Case all'Estero - Istituto Aveta

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Case all'Estero

Chi siamo

Grazie all'aiuto dei benefattori, in questi ultimi anni, la Fondazione "Elena Sapio" ha portato avanti progetti di cooperazione allo sviluppo: nelle Filippine, in India, in Indonesia e in Nigeria, costruendo scuole, orfanotrofi e dispensari.
Le Suore del S. Rosario di Pompei nelle missioni oltre oceano sono attente alle necessità primarie e spirituali dei poveri e, sulle orme del loro Fondatore, svolgono un lavoro intenso di promozione umana integrale e di istruzione, con la testimonianza, il primo annuncio, il dialogo, la gioia e tanto calore umano. Pur non possedendo un carisma esclusivamente missionario interpretano la missione come dimensione evangelica primaria.

La nostra Casa di Manila (Filippine)
(Dominican Sisters of Pompei - 99 9th St. Magdalena Rolling HillsSubd - New Manila - Quezon City - Philippines - tel. 0063/27214233 - e-mail: mariadeseta61@gmail.com)

Le Suore di Pompei a New Manila, nelle Filippine

La Superiora Generale della Congregazione delle Suore del S. Rosario di Pompei, Madre Valeria Torelli, è stata un mese nelle Filippine per meglio definire l’opera che le Suore intendono svolgere nella loro prima terra di missione.
Dopo un mese di sondaggi, informazioni, esperienze e conoscenze, guidata e consigliata da persone esperte ed autorevoli del posto, è tornata a Pompei insieme con Suor Maria Colomba, sua collaboratrice, entusiasta e fiduciosa per questa tanto desiderata realizzazione.
La Casa delle Suore di Pompei avrà sede a New Manila, in una zona dove sono presenti molte altre Congregazioni religiose ed avrà come obiettivo: l’annuncio della buona novella e la diffusione del culto alla Madonna del Rosario di Pompei, la promozione umana degli abitanti del luogo e l’accoglienza delle giovani che desiderano dedicarsi al servizio di Cristo e dei fratelli.
Questa nuova Opera delle Suore di Pompei è stata benedetta ed incoraggiata dal Card. Sin, dal Nunzio Apostolico Mons. Bruno Torpigliani, che hanno salutato con cordialità la Superiora
generale, e dai Superiori di varie Congregazioni presenti in quella terra che presto ospiterà anche le Suore di Pompei.
Il Provinciale dei Domenicani, P. Efren Rivera, è stato instancabile e disponibile per tutte le pratiche necessarie, condotte a termine in breve tempo, per l’attuazione di quest’opera.
La Superiora Generale è stata anche intervistata dalla televisione nazionale filippina in un programma religioso condotto dai PP. Domenicani, durante il quale ha illustrato la storia del Santuario di Pompei e la finalità dell’opera che la Congregazione intende svolgere nelle Filippine.
Il soggiorno a Manila della Superiora generale e della sua collaboratrice è stato caratterizzato dalla cordialità, dalla disponibilità e dalla generosa ospitalità delle Congregazioni maschili e femminili presenti nella zona. La facilità con cui si è svolta la visita nelle Filippine è apparsa come un segnale evidente che la regina del Rosario di Pompei desideri una sua casa lì.
È un momento importante per la Congregazione delle Suore di Pompei, alla quale auguriamo l’espansione, l’incremento e la piena realizzazione di una testimonianza autentica di annunciatrici del vangelo, dell’amore e della gioia nella New Manila.
Alle Suore che inizieranno questa nuova opera di testimonianza, non possiamo che augurare un buon cammino.
(Da: Il Rosario e la Nuova Pompei – Maggio Giugno 1987)


Fondazione della Casa (Un sogno cullato a lungo)

Nel secolo XV e XVI l’ Oriente divenne centro di attenzione da parte delle potenze europee in cerca di espansione, nella sede della Missione di Manila - Philippineuove vie di commercio e di nuove possibilità di convertire al cristianesimo gli abitanti della Cina e dell’arcipelago giapponese.
I contatti tra Europa e Filippine cominciarono nel 1521 quando Ferdinando Magellano approdò a Cebu e dove nello  stesso anno fu ucciso Lapulapu, il capo di Mactan.  Venti anni dopo Ruv Lopez de Villalobos scoprì l’isola di Samar e le isole vicine e diede loro il nome di «Islas Filipinas» le quali in seguito, in onore di Filippo II di Spagna, furono chiamate «Isole Filippine».  
Il popolo filippino fu dominato dagli spagnoli per trecento anni; ad essi nel 1898 successero gli americani che cambiarono l’equilibrio delle forze in gioco.  
Il 10 dicembre 1941 le truppe giapponesi sbarcarono nelle Filippine, occuparono Manila e di lì raggiunsero tutto l’arcipelago. Nel 1944 le forze americane vi ritornarono, ma, finalmente, il 4 luglio1946 le Filippine si costituirono in nuova repubblica.  
È travagliata la storia di questo arcipelago costituito da miriadi di isole, 7107, di cui si calcolano undici isole maggiori; appena un centinaio sono abitate e soltanto 2773 hanno un nome.
Su questo contesto storico-geografico così vario e complesso, non molto migliorato nella sua situazione politica, anche se il sistema di governo non è più la dittatura di alcuni anni fa, ma una repubblica democratica, si innesta la storia della nostra missione.
La nostra Congregazione, missionaria dalle sue origini, come emerge dallo spirito del FondatLa Madre Generale M. Valeria Torelli inaugura la nuova Casaore e dallo studio dei suoi scritti, ha realizzato nel 1987 un «sogno cullato per molti anni».  
È stata l’ audacia dell’ allora Rev. ma Madre Generale, Madre Valeria Torelli che, varcando ogni confine di spazio e di tempo ha superato coraggiosamente le distanze: ha compiuto un primo passo nel marzo 1987.
Con una sua collaboratrice è stata a Manila un mese per esplorare la zona e rendersi conto dove trovare un posto adatto in cui le suore potessero lavorare tra la gente bisognosa di un sostegno morale e materiale.  
Con l’aiuto valido dei Padri Domenicani riuscì a trovare una casa a New Manila, Quezon City: questa sarebbe stata la casa di accoglienza dove le tre prime suore sarebbero diventate le apostole della Madonna del S. Rosario e le formatrici di giovani che desiderassero far parte della nostra Congregazione. Il 30 marzo 1987, La Madre ritorna in Italia e con raddoppiato coraggio cammina con il cuore e con la mente a passi sempre più decisi verso la realizzazione di un tale ardito progetto.  
Più tardi, un secondo passo: un piccolo drappello di due suore parte il 7 luglio per seguire i lavori di ristrutturazione della casa e renderla funzionale per l’uso che se ne doveva fare.  
Anche questi due cuori coraggiosi superando, con l’aiuto di Dio, ogni difficoltà hanno portato avanti, in breve tempo, un lavoro lungo e difficile.  
Ma la gioia inattesa è stata quella di svolgere questo lavoro con già un gruppo di giovani, che, preparate per quattro lunghi mesi da Padre Efrem, Provinciale dei Domenicani di S. Domingo in Manila, hanno fatto parte della comunità dal 15 luglio 1987.
Nove anime generose hanno chiesto di iniziare un cammino di fede alla scuola di Maria e sotto la guida vigile e materna delle nostre suore che, abbattendo ogni barriera, hanno instaurato con loro un dialogo fondato sulla comprensione e sull’amore per il Signore e per i fratelli.  
In questo clima sono cresciute queste giovani facendo progressi in tutti i sensi, anche nell’apprendimento della lingua.  
Il tempo è trascorso velocemente ed è giunto il tempo dell’arrivo delle altre due suore destinate alla missione.  
Il 24 settembre 1987, giungono a Manila. Il 25 settembre, la cappella viene eretta canonicamente con l’approvazione del Card. J. Sin, Arcivescovo di Manila. Ormai l’ospite divino ha preso dimora in quella casa e sarà l’amico, il conforto, il sostegno delle sorelle che generosamente hanno accolto l’invito di Gesù: «andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo ad ogni creatura…» Lc. 16,15.
La Missione a Manila, nelle Filippine
Ha anche aggiunto che in seguito vi metterà in contatto con gente generosa che potrà donarvi appezzamenti di terreno o aiutarvi finanziariamente” (A.S.F.R. Manila).
Dunque quella mozione, approvata all’unanimità durante la celebrazione del X Capitolo generale e nel quale si dava mandato alla Madre Generale, con il suo Consiglio, “di attuare la decisione
approvata di avere una Casa in terra di missione curando la scelta delle persone, del territorio e delle modalità” (V.C.G. X Capitolo), a distanza di un anno, era già una realtà.
Volarono per le Filippine nel marzo dell’87 le responsabili del progetto, Madre Valeria e Madre Colomba, l’ trovarono Padre Efren che le aspettava, si trattennero un mese per una “visita esplorativa”, fu trovata ed acquistata la casa dove si recarono, successivamente, il 7 luglio dello stesso anno, Madre Colomba Russo e Sr. Maria Teodora La Montagna per seguirne i lavori di ristrutturazione.
Intanto, P. Efren aveva già preparato un gruppo di sei ragazze, con le quali, si formò una comunità nel corso dei lavori di adeguamento funzionale della Casa.
Il 18 settembre, quando si conclusero i lavori, giunse Madre Valeria con Madre Angelica, Suor Maria Remigia, e Suor Maria Iolanda.Nel contempo, dall’Arcivescovado di Manila furono emessi due “Permessi”: il primo di istituire la Casa ed il secondo di esporre il Santissimo Sacramento.
Ecco la versione italiana dei due testi (Versione curata dalla Prof.ssa Rosa Avellino).
Arcivescovado di Manila
Premesso
Su richiesta del Rev. Padre Efren O. Rivera, O.P., Priore Provinciale dell’Ordine dei Pastori della Provincia delle Filippine, per conto di Madre Valeria Torelli, Madre Generale delle Suore Domenicane “Figlie del S. Rosario di Pompei”, considerata la necessità delle loro funzioni per diffondere il Santo Rosario, consapevole dello zelo e della dedizione delle Suore, con il presente documento, accordiamo il permesso alle Figlie del S. Rosario di Pompei, di istituire una casa religiosa al N. 64 della X strada, angolo Victoria Avenue, New Manila, Quezon City.
È sottinteso che i membri della Congregazione si attengano alle norme della Legge Canonica ed al regolamento dell’Arcidiocesi di Manila.
Dato a manila il 22.9.1987
                                                                                          † Jaime Cardinal Sin
                                                                                          Arcivescovo di Manila
                                                                                        Mons.Josefino S. Ramirez
                                                                                    Vicario Generale e Cancelliere
Arcivescovado di Manila
Permesso
Su richiesta del Rev. Padre Efren O. Rivera, O.P., Priore Provinciale dell’Ordine dei Pastori della Provincia delle Filippine, per conto di Sr Angelica Bruno, Superiora delle “Figlie del S. Rosario di Pompei”, viene accordato il permesso alla comunità, di porre il Santissimo Sacramento nella loro Cappella sita al N. 64 della X strada, angolo Victoria Avenue, New Manila, Quezon City.
Il mio Vicario Generale Mons. Josefino Ramirez visiterà il posto e verificherà che siano osservate le seguenti condizioni:
1 - Norme prescritte dalla Liturgia Sacra e dal regolamento dell’Arcidiocesi di Manila,
2 – Che la casa sia protetta da serratura a chiave,
3 – Che il Tabernacolo sia fissato ad una struttura permanente;
4 – Che il Cappellano sia responsabile di tutte le cose indispensabili.
Dato a Manila il 22.9.1987
                                                                                                † Jaime Cardinal Sin
                                                                                               Arcivescovo di Manila
Mons.Josefino S. Ramirez
Vicario Generale e Cancelliere (A.S.F.R. Manila).
Ripartiamo per l’Italia, poco dopo, con sei ragazze che avevano formato il primo gruppo, la stessa Madre generale, Madre Colomba Russo, Sr Maria Remigia e altre ragazze presero il posto di quelle che raggiungevano Pompei.
Intanto la vita a Manila si svolgeva, per le aspiranti alla vira religiosa, studiando e operando sul territorio in campo apostolico.
Si diffondeva l’insegnamento del Catechismo tra gli abitanti degli squaters (baraccopoli), si praticava un apostolato parrocchiale, si assistevano, con il pranzo, i piccoli bisognosi.
A rileggerla, questa storia somiglia molto a quella scritta da Bartolo Longo a proposito degli Asili infantili da lui istituiti a Valle di Pompei nel 1884.
La missione fu inaugurata il 25 febbraio del 1988 con una solenne cerimonia di benedizione e dedicazione della casa e della cappella alla “Madonna del Rosario di Pompei”.
Il nutrito programma della cerimonia prevedeva oltre all’intervento di Sua Ecc. Mons. Domenico
Vacchiano, Prelato di Pompei che volle generosamente essere presente a Manila, di Sua Ecc. Mons. Bruno Torpigliani, Nunzio S.E.il Cardinale Jaime Sin si intrattiene con l'Arcivescovo di Pompei, S.E.Mons. VacchianoApostolico, anche di Padre Efren Rivera, il Provinciale Domenicano filippino che tanto si era adoperato per la realizzazione del progetto.
Nel discorso inaugurale, affidato a Madre Angelica, ella volle sottolineare l’importanza dell’evento perché “questa prima casa missionaria segna oggi una tappa singolare.
Essa riceve in forma solenne da Vostra Eccellenza, la benedizione fraterna e confortatrice che viene impartita a nome della regina del Rosario di Pompei: la Madre che vigila sulle sue figlie e le accompagna ovunque esse mettano “tenda” per aderire al programma del loro Fondatore, il Beato Bartolo Longo ed agli appelli della Chiesa nella sua opzione preferenziale per i più poveri, i più piccoli, i più indigenti, per gli emarginati di ogni categoria.
In questa terra meravigliosa, posta quasi agli antipodi della nostra Italia, calda di affetto come il suo clima, in mezzo al popolo filippino, testimone in Asia della Chiesa Cattolica, le Suore del Rosario sono venute da Pompei per una missione di amore” (A.S.F.R. Manila).
In questo discorso, quindi, è racchiuso tutto il programma della Missione con parole di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta dalle mamme, dai bambini e dai giovani che valevano come incoraggiamento per l’opera a farsi e rappresentavano un segno di futuro fecondo. Ecco perché le suore promettevano di dare quanto di più prezioso possedevano: “vogliamo far conoscere meglio il Signore; far conoscere ed amare la Madonna con la diffusione del Santo Rosario che è la peculiarità delle Suore Domenicane del Santo Rosario di Pompei”.
Successivamente, nel 1993, venne aperta la scuola materna e, nello stesso anno, il 4 giugno, veniva emesso dalla Madre Generale, Madre Colomba Russo, controfirmato dal Consiglio Generale, il Decreto di erezione del Noviziato.

Responsabile della Comunità di Manila
Madre Bartola De Seta
Comunità di Manila
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Sr.M.Ancilla G.Barredo (Filippina) - Sr. M. Joy (Filippina) - Sr.M.Mercedita P.Quiblado (Filippina) - Sr.M.Lourdes L.Morante (Filippina) -Sr. M. Rosaria Cerad (Filippina) - Sr. M. Sofia Badong (Filippina) - Sr. M. Lidia (Filippina)

Attività nella Comunità di Manila

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News da Manila

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Dati Principali

Repubblica delle Filippine   (Republika ñg Pilipinas)
Nome completo: Repubblica delle Filippine
Superficie: 300 000 km2 (No. 71 nel mondo)
Densità:  264 abitanti per Km2
Popolazione: 86 241 697 ab. (2004) (No. 12 nel mondo)
Gruppi Etnici: Filippini (Larga maggioranza Neomalesi) 70%, Protomalesi 10%, (Minoranze) Cinesi 10%,  Americane 10%, Spagnole 10% Altri 10%  
Lingue: Filippino (basato sul Tagalog) e inglese, entrambe lingue ufficiali.

Religione:Cattolica 83%, Protestante 9%, Musulmana 5%
Ordinamento: Repubblica unitaria
Tipo di regime: Democrazia presidenzialeAng Cultural Center of the Philippines
Moneta: Peso Filippino (100 pesos = 1.93 euro   al 5/9/2002)
TLD: .ph
Prefisso tel: +63
Sigla autom.: RP
Inno nazionale: Lupang Hinirang
Festa nazionale: 12 giugno 1897 (festa dell'indipendenza)
Clima: Il clima è tropicale equatoriale con temperature oscillanti, durante tutto il corso dell'anno, tra i 25 ed i 40 gradi. La stagione secca, durante la quale il clima è più temperato e le precipitazioni più rare, va da novembre ad aprile, mentre da maggio ad ottobre, stagione delle piogge, il clima è molto più umido con quotidiane ingenti precipitazioni. Durante tale stagione, frequenti sono i tifoni, con conseguenti allagamenti delle strade e blocco della circolazione.
Dati aggiornati al 2001.
Città - Manila
(nome completo: Lungsod ng Maynila ) è la capitale delle Filippine.  Collocazione di Manila
È situata sulla costa est della baia di Manila sulla più grande delle isole delle Filippine, Luzón.
Nonostante le sacche di povertà presenti, è una delle città più cosmopolite del mondo e la sua area metropolitana è il centro economico, culturale ed industriale del paese.
Manila è il centro di una prospera area metropolitana con oltre 10 milioni di abitanti.
L'area di Metro Manila, alla quale la città di Manila appartiene, è un'enorme metropoli costituita da 17 città e municipalità.
La città stessa, con il suo milione e mezzo di abitanti, è la seconda città più popolosa delle Filippine. Mappa del centro di Manila
Soltanto Quezon City, un'area suburbana della precedente capitale, è più popolosa.
Manila nacque nel XVI secolo da una colonia musulmana chiamata May Nilad sulle rive del fiume  Pasig nella sede del governo coloniale spagnolo che controllò le Filippine per 333 anni.

Nel 1898 gli Stati Uniti occuparono e presero il controllo dell'arcipelago fino al 1935 e Manila divenne una delle più note città dell'oriente. Durante la Seconda guerra mondiale, gran parte della città venne distrutta ma in seguito venne ricostruita.
Nel 1975, per gestire meglio quanto avveniva nella regione in rapido sviluppo, la città di Manila e i paesi e città nei dintorni vennero incorporati in un'entità indipendente, Manila Metropolitana.
Questo venne stabilito l'8 novembre 1975 mediante il decreto presidenziale numero 824 dal precedente presidente Ferdinand Marcos che creava la "Metropolitan Manila Commission", diventata poi la "Metro Manila Development Authority".
Oggi la città e l'area metropolitana costituiscono un importante centro economico e culturale ma esistono grossi problemi legati alla sovrappopolazione, traffico, inquinamento e criminalità.


La nostra Casa di Mindanao Lianga (Filippine)
(Dominican Sisters of Pompei - Medevco - Nutrition Center Lianga - Surigao del Sur - Philippines - tel. 0063/9204404649 - e-mail: camillalitob@yahoo.com)

Fondazione della Casa di Mindanao - Lianga (Filippine)

Il 21 aprile 2004 è stata aperta una piccola comunità sulla baia di Lianga-Surigao del Sur in Mindanao per la cura dei bambini malnutriti.
Attualmente essa ospita circa 40 bambini che vivono in estrema povertà.
Le suore che gestiscono la Comunità si occupano anche della pastorale parrocchiale.
Il 20 maggio con la gioia di tutti gli abitanti del paese il Vescovo della Diocesi di Tandag ha benedetto la casa e la cappellina dove le nostre suore vivono e si ritrovano per la preghiera comunitaria.

Responsabile della Comunità di Mindanao Lianga
Madre Minda P. Timonio
Comunità di Mindanao Lianga
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Sr. Maria  Jocelyn Guillena (Filippina) - Sr. Maria Edna (Filippina)
Attività nella Comunità di Mindanao Lianga

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News da Mindanao Lianga

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Le Suore di Pompei a New Manila, nelle Filippine

La Superiora Generale della Congregazione delle Suore del S. Rosario di Pompei, Madre Valeria Torelli, è stata un mese nelle Filippine per meglio definire l’opera che le Suore intendono svolgere nella loro prima terra di missione.
Dopo un mese di sondaggi, informazioni, esperienze e conoscenze, guidata e consigliata da persone esperte ed autorevoli del posto, è tornata a Pompei insieme con Suor Maria Colomba, sua collaboratrice, entusiasta e fiduciosa per questa tanto desiderata realizzazione.
La Casa delle Suore di Pompei avrà sede a New Manila, in una zona dove sono presenti molte altre Congregazioni religiose ed avrà come obiettivo: l’annuncio della buona novella e la diffusione del culto alla Madonna del Rosario di Pompei, la promozione umana degli abitanti del luogo e l’accoglienza delle giovani che desiderano dedicarsi al servizio di Cristo e dei fratelli.
Questa nuova Opera delle Suore di Pompei è stata benedetta ed incoraggiata dal Card. Sin, dal Nunzio Apostolico Mons. Bruno Torpigliani, che hanno salutato con cordialità la Superiora generale, e dai Superiori di varie Congregazioni presenti in quella terra che presto ospiterà anche le Suore di Pompei.
Il Provinciale dei Domenicani, P. Efren Rivera, è stato instancabile e disponibile per tutte le pratiche necessarie, condotte a termine in breve tempo, per l’attuazione di quest’opera.
La Superiora Generale è stata anche intervistata dalla televisione nazionale filippina in un programma religioso condotto dai PP. Domenicani, durante il quale ha illustrato la storia del Santuario di Pompei e la finalità dell’opera che la Congregazione intende svolgere nelle Filippine.
Il soggiorno a Manila della Superiora generale e della sua collaboratrice è stato caratterizzato dalla cordialità, dalla disponibilità e dalla generosa ospitalità delle Congregazioni maschili e femminili presenti nella zona. La facilità con cui si è svolta la visita nelle Filippine è apparsa come un segnale evidente che la regina del Rosario di Pompei desideri una sua casa lì.
È un momento importante per la Congregazione delle Suore di Pompei, alla quale auguriamo l’espansione, l’incremento e la piena realizzazione di una testimonianza autentica di annunciatrici del vangelo, dell’amore e della gioia nella New Manila.
Alle Suore che inizieranno questa nuova opera di testimonianza, non possiamo che augurare un buon cammino.
(Da: Il Rosario e la Nuova Pompei – Maggio Giugno 1987)

Filippine

Capitale: Manila   
Popolazione: 80.000.000 circa.   
Superficie: 300.076 Km2
Fuso orario: +7h rispetto all'Italia; +6h quando in Italia vige l'ora legale. Lingue: Filippino (Tagalog) e inglese.
Religioni: in prevalenza cattolica (85%). Sono presenti minoranze di musulmani.  
Moneta: Peso filippino (PHP)  
Prefisso dall'Italia: 0063   
Prefisso per l'Italia: 0039
Sport
Lo sport per eccellenza è il basketball, ma molto diffuso è anche il  jai alai, o   pelota, importato dalla Spagna.
Religione
Le Filippine sono il più popoloso paese cristiano del sud-est asiatico, con un 90% della popolazione che identifica se stessa nella religione cristiana, e di questi un 80% si proclamano cattolici. La più considerevole minoranza religiosa, pari al 5%, è costituita dai mussulmani sunniti, concentrati a Mindanao. Per quanto concerne la chiesa cattolica si deve dire come abbia saputo riscattarsi dall’impopolarità che la contrassegnava durante l’occupazione spagnola e aver influenzato moltissimo la cultura del paese. Ad oggi le missioni cattoliche svolgono un ruolo importante soprattutto nell’ambito dell’educazione. Ci sono anche alcune chiese evangeliche, come mormoni e battisti.
Arte
L’industria cinematografica ha cominciato ad avere una certa rilevanza verso la fine degli anni’90, e ad oggi, il paese, è uno dei più prolifici produttori di film del sud-est asiatico. Tra le danze tradizionali è consigliabile assistere ad uno spettacolo di   tinikling, ‘la danza del bamboo’, e alla   pandanggo sa ilaw, meglio nota come "danza delle luci".
Lingua
Sono presenti circa 80 dialetti. Sull’isola il concetto di   lingua nazionale ha iniziato ad essere discusso sul finire del 20°secolo, dopo la guerra ispano-americana del 1898. Nel 1936 il   tagalog, è stato dichiarato lingua ufficiale dopo una scelta optata tra il cebuano, l'hiligaynon e l'ilocano. Nel 1973, si è definitivamente optato per una lingua di compromesso, il filippino, che pur se di base mantiene il tagalog, ha in se anche elementi delle altre lingue parlate sull’arcipelago. L’inglese è parlato dalla grande maggioranza della popolazione.
Cucina
A causa delle varie ondate migratorie e delle diverse dominazioni coloniali, che hanno
accompagnato la storia delle Filippine, la cucina locale presenta delle caratteristiche particolari. Un mix di gusti cinesi, malesi e spagnoli. La   merienda è uno spuntino tipico mattutino, mentre i   pulutan, letteralmente   stuzzichini, vengono di norma serviti con bevande alcoliche. Un piatto tipico sono gli spuntini di carne e di pesce. Sull’isola di Mindanao è normale poter gustare alcuni tipici piatti islamici, come stufati di carne. Non manca mai il riso, uno degli ingredienti tipici della cucina di tutto il sud-est asiatico. Anche le zuppe servite con tagliatelle, o pezzi di manzo, pollo, o verdure, tipiche della tradizione culinaria cinese, sono largamente consumate. Un contorno tipico della cucina locale, oltre alle verdure, è la papaia acerba tagliata a strisce e servita con pesce fermentato o pasta di gamberi.
Economia delle Filippine
PNL: 77.335 miliardi di dollari USA
PNL per ab. : 972,6 dollari USA
PNL variazione annua: 4%
Inflazione:4%
Capacità di raffinazione: 20.947.630 tonnellate
Popolazione attiva: 33.354.000
Popolazione totale: 80.058.000
Disoccupazione: 10,2%
Debito Estero: 52.356 miliardi di dollari USA
Aiuti dall’estero: 577 miliardi di dollari USA
Settore Primario
Predominano la coltivazione di riso e mais. Manila è l’area più produttiva grazie all’opera di irrigazione.
Le culture più esportate sono banane, ananas, palma da cocco, caffè, cacao. Molto importante la cultura del tabacco e della canapa.
Le Filippine sono uno dei maggiori produttori mondiali di caucciù. Purtroppo il patrimonio forestale è stato danneggiato dagli incendi del 1998 e del 2002. Molto diffusa la pesca, anche se molto limitata a causa dell’inquinamento delle coste. La raccolta di spugne e l’acqua-coltura, che fornisce gamberi, sono in crescita. L’allevamento è praticato a Mindanao.
Settore Secondario
Importanti i giacimenti di oro, argento, carbone, rame e nichel. Nonostante la scoperta del giacimento offshore di Malampaya, l’estrazione di petrolio e gas naturale non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Nel settore industriale, i settori più importanti sono quello agro-alimentare, elettronico, petrolchimico e tessile. I componenti elettronici vengono prodotti nelle ex basi militari americane di Subic Bay e Clark.
Settore Terziario
La Bangio Sentral ng Pilipinas, è la banca centrale del paese. Rispetto alla crescita economica il settore bancario non è molto sviluppato. A Manila si trova una borsa valori.
Viaggi nelle Filippine
Manila
Nel 1571  gli spagnoli fondarono la città di Manila, chiamandola   Isigne y   Siempre Leal Ciudad,  ‘la città eccellente e leale’, ma il nome attuale deriva da   Maynilad, un termine locale che indica la pianta della mangrovia. Dopo essere stata rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, la città ha cominciato a crescere esponenzialmente dopo gli anni ’60, arrivando ad inglobare 17 piccole città vicine.
In virtù della distruzione subita durante la guerra, Manila è una città completamente moderna, anche se comunque, durante un viaggio sull’arcipelago, si possono ammirare delle rovine coloniali. Il cuore della città è l’area che circonda la foce del fiume Pasig dove oltremodo si possono trovare gli alloggi più lussuosi e i ristoranti migliori.   Makati è il centro finanziario della città,
mentre a nord del fiume si trova Binondo, Quiapo e il Porto del Nord, che rappresentano i principali luoghi dove ci si può imbarcare per un viaggio verso le isole vicine.
Cosa vedere
Quando si decide di fare un viaggio nelle Filippine si deve partire sapendo che, a causa dei bombardamenti che l’hanno colpita durante la seconda guerra mondiale non è rimasto molto da visitare ma, durante il viaggio si può ancora visitare:
Fort Santiago: non distante dal fiume Pasig, durante la seconda guerra mondiale questo forte venne usato dalle armate giapponesi come luogo per incarcerare i prigionieri di guerra.   
L’altare Rizal  e il   Museo Rizal: sono dedicati all’eroe nazionale filippino, Josè Rizal, che combatté contro gli spagnoli per l’indipendenza. Nel museo vi sono anche molti suoi scritti.  
Il   monastero di Santo Agostino  e la  Cattedrale di Manila (in General Luna Street), sono i due luoghi religiosi più noti della città.
Metropolitan Museum of Manila: è il museo più importante della capitale e si trova nel complesso della Banca Centrale del paese, in Roxas Boulevard.
Nei dintorni di Manila
Un viaggio nell’arcipelago consente di visitare molti posti interessanti nei dintorni di Manila. Uno di questi è  l’isola  Corregidor, da dove il Generale Mac Arthur, scappando dai giapponesi, promise che sarebbe tornato a liberare il paese come in effetti fece.
Da non perdere un’escursione sul monte   Pinatubo. Eruttato nel 1991, ha cambiato totalmente il paesaggio dell’area. Da qui si può scalare il  vulcano Mayon   (2450 metri), che si trova a sud rispetto a Luzon, definito il cuore delle Filippine. Qualcuno è arrivato a sostenere che il vulcano Mayon abbia un cono vulcanico perfetto. È un vulcano attivo e l’ultima eruzione risale al 1993.
Il   vulcano Taal, altra bellezza naturale dell’arcipelago a sud di Manila, merita un’escursione, ma non ci si faccia ingannare dalle sue piccole dimensioni: non a torto è definito il vulcano più pericoloso del mondo, ed è il terrore degli isolani.
I monti Apo  e Mindanao sono le altre cime che possono essere adatte per un escursione.  
Bikol  e Quezon, sono due province sulla costa di Luzon dove è possibile fare bellissime camminate, lontano dal caos delle città.
Banaue: qualcuno sostiene che l’ottava meraviglia del mondo sia la Muraglia cinese, altri sostengono che sia Banaue. Situata a nord di Luzon, le sue risaie a terrazza, scavate nei fianchi delle colline dagli Ifugao oltre 3000 anni fa, con le sue scalinate rappresentano per gli abitanti la strada per il cielo se non per il paradiso. Alcune si spingo fino a 1500 metri di altitudine. Il viaggio può essere organizzato a Manila.
Isole: chi viaggia, in questa regione il più delle volte lo fa per la bellezza delle sue isole. Nelle Filippine le isole, sono oltre 7000 e l’imbarazzo della scelta non manca. Chi ama le immersioni subacquee non resterà deluso, così come chi ha la passione per la canoa o per la speleologia.  Borocay,  la Spiaggia di Alona a  Bohol,   quella di Puerto Princesa a  Palawan e l’Isola di   Apo sono le più rinomate. A Palawan inoltre si possono visitare corridoi di grotte che corrono per oltre 8 chilometri. E’ in questa zona, precisamente nelle rapide del fiume Pagsanjan, che il regista cinematografico Coppola ha girato alcune parti di Apocalypse Now.
Spiagge
- Tempo fa, fino a metà degli anni ’90 si riteneva che  l’isola di Borocay   possedesse le spiagge più belle del mondo, e chiunque decideva di fare un viaggio nella zona optava per queste isole. Intorno al 1997, alcuni test dimostrarono che a causa dello sviluppo turistico le spiagge stavano registrando un livello sempre più a rischio per quanto riguardava la capacità di smaltire i rifiuti, e quindi i viaggi nell’area vennero limitati, ma gli ultimi test dimostrano come il pericolo possa considerarsi rientrato. Le altre spiagge più belle delle Filippine sono  Puerto Galera, sull’isola di Mindoro,  Puraran a Catanduanes, non distante a Luzon.
Luoghi remoti
- La Baia di Gutob, tra Culion e Busuanga, ci sono le isole di  Dibutonay, Maltatayoc e Horse, dove poter provare ancore l’avventura di visitare villaggi sperduti, un’esperienza incredibile.
Di interesse
Un viaggio nelle Filippine, merita un’escursione in uno di questi luoghi:  
Vigan, a nord di Luzon, ha mantenuto lo splendido retaggio architettonico spagnolo.
Lago Sebu,   all’interno dell’isola di Mindano, si trova a 300 metri sulle alture di Tiruray. In un isolamento dal mondo totale vi vive la tribù dei Tboli. Si consiglia di prestare molta attenzione, perché malgrado le relazioni con i ribelli musulmani stiano attraversando un periodo di calma, non sono rari i rapimenti di cittadini stranieri ai fini di riscatto.
Viriato, si trova sull’isola di Samar ed è famosa per le sue cascate.
Visti Filippine
Visto Turistico

I cittadini italiani diretti nelle Filippine per motivi turistici e per periodi inferiori a 21 giorni non necessitano di visto turistico, ma solo del passaporto con validità minima 3 mesi. Per periodi superiori ai 21 giorni è necessario richiedere il visto presso i Consolati di Roma e Milano. Il visto ha comunque validità non superiore ai 59 giorni, e per ottenerlo è necessario presentare: passaporto, modulo consolare compilato, indicazione dell'albergo nelle Filippine, una fotografia formato tessera e fotocopia del biglietto aereo.
Visto di Lavoro
I cittadini italiani che si recano nelle Filippine per lavoro devono richiedere il visto di lavoro presentando il passaporto con validità almeno di 6 mesi, 2 foto in formato tessera, biglietto aereo “chiuso”, lettera di invito da parte della società filippina contenente: nome del richiedente, genere di affari da svolgere, generalità della società filippina responsabile e lettera della società italiana rappresentata, specificante l’incarico ricoperto dal richiedente, motivo e genere di affari da trattare, date del soggiorno, nome e indirizzo del partner. Il visto ha validità 1 mese dalla data di rilascio.
Avvisi particolari
Dal 10.12.2007 - Le Filippine sono state in varie occasioni colpite da attentati terroristici. Tale rischio - rilevabile ormai nella generalità dei Paesi - resta elevato. A seguito dell'esplosione verificatasi il 19 ottobre scorso in uno  dei principali centri commerciali della capitale, con vittime e numerosi feriti, le autorità di Polizia hanno innalzato il livello d'allerta nell'intera area di Metro Manila.
Si raccomanda pertanto di mantenere elevata la soglia di attenzione a Manila, in particolare nei luoghi di ritrovo e di maggiore affollamento. Si raccomanda inoltre la massima cautela anche negli altri principali centri urbani del Paese. Si consiglia altresì di tenersi informati sulla situazione seguendo scrupolosamente le eventuali  indicazioni impartite dalle Autorità locali.
Durante la permanenza nel Paese vanno adottate misure cautelative e particolare prudenza a fronte del rischio di atti di criminalità, soprattutto nelle aree isolate e metropolitane degradate.
La minaccia di attentati e sequestri di persona nei confronti di stranieri è particolarmente alta nell'isola di Mindanao, nonostante le misure precauzionali adottate dalle locali Autorità.  Si sconsigliano pertanto viaggi nell'isola di Mindanao e nelle altre zone a rischio del Paese indicate alla voce "Sicurezza”.
Nella stagione dei monsoni si consiglia, prima di recarsi nel Paese e durante il soggiorno, di informarsi sulla situazione climatica delle località di destinazione, anche consultando il sito: www.metocph.nmci.navy.mil/jtwc.php, in particolare in relazione al rischio di  tifoni tropicali.
Scuba: filippine, isole da sogno
Fuori dalle mete del turismo di massa, le Filippine offrono la possibilità di una vacanza unica. Un paradiso assoluto, cui danno vita settemila isole di incredibile bellezza, un popolo cordiale e accogliente ed un mare tra i più rigogliosi di vita e di colori.  
Passeggio sotto la luce del sole su una spiaggia corallina, eppure non sento calore, non rimango abbagliato dalla luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Alzo lo sguardo per un attimo, ma quello che rimane impresso sulla mia retina non è l'usuale cerchio solare. Sono spettatore del raro appuntamento tra due astri: le Filippine sembra mi diano il benvenuto offrendomi un'eclisse di sole quasi totale. E questa è solo la prima di una lunga serie di incredibili meraviglie della natura. La bellezza di queste 7000 isole disseminate tra il Mare Cinese Meridionale e l'Oceano Pacifico può oscurare tante destinazioni alla moda del turismo di massa.  
Le Filippine offrono molto di più sotto il pelo dell'acqua. C'è chi dice che viaggiare in questo arcipelago senza osservare la bellezza dei fondali sottomarini è come guardare il Louvre... dall'esterno. Solo una chiarificazione è d'obbligo: se si cercano esclusivamente pesci pelagici tipo tonni, squali e carangidi o acqua limpidissima, la delusione, a parte rare eccezioni, sarà grande. Con questo non è che non ci siano grandi pesci, perché con un po' di fortuna in alcuni luoghi se ne possono vedere a centinaia, comprese mante e squali-balena. Purtroppo, specialmente nelle vicinanze delle isole abitate, è raro incontrarne, forse a causa di una pesca intensa che a volta fa ricorso anche ai vietatissimi esplosivi.
Sagada  
Le terrazze di riso tra leggenda e realtà: un pastore chiamato Gansowan.  
Biag fu un eroe del 17mo secolo ricordato oggi come la figura più importante della storia di Sagada. Si racconta che abbandonò un luogo chiamato Mabika per dirigersi verso Candon, e che in seguito fondò Sagada. Mabika è oggi un assolato e spoglio pianoro tra Ankileng e Balili, ma un tempo doveva essere coperto da abbondante vegetazione. Fino all'inizio del secolo pare vi fossero ancora delle pietre piatte e levigate, probabilmente i resti del dap-ay di Biag (il luogo di incontro dei capofamiglia, con il pavimento in pietra, in pratica il centro "socio-politico" della comunità. Oggi di tutto questo non è rimasto nulla ma sopravvivono, ciononostante, le leggende che a Mabika e all'origine di Sagada sono legate. Leggende che hanno toccato generazioni di "Sagadian people" e che hanno casualmente segnato anche noi, durante e a causa delle nostre peregrinazioni esplorative. Sentite: "...c'è una leggenda Balugan su un uomo chiamato Gansowan, che un giorno entrò in una grotta vicino al sito abbandonato di Mabika per riposare all'ombra mentre i suoi carabao (bufali - N.d.R.) pascolavano e notò un gatto che entrava in una prosecuzione più profonda
della cavità. Curioso, seguì il gatto e scoprì una sala piena di giare cinesi, gong, perle e riso; ma quando tornò con compagni e corde per portare via il tesoro, non riuscì neppure a trovare la grotta". [IMG]A questo si allude in una cantilena di Sagada che, cosa interessante, è stata riportata anche dalle strade di Candon:  
"Oh, dormi, dormi piccolo non piangere così quando sarai grande andremo a vedere quel tesoro a Mabika difeso dal gatto" Questa è la leggenda ma Mabika è un luogo reale e in questo luogo reale esiste una grotta, Mabika Cave, che ha fatto ripetere a noi l'esperienza di Gansowan....  
Nell'85, durante la prima spedizione speleologica, ci trovavamo in zona, nel campo di Tataya-en, accanto alla grotta di Dilà-Eo. Grazie alle indicazioni di un ragazzo del posto, Hadji Calliten, del barrio di Ankileng, la compagna di spedizione Nadia Campion raggiunse la grotta. Ma giunta sul luogo, non poté scendere, in quanto la cavità è un pozzo di circa 30 metri e non aveva con sé materiale sufficiente. Decise così di rinunciare e di tornare con compagni e materiale. Da notare che della leggenda di Mabika non avevamo ancora neppure sentito parlare. Nei giorni successivi si tornò sul posto ma della grotta nemmeno l'ombra: si cercò parecchio ma non vi fu nulla da fare. Tornammo l'anno successivo, dopo aver letto in un libro dell'antropologo W. Scott l'inquietante storia di Gansowan. Ci tornammo con Hadji che, dopo numerose ricerche, (notate che la grotta ha un diametro di 30 metri e si apre su un terreno completamente brullo) riuscì finalmente nel suo intento. Scendemmo il grande pozzo e, com'era prevedibile, non trovammo alcun tesoro, né giare né gong. Ma il tesoro più grande fu sicuramente nell'emozione di aver rivissuto un pezzetto di leggendario passato...
La cucina filippina
La cucina filippina è un insieme armonico delle varie cucine cinesi, giapponesi, malesi,americane e spagnole. La base dell'alimentazione è il  riso bollito seguito dalla  frutta quale il mango, la papaia e la banana. La cottura della carne si effettua arrosto o nel latte di cocco. Naturalmente è una cucina molto legata alle attività ed alle risorse marittime: le grandi quantità di pesce che vengono portate a riva, in bilancieri di legno, vengono cucinate in pentole di argilla. Nell'antichità il sopraggiungere di mercanti cinesi e di colonizzatori spagnoli su queste isole ha portato alla diffusione di nuove abitudini alimentari. Gli "involtini primavera" e la  pasta glutinata   furono introdotti dai mercanti cinesi, mentre i colonizzatori spagnoli importarono le "empanadas" e lo "chorizo", una sorta di salsiccia piccante di maiale ed aglio.Nella cucina filippina si utilizza spesso l’aceto o il succo di agrumi per marinare i cibi, rendendoli così particolarmente agri. La maggior parte della popolazione è di cultura cristiana, ma non si può trascurare la grande presenza di cultura islamica sull’isola di Mindanao, dalla quale provengono molti immigrati. Sopravvivono inoltre credenze ancestrali che, sia pure solo per “tradizione”, sono ancora rispettate.  Tra queste, ad esempio, il non nutrirsi di quelle parti dell’animale che nel soggetto che le assume presentano una patologia: non si mangia il fegato se si è affetti da un’epatopatia o il cervello se si soffre di emicrania. Così pure vengono spesso evitati quei cibi (in genere di origine vegetale) il cui “comportamento” è simile a quello della malattia da cui si è affetti: ad esempio piante rampicanti se si hanno patologie cutanee che si “diffondono” sulla pelle. In modo particolare, per ciò che riguarda i bambini si ritiene che questi non debbano mangiare i frutti di vari tipi di palma qualora soffrano di convulsioni (lamen) perché le fronde delle palme oscillano e “tremano” al vento. Per il pericolo di cadere a testa in giù o sottosopra sono pure proibiti i pipistrelli e le tartarughe. Numerosi sono i tabù alimentari relativi alla gravidanza, molti dei quali tendono a porre una corrispondenza tra umanità e animalità, oppure tra la vita dell’animale e i possibili danni alla madre: mangiando un determinato animale il bambino ne assumerà i comportamenti, oppure, ingerendo il polipo, questo rischierebbe di trattenere il bambino all’interno dell’addome. Particolare attenzione viene posta all’allattamento e in modo particolare, agli alimenti che possono favorirlo. Tra questi ci sono le patate dolci e i frutti di mare univalvi. Particolarmente interessante sul piano culturale, è la  proibizione di alcuni alimenti per semplice  “assonanza linguistica”  come ad esempio un tipo di fagiolo detto kadièsche ricorda il suono di  adiòs (arrivederci) e quindi indurrebbe l’abbandono delle forze o una particolare zucca detta  kalubay, che potrebbe indurre stanchezza (malubay). Considerato che molte madri filippine, anche immigrate, hanno come modello di riferimento comportamentale la propria madre, che è rimasta nelle Filippine, alcune di queste tradizioni potrebbero avere un peso anche in un contesto di immigrazione. Inoltre, per la tipica riservatezza della popolazione filippina e anche per un complesso di inferiorità nei confronti della medicina occidentale, tali credenze potrebbero spesso non palesarsi venendo riferite a semplici gusti o preferenze alimentari.


La nostra Casa di Bago (Filippine)
(Dominican Sisters of Pompei - Regina Rosarii - Phase 4 San Esteban - Bago City - Negros Occidental - Philippine - tel. 0063/49204404649 - e-mail: mpt_1966@yahoo.com)

Fondazione della Casa di Bago
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Responsabile della Comunità di Bago
Madre Maria Arlene
Comunità di Pampanga Bago
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Suor Maria Hanna De Los Reyes - Suor Maria Jenny
Attività nella Comunità di Bago

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News da Bago
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Regione - Filippine
Capitale: Manila  

Popolazione: 80.000.000 circa.   
Superficie: 300.076 Km2
Fuso orario: +7h rispetto all'Italia; +6h quando in Italia vige l'ora legale.
Lingue: Filippino (Tagalog) e inglese.
Religioni: in prevalenza cattolica (85%). Sono presenti minoranze di musulmani.  
Moneta: Peso filippino (PHP)  
Prefisso dall'Italia: 0063   
Prefisso per l'Italia: 0039
Sport
Lo sport per eccellenza è il basketball, ma molto diffuso è anche il  jai alai, o   pelota, importato dalla Spagna.
Religione
Le Filippine sono il più popoloso paese cristiano del sud-est asiatico, con un 90% della popolazione che identifica se stessa nella religione cristiana, e di questi un 80% si proclamano cattolici. La più considerevole minoranza religiosa, pari al 5%, è costituita dai mussulmani sunniti, concentrati a Mindanao. Per quanto concerne la chiesa cattolica si deve dire come abbia saputo riscattarsi dall’impopolarità che la contrassegnava durante l’occupazione spagnola e aver influenzato moltissimo la cultura del paese. Ad oggi le missioni cattoliche svolgono un ruolo importante soprattutto nell’ambito dell’educazione. Ci sono anche alcune chiese evangeliche, come mormoni e battisti.
Arte
L’industria cinematografica ha cominciato ad avere una certa rilevanza verso la fine degli anni’90, e ad oggi, il paese, è uno dei più prolifici produttori di film del sud-est asiatico. Tra le danze tradizionali è consigliabile assistere ad uno spettacolo di   tinikling, ‘la danza del bamboo’, e alla   pandanggo sa ilaw, meglio nota come "danza delle luci".
Lingua
Sono presenti circa 80 dialetti. Sull’isola il concetto di   lingua nazionale ha iniziato ad essere discusso sul finire del 20°secolo, dopo la guerra ispano-americana del 1898. Nel 1936 il   tagalog, è stato dichiarato lingua ufficiale dopo una scelta optata tra il cebuano, l'hiligaynon e l'ilocano. Nel 1973, si è definitivamente optato per una lingua di compromesso, il filippino, che pur se di base mantiene il tagalog, ha in se anche elementi delle altre lingue parlate sull’arcipelago. L’inglese è parlato dalla grande maggioranza della popolazione.
Cucina
A causa delle varie ondate migratorie e delle diverse dominazioni coloniali, che hanno accompagnato la storia delle Filippine, la cucina locale presenta delle caratteristiche particolari. Un mix di gusti cinesi, malesi e spagnoli. La   merienda è uno spuntino tipico mattutino, mentre i   pulutan, letteralmente   stuzzichini, vengono di norma serviti con bevande alcoliche. Un piatto tipico sono gli spuntini di carne e di pesce. Sull’isola di Mindanao è normale poter gustare alcuni tipici piatti islamici, come stufati di carne. Non manca mai il riso, uno degli ingredienti tipici della cucina di tutto il sud-est asiatico. Anche le zuppe servite con tagliatelle, o pezzi di manzo, pollo, o verdure, tipiche della tradizione culinaria cinese, sono largamente consumate. Un contorno tipico della cucina locale, oltre alle verdure, è la papaia acerba tagliata a strisce e servita con pesce fermentato o pasta di gamberi.
Economia delle Filippine
PNL: 77.335 miliardi di dollari USA
PNL per ab. : 972,6 dollari USA
PNL variazione annua: 4%
Inflazione:4%
Capacità di raffinazione: 20.947.630 tonnellate
Popolazione attiva: 33.354.000
Popolazione totale: 80.058.000
Disoccupazione: 10,2%
Debito Estero: 52.356 miliardi di dollari USA
Aiuti dall’estero: 577 miliardi di dollari USA
Settore Primario
Predominano la coltivazione di riso e mais. Manila è l’area più produttiva grazie all’opera di irrigazione.
Le culture più esportate sono banane, ananas, palma da cocco, caffè, cacao. Molto importante la cultura del tabacco e della canapa.
Le Filippine sono uno dei maggiori produttori mondiali di caucciù. Purtroppo il patrimonio forestale è stato danneggiato dagli incendi del 1998 e del 2002. Molto diffusa la pesca, anche se molto limitata a causa dell’inquinamento delle coste. La raccolta di spugne e l’acqua-coltura, che fornisce gamberi, sono in crescita. L’allevamento è praticato a Mindanao.
Settore Secondario
Importanti i giacimenti di oro, argento, carbone, rame e nichel. Nonostante la scoperta del giacimento offshore di Malampaya, l’estrazione di petrolio e gas naturale non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Nel settore industriale, i settori più importanti sono quello agro-alimentare, elettronico, petrolchimico e tessile. I componenti elettronici vengono prodotti nelle ex basi militari americane di Subic Bay e Clark.
Settore Terziario
La Bangio Sentral ng Pilipinas, è la banca centrale del paese. Rispetto alla crescita economica il settore bancario non è molto sviluppato. A Manila si trova una borsa valori.
Viaggi nelle Filippine
Visti Filippine
Visto Turistico
I cittadini italiani diretti nelle Filippine per motivi turistici e per periodi inferiori a 21 giorni non necessitano di visto turistico, ma solo del passaporto con validità minima 3 mesi. Per periodi superiori ai 21 giorni è necessario richiedere il visto presso i Consolati di Roma e Milano. Il visto ha comunque validità non superiore ai 59 giorni, e per ottenerlo è necessario presentare: passaporto, modulo consolare compilato, indicazione dell'albergo nelle Filippine, una fotografia formato tessera e fotocopia del biglietto aereo.
Visto di Lavoro
I cittadini italiani che si recano nelle Filippine per lavoro devono richiedere il visto di lavoro presentando il passaporto con validità almeno di 6 mesi, 2 foto in formato tessera, biglietto aereo “chiuso”, lettera di invito da parte della società filippina contenente: nome del richiedente, genere di affari da svolgere, generalità della società filippina responsabile e lettera della società italiana rappresentata, specificante l’incarico ricoperto dal richiedente, motivo e genere di affari da trattare, date del soggiorno, nome e indirizzo del partner. Il visto ha validità 1 mese dalla data di rilascio.
Avvisi particolari
Dal 10.12.2007 - Le Filippine sono state in varie occasioni colpite da attentati terroristici. Tale rischio - rilevabile ormai nella generalità dei Paesi - resta elevato. A seguito dell'esplosione verificatasi il 19 ottobre scorso in uno  dei principali centri commerciali della capitale, con vittime e numerosi feriti, le autorità di Polizia hanno innalzato il livello d'allerta nell'intera area di Metro Manila.
Si raccomanda pertanto di mantenere elevata la soglia di attenzione a Manila, in particolare nei luoghi di ritrovo e di maggiore affollamento. Si raccomanda inoltre la massima cautela anche negli altri principali centri urbani del Paese. Si consiglia altresì di tenersi informati sulla situazione seguendo scrupolosamente le eventuali  indicazioni impartite dalle Autorità locali.
Durante la permanenza nel Paese vanno adottate misure cautelative e particolare prudenza a fronte del rischio di atti di criminalità, soprattutto nelle aree isolate e metropolitane degradate.
La minaccia di attentati e sequestri di persona nei confronti di stranieri è particolarmente alta nell'isola di Mindanao, nonostante le misure precauzionali adottate dalle locali Autorità.  Si sconsigliano pertanto viaggi nell'isola di Mindanao e nelle altre zone a rischio del Paese indicate alla voce "Sicurezza”.
Nella stagione dei monsoni si consiglia, prima di recarsi nel Paese e durante il soggiorno, di informarsi sulla situazione climatica delle località di destinazione, anche consultando il sito: www.metocph.nmci.navy.mil/jtwc.php, in particolare in relazione al rischio di  tifoni tropicali.
Scuba: filippine, isole da sogno
Fuori dalle mete del turismo di massa, le Filippine offrono la possibilità di una vacanza unica. Un paradiso assoluto, cui danno vita settemila isole di incredibile bellezza, un popolo cordiale e accogliente ed un mare tra i più rigogliosi di vita e di colori.  
Passeggio sotto la luce del sole su una spiaggia corallina, eppure non sento calore, non rimango abbagliato dalla luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Alzo lo sguardo per un attimo, ma quello che rimane impresso sulla mia retina non è l'usuale cerchio solare. Sono spettatore del raro appuntamento tra due astri: le Filippine sembra mi diano il benvenuto offrendomi un'eclisse di sole quasi totale. E questa è solo la prima di una lunga serie di incredibili meraviglie della natura. La bellezza di queste 7000 isole disseminate tra il Mare Cinese Meridionale e l'Oceano Pacifico può oscurare tante destinazioni alla moda del turismo di massa.  
Le Filippine offrono molto di più sotto il pelo dell'acqua. C'è chi dice che viaggiare in questo arcipelago senza osservare la bellezza dei fondali sottomarini è come guardare il Louvre... dall'esterno. Solo una chiarificazione è d'obbligo: se si cercano esclusivamente pesci pelagici tipo tonni, squali e carangidi o acqua limpidissima, la delusione, a parte rare eccezioni, sarà grande. Con questo non è che non ci siano grandi pesci, perché con un po' di fortuna in alcuni luoghi se ne possono vedere a centinaia, comprese mante e squali-balena. Purtroppo, specialmente nelle vicinanze delle isole abitate, è raro incontrarne, forse a causa di una pesca intensa che a volta fa ricorso anche ai vietatissimi esplosivi.
Sagada  
Le terrazze di riso tra leggenda e realtà: un pastore chiamato Gansowan.  
Biag fu un eroe del 17mo secolo ricordato oggi come la figura più importante della storia di Sagada. Si racconta che abbandonò un luogo chiamato Mabika per dirigersi verso Candon, e che in seguito fondò Sagada. Mabika è oggi un assolato e spoglio pianoro tra Ankileng e Balili, ma un tempo doveva essere coperto da abbondante vegetazione. Fino all'inizio del secolo pare vi fossero ancora delle pietre piatte e levigate, probabilmente i resti del dap-ay di Biag (il luogo di incontro dei capofamiglia, con il pavimento in pietra, in pratica il centro "socio-politico" della comunità. Oggi di tutto questo non è rimasto nulla ma sopravvivono, ciononostante, le leggende che a Mabika e all'origine di Sagada sono legate. Leggende che hanno toccato generazioni di "Sagadian people" e che hanno casualmente segnato anche noi, durante e a causa delle nostre peregrinazioni esplorative. Sentite: "...c'è una leggenda Balugan su un uomo chiamato Gansowan, che un giorno entrò in una grotta vicino al sito abbandonato di Mabika per riposare all'ombra mentre i suoi carabao (bufali - N.d.R.) pascolavano e notò un gatto che entrava in una prosecuzione più profonda della cavità. Curioso, seguì il gatto e scoprì una sala piena di giare cinesi, gong, perle e riso; ma quando tornò con compagni e corde per portare via il tesoro, non riuscì neppure a trovare la grotta". [IMG]A questo si allude in una cantilena di Sagada che, cosa interessante, è stata riportata anche dalle strade di Candon:  
"Oh, dormi, dormi piccolo non piangere così quando sarai grande andremo a vedere quel tesoro a Mabika difeso dal gatto" Questa è la leggenda ma Mabika è un luogo reale e in questo luogo reale esiste una grotta, Mabika Cave, che ha fatto ripetere a noi l'esperienza di Gansowan....  
Nell'85, durante la prima spedizione speleologica, ci trovavamo in zona, nel campo di Tataya-en, accanto alla grotta di Dilà-Eo. Grazie alle indicazioni di un ragazzo del posto, Hadji Calliten, del barrio di Ankileng, la compagna di spedizione Nadia Campion raggiunse la grotta. Ma giunta sul luogo, non poté scendere, in quanto la cavità è un pozzo di circa 30 metri e non aveva con sé materiale sufficiente. Decise così di rinunciare e di tornare con compagni e materiale. Da notare che della leggenda di Mabika non avevamo ancora neppure sentito parlare. Nei giorni successivi si tornò sul posto ma della grotta nemmeno l'ombra: si cercò parecchio ma non vi fu nulla da fare. Tornammo l'anno successivo, dopo aver letto in un libro dell'antropologo W. Scott l'inquietante storia di Gansowan. Ci tornammo con Hadji che, dopo numerose ricerche, (notate che la grotta ha un diametro di 30 metri e si apre su un terreno completamente brullo) riuscì finalmente nel suo intento. Scendemmo il grande pozzo e, com'era prevedibile, non trovammo alcun tesoro, né giare né gong.
Ma il tesoro più grande fu sicuramente nell'emozione di aver rivissuto un pezzetto di leggendario passato...
La cucina filippina
La cucina filippina è un insieme armonico delle varie cucine cinesi, giapponesi, malesi,americane e spagnole. La base dell'alimentazione è il  riso bollito seguito dalla  frutta quale il mango, la papaia e la banana. La cottura della carne si effettua arrosto o nel latte di cocco. Naturalmente è una cucina molto legata alle attività ed alle risorse marittime: le grandi quantità di pesce che vengono portate a riva, in bilancieri di legno, vengono cucinate in pentole di argilla. Nell'antichità il sopraggiungere di mercanti cinesi e di colonizzatori spagnoli su queste isole ha portato alla diffusione di nuove abitudini alimentari. Gli "involtini primavera" e la  pasta glutinata   furono introdotti dai mercanti cinesi, mentre i colonizzatori spagnoli importarono le "empanadas" e lo "chorizo", una sorta di salsiccia piccante di maiale ed aglio.Nella cucina filippina si utilizza spesso l’aceto o il succo di agrumi per marinare i cibi, rendendoli così particolarmente agri. La maggior parte della popolazione è di cultura cristiana, ma non si può trascurare la grande presenza di cultura islamica sull’isola di Mindanao, dalla quale provengono molti immigrati. Sopravvivono inoltre credenze ancestrali che, sia pure solo per “tradizione”, sono ancora rispettate.  Tra queste, ad esempio, il non nutrirsi di quelle parti dell’animale che nel soggetto che le assume presentano una patologia: non si mangia il fegato se si è affetti da un’epatopatia o il cervello se si soffre di emicrania. Così pure vengono spesso evitati quei cibi (in genere di origine vegetale) il cui “comportamento” è simile a quello della malattia da cui si è affetti: ad esempio piante rampicanti se si hanno patologie cutanee che si “diffondono” sulla pelle. In modo particolare, per ciò che riguarda i bambini si ritiene che questi non debbano mangiare i frutti di vari tipi di palma qualora soffrano di convulsioni (lamen) perché le fronde delle palme oscillano e “tremano” al vento. Per il pericolo di cadere a testa in giù o sottosopra sono pure proibiti i pipistrelli e le tartarughe. Numerosi sono i tabù alimentari relativi alla gravidanza, molti dei quali tendono a porre una corrispondenza tra umanità e animalità, oppure tra la vita dell’animale e i possibili danni alla madre: mangiando un determinato animale il bambino ne assumerà i comportamenti, oppure, ingerendo il polipo, questo rischierebbe di trattenere il bambino all’interno dell’addome. Particolare attenzione viene posta all’allattamento e in modo particolare, agli alimenti che possono favorirlo. Tra questi ci sono le patate dolci e i frutti di mare univalvi. Particolarmente interessante sul piano culturale, è la  proibizione di alcuni alimenti per semplice  “assonanza linguistica”  come ad esempio un tipo di fagiolo detto kadièsche ricorda il suono di  adiòs (arrivederci) e quindi indurrebbe l’abbandono delle forze o una particolare zucca detta  kalubay, che potrebbe indurre stanchezza (malubay). Considerato che molte madri filippine, anche immigrate, hanno come modello di riferimento comportamentale la propria madre, che è rimasta nelle Filippine, alcune di queste tradizioni potrebbero avere un peso anche in un contesto di immigrazione. Inoltre, per la tipica riservatezza della popolazione filippina e anche per un complesso di inferiorità nei confronti della medicina occidentale, tali credenze potrebbero spesso non palesarsi venendo riferite a semplici gusti o preferenze alimentari.

Città - Manila

Nel 1571  gli spagnoli fondarono la città di Manila, chiamandola   Isigne y   Siempre Leal Ciudad,  ‘la città eccellente e leale’, ma il nome attuale deriva da   Maynilad, un termine locale che indica la pianta della mangrovia. Dopo essere stata rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, la città ha cominciato a crescere esponenzialmente dopo gli anni ’60, arrivando ad inglobare 17 piccole città vicine.
In virtù della distruzione subita durante la guerra, Manila è una città completamente moderna, anche se comunque, durante un viaggio sull’arcipelago, si possono ammirare delle rovine coloniali. Il cuore della città è l’area che circonda la foce del fiume Pasig dove oltremodo si possono trovare gli alloggi più lussuosi e i ristoranti migliori.   Makati è il centro finanziario della città, mentre a nord del fiume si trova Binondo, Quiapo e il Porto del Nord, che rappresentano i principali luoghi dove ci si può imbarcare per un viaggio verso le isole vicine.
Cosa vedere
Quando si decide di fare un viaggio nelle Filippine si deve partire sapendo che, a causa dei bombardamenti che l’hanno colpita durante la seconda guerra mondiale non è rimasto molto da visitare ma, durante il viaggio si può ancora visitare:
Fort Santiago: non distante dal fiume Pasig, durante la seconda guerra mondiale questo forte venne usato dalle armate giapponesi come luogo per incarcerare i prigionieri di guerra.   
L’altare Rizal  e il   Museo Rizal: sono dedicati all’eroe nazionale filippino, Josè Rizal, che combatté contro gli spagnoli per l’indipendenza. Nel museo vi sono anche molti suoi scritti.  
Il   monastero di Santo Agostino  e la  Cattedrale di Manila (in General Luna Street), sono i due luoghi religiosi più noti della città.
Metropolitan Museum of Manila: è il museo più importante della capitale e si trova nel complesso della Banca Centrale del paese, in Roxas Boulevard.
Nei dintorni di Manila
Un viaggio nell’arcipelago consente di visitare molti posti interessanti nei dintorni di Manila. Uno di questi è  l’isola  Corregidor, da dove il Generale Mac Arthur, scappando dai giapponesi, promise che sarebbe tornato a liberare il paese come in effetti fece.
Da non perdere un’escursione sul monte   Pinatubo. Eruttato nel 1991, ha cambiato totalmente il paesaggio dell’area. Da qui si può scalare il  vulcano Mayon   (2450 metri), che si trova a sud rispetto a Luzon, definito il cuore delle Filippine. Qualcuno è arrivato a sostenere che il vulcano Mayon abbia un cono vulcanico perfetto. È un vulcano attivo e l’ultima eruzione risale al 1993.
Il  vulcano Taal, altra bellezza naturale dell’arcipelago a sud di Manila, merita un’escursione, ma non ci si faccia ingannare dalle sue piccole dimensioni: non a torto è definito il vulcano più pericoloso del mondo, ed è il terrore degli isolani.
I monti Apo  e Mindanao sono le altre cime che possono essere adatte per un escursione.  
Bikol  e Quezon, sono due province sulla costa di Luzon dove è possibile fare bellissime camminate, lontano dal caos delle città.
Banaue: qualcuno sostiene che l’ottava meraviglia del mondo sia la Muraglia cinese, altri sostengono che sia Banaue. Situata a nord di Luzon, le sue risaie a terrazza, scavate nei fianchi delle colline dagli Ifugao oltre 3000 anni fa, con le sue scalinate rappresentano per gli abitanti la strada per il cielo se non per il paradiso. Alcune si spingo fino a 1500 metri di altitudine. Il viaggio può essere organizzato a Manila.
Isole: chi viaggia, in questa regione il più delle volte lo fa per la bellezza delle sue isole. Nelle Filippine le isole, sono oltre 7000 e l’imbarazzo della scelta non manca. Chi ama le immersioni subacquee non resterà deluso, così come chi ha la passione per la canoa o per la speleologia.  Borocay,  la Spiaggia di Alona a  Bohol,   quella di Puerto Princesa a  Palawan e l’Isola di   Apo sono le più rinomate. A Palawan inoltre si possono visitare corridoi di grotte che corrono per oltre 8 chilometri. E’ in questa zona, precisamente nelle rapide del fiume Pagsanjan, che il regista cinematografico Coppola ha girato alcune parti di Apocalypse Now.
Spiagge
- Tempo fa, fino a metà degli anni ’90 si riteneva che  l’isola di Borocay   possedesse le spiagge più belle del mondo, e chiunque decideva di fare un viaggio nella zona optava per queste isole. Intorno al 1997, alcuni test dimostrarono che a causa dello sviluppo turistico le spiagge stavano registrando un livello sempre più a rischio per quanto riguardava la capacità di smaltire i rifiuti, e quindi i viaggi nell’area vennero limitati, ma gli ultimi test dimostrano come il pericolo possa considerarsi rientrato. Le altre spiagge più belle delle Filippine sono  Puerto Galera, sull’isola di Mindoro,  Puraran a Catanduanes, non distante a Luzon.
Luoghi remoti
- La Baia di Gutob, tra Culion e Busuanga, ci sono le isole di  Dibutonay, Maltatayoc e Horse, dove poter provare ancore l’avventura di visitare villaggi sperduti, un’esperienza incredibile.
Di interesse
Un viaggio nelle Filippine, merita un’escursione in uno di questi luoghi:  
Vigan, a nord di Luzon, ha mantenuto lo splendido retaggio architettonico spagnolo.
Lago Sebu,   all’interno dell’isola di Mindano, si trova a 300 metri sulle alture di Tiruray. In un isolamento dal mondo totale vi vive la tribù dei Tboli. Si consiglia di prestare molta attenzione, perché malgrado le relazioni con i ribelli musulmani stiano attraversando un periodo di calma, non sono rari i rapimenti di cittadini stranieri ai fini di riscatto.
Viriato, si trova sull’isola di Samar ed è famosa per le sue cascate.


La nostra Casa di Pampanga Luzon (Filippine)
(Dominican Sisters of Pompei - Our Lady of Holy Rosary of Pompei - School Mabica Road Mabalacat Pampanga - Philippines - tel. 0063/453322532 - 0063/9267521954 - e-mail: smers@yahoo.com)

Fondazione della Casa di Pampanga Luzon
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Responsabile della Comunità di Pampanga Luzon
Madre Fatima T. Tejero
Comunità di Pampanga Luzon
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Suor Maria Daniela (Filippina)  - Suor Maria Grace Ligue (Filippina) - Suor Maria Lidia Altares (Filippina) - Suor Maria Riza Guiang (Filippina)

Attività nella Comunità di Pampanga Luzon

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News da Pampanga Luzon
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Regione - Filippine

Capitale: Manila   
Popolazione: 80.000.000 circa.   
Superficie: 300.076 Km2
Fuso orario: +7h rispetto all'Italia; +6h quando in Italia vige l'ora legale. Lingue: Filippino (Tagalog) e inglese.

Religioni: in prevalenza cattolica (85%). Sono presenti minoranze di musulmani.  
Moneta: Peso filippino (PHP)  
Prefisso dall'Italia: 0063   
Prefisso per l'Italia: 0039
Sport
Lo sport per eccellenza è il basketball, ma molto diffuso è anche il  jai alai, o   pelota, importato dalla Spagna.
Religione
Le Filippine sono il più popoloso paese cristiano del sud-est asiatico, con un 90% della popolazione che identifica se stessa nella religione cristiana, e di questi un 80% si proclamano cattolici. La più considerevole minoranza religiosa, pari al 5%, è costituita dai mussulmani sunniti, concentrati a Mindanao. Per quanto concerne la chiesa cattolica si deve dire come abbia saputo riscattarsi dall’impopolarità che la contrassegnava durante l’occupazione spagnola e aver influenzato moltissimo la cultura del paese. Ad oggi le missioni cattoliche svolgono un ruolo importante soprattutto nell’ambito dell’educazione. Ci sono anche alcune chiese evangeliche, come mormoni e battisti.
Arte
L’industria cinematografica ha cominciato ad avere una certa rilevanza verso la fine degli anni’90, e ad oggi, il paese, è uno dei più prolifici produttori di film del sud-est asiatico. Tra le danze tradizionali è consigliabile assistere ad uno spettacolo di   tinikling, ‘la danza del bamboo’, e alla   pandanggo sa ilaw, meglio nota come "danza delle luci".
Lingua
Sono presenti circa 80 dialetti. Sull’isola il concetto di   lingua nazionale ha iniziato ad essere discusso sul finire del 20°secolo, dopo la guerra ispano-americana del 1898. Nel 1936 il   tagalog, è stato dichiarato lingua ufficiale dopo una scelta optata tra il cebuano, l'hiligaynon e l'ilocano. Nel 1973, si è definitivamente optato per una lingua di compromesso, il filippino, che pur se di base mantiene il tagalog, ha in se anche elementi delle altre lingue parlate sull’arcipelago. L’inglese è parlato dalla grande maggioranza della popolazione.
Cucina
A causa delle varie ondate migratorie e delle diverse dominazioni coloniali, che hanno accompagnato la storia delle Filippine, la cucina locale presenta delle caratteristiche particolari. Un mix di gusti cinesi, malesi e spagnoli. La   merienda è uno spuntino tipico mattutino, mentre i   pulutan, letteralmente   stuzzichini, vengono di norma serviti con bevande alcoliche. Un piatto tipico sono gli spuntini di carne e di pesce. Sull’isola di Mindanao è normale poter gustare alcuni tipici piatti islamici, come stufati di carne. Non manca mai il riso, uno degli ingredienti tipici della cucina di tutto il sud-est asiatico. Anche le zuppe servite con tagliatelle, o pezzi di manzo, pollo, o verdure, tipiche della tradizione culinaria cinese, sono largamente consumate. Un contorno tipico della cucina locale, oltre alle verdure, è la papaia acerba tagliata a strisce e servita con pesce fermentato o pasta di gamberi.

Economia delle Filippine
PNL: 77.335 miliardi di dollari USA
PNL per ab. : 972,6 dollari USA
PNL variazione annua: 4%
Inflazione:4%
Capacità di raffinazione: 20.947.630 tonnellate
Popolazione attiva: 33.354.000
Popolazione totale: 80.058.000
Disoccupazione: 10,2%
Debito Estero: 52.356 miliardi di dollari USA
Aiuti dall’estero: 577 miliardi di dollari USA
Settore Primario
Predominano la coltivazione di riso e mais. Manila è l’area più produttiva grazie all’opera di irrigazione.
Le culture più esportate sono banane, ananas, palma da cocco, caffè, cacao. Molto importante la cultura del tabacco e della canapa.
Le Filippine sono uno dei maggiori produttori mondiali di caucciù. Purtroppo il patrimonio forestale è stato danneggiato dagli incendi del 1998 e del 2002. Molto diffusa la pesca, anche se molto limitata a causa dell’inquinamento delle coste. La raccolta di spugne e l’acqua-coltura, che fornisce gamberi, sono in crescita. L’allevamento è praticato a Mindanao.
Settore Secondario
Importanti i giacimenti di oro, argento, carbone, rame e nichel. Nonostante la scoperta del giacimento offshore di Malampaya, l’estrazione di petrolio e gas naturale non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Nel settore industriale, i settori più importanti sono quello agro-alimentare, elettronico, petrolchimico e tessile. I componenti elettronici vengono prodotti nelle ex basi militari americane di Subic Bay e Clark.
Settore Terziario
La Bangio Sentral ng Pilipinas, è la banca centrale del paese. Rispetto alla crescita economica il settore bancario non è molto sviluppato. A Manila si trova una borsa valori.
Viaggi nelle Filippine
Manila
Nel 1571  gli spagnoli fondarono la città di Manila, chiamandola   Isigne y   Siempre Leal Ciudad,  ‘la città eccellente e leale’, ma il nome attuale deriva da   Maynilad, un termine locale che indica la pianta della mangrovia. Dopo essere stata rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, la città ha cominciato a crescere esponenzialmente dopo gli anni ’60, arrivando ad inglobare 17 piccole città vicine.
In virtù della distruzione subita durante la guerra, Manila è una città completamente moderna, anche se comunque, durante un viaggio sull’arcipelago, si possono ammirare delle rovine coloniali. Il cuore della città è l’area che circonda la foce del fiume Pasig dove oltremodo si possono trovare gli alloggi più lussuosi e i ristoranti migliori.   Makati è il centro finanziario della città, mentre a nord del fiume si trova Binondo, Quiapo e il Porto del Nord, che rappresentano i principali luoghi dove ci si può imbarcare per un viaggio verso le isole vicine.
Cosa vedere
Quando si decide di fare un viaggio nelle Filippine si deve partire sapendo che, a causa dei bombardamenti che l’hanno colpita durante la seconda guerra mondiale non è rimasto molto da visitare ma, durante il viaggio si può ancora visitare:
Fort Santiago: non distante dal fiume Pasig, durante la seconda guerra mondiale questo forte venne usato dalle armate giapponesi come luogo per incarcerare i prigionieri di guerra.   
L’altare Rizal  e il   Museo Rizal: sono dedicati all’eroe nazionale filippino, Josè Rizal, che combatté contro gli spagnoli per l’indipendenza. Nel museo vi sono anche molti suoi scritti.  
Il   monastero di Santo Agostino  e la  Cattedrale di Manila (in General Luna Street), sono i due luoghi religiosi più noti della città.
Metropolitan Museum of Manila: è il museo più importante della capitale e si trova nel complesso della Banca Centrale del paese, in Roxas Boulevard.
Nei dintorni di Manila
Un viaggio nell’arcipelago consente di visitare molti posti interessanti nei dintorni di Manila. Uno di questi è  l’isola  Corregidor, da dove il Generale Mac Arthur, scappando dai giapponesi, promise che sarebbe tornato a liberare il paese come in effetti fece.
Da non perdere un’escursione sul monte   Pinatubo. Eruttato nel 1991, ha cambiato totalmente il paesaggio dell’area. Da qui si può scalare il  vulcano Mayon   (2450 metri), che si trova a sud rispetto a Luzon, definito il cuore delle Filippine. Qualcuno è arrivato a sostenere che il vulcano Mayon abbia un cono vulcanico perfetto. È un vulcano attivo e l’ultima eruzione risale al 1993.
Il   vulcano Taal, altra bellezza naturale dell’arcipelago a sud di Manila, merita un’escursione, ma non ci si faccia ingannare dalle sue piccole dimensioni: non a torto è definito il vulcano più pericoloso del mondo, ed è il terrore degli isolani.
I monti Apo  e Mindanao sono le altre cime che possono essere adatte per un escursione.  
Bikol  e Quezon, sono due province sulla costa di Luzon dove è possibile fare bellissime camminate, lontano dal caos delle città.
Banaue: qualcuno sostiene che l’ottava meraviglia del mondo sia la Muraglia cinese, altri sostengono che sia Banaue. Situata a nord di Luzon, le sue risaie a terrazza, scavate nei fianchi delle colline dagli Ifugao oltre 3000 anni fa, con le sue scalinate rappresentano per gli abitanti la strada per il cielo se non per il paradiso. Alcune si spingo fino a 1500 metri di altitudine. Il viaggio può essere organizzato a Manila.
Isole: chi viaggia, in questa regione il più delle volte lo fa per la bellezza delle sue isole. Nelle Filippine le isole, sono oltre 7000 e l’imbarazzo della scelta non manca. Chi ama le immersioni subacquee non resterà deluso, così come chi ha la passione per la canoa o per la speleologia.  Borocay,  la Spiaggia di Alona a  Bohol,   quella di Puerto Princesa a  Palawan e l’Isola di   Apo sono le più rinomate. A Palawan inoltre si possono visitare corridoi di grotte che corrono per oltre 8 chilometri. E’ in questa zona, precisamente nelle rapide del fiume Pagsanjan, che il regista cinematografico Coppola ha girato alcune parti di Apocalypse Now.
Spiagge
- Tempo fa, fino a metà degli anni ’90 si riteneva che  l’isola di Borocay   possedesse le spiagge più belle del mondo, e chiunque decideva di fare un viaggio nella zona optava per queste isole. Intorno al 1997, alcuni test dimostrarono che a causa dello sviluppo turistico le spiagge stavano registrando un livello sempre più a rischio per quanto riguardava la capacità di smaltire i rifiuti, e quindi i viaggi nell’area vennero limitati, ma gli ultimi test dimostrano come il pericolo possa considerarsi rientrato. Le altre spiagge più belle delle Filippine sono  Puerto Galera, sull’isola di Mindoro,  Puraran a Catanduanes, non distante a Luzon.
Luoghi remoti
- La Baia di Gutob, tra Culion e Busuanga, ci sono le isole di  Dibutonay, Maltatayoc e Horse, dove poter provare ancore l’avventura di visitare villaggi sperduti, un’esperienza incredibile.
Di interesse
Un viaggio nelle Filippine, merita un’escursione in uno di questi luoghi:  
Vigan, a nord di Luzon, ha mantenuto lo splendido retaggio architettonico spagnolo.
Lago Sebu,   all’interno dell’isola di Mindano, si trova a 300 metri sulle alture di Tiruray. In un isolamento dal mondo totale vi vive la tribù dei Tboli. Si consiglia di prestare molta attenzione, perché malgrado le relazioni con i ribelli musulmani stiano attraversando un periodo di calma, non sono rari i rapimenti di cittadini stranieri ai fini di riscatto.
Viriato, si trova sull’isola di Samar ed è famosa per le sue cascate.
Visti Filippine
Visto Turistico
I cittadini italiani diretti nelle Filippine per motivi turistici e per periodi inferiori a 21 giorni non necessitano di visto turistico, ma solo del passaporto con validità minima 3 mesi. Per periodi superiori ai 21 giorni è necessario richiedere il visto presso i Consolati di Roma e Milano. Il visto ha comunque validità non superiore ai 59 giorni, e per ottenerlo è necessario presentare: passaporto, modulo consolare compilato, indicazione dell'albergo nelle Filippine, una fotografia formato tessera e fotocopia del biglietto aereo.
Visto di Lavoro
I cittadini italiani che si recano nelle Filippine per lavoro devono richiedere il visto di lavoro
presentando il passaporto con validità almeno di 6 mesi, 2 foto in formato tessera, biglietto aereo “chiuso”, lettera di invito da parte della società filippina contenente: nome del richiedente, genere di affari da svolgere, generalità della società filippina responsabile e lettera della società italiana rappresentata, specificante l’incarico ricoperto dal richiedente, motivo e genere di affari da trattare, date del soggiorno, nome e indirizzo del partner. Il visto ha validità 1 mese dalla data di rilascio.
Avvisi particolari
Dal 10.12.2007 - Le Filippine sono state in varie occasioni colpite da attentati terroristici. Tale rischio - rilevabile ormai nella generalità dei Paesi - resta elevato. A seguito dell'esplosione verificatasi il 19 ottobre scorso in uno  dei principali centri commerciali della capitale, con vittime e numerosi feriti, le autorità di Polizia hanno innalzato il livello d'allerta nell'intera area di Metro Manila.
Si raccomanda pertanto di mantenere elevata la soglia di attenzione a Manila, in particolare nei luoghi di ritrovo e di maggiore affollamento. Si raccomanda inoltre la massima cautela anche negli altri principali centri urbani del Paese. Si consiglia altresì di tenersi informati sulla situazione seguendo scrupolosamente le eventuali  indicazioni impartite dalle Autorità locali.
Durante la permanenza nel Paese vanno adottate misure cautelative e particolare prudenza a fronte del rischio di atti di criminalità, soprattutto nelle aree isolate e metropolitane degradate.
La minaccia di attentati e sequestri di persona nei confronti di stranieri è particolarmente alta nell'isola di Mindanao, nonostante le misure precauzionali adottate dalle locali Autorità.  Si sconsigliano pertanto viaggi nell'isola di Mindanao e nelle altre zone a rischio del Paese indicate alla voce "Sicurezza”.
Nella stagione dei monsoni si consiglia, prima di recarsi nel Paese e durante il soggiorno, di informarsi sulla situazione climatica delle località di destinazione, anche consultando il sito:
www.metocph.nmci.navy.mil/jtwc.php, in particolare in relazione al rischio di  tifoni tropicali.
Scuba: filippine, isole da sogno
Fuori dalle mete del turismo di massa, le Filippine offrono la possibilità di una vacanza unica. Un paradiso assoluto, cui danno vita settemila isole di incredibile bellezza, un popolo cordiale e accogliente ed un mare tra i più rigogliosi di vita e di colori.  
Passeggio sotto la luce del sole su una spiaggia corallina, eppure non sento calore, non rimango abbagliato dalla luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Le ombre sono nette, non ci sono nubi o foschia, ma l'esposimetro della mia macchina fotografica segna egualmente scarsità di luce. Alzo lo sguardo per un attimo, ma quello che rimane impresso sulla mia retina non è l'usuale cerchio solare. Sono spettatore del raro appuntamento tra due astri: le Filippine sembra mi diano il benvenuto offrendomi un'eclisse di sole quasi totale. E questa è solo la prima di una lunga serie di incredibili meraviglie della natura. La bellezza di queste 7000 isole disseminate tra il Mare Cinese Meridionale e l'Oceano Pacifico può oscurare tante destinazioni alla moda del turismo di massa.  
Le Filippine offrono molto di più sotto il pelo dell'acqua. C'è chi dice che viaggiare in questo arcipelago senza osservare la bellezza dei fondali sottomarini è come guardare il Louvre... dall'esterno. Solo una chiarificazione è d'obbligo: se si cercano esclusivamente pesci pelagici tipo tonni, squali e carangidi o acqua limpidissima, la delusione, a parte rare eccezioni, sarà grande. Con questo non è che non ci siano grandi pesci, perché con un po' di fortuna in alcuni luoghi se ne possono vedere a centinaia, comprese mante e squali-balena. Purtroppo, specialmente nelle vicinanze delle isole abitate, è raro incontrarne, forse a causa di una pesca intensa che a volta fa ricorso anche ai vietatissimi esplosivi.
Sagada  
Le terrazze di riso tra leggenda e realtà: un pastore chiamato Gansowan.  
Biag fu un eroe del 17mo secolo ricordato oggi come la figura più importante della storia di Sagada. Si racconta che abbandonò un luogo chiamato Mabika per dirigersi verso Candon, e che in seguito fondò Sagada. Mabika è oggi un assolato e spoglio pianoro tra Ankileng e Balili, ma un tempo doveva essere coperto da abbondante vegetazione. Fino all'inizio del secolo pare vi fossero ancora delle pietre piatte e levigate, probabilmente i resti del dap-ay di Biag (il luogo di incontro dei capofamiglia, con il pavimento in pietra, in pratica il centro "socio-politico" della comunità. Oggi di tutto questo non è rimasto nulla ma sopravvivono, ciononostante, le leggende che a Mabika e all'origine di Sagada sono legate. Leggende che hanno toccato generazioni di "Sagadian people" e che hanno casualmente segnato anche noi, durante e a causa delle nostre peregrinazioni esplorative. Sentite: "...c'è una leggenda Balugan su un uomo chiamato Gansowan, che un giorno entrò in una grotta vicino al sito abbandonato di Mabika per riposare all'ombra mentre i suoi carabao (bufali - N.d.R.) pascolavano e notò un gatto che entrava in una prosecuzione più profonda della cavità. Curioso, seguì il gatto e scoprì una sala piena di giare cinesi, gong, perle e riso; ma quando tornò con compagni e corde per portare via il tesoro, non riuscì neppure a trovare la grotta". [IMG]A questo si allude in una cantilena di Sagada che, cosa interessante, è stata riportata anche dalle strade di Candon:  
"Oh, dormi, dormi piccolo non piangere così quando sarai grande andremo a vedere quel tesoro a Mabika difeso dal gatto" Questa è la leggenda ma Mabika è un luogo reale e in questo luogo reale esiste una grotta, Mabika Cave, che ha fatto ripetere a noi l'esperienza di Gansowan....  
Nell'85, durante la prima spedizione speleologica, ci trovavamo in zona, nel campo di Tataya-en, accanto alla grotta di Dilà-Eo. Grazie alle indicazioni di un ragazzo del posto, Hadji Calliten, del barrio di Ankileng, la compagna di spedizione Nadia Campion raggiunse la grotta. Ma giunta sul luogo, non poté scendere, in quanto la cavità è un pozzo di circa 30 metri e non aveva con sé materiale sufficiente. Decise così di rinunciare e di tornare con compagni e materiale. Da notare che della leggenda di Mabika non avevamo ancora neppure sentito parlare. Nei giorni successivi si tornò sul posto ma della grotta nemmeno l'ombra: si cercò parecchio ma non vi fu nulla da fare. Tornammo l'anno successivo, dopo aver letto in un libro dell'antropologo W. Scott l'inquietante storia di Gansowan. Ci tornammo con Hadji che, dopo numerose ricerche, (notate che la grotta ha un diametro di 30 metri e si apre su un terreno completamente brullo) riuscì finalmente nel suo intento. Scendemmo il grande pozzo e, com'era prevedibile, non trovammo alcun tesoro, né giare né gong. Ma il tesoro più grande fu sicuramente nell'emozione di aver rivissuto un pezzetto di leggendario passato...
La cucina filippina
La cucina filippina è un insieme armonico delle varie cucine cinesi, giapponesi, malesi,americane e spagnole. La base dell'alimentazione è il  riso bollito seguito dalla  frutta quale il mango, la papaia e la banana. La cottura della carne si effettua arrosto o nel latte di cocco. Naturalmente è una cucina molto legata alle attività ed alle risorse marittime: le grandi quantità di pesce che vengono portate a riva, in bilancieri di legno, vengono cucinate in pentole di argilla. Nell'antichità il sopraggiungere di mercanti cinesi e di colonizzatori spagnoli su queste isole ha portato alla diffusione di nuove abitudini alimentari. Gli "involtini primavera" e la  pasta glutinata   furono introdotti dai mercanti cinesi, mentre i colonizzatori spagnoli importarono le "empanadas" e lo "chorizo", una sorta di salsiccia piccante di maiale ed aglio.Nella cucina filippina si utilizza spesso l’aceto o il succo di agrumi per marinare i cibi, rendendoli così particolarmente agri. La maggior parte della popolazione è di cultura cristiana, ma non si può trascurare la grande presenza di cultura islamica sull’isola di Mindanao, dalla quale provengono molti immigrati. Sopravvivono inoltre credenze ancestrali che, sia pure solo per “tradizione”, sono ancora rispettate.  Tra queste, ad esempio, il non nutrirsi di quelle parti dell’animale che nel soggetto che le assume presentano una patologia: non si mangia il fegato se si è affetti da un’epatopatia o il cervello se si soffre di emicrania. Così pure vengono spesso evitati quei cibi (in genere di origine vegetale) il cui “comportamento” è simile a quello della malattia da cui si è affetti: ad esempio piante rampicanti se si hanno patologie cutanee che si “diffondono” sulla pelle. In modo particolare, per ciò che riguarda i bambini si ritiene che questi non debbano mangiare i frutti di vari tipi di palma qualora soffrano di convulsioni (lamen) perché le fronde delle palme oscillano e “tremano” al vento. Per il pericolo di cadere a testa in giù o sottosopra sono pure proibiti i pipistrelli e le tartarughe. Numerosi sono i tabù alimentari relativi alla gravidanza, molti dei quali tendono a porre una corrispondenza tra umanità e animalità, oppure tra la vita dell’animale e i possibili danni alla madre: mangiando un determinato animale il bambino ne assumerà i comportamenti, oppure, ingerendo il polipo, questo rischierebbe di trattenere il bambino all’interno dell’addome. Particolare attenzione viene posta all’allattamento e in modo particolare, agli alimenti che possono favorirlo. Tra questi ci sono le patate dolci e i frutti di mare univalvi. Particolarmente interessante sul piano culturale, è la  proibizione di alcuni alimenti per semplice  “assonanza linguistica”  come ad esempio un tipo di fagiolo detto kadièsche ricorda il suono di  adiòs (arrivederci) e quindi indurrebbe l’abbandono delle forze o una particolare zucca detta  kalubay, che potrebbe indurre stanchezza (malubay). Considerato che molte madri filippine, anche immigrate, hanno come modello di riferimento comportamentale la propria madre, che è rimasta nelle Filippine, alcune di queste tradizioni potrebbero avere un peso anche in un contesto di immigrazione. Inoltre, per la tipica riservatezza della popolazione filippina e anche per un complesso di inferiorità nei confronti della medicina occidentale, tali credenze potrebbero spesso non palesarsi venendo riferite a semplici gusti o preferenze alimentari.

Città - Pampanga

Pampanga è una provincia filippina situata nella regione di Luzon Centrale. Il suo capoluogo è San Fernando.
Suddivisioni amministrative
La provincia di Pampanga si compone di 1 città indipendente, 1 città componente e 20 municipalità.
Città indipendente
Angeles (città altamente urbanizzata – HUC)
La città del Angeles è una città indipendente altamente urbanizzata delle Filippine, geograficamente ubicata nella Provincia di Pampanga, nella Regione di Luzon Centrale. Pur facendo parte dell'area della Provincia ed essendo inserita in tutti i rilevamenti statistici che la riguardano, la città è amministrativamente indipendente dalla stessa.
La città ha una fama assai negativa, essendo considerata una delle mete preferite del turismo sessuale, essendo situata nelle vicinanze della prima base militare delle Forze armate degli Stati Uniti nelle Filippine.
Città componente “San Fernando”
Un po’ di Storia
La città del San Fernando è stata fondata dentro 1754 dalle città di Bacolor e Il Messico. La prima chiesa è stata integrata 1755 con le pareti ed il tetto di legno di nipa. Il tribunale comunale è stato eretto più successivamente durante l'anno davanti il plaza della città usando i materiali durevoli e thatched il tetto di nipa. Indossi Vidal de Arrozal servito da relativo primo gobernadorcillo che anno.
In 1796, dopo il serving come gobernadorcillo l'anno precedente, indossa Angel Pantaleon de Miranda pensionato al Barrio Saguin, da dove ha cominciato installare il suo hacienda in Barrio Culiat. Il barrio è stato separato dal San Fernando l'8 dicembre 1829 come la nuova città di Angeles, con il Los Santos Angeles Custodios come patroni di titular.
Un expediente che chiede il trasferimento del capitale provinciale di Pampanga nel San Fernando è stato firmato sul 6 agosto, 1852. Cedula reale 745, approvante il trasferimento il capitale provinciale di Pampanga da Bacolor nel San Fernando, è stato firmato l'11 settembre 1881. Il trasferimento detto non si attuerebbe.
In 1878, i movimenti sono stati fatti generare la città di Calulut. Questa nuova città si comporrebbe di Calulut ed i barrios vicini di Bulaun, Malpitic, Sindalan, la La Paz, Lara, Saguin, Telabastagan, Balete, Malinao, Pulung Bulu, Panipuan, Macabacle e il caserio di Pau in San Fernando e Panipuan, Acle, Suclaban e il sitio di Gandus nel Messico. Questo programma non ha attuato dovuto opposizione forte dal priest della parrocchia del San Fernando.
Eulogio Regolatore-Generale Despujol e l'arcivescovo Bernardino Nozaleda de Manila hanno inaugurato la stazione della ferrovia di San Fernando, insieme alla stirata di Bagbag-Mabalacat della ferrovia de Manila-Dagupan, il 23 febbraio 1892. La stazione era in secondo luogo soltanto a Manila in redditi che l'anno ed era così la stazione provinciale più importante della ferrovia de Manila-Dagupan. Il 27 giugno dello stesso anno, Dott. nazionale del Hero. Jose P. Rizal ha fatto la a arrest-sopra nella città come componente della sua missione ai membri della recluta al Filipina di Liga della La.
Su 1° settembre, 1896 la città è stata dichiarata in un dichiarare della guerra malgrado la situazione pacifica. Il Brigadier General Diego de los Rios è arrivato il 2 dicembre per calmare la rivoluzione che ha cominciato a Manila il 30 agosto. Il General Ruiz Serralde ha assunto la direzione dell'alberino del General Rios sopra 26 giugno, 1897 per effettuare la pace in San Fernando. La rivoluzione non era ancora alla relativa altezza con gli scambi occasionali di fuoco in alcuni posti in Pampanga.
Il 26 giugno 1898, i rappresentanti da tutte le città di Pampanga, tranne Macabebe, hanno riunito in San Fernando per giurare il allegiance al generatore. Maximino Hizon che era il regolatore ed il rappresentante militari provinciali del General Emilio Aguinaldo. Il 9 ottobre, generalità Emilio Aguinaldo insieme al suo armadietto visitato la città ed è stato accolto favorevolmente con così tanto applauso ed incoraggiare entusiastico dal pubblico. Ha continuato al convento che è stato servito da sedi militari a quel tempo.
Il 4 maggio 1899, le truppe rivoluzionarie filippine hanno condotto dal General Antonio Luna ha bruciato il casa comunali, la chiesa della città e parecchie case per renderlo inutili alle forze americane d'avvicinamento. Il 16 giugno, dovuto la posizione strategica della città, il presidente
Aguinaldo egli stesso ha condotto le forze Filipino nella battaglia per il San Fernando. Il programma per riprendere la città ha dimostrato infruttuoso. Calulut è caduto alle forze americane il 9 agosto.
Il 15 agosto 1904, il governo provinciale di Pampanga infine è stato trasferito al San Fernando da Bacolor, in  virtù del no. di Legge. 1204 firmati il 22 luglio 1904. Ciò era nel corso del regolatore Macario Arnedo e presidente comunale Juan Sengson. La città di Minalin è diventato la parte del San Fernando che lo stesso anno. Più successivamente riguadagnerà la relativa indipendenza politica in 1909.
Il 2 gennaio 1905, la città di Santo Tomas è stato consolidato con il San Fernando in virtù della Legge 1208.
Il 12 agosto 1904, segretaria degli Stati Uniti della guerra William H. Taft ha visitato la città per ottenere le informazioni di prima mano e per riunire le idee per il controllo di Pampanga. dovuto l'avviso corto, un pavilion di bambù è stato costruito frettolosamente per la sua chiamata dove è stato accolto favorevolmente con un banquet per 200 genti. Taft più successivamente sarebbe scelto presidente degli Stati Uniti.
In 1921, Pampanga Sugar Development Company La centrale dello zucchero (PASUDECO) ha cominciato i relativi funzionamenti. L'azienda è stata formata in 1918 dalle piantatrici su grande scala quali Jose de Leon, Augusto Gonzales, Francisco Liongson, Tomas Lazatin, Tomas Consunji, Francisco Hizon, Jose Henson e Manuel Urquico  nella residenza di San Fernando del regolatore Honorio Ventura come componente di un programma per costruire localmente finanziato centrale.
In 1932, Partito socialista delle Filippine è stato fondato vicino Pedro Abad Santos. Due anni più  successivamente, ha generato e dirige il Ding Madlang Talapagobra (AMT) di Aguman. Il residuo di Abad Santos in Barangay il San Jose si è trasformato in nel punto focale del movimento agricolo.
Il 14 febbraio 1939, presidente filippino Manuel L. Quezon ha affermato il suo programma sociale della giustizia prima di una riunione dei coltivatori davanti la costruzione comunale di governo.
In 1941, le forze dell'esercito imperiale giapponese hanno occupato la città ed hanno disposto il governo comunale sotto il relativo controllo. L'anno successivo, migliaia di POWs Filipino ed americano ha camminato da Bataan alla stazione di treno di San Fernando in che cosa sarà sa come Morte marzo di Bataan.
In 1952, la città di Santo Tomas è stata separata dal San Fernando.
In 1986, il sindaco Paterno Guevarra è stato giurato dentro come ufficiale-in-si caricano della città dopo la rivoluzione riuscita di alimentazione della gente che ha rovesciato il dictatorship del Marcos che lo stesso anno. Più successivamente è stato scelto sindaco comunale.
In 1990, presidente filippino Corazon C. Aquino ha inaugurato il villaggio di Paskuhan, il primo villaggio di Natale in Asia ed il terzo del relativo genere nel mondo. L'anno prossimo, Supporto Pinatubo scoppiato dopo in 600 anni di dormienza che lanciano uno strato della cenere e dei residui vulcanici sulla città.
Su 1° ottobre, 1995, Il Typhoon Sibyl (Mameng) ha colpito la città. Ha liberato i floodwaters ed i mudflows dal supporto Pinatubo nella città. Il Barangays di Sto. Nino, San Juan, San Pedro Cutud e Magliman è stato danneggiato severamente da lahar. I cittadini del San Fernando si sono radunati per conservare la città alzando i fondi monetari per costruire la st Dike della gente del Ferdinand. Il Pampanga Megadike è stato costruito l'anno successivo, così prevenendo danni ulteriore to la città.
Municipalità
Apalit – Arayat – Bacolor – Candaba – Floridablanca –Guagua – Lubao – Mabalacat – Macabebe – Magalang – Masantol – Mexico – Minalin – Porac - San Luis - San Simon - Santa Ana - Santa Rita - Santo Tomas - Sasmuan


La nostra Casa di Ruteng Flores (Indonesia)
Dominican Sisters of Holy Rosary of Pompeii Formation House Jl. Melati Kelurahan Pau, Kecamatan Langke Rembong - Ruteng, Flores NTT - Indonesia - Tel. 0062/8133003438 E-mail: gacus52@yahoo.com (oppure) luciagacus@yahoo.com

Fondazione della Casa di Ruteng Flores
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Responsabile della Comunità di Ruteng Flores
Madre Lucia D. Gacus
Comunità di Pampanga Ruteng Flores
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Suor Maria Alfonsa Landang - Suor Maria Chiara Anima - Suor Maria Cordiana Damut - Suor Maria Grazia Bupu - Suor Maria Helena Daton - Suor Maria Petronela Kea - Suor Maria Marya Carmen - Suor Maria LYdvina

Attività nella Comunità di Ruteng Flores

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News da Ruteng Flores
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Regione
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La nostra Casa di Bikok (Camerun - Africa)
(Soeur Dominicaines - Mission Catholique - De Bikok B.P. 185 - Yaoundé Camerun - Tel. 0023/76774707)

Fondazione della Casa del Camerun - Bikok

Le Suore Domenicane nel Camerun (Bikok)
Il terzo fiore all’occhiello è rappresentato dalla casa di Bikok.
La delibera del Consiglio Generale è del 24 maggio del 1993, quando vennero lette in quella sede “alcune missive pervenute da parte di Vescovi del Camerun con la formale richiesta di suore cui affidare impellenti compiti di promozione umana e sociale”.
A novembre dello stesso anno, nello stesso Consiglio Generale, si indugiò sulla realizzazione del progetto africano che venne ripreso a seguito del contatto avuto a  Roma con il Vescovo di
Yaoundè, Jean Zoa.
Quest’ ultimo, fermamente intenzionato ad attuare l’iniziativa, offriva alla Congregazione la sua collaborazione ad aprire un dispensario per le cure più urgenti agli ammalati e che sarebbe stato posto a circa 50 km dalla capitale.
Finalmente, nel continente africano nello stato del Camerun, e nella capitale Yaoundè, si aprì, nel villaggio di Bikok, il 3 giugno del 1995, la nuova casa che dovette subire un cambiamento nell’idea del dispensario.
“Perduta nella foresta equatoriale che copre le province del Centro, del Sud e dell’Est del Camerun, la piccola località di Bikok che, a prima vista, rassomiglia  a un grande villaggio, è un circondario del dipartimento del Mefon e Akono”.
Oggi, la missione è collegata a Pompei con un ponte di solidarietà.

Responsabile della Comunità del Camerun Bikok
Suor Maria Sabina Rechichi
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:
Suor Maria Sabina Rechichi -
Le Suore di Pompei Missionarie nel Cameroun

Nel Cameroun, dopo le Filippine e India, le Suore fondate da Bartolo Longo, pongono una nuova tenda di speranza e di promozione umana.
Nel villaggio di Bikok a 45 Km dalla capitale camerounense, inaugurata la nuova casa alla presenza di Mons. Jean Zoa, Arcivescovo di YaoundeLa domenica è il giorno del Signore per eccellenza.
Circa 45 chilometri da Yaounde, capitale del Cameroun, si trova Bikok, un villaggio di case sparse su una vasta superficie coltivata a banane, ananas e mais. È raggiungibile in auto con una strada non asfaltata di quasi undici chilometri.
Il villaggio, il 3 giugno è stato protagonista di un duplice evento: la consacrazione solenne della nuova Chiesa che ha coinciso con l’accoglienza ufficiale della nostra comunità di missione.
Fin dall’alba, la campana del nuovo campanile stiliforme ha fatto sentire i suoi ripetuti e festosi rintocchi, intensificandosi alle ore 9.00, quando ha avuto inizio il solenne rito della Consacrazione del Tempio. Con l’Arcivescovo di Yaounde, Mons. Jean Zoa, erano presenti diciotto Sacerdoti concelebranti indigeni. Il Prefetto e il Sindaco del villaggio, altre autorità civili e religiose e una folla di circa 5000 persone, venute anche dai villaggi limitrofi.
La Liturgia eucaristica si è conclusa con la benedizione della nostra casetta e della cappella da parte di Sua Eccellenza Zoa, il quale, commosso, ci ha ringraziato ancora per essere venute tra la sua gente, rispondendo al suo invito paterno.
Era l’esultanza per la bontà di Dio che sa "operare cose grandi" anche quando sembrano impossibili.
Con la nostra presenza a Bikok, una nuova luce missionaria si accende nel Continente africano, un
nuovo segno di speranza per la nostra Congregazione e per la Chiesa.
Ci sentiamo "strumenti inutili", ma ci arrendiamo al Signore, perché ci "usi" a Suo piacimento per un fecondo lavoro in questa terra: una presenza femminile coraggiosa che si affianchi al coraggio di tanti altri cristiani ugualmente forti.
La nostra Famiglia religiosa già da alcuni anni accarezzava il sogno di far conoscere le "glorie" della regina del Rosario di Pompei nel Cameroun, la nazione di cinque nostre juniori che, attraverso "vie misteriose" della provvidenza, hanno abbracciato il nostro ideale indossando il bianco abito di S. Domenico.
Il segno definitivo della Volontà divina per la realizzazione di questa missione, ci è venuto, poi, in questo ultimo tempo, dalla pressante e calda richiesta do9 Mons. Zoa, ansioso di poter avere nella Sua Diocesi le "Figlie del Rosario di Pompei".
Il Signore, pertanto, ci rivolgeva ancora una volta la Sua sfida a "prendere il largo e calare le reti della Sua Parola". (Gv 21,6)
Il lavoro missionario è tanto necessario nel mondo africano, più che in altri Paesi; esso è apportatore di vita e di "briciole" di speranza nella ferialità di questi popoli, seminata di disagi ad ogni livello.
Bikok è un villaggio tranquillo, con pochissime possibilità finanziarie e di lavoro. I giovani vivono nell’incertezza e nella mancanza di prospettive per il futuro.
La popolazione è serena, ricca di fede, di bontà e di gentilezza che si manifestano in tanti piccoli gesti.
Tutto il villaggio si raccoglie nella Chiesa parrocchiale per la Liturgia Eucaristica delle ore 11,00. Ben curata è la corale che permette di "gustare" i vari momenti della celebrazione. I canti sono partecipati, melodiosi e ritmati; la danza esprime l’incontenibile bisogno di Dio e della propria religiosità.
Siamo arrivate al villaggio il 30 maggio insieme alla rev.ma Madre generale, Sr. Maria Colomba Russo e le tre sorelle designate per la nuova comunità: Sr. Maria Adalgisa Bartolo nel ruolo di Superiora, Sr, Maria Iolanda Pecoraro come infermiera, e Sr. Maria Veronica Ndzie, iuniore camerunense.
Erano ad attenderci, per un caloroso "benvenuto", varie persone davanti alla nostra casetta linda ed accogliente. Ci siamo subito capite, amate, abbozzando una tacita promessa di comunione e di fraternità.
Il giorno dopo, 31 maggio, chiusura del mese consacrato a Maria, la Superiora Generale con il Decreto di approvazione dell’Arcivescovo di Yaounde, Monsignor Zoa, dichiara eretta canonicamente la piccola casa di missione di Bikok.
Ella invita le sorelle a glorificare insieme il Signore e la vergine del Rosario per questo ulteriore "dono" fatto alla nostra Congregazione, vivificandolo, giorno dopo giorno, con l’accettazione generosa della "fatica" di una nuova presenza missionaria, accanto a quelle già esistenti nelle Filippine e nell’India; un nuovo lavoro, quindi, di promozione umana, sociale e di servizio in un mondo totalmente diverso.
È un nuovo "seme" missionario che si "pianta" nella linea della "Redemptoris Missio" che è "scelta preferenziale per i poveri, in qualunque condizione morale e personale essi si trovino. Dio prende le loro difese e li ama. L’amore resta, dunque, il movente di ogni missione" (cfr RM, n. 60).
A Bikok, è certamente presente il nostro Fondatore, Beato Bartolo Longo, il quale, mosso dal suo zelo missionario per gli "ultimi" anche dal Cielo, ha guidato le nostre Madri fin qui, in questo villaggio africano, e continuerà la sua opera di paterna assistenza e di celeste guida per le nostre sorelle insieme alla Madonna del Rosario.
Il mio soggiorno nel Cameroun con la Superiora Generale è breve, ma denso di belle esperienze.
Il 7 giugno siamo all’aeroporto di Yaounde per il volo di ritorno a Pompei.
Ancora un abbraccio caloroso, una preghiera ed un "presto rivederci" alle tre sorelle missionarie.
Pensieri, ricordi, emozioni "danzano" nel nostro cuore. Il tutto si placa, poi, per dare spazio alle ultime formalità per la partenza.
Nell’animo mi rimane, però, l’immagine dei tanti volti di quei "piccoli amici", a cui già mi sono affezionata, con l’entusiasmo e la volontà di fare qualcosa per loro; anche se poco, sarà tuttavia un piccolo segno di sincera gratitudine.

(Autore: Concetta Fabbricatore)

News dal Camerun Bikok
Una nuova speranza per Bikok

Inaugurato il Dispensario Medico-Sanitario nella Missione delle “Suore Domenicane di Pompei” in Camerun
Una pista di terra battuta dal colore rossastro, lunga circa 12 Km, ci conduce a Bikok, un villaggio a 60 Km da Yaoundé, la capitale del Camerun.
La pista attraversa una foresta lussureggiante che, a destra e a sinistra, mostra la sua ricca e folta vegetazione. Al limite della pista, poche case, case di fango, alcune costruite da poco, altre più antiche, con le tombe dei propri familiari poste sul davanti o sul retro. Siamo diretti alla missione delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario”, avamposto di Pompei nel continente africano.
Qui, le Suore fondate dal beato Bartolo Longo svolgono il loro servizio di carità dal 1955. Vivono in una casa di proprietà della parrocchia e, con l’aiuto dei devoti della Madonna di Pompei e di tanti benefattori, hanno realizzato una moderna scuola materna per i bambini del villaggio, dedicata a Mons. Francesco Saverio Toppi, Vescovo della città mariana dal 1990 al 2001, e un dispensario sanitario di prima accoglienza per la popolazione locale, secondo le priorità indicate dai responsabili della Chiesa locale, sin dall’inizio della loro presenza in Camerun. Siamo qui in delegazione ufficiale, proprio per l’inaugurazione del dispensario.
Il gruppo è composto dal Vicario Generale della Chiesa di Pompei, Mons. Pasquale Mocerino, dal diacono Salvatore Sorrentino, dalla Madre Generale delle religiose, Suor Maria Angelica Bruno, da Suor Maria Neve Cuomo, Direttrice del Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”, da Suor Maria Teresa Angela Menyé, nativa di Yaoundé e cugina di Mons. Adalbert Ndzana, Vescovo della diocesi di Mbalmayo, da Giovanni Angellotto, fotografo del Santuario di Pompei, e dal sottoscritto.
La comunità delle suore che ci ospitano è formata da tre religiose piene di vitalità e di entusiasmo, così come conviene agli operai del Vangelo. La loro vita, gesti, parole e azioni, è una continua manifestazione d’amore per gli abitanti del villaggio.
A turno, ci raccontano dell’impegno profuso in questi anni di permanenza a Bikok, ma anche dei risultati ottenuti. C’è Suor Adalgisa Bartolo, la superiora, napoletana di origine. È la veterana del
gruppo. È qui dal 1995, anno del loro arrivo in Camerun. Insieme con lei Suor Domenica Somma, pompeiana, e Suor Sabina Rechichi, calabrese di Taurianova. Quest’ultima ha visto nascere la missione nel sopralluogo fatto dalla Congregazione nel 1994 ed è qui ritornata più volte per periodi più o meno lunghi. Della Comunità hanno fatto parte anche altre tre Suore: Iolanda Pecoraro, Veronica Ndizie e Cecilia Garcia. Bikok è un villaggio di circa tremila abitanti. Si estende su di un’area divisa in 5 settori: Oman, Abili, Nhoabé, Mbadaman e Nbolgah.
La lingua locale è l’ewondo, mentre quella ufficiale, il francese. Negli ultimi tempi, nelle scuole si favorisce il bilinguismo insegnando sia il francese, sia l’inglese. In auto o a piedi abbiamo percorsolunghi tratti della pista che attraversa Bikok e i suoi settori. Dovunque ci hanno accompagnato il disagio sociale e una povertà evidente. Le case sono fatiscenti  e i servizi spesso inesistenti. Mangiare, qui, è un lusso. Nella migliore delle ipotesi si mangia una sola volta al giorno. Questa situazione precaria e al limite della vivibilità per un occidentale si estende non solo a tutto il villaggio di Bikok e alle aeree vicine, ma anche ai quartieri della capitale Yaoundé, dove intere strade formano un gigantesco mercato. In alcune zone del villaggio manca l’acqua, mentre altre, grazie al lavoro delle nostre Suore e alla generosità dei benefattori, sono dotate di pozzi a cui attingerla. Sono, tuttavia, necessari ancora altri pozzi prima per coprire tutto il fabbisogno dell’intera aerea.
Un principio - drammatico anche per le società occidentali - sostiene che i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre i poveri sempre più poveri. Qui, purtroppo, è più di un’amara  annotazione sociologica. Il Camerun, insomma, come tutto il gran continente africano, è una terra da amare e da servire, una terra in cui, senza piegarsi alle logiche del capitale e degli interessi, bisogna investire in solidarietà e promozione umana, in carità e speranza cristiana.
Insieme a situazioni negative ci sono, tuttavia, anche segnali positivi. Durante la celebrazione domenicale, officiata da padre Thomas Mbada, nella chiesa del villaggio, dedicata a San Fabiano martire, abbiamo visto un’assemblea di bambini, giovani, adulti e anziani molto composta e attenta alle varie fasi del sacro rito.
I canti della corale di Oman (ogni settore di Bikok ha la sua!) il numeroso stuolo dei ministranti, il coro degli anziani che ha guidato l’assemblea nei canti gregoriani del Kyrie, del Gloria e del Credo ci hanno stupito non poco, così come altri gesti di lode e di adorazione del Signore.
L’animazione liturgica ha reso viva una celebrazione che si è protratta nel tempo senza che nessuno desse segnali d’impazienza, neanche i bambini!
Si aggiunga che molti di loro hanno percorso a piedi anche diversi chilometri pur di partecipare all’Eucaristia domenicale e che lo stesso percorso avrebbero rifatto a ritroso per ritornare alle loro povere dimore, deponendo gli abiti della festa che con tanta dignità avevano indossato in onore del Signore. Non è proprio così che avviene in Occidente!
Il cammino a piedi è da queste parti è una costante quotidiana. Ogni mattina, le scuole di Bikok, e quelle che abbiamo incontrato lungo la statale che dal villaggio conduce alla capitale, si popolano di bambini, ragazzi e giovani che percorrono per diversi chilometri a piedi le varie diramazioni della pista nella foresta di Bikok o i tratti di strada asfaltata delle arterie principali.
È stato commovente osservare i piccoli della scuola materna delle nostre Suore arrivare da soli, uno ad uno o in piccoli gruppetti di due o tre, deporre le proprie scarpe nell’ingresso delle aule e calzare ognuno le proprie ciabatte già pronte, schierarsi nel cortile della scuola per l’alzabandiera, la preghiera del mattino, il canto dell’inno nazionale e altre simpatiche e gustose canzoncine per bambini: una piccola scena di vita di un Camerun in cammino, di una speranza che si fa storia! A distanza di cinque anni - il progetto del dispensario era stato avviato come i nostri lettori e benefattori ricorderanno nel 2001 - il sogno si è finalmente realizzato. La struttura sanitaria, che permetterà alle nostre Suore di potenziare il loro servizio di sostegno e d’aiuto alla popolazione locale, è pronta.
A dare solennità all’avvenimento sono intervenuti Mons. Vincenzo Mamertino, Segretario della Nunziatura Apostolica in Camerun; i signori Ndounda Pierre, Prefetto del Dipartimento di Mefou e Akono; Ahauda Henri Noël, Vice-Prefetto per l’area di Bikok; Ndongo Pierre, Sindaco di Bikok; Pountougnigni Claude, Caposervizio del Distretto Sanitario del Dipartimento; Engoulau Marah, Capo del Centro Medico di Bikok; Nodome Manfred, Comandante della Brigata della locale
ndarmeria; il Parroco, Padre Thomas Mbada, numerosi membri della comunità parrocchiale; alcuni religiosi italiani missionari, tra cui Padre Sergio Ianiselli della Congregazione “Figli dell’Immacolata Concezione”; la signora Maria Bambina Brezza, Direttrice del Centro Culturale Italiano a Yaoundé e, ovviamente, la delegazione giunta da Pompei.
Il Vescovo diocesano, Mons. Victor Tonye Bakot, ha inviato un messaggio augurale e di congratulazioni.
La celebrazione eucaristica e la benedizione del dispensario sono state presiedute  da Mons. Mamertino che, nell’omelia, ha avuto parole di elogio per l’opera svolta dalle Suore di Pompei, complimentandosi per l’ultima realizzazione che, insieme alla scuola materna, conferisce maggiore visibilità al loro impegno missionario.  Precedentemente il rappresentante del consiglio parrocchiale locale aveva salutato le autorità convenute a nome degli abitanti di Bikok. Al termine della celebrazione la Madre Generale, Suor Maria Angelica Bruno, ha ricordato brevemente la storia che ha portato alla realizzazione del dispensario, ringraziando Mons. Salvatore Acampora e Mons. Pasquale Mocerino per aver offerto sostegno e appoggio incondizionati all’iniziativa anche attraverso le pagine delle nostra rivista: “Il Rosario e la Nuova Pompei”.
Il Vicario Generale di Pompei, a sua volta, a nome del Vescovo della città mariana, Mons. Carlo Liberati, ha manifestato il più vivo apprezzamento e compiacimento per la realizzazione della nuova struttura, resa possibile grazie alla generosità dei devoti della Vergine del Rosario del mondo intero.
Il dispensario, la scuola materna, la costruzione di pozzi per dare acqua agli abitanti di Bikok, sono il segno eloquente di un’opera che continua nel solco dell’eredità del carisma di Bartolo Longo, che a Pompei costruì la nuova città dell’amore a favore dei ragazzi poveri e disagiati.
Grazie al lavoro delle Suore, il suo carisma è presente anche nelle Filippine, in India e Indonesia dando vita a tante piccole Pompei nel mondo. È auspicabile che, in futuro, si dia un assetto più compiuto, secondo un progetto da approfondire e maturare, per continuare l’azione del Fondatore nel mondo intero, attraverso un impegno sostenuto non solo dalle Suore, ma dall’intera comunità ecclesiale di Pompei.
Appendici significative del viaggio missionario della delegazione pompeiana sono state le visite all’ospedale civile, alle scuole cattoliche, ad alcune case del villaggio e ai pozzi per l’acqua – ma ne occorrono altri - realizzati grazie a benefattori italiani.
Successivamente, gli ospiti italiani hanno percorso in lungo e in largo la capitale camerunense, visitando, in modo particolare, la Cattedrale, dedicata a “Nostra Signora della Vittoria”, il Santuario mariano “Regina degli  Apostoli”, costruito al posto della Chiesa Madre, la Moschea Islamica e la Nunziatura.
Qui, la delegazione pompeiana è stata accolta cordialmente dal Nunzio Apostolico, Mons. Eliseo Ariotti, e dal personale della Nunziatura. Una visita interessantissima per conoscere da vicino la ricchezza e la complessità della Chiesa camerunense e le problematiche legate all’evangelizzazione di questa terra e l’impegno e le difficoltà dei missionari: religiosi, religiose e laici. Il Camerun - ma questo discorso vale anche per tutta l’Africa - è una terra straordinaria, potenzialmente capace di raggiungere qualsiasi obiettivo, dove, purtroppo, non mancano difficoltà e contraddizioni.
(Autore: Francesco Mariano)

Regione "Africa"

L'Africa è il terzo continente per estensione dopo l'Asia e le Americhe. La sua superficie, pari a 30.227.467Mappa del mondo con l'Africa evidenziata in verde km², rappresenta il 20,2% delle terre emerse del pianeta; i suoi abitanti (oltre 920.000.000 al 2005) costituiscono un settimo della popolazione mondiale.
L'Africa è delimitata a Nord dal mar Mediterraneo, a Ovest dall'oceano Atlantico, a Sud dall'oceano Antartico e a Est dall'oceano Indiano.
A Nord-Est è separata dall'Asia dall'artificiale Canale di Suez. È attraversata dall'equatore e caratterizzata da una grande varietà di climi.
Etimologia
Il termine Africa deriva da "terra degli Afri", nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l'etimo fenicio afar, "polvere", ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifri n Qya (cioè grotta di Ova) o Ifran, che significa "grotta".
Altre etimologie proposte per l'antico nome "Africa":
a - lo storico Flavio Giuseppe (Ant. 1.15) sostenne che esso derivasse da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia;
b - dalla parola latina apricum ("luogo esposto al sole") di cui fa menzione Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae XIV.5.2.
Geografia
Il continente è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma tozza, dallo sviluppo costiero poco  articolato, grosImmagine dei rilievi (in marrone le parti a quota inferiore, in verde e bianco le parti a quote superiori)somodo triangolare, allargata nella parte settentrionale che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'Equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza  dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico.
Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'Eurasia. Lo stretto di Gibilterra e il canale di Sicilia lo separano dall'Europa.
La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di  Cap Blanc, in Tunisia, a 37°21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34°51'15" S) è pari a circa 8.000 km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17°33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51°27'52" E) è pari a circa 7.400 km.
Lo stato più grande del continente è il Sudan mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia.
Morfologia
L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m.
Il continente può essere diviso in due aree geografiche, una pianeggiante situata nella parte settentrionale e la zona degli altopiani che occupa il resto del continente.
Le montagne più alte dell'Africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il   Ruwenzori (5110 m di altitudine), il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo. Questi ultimi sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano spento, il Camerun (4071 m di altitudine).
Il settentrione
Nella parte settentrionale del continente, dall'Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.100.000 km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i 2.400 m s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'Atlante e a nord-est lo separa dal Mar Rosso un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel. Il clima è tipicamente mediterraneo al nord, con estati calde e secche e inverni miti e umidi.
Coste e isole
Lo sviluppo costiero del continente ha una lunghezza complessiva relativamente modesta, di circa 26.000 km (l'Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa occidentale prospiciente l'Oceano Atlantico si presenta priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti, con l'Una mappa del 1595, desunta dalle rappresentazioni di Mercatoreunica eccezione del vastissimo golfo di Guinea. La costa settentrionale che dà sul mar Mediterraneo invece ha due importanti golfi: il  golfo della Sirte davanti alla Libia e il golfo di Gabes davanti alla catena dell'Atlante. La costa orientale, bagnata dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano, presenta l'unica penisola del Corno d'Africa.
Le coste sono spesso scoscese, con rilievi che arrivano fino al mare. Coste pianeggianti, basse e sabbiose e spesso desertiche, si trovano in Libia ed Egitto, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Lungo le coste del Golfo di Guinea e del Mozambico si sviluppano paludi e acquitrini, e banchi sabbiosi rendono difficoltosa la navigazione.
L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar, la quarta più grande del mondo. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sul versante Atlantico, come Madeira, Canarie e Capo Verde. Presso la costa della Tanzania si trova l'isola di Zanzibar, la maggiore del versante orientale dopo Madagascar.
Idrografia
In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari).
La fascia ceMappa dell'Africa del 1890ntrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il  Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell'Oceano Atlanico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'Orange, che sfocia nell'Oceano Atlantico, il Limpopo e lo Zambesi, tributari dell'Oceano Indiano. Lo Zambesi è celebre anche per le Cascate Vittoria, fra le più spettacolari del mondo.
Il principale fiume africano è il Nilo che, con il suo affluente Kagera, è il secondo fiume più lungo del mondo (6.671 km) dopo il Rio delle Amazzoni (6.937 km).
Le sue sorgenti sono nell'Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco,  emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'Egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni.
Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica.
Clima
Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se con variazioni notevoli a seconda delle zone.  L'estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi.
Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale del continente, presso Città del Capo. Il resto del Nordafrica presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all'equatore il clima si fa tropicale, e nella zona dell'equatore è molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d'Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell'altopiano Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate.

Ambienti naturali
L'Africa presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi, molti dei quali sono unici al mondo.
La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana, l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti.
Nella zona equatoriale, in particolare nel bacino del Congo,vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'Africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari.
Un'estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.
L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria, Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei.
Fauna
L'Africa è famosa in tutto il mondo per la varietà e l'unicità degli animali che la popolano. In Africa vivono molte specie di Felini, come il leone, il leopardo, il serval, il ghepardo e varie specie di gatti selvatici. Presenti anche specie di canidi come i licaoni e gli sciacalli. Molto diffusi nelle foreste sono le grandi scimmie antropomorfe come gli scimpanzé e i gorilla, mentre altri primati popolano anche le praterie, come i mandrilli, le amadriadi e le  Leoni, Sudafricascimmie leopardo. Le grandi savane sono il regno dei grandi erbivori come le giraffe, gli elefanti, i rinoceronti, e delle grandi mandrie di bufali, gnu, zebre, gazzelle, impala e antilopi di varie specie. I grandi deserti sono popolati da dromedari, orici, fennec, viperidi. Presso i grandi fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.
Le savane sono percorse inoltre dagli struzzi e sorvolate da varie specie di avvoltoi. Oltre a questi in Africa vi sono numerosissime specie di uccelli. In particolare in Madagascar vi è un vastissimo ecosistema unico al mondo con un numero impressionante di volatili. Questa straordinaria fauna è entrata nella leggenda ed ha ispirato, insieme agli spettacolari paesaggi naturali del continente, varie opere letterarie e cinematografiche. Questa fauna ha inoltre attirato nella storia migliaia di
cacciatori - specialmente occidentali - che hanno preso parte a innumerevoli battute della cosiddetta caccia grossa. Fra i personaggi più famosi sedotti dal fascino selvaggio della caccia grossa in Africa si possono ricordare Theodore Roosevelt e Ernest Hemingway.
Soprattutto dopo l'avvento degli Europei, la caccia è stata una importante concausa del progressivo depauperamento della biodiversità africana. In Africa esistono ora grandi parchi naturali e molte aree protette per preservare le numerose specie a rischio, ma anche queste riserve hanno grandi difficoltà a opporsi al bracconaggio. Fra i parchi più famosi si ricordano il Serengeti e Ngorongoro (Tanzania), lo Tsavo e il Masai Mara (Kenya), il Kruger (Sudafrica) e il Chobe e la riserva del Delta dell'Okavango (Botswana).
Storia
L'Africa viene generalmente considerata la culla dell'umanità; i più antichi reperti umani sono infatti stati ritrovati nell'Africa subsahariana.
Il Sahara ha costituito un elemento importantissimo nell'evoluzione storica del continente. Mentre la storia dei popoli del Nordafrica si intreccia con quella dell'Europa e del Medio Oriente, gran parte dell'Africa subsahariana ebbe con il resto del mondo contatti molto ridotti, spesso limitati al fenomeno della tratta degli schiavi neri da parte dei mercanti arabi che agivano nell'Oceano Indiano. L'influsso arabo ebbe anche un rilievo nello sviluppo di alcune aree isolate delle coste orientali dell'Africa (per esempio Zanzibar e il Madagascar).
La prima circumnavigazione dell'Africa potrebbe essere stata compiuta dai Fenici intorno al 600 a.C. Erodoto narra che il re egizio Necao (o Neco) inviò, in quell'epoca, una spedizione fenicia in esplorazione lungo la costa africana. La nave fenicia si allontanò verso sud e fece ritorno, tre anni dopo, da ovest, rientrando quindi dallo Stretto di Gibilterra. Erodoto così narra:
«Il re d'Egitto Neco (...) inviò dei Fenici su delle navi con l'incarico di attraversare le Colonne d'Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; (...) cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d'Eracle e giunsero in Egitto» (Erodoto, Storie - Libro quarto)
Lo storico greco è tuttavia scettico riguardo al fatto che l'impresa sia stata veramente compiuta. I Fenici, infatti, riferirono di essere certi che, quando ebbero doppiato l'estremità meridionale del continente, il sole, a mezzogiorno, indicava il nord anziché il sud. Per Erodoto questo aneddoto rendeva poco credibile l'intero resoconto della spedizione fenicia:
«E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra» (Erodoto, ibidem)
Tuttavia oggi si sa che, nell'emisfero australe, il sole, nel punto più alto del suo percorso nel cielo, indica effettivamente il nord (tanto è vero che le meridiane boreali hanno lo gnomone orientato in direzione opposta rispetto a quelle australi). Questa nozione era sconosciuta allo storico greco che aveva esperienza soltanto della Zona temperata settentrionale del globo. Di conseguenza la notazione fenicia, così contrastante con le conoscenze del tempo, potrebbe costituire effettivamente una prova che quella antica spedizione avvenne realmente e realizzò la prima circumnavigazione del continente africano.
I primi contatti tra Africa sub-sahariana ed Europa risalgono al XIV secolo con l'arrivo dei primi esploratori europei, che si trovarono di fronte principalmente regni di tipo tribale. I rapporti fra gli Europei e i popoli sub-sahariani furono certamente molto complessi e difficili da riassumere, talvolta pacifici e talvolta sanguinosi; in generale, tuttavia, la superiorità tecnologica degli Europei pose i popoli africani in una posizione nettamente subordinata rispetto ai nuovi arrivati di pelle bianca.
Il ruolo del Portogallo nell'esplorazione delle coste dell'Africa
La nazione europea che prima delle altre comprese il valore della navigazione intorno al continente africano fu il Portogallo. Nel XV secolo il Portogallo era un Paese in cerca di nuovi territori; il principe Enrico, figlio del re Giovanni I del Portogallo, nel 1414 convinse il padre a intraprendere una campagna nell'Africa settentrionale. Nel 1415 espugnò la città di Ceuta, nel Marocco settentrionale, aprendo così la via a nuove possibilità di sviluppo commerciale.
Essendo la più occidentale delle potenze europee, il Portogallo era, di conseguenza, la più svantaggiata nell'acquisto delle preziose spezie e merci provenienti dall'Estremo Oriente. Il percorso che le mercanzie dovevano compiere lungo la Via della Seta era più lungo, e di conseguenza soggetto ad un maggior numero di intermediari, ognuno dei quali voleva naturalmente trovare il proprio tornaconto. Inoltre, un percorso tortuoso e prolungato era esposto a maggiori probabilità di attacco da parte di predoni e maggiormente penalizzato da difficoltà doganali, causate anche dalle barriere che gli Ottomani, che si stavano rafforzando sempre di più sulle coste del Mediterraneo, opponevano ai traffici delle nazioni cristiane.
Tutti questi motivi spinsero il principe Enrico ad inviare diverse spedizioni lungo la costa africana, nel tentativo di trovare un passaggio a sud est che consentisse al piccolo regno di aprirsi una nuova, esclusiva via verso l'Oriente. Ciò gli valse l'appellativo di Navigatore, e l'infante di Portogallo, pur non avendo mai preso parte direttamente alle esplorazioni da lui disposte, passò alla storia con il nome di Enrico il Navigatore (1394 - 1460).
Secondo la storiografia tradizionale, la forte volontà di Enrico nei confronti delle nuove esplorazioni si concretizzò nell'istituzione di un vero e proprio centro marittimo per la navigazione, a Sagres, nel sud del Paese (Scuola di Sagres). Qui venivano addestrati gli equipaggi, sperimentate nuove tecniche di navigazione, elaborati nuovi tipi di imbarcazioni. Molteplici spedizioni si addentrarono sempre più lungo la costa occidentale dell'Africa, spingendosi, prima che Enrico morisse nel 1460, fino alla foce del fiume Gambia, dopo aver percorso ben tremila chilometri intorno alla curvatura occidentale della costa africana in direzione sud ovest. In realtà, questa non era che una piccola frazione della costa dell'Africa occidentale.
Un pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini.
La politica espansionistica di Enrico fu mantenuta dal re Giovanni II di Portogallo (1455 - 1495), che salì al trono nel 1481. Già nel 1470 le navi portoghesi avevano rilevato che, dopo aver proceduto a lungo verso sud ovest fino alla foce del fiume Gambia (in corrispondenza dell'attuale Senegal), la costa africana piegava dapprima a sud est e poi decisamente ad est; questo fatto induceva a sperare che l'estremità meridionale della terraferma fosse stata ormai raggiunta e che, di lì a poco, sarebbe stato possibile risalire lungo la costa orientale, verso il Corno d'Africa.
Ma, nel 1472, con grande disappunto, i navigatori scoprirono che il profilo continentale, dopo essersi spinto per altri tremila chilometri verso est, oltre la foce del fiume Niger, ripiegava nuovamente a sud: il continente nero sembrava non avere fine.
Allo scopo di stabilire quale fosse la vera forma dell'Africa, in modo da capire quanto ancora fosse necessario spingersi a sud prima di raggiungerne l'estremità meridionale, Giovanni II inviò allora, nel 1487, una spedizione sulla costa orientale, quindi attraverso il Mar Rosso. Al comando di Pedro del Corvilâo, gli esploratori si spinsero fino alla foce dello Zambesi, in Mozambico. Dai calcoli che effettuò, la spedizione di Corvilâo scoprì che il continente africano doveva essere largo circa 6400 chilometri nella parte settentrionale e solo 2400 chilometri nelle zone meridionali fino ad allora raggiunte dalle navi portoghesi; perciò poteva darsi che l'Africa si assottigliasse sempre di più e che, prima o poi, sarebbe terminata a punta.
Nello stesso anno in cui Corvilâo faceva i suoi rilievi, Bartolomeu Dias guidava una nuova spedizione dal lato ovest, spingendosi più a sud di tutti i suoi predecessori, e venendo trascinato ancora più a sud da una tempesta. Quando il tempo si rasserenò, gli uomini scoprirono di trovarsi in mare aperto: la costa dell'Africa non era più in vista. Così puntarono prima verso est, dove però non avvistarono la terra; quindi decisero di ritornare a nord; e qui, il 3 febbraio 1488, scoprirono che l'andamento della costa era cambiato. Così, dopo altri 4090 chilometri, il profilo del continente si sviluppò chiaramente verso nord est, e Dias capì di aver superato il punto più meridionale dell'Africa, e tornò indietro. Ripassando per il punto che, nella tempesta gli era sfuggito, Dias lo chiamò "Capo delle Tempeste", per ricordare le circostanze della scoperta; ma, quando la flotta fece ritorno, Giovanni II ribattezzò il promontorio Capo di Buona Speranza (Cabo da Boa Esperança), nome con cui è ancora oggi ricordato questo punto geografico del continente Africano.
Guadagnato il Capo di Buona Speranza, la corona portoghese era riuscita per metà nel suo intento
di aprire l'agognata Rotta delle spezie; adesso era necessario compiere la seconda parte del percorso, cioè raggiungere le Indie. Tuttavia Giovanni II non visse abbastanza a lungo per vedere completata quest'opera. Gli successe il cugino, Manuele I (1469 - 1521), che inviò nel 1497 Vasco da Gama; la sua spedizione, dopo varie peripezie, raggiunse infine l'India il 19 maggio 1498. Era la prima volta che gli europei giungevano in India via mare; la spedizione stipulò accordi con i notabili indiani per le concessioni marittime e dette l'avvio allo stabilimento di insediamenti commerciali.
Grazie alla caparbia volontà di aprire una nuova via commerciale verso oriente, mantenutasi intatta attraverso i vari avvicendamenti sul trono reale, la corona portoghese assunse un ruolo di prim'ordine nello scenario delle potenze europee, potendo esercitare il monopolio della tratta marittima fino all'India, attraverso l'Oceano Atlantico e l'Oceano Indiano. Tramite la creazione di stazioni commerciali site in punti chiave per la navigazione, pochi uomini e navi potevano controllare enormi tratti di costa.

Il colonialismo
A partire dal XV secolo gli Europei mossero i primi passi nella conoscenza dell'Africa Subsahariana. Per i tre secoli successivi, tuttavia, la presenza europea si limitò alla regione costiera del Golfo di Guinea, in cui venne scritta una delle pagine più tristi della storia dell'Africa e del mondo: la tratta degli schiavi. Dai porti dell'Africa Occidentale per diversi secoli salparono infatti le navi che, con il loro carico umano, si dirigevano verso leUn pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini. Americhe, dove in una vita durissima spesa nelle piantagioni si consumò l'esistenza di milioni di Africani. La fase di colonizzazione più intensa si ebbe però nell'Ottocento: a partire da questo periodo e fino agli anni della seconda guerra mondiale, portoghesi, francesi, inglesi e poi ancora belgi, tedeschi e, per ultimi, italiani, si lanciarono in una sorta di sfrenata gara di conquista che li vide spesso contrapporsi in scontri durissimi.
L'epoca coloniale ha lasciato tracce profonde nel continente. Il colonialismo ha inoltre profondamente influito sull'economia del continente.
Lo sfruttamento delle ricchezze minerarie e forestali ha provocato l'alterazione degli equilibri ambientali e delle tradizioni. La fragilità politica dell'Africa è dimostrata anche dagli avvenimenti
più recenti. Negli ultimi vent'anni, infatti, regimi dittatoriali e guerre civili hanno spesso concorso ad insanguinare il continente: dall'Angola al Mozambico, dall'Etiopia al Sudan, dalla Liberia alla Sierra Leone, fino al terribile genocidio del '94 in Ruanda e ai conflitti ancora in corso, l'Africa continua ad essere martoriata da esplosioni di odio e di violenza, cui sovente non sono estranei gli interessi dei Paesi ricchi del Nord del Mondo.
Politica
Dall'indipendenza, molti stati africani hanno conosciuto forti instabilità, spesso sfociate in violente lotte per il potere e guerre civili, sia all'interno di ciascuno Stato, sia tra Stati confinanti. Parte di questi problemi possono essere considerati come eredità del periodo coloniale, con il suo lascito di governi e confini nazionali non rappresentativi delle realtà locali. I confini coloniali, infatti, hanno spesso separato artificialmente popolazioni omogenee o, peggio, hanno costretto alla coabitazione etnie tradizionalmente rivali.
La situazione economico-sociale, specie nell'Africa sub-sahariana, è una delle più disagiate del Pianeta. Se alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, si affermano come dinamiche realtà economiche, seppure segnate da forti disuguaglianze sociali, altri Stati hanno addirittura visto diminuire il PIL pro capite negli ultimi anni. L'aumento massiccio della popolazione e il diffondersi dell'AIDS, oltre alle frequenti siccità e all'instabilità politica, sono alcune della cause di questo impoverimento.
Demografia
La posizione dell'Africa nell'ecumene ha grande importanza nello studio delle lingue, delle culture e delle società africane. L'impenetrabilità del Sahara la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi etnici indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi.
Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'Africa nera presenta invece vari gruppi etnici, classificati generalmente in questo modo:

a - Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale;
b - Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione;
c - Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo;
d - Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente.
Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'Africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. L'Africa conta 920.000.000 abitanti con una densità di 28 ab/kmq. Il tasso di crescita annua è oltre il 2,5% ed è fra i più alti nel mondo, anche se il tasso di mortalità infantile resta ancora molto alto.

Nazioni
In Africa esistono 53 Stati indipendenti:
Algeria (Algeri) -Angola (Luanda) - Benin (Porto-Novo) - Botswana (Gaborone) - Burkina FaMappa dell'Africaso (Ouagadougou) - Burundi (Bujumbura) - Camerun (Yaoundé) - Capo Verde (Praia) - Ciad (N'Djamena) - Comore (Moroni)   - Costa d'Avorio (Yamoussoukro) - Egitto (Il Cairo)  - Eritrea (Asmara) - Etiopia (Addis Abeba)  - Gabon (Libreville)  - Gambia (Banjul) - Ghana (Accra)  - Gibuti (Gibuti) - Guinea (Conakry) - Guinea Bissau (Bissau) - Guinea Equatoriale (Malabo) - Kenya (Nairobi) - Lesotho (Maseru) - Liberia (Monrovia) - Libia (Tripoli)  -  Madagascar (Antananarivo) - Malawi (Lilongwe) - Mali (Bamako) - Marocco (Rabat) - Mauritania (Nouakchott) - Mauritius (Port Louis) - Mozambico (Maputo) - Namibia (Windhoek) - Niger (Niamey) - Nigeria (Abuja) - Repubblica Centrafricana (Bangui) - Repubblica Del Congo (Brazzaville) - Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa) - Ruanda (Kigali) - São Tomé e Príncipe (São Tomé) - Senegal (Dakar) - Seychelles (Victoria) - Sierra Leone (Freetown) - Somalia (Mogadiscio) - Sudafrica (Città del Capo legislativa), (Pretoria amministrativa), (Bloemfontein giudiziaria) - Sudan (Khartoum)   - Swaziland (Mbabane) - Tanzania (Dodoma) - Togo (Lomé) - Tunisia (Tunisi) - Uganda (Kampala) - Zambia (Lusaka) - Zimbabwe (Harare)  
2 Nazioni che richiedono il riconoscimento internazionale e l'indipendenza:
Sahara Occidentale (El Ayun)  - Somaliland (Hargeisa)
e 3 territori spagnoli: Ceuta   - Melilla   - Isole Canarie


La nostra Casa della Nigeria (Africa)
(Dominican Sisters Bishop's House - P.O. Box 205 OGBE Ahiara MBAISE iMO STATE - Nogeria tel. 00234-7035193967 - e-mail: sisterteresaangela@yahoo.com)

Fondazione della Casa della Nigeria
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Responsabile della Comunità della Nigeria

Madre Teresa Angela Menye
Comunità della Nigeria
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:
Suor Maria Gisella Perera (Indiana)
Attività nella Comunità della Nigeria

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News dalla Nigeria
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Città
Informazioni generali sulla Nigeria

Motto: Pace e Unità, Forza e Forma di governo: repubblica federale (Federal Republic of Nigeria) dell'Africa centro-occidentale. Superficie: 923.768 km2 Popolazione: 88.514.000 Densità: 96 ab./km2 Capitale: Abuja Altre città: Umuahia, Yola, Uyo, Awka, Bauchi, Yenagoa, Makurdi, Maiduguri, Calabar, Asaba, Abakaliki, Benin City, Ado-Ekiti, Enugu, Gombe, Owerri, Dutse, Kaduna, Kano, Katsina, Lafia, Minna, Birnin-Kebbi, Lokoja, Ilorin, Ikeja, Abeokuta, Jos, Akure, Oshogbo, Ibadan, Damaturu, Port Harcourt, Sokoto, Jalingo, Gusau
Confini: a Nord con Niger e Ciad, a Ovest con il Benin, col Camerun a Est, a Sud si affaccia sul  File:Ni-map.pngGolfo di Guinea Moneta: naira   Lingua: inglese (ufficiale), dialetti sudanesi Gruppi etnici: hausa 21%, yoruba 21%, ibo 18%, fulani 11%, ibibio, anuri, edo Religione: musulmani 50%, cristiani 40%, animisti 10%
Temp. media annua: 30°C Giorni di pioggia:  137
La Geografia della Nigeria
Il paesaggio nigeriano è molto vario: le splendide spiagge del Golfo di Guinea lasciano il passo alle foreste tropicali del Nord. La savana segue il corso dei fiumi Niger e Benue.
Nei pressi di Jos un altopiano di circa 1.200 metri sul livello del mare si allunga verso la parte settentrionale del paese. Là, la savana si trasforma in deserto.
La parte Est della Nigeria è invece montagnosa con temperature moderatamente basse e cime che raggiungono i 2.000 metri d'altitudine.
La Storia
Sono noti già dal quindicesimo secolo i primi contatti fra l'odierna Nigeria e l'Europa. Il  Portogallo,
all'epoca una delle maggiori potenze europee, giunse alle coste nigeriane già nel 1472. Durante  il diciassettesimo secolo l'influenza portoghese è stata sostituita in primo luogo dai Paesi Bassi, in seguito dalla Francia e infine dal Regno Unito. Il Regno Unito diventò la potenza principale nell'ovest dell'Africa monopolizzando il commercio di schiavi, pepe, avorio e perle. Nel 1902 la Gran Bretagna assunse definitivamente il potere in Nigeria, affidandolo a re e capi locali che manteneva però sotto il proprio controllo.
Finito il periodo coloniale, la Nigeria ottenne l'indipendenza nel 1960 dopo grandi lotte. Le risorse petrolifere del Paese furono anche causa di frequenti conflitti per il potere.
Shehu Shagari fu nominato presidente nel 1979 e cercò di instaurare un governo democratico, ma il tentativo ebbe fine dopo appena quattro anni.  
I governi successivi, dal 1983 in poi, sono stati caratterizzati da gravi carestie, disoccupazione e corruzione.
L'attuale governo militare retto da Abdulsalam Abubakar sta lentamente riportando il paese alla democrazia anche se esiste sempre la possibilità di un conflitto tra i vari gruppi etnici della Nigeria, la maggioranza Hausa e le minoranze Ibo e Yoruba.
Il Turismo in Nigeria
Il richiamo turistico della Nigeria è legato alle sue straordinarie bellezze naturali: colline,
cascate, caverne, laghi e montagne che attraversano l'intero paese.  
La Nigeria è luogo ideale per chi cerca l'avventura o per chi è stanco della solita vacanza.
Gli amanti della natura si innamoreranno dei parchi del sud e dal delta del Niger.  I ben otto parchi sono: Yankari - Gashaka Gumit - Cross River - Old Oyo - Kainji Lake - Chad Basin - Okomu - Kamuku.
Sono ecosistemi naturali speciali con caratteristiche uniche, ricchi di piante esotiche e animali come leopardi, scimpazee, gorilla, elefanti, ippopotami, antilopi e leoni.
Gli apFile:Yankari Elephants.jpgpassionati di antropologia sceglieranno invece di visitare il museo etnografico di Jos.
Curiosità sulla Nigeria


La nostra Casa di Kottuvally (India)
(Dominican Sisters of Pompei - Kottuvally Kaitharam - P.O. 683519 - Ernakulam Dt. Kerala - India - Tel. 0091/4842512075 - e-mail: rosholykattuvally@yahooco.in)

Fondazione della Casa di Kottuvally
La Missione a Kottuvally, in India

L’esperienza missionaria nelle Filippine ed i risultati raggiunti in campo vocazionale spingono la Congregazione in altri paesi e dopo un’accurata analisi delle richieste pervenute, nel verbale del Consiglio Generale del 1° febbraio del 1993, si legge per la prima volta:  India.
Il 30 novembre dello stesso anno, a Parur nel Kerala, le Suore Domenicane “Figlie del S. Rosario di Pompei”,  piantarono una seconda tenda.
Le difficoltà furono notevoli   anche per il clima e la lingua ed il lavoro organizzativo fu duro.
Tutto cominciò “in una piccola casa presa in affitto, oggi non sufficiente ai bisogni della Comunità”.
Il 25 marzo del 1996, la Superiora Generale, Madre Colomba Russo, emise il Decreto di erezione canonica della Casa di Noviziato, residenza delle giovani che desideravano vivere il carisma della Congregazione ricevuto come mandato dal beato Bartolo Longo.
Il disagio logistico della casa, divenuta fin troppo piccola per l’attività missionaria, fu superato dal progetto di una nuova struttura da costruire nello stesso stato del Kerala, a Kottuvally.
Il 15 giugno del 1996 alla presenza del Vescovo della Diocesi di Kottapuram, Sua Ecc. Mons.
Francio kallarakal, fu posta la prima pietra di un nuovo edificio ; a giugno del 1997 la Casa era parzialmente pronta; vi si trasferirono nel piano completato le suore della Comunità.
Finalmente il 17 gennaio del 1998, con una solenne cerimonia venne benedetta la nuova casa.
Il giorno successivo quattro novizie presero l’abito emettendo i voti nelle mani della Madre Colomba Russo, Superiora Generale della Congregazione.
“Le norme restrittive emanate dalla Conferenza Episcopale Indiana ci hanno imposto ad organizzarci per il noviziato sul posto, perciò abbiamo costruito una casa adatta a tale scopo.
Le giovani che sono passate per essa sono rimaste attratte dal carisma mariano vissuto dalle suore preposte alla formazione ed hanno chiesto di iniziare un cammino di risposta alla chiamata del Signore”.
Nella casa, che è un modello di costruzione, non poteva mancare il Fondatore della Congregazione e perciò, al centro, fu collocato un imponente monumento che raffigura il Beato Bartolo Longo che ha vicino a sé un bambino; egli è in atteggiamento di consegna della corona alla suora che, a sua volta, porta in braccio una bambina.
Il monumento, realizzato in cemento, è una copia fedele di quello in bronzo del Maestro Scatragli.

Dunque, anche qui si realizza il progetto di diffusione del carisma longhiano.

Responsabile della Comunità di Kottuvally
Madre Caterina Arakkal (Indiana)
Comunità di Kottuvally
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Suor Maria Ancilla Thyparambil (Indiana) - Suor Maria Aneetta Ittitara (Indiana)  - Suor Maria Anitha Arakkattara - (Indiana) Suor Maria Giovanna heramanthuruthi (Indiana) -  Suor Maria Jancy (Indiana) - Suor Maria Jenifer Puthussery (Indiana) - Suor Maria Jeseenta (Indiana) - Suor Maria Lidia  (Indiana) - Suor Maria Lincy (Indiana) - Suor Maria Monica Tannikot (Indiana) - Suor Maria Regina Vettaparambil  (Indiana) - Suor Maria Rosalia - (Indiana) - Suor Maria Rosangela Murikkal (Indiana) - Suor Maria Rosmy Padamattummel (Indiana) - Sr. M. Clear Thyparambil (Indiana) - Suor Maria Teresa Olattupuram (Indiana) - Suor Maria Sibila Mullassery (Indiana)

Attività nella Comunità di Kottuvally

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News da Kottuvally
Stato di avanzamento della casa di Kottwally – Kerala
Continua con successo la nostra impresa missionaria incoraggiati dalla mano della Provvidenza. Ai sostenitori e lettori il merito della difficile costruzione.
I lavori per la costruzione della nostra casa in India, iniziati nel giugno del 1996 con la benedizioneIndia: la nostra casa in costruzione. della prima pietra posta da Mons. Francesco Kallarakâl, vescovo della diocesi di Kottpuram, procedono con ritmo veloce.
La ditta che ha preso in appalto i lavoro si è impegnata perchè tutto venga eseguito secondo il progetto e nel più breve tempo possibile.

Oggi possiamo dire che i lavori sono a buon punto. È quasi terminato il piano rialzato, completo di pavimentazione, di impianto elettrico e idrico, mentre si sta procedendo alacremente nei lavori del primo piano.
Sono già pronte le strutture delle camere da le con costante impegno prima che inizi il tempo delle piogge.
Mi auguro che la costruzione sia terminata per il mese di maggio, perché desidereremmo benedire la casa nel mese dedicato alla Madonna e mettere sotto la sua protezione la formazione di queste giovani che vivono già da tre anni con noi, affrontando disagi non indifferenti.
Fiduciosa di occupare un posto nelle vostre preghiere saluto tutti con affetto. (Madre Angelica Bruno)

Regione
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La nostra Casa di Kannur (India)
(Dominican Sisters of Pompei Holy Rosary Convent - Payam P.O. IRI TY - Kannur 630704  - Kerala India - Tel. 0091/9947312530 - e-mail: rosary_pompeisisters@yahooco.in)

Fondazione della Casa di Kannur
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Responsabile della Comunità di Kannur
Madre
Comunità di Kannur
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Sr. Maria
Attività nella Comunità di Kannur

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Dispensario nella missione in Kannur (India)
Ringrazio, fra i tanti, la Fondazione ”Elena Sapio“ che è venuta in nostro soccorso economico per consentirci di portare a termine la costruzione del piccolo dispensario nella nostra missione in Kannur India. Una meravigliosa e concreta iniziativa che presto sarà attiva per i tanti pazienti che non possono rivolgersi all’ospedale.
C’è tanto lavoro per noi in queste missioni, ma siamo sempre poche, abbiamo il conforto della Provvidenza e della Carità: infatti a soccorrere chi è nel bisogno, ci giunge utile e indispensabile l’aiuto dei benefattori. Purtroppo "Centri di accoglienza" le necessità sono tante, ma lavoriamo convinte seguendo il carisma del nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, nostro maestro e guida per moltiplicare, condividere, estendere, un bene che possa estendersi ad altri
villaggi poveri che confidano negli aiuti con la nostra opera.

News da Kannur

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La nostra Casa di Kérala (India)

Fondazione della Casa di Kérala
Le nostre Suore in Kérala

Fa, o Signora, che possiamo raggiungere terre lontane per farti conoscere ed amare dovunque sotto il titolo glorioso di Regina del Rosario di Pompei…".
Partendo da questa preghiera quotidiana, la Congregazione delle Suore di Pompei ha voluto aprire una nuova casa di missione in Kérala, India, con la speranza viva di poter lavorare,
diffondere il Regno di Dio e la devozione alla Madonna.
Ma perché l’India? Questa terra immensa, in Asia, densamente popolata (quasi un miliardo di abitanti, a maggioranza Induista) è un miscuglio di religioni, culture, tradizioni e usanze. La lingua ufficiale è l’Hindi insieme all’inglese, ma ogni stato (22 in tutto) ha una propria lingua e una propria scrittura.
Dopo duemila anni di evangelizzazione, la Chiesa indiana è ancora all’inizio. I cattolici sono pochissimi, solo il 2% della popolazione. Gli indù credono fermamente nei loro dei; non c’è spazio per la conversione. Parlando con un sacerdote indigeno su questo argomento scoprimmo che oltre l’ostacolo delle religioni, c’è un’altra ragione più profonda: il governo, che è fondamentalmente Indù; sostiene ogni famiglia povera dandole un aiuto al mese; se la famiglia si lasciasse convertire al Cristianesimo o all’Islamismo il verrebbe meno. In tal modo essa è costretta a rimanere fedele all’Induismo soprattutto se vive nella miseria.
In Kérala, dove è situata la nostra casa, le tradizioni sono molto radicate. L’osservanza della casta, già abolita anni fa, si tocca con mano. Gente che non appartiene alla stessa casta non si guarda in faccia, ognuno vive per conto proprio.
Questo fatto è vero non soltanto tra gli Indù e i musulmani, ma anche fra i cristiani.
Recentemente abbiamo fatto tradurre la Supplica alla Madonna di Pompei in Malayalam, la lingua di Kérala e l’otto maggio alla presenza dei nostri vicini ed amici cristiani abbiamo partecipato alla S. Messa ed alla recita della Supplica. Eravamo commosse di questo evento storico perché crediamo che è un segno della predilezione e benedizione della Madonna.
Nelle Chiese le sedie non esistono perché tutti siedono a terra; nell’entrare in Chiesa tutti depositano le scarpe vicino alla porta. Le donne sono sul lato destro, gli uomini su quello sinistro. L’uso dei sari, per le donne, ed il mundu (un pezzo di stoffa che gli uomini usano al posto dei pantaloni), è ancora prevalente.
I mezzi pubblici sono gremiti a tutte le ore; le donne siedono avanti e gli uomini dietro. Le donne sono considerate un fardello enorme, soprattutto per le famiglie più povere, nel momento in cui devono sposarsi. È duro preparare una dote fatta di oro, denaro, mobili ed altro; significa, infatti, togliere dalla mensa il cibo di diversi giorni.
I nostri vicini sono tutti Indù, ci rispettano e ci stimano.
Ogni casa ha un pozzo dove attinge acqua per le faccende domestiche. Non tutti, però, hanno acqua potabile. La maggior parte attinge ai pozzi che stanno ai margini della strada e sono di proprietà dello Stato. Con l’aiuto di Dio speriamo di poter fare il meglio per questo popolo, sapendo, al di là dei sacrifici che sosteniamo, che è Lui che agisce e lavora. A Maria affidiamo ogni nostro sforzo.

Responsabile della Comunità di Kérala
Madre
Comunità di Kérala
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:

Sr. Maria
Attività nella Comunità di Kérala

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