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Ora del Mondo 2000-2024

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"Maggio 2000" L'Ora del Mondo
Presiede il Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Nunzio Apostolico della Santa Sede per l’Italia e la Repubblica di San Marino

Nella Casa della Madre
Circa Centomila pellegrini hanno partecipato alle celebrazioni in preparazione alla recita della Supplica alla Vergine del Rosario. L’evento ha avuto come straordinari cornice il Grande giubileo del 2000 e l’anniversario dell’arrivo a Pompei della sacra Immagine della Madonna.
Un calendario ricco, fitto e intenso, con appuntamenti e celebrazioni giubilari per tutto il tradizionale mese mariano di maggio; così si è presentata Pompei agli occhi degli osservatori.
Più di dodicimila presenze all’evento inaugurale, la XIV edizione del Meeting dei Giovani, e non meno di centomila pellegrini provenienti dalle regioni del Centro Sud e da altre parti d’Italia e del mondo, nei giorni tra il 6 e l’8 maggio.
Come ogni anno l’enorme flusso di pellegrini è stato determinato dalla solenne Supplica alla vergine del Rosario, testo di preghiera redatto dal Fondatore della Nuova Pompei il Beato Bartolo Longo, che tra il 1872 e il 1926 diede inizio ad una straordinaria esperienza di fede e di carità.
Un appuntamento mondiale
Il testo della Supplica viene recitato solennemente due volte l’anno: la prima domenica di ottobre e l’8 maggio. Ma la preghiera, sin dal suo apparire nel 1883, ebbe un successo di diffusione davvero notevole. Da allora milioni di persone in tutto il mondo, nei due giorni previsti, alle ore 12 (chi a Pompei, chi a casa propria, nelle chiese, negli ospedali, nelle comunità religiose, negli oratori giovanili, e nei posti di lavoro), recitando la preghiera in comunione spirituale con tutti gli altri, anche se a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza. Il Beato Bartolo Longo definì questo fenomeno di aggregazione orante "l’ora del mondo". Per favorirne la più larga diffusione, da abile pubblicista e comunicatore, il Fondatore di Pompei provvide alla stampa della preghiera in decine di lingue straniere e addirittura in alcuni dialetti asiatici. Sta di fatto, che ancora oggi, la Supplica è la preghiera, scritta da un italiano, più conosciuta al mondo e si recita in tutti i Continenti. A Malta, l’8 maggio, l’Arcivescovo del luogo presiede un solenne rito nella piazza principale de La valletta, alla presenza del Presidente della Repubblica, delle più alte cariche dello Stato e di tutto il popolo. Due anni fa, la Supplica fu trasmessa via satellite e, dopo, non si contarono le telefonate giunte al santuario, soprattutto dall’Australia e dalle Americhe, di fedeli che volevano esprimere la loro gioia e commozione nell’aver potuto partecipare in diretta da Pompei a questo avvenimento.
Ma anche in questa circostanza molti devoti hanno seguito la Supplica attraverso la diretta televisiva di Canale 21 e le differite di Radio Maria, senza contare i servizi televisivi e della carta stampata che hanno dato notizia dell’avvenimento.
I riti e le celebrazioni
Il rito dell’8 maggio: celebrazione eucaristica (ore 11) e recita della Supplica (ore 12) è stato presieduto dal Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Nunzio Apostolico della Santa Sede per l’Italia e la Repubblica di San Marino.
Nato a Torino nel 1925, Vescovo dal 1977, Cordero Lanza di Montezemolo è Nunzio dal 1998. Ma i festeggiamenti sono iniziati già sabato 6 maggio, data in cui ricorre l’anniversario della consacrazione dell’altare maggiore, avvenuta nel 1939, alla fine dei lavori di ampliamento che portarono il primigenio edificio sacro, fatto costruire da Bartolo Longo ad una navata, all’attuale struttura della Basilica che è disposta su tre navate.
Alle ore 18, introdotta dalla recita del santo rosario, l’Immagine della Vergine è stata fatta scendere sull’altare. L’Arcivescovo di Pompei, Mons. Francesco s
Saverio Toppi, a nome dei fedeli e pellegrini presenti ha venerato l’icona e subito dopo ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica. Lo stesso Pastore ha presieduto la Santa Messa delle ore 24.00, di domenica 7 maggio, al culmine della veglia mariana che iniziata alle 21.30, ha proposto inizialmente un cammino penitenziale di conversione e di rinnovamento spirituale, seguito da un’intensa esperienza orante davanti a Gesù Eucarestia e conclusa dall’Ora di Guardia, sul filo conduttore della Novena d’impetrazione alla vergine del Rosario, testo di preghiera anch’esso scritto da Bartolo Longo, dal linguaggio fortemente evocativo della funzione materna che Maria svolge nei confronti del popolo di Dio e della conseguente manifestazione affettuosa e filiale dei suoi devoti. Le celebrazioni si sono svolte nel Santuario che, dopo i lavori di restauro finanziati dallo Stato in occasione del Grande Giubileo del 2000, è stato restituito alla sua originaria bellezza offrendo ai pellegrini nuovi locali e nuovi servizi per rendere più gradevole la loro sosta a Pompei e più intensa ed efficace la loro personale esperienza di fede e di spiritualità.
Nella casa della Madre
Ogni santuario mariano, come Nazareth, è casa di Maria, luogo centrale dell’itinerario di tutta la storia della salvezza. Il "sì" di Nazareth si riverbera in tutti i luoghi dove la storia ha registrato una particolare presenza mariana. Ogni santuario dedicato alla Vergine è un evento di grazia donato agli uomini. È in questo senso che va letto l’appuntamento con la Supplica del Beato Bartolo Longo.
Un evento che raduna ecclesialmente uomini, donne, anziani, bambini e giovani che nella "Casa della Madre" rinnovano la propria appartenenza e fedeltà a Cristo Signore, unico Mediatore, tra Dio e gli uomini.
E come in ogni casa materna, il linguaggio è quello dell’amore, degli affetti e dei sentimenti che sono manifestati senza falsi pudori. Gli accenti sono quelli del cuore: la Supplica, ma anche tutti i testi di preghiera redatti da Bartolo Longo per promuovere la devozione alla Vergine del
Rosario esprimono il profondo ed intimo legame di maternità e di figliolanza tra la Vergine Santa e i suoi devoti: "… ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori". Ed è per questo motivo, per quanto il linguaggio possa sembrare datato ed enfatizzato, che ancora oggi si può pregare così: "… Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! ...
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia! ...
Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti …
E noi ci abbandoniamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli fra le braccia della più tenera fra le madri e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie…".

Il Giubileo e l’anniversario di Pompei
Quest’anno la Supplica si è inserita nel contesto di due importanti ricorrenze: l’Anno Santo del Grande Giubileo del 2000 e il 25° anniversario dell’arrivo dell’Immagine della Madonna a Pompei (13 novembre 1875). Nella sua omelia il Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo dopo aver ricordato il legame profondo del Giubileo con il mistero dell’Incarnazione, ha indicato nel Fondatore di Pompei un modello concreto per vivere in pienezza le attese dell’Anno Santo: "Il Beato Bartolo Longo, esempio di santità di fedele laico, con la Supplica alla Madonna di Pompei, ci aiuta in profondità a celebrare il Giubileo e a raccoglierne i frutti di grazia avvicinandoci con fiducia alla vergine Maria, che è "Madre nostra, Madre dei peccatori".
Ella, "Madre di Misericordia", può facilitare il cammino giubilare della conversione, perché "tutti tornino pentiti" a Dio nella pratica della vita cristiana più coerente e fedele.
In Lei è ogni nostra speranza, perché "Gesù ha riposto nelle sue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie".
Nelle invocazioni della Supplica, inoltre, troviamo il richiamo alla carità e alla solidarietà. …
Il Beato Bartolo Longo, con le sue opere, che oggi sono dinanzi ai nostri occhi, ci dà un esempio splendido di questa carità; non una carità fatta di pietismo accondiscendente, ma una carità piena di autentico spirito di amore servizievole verso coloro che, essendo particolarmente immagine di cristo, in quanto poveri e sofferenti, detenevano un diritto al suo amore.
Ma la carità sarebbe vana, riducendosi ad una sterile filantropia, se non è animata dalla preghiera, la preghiera fervida, intensa, di cui questo Santuario è un meraviglioso e imponente monumento. … la preghiera del Beato Bartolo, che ha affidato tutti i suoi progetti, più che all’ingegno umano, di cui pur era dotato in grado eminente, alla semplice, fiduciosa preghiera, sgorgante dal suo cuore pieno della fede che sposta le montagne, come l’ardente Supplica alla Madonna di Pompei …".
Concomitante con l’evento giubilare è l’altra ricorrenza che celebra l’anniversario dell’arrivo dell’Immagine della Madonna a Pompei che segna la nascita non solo del Santuario, ma di una particolare chiesa locale legata al carisma e all’opera di testimonianza del suo Fondatore. Questo evento, che avrà il suo culmine il prossimo 13 novembre è definito da Giovanni Paolo II un ulteriore dono di grazia.
Nella lettera che il Santo Padre ha inviato all’Arcivescovo Mons. Francesco Saverio Toppi, il Papa afferma: "Questa visita di Maria ha cambiato il volto spirituale e civile di Pompei, che dal 1875 si è andata sempre più trasformando in cittadella della preghiera, centro di irradiazione del Vangelo, luogo di innumerevoli grazie e conversioni, caposaldo di pietà mariana, a cui si guarda da ogni parte del mondo. … Il Grande Giubileo e questa speciale vostra ricorrenza si richiamano reciprocamente ed offrono particolari motivi di riflessione e di rendimento di grazie.
L’Anno santo pone al centro dell’attenzione dei credenti il mistero dell’incarnazione del verbo e li invita a contemplare Colui che "pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2, 5-7). Pompei è la terra del santo Rosario, dove il fervoroso sgorgare dal cuore dei fedeli della preghiera dell’Ave Maria conduce a contemplare l’interiore disponibilità con cui la vergine Santa accolse nella fede l’annuncio della nascita del Figlio di Dio nella carne umana. Analogamente l’invito, che risuona nell’evento giubilare a porsi in amoroso ascolto della parola di Dio ed a confermare la propria vita al Vangelo, trova eco felice nella pratica dei Quindici Sabati, che Bartolo Longo diffuse tra i fedeli, nell’intento di spingerli alla contemplazione di Cristo. Come poi non scorgere una sintonia eloquente tra la nascita umile e povera del Redentore nella stalla di Betlemme ed il contesto altrettanto semplice e dimesso nel quale arrivò a Pompei il Quadro della Madonna?".
Una preziosa eredità, titolo di onore non solo per chi vive a Pompei, ma per tutti i devoti legati al Santuario della Madonna, ma anche impegno perché nel tempio di Pompei – si augura il Papa – "dove la Madre continua a mostrare il Figlio suo divino come unico Salvatore del mondo, tanti uomini e donne in cerca di pace possano fare esperienza gioiosa della "visita" di Cristo, vissuta da Elisabetta e da Giovanni Battista, in occasione dell’incontro con la Vergine (cfr. Lc 1,39-56)".

(Autore: Pasquale Mocerino)


"Ottobre 2000" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Maggio 2001" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza Mons. Domenico Sorrentino
L’invocazione alla Regina della Pace

Il mese di maggio occupa a Pompei una posizione di grande centralità e di fermento, non soltanto rispetto al culto mariano che la Chiesa ed i fedeli praticano in questo mese, questo per le cadenze storico commemorative del Santuario e per le iniziative ordinarie e/0 straordinarie che ne scaturiscono; il maggio del 2001, primo del terzo millennio, presenta, come vedremo, questo abbinamento e per di più esso coincide con la ricorrenza del primo centenario della Facciata della Basilica (5 maggio 1901), dando vita ad alcune riflessioni specifiche, derivanti dalla dedica alla Pace Universale, fatta scolpire dallo stesso Beato Fondatore.
Questa celebrazione centenaria ha avuto, di conseguenza, momenti assai pregnanti, collegati tutti al filo conduttore della Pace, in contemporanea, per di più, con l’evento storico, rappresentato dal viaggio di Papa Giovanni Paolo II a Damasco.
Nel percorso pompeiano abbiamo avuto una prima fase di preparazione: il nuovo Prelato, infatti, Mons. Domenico Sorrentino, a pochi giorni dal suo insediamento, ha voluto che 250 rappresentanti l’infanzia e la gioventù dei Centri Educativi, partendo da Napoli sulla nave "Angelina Lauro", esprimessero al largo del golfo, un messaggio ai loro coetanei per la pace e contro ogni tipo di violenza, richiamando alle loro responsabilità gli adulti e la società organizzata.
Un secondo momento, poi, Pompei lo ha vissuto accogliendo il XV Meeting dei giovani, incentrato quest’anno sul tema "L’Altro e oltre: quando il cielo si fa giovane".
Si è trattato di un tema che ha inteso emblematicamente riaffermare l’esigenza che ogni uomo ha di incontrare Dio sulla sua strada: da questa presenza dovrebbe scaturire in ciascuno di noi la capacità di amare e servire l’altro "non solo per ciò che siamo o che lui rappresenta, ma per la provenienza che ci accomuna, che è quella di Dio".
In questa ottica si inserisce, proprio nell’incontro da tanti giovani, quel Dio di Gesù di Nazareth che "è una persona che ci insegna ad amare": e chi ama l’altro è egli stesso depositario e messaggero attivo di pace.
La terza tappa di questo maggio pompeiano è quello del giorno 8, quando, a mezzodì, i rosarianti si uniscono alla voce del celebrante, per ripetere la preghiera della Supplica: anche in questo caso
insiste l’aspetto concomitante della "PAX" scolpita sulla facciata del Santuario che ci riconduceva a Bartolo Longo, alle sue più intime intenzioni, ai suoi presagi. La sua scelta, infatti, mentre lascia intendere chiaramente l’importanza planetaria che il termine pace riveste, al di là del credo religioso o politico delle persone, lascia anche intravedere qualcosa di più immediato: guardandosi intorno e riflettendo sugli avvenimenti che avevano accompagnato fino a quel momento la sua vocazione per Pompei, Bartolo Longo deve aver voluto anche esprimere il suo stesso bisogno di pace, di fronte ai dolori che egli, in prima persona, "sopportò" per la Chiesa e che la Chiesa stessa  gli "inflisse", ascoltando i calunniatori, i denigratori dell’opera. Il richiamo alla Pace diventa, poi, universale dinanzi al vero e proprio plebiscito delle risposte che egli riceve per completare il Santuario mariano.
La Pace Bartolo Longo la raggiungerà, superando se stesso, quando nel settembre del 1905, rassegnerà nelle mani di Papa Pio X tutto quello che in concreto era stato edificato a Pompei, divenendo egli stesso "eremita nella Valle, eremita della Madonna" e concludendo i suoi giorni nella preghiera, nel lavoro, nella testimonianza; mentre rimane imperitura, scolpita sulla monumentale facciata, la parola "PAX".
Il lettore perdoni la parentesi, ma essa diventa eloquente rispetto al voto del Beato Fondatore, perché il progetto strutturale della basilica trovasse il suo completamento e si presentasse al mondo: Santuario e opere educative nascono, è vero, dalla mente straordinaria e dal cuore del laico convertito, alla continua ricerca della Luce, ma sono state rese possibili dalle persone di tutto il mondo che le hanno sostenute. Il discorso, che Bartolo Longo pronuncia nella piazza del Santuario il 5 maggio del 1901, offre in pieno l’idea di quanto era successo perché la fede e l’amore per i "diversi" di quel tempo e di tutti i tempi, trovassero nella Madonna, che la folla presente invocava a gran voce come "paciera dei popoli", il loro esito.
Nel manifesto-invito rivolto ai cittadini ed ai devoti della Vergine del Rosario di Pompei, il Prelato parla di un maggio dal "significato speciale", riprendendo la cadenza centenaria ed insistendo sul tema della Pace: "Sulla sommità della facciata col termine latino PAX, all’ombra della statua di Maria col Bambino l’idea della pace fu scolpita come sintesi di tutto il messaggio di Pompei: è la pace, la pace
autentica e piena, la pace che ha in Cristo il suo fondamento, ciò che la Madonna intende realizzare per le coscienze, per le famiglie, per le nazioni, per il mondo" …
"È mio desiderio, prosegue il testo, che la Supplica di quest’anno, che guiderò, recitandola per questa occasione solenne dalla loggia centrale della facciata, abbia in tutti voi questa particolare intonazione di preghiera per la pace".
E puntuale all’appuntamento l’Arcivescovo Sorrentino si è presentato trovandosi dinanzi ad una piazza gremita, alla famiglia delle opere pompeiane, al clero, alle autorità civili e religiose, ai Cavalieri e alle Dame del Santo Sepolcro e alle autorità militari nelle persone del colonnello dei carabinieri Lusi Adelmo e del maggiore Giuseppe Palma della Compagnia di Torre Annunziata, mentre la celebrazione era messa in onda dall’emittente Canale 21.
Nella sua omelia Mons. Sorrentino ha affrontato, ripetiamo, il tema della Pace, riconducendo le sue riflessioni al Fondatore ed alle sue intuizioni profetiche, inserendole nel contesto delle problematiche attuali, in sintonia con i passi dello stesso Pontefice, preso nel suo sofferto pellegrinaggio di preghiera e di interpretazione di pace nel mondo.
Bartolo Longo, scegliendo il termine latino "PAX" ha posto su Pompei una sorta di sigillo, fissando questo valore come punto di partenza, come percorso e come meta ultima e piena.
Scritto sulla facciata del Santuario questo sigillo non doveva, per così dire, solo apparire ed essere un ornamento scontato, ma farsi richiamo e monito da non dimenticare, da rimanere giorno per giorno. La pace nasce nel nostro cuore, ma incontra sul suo cammino, purtroppo, i muri delle nostre
debolezze, dei nostri peccati, dei nostri egoismi, delle "ipocrisie personali, istituzionali, le nostre chiusure all’altro, la nostra capacità di essere subdoli, mentre si combattono le guerre vere e proprie, si nutrono falsi miraggi, si recita incapaci di annullare memorie e dolori che continuano a dividere. Tutte queste sono insidie che lo stesso Bartolo Longo avvertiva: la facciata – ha proseguito il Prelato – è l’antitesi, è la protesta esplicita e perenne a tutto ciò, è un progetto che l’umanità ritrova nel messaggio del Cristo, il quale lasciandoci la pace ed offrendoci la sua pace, ha inteso conciliare l’umano e il divino che è in ciascuno di noi, così come agisce Maria mentre si fa mediatrice, perché si apra una breccia sui muri  della violenza su quelli del pianto che non rigenerano, ma consolidano l’odio e la recriminazione.
Da Bartolo Longo ai giorni nostri sono trascorsi poco più di cento anni, ma gli insulti alla pace vivono ancora ed assumono le vesti inquietanti della violenza sui bambini, delle tossicodipendenze, delle navi della vergogna, delle morti innocenti ed altro ancora.
Hanno concelebrato con il Vescovo il vicario generale, Mons. Baldassarre Cuomo, l’amministratore del santuario, Mons. Pietro Caggiano, il rettore della Basilica, Mons. Giuseppe Adamo e i parroci della Città, a significare che tutta la Chiesa pompeiana è impegnata in questo percorso di pace e di solidarietà.
Dopo aver recitato la Supplica sulla loggia papale, Mons. Sorrentino ha rinnovato l’impegno del santuario di Pompei a percorrere, sulla scia del Beato Bartolo Longo, le strade della carità e dell’accoglienza, soprattutto a favore dei minori. Ed auspicio per il futuro, alcuni bambini hanno liberato in volo tante colombe bianche, simbolo della pace.

(Autore: Luigi Leone)
La Pace è il culmine dei doni di Dio
(Dall’Omelia di Mons. Sorrentino)

Carissimi fratelli e sorelle,
… È un canto di lode che si leva oggi in questa piazza, e risuona particolarmente appropriato all’odierna circostanza, in cui all’annuale Supplica del mese mariano si aggiunge anche un felice centenario: la realizzazione della solenne facciata del Santuario, che il Beato Bartolo Longo, inaugurò esattamente cento anni fa, attribuendo a questa realizzazione un significato che resta di palpitante
attualità.
Volle infatti che questa facciata fosse un Monumento alla Pace Universale,
Bisognerebbe rileggere il discorso vibrante che egli tenne per l’occasione, per lasciarsi toccare dai suoi sentimenti, dalla sua parola alata, dalla ricchezza delle sue intuizioni. A distanza di un secolo, quelle intuizioni si rivelano più feconde che mai.
A partire dalla prima di esse: egli comprese che la pace, nel suo senso più profondo, è la sintesi di tutti i beni che l’uomo può desiderare, è il culmine dei doni di Dio, in certo senso è il cuore stesso del Vangelo.
Quando infatti parliamo di pace nel senso biblico – shalom – sarebbe troppo poco pensare solo all’assenza della guerra e anche solo a un problema di buon ordine nei rapporti tra gli uomini. Sarebbe certo già tanto! Ma la pace che Dio sogna per noi è questo e ben altro. È qualcosa che abita le profondità di Dio. La pace è in realtà la vita stessa di Dio, è il suo essere comunione di amore nell’intimo della vita trinitaria, dove vivere è scambiarsi un eterno e reciproco amore, tra il Padre, il Figlio, e colui che è il loro dono scambievole, l’abbraccio, il baci d’amore, ossia lo Spirito Santo.
Questa sorgente di pace non è lontana da ciascuno di noi. Anzi, abita alle radici di noi stessi.
Se il flusso di questa pace non arriva ai nostri cuori, e noi rimaniamo agitati, inquieti, divisi, è perché in ciascuno di noi il peccato erige un muro contro la pace. Da questo muro interiore, nascono i muri che dividono persona e persona, e ci rendono diffidenti e incomunicanti; i muri che dividono popolo e popolo, e preparano guerre mostruose.
E sulle rovine delle guerre, si levano i muri del pianto, muri dove il ricordo e il dolore restano per sempre cocenti, muri che aspettano a lungo il miracolo di una breccia, che riapra tra fratelli una via di dialogo, di riconciliazione e di pace.
È in alternativa a questi tanti muri di divisione, che Bartolo Longo pensò ad erigere questa solenne
facciata, che non è muro divisorio, ma transito di comunione!
E lo è perché non si riduce a una facciata. Quante facciate nel mondo!
Le facciate delle nostre ipocrisie, personali e istituzionali.
Le facciate che nascondono il nulla, o peggio del nulla, quando nascondono le nostre cattiverie, i nostri egoismi sempre ben giustificati, le nostre chiusure a riccio, la nostra indisponibilità all’accoglienza, la nostra mancanza di condivisione.
La facciata che Bartolo Longo ha voluto darci, dedicandola alla pace, è l’antitesi di tutto questo. È un grido di protesta contro tutto questo. È un progetto alternativo a tutto questo.
Lo è, perché è porta che conduce a Cristo, il "principe della pace", perché è il sigillo alla casa di Maria, regina della pace.
Con questa sua splendida realizzazione, il nostro Beato ha voluto indicarci il segreto della pace vera. Quella che cristo ha voluto consegnarci dicendo: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (…).


"Ottobre 2001" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
Finalmente l’alba che porta ad un ulteriore ricambio dei pellegrini, alcuni vanno via ed altri arrivano, con una impressionante crescita numerica fino all’ora della concelebrazione eucaristica in Piazza, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
La celebrazione, iniziata alle 10.50, è stata trasmessa da Napoli Canale 21 e si è conclusa con la recita
della Supplica, con una forte invocazione alla Pace, per la coincidenza del centenario della Facciata della Basilica dedicata, appunto, alla Pace Universale e le condizioni difficili dell’ora presente.
È un tema che diventa il Leit motiv di tutta la celebrazione a partire dal saluto introduttivo del Prelato, che ricorda l’antico impegno per la pace del Santuario di Pompei con l’erezione del Monumento alla Pace ed il costante invito alla generosa solidarietà a favore di tutti i bambini del mondo in situazioni di disagio.
Il celebrante ha tessuto l’omelia, partendo dal generoso "Eccomi" di Maria al progetto di Dio, all’opera pacificatrice della Madre di Gesù che, proprio per questa sua posizione, da "strumento" della pace, divenne "Madre" e "Regina" della Pace.
Una giornata di festa, vissuta da una folla devota, nell’invocazione della Pace insieme alla Madre Maria ed al suo "Cavaliere" il Beato Bartolo Longo.
Questo giorno del primo ottobre del terzo millennio, carico di speranze, è stato vissuto in fraternità da oltre settantamila persone.
(Autore: Pietro Caggiano)

La vocazione universale di Pompei

Eminenza, Le do, a nome di questa Chiesa di Pompei, il più cordiale benvenuto. Lei viene a guidarci nella Supplica a Maria in un momento in cui l’umanità trepida per le sorti della pace. È appunto questa oggi la nostra implorazione, in ossequio all’invito accorato che Giovanni Paolo II ci ha rivolto nell’Angelus: il Rosario per la pace e la Supplica e la Supplica per la pace.
Nessuno meglio di Lei poteva quest’anno farsi voce di questa Supplica di popolo. Lei non è nuovo a questo scenario di fede e di preghiera.
In certo senso, le è familiare da sempre, date le sue origini campane, che la fanno uno di noi. È stato poi già interprete di questo momento proprio l’anno scorso, nell’anno del Giubileo.
Ora viene a noi in una veste particolarmente significativa: quella di Cardinale di Santa Romana Chiesa e di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
In questa duplice veste, Ella da una parte ci rende il Papa più vicino, dall’altra ci apre al mondo destinatario dell’annuncio del Vangelo.
Ella ci evoca, con la sua presenza, un orizzonte di universalità. Mai come oggi questo orizzonte merita di essere coltivato. In esso ormai viviamo, nel bene e nel male, come gli ultimi tremendi fatti di New
York ci hanno ricordato anche sotto il profilo culturale, sociale ed economico. Siamo, come si dice, nell’era della globalizzazione.
Ma per noi cristiani, chiamati ad annunciare a tutti gli uomini l’amore di Dio, quello dell’universalità è un orizzonte nativo.
Prima che uno scenario sociologico, è un patrimonio di valori, e in particolare è un’idea di solidarietà senza confini. La stessa Chiesa la professiamo "cattolica", ossia universale, ad indicare non soltanto la sua espansione tra tutte le nazioni e le latitudini, ma soprattutto il suo ruolo di sacramento universale, segno e strumento in Cristo della salvezza del mondo.
Questa universalità a Pompei è particolarmente sentita. Pompei è città di vocazione universale già per la sua realtà archeologica, che attira milioni di persone da ogni parte del mondo.
Lo è poi come Città mariana, voluta da Bartolo Longo come tempio ed oasi della pace. Alla pace il nostro Beato pensò, con sguardo lungimirante e profetico, erigendo un secolo fa questa maestosa facciata.
Alla pace mirò, con spirituale sapienza di pedagogo della carità, propagando il S. Rosario e la devozione alla Vergine. Sapeva bene che il Rosario, come preghiera meditativa che ci introduce al mistero di Cristo sulle orme di Maria, è una grande arma della pace: perché è catena dolce che rannoda a Dio, ed insieme vincolo di amore che unisce non solo gli angeli, ma tra di noi, e ci rende fratelli.
Lei trova quest’oggi, qui a Pompei, una Chiesa e una Città che, pur senza fatiche e qualche ombra, vibrano di un rinnovato sussulto di entusiasmo.
Nel Convegno sull’: "Essere Chiesa a Pompei oggi", ho incontrato una comunità che, a lungo disposta dal fervore del mio carissimo predecessore, Mons. Francesco Saverio Toppi, si è mostrata pronta, nei suoi sacerdoti e religiosi, nelle sue suore, nei suoi laici, a prendere il largo, secondo l’invito di Giovanni Paolo II. Duc in Altum! Il "carisma" della Chiesa di Pompei ha ancora molto da dire per la Chiesa e la società. Contiamo per questo sull’abbondanza della grazia, che l’intercessione materna di Maria non ci lascerà mancare.
Ci aiuti lei ad ottenerla, Eminenza, con il fervore dell’odierna supplica. Grazie, per essere con noi, e auguri vivissimi per il suo nuovo e importante ministero a servizio della Chiesa universale.

(Discorso di benvenuto rivolto da Mons. Sorrentino al Cardinale Crescenzio Sepe, in occasione della Supplica di Ottobre 2001)
"Regina della Pace prega per noi"

All’Omelia il Cardinale celebrante invocava Maria "Strumento Madre e Regina della pace".
"Siamo venuti da tutta la Campania e da tante altre Regioni d’Italia per vivere insieme con Maria questa "Giornata di Supplica". Ave Maria… Eccomi… Anche noi ritorniamo a Nazareth per rinnovare la nostra professione di fede: "Eccomi Signore, Eccomi Maria, per fare la volontà del Padre".
Queste parole ci portano alle origini della nostra vocazione cristiana. A Pompei avvertiamo questo clima particolare per vivere la nostra fede uniti a Maria.
Da 2000 anni la Chiesa celebra Maria Madre di Dio e Madre nostra.
Questa fede tramandata di generazione ci porta alla pienezza della gioia: "Rallegrati, Maria, tu hai trovato grazia presso Dio… il Signore è con te".
L’omelia mariana del Porporato diventa preghiera: "Tu Madre nostra ci apri la porta che ci conduce a Dio. Tu ci rendi tutti fratelli e figli. Attraverso il tuo "Sì" o Maria tu hai ristabilito la pace tra Dio e l’uomo. Con la tua umiltà e il tuo servizio ci hai aperto la via che porta al cielo".
"Maria è diventata strumento di pace tra noi e Dio. Oggi abbiamo un’assoluta necessità di pace per vivere la nostra vita cristiana. Pieni di quella grazia che viene dall’alto, anche noi, come Maria, siamo
chiamati ad essere strumenti di pace per la salvezza nel mondo".
Dopo aver ricordato come Gesù ha percorso le strade della Giudea e della Samaria predicando il Vangelo della pace così anche Maria, Madre della pace, continua ad intercedere presso il trono di Dio affinché la pace nel mondo diventi realtà e pienezza di vita.
"È passato un secolo – ricordava ancora il Cardinale Crescenzio Sepe – da quando Bartolo Longo erigeva in segno di pace e di riconciliazione tra i popoli questa maestosa facciata. Oggi, venti di guerra, paure e timori si scorgono all’orizzonte.
Tu, Maria, dona pace al mondo intero. Un figlio – sottolineava ancora il Porporato – quando ha paura ricorre alla Madre. Anche noi oggi, "ricorriamo a te", deponiamo sul tuo cuore le nostre paure, le nostre angosce, i nostri drammi. Donaci, Maria, giorni di pace con Dio; donaci la giustizia che è frutto della pace".
Quasi alla fine dell’omelia, l’eminentissimo Cardinale invitava tutti i devoti di Maria, sparsi nel mondo intero, ad accogliere l’invito di Giovanni Paolo II di recitare ogni giorno, per tutto il mese di ottobre, il Rosario della pace: "Nella tua pace, o Signore, noi troviamo la nostra pace".
(Card. Crescenzio Sepe)


"Maggio 2002" L'Ora del Mondo
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"Ottobre 2002" L'Ora del Mondo
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"Maggio 2003" L'Ora del Mondo
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"Maggio 2006" L'Ora del Mondo
Presiede Mons. Angelo Comastri - Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano

Dalla parte di Maria per servire Dio
Nel libro delle firme degli ospiti illustri del Santuario di Pompei, prima di ripartire alla volta di Roma, Mons. Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale del Santo
Padre per la Città del Vaticano, a conclusione della sua permanenza nella cittadina mariana per presiedere la Supplica dell’otto di maggio, ha scritto: “Dovunque c’è Maria, ogni figlio si sente a casa propria".
Grazie per questa splendida giornata!”. Poche parole per esprimere il gradimento per un evento vissuto con intenso amore filiale insieme a decine di migliaia di pellegrini, a Don Pierino Gelmini, generoso e vulcanico Fondatore delle “Comunità Incontro”, che a Pompei sta ultimando la preparazione di una delle sue tantissime case sparse in tutto il mondo, a Mons. Carlo Liberati, Delegato Pontificio per il Santuario mariano, al Vicario Generale, ai Parroci e al Clero della comunità ecclesiale locale, ai Sacerdoti e ai Religiosi che hanno guidato i pellegrinaggi dei loro fedeli all’incontro con la Madre del Signore.
In uno scenario sereno e pieno di luce, la città mariana si è presentata agli occhi dell’illustre ospite come un grande cenacolo all’aperto dove la Vergine Maria ha guidato i discepoli del Figlio all’ascolto della Parola e alla condivisione della mensa eucaristica. Icona di una chiesa che ha saputo accogliere per tutto il mese di maggio pellegrini e turisti provenienti dall’Italia e dall’Europa, dalle Americhe e dall’estremo Oriente.
Abruzzesi, Lucani, Calabresi, Campani, Laziali, Lombardi, Marchigiani, Molisani, Pugliesi, Siciliani, Toscani, Umbri, Polacchi, Belgi, Francesi, Canadesi, Statunitensi, Cileni e Giapponesi si sono alternati in un simbolico coro universale di lodi alla Madre di Gesù, testimoniando senza riserve il posto da lei occupato nel cuore e nella fede del popolo di Dio.
Mons. Comastri, già Arcivescovo del Santuario mariano di Loreto, ha sperimentato anche nella cittadina campana l’universalità della devozione alla Vergine indicata dal Magnificat: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48).
Pompei scuola di santità
Prima della recita solenne della Supplica, i devoti hanno percorso un inteso cammino di preparazione attraverso una veglia di preghiera, che si è protratta dalla sera della vigilia fino al mattino dell’otto.
Il rosario meditato, la celebrazione del sacramento della riconciliazione, la santa messa di mezzanotte, l’attesa dell’alba scandita dalle preghiere composte dal Beato Bartolo Longo e la rievocazione dei capitoli più significativi della storia della “Nuova Pompei” hanno contribuito a rendere più ricca e significativa la proposta catechetica offerta ai fedeli.
A tutti la Vergine, maestra incomparabile di vita spirituale, ha mostrato il suo volto materno. Alla sua scuola, i pellegrini sono stati invitati a percorrere le strade della santità e ad inserirsi in un cammino di spiritualità illuminato dalle parole di vita eterna, che solo il Figlio sa pronunciare.
Da lei presentati tutti hanno sperimentato la dolcezza del perdono e della misericordia del Padre, la fraterna solidarietà di Gesù che si è lasciato condividere pienamente nel dono del suo corpo e del suo sangue. Da lei guidati tutti hanno riscoperto la tenerezza dell’amore di Dio per gli ultimi e gli emarginati, che a Pompei si è fatto compagno di viaggio di una umanità povera e sofferente legata, soprattutto, al mondo dell’emarginazione minorile, del disagio familiare e della vita violata e negata.
... e di responsabilità
Sulla stessa lunghezza d’onda, Mons. Angelo Comastri ha pronunciato la sua omelia. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità e di pastorale, e appassionato cantore della Vergine Maria, il Presule ha dato fondo alla sua nota capacità oratoria, dall’eloquio chiaro e di facile impatto con i fedeli e, nello stesso tempo, denso di meditazione e di suggestioni e provocazioni spirituali.
La vita con i suoi problemi, le sue domande di senso e i suoi ricordi è stata subito al centro della sua riflessione di Pastore.
Tuffandosi nei ricordi dell’infanzia ha ricordato quando insieme alla mamma e alla sorella non mancava mai all’appuntamento con la Supplica.
Ricordi belli di tempi migliori, quando  «...la fede riempiva le case ed illuminava i volti e dava sapore anche al pane povero delle nostre mense». Perché tanto amore alla Vergine Maria? Si è chiesto. «... perché Dio ha amato Maria e l’ha scelta come culla dell’avvenimento più grande di tutta la storia.
Non siamo stati noi che abbiamo inventato Maria e la sua missione, ma è stato Dio che ha voluto Maria e l’ha chiamata ad essere Madre di Gesù».
E perché Dio ha avuto bisogno di Maria? «Ecco la meravigliosa risposta: sì, Dio è Onnipotente... ma è Onnipotente nell’amore... e chi ama veramente non fa tutto da solo, ma gioisce nel suscitare la collaborazione degli altri: gioisce nel coinvolgere gli altri nel fare il bene! ... che responsabilità terribile assumiamo, quando diciamo un no... a Dio!».
Dobbiamo essere grati alla Vergine Santa per il suo “sì”. Grazie a lei Dio è entrato nella storia degli uomini per collocarvi il lievito d’amore che genera i santi.
Anche la prodigiosa storia di Pompei nasce dal “sì” di Maria. Per questo motivo la Supplica è una grande occasione di rinnovamento e di maturazione della propria fede.
Schierarsi dalla parte di Maria, significa schierarsi con Lei, dalla parte di Gesù, ma senza scaricare su di lei le nostre responsabilità, affidandole la delega di ciò che spetta noi.
Anzi al contrario, la Supplica invita ad una precisa assunzione di responsabilità: nell’impegno di carità verso chiunque è nel bisogno, nell’accoglienza e nella difesa della vita e dei bambini, «che sono tutti preziosi tabernacoli di Dio in mezzo a noi». Partecipare alla Supplica significa «... essere serenamente e decisamente alternativi a questa società dell’egoismo». Significa adoperarsi per la difesa e la salvezza della famiglia, perché con la presenza di Cristo e della Vergine «... non manchi mai nelle nostre case il vino delle felicità e della fedeltà».
Significa farsi compagni di viaggio di ogni uomo e di ogni donna «crocifissi» dal dolore umano, per dar loro dignità e speranza attraverso un impegno di carità disinteressata. All’inizio della celebrazione il Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha salutato insieme a Mons. Comastri e a Don Pierino Gelmini, tutti i pellegrini convenuti, i Rappresentanti delle Istituzioni regionali,
provinciali e comunali, gli alti Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato e tutti i sacerdoti, religiosi e laici di Pompei che si adoperano per il decoro e la vita del Santuario e delle sue opere di carità invitando a costruire “tutti insieme con gioia, dentro la città dell’uomo, la città di Dio”.
La Supplica di maggio ha donato a tutti una straordinaria giornata di fede e di condivisione fraterna resa possibile dall’impegno, spesso nascosto, ma duro e faticoso, delle forze dell’ordine e dei tantissimi volontari presenti che hanno reso più vivibile il grande evento.
Anche gli operatori della comunicazione hanno offerto il loro contributo permettendo a migliaia e a migliaia di persone, soprattutto, anziani e ammalati, di poter seguire, attraverso le immagini e l’audio, quanto avveniva a Pompei.
Ci riferiamo alle dirette televisive di Sat 2000, Napoli-Canale 21 e Tele Umbria, emittente della “Comunità Incontro”, e alle dirette radiofoniche di Radio Maria e Radio Mater che, via etere, hanno permesso al “cenacolo pompeiano” di diventare un “cenacolo mediatico”. (Autore: Francesco Mariano)
L’omelia dell’Arcivescovo Angelo Comastri alla festa mariana dell’otto maggio a Pompei
“Un invito alla responsabilità”
1 - Ho accettato molto volentieri  l’invito del carissimo Delegato Pontificio, Mons. Carlo Liberati, a venire a Pompei in questo giorno, perché la mia mamma non mancava mai all’appuntamento della Supplica. E quando l’otto maggio di ogni anno, a mezzogiorno sonava la campana per invitare alla preghiera, la mamma prendeva per mano me e la mia sorella e ci portava in chiesa ai piedi della Vergine Benedetta: rivedo quei momenti belli e semplici e li custodisco nel cuore come ricordo della mamma e della Madonna. Erano altri tempi, come si è soliti dire, ma erano tempi migliori, perché allora la fede riempiva le case ed illuminava i volti e dava sapore anche al pane povero delle nostre mense. Poniamoci subito una domanda: perché amiamo Maria? La risposta è immediata: noi amiamo Maria perché Dio ha amato Maria e l’ha scelta come culla dell’avvenimento più grande di tutta la storia. Non siamo stati noi che abbiamo inventato Maria e la sua missione, ma è stato Dio che ha voluto Maria e l’ha chiamata ad essere Madre di Gesù. Non dimentichiamo mai le decisive parole del Vangelo: “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, ad una vergine di nome Maria”. Come è bello sottolineare il punto di partenza di tutta la vicenda di Maria: l’angelo fu mandato da Dio! Nessuno può negare questa verità semplice e stupenda, registrata inequivocabilmente nel Vangelo.
2 - Possiamo, però, chiederci ancora: perché Dio ha bussato alla porta della casa e, soprattutto, del cuore di Maria? Noi sappiamo che Dio è Onnipotente! Perché, allora, ha avuto bisogno di Maria? Ecco la meravigliosa risposta: sì, Dio è Onnipotente… ma è Onnipotente nell’amore… e chi ama veramente non fa tutto da solo, ma gioisce nel suscitare la collaborazione degli altri: gioisce nel coinvolgere gli altri nel fare il bene! Dio, pertanto, cammina e lavora instancabilmente dentro la storia umana resa contorta e difficile e pericolosa e ingiusta dai nostri peccati: però Dio cammina e lavora bussando alla porta della nostra collaborazione. È decisivo capire tutto questo! Molte volte, infatti, la collaborazione al progetto di Dio viene rifiutata: e allora si creano dei vuoti,  si aprono delle voragini di egoismo e, conseguentemente, di dolore. Pertanto, quando qualcuno è abbandonato nella malattia o nella povertà o nella fragilità delle proprie ansie, non dobbiamo mai dire: “Dio l’ha abbandonato!”. No! Non è vero! Dio ha chiamato qualcuno affinché portasse soccorso, gli ha dato i piedi per andare, gli ha dato le mani per fare concretamente le opere di misericordia, gli ha dato la ricchezza per poterla condividere… ma l’orgoglio e l’egoismo hanno bloccato la circolazione dell’amore di Dio. Il mondo, purtroppo, è pieno di muri di cattiveria alzati da noi, e pieno di blocchi di egoismo che impediscono il passaggio dell’amore di Dio. Non è Dio che abbandona, ma noi purtroppo sì. Dio ne soffre, ma non ci costringe ad essere buoni: Dio continua a bussare alla porta dei cuori… instancabilmente! Però… che responsabilità terribile  assumiamo, quando diciamo un no… a Dio!
3 – Ma un giorno una porta si è spalancata: una libertà è diventata umile ed ha permesso a Dio di accendere, dentro la nostra storia cattiva, la lampada della bontà, che è Gesù. La porta che si è aperta è la porta del cuore di Maria: per questo motivo Maria è la più grande collaboratrice di Dio; e noi ci sentiamo legati a Maria e la amiamo con profonda riconoscenza. Il “sì” di Maria ha dato a Dio la possibilità di entrare dentro la selva della violenza e dell’ingiustizia umana per collocarvi il lievito d’amore che genera i santi e, attraverso i santi, Dio sana le ferite e cura le malattie, allontana le ingiustizie e promuove la civiltà dell’amore: la vera civiltà. Ma tutto è partito dal “sì” di Maria! Noi oggi siamo qui per dirle un grosso grazie! Anche il prodigio di Pompei, anche la fede tenace di Bartolo Longo, la sua carità convinta e concreta, la sua bontà disarmante e dirompente… partono dal “sì” di Maria. Bartolo Longo lo sapeva... e per questo aveva sempre sulle labbra il nome di Maria.
4 – Oggi, con la Supplica, noi vogliamo schierarci dalla parte di Maria per poter essere, insieme a Lei, dalla parte di Gesù. Con la Supplica, noi non scarichiamo le nostre responsabilità affidando a Maria la delega di ciò che spetta a noi. No! Non vogliamo far questo. Con la Supplica, noi ci assumiamo le nostre responsabilità: guardando a Maria e imparando da Lei, vogliamo moltiplicare il suo “sì”; vogliamo moltiplicare i suoi passi verso la casa di Elisabetta (che è la casa di chiunque abbia bisogno di noi e della nostra carità); vogliamo moltiplicare la culla di Betlemme accogliendo e rispettando i bambini, che sono tutti preziosi tabernacoli di Dio in mezzo a noi: in questa società impura ed egoista i bambini sono a rischio, a rischio anche nel cassonetto, ma noi vogliamo essere serenamente e decisamente alternativi a questa società dell’egoismo. Con la Supplica vogliamo moltiplicare il gesto premuroso di Maria alle nozze di Cana: vogliamo, cioè, salvare la famiglia, vogliamo difendere la famiglia, vogliamo invitare Cristo alle nostre nozze, affinché non manchi mai nelle nostre case il vino della felicità e della fedeltà. Con la Supplica vogliamo impegnarci ad essere accanto ad ogni “crocifisso” per dare speranza al dolore umano, riempiendolo di Dio attraverso la nostra carità e la nostra bontà disinteressata: oggi molti “crocifissi” sono soli a causa della generale indifferenza creata dalla corsa folle verso il divertimento, diventato stoltamente scopo della vita di tanta gente e di tanti giovani che non troveranno lì la felicità, che non abita lì. Vergine Benedetta, che hai trasformato la valle di Pompei in un Santuario di fede viva e di carità operosa, trasforma anche i nostri cuori, affinché, in comunione con il Papa Benedetto XVI formiamo oggi una catena di amore che vince l’odio, argina la violenza e spegne l’egoismo e l’ingiustizia ancora tanto presenti nel  mondo. Amen! Che sia così! Che sia così per la misericordia di Dio e per l’intercessione di Maria e per il nostro quotidiano impegno. Fratelli e sorelle, vi auguro che questa preghiera appena tornati a casa diventi subito carità.


"Ottobre 2006" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale José Saraiva Martins - Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
La Supplica alla Vergine di Pompei un’intensa esperienza di spiritualità alla scuola di Maria

Un straordinario evento di fede e di carità ha illuminato, a Pompei, il cammino del mese di ottobre che, anche quest’anno, ha fatto registrare la presenza di centinaia di migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte d’Italia e dal mondo intero.
La Supplica alla Vergine del Rosario e l’inaugurazione ufficiale della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, in programma per il 1° ottobre, sono stati i momenti salienti di un giorno intenso di emozioni impreziosito dall’amore e dall’affetto materno della Vergine del Rosario che, dal suo trono di Pompei, ha invitato i presenti e tutti quelli che erano in collegamento con il Santuario mariano, grazie alle emittenti televisive “Napoli Canale 21”, “Tele Umbria” e “Tele Radio San Pietro”, ad ascoltare e ad accogliere con generosità le parole del suo figlio Gesù e a condividere gli affanni e i bisogni degli ultimi e degli emarginati.
Nel clima religioso e orante che ha accompagnato i giorni di preparazione, in modo particolare l’antivigilia e la vigilia, Pompei si è trasformata in un grande cenacolo all’aperto, dove la Vergine Maria, dall’alto del suo magistero di vita, di spiritualità e di santità, ha fatto sperimentare a tutti la vera intimità con Dio.
«Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo».
È stata questa l’incessante invocazione che ha alimentato la preghiera dei pellegrini, continuamente sollecitati alla conoscenza di Gesù, a conformarsi a Lui, a supplicarlo e ad annunciarlo.
Pompei è scuola dove si impara a pregare il Signore con confidenza di figli e a contemplare, con lo sguardo e con il cuore di Maria, il volto di Cristo, attraverso la meditazione dei misteri del Rosario.
Con questi sentimenti nel cuore, la Supplica alla Vergine del Rosario è stata per tutti vera esperienza di fede e di comunione ecclesiale, grazie alla quale, ancora una volta, il popolo cristiano ha sperimentato quanto la fanciulla di Nazareth aveva profeticamente annunciato nel cantico proferito nell’intimità della casa della cugina Elisabetta ad Ain Karim: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1, 48).
La Carità, solo e sempre la Carità!
La solenne Celebrazione Eucaristica e la recita della “Supplica” sono state presiedute dal Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Nato in Portogallo 74 anni fa, religioso claretiano, il Cardinale Saraiva Martins è stato ordinato sacerdote nel 1957.
Laureato in Teologia all’Università San Tommaso d’Aquino e, in seguito, anche in Filosofia a Chieti, ha insegnato in diversi atenei pontifici. Consacrato Vescovo nel 1988, fu chiamato da Giovanni Paolo II, nel 1998, a guidare la Congregazione delle Cause dei Santi.
In questi anni ha portato a termine le cause di numerosi santi e beati, tra i quali Edith Stein, Faustina Kowalska, Padre Pio e altri. Creato cardinale nel 2001 è membro di vari dicasteri pontifici. All’inizio della celebrazione, Mons. Carlo Liberati, Vescovo-Prelato e Delegato Pontificio per il
Santuario mariano, ha salutato calorosamente il porporato, con il quale aveva avuto, per circa tre anni, un rapporto di intima collaborazione alla Congregazione delle Cause dei Santi; l’Esarca Mons. Pietro Gelmini, più noto come don Pierino, fondatore della Comunità Incontro; e tutte le autorità ecclesiali, civili e militari presenti.
Un saluto particolare è stato rivolto alle centinaia di ucraini, provenienti da tutta la Campania, pastoralmente curati da don Andryi Zhibursky e don Petro Kozak, che hanno partecipato alla recita solenne della Supplica, il cui testo è stato tradotto, per l’occasione, in lingua ucraina. Nell’omelia, il Cardinale ha sottolineato gli aspetti essenziali del carisma pompeiano, che ha nel Fondatore della città mariana « ... un esempio mirabile e sempre attuale di vita cristiana. Bartolo Longo, con la corona tra le mani, rimane così il testimone e il profeta dell’infanzia abbandonata e oltraggiata nella sua dignità.
Da Bartolo Longo ad oggi, il Santuario e le opere hanno conosciuto una notevole estensione, ma sempre nel solco di quella carità che aveva infuocato il giovane avvocato, agli inizi della sua conversione. La Carità, solo e sempre la Carità! Per questo, Pompei e la comunità ecclesiale, sono meglio conosciute come Città e Chiesa della carità. La città di Pompei si identifica con il Santuario, e il respiro religioso del santuario profuma di carità. La carità, dunque, insieme alla pace vista come promozione umana e solidarietà internazionale».
Il progetto Rosario
L’impegno d’amore che ha infiammato la vita del beato Longo e quella di quanti si sono succeduti nel governo del Santuario di Pompei è scaturito, come l’acqua alla sorgente, dalla dimensione mariana e rosariale.
Una lettura del carisma pompeiano che ha avuto il suo sigillo nell’autorevole magistero di Giovanni Paolo II che, nel suo secondo pellegrinaggio al Santuario mariano, definì Pompei “centro della spiritualità del Rosario”.
 «... le sue fondamenta - ha continuato il Cardinale Saraiva Martins - si immergono proprio nei grani del santo Rosario.
Sulla scia della “Rosarium Virginis Mariae” e dell’Anno del Rosario, la Chiesa di Pompei ha avuto modo di riscoprire la propria identità rosariale e di sviluppare un vero e proprio “Progetto Rosario”, per coglierne la portata cristologica e la profondità contemplativa, memorizzata negli eventi salienti della storia della salvezza. Il Rosario diventa, così, un itinerario di spiritualità e santità.
È bene ricordare come intorno al Santuario e alla sua spiritualità sia sorta una vera e propria Scuola di contenuto rosariale, così “l’Unione Famiglie del Rosario” e l’analoga “Unione Giovani del Rosario”, fino alla testimonianza della facciata del Santuario dedicata alla pace universale e il “Buongiorno a Maria”, che accompagna nei mesi di maggio e ottobre, puntualmente, alle 6.30, coloro che iniziano la giornata di lavoro.
È l’abbraccio misericordioso di Maria che pone tutti i suoi figli sotto la tutela del suo manto materno!».
Rifabeita e Fatima come Pompei
Il Cardinale ha, quindi, ricordato l’ analogia dell’esperienza pompeiana con le grandi tradizioni mariane del suo paese d’origine.
Lo stesso impegno rosariale si sviluppò, infatti, contemporaneamente all’opera di Bartolo Longo in
Italia, a Rifabeita, un piccolo villaggio portoghese, abitato da poveri e contadini, e, per molti aspetti, simile alla Pompei della seconda metà del secolo XIX, per merito della beata Madre Rita Lopes de Almeida, una semplice donna del popolo vissuta tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Anche qui si cominciò dai semplici e dai bambini.
Pochi anni dopo, sempre in Portogallo, precisamente a Fatima, nel 1917, la Vergine Maria apparve ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta trasformandoli in apostoli del Rosario, a conferma e a continuazione del grande insegnamento del pontefice Leone XIII: «A Fatima come a Pompei sono i bambini gli autentici protagonisti della pietà della devozione e della profezia legate alla corona del santo Rosario; per questo è importante iniziare i nostri fanciulli a questa pia pratica che, nella meditazione dei misteri della salvezza, forma nei loro animi altissimi sentimenti di pace e solidarietà».
Regina della Pace, prega per noi
E proprio alla pacifica e solidale convivenza tra gli uomini e alla fedeltà alle radici cristiane del vecchio continente europeo è stata rivolta l’attenzione del porporato, a conclusione della sua omelia: «Prendiamo la corona del santo Rosario, formiamo una lunga catena di solidarietà e di preghiera.
Così ci sosterremo gli uni con gli altri in questa “valle di lacrime”, illuminata dalla presenza di Maria.
Madonna di Pompei, Regina della pace, prega per tutti noi, per questa cara Italia, per l’Europa, affinché rimanga fedele alle sue radici cristiane, per la Chiesa e per il mondo».
In segno di condivisione e di approvazione, dall’assemblea si è levato spontaneo un applauso prolungato, la cui eco ha accompagnato l’intera celebrazione, in un clima di profondo e adorante raccoglimento, durante la preghiera eucaristica e la consumazione del banchetto.
Alle 12.00 in punto - l’ora del mondo, come amava definirla Bartolo Longo - il Cardinale Saraiva Martins ha iniziato la recita solenne della Supplica alla Madonna di Pompei.
Dal sagrato del Santuario e dalla piazza che occupa tutta l’area antistante il tempio mariano, dall’interno della Basilica e dalle Cappelle, interamente gremite di fedeli e di pellegrini, una sola voce si è levata verso il cielo: «O Augusta Regina delle Vittorie... Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono... Misericordia per tutti, o Madre di misericordia... O Rosario benedetto di Maria..., noi non ti lasceremo mai più...».

Regina del Santo Rosario di Pompei ottienici:

* di riconoscere sempre prontamente la voce di Dio, e di fare sempre la sua volontà;
* di sentire la tua ansia apostolica, per portare Cristo ai nostri fratelli e metterci a loro servizio nell’amore;
* di essere casa accogliente, dove il tuo Figlio divino, nato in noi col Battesimo, possa abitare sempre col Padre e lo Spirito Santo;
* di essere vero tempio dello Spirito Santo, consacrando la nostra vita all’amore di Dio e dei fratelli;
* di seguire in tutto gli insegnamenti del tuo Figlio divino, testimoniando il Vangelo con le parole e con le opere;
* che, contemplando Gesù battezzato nelle acque del Giordano, ascoltiamo la voce del Padre che lo proclama Figlio prediletto, e prendiamo viva coscienza del nostro Battesimo, che ci ha reso figli di Dio, unendoci a Gesù nello Spirito Santo;
* di ascoltare sempre la voce di Gesù, perché egli trasformi la nostra vita nella sua, come alle nozze di Cana cambiò l’acqua in vino mostrando la sua gloria;
* di accogliere con prontezza l’annuncio del Vangelo perché la nostra vita si converta pienamente a Gesù in un vero cammino di santità;
* di vivere con lo sguardo sempre rivolto a Cristo, per gustare già su questa terra la bellezza del suo volto, in attesa di poterlo contemplare per sempre nella gloria;
*di apprezzare sempre più il dono dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, nutrendoci del corpo e del sangue di Cristo per divenire con lui una cosa sola.

Dolcissima Madre di Dio, ottienici:

* di affrontare le angosce della vita abbandonandoci alla volontà di Dio e sentendoci consolati dalla sua tenerezza paterna;
* di non essere mai causa di sofferenza per i nostri fratelli e di prenderci cura di quanti sono provati dall’ingiustizia e dal dolore;
* che, contemplando Gesù coronato di spine,  sentiamo grande dolore per i nostri peccati e crediamo al suo vangelo come fonte e misura di vera umanità;
* che portiamo con fortezza le croci della vita,  sentendoci accompagnati da te e sostenendo i nostri fratelli;
* che, contemplando la morte di Gesù, sentiamo in noi i frutti della sua redenzione e la testimoniamo con la santità ai nostri fratelli;
* di credere fortemente alla risurrezione di Cristo e di risorgere ogni giorno con Lui a vita nuova;
* di camminare con giustizia e santità per le strade del mondo, tenendo fisso lo sguardo alla patria del cielo;
* di essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo, perché egli compia in noi, nella Chiesa e nel mondo i prodigi di una rinnovata Pentecoste;
* che, contemplando il tuo volto, più bello del sole, ci sentiamo rapiti dalla bellezza di Dio e ci impegniamo a costruire il mondo secondo il suo cuore;
* di camminare con perseveranza nella via del bene, per godere in eterno con te della gioia della Trinità, nella gloria degli angeli e dei santi.


"Maggio 2007" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza Card. Crescenzio Sepe



"Ottobre 2007" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

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"Maggio 2008" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale Tarcisio Bertone



"Ottobre 2008" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

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"Maggio 2009" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Camillo Ruini - Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma
"Il mondo senza Dio è un mondo senza speranza" Alla supplica dell'8 maggio, il Card. Camillo Ruini invita i pellegrini a non inseguire le mode illusorie del mondo, dove si può essere padroni di molte cose, ma non del proprio cuore. "Senza Dio - ha detto - si è incapaci di giustizia, di solidarietà e di verità". Anche Papa Benedetto XVI, in viaggio verso la Terra Santa, ha recitato la preghiera scritta dal Beato Bartolo Longo.
Quando a Pompei il popolo della Supplica, guidato dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha iniziato la recita solenne della preghiera mariana scritta dal Beato Bartolo Longo, anche il Santo Padre l’ha recitata in aereo, assieme ai suoi più stretti collaboratori, mentre era in viaggio verso la terra Santa.
Una volta in più, gli eventi hanno dimostrato che il Longo aveva ragione, quando parlava della Supplica come dell’”ora del mondo”. Il Papa, anche in questa straordinaria circostanza, non ha voluto mancare all’appuntamento – per lui consuetudine – con la vergine del Rosario di Pompei. Una coincidenza che ha messo insieme Pompei e Nazareth! Le attese, le speranze e le complessità del viaggio pontificio in Medio Oriente sono così entrate a pieno titolo tra le intenzioni di preghiere che si sono elevate al Signore, per intercessione della Vergine del Rosario, dal Santuario mariano.
E la vita degli uomini è entrata prepotentemente nella celebrazione. All’uomo contemporaneo, preso dalle tante nevrosi dell’esperienza quotidiana e dalla continua ricerca di risposte e di soluzioni per una radicale trasformazione della condizione umana. Il Card. Ruini ha però ricordato che solo Dio può liberare l’uomo dalle sue fragilità. Proprio per questo, il Figlio di Dio, nato da Maria, è venuto nel mondo, per liberarci da ogni limite e debolezza e vincere con lui il peccato e la morte.
Tutto avviene – ha detto il porporato all’omelia – con la risurrezione di Cristo che “come ci ha insegnato più volte Papa Benedetto XVI è il grande evento che cambia tutto, che cambia la storia del mondo, che deve cambiare la nostra vita. Cristo vince la morte. Questa non è un’illusione! Questa è realtà, realtà certamente al di là delle nostre forze, ma realtà estremamente vera e solida”.
A Pompei “fiumi d’acqua viva”
Tutti i grandi protagonisti del Nuovo Testamento che hanno fatto esperienza di Cristo Risorto hanno avuto la radicale trasformazione della loro vita, diventando testimoni di Lui fino al martirio.
La risurrezione di Cristo inaugura una nuova realtà, una realtà divina, che entra nella nostra storia e nella nostra vita quotidiana imprimendole la direzione decisiva.
È quello che è avvenuto a Pompei. La festa del Rosario, con la recita della Supplica, è il segno di quello che ha operato la risurrezione di Cristo in questo luogo benedetto ove è presente, in modo speciale, Maria, madre di Gesù. Attraverso la generosa azione di evangelizzazione e di servizio della carità condotta dal Beato Bartolo Longo, per amore della Vergine del Rosario, a Valle di Pompei, un territorio è risorto, un popolo è risorto. Un luogo abbandonato a se stesso, “Una landa desolata”, diventa una nuova città dove i ragazzi e i giovani – gli emarginati di quel tempo – ritrovano la loro dignità umana e sociale.
La città di Maria diventa simbolo di risurrezione e di riscatto umano. Bartolo Longo è il braccio operativo di Maria che ha trasformato Pompei in un’aiuola speciale dove fioriscono i fiori della fede e le opere di carità e di promozione umana.
E tutto ciò avviene ancora oggi. Pompei è la dimostrazione storica di quello che la fede sa realizzare nella storia degli uomini, aveva detto Benedetto XVI nella sua Visita Pastorale del 19 ottobre 2008. E a coronamento della riflessione, il cardinale Ruini aggiunge: «Gesù ha detto che quando sarebbe stato innalzato da terra sulla croce, “fiumi d’acqua viva” sarebbero sgorgati da Lui. Ebbene, un fiume d’acqua viva ha irrorato anche la nostra terra, questa terra di Pompei».
Gratitudine e impegno nel nome di Maria
La Supplica è, quindi, preghiera di gioia e di incontro di cuori; preghiera di invocazione di perdono e di misericordia; preghiera che alimenta l’impegno di novità di vita. Soprattutto, la Supplica è festa del dono di Dio, di cui andare fieri e degni, perché: «dobbiamo sapere che il dono di Dio modifica – ha sottolineato Ruini – risana le condizioni della vita umana, personale, familiare, sociale, pubblica e privata. Dobbiamo sapere che il dono di Dio non è mai contro l’uomo, ma è a favore della vera dignità dell’uomo. Aiuta tutti noi a riscattarci, aiuta tutti noi a dare il meglio di noi stessi e ci invita a rendere visibile, il dono invisibile di Dio, che opera dentro di noi e che può essere reso visibile attraverso la testimonianza concreta dei nostri comportamenti quotidiani».
La Vergine santa fa da maestra in tutto questo. Nessuna creatura, più di Lei, è stata capace di trasformarsi radicalmente in Dio. Bisogna imparare da Lei, dal suo “sì” generoso pronunciato nei momenti topici della sua vita: all’annunciazione, quando Le vien chiesto di diventare la Madre di Dio, e, poi, sotto la croce, davanti alla morte del Figlio. Bisogna imparare da Lei a prendere sul serio il dono che Dio fa a Tutti di se stesso, del suo amore, che è capace di cambiare radicalmente la vita di ogni uomo. «… Ci aiuti Maria ad avere l’umiltà – ha rimarcato Ruini – do riconoscere il nostro bisogno di Cristo, il nostro bisogno di essere salvati, liberandoci dall’orgoglio che ci rende prigionieri di noi stessi e dal peccato che è in noi. Ci aiuti Maria alla conversione del nostro cuore e della nostra vita».
A Lei che, assunta in cielo, è segno di anticipazione di cosa sia
CONTINUA………………….


"Ottobre 2009" L'Ora del Mondo
Presiede Mons. Biuseppe Bertello

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Sua


"Maggio 2010" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale Joseph Agostino Vallini - Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma


"Ottobre 2010" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Giovanni Battista Re -Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi e Presidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina
(Comunicato Stampa) Con la Supplica alla Madonna inizia a Pompei il Mese del Rosario
Domenica 3 ottobre, nella città mariana il sacro rito che si ripete da 127 anni
Sarà il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto Emerito della Congregazione per i Vescovi, a presiedere, domenica 3 ottobre, la santa Messa e la recita della Supplica alla Vergine di Pompei, che daranno il via al mese dedicato al Rosario.
Il Cardinale Re torna, dunque, per la seconda volta nella città mariana per presiedere il sacro rito. Nel maggio 1996 fu, infatti, proprio lui ad accogliere, nel giorno della Supplica, le migliaia di fedeli che, come ogni prima domenica di ottobre e ogni 8 maggio, attraverso la preghiera scritta nel 1883 dal fondatore del Santuario, il Beato Bartolo Longo, si affidano a Maria, Regina delle Vittorie.
Nato a Borno (BS), il 30 gennaio 1934, Giovanni Battista Re è stato ordinato sacerdote nel 1957.
Dopo aver frequentato la Pontificia Università Gregoriana e conseguito la laurea in Diritto Canonico è stato docente nel Seminario di Brescia esercitando, contemporaneamente, il ministero pastorale in
una parrocchia della periferia bresciana. Destinato, nel 1963, come Addetto alla Nunziatura Apostolica in Panama, nel 1967 è stato trasferito alla Rappresentanza Pontificia in Iran, dove è
rimasto fino al 1971, quando è stato chiamato alla Segreteria di Stato. Nel 1987 è stato promosso Segretario della Congregazione per i Vescovi e ha ricevuto l’ordinazione episcopale.
Il 16 settembre 2000 è stato nominato Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Creato Cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 febbraio 2001, attualmente è Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi. La celebrazione della santa Messa (ore 10.30) e della Supplica (ore 12.00), come ogni anno, si svolgerà sul sagrato della Basilica, davanti alla Facciata dedicata alla Pace Universale e   sarà preceduta dal saluto dell'Arcivescovo - Prelato, Mons. Carlo Liberati.
Il sacro rito sarà trasmesso in diretta televisiva da Napoli-Canale 21 e Tele Radio San Pietro (piattaforma SKY canale 886). L'impegno di Napoli Canale 21, voluto dal compianto fondatore Andrea Torino, oltre a confermare l’attenzione della storica emittente ai grandi eventi religiosi della Campania, permetterà a quanti non saranno presenti a Pompei di partecipare spiritualmente a questa grande preghiera corale per la pace, la giustizia e la solidarietà.
Nel corso del mese di ottobre sono previsti numerosi appuntamenti. Martedì 5, per la festa di Bartolo Longo: al mattino, sante Messe per gli studenti e, alla sera, dopo la solenne concelebrazione presieduta dal Mons. Liberati, la processione con l’Urna del Beato. Tutti i giorni feriali, alle 6.30 il “Buongiorno a Maria”.  
Il Card. Giovanni Battista Re presiede la Supplica alla Madonna di Pompei
Sabato 3 ottobre 2010, a Pompei, svariate migliaia di fedeli, provenienti da tutta Italia e dall’estero, hanno partecipato alla solenne recita della Supplica alla Vergine del Rosario, presieduta da Sua Eminenza Reverendissima Il Sig. Card. Giovanni Battista Re Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi e Presidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina
Saluto iniziale di S.E. Mons. Carlo Liberati
Eminenza Reverendissima e a me sempre cara, sono molto lieto di accoglierLa in questo Santuario della B. V. Maria del S. Rosario di Pompei dove già Vostra Eminenza nel maggio del 1996 ringraziò la SS. ma Vergine, Madre di Gesù e nostra per questa tenerissima e sicura protezione sopra di noi e per tutta la Chiesa. Eminenza, il Suo ritorno, per noi tanto desiderato, ci riconduce alla Sua dedizione ed esemplarità sacerdotale, di uomo di Dio totalmente donato alla Comunità della Chiesa universale e a quelle particolari dove l’obbedienza d’amore l’ha chiamato a mettere in pratica il ministero.
Sono da ricordare le tappe di questo singolare e prezioso servizio alla Chiesa: prima nella Sua diocesi di Brescia e poi nelle Nunziature di Panama, Iran, la Segreteria di Stato, la collaborazione intensa con ben cinque Pontefici. La Sua nomina di Assessore alla stessa Segreteria il 12 dicembre
1979 fino alla Sua promozione a Segretario della Congregazione per i Vescovi il 9 ottobre 1987, Segretario del Collegio Cardinalizio, Sostituto della stessa Segreteria di Stato, Le hanno permesso di acquisire una vastissima conoscenza della vita della Chiesa e di tutte le problematiche del mondo contemporaneo.
Nominato, il 16 settembre 2000, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, Lei ha presieduto la X Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001) e la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-americano (maggio 2007). Desidero ricordare ai presenti che il 19 luglio 1998, Papa Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai concittadini del paese bresciano dove Lei è nato, Borno, ebbe a chiamarlo: “mio stretto, carissimo e fedelissimo Collaboratore”. Ora Vostra Eminenza è Cardinale della Chiesa universale dal 21 febbraio 2001, dopo aver coadiuvato i Sommi Pontefici per un decennio, nella scelta dei Vescovi per tutta la Chiesa cattolica sparsa nel mondo. Quanti delicati e preziosi consigli e servizi dovrà offrire, data la Sua esperienza, a tutta la Chiesa per molti anni ancora!
Grazie di cuore e di tutto, Eminenza. Vorrei che, tornando a Roma, assicurasse il Santo Padre del nostro intenso impegno per il presente e per il futuro di questo Santuario, del suo significato nel mondo intero, e per il bene di questa Città nata dal Santuario e cresciuta intorno alla Basilica e alle sue Opere di Carità.
Restiamo profondamente grati al Santo Padre Benedetto XVI per la sua provvidenziale e ambitissima Visita del 19 ottobre 2008 e, sia pure nell’indifferenza e nell’opposizione delle passate Autorità Regionali e non solo e che abbiamo superata, siamo coraggiosamente incamminati verso il futuro. Ci interessa progettare il domani, seminare il bene. Il frutto, prima o poi, lo si vedrà. Noi, perché cristiani, siamo ottimisti.
A) Se la Basilica si è deteriorata con il tempo che tutto consuma, noi con l’aiuto di Dio e la protezione della Vergine SS. ma, la stiamo restaurando.
B) Abbiamo istituito da anni, una “Comunità Incontro” con il metodo terapeutico di Pierino Gelmini per il recupero dei tossicodipendenti e degli alcolisti.
C) È stata totalmente ricostruita la “Casa di Soggiorno” per Signore sole, anziane, spesso abbandonate e bisognose di ogni assistenza.
D) La settimana scorsa abbiamo inaugurato un Ambulatorio ginecologico con gli studi medici, materno-infantile e pediatrico, e gli sportelli informativi per: ragazze madri, ragazze incinte senza che si sappia il padre, mamme felicemente sposate in attesa, bisognose di consulenze ginecologiche, peritali, di analisi specialistiche, di conforto, di confronto, spose con il rischio di separazioni, divisioni, divorzi. Tutto fatto per amore. I nostri sono tutti specialisti che hanno firmato l’obiezione di coscienza contro l’aborto e tutti gli altri tentativi di umiliare o distruggere la vita. Ne siamo felici e ringraziamo di cuore tutti i medici, gli specialisti, gli psicologi, i neurologi, gli internisti, infermieri e tutti i volontari del servizio gioioso e paziente.
E) Resistiamo strenuamente sul fronte della Scuola cattolica paritaria con circa 920 Alunni, dagli Asili d’infanzia ai Licei più attuali. Finora combattiamo la battaglia per l’educazione e la costruzione della Famiglia: ci riusciremo?
Eminenza, dica al Santo Padre che il suo umile Delegato inviato a Pompei il 24 gennaio 2004 finora riesce a galleggiare tra i flutti e i marosi quotidiani di un mare minaccioso.
Gli dica che una legge, fatta da incompetenti e insensibili, la N. 149 del 28 marzo del 2001, ha gettato sulle nostre strade tra i 35.000 e 40.000 bambini secondo recenti statistiche. Sono totalmente abbandonati. Sarebbe oltremodo triste ora, indicare la loro infelicissima e sicura morte prima del 18mo anno di età: sembra non interessi a nessuno. Qui in un secolo sono cresciuti, educati, maturati circa 100.000 tra bambini e bambine.
Ora possiamo accogliere solo 200/300 bimbi e bimbe: vitto, vestito, scuola, tenerezze etc. Ma cos’è questo poco di fronte alle diecine di migliaia di predestinati alla morte per incuria? E poi non possiamo tenerli: li inghiotte la notte e ogni infelicità! Beato Bartolo Longo, assistici, converti i cuori dei legislatori incoscienti! Noi non molleremo! Ti saremo fedeli!
Il Rosario, guida al cuore della cristianità
“Presente alla Supplica tra i numerosi fedeli anche il comitato delle donne anti-scarica”
“Pompei e la sua Chiesa sono coraggiosamente incamminate verso il futuro, a noi interessa progettare il domani, seminare il bene. Il frutto prima o poi si vedrà”.
La riflessione di Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio di Pompei, durante la celebrazione della Supplica alla Madonna del Rosario, del 3 ottobre 2010 è stata seguita da una folla di fedeli che ha pregato in un clima carico di forte emozione.
Il Prelato, nel suo saluto iniziale, ha ripercorso quanto il Santuario ha fatto nel campo dell’educazione...
CONTINUA...


"Maggio 2011" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Angelo Sodano - Segretario di Stato Emerito e Decano del Collegio Cardinalizio
Domenica 8 maggio, a Pompei, svariate migliaia di fedeli, provenienti da tutta Italia e dall’estero, hanno partecipato alla solenne recita della Supplica alla Vergine del Rosario, presieduta da S. E. Rev. ma il Signor Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato Emerito e Decano del Collegio Cardinalizio.
Grande attesa a Pompei per la Supplica alla Madonna del Rosario, in programma domenica prossima, 8 maggio 2011.
In preparazione al grande evento, che vedrà la partecipazione di diverse migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia e dall’estero, venerdì 6 maggio, alle ore 18.00, in occasione del 72°
anniversario della Dedicazione della Basilica, ci sarà la discesa del Quadro, con la recita del santo Rosario. Sabato 7 maggio, alle 20.00, inizierà, invece, la veglia di preghiera che accompagnerà i pellegrini fino alle ore 24.00, quando comincerà la solenne Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Carlo Liberati.
Domenica 8, la santa Messa, che inizierà alle 10.45 e la recita della Supplica, alle 12.00, saranno presiedute dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato Emerito e Decano del Collegio Cardinalizio, che concelebrerà assieme all’Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati.
Il rito della Supplica si svolgerà, come ogni anno, sul sagrato della Basilica e sarà trasmesso in diretta televisiva, a partire dalle 10.45, da Napoli Canale 21.
L’Assistenza sanitaria sarà garantita dalle associazioni “San Giuseppe Moscati”, CISOM, UNITALSI, Croce Rossa, Croce del Sud, per l’intero arco della giornata.
Il personale del Santuario, responsabile dell’accoglienza, è coadiuvato dalle Associazioni di Volontariato: Ospitalità di Pompei e Associazione Carabinieri.
Infine, l’Associazione Pompei Tourist Tutors accoglierà e assisterà i pellegrini in stretto contatto con il Rettorato.


Profilo del Cardinale Mons. Angelo Sodano
Angelo Sodano, nato ad Isola d’Asti, il 23 novembre 1927, è laureato in Teologia e Diritto Canonico.
Ordinato sacerdote nel 1950, nel 1959 fu chiamato al servizio della Santa Sede dall’allora Sostituto
della Segreteria di Stato, il Cardinale Angelo dell’Acqua.
Successivamente fu destinato alle Nunziature Apostoliche in Ecuador, Uruguay e Cile, quale Segretario di Nunziatura.
Nel 1977, Papa Paolo VI lo nominava Arcivescovo titolare di Nova di Cesare e Nunzio Apostolico in Cile.
Nel 1988, Papa Giovanni Paolo II lo nominava Segretario dell’allora Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa.
Chiamato ad assumere l’Ufficio di Pro-Segretario di Stato nel 1990, sarebbe divenuto Segretario di Stato nel 1991, una volta creato Cardinale.
Nel 2005, Papa Benedetto XVI, che lo aveva riconfermato Segretario di Stato, ne approvava l’elezione, fatta dai Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, a Decano del Collegio Cardinalizio.


"Ottobre 2011" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Elio Sgreccia - Presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita
Pompei, 2 ottobre 2011
Pompei, il 2 ottobre, giorno della Supplica, è stata invasa dai pellegrini. Piazza Bartolo Longo traboccava di gente, le vie adiacenti erano incapaci di contenere un’affluenza straordinaria.
Tutti erano convenuti per abbandonarsi all’amore di Maria, per lasciarsi prendere per mano dalla più tenera delle madri.
Le oltre quarantamila persone sono state accolte dalla paterna premura dell’Arcivescovo Mons. Carlo Liberati, che visibilmente felice ha svelato come quelle numerosissime presenze andassero ben oltre ogni immaginazione.
La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Cardinale Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, che al termine ha guidato la recita della Supplica.
Nei testi che seguono rileggete il saluto di Mons. Liberati e l’Omelia del Card. Sgreccia nella loro interezza, perché gli amici della regina di Pompei possano servirsene come strumento di formazione e crescere così nell’amore per Cristo Gesù e per la Vergine Maria. (Autore: Giuseppe Pecorelli)
Il Cardinale Sgreccia, baluardo nella difesa della vita
Pompei, 2 ottobre 2011
Eminenza Reverendissima e a me sempre carissima,
Grazie vivissime per aver accettato questo invito di presiedere la nostra “Supplica”, l’Ora del mondo come la chiamava il fondatore della nostra Chiesa e Città di Pompei, il Beato Bartolo Longo.
In Te saluto il mio educatore, il mio Rettore del Pontificio Seminario Regionale Marchigiano. Sì, il coraggioso uomo di Dio e di scienze teologiche che nei tempi difficili del dopo-Concilio si preoccupò della formazione di centinaia e centinaia di sacerdoti sul mare mosso della Chiesa di allora.
Grazie per averci contagiato con un amore appassionato alla Chiesa, per averci insegnato come essere fedeli a Cristo Signore, per averci indicato i sentieri del “Sì” quotidiano della volontà di Dio come fece la Vergine SS.ma, nostra Madre nella fede.
Fu per me una grande gioia quando seppi che, allora avevi 46 anni, - siamo nel 1974! -, avevi accettato di diventare Assistente Spirituale della facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica di Roma.
Ma fu la grande spiritualità che avevi e che hai, il Tuo amore a Gesù e alla Chiesa, l’umiltà intellettuale e la capacità di apertura e di dialogo a distinguerTi tra tanti.
Al Policlinico Gemelli ti sei appassionato alla vita, al suo mistero, alla sua bellezza, alla sua preziosità e ai suoi drammi e fosti tra i Fondatori e inventori della “Bioetica” nella Facoltà di Medicina dal 1992 all’anno 2000.
Oltre che Professore sei stato anche Direttore dell’Istituto per oltre 15 anni.
Lì il mondo ti ha conosciuto come indefesso difensore della vita, come assertore che nell’embrione umano c’è già in nucleo tutta la persona, che è necessario circondare la gestante di ogni tenerezza, che è urgente proteggere la vita dal suo sbocciare fino al tramonto e che al malato non si può togliere né alimentazione né idratazione perché diritti naturali, e non possono essere considerati accanimenti terapeutici. Ci hai insegnato l’opposizione ad ogni eutanasia.
Così hai istituito, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, quella pontificia Accademia per la Vita, faro di luce per il Magistero della chiesa in ogni continente e punto di riferimento per tutti noi, popolo di Dio. Oggi ne sei Presidente Emerito.
Eminenza, noi siamo nati per educare e promuovere, nel nome e con l’intercessione di Maria SS.ma, la vita in tutte le sue stagioni.
Qui a lato, in questi tre anni, in silenzio e con grandi difficoltà abbiamo costruito la “Casa della Madre e del Bambino”, che non siamo riusciti ancora a portare a termine.
Qui al Sud va tutto con lentezza e sofferenza per chi vuol fare il bene.
Ci metteremo tutte le situazioni del Movimento per la Vita oltre che una “Casa famiglia”.
Qui a Pompei, in un secolo, sono cresciute più di 100.00 giovani vite con l’assistenza e la protezione della vergine SS.ma. Oggi sulle strade d’Italia ci sono più 30.00 bambini e bambine abbandonati. Sembra che alle Istituzioni il problema non interessi vedremo come possiamo inventare per loro.
Continueremo questa superba e splendida missione.
Aiutaci Eminenza, suggeriscici quanto si potrà ancora fare. Tutto per la costruzione del regno di Dio, qui, adesso, subito, il regno di Gesù e di Maria per sempre.
                                                          
                    †Arcivescovo Prelato di Pompei
                                                                   Delegato Pontificio

Gesù è il Bell’Amore di Maria che rinnova la nostra vita
Il Cardinale Elio Sgreccia, nella sua omelia del 2 ottobre, si è soffermato sul tema dell’amore.
Se l’amore non è vero, pulito, sano, non viene da Dio e tutto crolla miseramente: la famiglia, la società, la Chiesa. Per questo siamo chiamati ad imitare Maria. La sua accoglienza docile della volontà di Dio è l’esempio da seguire per incontrare e ricevere l’amore di Dio e l’esempio da seguire per incontrare e ricevere l’amore di Cristo.
La Supplica, un atto d’amore alla Vergine
Dal 14 ottobre 1883 la Supplica, che reciteremo al termine della celebrazione, composta dal Beato Bartolo Longo e  definita “Atto d’amore alla Vergine”, viene a risuonare su questa piazza, due volte ogni anno: l’8 maggio e nella prima domenica d’ottobre, come un appuntamento solenne e coinvolgente, “l’ora del mondo” come la chiamò il Beato.
I pellegrini presenti e i celebranti vogliono raccogliere la voce profonda del cuore e della coscienza di tutta l’umanità per presentarla a Maria scandendo gli aneliti, le necessità, le speranze di fronte ai momenti della storia  che sempre riserva timori, precarietà e speranze.
Sono grato al Delegato Pontificio, l’Arcivescovo Mons. Carlo Liberati di avermi invitato a unire la mia preghiera alla Sua preghiera e alla vostra preghiera in questa celebrazione e di esprimere a nome di tutti voi e anche di quanti ci ascoltano attraverso i Media questa Supplica come Atto di Amore a Maria.
Maria, Madre del Bell’Amore
 Oggi la nostra supplica è preceduta dalla Liturgia dedicata a Maria Vergine “Madre del Bell’Amore”: “Venite e contemplate la vostra Regina che splende fra gli astri del mattino; il sole e la luna ammirano la sua bellezza, in Lei si allietano tutti i figli di Dio”! (Antifona d’ingresso)
Vogliamo specchiarci nella bellezza di Maria, anzi nella bellezza del Suo Amore. In Maria questo amore è impreziosito dal privilegio della preservazione dal peccato, perché Immacolata, predestinata ad essere Madre del Figlio Unigenito del Padre; “Vergine e Madre, Figlia del Suo Figlio”; è amore sponsale perché Maria concepì lo Spirito Santo, l’Amore Eterno, è l’Amore della Madre di Gesù, Figlio di Dio. Il bell’Amore di Maria è Gesù stesso.
Quel Gesù, Figlio Suo e Figlio dell’Eterno Padre, è l’Amore più Bello, l’Amore che si è donato come testimone dell’Amore di Dio per l’uomo sulle braccia di Maria.
Dall’Amore di Gesù, offerto per noi sulla Croce, siamo noi stessi legati a Maria, figli redenti del Suo sangue. Maria è partecipe della Bellezza del Figlio e la riverbera, la irraggia su di noi, Lei che è piena di Grazia.
In definitiva il Bell’Amore, è Gesù stesso, Gesù che Maria portò in grembo, nutrì e custodì nelle Sue braccia per donarlo a noi, così come l’ immagine  del nostro Santuario: Maria porge Gesù a S. Domenico e a S. Caterina, come a tutti coloro che La invocano.
Abbiamo ascoltato dalla Iª Lettura le parole che il testo biblico del Siracide, testo dedicato alla Sapienza, testo che la Chiesa attribuisce a Maria, capolavoro della Sapienza Divina: “Io, come vite, produco germogli di Grazia, e i miei fiori donano frutti di gloria e di rettitudine. Io sono la Madre del Bell’Amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza. In me è la grazia per ogni via e verità, in me ogni speranza di vita è virtù”.
Le molteplici forme dell’amore umano
Di fronte a questa realtà viva, a questo Volto che ci guarda e ci ascolta, dobbiamo però ciascuno di noi guardare dentro di noi e attorno a noi: come si sviluppa di fatto l’amore umano?
Si somiglia alla esemplarità di Maria? È unito a Cristo che è il Bell’Amore, donato alla nostra umanità?
Si sa che l’amore umano si presenta con diverse manifestazioni e in più dimensioni: c’è l’amore sponsale tra l’uomo e la donna, orientato nella struttura stessa della persona al matrimonio e alla famiglia, c’è l’amore di amicizia che unisce affettivamente, non solo in gioventù, e facilita la ricchezza dei sentimenti e la crescita delle persone; c’è l’amore parentale: quello dei genitori verso i figli e dei figli verso i genitori e fra parenti e congiunti; c’è l’amore verginale, consacrato o celibatario che trova motivo di vita nella dedizione a valori alti, e verso l’Amore stesso di Cristo Sposo della Chiesa, Ma a quali condizioni questo molteplice amore è bello?
Come possiamo costruire questo amore bello, pulito e ricco in tutte le sue manifestazioni?
Gli abissi in cui l’uomo riduce l’amore
Non mi soffermo a descrivere la catastrofe e la bassezza in cui talora viene trascinato oggi l’amore sponsale: dalle divisioni, dalle violenze, dalle separazioni, dai tentativi innaturali di sostituzione all’amore casto e fecondo del matrimonio dell’uomo e della donna, in vista della unione perenne degli sposi e della procreazione dei figli, con altre forme innaturali e ideologiche; non voglio fermarmi a sottolineare le difficoltà, motivate spesso per povertà di mezzi e per povertà spirituale, in ordine all’accoglienza dei figli.
Con l’Amore con cui Maria guarda il suo Figlio, ogni sposa dovrebbe attendere e accogliere il proprio figlio. Sono 110598 in questa Regione, nella sola Campania, i figli rifiutati e soppressi ogni anno nei vostri ospedali secondo l’ultimo censimento.
Non voglio insistere su tutte quelle industrie e imprese che fanno del sesso, e del corpo umano commercio e mezzo di dominio e di guadagno. Ai legami di amicizia si sono spesso sostituite le organizzazioni a delinquere.
La famiglia, la società, la Chiesa non possono vivere se l’amore non è vero, pulito, sano, se non è congiunto alla sorgente del Bell’Amore
Per rinnovare l’amore umano, tutte le manifestazioni dell’amore (quello sponsale, quello parentale, quello di amicizia, quello di consacrazione), devono essere pulite, sane; devono essere congiunte con la sorgente del bell’Amore, che è Cristo offerto a noi da Maria, comunicato a noi dalla Chiesa.
Siamo chiamati a fare coraggiosi cambiamenti e trasparenti conversioni: senza l’amore vero, pulito e sano non può vivere né la società, né la famiglia, né la Chiesa.
Dobbiamo cominciare da qui: ravvivare l’amore cristiano, l’amore cristiano che nasce dalla Santissima Trinità, Gesù l’ha rivelato e testimoniato con il dono di sé e lo ha donato alla Chiesa con lo Spirito Santo; è l’Amore quello di cui Maria fu ripiena fin dal concepimento e che noi abbiamo ricevuto nel Battesimo e in tutti i Sacramenti.
Questo dono consente di rinnovare l’amore umano in tutte le sue manifestazioni, se siamo fedeli, se siamo devoti e limpidi nei pensieri e nelle opere.
Questo Amore di Cristo, chiamato “carità”, rinnova, eleva e purifica ogni forma di amore umano; quello sponsale, quello di amicizia, quello parentale, quello che si esprime nel matrimonio e quello che si consacra. Questo è l’Amore che mantiene i cristiani fedeli, è l’Amore che Cristo non ci negherà mai.
Abbiamo letto dal testo di Paolo: “in conclusione fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil. 4, 6-9).
Imparare da Maria a fare dono di sé: è il presupposto per incontrare e ricevere l’amore di Cristo
Per incontrare e ricevere questo Amore occorre però una impostazione di vita, quella che ci ha insegnato Maria, con il suo sì: “sia fatto di me secondo la Tua Parola” ha risposto Maria all’Angelo nell’Annunciazione.
Ci ha ricordato il modello di Maria il Santo Padre Benedetto XVI parlando in un Santuario Mariano
CONTINUA .......................


"Maggio 2012" L'Ora del Mondo

Presiede S. Ecc.za Mons. Rino Fisichella - Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione

Maggio, il mese dedicato alla Madonna
In trentamila a piedi da Napoli a Pompei

Da Pignataro Maggiore a Pompei – 85 chilometri a piedi per amore di Maria
È appena passato il mezzogiorno del 7 maggio. Le campane suonano a festa e il loro suono si unisce agli applausi della gente, che affolla il sagrato e le navate della Basilica. Da via Roma, si sente sempre più vicino un canto: “Evviva Maria, Maria evviva”.
La voce chiede che Maria “faccia la grazia” e, anche nel tono, sembra velata di commozione e di speranza, fiduciosa nell’attesa.
I pellegrini che  si avvicinano, circa 500, donne e uomini di ogni età, vengono da un posto vicino. Ma lontano per chi decide di percorrere il tragitto a piedi.
Sono tutti di Pignataro Maggiore, provincia di Caserta, 85 Km da Pompei. Dal 1945, partendo nella mezzanotte del 5 maggio, arrivano nella città mariana come io pellegrini d’un tempo, nella fatica del cammino e con un semplice zaino sulle spalle. L’Italia era coinvolta nell’immane tragedia della seconda guerra mondiale. Anche gli uomini di Pignataro furono chiamati a combattere.
A chi affidarsi se non a Maria, “onnipotente per grazia”? Le promisero che, se fossero tornati a casa sani e salvi, ogni anno sarebbero arrivati a Pompei. E la Vergine accolse la loro preghiera.
Il cammino implica fatica: i muscoli si contraggono, le ossa fanno male, la mente e il cuore si affliggono nella paura di non farcela. E non è un cammino faticoso la vita? Eppure, canta tutti “Evviva Maria, evviva Gesù”.
Quanto dolore nelle notizie, diffuse ogni giorno, di persone che si uccidono perché angosciati all’aver perso un posto di lavoro o dall’aver assistito, quasi imponenti, alla fine della propria azienda.
Supplichiamo Maria anche per i padri di famiglia che non ce la fanno più a “tirare avanti”, per i pensionati ridotti alla fame, per le madri costrette a spezzarsi la schiena divise tra il lavoro in casa e i mille lavori “per arrangiare”.
Con Lei, chiediamo al Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. E dallo a tutti, perché è proprio nel sangue dei sofferenti che vediamo Cristo Gesù. Eppure, per quanto sia essenziale il pane, lo è ancora di più l’amore di Maria, che si piega sulla sofferenza dell’uomo, anche quando i crocifissi della cronaca e della storia, gridano a gran voce il loro “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”.
L’ultima parte del tragitto, la lunga navata centrale del Santuario, i pellegrini di Pignataro la percorrono in ginocchio. E noi, in ginocchio, vogliamo ripetere a Maria, insieme al Beato Bartolo Longo: “Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti”. (Autore: Giuseppe Pecorelli)
Oltre cinquantamila fedeli a piedi per incontrare Maria
Quest’anno tra le innumerevoli manifestazioni di amore alla SS.ma Vergine del Santo Rosario, qui a Pompei, s’è registrato, con crescente stupore di tutti, l’aumento dei pellegrinaggi a piedi.
Circa 50.000 fedeli hanno percorso le più diverse strade, tra viottoli di montagna, di colline e di campagne sperdute e lontani dalle consuete vie di comunicazione, per raggiungere il nostro Santuario.
Ciò che ha richiamato l’attenzione di tutti è stato il fatto che molti erano giovanissimi di ambo i sessi e sposi nella pienezza della giovinezza coniugale e agli albori della loro vocazione educativa.
Tra Rosari, canti, inni, salmi e preghiere di ogni genere sono giunti nel nostro Santuario con l’atteggiamento gioioso di chi ha saputo superare il proprio limite ed ha vissuto una fraternità con esperienza di fede che li ha riempiti di serenità.
Forse loro stessi non immaginavano che avrebbero potuto farlo e che nel bene da raggiungere ogni giorno non ci sono limiti e frontiere insuperabili.
Soprattutto hanno riscoperto e vissuto la preghiera come incanto e bellezza di dialogo con Dio e tra i fratelli, sotto lo sguardo tenerissimo di Maria SS.ma e la sua protezione materna.
Così il “miracolo di Pompei” è continuo e la Vergine SS. ma del S. Rosario ci tiene per mano, ci illumina, assiste e protegge.
Una delle realtà più significative che hanno reso incantevole questo cammino, durante tutto il mese di maggio, è stato ciò che da anni chiamiamo: “Il buon giorno a Maria”, alle ore 6,30 di ogni mattino.
Circa 2000 fedeli di ogni età, ceto sociale, giovani, donne uomini, si sono trovati uniti in comunione profonda tra canti, preghiere, annuncio e riflessione sulla Parola di Dio, richiesta di perdono, desiderio di perfezione, cantico del “Magnificat”, invocazione di discernimento sul proprio stato di vita, invocazione a vivere nella gioia la volontà di Dio.
È stato un vero miracolo di fedeltà al Signore chiamati da Maria SS. ma e condotti dallo Spirito Santo al quale hanno risposto: “Si vengo”.
Molti, per un mese, si sono alzati nel profondo della notte ad ogno ora (due – tre – quattro – cinque…) per essere presenti quando l’alba non era ancora spuntata, e questo per un intero mese.
L’aver constatato che centinaia e centinaia di persone tutte le notti hanno cantato dal profondo del cuore il loro: “De profundis clamàvi ad Te, Dòmine…” e con semplicità e fedeltà stupefanenti, ci hanno colato di gioia.
Siamo diventati più ottimisti e sereni per il nostro futuro.
La Chiesa c’è e si vede; la Chiesa è viva.
Tanti ci hanno probabilmente capiti. Il Restauro della nostra magnifica Basilica, senza alcun contributo delle Autorità Campane e una spesa di circa 5 milioni di Euro, hanno convinto i nostri fedeli ad essere vicini con la delicatezza, la sensibilità, la comunione del cuore.
Li ha spronati Maria SS.ma.
Hanno offerto il loro sacrificio, la stanchezza, il sudore del cammino nonostante l’umidità della notte e, spesso, il freddo del primo mattino.
Ad essi diciamo “Grazie” che Gesù e la sua e nostra Madre li riempia di pace e di gioia.
Ci sono venute in mente le parole di un coltissimo sacerdote italiano del secolo appena tramontato, a proposito della pietà popolare, don Giuseppe De Luca. Scrive quel sacerdote grande e che ha portato un notevole contributo alla cultura cattolica.
“Non si è pensato alla fede delle masse semplici, le quali sono rimaste folklore per i profani, gregge per chierici. Eppure, da codesto fondo Iddio ha tratto i Santi, e trae quelle anime che rinnovano”.
(Cfr. G. De Rosa, Atti del Seminario di studio “Giuseppe De Luca” e la storia della spiritualità; Vicenza 1984)
                             
                                (Autore: † Arcivescovo
                                                  Prelato e Delegato Pontificio
                                                        Carlo Liberati)
Uno spettacolo della fede
Martedì 8 maggio, S. E. Mons. Carlo Liberati, arcivescovo di Pompei, ha definito “uno spettacolo della fede” il popolo di Dio accorso nella città mariana per la recita della Supplica alla beata Vergine del Santo Rosario.
Migliaia e migliaia di persone presenti anche in un giorno feriale.
In un mondo, che sembra aver dimenticato Dio, nascosto nella propria intimità, quando non emarginato del tutto, gli uomini e le donne di Maria Santissima sembrano andare controcorrente e gridare a tutti la propria fede in Cristo Gesù.
S. E. Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, nel corso della solenne concelebrazione Eucaristica, che ha presieduto ha esortato ogni cristiano a vivere da autentico discepolo di Cristo.
Ed, invece, molto spesso accade il contrario: non è il mondo che si conforma ai cristiani, ma i cristiani che so conformano al mondo.
Il presule ha spiegato: “Siamo caduti nella trappola della cultura di questo mondo.
Oggi non si riesce più  a riconoscere i figli di Dio, e di questo dobbiamo assumerci le responsabilità. In che modo infatti il nostro stile di vita è diverso da quanti non credono?
Se noi viviamo come loro, dove sta la differenza?
E quanti esempi potremmo avere!
Si pensi solo al fatto che non si crede più nel valore del matrimonio. Non crediamo più neppure che possa esserci un vero futuro. Che possiamo ancora ricercare la Verità e vivere in essa.
Quanti filosofi attestano che non esiste una verità. Ma non è vero.
Esiste e possiamo anche conoscerla! Per questo, con la benedizione di Maria, il Signore ci renda saldi nella fede, perseveranti nella speranza e forti nella carità”.
Il saluto di Mons. Liberati e l’omelia di Mons. Fisichella sono riportate integralmente in questa pagina web.
Le loro parole incoraggino i cristiani ad affermare con gioia, con forza e con orgoglio, nelle parole e nella testimonianza di vita, la propria appartenenza a Cristo. (Autore: Giuseppe Pecorelli)
La Supplica non finisce di stupire la chiesa e il mondo
Eccellenza Reverendissima,
sono molto lieto di poter salutare nella Sua Persona uno dei Prelati più vicini alla profonda sensibilità apostolica del santo Padre Benedetto XVI che L’ha posto a presiedere il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione.
Sono felice che Lei sia qui a celebrare l’Eucarestia e “la Supplica” che fin dall’anno 1883 non finisce di stupire la Chiesa e il mondo per la sua bellezza teologica, la profondità di pensiero, l’affetto del suo autore, il Beato Bartolo Longo, che si rivolge alla più tenera delle madri, la SS.ma Vergine Maria che qui veneriamo sotto il titolo di vergine del S. Rosario di Pompei.
Eccellenza, per i fedeli che non La conoscessero ancora, devo ricordare che vostra Eccellenza oltre che Professore insigne di Teologia in Università pontificie, italiane e straniere, è stato Rettore Magnifico della pontificia Università del Laterano e Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
Oltre all’insegnamento per oltre un ventennio alla Pontificia Università Gregoriana è attualmente membro attivissimo e di rilievo presso molti Uffici della Santa Sede ed è considerato tra i più autorevoli teologi italiani a livello internazionale.
Eccellenza, ogni anno in questa splendida occasione della “Supplica”, dopo aver ossequiato e ringraziato tutte le Autorità presenti e il popolo di Dio qui convenuto, esprimo “ad alta voce qualche riflessione” che illustri e serva alla nostra delicata vocazione cristiana.
Lo scorso anno abbiamo riflettuto sul “dovere del Restauro di questa splendida nostra Basilica” iniziata fin dall’8 maggio 1876 dalla fede straordinaria del nostro Beato Bartolo Longo.
Nell’opera faticosa del Restauro siamo a buon punto. Forse non ci basterà l’impegno di questo intero anno: ma siamo contenti e ottimisti.
Intanto non posso non ricordare ai presenti, che per la prima volta sono giunti a Pompei, che questa Città è sorta soltanto per opera del Santuario e delle sue Istituzioni Caritative.”Gli Scavi”iniziavano appena a svilupparsi. Se fossero stati già pienamente operanti la Città sarebbe sorta altrove.
Quando il 13 novembre 1875 giunse nelle allora desolate campagne di Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del S. Rosario, l’Avvocato Bartolo Longo, recuperato alla fede e da tre anni catechista, sentì che doveva prendersi cura degli Orfani, dei figli e figlie dei Carcerati, dell’infanzia e della gioventù abbandonata.
E nacquero come d’incanto dal deserto di questa Valle le Opere della fede cioè dell’amore cristiano.
L’8 maggio 1876 venne dunque posta la prima pietra per la costruzione di questo mirabile Santuario e intorno ad esso sorse la Città.
Sì, è stato il Beato Bartolo Longo a fondare la Città e lui soltanto. Le “Case Operaie”, il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo Ospedale, l’Osservatorio meteorologico e quello geodinamico sono sorti con la chiesa e le sue inseparabili Opere di Carità.
Poi seguì una incredibile serie di realizzazioni caritative: nel 1887 sorse l’Orfanotrofio femminile; nel 1892 nacque l’Ospizio per i figli e le figlie dei carcerati. Nel 1922 accoglierà anche le Figlie degli stessi detenuti.
La Rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei” – dal 1884 – diventa organo di comunione e di aggiornamento del Santuario con i fedeli per l’apostolato mariano e la vitalità delle Opere di Carità e il loro mantenimento.
Dopo l’infausta legge N. 149 del 2001 che ha chiuso i nostri Orfanotrofi dopo circa 115 anni e quasi strangolato i nostri carismi educativi, il nostro Santuario ha cercato di reagire.
No! Non siamo fermi ad una “rievocazione del passato per quanto glorioso”, non ci piace essere “spettatori di cronaca” ma costruttori del futuro della storia.
Oggi, Eccellenza, abbiamo 2 Centri Diurni Polifunzionali, “Crescere Insieme” e “Bartolo Longo”, con oltre 250 fanciulli e fanciulle da educare.
Abbiamo istituito la “Casa Famiglia”, la “Comunità Incontro”, la “Casa Emmanuel”, il “Centro di Aiuto alla Vita”, il “Movimento per la Vita”, “l’Ambulatorio”, il “Consultorio” per fidanzati e giovani coppie in difficoltà e bisognose di orientamento e di consulenza legale e psicologica oltre che religiosa.
Si è ricostituita “ex novo” la “Casa Soggiorno Marianna de Fusco” per signore anziane e sole. Ci stiamo accingendo a ricostruire la “Casa del Pellegrino” dotandola di una mensa quotidiana per le folle dei poveri.
C’è inoltre la gravosa impresa quotidiana delle nostre Scuole Paritarie di ogni ordine e grado dall’infanzia abbandonata fino alla maturità delle Scuole Secondarie, con circa 920 Alunni.
Ma tutto questo impegno non basta certamente per affrontare i drammatici problemi del presente e a costruire il futuro. Ma ce la mettiamo tutta.
Soltanto che ci sentiamo soli e abbandonati da tutte le Autorità: Regionali, Provinciali, Comunali. Le Autorità politiche ci hanno sempre ignorati.
A questo punto, Eccellenza, avremmo ancora tanto da dirLe ma non è certo questo il momento.
Sarebbe un’offesa a questo popolo di Dio, la Chiesa viva dei nostri fedeli qui convenuti, chiamata da Maria SS.ma la Vergine del Santo Rosario, per aiutarci ad essere fedeli obbedienti a Gesù, Capo del Corpo mistico della Chiesa.
Ci limitiamo a porre una domanda non più rinviabile: perché ridurre il fiume Sarno che circonda Pompei ad una “fogna a cielo aperto”, sorgente di malattie incurabili e causa di morte?
Bartolo Longo non lo avrebbe permesso e noi con Lui.
Che il Beato Bartolo Longo ci assista e la Vergine SS.ma ci illumini con lo Spirito Santo prendendoci per mano nel nostro difficile cammino quotidiano.
                                        
                               (Autore: † Arcivescovo
                                                         Prelato e Delegato Pontificio
                                                                 Carlo Liberati)

Cronaca Supplica 2012
“Uno spettacolo della fede”. Così S. E. Mons. Carlo Liberati, arcivescovo di Pompei, ha definito il popolo di Dio accorso nella città mariana questa mattina, per la recita della Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario.
In un mondo, che sembra aver dimenticato Dio, nascosto nella propria intimità, quando non emarginato del tutto, gli uomini e le donne di Maria Santissima sembrano andare controcorrente e gridare a tutti la propria fede in Cristo Gesù.
Sua Ecc.za Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, nel corso della solenne concelebrazione Eucaristica, che ha presieduto, ha esortato ogni cristiano a vivere da autentico discepolo di Cristo.
Ed, invece, molto spesso accade il contrario: non è il mondo che si conforma ai cristiani, ma i cristiani che si conformano al mondo. Il presule ha spiegato: “Siamo caduti nella trappola della cultura di questo mondo, non riescono più a riconoscere i figli di Dio, e di questo dobbiamo assumerci la responsabilità.
Come il nostro stile di vita è diverso da quelli che non credono, se viviamo come loro? Dove sta la differenza?
E quanti esempi potrei farvi! Se anche noi cadiamo nella trappola, se anche noi non crediamo ad esempio nell’amore del matrimonio, non crediamo più che veramente può esserci un futuro, che possiamo ancora ricercare e vivere nella Verità, e che non è vero che non esiste una Verità, esiste e possiamo anche conoscerla!”.
Per questo, con la benedizione di Maria, il Signore ci renda “saldi nella fede, perseveranti nella speranza e forti nella carità”.
L’assenza di Dio è un dramma nell’uomo. I cristiani riprendano coraggio!
Fratelli e sorelle,
prima di porci a riflettere sulla parola di Dio che è stata proclamata, desidero ringraziare Sua Eccellenza l’Arcivescovo per il saluto iniziale che mi ha rivolto, e per l’invito che mi ha permesso di essere qui con voi oggi, in questa ricorrenza celebrata in ogni parte del mondo. La Supplica è diventata negli anni punto di riferimento importante per tutti i cristiani.
Ringrazio Sua Eccellenza l’Arcivescovo per il grande impulso che ha dato al Santuario; la sua presenza ha portato l’incremento che è sotto i nostri occhi: anche se a prezzo di fatica e di un’opera svolta, a volte, in solitudine, il Santuario di Pompei è oggi certamente uno dei più importanti nel mondo e i pellegrini che qui vengono per rivolgersi alla Vergine sono sempre più numerosi, accolti, esauditi nella loro preghiera.
E come poter dimenticare i grandi segni della carità cristiana che qui trovano riscontro per la generosità dei pellegrini e lo zelo pastorale dell’Arcivescovo?
Il mio saluto va anche agli altri confratelli vescovi e ai sacerdoti, che insieme a me innalzano a Dio l’unico vero sacrificio di Cristo. Un cortese saluto alle autorità civili, militari e politiche che oggi sono qui e mi fanno l’onore di partecipare a questa celebrazione.
Cari fratelli e sorelle abbiamo inteso dal Vangelo che una donna, dopo aver ascoltato Gesù, disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato”.
Un’immagine che ci riporta a quella realtà di amore che lega il figlio alla madre che l’ha generato e che ancora continua a nutrirlo per crescerlo alla vita.
Gesù, però, le risponde: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.
Siamo noi, fratelli e sorelle, quei beati di cui parla il Vangelo. Noi che oggi abbiamo ascoltato la parola di Dio. Siamo però chiamati anche a metterla in pratica.
Non basta l’ascolto della Parola; la Parola deve diventare vita, testimonianza nel mondo di oggi. Siamo ancora nel periodo pasquale, lo ricorda questo cero che è il simbolo di Cristo Risorto. Nel mondo di oggi siamo noi i testimoni che Gesù è morto e risorto, che ha sofferto, e che il Padre lo ha riportato alla vita per dare a tutti noi, a chi crede e a chi non crede, la certezza della speranza di una vita dopo la morte.
Questa è la nostra certezza: Gesù è ritornato in vita dopo tre giorni, e di tutto questo noi siamo i testimoni. Come gli Apostoli, incessantemente da 2000 anni, siamo testimoni della vita che Dio ha portato nel mondo.
Eppure molti oggi, come nel passato, non credono. Se non abbiamo speranza che ci sarà una vita dopo la morte, siamo i più miseri e miserabili tra gli uomini, perché tutto terminerebbe con la morte di cui non sappiamo né il come né il dove.
Essa ci coglierebbe all’improvviso e ci abbandonerebbe alla disperazione. Se non ci fosse nulla dopo la morte tutto si fermerebbe. Ma io non lo posso credere. Non lo voglio credere. Devo avere dentro di me la certezza che c’è la vita dopo la morte. E questo in forza di una ragione profonda che è data dall’Amore.
Quando si ama, si ama per sempre e nulla può spezzare questo legame. Ciò che noi portiamo nel mondo dunque è la speranza che deriva dal credere e dall’amare.
Una speranza che consente di tenere fissi i nostri occhi su Cristo Risorto. Perché allora nel mondo di oggi c’è chi non crede al nostro annuncio? Realmente dobbiamo dire, come più volte ha ripetuto Papa benedetto XVI, che siamo in una drammatica crisi di fede. Una profonda e grave crisi di fede che, probabilmente, inizia proprio da noi. Se il mondo non crede, è dovuto anche al fatto che la nostra testimonianza, forse, non è così forte e convinta come dovrebbe essere.
La crisi di fede del nostro tempo
Siamo caduti nella trappola della cultura di questo mondo. Oggi non si riesce più a riconoscere i figli di Dio, e di questo dobbiamo assumerci la responsabilità. In che modo infatti il nostro stile di vita è diverso da quanti non credono? Se noi viviamo come loro, dove sta la differenza?
E quanti esempi potremmo avere! Si pensi solo al fatto che non si crede più nel valore del matrimonio. Non crediamo più neppure che possa esserci un vero futuro. Che possiamo ancora ricercare la Verità e vivere in essa.
Quanti filosofi attestano che non esiste una verità. Ma non è vero. Esiste e possiamo anche conoscerla!
Tuttavia, se anche noi che dovremmo avere queste certezze non le viviamo nella nostra vita, la crisi di fede diventerà sempre più profonda.
Per questo occorre una nuova evangelizzazione. Recuperare la nostra fede. Convincerci che l’assenza di Dio è un dramma nell’uomo. Come potremmo vivere senza Dio? Come potremmo dare senso alla nostra vita?
Dopo che per quasi cento anni siamo stati illusi perché hanno insegnato che siamo diventati adulti, maturi, e che dobbiamo vivere nel mondo come se Dio non esistesse, ora tocchiamo con mano il punto di maturità a cui siamo arrivati!
Nessuno di noi ha mai sperimentato una crisi così profonda, una crisi economica, finanziaria, ma di fatto antropologica, come quella presente.
La paura dell’uomo contemporaneo
L’uomo è in crisi, ha paura, non ha più un futuro davanti a sé. Stiamo vivendo ora una crisi così profonda proprio perché abbiamo messo Dio in disparte nella nostra vita.
Riprendiamo coraggio! Oggi abbiamo ascoltato dagli Apostoli che dobbiamo essere saldi nella fede. Abbiamo bisogno davvero di essere solidi nella fede; di viverla nonostante le tribolazioni, perché abbiamo affidato la nostra vita a Cristo Risorto.
Abbiamo ascoltato nella prima lettura quanto è successo a Paolo. Alcuni persuasero la folla, lo lapidarono e lo trascinarono fuori della città credendolo morto. Anche oggi avviene questo, anche oggi noi cristiani veniamo uccisi solo perché siamo cristiani.
Certo, nelle nostre terre non succede in questo modo; ma ricordo l’espressione del filosofo danese Kierkegaard, il quale diceva: “Se oggi Cristo dovesse tornare non lo metterebbero in croce, ma in ridicolo”.
Questo è il martirio dei nostri giorni: metterci in ridicolo. Essere trattati come cittadini di serie B. Far passare noi, che abbiamo portato con la nostra storia il progresso, per quelli che non lo vogliono.
Noi fautori e produttori di scienza siamo considerati come quelli che sono contro la conquista scientifica, mentre desideriamo solo che questa conquista abbia ad essere regolata nell’uso che ne viene fatto, che non deve discriminare nessuno, perché davanti alle conquiste della scienza non non può esserci chi ne beneficia perché è ricco e chi rimane emarginato perché è povero.
La corrosione dei valori cristiani
Per questo siamo diventati ormai come uno “spettacolo” davanti al mondo.   
Nessuno si illuda tra di noi. Nei prossimi anni potrebbe essere ancora peggio. Il controllo che viene fatto sul nostro linguaggio e sui nostri comportamenti è talmente vasto, ma sottile da non accorgersene. Si pensi che in alcuni Paesi del mondo è ormai proibito perfino dire pubblicamente “Merry Christmas”, “Buon Natale”! Dobbiamo riflettere seriamente su questo. Possiamo pensare semplicemente che da noi non avverrà mai? Chi l’ha detto? È una domanda che suscita la nostra riflessione.
Oggi siamo qui a supplicare la Vergine Maria. Questa non è una preghiera come tante, questa è la Supplica alla Vergine di Pompei.
La Supplica è una preghiera del tutto particolare. Richiede, innanzitutto, umiltà; ciò significa sentire il bisogno di Dio. Teniamo gli occhi fissi su di Lei che davanti a Dio ha detto: “Sono la serva del Signore”. Maria ha permesso a Dio di plasmarla; per questo di generazione in generazione tutti ricordano la Vergine Maria.
Tutti la invocano. Tutti fissano lo sguardo su di Lui, consapevoli che davanti a Dio abbiamo sempre bisogno di Lei per comprendere la vita, il bene e il male; per comprendere il Suo amore, per avere da Lui il perdono e la misericordia. Lasciamoci plasmare da Dio come lei, come la Vergine, perché in questo è il nostro futuro, e così riusciremo a dare risposta alla sofferenza del momento presente.
L’amore a Maria Santissima ci salverà
A Pompei veniamo per aprire il cuore davanti alla Vergine e nel silenzio, solo noi e Lei, apriamo il cuore e mostriamo ciò che vi è dentro: l’amarezza, la tristezza, il bisogno…
Tuttavia non dobbiamo moltiplicare le parole. Lei conosce già il nostro cuore e i nostri pensieri.
La Supplica, inoltre, richiede affetto, l’umiltà di chi sa di essere amato. Qui siamo davanti ad una madre, e noi siamo suoi figli. Davanti a Lei non ci sono differenze di persona, c’è solo l’affetto di una madre.
Una madre, per definizione, è colei che dà tutto.
Ripetiamo, quindi, come nella Supplica: Maria non ce ne andremo da te finché non ci avrai benedetti. Cioè fino a quando non ci avrai fatto comprendere che essere cristiani in questo mondo significa avere coraggio, vivere in ginocchio davanti a te, condurre uno stile di vita che ci consenta di essere riconosciuti come figli di Dio.
Restiamo ora qualche istante in silenzio. La Parola di Dio, che abbiamo ascoltato, provochi ancora la nostra mente a riflettere e il cuore si apra alla preghiera: o Signore, rendici saldi nella fede, perseveranti nella speranza e forti nella carità. E così sia.
                                                              
                             dev.mo nel Signore
                                                                          † Rino Fisichella

Uniti con Maria, trasformati dallo Spirito Santo
L’Anno della Fede affidato alla Madonna di Pompei
L’arcivescovo S. E.Mons. Carlo Liberati riceve i ringraziamenti e l’incoraggiamento del Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
Dal Vaticano, 14 maggio 2012
Eccellenza Reverendissima,
di ritorno a Roma, mi permetta di ringraziarla ancora una volta per l’invito a presiedere la Supplica, per l’ospitalità che mi ha riservato e per la grande generosità con cui ha voluto accompagnarla.
Poter presiedere la S. Messa e la Supplica alla regina del Santo Rosario di Pompei è stato per me motivo di grande onore e di immensa gioia.
Ho potuto toccare con mano la devozione e l’affetto che anima tante persone verso la Santa Vergine di Pompei, frutto soprattutto del suo fecondo e instancabile impegno nella guida del Santuario e di tutte le sue numerose e importanti opere di carità.
Questo mi ha confermato come la pietà popolare sia fondamentale e necessaria per una vera ed efficace opera di Nuova Evangelizzazione.
La incoraggio nel suo ministero e, insieme a Lei, affido alla Madonna di Pompei l’ormai imminente “Anno della Fede”.
RingraziandoLa ancora, l’occasione mi è gradita per confermarmi con sensi di distinto ossequio,
                                                                   
dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
                                                         dev.mo nel Signore
                                                          † Rino Fisichella


"Ottobre 2012" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale Mons. Adriano Bernardini - Nunzio Apostolico in Italia
Il Santuario di Pompei, sorgente di vera libertà, di giustizia, di pace

Il saluto dell’Arcivescovo di Pompei S. E. Mons. Carlo Liberati
Eccellenza Reverendissima e a me sempre cara,
sono molto lieto di poterLa incontrare qui a Pompei dopo i felici e ormai lontano anni della nostra formazione sacerdotale e universitaria (anche se ci siamo visti ieri l’altro a Loreto per la Visita Apostolica del Santo Padre).
A lei la Divina Provvidenza l’ha poi chiamata per le strade difficili e spesso molto lontane dalla
Diplomazia vaticana, come l’ultima in Argentina dove ha trascorso ben otto anni di arduo apostolato, percorrendo in lungo e in largo quella grande nazione e dove peraltro ha trovato decine di milioni di italiani in gran parte provenienti da questo nostro Meridione.
Ora, come Nunzio Apostolico in Italia, è qui tra noi per celebrare questa preghiera, la “Supplica” alla vergine del Santo Rosario, in uno tra i più celebri e grandi Santuari dedicati alla Madre di Gesù e nostra, nel mondo.
Grazie per questa sua presenza.
Oggi avrà la gioia di essere visto e ascoltato nel mondo per la soddisfazione che la RAI-TV italiana ci consente di esperimentare attraverso la diretta di questa Supplica per chiunque voglia unirsi a noi nella preghiera.
Di questo ringrazio vivamente la Presidente della RAI-TV Prof.ssa Sig.ra Anna Maria Tarantola e i suoi solerti e sensibili esperti, tecnici e collaboratori e collaboratrici. Eccellenza, siamo qui per la Chiesa di tutto il mondo, per l’Italia, per Pompei, dall’8 maggio 1876.
I nostri Orfanotrofi e Istituti di Accoglienza ed Educazione fin dal 14 ottobre 1883, data di inizio della prima Supplica, hanno educato almeno 100.000 bambini e bambine, ragazzi e ragazze, adolescenti, giovani.
Una infelice, infausta legge della nostra Repubblica, la n. 149 del 28 marzo 2001, ha tentato di distruggere il nostro carisma totalmente dedicato alla difesa dell’infanzia abbandonata, degli orfani delle guerre, dei figli e delle figlie dei carcerati e, oggi, delle famiglie massacrate da leggi permissive.
Quella legge che aboliva le Istituzioni esistenti e doveva dare inizio alle “Case Famiglia” sappiamo come va.
Per educare 4 0 6 bimbi ci vuole una folla di educatori impossibili da reggere economicamente. Tanto è vero che le “Case Famiglia” sono pochissime e in piena difficoltà.
I nostri Istituti si reggevano sul volontariato dell’amore cristiano, della nostra quotidiana oblatività. L’amore e il servizio del prossimo non si possono imporre per legge.
Oggi, sulle strade italiane vagano e soffrono almeno 30/40 mila bimbi, bimbe, giovani di ambo i sessi totalmente alla deriva e nel vortice di ogni sofferenza.
Vivono di accattonaggio, elemosina, lavoro coatto, schiavitù morale e materiale, sopraffazioni di ogni genere e corruzione abituale per le ragazze condannate alla miseria e da uomini e donne senza scrupoli alla prostituzione.
Sembra, da serie indagini e statistiche condotte, che questa gioventù offesa e abbandonata non sopravviva al 18° anno di età.
Ma il fatto, eccetto ciò che può fare la Chiesa, non sembra preoccupare nessuna delle alte Autorità della nostra repubblica. Per loro il fatto non esiste!
Ma a noi, promotori e difensori della vita, in nome di Cristo Redentore dell’uomo, interessa e come!
Oltre ad una “Casa Famiglia” e ad un’altra per “Alcolizzati e Drogati” conserviamo, anzi, abbiamo fatto nuovo il “Pensionato” per signore sole e oltre i 60 anni, spesso abbandonate.
Conserviamo i 925 Alunni  delle nostre Scuole Parificate di ogni ordine e grado. Stiamo ristrutturando la “Casa del Pellegrino” e le “Case Operaie” e dando nuovo impulso alla Caritas.
Eccellenza, nel nome e con l’intercessione di Maria, la Madre di Gesù e nostra, operiamo perché l’amore di Cristo rinnovi le nostre intelligenze, le coscienze, i nostri cuori e questo Santuario ormai tra i più celebrati nel mondo, possa essere con la potenza del santo Rosario di Maria faro di civiltà, cioè sorgente di vera libertà, di giustizia, di pace.
                                                                                     
† Carlo Liberati
                                                    Arcivescovo Prelato di Pompei
                                                         Delegato Pontificio

Dio continua a cercare l’uomo, nonostante le delusioni e i rifiuti
“In verità è per me un grande onore ed una grande gioia unirmi a voi in questo giorno dedicato alla Supplica alla madonna, alla vergine di Pompei. Ringrazio per questo onore Sua Eccellenza Mons. Carlo Liberati per l’invito, mentre saluto tutti gli Ecc.mi Confratelli nell’Episcopato, Sacerdoti, Seminaristi, religiosi e religiose, le autorità civili e di sicurezza”.
La Vergine dell’Annunciazione
Maria tanto venerata in tutta la cristianità ed in modo particolare qui a Pompei, si offre ai fedeli sotto i titoli e le sue missioni più varie. A voi, qui a Pompei, si dà sotto il titolo di Nostra Signora del Rosario, nella sua espressione di Madre. La Missione di Madre di Gesù, che sboccia appunto in Nazareth, nel momento in cui una semplice fanciulla di un borgo oscuro della Palestina ha detto il suo “sì” dell’accoglienza, ossia ha accettato di entrare nel progetto meraviglioso che accompagna tutta l’umanità e del quale siamo soggetti attivi.
Mi pare che il clima tipico dell’annuncio a Maria sia caratterizzato, per quanto ciò possa sembrare paradossale, dal silenzio. Si ha l’impressione che le stesse parole scaturiscano da abissi di silenzio.
La madonna essenzialmente tace, nella sua casetta di Nazareth. Il suo è il silenzio dell’ascolto carico di attenzione, di rispetto e partecipazione per il messaggio che viene dall’alto, dall’Angelo. È il silenzio tipico dell’accoglienza femminile.
Attraverso il silenzio la parola si compie e si fa verbo in lei. È il silenzio dell’interesse profondo, della meraviglia.
Il silenzio della madonna sottolinea la distanza tra il suo universo familiare, il suo progetto di vita e quell’annuncio che irrompe dall’alto. Quella proposta che sembra una “rottura” rispetto alla continuità delle sue occupazioni, dei suoi orizzonti abituali, della sua vita quotidiana. È la parola che entra in Lei, oltre il fracasso di oggi che non ci fa percepire la Grazia di Dio che è in noi. Il silenzio permette alla Madonna che partecipa alla richiesta… prendere atto di un piano divino che la supera.
Attraverso il silenzio Maria entra in un “altro mondo” e permette a Dio di entrare nella sua esistenza e di imprimerle una svolta radicale, un orientamento inimmaginabile.
E “L’orientamento inimmaginabile” è proprio quello di essere chiamata a divenire Madre di Dio.
Maria Madre di Dio, Madre nostra e Madre della Chiesa
Maria è così Madre di Dio, perché ha generato il Dio fatto uomo. Non...
Dio non è stanco dell’uomo
La felicità dell’uomo è nell’accogliere la presenza di Dio. È l’insegnamento di Maria
La preghiera di fronte all’immagine di Maria
CONTINUA...


"Maggio 2013" L'Ora del Mondo

Presiede S. Ecc.za Mons. Tommaso Caputo - Arcivescovo-Prelato di Pompei e Delegato Pontificio
Lettera di Mons. Caputo ai fedeli del Santuario
La prima Supplica come Vescovo do Pompei
Carissimi devoti della Madonna del Rosario di Pompei,
vi giunga, attraverso le pagine della nostra rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei”, il mio più affettuoso saluto.
È con gioia che desidero condividere con voi alcune riflessioni. Si avvicina il mese di maggio, dedicato a Maria, Madre della Chiesa e nostra.
In questo periodo, nonostante il consumismo abbia eroso il tempo di tanti cristiani e il relativismo
etico ne abbia minato la fede, in molte città grandi e piccole, si organizzano celebrazioni, incontri, processioni, momenti di preghiera in onore della Vergine.
Le chiese, le cappelle, le piccole edicole erette dalla pietà popolare ai crocicchi delle strade vengono addobbate con i bei fiori che la natura generosa ci dona in questa stagione. Certamente la Vergine Maria gioirà di queste iniziative che accrescono la fede e la devozione dei suoi figli.
Qui a Pompei, dove veneriamo Maria con il titolo di Madonna del Rosario, nel mese di maggio viviamo la bellissima esperienza del “Buongiorno a Maria”.
Ogni mattina dei giorni feriali, alle 6.30, ci ritroviamo per iniziare la giornata con la Madonna, affidando a Lei i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, accogliendo dalle sue braccia Gesù e riprendendo in mano la corona del Rosario che lei ci dona.
In questo mese, poi, c’è la grande giornata della Supplica dell’8 maggio.
Questa data fu scelta dal nostro fondatore, il Beato Bartolo Longo, per la posa della prima pietra del nascente Santuario, nel 1876, perché in quell’epoca era il giorno in cui si festeggiava san Michele Arcangelo, sotto la cui protezione Longo volle mettere la sua opera.
In quel giorno, tutti insieme, reciteremo solennemente la splendida preghiera composta dal Beato giusto centotrenta anni fa, nel 1883.
Come sapete, sono a Pompei da qualche mese, mentre viviamo l’Anno della fede.
Ne ringrazio il Signore. È davvero un orizzonte di grazia quello che si è aperto davanti a me e che vado conoscendo meglio ogni giorno.
Vivere quotidianamente sotto lo sguardo di Maria SS.ma me la fa amare sempre di più ed accresce in me il desiderio, già espresso nell’omelia del 12 gennaio scorso, di prendere Maria, come l’Apostolo Giovanni, nella mia casa, nel più profondo di me stesso (Gv 19,27), perché Ella possa riempire tutto lo spazio della mia vita interiore, il mio io umano e cristiano, come ci ha insegnato il Beato Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris Mater (RM,45).
Nella stessa Enciclica leggiamo anche: “Maria è presente nella Chiesa come Madre di Cristo, ed insieme come quella madre che Cristo, nel mistero della redenzione, ha dato all’uomo nella persona di Giovanni apostolo. Perciò, Maria abbraccia, con la sua nuova maternità nello Spirito, tutti e ciascuno nella Chiesa, abbraccia anche  tutti e ciascuno mediante la Chiesa. In questo senso Maria, Madre della Chiesa, ne è anche modello” (RM, 47).
Queste affermazioni del Magistero trovano una sintesi mirabile nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “Maria è l’orante perfetta, figura della Chiesa. Quando la preghiamo, con lei aderiamo al disegno del Padre, che manda il Figlio suo per salvare tutti gli uomini. Come il discepolo amato, prendiamo con noi la Madre di Gesù, diventata Madre di tutti i viventi. Possiamo pregare con lei e pregarla.
La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria, alla quale è unita nella speranza” (n. 2679).
Ognuno di noi, dunque, dovrebbe portare Maria a casa, vivere con Maria, andare a Cristo con Maria e per Maria, perché Lei, come diceva sant’Agostino (Sermone 291) è madre spirituale che nutre i cristiani della salvezza che viene dal suo grembo.
Quando Gesù sulla croce ha lasciato a Giovanni, ed in lui a tutta l’umanità, Maria come madre, ci ha indicato la strada; prendere con noi Maria e, attraverso lei, arrivare a Gesù.
Quindi è nostro preciso dovere prenderla nella nostra casa, proprio come Giovanni e abitare con Lei, perché la nostra fede, debole, prenda forza dalla sua maternità, riceva luce dai suoi consigli e sia guidata da Lei, esempio perfetto di cristiana. È quello che vi invito a fare e che desidero fare assieme a voi, in particolare in questo mese di maggio!
                                                                
                † Tommaso Caputo                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Arcivescovo-Prelato di Pompei
                                                                  e Delegato Pontificio
La Cronaca
Pompei e San Pietro due piazze della stessa fede
Due piazze unite nel nome di Maria, San Pietro e Pompei, che diventano un’unica agorà elevando al cielo un’intensa preghiera alla Vergine. Lo scorso 8 maggio, mentre decine di migliaia di persone radunate davanti al Santuario  della Madonna del Rosario di Pompei partecipavano alla Santa Messa e alla Supplica alla vergine, Papa Francesco, in Vaticano, così si rivolgeva agli oltre centomila fedeli riuniti per l’Udienza generale del mercoledì: “Oggi, 8 maggio, si eleva l’intensa preghiera della “Supplica alla Madonna del Rosario” di Pompei, composta dal Beato Bartolo Longo.
Ci uniamo spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione di Maria, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero”. Queste parole, riportate al popolo di Maria dall’Arcivescovo-Prelato e Delegato Pontificio, Mons.
Tommaso Caputo, che per la prima volta presiedeva il solenne rito della Supplica, sono state accolte con profonda gioia e sottolineate da un lungo applauso. Sull’altare, posto davanti alla facciata del Santuario, dedicata alla Pace Universale, anche l’arcivescovo metropolita di Benevento, Andrea Mugione; l’Arcivescovo eletto a Capua, Salvatore Visco; il Vescovo eletto di Ischia, Pietro Lagnese; gli emeriti di Aversa, Mario Milano, e di Nocera-Sarno, Gioacchino Illiano; il Vicario Apostolico Emerito di Aleppo, in Siria, Giuseppe Nazzaro, e il Padre Abate Giordano Rota, Amministratore Apostolico della Badia di Cava de’ Tirreni.
La piazza gremita ha seguito con partecipazione ogni momento della celebrazione, animata dai canti liturgici eseguiti dal Coro Pompeiano, diretto dal maestro don Francesco Di Fuccia, con all’organo il maestro Francesco Federico.
Nelle prime file, accanto alle numerose autorità civili e militari, ai malati e ai diversamente abili, i bambini e i ragazzi accolti nei Centri Educativi del santuario, che da oltre cento anni, secondo il carisma e l’esempio del fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, vengono amorevolmente seguiti nel loro cammino di crescita fisica, spirituale e culturale dalle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle.
Nell’omelia, che riporterò integralmente in basso, Mons. Caputo ha indicato ai presenti Maria come modello di vita, soprattutto in quell’Anno della fede, durante il quale la Chiesa invita i credenti a fare un decisivo scatto in avanti nel proprio cammino spirituale.
Forte anche il richiamo a riprendere in mano la corona del Rosario, vera forza di Pompei, per la sua fisionomia mariana e la valenza cristologica.
Anche quest’anno, come accade a partire dal 1979, l’emittente privata “Napoli Canale 21” ha trasmesso in diretta la Supplica e la santa Messa che l’ha preceduta in tutta la Campania e nelle regioni limitrofe, permettendo, così, a milioni di persone, soprattutto malati, anziani, carcerati ad unirsi spiritualmente in preghiera con la piazza di Pompei.
La sola Supplica è stata trasmessa anche da TV 2000, la TV dei cattolici italiani, che dalle 9.00 alle 10.00, ha dato vita anche ad uno speciale del suo programma “Nel cuore dei giorni, dedicato proprio alla Madonna di Pompei.
Numerose le Associazioni di Volontariato che, assieme alle forze dell’ordine ed al personale del Santuario, hanno contribuito all’organizzazione ed allo svolgimento della celebrazione: Associazione “San Giuseppe Moscati”, Associazione Nazionale Carabinieri, CISOM, Croce Rossa, Croce del Sud, Misericordia, Ospitalità di Pompei, Pompei Tourist Tutors, UNITALSI. (Autore: Loreta Somma)
L’Omelia del Prelato Mons. Caputo:
“da Maria impariamo lo stile della contemplazione cristiana, che non è fuga dal mondo, ma allenamento a conservare nel cuore le parole di Gesù”.
La realtà di una fede viva per una società più giusta e solidale
Cari Pellegrini presenti qui a Pompei, benvenuti!
Cari fratelli vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, autorità civili e militari, carissimi fedeli che ci seguite grazie ai mezzi di comunicazione sociale: ammalati, anziani, carcerati, vi giunga il mio più affettuoso saluto, vi sentiamo presentissimi insieme a noi, in questa magnifica piazza.
Siamo radunati davanti alla facciata del santuario della Beata Vergine del Rosario, dedicata alla pace e sulla cui sommità svetta la statua della Madonna.
Al termine della Santa Eucaristia, reciteremo la Supplica alla Madonna del Rosario, che il nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, definiva “l’Ora del Mondo” e che lui stesso ha composto giusto centotrenta anni fa.
È una splendida preghiera che racchiude in sé tutti i dolori e le speranze dell’umanità e dà voce all’amore che dalla terra si leva verso il cielo. È stata tradotta in decine di lingue e recitata, oggi e la prima domenica di ottobre, da milioni di fedeli in tante parti del mondo.
Questa preghiera di Bartolo Longo è anche un grande aiuto per il conseguimento della nostra più piena maturità cristiana. Recitare la Supplica alla Madonna di Pompei significa manifestare la nostra
figliolanza verso “la Madre”, che Gesù ci ha donato dall’alto della Croce, diventare intimi e familiari con Lei e con Dio.
Come l’apostolo Giovanni la prese nella sua casa, anche noi abbiamo il dovere di prenderla nella “nostra”, nel “più profondo di noi stessi” (Gv 19,27), perché Ella possa riempire tutto lo spazio della nostra vita interiore, il nostro io umano e cristiano, secondo una felice espressione del Beato Giovanni Paolo II (RM,45).
Abitando con Maria, la nostra fede debole prenderà forza dalla sua maternità, riceverà luce dai suoi consigli.
Sabato scorso, Papa Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, dove si è recato per recitare il Santo Rosario ha affermato: “Gesù dalla croce dice a Maria, Indicando Giovanni: - Donna, ecco tuo figlio! – e a Giovanni: - Ecco tua madre” – (cfr Gv 19,26-27). In quel discepolo tutti noi siamo rappresentati: il Signore ci affida nelle mani piene di amore e di tenerezza della madre, perché sentiamo il suo sostegno nell’affrontare e vincere le difficoltà del nostro cammino umano e cristiano; non avere paura delle difficoltà, affrontarle con l’aiuto della mamma”.
Ha anche chiesto di pregare per lui, perché ne ha bisogno, recitando tre Ave Maria. E noi, accogliendo la sua richiesta, certamente ci impegniamo a farlo!
Il Rosario è la vera forza di Pompei! È commovente vedere, qui a Pompei, con quale fede tante persone, anche giovani, recitano il Rosario: preghiera antica e sempre nuova, preghiera dalla “fisionomia mariana, dal cuore cristologico”, secondo la bella espressione del Beato Giovanni Paolo II nella Rosarium Virginis Mariae. Attraverso i misteri del Rosario ci immergiamo, alla scuola e con occhi di Maria, in un mistico pellegrinaggio, verso Gesù, vero Dio e vero uomo, compiendo così il passo essenziale della nostra identità cristiana.
Ritorna in mente, in proposito, l’insegnamento che, nell’Anno della Fede, il Papa emerito Benedetto XVI ha indicato per il Rosario, chiamato a diventare la forza dei fedeli di tutto il mondo. Una conferma in tal senso viene anche da Papa Francesco, che proprio in questi giorni, continuamente ci invita a pregare il Rosario, soprattutto in famiglia,
Qui a Pompei apprendiamo che il Rosario è una pedagogia inventata da Maria, con il suo amore di Madre, per aiutarci a “imparare” Gesù. Non meditiamo forse, nei misteri del rosario, gli eventi principali della vita di Lui? E non li imitiamo imprimendoli nella mente e nel cuore per rivestirci dei suoi stessi sentimenti?
È così che si diventa “amici” di Gesù: frequentandolo assiduamente. Lo diceva il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario, delle opere di carità e della nuova città di Pompei.
Questa preghiera, così semplice da poter essere la preghiera di tutti e in tutte le circostanze, “batte il ritmo della vita umana, per armonizzarla col ritmo della vita divina”, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, come ricordava Papa Giovanni Paolo II (RVM 25), che amava dire che il Rosario era la sua “preghiera prediletta”.
Ma perché, viene da chiedersi, per sintonizzare il ritmo della nostra vita sul ritmo della vita d’amore della Trinità, occorre pregare con Maria?
La risposta la troviamo nel Vangelo dell’Annunciazione che abbiamo appena ascoltato (Lc 1, 26-38).
Guardare a Gesù con gli occhi di Maria c’insegna come deve essere il nostro cuore: aperto, pienamente affidato, quasi un calice vuoto pronto ad accogliere il dono di Dio.
 Così come è stata Maria nel “fiat”, nel “si”, nella risposta all’angelo: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
E Maria il suo “fiat” lo ha ripetuto ogni giorno, nella gioia e nel dolore, nella luce e nell’oscurità, sino ai piedi della croce e all’effusione dello Spirito del Cenacolo.
Maria, dunque, è il modello del discepolo che segue passo passo Gesù, affinché Egli possa rivivere il lui.
Da Maria impariamo lo stile della contemplazione cristiana, che non è fuga dal mondo, ma allenamento a conservare nel cuore le parole di Gesù (cf Lc 2,19) perché, al momento opportuno diano frutto nella vita.
Contemplare è, quindi, specchiarsi in Colui che si contempla, Gesù, per poterlo poi rispecchiare a propria volta.
Maria, poi, non è soltanto un modello, sia pure il più alto e trasparente, del nostro cammino di immedesimazione con Gesù. È molto di più. È la madre di Gesù ed è, spiritualmente ma realmente, la “madre nostra”. Maria esercita dal cielo la sua maternità verso di noi. Se ci avvicianiamo a lei con fiducia e disponibilità, ci nutre di quel latte spirituale che genera in noi la vita di Dio.
E concludiamo. Il fondatore della nuova Pompei, l’Avv. Bartolo Longo, ha unito in questo luogo, per un provvidenziale disegno, fede e carità.
Egli diceva che: “Carità senza Fede sarebbe la suprema delle menzogne. Fede senza Carità sarebbe la suprema delle incongruenze”. Le opere di carità da lui iniziate, continuano ancora oggi, adattandosi ai bisogni odierni.
La nostra società, pur così avanzata in molti campi, non riesce a sottrarsi al peso di ritardi e ingiustizie sociali. Queste opere – per i figli dei carcerati, per la gioventù in difficoltà, per i bambini, per gli anziani, per i tossicodipendenti, per le ragazze madri – vengono portate avanti anche con la generosa presenza delle Suore Domenicane del Santo Rosario, fondate dallo stesso Beato, dei benemeriti Fratelli delle Scuole Cristiane e di tanti altri.
Si tratta di opere di carità che si sostengono con l’aiuto generoso di fedeli di tutto il mondo.
Ed in questo, il Santuario di Pompei vuole continuare ad essere l’avamposto di un modello di amore solidale, l’altro nome, potremmo dire, della carità, nella fedeltà alla vocazione stessa della città di Bartolo Longo.
In un tempo di crisi, che preoccupa e crea disagi nella società e in molti nuclei familiari, specie nel Meridione, per mancanza di lavoro, soprattutto tra i giovani.
Pompei, ripensando alle sue origini e all’ispirazione di Bartolo Longo, vuole oggi offrire la realtà di una fede viva che rigenera e che forma cittadini impegnati giorno per giorno nel costruire una società giusta e solidale.
Tutto questo sotto lo sguardo di Maria, Vergine del Rosario. Qui tutto sembra convergere in una spinta delicata ma decisa, proviene dallo Spirito Santo. Divino artista della storia di Dio con gli uomini, affinché ci mettiamo alla scuola di Maria per “imparare” Gesù.
Il Gesù di sempre e il Gesù che, anche attraverso di noi, vuol vivere nel nostro tempo come Luce e salvezza per tutti.
Apriamogli il nostro cuore e portiamolo, così nel mondo!
                                                              
                          Tommaso Caputo
                                                               Arcivescovo-Prelato di Pompei
                                                                    E Delegato Pontificio
La Veglia
“Qui a Pompei, la salvezza di Dio, la misericordia di Dio, la riceviamo anche attraverso un’icona, questo Quadro della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, quadro famoso in tutto il mondo, in cui ammiriamo la Madonna in trono con Gesù in braccio e con, nella mano sinistra, la corona del Rosario che porge a Santa Caterina, mentre Gesù, appoggiato sulla sua gamba destra, la porge a San Domenico”.
Così, Mons. Caputo, durante la Messa d’intronizzazione del Quadro della vergine, ha sottolineato l’importanza di questa tela, il cui arrivo a Pompei ha sancito la data di nascita della città.
Quest’anno, infatti, in preparazione alla Supplica dell’8 maggio e nell’ambito degli interventi di restauro della basilica, anche il Presbiterio e il Trono sono stati sottoposti a una delicata azione di risanamento conservativo.
L’Icona, dunque, rimossa dal Trono, vi è stata nuovamente ricollocata il 6 maggio scorso.
La presenza della sacra Immagine della Vergine permette ai fedeli di sentirne quasi fisicamente la vicinanza, hanno bisogno di guardare Maria negli occhi, perché , come ha spiegato l’Arcivescovo di Pompei, durante la Veglia del 7 maggio, la Madonna “madre di Gesù, è spiritualmente, ma realmente, madre nostra”.
Il pellegrinaggio
Nella notte del 7 maggio si sono messi in cammino e per circa 90 chilometri hanno marciato verso Pompei in nome di una tradizione che dura da oltre 70 anni.
Sono i devoti di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, che dal 1945, ogni anno, giungono pellegrini a Pompei nel giorno della Supplica.
Questo atto di omaggio che i pignataresi compiono per amore della Madonna di Pompei, nasce durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli uomini di Pignataro, come tanti altri connazionali, furono chiamati al fronte per difendere la Patria.
E a chi affidarsi se non a Maria, “onnipotente per grazia”? Le promisero che, se fossero tornati a casa sani e salvi, ogni anno sarebbero arrivati a piedi a Pompei. La vergine li esaudì e loro, ancora oggi, onorano il voto fatto.
Giovani, donne, anziani e bambini marciano, alternando canti e preghiere, fino a giungere sul sagrato della basilica mariana.
L’ultima parte del tragitto, la lunga navata centrale del Santuario, i pellegrini di Pignataro la percorrono in ginocchio. Dopo la lunga veglia di preghiera, attendono il momento in cui reciteranno nuovamente la Supplica con la certezza che la Madonna ascolterà ed esaudirà ancora le loro preghiere. (Autore: Loreta Somma)
Supplica 6 ottobre 2013
Il 6 ottobre, torna l’appuntamento con la Supplica, la preghiera composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883. Sono decine di migliaia i fedeli che ogni anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) si ritrovano a Pompei, in unione spirituale con i milioni di fedeli che in tutto il mondo recitano con fervore questa preghiera, per invocare grazie e protezione, in un crescendo di espressioni ardenti d’amore e d’implorazione. Quest’anno a presiedere la santa Messa e a guidare, poi, la recita della Supplica, sarà mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
L’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu è nato a Pattada, in provincia di Sassari, il 2 giugno 1948. Formatosi nel seminario
vescovile di Ozieri, laureato in diritto canonico, ha svolto una lunga carriera diplomatica. Ordinato sacerdote il 27 agosto 1972, è entrato nel Servizio apostolico della Santa Sede nel 1984, svolgendo incarichi diplomatici presso le Nunziature della Repubblica Centrafricana, della Nuova Zelanda, del Regno Unito, della Francia e degli Stati Uniti. Il 15 ottobre 2001, Papa Giovanni Paolo II lo nomina Nunzio apostolico in Angola e Arcivescovo di Roselle.
Il 15 novembre successivo è nominato Nunzio anche dello Stato africano di São Tomé e Principe. Monsignor Becciu riceve la consacrazione episcopale il 1° dicembre 2001 dalle mani del Cardinale Angelo Sodano. Nel 2009, Papa Benedetto XVI lo nomina Nunzio Apostolico a Cuba. Il 10 maggio 2011, lo stesso Pontefice lo nomina Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato.
Il 31 agosto scorso, Papa Francesco lo ha confermato nel medesimo incarico. Milioni di fedeli avranno la possibilità di ascoltare e di unirsi alle voci che si leveranno da Pompei per supplicare la Vergine. L’intera funzione religiosa e la Supplica saranno, infatti, trasmesse, in diretta televisiva, da Napoli-Canale 21 e TV2000, a partire dalle 10.15. L’emittente televisiva della Conferenza Episcopale
Italiana è visibile sul canale 28 del digitale terrestre e sul canale 142 di Sky. Alle 12, infine, ci sarà un collegamento con Piazza San Pietro per ascoltare l’Angelus di Papa Francesco.
Lunedì 7, infine, solennità della Beata Vergine del Rosario, l’Arcivescovo di Pompei presiederà la santa Messa delle 19. In questo giorno si ricorda anche il decimo anniversario della visita di Papa Giovanni Paolo II, pellegrino nella città mariana il 7 ottobre 2003, a conclusione dell’Anno del Rosario.
Nel frattempo, sabato 5, ricorrenza del Beato Bartolo Longo, il Santuario di Pompei festeggerà il proprio amato fondatore, inaugurando anche la Cappella a lui dedicata, recentemente sottoposta ad alcuni interventi di restauro.
La giornata avrà inizio alle 6.30 con il “Buongiorno a Maria”. Più tardi, alle 10.30, mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo-Prelato di Pompei, presiederà la santa Messa. Alla funzione religiosa prenderanno parte gli studenti delle scuole del Santuario che, al termine, offriranno un omaggio floreale al monumento del Beato in Piazza Bartolo Longo.
Ad arricchire la cerimonia, sarà la musica del Complesso Bandistico intitolato al Fondatore. Alle 19, mons. Giuseppe Adamo, Vicario Generale della Diocesi di Pompei, presiederà la solenne concelebrazione Eucaristica, al termine della quale ci sarà la processione con l’Urna del Beato Bartolo Longo attraverso via Roma, via San Michele e percorrendo, infine, piazza Bartolo Longo.


"Ottobre 2013" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Angelo Becciu, Arcivescovo titolare di Roselle, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato,
Prelatura di Pompei – Ufficio Liturgico
Celebrazione Eucaristica e Recita della Supplica alla B.V.M.
Notificazione
Domenica 6 ottobre 2013 alle ore 10.30 in Piazza Bartolo Longo, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Angelo Becciu, Arcivescovo titolare di Roselle, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, presiederà la Celebrazione dell’Eucaristia e la recita della Supplica alla B.V. M.
Indicazioni per i concelebranti
Gli Ecc. mi Vescovi, portando con sé la mitra, il Vicario Generale della Prelatura e il Rettore del Santuario si riuniranno per le 10 nella cappella della Prelatura per indossare i paramenti liturgici. I Presbiteri che desiderano concelebrare si troveranno per le ore 9.45 nella sacrestia della Basilica per indossare i paramenti liturgici. Alle 10.15 saranno accompagnati nel corridoio della Cappella di San Giuseppe Moscati per prendere parte alla processione d’ingresso.
Indicazioni Rituali
Si celebra la Messa votiva della Beata Vergine Maria del Rosario. A conclusione dell’Anno della Fede i fedeli sono invitati in questa festa a rispecchiarsi in Colei che è beata perché ha creduto (cf. Lc 1, 45), ed in questa fede ha accolto nel suo grembo il Verbo di Dio per donarlo al mondo. Alla scuola di Maria Vergine, i fedeli imparano ad ascoltare con fede la Parola di Dio, a contemplarla nei misteri del Santo Rosario e a trasformarla in carità ardente verso i più deboli. In questa festa si trova quindi racchiusa tutta la missione della Chiesa di Pompei e il messaggio a tutti i devoti della Vergine del Rosario di Pompei.
Schema della Celebrazione
Riti d’introduzione

- Processione verso la Piazza Bartolo Longo (attraverso il corridoio Cappella San Giuseppe Moscati con uscita dalla sala vendita libri). Canto d’ingresso (incensazione altare-croce)
- Segno di croce e saluto liturgico
- S.E. Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei rivolge all’Ecc.mo Arcivescovo un indirizzo di benvenuto
- Atto penitenziale: Signore pietà con tropi recitati; Dio onnipotente abbia misericordia di noi, ecc.
- Gloria (recitato)
- Orazione colletta (Messale Romano, formulario di Messa BVM del Rosario, 7 ottobre)
Liturgia della Parola
- 1° lettura (Atti degli Apostoli 1, 12-14) – salmo cantato (Magnificat: Luca 1, 46-55) – 2° lettura (Romani 12, 1-2.9-18) – canto al Vangelo (Luca 1, 28.42) – Vangelo (Luca 1, 26-38) – benedizione con evangeliario
- Omelia dell’Ecc.mo Arcivescovo
- Credo (recitato)
- Preghiera dei fedeli

Liturgia Eucaristica

- Canto d’offertorio e presentazione dei doni
- Prefazio e preghiera eucaristica II o III a seconda del tempo
- Santo (cantato)
- Dossologia in canto
- Padre nostro recitato
- Canto dell’Agnello di Dio
- Canti di comunione
- Orazione dopo la comunione
Riti di conclusione
- Supplica alla B.V.M.
- Benedizione solenne – congedo
- Ascolto dell’Angelus del Santo Padre Francesco in diretta da Piazza San Pietro
- Canto e processione finale (ingresso dalla sala offerte e corridoi del Santuario).

(Don Giuseppe Ruggiero)

Domenica 6 ottobre
Ore 10.15 Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. (Diretta su TV 2000 e Napoli Canale 21)
Ore 11.45 Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario. (Diretta su TV 2000 e Napoli Canale 21)
Ore 12.00 In collega mento con Piazza San Pietro, Angelus di Papa Francesco
Lunedi 7 ottobre - Solennità della Madonna del Rosario
Ore 19.00 Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo - Prelato di Pompei.
Supplica 6 Ottobre 2013
Il 6 ottobre, torna l’appuntamento con la Supplica, la preghiera composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883. Sono decine di migliaia i fedeli che ogni anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) si ritrovano a Pompei, in unione spirituale con i milioni di fedeli che in tutto il mondo recitano con fervore questa preghiera, per invocare grazie e protezione, in un crescendo di espressioni ardenti d’amore e d’implorazione. Quest’anno a presiedere la santa Messa e a guidare, poi, la recita della Supplica, sarà Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. L’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu è nato a Pattada, in provincia di Sassari, il 2 giugno 1948.
Formatosi nel seminario... CONTINUA...


"Maggio 2014" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Ottobre 2014" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Maggio 2015" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Ottobre 2015" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Maggio 2016" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Ottobre 2016" L'Ora del Mondo
Presiede L’Arcivescovo Beniamino De Palma

(Vescovo di Nola)
Fede e speranza per un mondo più giusto
Domenica 2 ottobre, l’Arcivescovo Beniamino De Palma, Vescovo di Nola, ha presieduto la santa Messa e la recita della Supplica nella Basilica di Pompei. La pioggia non ha permesso di celebrare il
rito sul sagrato del Santuario, ma migliaia di persone non hanno voluto mancare all’appuntamento con "l’ora del mondo" tanto che il tempio non ha potuto accogliere tutti e molti hanno seguito il rito dall’esterno. Anche questa è stata una grande testimonianza di amore per la vergine.
La pioggia non ferma i devoti della Madonna di Pompei, che il 2 ottobre, prima domenica del mese del Santo Rosario, hanno affollato ogni spazio di una Basilica gremita per recitare, insieme, la Supplica alla beata Vergine. La devozione ha portato i tanti, che non sono riusciti ad entrare in chiesa, a rimanere fuori sotto il temporale. Un atto d’amore che racconta la profonda devozione dei fedeli a Maria. Ma ogni popolo, ogni nazione era a Pompei, almeno nello spirito. Mezzogiorno è l’ora che il Fondatore del Santuario, il Beato Bartolo Longo, definiva "del mondo". E proprio tutto il mondo si è unito alla città mariana allo scoccare di quell’ora: migliaia le chiese, i conventi, le piazze, dove si è recitata la preghiera d’invocazione a Maria, che lo stesso Longo compose nel 1883.
La Supplica e la celebrazione della Santa Messa che l’ha preceduta sono state presiedute dal Vescovo di Nola, l’Arcivescovo Beniamino De Palma. Nell’omelia, tenuta nel corso della funzione religiosa, concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, e dall’Arcivescovo emerito di Aversa, Monsignor Mario Milano, il presule è partito da un’analisi amara della comunità umana nel tempo attuale: "Com’è difficile vivere – ha detto – in un mondo sconvolto come il nostro, com’è difficile vivere in un’Europa disperata, com’ è difficile vivere in una regione,, la nostra, nella quale si continua a spargere sangue e si ripetono attentati alla vita, attentati alla salute, attentati alla bellezza del territorio. Com’è difficile vivere e credere". In un contesto dalle tinte fosche,
Monsignor De Palma si è posto una domanda inevitabile per la coscienza di ogni credente: "Signore, fino a quando tacerai? Fino a quando ci nasconderai il tuo volto? Fino a quando darai l’impressione di essere assente dalla nostra storia? Fino a quando sembrerai indifferente alle tragedie umane? Fino a quando il malvagio avrà l’impressione di vincere sempre? Fino a quando il giusto, il povero, avrà l’impressione di essere sempre calpestato". La risposta è nella speranza, che accompagna la fede. "In questi tempi difficili – ha continuato l’Arcivescovo – com’è facile cadere nella trappola della paura, della rassegnazione, della mafia, della violenza. Com’è facile rifuggire dalla realtà per rifugiarsi in un mondo virtuale. Com’è difficile sperare in questo nostro tempo, in questo nostro territorio. Eppure è la speranza la virtù che ci sostiene in questi tempi difficili. Noi credenti abbiamo bisogno di speranza per annunciare il Vangelo con audacia e con coraggio. Hanno bisogno di speranza anche gli uomini laici se vogliono non rassegnarsi. O la speranza o la rassegnazione. O la speranza o il rifiuto della vita. O la speranza o il nulla. Tocca a noi scegliere".
La speranza accompagna la fede, quasi per mano. Credere però non è una scelta d’opportunità. "Dio – ha spiegato ancora il Presule – non ci promette una vita facile. Dio non ci promette garanzie. Dio ci promette la sua parola: ci sono io, non abbiate paura. Fede significa aggrapparsi alla promessa di Dio che non viene mai meno. Siamo saldi nella sua parola. Chi costruisce su di me, dice Gesù, costruisce sulla roccia. Anche se vengono le tempeste, la costruzione resta in piedi. Chi non costruisce su di me, costruisce sulla sabbia. Essere uomini attaccati alla fede significa lasciarsi prendere in braccio da Dio, sentirsi al sicuro nel cuore di Dio, fare l’esperienza che siamo importanti per Dio, sapere che i nostri nomi sono scritti nel palmo della sua mamo. Fede significa sentirsi amati e, se ci si sente amati, non si è mai soli". La speranza e la fede portano all’azione concreta: "Siamo chiamati a fare storia", ha esortato Monsignor De Palma, che ha anche invitato a "risvegliare la coscienza sociale". L’impegno concreto nella società si vive nel servizio per gli altri: "La compassione – ha concluso il celebrante – salverà il mondo, risolverà tutti i problemi. La
compassione creerà un mondo più fraterno, un mondo più vivibile, un mondo nel quale tutti stanno bene. Nessuno viva la vita per se stesso, la vita si vive per gli altri, ci è stata data per gli altri. Un servizio senza interessi, gratificazioni, consensi, vissuto nella gratuità e nella concretezza. Servizio concreto significa che siamo chiamati a rimettere in piedi tutti gli uomini, nessuno escluso. Il mondo è fatto per tutti. Dio non ha creato gli emarginati e gli esclusi. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza".
E proprio a Pompei si vive l’impegno quotidiano nell’azione di contrasto ad ogni forma di disagio. Nel saluto a Monsignor De Palma, l’Arcivescovo Tommaso Caputo ha ricordato che il Santuario mariano è "una casa costruita da Bartolo Longo con i mattoni della fede e con quelli della carità, in un binomio inscindibile tra spiritualità e amore concreto verso gli ultimi e gli emarginati che lo ha portato a dare vita a numerose opere sociali attive ancora oggi per l’accoglienza di bambini, anziani, madri ed adolescenti in difficoltà, diversamente abili, ex tossicodipendenti, poveri, migranti". Le opere di carità continuano, lungo il solco tracciato dal Beato Bartolo Longo, pur mutando nelle forme che sono state adeguate ai tempi diversi. Non mancano gli ostacoli  da superare ogni giorno, grazie dell’intercessione della Vergine Maria e del Fondatore: "Ringraziamo Dio – ha affermato ancora Monsignor
Caputo – perché ci sostiene nel portare avanti, non senza difficoltà, la preziosa e pesante e, al tempo stesso, eredità di Bartolo Longo e affidiamo tutte le nostre vite e le nostre azioni alla Madonna del Rosario".
Il Prelato ha anche sottolineato il profondo legame tra le Chiese di Nola e Pompei, ricordando la presenza, nella città mariana, "di ben tre Vescovi originari proprio dalla diocesi di Nola: Monsignor Domenico Vacchiano; il servo di Dio, Monsignor Francesco Saverio Toppi, di cui è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione e di cui si concluderà l’inchiesta diocesana proprio nei prossimi giorni, il 13 ottobre; e Monsignor Domenico Sorrentino, attuale Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino".
L’intero rito, cui erano presenti, tra gli altri, il Commissario prefettizio di Pompei, Dottor Donato Cafagna, e l’ambasciatore d’Italia presso la santa Sede, Dottor Daniele Mancini, è stato trasmesso, in diretta televisiva, da Canale 21, l’emittente televisiva campana che, da anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti che si tengono in Santuario.
(Autore: Giuseppe Pecorelli)


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