Ex Case Congregazione - Istituto Aveta

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Ex Case Congregazione

Chi siamo

*1918 - Belvedere Marittimo
1ª Fondazione: Belvedere Marittimo
, nacque il 24 novembre del 1918. Le Suore raggiunsero la casa il 3 febbraio 1019, che chiuse, purtroppo, nel 1924.


*1919 - Rifugio - Capodimonte (NA)
2ª Fondazione: Rifugio
in San Rocco di Capodimonte. Nacque nel 1919 per assistere bambini profughi di guerra, malati etc.
Chiuse nel settembre del 1921.


*1921 - Bari
3ª Fondazione: Bari
Istituto per l’educazione morale intellettuale femminile. Società con sede presso l’Orfanotrofio per una casa a Bari (atto notarile 11 giugno 1921).


*1922 - Pro infanzia derelitta (NA)
4ª Fondazione:
"Pro infanzia derelitta" con sede a Napoli in Via della Salute 115, aprì il 22 gennaio 1922. Chiuse il 24 novembre 1924.


*1925 - Tramonti (SA)
7ª Fondazione:
"Tramonti" nella Diocesi di Amalfi. Fu solo una proposta fatta il 9 ottobre 1925, ma non si attò. Era destinata ad accogliere tre classi elementari ed un laboratorio.


*1927 - Catanzaro - Avellino - Benevento
9ª- 10ª - 11ª- 12ª - 13ª Fondazione:
Prov. di Catanzaro richiesta il 28 agosto del 1927; prov. di Avellino (Casa di S. Agostino all’Esca per istituire un asilo e laboratorio) richiesta del 3 novembre 1927. A Benevento nello stesso anno.
In provincia di Benevento, ancora una richiesta del 17 giugno 1927 per l’apertura di un asilo infantile.
Le fondazioni sopra citate non ebbero esito.


*1929 - Napoli
14ª Fondazione:
Casa di studio a Napoli, si aprì il 13 novembre del 1929. Prima sede via Settembrini, poi al Palazzo S. Severo in S. Domenico Maggiore ed ancora, nella stessa piazza a Palazzo Calenda.
Il 1942 le Suore fecero ritorno a Pompei.


*1942 - Roma
15ª Fondazione:
Roma. Fu una casa destinata a posto di lavoro; era il settembre 1942.
Molti disagi economici impedirono il concretizzarsi di un progetto ben avviato,


*1929 - Rieti
16ª Fondazione:
A Rieti, su proposta del 5 maggio 1929. Il costo troppo oneroso dell’impresa fece desistere, con rammarico, dall’attuazione.


*1944 - Agerola (NA)
14ª Fondazione: Casa di studio per la preparazione delle future suore. La prima sede era un appartamento a visa Luigi Settembrini, poi si passò, nel maggio 1891 al palazzo Sansevero in S. Domenico Maggiore e, nel 1933, al palazzo Casa Calenda nella stessa piazza. Qui le ospiti restarono fino al 1942 e, a seguito dei bombardamenti, questa sede fu ritenuta insicura, e perciò, le suore fecero ritorno a Casa Madre. Successivamente, il 15 agosto del 1943, le suore ebbero in eredità un appartamento in via S. Lucia. si aprì il 13 novembre del 1929. Prima sede via Settembrini, poi al Palazzo S. Severo in S. Domenico Maggiore ed ancora, nella stessa piazza a Palazzo Calenda.
Il 1942 le Suore fecero ritorno a Pompei.


*Macerata Campania (Caserta)
(Suore Domenicane di Pompei - Presso Parrocchia S. Martino - Corso Umberto I,62 - 81047 Macerata Campania (CE) Tel. 0823/898492 Cell. 333/8225128)

Fondazione della Casa di Macerata Campania

Nuova Casa delle Suore Domenicane di Pompei a Macerata Campania (Ce)
L’Arcivescovo di Capua, Mons. Bruno Schettino, Lunedì 5 maggio 2008, ha benedetto a Macerata Campania, in provincia di Caserta, la nuova casa delle Suore Domenicane di Pompei.
Alla celebrazione, animata dalle Novizie della Congregazione nel cortile dell’Istituto, e seguita da un momento di festa, erano presenti, oltre a numerosissimi fedeli, guidati dal parroco don Gianfranco Boccia, la Superiora Generale, Madre Angelica Bruno ed il Sindaco Dott. Luigi Munno.

La casa fu donata dal signor Tommaso Nacca, cittadino di Macerata Campania, alcuni decenni fa perché fosse destinata ad accogliere le religiose impegnate nella cura dei fanciulli più poveri della cittadina.
L’Istituto è stato intitolato al Beato Raimondo da Capua.
Frate Domenicano e Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, nato nel 1330 circa a Capua, elevato agli onori degli altari da Papa Leone XIII nel 1899, fu direttore spirituale e confessore di Santa Caterina da Siena, Terziaria Domenicana, Dottore della Chiesa e Patrona d’Italia.
Mancava nell’Archidiocesi di Capua, che ha dato i natali a così illustre personaggio, una struttura a lui dedicata ed è grazie all’interessamento del parroco, alla benevolenza dell’Arcivescovo e della Superiora Generale della Congregazione, che si è potuto concretizzare con un segno così speciale il ricordo di un grande uomo di spirito che ha illuminato la storia della Chiesa.
Macerata Campania
L’apertura della comunità di Macerata che risale a fine anno 2006 ha procurato non pochi interrogativi da parte delle Suore. Perché Macerata Campania? Perché aprire in questo momento dove ogni casa sente il bisogno di avere più elementi per coprire tante mansioni scoperte? Perché “sprecare” energia, tempo in questo paese sconosciuto? Sono interrogativi che a prima vista sono giusti, ben pesati e che aspettano delle risposte.
In Parrocchia
Pensiamo e ragioniamo un poco insieme: se noi ci atteggiamo a persone che pensano solo al lavoro da fare, ad un impegno da svolgere, allora tutte queste domande hanno ragione d’essere perché è vero che tante suore coprono due, tre uffici per far andare al meglio ogni cosa.
Ma se guardiamo oltre, se ci pensassimo un poco in più, e se scavassimo in profIn Parrocchia ogni qualvolta vi è una occasione di incontro le Suore sono presenti.ondità, il verbo andare ha una connotazione evangelica: “Andate, predicate…” non solo con parole ma con la vita. Ogni cristiano, ogni consacrato è chiamato ad andare, ad uscire, prima dal proprio guscio e dai propri parametri mentali, poi fuori per  poter incontrare gli altri, per crescere, per maturare, non necessariamente varcare i confini nazionali.
San Domenico a proposito del suo “rischiare” circa il “mandare” a due i giovani frati del suo tempo, diceva: “Il grano che si ammucchia, ammuffisce, mentre quello seminato, cresce, si moltiplica”.
Dove Cristo ci chiama, là andiamo. Lo Spirito santo soffia come vuole e quando vuole. Sicuramente, le Madri hanno sentito quel “mormorìo” per aver avuto l’audacia e il coraggio di
dire sì all’inviato. Poi ogni posto è una valle di Maria, ogni dove è un terreno del Signore. Tutto appartiene a cristo. Siamo gli strumenti suoi per arrivare ai fratelli, quindi, possiamo dire con Madre Teresa: “Signore, hai bisogno delle mani, ecco le mie. Hai bisogno dei miei occhi… dei miei piedi… del mio sorriso… eccomi, Signore.”
Come tutte le nostre comunità, anche noi contribuiamo con quel poco che  sappiamo fare per portare qui a Macerata il carisma del nostro Fondatore. Innanzitutto, curiamo e coltiviamo il nostro essere consacrate attraverso la preghiera assidua, la meditazione, la lectio divina, la vita in comune, la gioia di appartenere a cristo.
Da qui scaturisce il nostro operare.
Le nostre attività primarie sono: il catechismo, l’animazione liturgica,, la cura della Chiesa, portare la  comunione ai malati. Poi offriamo diversi corsi: il doposcuola, il corso di chitarra, il ricamo, di inglese. Abbiamo diversi gruppi: i ragazzi, l’azione cattolica-ragazzi, l’azione cattolica-adulti. Aiutiamo il parroco nel suo ufficio parrocchiale, la Caritas.
La settimana è scandita da tutte queste attività. Molte volte la giornata finisce a tarda sera per gli incontri che si possono fare a quell’orario. Non sembra vero ma gli impegni sono tanti. Gli orari della comunità devono adeguarsi continuamente. Perciò si presuppone un certo equilibrio, maturità e elasticità.
Con l’aiuto di Dio e la mano guida della Madonna, portiamo avanti questa missione con fiducia, libertà di cuore e gioia sapendo che Gesù è con noi e che dietro alle nostre spalle, c’è tutta la Congregazione che ci sostiene con preghiere ed affetto come noi per essa.
La casa di Macerata Campania
Durante la benedizione della nostra comunità di Macerata Campania il 5 maggio 2008, non tutte le nostre consorelle hanno potuto partecipare e perciò ho pensato di far pubblicare le foto per far conoscere loro sia la struttura, sia le attività che la comunità svolge in questa Parrocchia di dodicimila abitanti.
La casa dista cento metri dalla parrocchia ed è molto frequentata da persone di ogni età, classe sociale e razza.
È qui che si fa il catechismo, corso biblico, corso di chitarra, corso di ricamo, corso di inglese, riunioni, feste, ritiri, prova di canti per la liturgia, ecc.
Ogni gruppo trova il proprio posto, lo spazio necessario per poter svolgere la propria attività.
Le Suore sono impegniate in tutti i campi in collaborazione con tanti laici che veramente prendono a cuore il proprio impegno. Naturalmente questo grazie al nostro parroco che con passione,, dedizione ed abnegazione va incontro a tutte le necessità di questo piccolo gregge. Egli si “consuma” per la chiesa, sua sposa.
Entriamo ora nella casa dove troviamo subito la cucina. Al fianco c’è la sala da pranzo che funge anche come un piccolo salotto e dove si passa per accedere alla minuscola cappella.
Dalla cucina si sale nella clausura dove troviamo un salottino-stanza da lavoro, e poi un corridoio che porta alle quattro stanze. Qui finisce il nostro reparto. La porta che affaccia alla terrazza è un passaggio per arrivare alle tre stanze adoperate per il catechismo. Al pianoterra c’è un salone grande e una stanza più piccola per le riunioni e poi un’altra cucina e un refettorio a disposizione dei gruppi che intendono consumare il pranzo, celebrare una festa, o altre attività.  (Autore: Suor Maria Anselma German)

Responsabile della Comunità di Macerata Campania
Madre Rosangela P. Maximo (Filippina)
Comunità di Macerata Campania
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:
Sr.M.Bernaditta Kuriyappilly (Indiana) - Sr.M.Wenehenubun Maria Maddalena (Indonesiana)
Attività nella Comunità di Macerata Campania

A Macerata Campania le Suore sono tra la gente una presenza fattiva e discreta, di conforto e a sostegno delle loro necessità fisiche, spirituali e familiari.  Danno il proprio apporto nell’animazione domenicale della Liturgia e sono gli “angeli custodi” nella formazione dei ragazzi della città.  Certamente la Regina del Rosario sorride compiacente per il singolare evento, vissuto dalle “Sue” Figlie, e il Beato Bartolo Longo gioisce per l’impegno di testimonianza evangelica intrapresa.

News da Macerata Campania
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Regione - Campania

La Campania è una  regione dell'Italia meridionale. Conta 5.701.931 residenti (censimento 2001 ed ha la più alta densità di popolazione tra le regioni italiane, ma è seconda dopo la Lombardia per numero totale di abitanti. Il suo capoluogo è  Napoli. Confina a ovest, sud-ovest con il  Mar Tirreno, a nord-ovest con il  Lazio, a nord col  Molise, a nord-est con la  Puglia e ad est con la  Basilicata.  Il nome Campania deriva dal termine  latino campus, che vuol dire campagna, e per commistione linguistica, dal termine osco Kampanom, con il quale si indicava l'area nei pressi della città di  Capua.

Città - Macerata Campania

Macerata Campania è un paese della provincia di Caserta.
Logisticamente è situato nel triangolo Caserta - Santa Maria Capua Vetere - Marcianise; infatti i vari cFoto anni 50entri abitati distano fra loro solo alcuni chilometri.
Macerata Campania, oltre al comune capoluogo, comprende le frazioni di Caturano e Casalba.
Un altro luogo che ha fatto parte del territorio di Macerata è stato Cuzzoli, villaggio misteriosamente  scomparso a metà del XVIII secolo.
La sua superficie si estende su 7,63 Km2 ed il suo numero dei presenti sfiora i 10000 abitanti.  Battiglia di Pastellesse4 - foto degli anni 40
La sua storia è di difficile lettura per la scarsità delle fonti, si confonde infatti con quella della antica Capua, corrispondente all'attuale Santa Maria Capua Vetere, essendo stato casale di quest'ultima per lunghissimi secoli. Di qui la storia di una popolazione etrusca prima, osco-sannita poi, romana infine, esposta per fatal disposizione (di origini, di sito, di nome, appunto) ad una intensissima comunità di destino, di drammi, di onori con le opulenze della contigua Capua.  
Storia, spessissimo, di saccheggi, di distruzioni, scempi, in buona parte riconducibile a quella sua topografia, in prossimità della Regina Viarum (via Appia) e lambita dalla via Atellana.
Anche per questo, il prof. Pasquale Capuano insiste sulla radice etimologica del verbo macero, da cui deriverebbe il nome Macerata, nel significato non tanto riferibile alla coltivazione della canapa (la denominazione Macerata è stata da noi reperita in epoca molto anteriore all'epoca di S. Stefano Minicillo, epoca in cui non vi era alcuna coltivazione di canapa), quanto al sofferto senso di rovina, di demolizione a quel verbo conferito da Orazio, Cicerone, Livio, Varrone.
Sin dal secolo XI si attesta la presenza di Macerata nella Terra dei Lanei (Terra dei Lagni), uno dei distretti che componeva il territorio di Capua.  
Secondo varie fonti si può ritenere che il nucleo cittadino sia sorto due secoli prima, non prima dell'anno 841, anno in cui Capua romana fu distrutta dai Saraceni.  
Denominata  dal 1862 Macerata di Marcianise, si chiamerà Macerata Campania dal 1946 a seguito della soppressione del comune di Casalba, il quale ha avuto una vita al quanto breve (dal 1 gennaio 1929 al 30 giugno 1946) e comprendeva l'odierna Macerata Campania e l'odierna Portico di Caserta.
Di sicuro fascino è la chiesa dedicata a San Martino Vescovo.
In mancanza  di documenti certi si deve ritenere che la chiesa possa essere sorta prima dell'anno 688, anno del rinvenimento del corpo di S. Rufo, in loco Macerata Campania, secoQui nacque S. Stefano Minicillondo come afferma lo storico G. Iannelli, comunque prima del 935,  anno di nascita del santo maceratese Stefano Minicillo, che proprio nella chiesa del suo villaggio apprese le prime nozioni della fede che l'avrebbe portato agli onori.
Tra le figure d’  abati che hanno retto la chiesa di San Martino Vescovo, nel corso dei secoli,  un posto di rilievo spetta al capuano Francesco d'Isa, parroco di Macerata Campania per alcuni decenni durante il XVII secolo, il quale la restaurò dalle fondamenta.
Nel corso degli anni la chiesa ha subito continui cambiamenti, fino ad arrivare a quella di oggi.
La festa più importante e amata dai maceratesi è quella dedicata a Sant'Antuono, meglio noto come Sant'Antonio Abate, che ricorre ogni anno il 17 gennaio.  
Nei giorni che precedono e susseguono questa data si organizza la sfilata delle "battuglie di pastellesse", le cui origini si perdono nel tempo.
Gruppi di uomini su carri addobbati suonano a percussione strumenti agricoli, creando dei ritmi travolgenti, dai significati lontani e profondi, che trasmettono la forza delle radici contadine, della vita nei suoi significati più forti.  
L'amore, il sesso, il rapporto con la terra - con le sue paure da esorcizzare - sono ritmati a colpi di botti, falci e tini.


*2004/2020 Camposano (Napoli)
(Sr. Domenicane - Via Barbato, 3 - 80030 Camposano (NA) tel. 081/8263992) e-mail: libethbatoto@gmail.com

Fondazione della Casa di Camposano

Camposano (22 febbraio 2004)

*Una nuova casa comunità per le Figlie del Rosario
Le Suore di Pompei nel Nolano

A Camposano, un centro dell’entroterra campano, si è finalmente realizzato un sogno accarezzato a lungo. Dopo molti anni di attesa e di speranza, una piccola comunità di religiose pompeiane si è insediata nei locali adiacenti alla Parrocchia di San Gavino Martire, tra l’entusiasmo generale della popolazione e delle autorità ecclesiastiche e civili.
Camposano: un centro nel Nolano, a circa 50 Km. da Pompei, il 22 febbraio 2004 è in "festa" perché si realizza un sogno a lungo accarezzato: avere tra la sua gente una comunità di Suore Figlie del Santo Rosario di Pompei.
Questo desiderio risale a diversi anni fa, quando il benemerito Mons. Carlo Polimene, figura di sacerdote molto impegnato nel sociale, divenuto parroco della Chiesa di san Gavino Martire,
protettore del paese, realizzò a Camposano un’Opera destinata ad accogliere tutti i bambini della zona.
Nacque, così, una scuola materna parrocchiale.
In seguito, il complesso edilizio fu utilizzato per le attività ricreative e pastorali. Nei parroci che successero a Mons. Polimene, tale aspirazione non si affievolì, anzi s’ingigantì e divenne più forte ed operativa, prima con Don Antonio Federico e dopo, con il trasferimento di questi a Scafati, con Don Umberto Sorrentino che è riuscito ad ottenere una piccola comunità di tre suore: Sr. Maria Irma Santarpia, nel ruolo di Superiora, Sr. Maria Teresa Magpaio e Sr. Maria Merceditha Quiblado.
Esse sono ospitate in un’accogliente casetta adiacente alla Parrocchia costruita ex novo, con i sacrifici di giovani volontari, che hanno utilizzato con piacere il loro tempo libero per alcuni mesi.
A Camposano le Suore saranno tra la gente una presenza fattiva e discreta, di conforto e a sostegno delle loro necessità fisiche, spirituali e familiari. Daranno il proprio apporto nell’animazione domenicale della Liturgia e saranno gli "angeli custodi" nella formazione dei ragazzi della città.
Ad attendere le Suore vi era tutta la città. Erano presenti: il Sindaco, Dott. Gavino Nuzzo, il Preside, Dott. Giuseppe Rescigno, il Presidente della Pro Loco, altre autorità civili e un buon gruppo delle Suore di Pompei, con la Superiora Generale, Madre Angelica Bruno.
Alle ore 10,00, riuniti tutti nella Sala Consiliare, con discorsi beneauguranti e di ringraziamento, essi hanno voluto dimostrare la loro gioia e soddisfazione per quanto si era realizzato a sua volta, anche la Madre Angelica ha espresso il cordiale grazie di tutta la Congregazione per la calda accoglienza e l’affetto ricevuti.
Ai saluti della cittadinanza è seguita la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Nola, Mons. Beniamino Depalma.
Il Presule, all’omelia, si è detto soddisfatto per quanto si era concretizzato nella sua diocesi ed ha avuto paterne parole di ringraziamento per la famiglia religiosa pompeiana.
Alla benedizione dei nuovi locali, compresa la piccola cappella, è seguito, poi, un momento conviviale offerto dal parroco Don Umberto Sorrentino.
Nel pomeriggio i ragazzi della Parrocchia, preparati dalle loro catechiste, sono stati protagonisti di uno spettacolo teatrale. Più tardi, a conclusione della giornata, la comunità delle suore si è incontrata con la popolazione di Camposano ricevendone manifestazioni augurali e d’incoraggiamento per un proficuo lavoro.
Certamente la regina del Rosario ha sorriso compiacente per il singolare evento, vissuto dalle "Sue" figlie, e il Beato Fondatore ha gioito per il nuovo impegno di testimonianza evangelica intrapreso.

(Autore: Concetta Fabbricatore)
Attività nella Comunità di Camposano

A Camposano le suore sono tra la gente una presenza fattiva e discreta, di conforto e a sostegno delle loro necessità fisiche, spirituali e familiari.  Danno il proprio apporto nell’animazione domenicale della Liturgia e sono gli “angeli custodi” nella formazione dei ragazzi della città.  Certamente la Regina del Rosario sorride compiacente per il singolare evento, vissuto dalle “Sue” Figlie, e il Beato Bartolo Longo gioisce per l’impegno di testimonianza evangelica intrapresa.

Regione - Campania

La Campania è una  regione dell'Italia meridionale. Conta 5.701.931 residenti (censimento 2001 ed ha la più alta densità di popolazione tra le regioni italiane, ma è seconda dopo la Lombardia per numero totale di abitanti. Il suo capoluogo è  Napoli. Confina a ovest, sud-ovest con il  Mar Tirreno, a nord-ovest con il  Lazio, a nord col  Molise, a nord-est con la  Puglia e ad est con la  Basilicata.  Il nome Campania deriva dal termine  latino campus, che vuol dire campagna, e per commistione linguistica, dal termine osco Kampanom, con il quale si indicava l'area nei pressi della città di  Capua.

Città di Camposano - Cenni storici

Era uno dei sedici casali di Nola, alla quale fu soggetto non solo nel diritto civile, ma anche in quello ecclesiastico fino al XVII sec. , allorchè acquistò propria autonomia. La tradizione fa risalire l'origine di Camposano al tempo della seconda guerra punica, quando Annibale fu sconfitto dal console Claudio Marcello.
Controversa è la genesi del nome: alcuni la fanno derivare da Campus Jani, per la presenza probabile di un tempio dedicato al dio Giano, altri attribuiscono alla salubrità dei luoghi il toponimo.
Un momento di floridezza economica e culturale e segnato dalla costruzione della chiesa parrocchiale dedicata a S. Gavino e dalla realizzazione della strada principale. Da ricordare, inoltre, la piccola chiesa detta di S. Donato, nei pressi del luogo dove scorreva l'antico Clanio, ed il Palazzo Scotti in stile barocco.
Perchè le contrade?
Rivisitazione della memoria storica di Camposano o suggestiva lettura della leggenda oramai consegnata al mito delle origini del nostro comune, il “Palio” camposanese vuole rievocare la discesa di Annibale Barca, eroico condottiero delle armate dell’indomita città di Cartagine, nelle terre dell’Agro Nolano tra il 217 ed il 216 a. C.
La forza attrattiva del “Palio delle Contrade - Città di Camposano” è da ritrovare in questa quarta edizione nella fedele ed attenta rilettura “dell’età repubblicana” dell’antica Roma, ossia nei costumi e nei modi di vivere dei cittadini romani del III secolo a.C.
Il Palio del Casale, l'avvincente corsa su asini.
Manifestazione d'interesse:  "Il Palio del Casale" "La corsa degli asini", organizzato dall'associazione socio culturale ISIDE.
Si tiene ogni anno nel mese di maggio. "ERMES" il mercatino dell'antiquariato, organizzato sempre dall'associazione ISIDE e si tiene nei giorni del Palio.Image:Provincia di Napoli-Stemma.png
Le ragioni del palio   La causa per la conquista dell´indipendenza da Nola, da parte dei 16 Casali, inizia nel 1643. Quando il duca Carafa li vendette alla famiglia Mastrilli (A.S.N. Quinternione dei feudi. Repertorio III).  
La lunga marcia che portò alla trasformazione dai Casali nella prima forma di Comune, perdurò per molti anni e si concluse nel 1767, allorquando fu intimato:   "alli magnifici del Governo della Città di Nola ed esattore della tassa Catastale sottopena di 500 docati di non ardire a molestare i
cittadini dei Casali, dovendo ogni casalese portare i pesi nella propria patria,, (cfr. Conti Comunali, a. 1787-88, f. 19, A.S.N.)  
l'Associazione "Iside" rievoca quei momenti attraverso una gara con asini, che rappresentano i partecipanti alla festa tenuta nel Casale di Camposano per la libertà acquisita.
L'Iniziativa ha lo scopo di rivalutare l'asino, un animale ormai in via di estinzione, la storia dell'intera area Nolana e nello stesso momento proporre una seria riflessione sull´ambiente.
Il "Palio del Casale", quindi, rappresenta una sfida importante da affrontare con la certezza di realizzare qualcosa che non é solo folklore, ma che va oltre.
A questo è legato la possibilità di insediare all´interno del nostro territorio, piccoli allevamenti di asini, creando cosi occasione di lavoro e attività del tipo:
Opoterapia, ricreativa, Trekking per ragazzi, Attività didattiche per le scuole, Educazione ambientale, produzione di latte d'asina.  
Camposano è un comune di 5.300 abitanti della provincia di Napoli.
Altitudine:                               48 m.s.l.m.
Superficie:                               3,22 km²
Abitanti:                                  5.389
Densità:                                   1767 ab./Km²
Frazioni:                                  Faibano
Comuni contigui:                       Cicciano – Cimitile – Comiziano – Nola.
CAP:                                        80030
Pref. tel.:                                 081Codice ISTAT: 063013
Codice catasto:                        B565
Nomi abitanti:                          Camposanesi
Santo Patrono:                         San Gavino Martire
Giorno festivo:                         25 ottobre

Come arrivare a Camposano
In auto
IL Comune di Camposano è  situato a trenta chilometri da Napoli e a sole due miglia dalla città di Nola, è collegato ai maggiori centri della provincia dalla S.S. Variante 7 bis e dall'Autostrada A16 Napoli-Bari con uscita al casello di Nola.
In treno
Camposano è coperto dal servizio di trasporto offerto dalla Circumvesuviana, sia con treni sulla linea Napoli-Baiano che con pullman. Inoltre, per chi viaggia in treno è disponibile il servizio delle Ferrovie dello Stato con fermata alla stazione di Nola e collegamento al Comune mediante servizio pullman locale.
In aereo
L'aeroporto più vicino è Napoli - Capodichino, che dista circa 28 km.


*2004/2020 Busseto (Parma)
(Suore Domenicane - Via Toscanini,2 - 43011 Busseto (PR) "Emilia Romagna" tel. 0524/92378 asilo - e-mail: asilo.busseto@email.it)

Responsabile della Comunità di Busseto
Madre Nazarena Libonati
Comunità di Busseto
Attualmente le Suore appartenenti alla comunità sono:
Suor Maria Gilda Legaspino (Filippina) - Suor Maria Leonida R. Garcia (Filippina)
Regione - L’ Emilia Romagna

Questa regione, abitata fin dall'antichità, ottenne una vera e propria organizzazione politica verso la fine del VI secolo, con l'espansione etrusca sulle rive del Po.  
Importantissima per i suoi porti (Spina, Adria, Ravenna e Rimini), la regione vide fiorire molti centri urbani commerciali lungo la linea della Via Emilia, come Cesena, Modena, Parma, Piacenza e, sulle colline dell'alto corso del Reno, Misa (oggi Marzabotto).
All'inizio del IV sec. a.C., l'invasione celtica minò la prosperità della regione, e nel III sec. a.C., i Romani la acquisirono e la ordinarono in provincia insieme alla Liguria. In questo nuovo ordinamento, la regione ebbe un incredibile sviluppo; divenuta punto centrale dell'Italia di allora, fu anche teatro di grandi scontri militari: il passaggio del Rubicone da parte di   Cesare, la guerra di Modena, la stipulazione del secondo triumvirato. Augusto ne fece la sua VIII regione, col nome appunto di Emilia, con i suoi importanti centri urbani come Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola),  Faventia (Faenza), bonomia (Bologna), Mutina (Modena),  Regium (Reggio), Parma, etc...
Nel V sec. d.C., Onorio trasportò la capitale a Ravenna (402), e la parte orientale dell'Emilia, che prese poi il nome
di Romania (Romagna), divenne il centro politico dell'Impero d'Occidente, ormai giunto al suo declino. Ravenna fu anche capitale dei Goti, sede dell'esarcato Bizantino. Con l'invasione longobarda (568), la regione fu divisa in due; da una parte Modena, Parma, Piacenza e Reggio, ducati longobardi, e dall'altra, da Ravenna a Bologna, città bizantine.
Con i re carolingi (754-774) la regione fu messa sotto la giurisdizione papale, ed i ducati longobardi passarono dal governo dei conti a quello dei vescovi-conti (IX e X sec.), fino a passare definitivamente nelle mani della Chiesa, verso la fine dell'XI secolo.
Nel periodo dei comuni, Bologna, Piacenza, Modena e Reggio ebbero un notevole sviluppo dovuto certamente alla presenza di grosse correnti di traffico commerciale, ma presto si distrussero vicendevolmente in lotte e rivalità; in particolare, in seguito alla discesa di  Federico Barbarossa,  alcuni aderirono alla Lega Lombarda (1167), e altri sostennero l'Impero.
Il governo pontificio tentò di affermarsi con il cardinale Albornoz (1353-1367) e in modo più efficace con  Cesare Borgia,  fatto duca di Romagna nel 1501; morto papa  Alessandro VI (1503), però le mire veneziane sulla Romagna furono neutralizzate dai papi successivi.
Durante le guerre del XVI sec. la valle del Po fu il punto nevralgico della politica italiana, divisa com'era tra Stato pontificio, Impero e signorie  Estensi.  
Durante i conflitti europei dei secc. XVII e XVIII, i vari Stati
subirono diverse invasioni, e nel 1731, dopo l'estinzione della famiglia Farnese (subentrata a quella Estense), a Parma e Piacenza subentrarono i Borboni.
Nel 1797, dopo la  pace di Campoformio, l'Emilia (salvo Parma lasciata ai Borboni) e la Romagna entrarono nella Repubblica Cisalpina, che nel 1802 diventò Repubblica Italiana, fino al 1805, quando Parma e Piacenza furono annesse alla Francia e il resto entrò nel Regno Italico.
Il  congresso di Vienna restaurò gli equilibri di potere e il dominio temporale della Chiesa, e la partecipazione degli emiliani ai moti risorgimentali fu estremamente intensa, attraverso congiure e operazioni militari.
Fallito il tentativo di unirsi al Piemonte nel 1848, la fusione tra Emilia-Romagna e Regno d'Italia avvenne tra il 1859 e il 1860.


 
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