano e confessore.
Fedele sostenitore dell'autorità imperiale, nell'833 Alderico fu accanto a Ludovico al «Campo delle Menzogne» (Lugenfeld) e a Carlo il Calvo nell'840-41.
Nell'832 fu consacrato vescovo di Le Mans e, col sostegno dell'imperatore, si adoperò a ristabilire l'autorità episcopale e a ricostituire i beni ecclesiastici, molto diminuiti nell'VIII sec. per la politica di  Carlomagno.
In particolare, cercò di riprendere il controllo dei monasteri della sua diocesi, sostenuto in un primo tempo da  Carlo il Calvo (841). Tuttavia, l'evolversi della situazione portò Carlo a schierarsi con i monaci contro Alderico e il  suo operato.
Per sostenere la polemica contro i monasteri furono redatti gli Actus Pontificum (sorta di storia dei vescovi secondo lo schema del Liber Pontificalis) e i Gesta domni Aldrici: queste opere, tuttavia, contengono numerosi falsi, che, riconosciuti, contribuirono alla condanna della politica di Alderico.
Gli Actus e i Gesta furono stesi verso 1'836 o l'840-44, forse, ma è molto dubbio, dal corepiscopo di Alderico, David.  
(Autore: Charles Lefebvre -  Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant' Alderico di Le Mans, pregate per noi.


*Beato Ambrogio Fernandes - Religioso Gesuita, Martire (7 gennaio)

Sisto, Portogallo, agosto 1551 – Suzuta, Giappone, 7 gennaio 1620
Martirologio Romano: A Suzuta in Giappone, Beato Ambrogio Fernández, martire: recatosi in Oriente spinto da ricerca di guadagno, fu poi ammesso come religioso nella Compagnia di Gesù e, dopo aver patito molte privazioni, morì in carcere per Cristo.
L’evangelizzazione del Giappone ebbe inizio nel XVI secolo ad opera del grande Missionario Gesuita San Francesco Saverio.  
A quel tempo l’impero marittimo portoghese era alla sua massima espansione ed un giovane di tale nazione,  Ambrosio Fernandes, nato nell’agosto 1551 a Sisto, non fu che uno dei tanti che sbarcarono il lunario fra gli alti e bassi della fortuna.
Sognava infatti di imbarcarsi per l’Oriente, ove un giovanotto ben piantato come lui poteva tentare la sorte e magari far ritorno in patria, magari con le tasche piene.
Finalmente un bel giorno, all’età di ventisei anni, Ambrosio lasciò il suo villaggio in diocesi di Oporto e s’imbarcò su una delle tante imbarcazioni mercantili dirette verso il lontano Giappone.
Lo scavo del canale di Suez arrivò però solo tre secoli dopo e necessitava dunque circumnavigare il continente africano.
Come è possibile immaginare si trattava di un’impresa tutt’altro che semplice, infatti anche la sua nave incappò in una spaventosa tempesta che la tenne in balìa per giorni e giorni ed ogni momento era buono per finire in pasto agli squali.
Ambrosio, terrorizzato, fece voto di farsi religioso se solo fosse giunto vivo alla sua meta.
La Provvidenza lo esaudì ed egli, giunto in Giappone, mantenne la promessa vestendo l’abito dei gesuiti quale fratello coadiutore.
Sembrava però destino che egli proprio non avesse dovuto rivedere mai più la sua amata patria: scoppiata infatti una violenta persecuzione anticristiana, il Fernandes fu arrestato ed incarcerato presso Nagasaki, città ove risiedeva a principale comunità cristiana del paese.
In cella vi restò per quattro lunghi anni, per morire infine di stenti il 7 gennaio 1620.  
Ambrosio Fernandes fu beatificato da Papa Pio IX il 7 luglio 1867, insieme con altri 204 martiri in terra giapponese dei quali ben 33 sacerdoti, coadiutori e novizi gesuiti.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ambrogio Fernandes, pregate per noi.


*Sant'Anselmo Eremita (7 gennaio)
sec. XII
Camaldolese di Vivo vissuto nel sec. XII, è ricordato nella Vita di Sant’Alberto di Montalceto al quale avrebbe dato l'abito dell'Ordine.
É detto Beato nei martirologi benedettini, ma non v'è traccia di culto.
É ricordato insieme col predetto Sant’ Alberto il 7 gennaio.
(Autore: Alfonso M. Zimmermann – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Anselmo Eremita, pregate per noi.

 

*San Canuto Lavard -  Martire   (7 gennaio)

(Danimarca), 1096 circa - Haraldsted-Ringstadium (Zeeland, Danimarca), 7 gennaio 1131
San Canuto Lavard, duca di Schleswig e re di Wagrie, governò con giustizia e prudenza, favorì la religione cattolica, morì martire della giustizia,  ucciso dai cugini pretendenti al trono, e fu canonizzato nel 1169 da Alessandro III.
È commemorato in data odierna dal nuovo Martyrologium Romanum.  
Patronato: Zeeland (Danimarca)
Emblema: Palma, Corona, Lancia, Ciborio   
Martirologio Romano: Nella selva presso Ringsted in Danimarca, san Canuto, detto Lavard: duca dello Schleswig, resse con giustizia e prudenza il suo il suo principato e favorì il culto, ma fu ucciso da nemici invidiosi della sua autorità.
Knud, figlio secondogenito del re Eric il Buono di Danimarca e perciò nipote del re San Canuto IV, nacque a Roskilde verso il 1096  ed è conosciuto come “il Signore” dai suoi connazionali.
Allevato ed educato alla corte di Sassonia, suo zio re Niels lo nominò duca dello Jutland meridionale, con sede a Schlewig, e gli affidò la difesa di tale territorio dai vendi, popolo slavo proveniente dalla Sassonia orientale e dalla Prussa.

Si sforzò in ogni modo per la promozione della giustizia e della pace, ma la pirateria vichinga mise duramente alla prova i suoi buoni propositi.
Nel 1129 l'imperatore Lotario III lo riconobbe quale re dei vendi occidentali (re di Wagrie), irritando però in tal modo il re Niels, che lo fece uccidere dai suoi cugini Magnus Nielsen e Henry Skadelaar il 7 gennaio 1131 nella foresta di Haraldsted vicino a Ringstadium in Zelanda.
L'aver sostenuto drenate il suo regno l'attività missionaria di San Vicelin, apostolo dei vendi, costituì un presupposto determinante per favorire la celebrazione della sua canonizzazione, avvenuta nel 1169 per mano del Papa Alessandro III, su proposta del figlio postumo di Knud, re Vlademaro I, e dell'arcivescovo Eskil di Lund.
L'anno successivo le sue reliquie furono traslate a Ringsted il 25 giugno.
In tale anniversario San Canuto Lavard è commemorato in Danimarca, mantre il nuovo Martyrologium Romanum lo cita così nel giorno della morte: “Nel bosco presso Ringstadium, in Danimarca, ricordo di San Canuto Lavard, martire, che a capo degli Slavi occidentali condusse il regno con giustizia e prudenza, esercitando la pietà; fu ucciso dai nemici invidiosi della sua nobile autorevolezza”.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Canuto Lavard, pregate per noi.


*San Ciro - Patriarca di Costantinopoli  (7 gennaio)

Martirologio Romano: A Costantinopoli, S.Ciro, vescovo, che, monaco in Paflagonia, fu elevato alla sede di Costant. dalla quale fu poi scacciato, per morire in esilio.
Monaco ad Amastri  città del Ponto Eusino, predisse il ritorno sul trono a Giustiniano II Rinotmeto quando questi fu deposto dall'usurpatore Leonzio.
Nel 705, avveratasi la profezia, l'imperatore reinsediato non dimenticò Ciro e, destituito il vescovo Callinico, lo elevò all'episcopato al posto di questi.
Il nuovo patriarca esercitò sull'imperatore una benefica influenza, mitigandone la crudeltà nelle vendette contro gli avversari; per opera sua, nel 710, venne ricevuto a Costantinop. con tutti gli onori il Papa Costantino.
Tenne il seggio episcopale per 6 anni; nel 712, deposto dal barbaro Bardane, succeduto a Giustiniano col nome di Filippico, fu sostituito dal proprio segretario Giovanni ed esiliato.
É ignoto l'anno della sua morte; il Sinassario Costantinopolitano lo commemora il 7 e l'8 gennaio.
Giaculatoria - San Ciro, pregate per noi.   

 

*San Crispino I - Vescovo di Pavia (7 gennaio)

† Pavia, 466  
Etimologia:
Crispino = dai capelli ricci, dal latino
Emblema:Bastone pastorale  
Martirologio Romano: A Pavia, San Crispino, Vescovo. Curiosamente nello stesso giorno del 7 gennaio sono ricordati S. Crispino I e San Crispino II, ambedue vescovi della città di Pavia; il Martirologio Romano anche nella sua ultima edizione lo cita così: “Papiae sancti Crispini episcopi”, senz’altro aggiungere.
S. Crispino I era già vescovo nel 446 e accolse fra i lettori della sua chiesa, Sant' Epifanio che ordinò  suddiacono nel 456 e poi diacono, designandolo come suo successore; era cosa normale a quei tempi, che un diacono potesse essere consacrato vescovo senza essere prima un sacerdote.
Morì nel 466 e venne sepolto nella chiesa di S. M. Maggiore, che aveva lui stesso fatta edificare.
Del San Crispino II si sa che fu l’11° vescovo di Pavia e sarebbe morto il 30 ottobre 541, anche lui fece costruire una chiesa, quella dei Ss. Cosma e Damiano.
La breve distanza di tempo fra i due episcopati, lo stesso nome e la stessa carica di vescovi di Pavia, hanno generato la confusione di non avere una doppia celebrazione, anzi ce né una sola, ma senza specificare a quale dei due si riferisce.
Giaculatoria - San Crispino I, pregate per noi.  


*Beato Francesco Bae Gwan-gyeom - Martire  (7 gennaio)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Beati Martiri Coreani" (Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni)

+ Cheongju, Corea del Sud, 7 gennaio 1800
Francesco Bae Gwan-gyeom fu tra i primi abitanti del suo villaggio natale a scegliere di abbracciare il cattolicesimo, recentemente introdotto in Corea. Si diede da fare per la costruzione di una casa di preghiera per i suoi conterranei, ma venne arrestato proprio quando l’edificio era pronto. Morì, a causa delle percosse subite durante gli interrogatori, il 7 gennaio
1800, a circa sessant’anni. Inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung, è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
Francesco Bae Gwan-gyeom, detto anche Baleun, era originario di Jinmok, nella provincia del Chungcheong (attualmente Janghang-ri, provincia del Chungcheong del Sud, in Corea del Sud), nella parte della regione del Naepo dove il cattolicesimo venne inizialmente introdotto.
Fu tra i primi a scegliere di aderirvi.
Arrestato nel 1791, durante la persecuzione Sinhae, esplosa nello stesso anno della sua conversione, venne però liberato perché apostatò. Tornato a casa, se ne pentì e s’impegnò a vivere la fede con fervore più intenso. Si trasferì quindi a Seosan, ma presto si diresse a Yangje (attualmente Yangyu-ri), vicino alla sua città natale. Lì formò, con altri fedeli, una comunità cristiana.
Sul finire del 1794, clandestinamente, era giunto in Corea il missionario cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo. Alla notizia che lui stava per cominciare a visitare le comunità, Francesco predispose insieme ad altri fratelli nella fede a Yangje un luogo che potesse essere utilizzato come sala per la lettura e la meditazione, sperando di poter invitare il missionario verso la fine del 1798.
Tuttavia, proprio a quell’epoca la persecuzione Jeongsa aveva preso a imperversare attraverso il Chungcheong.
Il 3 ottobre, quando i cattolici del posto avevano completato la costruzione della casa di preghiera, la polizia fece irruzione nel villaggio con un agente segreto. Francesco venne immediatamente arrestato e condotto a Hongju.
Il magistrato locale lo torturò per farlo riferire circa il luogo del raduno dei cattolici e per fargli consegnare i libri cattolici, ma senza esito. Terribilmente infuriato, riferì l’accaduto al governatore di Gongju. Quest’ultimo ordinò che Francesco venisse trasferito al quartier generale dell’esercito a Cheongju, per essere interrogato.
A Cheongju, Francesco incontrò altri cattolici, tra i quali Giacomo Won Si-bo, coi quali condivise le sue sofferenze. La sua fede in Dio era forte e salda come prima, benché il suo corpo fosse completamente lacerato e le gambe spezzate, oltre al fatto che aveva circa sessant’anni. Le ripetute percosse da parte delle guardie carcerarie ebbero il sopravvento sulla sua resistenza fisica il 7 gennaio 1800 (13 dicembre 1799 per il calendario lunare).
Francesco Bae Gwan-gyeom, inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fanno parte anche i già citati Giacomo Won Si-bo e padre Giacomo Zhou Wen-mo), è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
(Autore: Emilia Flocchini)
Giaculatoria - Beato Francesco Bae Gwan-gyeom, pregate per noi.


*San Giuliano di Gozzano - Diacono (7 gennaio)

IV secolo
Diacono missionario, forse oriundo della Grecia, venne a predicare nell’alto novarese. Forse si trasferì in Italia con il fratello Giulio, sacerdote, perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati.
In Italia dimorarono per un po' di tempo nei pressi di Roma ad Aqua Salvia, quindi attraversarono il Lazio e pervennero nell'Italia settentrionale predicando e convertendo molti alla vera fede.
Da Teodosio ottennero l’autorizzazione a distruggere altari e boschetti sacri pagani e a costruire chiese cristiane.
Di fatto edificarono un cospicuo numero di chiese, che raggiunsero il centinaio.

Le due ultime le costruirono nei pressi del lago di Orta e precisamente la novantanovesima a Gozzano, dedicata a san Lorenzo, dove rimase Giuliano che ivi anche morì e vi fu sepolto; l'altra, la centesima, Giulio la costruì sulla piccola isola esistente nel lago, dedicandola agli apostoli Pietro e Paolo e nella quale egli stesso fu poi sepolto.
Le reliquie di Giuliano nel 1360 furono trasferite nella nuova chiesa di Gozzano a lui dedicata sulla rocca e deposte sotto l'altare maggiore, mentre nella vecchia chiesa di San Lorenzo ne è rimasto solo il cenotafio.
I documenti che parlano dei due santi, San Giulio e San Giuliano, non sono molto antichi e la loro storia non è  molto chiara.
Nel Martirologio Romano è commemorato al 31 gennaio il solo Giulio, introdottovi dal Baronio, e con la generica indicazione topografica: in provincia Mediolanensi. Il Ferrari invece ricorda anche Giuliano al 7 gennaio.
Esiste una Vita dei due santi che il Savio stimava "antica e degna di riguardo", mentre il Lanzoni la giudicava piena di "parecchie esagerazioni e leggende".
In realtà essa non è più antica del sec. VIII e contiene notizie piuttosto strane ed inverosimili. Secondo questo scritto, Giulio e Giuliano erano fratelli oriundi della Grecia; educati cristianamente dai genitori, abbracciarono lo stato clericale e Giulio fu ordinato presbitero mentre Giuliano diacono.
Nauseati dagli errori diffusi dagli eretici e per sfuggire alle loro persecuzioni, decisero di allontanarsi dalla patria; si recarono allora dall'imperatore Teodosio dal quale ottennero l'autorizzazione a distruggere altari e boschi pagani ed edificare chiese cristiane.
Passati poi in Italia dimorarono per un po' di tempo nei pressi di Roma ad Aqua Salvia, quindi attraversarono il Lazio e pervennero nell'Italia settentrionale predicando, convertendo molti alla vera fede e soprattutto edificando un cospicuo numero di chiese, che raggiunsero il centinaio.
Le due ultime le costruirono nei pressi del lago di Orta e precisamente la novantanovesima a Gozzano, dedicata a San Lorenzo, dove rimase Giuliano che ivi anche morì e vi fu sepolto; l'altra, la centesima, Giulio la costruì sulla piccola isola esistente nel lago, dedicandola agli apostoli Pietro e Paolo e nella quale egli stesso fu poi sepolto.
Quando l'autore scriveva questa Vita il culto di Giulio doveva essere molto fiorente nell'isola, poiché afferma che la chiesa era frequentata da molti pellegrini e Iddio vi operava anche dei miracoli; tuttavia nel sec. VIII, Paolo diacono attesta che al suo tempo l'isola era detta sancti Iuliani.
Avrà, l'autore della Vita scambiato il luogo di sepoltura dei due santi, o essi erano una sola persona chiamata indifferentemente con l'uno e l'altro nome?
Il Savio afferma poi che nella diocesi di Milano molte chiese erano dedicate a Giulio ed il suo nome era anche recitato nel canone ambrosiano dei secoli V-VI; il Lanzoni però contesta quest'ultima affermazione e pensa che si trattasse invece, del papa Giulio, poiché quel nome è unito a quelli di altri vescovi (Martino di Tours, Eusebio di Vercelli e Ilario di Poitiers) che si distinsero nella lotta contro gli ariani.
In conclusione, pur dovendo affermare che il culto di San Giulio è abbastanza antico nell'isola del lago di Orta ed è tuttora vivo nella regione circostante, bisogna purtroppo aggiungere che non sappiamo niente di sicuro sulla sua personalità, come su quella del presunto fratello Giuliano.
Delle due antiche chiese attribuite ai Santi fratelli, oggi non esiste più alcun vestigio e le attuali non sono più antiche del sec. IX.
Le reliquie di Giulio sono tuttora conservate nella sua basilica del lago, quelle di Giuliano invece, nel 1360 furono trasferite nella nuova chiesa di Gozzano a lui dedicata sulla rocca e deposte sotto l'altare maggiore, mentre nella vecchia chiesa di San Lorenzo è rimasto il cenotafio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giuliano di Gozzano, pregate per noi.


*San Giuseppe Tuan  (7 gennaio)

Nel villaggio di An Bai nel Tonchino, ricordo di San Giuseppe Tuan, martire, che, padre di famiglia ed agricoltore, fu decapitato sotto l'imperatore Tu-Duc mentre pregava inginocchiato davanti a una croce che gli era stato ordinato di calpestare.
Martirologio Romano: Nel villaggio di An Bái nel Tonchino, ora Viet Nam, San Giuseppe Tuan, Sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e Martire, che, arrestato su delazione per aver amministrato i sacramenti alla madre inferma, fu condannato alla decapitazione sotto l’ imperatore Tu-Duc.
Scheda del gruppo cui appartiene San Giuseppe Tuan:
- Santi Martiri Vietnamiti (Andrea Dung Lac e 116 compagni) 24 novembre + Tonchino, Annam, Cocincina (Vietnam), dal 1745 al 1862
Martirologio Romano: Memoria dei Santi Andrea Dung Lac, Sacerdote, e Compagni, Martiri. Con un’unica celebrazione si onorano centodiciassette martiri di varie regioni del Viet Nam, tra i quali otto vescovi, moltissimi sacerdoti e un gran numero di fedeli laici di entrambi i sessi e di ogni condizione ed età, che preferirono tutti patire l’esilio, il carcere, le torture e l’estremo supplizio piuttosto che recare oltraggio alla croce e rinnegare la fede cristiana.
La storia del cattolicesimo in Vietnam, iniziò nel secolo XVI con padre Alessandro de Rhodes, missionario francese, considerato il primo apostolo di questa giovane Chiesa asiatica, allora divisa un tre distinte regioni: Tonchino, Annam e Cocincina.
Ma dal 1645 quando padre de Rhodes fu espulso, ci fu tutto un sopravvenire di persecuzioni, alternate da periodi di pace, in cui i missionari di varie Congregazioni si stabilizzavano nelle regioni, rincuorando i fedeli e soprattutto istituendo le "Case di Dio" per la formazione del clero locale e dei catechisti.
Dal 1645 al 1886, si ebbero ben 53 editti contro i cristiani con la morte di circa 113.000 fedeli.
Durante il regno di Minh-Manh (re dal 1821), la persecuzione divenne spietata, condannando a morte anche chi osava solo nascondere i cristiani; altro re particolarmente contrario fu Tuc-Dúc che regnò dal 1847 al 1883, il quale profondamente avverso alla politica coloniale francese, odiava tutto ciò che fosse europeo, non distinguendo la politica dalla religione; stabilì che chi collaborava alla cattura di un missionario riceveva 300 once d’argento, mentre il missionario, dopo avergli spaccato il cranio, doveva essere gettato nel fiume.
I sacerdoti locali ed i catechisti stranieri venivano sgozzati, mentre ai catechisti locali veniva impressa sulla guancia la scritta “Ta dao” che significa “falsa religione”, additandoli così al pubblico disprezzo; i semplici fedeli cristiani potevano aver salva la vita se calpestavano la croce davanti al giudice.
Inoltre davanti alla fermezza nella fede dei cristiani, ne ordinò la dispersione, separando i mariti dalle mogli ed i figli dai genitori, esiliandoli in regioni lontane in mezzo ai pagani, confiscando tutti i loro beni.
Di questa miriade di martiri, eroi della fede, la Chiesa ne ha beatificati un certo numero negli anni: 1900 da Leone XIII, 1906 e 1909 da Pio X, 1951 da Pio XII; di questi 117 sono stati proclamati santi da papa Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988, così suddivisi: 8 vescovi, 50 sacerdoti, 59 laici; 96 sono vietnamiti, 11 spagnoli, 10 francesi; fra i laici vi sono 16 catechisti, una mamma, 4 medici, 6 militari, molti padri di famiglia.
Il capolista dei 117 martiri è Andrea Dung-Lac prima catechista e poi sacerdote vietnamita. Nacque nel 1795 da genitori pagani ma così poveri che se ne disfecero volentieri vendendolo ad un catechista, visse  alla missione di Vinh-Tri, dove fu battezzato, istruito e diventando anche catechista; continuò gli studi teologici e il 15 marzo 1823 fu consacrato sacerdote, nominato parroco in varie zone, alla fine fu arrestato più volte durante la persecuzione del re Minh-Manh, ogni volta fu riscattato presso i mandarini, dai cristiani locali, continuando, pericolosamente per lui, l’apostolato fra i fedeli e amministrando i sacramenti.
Arrestato ancora una volta il 10 novembre 1839 dal sindaco di Ké-Song, fu rilasciato dietro il pagamento di 200 pezze d’argento raccolte fra i cristiani, ma mentre attraversava il fiume in barca per allontanarsi, ebbe delle  difficoltà per cui fu aiutato a scendere a terra sull’altra sponda; chi l’aiutò era il segretario del prefetto che  riconosciutolo esclamò:
“Ho preso un maestro di religione!”.
Condotto nella prigione di Hanoi il 16 novembre 1839, fu sottoposto a snervanti interrogatori e invitato più volte ad apostatare e calpestare la croce, ma essendo restato fermo nella sua fede venne condannato alla decapitazione, sentenza eseguita il 21 dicembre 1839.
È stato posto come capolista nel calendario liturgico, sia per il culto che gode nel suo Paese, sia per l’esempio luminoso dato durante la sua vita. Gli altri 116 santi martiri nel Tonchino (Vietnam) hanno ognuno una storia edificante del loro martirio, compiutasi in luoghi e date diverse, ma accomunati nella gloria dei santi.
Non è possibile in questo spazio elencarli tutti, riporto solo i nomi degli otto vescovi: Geronimo Hermosilla, Valentino Berrio-Ochoa, Domenico Henares, Ignazio Delgado Cebrián, Giuseppe Maria Diaz Sanjurjo, Melchiorre Garcia Sampredo Suárez, tutti domenicani e Pietro Rosa Orsola Borie, Stefano Teodoro Cuenot delle Missioni Estere di Parigi.
Si riportano di seguito i nomi dei 117 santi martiri, prima i vescovi, seguono i sacerdoti e poi i laici tonchinesi o vietnamiti.
Vescovi: Domenico Henares, Ignazio Delgado Cebrián, Giuseppe Maria Diaz Sanjurjo, Melchiorre García Sampredo Suarez, Hieronymo Hermosilla, Valentino Berrio-Ochoa, tutti domenicani e Stefano Teodoro Cuenot, Pietro Rosa Ursula Borie, delle Missioni Estere di Parigi.
Sacerdoti domenicani: Francesco Gil de Federich, Matteo Alonso Leciniana, Giacinto Castañeda, Vincenzo Lê Quang Liêm, Vincenzo Do Yen, Giuseppe Fernandez, Domenico Nguyen Van Hanh, Pietro Nguyen Van Tu, Domenico Tuóc, Tommaso Dinh Viet Du, Domenico Nguyen Van Xuyen, Giuseppe Do Quang Hien, Domenico Trach, Domenico Mau,    Giuseppe  Tuan, Pietro Almato Ribera.
Sacerdoti Terziari domenicani: Domenico Cam, Tommaso Khuong.
Sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi:  
Francesco Isidoro Gagelin, Giuseppe Marchand, Giovanni Carlo Cornay, Francesco Jaccard, Jean-Louis Bonnard, Pietro Francesco Néron, Teofano Vénard.
Sacerdoti diocesani tonchinesi: Andrea Dung Lac, Emanuele Nguyen Van Trié, Giovanni Dat, Pietro Le Tuy, Pietro Nguyen Bá Tuan, Bernardo Vu Van Due, Giacomo Do Mai Nam, Giuseppe Dang Dinh Vien, Vincenzo Nguyen Thé Diem, Pietro Vo Dang Khoa, Pietro Truong Van Thi, Paolo Pham Khac Khoan, Luca Vu Ba Loan, Paolo Nguyen Ngan, Giuseppe Nguyen Din Nghi, Martino Ta Duc Thinh, Poeto Khanh, Filippo Phan Van Minh, Lorenzo Nguyen Van Huong, Paolo Lé Bao Tinh, Paolo Lé Van Loc, Pietro Doan Cong Quy, Pietro Nguyen Van Luu, Giovanni Doan Trinh Hoan.
Laici cristiani vietnamiti: Tommaso Tran Van Thién, Emanuele Le Van Phung e altri 57 martiri, dei quali 10 erano terziari domenicani.
La comune festa liturgica dei 117 martiri del Tonchino (Vietnam), fu fissata al 24 novembre, con memoria singola per alcuni di essi, specie per quelli appartenenti a Congregazioni Missionarie.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giuseppe Tuan, pregate per noi.


*Beata Lindalva Justo de Oliveira - Vergine e Martire (7 gennaio)  
Sitio Malhada da Areia, Brasile, 20 ottobre 1953 - Salvador do Bahia, Brasile, 9 aprile 1993

Nacque il 20 ottobre 1953 nel piccolo centro di Sítio Malhada da Areia, nel Rio Grande do Norte in Brasile. Sesta figlia di João Justo da Fé e Maria Lúcia, fin da piccola dimostrava grande religiosità.
Dopo gli studi a Natal, curò il padre malato e, alla sua morte, Lindalva de Oliveira, a 33 anni, entrò nella Società delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli.
Terminato il periodo di noviziato, venne inviata all'internato Dom Pedro II, a Salvador, Bahia, ricevendo il compito di coordinare un'infermeria con 40 anziani. La mattina del 9 aprile 1993, Venerdì Santo, partecipò alla Via Crucis.
Di ritorno, servì la colazione agli anziani.
Non aveva neanche iniziato il servizio che venne assassinata con 44 coltellate da Augusto Peixoto, uno dei pazienti. È stata dichiarata Beata il 25 novembre 2007.
(Avvenire) Davvero contemporanea nostra (è nata nel 1953), è giunta domenica scorsa alla beatificazione, ad appena 14 anni dalla morte: segno, questo, di una vita limpida, di una fede coerente e di un martirio inconfutabile.
La Postulazione ci tiene a sottolineare che, dopo San Francesco, Santa Chiara e Madre Teresa di Calcutta,  nessuno ha fatto così in fretta a giungere alla gloria degli altari , mentre conquista anche il primato di prima religiosa brasiliana beatificata. Nasce in una   poverissima zona brasiliana dello stato del Rio Grande do Norte, sesta figlia dei tredici partoriti da Maria Lucia de Oliveira, che ha sposato giovanissima il contadino Joào Justo da Fé, già vedovo con tre figli. Di questa grande tribù i due, oltre che genitori, sono i primi veri ed esigenti “direttori spirituali”.
In quella zona sperduta, nella quale non sempre è facile raggiungere la chiesa e avere la presenza del sacerdote, è mamma ad insegnare loro catechismo ed è papà a leggere e commentare per loro la Bibbia. Da bambina si caratterizza appena appena per una religiosità un po’ più accentuata, per una maggior sensibilità, per un’attenzione particolare ai bambini e ai poveri.
Nulla di più. Studia, va a raccogliere frutta e ortaggi nei momenti liberi per aiutare in casa e, appena diplomata nel 1979, fa la commessa in alcuni negozi e anche la cassiera presso un distributore di benzina.
Qualche cottarella, come per tutte le ragazze della sua età, ma nulla di serio e significativo, perché Lindalva ancora non ha deciso come giocare la sua vita.
Intanto comincia a fare volontariato nell’istituto per anziani gestito dalle suore Vincenziane, perché la passione che aveva da bambina per i poveri e i malati ancora non si è spenta. Nel 1982 muore papà, distrutto da un cancro particolarmente doloroso: Lindalva, che ha lasciato il lavoro per assisterlo negli ultimi mesi come la più affettuosa e competente delle infermiere, resta colpita da questa morte esemplare, che le lascia dentro mille interrogativi sul senso della vita e sulla necessità di usarla bene. Ed è proprio di qui che matura la decisione di fare dei poveri la sua scelta di vita.
Nel 1986 comincia a frequentare assiduamente gli incontri vocazionali delle Vincenziane, mentre frequenta un corso da infermiera e uno per imparare a suonare la chitarra, come a dire che, per lei, la competenza professionale deve andare a braccetto con l’allegria.
Un anno dopo entra nel Postulandato delle Figlie della Carità, con il proposito di essere “traboccante di allegria e voglia di aiutare il prossimo” e nel 1989 inizia il noviziato a Recife. A gennaio 1991 comincia il suo servizio in un ospedale per anziani.

É felice, piena di un’allegria scoppiettante che fa bene al cuore dei ricoverati, mentre lei ricerca i servizi più umili con una generosità infinita. “Mi sento più realizzata e felice in questo mio lavoro che il papa a Roma”, dice sorridendo. Soltanto un’ombra.: le attenzioni sempre più esplicite che le riserva il più giovane dei ricoverati, un quarantottenne, che lei respinge con carità, ma anche con molta fermezza.
Il 9 aprile 1993, venerdì santo, dopo aver fatto la via crucis per le vie della città, mentre sta servendo il caffè agli anziani ospiti, viene assalita alle spalle da quell’uomo e massacrata con 44 coltellate. “Ho fatto ciò che dovevo  fare perché non mi ha mai voluto”, dirà alla polizia che lo arresta. Per suor Lindalva, invece, cominciano i giorni della gloria, perché la gente riconosce in lei una martire.
Il processo di canonizzazione inizia nel 2000 per acclamazione popolare e termina appena un anno dopo, coronato domenica scorsa dalla beatificazione.
Ma in Brasile già si grida al miracolo per la guarigione inspiegabile di una ragazza affidata alla sua intercessione, per cui non è escluso che presto la Chiesa si pronunci ufficialmente anche sulla canonizzazione di Suor Lindalva Justo de Oliveira, l’umile Figlia della Carità che a Cristo ha donato tutto, anche la vita.
La memoria liturgica della Beata Lindalva è stata fissata dalla Congregazione il giorno 7 gennaio, giorno del suo battesimo anziché il 9 aprile, giorno della sua morte.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Lindalva Justo de Oliveira, pregate per noi.


*San Luciano di Antiochia - Martire (7 gennaio)

sec. III
Prete dotto e discusso, morì martire a Nicomedia il 7.1.312, durante la persecuzione di Massimino.
Esplicò  in tutto l'Oriente, con fulcro ad Antiochia, la sua opera esegetica rivelando in ciò una estrema e tormentata esigenza di precisione per i testi della tradizione. La sua «Recensione lucianica» dell'Antico e del Nuovo Testamento era diventata dalla fine del IV secolo in avanti il testo usuale di un gran numero di Chiese. Nel 330 l'imperatore Costantino, per ossequiare la madre Elena, fondò Elenopoli.
Qui vi si onorava e continuò a onorarsi nel tempo il corpo del martire San Luciano. Fantasia vuole che per il trasferimento delle reliquie di Luciano da Nicomedia a Elenopoli, la provvidenza si sia servita, via mare, di un delfino miracoloso.
Quello che è più certo è che Costantino, poco prima di morire, fu battezzato nel 337 dal vescovo Eusebio nei pressi della tomba di Luciano.
Questo Santo, testimone sofferente nella ricerca di Dio, attestò con la presenza della memoria la «conversione» di un impero: soltanto a vicenda terrena pressoché conclusa, l'imperatore Costantino suggellò la nuova fede venerando la madre Elena e assumendo per testimone san Luciano. (Avvenire)
Etimologia: Luciano = di Lucio, nato nella luce, dal latino.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, passione di San Luciano, sacerdote della Chiesa di Antiochia e Martire, che, rinomato per dottrina ed eloquenza, condotto davanti al tribunale, agli ostinati interrogatori accompagnati dalle torture rispondeva intrepido confessando di essere cristiano. San Luciano, prete dotto e discusso, morì Martire a Nicomedia il 7 gennaio 312, durante la persecuzione di Massimino.
Esplicò in tutto l'Oriente, con fulcro ad Antiochia, la sua opera esegetica rivelando in ciò una estrema e tormentata esigenza di precisione per i Testi della tradizione.
La sua "Recensione lucianica" dell'Antico e del Nuovo Testamento era diventata dalla fine del IV secolo in avanti  il testo usuale di un gran numero di Chiese.
L'opera che rimane fondamentale a tutt'oggi per la conoscenza di Luciano e del suo influsso dottrinale è il saggio di G. Bardy: "Recherches sur Saint Lucien d'Antioche et son école", pubblicato a Parigi nel 1936.
Nel 330 l'imperatore Costantino, per ossequiare la madre Elena, fondò Elenopoli. Qui vi si onorava e continuò a onorarsi nel tempo il corpo del Martire San Luciano.
Fantasia vuole che per il trasferimento delle reliquie di Luciano da Nicomedia a Elenopoli, la provvidenza si sia servita, via mare, di un delfino miracoloso.
Quello che è più certo è che Costantino, poco prima di morire, fu battezzato nel 337 dal vescovo Eusebio nei pressi della tomba di Luciano.
Tali scarne, frammentarie, tramandate notizie su Luciano sono importanti. Questo Santo, testimone sofferente nella ricerca di Dio, attestò con la presenza della memoria il passaggio, la Pasqua di un impero.
Qualche imperatore nei secoli successivi ascoltò (e ancora oggi qualcun altro ascolta) messe per un prezzo politico.  Soltanto a vicenda terrena pressoché conclusa, l'imperatore Costantino suggellò la nuova fede venerando la madre Elena e assumendo per testimone San Luciano.
(Autore: Mario Benatti - Fonte: Encoclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Luciano di Antiochia, pregate per noi.


*Beata Maria Teresa del Sacro Cuore (Haze) - Fondatrice (7 gennaio)

Liegi, Belgio, 27 febbraio 1777 - Liegi, 7 gennaio 1876
Martirologio Romano: A Liegi in Belgio, Beata Maria Teresa (Giovanna) Haze, Vergine, che fondò la Congregazione delle Figlie della Santa Croce al servizio dei deboli e dei poveri.
Probabilmente è la Beata più longeva della storia della santità della Chiesa Cattolica, infatti morì a 99 anni il 7 gennaio 1876.
Il suo nome era Giovanna Haze, figlia di famiglia benestante e molto religiosa, nacque a Liegi il 27 febbraio 1777; dotata di intelligenza precoce, a quattro anni sapeva già leggere correntemente.  
La sua famiglia fu coinvolta nei pericoli della Rivoluzione Francese e quindi dovette fuggire all’estero per l’avanzata dell’esercito rivoluzionario in Belgio, in tale circostanza, nel 1795 morì il padre e mentre alcune sorelle si sposarono, Giovanna e la sorella Ferdinanda, invece avevano in animo il desiderio di farsi suore, cosa impossibile per le leggi anticlericali dell’epoca, quindi rimasero in casa dedite al lavoro ed alla preghiera, assistendo la madre, che morì nel 1820.
Quattro anni dopo, fu offerta loro una scuola parrocchiale in Liegi, tollerata dal governo olandese, di cui il Belgio faceva parte. Nel 1830 il Belgio acquistò l’indipendenza dall’Olanda, allora la Beata Giovanna Haze decise di fondare una nuova Congregazione a cui diede il nome di ‘Figlie della Santa Croce di Liegi’, che iniziò la sua attività il 1° agosto 1832, con lo scopo di organizzare le scuole private, l’assistenza alle carceri, agli ospedali più poveri, alle missioni.
Prese il nome di Maria Teresa del Sacro Cuore e governò la sua Opera fino a tarda età; uno dei suoi motti spirituali, che l’accompagnarono tutta la vita fu: “Il Signore presenta la Croce con una mano e la consolazione con l’altra”.  
Morì a Liegi e fu sepolta nel cimitero di Chénée; la Congregazione conta oggi 103 comunità sparse in quattro continenti; la causa di beatificazione fu introdotta nel 1911, ed a seguito di un miracolo attribuito alla sua intercessione e approvato il 22 gennaio 1991, è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 21 aprile 1991.  (Autore: Antonio Borrelli)
La sua regione nativa è soggetta dal 1714 all’Impero degli Asburgo d’Austria, rappresentato a Liegi dal vescovo, che è anche governatore civile col titolo di principe. Lei è figlia del segretario di questo vescovo, con cinque tra fratelli e sorelle, e viene battezzata col nome di Giovanna.
La famiglia è agiata e importante, tutti i figli studiano, e Giovanna impara a leggere e scrivere prima dei sei anni. Da ragazzina, con la sorella Ferdinanda, pensa di entrare in un ordine religioso.
Ma sopravvengono politica e guerra: nel 1794 il territorio è invaso dalle truppe della Francia rivoluzionaria, il  possa rivederlo, e l’occupazione francese prosegue con Napoleone fino al 1815. Poi ci sono 15 anni di dominio olandese, e nel 1830 nasce il regno indipendente del Belgio, col re Leopoldo I di Sassonia-Coburgo.
Giovanna e Ferdinanda, rimaste con la madre fino alla sua morte nel 1820, non sono diventate Suore. Vivono un po’ come “monache in casa” e nel 1824 aprono in Liegi una scuola elementare, con tutti i permessi del governo olandese; ma con pochissimi alunni, perché è a pagamento. E l’insuccesso le orienta; aprono una scuola gratuita, loro due, senza permessi, ma subito con molti alunni, che poi le mettono a contatto con la povertà delle famiglie, dei malati senza assistenza. Le
sorelle maestre diventano infermiere nelle case dopo l’insegnamento, aiutate da ragazze di Liegi, pronte agli stessi impegni.
Fanno gruppo spontaneamente; sviluppano l’attività con il consiglio e l’aiuto di due sacerdoti di Liegi: padre Cloes e padre Habets.
Nel 1833, monsignor Bommel, Vescovo di Liegi, riconosce come comunità religiosa diocesana le due sorelle con le loro collaboratrici. Pronunceranno i voti, insegneranno nelle scuole e visiteranno poveri e malati nelle case. Prendono un nome che indica la loro dedizione ai sofferenti: Figlie della Croce. Giovanna diventa madre Maria Teresa, prima superiora generale, e a più di cinquant’anni realizza i suoi sogni di ragazzina.
Le attività si diversificano secondo le necessità e le urgenze: assistenza anche ai vecchi, creazione di ospizi, sostegno alle donne tolte dalla strada, assistenza e istruzione religiosa ai ragazzi che lavorano in fabbrica, e soccorso ai feriti sui campi di battaglia.
In verità, il Belgio non fa guerre, perché vincolato fin dall’origine alla neutralità perpetua (Trattato di Londra del 1831). Ma le guerre le fa la Prussia: contro l’Austria nel 1866, contro la Francia nel 1870. E le Figlie della Croce arrivano anche lì, soccorrendo i feriti di una parte e dell’altra. Le ha mandate la madre generale, che non ammette neutralità davanti alla sofferenza.
La sua fondazione è ormai riconosciuta e approvata dalla Santa Sede, ma lei resta la pioniera dei primi tempi. Invecchia e insiste. Manda le Figlie fuori dal Belgio, in Inghilterra. Poi fuori dall’Europa, in India, e ha già ottant’anni, mentre le case della Congregazione sono ormai una cinquantina. Quando le forze vengono meno, è pronta a lasciar fare; dà spazio alle iniziative, pronta a fare coraggio con il suo motto di tutta la vita: «Dio lo vuole, perciò si farà». Muore dopo un anno di sofferenza, in Liegi, dove tuttora è sepolta. Giovanni Paolo II l’ha proclamata Beata nel 1991.  
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Teresa del Sacro Cuore, pregate per noi.


*Beato Matteo Guimerà di Agrigento - Vescovo (7 gennaio)

Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Palermo, transito del Beato Matteo Guimerá, vescovo di Agrigento, dell’Ordine dei Minori, cultore e propugnatore del Santissimo Nome di Gesù.
Con il breve del 20 ottobre 1326 Giovanni XXII, riassunte le vicende della successione a Bertoldo de Labro,  nominò Vescovo di Agrigento Matteo Orsini che era fratello dell'arcivescovo palermitano Giovanni e del rinunciatario Giacomo Orsini.
Matteo - scrive Stefano L. Forte, o. p. - nacque a Roma da Orso di Francesco "de filiis Ursi" di Campodifiore e da Francesca di Bonaventura del Cardinale.
Era fratello di Giovanni, arcivescovo di Palermo e di Giacomo, protonotario apostolico che era stato eletto, dopo il Musca vescovo di Agrigento, ma aveva rinunciato. Era poi nipote del cardinale Francesco Napoleone Orsini, diacono di S. Lucia in Selci.
Entrato nell'ordine domenicano prima del 1307, studiò a Parigi dove, conseguiti i gradi accademici, anche insegnò.
Partecipò al capitolo generale domenicano di Londra nel 1314, fu provinciale di Roma nel 1322 e dai Romani fu mandato in Avignone per chiedere al Papa il rientro nella sua sede: nel 1326 fu nominato lettore di S. Scrittura nello Studium Urbis.  
Eletto nell'ottobre vescovo di Agrigento, fu consacrato dal card. Guglielmo de Peyre de Godin, domenicano, vescovo di Sabina.  
"Probabilmente - aggiunge il Forte - l'Orsini non è stato mai di persona nella sua diocesi, o comunque non certo per molto tempo; aveva però un vicario generale in Agrigento, il domenicano fra Paolo del Giudice di Perugia.
Il Collura parlando dell'Orsini cita: "Dopo la morte di Bertoldo, cedendo Giacomo, detto Musio, eletto dal Capitolo, essendo stato rifiutato (o rigettato) Giacomo, dei figli di Orso, arcidiacono di Stadia nella Chiesa di Chalons. che era stato messo a capo della Chiesa Agrigentina dall'arcivescovo di Palermo".
Sembra si tratti di un affare di famiglia tra i fratelli Orsini: le espressioni usate, però aggiungono altri particolari che meritano di essere sottolineati: di Giacomo Musca si dice: "cedente"; per la morte sopravvenuta pochi giorni dopo - ma la parola sarebbe strana per indicare questa evenienza naturale - come lascia supporre il breve di Giovanni XXII, o per le pressioni degli Orsini, e particolarmente dell'arcivescovo palermitano Giovanni, che forse, facendo leva sulla sua poca "literatura". di autorità pose a capo suo fratello Giacomo, alla Chiesa Agrigentina?
Ma da chi fu reietto - rigettato o rifiutato - Giacomo Orsini? Dal Capitolo, dal clero e dal popolo della diocesi che dalla prepotenza del palermitano si vedevano privati di un loro diritto, quello di eleggere il vescovo, e, perciò per farlo valere avevano contratto un mutuo di dieci o venti onze d'oro? Dal re di Sicilia che, allora, era Federico II perché la nomina di Giacomo era lesiva della legazia apostolica e dei suoi diritti di patrono e di re di Sicilia?
Federico, detto a volte III, ma II come re di Sicilia, era salito al trono nel dicembre 1295 era stato incoronato il 25 marzo 1326 e morì a Catania il 25 giugno 1337.
Vissuto in tempi assai difficili per il regno, seppe difendere la Sicilia e la sua indipendenza dagli Angioini, dalla Francia e dal Papato. Ottimo guerriero, fu saggio legislatore e geloso tutore dei suoi diritti, quindi potrebbe essere stato lui a rifiutare Giacomo Orsini, favorendo anche, così, l'azione del Capitolo e del clero.
Considerato che la morte di Bertoldo è accaduta il 27 marzo 1326 e tenuto conto dei tempi necessari - date le distanze - per l'intervento dell'arcivescovo di Palermo e del Papa, residente allora in Avignone, si può congetturare che l'elezione di Giacomo Musca sia avvenuta in aprile che il suo episcopato. come eletto, durato pochi giorni, si sia concluso nello stesso mese.
In base a quanto detto nel breve di Giovanni XXII, non si può accettare la notizia fatta propria anche dal Collura che l'elezione del Musca fu invalidata dalla Curia Romana, poiché il Papa ne riconosce la legittimità.
Il vescovo Matteo, il 18 dicembre dello stesso anno, da Giovanni XXII fu creato cardinale e perciò venne soprannominato il Cardinale Agrigentino.
Per i suoi impegni alla corte pontificia non venne mai ad Agrigento, come assicura il Lauricella anche perché, nel 1329, fu trasferito alla sede arcivescovile di Siponto e poi, in seguito, fu arcivescovo di Sabina (1338).
Nel 1334, dopo la morte dell'arcivescovo palermitano Giovanni Orsini, secondo altri, gli successe nell'arcivescovato che tenne per due anni come eletto, ma non ne prese il possesso e vi rinunziò nei 1336.
Morì in Avignone il 18 agosto 1341. Il suo corpo fu traslato a Roma e seppellito nella stessa tomba del card. Francesco Orsini in S. Maria sopra Minerva. Dagli scrittori domenicani è considerato un beato dell'Ordine.  
(Autore: Raimondo Lentini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Matteo Guimerà di Agrigento, pregate per noi.


*San Polieuto - Martire (7 gennaio)

Martirologio Romano: A Melitene, in Armenia, ricordo di San Polieuto, Martire, che, soldato, costretto a sacrificare agli dei da un editto dell'imperatore Decio,  ruppe le statue degli idoli, quindi sopportò con fermezza molti tormenti, infine fu decapitato e battezzato col suo stesso sangue sparso.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Polieuto, pregate per noi.


*San Raimondo de Peñafort - Sacerdote, Patrono degli studiosi di Diritto Canonico  (7 gennaio)
Peñafort (Catalogna), 1175 - Barcellona, 6 gennaio 1275

Figlio di signori catalani, nasce a Peñafort nel 1175. Comincia gli studi a Barcellona e li termina a Bologna.
Qui conosce il genovese Sinibaldo Fieschi, poi Papa Innocenzo IV.
Di ritorno a Barcellona, Raimondo è nominato canonico della cattedrale.
Ma nel 1222 si apre in città un convento dell'Ordine dei Predicatori, fondato pochi anni prima da San Domenico.
E lui lascia il canonicato per farsi domenicano.
Nel 1223 aiuta il futuro santo Pietro Nolasco a fondare l'Ordine dei Mercedari per il riscatto degli schiavi.
Qualche anno dopo a Roma Gregorio IX gli affida il compito di raccogliere e ordinare tutte le decretali (gli atti emanati dai pontefici in materia dogmatica e disciplinare, rispondendo a quesiti o intervenendo su situazioni specifiche).
Raimondo riesce a dare un ordine e una completezza mai raggiunti prima.  
Nel 1234, il Papa gli offre l'arcivescovado di Tarragona.
Ma lui rifiuta. Nel 1238 i suoi confratelli lo vogliono generale dell'Ordine.  
Ma l'attività intensa che lo vede in tutta Europa lo sfianca.
A 70 anni torna infine a una vita di preghiera, studio, formazione dei nuovi predicatori nell'Ordine. Frate Raimondo muore a Barcellona nel 1275. (Avvenire)
Etimologia:  Raimondo = intelligenza protettrice, dal tedesco
Martirologio Romano: San Raimondo di Penyafort, sacerdote dell’ Ordine dei Predicatori: insigne conoscitore del diritto canonico, scrisse rettamente e fruttuosamente sul sacramento della penitenza e, eletto maestro generale, preparò una nuova redazione delle Costituzioni dell’ Ordine.
È il terzo generale dei Domenicani, dopo Domenico di Guzman e Giordano di Sassonia. Ma le cariche – quando le accetta – addosso a lui durano sempre poco, e quasi sembrano interruzioni forzate e
temporanee di un modello di vita al quale tornerà sempre, nella sua lunga esistenza: preghiera, studio e nient’ altro.
Figlio di signori catalani, ha cominciato gli studi a Barcellona e li ha terminati a Bologna, dov’è stato anche insegnante. Qui ha conosciuto il patrizio genovese Sinibaldo Fieschi, poi papa Innocenzo IV e aspro nemico dell’imperatore Federico II; e il capuano Pier delle Vigne, che di Federico sarà l’uomo di fiducia e poi la vittima (innocente, secondo Dante). Torna a Barcellona, dov’è nominato canonico della cattedrale.
Ma nel 1222 si apre in città un convento dell’Ordine dei Predicatori, fondato pochi anni prima da San Domenico.
E lui lascia il canonicato per farsi Domenicano.
Nel 1223 aiuta il futuro santo Pietro Nolasco, originario della Linguadoca in Francia, a fondare l’Ordine dei Mercedari per il riscatto degli schiavi, e qualche anno dopo accompagna il cardinale Giovanni d’Abbeville a Roma.
Qui Gregorio IX nota la profondità della sua dottrina giuridica e gli affida un gravoso compito: raccogliere e ordinare tutte le decretali, ossia gli atti emanati via via dai pontefici in materia dogmatica e disciplinare, rispondendo a quesiti o intervenendo su situazioni specifiche: una massa enorme di testi più e meno importanti, un coacervo plurisecolare di decisioni, da  perderci la testa.
Raimondo riesce a dare un ordine e una completezza mai raggiunti prima, e quindi una pronta utilità.
A lavoro finito, nel 1234, il Papa gli offre in ricompensa l’arcivescovado di Tarragona. Ma lui non accetta: è frate domenicano e frate rimane.  
Nel 1238, però, sono appunto i suoi confratelli a volerlo generale dell’Ordine, e deve dire di sì.
Dice di sì a un periodo faticosissimo di viaggi, sempre a piedi, attraverso l’Europa, da un convento all’altro, da un problema all’altro.
Un’attività che lo sfianca, costringendolo infine a lasciare l’incarico.
Torna, ormai settantenne, alla sua vera vita: preghiera, studio, formazione dei nuovi predicatori nell’Ordine, che si va espandendo in Europa.
Un Ordine per sua natura missionario e che perciò, pensa Raimondo, si deve dotare di tutti gli strumenti culturali indispensabili per avvicinare, interessare, convincere.
Occorrono testi idonei alla discussione con persone colte di altre fedi; e lui lavora per parte sua a prepararli, spingendo inoltre il confratello Tommaso d’Aquino a scrivere per questo scopo la famosa Summa contra Gentiles.
Inoltre, bisogna conoscere da vicino la cultura di coloro ai quali si vuole annunciare Cristo e Raimondo istituisce una scuola di ebraico a Murcia, in Spagna, e una di arabo a Tunisi.
Sembra che tante fatiche e iniziative gli allunghino la vita. Frate Raimondo muore infatti a Barcellona ormai centenario. Sarà canonizzato nel 1601 da Clemente VIII.
(Autore: Domenico Agasso)
Giaculatoria - San Raimondo de Peñafort, pregate per noi.  

 

*San Rinaldo di Colonia - Monaco (7 gennaio)

Colonia, Germania, XIII secolo  
Etimologia: Rinaldo = potente consigliere, dall'antico tedesco. A Toledo in Spagna, S.Rinaldo di Colonia per una confusione con S. Rinaldo di Nocera Umbra, viene celebrato nello stesso giorno del 9 febbraio; ma la maggioranza delle tradizioni e documenti liturgici, riportano il 7 gennaio ricorrenza della traslazione delle reliquie, come giorno della celebrazione.
Si è obbligati a dare notizie di ordine generale sulla sua vita, in quanto le fonti esistenti si dividono in due gruppi, i poemi epici e le leggende e quasi tutte le versioni dei due gruppi differiscono nei
particolari. Rinaldo fu il primogenito dei quattro figli di Haimon e di una sorella di Carlo Magno, trascorse la gioventù dedicandosi alle armi, poi avvenne la svolta decisiva della sua esistenza, si pentì del tipo di vita condotto fino ad allora e secondo le versioni più antiche decise di espiare i suoi peccati, prestando opera di muratore a Colonia.
Altre versioni dicono che entrò in un monastero, si suppone quello di S. Pantaleone di Colonia, dove l’abate lo nomina sorvegliante degli operai addetti alla costruzione di una chiesa.
Il monaco Rinaldo con la sua diligenza suscitò l’invidia e la ribellione di questi operai, i quali lo uccisero con dei martelli, gettandone poi il corpo in uno stagno. Anni dopo il cadavere fu rinvenuto miracolosamente e trasportato a Dortmund.
Le versioni epiche ne fanno invece un valoroso guerriero, contemporaneo di un santo monaco omonimo, che visse in un’epoca indeterminata a Colonia e che morì in concetto di santità tra l’811 e il 1239.
Dopo il trasferimento delle sue reliquie a Dortmund agli inizi del secolo XIII, le tradizioni di un eroe e di un santo si fusero, ricavandone un unico Rinaldo monaco, che così venne a cancellare ogni traccia dell’eroico guerriero.
Dai primi decenni del secolo XIII si venne ad instaurare un culto per San Rinaldo monaco, con una cappella a lui intestata a Colonia e dal 1200 egli è patrono principale di Dortmund e dal 1346 il suo nome compare nei calendari per lo più come martire.
In Germania fu eletto patrono dei commercianti, patronato che ebbe molta rilevanza nel Medioevo; inoltre dal 1706 è patrono anche degli scalpellini; il suo culto si estese da Colonia e Dortmund ai Paesi Bassi, Danzica, Thorn, Riga e Ulm, alcune reliquie furono portate a Fulda e nel 1616 a Toledo. Vi sono ben 44 raffigurazioni di San Rinaldo monaco di Colonia, sparse un po’ in tutta la Germania e qui anche l’arte subisce la fantasia leggendaria del doppio personaggio, a volte è rappresentato come monaco con un martello in mano, simbolo del suo martirio, spesso appare in vesti di guerriero figlio di Hamon, con spada e scudo, a volte il martello compare anche in mano al cavaliere.
Giaculatoria - San Rinaldo di Colonia, pregate per noi.


*San Tillone - Monaco di Solignac (7 gennaio)

Martirologio Romano:
A Solignac presso Limoges nella regione dell’Aquitania, in Francia, San Tillone, che, discepolo di Sant’Eligio, fu artigiano e monaco.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tillone, pregate per noi.


*San Valentino - Vescovo, Protomartire di Passau (7 gennaio)

Martirologio Romano: A Passau nel Norico, nell’odierna Baviera, commemorazione di San Valentino, vescovo della Rezia.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valentino, pregate per noi.

  

*Santa Virginia (7 gennaio)

Etimologia: Virginia = verginale, puro, dal latino
Con questo nome è venerata una santa pastorella del Poitou in Francia, la tradizione popolare ce ne ha  tramandata la vita, apparentemente leggendaria; è patrona di Sainte-Verge nel Deux Sèvres vicino
Poitiers e la sua festa si celebra il 7 gennaio, le è stata dedicata una chiesa parrocchiale che ha preso il suo nome.
Le sue reliquie risultano disperse nel 1793 durante la Rivoluzione Francese.
Di ufficiale non si sa altro; il nome però come in tanti altri casi è divenuto comune in Italia, Francia, Inghilterra per altri motivi, così si chiamano due Stati degli U.S.A.: Virginia e West Virginia con capitali Richmond e
Charleston, il cui nome fu messo in omaggio alla regina Elisabetta I d’Inghilterra, la “regina vergine”.
Proviene dal latino ‘virgo’ a sua volta derivato dall’etrusco e significa ‘vergine’.
Vittorio Alfieri nel 1777 si ispirò per la sua tragedia omonima, alla leggenda di Virginia che insidiata dal decumviro Appio Claudio nel secolo V a. C., fu uccisa dal padre Lucio per sottrarla al disonore.
Nell’antichità latina, il nome Virginia / Virginio indicava i giovani di ambo i sessi pronti per il matrimonio.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Virginia, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (7 gennaio)

*Santi Giuliano e Basilissa (ricordati il 6 gennaio)

*Beata Maria teresa (Giovanna) Haze

Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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